Ercolini e i suoi… dieci passi per vivere a “rifiuti zero”

In Italia i rifiuti non sono solo i cassonetti bruciati, le montagne di pattume abbandonate abusivamente, il mercato così lucrativo per gli inceneritori. C’è anche una realtà virtuosa, “dal basso”, fatta di persone che si sono messe in rete e stanno facendo grandi cose. E c’è chi cerca di non farcele conoscere.9933-10724

Invece noi vogliamo che siano conosciute e condivise. Perché nel nostro paese, ormai, l’unica idea che abbiamo dei rifiuti in Italia è quella dei cassonetti incendiati, degli scioperi dei netturbini che lasciano le strade sommerse di sacchi, della tragedia della Terra dei fuochi e delle discariche fuori legge sparse in tutto il Paese; allora dovremmo disperarci. E lo facciamo. Sì, è giusto non abbassare la guardia e trovare la motivazione per contrastare queste derive e queste speculazioni. Ma ci sono anche italiani migliori di quello che crediamo. E lo possiamo anche leggere nel nuovo libro di Rossano Ercolini, “Rifiuti zero. I dieci passi per la rivoluzione ecologica dal premio Nobel per l’ambiente”.

È la realtà di cui è stato uno dei fondatori e promotori, si tratta della rete Rifiuti Zero, movimento civico e filosofia di vita che nasce da una realtà internazionale ma di cui Rossano Ercolini è il principale artefice in Italia. E nel libro ci sono esperienze, suggerimenti, concretezza; si getta un ponte per traghettare al più presto questo paese verso un nuovo paradigma. Che naturalmente non a tutti piace perché non a tutti porta vantaggi economici.

«Grazie a uno sforzo «dal basso» di molte associazioni, il nostro Paese ha raggiunto un livello di raccolta differenziata superiore a quella di Inghilterra, Francia, e persino Danimarca e Olanda – spiega l’autore – Quindi si può vivere senza mandare tonnellate di rifiuti in inceneritori o in discarica, azzerando l’inquinamento che da essi deriva e non immettendo microplastiche nei mari? La risposta è sì, e questo libro indica un modello in dieci passi: dalla corretta raccolta differenziata porta a porta, al compostaggio che trasforma in fertilizzante il nostro umido, dal riciclo dei materiali al dare una seconda vita a molti nostri oggetti ed elettrodomestici, da una bolletta che premi con incentivi i cittadini virtuosi a una accorta politica degli imballaggi che li riduca all’origine o li renda compostabili».

«Questa rivoluzione silenziosa è già in atto. Va verso un nuovo mondo pulito, e dipende da una nuova collaborazione responsabile e lungimirante fra cittadini, istituzioni e produttori. Perché mai come nel caso dei rifiuti, si può dire che il futuro del mondo è nelle nostre mani».

Chi è Rossano Ercolini

Toscano, maestro elementare, è ideatore e responsabile del progetto «Passi concreti verso Rifiuti Zero». Si occupa attivamente di gestione dei rifiuti da 34 anni, in particolare il suo impegno è andato alla divulgazione dei rischi ambientali derivanti dagli inceneritori e a promuovere lo stile di vita a spreco zero. Per queste sue battaglie ha ricevuto nel 2013 il prestigioso Goldman Environmental Prize, il Nobel alternativo per l’ambiente, è stato ospite del presidente Obama e ha conquistato fama mondiale. Attualmente è presidente del Centro di Ricerca Rifiuti Zero e dell’associazione Zero Waste Europe. Presiede anche l’associazione Diritto al Futuro, ed è tra i principali fondatori della Rete Nazionale Rifiuti Zero. Oltre a numerosi articoli sull’argomento, ha pubblicato nel 2014 per Garzanti Non bruciamo il futuro.

Fonte: ilcambiamento.it

 

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Parma lancia la sfida delle EcoFeste, pronto un marchio per tutti gli eventi a rifiuti zero del 2017

Si chiama “EcoFeste Parma 2017” e raccoglie una serie di obblighi e raccomandazioni per limitare l’impronta ambientale degli eventi cittadini puntando tutto sulla riduzione dei rifiuti.387544_1

La città di Parma raccoglie una nuova sfida, dopo gli eccezionali risultati sul fronte della raccolta differenziata che ha sfiorato l’80%, lancia il marchio “EcoFeste Parma 2017” per tutti quegli eventi previsti e attuati tra giugno e dicembre di quest’anno sul territorio comunale. La sfida lanciata dal comune assieme all’’Associazione dei Comuni Vrtuosi’, secondo il bando, ha come finalità “di ridurre gli impatti generati dai vari servizi di accoglienza e ristoro, attraverso l’individuazione di un responsabile interno per la raccolta dei rifiuti, e l’istituzione di apposita organizzazione finalizzata alla riduzione della produzione di rifiuti”. E per raggiungere questo scopo il bando prevede una serie criteri obbligatori e stringenti che trasformano qualsiasi evento, in un evento a rifiuti zero.

Al primo punto c’è la “presenza contenitori ed istruzioni per la raccolta differenziata nei punti di produzione rifiuti (cucina, bar, zona riconsegna vassoi, ecc)”; segue l’individuazione di uno o più siti di stoccaggio per la raccolta dei cartoni; realizzazione ed esposizione di una piantina precisa della dislocazione dei contenitori della raccolta differenziata; raccolta differenziata di carta, vetro, imballaggi in plastica, tetrapak e lattine; raccolta differenziata di rifiuti organici (scarti e avanzi di cibo); raccolta di olii da frittura e conferimento presso i Centri di raccolta Rifiuti Comunali”.

Sul fronte della riduzione dei rifiuti è previsto l’obbligo che l’intero servizio con posate, bicchieri e piatti sia costituito di stoviglie riutilizzabili per tutte le portate “oppure utilizzo piatti, bicchieri e posate (eventualmente anche contenitori per cibo da asporto) biodegradabili e compostabili certificati per ogni portata; acquisto di prodotti con minori imballaggi (es. prodotti alla spina) o con imballaggi differenziabili. Formazione, informazione e comunicazione; ed infine formazione del personale (addetti ai tavoli, alla ristorazione) e nomina di un referente per il progetto “Ecofeste Parma 2017” che curerà i rapporti con l’amministrazione Comunale”.

A questi obblighi se ne aggiungono altri “facoltativi” ma che fanno capire lo spirito alla base della creazione del marchio ossia quello della riduzione rifiuti. Infatti, solo per citarne qualcuno, troviamo: prevedere modalità di asporto del cibo avanzato da parte dei partecipanti medianti idonei contenitori dotati di chiusura; prevedere monoporzioni di cibo per i bambini; accordi con Associazioni di Volontariato per l’utilizzo degli eventuali avanzi di cibo; utilizzo di acqua pubblica dell’acquedotto, come bevanda ai tavoli, in contenitori a rendere e utilizzo di acqua gassata in bottiglie di vetro (vuoto a rendere); formazione, informazione, comunicazione attraverso iniziative di educazione ambientale o momenti di sensibilizzazione dedicati (seminari, convegni, ludoteche o laboratori sul riciclo ecc); fino ad attività di incentivazione alla mobilità sostenibile, come per esempio l’istituzione di un servizio navetta da luoghi raggiungibili con mezzi pubblici. Insomma il passo compiuto dalla città di Parma va nella direzione giusta, punta al massimizzazione del recupero dei materiali e contemporaneamente alla riduzione della produzione dei rifiuti, nell’ottica della strategia Rifiuti Zero.

Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata del Comune di Parma sulle “EcoFeste Parma 2017”.

Fonte: ecodallecitta.it

Caterina e il suo impegno per autoproduzione e rifiuti zero

“Sei anni fa avevo 16 anni, andavo a scuola, uscivo con gli amici, la mia vita finiva lì. La mia mente finiva lì. Facevo tutto ciò che le persone e la società mi dicevano di fare; non capivo davvero cosa stavo facendo e nemmeno sapevo cosa mi piaceva e cosa no: facevo quello che dovevo fare”. Caterina Parnici ci racconta le sue scelte.

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Caterina Parnici, 22 anni, triestina, viaggiatrice solitaria e attrice in una compagnia teatrale, ci racconta la sua storia di cambiamento verso una maggiore consapevolezza di se stessa e dell’ambiente intorno a lei che l’hanno portata a prendere una decisione importante: condurre una vita senza spreco a rifiuto quasi zero.
Qual è stata la scintilla che ha dato vita a questo grande progetto?
“Il mio interesse verso una vita senza sprechi è nato nel 2014, quando su YouTube ho iniziato a seguire i video di una conferenza americana chiamata Ted che presenta idee innovative in vari ambiti. Un video mi colpì molto: “Why I live a Zero Waste Life” (perché vivo una vita senza senza spreco). In questo intervento, la protagonista del video raccontava di come in tre anni fosse riuscita a ridurre la sua produzione di immondizia alla quantità contenuta in un solo barattolo di vetro. A dire il vero, la prima cosa che ho pensato è che stesse mentendo! Credevo fosse impossibile produrre così pochi rifiuti in tre anni, quando quella era la quantità che io producevo in neanche mezza giornata. Successivamente mia sorella mi regalò un libro intitolato “Zero Waste Lifestyle” e leggendolo mi sono accorta di come fosse assolutamente fattibile intraprendere un percorso di quel tipo, sfruttando il principio di riciclo e riutilizzo. Prima di leggere quel libro non mi ero mai veramente accorta di quanto alto fosse l’impatto ambientale causato dalla mia spazzatura. All’epoca avevo 20 anni ed ero appena tornata da un anno e mezzo vissuto a Londra, città dove il consumismo e l’acquisto compulsivo sono all’ordine del giorno. Non lo nascondo, per molti anni anche io ho fatto parte di questa categoria di persone. Lentamente qualcosa è cambiato nella mia mente ed ho iniziato a vedere le cose da un diverso punto di vista, con molta più consapevolezza rispetto a prima. Così è iniziato il mio percorso per diventare una consumatrice etica”.
Quali sono i motivi che più ti hanno convinto di questa scelta?
“Per cominciare, prendendo di riferimento l’anno 2015, vi basti sapere che già ad agosto avevamo esaurito le risorse della terra per quell’anno, quindi per i 4 mesi successivi abbiamo utilizzato le risorse che sarebbero dovute servire per il 2016. I dati sono impressionanti ed è l’ambiente a subirne le conseguenze, ma quello che non vogliamo non capire è che la Terra è una sola e non abbiamo un pianeta di riserva: ci stiamo lentamente uccidendo da soli e non ce ne stiamo accorgendo, o non diamo abbastanza importanza a questo fatto! Secondo alcuni studi in Italia la produzione di rifiuti al giorno è di 1,4 Kg pro capite: provate a moltiplicare quel numero per gli abitanti che ci sono nel nostro paese e il risultato è ciò che produciamo di immondizia, solamente in un giorno. Sono numeri che spaventano e dovrebbero allarmarci. Così ho deciso che dovevo mettermi in gioco per dare il mio contributo alla causa ed essere di esempio per gli altri”.
Da cosa sei partita per cambiare il tuo stile di vita?
“Inizialmente ho cominciato ad informarmi sull’argomento: la prima cosa da sviluppare è la consapevolezza, bisogna capire quanta spazzatura si produce e dove si può intervenire per ridurre i propri rifiuti. Bisogna fare qualcosa per migliorare la situazione e dobbiamo partire da noi stessi per poter trasmettere questo messaggio e quindi vedere un cambiamento più grande. Le piccole e facili cose con cui io ho iniziato possono essere fatte da chiunque. Il concetto è “un piccolo gesto per un grande cambiamento”. Detto così può sembrare difficile ed impegnativo, ma posso garantire che non lo è affatto: bisogna soltanto volerlo e tutto il resto viene da sé”.
Quali sono le strategie che hai attuato per diminuire il tuo impatto ambientale?
“Ci sono tante cose che si possono fare. Ad esempio, al posto dei fazzoletti di carta usa e getta, preferire quelli di stoffa che si possono lavare e riutilizzare e, oltretutto, anche il nostro naso ne trarrà beneficio in quanto si diminuiscono le irritazioni. Inoltre, comprare prodotti alimentari sfusi da porre nei propri contenitori di vetro, così da eliminare tutti gli inutili imballaggi di plastica o polistirolo.
Usare la coppetta mestruale o gli assorbenti lavabili, in modo da eliminare l’uso degli assorbenti usa e getta che inquinano veramente tanto perché non sono facilmente degradabili; oltre ad essere un cambiamento ecosostenibile, si risparmia davvero molto a livello economico! Utilizzare la borraccia di alluminio invece delle bottiglie di plastica che poi devono essere buttate e che non fanno neanche bene per la nostra salute. Quando finiamo un prodotto, al posto di andare al supermercato e comprarne un altro, imparare a farlo in casa (sapone, creme per il viso, prodotti detergenti ecc.). Per impacchettare i regali, al posto della carta, usare la stoffa: io spesso utilizzo delle bandane per capelli o dei fazzoletti per impacchettare il tutto, quindi l’involucro diventa un pezzo di regalo in più e la gente ne rimane felicemente sorpresa! Non buttare via la carta se può essere utilizzata dall’altro lato ancora bianco, per eventuali liste della spesa, liste di invitati, ecc.”.
Quali sono i vantaggi personali nell’intraprendere questo percorso?
“Attuando queste piccole soluzioni vedrete come inizierete a spendere molti meno soldi e ad avere cose più utili e fatte da voi. Inoltre è molto divertente escogitare mille modi per produrre meno scarti e creare oggetti riutilizzabili e originali. Questo aiuta a sviluppare la nostra creatività e fantasia: io per esempio ho riscoperto il cucito e quanto sia bello cucinare i biscotti per la colazione, invece che andarli a comprare pronti! Ho molto a cuore quest’argomento e spero che anche voi riusciate a capire quanto il nostro ecosistema sia prezioso e unico”.
Com’è stata presa questa tua iniziativa dalla tua famiglia e dai tuoi amici?
“All’inizio, quando ho parlato ai miei genitori di questa idea di ridurre gli scarti e usare meno imballaggi, ne erano contenti e mi supportavano. Siccome vivo ancora con loro, era fondamentale coinvolgerli in questo progetto. Con il tempo le cose sono cambiate e dopo l’entusiasmo iniziale hanno visto quanto fosse difficile riuscire a seguire i miei princìpi. Io cerco di non costringerli a vivere il mio stesso stile di vita però è difficile riuscire a portare avanti questo progetto se vivi con la tua famiglia e questa non ha a cuore la tua scelta quanto te. Ma io non demordo e cerco di crearmi uno spazio mio per le mie scelte. Ho provato a convertire a questo stile di vita anche i miei zii, andando a comprare loro il detersivo per lavastoviglie e lavatrice sfuso e cercando di convincerli a continuare a prenderlo così, riutilizzando lo stesso contenitore, ma è davvero difficile difficile senza una forte motivazione di base perché spesso sono molto stanchi e per comodità comprano addirittura le bottiglie di plastica di acqua naturale al supermercato. A volte i miei amici scherzano su queste mie scelte. Ad esempio poco tempo fa ho comprato degli spazzolini di bamboo su Internet e ho chiesto su Facebook chi volesse acquistarli con me in modo da dividere le spese di spedizione. Alcuni, entusiasti, hanno accettato, altri mi hanno chiesto per quale strano motivo avrebbero dovuto comparare uno spazzolino di bamboo… Ho spiegato le mie ragioni, ma è capitato di trovare gente che mi ha detto che quello che sto facendo è assolutamente inutile e stupido”.
Cosa vorresti fare ancora in un futuro per diminuire ulteriormente il tuo impatto ambientale?
“L’anno scorso ho vissuto per 4 mesi in Spagna, dove sono andata a lavorare come volontaria presso varie famiglie con diversi stili di vita, tra le quali una che abita in una casa autosufficiente e questo mi ha fatto capire che un domani vorrei averne una così anche io, sfruttando l’acqua piovana, l’energia ricavata da pannelli fotovoltaici, ecc. Per il momento, ho ancora molta strada da fare: devo migliorare diverse cose di cui non sono soddisfatta, ad esempio l’utilizzo dell’auto che uso per comodità e mancanza di tempo, ma già adesso sto cercando di utilizzare di più i mezzi pubblici e ultimamente la bici. Sono sicura che a piccoli passi riuscirò ad avere un grande risultato!”.
Fonte: ilcambiamento.it

Linda e Giovanni: “Ecco la nostra famiglia a rifiuti zero!”

Moglie, marito e tre figli: vivono a zero rifiuti. Non hanno auto, televisione e non comprano vestiti. “Abbiamo scelto di vivere in modo ecologico e di dedicare più tempo alle relazioni, all’autoproduzione, alla cura del sociale e al volontariato piuttosto che alla carriera. Alcuni ci criticano, ma noi siamo felici così”.

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Linda Maggiori ha 34 anni. Vive con suo marito, Giovanni Angeli, di 36 anni, e tre figli, di 8, 5 e 3 anni in un trilocale in affitto a Faenza. Lei, volontaria in varie associazioni, ha fondato un gruppo di auto aiuto sull’allattamento, segue la pannolinoteca comunale per il prestito dei pannolini lavabili, gestisce laboratori di educazione ambientale nelle scuole ed è autrice di due libri ecologici per ragazzi “Anita e Nico dal delta del Po alle Foreste Casentinesi” e “Salviamo il mare”. Il marito è educatore in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Insieme formano una famiglia che si definisce a “rifiuti zero”.

Perchè? Presto detto.

Perché fino a poco tempo fa, Giovanni ha lavorato come operaio in una cooperativa sociale impegnata nelle discariche e nella raccolta dei rifiuti: “Poi l’appalto della cooperativa è passato a una grande multinazionale – racconta Linda – e, anche se la nuova azienda lo avrebbe riassunto, mio marito non voleva accettare di lavorare per una multinazionale poco etica. Così si è trovato disoccupato. Per fortuna nella stessa cooperativa sociale c’era bisogno di un educatore. E lui, laureato in psicologia, non se lo è fatto ripetere due volte!”. Ma l’esperienza nella raccolta dei rifiuti ha lasciato il segno: “Quando mio marito lavorava nelle discariche ogni giorno tornava a casa raccontandomi di scenari deprimenti – spiega Linda – abbiamo cominciato così a impegnarci nei comitati locali contro gli inceneritori e le discariche e a lottare per una raccolta porta a porta. All’epoca stavamo meno attenti al nostro impatto ambientale, eravamo meno organizzati e andavamo sempre al supermercato per fare spesa. Potrei dire che spendevamo molti più soldi e più tempo. Ricordo che ogni volta era un incubo buttare via l’immondizia, con quel bidone che si riempiva così velocemente. Noi differenziavamo, ma gli imballaggi erano ugualmente tantissimi. Plastica, carta e anche indifferenziata. Quando andavo a fare la spesa al supermercato mi deprimevo, con quella lista lunghissima di cose da comprare…”.
Poi un giorno, circa un anno fa, ecco la lampadina accendersi: “Se davvero vogliamo vivere in modo ecologico dobbiamo essere più coerenti anche nel campo rifiuti – si è detta Linda – è giunto il momento di mettersi alla prova!”. Con un monitoraggio attento dei rifiuti e una tabella in cui segnare chilogrammi e materiale di scarto Linda ha iniziato un attento monitoraggio dei rifiuti. “Mio marito all’inizio era piuttosto scettico anche perché io sono disorganizzata, casinista e impulsiva, insomma un mix catastrofico e per nulla promettente!” sorride Linda. “Infatti all’inizio è stata davvero dura – ammette – ma poi anche mio marito si è ricreduto! E ora dopo un anno, abbiamo ridotto drasticamente tutti i nostri rifiuti e abbiamo imparato a organizzarci, a recuperare, riusare, a  fare tante cose in casa, abbiamo risparmiato tanti soldi e il bidone della spazzatura non si riempie quasi mai, è una vera liberazione! Ormai buttiamo i rifiuti solo una volta ogni 2 mesi. Quindi davvero un impegno minimo”. Dopo un anno a casa di Linda l’ammontare dell’indifferenziata arriva a 0,6 kg annui a testa, contro una media cittadina di 160 kg. Numeri non da poco, “ma alla portata di tutti”, afferma lei. E per chi pensa sia impossibile, tutto è documentato sul loro blog:www.famiglie-rifiutizero.blogspot.it
“Quando tornare all’essenzialità non è una rinuncia ma una scelta consapevole e motivata si riacquista il proprio, una grande energia vitale e si istaurano rapporti più ricchi e vissuti – continua Linda – Tanta gente è presa dal circolo vizioso sempre più lavoro, sempre più bisogni, sempre meno tempo, sempre più consumo. Noi riusciamo a vivere con uno stipendio da educatore, ma non dobbiamo mantenerci l’auto, facciamo a meno di tanti prodotti (ce li autoproduciamo), non andiamo in palestra (andiamo sempre in bici o a piedi), i nostri figli non fanno mille attività e non facciamo costose vacanze. La gente pensa “che vitaccia” e invece il tempo passato coi nostri figli, giocando al parco o andando con loro in bici, è impagabile”.

Sì, perché Linda e Giovanni non solo vivono a rifiuti zero, ma anche a emissioni zero! “La rinuncia all’auto è stata una scelta dapprima forzata, poi sempre più motivata e consapevole – racconta Linda – cinque anni fa un’auto ha invaso la nostra carreggiata e ci è venuto addosso distruggendoci la macchina. Guidavo io, i bambini erano dietro, ben legati. Per fortuna ci siamo salvati tutti, ma da allora non ho più voluto guidare. Tutti cercavano di convincermi, ma io dicevo: ma se non mi serve perché devo usarla? Vivo in centro, vado ovunque in bici, piedi, treno, bus e se proprio serve, in rari casi, chiedo passaggi. Tra l’altro tutti dovremmo imparare a vivere con meno auto. In Italia ce ne sono più di una ogni 2 persone! – afferma – Anche mio marito non amava troppo l’auto. Abbiamo provato ad aspettare a ricomprarcela. Col passare del tempo abbiamo sempre più approfondito le ragioni per non avere l’auto, abbiamo conosciuto altre famiglie che non l’avevano, creato una rete. Da allora non l’abbiamo più ricomprata”.

Ma come si svolgono le giornate di una famiglia a impatto zero?

“Io e mio marito di solito ci alziamo all’alba per leggere, scrivere o meditare. I bambini si alzano alle sette, facciamo colazione con i biscotti, con il kefir, cereali, pane e crema spalmabile, o marmellata, tutti fatti in casa. Poi portiamo i bimbi a scuola in bici. Se serve facciamo compere al mercato portandoci sempre dietro sporte e contenitori da casa. Il più delle volte acquistiamo tramite gruppo d’acquisto solidale o nei piccoli negozi in città, che vendono sfuso o equosolidale. Mio marito va al lavoro in bici (lavora a 10 km in collina). Prima di pranzo andiamo a prendere i bambini a scuola. Se è bello facciamo un picnic al parco e restiamo là a giocare fino al pomeriggio. Poi si fanno i compiti, si prepara la cena e finito di mangiare si legge o si gioca insieme. Non abbiamo la televisione!”. nutella

Niente televisione e niente vestiti! “Non li compriamo quasi mai… ce ne sono così tanti da passarsi tra familiari, amici e conoscenti! – afferma Linda – A volte mia mamma ci regala scarpe ecologiche comprate nelle fabbriche marchigiane”. Insomma in cinque con un solo stipendio si vive bene comunque… “Certo! Ci bastano 300 euro al mese per gli alimenti, 450 euro per l’affitto, e altre 100/200 euro per tutto il resto. Se penso che in media una famiglia italiana spende più di 2000 euro al mese…”.

A chi dice che non avrebbe mai il tempo cosa rispondete? “Che anche noi con 3 figli, un lavoro, tanto volontariato e impegno sociale non abbiamo certo tempo da perdere! Spesso è solo una questione di organizzazione e abitudine. Ognuno fa quel che può, magari iniziando con piccoli passi. Sicuramente bisogna anche darsi delle priorità. Noi abbiamo scelto di dedicare più tempo all’autoproduzione, alla cura sociale e al volontariato piuttosto che alla carriera. Alcuni ci criticano, ma noi siamo felici così”.

E vedendoli è difficile pensare il contrario: sereni, sorridenti, tranquilli… come se non gli mancasse nulla! “Questo stile di vita ci ha permesso di guadagnare molto… nelle relazioni con i nostri figli, con la natura, con gli altri, con i bambini in difficoltà. Nanni Salio, del centro Studi Sereno Regis diceva: ‘Troppe automobili, troppo cemento, troppe case, troppi rifiuti, troppo cibo, troppi prodotti usa e getta non creano un mondo migliore, ma ci impediscono di avere relazioni più armoniose e distese tra noi e con gli altri esseri viventi’. Invece di arricchirci ci impoveriscono. Ecco allora la scelta della semplicità volontaria. E anche se come tutte le famiglie abbiamo i nostri momenti di stanchezza, conflitto e crisi di base abbiamo quella consapevolezza dell’immenso miracolo che ci è capitato e che ci circonda, che dobbiamo tutelare. Una volta mio figlio mi ha detto ‘che bello non avere l’auto, così possiamo sempre sentire il vento in faccia!’ Per ora questo mi basta”.

Link:

https://www.facebook.com/groups/famiglierifiutizero/

www.famiglie-rifiutizero.blogspot.itrifiutizero1

Fonte: ilcambiamento.it

Plastica, quale futuro? Intervista a Giorgio Quagliuolo

Intervista a Giorgio Quagliuolo, Presidente di Corepla sullo smaltimento della plastica: obiettivo 2020, rifiuti zeroSONY DSC

A margine del convegno organizzato da Corepla e Legambiente sul riciclo della plastica, questa mattina a Roma, abbiamo intervistato il Presidente di Corepla Giorgio Quagliuolo: una vita spesa a maneggiare materie plastiche, un “amore”, come lui stesso ha rivelato, per questo materiale che si tramuta nell’impegno di una vita, prima come imprenditore ed oggi proprio come presidente Corepla.

“Partiamo dal presupposto che sono un imprenditore che lavora nel settore della plastica, ho fatto anche il metalmeccanico e sono presidente di Corepla, che si occupa del riciclo di imballaggi in plastica, sono il Presidente di Unionplast, associazione di Confindustria che raccoglie i produttori e trasformatori di materie plastiche: è chiaro che la plastica è centrale nella mia esistenza. E’ veramente un materiale che amo. E’ chiaro che la plastica ha delle criticità, siamo ben consapevoli di questo, che cerchiamo di risolvere mettendo in atto quelle azioni che ci consentono le tecnologie disponibili, cercando di modificare ed implementare l’impianto normativo in modo da consentirci di dare sostenibilità sia ambientale che economica al materiale che amiamo.”

Con il convegno di oggi mi sembra che su questo abbiate ricevuto un importante appoggio da Legambiente, quindi da una parte dell’ambientalismo associazionista militante. Una novità per un imprenditore di un settore che spesso ha trovato un avversario nella realtà dell’ambientalismo.

“Con Legambiente ci sono state nel passato parecchie incomprensioni, un passato che non è stato sicuramente improntato da rapporti di grande cordialità. Nonostante questo l’evento di oggi lo abbiamo fortemente voluto, fortemente cercato: è stato il mio personale ‘pallino’, è un anno che ci lavoriamo e penso che sia stato un discreto successo. Almeno, io sono soddisfatto di come sono andate le cose: ritengo molto importante che ci sia quantomeno un confronto sereno, pacato e cordiale con il movimento ambientalista e penso che oggi questo sia emerso in maniera chiara.”

Quali sono i vostri obiettivi industriali? Nel corso del convegno si è puntato molto sulla“riconversione energetica” e meno sul riciclo e sul riuso. Ho forse mal interpretato?

“Ha parzialmente ben interpretato. Per noi la riconversione energetica è indispensabile fin dove non si riesce a trovare una soluzione tecnologica che porti al riciclo. Oggi quasi la metà delle plastiche non è riciclabile, è inutile che ci stiamo a raccontare delle storielle. […] Possiamo intervenire in due modi: o mettiamo in atto degli incentivi o dei sistemi punitivi per cui si obbliga gli utilizzatori a richiedere imballaggi riciclabili, e questo potrebbe essere una soluzione (però vorrebbe dire una regolamentazione del mercato difficile da applicare in un paese liberale come l’Italia) oppure troviamo delle forme di gestione dei rifiuti differenti da quelle che esistono oggi. Dobbiamo dare sostenibilità sia economica che ambientale a quello che oggi non è riciclabile: mi domando quanto sia vantaggioso a livello ambientale raccogliere, selezionare e poi mandare a bruciare delle plastiche che non sono riciclabili. Queste operazioni comportano movimento di mezzi, di attrezzature, di macchinari, tutta roba che consuma energia, che brucia petrolio, che crea danno ambientale. E, alla fine, la plastica finisce comunque bruciata. Allora: non vale forse la pena termovalorizzare da subito quello che oggi non è riciclabile liberando risorse che possono essere destinate ad aumentare la raccolta differenziata e a fare ricerca per rendere riciclabile quello che oggi non lo è?

Quale è il vostro obiettivo?

“L’obiettivo finale è riciclare tutto, questo è indiscutibile e vorrei che fosse chiaro. Nel percorso per arrivare a questo dobbiamo gestire in maniera differente le materie che oggi non sono riciclabili, liberando risorse per poter rendere sostenibile ciò che facciamo e fare ricerca.”

Su questi temi, da parte della politica avete avuto un orecchio attento?

“Ni. Qualche orecchio è attento, qualche orecchio fa finta di essere attento e qualche orecchio proprio ha l’otite.”

Fonte: ecoblog.it

Al via iter legislativo dalla proposta di legge di iniziativa popolare “Rifiuti zero”

È iniziata il 28 gennaio presso l’VIII Commissione Ambiente della Camera la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare “Rifiuti Zero: per una vera società sostenibile” (AC 1647). Lo annuncia Ermete Realacci381736

“È iniziata oggi (giovedì 29 gennaio) alla VIII Commissione Ambiente della Camera la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero: per una vera società sostenibile’ (AC 1647)”. L’annuncio arriva da Ermete Realacci, presidente della commissione, a poca distanza dalla pubblicazione on line dell’analisi della norma svolta dal Servizio Studi della Camera. “L’approdo di questo testo nel dibattito parlamentare – prosegue Realacci – è un fatto importante e rappresenta un impegno mantenuto con il comitato promotore, composto da circa duecentocinquanta associazioni, e con gli oltre80 mila italiani che lo hanno sottoscritto. La proposta di legge 1647 è figlia anche della diffusione nel Paese di esperienze pilota e buone pratiche, come quelle delle 1.328 amministrazioni che differenziano oltre il 65% dei rifiuti.
Non a caso – aggiunge il presidente della Commissione Ambiente – ho designato come relatore il collega De Menech, ex sindaco di Ponte nelle Alpi (Bl), comune che ha vinto diverse volte l’Oscar dei Comuni Ricicloni di Legambiente. Ora lavoreremo per capire quali parti di questa proposta possano essere tradotte in norme effettivamente operative”.

Iter legge rifiuti zero [0,28 MB]

Fonte: ecodallecitta.it

Lauren Singer, la ragazza che non produce rifiuti

Ventiquattro anni, americana di New York, due anni fa ha deciso di aprire il blog Trash is for Tossers, dove documenta la sua vita a rifiuti zero. «Amare la natura e studiare scienze ambientali non significa vivere nel rispetto dell’ambiente. Ora che ho questa vita sono incredibilmente felice», spiega nell’intervista al nostro giornale.

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«Ci sono due semplici misure da adottare per ridurre i rifiuti: la prima è la valutazione, ovvero osservare la propria vita quotidiana; la seconda è la transizione, cioè ridimensionare e smaltire le cose inutili». Ad avere le idee molto chiare è Lauren Singer, ventiquattrenne di New York, che ha deciso, da poco più di due anni, di vivere una vita senza produrre rifiuti, documentando il tutto sul suo blog Trash is for Tossers. Noi l’abbiamo intervistata.
Salve Lauren, quando ha deciso di fare questa scelta? E perché? «E’ stato circa due anni fa, quando studiavo a New York. Sono sempre stata appassionata di ambiente e sostenibilità e così decisi di iscrivermi alla Facoltà di Studi Ambientali. Una mia compagna di corso era solita sprecare enormi quantità di plastica ogni sera per prepararsi la cena e tutto poi finiva inevitabilmente nell’immondizia. Vedere questo spreco, giorno dopo giorno, cominciò a provocarmi un gran disagio. Un giorno tornai a casa dall’università molto turbata dopo aver di nuovo assistito allo spreco di tutta quella plastica che veniva gettata nell’immondizia. Al momento di prepararmi la cena, aprii il frigorifero e fui sconvolta dal rendermi conto che tutto ciò che era in esso contenuto era confezionato nella plastica! Ero pessima quanto lei che ne sprecava tonnellate. Così presi la decisione: da quel momento in poi avrei smesso di usarla perchè mi dava fastidio vedere la gente farlo. Non utilizzare plastica significava imparare a confezionare da sola quello di cui facevo uso quotidiano. Significava anche dover fare tante ricerche. Dovevo apprendere come autoprodurre tutto ciò che altrimenti avrei dovuto acquistare in plastica, come dentifricio, prodotti di igiene e di bellezza. Navigando in internet alla ricerca di tutorial utili al mio proposito, mi sono imbattuta in “Zero Waste Home”, un blog creato da una donna californiana madre di due bambini. Lei riusciva a vivere senza produrre rifiuti con una famiglia di quattro persone! Fui molto colpita e ispirata da quella famiglia:  se ci riuscivano loro, che erano in  quattro, non potevo non riuscirci io. Sarebbe stata un’avventura incredibile e uno stile di vita che condividevo appieno. Ma amare la natura e studiare scienze ambientali non significava necessariamente vivere nel rispetto dell’ambiente. Ora, che ho una “vita a spreco zero”, vivo nel modo che si allinea alla mia visione del mondo. E questa cosa mi rende incredibilmente felice».

Perché il nome “Trash is for tossers”? La traduzione nella nostra lingua è forte: “la spazzatura è da idioti”, senza usare parolacce… «Per il mio blog ero indecisa fra tanti nomi ma nessuno mi convinceva. Poi un giorno, mentre guardavo la tv, ho sentito una ragazza inglese dire “Tossers” ed ho avuto l’illuminazione. All’inizio avevo pensato a “Waste is for Tossers”, ma, poiché amo i giochi di parole e le allitterazioni, ho scelto “Trash is for Tossers”».
Quali sono le difficoltà che ha incontrato all’inizio? E quelle che ancora incontra tutt’oggi?«All’inizio è stato arduo capire come realizzare tutti i prodotti di cui avevo bisogno. Non esistevano fonti a cui attingere per trovare ricette che facessero al caso mio. Dopo varie ricerche, prove ed errori ho raggiunto risultati ottimali. Una volta trovate le formule giuste, il resto è stato davvero semplice».

Sul suo blog ha pubblicato una fotografia che rappresenta quattro mesi di spazzatura in un solo barattolo. Come è riuscita a produrre così poco? Com’è possibile? Per esempio, il cibo e i vestiti sono beni necessari per le persone…
«Ho raggiunto il mio obiettivo di vita a spreco zero identificando quale esso fosse e poi cercando di capire il modo per ridurlo. Comprare cibo senza imballaggi e in grandi quantitativi mi ha aiutata a ridurre sensibilmente i miei sprechi, come ricomporre gli scarti del cibo anziché gettarli via. Non compro abiti nuovi ma solo usati, se proprio non posso farne a meno. Mi faccio bastare un guardaroba essenziale».

La sua famiglia e i suoi amici cosa pensano del suo stile di vita? «Loro sono forti sostenitori del mio stile di vita. A loro piace la passione che metto nel seguirlo. Non li avevo mai visti adottare i piccoli accorgimenti che uso io nella loro vita quotidiana. Ad esempio, i miei amici usano buste riciclabili per fare acquisti all’ingrosso o portano in giro barattoli di vetro da riempire in giro. Anche mio padre mi ha detto di aver ridotto la quantità di rifiuti che produceva. Questo mi rende molto felice perché non ho mai detto a nessuno di vivere a modo mio; io seguo il mio stile di vita e se qualcuno ha domande da pormi al riguardo, rispondo senza problemi. Così chi mi sta intorno ha deciso di diminuire l’impatto sull’ambiente di propria iniziativa e questo significa davvero molto».

Sul suo blog sono in vendita dei prodotti a rifiuti zero, creati proprio da lei. Per fare questo, ha aperto un’azienda. Di cosa si tratta? «Oramai sono anni che mi fabbrico le cose da sola. Tanta gente mi chiede dove poter acquistare cose simili a quelle che io mi confeziono da sola, perché non ha il tempo per farsele. Non mi sono mai sentita di raccomandare qualcosa che fosse disponibile nei negozi, oltre ai prodotti per pulire, perché non mi sono mai fidata delle materie spacciate per “ecocompatibili” dalle aziende. Questo mi ha dato una grande spinta motivazionale per fondare la mia società “The Simply Co.”, che produce prodotti detergenti sostenibili ed organici davvero semplici, efficaci, e che ho fatto per anni. Sono completamente vegetali e contengono soltanto gli ingredienti di eccellente qualità. Il nostro primo articolo è un detergente fatto di tre ingredienti, sicuro per il corpo, per la casa e l’ambiente e non vediamo l’ora di espandere la nostra linea di prodotti».

Leggi l’intervista in lingua inglese

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Two Years of Trash

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Fonte: ilcambiamento.it

Rifiuti zero per due anni: la ricetta di Laurent Singer

Lauren Singer è una ragazza che abita a New York e che in due anni non ha prodotto rifiuti. Scopriamo come ha fatto. Lauren Singer ha 23 anni e vive a New York. Ha una laurea in Scienze ambientali e mette in pratica il suo rispetto per l’ambiente evitando di produrre rifiuti. Zero waste, dunque non è una filosofia ma una vera e propria pratica che consente a tutti di agire in prima persona scegliendo di non produrre rifiuti. Ma come si fa? E poi a New York patria del consumismo spinto? Lauren nel suo sito Trash is for tossers spiega dettagliatamente come sia riuscita nei primi 4 mesi a generare i rifiuti che vedete nel vasetto accanto, ma che poi saprà pure come riciclare, anche se non vi svelo la sorpresa.fourmonthsoftrash-300x170

Per eliminare ogni sorta di spazzatura ha iniziato a usare oggetti durevoli in casa eliminando la plastica che ha sostituito con il vetro ma intervenendo anche con i detersivi e passando all’auto produzione. Per magia sono sparti i rifiuti dalla sua casa. Una soluzione molto interessante l’ha trovata per gli spazzolini da denti: ne ha scelti in bambù e setole riciclabili e dunque destinati alla compostiera. Molto utile la pagina in cui mostra le alternative scelte per evitare di produrre rifiuti: noterete che non si è privata, ad esempio, dei dischetti per pulire la pelle, scegliendo i prodotti riciclati e riciclabili; oppure non ha rinunciato agli anticoncezionali scegliendo per sé e il partner condom in lattice naturale certificati vegan. Quando fa a fare la spesa, è vegetariana e compra solo prodotti locali e bio, porta con sè dei contenitori di vetro che riempie dei prodotti sfusi che le occorrono come il muesli, ad esempio e dunque così elimina l’acquisto del packaging da gettare poi via; per gli ordini al ristorante take away telefona prima chiedendo se accettano che il cliente gli fornisca i propri contenitori; anche per il make up a cui non rinuncia sceglie prodotti di aziende che producono con materie prime certificate biologiche e packaging riciclabile. Questo stile di vita non le impedisce nulla: riesce, organizzandosi a partecipare a cene con le amiche, a ricevere in casa o a andare al cinema e al ristorante. Anzi Lauren da questa esperienza ha ricavato anche un progetto che sta mettendo in piedi grazie all’aiuto dei suoi fans: ovvero raccogliere 10 mila dollari per iniziare a produrre un detersivo naturale per lavatrice da distribuire a New York.spesa-zero-waste-620x350

Foto | Trash is for tossers

Fonte: ecoblog.it

Rifiuti zero, vuoti a rendere in futuro anche per le plastiche: ma come, prima trivelliamo e poi ricicliamo?

Vuoti a rendere: la proposta di Legge presentata dal Movimento 5 Stelle e sostenuta dal Pd viene approvata nel collegato ambiente. Il Collegato ambiente (un corpus di proposte di leggi green) è stato approvato qualche giorno fa e nell’hangout nel video in alto ne discuto con Stefano Vignaroli, cittadino portavoce per il Movimento 5 Stelle nonché l’autore della proposta di legge per la re-introduzione del sistema di restituzione cauzionale,vuoti a rendere, non solo per vetro ma anche per le plastiche. E ciò per favorire quel ciclo virtuoso dei rifiuti zero. In origine la proposta di legge prevedeva che si costituisse una vera e propria filiera del riuso degli imballaggi in vetro e plastica: ossia grazie alla cauzione si recuperavano i contenitori che non sarebbero stati trattati come rifiuti ma come imballaggi da recuperare, sterilizzare e reimmettere nella produzione. Ma come ci ha spiegato Stefano Vignaroli, era probabilmente una proposta troppo rivoluzionaria e fastidiosa per le lobby della plastica. Dunque dopo una serie di discussioni e emendamenti si è arrivati a ottenere una legge che proponesse una sperimentazione temporanea e rivolta a imballaggi di vetro inclusi anche birra e acqua minerale da estendere poi alle plastiche.grafica-vuoto-a-rendere-emendamenti3-620x330

Dice Vignaroli:

Il lavoro uscito dalla Commissione era ancora, a nostro avviso, insufficiente. Limitare ulteriormente il vuoto a rendere solo agli imballaggi in vetro era discriminatorio per i produttori del vetro e lasciava facile scappatoia agli esercenti di eludere alla sperimentazione permettendo loro di servire birra e acqua in materiali diversi. Serviva maggiore coraggio, come ho denunciato in aula giorni fa oltre che spiegare i problemi del mondo del riciclo. Alla fine in aula, siamo riusciti a farci votare i miei due nuovi emendamenti che estendono il vuoto a rendere anche agli altri materiali con i quali si servono acqua e birra e che aprono la strada a successive sperimentazioni degli altri liquidi serviti (detersivi per esempio), siamo riusciti ad ottenere il massimo.

Ma prima di giungere alla sperimentazione, la legge deve passare al Senato e quando (e se) approvata passerà al Ministero dell’Ambiente che avrà sei mesi di tempo per stilare le linee guida di indirizzo per profilare i criteri con cui la sperimentazione del vuoto a rendere dovrà essere organizzata. Una riflessione alla fine dell’incontro (volante) emerge a proposito della doppia linea che sta seguendo l’Italia nelle sue politiche ambientali: da un lato nel decreto Sblocca Italia si avanzano una serie di interventi che favoriscono le trivellazioni e le cementificazioni, dall’altro nel Collegato ambientale si mettono in campo risorse e soluzioni che vanno in direzione opposta.

Ma appunto come sottolineava lo stesso Vignaroli:

Siamo alla schizzofrenia politica.

Foto | Stefano Vignaroli

Fonte: ecoblog.it

Rifiuti Zero. Parte da Milano l’iniziativa del movimento Zero Waste

Parte da Milano con destinazione finale Capannori (Lu) il “Giro d’Italia” del movimento Rifiuti Zero. Un tour in bicicletta, condotto da Danilo Boni, per consegnare le nomination a 19 aziende e start-­up distintesi nei processi di “produzione pulita”. L’adesione all’iniziativa di Paul Connett, Rossano Ercolini ed Enzo Favoino379287

E’ partita oggi 27 maggio da Milano, dopo un incontro a Cascina Cuccagna, l’iniziativa in bicicletta di Zero Waste Italy, in collaborazione con il Comune di Capannori (LU), il Centro di Ricerca Rifiuti Zero e numerosi comitati e associazioni Rifiuti Zero presenti in tutta Italia.  All’incontro in Cascina Cuccagna hanno partecipato importanti sostenitori del movimento Zero Waste, fra cui Paul Connett, promotore nel mondo della strategia Rifiuti Zero, Rossano Ercolini, vincitore del Environmental Goldman Prize 2013, presidente di Zero Waste Europe, autore di “Non bruciamo il futuro” ed Enzo Favoino, ricercatore presso la Scuola Agraria del Parco di Monza e coordinatore del Comitato Scientifico di Zero Waste Europe.  Alle ore 15, da Piazza della Scala, la partenza del giro, capeggiata dal biker Danilo Boni, in sella alla bicicletta elettrica Frisbee, fornita da TC Mobility sponsor ufficiale del giro. Milano quindi la prima tappa dell’iniziativa, dove Boni consegnerà la nomination a due delle 19 imprese selezionate. L’iniziativa arriverà poi alle 18.30 a Busto Arsizio, per un altro incontro con Paul Connett ed Enzo Favonio, seguito da una biciclettata lungo il tragitto dalla Villa Tovaglieri fino alla sede dell’inceneritore Accam.  “Più del 70% del problema dei rifiuti può essere risolto dai cittadini con la raccolta differenziata porta a porta. Ma la restante percentuale riguarda un errore di progettazione che sta a monte e che deve essere risolto insieme alle imprese” ha spiegato Rossano Ercolini. Le successive tappe del giro saranno, nell’ordine, le seguenti: Bolzano (31 maggio), Este – PD (2-­3 giugno), Marzabotto – BO (4-5 giugno), Firenze (6-­7 giugno), Greve in Chianti-­FI (8 giugno), Montefiascone-­VT (10 giugno), Roma (12-­13 giugno), Napoli (15 giugno), Sorrento-­NA (16-­17 giugno), Capannori-­LU (20-­21-­22 giugno).

Per aggiornamenti sull’iniziativa: Zero Waste Italy.

 

Fonte: ecodallecittà.it