Il caldo record, l’estraniamento e l’overshoot day

Ironia della sorte: nel momento in cui siamo andati a debito di risorse sulla Terra con l’overshoot day viviamo anche i giorni (forse) più caldi di questa estate 2017. Mentre i media-imbonitori rilanciano i nomi “biblici” degli anticicloni, noi siamo sempre più straniti e ci ostiniamo a non cogliere il nesso…9621-10390

I media rilanciano i nomi evocativi degli anticicloni che portano il caldo sahariano: Lucifero, come se divino e anti-divino avessero qualcosa a che fare con i cambiamenti climatici conseguenza della dissennata azione dell’uomo sul Pianeta e con i 40-50 gradi con cui dobbiamo fare i conti in questi giorni d’estate. “La prima grande estate fuori dalla normalità climatica del Mediterraneo – ha spiegato il metereologo Luca Mercalli – è stata nel 2003, dopo ci sono state quelle del 2012 e del 2015 anche se un po’ meno calde e questa del 2017 che già oggi ha tutti gli ingredienti per diventare forse la terza più calda della storia. Questi fenomeni nei prossimi anni diventeranno sempre più frequenti, sempre più lunghi e toccheranno picchi più alti. Adesso il nostro massimo in Pianura Padana è 40 gradi C, al Sud sui 45 gradi, fra 20 anni il picco massimo potrebbe essere di 45 in Pianura Padana e 50 in Sicilia”.

E ha aggiunto: «Ci sono già zone del mondo dove le simulazioni dicono che a fine secolo si arriverà alla invivibilità fisica ovvero a quelle condizioni di calore e umido dove non è più possibile la sopravvivenza del corpo umano».

E proprio nel bel mezzo di questa ondata di calore è arrivato l’Earth overshoot day, accolto dai più tra un ombrellone, una sedia-sdraio in spiaggia e una birra ghiacciata. Il 2 agosto abbiamo finito tutte le risorse della Terra che avremmo dovuto “consumare” in un anno, quindi da ora fino al 31 dicembre andremo a “debito”, eroderemo ogni margine residuo. E sono anni che andiamo avanti così, peggiorando continuamente. Per spiegarla ancora più chiaramente, ogni anno il Global Footprint Network calcola l’impronta ecologica dell’umanità (le nostre necessità di risorse da aree agricole, pascoli, foreste, aree di pesca e spazio per le infrastrutture e per assorbire il biossido di carbonio, la CO2), e la confronta con la biocapacità globale, ossia la capacità dei sistemi naturali di produrre risorse e assorbire biossido di carbonio. Secondo questi dati, dagli inizi di agosto sino alla fine dell’anno, soddisferemo la nostra domanda ecologica dando fondo alle risorse (il capitale) e accumulando gas ad effetto serra nell’atmosfera. Il calcolo è del Global Footprint Network, evidenzia come ogni anno questa giornata cada sempre prima a causa dell’aumento dei consumi mondiali . L’anno scorso era stata celebrata l’8 agosto, due anni fa il 13 agosto, nel 2000 a fine settembre. Se tutti gli abitanti del globo vivessero come gli italiani ci sarebbe bisogno di 2,6 Terre per sostenerne i consumi. In questo elenco siamo decimi al mondo, mentre al top ci sono Australia (5,2 pianeti), Stati Uniti (5) e Corea del Sud (3,4). Invece per soddisfare con risorse nazionali solo la domanda degli italiani ci sarebbe bisogno di 4,3 «Italie». In questo siamo al quarto posto dopo Corea del Sud (8,8), Giappone (7,1) e Svizzera (4,3).

Fonte: ilcambiamento.it

Biocombustibili di seconda generazione per le auto del futuro. Il progetto Horizon 2020 “FLEDGED” coordinato dal Politecnico di Milano

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Il progetto Horizon 2020 FLEDGED, coordinato dal Politecnico di Milano, intende sviluppare un nuovo processo per la produzione di dimetiletere (DME), che ha proprietà fisiche simili al GPL, da biomassa di seconda generazione cioè biomassa legnosa, residui agricoli o rifiuti, quindi non in competizione con il mercato alimentare. La riduzione delle emissioni di CO2 dal settore dei trasporti è un obiettivo chiave delle politiche di sviluppo dell’Unione Europea. Una sempre maggiore diffusione di combustibili di origine biologica è una delle vie più promettenti per raggiungere questo obiettivo, soprattutto nel breve-medio termine grazie ad alcuni vantaggi rispetto a sistemi alternativi (quali ad esempio la mobilità elettrica o ad idrogeno). Infatti, l’utilizzo di biocombustibili consente di sfruttare l’infrastruttura esistente per il trasporto e lo stoccaggio del combustibile e non richiede modifiche, se non minime, alle autovetture già presenti sul mercato. Il progetto Horizon 2020 FLEDGED (FLExible Dimethyl ether production from biomass Gasification with sorption enhancED processes), coordinato dal Politecnico di Milano, intende sviluppare un nuovo processo per la produzione di dimetiletere (DME) da biomassa di seconda generazione (cioè biomassa legnosa, residui agricoli o rifiuti, quindi biomassa non in competizione con il mercato alimentare). Il DME, che ha proprietà fisiche simili al GPL, è un combustibile molto promettente per il settore dei trasporti ed è oggetto di importanti sperimentazioni da parte di importanti costruttori nell’utilizzo finale su automobili e veicoli pesanti. Il DME può essere utilizzato nei motori diesel esistenti con minime modifiche, in modo efficiente e senza emissioni di particolato.

Il progetto FLEDGED, iniziato a novembre 2016, riunisce un gruppo di lavoro internazionale a cui partecipano 3 università, 3 centri di ricerca e 4 aziende di 7 nazioni europee (Italia, Olanda, Spagna, Germania, Finlandia, Francia e Svizzera) coordinati dal Politecnico di Milano. “L’obiettivo di FLEDGED”, spiega il Coordinatore Matteo Romano, “è quello di dimostrare in laboratorio le due tecnologie chiave di questo innovativo processo di conversione della biomassa in DME, in modo da porre le basi per la successiva dimostrazione in un impianto pilota completo.

Le tecnologie innovative oggetto della ricerca sono il processo di gassificazione (cioè la conversione della biomassa solida in un gas) e il processo di sintesi del DME dal gas prodotto. Entrambi consentono di ottenere un processo globalmente più semplice e compatto, più economico rispetto a quelli tradizionali, adatto sia ad impianti di grande taglia, sia ad impianti di media-piccola taglia”.

Il progetto, della durata di 4 anni, ha ricevuto un finanziamento di 5,300,000 € dal programma Horizon 2020 dell’Unione Europea.

Fonte: ecodallecitta.it

Uccisa l’orsa Kj2: non è pensabile condannare a morte un animale perché… non è un peluche!

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Come molti si attendevano e come molti ambientalisti ormai intuivano, dopo qualche giorno di melina, l’orsa Kj2 è stata uccisa in Trentino. Il motivo? Aveva aggredito un uomo, almeno stando alla ricostruzione (unilaterale) dei fatti. Condannare a morte un animale perché non è un peluche ai nostri ordini è un gesto che chiede giustizia. Che gli orsi non siano esattamente quegli innocui e tranquilli oggettini di peluche con cui giochiamo quando siamo bambini, c’era da sospettarlo. Qualche idea in proposito poteva venirci anche solo conoscendo un po’ meglio o leggendo qualcosa qua e là di questi meravigliosi mammiferi. Già, perché si tratta di mammiferi. Come noi. Splendidi animali, fatti di carne, ossa e istinti. Anche di attacco e di difesa se necessario. Ma l’essere umano, il più spietato e il più pericoloso tra gli esseri viventi, vale la pena ricordarlo, non può concepire un’idea del genere. L’orsa Kj2 è stata barbaramente uccisa perché considerata pericolosa, colpevole di mettere a rischio la cittadinanza, l’Uomo, il signore e padrone della natura in tutte le sue forme. Un animale si difende se attaccato o se crede di esserlo. Nessun animale se ne va in giro per il mondo a uccidere e distruggere tutto ciò che di vivo gli capiti a tiro. In questo è maestro indiscusso l’essere umano che ne dà prova ogni giorno, nella nostra avanzatissima società in ogni momento del nostro “civilissimo” tempo. Forse i programmi di reinserimento dell’orso in alcune zone italiane non prevedevano che gli orsi bruni fossero animali come noi ma peluche e orsacchiotti, buoni per attirare un po’ di gente, per farsi buone pubblicità e per passare da ambientalisti? Chissà che cosa si immagina esattamente quando si pensa a un’orsa con i suoi piccoli. Forse a una mamma morbida e dolce con tre cuccioli da accarezzare e farci le coccole se ci capita di incontrarli sul nostro sentiero?

Uccidere un orso è un atto che chiede giustizia al cospetto della natura. Non è pensabile uccidere un animale condannandolo a morte con l’accusa di essere esattamente quello che è, erano immaginabili molte alternative perché questo non succedesse. Se l’orso è un animale pericoloso, significa che è necessario eliminare tutti gli altri orsi presenti nei nostri boschi (ben pochi esemplari, tra l’altro). Cosa si fa adesso? Si dà il via libera alla caccia e li si uccide uno dopo l’altro?

Nel 2001 mi trovavo nel British Columbia, in Canada, paese splendido di foreste a perdita d’occhio. Foreste abitate da orsi. Non c’era luogo che fosse bar, albergo, ristorante o punto informazioni senza i necessari avvertimenti su questi animali: come avvistarli, come rispettarli, come starne alla larga, come affrontare un eventuale incontro ravvicinato. E in ogni bosco o foresta in cui mi sono addentrata erano continue le segnalazioni sulla loro presenza o meno e sui pericoli cui ci si esponeva. Uomo avvisato, come si dice. Non orso ucciso. Sarebbe stata assurda anche solo l’idea. Abbiamo perso un’altra occasione. E ne avremo altre che non sapremo cogliere. Non abbiamo risolto un problema, abbiamo semplicemente fatto un altro bel passo avanti nella nostra “umanità” di arroganti e ciechi dominatori di ciò che ci circonda. Non abbiamo ancora capito, e chissà se mai lo capiremo, che proteggere le altre forme di vita significa proteggere noi stessi, il nostro stesso futuro, il nostro ambiente, la stessa sopravvivenza della nostra meravigliosa, e stupidissima, specie.

Fonte: ilcambiamento.it

Acqua: usi, consumi e sprechi

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In questa estate caldissima, caratterizzata da una grave siccità che ha messo in crisi quasi tutta la penisola, oltre all’agricoltura iniziano ad essere in grave difficoltà anche molte città che fino ad ora non avevano mai avuto problemi di approvvigionamento idrico. Ecco una scheda su usi, consumi e sprechi in Italia. In questa estate caldissima, caratterizzata da una grave siccità che ha messo in crisi quasi tutta la penisola, oltre all’agricoltura che sta attraversando uno dei momenti peggiori degli ultimi decenni, iniziano ad essere in grave difficoltà anche molte città che fino ad ora non avevano mai avuto problemi di approvvigionamento idrico. Emblematico il caso di Roma, dove Acea ha minacciato di razionare l’acqua per tre milioni di cittadini dopo che la Regione ha dovuto bloccare le captazioni dal lago di Bracciano arrivato al minimo storico della sua portata. In realtà a Roma, come in gran parte di altri grandi centri urbani, il problema non è tanto la siccità quanto la dispersione idrica, dovuta ad una rete vecchia e dissestata e ad una gestione aziendale poco efficiente.

Ecco una scheda su usi, consumi e sprechi dell’acqua in Italia:

Consumi pro capite

Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2015 i cittadini italiani hanno consumato in media 89,3 metri cubi d’acqua a testa per uso potabile, pari a 245 litri al giorno. Un dato non irrisorio fa notare l’Unione Italiana Consumatori, anche se in calo rispetto ai 268 litri del 2012. Sempre l’Istat mostra tuttavia che i prelievi di acqua sono destinati solo per il 27,8% ad usi civili. Il 17,8% è per usi industriali, il 4,7 % per la produzione di energia termoelettrica, il 2,9% per la zootecnia ed il 46,8% per l’irrigazione delle coltivazioni. (“Decisamente prioritaria, quindi, una riconversione del sistema di irrigazione dei terreni agricoli, con metodi innovativi. Servono opere infrastrutturali, potenziare la rete di invasi capaci di raccogliere l’acqua piovana, praticare il riutilizzo delle acque e così via”)

Il problema della dispersione rimane il problema maggiore

Nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei comuni capoluogo di provincia (dal 35,6% del 2012). Ovvio, quindi, che se già quasi il 40% dell’acqua non raggiunge gli utenti finali, il contributo che questi ultimi potranno dare per evitare sprechi si ridimensiona. A Roma, le perdite idriche totali sono pari al 44,1%, contro il 16,7% di Milano, il capoluogo di regione più virtuoso ed il 68,8% di Potenza, la peggiore in classifica. Una perdita giornaliera reale che, al netto degli errori di misurazione e degli allacciamenti abusivi, ammonta in Italia a circa 50 metri cubi per ciascun chilometro delle reti di distribuzione e che, secondo l’Istat, potrebbe soddisfare le esigenze idriche annue di 10,4 milioni di persone.

La situazione delle città capoluogo

In base al rapporto “Ecosistema urbano – 2016” (curato da Legambiente, Sole 24 Ore e dalla società di consulenza ambientale Ambiente Italia) la situazione in Italia è molto variegata. Lo studio prende in considerazione, tra le altre cose, la “dispersione della rete” – cioè il rapporto percentuale tra l’acqua che non viene consumata per usi civili, industriali e agricoli, e si presume quindi “dispersa”, e il totale dell’acqua immessa nella rete idrica – delle città capoluogo di Regione e di Provincia. Le performance migliori sono di Macerata (8,6% di dispersione), Pordenone (11,7%) e Monza (12%). Le peggiori di Campobasso (68%), Frosinone (75,4%) e Cosenza (77,3%). Roma, col 44,4%, si piazza settantaseiesima su 98 città analizzate, dietro a quasi tutte le altre grandi città italiane (con più di mezzo milione di abitanti): Milano è undicesima, col 16,7%; Genova trentatreesima, col 26,8%; Torino trentanovesima, col 27,9%, e Napoli settantaduesima, col 42,2%. Fa peggio solamente Palermo, ottantasettesima, col 54,4%. Nella capitale il peggioramento negli ultimi anni è evidente. Secondo il rapporto “Ecosistema urbano” del 2007 lo spreco era del 35%. Cinque anni dopo, in base al rapporto del 2012, era al 36%. Il balzo avviene nel 2014, quando (secondo il rapporto “Ecosistema urbano – 2015”) Roma è passata dal 35% al 42,5%.

La media italiana

La media della dispersione idrica dei capoluoghi considerati, secondo lo studio, è del 35% e l’anno precedente era del 33%. L’anno prima ancora – rapporto 2015 su dati 2014 – aveva invece fatto registrare un miglioramento della media, scesa dal 36% (dato 2013) ad appunto il 33%. La situazione italiana, guardando all’ultimo decennio, è comunque in via di peggioramento. Nel 2007 la media era passata dal 30% al 31%. Nel 2012 la media era sempre “superiore al 30%”. Adesso, dopo essere scesa dal 36% al 33%, è tornata al 35%. Questi dati trovano conferma anche dal Censis che, nel 4° numero del suo rapporto “Diario della transizione” del 2014, segnalava che “le perdite di rete in Italia sono pari al 31,9% […]”. Un dato leggermente inferiore a quello della media dei soli capoluoghi (36% nel 2013) ma sostanzialmente in linea. Il Censis, poi, in quell’occasione scriveva: “il confronto con i partner europei è impietoso: in Germania le perdite di rete sono pari al 6,5%, in Inghilterra e Galles al 15,5%, in Francia al 20,9%”.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

Tlon, la libreria teatro che contamina il quartiere

Libreria teatro, casa editrice, agenzia di eventi e scuola di filosofia. Tutto questo è Tlon uno spazio nato a Roma qualche mese fa per favorire al suo interno l’incontro tra varie discipline e, soprattutto, quello tra gli abitanti del quartiere e della capitale. Arrivo trafelato alla fermata del tram vicino Ostiense. Andrea Colamedici – filosofo, scrittore, autore, docente di corsi e soprattutto editore di Tlon  – mi viene a prendere con la sua auto e dopo pochi minuti sono seduto accanto al nostro Paolo Cignini per realizzare questa nuova intervista. Lo spazio intorno a noi è molto accogliente. Tanti libri (ovviamente), ma anche un piccolo palco rialzato (un teatro! Verremo a sapere poco dopo) e poi riviste di settore, persone che lavorano, sedie di vario tipo.

Colamedici ci introduce al luogo in cui siamo: “Fin dalla sua nascita – ottobre 2016 – questo spazio vuole ibridare il teatro con la libreria, con l’obiettivo di mettere insieme una anima libresca e letteraria con la ricerca non solo di intrattenimento ma anche di conoscenza e approfondimento dello spazio scenico. Ecco perché abbiamo allestito questo spazio che desse possibilità di bivaccare, leggere o godersi lo spettacolo; vogliamo offrire una sorta di incontro tra varie arti e discipline, consapevoli che non si può immaginare la teoria senza la pratica e la pratica senza teoria”.

Chiedo a Colamedici quanto sia difficile aprire una libreria in un’epoca in cui molte chiudono e le persone acquistano sempre più i libri per via telematica. “Quello che manca a molte librerie è la capacità di smuovere la vita sociale del quartiere in cui è collocata. Una libreria indipendente muore quando vuole scimmiottare una libreria di catena mentre riesce a vivere e crescere quando entra in relazione con il territorio. Molte persone sono alla ricerca di luoghi di aggregazione. Noi cerchiamo di essere percepiti come uno di questi”.20161005_210804.jpg

Un motivo in più per non limitarsi alla vendita di libri, scegliendo invece di diventare un centro di incontro transgenerazionale: “Qui vengono tutti, dai bambini agli anziani che possono raccontare la loro esperienza agli altri, in un quartiere dove i rapporti umani sono sempre meno sviluppati. Questa idea sta funzionando, anche economicamente: non diventi ricco con una libreria, questo è chiaro, ma ce la facciamo, la struttura si autofinanzia, paga gli stipendi e mette in circolazione la fame di conoscenza che per noi è fondamentale”.

Una sfida notevole che ai miei occhi pare ancora più ardita considerando i libri offerti da Tlon: prevalentemente testi di filosofia, psicologia, spiritualità, con qualche spazio all’eco-sociale e ai nuovi stili di vita. Oltre ad esporre i propri libri (Tlon è anche casa editrice), qui vengono esposti anche volumi di altri editori: “esponiamo molto le altre case editrici, senza ‘affitto’. Non si può far pagare le piccole case editrici altrimenti muoiono. Quindi troviamo metodi alternativi di editoria, come il ‘lettore editore’, o i libri ‘da un centesimo in su’. Noi proponiamo i libri che normalmente le catene ignorano.IMG_20170713_1245515071.jpg

Che con la cultura non si mangi è un fatto falsissimo – continua Colamedici – con la cultura si mangia, anche con quella di alta qualità, ma bisogna investire sulla narrazione di quello che si fa. Noi, ad esempio, abbiamo eliminato la presentazione di libri, sostituendola con la narrazione del libro. Se decidi di approfondire un tema a partire da un libro puoi entrare in relazione reale con il pubblico. Stai costruendo un serpente editoriale e di eventi, fatto di tanti libri e tanti temi che vanno a comporre un simbolico grande libro”.

Anche la casa editrice sta andando bene. Non ha bisogno di finanziamenti esterni. “Abbiamo deciso di indirizzarci ad un pubblico interessato alla spiritualità attraverso libri di un certo spessore, ricostruendo un catalogo che non fosse consolatorio ma provocatorio. Avevamo la sensazione che ci fosse una grande necessità di questo genere di testi e i risultati ci hanno dato ragione. Poi ci occupiamo anche di altri temi. Uno dei nostri titoli di punta, ad esempio, è ‘L’asilo nel bosco’. Per noi è fondamentale pubblicare titoli di questo genere. Il rischio che corriamo, infatti, è quello di passare per una casa editrice di teoria filosofica; invece siamo una casa editrice di pratica filosofica”.monologhi

Gli chiedo quale sia la proposta teatrale che ospitano e propongono. “Cerchiamo di dare spazio alle compagnie teatrali nuove che non creino una narrazione autoriferita che ha ‘ucciso’ il pubblico. Vogliamo creare uno spazio in cui lo spettatore non si senta un ‘deficiente’, ma in cui si interessi sul serio a quello che vede. Ospitiamo, quindi, spettacoli che ti facciano sentire interessato a ciò che accade nel mondo. All’inizio proponevamo cinque spettacoli a settimana. Ci siamo presto reso conto che erano troppi; ora ci orientiamo su due eventi a settimana, una spettacolo e una ‘Tlonferenza’. Il tutto esaurito viene raggiunto con 90 posti”.

Andrea Colamedici ha fondato Tlon insieme alla moglie Maura Gancitano (con la quale ha scritto anche diversi libri tra cui “Tu non sei Dio”, testo su cui torneremo nelle prossime settimane) e Nicola Bonimelli. Intanto vi invitiamo a visitare la loro libreria-teatro. Virtualmente, se non siete a Roma, ma soprattutto fisicamente quando passate dalla capitale.

Intervista: Daniel Tarozzi
Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/07/io-faccio-cosi-177-tlon-libreria-teatro-contamina-quartiere/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Tari, come ottenere sconti ed esenzioni sulla tariffa rifiuti

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La legge consente di ottenere delle esenzioni sul pagamento della tassa rifiuti. La disciplina della Tari dipende dai regolamenti comunali adottati da ciascuna amministrazione per cui è sempre bene informarsi presso l’ente locale ove è situato l’immobile

Si avvicinano in molte città le scadenze per il pagamento della Tari, argomento che in questi giorni è ritornato all’onore delle cronache per la richiesta della sindaca di Roma Virginia Raggi del pagamento di tutti gli arretrati da parte dei palazzi delle istituzioni, ambasciate, ospedali, scuole e Asl. Tralasciando le diatribe su milioni di euro mai pagati, è bene ricordare che i singoli cittadini possono risparmiare qualcosa sulla tassa rifiuti. La disciplina della Tari prevede sconti ed esenzioni ma è necessario informarsi sui regolamenti comunali di ogni amministrazione per sapere se si ha diritto ad una riduzione.

Intanto gli sconti. Ecco tutti quelli previsti dalla normativa:

– sconto per compostaggio: alcuni Comuni prevedono una riduzione dell’imposta rifiuti del 10% per chi ricicla gli scarti organici, facendo uso dei contenitori per la creazione del compost;

– tessera a punti: diversi Comuni rilasciano una tessera magnetica per la raccolta punti. Al raggiungimento di un determinato punteggio si può ottenere uno sconto sulla Tari. L’accredito dei punti avviene sulla base del comportamento virtuoso dell’utente nel momento in cui porta i propri rifiuti nei luoghi di riciclo comunali: i rifiuti vengono visionati e, a seconda del peso e del materiale conferito, viene assegnato un punteggio, caricato sulla tessera;

– mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti: se il Comune non cura, per un determinato periodo, il servizio di ritiro dei rifiuti, l’utente ha diritto a uno sconto fino all’80% della tariffa Tari;

– esecuzione del servizio di gestione dei rifiuti in grave violazione della disciplina di riferimento: anche qualora siano commesse rilevanti violazioni nell’effettuazione del servizio, sia della normativa generale, che di quella comunale, il contribuente ha diritto a una riduzione fino all’80% dell’imposta;

– interruzione del servizio per motivi sindacali, o per imprevedibili impedimenti organizzativi, che abbia causato una situazione dannosa o pericolosa per l’ambiente e le persone, riconosciuta dall’autorità sanitaria: anche in quest’ipotesi, non si potrà imporre al contribuente una tariffa più elevata del 20% di quella intera (lo sconto è, quindi, anche in questo caso, dell’80%);

– punto di raccolta lontano dalla zona servita: laddove il cassonetto della spazzatura sia collocato in una posizione non agevole rispetto all’abitazione, il contribuente avrà diritto a una tariffa ridotta, pari ad un massimo del 40% rispetto a quella integrale.

I Comuni possono poi prevedere ulteriori riduzioni ed agevolazioni come nei seguenti casi:

– abitazioni occupate da una sola persona;

– casa vacanza: abitazioni cioè soggette ad un utilizzo discontinuo, limitato o stagionale e che, per gran parte dell’anno, restano inutilizzate e prive di occupanti. In tale ipotesi la ragione dell’esenzione dal pagamento dell’imposta sulla spazzatura si giustifica sulla base della minore produzione di rifiuti che l’immobile determina;

– immobili occupati da soggetti che risiedono o dimorano all’estero, per oltre sei mesi all’anno;

– fabbricati rurali ad uso abitativo;

– immobili detenuti da Onlus ed enti assimilabili;

– locali di culto;

– locali commerciali la cui attività esercitata ha subito una forte riduzione a causa dell’apertura di cantieri pubblici;

– nuclei familiari in condizioni disagiate;

– situazioni di grave disagio per l’utenza;

– contribuenti che smaltiscono una parte dei rifiuti in proprio, conformemente alla normativa, oppure che abbiano realizzato interventi tecnico-organizzativi comportanti una minore produzione di rifiuti.
Esenzione Tari per immobile non utilizzato. Uno dei più tipici casi di esenzione dalla tassa rifiuti riguarda quello dell’immobile non utilizzato nel corso dell’anno. In proposito, però, la Cassazione ha di recente precisato [1]che, per non pagare la Tari non è sufficiente dimostrare la semplice situazione «di fatto», ossia lo stato di non occupazione dell’immobile. È necessario al contrario che la non utilizzazione della casa sia indicata dal contribuente nella denuncia originaria o di variazione. In base all’attuale normativa [2], la Tari è dovuta per il solo fatto della detenzione immobiliare, sicché le deroghe ammesse non operano per la mera situazione di fatto, ma soltanto ove questa sia indicata dal contribuente nella denuncia originaria o di variazione [3]. Del resto, la legge parla chiaro [4]: la tassa sui rifiuti non è dovuta per le abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo a condizione che tale destinazione sia specificata nella denuncia originaria o di variazione indicando l’abitazione di residenza e l’abitazione principale e dichiarando espressamente di non voler cedere l’alloggio in locazione o in comodato. Risultato: la Tari è dovuta per il semplice fatto che la casa sia occupata o semplicemente posseduta a prescindere da quella che in realtà sia la situazione di fatto per il diverso uso che se ne possa fare. Tutte le volte in cui il contribuente vuole ottenere l’esenzione dalla tassa rifiuti ne dovrà informare il Comune con una variazione adeguata che gli possa consentire l’esonero in presenza di unità immobiliari che non producono spazzatura.

Esenzione Tari per cassonetto della spazzatura lontano da casa

Tutte le volte che il centro di raccolta dei rifiuti è distante dall’immobile al quale si riferisce la Tari o lo stesso non è facilmente raggiungibile (si pensi a un cassonetto situato in un luogo distante solo pochi metri, ma diviso da una strada ad alta velocità, che richiede quindi di fare un giro più lungo), è possibile ottenere una riduzione sulla tassa rifiuti. Lo sconto, che può arrivare fino al 40%, viene determinato dal Comune che potrà indicare anche la distanza minima oltre la quale scatta lo sconto. Sul punto la Commissione Tributaria Regionale di Perugia [4] ha già fornito un valido precedente, stabilendo il diritto del contribuente a un taglio dell’imposta per il cassonetto distante di oltre 300 metri a partire dall’imbocco della strada privata. Maggiori approfondimenti in: Riduzione tassa rifiuti se il cassonetto è lontano da casa.

Esenzione Tari se la spazzatura non viene ritirata

Tutte le volte in cui vi sono gravi disservizi nel servizio di raccolta della spazzatura è possibile ottenere uno sconto dell’80% dal pagamento dell’imposta rifiuti. Di recente la questione è stata affrontata dalla Ctp di Vibo Valentia [5] che ha riconosciuto il diritto del contribuente all’esenzione proprio per via della situazione di degrado che si era venuta a creare a seguito dell’accumulo dei sacchetti dell’immondizia ai margini della strada. Per ottenere lo sconto sulla tassa sui rifiuti, bisogna documentare l’effettivo blocco della gestione del servizio rifiuti: si può fare producendo una serie di fotografie e/o un’attestazione dell’Asl sul degrado igienico sanitario dell’area. Maggiori informazioni su Tassa rifiuti: si può avere uno sconto?

[1] Cass. ord. n. 15044/2017 del 16.06.2017.

[2] Art. 62, co. 2, dlgs n.507/1993.

[3] Cass. sent. n. 3772/2013.

[4] CTR Perugia sent. n. 235/14.

[5] Ctp Vibo Valentia sent. n. 931/2/2016.

Fonte: ecodallecitta.it

Sharemine: nuove soluzioni di mobilità condivisa

Sharemine offre nuove soluzioni di mobilità condivisa grazie a community di ride sharing utilizzabili sia da proprietari di flotte che da privati.http _media.ecoblog.it_e_e29_sharemine

Si chiama Sharemine e punta ad offrire nuove soluzioni di mobilità condivisa. Il car o ride sharing sono fenomeni ormai consolidati ma la domanda di questi servizi cresce. Lo dimostrano i recenti dati sul carpooling aziendale ma anche lo studio di Frost & Sullivan secondo cui, a livello globale, i ricavi generati dal car sharing e dal ride sharing dovrebbero registrare un tasso di crescita annuale intorno al 20%. Solo in Europa oltre 3,9 milioni di persone hanno già scelto la condivisione dei veicoli, quasi 60.000 in 26 paesi. Per questo Omoove, società controllata da Octo Telematics, ha deciso di lanciare Sharemine, piattaforma di shared mobility che consente di creare community di car sharing o ride sharing utilizzabili sia da proprietari di flotte che da privati. Il funzionamento è semplice. Chi gestisce una piccola attività con una flotta di veicoli si iscrive a Sharemine e crea la sua pagina inserendo i veicoli, indicando il modello e fissandone il prezzo di utilizzo. Un privato visualizza le offerte e, se disponibile, noleggia il veicolo più adatto alla sua esigenza. In questo modo l’imprenditore diventa “fornitore” di un servizio di car sharing, ottimizzando l’utilizzo dei propri veicoli e ottenendo un ricavo mentre il privato paga l’effettivo uso del mezzo come avviene già per i vari Car2go, Enjoy, DriveNow e Share’ngo. Sharemine ha anche un secondo utilizzo, dove sono gli stessi privati a gestirlo: si crea così una community di ride sharing, in cui tutti utilizzano il servizio per andare verso la stessa destinazione o una tappa intermedia, sulla scia del più noto Blablacar ma con una cerchia di persone conosciuta e decisamente più ristretta. Chi sono i diretti interessati? Praticamente tutti. Famiglie e studenti durante i percorsi casa-scuola, colleghi nel tragitto casa-lavoro, adolescenti e giovani in occasione di eventi sportivi, gruppi di amici in viaggio o in vacanza. Tra le caratteristiche del servizio, Sharemine consente di usufruire delle soluzioni di telematica assicurativa basate sulla tecnologia Octo, leader europeo nella fornitura di servizi di mobilità condivisa: obiettivo incoraggiare una guida più sicura facendo sì che i conducenti vedano riconosciuti i benefici derivanti dal loro corretto stile di guida. Un modello già in vigore in molte compagnie assicurative grazie alla “scatola nera” di Octo: “Ogni mezzo in condivisione è in grado di eliminare dalle 10 alle 15 vetture di proprietà fino ad arrivare ad un potenziale di 5,3 milioni di auto della flotta circolante – ha spiegato Edwin Colella, Chief Sales and Marketing Officer di Omoove – . Attraverso Sharemine, vogliamo contribuire alla trasformazione delle abitudini di mobilità, con uno strumento semplice e immediato, capace di influenzare un settore in rapida diffusione in tutto il mondo che sta assumendo la forma di un movimento sociale”. Sharemine sarà disponibile per il pubblico a partire da agosto 2017.

Fonte: ecoblog.it

Risparmio energetico: con Ecobonus 9,5 miliardi di investimenti

Il rapporto annuale 2017 dell’ENEA sull’efficienza energetica e il risparmio di energia mette mostra luci e ombre di Conto Termico e detrazioni fiscali al 65%. Con l’Ecobonus risparmiati miliardi di euro di petrolio e gas.http _media.ecoblog.it_2_261_risparmio-energetico-ecobonus-detrazioni-fiscali-65

Gli ecobonus per il risparmio energetico, sia le detrazioni fiscali del 65% che il Conto Termico, funzionano. Ma la Pubblica Amministrazione deve fare di più per aumentare l’efficienza energetica dei propri edifici. E’ quanto emerge dal Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica dell’ENEA 2107, che mette in luce come siano oltre 9,5 i miliardi di euro investiti negli ultimi tre anni grazie agli incentivi statali al risparmio energetico. Secondo i dati ENEA, inoltre, dal 2005 ad oggi abbiamo risparmiato 3,5 miliardi di euro di importazioni di petrolio e gas grazie agli interventi di efficientamento energetico degli edifici. Tuttavia è lo stesso ENEA a ribadire che la Pubblica Amministrazione italiana è fortemente indietro, spesso per scarsa conoscenza delle possibilità offerte dal fisco. Per questo è stata creata una task force operativa “PA-Obiettivo efficienza energetica” tra ENEA e GSE, che aiuterà la PA a realizzare interventi di riqualificazione energetica. I dati 2007-2016 dicono che grazie agli ecobonus sono stati effettuati quasi 3 milioni di interventi di riqualificazione energetica degli edifici, con circa 32 miliardi di euro di investimenti totali. Nel solo ultimo triennio gli investimenti ammontano a 9,5 miliardi di euro. L’ENEA ha anche presentato l’ultimo Rapporto sulle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, secondo cui sono 1,9 milioni i serramenti sostituiti grazie alle detrazioni del 65% per il risparmio energetico, per un valore di 4,36 miliardi di euro. Nell’ultimo triennio l’Italia ha consumato così ben 3.300 GWh/anno in meno, cioè 0,28 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio in meno all’anno. Dal 2013 al 2016 gli interventi incentivati (sia per la riqualificazione energetica che per il recupero edilizio) hanno portato 270 mila posti di lavoro ogni anno, oltre 400 mila con l’indotto.

Credit immagine: ENEA

Fonte: ecoblog.it

Finanza verde: BlackRock raccoglie 1,6 miliardi di dollari per le rinnovabili

La più grande società di investimento al mondo prevedeva di ricavare 1 miliardo, ma ha sottovalutato l’interesse degli investitori nelle energie rinnovabili. Il fondo GPR II chiude a 1,6 miliardi.http _media.ecoblog.it_1_10c_finanza-verde-blackrock-raccoglie-1-6-miliardi-di-dollari-per-le-rinnovabili

La notizia, riportata da Bloomberg, dimostra che l’interesse degli investitori nei confronti delle energie rinnovabili è ancora molto alto: BlackRock Inc. ha chiuso le vendite del suo ultimo fondo verde, chiamato Green Power Fund II (GPR II), con risultati ben superiori alle attese. Prevedeva di ricavare 1 miliardo di dollari, ne ha attratti 1,6 miliardi. Il fondo è riservato a investitori istituzionali, compagnie di assicurazione e fondi pensione. Tutti soggetti ben abituati a investimenti nelle energie rinnovabili di lunga durata. Soggetti, inoltre, ben avvezzi ad avere a che fare con l’alta finanza e che non si sono affatto fatti spaventare dalla recente politica anti-rinnovabili di Donald Trump che vorrebbe bloccare eolico e fotovoltaico in favore del carbone. Questa enorme mole di denaro verrà investita in progetti di produzione di energia rinnovabile in mezzo mondo: Stati Uniti, America Latina, Europa, Australia, Giappone. L’obbiettivo è quello di minimizzare i rischi per gli acquirenti del fondo, diversificando i mercati.

Nonostante i molti scossoni geopolitici, tra Brexit ed elezioni qui negli Stati Uniti – ha affermato il capo del settore Energie Rinnovabili di BlackRock in Nord America, Asia-Pacifico e America Latina David Giordano – abbiamo visto un enorme interesse nelle energie rinnovabili, considerate un buon investimento infrastrutturale per gli investitori istituzionali“.

Secondo Giordano, inoltre, la politica anti-rinnovabili e pro carbone di Trump non è un pericolo per il fondo GPR II perché la gran parte degli investimenti verdi richiede autorizzazioni a livello dei singoli Stati Federali e molti Governatori non hanno accettato di buon grado i dietro front energetico di Trump: “Dagli Stati Uniti continuerà a provenire una delle maggiori domande di capitale per nuovi progetti di energia rinnovabile, nonostante le dichiarazioni da parte del Governo Federale“.

BlackRock è, al momento, la più grande società di investimento al mondo: dopo aver assorbito, negli anni scorsi, PNC Financial Services, Merrill Lynch Investment Managers e Barclays Global Investors, oggi gestisce un patrimonio superiore a 5.100 miliardi di dollari. Secondo la stessa società circa il 20% del fondo GPR II è stato già impegnato in progetti di sviluppo di impianti di produzione di energia rinnovabile, soprattutto eolico e fotovoltaico, in varie zone del mondo.

Credit foto: BlackRock

Fonte: ecoblog.it

Ebike a Torino: To Bike installerà 20 postazioni di ricarica per le bici a noleggio

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Lo scorso 2 luglio, in occasione del Bike Pride di Torino, To Bike ha annunciato venti nuove stazioni di ricarica per bici elettriche che saranno pronte entro la fine dell’estate: To Bike, il servizio di bici ed ebike a noleggio nel Comune di Torino, ha in verità in serbo ben tre novità per i 27.500 abbonati torinesi. La prima è proprio l’installazione delle nuove venti postazioni di ricarica, che faranno salire a 185 il totale delle postazioni presenti nel capoluogo piemontese e che si aggiungono alle dieci già installate dal Comune in città:

“La tabella di marcia prevede che entrino in funzione entro la fine dell’estate, in modo che a settembre, alla riapertura degli uffici e delle scuole, le postazioni siano pronte per l’uso”

ha dichiarato il direttore commerciale del ToBike, Gianluca Pin. La seconda novità sarà la messa in strada di nuove biciclette anti-vandalo, un nuovo modello più robusto e provvisto di catena, cestino e parafanghi interamente protetti. Una novità, ricorda Repubblica Torino, già annunciata dall’amministrazione ma ancora in attesa di vedere la luce e che pare sarà messa a bando entro il prossimo settembre. La terza novità di To Bike consiste in un rincaro dei costi del servizio, aumento che sarà finalizzato ad un miglioramento ed ampliamento del servizio di bike-sharing: la società che gestisce il To Bike sta infatti discutendo con il Comune sabaudo di innalzare la quota di iscrizione annuale, attualmente ferma a 25 euro, ad una cifra sui 30-35 euro, più in linea con il resto del panorama nazionale (a Milano, per esempio, il costo dell’abbonamento è di 36 euro).

“Nulla ancora è stato deciso ma crediamo che i nostri utenti, con i loro 8-10mila prelievi al giorno che fanno del bike sharing torinese il più utilizzato in Italia, possano essere disponibile a pagare qualcosa in più, a fronte di un sensibile miglioramento del servizio”

ha dichiarato Pin a Repubblica. La rete sarà estesa a Mirafiori, verso sud, a borgo San Paolo e Cenisia, verso ovest, e Barriera di Milano, verso nord. La mappa delle nuove stazioni: piazza Zara, corso Traiano e piazza Caio Mario, corso Tazzoli, via Filadelfia-Stadio comunale e piazza Santa Rita; e poi, via Moretta, piazza Sabotino, corso Tassoni, piazza Robilant e piazza Rivoli; nella zona nord, via Cigna, corso Umbria, via Orvieto, piazza Baldissera, piazza Crispi, corso Novara angolo corso Palermo, piazza Bottesini; e infine, in precollina, corso Belgio, piazza Pasini e corso Chieri.

Fonte: ecoblog.it