SS. Trinità, in zona Sarpi a Milano la Parrocchia a Impatto Zero

 

“Quartieri Ricicloni” a Milano. In via Giusti 25 una parrocchia ad alta sostenibilità ambientale dove Don Mario ha voluto pannelli solari, pompa di calore, luci a led e cemento catalitico. E che raccoglieva 2 tonn l’anno di lattine

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I giornali ne hanno parlato già 5 anni fa, quando don Mario Longo convinse i suoi parrocchiani a fare uno sforzo particolare per dotare la parrocchia SS. Trinità di pannelli solari sul tetto della chiesa e del sagrato (vedi foto di Google Map dall’alto). Dal mese di giugno 2011, infatti, ci sono 360 pannelli fotovoltaici che producono circa 85.000 Kilowattore in un anno, più o meno l’equivalente del consumo di energia elettrica dell’intera parrocchia. “Un investimento – si disse allora – non dettato solamente da motivazioni economiche, ma soprattutto e quasi esclusivamente dall’impegno nel rispetto dell’ambiente e del Creato e nell’intento di dare un segno concreto a tutta la comunità”.
“Siamo molto contenti”, racconta oggi don Mario, “del resto l’ha detto anche il Papa che l’attenzione all’ambiente è l’ottava opera di misericordia della nostra epoca”. La cura della casa comune: il nostro pianeta Terra che grida e che ha bisogno di un radicale cambiamento di rotta, prima che sia troppo tardi.
I pannelli solari non sono l’unica scelta sostenibile riguardo l’ambiente fatta dalla parrocchia SS. Trinità di via Giusti 25. Don Mario ha voluto anche pavimentare l’oratorio con il cemento catalitico, quel materiale all’avanguardia che permette l’abbattimento degli inquinanti dell’aria.

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Poi sono venute le luci a led: “Le abbiamo messe in tutta la Parrocchia, è stato un bell’investimento all’inizio, ma poi abbiamo dimezzato i costi dei consumi e probabilmente ne beneficerà di più il Parroco che arriverà dopo di me. Ma va bene lo stesso …..”.

Anche l’impianto a pompa di calore è una conquista ambientale voluta da Don Mario in Parrocchia: tutti i locali comuni sono stati collegati e che ora si sta ultimando con gli spazi-abitazione. Le pompe di calore, in grado di trasferire l’energia presente in natura all’interno degli ambienti, scaldandoli quando è freddo e raffrescandoli quando è caldo, permettono di limitare fortemente le emissioni di CO2 e coprono mediamente il 75% del fabbisogno energetico.
“Riguardo i rifiuti e la raccolta differenziata c’è poco da dire”, aggiunge Don Mario, “facciamo bene quello che ci chiedono di fare il Comune e l’Amsa”. Anche se fino a qualche tempo fa si faceva la raccolta differenziata autonoma delle lattine di alluminio, che poi si vendevano ad un rottamaio fuori città. “Siamo arrivati a raccogliere 2 tonnellate di lattine l’anno, ma poi i passaggi burocratici per continuare a darle ad un riciclatore autonomo sono diventati eccessivi, ora non lo facciamo più”. Ma in Oratorio si raccolgono ancora i tappi delle bottiglie per un’organizzazione umanitaria.
E’ il contrasto alle emissioni di CO2 è il vero pallino di don Mario. “In ogni angolo dell’oratorio in cui si poteva abbiamo messo spazi verdi e piantato alberi, anche da frutto. Verde che contribuisce a catturare la CO2”.

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Fonte: http://www.ecodallecitta.it/notizie/386520

Una food forest di nome Atlantis

Una Food Forest di nome Atlantis e, al suo interno, un santuario di farfalle Monarca. Li ha creati Helder Valente, esperto di permacutura, alle Canarie. E spiega: “Mentre sviluppavo giorno per giorno la mia visione, ho capito che la mia vera missione non era dimostrare come funziona la permacultura ma aiutare l’uomo nella connessione con se stesso e con gli altri”

img_0845Helder Valente è nato in Portogallo e dopo aver sviluppato progetti permaculturali in diversi paesi del mondo e soprattutto in Sudamerica dove viene a contatto con le culture indigene locali, si ferma alle Canarie, un luogo dove coesistono 20 climi differenti e dove arrivano 10 milioni di visitatori l’anno che creano problemi ecologici non indifferenti. Lì decide di creare una Food Forest di nome Atlantis e, al suo interno, un santuario di farfalle Monarca. “Mentre sviluppavo giorno per giorno la mia visione, ho capito che la mia vera missione non era dimostrare come funziona la permacultura ma aiutare l’uomo nella connessione con se stesso e con gli altri”.
“In manu (eius) est potestas et imperium”. Sullo schermo della sala conferenze in cui ci accoglie Helder Valente, campeggia questa frase che, dice, gli ha cambiato letteralmente la vita. La frase, in realtà, è contenuta nel Libro delle Cronache del profeta Malachia e si riferisce alla potenza del Signore ma mi piace molto l’interpretazione che ne dà questo permacultore espertissimo e appassionato che da anni è impegnato in prima persona e in diversi paesi (dal Sudamerica alle Canarie) a diffondere il pensiero e la pratica permaculturale. Nell’interpretazione che il potere sia nelle nostre mani possiamo pensare che l’uomo possa davvero recuperare una relazione diversa con la terra che abita e con i suoi simili per una nuova civiltà di rispetto e di armonia con l’ambiente che lo circonda. Si tratta di un messaggio preciso e per tutti: per chi pensa che l’uomo non sia ormai più in grado di tornare indietro o che non abbia abbastanza forza o potere per cambiare le cose.
Helder ha presentato un vero e proprio racconto fotografico su Atlantis, il progetto nato su una Food Forest antica preesistente che è stata recuperata e sviluppata nell’area più verde delle Isole. Le immagini hanno documentato un lavoro fatto insieme ai suoi studenti e alle persone che ci hanno creduto e che lo hanno aiutato. Il risultato è una terra ricchissima e produttiva dove crescono alberi, frutti e ortaggi di ogni tipo: dai castagni ai banani, dagli avocado alle innumerevoli varietà di fichi e di mele, dalle piante di cacao, ai cavolfiori e agli ibiscus e poi pesche, patate, lime, funghi e noci di Macadamia. Il problema, semmai, è la sovrapproduzione. Così i prodotti in eccedenza vengono trasformati in liquori, fermentati e marmellate.
Sono arrivate le farfalle Monarca e si è creato un vero e proprio santuario naturale spontaneamente scelto da questi animali.
Tornare alla terra e tornare alla natura, agli animali, all’aria pulita, alla campagna lontana dalle città sempre più contrarie e inospitali per gli esseri umani, significa spesso la ricerca del rifugio, dell’allontanamento volontario non solo da un ambiente fisico innaturale ma anche dalle profonde difficoltà relazionali con le quali tutti, chi più chi meno, dobbiamo fare quotidianamente i conti. Riavvicinarsi alla terra – dice Valente – deve significare un ritorno anche alle persone e imparare a creare pazientemente nuove e sane relazioni che, insieme al contatto diretto con la natura sono l’elemento base del benessere di tutti. Il paradiso, in sostanza, dice Valente, deve essere condiviso per sentirci felici e una delle cose più importanti è proprio mettersi insieme, rendere felici le persone accanto a noi e fare comunità. Dobbiamo trovare l’ispirazione nella natura e negli altri.
Per spiegarci meglio il suo lavoro, Helder ci racconta che un giorno la sua vicina di casa che vive vendendo i prodotti del suo orto e le uova, trova le sue galline uccise dai cani lasciati liberi dai cacciatori. Pensando di difendersi, mette il veleno intorno alla sua proprietà. Qualche giorno dopo il cane di Helder muore per aver mangiato una polpetta avvelenata. Il racconto è emozionante perché, ci spiega: “Sebbene addoloratissimo decisi che il problema non era la mia vicina né i cacciatori. Non lo erano neppure i produttori di veleno. La cosa più giusta che potessi fare era continuare a credere nel mio lavoro e portarlo avanti. Dovevo continuare ad aiutare le persone a riconnettersi con la terra”.
Gli obiettivi e le sfide di Atlantis sono stati molti e importantissimi: fare comunità, progettare in permacultura, rendere il santuario delle farfalle Monarca un luogo speciale, usare solo materiali locali e a basso costo, costruire compost toilets, sviluppare attività come il bird watching, condividere le informazioni con i locali e fare tesoro delle loro conoscenze, prevedere spazi per la cura della spiritualità (nelle Cuevas naturali gli studenti e i volontari presenti ad Atlantis vanno a meditare) perché la città richiede un’attività mentale veloce e non è possibile pensare, meditare, trovare il contatto con se stessi. L’insegnamento, inoltre, è che non siamo più capaci di capire un ecosistema complesso ma solo una monocoltura mentre la natura può darci comunque sostentamento e profitto per stare bene, rispettandola.
Tra le sfide future c’è quella di integrare nella comunità locale tutti i livelli sociali e tutte le età oltre agli animali. La sfida più grande, però, è quella di creare una Food Forest nella parte più arida dell’isola per farla rigenerare. Atlantis è stata un laboratorio e adesso – continua Helder – sappiamo che cosa possiamo fare. E’ così che si può cambiare il mondo.
Fonte: ilcambiamento.it

Fughe delle piastrelle annerite? Ecco come pulirle naturalmente

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La cura della casa? Meglio se fatta utilizzando prodotti naturali. Adoperare ingredienti naturali per la pulizia della nostra casa non è solo una scelta sostenibile, fatta per l’ambiente, ma è anche una scelta intelligente, che mette al sicuro noi, e chi vive con noi, dal rischio di inalare sostanze chimiche presenti nei detersivi di uso comune.
A tal proposito, abbiamo visto una serie di alternative naturali alla candeggina, soluzioni sicure per eliminare i cattivi odori in casa e anche come realizzare dei tabs per lavatrice e lavastoviglie. Oggi, vedremo invece come pulire le fughe delle piastrelle con ingredienti naturali, a basso costo e presenti in ciascuna delle nostre case.
Anche se laviamo casa tutti i giorni, può capitare che nelle fughe delle piastrelle si accumuli la polvere, che le annerisce dando un senso di sporco. È una condizione molto comune, visto che le piastrelle stesse sono realizzate con materiali porosi, che “assorbono” impurità. Ma basta chiacchiere! Passiamo ai nostri consigli su come pulire le fughe delle piastrelle.
Bicarbonato
Tra gli ingredienti numeri uno per la pulizia della casa, ma anche per l’igiene personale, c’è lui, il bicarbonato. Il bicarbonato non solo è un ottimo anticalcare e disinfettante, ma aiuta a sbiancare le superfici, anche contro lo sporco più ostinato. Potete realizzare una sorta di crema pulente, unendo 50 grammi di bicarbonato con un cucchiaio di sapone liquido. Impastate aggiungendo lentamente dell’acqua, non troppa, fino a quando il vostro composto diventerà omogeneo. Applicatelo sulle fughe delle piastrelle, lasciate agire per almeno un’ora. Poi, spazzolate e risciacquate.
Aceto bianco
Può essere adoperato per eliminare i cattivi odori, per disinfettare o anche come ammorbidente. Stiamo parlando dell’aceto bianco, uno dei prodotti più versatili ed economici presenti nelle nostre case. Ha un alto potere sgrassante, adatto per liberare le fessure tra le piastrelle della cucina, dove è più probabile che si accumuli il grasso. È ottimo anche nelle zone della casa dove c’è un alto tasso di umidità, come ad esempio il bagno. Diluitelo nell’acqua tiepida, in parti uguali, e con l’aiuto di uno spruzzino spruzzatelo sulla superficie da trattare. Lasciate agire e risciacquate.
Fecola di patate
Sembra assurdo, ma la fecola di patate è un altro ingrediente naturale in grado di far tornare bianche le fughe delle piastrelle di casa. Mescolatela con dell’acqua per creare una pasta omogenea, passatela sulle fessure e strofinate, anche con un vecchio spazzolino da denti. Poi risciacquate.
Succo di limone
Se parliamo di sbiancanti naturali non possiamo non nominare il succo di limone. Non è solo un ingrediente che igienizza in profondità, è anche un’ottima soluzione per smacchiare le piastrelle e le fughe, eliminando anche le impurità più ostili.
Vapore
Tra i rimedi più indicati e veloci per eliminare lo sporco dalle fessure delle piastrelle c’è anche il vapore. Igienizzante, veloce, sicuro, ha però l’inconveniente di dover essere utilizzato con un apparecchio per la pulizia a vapore, che tutti non hanno in casa.
Per i pavimenti più delicati
Per le superfici più delicate, potete realizzare una soluzione composta da 3 litri di acqua, 4 cucchiai di aceto bianco e 4 di alcol. Lavate il pavimento normalmente, utilizzando un panno morbido e insistendo particolarmente dove lo sporco è più nero e resistente.
(Foto)
Fonte: http://ambientebio.it/fughe-delle-piastrelle-annerite-ecco-come-pulirle-naturalmente/

Clima: nell’era della CO2 senza ritorno

img_0842È l’inizio di una nuova era climatica e c’è chi dice che è l’inizio, atteso, della fine. Per la prima volta a livello globale, nel 2015 la concentrazione media di anidride carbonica in atmosfera ha raggiunto le 400 parti per milione e nel 2016 ha registrato nuovi record. L’Organizzazione meteorologica mondiale: «I livelli non scenderanno per molte generazioni a venire».
Si I livelli di CO2 avevano già raggiunto in precedenza la soglia delle 400 parti per milione (ppm), ma solo per alcuni mesi dell’anno e in certi luoghi; mai prima d’ora su una base media globale per l’intero anno, spiega l’Omm in un comunicato che segna realmente uno spartiacque nella necessità di prendere piena coscienza di quanto sta accadendo.
Stando alle previsioni della stazione di sorveglianza dei gas ad effetto serra, le concentrazioni di CO2 resteranno al di sopra di 400 ppm per l’intero 2016 e non scenderanno sotto tale livello per molte generazioni.img_0843

La crescita sostenuta di CO2 è stata alimentata dall’evento El Nino, sottolinea l’Omm. Ma mentre “l’evento di El Nino è scomparso, i cambiamenti climatici restano”, ha affermato il segretario generale dell’Omm Petteri Taalas. Il 2015 – ha aggiunto – resterà nella storia nella misura in cui le concentrazioni record di gas a effetto serra “annunciano una nuova realtà climatica”.

Taalas si è felicitato del recente accordo raggiunto a Kigali per modificare il Protocollo di Montreal ed eliminare gradualmente gli idrofluorocarburi, potenti gas serra, “ma il vero elefante nella stanza è l’anidride carbonica, che rimane nell’atmosfera per migliaia di anni e negli oceani ancora più a lungo. Se non si affrontano le emission di CO2, non saremo in grado di affrontare i cambiamenti climatici e di mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2 grandi centigradi rispetto al livello dell’era pre-industriale”, ha aggiunto, esortando a un’accelerazione dell’applicazione dell’Accordo di Parigi sul clima del dicembre 2015.
Ma c’è dell’altro.
I livelli attuali di concentrazione di CO2 in atmosfera condannano il Pianeta a infrangere la soglia del +1,5°C di riscaldamento globale rispetto ai livelli pre-industriali sbandierata nell’accordo di Parigi. Lo afferma una nuova ricerca condotta dal Centre for Ecology & Hydrology inglese insieme all’università di Exeter, e appena pubblicata sulla rivista Scientific Reports.
È più che evidente che la svolta deve essere radicale e pressoché immediata, sempre che non ci si voglia abbandonare all’ineluttabilità… come chi dice, per disincentivare ogni cambiamento, che “tanto non c’è più niente da fare”. Non cadiamo nella trappola!
Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/clima_co2

Waste Recycling e Accademia di Belle Arti di Bologna, al via i laboratori d’arte a impatto Zero

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Grazie alla convenzione firmata oggi giovedì 20 ottobre, l’Officina SCART di Waste Recycling, società del Gruppo Hera, apre le sue porte agli studenti dell’Accademia d’Arte di Bologna per realizzare opere d’arte e di design partendo come materia prima esclusivamente dai rifiuti industriali

E’ stata firmata oggi (giovedì 20 ottobre) una convenzione tra Waste Recycling, società toscana entrata a far parte da quest’anno del Gruppo Hera, il Comune di Santa Croce sull’Arno (Pisa) e l’Accademia di Belle Arti di Bologna, per mano del suo Direttore Enrico Fornaroli.  Grazie alla convenzione, l’Officina SCART dell’azienda toscana accoglierà giovani artisti in formazione dell’Accademia di Bologna che, sotto la guida del loro tutor universitario, potranno partecipare a workshop per la realizzazione di opere d’arte e di design partendo come materia prima solo ed esclusivamente dai rifiuti industriali raccolti presso gli impianti di stoccaggio e selezione di Waste Recycling. La convenzione siglata oggi non è il primo esperimento per Waste Recycling. Un’analoga iniziativa è stata già ampiamente collaudata nel corso dell’ultimo anno con l’Accademia di Belle Arti di Firenze. E per volontà dello stesso Gruppo Hera, da oggi l’Officina SCART rientrerà nell’offerta formativa anche dell’istituzione bolognese: una grande opportunità per far dialogare territorio e impresa, arte e design, rispetto per l’ambiente e formazione universitaria.

“Il progetto SCART è nato quasi vent’anni fa per veicolare l’immagine della nostra azienda in modo creativo e originale” sottolinea Maurizio Giani, Amministratore Delegato di Waste Recycling. “In tutti questi anni abbiamo realizzato decine di lavori e partecipato a numerose mostre ed eventi di respiro anche internazionale, proponendo opere e installazioni artistiche costituite al 100% di scarti di lavorazione. Siamo molto contenti di questo accordo con l’Accademia Bolognese che farà crescere ulteriormente questo progetto grazie al contributo di nuovi soggetti”.

“Siamo molto contenti – dichiara Giuseppe Gagliano, Direttore Centrale Relazioni Esterne del Gruppo Hera – di dare vita a questa importante collaborazione, che in una logica di interesse condiviso valorizza un polo fondamentale per lo sviluppo culturale delle nostre comunità di riferimento, qual è l’Accademia di Belle Arti di Bologna, e una delle più avanzate realtà nel trattamento dei rifiuti, qual è Waste Recycling.”

Waste Recycling sarà il luogo dove periodicamente si svolgeranno lezioni, workshop e altre iniziative nel campo della utilizzazione artistica dei rifiuti industriali. Si tratterà di seminari residenziali che dureranno una settimana e che grazie al terzo soggetto di questo accordo, Il Comune di Santa Croce sull’Arno, vedrà ogni sera i giovani artisti ospitati a Villa Pacchiani, residenza storica messa a disposizione dal Sindaco Giulia Deidda “siamo contenti che la formula messa a punto per l’Accademia fiorentina, adesso sia esportata anche fuori Regione. La nostra Amministrazione crede fortemente nell’importanza e nelle capacità comunicative dell’arte: Santa Croce sull’Arno è parte integrante del distretto industriale del Cuoio ed è per noi fondamentale creare un nesso nuovo tra quelle imprese che qui producono beni o erogano servizi e il territorio. La produzione industriale può generare un valore aggiunto in una forma nuova che attinga al piano di valori indiscutibili come il bello e l’arte. Non a caso ogni anno Villa Pacchiani è sede di importanti mostre che coinvolgono artisti contemporanei di fama internazionale e consolidata come Moataz Nasr, Loris Cecchini e Giovanni Ozzòla. Crediamo che sia altrettanto importante favorire con tutti i mezzi a nostra disposizione la crescita di giovani artisti”. Il Laboratorio sarà diretto dal prof. Roberto Semprini, coordinatore del corso di Design del prodotto all’Accademia di Belle Arti di Bologna e noto professionista del design anche a livello internazionale “sono felice di favorire esperienze che cercano di conciliare il design con l’arte contemporanea. SCART è per eccellenza un design materico che da anni ha sviluppato intuizioni e un’indiscutibile forza comunicativa. Sono certo che questo connubio contribuirà a sviluppare nei nostri studenti quella manualità preconcettuale che ha un effetto formativo e performativo necessario per entrare a testa alta nel mondo del lavoro di serie.”

Fonte: ecodallecitta.it

Bosch eBike Systems entra a far parte del Cycling Industry Club

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Le biciclette elettriche di Bosch entrano a far parte del CIC, il club di aziende leader del settore ciclismo che hanno come mission la promozione della bicicletta come mezzo di trasporto sostenibile.

Bosch eBike Systems, una fra le principali aziende nel settore della mobilità elettrica su due ruote, ha aderito al Cycling Industry Club (CIC), di cui fanno parte aziende leader nel settore del ciclismo. Il CIC, unitamente alla European Cyclists’ Federation (ECF), ha come obiettivo quello di promuovere la bicicletta quale mezzo di trasporto sano e sostenibile. Tanto nel tempo libero e nello sport, come negli spostamenti casa-lavoro, la bicicletta è diventata parte integrante della vita di tutti i giorni. US Institution for Transportation and Development Policy ha analizzato il suo potenziale globale in un recente studio. Se la percentuale di ciclisti triplicasse a livello mondiale entro il 2050, si potrebbero risparmiare circa 20 miliardi di dollari di costi energetici e le emissioni di anidride carbonica dannose per l’ambiente potrebbero ridursi dell’11% in questo lasso di tempo.  La European Cyclists’ Federation svolge un ruolo di rappresentante e portavoce delle politiche di trasporto, ambiente e turismo per sottolineare l’importanza della bicicletta al fine di supportare sempre meglio le esigenze dei ciclisti.

“L’ingresso del leader di mercato europeo nei sistemi per le eBike, ci permette di rafforzare ulteriormente la nostra missione di promuovere la mobilità sostenibile su due ruote in tutto il mondo. Il sostegno di Bosch eBike Systems rappresenta un segnale positivo per ECF e per l’intero settore. La bicicletta è un mezzo che nasce nel passato per vivere nel futuro”,  ha dichiarato Kevin Mayne, ECF Development Director della federazione che rappresenta oggi 56 organizzazioni in 38 Paesi.

“Le eBike sono un mezzo affidabile, conveniente, ecologico e, al tempo stesso, affascinante. Per mantenere il livello di attenzione per le eBike sempre elevato, serve un’infrastruttura solida, intelligente e capace di innovarsi continuamente. Con l’adesione al Cycling Industry Club, sosteniamo ECF nel suo impegno. Insieme ad altri protagonisti del settore supportiamo fermamente una politica ciclistica all’avanguardia”,

dichiara Claus Fleischer, Head of Bosch eBike Systems.

L’area di prodotto del gruppo Bosch ribadisce l’allineamento internazionale e il proprio impegno. Quella che è iniziata come una start-up nel 2009, ha continuato ad espandersi divenendo un attore globale con un ruolo decisivo nel mercato delle eBike: oltre 60 fra i principali marchi europei di biciclette scelgono di affidarsi a sistemi “e-powered by Bosch”.

Fonte; ecoblog.it

 

Bambini e permacultura: la via del cambiamento

Prende piede CIP, Children in Permaculture, progetto internazionale che nasce dalla collaborazione di diverse associazioni in Europa. Il progetto si rivolge alle scuole e alle famiglie con l’obiettivo di recuperare, mantenere e valorizzare il naturale approccio dei bambini alla conoscenza e al rispetto dell’ambiente in cui vivono.9297-10120

Se la permacultura è basata su una serie di etiche che sono la cura della terra, delle persone e dell’ambiente in cui viviamo, affinché si recuperi sostenibilità e benessere in una relazione nuova col nostro pianeta, allora ci è immediatamente chiaro quanto sia necessario e urgente educare ed educarci a una visione che, purtroppo, non ci è più naturale. Non ci è naturale perché spesso l’educazione va in una direzione diversa o non prende in considerazione aspetti fondamentali della nostra vita, come la relazione strettissima col nostro pianeta e l’impatto delle nostre scelte su di esso. Chi ha fatto, nel tempo, e da adulto, percorsi di educazione a una nuova consapevolezza e sensibilità, sa quanto sia impegnativo e complesso allontanarsi dagli schemi mentali con cui siamo cresciuti e ci siamo formati a cominciare dai primissimi anni di vita. In sostanza, non ci è più naturale ciò che, invece, dovrebbe assolutamente esserlo. Riadattarci, nonostante la volontà e la convinzione, non è sempre facile. D’altra parte, “Una società che culturalmente riesca a non distruggere l’ambiente in cui vive e si sviluppa, è una società che avrà buone possibilità di continuare a permanere su questo pianeta. L’uomo infatti sta distruggendo il suo ambiente ed è, quindi, sempre più urgente una nuova consapevolezza”. Queste parole di Ignazio Schettini ci portano al cuore del problema: una visione futura a lungo termine non è immaginabile senza un intervento educativo immediato a cui ciascuno di noi è chiamato a partecipare. In questa ottica si capisce l’importanza di un progetto come il CIP, Children in Permaculture che si rivolge proprio alle scuole e alle famiglie con l’obiettivo di recuperare, mantenere e valorizzare il naturale approccio dei bambini alla conoscenza e al rispetto dell’ambiente in cui vivono. E’ possibile, infatti, intervenire con strumenti, tecniche e materiali specifici messi a punto proprio per questo obiettivo, direttamente nelle scuole. Se si considera che ogni bambino, oltre ad essere egli stesso un vero e proprio agente di cambiamento, ha un potenziale moltiplicatore enorme all’interno della sua famiglia, dei suoi amici e delle persone che incontrerà nella sua vita anche da grande, si capisce quanto progetti come il CIP siano indispensabili e urgenti. I bambini educati fin da piccoli a un approccio permaculturale alla vita saranno adulti più coscienti, più sani e attenti sia alla terra che alle persone. Valentina Cifarelli, 36 anni, co-fondatrice dell’associazione Paradiso Ritrovato, sposata con Roberto Cardinale, anche lui membro attivo dell’associazione e impegnato nel progetto CIP, ci parla della sua esperienza sul campo come responsabile di Children in Permaculture.

Che cos’è il progetto Children in Permaculture?

Il nostro è un progetto internazionale che nasce dalla collaborazione di diverse associazioni in Europa. Si tratta di associazioni che si occupano di educazione ambientale e alla sostenibilità per bambini e adolescenti. Ci sono però moltissime realtà che non fanno ancora parte del nostro network che hanno già esperienza in questo campo e hanno sviluppato materiale ed esercizi in questa direzione. L’obiettivo è, infatti, sviluppare materiale e risorse didattiche utili agli insegnanti, agli educatori, ai genitori e a tutti coloro che sono interessati all’educazione alla sostenibilità. Il progetto si rivolge alle scuole. Al momento siamo operativi a Forlì e a Novara.

Chi siete?

Noi siamo un’associazione che si chiama Il Paradiso Ritrovato che è partner italiano di questo progetto internazionale. I partner sono associazioni dall’Inghilterra, dalla Slovenia, dalla Repubblica Ceca e dalla Romania. E’ un progetto che è partito a settembre dell’anno scorso e durerà per altri due anni.

Come reagiscono gli insegnanti alle vostre proposte?

In alcuni casi c’è estrema motivazione e sensibilità nonostante le difficoltà di conciliare i programmi con le attività extracurricolari. In altri casi è un po’ più complicato. La nostra strategia è trovare un alleato all’interno alla scuola, un insegnante interessato e motivato che faccia da tramite tra noi e il dirigente scolastico e che spieghi l’impatto e l’importanza di attività come le nostre. Fino ad ora la collaborazione è stata positiva in termini di risultati. A volte ha un costo elevato per chi lo propone perché è necessaria molta motivazione ed energia che non sempre è disponibile.

Come reagiscono i bambini?

I bambini sono contentissimi. Abbiamo notato che molti ragazzi che vengono considerati problematici o che hanno disturbi dell’attenzione o iperattività, recuperando il semplice contatto con la natura e l’aria aperta si calmano o si concentrano con molta più facilità. L’impatto è, quindi, estremamente positivo ed è la conferma che un maggiore contatto con la natura è fondamentale e spesso risolutivo di molte problematiche. I bambini sono attentissimi, hanno una capacità di osservazione altissima e iniziano a fare connessioni aperte e nuove. Ci offrono continuamente nuovi spunti di riflessione. Noi diamo gli input ma in realtà lo scambio è profondo e alla pari.

Come sei entrata a contatto col mondo della permacultura?

E’ nato dalla mia necessità di scoprire la natura e di avere con essa un rapporto più intimo. Volevo integrare la natura nella mia vita di tutti i giorni. Farlo non solo per me ma anche per gli altri ha soddisfatto pienamente questa mia necessità. Attraverso lo scambio sono cresciuta e ho imparato molto.

Il tuo lavoro è questo? Se sì, quali sono le entrate?

Sì, il mio lavoro è questo e ci sosteniamo con i progetti europei che ci hanno dato un finanziamento. Lavoro in questo ambito da oltre dieci anni con organizzazioni pubbliche e ho sviluppato le mie competenze. Ora le ho messe al servizio di ciò in cui credo con disciplina e metodo. Attraverso questi finanziamenti intendiamo soprattutto finanziare la ricerca e lo sviluppo di strumenti educativi innovativi e di qualità soprattutto nell’ambito dell’educazione non formale. Quello a cui miriamo è offrire a bambini e a giovani adulti occasioni e percorsi di apprendimento nuovi e dinamici. Grazie a questa esperienza abbiamo modo di proporci al mercato con corsi e strumenti educativi già consolidati.

Quali sono le attività che sviluppate?

La progettazione di orti se abbiamo a disposizione degli spazi esterni ma anche attività in natura attraverso le uscite in gruppo e con le famiglie. Andiamo nel bosco, facciamo il fuoco, raccogliamo la legna, riconosciamo le piante selvatiche. Poi ci sono le attività all’interno attraverso gli incontri: gli elementi, come comportarsi col terreno, con l’aria e con l’acqua. Parliamo del ciclo dell’acqua e come usarla nel nostro quotidiano per non sprecarla. Come occuparsi dei propri rifiuti e averne consapevolezza. Diamo delle idee. Come riciclare i rifiuti, ad esempio e farne degli orti o altri oggetti.

Perché insegnare la permacultura ai bambini? Qual è l’obiettivo?

Riconosciamo che il cambiamento passa attraverso l’educazione delle prossime generazioni e che quando siamo adulti non è facile smettere di fare qualcosa, disimparare e cambiare le nostre abitudini. Ecco perché abbiamo bisogno di cambiare l’educazione che i bambini ricevono. Il nostro progetto mira a fornire reti, risorse e ispirazione per sostenere una formazione in permacultura dei bambini. Chi volesse saperne di più può visitare il sito http://www.childreninpermaculture.com

Non è molto pesante per un bambino piccolo venire a contatto con la reale situazione che stiamo vivendo?

Infatti. E’ esattamente così ed è proprio per questo che facciamo molta attenzione a concentrarci su quello che tutti possiamo fare e sulle soluzioni. E’ necessario fare molta attenzione e poniamo le questioni sempre in modo molto soft proprio per non schiacciarli. Spesso i problemi sono pesantissimi anche per gli adulti che sono in difficoltà a gestire questi problemi che ci sembrano più grandi di noi. Per questo ci concentriamo su quello che possiamo fare noi nel nostro piccolo: come usare l’acqua, come differenziare i rifiuti, come non sprecare. Invece di sentirsi spaventati i bambini si sentono coinvolti e in grado di poter contribuire attivamente alla gestione e alla protezione dell’ambiente in cui vivono.

La permacultura è anche relazioni. Come lavorate sulle relazioni?

C’è una parte che riguarda proprio la gestione delle relazioni. Abbiamo molti livelli. Ci sono attività il cui obiettivo è sviluppare il contatto con se stessi: lavorare l’orto e farlo in modo meditativo e silenzioso, per esempio, li aiuta nell’osservazione e nell’attenzione. Inoltre gli fa conoscere un ritmo diverso da quello cui sono abituati e cui siamo abituati tutti. La cura delle relazioni con gli altri è insita in alcune attività che prevedono un’educazione all’attenzione e all’ascolto, alla disponibilità, all’attesa e all’empatia.

Esistono progetti di permacultura anche per ragazzi adolescenti?

Tutti i progetti esistenti al momento sono pensati per gli adulti. Tutte le pratiche che si apprendono durante il corso di progettazione in permacultura, ad esempio, non sono pensate per i bambini. C’è un vero e proprio vuoto in questo senso. Questo progetto si rivolge ai ragazzi di scuola primaria e secondaria di primo grado. Dai 3 ai 6 anni e poi dai 6 ai 12. Dopo le scuole medie abbiamo degli altri progetti per ragazzi più grandi. Non è facile coinvolgere e interessare i ragazzi di questa fascia di età ma cerchiamo di utilizzare le dinamiche tra pari. Una volta che si è entrati in relazione con loro tutto il resto è molto facile. E’ tutto molto naturale solo che sono pratiche che i ragazzi spesso non conoscono o sono fuori dalle loro abitudini. Cerchiamo di trattarli in modo da farli sentire importanti, attivi e responsabilizzati. Questo normalmente ha effetti estremamente positivi.

Che adulti saranno i bambini educati alla vita con un approccio permaculturale?

David Sobel dice: “Se vogliamo che i bambini rifioriscano e diventino gli uomini e le donne del futuro, dobbiamo permettere loro di amare la terra prima di chiedere loro di salvarla.” Uno dei principi della permacultura è “lavorare con la natura”. Quindi dobbiamo prima imparare come funziona la natura in modo che possiamo lavorare con lei. Children in Permaculture ha creato un programma per i bambini sulla permacultura. Stiamo creando case studies, sessioni di formazione, attività e altre risorse per sostenere gli educatori (compresi i genitori) in modo da condividere la permacultura con i bambini.

Fonte: ilcambiamento.it

 

Auto elettriche, Tesla quest’anno vende di più

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Per cercare un po’ di capire concretamente quanto “tiri” il mercato delle auto elettriche abbiamo dato un’occhio ai dati di vendita di Tesla Motors Inc, la “più innovativa” azienda al mondo in tema di auto elettriche, dai quali è possibile osservare come le auto elettriche siano un’opzione sempre più gettonata. Nel terzo trimestre del 2016 Tesla ha accantonato un profitto di 22 milioni di euro, secondo il Washington Post è il primo segno positivo dopo 12 perdite trimestrali consecutive segno che qualcosa, tra i consumatori, sta cambiando: di fatto il terzo trimestre di quest’anno potrebbe rappresentare la svolta per la compagnia americana, e per il mercato auto-elettriche, essendo la seconda volta in assoluto che l’azienda va in attivo. Rispetto a un anno fa le entrate economiche di Tesla hanno visto un aumento generoso del 145% e questo vale tanto più per un’azienda che produce auto che certamente non tutti possono permettersi: l’amministratore delegato di Tesla Elon Musk ha annunciato, tempo fa, l’uscita di un auto berlina completamente elettrica che darà del filo da torcere a tutti i competitor fossili sul mercato. Qui siamo quindi davanti a un bivio: o chi può permettersi auto dai 40.000 euro in su è più sensibile di altri in tema di sostenibilità ambientale oppure quando la qualità si sposa con l’ecosostenibilità il prezzo va in secondo piano. Noi di Ecoblog propendiamo per la seconda opzione e se così fosse il lancio di modelli più economici sul mercato potrebbe garantire a Tesla guadagni notevoli e all’ambiente benefici altrettanto importanti. Nel 2018 la società punta a realizzare 500.000 auto, 50.000 in più rispetto al 2015 e l’intenzione sembra quella di diversificarsi, sempre nel settore elettrico: con l’acquisizione di SolarCity e i tentativi di sviluppare delle batterie elettriche ricaricabili le direzioni che l’azienda sembra voler intraprendere sono varie e tutte “vergini” dal punto di vista economico.

Fonte: ecoblog.it

Una nuova economia? Il segreto è nelle donne

Un’economia del Dono che sia un’economia di pace e abbondanza per tutti, in contrasto con un’economia dello scambio che fa del saccheggio la base per un’economia per pochi. Il femminile e il materno come pilastro di una nuova società, che sfugga al patriarcalismo dominante. Dialogo con Genevieve Vaughan, alla ricerca di un nuovo modo di vedere e interpretare l’economia.

Per cambiare la società, dobbiamo pensare in modo diverso. Quando si tratta di ripensare il nostro sistema economico, come stiamo vedendo in questi anni, tutto diventa più difficile, confuso, disordinato: da molto tempo, nel Mondo, i segnali di un profondo malcontento rispetto al funzionamento dei nostri schemi economici attuali si sta manifestando in molteplici modi, che spesso purtroppo sfociano nella rabbia, nella rassegnazione, nell’insofferenza fine a se stessa. E se, per cambiare la società, dovessimo riscoprirne i valori delle origini? Se nella cure della madre verso il proprio bimbo si annidi un modo diverso di vedere l’economia? Questo e altro sono le radici dell’Economia del Dono, che nella differenza tra scambio (patriarcale) e dono (matriarcale) pone la base della sua radicale critica nei confronti dell’economia di mercato.

Base fondante della tesi dell’Economia del Dono è che l’economia capitalista, per come la conosciamo oggi, basa la sua stessa logica sullo scambio, dove un bene è dato per ricevere il suo quantitativo equivalente, un bisogno è soddisfatto affinché soddisfi il proprio bisogno. Lo scambio di mercato non è naturale, non è reale e nemmeno necessario, ma semplicemente alimenta il nostro Ego, crea posizioni innaturali di conflitto che alimentano l’isolamento, la competizione, la guerra e il dominio. Questa logica patriarcale, basata sulla socializzazione maschile, va in conflitto con quella femminile, matriarcale, viaggia su un binario opposto rispetto alla madre che nutre. È per questo che l’economia del dono vuole portare al centro dello scambio economico il valore d’uso degli oggetti e delle azioni: “sono delle azioni che noi mettiamo già in pratica, solo che non ce ne rendiamo conto minimamente, rimangono inconsce” ci spiega Genevieve Vaughan, ricercatrice e femminista statunitense stabilitasi da anni a Roma e teorica dell’economia del dono. “Penso che al di sotto dell’economia di mercato e del capitalismo esista un altro tipo di economia, un’economia materna in cui tutti noi nasciamo ma che viene sfruttata dal mercato; tutti i doni a nostra disposizione, compresi quelli fornitici dalla Madre Terra, vengono risucchiati dal mercato e messi a disposizione di pochi. È una logica predatoria e patriarcale, tipica della nostra economia che ci sta portando alla catastrofe”.freswota-another-perfect-day-11

Il senso dell’Economia del Dono

Già con la creazione del denaro, si è andato configurando un modello di economia basato sul patriarcato. Il modello di scambio che ne è nato ha negato quello del dono già in vita presso alcune società precapitalistiche, come ad esempio quelle native americane: l’unico spazio che il mercato non ha risucchiato è stato quello della pratica materna, nel dono che una mamma da consapevolmente al proprio bambino, che nasce dipendente dalle cure materne e che le riceve senza che la madre pretenda nulla in cambio. Questo è l’esempio base per provare a capire dove si annidino le basi culturali dell’Economia del Dono: “Le logiche dello scambio e del donare costituiscono due paradigmi o visioni del mondo che competono e si complementano: la pratica materna e tutti i tipi di lavoro donati gratuitamente sono resi difficili o addirittura sacrificati dalla scarsità che è necessaria al funzionamento del mercato.” scrive Genevieve Vaughan nei suoi 36 passi verso l’economia del dono “ La scarsità viene creata artificialmente dall’appropriazione dei doni di molti da parte di pochi, dei doni dei paesi poveri a quelli ricchi, dei doni della natura, del passato e del futuro ai pochi per il loro profitto nel presente. I valori materni sono visti come non realistici e svalutati dai misogini. Essi sono visti come cause della sofferenza, mentre denunciare le sofferenze e la mancata soddisfazione delle necessità da parte delle donne è vista come vittimismo. Al contrario, sono la scarsità necessaria (funzionale) al mercato e la svalutazione del paradigma del dono che causano la sofferenza delle donne (e dei bambini e degli uomini).”  Il dare per ricevere (compreso il baratto) diventa così una logica altra rispetto al donare per soddisfare un bisogno: per cambiare il paradigma, diventa importante da adulti creare un’economia del dono unilaterale allargata e generalizzarla a tutti. Una sfida enorme, ma che noi inconsciamente pratichiamo già.popolo-degli-elfi

Alcuni esempi di Economia del dono, il dono del cambiamento sociale

“Prendiamo l’esempio delle persone che si uniscono e danno vita ad un ecovillaggio. Lo fanno spesso con poca disponibilità economica, senza baratto, senza scambio. Così come molti altri progetti legati al cambiamento sociale nascono con questa logica” ci spiega la Vaughan “spesso non ce ne rendiamo conto ma stiamo mettendo in pratica l’economia del dono, le creazioni di queste persone sono dei doni che vengono dati alla società, migliorano la vita di alcuni di noi, di coloro che vi si approcceranno, senza pretendere nulla in cambio!”.

Altro esempio tipico alla base del rapporto predatorio dello scambio sul dono, e che ci aiuta a capire meglio il senso profondo del dono stesso, è il plusvalore: questo rappresenterebbe un dono che potrebbe andare verso la società, ma il profitto (che fa parte della logica dello scambio) lo ha soppiantato e inglobato. È la logica dello scambio che sovrasta e ingloba un possibile dono per la società, un rapporto unilaterale che inevitabilmente risucchia e distrugge, senza seminare. Una “guerra” generalizzata contro la pratica del dono, ma che è inconscia e per questo non riusciamo più a riconoscerla. Nella stessa logica rientra, come ulteriore esempio, il lavoro casalingo: se fosse calcolato in termini monetari, darebbe un valore aggiunto enorme al Pil delle varie nazioni. È un esempio di economia del dono che viene già messo in pratica come strada di economia alternativa: non vale affatto come esempio assoluto valido per tutte e tutti (non dobbiamo fare solo le casalinghe per praticare l’economia del dono) ma ci aiuta a vedere la ricchezza nascosta insita del dono. “Recenti sviluppi, come ad esempio il brevettare forme di vita e geni, mostrano come il capitalismo patriarcale assuma il controllo e trasformi i doni in prodotti. Le forze della globalizzazione sfruttano sempre più doni a livello internazionale, dal Sud al Nord.”

È il dono della natura, che contiene un’enormità di doni che vengono sottratti ai molti per rimanere nella disponibilità di pochi. L’alternativa è proprio saper vedere l’economia del dono per quella che è: materna, femminile e naturale. “Il mercato galleggia su un’infinità di doni, lo stesso profitto è una parte di dono che il mercato si prende” conclude Genevieve Vaughan “credo da americana trapiantata in Italia che l’Italia su queste tematiche sia molto all’avanguardia e pronta. C’è una coscienza legata alla condivisione e indirizzata al dono molto forte qua. Non la vedete, così come sembra invisibile l’Economia del Dono.”

 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/11/io-faccio-cosi-142-nuova-economia-segreto-donne/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=general

Nuove Formichine Salvacibo* contro lo spreco alimentare

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Anche la scuola di Vittorio Bottego, in via San Mamete a Milano, aderisce all’iniziativa promossa da Eco dalle Città e Fondazione Cariplo.

La scuola primaria “Vittorio Bottego” situata in via San Mamete, 11 a Milano aderisce all’iniziativa “Formichine-salvacibo, contro lo spreco alimentare”. Aderiscono tutte le classi dalla prima alla quinta in quanto tutte adottano da anni azioni finalizzate a sensibilizzare gli alunni ad evitare lo spreco di cibo.

1-il martedì e il giovedì, dei volontari dell’associazione “SITICIBO” del “BANCO ALIMENTARE” milanese con sede ora a Muggiò, vengono a ritirare il pane intero non usato e la frutta integra avanzati in mensa dopo il pranzo, per donarli alle mense dei poveri gestite dal “BANCO ALIMENTARE”; pertanto i nostri alunni sono ormai sensibilizzati a non sprecare/rovinare per gioco questo cibo che non vogliono perché sanno che è indispensabile per nutrire altre persone. Gli alunni hanno avuto modo di incontrare i volontari;

2-la classe III C raccoglie sempre  i pezzetti di pane avanzato (non integro) per donarlo ad un canile dove presta servizio volontario il nonno di un alunno;

3-nei giorni di lun. merc. e ven. poiché non passano i volontari di “SITICIBO” il pane e la frutta che non viene consumata viene conservata dal singolo alunno nel proprio sacchetto “salva merenda” fornito da “Milano ristorazione” e portata a casa; molti alunni della classe V B la riportano a scuola il giorno dopo per consumarla durante la merenda di metà mattina delle 10,30;

4-gli alunni delle classi quinte prima di iniziare a consumare la portata del proprio pranzo, se non intendono consumarla tutta, ne ripongono una piccola parte in un piatto pulito da utilizzare come bis da dividere fra i compagni che hanno ancora fame e ne vogliono ancora, questa ormai nelle nostre classi quinte è diventata una buona consuetudine che ci permette di evitare sprechi di cibo accontentando tutti.

*Formichine Salvacibo è un progetto cittadinanza attiva contro lo spreco con il contributo di Fondazione Cariplo.

Fonte: ecodallecitta.it