Alessio Ciacci e Raphael Rossi: due visionari concreti verso i Rifiuti Zero –

L’unico modo di gestire correttamente i rifiuti consiste nell’eliminare il concetto stesso di rifiuto. È questo il presupposto da cui nasce la strategia Zero Waste ideata da Paul Connet e promossa in Italia da due amministratori coraggiosi ed esperti di economia circolare come Alessio Ciacci e Raphael Rossi. Li abbiamo intervistati analizzando con loro i passi percorsi, la situazione attuale e le ipotesi per il futuro. Nonostante l’età ancora giovane Alessio Ciacci e Raphael Rossi – rispettivamente 39 e 45 anni – hanno fatto la storia della gestione dei rifiuti nel nostro Paese. Ciacci, da sconosciuto Assessore all’ambiente del comune di Capannori, in Toscana, è stato il primo, ormai più di dieci anni fa, ad attuare in un comune italiano, quando ancora nessuno sapeva cosa fosse, la strategia “Zero Waste” (rifiuti zero) ideata da Paul Connett. Rossi ha progettato i primi sistemi di raccolta differenziata porta a porta nel nostro Paese, due decenni orsono, ed è stato anche lui uno dei sostenitori della prima ora dei “rifiuti zero”.

Da allora i sistemi di gestione dei rifiuti, in Italia e nel mondo, sono cambiati radicalmente. La raccolta differenziata si è affermata ovunque come strumento privilegiato, ma oggi nuove sfide si affacciano all’orizzonte. Le enormi sfide ambientali che il genere umano si trova ad affrontare, come i cambiamenti climatici, il sovraconsumo delle risorse, l’inquinamento da plastica e da polveri sottili, unite ad eventi congiunturali come il bando all’importazione di materie prime seconde di scarsa qualità imposto dalla Cina a partire dal 2018, ci impongono di trovare nuove soluzioni, ancora più radicali.Vuoi cambiare la situazione di cicli produttivi e rifiuti in italia?

ATTIVATI

Con Alessio Ciacci e Raphael Rossi abbiamo ripercorso questi ultimi vent’anni di gestione dei rifiuti, osservando i passi in avanti fatti, analizzando la situazione attuale e facendo ipotesi su ciò che ci si prospetta in futuro.

La strada fin qui

«Vent’anni fa, quando ho iniziato a progettare i primi sistemi di raccolta differenziata porta a porta in Italia, nessuno sapeva di cosa stessimo parlando – racconta Raphael Rossi –, ci chiamavano utopisti, sognatori, folli». Stessa esperienza per Alessio Ciacci: «Quando nel 2007 ho iniziato ad occuparmi di rifiuti e abbiamo fatto di Capannori il primo comune in Italia a intraprendere il percorso verso rifiuti zero in pochi credevano in quello che facevamo».

Tuttavia i fatti hanno dato ragione ai due visionari amministratori. La raccolta differenziata porta a porta si è diffusa capillarmente in tutto il Paese, e Raphael Rossi è stato chiamato a gestire, negli anni decine di aziende pubbliche, coniugando la sostenibilità ambientale all’attenzione per la trasparenza la legalità (un tema fondamentale quando si parla di rifiuti, almeno in Italia). Attualmente è responsabile dell’azienda pubblica di Formia, in provincia di Latina, chiamata Formia rifiuti Zero, che visti gli ottimi risultati ottenuti è stata chiamata a gestire anche i servizi dei comuni limitrofi.

Alessio Ciacci e Raphael Rossi

La strategia rifiuti zero coinvolge oggi circa 300 comuni, per un totale di quasi 7 milioni di cittadini. Capannori è diventato in breve tempo – ed è rimasto per molti anni – il primo comune in Italia per i tassi di raccolta differenziata, grazie anche all’approccio partecipato e capillare adottato da Alessio Ciacci, che dopo l’esperienza toscana ha gestito i rifiuti a Messina, Rieti e attualmente è amministratore unico di varie municipalizzate, fra cui quella partecipata da 40 comuni in provincia di Torino. Piccola parentesi sulla strategia rifiuti zero, per chi non la conoscesse. Si tratta di una strategia che mira ad eliminare il concetto stesso di rifiuto. È stato il chimico americano Paul Connett a ideare questo modello di gestione circolare, basato su 10 passi che partono dall’osservazione che la natura stessa è ciclica. Questo modello è chiamato Rifiuti Zero (Zero Waste).

Ecco i 10 passi:
1. Separazione alla fonte
2. Raccolta porta a porta
3. Compostaggio
4. Riciclaggio
5. Riduzione dei rifiuti
6. Riuso e riparazione
7. Tariffazione puntuale
8. Recupero dei rifiuti
9. Centro di ricerca e riprogettazione
10. Azzeramento rifiuti
Per approfondire l’argomento, trovate una spiegazione più dettagliata all’interno del nostro documento di Visione/Azione su “Cicli produttivi e rifiuti”.

Sfide e criticità del presente

Negli ultimi 15 anni il settore della gestione rifiuti si è molto sviluppato in Italia. Siamo passati da una media nazionale del 15% ad oltre il 52%, con moltissime province e regioni nel Centro-Nord che superano il 65%. «Questo vuol dire – spiega Rossi – milioni di tonnellate di materiali che vengono riciclati mentre prima andavano all’inceneritore, quindi un’intera economia che è nata e si sta sviluppando».

Tuttavia il sistema di raccolta differenziata e riciclo dei materiali sembra essere entrato in crisi in tutto il mondo e c’è bisogno di andare oltre. Il pacchetto europeo sull’economia circolare pone nuove sfide. Nella cosiddetta “piramide dei rifiuti” europea il primo obiettivo è ridurne la produzione. E su questo la strada è ancora lunga. «Dobbiamo ancora migliorare molto nella riduzione dei rifiuti, nella riduzione degli scarti – spiega Ciacci -, siamo fra gli ultimi in Europa per la tassazione degli imballaggi. Inoltre dovremmo imparare da altri paesi, come la Svezia, a organizzare una migliore filiera del riuso che dia maggiori garanzie a chi compra oggetti usati o ricondizionati o del vuoto a rendere».

Altro punto critico è la tariffazione puntuale, uno dei punti fondamentali della strategia rifiuti zero. Per tariffazione puntuale s’intende un sistema in cui la tariffa è calibrata sulla reale produzione di rifiuti da parte dei cittadini (come avviene, ad esempio, con l’elettricità e con l’acqua) e non più su stime basate sulla metratura delle abitazioni. Attualmente è applicata, fra i capoluoghi di provincia, dai soli comuni di Parma e Trento. «Negli ultimi anni ci siamo concentrati sulla tariffazione puntuale – continua Rossi – e possiamo dire che adesso abbiamo i sistemi e le tecnologie per attuarla in maniera efficiente». Specifica Ciacci che: «Ad esempio in molti usano sistemi Rfid, con microchip associati all’utenza che capiscono a fine anno quante volte un determinato cestino è stato ritirato».

C’è poi il problema della plastica: «è la situazione più complessa e critica – spiega Rossi – perché la plastica è un insieme di materiali molto eterogeneo. Fu scelto, quando si partì con il sistema di raccolta differenziata, vent’anni fa, di individuare una definizione di imballaggio in plastica molto vaga che non faceva differenza fra i diversi polimeri. Così, complice il fatto che la Cina ai tempi importava a prezzi molto convenienti questo miscuglio di materiali e si occupava della separazione, si è sviluppato un modello che adesso è in difficoltà. Oggi, quando la Comunità europea parla di aumentare il riciclaggio vuol dire che anche le modalità con cui faremo la raccolta differenziata nel tempo dovranno cambiare lavorando di più sulla qualità e lavorando sui materiali che non si possono riciclare in modo che siano riprogettati. In fin dei conti tutto quello che non si può riciclare è un errore di progettazione e deve essere ripensato in maniera tale che possa esserlo».

Un ultimo punto critico è rappresentato dal compostaggio. Oggi il materiale organico è il tipo di rifiuto più comune, ma molte regioni sono ancora sprovviste di impianti di compostaggio. «Il primo obiettivo che tutti devono porsi è sviluppare impiantistica per la gestione dell’organico – conclude Rossi – perché se mancano gli impianti il rischio è che ci siano sprechi di risorse, inquinamento, e che si paghi troppo il servizio».

Un futuro senza rifiuti?

Qual è il futuro della gestione dei rifiuti nel nostro Paese? “L’Italia è un paese fantastico – afferma Raphael Rossi – ma è molto a macchia di Leopardo: ci sono realtà straordinariamente positive in tutte le regioni d’Italia, ma manca ancora un avanzamento complessivo. Bisogna estendere questi esperimenti e farli diventare modelli.”

Gestire i rifiuti, in fin dei conti, è solo l’ultimo anello di una lunghissima catena. Che parte dall’estrazione eccessiva delle materie prime; passa per un sistema di produzione e (iper)imballaggio che spesso non si preoccupa di come i materiali verranno successivamente separati per essere riusati o riciclati, attraversa un sistema distribuzione delocalizzato, in cui le merci vengono spedite in tutto il mondo con annesse emissioni climalteranti dovute al trasporto, giunge all’utente finale, ove resta per un ciclo di vita quasi sempre ridotto al minimo, per terminare infine con la produzione di rifiuti. Cambiare profondamente questo sistema per arrivare veramente a un modello “rifiuti zero” non è semplice, ma esempi come quelli di Raphael Rossi e Alessio Ciacci ci mostrano come un lavoro costante e certosino, corroborato da risultati pratici, quasi sempre paghi. D’altronde, come ripete spesso lo stesso Ciacci riferendosi alla categoria degli amministratori (ma la frase è valida per chiunque) “il nostro compito non è solo amministrare il presente, ma costruire risposte ai problemi del futuro”.

Intervista e realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/10/alessio-ciacci-raphael-rossi-due-visionari-concreti-verso-rifiuti-zero-meme-28/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Alberghi a rifiuti zero per un turismo più sostenibile

Supportare gli alberghi che intendono intraprendere un percorso di sostenibilità e riduzione dei rifiuti. Con questo obiettivo è stato presentato dal senatore Sergio Puglia il progetto “Accoglienza a rifiuti zero e turismo sostenibile”, un’iniziativa che punta a rilanciare l’esperienza della strategia “Hotel Rifiuti Zero”.

“Accoglienza a rifiuti zero e turismo sostenibile”. È questo il nome del progetto proposto dai senatori Sergio Puglia e Luisa Angrisani presentato per la prima volta in Senato il 20 settembre ed il giorno successivo a Pantelleria, nell’ambito di Passitaly, la manifestazione che celebra la produzione del passito naturale e le tradizioni locali.  

«Tutto nasce dall’idea di un amico esperto di turismo sostenibile, Antonino Esposito, che vive e lavora nella costiera sorrentina – ci spiega il senatore Sergio Puglia – È un consulente ambientale e suggerisce alle aziende non solo come comportarsi al fine di mettersi in regola con la normativa riferita alla gestione rifiuti ma soprattutto le accompagna verso un percorso di ecosostenibilità».

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Antonino Esposito è l’ideatore del progetto “Hotel & Ristoranti Zero Waste” lanciato a Sorrento con l’appoggio e la consulenza del movimento Zero waste.  

«Quest’idea nasce da lui ed io l’ho immediatamente abbracciata”, afferma Puglia presentandoci l’iniziativa appena lanciata. “L’idea è abbastanza semplice: ci sono dei grandi alberghi, partiti da Sorrento, che hanno avviato un percorso di sostenibilità. L’Hotel Conca Park a Sorrento per primo ha aderito al progetto “Hotel rifiuti zero”»

«Noi riteniamo – continua il senatore – che questo percorso debba essere ora sostenuto anche dalle istituzioni che dovrebbero predisporre dei controlli a livello locale per assicurarsi che il progetto vada nel verso giusto e dovrebbero prevedere delle condizioni fiscali che favoriscano le strutture che decidono di intraprendere questo percorso di sostenibilità. I grandi alberghi chiedono che vengano sostenute per prime le piccole strutture che normalmente, avendo guadagni limitati, non riescono ad investire in formazione e informazione ambientale. Le istituzioni potrebbero poi sostenere la formazione del personale e degli ospiti. Questo aspetto della sensibilizzazione degli ospiti e dei dipendenti è molto interessante, a mio avviso, perché può innestare un circolo virtuoso di buone pratiche. Per far sì che questo si realizzi vogliamo ora avviare un tavolo operativo che vorremmo divenisse permanente e fosse riconosciuto formalmente dal ministero». 

«Questo processo – conclude Puglia – sta partendo da Sorrento, perla del Mediterraneo, ma speriamo possa essere esteso presto a tutto il Paese perché, ricordiamolo, quando si tratta di turismo tutto il mondo volge lo sguardo all’Italia».

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/10/alberghi-rifiuti-zero-turismo-sostenibile/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Ercolini e i suoi… dieci passi per vivere a “rifiuti zero”

In Italia i rifiuti non sono solo i cassonetti bruciati, le montagne di pattume abbandonate abusivamente, il mercato così lucrativo per gli inceneritori. C’è anche una realtà virtuosa, “dal basso”, fatta di persone che si sono messe in rete e stanno facendo grandi cose. E c’è chi cerca di non farcele conoscere.9933-10724

Invece noi vogliamo che siano conosciute e condivise. Perché nel nostro paese, ormai, l’unica idea che abbiamo dei rifiuti in Italia è quella dei cassonetti incendiati, degli scioperi dei netturbini che lasciano le strade sommerse di sacchi, della tragedia della Terra dei fuochi e delle discariche fuori legge sparse in tutto il Paese; allora dovremmo disperarci. E lo facciamo. Sì, è giusto non abbassare la guardia e trovare la motivazione per contrastare queste derive e queste speculazioni. Ma ci sono anche italiani migliori di quello che crediamo. E lo possiamo anche leggere nel nuovo libro di Rossano Ercolini, “Rifiuti zero. I dieci passi per la rivoluzione ecologica dal premio Nobel per l’ambiente”.

È la realtà di cui è stato uno dei fondatori e promotori, si tratta della rete Rifiuti Zero, movimento civico e filosofia di vita che nasce da una realtà internazionale ma di cui Rossano Ercolini è il principale artefice in Italia. E nel libro ci sono esperienze, suggerimenti, concretezza; si getta un ponte per traghettare al più presto questo paese verso un nuovo paradigma. Che naturalmente non a tutti piace perché non a tutti porta vantaggi economici.

«Grazie a uno sforzo «dal basso» di molte associazioni, il nostro Paese ha raggiunto un livello di raccolta differenziata superiore a quella di Inghilterra, Francia, e persino Danimarca e Olanda – spiega l’autore – Quindi si può vivere senza mandare tonnellate di rifiuti in inceneritori o in discarica, azzerando l’inquinamento che da essi deriva e non immettendo microplastiche nei mari? La risposta è sì, e questo libro indica un modello in dieci passi: dalla corretta raccolta differenziata porta a porta, al compostaggio che trasforma in fertilizzante il nostro umido, dal riciclo dei materiali al dare una seconda vita a molti nostri oggetti ed elettrodomestici, da una bolletta che premi con incentivi i cittadini virtuosi a una accorta politica degli imballaggi che li riduca all’origine o li renda compostabili».

«Questa rivoluzione silenziosa è già in atto. Va verso un nuovo mondo pulito, e dipende da una nuova collaborazione responsabile e lungimirante fra cittadini, istituzioni e produttori. Perché mai come nel caso dei rifiuti, si può dire che il futuro del mondo è nelle nostre mani».

Chi è Rossano Ercolini

Toscano, maestro elementare, è ideatore e responsabile del progetto «Passi concreti verso Rifiuti Zero». Si occupa attivamente di gestione dei rifiuti da 34 anni, in particolare il suo impegno è andato alla divulgazione dei rischi ambientali derivanti dagli inceneritori e a promuovere lo stile di vita a spreco zero. Per queste sue battaglie ha ricevuto nel 2013 il prestigioso Goldman Environmental Prize, il Nobel alternativo per l’ambiente, è stato ospite del presidente Obama e ha conquistato fama mondiale. Attualmente è presidente del Centro di Ricerca Rifiuti Zero e dell’associazione Zero Waste Europe. Presiede anche l’associazione Diritto al Futuro, ed è tra i principali fondatori della Rete Nazionale Rifiuti Zero. Oltre a numerosi articoli sull’argomento, ha pubblicato nel 2014 per Garzanti Non bruciamo il futuro.

Fonte: ilcambiamento.it

 

Parma lancia la sfida delle EcoFeste, pronto un marchio per tutti gli eventi a rifiuti zero del 2017

Si chiama “EcoFeste Parma 2017” e raccoglie una serie di obblighi e raccomandazioni per limitare l’impronta ambientale degli eventi cittadini puntando tutto sulla riduzione dei rifiuti.387544_1

La città di Parma raccoglie una nuova sfida, dopo gli eccezionali risultati sul fronte della raccolta differenziata che ha sfiorato l’80%, lancia il marchio “EcoFeste Parma 2017” per tutti quegli eventi previsti e attuati tra giugno e dicembre di quest’anno sul territorio comunale. La sfida lanciata dal comune assieme all’’Associazione dei Comuni Vrtuosi’, secondo il bando, ha come finalità “di ridurre gli impatti generati dai vari servizi di accoglienza e ristoro, attraverso l’individuazione di un responsabile interno per la raccolta dei rifiuti, e l’istituzione di apposita organizzazione finalizzata alla riduzione della produzione di rifiuti”. E per raggiungere questo scopo il bando prevede una serie criteri obbligatori e stringenti che trasformano qualsiasi evento, in un evento a rifiuti zero.

Al primo punto c’è la “presenza contenitori ed istruzioni per la raccolta differenziata nei punti di produzione rifiuti (cucina, bar, zona riconsegna vassoi, ecc)”; segue l’individuazione di uno o più siti di stoccaggio per la raccolta dei cartoni; realizzazione ed esposizione di una piantina precisa della dislocazione dei contenitori della raccolta differenziata; raccolta differenziata di carta, vetro, imballaggi in plastica, tetrapak e lattine; raccolta differenziata di rifiuti organici (scarti e avanzi di cibo); raccolta di olii da frittura e conferimento presso i Centri di raccolta Rifiuti Comunali”.

Sul fronte della riduzione dei rifiuti è previsto l’obbligo che l’intero servizio con posate, bicchieri e piatti sia costituito di stoviglie riutilizzabili per tutte le portate “oppure utilizzo piatti, bicchieri e posate (eventualmente anche contenitori per cibo da asporto) biodegradabili e compostabili certificati per ogni portata; acquisto di prodotti con minori imballaggi (es. prodotti alla spina) o con imballaggi differenziabili. Formazione, informazione e comunicazione; ed infine formazione del personale (addetti ai tavoli, alla ristorazione) e nomina di un referente per il progetto “Ecofeste Parma 2017” che curerà i rapporti con l’amministrazione Comunale”.

A questi obblighi se ne aggiungono altri “facoltativi” ma che fanno capire lo spirito alla base della creazione del marchio ossia quello della riduzione rifiuti. Infatti, solo per citarne qualcuno, troviamo: prevedere modalità di asporto del cibo avanzato da parte dei partecipanti medianti idonei contenitori dotati di chiusura; prevedere monoporzioni di cibo per i bambini; accordi con Associazioni di Volontariato per l’utilizzo degli eventuali avanzi di cibo; utilizzo di acqua pubblica dell’acquedotto, come bevanda ai tavoli, in contenitori a rendere e utilizzo di acqua gassata in bottiglie di vetro (vuoto a rendere); formazione, informazione, comunicazione attraverso iniziative di educazione ambientale o momenti di sensibilizzazione dedicati (seminari, convegni, ludoteche o laboratori sul riciclo ecc); fino ad attività di incentivazione alla mobilità sostenibile, come per esempio l’istituzione di un servizio navetta da luoghi raggiungibili con mezzi pubblici. Insomma il passo compiuto dalla città di Parma va nella direzione giusta, punta al massimizzazione del recupero dei materiali e contemporaneamente alla riduzione della produzione dei rifiuti, nell’ottica della strategia Rifiuti Zero.

Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata del Comune di Parma sulle “EcoFeste Parma 2017”.

Fonte: ecodallecitta.it

Caterina e il suo impegno per autoproduzione e rifiuti zero

“Sei anni fa avevo 16 anni, andavo a scuola, uscivo con gli amici, la mia vita finiva lì. La mia mente finiva lì. Facevo tutto ciò che le persone e la società mi dicevano di fare; non capivo davvero cosa stavo facendo e nemmeno sapevo cosa mi piaceva e cosa no: facevo quello che dovevo fare”. Caterina Parnici ci racconta le sue scelte.

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Caterina Parnici, 22 anni, triestina, viaggiatrice solitaria e attrice in una compagnia teatrale, ci racconta la sua storia di cambiamento verso una maggiore consapevolezza di se stessa e dell’ambiente intorno a lei che l’hanno portata a prendere una decisione importante: condurre una vita senza spreco a rifiuto quasi zero.
Qual è stata la scintilla che ha dato vita a questo grande progetto?
“Il mio interesse verso una vita senza sprechi è nato nel 2014, quando su YouTube ho iniziato a seguire i video di una conferenza americana chiamata Ted che presenta idee innovative in vari ambiti. Un video mi colpì molto: “Why I live a Zero Waste Life” (perché vivo una vita senza senza spreco). In questo intervento, la protagonista del video raccontava di come in tre anni fosse riuscita a ridurre la sua produzione di immondizia alla quantità contenuta in un solo barattolo di vetro. A dire il vero, la prima cosa che ho pensato è che stesse mentendo! Credevo fosse impossibile produrre così pochi rifiuti in tre anni, quando quella era la quantità che io producevo in neanche mezza giornata. Successivamente mia sorella mi regalò un libro intitolato “Zero Waste Lifestyle” e leggendolo mi sono accorta di come fosse assolutamente fattibile intraprendere un percorso di quel tipo, sfruttando il principio di riciclo e riutilizzo. Prima di leggere quel libro non mi ero mai veramente accorta di quanto alto fosse l’impatto ambientale causato dalla mia spazzatura. All’epoca avevo 20 anni ed ero appena tornata da un anno e mezzo vissuto a Londra, città dove il consumismo e l’acquisto compulsivo sono all’ordine del giorno. Non lo nascondo, per molti anni anche io ho fatto parte di questa categoria di persone. Lentamente qualcosa è cambiato nella mia mente ed ho iniziato a vedere le cose da un diverso punto di vista, con molta più consapevolezza rispetto a prima. Così è iniziato il mio percorso per diventare una consumatrice etica”.
Quali sono i motivi che più ti hanno convinto di questa scelta?
“Per cominciare, prendendo di riferimento l’anno 2015, vi basti sapere che già ad agosto avevamo esaurito le risorse della terra per quell’anno, quindi per i 4 mesi successivi abbiamo utilizzato le risorse che sarebbero dovute servire per il 2016. I dati sono impressionanti ed è l’ambiente a subirne le conseguenze, ma quello che non vogliamo non capire è che la Terra è una sola e non abbiamo un pianeta di riserva: ci stiamo lentamente uccidendo da soli e non ce ne stiamo accorgendo, o non diamo abbastanza importanza a questo fatto! Secondo alcuni studi in Italia la produzione di rifiuti al giorno è di 1,4 Kg pro capite: provate a moltiplicare quel numero per gli abitanti che ci sono nel nostro paese e il risultato è ciò che produciamo di immondizia, solamente in un giorno. Sono numeri che spaventano e dovrebbero allarmarci. Così ho deciso che dovevo mettermi in gioco per dare il mio contributo alla causa ed essere di esempio per gli altri”.
Da cosa sei partita per cambiare il tuo stile di vita?
“Inizialmente ho cominciato ad informarmi sull’argomento: la prima cosa da sviluppare è la consapevolezza, bisogna capire quanta spazzatura si produce e dove si può intervenire per ridurre i propri rifiuti. Bisogna fare qualcosa per migliorare la situazione e dobbiamo partire da noi stessi per poter trasmettere questo messaggio e quindi vedere un cambiamento più grande. Le piccole e facili cose con cui io ho iniziato possono essere fatte da chiunque. Il concetto è “un piccolo gesto per un grande cambiamento”. Detto così può sembrare difficile ed impegnativo, ma posso garantire che non lo è affatto: bisogna soltanto volerlo e tutto il resto viene da sé”.
Quali sono le strategie che hai attuato per diminuire il tuo impatto ambientale?
“Ci sono tante cose che si possono fare. Ad esempio, al posto dei fazzoletti di carta usa e getta, preferire quelli di stoffa che si possono lavare e riutilizzare e, oltretutto, anche il nostro naso ne trarrà beneficio in quanto si diminuiscono le irritazioni. Inoltre, comprare prodotti alimentari sfusi da porre nei propri contenitori di vetro, così da eliminare tutti gli inutili imballaggi di plastica o polistirolo.
Usare la coppetta mestruale o gli assorbenti lavabili, in modo da eliminare l’uso degli assorbenti usa e getta che inquinano veramente tanto perché non sono facilmente degradabili; oltre ad essere un cambiamento ecosostenibile, si risparmia davvero molto a livello economico! Utilizzare la borraccia di alluminio invece delle bottiglie di plastica che poi devono essere buttate e che non fanno neanche bene per la nostra salute. Quando finiamo un prodotto, al posto di andare al supermercato e comprarne un altro, imparare a farlo in casa (sapone, creme per il viso, prodotti detergenti ecc.). Per impacchettare i regali, al posto della carta, usare la stoffa: io spesso utilizzo delle bandane per capelli o dei fazzoletti per impacchettare il tutto, quindi l’involucro diventa un pezzo di regalo in più e la gente ne rimane felicemente sorpresa! Non buttare via la carta se può essere utilizzata dall’altro lato ancora bianco, per eventuali liste della spesa, liste di invitati, ecc.”.
Quali sono i vantaggi personali nell’intraprendere questo percorso?
“Attuando queste piccole soluzioni vedrete come inizierete a spendere molti meno soldi e ad avere cose più utili e fatte da voi. Inoltre è molto divertente escogitare mille modi per produrre meno scarti e creare oggetti riutilizzabili e originali. Questo aiuta a sviluppare la nostra creatività e fantasia: io per esempio ho riscoperto il cucito e quanto sia bello cucinare i biscotti per la colazione, invece che andarli a comprare pronti! Ho molto a cuore quest’argomento e spero che anche voi riusciate a capire quanto il nostro ecosistema sia prezioso e unico”.
Com’è stata presa questa tua iniziativa dalla tua famiglia e dai tuoi amici?
“All’inizio, quando ho parlato ai miei genitori di questa idea di ridurre gli scarti e usare meno imballaggi, ne erano contenti e mi supportavano. Siccome vivo ancora con loro, era fondamentale coinvolgerli in questo progetto. Con il tempo le cose sono cambiate e dopo l’entusiasmo iniziale hanno visto quanto fosse difficile riuscire a seguire i miei princìpi. Io cerco di non costringerli a vivere il mio stesso stile di vita però è difficile riuscire a portare avanti questo progetto se vivi con la tua famiglia e questa non ha a cuore la tua scelta quanto te. Ma io non demordo e cerco di crearmi uno spazio mio per le mie scelte. Ho provato a convertire a questo stile di vita anche i miei zii, andando a comprare loro il detersivo per lavastoviglie e lavatrice sfuso e cercando di convincerli a continuare a prenderlo così, riutilizzando lo stesso contenitore, ma è davvero difficile difficile senza una forte motivazione di base perché spesso sono molto stanchi e per comodità comprano addirittura le bottiglie di plastica di acqua naturale al supermercato. A volte i miei amici scherzano su queste mie scelte. Ad esempio poco tempo fa ho comprato degli spazzolini di bamboo su Internet e ho chiesto su Facebook chi volesse acquistarli con me in modo da dividere le spese di spedizione. Alcuni, entusiasti, hanno accettato, altri mi hanno chiesto per quale strano motivo avrebbero dovuto comparare uno spazzolino di bamboo… Ho spiegato le mie ragioni, ma è capitato di trovare gente che mi ha detto che quello che sto facendo è assolutamente inutile e stupido”.
Cosa vorresti fare ancora in un futuro per diminuire ulteriormente il tuo impatto ambientale?
“L’anno scorso ho vissuto per 4 mesi in Spagna, dove sono andata a lavorare come volontaria presso varie famiglie con diversi stili di vita, tra le quali una che abita in una casa autosufficiente e questo mi ha fatto capire che un domani vorrei averne una così anche io, sfruttando l’acqua piovana, l’energia ricavata da pannelli fotovoltaici, ecc. Per il momento, ho ancora molta strada da fare: devo migliorare diverse cose di cui non sono soddisfatta, ad esempio l’utilizzo dell’auto che uso per comodità e mancanza di tempo, ma già adesso sto cercando di utilizzare di più i mezzi pubblici e ultimamente la bici. Sono sicura che a piccoli passi riuscirò ad avere un grande risultato!”.
Fonte: ilcambiamento.it

Linda e Giovanni: “Ecco la nostra famiglia a rifiuti zero!”

Moglie, marito e tre figli: vivono a zero rifiuti. Non hanno auto, televisione e non comprano vestiti. “Abbiamo scelto di vivere in modo ecologico e di dedicare più tempo alle relazioni, all’autoproduzione, alla cura del sociale e al volontariato piuttosto che alla carriera. Alcuni ci criticano, ma noi siamo felici così”.

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Linda Maggiori ha 34 anni. Vive con suo marito, Giovanni Angeli, di 36 anni, e tre figli, di 8, 5 e 3 anni in un trilocale in affitto a Faenza. Lei, volontaria in varie associazioni, ha fondato un gruppo di auto aiuto sull’allattamento, segue la pannolinoteca comunale per il prestito dei pannolini lavabili, gestisce laboratori di educazione ambientale nelle scuole ed è autrice di due libri ecologici per ragazzi “Anita e Nico dal delta del Po alle Foreste Casentinesi” e “Salviamo il mare”. Il marito è educatore in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Insieme formano una famiglia che si definisce a “rifiuti zero”.

Perchè? Presto detto.

Perché fino a poco tempo fa, Giovanni ha lavorato come operaio in una cooperativa sociale impegnata nelle discariche e nella raccolta dei rifiuti: “Poi l’appalto della cooperativa è passato a una grande multinazionale – racconta Linda – e, anche se la nuova azienda lo avrebbe riassunto, mio marito non voleva accettare di lavorare per una multinazionale poco etica. Così si è trovato disoccupato. Per fortuna nella stessa cooperativa sociale c’era bisogno di un educatore. E lui, laureato in psicologia, non se lo è fatto ripetere due volte!”. Ma l’esperienza nella raccolta dei rifiuti ha lasciato il segno: “Quando mio marito lavorava nelle discariche ogni giorno tornava a casa raccontandomi di scenari deprimenti – spiega Linda – abbiamo cominciato così a impegnarci nei comitati locali contro gli inceneritori e le discariche e a lottare per una raccolta porta a porta. All’epoca stavamo meno attenti al nostro impatto ambientale, eravamo meno organizzati e andavamo sempre al supermercato per fare spesa. Potrei dire che spendevamo molti più soldi e più tempo. Ricordo che ogni volta era un incubo buttare via l’immondizia, con quel bidone che si riempiva così velocemente. Noi differenziavamo, ma gli imballaggi erano ugualmente tantissimi. Plastica, carta e anche indifferenziata. Quando andavo a fare la spesa al supermercato mi deprimevo, con quella lista lunghissima di cose da comprare…”.
Poi un giorno, circa un anno fa, ecco la lampadina accendersi: “Se davvero vogliamo vivere in modo ecologico dobbiamo essere più coerenti anche nel campo rifiuti – si è detta Linda – è giunto il momento di mettersi alla prova!”. Con un monitoraggio attento dei rifiuti e una tabella in cui segnare chilogrammi e materiale di scarto Linda ha iniziato un attento monitoraggio dei rifiuti. “Mio marito all’inizio era piuttosto scettico anche perché io sono disorganizzata, casinista e impulsiva, insomma un mix catastrofico e per nulla promettente!” sorride Linda. “Infatti all’inizio è stata davvero dura – ammette – ma poi anche mio marito si è ricreduto! E ora dopo un anno, abbiamo ridotto drasticamente tutti i nostri rifiuti e abbiamo imparato a organizzarci, a recuperare, riusare, a  fare tante cose in casa, abbiamo risparmiato tanti soldi e il bidone della spazzatura non si riempie quasi mai, è una vera liberazione! Ormai buttiamo i rifiuti solo una volta ogni 2 mesi. Quindi davvero un impegno minimo”. Dopo un anno a casa di Linda l’ammontare dell’indifferenziata arriva a 0,6 kg annui a testa, contro una media cittadina di 160 kg. Numeri non da poco, “ma alla portata di tutti”, afferma lei. E per chi pensa sia impossibile, tutto è documentato sul loro blog:www.famiglie-rifiutizero.blogspot.it
“Quando tornare all’essenzialità non è una rinuncia ma una scelta consapevole e motivata si riacquista il proprio, una grande energia vitale e si istaurano rapporti più ricchi e vissuti – continua Linda – Tanta gente è presa dal circolo vizioso sempre più lavoro, sempre più bisogni, sempre meno tempo, sempre più consumo. Noi riusciamo a vivere con uno stipendio da educatore, ma non dobbiamo mantenerci l’auto, facciamo a meno di tanti prodotti (ce li autoproduciamo), non andiamo in palestra (andiamo sempre in bici o a piedi), i nostri figli non fanno mille attività e non facciamo costose vacanze. La gente pensa “che vitaccia” e invece il tempo passato coi nostri figli, giocando al parco o andando con loro in bici, è impagabile”.

Sì, perché Linda e Giovanni non solo vivono a rifiuti zero, ma anche a emissioni zero! “La rinuncia all’auto è stata una scelta dapprima forzata, poi sempre più motivata e consapevole – racconta Linda – cinque anni fa un’auto ha invaso la nostra carreggiata e ci è venuto addosso distruggendoci la macchina. Guidavo io, i bambini erano dietro, ben legati. Per fortuna ci siamo salvati tutti, ma da allora non ho più voluto guidare. Tutti cercavano di convincermi, ma io dicevo: ma se non mi serve perché devo usarla? Vivo in centro, vado ovunque in bici, piedi, treno, bus e se proprio serve, in rari casi, chiedo passaggi. Tra l’altro tutti dovremmo imparare a vivere con meno auto. In Italia ce ne sono più di una ogni 2 persone! – afferma – Anche mio marito non amava troppo l’auto. Abbiamo provato ad aspettare a ricomprarcela. Col passare del tempo abbiamo sempre più approfondito le ragioni per non avere l’auto, abbiamo conosciuto altre famiglie che non l’avevano, creato una rete. Da allora non l’abbiamo più ricomprata”.

Ma come si svolgono le giornate di una famiglia a impatto zero?

“Io e mio marito di solito ci alziamo all’alba per leggere, scrivere o meditare. I bambini si alzano alle sette, facciamo colazione con i biscotti, con il kefir, cereali, pane e crema spalmabile, o marmellata, tutti fatti in casa. Poi portiamo i bimbi a scuola in bici. Se serve facciamo compere al mercato portandoci sempre dietro sporte e contenitori da casa. Il più delle volte acquistiamo tramite gruppo d’acquisto solidale o nei piccoli negozi in città, che vendono sfuso o equosolidale. Mio marito va al lavoro in bici (lavora a 10 km in collina). Prima di pranzo andiamo a prendere i bambini a scuola. Se è bello facciamo un picnic al parco e restiamo là a giocare fino al pomeriggio. Poi si fanno i compiti, si prepara la cena e finito di mangiare si legge o si gioca insieme. Non abbiamo la televisione!”. nutella

Niente televisione e niente vestiti! “Non li compriamo quasi mai… ce ne sono così tanti da passarsi tra familiari, amici e conoscenti! – afferma Linda – A volte mia mamma ci regala scarpe ecologiche comprate nelle fabbriche marchigiane”. Insomma in cinque con un solo stipendio si vive bene comunque… “Certo! Ci bastano 300 euro al mese per gli alimenti, 450 euro per l’affitto, e altre 100/200 euro per tutto il resto. Se penso che in media una famiglia italiana spende più di 2000 euro al mese…”.

A chi dice che non avrebbe mai il tempo cosa rispondete? “Che anche noi con 3 figli, un lavoro, tanto volontariato e impegno sociale non abbiamo certo tempo da perdere! Spesso è solo una questione di organizzazione e abitudine. Ognuno fa quel che può, magari iniziando con piccoli passi. Sicuramente bisogna anche darsi delle priorità. Noi abbiamo scelto di dedicare più tempo all’autoproduzione, alla cura sociale e al volontariato piuttosto che alla carriera. Alcuni ci criticano, ma noi siamo felici così”.

E vedendoli è difficile pensare il contrario: sereni, sorridenti, tranquilli… come se non gli mancasse nulla! “Questo stile di vita ci ha permesso di guadagnare molto… nelle relazioni con i nostri figli, con la natura, con gli altri, con i bambini in difficoltà. Nanni Salio, del centro Studi Sereno Regis diceva: ‘Troppe automobili, troppo cemento, troppe case, troppi rifiuti, troppo cibo, troppi prodotti usa e getta non creano un mondo migliore, ma ci impediscono di avere relazioni più armoniose e distese tra noi e con gli altri esseri viventi’. Invece di arricchirci ci impoveriscono. Ecco allora la scelta della semplicità volontaria. E anche se come tutte le famiglie abbiamo i nostri momenti di stanchezza, conflitto e crisi di base abbiamo quella consapevolezza dell’immenso miracolo che ci è capitato e che ci circonda, che dobbiamo tutelare. Una volta mio figlio mi ha detto ‘che bello non avere l’auto, così possiamo sempre sentire il vento in faccia!’ Per ora questo mi basta”.

Link:

https://www.facebook.com/groups/famiglierifiutizero/

www.famiglie-rifiutizero.blogspot.itrifiutizero1

Fonte: ilcambiamento.it

Plastica, quale futuro? Intervista a Giorgio Quagliuolo

Intervista a Giorgio Quagliuolo, Presidente di Corepla sullo smaltimento della plastica: obiettivo 2020, rifiuti zeroSONY DSC

A margine del convegno organizzato da Corepla e Legambiente sul riciclo della plastica, questa mattina a Roma, abbiamo intervistato il Presidente di Corepla Giorgio Quagliuolo: una vita spesa a maneggiare materie plastiche, un “amore”, come lui stesso ha rivelato, per questo materiale che si tramuta nell’impegno di una vita, prima come imprenditore ed oggi proprio come presidente Corepla.

“Partiamo dal presupposto che sono un imprenditore che lavora nel settore della plastica, ho fatto anche il metalmeccanico e sono presidente di Corepla, che si occupa del riciclo di imballaggi in plastica, sono il Presidente di Unionplast, associazione di Confindustria che raccoglie i produttori e trasformatori di materie plastiche: è chiaro che la plastica è centrale nella mia esistenza. E’ veramente un materiale che amo. E’ chiaro che la plastica ha delle criticità, siamo ben consapevoli di questo, che cerchiamo di risolvere mettendo in atto quelle azioni che ci consentono le tecnologie disponibili, cercando di modificare ed implementare l’impianto normativo in modo da consentirci di dare sostenibilità sia ambientale che economica al materiale che amiamo.”

Con il convegno di oggi mi sembra che su questo abbiate ricevuto un importante appoggio da Legambiente, quindi da una parte dell’ambientalismo associazionista militante. Una novità per un imprenditore di un settore che spesso ha trovato un avversario nella realtà dell’ambientalismo.

“Con Legambiente ci sono state nel passato parecchie incomprensioni, un passato che non è stato sicuramente improntato da rapporti di grande cordialità. Nonostante questo l’evento di oggi lo abbiamo fortemente voluto, fortemente cercato: è stato il mio personale ‘pallino’, è un anno che ci lavoriamo e penso che sia stato un discreto successo. Almeno, io sono soddisfatto di come sono andate le cose: ritengo molto importante che ci sia quantomeno un confronto sereno, pacato e cordiale con il movimento ambientalista e penso che oggi questo sia emerso in maniera chiara.”

Quali sono i vostri obiettivi industriali? Nel corso del convegno si è puntato molto sulla“riconversione energetica” e meno sul riciclo e sul riuso. Ho forse mal interpretato?

“Ha parzialmente ben interpretato. Per noi la riconversione energetica è indispensabile fin dove non si riesce a trovare una soluzione tecnologica che porti al riciclo. Oggi quasi la metà delle plastiche non è riciclabile, è inutile che ci stiamo a raccontare delle storielle. […] Possiamo intervenire in due modi: o mettiamo in atto degli incentivi o dei sistemi punitivi per cui si obbliga gli utilizzatori a richiedere imballaggi riciclabili, e questo potrebbe essere una soluzione (però vorrebbe dire una regolamentazione del mercato difficile da applicare in un paese liberale come l’Italia) oppure troviamo delle forme di gestione dei rifiuti differenti da quelle che esistono oggi. Dobbiamo dare sostenibilità sia economica che ambientale a quello che oggi non è riciclabile: mi domando quanto sia vantaggioso a livello ambientale raccogliere, selezionare e poi mandare a bruciare delle plastiche che non sono riciclabili. Queste operazioni comportano movimento di mezzi, di attrezzature, di macchinari, tutta roba che consuma energia, che brucia petrolio, che crea danno ambientale. E, alla fine, la plastica finisce comunque bruciata. Allora: non vale forse la pena termovalorizzare da subito quello che oggi non è riciclabile liberando risorse che possono essere destinate ad aumentare la raccolta differenziata e a fare ricerca per rendere riciclabile quello che oggi non lo è?

Quale è il vostro obiettivo?

“L’obiettivo finale è riciclare tutto, questo è indiscutibile e vorrei che fosse chiaro. Nel percorso per arrivare a questo dobbiamo gestire in maniera differente le materie che oggi non sono riciclabili, liberando risorse per poter rendere sostenibile ciò che facciamo e fare ricerca.”

Su questi temi, da parte della politica avete avuto un orecchio attento?

“Ni. Qualche orecchio è attento, qualche orecchio fa finta di essere attento e qualche orecchio proprio ha l’otite.”

Fonte: ecoblog.it

Al via iter legislativo dalla proposta di legge di iniziativa popolare “Rifiuti zero”

È iniziata il 28 gennaio presso l’VIII Commissione Ambiente della Camera la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare “Rifiuti Zero: per una vera società sostenibile” (AC 1647). Lo annuncia Ermete Realacci381736

“È iniziata oggi (giovedì 29 gennaio) alla VIII Commissione Ambiente della Camera la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero: per una vera società sostenibile’ (AC 1647)”. L’annuncio arriva da Ermete Realacci, presidente della commissione, a poca distanza dalla pubblicazione on line dell’analisi della norma svolta dal Servizio Studi della Camera. “L’approdo di questo testo nel dibattito parlamentare – prosegue Realacci – è un fatto importante e rappresenta un impegno mantenuto con il comitato promotore, composto da circa duecentocinquanta associazioni, e con gli oltre80 mila italiani che lo hanno sottoscritto. La proposta di legge 1647 è figlia anche della diffusione nel Paese di esperienze pilota e buone pratiche, come quelle delle 1.328 amministrazioni che differenziano oltre il 65% dei rifiuti.
Non a caso – aggiunge il presidente della Commissione Ambiente – ho designato come relatore il collega De Menech, ex sindaco di Ponte nelle Alpi (Bl), comune che ha vinto diverse volte l’Oscar dei Comuni Ricicloni di Legambiente. Ora lavoreremo per capire quali parti di questa proposta possano essere tradotte in norme effettivamente operative”.

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Fonte: ecodallecitta.it

Lauren Singer, la ragazza che non produce rifiuti

Ventiquattro anni, americana di New York, due anni fa ha deciso di aprire il blog Trash is for Tossers, dove documenta la sua vita a rifiuti zero. «Amare la natura e studiare scienze ambientali non significa vivere nel rispetto dell’ambiente. Ora che ho questa vita sono incredibilmente felice», spiega nell’intervista al nostro giornale.

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«Ci sono due semplici misure da adottare per ridurre i rifiuti: la prima è la valutazione, ovvero osservare la propria vita quotidiana; la seconda è la transizione, cioè ridimensionare e smaltire le cose inutili». Ad avere le idee molto chiare è Lauren Singer, ventiquattrenne di New York, che ha deciso, da poco più di due anni, di vivere una vita senza produrre rifiuti, documentando il tutto sul suo blog Trash is for Tossers. Noi l’abbiamo intervistata.
Salve Lauren, quando ha deciso di fare questa scelta? E perché? «E’ stato circa due anni fa, quando studiavo a New York. Sono sempre stata appassionata di ambiente e sostenibilità e così decisi di iscrivermi alla Facoltà di Studi Ambientali. Una mia compagna di corso era solita sprecare enormi quantità di plastica ogni sera per prepararsi la cena e tutto poi finiva inevitabilmente nell’immondizia. Vedere questo spreco, giorno dopo giorno, cominciò a provocarmi un gran disagio. Un giorno tornai a casa dall’università molto turbata dopo aver di nuovo assistito allo spreco di tutta quella plastica che veniva gettata nell’immondizia. Al momento di prepararmi la cena, aprii il frigorifero e fui sconvolta dal rendermi conto che tutto ciò che era in esso contenuto era confezionato nella plastica! Ero pessima quanto lei che ne sprecava tonnellate. Così presi la decisione: da quel momento in poi avrei smesso di usarla perchè mi dava fastidio vedere la gente farlo. Non utilizzare plastica significava imparare a confezionare da sola quello di cui facevo uso quotidiano. Significava anche dover fare tante ricerche. Dovevo apprendere come autoprodurre tutto ciò che altrimenti avrei dovuto acquistare in plastica, come dentifricio, prodotti di igiene e di bellezza. Navigando in internet alla ricerca di tutorial utili al mio proposito, mi sono imbattuta in “Zero Waste Home”, un blog creato da una donna californiana madre di due bambini. Lei riusciva a vivere senza produrre rifiuti con una famiglia di quattro persone! Fui molto colpita e ispirata da quella famiglia:  se ci riuscivano loro, che erano in  quattro, non potevo non riuscirci io. Sarebbe stata un’avventura incredibile e uno stile di vita che condividevo appieno. Ma amare la natura e studiare scienze ambientali non significava necessariamente vivere nel rispetto dell’ambiente. Ora, che ho una “vita a spreco zero”, vivo nel modo che si allinea alla mia visione del mondo. E questa cosa mi rende incredibilmente felice».

Perché il nome “Trash is for tossers”? La traduzione nella nostra lingua è forte: “la spazzatura è da idioti”, senza usare parolacce… «Per il mio blog ero indecisa fra tanti nomi ma nessuno mi convinceva. Poi un giorno, mentre guardavo la tv, ho sentito una ragazza inglese dire “Tossers” ed ho avuto l’illuminazione. All’inizio avevo pensato a “Waste is for Tossers”, ma, poiché amo i giochi di parole e le allitterazioni, ho scelto “Trash is for Tossers”».
Quali sono le difficoltà che ha incontrato all’inizio? E quelle che ancora incontra tutt’oggi?«All’inizio è stato arduo capire come realizzare tutti i prodotti di cui avevo bisogno. Non esistevano fonti a cui attingere per trovare ricette che facessero al caso mio. Dopo varie ricerche, prove ed errori ho raggiunto risultati ottimali. Una volta trovate le formule giuste, il resto è stato davvero semplice».

Sul suo blog ha pubblicato una fotografia che rappresenta quattro mesi di spazzatura in un solo barattolo. Come è riuscita a produrre così poco? Com’è possibile? Per esempio, il cibo e i vestiti sono beni necessari per le persone…
«Ho raggiunto il mio obiettivo di vita a spreco zero identificando quale esso fosse e poi cercando di capire il modo per ridurlo. Comprare cibo senza imballaggi e in grandi quantitativi mi ha aiutata a ridurre sensibilmente i miei sprechi, come ricomporre gli scarti del cibo anziché gettarli via. Non compro abiti nuovi ma solo usati, se proprio non posso farne a meno. Mi faccio bastare un guardaroba essenziale».

La sua famiglia e i suoi amici cosa pensano del suo stile di vita? «Loro sono forti sostenitori del mio stile di vita. A loro piace la passione che metto nel seguirlo. Non li avevo mai visti adottare i piccoli accorgimenti che uso io nella loro vita quotidiana. Ad esempio, i miei amici usano buste riciclabili per fare acquisti all’ingrosso o portano in giro barattoli di vetro da riempire in giro. Anche mio padre mi ha detto di aver ridotto la quantità di rifiuti che produceva. Questo mi rende molto felice perché non ho mai detto a nessuno di vivere a modo mio; io seguo il mio stile di vita e se qualcuno ha domande da pormi al riguardo, rispondo senza problemi. Così chi mi sta intorno ha deciso di diminuire l’impatto sull’ambiente di propria iniziativa e questo significa davvero molto».

Sul suo blog sono in vendita dei prodotti a rifiuti zero, creati proprio da lei. Per fare questo, ha aperto un’azienda. Di cosa si tratta? «Oramai sono anni che mi fabbrico le cose da sola. Tanta gente mi chiede dove poter acquistare cose simili a quelle che io mi confeziono da sola, perché non ha il tempo per farsele. Non mi sono mai sentita di raccomandare qualcosa che fosse disponibile nei negozi, oltre ai prodotti per pulire, perché non mi sono mai fidata delle materie spacciate per “ecocompatibili” dalle aziende. Questo mi ha dato una grande spinta motivazionale per fondare la mia società “The Simply Co.”, che produce prodotti detergenti sostenibili ed organici davvero semplici, efficaci, e che ho fatto per anni. Sono completamente vegetali e contengono soltanto gli ingredienti di eccellente qualità. Il nostro primo articolo è un detergente fatto di tre ingredienti, sicuro per il corpo, per la casa e l’ambiente e non vediamo l’ora di espandere la nostra linea di prodotti».

Leggi l’intervista in lingua inglese

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Fonte: ilcambiamento.it

Rifiuti zero per due anni: la ricetta di Laurent Singer

Lauren Singer è una ragazza che abita a New York e che in due anni non ha prodotto rifiuti. Scopriamo come ha fatto. Lauren Singer ha 23 anni e vive a New York. Ha una laurea in Scienze ambientali e mette in pratica il suo rispetto per l’ambiente evitando di produrre rifiuti. Zero waste, dunque non è una filosofia ma una vera e propria pratica che consente a tutti di agire in prima persona scegliendo di non produrre rifiuti. Ma come si fa? E poi a New York patria del consumismo spinto? Lauren nel suo sito Trash is for tossers spiega dettagliatamente come sia riuscita nei primi 4 mesi a generare i rifiuti che vedete nel vasetto accanto, ma che poi saprà pure come riciclare, anche se non vi svelo la sorpresa.fourmonthsoftrash-300x170

Per eliminare ogni sorta di spazzatura ha iniziato a usare oggetti durevoli in casa eliminando la plastica che ha sostituito con il vetro ma intervenendo anche con i detersivi e passando all’auto produzione. Per magia sono sparti i rifiuti dalla sua casa. Una soluzione molto interessante l’ha trovata per gli spazzolini da denti: ne ha scelti in bambù e setole riciclabili e dunque destinati alla compostiera. Molto utile la pagina in cui mostra le alternative scelte per evitare di produrre rifiuti: noterete che non si è privata, ad esempio, dei dischetti per pulire la pelle, scegliendo i prodotti riciclati e riciclabili; oppure non ha rinunciato agli anticoncezionali scegliendo per sé e il partner condom in lattice naturale certificati vegan. Quando fa a fare la spesa, è vegetariana e compra solo prodotti locali e bio, porta con sè dei contenitori di vetro che riempie dei prodotti sfusi che le occorrono come il muesli, ad esempio e dunque così elimina l’acquisto del packaging da gettare poi via; per gli ordini al ristorante take away telefona prima chiedendo se accettano che il cliente gli fornisca i propri contenitori; anche per il make up a cui non rinuncia sceglie prodotti di aziende che producono con materie prime certificate biologiche e packaging riciclabile. Questo stile di vita non le impedisce nulla: riesce, organizzandosi a partecipare a cene con le amiche, a ricevere in casa o a andare al cinema e al ristorante. Anzi Lauren da questa esperienza ha ricavato anche un progetto che sta mettendo in piedi grazie all’aiuto dei suoi fans: ovvero raccogliere 10 mila dollari per iniziare a produrre un detersivo naturale per lavatrice da distribuire a New York.spesa-zero-waste-620x350

Foto | Trash is for tossers

Fonte: ecoblog.it