Vaccini, le questioni aperte #3 – La tolleranza verso batteri e virus è la strategia della vita

Siamo giunti alla terza ed ultima parte di questo approfondimento dedicato ai vaccini. Dopo aver accennato al contesto farmaco-economico, culturale, mediatico e scientifico italiano e internazionale in materia vaccinale, cerchiamo di cogliere qualche aspetto più strettamente biologico e medico per capire le ragioni di chi vuole contribuire ad una miglior pratica vaccinale riducendo al massimo i rischi.

L’IMMUNITA’ DA VACCINO

Per quanto riguarda l’efficacia, la copertura vaccinale, cioè la percentuale di popolazione che si vaccina, è solo uno dei fattori in campo. Infatti tra i vaccinati ci sono i non responder cioè quelli che comunque non raggiungono l’immunizzazione seppur vaccinati. Inoltre i virus possono mutare differenziandosi nel tempo da quello vaccinale o comunque possono coesistere diverse varianti dell’agente patogeno non coperte più dal nostro vaccino (44). Inoltre c’è il fenomeno dei vaccinati portatori sani, alcuni per fallimento del vaccino (41,50) altri come per la pertosse perché il vaccino incide sulle complicanze e non sul virus che continua a circolare (45). 

Inoltre, ad esempio per il morbillo, l’immunità da vaccino dura solo alcuni anni al contrario di quella naturale che dura, nella maggior parte dei casi, tutta la vita e che si trasmette da madre a figlio durante la gravidanza e con l’allattamento. Oggi sappiamo infatti che numerosi componenti bioattivi contenuti nel latte materno conferiscono una determinata e importantissima protezione immunologica.

Quindi le future mamme, perché vaccinate, non passeranno ai propri figli l’immunità e tutta una parte di popolazione sarà sempre esposta al virus se non esegue i richiami. Questo rende più difficile l’obiettivo di raggiungere le soglie dell’immunità di gregge e la possibilità di eradicazione totale sperata (3, 4, 5, 35, 46, 47). Questo stesso ragionamento viene fatto dall’OMS anche per la difterite(55).  

La valutazione dei rischi da vaccinazione dipende dai fattori e dai dati scientifici che si raccoglie. Gli individui reagiscono in diversi modi e l’indagine di un sistema così complesso non risulta essere univoco ne è omogeneo. La suscettibilità alle complicanze dovute alle infezioni naturali e alle complicanze da vaccino dipende fondamentalmente dal grado di immuno-competenza cioè dallo stato ottimale del sistema immunitario. Egli è il naturale sistema di regolazione e difesa dalle intrusioni attraverso l’attivazione dell’infiammazione, della febbre e delle diverse cellule immunitarie. Dapprima si attiva una difesa innata, aspecifica, infiammatoria poi una difesa detta immunità specifica con produzione di anticorpi. Alcuni individui sviluppano una risposta infiammatoria e/o anticorpale debole e altri troppo forte. Il confine tra risposta adattata e risposta patologica è sottile e dipende da molti fattori (6,7). 

Molta letteratura scientifica si sta occupando della relazione tra vaccinazioni e malattie autoimmuni trovando associazioni statisticamente significative benché rare (8,9,56). Ma mancano gli studi controllati a lungo termine, cioè le patologie che si sviluppano dopo una latenza di anni. Queste considerazioni valgono in procedure di vaccinazioni ancor più che nelle malattie naturali perché i vaccini utilizzano adiuvanti e altro materiale inorganico, come l’incriminato Alluminio, nella forma nano e micro-particolata, proprio per rompere i meccanismi di auto-tolleranza di protezione (10,11,12,13,29,30,32,37,51,52). Gli adiuvanti possono aumentare la risposta aspecifica: le cellule dell’infiammazione si diffondono nell’organismo e possono stimolare processi reattivi preesistenti innescati poi dal vaccino. L’attivazione della risposta immunitaria può amplificare processi infiammatori acuti o cronici già esistenti nel soggetto.

L’IMPORTANZA DEL MICROBIOTA

Il sistema immunitario è strettamente legato all’attività del microbiota, quella popolazione di batteri, virus e funghi che popolano le nostre mucose e che fanno dell’intestino la più grande palestra per la tolleranza immunitaria del nostro sistema difensivo. Il microbiota sta diventando sempre più uno dei determinanti essenziali della salute. Ormai, infatti, le sue alterazioni sono associate a moltissime patologie infiammatorie croniche, autoimmuni, neurologiche, metaboliche, psichiatriche, allergiche, etc. (14,36). Ecco perché per migliorare l’efficacia dei vaccini si sta studiando quali microbi intestinali siano associati ad una migliore o peggiore risposta alla profilassi vaccinale (27,28). Addirittura si pensa che il Citomegalovirus (CMV), uno dei virus più studiati, possa essere visto come un regolatore del sistema immunitario nel continuo confronto interno all’organismo (38). Così sembra anche che il virus del morbillo possa essere usato per distruggere alcune forme di cancro (53). 

La salute quindi dipende dall’equilibrio delle specie microbiche con cui siamo in relazione fisiologica e questo incide sulla nostra capacità di reagire correttamente agli insulti. Un’infezione può dare risposte diverse con diversi quadri di malattia a seconda dello stato dell’ospite. Il livello di pericolosità di un microbo o di un virus dipende da molti fattori: genetici, epigenetici, ambientali, dall’esposizione all’inquinamento, lo stile di vita, la nutrizione, lo stress, etc. Tutto questo trasforma sia il grado di infiammazione sotterranea dell’organismo sia la tolleranza agli insulti. Essi si sommano, si accumulano e sinergizzano rendendo l’individuo più predisposto alle complicanze da infezioni o agli eventi avversi alle vaccinazioni.

VACCINI E SISTEMA NERVOSO

Le risposte alle infezioni e ai vaccini coinvolgono anche il sistema nervoso e quello endocrino/ormonale (2,43). Il dott. Ernesto Burgio uno degli autori del testo Pneireview “Oltre i vaccini. Prendersi cura del sistema immunitario infantile” affronta le problematiche legate al neuro-sviluppo e ai disturbi dello spettro autistico che generano i maggiori problemi di diffidenza relativi alle vaccinazioni. Le patologie del neuro-sviluppo sono complesse e multifattoriali, non ascrivibili ad unico agente ma a disregolazioni del sistema immunitario e del microbiota, alle infiammazione e neuro-infiammazione, alle molecole neurotossiche come metalli pesanti e pesticidi, alle infezioni, etc. (15,16,17,18) . I dati indicano che un ruolo primario ce l’abbia la MIA (attivazione immunitaria materna) cioè che un alterato assetto immunitario materno a ridosso e durante la gravidanza sia una “condizione primer” su cui altri fattori hanno effetti sinergici non valutabili con i tradizionali modelli causa-effetto. Lo sviluppo embrio-fetale, dove esiste la massima neuro-plasticità, ha un ruolo predittivo per lo sviluppo dei diversi percorsi patologici compresa l’induzione del fenotipo autism-like (19).  I vaccini sono tra i numerosi possibili fattori trigger che contribuiscono a rendere manifesta una fragilità preesistente ma sotto-soglia con conseguenze cliniche diverse.  In particolare sotto osservazione sono la tossicità delle contaminazioni in tracce da metalli pesanti in forma di nanoparticelle (20), la frequenza degli stimoli antigenici cioè le infezioni ricorrenti (asilo, fratelli maggiori, antigeni alimentari, allergeni) oltre agli antigeni vaccinali (31).  

Risulta quindi indispensabile per ridurre le possibili complicanze nelle persone più suscettibili la massima attenzione alla vulnerabilità che precede la nascita e i cosiddetti 1000 giorni dopo di essa. Questo dovrebbe imporre misure urgenti di prevenzione primaria visto il continuo aumento, anche in soggetti giovani e molto giovani di patologie autoimmuni, neurologiche, psichiatriche, degenerative e metaboliche tanto più che i nostri organismi sono sempre più esposti ad una maggiore quantità di sostanze inquinanti.

UN APPROCCIO SISTEMICO ALLA PREVENZIONE

La multifattorialità e la complessità sono un evidente freno alla presa di responsabilità da parte dei decisori politici e dei cittadini. La raccolta dei dati per studi epidemiologici risulta difficile e questo limita ulteriormente le possibilità di opporsi ai grandi interessi delle aziende produttrici. Esse, oltre allo sviluppo di tecnologie e farmaci importanti per la salute, sconfinano troppo spesso nell’imporre la sola soluzione farmacologica a problemi che solo un approccio sistemico e di prevenzione può tentare di risolvere. Gli elementi tossici si accumulano ogni volta che mangiamo, beviamo e respiriamo. L’inquinamento ormai è devastante, eppure il Ministero della Salute continua ad approvare deroghe al divieto di sostanze chimiche vietate (54). 

Così le pratiche vaccinali non sono il determinante più importante per la salute. Paesi come gli USA, il Gambia, la Mongolia hanno il più alto grado di copertura vaccinale per copertura e numero di vaccini, superiore alla nostra, ma confrontati con paesi di pari sviluppo economico hanno i dati di mortalità infantile più alti (1). Quindi le politiche sanitarie devono investire sull’insieme dei fattori che determinano la salute superando la sola visione malattia-farmaco. 

Abbiamo visto nella prima parte, che troppo spesso sono gli investimenti economici che determinano le traiettorie politiche in materia di prevenzione e cura, e i forti investimenti per la ricerca su questa biotecnologia hanno chiaramente indicato una strada preferenziale (34). 

Un approccio sistemico alla salute che valuti l’insieme delle dinamiche e dei processi fisiologici e patologici nel continuo adattamento all’ambiente potrebbe permettere di evitare errori come l’aver usato indiscriminatamente l’antibiotico contro i microbi sottovalutando le conseguenze sull’intero sistema e a lungo termine. Ora in Italia abbiamo più di 10.000 mila morti l’anno per l’antibiotico resistenza e il dato è destinato a crescere pericolosamente. Tanto che per risolvere alcune infezioni si sta iniziando ad usare il trapianto fecale cioè il trasferimento da un individuo ad un altro del microbiota intestinale: dagli antimicrobici al trapianto di microbi! (21,23,24,) Inoltre il trapianto fecale si sta rivelando utile anche in tante altre patologie, come l’autismo (22, 25, 26).

Le simbiosi, la capacità di tolleranza, le condizioni sistemiche dell’organismo e le specificità individuali sono concetti fondamentali per valutare i rischi/benefici degli interventi sanitari. Infatti molte delle relazioni di medici, ricercatori e professori universitari alle audizioni svolte in Commissione Igiene e Sanità per l’iter di discussione del DDL 770/2018 del M5S e Lega, hanno evidenziato la necessità di valutare le profilassi vaccinali in funzione del reale contesto epidemico e del rischio individuale con le visite prevaccinali oltre alla ripetuta richiesta di studi di controllo sulle vaccinazioni multiple (33,49). I normali e ciclici picchi epidemici, come ad esempio quello del virus del morbillo, non sono di per sé fonte di preoccupazione ma è il rischio delle complicanze che avvengono sui soggetti più vulnerabili che dovrebbe richiamare l’attenzione delle politiche sanitarie. Molte di queste relazioni vertevano anche sui pazienti immunodepressi e più volte è emerso come fosse pericoloso sostenere di poter proteggere i bambini in tali condizioni qualora tutti i compagni di classe fossero vaccinati. Questo sia per i numerosi casi di non responder, sia per i portatori sani ma soprattutto per la trascurabile protezione che le 4 (MPRV) infezioni trasmissibili e prevenibili dal vaccino abbiano sulle realistiche possibili infezioni a cui essi vanno incontro. Nelle famiglie, nei luoghi pubblici e nelle scuole, un qualsiasi influenzato mandato a scuola con l’antipiretico è fonte di pericolo. La caccia agli untori dei non vaccinati potrebbe esporre ad un pericolo maggiore gli immunodepressi e le loro famiglie nel sottostimare i reali pericoli che sono costretti ad affrontare quotidianamente (39,40,42). 

Da un interessante articolo dell’associazione Assis leggiamo che “…la scoperta degli antibiotici e dei vaccini è il fiore all’occhiello della scienza occidentale ma anche funzionale all’obiettivo di colpire un singolo microorganismo con una sostanza farmacologica senza agire sulle cause e senza intervenire sull’ospite. La storia dell’Uomo è intrinsecamente legata con quella degli altri organismi viventi, esterni e interni a lui, grandi, piccoli, invisibili. La comparsa dell’homo sapiens dotato di intelligenza e conoscenza ha sconvolto questo equilibrio, perché l’Uomo non accetta che ci siano degli altri esseri, grandi o microscopici, più potenti di lui che possano annientarlo, distruggerlo ed eliminarlo fisicamente. È riuscito a dominare e spesso a eliminare ed estinguere grandi animali, ma non ancora quelli microscopici, e ovviamente non ci riuscirà perché sono i batteri che ci permettono di vivere: senza batteri non saremmo comparsi e non potremmo vivere, moriremmo subito. La possibilità che i germi possano provocare malattia negli organismi superiori, dipende in parte dal tipo di germe e dalla sua numerosità, ma soprattutto dalle condizioni metaboliche dell’organismo ospite e dalla sua capacità di adattarsi all’ambiente in cui nasce: non è sufficiente la presenza di un germe (virus o batterio o parassita) per provocare la malattia. Fin dagli anni ’70, l’OMS, in un rapporto sosteneva che: Un organismo debilitato è molto meno resistente agli attacchi dei microbi che incontra. Generalmente il morbillo o la diarrea – malattie senza conseguenze e di breve durata tra i bambini ben nutriti – sono malattie gravi e spesso fatali per quelli cronicamente mal nutriti”. 

La narrazione mediatica di TV e giornali mainstream dei problemi legati alle vaccinazioni evita il confronto su temi seri e sulle reali possibilità di fare scelte ragionate. L’Italia eredita il ruolo di capofila del Programma di Vaccinazione Globale. È urgente mettere in campo tutti gli sforzi per comprendere come migliorare al massimo gli interventi e sostenere l’insieme dei fattori che incidono sulla salute. Affrontare la complessità richiede nuovi strumenti, nuove strategie e il coraggio di superare convinzioni basate sulla consuetudine.

Fonti

(1) https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0960327111407644
(2) Bellavite 2009, Bottaccioli 2003
(3) https://cvi.asm.org/content/24/7/e00034-17
(4) Barnett et al. 2015; Croucher et al. 2014
(5) Kilgore et al. 2016; Hickman et al. 2011
(6) Cappelletti et al., 2015
(7) Cruz-Tapias et al. 2012; De Martino et al. 2013; Israeli et al. 2012; Rinaldi et al, 2014
(8) Wang et al., 2017
(9) Perricone et al. 2014; Soriano et al. 2015; Tossito e Bereau, 2015; Wang et al. 2017
(10) Poland et al. 2009; Poland et al. 2013, Whitaker et al. 2015
(11)Terthune e Deth 2013
(12) Favoino et al, 2014; Bagavant et al.2014; Ruiz et al. 2016
(13) Esposito at al.2014; Pellegrino et al. 2015; Shoenfeld e Agmon-Levin 2011
(14) Anaya et al. 2016
(15) McElhanon et.al. 2014; Metanalisi su Pediatrics
(16) Lancet, Grandina et al. 2014
(17) Bilbo e Schwarz, 2012
(18) Ashwood et al. 2011
(19) Estes e Mcallister, 2015; Knuesel et al. 2014
(20) Gatti e Montanari 2017
(21) https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-015-0070-0
(22) http://www.spazioasperger.it/index.php?q=articoli-divulgativi&f=381-sensazioni-di-pancia-come-i-microbi-influenzano-autismo
(23) http://policlinicogemelli.it/news_dett.aspx?id=9FBFE7D9-61C2-48FE-A4C1-FC855381C1C4
(24) https://www.facebook.com/notes/achille-daga/prof-gasbarrini-trapianto-di-microbiota-fecale-nelle-malattie-da-diabete-a-obesi/821078574667735/
(25) https://www.osservatoriomalattierare.it/sperimentazioni/6821-nel-trapianto-di-microbiota-possibile-soluzione-a-tante-malattie-da-diabete-a-obesita-fino-anche-ad-autismo-e-sclerosi-multipla
(26) http://www.spazioasperger.it/index.php?q=articoli-divulgativi&f=276-un-enigma-molto-intricato-lintestino-autistico
(27) https://microbioma.it/immunologia/vaccini-ecco-come-il-microbiota-intestinale-influenza-la-risposta-immunitaria/
(28) http://www.notiziariochimicofarmaceutico.it/2016/03/31/18014/
(29) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24238833
(30) http://www.mednat.org/vaccini/ASIA_Sindrome%20infiammatoria-dai-vaccini-Riassunto.pdf
(31) http://www.mednat.org/vaccini/neuroinflammation_vaccines.pdf
(32) diffusione migrazione traslazione alluminio nel cervello
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4318414/?fbclid=IwAR3wVOyki4FAiB-guaFEgEJMKz-xyjwFbt1oc3XWHJM4BO9hd_vcrfsO6Ig
(33) https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/000/995/BELLAVITE_DA_PUBBL.pdf
(34) https://www.facebook.com/PolloniRino/videos/231941244393963/
(35) https://www.epicentro.iss.it/morbillo/morbillo
(36) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3890451/
(37) https://www.cochranelibrary.com/cdsr/doi/10.1002/14651858.CD012805/full
(38) Pneireview “Oltre i vaccini. Prendersi cura del sistema immunitario infantile”
(39) http://www.paolobellavite.it/files/313_2019-ImmunodepressiEP-inpress.pdf
(40) http://www.assis.it/una-mamma-immunodepressa/
(41) https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/67/wr/mm6742a4.htm?fbclid=IwAR1RT0CEHxbZIvfstN7ZoyN1BZlMEZbR32oo3YnFhFN_Ce05GNTzPcQvTAA
(42) http://webtv.senato.it/webtv_comm?video_evento=854
(43) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10589903
(44) http://www.assis.it/epidemie-nonostante-i-vaccini/
(45) https://www.uspharmacist.com/article/asymptomatic-vaccinated-persons-are-transmitting-whooping-cough?utm_source=TrendMD&utm_medium=cpc&utm_campaign=US_Pharmacist_TrendMD_1
(46) https://www.bmj.com/content/362/bmj.k3976
(47) https://www.bmj.com/content/362/bmj.k3976/rr-11
(48) https://www.nap.edu/read/1815/chapter/2#8
(49) https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/005/198/ASSIS_1.pdf
(50) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23264672
(51) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4466342/
(52) https://medcraveonline.com/IJVV/IJVV-04-00072.pdf
(53) https://www.mayoclinicproceedings.org/article/S0025-6196%2814%2900332-2/fulltext
(54) http://www.europeanconsumers.it/tag/deroghe/
(55) http://www.assis.it/difterite-informazioni-e-riflessioni/
(56)
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4475239/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/17630224/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/11027094/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/27417999/
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https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/12145534/
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https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15722255
https://ard.bmj.com/content/73/12/e75.long
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/12482192/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/21425100/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/9733447/
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/10714532/
http://autoimmunityreactions.org/2016/06/14/patologie-autoimmuni-i-vaccini-le-innescano/

 Tratto: http://www.italiachecambia.org/2019/04/vaccini-questioni-aperte-3-tolleranza-verso-batteri-virus-strategia-vita/

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Vaccini, le questioni aperte #2 – Il rapporto tra scienza, politica e informazione

Chi controlla la composizione dei vaccini? In che modo i mezzi di informazione comunicano la scienza? E qual è la posizione dei medici all’interno dei dibattito vaccinale in corso? Continua il nostro approfondimento sul complesso tema della vaccinazioni, nel tentativo di fare chiarezza su alcune importanti questioni ancora aperte. Affrontare lequestioni aperte in tema vaccinale coinvolge ambiti diversi tra loro e molto più grandi di ognuno di noi. Un possibile approccio alla complessità può essere la lettura delle relazioni e delle dinamiche che delineano una situazione. Così la titubanza vaccinale deve poter essere ascoltata, compresa e integrata nel processo democratico così come le diverse opinioni, anche tra gli esperti, devono potersi confrontare. In democrazia i dubbi e le preoccupazioni sono sempre leciti, anzi contribuiscono al continuo miglioramento delle possibili azioni da intraprendere, se accolti in una dialettica proficua.  

Una delle questioni aperte è sicuramente il controllo della purezza dei vaccini poiché non c’è trasparenza sui certificati per l’immissione in commercio da parte delle aziende produttrici. Alcuni stati, tra cui la Cina, hanno chiesto le pubblicazioni dei certificati di validità dalle aziende produttrici dopo i numerosi scandali di vaccini scaduti, contaminati o inefficaci (23).  

Negli USA Robert F. Kennedy, Jr. ha ufficialmente vinto la causa contro l’HHS (Health and Human Services – Dipartimento della Salute e Servizi Umani) per la violazione del mandato per la sicurezza dei vaccini pediatrici del NCVIA (National Childhood Vaccine Injury Act) del 1986. Quando il Congresso diede l’immunità economica all’industria farmaceutica che così non avrebbe dovuto risarcire per danni o difetti dei vaccini, in cambio le aziende produttrici si impegnarono a presentare ogni 2 anni i test di sicurezza e sorveglianza delle reazioni avverse all’HHS che avrebbe dovuto controllarle. Non solo questi test non vennero mai eseguiti ma l’HHS non li richiese mai (11).  

Sembra che in Italia le aziende produttrici di vaccini abbiano stipulato accordi per cui non sono ritenuti responsabili in nessun caso: chi paga per eventuali difetti o danni è lo Stato che li compra. Ma come li controlla? 

Il presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi, dott. Vincenzo D’Anna ha chiesto ufficialmente la pubblicazione dei certificati per l’immissione in commercio. Anche lo studio Signum della Commissione Parlamentare sull’aumento di patologie e decessi dei militari in missione all’estero fece emergere la necessità di un controllo dei componenti dei vaccini, oltre alla necessità di attuare vaccinazioni personalizzate e non sommarie che si rilevò potessero aumentare il rischio di patologie gravi. A questa indagine parlamentare partecipò come consulente, insieme all’attuale ministra Grillo, la dottoressa Bolgan, biologa poi incaricata dall’associazione Corvelva di continuare quelle indagini.

VACCINEGATE, LE ANALISI SUI VACCINI

Così in Italia, caso forse unico al mondo, il Corvelva, un’associazione di genitori, ha raccolto fondi per far analizzare alcuni campioni dei vaccini in commercio al posto delle autorità statali che avrebbero dovuto proseguire l’indagine. 

La dottoressa Bolgan ha illustrato i risultati preliminari in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, al convegno sulla sicurezza vaccinale dell’Ordine dei Biologi (22) e in una interessante intervista insieme a Ivan Catalano, vicepresidente della Commissione Parlamentare Signum. Sono solo risultati preliminari a cui devono seguire le validazioni o confutazioni da laboratori certificati per questo tipo di analisi. Spiega la biologa di Harvard, “tali tecnologie di indagine sono usate per analizzare contaminazioni chimiche, proteiche e genetiche dall’FDA (principale istituzione americana su cibo e farmaci) e nei controlli forensi”.

Le analisi rivelerebbero un forte grado di contaminazione tossica e scarsa qualità di produzione. Alcune colture cellulari provengono da linee cellulari vecchissime degli anni ‘60, con contaminanti tossici in quantità non residuali ma veri e propri componenti del prodotto, residui di lavorazione e sostanze con attività prioniche quindi pericolose, poi parti di vermi, erbicidi, altri antibiotici, antiepilettici, “viagra”, diuretici, antimalarico, altri retrovirus, cellule cancerogene. In più alcuni dei principi attivi (antigeni) sarebbero presenti in quantità residuali o proprio non presenti al contrario di virus avventizi (che non dovrebbero esserci) che a volte risultano presenti in quantità maggiori degli antigeni richiesti. Continua la Bolgan: “Le agenzie regolatorie evolvono con le conoscenze tecnologiche di ultima generazione ma queste non sono ancora acquisite e validate nei laboratori accreditati per il rilascio dei lotti da mettere in commercio. Quindi l’indagine del Corvelva, detta Vaccinegate, descrive un sistema di produzione e l’uso di materie prime di bassa qualità con una forte contaminazione di sostanze tossiche”. 

Queste analisi hanno suscitato molte polemiche, proprio per le tecniche usate e perché non eseguite da laboratori accreditati per questo tipo di analisi. Purtroppo, per ora, nessuno ha confutato i risultati. I lotti analizzati nell’indagine, tuttavia, sono ancora in circolazione. Mentre si attendono le conferme è partito un esposto alla Procura della Repubblica (1). 

Inoltre sono già in corso altre indagini, alcune divenute penali nel corso del 2017, sulla presenza non dichiarata di materiale in micro o nano misura che potrebbe scatenare infiammazioni pericolose e altre alterazioni in diversi tessuti dell’organismo (2). Le nano e micro-particelle, già dichiarate dall’OMS come certamente cancerogene, iniziano ad essere studiate dalla nanotossicologia che sembra evidenziarne la pericolosità per l’impossibilità di essere espulse dall’organismo, se iniettate sotto cute, e l’alta mobilità nei diversi distretti del corpo (27, 28, 24). 

Viene da chiedersi: perché le istituzioni e gli organi di informazione hanno ignorato o contestato queste indagini invece di confutarle con prove di laboratorio accreditate? È lecito chiedere di poter utilizzare questo strumento di prevenzione primaria, di indubbio successo, ma nella continua ricerca della riduzione dei rischi? 

Anche i deputati europei hanno affrontato la questione della titubanza vaccinale in un documento pubblicato sul British Medical Journal dal titolo “Le dichiarazioni di sicurezza non reggono al controllo”(5,7). Poter esprimere i propri dubbi è alla base di qualsiasi organizzazione democratica.

IL RUOLO DELL’INFORMAZIONE: COMUNICARE LA SCIENZA

Ma come avviene l’informazione, fondamentale organo democratico, su tali argomenti che stanno creando evidenti problemi alla popolazione? E perché giornali e TV parlano di vaccini, epidemie e comportamenti irrazionali e anti-scientifici ma alcune notizie sono così censurate o banalizzate? Questo introduce un altro tassello nel complesso rapporto tra scienza, istituzioni e società. Comunicare la scienza è difficile, farlo in un contesto violento e urlato lo è a maggior ragione. Affronta la questione anche il dott. Peter Doshi, editorialista del BMJ chiedendo più verità e rispetto per i pazienti (26). 

La Scientific American ha svolto un’indagine su come l’FDA manipola e vincola l’informazione a proprio piacimento, allontanando di fatto la narrazione mediatica dalla realtà dei fatti, al di là delle possibili personali interpretazioni (18). Il campo di battaglia è la gestione della percezione del rischio da parte di TV e giornali. Chi si occupa di comunicazione scientifica si chiede quale sia la strategia migliore per comunicare la scienza. Molti accademici parlano dei Bias cognitivi: pregiudizi e predisposizione ad errori, del nostro sistema percettivo e cognitivo, che attiviamo per districarci nella complessità del mondo. Questo ci porta a selezionare le notizie, e a credervi, sulla base delle nostre convinzioni preesistenti e non su un esame più obiettivo dei dati. Ne siamo tutti vittima ma ognuno sembra che parli di quelli degli altri non fornendo strumenti per riuscire a superare i propri bias; quindi quale utilità? (13, 14) 

Spesso sembra che l’intento sia solo quello di capire quale sia il modo migliore per convincere chi è indeciso o ritarda nel vaccinare i propri figli: usare l’arma della paura sulle potenziali malattie a cui va incontro chi non si vaccina oppure instaurare rapporti dialoganti con i genitori per creare un contesto di fiducia? Usare la censura di chi pone dubbi e chiede vaccinazioni ad personam oppure usare uno stile più profilato per il target a cui ci si vuole rivolgere?

UNO SCONTRO TRA VISIONI

La comunicazione della scienza si occupa prevalentemente di opportunità di convincimento. Dei fatti – come i risultati dello studio Signum, dei danneggiati da vaccino riconosciuti e risarciti dallo stato (12, 19, 20, 21), della richiesta da parte dei ricercatori di ulteriori indagini sulle vaccinazioni multiple – non c’è quasi traccia nella comunicazione della scienza accademica e mainstream. Anzi c’è chi sente il bisogno sempre più forte di delineare chi promuove la verità scientifica e chi invece no. Tutto si riduce ad una polarizzazione tra buoni e cattivi mentre i dubbi sono da screditare. Questo atteggiamento viene da lontano, il tema vaccini ha solo scoperchiato una situazione preesistente. In ogni settore legato alla salute e alla medicina lo scontro di visioni, approcci e gestione del potere corporativo caratterizza il panorama come uno dei più frastagliati e disomogenei. Un interessante suggerimento dello storico Pietro Ratto prova a superare questo scontro tra fazioni arroccate ognuna sulle proprie convinzioni. Egli pone l’accento sulle diverse interpretazioni dei fatti su cui ognuno basa le proprie idee e a cui non deve essere costretto a rinunciare. Solo l’essere disposti ad aprirsi al confronto per poter ragionare sulle prove può far guadagnare un reale dialogo. Egli analizza il bisogno di certezze di ognuno come base fondamentale su cui costruire man mano le proprie idee ma non per dare risposte bensì per fare domande. Altrimenti si diventa sempre più fragili e sempre meno disposti ad esporsi al rischio di essere smentiti arrivando alla chiusura: chi sente di avere certezze è più portato a disprezzare quelle degli altri. Ma la valutazione del rischio/beneficio, basato anche sulle evidenze scientifiche, deve essere un percorso aperto alle diverse istanze in quanto ognuno è portatore di interessi, se no facilmente si ricorre alla delega. Le istituzioni sanitarie diventano quindi un’entità genitoriale cui affidarsi e non un organismo politico da costruire insieme. Affidarsi alla consuetudine di ciò che già sappiamo rischia di farci perdere la possibilità di una crescita individuale e collettiva oltre che condannarci ad una guerra perpetua (25, 26).

E I MEDICI?

Diversi sono state le dichiarazioni e i documenti pubblicati. L’organo ufficiale, federazione di tutti gli ordini provinciali dei medici, la FENOMCEO ha pubblicato una review dal tono rassicuratorio per contribuire a frenare il calo delle coperture vaccinali verificatesi negli ultimi anni. Purtroppo però leggiamo anche delle imbarazzanti scorrettezze: “I vaccini sono sicuri perché prodotti secondo la più rigorosa metodologia, attraverso studi clinici sperimentali controllati e randomizzati, attuati spesso in doppio cieco versus placebo e sottoposti al controllo incrociato di esperti”(8). Ciò non risulta corretto in quanto per definizione essendo somministrati su popolazione sana non possono essere stati testati contro controlli o placebo e in doppio cieco (i requisiti della medicina basata sulle prove EBM). Neanche il documento suggella l’affermazione con questo tipo di dati. Un interessante documento congiunto di diverse società e federazioni di medici tra le più influenti e autorevoli (SIF, SITL, SIP, FIMMG, FIMP) esamina l’importanza della prassi vaccinale globale, e non locale, e promuove un approccio alla vaccinazione “per tutta la vita” (life course) come elemento chiave per un invecchiamento in salute (16). 

Nel documento si dichiara la volontà di superare il paternalismo sanitario cioè l’uso di interventi attraverso i quali l’Autorità interferisce con la libertà dei singoli al fine di meglio perseguire il loro interesse. Viene proposto, invece, il paternalismo libertario, cioè il nudge. Il nudging, che origina dal neuromarketing e dalle scienze comportamentali, propone spinte e incentivi per un condizionamento subdolo ma a fin di bene. Esso non prevede obblighi o penali ma il rispetto delle libertà individuali: una spinta verso un comportamento sano. Non risulta chiaro come questo strumento auspicato nel documento possa coesistere con le rispettive dichiarazioni favorevoli all’obbligo, alle imposizioni e alle pene. Altre associazioni di medici si sono impegnati nella revisione di studi scientifici e hanno pubblicato documenti e review analizzando i singoli vaccini; ecco quello della Rete Sostenibilità e Salute (4) e quello della SIPNEI (3). Ma altri professionisti e docenti universitari hanno prodotto raccolte di letteratura come quella del professor Bellavite dell’Università di Verona (17).  

E qui (9) la famosa lettera di più di 150 medici che nel 2015 sollevarono dubbi sulla vaccinazione indiscriminata di massa che mise in luce come le vaccinazioni, pur essendo uno strumento in generale valido, determinassero una fragilità del sistema immunitario rispetto a chi non le faceva o ne faceva un numero minore con molte evidenze scientifiche segnalate. Questo per poter meglio discriminare tra le diverse opportunità vaccinali e i diversi individui candidati a riceverli. Molti di questi medici iniziarono a subire procedimenti di radiazione dall’Ordine dei Medici due anni dopo, a ridosso dell’approvazione della legge Lorenzin.

Tra i medici esistono visioni e approcci anche opposti su quasi tutto, così come la letteratura scientifica è soggetta a continue correzioni come abbiamo visto nella prima parte dell’articolo. Le discussioni sui vaccini stanno facendo solo venire fuori ciò che già da tempo caratterizzava la difficile ma necessaria coesistenza di diverse interpretazioni, opinioni e pratiche mediche professionali. Dopo le numerose radiazioni di dottori e dottoresse colpevoli di aver posto dubbi sulle vaccinazioni a tappeto, senza alcuna denuncia o errore a carico, e spesso con i figli vaccinati, il clima è cambiato. Ora si ha paura a parlare, perché il rischio è quello di non poter più lavorare se radiati dall’Ordine dei Medici.  Questa è forse la cosa che più delinea lo stato di incapacità al confronto, l’uso della censura e la diffusione dell’autocensura. Chi si sente al sicuro essendo stata zittita una parte dei medici? 

L’autoritarismo, anche in nome della scienza, ha molte forme e rivela la perdita di autorevolezza di un intero sistema.

La preoccupazione ed il dubbio sono sempre leciti in quanto attivano i processi democratici utili ad una società moderna. Poterli esprimere serve a mantenere solida una delle più grandi conquiste nel campo dei diritti umani: il consenso informato, non cancellato dall’obbligo vaccinale. Esso gioca un ruolo strategico anche come strumento per il progresso e l’efficacia della medicina.  La pratica vaccinale è considerata utile dalla stragrande maggioranza dei medici e dei cittadini ma deve poter essere attuata nel miglior modo possibile quindi nella continua ricerca di una maggiore efficacia e sicurezza. Serve più cautela e temperanza nei toni, maggior impegno nell’acquisire nuovi strumenti di dialogo e più trasparenza.

Fonti
1 https://drive.google.com/file/d/1w_Vb61WViASp_X9VqOasOatBcsGEhygd/view
2 https://www.informazionelibera.org/cronaca-sanitaria/vaccini-contaminati-e-boom-mediatico-e-ci-sono-indagini-penali-in-corso.html
3 https://sipnei.it/news-scientifiche/la-posizione-della-sipnei-sulla-legge-sui-vaccini-sul-dibattito-ancora-corso/
4 https://www.sostenibilitaesalute.org/vaccini-una-discussione-oltre-le-ideologie-la-posizione-della-rete-sostenibilita-e-salute/
5 https://www.bmj.com/content/360/bmj.k1378/rr-0
6 https://www.youtube.com/watch?v=PVrPQaX913E
7 https://www.bmj.com/content/360/bmj.k1378.full
8 https://portale.fnomceo.it/wp-content/uploads/import/201801/156001_documento_sui_vaccini_fnomceo_8_luglio_2016-1.pdf
9 http://www.informasalus.it/it/articoli/vaccinazioni_lettera_presidente_sanita.php
10 https://www.youtube.com/watch?v=V3h_G6BN9PM
11 http://www.onb.it/2018/12/02/la-vittoria-di-kennedy-contro-lhhs/
12 http://www.condav.it/document/Homepage/Lettera%20aperta%20Ministro%20Grillo%2009.09.18.pdf
13 https://www.wired.it/scienza/medicina/2019/01/15/comunicazione-scienza-burioni/?fbclid=IwAR3E8A1K5rYKE8jJWxcJTqFrqnaTjkk2UfHt-g4tG-XS4YpZ_wTsnQEf5yo
14 https://www.wired.it/scienza/medicina/2019/01/14/critici-burioni-comunicazione-scientifica/?refresh_ce=
15 https://www.corvelva.it/it/
16  https://www.fimp.pro/images/vaccini.pdf
17 https://www.researchgate.net/profile/Paolo_Bellavite/publication/317505452_SCIENZA_E_VACCINAZIONI_Plausibilita_evidenze_deontologia/links/596e3521aca272d552fe34a1/SCIENZA-E-VACCINAZIONI-Plausibilita-evidenze-deontologia.pdf
18 https://www.scientificamerican.com/article/how-the-fda-manipulates-the-media/
19 http://www.onb.it/2019/02/28/danni-da-vaccino-tar-intima-ministero-a-risarcire-mezzo-milione-di-euro/
20 http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/responsabilita/2017-10-16/vaccinazioni-obbligatorie-e-soggetti-danneggiati-141140.php?refresh_ce=1
21 https://www.onb.it/2019/01/08/ecco-lo-studio-segreto-sui-vaccini/
22 https://www.youtube.com/watch?v=qCkOyJphN3I&feature=push-lsb&attr_tag=p482NKpCAqUnb8Cv%3A6
23 https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/27/cina-vaccini-senza-controlli-lultimo-caso-dosi-scadute-a-145-bambini-verificato-solo-il-5-dei-campioni/4927619/
24 http://blog.ilgiornale.it/locati/2017/02/11/vaccini-sporchi-minacce-ai-ricercatori-2/
25 https://infosannio.wordpress.com/2019/01/15/limmunologa-maria-luisa-villa-fa-a-pezzi-la-retorica-del-castigatore-di-somari-di-burioni/?fbclid=IwAR0TVk1JKAXHELqflpLxhVy1G_s6s_D-8I7Lm2Wvs9jldQNkwkuof0UAvjE
26 https://www.bmj.com/content/bmj/suppl/2017/03/22/bmj.j661.DC1/translation_italian_peter_doshi.pdf
27 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4466342/
28 https://medcraveonline.com/IJVV/IJVV-04-00072.pdf

Tratto : http://www.italiachecambia.org/2019/04/vaccini-questioni-aperte-2-rapporto-scienza-politica-informazione/

Vaccini, le questioni aperte #1 – I dati e la sicurezza

Ridotto ad uno scontro tra favorevoli e contrari, anche il tema vaccini continua ad essere affrontato dalla maggior parte dei media mainstream con un approccio che non tiene conto della sua complessità. Pur riconoscendo l’efficacia delle vaccinazioni, la titubanza vaccinale, a livello globale, è un dato di fatto che non può essere ignorato e che sembra derivare da una serie di questioni tuttora aperte. In questo articolo, il primo di un approfondimento in tre parti, proviamo a costruire un racconto diverso sulle politiche vaccinali. In occasione dell’iter di discussione del DDL 770/2018 del M5S e Lega, detto dell’obbligo flessibile, che andrà a sostituire la legge 119/2017 Lorenzin, si sono svolte in Commissione Igiene e Sanità le audizioni informali. Iniziative di organi istituzionali e della società civile stanno facendo emergere un quadro più complesso di quello che i media mainstream raccontano quotidianamente. Vediamo dunque il contesto nazionale e internazionale che ha portato all’attuale sistema di profilassi vaccinale.

PIANI VACCINALI: COME SI PRENDONO LE DECISIONI?

L’avv. Mirella Manera, giurista dell’associazione Attuare la Costituzione nell’audizione al Senato, spiega (1) come nasce e in che contesto si è formato il Piano Globale Vaccini che ha visto l’Italia capofila mondiale: “Tutti i programmi vaccinali dell’OMS sono finanziati per lo più con fondi privati, versati non solo da società farmaceutiche, ma anche dalla Melinda e Bill Gates Foundation e da Gavi Alliance (alleanza mondiale per la vaccinazione), sempre creata dalla Melinda e Bill Gates Foundation. I fondi sono vincolati a specifici progetti selezionati dai donatori, non stanziati sulla base della pianificazione né sulle esigenze prioritarie dell’agenda internazionale della salute a cui va solo il 7% dei finanziamenti. L’Italia si è impegnata a versare 499 milioni di euro in 20 anni per finanziare programmi vaccinali nel mondo e in cambio riceve bond vaccinali (2). Conclude la penalista milanese: “Bisognerebbe compiere una valutazione sul valore scientifico delle raccomandazioni che provengono da questo organismo e valutarle considerando le reali condizioni epidemiologiche del paese”.

Quindi emerge un piano vaccinale globale non sulla base di possibili epidemie ma come modello di prevenzione dalle malattie in generale. Si è scelto, cioè, di promuovere la salute attraverso questa tecnologia indipendentemente dai concreti rischi epidemici e quindi dalle valutazioni rischio/beneficio. Si delinea anche come le traiettorie dell’OMS in tema vaccinale globale siano guidate da fondi privati e assorbiti dai vari Stati non omogeneamente.

LA SICUREZZA DEI VACCINI E I DATI SUGLI EVENTI AVVERSI

Sentiamo ripetere che i vaccini sono innocui perché usati da anni su milioni di persone, che gli eventi avversi sono rarissimi e che la scienza o la consuetudine di più di 200 anni di utilizzo ne conferma efficacia e sicurezza definendo inutili ulteriori indagini. Ma i dati dicono altro. La produzione scientifica e la comunità scientifica mostrano infatti un quadro tutt’altro che omogeneo e trasparente (33).

Proprio l’anno scorso si è dimesso metà del gruppo direttivo del più importante organismo mondiale indipendente di revisione sistematica e rigorosa degli studi scientifici, Cochrane, dopo l’espulsione di Peter Gøtzsche direttore del Nordic Cochrane Centre e co-fondatore della Cochrane Collaboration perché denunciava troppe commistioni economiche nelle revisioni di studi sul vaccino dell’HPV (Papilloma Virus) (3, 4, 30, 32).

A livello internazionale il problema della trasparenza delle metodologie nella produzione di letteratura scientifica è sempre più sentito. Una delle più autorevoli riviste scientifiche indicizzate, il BMJ (British Medical Journal), ha aperto una campagna per valutare la reale efficacia della ricerca scientifica in ambito medico poiché i danni della “troppa medicina” sono insostenibili. “Gli effetti nocivi di pratiche mediche e farmacologiche stanno facendo perdere la credibilità della famosa Medicina Basata sulle Evidenze (EBM): adozioni acritiche degli screening, credenze cliniche radicate, eccessiva medicalizzazione”. (9) Ancora, sempre sul BMJ: “La EBM non preserva la salute ma è utilizzata dalle industrie per legittimare o meno le scelte dei medici influenzando negativamente la capacità di discrezione e giudizio” (10).

Nature pubblica un dato allarmante: il 70% dei ricercatori non è riuscito a riprodurre gli esperimenti pubblicati con metodo peer review (11), cioè il 70% della letteratura scientifica indicizzata non supera la prova di validazione. Sempre su Nature si parla di “frode sistematica” nella letteratura scientifica. (22) Ma come? Tutto il metodo scientifico è basato sulla riproducibilità o confutazione dei dati! Ecco come la scienza cerca di correggere se stessa, di migliorare, di superare se stessa, aprendo dubbi e facendo verifiche.

Il Dr. Jacob Puliyel, pediatra indiano esperto di campagne vaccinali con molte pubblicazioni sull’argomento, spiega le conseguenze delle ultime modifiche delle linee guida OMS sulla valutazione per la classificazione delle reazione avverse, al convegno organizzato dall’Ordine Nazionale dei Biologi sulla sicurezza vaccinale (8). Nella scala di valutazione per l’attribuzione della correlazione tra eventi avversi e somministrazione del vaccino sono stati eliminati gli step di “possibile” e “probabile correlazione” mantenendo solo quelli di correlabile, non correlabile o indeterminato. Di fatto è più difficile raccogliere e poter studiare gli eventi avversi dove c’è una forte correlazione statistica, ma servirebbero altri dati per valutare con maggiore certezza la causa-effetto. Negli USA dove c’è il più alto tasso di vaccinazione (già nel 2017 si usano 53 vaccini compresi i multipli, in 72 dosi), il CDC e l’FDA, i principali organi istituzionali sanitari, monitorano gli eventi avversi correlati ai vaccini attraverso i dati VAERS. In una grande raccolta dati in 20 anni su più di 38.000 segnalazioni di neonati ospedalizzati o morti, i risultati mostrano una evidente correlazione positiva tra il numero di dosi di vaccino somministrati e la percentuale di ospedalizzazioni e decessi. Inoltre, i bambini più piccoli, inferiori a 5 mesi di età, sono risultati significativamente più danneggiati rispetto ai bambini più grandi dopo aver ricevuto i vaccini. Nelle conclusioni: “Si ritiene urgente attivare programmi per migliorare la sicurezza” (6). 
Lo stesso CDC americano dichiara che i sistemi di sorveglianza passiva sono sottostimati ed è impossibile, per come vengono raccolti i dati, determinare associazioni causali tra vaccini ed eventi avversi. (16, 17) Quindi il Dipartimento di Salute e Servizi Umani (HHS) ha commissionato alla Harvard Pilgrim Healthcare Inc. un programma digitalizzato di vaccino-vigilanza attivo che ha stimato i report di eventi avversi dei VAERS americani inferiori all’1% dei dati reali, cioè i dati segnalati spontaneamente sarebbero l’1% di quelli reali (31).  

Ma in Italia quali sono le evidenze di sicurezza dei vaccini e il controllo post-marketing degli eventi avversi?

I DATI SUI DANNI DA VACCINO IN ITALIA

L’argomento è spinoso, i danni da vaccino sono l’argomento tabù del mainstream. Mensilmente vengono riconosciuti e risarciti dal ministero famiglie per esiti gravi o decessi in seguito alla vaccinazione, ma quasi nessuno li considera, anzi i danneggiati da vaccino, solo per la loro esistenza, sono colpevolmente e vergognosamente ignorati se non negati dai media.(28) Anche quando il danno si verifica nelle ore successive alla vaccinazione, le famiglie non solo devono far fronte ad un evento che tocca la cosa più preziosa che hanno, ma devono anche, di tasca loro, fare causa allo Stato e dimostrare il nesso causale con la vaccinazione: danneggiati dalla medicina, dalla società e dalla legge. È questo lo stato dei diritti che vogliamo?

La raccolta dati della vaccino-vigilanza, solo per gli eventi avversi a breve termine, avviene su base spontanea quindi le segnalazioni sono molto sottostimate rispetto ai dati reali, peraltro assai disomogenei nel territorio nazionale.(29) Questo è dovuto sia alla disabitudine dei cittadini e delle strutture sanitarie alle segnalazioni e sia alla difficoltà di leggere i dati in chiave di correlazione statistica e di causa-effetto. Si è svolto un progetto pilota sperimentale condotto su una piccola popolazione della Puglia, di farmacovigilanza attiva, cioè per chiamata diretta post vaccino, sul solo MPVR (morbillo, parotite, varicella, rosolia), nella somministrazione singola e associato ad altri vaccini. Gli eventi avversi gravi definiti sicuramente correlabili alla vaccinazione, tutti risolti positivamente nel tempo, hanno manifestato una differenza enorme tra la somministrazione singola (10.2%) e quella associata alle altre (89,8%) (5). In altre parole, i vaccini singoli sono risultati nettamente più sicuri rispetto a quelli multipli. In molti studi scientifici sulla sicurezza vaccinale prevale la richiesta da parte dei ricercatori di un maggior approfondimento per l’urgenza che spesso emerge dai dati epidemiologici. Ad esempio l’Istituto Superiore di Sanità nel 2013 ha pubblicato uno studio (7, 18, 24), ma solo ora alla ribalta, sulla ADEM (encefalite, mielite ed encefalomielite acuta disseminata) associata alla somministrazione dei vaccini detta comunemente encefalite post-vaccinica (25).

L’autore dello studio è il dott. Paolo Pellegrino dell’Unità di Farmacologia clinica dell’Azienda Ospedaliera Luigi Sacco (Università di Milano): “A differenza degli studi precedenti riguardanti i casi di ADEM post infettiva, abbiamo osservato che questa patologia può riguardare ogni età. Abbiamo osservato che il vaccino anti-influenzale e quello anti-HPV (Papilloma virus) sono quelli più comunemente associati a questa reazione avversa e i dati sono sottostimati (“under-reporting”) a causa di una riduzione dell’interesse per questo evento avverso”. Quindi non interessa? Che programma d’indagine si è attivato? Sembra nessuno.

Nel 2018 è stato pubblicato lo studio Signum, condotto per indagare sull’alta percentuale di morti e insorgenza di patologie gravi su circa 4000 militari, in missione nelle zone di guerra. Quanto emerso è che non solo l’uranio impoverito ma la pratica vaccinale aveva concorso alla manifestazione di gravi patologie autoimmuni, quali tiroidite, sclerosi multipla, eritema nodoso, lupus, artrite reumatoide, diabete e, secondo alcuni studi, leucemie e linfomi. La Commissione Parlamentare, incaricata dello studio, specifica che l’accumulo di sostanze tossiche nei vaccini combinati, come adiuvanti e conservanti e contaminanti biologici, e l’assenza di visite pre-vaccinali rendevano la pratica vaccinale corrente pericolosa vista anche la mancanza di studi scientifici sulla salute a lungo termine e in generale sulle vaccinazioni multiple (26 -27). 

Molti degli studi clinici ed epidemiologici internazionali sostengono per lo più l’urgenza di ulteriori indagini poiché dove non c’è certezza di correlazione ci può essere forte evidenza statistica e troppo poche prove di sicurezza. (12-13-14-15 -19-20-21-34 ) Si ritiene che siano necessarie visite pre-vacciniche per conoscere i polimorfismi, test sierologici e lo stato del sistema immunitario che potrebbero ridurre il rischio degli eventi avversi. Stiamo facendo il massimo per ridurre i rischi?

La cosa certa è che il dibattito è aperto in tutto il mondo, gli studi indicano difficoltà di letture epidemiologiche per troppe variabili. Studi pre-clinici e post-marketing sulle vaccinazioni multiple non ci sono; ogni stato agisce come crede.
Ma il tema vaccinale è da inserirsi in un contesto più ampio di quello italiano e in un quadro sanitario e culturale più complesso. Coesistono in ambito scientifico e medico diverse visioni e una pluralità sfaccettata di approcci alla salute. Quindi anche la titubanza vaccinale, osservata in tutto il mondo, è da leggere come conseguenza di un preciso contesto farmaco-economico, di una perdita di autorevolezza delle istituzioni sanitarie nazionali e internazionali, di una farmacovigilanza per lo più incontrollata (29) e di una visione della salute basata su una medicina di massa e non personalizzata che le istituzioni sanitarie stesse, in altri settori della sanità pubblica, sta cercando di superare. Nella seconda e terza parte di questo articolo accenneremo al contesto culturale, mediatico e poi a quello più strettamente medico per restituire la complessità che l’argomento richiede. È ormai evidente, infatti, che banalizzare l’argomento porta ad una guerra civile e impedisce di porre l’accento sulle questioni importanti, come la possibilità di intraprendere tutte le azioni possibili a rendere la pratica vaccinale maggiormente sicura.

Fonti
 
1 https://www.facebook.com/PolloniRino/videos/231941244393963/
 
2 http://www.saluteinternazionale.info/2017/03/lincerto-futuro-delloms/

3 https://www.lettera43.it/it/articoli/scienza-e-tech/2018/11/03/cochrane-peter-gotzsche-ricerca-vaccini/224990/ 
4 https://www.scienzainrete.it/articolo/vaccino-hpv-versione-di-jefferson/luca-carra/2018-09-24

5 https://www.sanita.puglia.it/documents/36126/4921952/Sorveglianza+degli+eventi+avversi+a+vaccino+in+Puglia+Report+2013-2017/9db6decb-5aaf-426f-b8fe-c9474e9e8468
6 https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0960327112440111
7  https://www.epicentro.iss.it/farmaci/pdf/FEP%202013/Pellegrino.pdf
8  http://www.onb.it/2019/01/28/video-vaccinare-in-sicurezza-intervento-di-jacob-puliyel-25-gennaio-2019/
9 https://www.bmj.com/content/362/bmj.k2799.full?ijkey=PeMeQDKT6KUKXYH&keytype=ref&int_source=trendmd&int_medium=trendmd&int_campaign=trendmd
10 https://www.bmj.com/content/348/bmj.g22
11 https://www.nature.com/news/1-500-scientists-lift-the-lid-on-reproducibility-1.19970
12 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=2005+164(2)%3A61-9+european+journal+of+pediatrics
13 http://autoimmunityreactions.org/
14 http://autoimmunityreactions.org/tag/vaers/
15 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3170075/
16 https://www.congress.gov/106/crpt/hrpt977/CRPT-106hrpt977.pdf
17 https://healthit.ahrq.gov/ahrq-funded-projects/electronic-support-public-health-vaccine-adverse-event-reporting-system
18 http://www.assis.it/adem-vaccinazioni/
19 https://link.springer.com/article/10.1007/s00431-004-1594-7
20 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK206938/
21 http://www.jpands.org/vol23no4/hooker.pdf
22 https://www.nature.com/articles/d41586-019-00439-9
23 https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0960327111407644
24  https://www.onb.it/2019/01/08/ecco-lo-studio-segreto-sui-vaccini/
25 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10589903
26 https://www.analisidifesa.it/2017/09/in-principio-era-luranio-impoveritopoi-i-vaccini/

27 http://ivancatalanodep.blogspot.com/2018/02/relazione-finale-commissione-uranio-e.html
28 http://www.condav.it/document/Homepage/Lettera%20aperta%20Ministro%20Grillo%2009.09.18.pdf
29 https://www.informazionelibera.org/il-blog-di-gioia-locati/eventi-avversi-e-vaccini-ora-si-riconosce-la-correlazione-causale.html
30 https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/09/22/cochrane-terremoto/
31 https://healthit.ahrq.gov/ahrq-funded-projects/electronic-support-public-health-vaccine-adverse-event-reporting-system
 32 https://www.sostenibilitaesalute.org/la-posizione-della-rete-sostenibilita-e-salute-sulla-gravissima-crisi-della-cochrane/
33 https://www.bmj.com/content/bmj/suppl/2017/03/22/bmj.j661.DC1/translation_italian_peter_doshi.pdf
34 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4466342/
 

Tratto: http://www.italiachecambia.org/2019/03/vaccini-questioni-aperte-1-dati-sicurezza/

Spiagge invase dai rifiuti: l’80% è plastica

Con l’approssimarsi della primavera, nelle località balneari si è in procinto di iniziare le operazioni di ripulitura delle spiagge in previsione della stagione estiva che verrà. E Legambiente denuncia una situazione insostenibile: l’80% dei rifiuti che invadono i nostri litorali è costituito da plastica.

L’indagine Beach litter 2018 di Legambiente ha monitorato 78 spiagge con 48.388 rifiuti rinvenuti in un’area complessiva di 416.850 mq (pari a circa 60 campi di calcio) e una media di 620 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia (lineari) campionata, 6,2 per ogni metro di spiaggia.

Quello che si trova sulle spiagge italiane è soprattutto plastica (80%). L’associazione ambientalista sottolinea come oltre la metà dei rifiuti raggiungono le spiagge perché non vengono gestiti correttamente a terra. La cattiva gestione dei rifiuti a monte è, infatti, la causa principale del continuo afflusso dei rifiuti in mare. Ma non è la sola. Anche i rifiuti abbandonati direttamente sulle spiagge o quelli che provengono direttamente dagli scarichi non depurati e dalla cattiva abitudine di utilizzare i wc come una pattumiera.

Sul podio dei rifiuti più trovati lungo le spiagge ci sono i frammenti di plastica, ovvero i residui di materiali che hanno già iniziato il loro processo di disgregazione, anelli e tappi di plastica e infine i cotton fioc, che salgono quest’anno al terzo posto della top ten. Gli oggetti che si trovano praticamente in tutte le spiagge monitorate sono tappi e anelli di plastica (95% delle spiagge), bottiglie e contenitori di plastica per bevande (96% delle spiagge) e bicchieri, cannucce, posate e piatti di plastica (90% delle spiagge monitorate).

Questi oggetti usa e getta di uso diffuso rappresentano un problema comune per tutte le spiagge. Altro rifiuto molto diffuso sono i materiali da costruzione, presenti nell’85% delle spiagge monitorate. L’indagine di Legambiente è una delle più importanti azioni a livello internazionale di citizen science, ovvero il risultato di un monitoraggio eseguito direttamente dai circoli di Legambiente, da volontari e cittadini, che ogni anno setacciano le spiagge italiane contando i rifiuti presenti, secondo un protocollo scientifico comune e riconosciuto anche dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, a cui ogni anno vengono trasmessi i dati dell’indagine per completare il quadro a livello europeo. Questi dati infatti vanno a integrare quelli rilevati dalle agenzie ambientali di tutta Europa nell’ambito della Marine Strategy, la strategia marina dell’Unione Europea.

Fonte: ilcambiamento.it

Grazie agli abitanti del borgo nasce un parco naturale per ripopolare la montagna

L’eroe di questa storia è Marco Guerrini, sindaco di Carrega Ligure, borgo montano del comune di Alessandria che, grazie alla tenacia e all’amore per il suo territorio, ha dato vita ad un’azione partecipata con gli abitanti del borgo e con l’intera valle per far divenire il Parco Naturale Alta Val Borbera area protetta, con l’obiettivo di evitare il progressivo spopolamento ed abbandono di questi luoghi. Si tratta della vittoria di un’intera valle che ha scommesso sulla bellezza e potenzialità del proprio territorio e di un senso di appartenenza capace di generare il cambiamento.

Carrega Ligure è un comune montano di confine, localizzato nell’estremità sudorientale del Piemonte, in provincia di Alessandria. Il Comune si trova nell’Alta Val Borbera, in un’area caratterizzata da meraviglie naturali ed un ambiente tanto selvaggio quanto suggestivo: paesaggi incontaminati, panorami mozzafiato, pendii erbosi e boschi di faggio secolari. Un luogo magico e affascinante che accoglie da sempre gli amanti della natura, donando ai loro polmoni aria salubre e pulita e rendendo smog e inquinamento concetti distanti. Si tratta di un paesaggio tipico degli appennini, territorio che i piemontesi poco conoscono ma che racchiude in sé la ricchezza delle quattro regioni che si incontrano proprio in sua corrispondenza: Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte.

Un luogo da favola, si direbbe, eppure come in tutte le favole, per giungere al lieto fine, è necessario superare una sfida: il problema principale che il borgo di Carrega Ligure si trova da anni a fronteggiare è il crescente rischio di abbandono dovuto ad un progressivo spopolamento da parte degli abitanti, dapprima verso l’estero e successivamente verso i maggiori centri urbani ed industriali. E’uno spopolamento in percentuale tra i più consistenti del territorio piemontese, di cui si vedono gli effetti concreti in ciò che rimane nelle frazioni del Comune, ormai quasi completamente abbandonate e disabitate, che lasciano troppo spazio ad una popolazione che nell’intero paese non arriva a sfiorare i 100 abitanti. Si tratta di una storia di abbandono, come le numerose che ormai caratterizzano i centri montani, in particolare quelli appenninici e responsabile di indebolire severamente le attività economiche del luogo quali agricoltura, allevamento e turismo, che in questi contesti hanno da sempre trovato la loro vocazione, compromettendo l’esistenza e la valorizzazione di un luogo ricco di storia e tradizione.

E’ di Marco Guerrini, sindaco di Carrega Ligure, l’iniziativa di rilanciare il borgo di montagna salvaguardandolo dall’ inevitabile spopolamento, con una richiesta forte e chiara: far istituire un parco naturale sul territorio dove il comune è collocato, per rilanciarlo in chiave turistica e salvarlo da un abbandono inevitabile. Ebbene si, si tratta proprio di un comune di montagna a chiedere l’istituzione di un parco naturale che sarà area protetta, rafforzato dalla significativa presenza di siti di interesse comunitario della Rete Natura 2000 e che sarà, allo stesso modo, una prospettiva di un futuro possibile per le valli e di attrazione e sviluppo territoriale. Una possibilità unica nel suo genere per rimettere in luce un’area che ha ancora tanto da offrire, puntando proprio su due tratti caratterizzanti quali ambiente e biodiversità. Per raggiungere lo scopo, il primo passo è stato quello di convincere il Consiglio Comunale a votare unanimamente per la richiesta di istituzione del parco, che ha trovato un ampio consenso, spinta dall’amore verso il proprio territorio.
Il passo successivo è stata la richiesta di un vero e proprio sostegno da parte dei cittadini: coinvolgere attivamente gli abitanti della Val Borbera col fine di far sentire la propria voce fino in Regione, proponendo di approvare al più presto l’istituzione del nuovo Parco naturale come area protetta.

Un parco, un vero e proprio bene comune, la cui iniziativa è stata accolta e condivisa con entusiasmo e passione dagli abitanti, che non hanno fatto attendere una loro risposta: nel 2017 un migliaio di persone hanno sollecitato la Regione inviando mail e messaggi in sostegno della richiesta del Sindaco. Si tratta di residenti del luogo, visitatori, amanti della natura che in questi paesaggi ritrovano ricordi e valori passati. Un coro di voci che, all’unisono rappresenta una ventata di speranza per un progetto condiviso che parte proprio dal basso e che ci parla di un legame indissolubile tra l’uomo e la terra. Proprio in questi giorni, dopo lunghi anni di attesa, il Consiglio regionale ha approvato la nuova legge che istituisce 10mila ettari di nuove aree protette, oltre a quelle già esistenti, per un totale di 200mila ettari, includendo anche il Parco regionale dell’Alta Val Borbera, che sarà affidato all’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese.

Nel complesso sono ben tre i provvedimenti che hanno ricadute dirette per l’Alessandrino: oltre all’istituzione del Parco naturale e dell’area contigua dell’Alta Val Borbera presso il Comune di Carrega Ligure, si aggiungono l’ampliamento della Riserva naturale di Castelnuovo Scrivia e l’istituzione delParco del Po piemontese, che vede l’unione delle aree protette del Po alessandrino e del parco del Po vercellese. Una vittoria del territorio, una buona notizia che genera positività in un momento in cui il dibattito per il clima e l’ambiente è acceso più che mai. Ma si tratta soprattutto della vittoria di un’intera valle che ha creduto nella bellezza e potenzialità dei propri borghi e di un senso di appartenenza capace di scommettere su futuro per generare il cambiamento.

Foto copertina
Didascalia: Rovine Castello Malaspina Fieschi Doria
Autore: Paolo De Lorenzi
Licenza: Pagina fb Comune di Carrega Ligure
Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/grazie-abitanti-borgo-nasce-parco-naturale-per-ripopolare-montagna/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Quei colori dei papaveri che seducono gli insetti

Uno studio norvegese svela nel dettaglio come si formano i colori sgargianti dei papaveri. E spiega come si siano evoluti per attirare gli impollinatori. Lo studio su Journal of Comparative Physiology

“Campo di papaveri” è uno dei quadri più famosi al mondo: con poche magistrali pennellate di colore Monet esalta lo splendore cromatico di questi fiori. Ma come si formano questi colori brillanti di questi semplici fiori? Uno studio dell’Università di Groningen, pubblicato sul Journal of Comparative Physiology, svela oggi come il particolare colore dei papaveri sia dovuto ad un’alta concentrazione di pigmento. Ma questo da solo non basta: c’entra anche un’architettura particolare dei petali e delle loro cellule. Tutti trucchi per non passare inosservati agli occhi degli insetti impollinatori.

Il rosso dei papaveri

Il colore dei fiori è determinato dall’assorbimento di specifiche lunghezze d’onda da parte dei pigmenti vegetali e dalla riflessione della luce da parte delle strutture che li compongono. Per studiare come si genera il brillante colore rosso dei papaveri, i ricercatori olandesi hanno raccolto i fiori di diversi tipi di papaveri e hanno osservato la loro struttura e anatomia al microscopio. Hanno cosi scoperto che i sottili petali di papavero sono formati soltanto da tre strati di cellule.

Il pigmento è contenuto solo nei due strati esterni ma è molto denso e la sua concentrazione elevatissima. “Il papavero ha una delle concentrazioni di pigmento tra le più alte che abbia mai misurato in qualsiasi fiore” – afferma infatti van der Kooi, uno dei due autori della ricerca. Andando più nel dettaglio, gli scienziati hanno visto che le cellule pigmentate hanno una forma insolita e presentano numerosi ripiegamenti che le fanno assomigliare a dei pezzi di un complicato mosaico. Questa disposizione fa sì che si creino degli spazi vuoti e pieni d’aria tra le cellule che permettono una forte dispersione della luce. Questo fenomeno – affermano gli autori dello studio – associato all’altissima concentrazione di pigmento dà vita al magnifico colore rosso dei papaveri.

Come attirano gli insetti

I ricercatori hanno poi collegato questi risultati a precedenti studi sull’evoluzione del colore dei papaveri in relazione ai loro impollinatori. I fiori, infatti, utilizzano diversi stratagemmi per attirare gli insetti, primo fra tutti i loro colori sgargianti. Al contrario dei papaveri che crescono in Medio Oriente, alcune specie europee sono in grado di riflettere la luce ultravioletta (UV) e i ricercatori ipotizzano che questa differenza sia dovuta ai diversi insetti impollinatori delle due aree. In Europa i papaveri sono impollinati dalle api, che vedono bene le radiazioni ultraviolette, mentre in Medio Oriente sono impollinati dai coleotteri, che vedono bene il rosso. Inoltre – spiega Van der Kooi – le macchie nere al centro di alcuni papaveri mimano la presenza di un coleottero femmina, un piccolo trucchetto per attirare i coleotteri maschi.

Questi risultati suggeriscono che vi sia uno stretto legame tra evoluzione del colore del fiore e tipo di insetto impollinatore e che i papaveri abbiano evoluto la capacità di segnalare l’ultravioletto man mano che colonizzavano le regioni del nord.

Fonte: Journal of Comparative Physiology

La riverniciatina verde di politici e imprese per comprarsi i giovani che protestano per il clima

Dopo le manifestazioni di milioni di studenti nel mondo e centinaia di migliaia in Italia come non se ne vedeva da tempo, è partita la corsa per dimostrare che si è tutti ambientalisti, tutti fanno la loro parte e non è colpa di nessuno se il mondo è sull’orlo del collasso. Soprattutto da parte dei politici e dei partiti…

Dopo le manifestazioni di milioni di studenti nel mondo e centinaia di migliaia in Italia come non se ne vedeva da tempo, è partita la corsa per dimostrare che si è tutti ambientalisti, tutti fanno la loro parte e non è colpa di nessuno se il mondo è sull’orlo del collasso. Il tentativo di comprarsi il favore dei giovani è assai ipocrita e ridicolo, ordito da chi l’ambiente non sa nemmeno cosa sia, se non una cloaca su cui scaricare le immondizie della crescita economica.

Vari politici si complimentano con gli studenti, supportano la loro causa; ma cosa hanno fatto fino ad ora? Assolutamente nulla. 

Uno degli esempi più clamorosi ha riguardato il neo leader del PD Nicola Zingaretti che ha dedicato la sua vittoria a Greta Thunberg e subito dopo è andato a omaggiare la TAV dal suo collega Chiamparino dicendo: «I bandi non si interrompano: sarebbe criminale pensare di perdere centinaia di milioni di investimenti e migliaia di posti di lavoro».

In questo modo ha chiarito subito da che parte sta e quali interessi serve. Infatti se c’è un’opera devastante dal punto di vista ambientale è proprio la TAV; quindi più che dedicare a Greta Thunberg la sua vittoria sarebbe stato molto più coerente dedicarla alle varie lobby che vogliono spolpare l’osso della TAV sulla pelle dei valsusini. Già da questo gesto si capisce quanto sia inesistente la credibilità dei politici.

Giuseppe Sala sindaco di Milano dice di essere d’accordo con le rivendicazioni degli studenti ma amministra una città che è fra le più inquinate del mondo, misteri e miserie della politica.  Questa gente che vive fuori dal mondo, forse non ha capito o più probabilmente non vuole capire, che ormai non reggono più le frottole, i palliativi, i maquillage, le belle parole o le misure minime, qui bisogna ricostruire tutto dalle fondamenta. Non si vuole fare? Non piace? Si pensa che sia impossibile? Non conviene politicamente? Tocca interessi intoccabili? Non c’è problema, ci sta pensando la natura a farcelo capire e intanto il fiume Po a marzo, non ad agosto, è già in secca. Vediamo chi è più forte, se i politici mentalmente lillipuziani o la natura. E chissà cosa si inventerà ora Salvini per dare addosso agli ambientalisti circa la siccità, di cui, è risaputo, sono i responsabili tramite riti magici e danze per non fare piovere… 

A proposito di ipocrisia, la stessa extraterrestre svedese Greta Thunberg a una domanda sui quei politici che a parole appoggiano la sua causa, ha risposto che pensa che lo facciano per normalizzare la situazione. Molto sveglia la ragazza, forse non sarà facile comprarla così come viene fatto con tutto e tutti. Quindi, visto il successo delle manifestazioni a difesa dell’ambiente da parte degli studenti/consumatori, da adesso in poi si accelererà la corsa, anche fra le imprese, per dimostrare (falsa) attenzione all’ambiente. E più i colpevoli e responsabili della catastrofe sono evidenti e più tenteranno di far vedere che loro sono buoni e bravi.

Imprese e multinazionali di ogni genere, che hanno inquinato e inquinano a più non posso, si daranno l’ennesima riverniciatina di verde; si veda ad esempio McDonald’s che offre anche l’insalata nel suo menù e lo pubblicizza come se con questo gesto magnanimo i suoi fast food diventassero un santuario per la protezione animali e il cibo sano.

Vedremo pubblicità raccontare balle sempre più fantastiche pur di non lasciarsi sfuggire un target così appetitoso come quello dei manifestanti ambientalisti che sembra in grado di influenzare l’opinione pubblica. Una ulteriore schizofrenia di questa situazione si mostra laddove in qualsiasi intervista, reportage, foto degli studenti in piazza, seguono prima, durante e dopo, pubblicità di ogni tipo. Abiti, automobili, cosmetici, profumi, viaggi in aereo, cibo spazzatura, cellulari ecc, cioè proprio quei prodotti e quel consumismo che sta mettendo in ginocchio il pianeta. Però c’è da dire che ogni giornale o media che si rispetti fa il decalogo di quello che si deve fare per salvare il pianeta. Ovviamente questo decalogo è rivolto sempre ai consumatori, ai cittadini, perché gli sponsor del media di turno non possono essere disturbati con decaloghi per loro. In questi consigli vengono indicate le misure minime da fare che si ripetono da anni più o meno sempre uguali a se stesse: non scordarsi di spegnere la luce, mettere una valvola termostatica ai termosifoni, mangiare un pochino meno carne e così via. Peccato però che non ci sia mai un decalogo base per i media stessi dove si dica innanzitutto di rifiutare pubblicità contro persone e ambiente, dandosi un codice etico per il quale almeno vagliare le pubblicità invece di accettare di tutto, basta che paghino. Ma mica sono tutti “ingenui” come il nostro giornale online; già, perché noi pubblicità del genere mica le accettiamo!  I media mainstream (e non solo) non si fanno né scrupoli, né problemi, incassano e avanti a pubblicizzare e lucrare sulla rovina del mondo.

Media, politici e potentati vari le tenteranno tutte, come hanno sempre fatto, per smorzare qualsiasi cambiamento reale che possa mettere in pericolo le loro poltrone e i loro affari. Loderanno l’impegno dei giovani e forse offriranno loro posti nei partiti dove qualsiasi velleità di cambiamento viene tacitata a suon di quattrini, prestigio e potere. Le imprese offriranno posti di lavoro ai giovani più creativi e, così come è successo dopo il ’68 e le varie stagioni di contestazioni, faranno in modo che tali giovani, con la loro creatività, aiutino a vendere ancora di più ,aggiungendo quel pizzico di ambiente e impegno sociale che non fa mai male e aumenta i fatturati. Ma se c’è un insegnamento che si può trarre da questi atteggiamenti, di gente senza scrupoli e senza valori, è che non si può più barare perché ci rimettiamo tutti e pesantemente. Politici, media, imprese non cambieranno di loro iniziativa, a meno che non siano spinti a farlo e c’è un solo modo: ridurre drasticamente il loro potere e costruire realtà che vadano in tutt’altra direzione rispetto a quella suicida in cui ci stanno conducendo. Realtà dove non ci sia spazio per la distruzione dell’ambiente, il consumismo sfrenato, la rapina delle risorse, lo sfruttamento bestiale delle persone, l’ipocrisia, l’arrivismo, la competizione, lo spreco, la disumanità, il razzismo, le criminali diseguaglianze dove pochi miliardari detengono più soldi di gran parte dell’umanità. Piaccia o no, si deve cambiare, attrezziamoci per farlo assieme ai ragazzi e ragazze che hanno dato un segnale chiaro ed inequivocabile: siamo stufi delle vostre chiacchiere e delle vostre prese per i fondelli, bisogna agire!

Fonte: ilcambiamento.it

È nata la Rete Nazionale delle Donne in Cammino

A Fa’ la cosa giusta, in occasione della Festa della Donna, è stata lanciata la Rete Nazionale delle Donne in Cammino, un progetto che punta alla valorizzazione delle donne nel settore dei cammini, degli itinerari culturali, della mobilità dolce e del turismo lento.

“Una rete che nasce per promuovere il genio femminile nel mondo dei cammini. Le donne anche in questo campo sono fonte di ispirazione e role model, esempi di resilienza, passione, intraprendenza e determinazione. Sono pioniere nell’approccio verso l’economia verde, il turismo emozionale e nell’unire in modo polifonico nuove armonie anche nella semplice ideazione di un nuovo sentiero e di una camminata”. Con queste parole Ilaria Canali ha descritto la motivazione che sta dietro la nascita della Rete Nazionale delle Donne in Cammino di cui è promotrice e che è stata presentata in occasione della Festa della Donna, l’8 marzo, nella cornice della fiera Fa’ la cosa Giusta, a Milano.

La Rete Nazionale Donne in Cammino è un progetto che punta alla valorizzazione delle donne attraverso la piena espressione della voce, talento, impegno, creatività e sensibilità femminili nel settore dei cammini, degli itinerari culturali, della mobilità dolce e del turismo lento. Per questo la Rete Donne in Cammino si propone di diventare una comunità e un forum per lo scambio, la condivisione e la promozione di buone pratiche, un sostegno concreto per aiutare chi intende mettersi in cammino e infine una alleanza per sostenere la piena partecipazione e rappresentanza delle donne nei contesti decisionali che direttamente o indirettamente si occupano dei cammini: enti, associazioni, federazioni, parchi, case editrici, stampa. La Rete Nazionale Donne in Cammino intende quindi diventare un punto di riferimento e un interlocutore autorevole per il mondo dei camminatori e per tutte le realtà che operano in questo ambito per offrire proposte, indicazioni, formazione e mentorship per una maggiore partecipazione delle donne. È un impegno in linea con l’obiettivo 5 della Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, nella convinzione che il settore dei cammini sia strategico per un cambio degli stili di vita a beneficio di una maggiore sostenibilità. L’incontro di Milano, organizzato da Ilaria Canali e Cristina Menghini, ha offerto un confronto ricco di spunti grazie alle testimonianze di numerose camminatrici e attiviste del mondo delle politiche ambientali che a diverso titolo, da diversi punti di vista e grazie a vari percorsi professionali si occupano di cammini, mobilità dolce, ambiente ed ecologia. Sono intervenute Daniela Bianchi, Francesca Pucci, Sara Zanni, Samantha Cesaretti, Rebecca Spitzmiller, Ilaria Canali, Cristina Menghini, Gaia Ferrara, Sarah Marder. Ha moderato l’incontro Alberto Pugnetti di Radio Francigena. La Rete Donne in Cammino sarà un “vivaio di positività” e di coraggio, ha detto Sara Zanni, ricercatrice in archeologia e Guida ambientale escursionistica, specializzata nello studio della viabilità antica. Le ha fatto eco Cristina Menghini, Guida ambientale escursionistica, specializzata in itinerari culturali italiani e promoter di cammini con più di 30 mila km di strada sotto i piedi. “Il cammino è un modo per ritrovare la fiducia negli esseri umani. Il cammino fa scoprire che esiste un mondo dove c’è molta solidarietà”, ha detto Cristina, sottolineando come questo approccio possa funzionare anche da prevenzione e antidoto contro la violenza. Daniela Bianchi, Portavoce di Comunità Solidali, già Consigliera Regionale del Lazio e proponente la Legge Regionale istitutiva della Rete dei Cammini del Lazio, nel suo intervento ha sottolineato che il paesaggio è una infrastruttura che esiste se viene fruita da chi lo vive, dai camminatori. In questo quadro la Rete delle Donne in Cammino può rappresentare una trama che connette i territori, le infrastrutture di accoglienza e i servizi che consentono agli itinerari culturali di essere percorsi.

Una rete che tesse insieme accoglienza e solidarietà dunque, come nel caso del progetto presentato da Francesca Pucci, “In Cammino per Camerino”, realizzato per aiutare le zone colpite dal sisma del 2016, tre giorni di cammino nell’alto maceratese per promuovere il territorio e aiutare la microeconomia locale. La comunità delle donne in cammino può aiutare concretamente le camminatrici nei loro percorsi con un sostegno a distanza, come è accaduto a Samantha Cesaretti che si occupa di accoglienza pellegrina sulla via Francigena e che ha raccontato come sia stato fondamentale, nella sua esperienza di cammino, non sentirsi mai sola, ma sempre connessa e sostenuta grazie al contatto con altre camminatrici. I cammini sono un modo di imparare sul campo cosa vuol dire pace, tutela del creato, delle aree interne, silenzio, riflessione e luoghi dell’anima, ha sottolineato Gaia Ferrara che si occupa di progetti di formazione di progettisti della mobilità lenta e che si augura che la Rete possa anche essere un modo per camminare insieme, uomini e donne, in una nuova cultura di genere. L’incontro di Milano è stato arricchito dagli interventi di Rebecca Spitzmiller, fondatrice Retake premiata dal Presidente della Repubblica con l’onorificenza “Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana” e di Sarah Marder, organizzatrice di Climate Strike Milano e fra i primi attivisti di Fridays For Future Italy. Due esempi di attivismo ambientale che indicano la via da seguire e che grazie alla creazione di una rete sono riuscite a concretizzare dei progetti di grande impatto sociale.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/03/la-rete-nazionale-delle-donne-in-cammino/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Codacons: «In tre anni da dieci case farmaceutiche 163 milioni a 32mila medici»

«Tra il 2015 e il 2017 le principali 10 case farmaceutiche operanti in Italia hanno versato nelle tasche dei medici italiani la bellezza di oltre 163 milioni di euro attraverso finanziamenti e sussidi di vario tipo»: lo denuncia il Codacons, che ha realizzato un apposito report sulla base dei dati ufficiali.

Tra il 2015 e il 2017 le principali 10 case farmaceutiche operanti in Italia hanno versato nelle tasche dei medici italiani la bellezza di oltre 163 milioni di euro attraverso finanziamenti e sussidi di vario tipo. Lo denuncia il Codacons, che ha realizzato un apposito report sulla base dei dati ufficiali. I numeri che emergono dallo studio dell’associazione sono impressionanti: 32.623 tra medici, fondazioni e ospedali, hanno complessivamente percepito in Italia 163.664.432,70 euro nel periodo compreso tra il 2015 e il 2017. Soldi versati dalle aziende Abbvie, Almirall, Merck, Msd, Hospira, Pfizer, Pfizer Italia, Pierre Fabre Pharma, Pierre Fabre Italia, GlaxoSmithKline a titolo di accordi di sponsorizzazione, donazioni, viaggi, quote di iscrizione, corrispettivi e consulenze, ecc.

«Finanziamenti che ora finiscono all’attenzione dell’Autorità Anticorruzione, attraverso un esposto – fa sapere l’associazione dei consumatori – in cui si chiede di aprire una istruttoria sul caso e verificare la piena correttezza delle sovvenzioni, alla luce della possibile violazione dell’articolo 30 del Codice di Deontologia medica che impone al professionista di “evitare ogni condizione nella quale il giudizio professionale riguardante l’interesse primario, qual è la salute dei cittadini, possa essere indebitamente influenzato da un interesse secondario” nonché di “dichiarare in maniera esplicita il tipo di rapporto che potrebbe influenzare le sue scelte consentendo al destinatario di queste una valutazione critica consapevole.” Il medesimo articolo impone l’assoluto divieto per il medico di “Subordinare il proprio comportamento prescrittivo ad accordi economici o di altra natura, per trarne indebito profitto per sé e per altri”».

«A supportare le nostre tesi – prosegue il Codacons in una nota – nell’esposto viene citato un recentissimo studio pubblicato l’8 febbraio 2019 sulla rivista americana “The Oncologist” che ha analizzato la relazione tra le somme ricevute dai medici da parte delle case farmaceutiche per consulti, viaggi o ad altro titolo, e le prescrizioni degli stessi medici relative ai farmaci prodotti dalle case farmaceutiche che avevano erogato tali somme. I risultati della ricerca hanno evidenziato l’aumento delle prescrizioni in favore di farmaci prodotti dalle aziende farmaceutiche che avevano erogato i finanziamenti in questione. In particolare – secondo la rivista “The Oncologist” – si è assistito a un incremento di prescrizioni per il trattamento di quattro diverse tipologie di cancro (carcinoma prostatico, carcinoma renale, carcinoma polmonare e leucemia mieloide cronica)». 

L’associazione ha pubblicato «l’elenco integrale suddiviso per Comune dei 32.623 medici, fondazioni e ospedali che nel triennio hanno percepito soldi dall’industria del farmaco, affinché ogni cittadino possa verificare in modo autonomo i rapporti tra il proprio medico e le aziende farmaceutiche».

Il Codacons «rinnova la richiesta agli Ordini dei medici provinciali di imporre a tutti i camici bianchi l’obbligo di indicare all’interno degli studi medici i rapporti intercorrenti con le aziende produttrici di farmaci, al fine di garantire massima trasparenza ai propri pazienti, e chiede alle Asl e alla Guardia di Finanza di verificare tutte le prescrizioni erogate dai medici inseriti nel report, accertando eventuali squilibri a favore delle aziende finanziatrici».

Fonte: ilcambiamento.it