Molino Ferrara: filiera chiusa, produzione artigianale e grani antichi

Si trova nel cuore della Sicilia un pastificio virtuoso gestito oggi da due fratelli che con il loro lavoro cercano di valorizzare il territorio siciliano e la sua ricca biodiversità. Situato a Caltanissetta, il Molino Ferrara può vantare una parte di produzione fatta con un molino a pietra e che lavora esclusivamente grani antichi. Il Molino Ferrara ha una storia che risale all’inizio del Novecento, quando in provincia di Caltanissetta una famiglia decideva di inaugurare un molino a pietra. Negli anni ‘70 questo molino – che nel frattempo ha subito modifiche – viene acquisito dalla famiglia Ferrara e oggi è gestito dai fratelli Alessandro e Carlo, che decidono di recuperare il molino a pietra, che era stato abbandonato, e di avviare una produzione artigianale di grani antichi (accanto alla classica produzione industriale del molino a cilindri).

«La passione ci ha spinto a recuperare il molino a pietra, che doveva essere alimentato. E come farlo se non con i grani antichi?», spiega Alessandro, uno dei responsabili dell’azienda. «Così abbiamo cercato chi ancora produceva o custodiva quella minima parte di grano antico e poco alla volta abbiamo convinto anche i nostri clienti, che producevano grano moderno convenzionale, a produrre grano antico, dando anche a loro un valore aggiunto ovviamente nel prezzo affinché fosse conveniente anche per loro».

È questo, infatti, uno degli elementi portanti che definisce il Molino Ferrara come un’azienda virtuosa: la filiera è chiusa, perché il Molino attinge direttamente dagli agricoltori senza intermediari. Le farine sono tante e di diversi tipi (fra i grani antichi ci sono la varietà senatore cappelli, la maiorca, il perciasacchi, il margherito e altre) e portano alla produzione sia di semole rimacinate per la panificazione che di “semola a spigolo vivo” per la produzione di pasta. Il prossimo obiettivo del Molino Ferrara è la «produzione di biscotti fatti con farina integrale di grani antichi molita a pietra».molino-ferrara-1

Questa parte di produzione segue dunque il ciclo della trasformazione del grano in farina proprio “come si faceva una volta”. Prima c’è lo stoccaggio, ovvero la prepulitura del grano; poi la parte della miscela delle varie varietà di grano che si andranno a lavorare; poi due puliture e l’effettiva lavorazione (macinazione) del grano, fino a raggiungere il prodotto finito.  Anche nell’utilizzo di grani convenzionali, però, c’è una forte attenzione alla qualità, sebbene il modo di lavorarli sia diverso: «Cerchiamo di scegliere i grani autoctoni, che hanno determinate caratteristiche che ci consentono un prodotto eccellente. Di solito noi lavoriamo il simeto, che è un grano che si produce qua in Sicilia e che ha un alto contenuto di glutine o l’arcangelo che è un altro grano autoctono».

Si tratta certo di una scelta virtuosa e di un mercato (quello della produzione artigianale) in forte crescita. «Da qualche anno a questa parte ci sono stati degli studi mirati per capire se effettivamente i prodotti fatti con la lavorazione artigianale come lo era una volta e soprattutto con la materia prima antica siano davvero nutraceutici e non soltanto nutrienti», spiega ancora Alessandro. Ma è stata anche una scelta coraggiosa: «Quando abbiamo iniziato questo percorso dei grani antichi diciamo che è stata inizialmente una scommessa perché l’abbiamo fatto inizialmente per passione e non per business e abbiamo potuto riscontrare che la vendita era più che altro rivolta al mercato estero o al nord Italia».molino-ferrara-2

Ma da quando, venti anni fa, i fratelli Ferrara hanno rinnovato il molino a pietra, qualcosa è cambiato, anche in quella parte di Sicilia prima restia ai cambiamenti. «Da un paio di anni a questa parte anche i nostri conterranei si sono sensibilizzati e siamo riusciti ad aumentare la vendita nel nostro territorio. Infatti questo è uno dei temi che io ho sempre cercato di mandare avanti: valorizzare il territorio ma soprattutto quello che ci offre il territorio perché la Sicilia è una delle regioni con la più alta biodiversità rispetto a tutte le altre regioni d’Italia».

Questa idea apre ad un dibattito più grande, che è quello dello sviluppo dell’economia attraverso un turismo alimentare. Una regione la si scopre anche attraverso il cibo e puntare su questo tipo di mercato potrebbe essere una scelta vincente anche per creare nuovi posti di lavoro: «Se noi avessimo un’organizzazione e una mentalità più aperta rispetto a quella che abbiamo avuto fino ad adesso potremmo sfruttare questi prodotti anche per un discorso economico e quindi creare posti di lavoro e sviluppare un turismo legato ai prodotti alimentari».

Nel frattempo l’azienda Molino Ferrara prosegue nel suo piccolo, con i due fratelli responsabili e altri otto collaboratori, innovandosi attraverso la tradizione e portando anche a piccoli cambiamenti nel territorio. Un’azienda portata avanti «grazie alla passione», che riconferma ancora una volta come le scelte fatte col cuore siano poi le migliori.

 

Intervista: Daniel Tarozzi
Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/10/io-faccio-cosi-228-molino-ferrara-filiera-chiusa-produzione-artigianale-grani-antichi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Michelangelo Lacagnina: l’arte, la Sicilia e il quotidiano – Meme #13

Michelangelo Lacagnina è un artista di Caltanissetta, che ha fatto dell’amore per la Sicilia il fulcro delle sue creazioni e decorazioni. Lo abbiamo incontrato nel suo studio, dove ci ha parlato del suo percorso artistico, costellato di oggetti, colori, tele, sperimentazioni e di… Sicilia. “Già a cinque anni avevo una fortissima attrazione per i colori e per tutto ciò che fosse disegnato. Sperimentavo, tagliavo, incollavo: lavoravo d’istinto, caratteristica che ho conservato con il passare degli anni. L’arte è con me fin dai primi giorni della mia vita”. Siamo a Caltanissetta, in Sicilia, luogo di nascita e di vita dell’artista e interior designer Michelangelo Lacagnina. Nel suo studio, tra libri fotografici e manuali artistici, spiccano i vivi colori delle sue tele e la lucentezza del suo sorriso. Fin dai primi anni della sua vita Michelangelo è affascinato dalla pittura, dalla scultura, da intagli e intarsi, e a partire dagli anni Ottanta comincia un percorso artistico che l’ha portato ad importanti collaborazioni e ad esposizioni in Italia e nel Mondo, sempre con un grande amore nel cuore: la Sicilia e il quotidiano.

“Il mio rapporto con l’arte? Non potrei farne a meno, oggi. È vero che il mio lavoro è quello di interior designer, ma l’arte e la creazione mi hanno accompagnato fin qui e hanno fatto sempre parte di me. Nelle mie opere e nella loro diversa forma, c’è un tema in comune: la Sicilia. Tramite l’utilizzo dei colori, voglio comunicare la solarità, l’energia, l’esplosività della mia terra, nella quale ho deciso di rimanere a vivere per continuare a valorizzarla: ho ricevuto alcune proposte per andare a vivere altrove, ma il mio posto è qui”.

Uno degli elementi caratteristici che ha ispirato l’opera di Lacagnina, e il suo amore per la sua terra, è il Carretto Siciliano, simbolo caratteristico dell’arte popolare siciliana. Il carretto è un simbolo caratteristico dell’arte popolare siciliana: è un mezzo a trazione animale utilizzato per il trasporto, solitamente usato in Sicilia (e non solo) a partire dagli ultimi anni del XVIII secolo. La caratteristica dei Carretti Siciliani sta nella loro decorazione: sgargianti, colorati, variopinti, con la predominanza del giallo, del rosso e del blu, ogni parte dell’oggetto raffigura una scena, a volte ispirata al mito e a volte al quotidiano. Un oggetto di uso comune, divenuto nel corso del tempo un’opera d’arte.IMG_20180413_171952.jpg

Durante il suo percorso artistico, Lacagnina è stato contattato da un importante marchio per decorare una serie speciale di frigoriferi d’arte, e nella realizzazione si è fortemente ispirato al Carretto: “Da sempre ho avuto un forte interesse, nella mia arte, per il quotidiano. Nelle mie opere amo raffigurare scene di vita della Sicilia, la bonaria ma straordinaria semplicità delle persone, dei lavoratori e della natura. Per quanto riguarda questo lavoro, ho prodotto otto frigoriferi a tema, dipinti a mano, ognuno raffigurante uno spaccato della vita qui in Sicilia: dalla battuta di pesca ai Pupi siciliani, dalle prelibatezze culinarie all’orgoglio della nostra pasticceria. Si tratta di una riproduzione, personalizzata, delle mie tele come decorazione su un oggetto di uso quotidiano, una sorta di rappresentazione dello scorrere della vita che mi rende molto orgoglioso”.

 

D’altronde, non esiste solo la pittura nell’esperienza artistica di Michelangelo Lacagnina: “Nella mia produzione artistica ho un rapporto particolare con gli oggetti, culminata nella produzione dei frigoriferi: in passato ho realizzato più di duemila decorazioni di bottiglie, intese come pezzo d’arredamento, così come ho realizzato la decorazione di pannelli da utilizzare come basamento per piani da lavoro. Sono interessato al legame che si crea tra l’oggetto e l’artigianalità, perché uno dei grandi potere dell’arte è il legame che riesce a creare tra il manufatto e il suo possessore. Un oggetto, prima anonimo tra gli anonimi, grazie all’arte diventa un pezzo unico, quasi un affetto”.

Per maggiori informazioni sulle opere di Michelangelo Lacagnina clicca qui 

Intervista: Daniel Tarozzi
Riprese e montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/10/michelangelo-lacagnina-arte-sicilia-e-quotidiano-meme-13/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

BallarArt: così i bambini di Palermo crescono attraverso l’arte

Musica, teatro, danza, arti visive, cinema. L’arte può insegnare ai bambini a conoscere se stessi, educarli alla cura e alla valorizzazione del territorio, invitarli ad agire per cambiare in meglio il mondo in cui viviamo. Da qui nasce BallarArt, un percorso socioeducativo avviato nel quartiere Ballarò di Palermo. Partire dai più piccoli per portare un cambiamento nel mondo. Diffondere cultura in modo non tradizionale in un quartiere siciliano considerato difficile, ovvero il quartiere Albergheria di Ballarò a Palermo. Farlo attraverso le arti e, grazie ad esse, rigenerare. È un cerchio che si chiude: BallarArt, un percorso socioeducativo che coinvolge i bambini del quartiere e, in linea definitiva, cambia anche le persone che lo vivono.

A raccontarcelo è Liliana Minutoli, che è presidente del Counseling espressivo creativo Il Giardino delle idee ma che è anche insegnante di pianoforte, sociologa e psicologa. Da sempre impegnata nel sociale e trapiantata da sette anni nel quartiere Ballarò e 13 a Palermo, crede fortemente nella possibilità del cambiamento: “Cerchiamo di mettere da parte la ‘lagnusìa’ siciliana, questa sorta di indolenza che ci fa pensare che nulla si può cambiare e che contagia anche i bambini. E lo facciamo in un modo diverso da quello classico: facciamo scoprire ai bambini e ai ragazzi di Ballarò chi sono e come vivere al meglio attraverso le arti, che possono essere musica, teatro, danza, arti visive, cinema”.
Liliana è solo una fra i tanti operatori sociali e artisti (tutti volontari) che si occupano di bambini da molti anni e che sono tutti confluiti, lo scorso anno, nella creazione di BallarArt. Lo scopo è anche quello di coordinare i vari centri di aggregazione giovanile (che si occupano di doposcuola, catechismo, attività ricreative) e fare in modo che questo percorso coinvolga un numero più alto possibile di bambini e ragazzi. “Vogliamo fare in modo che la cultura parta dai bambini, perché se vogliamo ottenere un cambiamento di mentalità dobbiamo farlo dal basso. In questo caso le arti sono uno strumento per scoprire il legame fra il proprio mondo interiore (quello dei bambini) e quello esteriore (Ballarò, il quartiere)”.

A tal proposito Liliana fa riferimento a varie manifestazioni, in cui sono sempre i bambini ad essere protagonisti e portabandiera di cultura. Ad esempio, la scorsa primavera durante l’iniziativa “Anima Ballarò” i bambini hanno partecipato attraversando il mercato e urlando slogan positivi, di cambiamento: una vera e propria reazione alla “lagnusìa” siciliana di cui si parlava prima. O ancora, dopo atti di vandalismo perpetrati nella piazzetta Ecce Homo, è sempre stato un gruppo di bambini a rivitalizzarla cantando in coro.ballarart-1-1030x772

La cultura del cambiamento e della valorizzazione del territorio non è affatto facile. Più volte vi sono stati atti di vandalismo nella piazzetta Ecce Homo, cuore di Ballarò, che è stata recentemente ristrutturata dopo essere stata una discarica a cielo aperto per molto tempo. Ma secondo Liliana, è qualcosa a cui si può rimediare: “Non c’è una motivazione reale per gli atti di vandalismo, molto spesso è una mancanza, una non appartenenza vera al territorio e una diseducazione alla valorizzazione di ciò che può essere nostro”. Che invece è ciò a cui BallarArt educa.
“Il ruolo dell’arte è fondamentale per il sé e per il noi, per il singolo e per la collettività», ci spiega Liliana. «Perché in tutte le arti – che sono espressioni dell’individuo – c’è il codice che aiuta a vivere meglio le regole di convivenza civile: ad esempio ascoltare un altro mentre si sta facendo un coro è necessario perché altrimenti ci va di mezzo tutto il gruppo che canta”. Piccoli dettagli a cui spesso non si pensa ma che in realtà incarnano un codice comportamentale fatto di condivisione e ascolto. Qualcosa che di questi tempi è necessario e che serve a far capire anche che la diversità è ricchezza: “Questo quartiere vive di tantissime contraddizioni e diversità: è un quartiere storico antichissimo, dove vivono differenti tipologie sociali di persone con un mix di energie completamente diverse fra loro”.IMG_20180415_120305-1030x772

Anche BallarArt è, nella sua essenza, un mix di energie diverse e non solo in quanto percorso socioeducativo che coinvolge disparati ambiti e discipline, ma anche in quanto parte di un “contenitore” più grande che è SOS Ballarò (Storia Orgoglio Sostenibilità). SOS Ballarò altri non è che un’assemblea cittadina, fatta da associazioni, volontari, membri delle parrocchie del quartiere e così via che a titolo volontario si impegnano per la città. Nonostante BallarArt sia pensato per bambini e ragazzi, c’è però qualcosa che riguarda anche “i grandi”. Attraverso la voglia di cambiamento dei più piccoli anche gli adulti possono ‘cambiare’: “Forse ritornando a coltivare quel bambino interiore che c’è dentro gli adulti e prendendo spunto dai ragazzi, noi possiamo fruire di un cambiamento”. Non a caso ‘il Giardino delle idee’ – il counseling espressivo creativo di cui Liliana è presidente – si rivolge agli adulti: fare in modo che essi diventino consapevoli e responsabili di sé attraverso le arti per poi riversare questo cambiamento nel mondo ‘esterno’ che abbia poi un impatto sulla comunità di appartenenza. Ancora una volta il cerchio si chiude.

Intervista: Daniel Tarozzi
Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/10/ballarart-bambini-palermo-crescono-arte/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

La Porta della Bellezza: quando l’arte risveglia le coscienze

L’arte entra a Catania dalla Porta della Bellezza, opera monumentale collettiva e progetto artistico ed etico voluto a Librino da Antonio Presti, imprenditore e mecenate siciliano che ha deciso di dedicare la sua vita ad una missione: innestare attraverso l’arte un moto di civiltà, il valore della cura ed il senso di appartenenza ad un territorio.

“Siamo a Catania, nel quartiere periferico di Librino: settantamila abitanti, diecimila bambini, nove scuole elementari e medie, nove istituzioni religiose e oratori, un luogo contemporaneo che si riconosce sempre con il valore di mancamento. A quarant’anni dalla nascita di queste periferie contemporanee non siamo ancora riusciti ad innestare in queste comunità il senso comune di essere cittadini”.

Con queste parole inizia l’intervista che ci ha rilasciato Antonio Presti proprio di fronte alla “sua” (nostra!) Porta della Bellezza: un muro, un ponte, un angolo di squallida periferia trasformato in opera d’arte collettiva, realizzata da artisti e poeti con la partecipazione di 2000 bambini delle scuole di Librino.

“Figlio di un importante imprenditore siciliano, attivo in ambito immobiliare, ereditò l’azienda paterna a ventisette anni e affiancò all’attività imprenditoriale quella di mecenate. Presidente della Fondazione Fiumara d’Arte, Antonio Presti – si legge sul sito Ateliers sul mare –  è un siciliano che ha deciso di dedicare tutto se stesso, compreso il suo patrimonio personale, per far trionfare l’arte in tutte le sue forme. È impegnato da anni a creare una coscienza legata alla cultura ma soprattutto ad uno spirito etico, che si forma proprio attraverso un rapporto differente con la bellezza”.

Dopo aver reso possibile la nascita di vere e proprie opere viventi in provincia di Messina e non solo, il nostro imprenditore-artista decide di dedicarsi al quartiere catanese di Librino permettendo la realizzazione della Porta della Bellezza. Quello che più colpisce – come si può anche vedere dalla video-intervista che qui vi proponiamo – è come in una zona caratterizzata dal degrado e dal vandalismo, quest’opera – in oltre otto anni – non sia stata toccata o deturpata. La cittadinanza, evidentemente, la sente in qualche modo ‘sua’.

In un quartiere abbandonato dalle istituzioni e dagli stessi cittadini di Catania – che spesso fingono di non conoscerne l’esistenza e raramente lo attraversano – un artista è quindi riuscito ad innestare un moto di civiltà, un sentimento di appartenenza. A noi, che attraversiamo il quartiere per la prima volta, colpisce ulteriormente come questo luogo sia situato a pochi chilometri dal campo di rugby ‘San Teodoro Liberato dei Briganti di Librino’, protagonista di altre commoventi storie siciliane. Ma torniamo all’ingresso del quartiere.porta-della-bellezza-2

“Lavoro da venti anni con la mia fondazione a Librino – ci spiega Presti – e ho potuto constatare come in nome del ‘non luogo a procedere’ tutto è rimasto statico rispetto a quel mancamento. Ho visto tante politiche sociali volte al recupero della devianza, ma la città le ha sempre rigettate, ha rigettato l’innesto innaturale di un’altra città nella città (Librino ‘ospita’ 70 mila persone…). Catania dovrebbe assumersi la responsabilità di far diventare questo luogo città. Purtroppo, invece, la politica, nel suo esercizio di potere, ha instillato in intere generazioni la logica dell’assistenza, del chiedere per esistere… Ecco perché diventa necessario entrare in quelle scuole, educare anno dopo anno (con impegno devozionale) e restituire bellezza e educazione alla bellezza. È la responsabilità degli artisti”.

Librino diventa, quindi, un luogo doppiamente simbolico. Da un lato rappresenta quel “mancamento” di cui parla Presti, dall’altro – con i suoi nuovi cittadini – può diventare motore di un cambiamento nella coscienza, che metta al centro la responsabilizzazione del cittadino e la sua pro-attività. In quest’ottica diventa evidente come un muro non si debba necessariamente abbattere; lo si può, infatti, anche trasformare con la condivisione. L’opera d’arte – per Presti – diventa quindi il mezzo e lo strumento per creare contatto e condivisione. Non solo: “È bello pensare – afferma – che a Librino esista un’opera unica al mondo, portatrice di una grande rivoluzione, anche spirituale. Quest’opera, restituisce anima ad un quartiere che non pensava di averla. Creare bellezza è restituire anima ai cittadini”. In questo modo, questi ‘cittadini di serie b’ possono forse uscire da uno stato di ‘schiavitù’ instaurato dalla propria condizione di ignoranza. Per liberarsi, è fondamentale educarsi alla conoscenza e al potere del sapere.porta-della-bellezza-3

Antonio ama ripetere che “l’utopia non è ciò che non si può realizzare, ma ciò che il sistema non vuole che si realizzi. Se Librino, in passato conosciuta tristemente come simbolo delle periferie degradate, poteva essere utopia, ora non lo è più grazie alla Porta della Bellezza; quando la bellezza si manifesta non ti dice mai che sei in pericolo ma ti ricorda che sei bello!”.

Tutto ebbe inizio dal desiderio di trasformare la scuola in un tempio della conoscenza. Gesualdo Bufalino ha affermato: “La mafia sarà vinta da un esercito di maestri elementari”! In effetti, – secondo Presti – in questi luoghi di mancamento, non ci vogliono eserciti di poliziotti o carabinieri, ma eserciti di insegnanti, che diventino “guerrieri di luce che consegnano conoscenza”.

Ma è solo l’inizio! Mentre passeggiamo per le vie adiacenti la “porta”, il nostro intervistato ci descrive i progetti di trasformazione artistica previsti in questa zona. “Voglio compiere i prossimi passi attraverso la fotografia: le immagini delle persone qui residenti saranno installate su tutti i pali della luce e lì diventeranno il cantico delle creature. È bello pensare ai pali della luce con questi banner che restituiscono cuore e appartenenza ad ognuno di noi, invitandoci a sentirci appartenenti all’universo.porta-della-bellezza

La notte – continua – mi piacerebbe proiettare sulle facciate cieche le immagini dell’archivio antropologico. Sarebbe bello, nel pensiero della continuità, creare una rete di condivisione di pensiero culturale, ma anche di impegno civile e partecipazione. Deve rimanere la devozione e la libertà del pensiero d’arte e di cultura, che dovrà parlare di rispetto. Mi fa piacere pensare come l’arte contemporanea, in Sicilia, riesca sempre a seminare e nella semina trovare il suo vero raccolto. L’obiettivo, quindi, è quello di creare qui un museo della bellezza”.

Un museo che appartenga veramente alle comunità e che non diventi passerella per questo o quel politico. “Mi piacerebbe donare questo museo ai ragazzi e agli uomini di Librino che hanno sbagliato… come una sorta di pena rieducativa. Voglio pensare che un domani questo progetto possa essere preso in mano da persone che, in nome di un percorso rieducativo, uscite dal carcere, possano ritrovare nella protezione della bellezza la restituzione della bellezza stessa”.

Una bellezza, quindi, che diventa rivoluzionaria senza andare contro qualcuno, ma muovendosi a favore di un mondo diverso. Su questo Presti non ha dubbi: “La via della bellezza non è Anti, ma è altro. Ho visto le primavere siciliane diventare presto freddi inverni. Oggi dico che quelle primavere sono state delle passerelle. Le nuove generazioni devono sapere che la rivoluzione passa dalla conoscenza. La bellezza, quando si esprime, non è mai anti”.

 

Intervista: Daniel Tarozzi
Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/09/io-faccio-cosi-224-porta-della-bellezza-arte-risveglia-coscienze/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Centrocontemporaneo: le antiche botteghe rinascono grazie all’arte

Riaprire le botteghe storiche per favorire la rinascita culturale e sociale del centro storico di Catania. Il progetto di rigenerazione urbana Centrocontemporaneo ha avviato una vera e propria rivoluzione strappando dal degrado il centro catanese e trasformandolo in un luogo vivo e ricco di idee, arte, condivisione e bellezza. “In un momento in cui tutte le botteghe storiche del centro venivano chiuse, noi abbiamo accettato la sfida e abbiamo provato a riaprirle”. Comincia così il racconto del progetto di rigenerazione urbana Centrocontemporaneo da parte di Alessandro, uno dei fondatori. Il primo passo è stato proprio quello di credere nel cambiamento: dal basso, sostenibile, di lungo periodo. E poi? “Abbiamo cominciato a far aprire i palazzi, per trasformare ogni cortile in un luogo di produzione culturale”, prosegue. Socialità e condivisione sono infatti altri due pilastri di questo percorso che ha pochi eguali in Italia e che ha trasformato in pochi mesi il “quadrilatero dell’arte” del centro storico di Catania in un luogo vivo e frequentato, strappandolo al degrado e restituendolo alla cittadinanza.

Da questa zona centrale è partita una grande rivoluzione che sta ridefinendo l’idea stessa di città: non più un ammasso di case, strade e negozi che ospita semplicemente i cittadini, ma un organismo con una sua identità, nata grazie all’unione delle tante anime che lo compongono. Il minimo comune denominatore? L’arte!

Dal 2013 Centrocontemporaneo lavora per ridisegnare il volto urbano di Catania attraverso pedonalizzazioni, mobilità ciclabile, fiori e piante che abbelliscono i marciapiedi. “Le botteghe che abbiamo fatto riaprire in questi anni rifioriscono di idee, di arte, di musica e di bellezza”. Tantissimi artisti – prevalentemente locali, ma anche provenienti da fuori – si esibiscono coinvolgendo le attività commerciali e gli abitanti del quadrilatero dell’arte.centrocontemporaneo

La bellezza dunque ha salvato questa porzione di città. Non solo! Ha anche rimesso a nuovo il suo tessuto sociale ed economico: “Sono tutte attività – spiega Nino, un altro dei fondatori – che hanno un’ispirazione di tipo artistico e artigianale e che campano con questo”. Arte e artigianato che garantiscono una fonte di reddito? In Italia (purtroppo!) si vede raramente, ma qui a Catania succede!

Il vero obiettivo del Centrocontemporaneo è conquistare la città. Ambizioso certo, ma non impossibile! Come? Attraverso la bellezza condivisa, la partecipazione, il cambiamento dal basso, l’arte, l’artigianalità.

Intervista: Daniel Tarozzi
Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/08/io-faccio-cosi-222-centrocontemporaneo-le-antiche-botteghe-rinascono-arte/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Artigianato: un bando per sostenere saperi e tradizioni del Sud

Dalla seta al mandolino, dalla lana ai carretti siciliani. Fondazione CON IL SUD in collaborazione con l’Osservatorio dei Mestieri d’Arte di Firenze (OMA) lancia un bando per sostenere la tradizione artigiana meridionale che oggi rischia di scomparire. La Fondazione CON IL SUD  intende sostenere alcune eccellenze della tradizione artigiana meridionale che stanno scomparendo. A questo scopo, in collaborazione con l’Osservatorio dei Mestieri d’Arte di Firenze (OMA), rivolge un invito alle organizzazioni del Terzo settore per progetti di valorizzazione di antiche produzioni e competenze in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, da realizzare anche in partenariato con enti pubblici o privati, profit o non profit. Le proposte dovranno essere presentate online entro il 17 ottobre 2018 tramite la piattaforma Chàiros.craftsmanship-2607408_960_720

Il sapere e la tradizione artigianale sono tra le cifre più caratteristiche della cultura e dell’economia italiana e rivestono un’importanza strategica anche sul piano sociale: il lavoro artigiano, grazie alla qualità dei manufatti, restituisce dignità alle persone, rendendole orgogliose e gratificate, e permette di rafforzare, quando non di ricostruire, il legame con il territorio.

“Uno dei più lampanti paradossi del nostro paese, famoso per i suoi prodotti di qualità e con un’altissima disoccupazione giovanile, è che scarseggiano sempre di più calzolai, vetrai, falegnami, sarti o scalpellini – scrive Fondazione CON IL SUD – Questo succede perché i nipoti non seguono le orme dei nonni e perché questi mestieri risultano poco redditizi su un mercato veloce e globalizzato. La sfida di Fondazione CON IL SUD e OMA è quella di riscoprire il saper fare tradizionale, immaginando nuovi campi di applicazione tecnologica e commerciale e trovando nuovi potenziali talenti anche nelle giovani generazioni e tra le persone più fragili”.hands-731241_960_720

Il bando interviene su settori artigianali particolarmente vulnerabili: dal ricamo tradizionale, come lo squadrato lucano, all’intreccio di fibre vegetali per realizzare cesti a Reggio Calabria o nasse e reti da pesca in Sardegna; dalla produzione di fili di seta a Catanzaro alla costruzione del mandolino napoletano e della chitarra battente cilentana; dalla costruzione di carretti siciliani alla tessitura con la tecnica del fiocco leccese o alla filatura della lana in Sardegna. Sono solo alcuni degli esempi di saperi antichi che rischiano realmente l’estinzione e che, inseriti in opportuni percorsi di innovazione e inclusione sociale, possono al contrario rappresentare opportunità per nuovi talenti e occasione per sperimentare approcci e modelli inediti di valorizzazione. Per la realizzazione delle singole iniziative, la Fondazione mette a disposizione complessivamente un contributo di 800 mila euro, in funzione della qualità delle proposte ricevute e della loro capacità di generare valore sociale ed economico sul territorio.

Vai al bando: clicca qui

 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/08/artigianato-bando-sostenere-saperi-tradizioni-sud/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Serra Guarneri: il borgo abbandonato diventa un Centro di Educazione Ambientale

Tra le colline del Parco delle Madonie, vicino Cefalù in Sicilia, un borgo abbandonato e poi recuperato ospita oggi il Centro di Educazione Ambientale Serra Guarneri. Immerso nel bosco di Guarneri e aperto a tutti, ma in particolare a bambini e ragazzi, il Centro è un luogo dove ritrovare il contatto con la natura, riscoprendo il senso di comunità e appartenza. Ripercorriamo insieme la storia di Serra Guarneri, dove il tempo non esiste e i visitatori sono abitanti veri e propri del posto. “Ho sentito parlare di un posto dove il tempo cammina e non corre, dove sei sempre in buona compagnia, dove tutti i sensi possono essere appagati e dove cielo e mare si fondono in una vista splendida”.

Arrivati nella zona di Cefalù, in Sicilia, questo luogo lo abbiamo trovato: è il Centro di Educazione Ambientale Serra Guarneri, un borgo recuperato dall’abbandono immerso tra le colline del Parco delle Madonie, circondato da un fiabesco bosco di lecci misti a sugheri e pregno di un’energia vitale difficilmente descrivibile a parole.

Serra Guarneri è un centro di educazione ambientale che ospita soprattutto bambini e ragazzi ma aperto a tutti, per periodi più o meno lunghi, alla riscoperta del (vero) contatto diretto con la natura; pratica una “piccola ospitalità” che si pone gli obiettivi di far sentire gli ospiti come parte di un progetto e di praticare l’educazione ambientale, soprattutto con i sensi piuttosto che con le spiegazione teoriche. Oltre all’area riservata ai soggiorni, Serra Guarneri è anche un’azienda agricola (a scopo educativo) con la presenza di orti sinergici e tradizionali, alberi da frutto e ulivi. Tutto nasce nel 1983 quando Valeria Calandra, co-fondatrice della Cooperativa Palma Nana che gestisce Serra Guarneri, scopre questo borgo che al tempo era abbandonato: “Ho scoperto Serra Guarneri negli anni Ottanta, mentre lavoravo su alcuni studi per la perimetrazione del nascente Parco delle Madonie. Finimmo insieme a mio marito, che era un fotografo, in questo meraviglioso bosco, un vero e proprio paradiso terrestre: esplorando per bene l’area, abbiamo inoltre scoperto l’esistenza di alcune case abbandonate.centro-serra-guarneri

Esplorando maggiormente, siamo giunti nel luogo in corrispondenza di quella che è oggi la casa madre di Serra Guarneri e, pulendo le porte, abbiamo scoperto un cartello dove c’era scritto ‘si vende’. Nella ricerca del proprietario, scoprimmo che questo luogo era stato, a partire dalla fine del milleottocento, un piccolo borgo destinato all’attività di transumanza ed era stato abbandonato nel periodo della guerra; gli abitanti erano emigrati tutti negli Stati Uniti”.

Dopo il progressivo acquisto dell’area, insieme alla Cooperativa Palma Nana, sono iniziati i lavori che hanno permesso oggi a Serra Guarneri di divenire un centro di educazione ambientale e un luogo di ospitalità, anche grazie al contributo di tutte le persone che hanno vissuto qui nel corso degli anni. La Cooperativa è stata fondata nel 1983 e da sempre si occupa di ecologia e attenzione all’ambiente; nel corso degli anni si è sempre più specializzata, in virtù anche della gestione di Serra Guarneri, nell’attività di educazione ambientale e nel turismo naturalistico e sostenibile.serra-guarnieri

Serra Guarneri: l’educazione ambientale e l’ospitalità partecipata

Fabrizio Giacalone è oggi il responsabile della Cooperativa Palma Nana: “La quasi totalità delle esperienze che noi raccontiamo hanno come attori principali i bambini e i ragazzi attraverso varie attività, che si svolgono nel cuore del Parco Naturale delle Madonie, a pieno contatto con la natura: il messaggio più importante che vogliamo trasmettere è che noi facciamo parte della natura. Che sia tramite una gita, un campo scuola o un campo avventura estivo noi vogliamo proporre l’educazione ambientale nella maniera più esperienziale possibile: ad esempio non facciamo solo una lezione teorica sul leccio, una delle piante del bosco di Guarneri, ma glielo facciamo abbracciare. Per la cucina, non raccontiamo solo la storia delle farine di grani antichi siciliani, ma i ragazzi impastano direttamente un dolce o il pane, lo mettono nel forno in terra cruda e lo cuociono. Nel mentre raccontiamo anche la storia del luogo, il suo habitat, le sue tradizioni e le sue usanze”.

La struttura ricettiva di Serra Guarneri dispone di un massimo di ventiquattro posti letto e sono previsti diverse opzioni per bambini, ragazzi, famiglie e adulti. Con una specifica importante: “Chi arriva a Serra Guarneri non è un ospite ma è un abitante. Che lo sia soltanto per un giorno o per sempre, vive il luogo partecipando attivamente alla vita del borgo in tutti i suoi aspetti. Ci sono molte storie al riguardo, come il bambino che ha piantato l’albero di ciliegio, oppure quello che ha costruito la casa sull’albero, così come la storia di bambini italiani e di altri luoghi d’Europa che insieme costruiscono. Tutte le persone che dalla fondazione di Serra Guarneri fino ad oggi sono passate di qui hanno lasciato una loro traccia donato qualcosa a questo posto, che possono considerare la loro casa”.serra.guarnieri

L’educazione ambientale oggi

Concludiamo il nostro incontro con Fabrizio e Valeria con una riflessione sul ruolo dell’educazione ambientale e di come si sia trasformato, nel corso degli ultimi anni, il ruolo di questa nella nostra società: “Noi, oggi, dobbiamo assolutamente rivedere i nostri stili di vita, dobbiamo rimettere in discussione tutto! Quindi oggi, secondo noi, fare educazione ambientale non si limita più a far conoscere il nome di una pianta o di un animale, ma è capire insieme cosa stiamo mangiando, cosa compriamo quando facciamo la spesa e dove, con quale mezzo andiamo a scuola. Tutto questo si inserisce in una visione che deve essere globale, dove ognuno ha il proprio ruolo nelle decisioni assunte nella vita di tutti i giorni”.

Intervista: Daniel Tarozzi

Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/06/io-faccio-cosi-217-serra-guarneri-borgo-abbandonato-diventa-un-centro-educazione-ambientale/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

La nuova vita di Antonella, ambasciatrice della Sicilia più vera

Abbiamo intervistato Antonella, architetto palermitano, innamorata della sua Sicilia e in particolare del borgo di Petralia Soprana. Dopo la crisi edilizia ha ristrutturato la vecchia casa di famiglia trovandoci dentro curiosità e testimonianze che ha voluto condividere con tutti, trasformando questo luogo in un b&b-museo. Succede spesso che un nuovo, entusiasmante percorso di vita scaturisca da un momento di difficoltà. Così è successo ad Antonella, che grazie a una crisi lavorativa ha riscoperto l’amore per la sua Terra – la Sicilia –, condividendolo con le persone che la vanno a trovare nella vecchia casa di famiglia, ristrutturata a trasformata in b&b, oggi parte della rete di Destinazione Umana.

Com’era la tua vita prima del b&b e com’è cambiata adesso?

Sono un architetto libero professionista palermitano e per 30 anni ho sempre lavorato con passione nel settore degli appalti pubblici, progettando e dirigendo anche opere importanti in giro per tutta la Sicilia. Dal 2011 è iniziata una profonda crisi che ha colpito in particolare questo settore, il lavoro si è ridotto, molti architetti hanno chiuso gli studi, alcuni addirittura per la disperazione si sono suicidati. Anche io ho rischiato di cadere nella depressione. Ho capito subito che dovevo mettere in atto una strategia di rinascita per non sprofondare. Dovevo valorizzare e capitalizzare ciò che avevo. Ritrovare e riattivare anche in me stessa le energie e i talenti che a volte rimangono sopiti quando “ tutto va bene”.

Ed ecco che nel 2015 ho deciso di trasformare la casa di famiglia in montagna in un luogo di accoglienza e di narrazione, non quindi un semplice B&B , ma un luogo propulsore di energia positiva, una fucina di creatività per me e per chi vi alloggia, un nido dove rifugiarsi. Ho curato ogni cosa nei particolari per fa si che ogni angolo della casa potesse trasmettere questo messaggio. In questa casa ho ricominciato a dipingere, a scrivere poesie, comporre racconti e stare nuovamente bene con me stessa, con la mia famiglia e con tutti “ i nuovi amici” che scelgono di trascorrere qualche giorno nel mio B&B.petralia1

Raccontaci in due parole la “tua” Sicilia e come cerchi di trasmetterla ai visitatori.

Io amo profondamente la mia Sicilia, in particolare il suo essere un microcosmo agro-dolce, sono proprio i contrasti di questa terra che affascinano i viaggiatori. In particolare amo Palermo, magnifica città dove sono nata e vivo, adoro la moltitudine di stili architettonici che la caratterizzano, il sincretismo culturale generato da secoli di dominazioni, il magico clima mediterraneo che ti permette di pranzare in riva al mare a gennaio e fare il bagno di notte sotto le stelle a ottobre. La grande risorsa della Sicilia è il valore delle relazioni umane che ancora fortemente lega le persone. E poi Petralia Soprana, piccolo borgo immerso nel Parco delle Madonie, per me è come un gioiello delicato dove rifugiarsi, dove, dall’alto (ci troviamo a 1117 metri ) osservare il mondo, dove respirare a pieni polmoni. Qui i ritmi rallentano rispetto alla città, il Silenzio ti avvolge e lo sguardo si allunga felice verso l’orizzonte. Palermo e Petralia Soprana si fondono in me come in uno yin e yang. Tutto questo cerco di trasmetterlo ai miei ospiti, portandoli in giro con me o consigliandoli su cosa visitare.

Hai detto che Petralia rappresenta il femminile e Palermo il maschile, in un perfetto equilibrio fra uomo e Natura. Ma come vedi questo equilibrio nella società moderna?

Ho detto che Palermo e Petralia sono per me come uno yin e yang , una coincidenza oppositorum , dove la grande città può rappresentare la forza, la velocità e quindi un luogo dove emerge una componente simbolicamente maschile, mentre Petralia, piccolo borgo di montagna immerso nella Natura, può rappresentare la delicatezza, la lentezza, caratteristiche più tipicamente femminili, ma è nella loro fusione che si genera l’armonia e l’equilibrio. Oggi , grazie anche alla crisi, si è più consapevoli che un ritorno ai valori originari nel rispetto della Natura è l’unica strategia di salvezza.

Chi era il pittore di Petralia?

In questa casa, che era la casa dei nonni di mio marito ha vissuto uno degli zii, Vittorio Cerami; si era imbarcato come giovane marinaio nella Reale Marina Militare Italiana e ha vissuto una delle battaglie navali più disastrose della II Guerra Mondiale, infatti l’intera flotta della Marina Italiana fu affondata e distrutta dalla Marina inglese durante la notte del 28 marzo 1941 sulla costa dell’Egeo vicino Capo Matapan. Lo zio Vittorio fu uno dei pochi sopravvissuti, ma quella terribile esperienza lo segnò profondamente. Appena arrivato a casa, pur non avendo le nozioni nelle arti della pittura, iniziò a dipingere. È stato sicuramente un mezzo catartico, come le arti in generale, per raccontare e liberare dalla propria anima le sofferenze vissute in quella notte. Ha dipinto tanti quadri fra cui proprio quello della notte della battaglia. Quando io ho ristrutturato questa casa , ho trovato quasi 50 quadri e ho deciso di dedicare la casa a questa storia. Si chiama “ la casa del pittore di Petralia” proprio perché racconta la questa storia attraverso i suoi quadri.petralia3

Perché è importante la narrazione per stabilire un legame umano?

La narrazione, che non è la stessa cosa di raccontare semplicemente una storia, è un mezzo importante per entrare in connessione con l’altro. È indispensabile che la narrazione abbia origine da una forte passione da comunicare e che si utilizzino tutti i sensi per trasmettere le emozioni.  Se i luoghi hanno un’anima, se chi ti accoglie ha una vera passione, la narrazione diventa il mantra attraverso il quale entrare in sintonia.

Cosa consiglieresti a chi vorrebbe seguire un percorso simile al tuo, cambiando vita e riscoprendo passioni e luoghi?

È importante cercare la propria passione interiore e da quella generare una “storia“ da raccontare riconnettendosi con le proprie origini e con i propri talenti.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/02/nuova-vita-antonella-sicilia-vera/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

LOC, un laboratorio di arte e creatività in Sicilia

Un viaggio in una nuova idea di fruizione del museo e dello spazio culturale. Nato a Capo d’Orlando, in Sicilia, nel 2013, il Laboratorio Orlando Contemporaneo (LOC) si è evoluto nel tempo in uno spazio dedicato alla cultura e all’arte in tutte le sue forme. Ne abbiamo parlato con Giacomo Miracola, responsabile del centro. Un centro culturale dedicato all’arte contemporanea e alla diffusione della cultura e della creatività, in un luogo della Sicilia che non aveva mai avuto centri simili. Uno spazio che è diventato un fulcro di incontro con artisti di caratura internazionale in residenza. Uno spazio fondato sull’auto-recupero dei materiali e dei locali e l’auto-organizzazione di eventi e workshop grazie al lavoro dei dipendenti pubblici precari del comune di Capo d’Orlando, alcuni dei quali sono i famosi “ASU” che attendono una stabilizzazione contrattuale da oltre venti anni. Eppure è prevalsa la rassegnazione e la lamentela, nonostante ci fossero e ci siano motivi validi: piuttosto è emersa la voglia di costruire un centro interessante e funzionale, in un contesto spesso rappresentato come scialbo e privo di iniziativa. Bisogna riconoscere che per far girare una macchina così difficile serve una spinta importante: qui è stata decisiva quella di Giacomo Miracola, anch’egli artista e promotore del Laboratorio Orlando Contemporaneo (LOC).

Facciamo un passo indietro: il Laboratorio Orlando Contemporaneo è nato a metà del 2013, quando il comune di Capo d’Orlando, con un progetto presentato intorno al 2009 alla Comunità Europea, aveva avuto accesso ad un finanziamento europeo, il POR FESR 2007-2013, finalizzato alla promozione e realizzazioni di reti, centri e laboratori per la  produzione artistica e per la promozione della creatività. Era un progetto inizialmente concepito in rete tra i Comuni di Capo d’Orlando, che era il comune capofila, il Comune di Ficarra e quello di Santo Stefano di Camastra. Capo d’Orlando aveva scommesso tutto sulla creazione di un laboratorio di videoarte, che poi è divenuto il LOC.

“Terminato il progetto, che contemplava solamente la fornitura di servizi tecnologici e non contemplava le spese per la copertura dei servizi culturali, abbiamo deciso di fare di necessità virtù” ci spiega Giacomo Miracola, responsabile dello spazio LOC “e insieme ad un team che ha creduto nel progetto, composto da un gruppo di sette persone (precari del Comune di Capo d’Orlando e della Regione Sicilia) abbiamo improntato il progetto sull’autogestione per portare avanti alcuni progetti in continuità con quelli intrapresi con il progetto europeo. Abbiamo iniziato dagli spazi fisici del Laboratorio: ci siamo affidati alle nostre risorse e le sale del LOC le abbiamo restaurate completamente noi, cercando di recuperare e rigenerare il materiale esistente, oltre alla realizzazione dello studio di video-arte previsto dal progetto iniziale. Lo spazio di adesso è completamente nuovo e innovativo rispetto al passato. Abbiamo fatto  inoltre una catalogazione seria delle quattrocentottantacinque opere che fanno parte della collezione di ‘Vita e Paesaggio di Capo d’Orlando’. Tutto questo non ha inciso sul bilancio comunale: se prima si pensava di restaurare lo spazio con una cifra prevista di spesa compresa tra i tremila e i seimila euro, noi lo abbiamo reso funzionale con una spesa di poche centinaia di euro, compresa l’ordinaria manutenzione”.20770366_1943463802595699_8768826620819141438_n

Le attività del LOC: le residenze e i laboratori

Oltre al recupero dei luoghi, si è posta nel tempo la necessità di programmare l’aspetto contenutistico del Laboratorio: “Attraverso il progetto europeo iniziale si nominò un curatore di questo luogo, Marco Bazzini, ex direttore del Museo Pecci di Prato e attuale direttore dell’Istituto superiore per le industrie artistiche di Firenze”, ci spiega Giacomo. “Con lui abbiamo concretizzato la possibilità di cambiare non soltanto volto alla struttura, ma abbiamo allargato quelli che erano i servizi. Tanto è vero che nel corso degli anni abbiamo portato in residenza a Capo d’Orlando artisti di fama nazionale e internazionale che hanno interagito con il territorio orlandino e le sue tematiche: cito ad esempio Mohamed Bourouissa, Giuseppe Stampone, i Masbedo. Insieme agli artisti in residenza abbiamo organizzato degli workshop a numero chiuso, ai quali hanno partecipato persone da tutta la Sicilia e dalla Calabria”.

Oltre alle residenze, il LOC ha organizzato nel corso degli anni dei laboratori che sono riusciti a coinvolgere giovani e persone del luogo sui temi legati alla cultura e alla creatività in senso ampio, allargando il raggio d’azione oltre l’arte contemporanea: “Noi abbiamo un po’ ribaltato il concetto tradizionale di come veniva vissuta e interpretata la mostra e la fruizione dello spazio, soprattutto con l’organizzazione di laboratori e corsi sempre organizzati nel segno dell’autogestione: siamo partiti con dei corsi di fotografia per poi finire con il Laboratorio Ubu, che è stato il grimaldello con il quale ci siamo aperti alle scuole e ai ragazzi. Si trattava infatti di un laboratorio di scenografia e recitazione teatrale, un progetto durato quattro anni di carattere sociale che ha visto la partecipazione di quaranta ragazzi e che si è concluso con uno spettacolo finale. Si è così riusciti a realizzare un passaggio importante per il territorio: i ragazzi alla fine di questa esperienza si sono trovati con un background culturale un po’ più avanzato rispetto agli altri e ciò ha permesso loro di poter scegliere al meglio il proprio indirizzo universitario. È un progetto che ci ha donato tanta felicità, soprattutto per la fiducia con la quale i ragazzi lo hanno affrontato. Io sono convinto che l’arte contemporanea e la cultura sul territorio debbano intraprendere un cammino simile a questo sperimentato dal Laboratorio Ubu”. E’ un auspicio quello di Giacomo, perché ultimamente l’organizzazione e la realizzazione di queste attività hanno subito uno stallo: “in passato abbiamo lavorato in sinergia con il comune di Capo d’Orlando e con l’assessorato alla cultura nella realizzazione di questi eventi. Ora c’è una situazione di stallo dovuta al passaggio di consegne e mi auguro che la nuova amministrazione sia in grado di sostenere nuovamente iniziative di questo tipo”.18519829_1898292903779456_7431062558084580778_n

L’importanza della sinergia nell’arte: la collaborazione con Sinopsis Australis

L’importanza della rete è ormai riconosciuta in tantissimi ambiti del nostro vissuto e assume un ruolo ancora più importante in un settore delicato e fragile come quello culturale, a maggior ragione per un luogo come questo Laboratorio, che ha dimostrato la massima volontà nel rendersi strumento di collaborazione e incontro, facendosi portavoce del ruolo sperimentale insito nella cultura. A maggior ragione, in luoghi dove spesso la dimensione dell’umano è confinata in ambito provinciale, arriva la dimostrazione che questo stereotipo può essere superato grazie alla creatività e al ruolo interdisciplinare insito nell’arte.

“Riguardo questo vi faccio un esempio pratico: noi abbiamo da anni ormai una collaborazione con Chiara Mambro, direttrice di Sinopsis Australis. Si tratta di un programma di residenze d’arte tra Italia e Sud America: lei fa un grandissimo lavoro, concentrandosi specificatamente nell’interscambio sinergico tra artisti italiani e cileni. Noi, grazie a lei, siamo riusciti a portare in Cile le opere di Nerina Toci, una giovane fotografa italo-albanese che abbiamo scoperto attraverso i nostri laboratori e che, a detta di molti critici, esprime un talento visionario e immaginario notevole. D’altra parte ospitiamo gli artisti che vengono in residenza per Sinopsis Australis in Italia, come successo quest’anno per il cileno Nikolas Sato. È un grande risultato per questo spazio, bisogna dare la possibilità ai ragazzi di spaziare e allargare i propri orizzonti oltre al nostro territorio. Perché, in fondo, l’arte è importante perché non deve raccontare nulla. Sono gli artisti che attraverso l’arte riusciranno a trasmettere la loro interpretazione di ciò che accade nei luoghi che vivono”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/11/io-faccio-cosi-188-loc-laboratorio-arte-creativita-sicilia/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Sicilia, nuovi impianti e raccolta differenziata nelle parrocchie. Ecco il piano rifiuti

All’indomani dell’allarme lanciato dal ministro Galletti sulla gravità della situazione che affligge l’isola, il governatore Rosario Crocetta ha presentato il piano rifiuti che prevede nuovi impianti di valorizzazione, lo stop ai conferimenti in discarica di materia secca e accordi con le parrocchie per migliorare la differenziata386266_1

Nuovi impianti per la valorizzazione dei rifiuti e nuove azioni per incentivare la raccolta differenziata. Sono questi i punti cardine del piano rifiuti presentato dal governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, all’indomani dell’allarme lanciato dal ministro Galletti sulla gravità della situazione che affligge l’isola. Il ministro dell’ambiente aveva puntato il dito sulle discariche piene, dicendo che se non si risolve il problema dell’impiantistica carente tra sei mesi ci sarà una nuova emergenza. Ecco quindi la risposta di Crocetta e dell’assessora Vania Contrafatto: “Sulla valorizzazione dei rifiutiabbiamo previsto due impianti da 200 tonnellate a Palermo e Catania e altri cinque o sei da 60-80 tonnellate per garantire una distribuzione regionale abbastanza equa. Questi impianti potrebbero essere realizzati nelle discariche esistenti”. Crocetta sottolinea: “Non abbiamo messo la parola termovalorizzazione nel piano, perché i meccanismi di valorizzazione dei rifiuti sono molteplici: dalla gassificazione all’idro-soluzione. Vogliamo applicare la tecnologia più pulita”.

Secondo il documento l’iter sarà questo: gli ambiti territoriali decidono il numero di impianti necessari per smaltire i rifiuti, la Regione fa un avviso pubblico di concessione e alla fine, in base a costi, emissioni e posizione, sarà scelta l’impresa.

Per quanto riguarda le discariche invece, la Regione ha stabilito che dal primo novembre di quest’anno non si potrà conferire nelle vasche più del 50 per cento della frazione secca non riciclata (carta, cartone e plastica) e partire dal primo gennaio 2017 questa percentuale scenderà a zero. Il decreto dovrebbe servire per prolungare la vita utile delle discariche esistenti. Per i rifiuti in esubero si sceglierà, verosimilmente, la strada della spedizione fuori regione che però ha già creato diversi problemi nei mesi scorsi, quando ci fu il no di Torino nell’accogliere nel proprio termovalorizzatore i rifiuti dell’isola. Crocetta ha inoltre annunciato che per migliorare le percentuali di raccolta differenziata la giunta, in accordo con alcuni comuni, sta cercando di avviare “un progetto per coinvolgere le parrocchie”. Il governatore dice che a Gela è già stato fatto, così come in una parrocchia di Caltanissetta, dove sono state raccolte otto tonnellate di rifiuti differenziati. “Stiamo lavorando anche con l’arcivescovo di Monreale e con le parrocchie dei comuni dove la situazione è più critica”.

Fonte: ecodallecitta.it