Artigianato: un bando per sostenere saperi e tradizioni del Sud

Dalla seta al mandolino, dalla lana ai carretti siciliani. Fondazione CON IL SUD in collaborazione con l’Osservatorio dei Mestieri d’Arte di Firenze (OMA) lancia un bando per sostenere la tradizione artigiana meridionale che oggi rischia di scomparire. La Fondazione CON IL SUD  intende sostenere alcune eccellenze della tradizione artigiana meridionale che stanno scomparendo. A questo scopo, in collaborazione con l’Osservatorio dei Mestieri d’Arte di Firenze (OMA), rivolge un invito alle organizzazioni del Terzo settore per progetti di valorizzazione di antiche produzioni e competenze in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, da realizzare anche in partenariato con enti pubblici o privati, profit o non profit. Le proposte dovranno essere presentate online entro il 17 ottobre 2018 tramite la piattaforma Chàiros.craftsmanship-2607408_960_720

Il sapere e la tradizione artigianale sono tra le cifre più caratteristiche della cultura e dell’economia italiana e rivestono un’importanza strategica anche sul piano sociale: il lavoro artigiano, grazie alla qualità dei manufatti, restituisce dignità alle persone, rendendole orgogliose e gratificate, e permette di rafforzare, quando non di ricostruire, il legame con il territorio.

“Uno dei più lampanti paradossi del nostro paese, famoso per i suoi prodotti di qualità e con un’altissima disoccupazione giovanile, è che scarseggiano sempre di più calzolai, vetrai, falegnami, sarti o scalpellini – scrive Fondazione CON IL SUD – Questo succede perché i nipoti non seguono le orme dei nonni e perché questi mestieri risultano poco redditizi su un mercato veloce e globalizzato. La sfida di Fondazione CON IL SUD e OMA è quella di riscoprire il saper fare tradizionale, immaginando nuovi campi di applicazione tecnologica e commerciale e trovando nuovi potenziali talenti anche nelle giovani generazioni e tra le persone più fragili”.hands-731241_960_720

Il bando interviene su settori artigianali particolarmente vulnerabili: dal ricamo tradizionale, come lo squadrato lucano, all’intreccio di fibre vegetali per realizzare cesti a Reggio Calabria o nasse e reti da pesca in Sardegna; dalla produzione di fili di seta a Catanzaro alla costruzione del mandolino napoletano e della chitarra battente cilentana; dalla costruzione di carretti siciliani alla tessitura con la tecnica del fiocco leccese o alla filatura della lana in Sardegna. Sono solo alcuni degli esempi di saperi antichi che rischiano realmente l’estinzione e che, inseriti in opportuni percorsi di innovazione e inclusione sociale, possono al contrario rappresentare opportunità per nuovi talenti e occasione per sperimentare approcci e modelli inediti di valorizzazione. Per la realizzazione delle singole iniziative, la Fondazione mette a disposizione complessivamente un contributo di 800 mila euro, in funzione della qualità delle proposte ricevute e della loro capacità di generare valore sociale ed economico sul territorio.

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Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/08/artigianato-bando-sostenere-saperi-tradizioni-sud/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Wonder Grottole: la rinascita 4.0 di un borgo preistorico del sud Italia

Riqualificare due strutture abbandonate per farle divenire centro propulsore della rinascita di Grottole, un borgo a poca distanza da Matera che in passato è stato crocevia internazionale di persone e culture e che oggi rischia di divenire un paese fantasma. Andrea Paoletti ci parla del progetto “Wonder Grottole” e ci spiega come ognuno di noi può contribuire al ripopolamento di questo bellissimo paesino in cima alle colline lucane. Un borgo immerso nella natura del sud Italia sul pizzo di una collina e a soli 30 chilometri da Matera. Tradizione, cultura e storia: tutto questo è Grottole. Per questo borgo incantato, Andrea Paoletti – architetto e fondatore dell’Associazione Casa Netural  – ha deciso di promuovere un progetto di crowdfunding per la riqualificazione di due strutture abbandonate che diventino centro propulsore di attività culturali scongiurando lo spopolamento di questo magnifico paese.

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“Vogliamo raggiungere i 50 mila euro per acquistare due strutture abbandonate e farne residenze aperte a persone provenienti da tutto il mondo, con spazi di condivisione e incontro con la comunità locale – spiega Andrea – in questo modo vogliamo riportare Grottole alla sua vocazione storica di crocevia internazionale di persone e culture”.

Questo paese della Lucania ha infatti origini preistoriche e, costruito sopra le “grotticelle di tufo” lungo le sue pendici, è stato per secoli uno snodo fondamentale del sud Italia e un punto di passaggio della via Appia. Qui si teneva una delle fiere di bestiame più importanti della zona, la Fiera di San Luca e Giuliano, che durante il Regno di Napoli durava per l’intero mese di ottobre e riempiva le strade del paese di un’umanità variegata, da fachiri, giocolieri e maghi a commercianti e cabarettisti. Con la costruzione di un’arteria di collegamento a valle, Grottole ha perso gradualmente di importanza e ad oggi corre il rischio di diventare un paese fantasma, triste situazione comune a 5 mila paesi in Italia per un totale di circa 10 milioni di persone. “Quello che abbiamo in mente è un progetto di turismo 4.0  – aggiunge Andrea parlando del progetto “Wonder Grottole” – dove le persone che visitano il territorio non vivano passivamente il territorio ma portino il proprio sapere e le proprie conoscenze”.zrbucmthvrqg6gtrdnut

Le case da ristrutturare si trovano nel cuore della parte più antica di Grottole, nel cuore del Rione Amedeo, e sono ancora piene delle storie di chi le ha abitate fino a pochi anni fa. Le abitazioni saranno ristrutturate usando metodi e materiali naturali della tradizione ma con tutti i comfort di una casa contemporanea. L’idea è quella di rilanciare l’economia di questo borgo ripartendo dalle persone e dalle idee, da quanti hanno voglia e interesse di condividere cultura ed esperienza con la comunità locale e il fantastico territorio che la circonda. In cambio, un patrimonio immenso di tradizioni, storie, paesaggi, profumi, sapori.

Scopri subito come contribuire e entrare a far parte del progetto “Wonder Grottole”

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/04/wonder-grottole-rinascita-4-0-borgo-preistorico-sud-italia/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Basilicata, Ford Coppola: “Il governo paghi i lucani per il petrolio”

Il regista americano scettico sulle estrazioni petrolifere picca il governo: “Il governo lasci i soldi ai lucani”.

US film director Francis Ford Coppola sits inside Palazzo Margherita before the wedding of his daughter Sofia with French rock singer Thomas Mars on August 27, 2011 in Bernalda. The wedding will take place in Palazzo Margherita, the 19th-century villa that Coppola's legendary filmmaker father Francis Ford Coppola restructured in the town, La Stampa daily reported without citing a source. Sophia Coppola was previously married to director Spike Jonze, whom she divorced in 2003, four years after their wedding. She and Mars, the lead singer in the French rock band Phoenix, have two children and live in Paris. AFP PHOTO / ANDREA BALDO (Photo credit should read ANDREA BALDO/AFP/Getty Images)

US film director Francis Ford Coppola waves to onlookers as he arrives at Palazzo Margherita before the wedding of his daughter Sofia with French rock singer Thomas Mars on August 27, 2011 in Bernalda. The wedding will take place in Palazzo Margherita, the 19th-century villa that Coppola's legendary filmmaker father Francis Ford Coppola restructured in the town, La Stampa daily reported without citing a source. Sophia Coppola was previously married to director Spike Jonze, whom she divorced in 2003, four years after their wedding. She and Mars, the lead singer in the French rock band Phoenix, have two children and live in Paris. AFP PHOTO / ANDREA BALDO (Photo credit should read ANDREA BALDO/AFP/Getty Images)

Il regista americano scettico sulle estrazioni petrolifere picca il governo: “Il governo lasci i soldi ai lucani”. Francis Ford Coppola, regista statunitense di capolavori come “Il Padrino” e“Apocalypse now” avente origini italiane (anzi meridionali ama precisare lo stesso regista), è in questi giorni in visita in Italia, una terra che ama riscoprire dai primi anni ’60. Nel corso del suo intervento alla rassegna milanese Expo in Città, un incontro promosso dalla Regione Basilicata, il grande regista ha regalato ai tantissimi presenti ricordi, aneddoti ed attestati di puro amore per la terra materana, così come riflessioni e ipotesi di sviluppo. Nel suo lungo intervento il regista non ha mancato, con grande onestà intellettuale, di riconoscere alcuni aspetti critici legati al territorio lucano (ed al carattere reticente della popolazione):

“Mi intristisce l’abuso del Sud: quando ho saputo che c’era stata una grande scoperta di petrolio in Basilicata ho pensato fosse una cosa buona per investire in educazione, sanità, occupazione. Ho scoperto però che dei guadagni del petrolio alla Basilicata resta poco: il governo deve lasciare quei soldi ai lucani perché investano in educazione e occupazione”

La famiglia Coppola, originaria di Bernalda (provincia di Matera), cittadina dove la figlia del regista, Sofia, si è sposata in un ritorno alle origini (dal sapore molto italo-americano), possiede in Basilicata terreni e proprietà importanti: da parte del grande regista infatti, oramai da anni, il territorio lucano ha grande pubblicità e visibilità ma non solo. Coppola in Basilicata investe molti denari, nell’ottica di riscoperta, tutela ed attrazione del territorio lucano al quale si sente fortemente di appartenere.  Il segretario di Radicali Lucani Maurizio Bolognetti, da sempre una voce autorevole fuori e sopra il coro delle polemiche petrolifere, ha colto con favore le parole del regista, aggiungendovi una puntualizzazione doverosa per le lunghe battaglie fatte sul campo nel corso degli anni:

“Caro Francis, c’è solo una cosa da chiedere al governo, che la smetta con la sua politica di saccheggio, tesa a fare della Basilicata l’hub petrolifero d’Italia. Petrolio in Lucania fa rima con inquinamento di tutte le matrici ambientali e questo è un problema che non possiamo risolvere con la concessione di qualche altra elemosina. Il governo ha già pagato il suo piatto di lenticchie e abbiamo “pagato” anche noi”

Una sorta di “oil for food” italiano, spiega Bolognetti, che tuttavia di ricchezza non ne ha portata granchè (checchè ne possa scrivere Federico Pirro sul Foglio): basta dare un’occhiata ai dati sull’emigrazione giovanile.

Fonte: ecoblog.it

Basilicata: la Total porta i lucani al mare

L’iniziativa della multinazionale nei comuni di Guardia Perticara, Gorgoglione e Corleto Perticara. Bolognetti (Radicali Lucani): “Boicottare l’iniziativa”169650124

Dal 22 luglio al 31 agosto, nei tre comuni dell’area “Tempa Rossa” (la più ricca area petrolifera e di gas dell’Europa continentale) quali Guardia Perticara, Gorgoglione e Corleto Perticara, è stato attivato un servizio busnavetta che trasporterà quanti lo vorranno, previa prenotazione al rispettivo Comune, ai lidi di Scanzano Jonico. L’iniziativa è della multinazionale francese del petrolio Total, che sul progetto Tempa Rossa ha investito moltissimo di fatto ideando sin dal principio il progetto estrattivo. Non è la prima volta che la multinazionale francese fa “campagna elettorale” tra la popolazione dell’area: per compensare delle attività estrattive infatti i comuni di Corleto Perticara, Guardia Perticara e Gorgoglione otterranno la fornitura gratuita di gas. Anche in questo caso il servizio navetta-mare, completamente gratuito, rientra “nell’ambito delle attività di sviluppo sostenibile”promosse dalla Total sui territori della concessione petrolifera. Un progetto, quello di Tempa Rossa, molto poco dibattuto ma del quale invece bisognerebbe parlare di più, visto che è anche la legge a prevederlo (Convenzione di Aarhus). Un tema che Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani, giornalista e da decenni attivo in Basilicata per denunciare la totale assenza di informazioni e le illegalità diffuse da parte degli estrattori. “Attenzione, popolazione, è asciut pazz o’ padrone! A quanto pare il sindaco di Corleto Perticara ha deciso, su invito di Total Italia, di vestire i panni che furono del “Pazzariello”. In data 21 luglio, infatti, l’ufficio del primo cittadino di Corleto ha reso noto di aver ricevuto da Total Italia l’invito a pubblicizzare “adeguatamente” il servizio navetta, che quest’ultima ha deciso di mettere a disposizione dei cittadini che vivono all’ombra della concessione di coltivazione idrocarburi Gorgoglione”

scrive oggi Bolognetti sul quotidiano La Nuova del Sud. In effetti sembra che i cittadini lucani siano sempre oggetto di una sorta di interscambio (sul modello “specchietti e perline” dei colonizzatori del Nuovo Continente) con le compagnie petrolifere: tra tornei di calcio e calcetto sponsorizzati da Eni e Total fino addirittura alle sagre di paese che durante l’estate imperversano in tutta la regione, ai concerti di capodanno a Matera, etc. Innumerevoli sono gli eventi sin qui finanziati dalle compagnie petrolifere, che tuttavia mai si erano spinte così avanti: mandare i lucani al mare è veramente un’idea tra il geniale ed il folle, che ingolosirà certamente qualcuno ma a noi, che di petrolio in Basilicata ci occupiamo (e preoccupiamo) da diverso tempo, ci scatena solo una grande domanda: perchè non investire nelle bonifiche di Corleto Perticara (ad esempio) piuttosto che nel mandare i suoi abitanti al mare a Policoro?

Fonte: ecoblog.it

Petrolio in Basilicata, l’operazione verità del governatore Pittella

Il Presidente della Regione Marcello Pittella attacca le inchieste ambientali sulla Basilicata e da il via all'”operazione verità”: “Sussulto di responsabilità per rilanciare la Basilicata”. La poltrona di governatore della Basilicata è di questi tempi una delle più scomode sulle quali in Italia si possa sedere: il presidente Marcello Pittella è infatti stato sfortunato perchè solo dopo la sua elezione la popolazione lucana ha cominciato a protestare davvero per chiedere lo stop alle trivellazioni (di terra e di mare) nel territorio lucano. Tutto è cominciato con la manifestazione organizzata da Mo Basta a Potenza nel novembre scorso, quando nel capoluogo ha sfilato una folla di decine di migliaia di persone (la più partecipata manifestazione che da queste parti si ricordi, in assoluto), ed è proseguito con una lunga serie di articoli giornalistici, servizi televisivi, inchieste e quant’altro, fino all’apice della puntata di Presa Diretta sullo Sblocca Italia. In quell’occasione la trasmissione di Rai3 intervistò il governatore Marcello Pittella, il quale il giorno dopo la messa in onda tuonò contro il pessimo “servizio pubblico”, parlando di non meglio precisate “bugie” che la Rai avrebbe trasmesso in prima serata: ad oggi non risultano querele pervenute alla redazione di Riccardo Iacona. Ieri mattina Pittella ha convocato una conferenza stampa nella quale ha contestato duramente le affermazioni ed il quadro tracciato dalla trasmissione (e in generale, a parte il quotidiano Il Foglio, dai media) lanciando un’“operazione verità” sul petrolio e le estrazioni petrolifere nella regione. Pittella ha parlato di un “sussulto di responsabilità” che possa aiutare la Regione ad affrontare e vincere le grandi sfide cui si trova davanti: diventare il polo di riferimento dell’automotive europea con il centro Fiat-Sata di Melfi, promuovere Matera 2019 Capitale europea della cultura, tutelare il patrimonio idrico della regione. Non ultimo, sgomberare il cielo di Basilicata dalle pesanti nubi che minacciano il patrimonio ambientale lucano, nubi che nel concreto sono una precisa attività industriale: le estrazioni petrolifere.New York City Mayor Bill de Blasio Visits His Grandmother's Town Grassano And Receives Honorary Citizenship

La conferenza stampa di ieri è stata convocata da Pittella proprio per fare il punto sui permessi di ricerca e coltivazione di idrocarburi, anche se il governatore sembrava più interessato a sgomberare il campo “da dati erronei”: “La situazione attuale è la seguente: 59 pozzi previsti nell’ambito dell’accordo con Eni del 1998, ridotti a 46 nel 2005 (di cui 40 realizzati, 27 in produzione, altri 4 in attesa di nulla osta da sovrintendenza e 2 pozzi di reiniezione previsti (solo 1 in esercizio); 6 pozzi già perforati a Tempa Rossa; 10 permessi di ricerca vigenti (7 con decorso temporale sospeso e 3 rigettati in seguito alla definizione della Via – Valutazione di impatto ambientale); 18 istanze di permessi di ricerca in terra ferma (i cui esiti sono tutti a vario titolo negativi, tranne una attualmente in Commissione idrocarburi e risorse minerarie); 20 concessioni di coltivazione rientranti nel programma di sviluppo concessione Val d’Agri del 1998; 1 permesso di ricerca a mare (parere contrario del Comitato tecnico). Il dipartimento, inoltre, sta portando avanti un programma di bonifica e ripristino ambientale dei pozzi chiusi minerariamente.”

Pittella, che era accompagnato dall’assessore all’Ambiente e Territorio Aldo Berlinguer e dal direttore generale del Dipartimento Carmen Santoro, ha quindi bollato come “false” le affermazioni della trasmissione Presa Diretta, che parlava di 300 pozzi (in atto e in potenza), oltre che spiegare che sull’articolo 38 del decreto Sblocca Italia “avevamo ragione noi”: “Grazie ad una faticosissima opera di interlocuzione avviata con il Governo siamo riusciti a far prevalere la nostra interpretazione della norma, ottenendo che fino alla definizione del piano delle aree rimanga tutto come prima, con le competenze in capo alle Regioni e non allo Stato”.

La verità, scritta sulla pietra sul sito del Ministero dello Sviluppo economico, da torto al governatore Pittella (come dato storico): da quando si è scoperto il petrolio in Basilicata si sono fatti complessivamente 482 buchi per terra. Tutto a posto dunque? Per niente, perchè il governatore non ha promesso altro: nessuna pubblicazione dell’anagrafe di tutti i siti contaminati, nessuna pubblicazione dell’anagrafe delle attività estrattive, nessuna trasparenza sostanziale nei confronti dei cittadini lucani. Solo una conferenza stampa, alla faccia del nuovo che avanza. Un’evidenza notata anche da Maurizio Bolognetti, che da anni chiede di applicare l’art. 251 del Codice dell’Ambiente e pubblicare l’elenco dei siti contaminati dalle attività di prospezione, ricerca, coltivazione e trasporto idrocarburi.

Una legge che da quasi un decennio attende di essere rispettata anche in Basilicata:

“Ciò che gioverà ripetere a futura memoria è quanto affermava nel 2000 la Commissione Bicamerale sul Ciclo dei Rifiuti: “Nel complesso l’indagine ha censito 890 siti inquinati, la metà dei quali connessi alle attività di prospezione ed estrazione petrolifera” […] Operazione verità, Presidente? Facciamola, ma fino in fondo e senza omissis.
Raccontiamola tutta la verità su questi lustri di attività minerarie senza controlli e senza monitoraggi. Spieghiamo ai lucani gli N.P. e gli N.D. che troppo spesso accompagnano i dati sulla qualità dell’aria in Val d’Agri. Raccontiamo delle preoccupazioni per l’impatto delle attività estrattive, che costantemente emergono da documenti ufficiali prodotti dalla Regione, ma – ahimè – ignoti ai più. Raccontiamo della costante sovrapposizione e commistione tra organi di controllo e controllati”.

scrive il segretario di Radicali Lucani in un comunicato stampa.

Fonte: ecoblog.it

Le strade incompiute in Basilicata: Bolognetti e i viaggi nel nulla lucano

Le opere pubbliche incompiute in Basilicata: cattedrali nel deserto che a qualcuno devono pur servire. Il nuovo reportage di Maurizio Bolognetti

Oramai quello di Maurizio Bolognetti, napoletano trapiantato nella splendida terra di Basilicata, è un nome noto ai lettori di Ecoblog: segretario di Radicali Lucani, giornalista, ambientalista pensante e da anni in prima linea nella difesa del territorio lucano, con centinaia di denunce prodotte e di battaglie portate avanti nel corso del tempo, Bolognetti produce una quantità incredibile di materiale sul dissesto ambientale, e politico, della Regione Basilicata. L’ultimo colpo “di teatro” del radicale è un reportage dal titolo “Storie di strade incompiute”girato nella splendida e martoriata Val d’Agri, che da nord a sud percorre quella che lo stesso Bolognetti definisce la “Basilicata saudita”, l’hub petrolifero d’Italia. Le immagini mostrano le campagne agricole di Corleto Perticara, paese (poco) famoso per essere teatro di uno degli scempi più gravi ed impuniti nella storia ambientale recente della Lucania: l’interramento di 2000m³ di fanghi petroliferi provenienti dal giacimento Tempa Rossa 2 di proprietà della compagnia petrolifera francese Total.strada-aliano-saurina-456x341

 

Bolognetti ci porta direttamente ai viadotti mai completati che dovrebbero collegare la valle del Saudo alla città di Potenza, mai completati e utilizzati oggi per la protezione del foraggio agricolo dalle intemperie:

“Nella Basilicata delle opere progettate e mai realizzate, di quelle iniziate e mai completate, i viadotti della Saurina si materializzano come miraggi nel deserto davanti ai nostri occhi. Incuneati nei boschi, nascosti dagli alberi, protesi verso una meta mai raggiunta essi si ergono come moderne piramidi: un coito interrotto prodotto dall’onanismo partitocratico. Promesse spacciate in decine di campagne elettorali e mai mantenute.”

scrive Bolognetti nella presentazione del reportage, pubblicato dall’immancabile Radio Radicale: le telecamere del giornalista “adottato” dalla Basilicata mostrano un patente sperpero di danaro pubblico, nascosto agli occhi di tutti solo dalla vegetazione rigogliosa e dall’aspra morfologia del territorio: i viadotti della Saurina, la strada che non esiste, sono il monumento lucano allo spreco, all’inefficienza, all’esercizio del potere fine a se stesso.

“Il mio Caronte, nel traghettarmi negli angoli nascosti di una delle petrolizzate valli lucane, azzarda un ossimoro e dice: “Qua c’è una dittatura democratica”. Sorrido e penso: “caro amico non sai quanto sia vero. E’ il settantennio partitocratico che produce corruzione, nega diritto e diritti e ha fatto strame della stessa Costituzione repubblicana.”

racconta Bolognetti nel reportage. Se non si trattasse di Basilicata, la regione forse più dimenticata d’Italia fino all’avvento di Matera 2019, sono scempi che sarebbero già assurti agli onori delle cronache da anni, forse qualcuno avrebbe addirittura già proposto il loro abbattimento: nella regione del “che vuoi farci” quei monumenti restano lì, a far da monito all’incauto visitatore: “polvere eravamo e polvere torneremo” ma non prima di avere distrutto la nostra eredità più importante, l’ambiente.

Fonte: ecoblog.it

In Basilicata approvata la più grande discarica per idrocarburi d’Europa

La Regione Basilicata ha approvato un nuovo progetto per una discarica per idrocarburi nel Comune di Guardia Perticara. La Regione Basilicata ha approvato la realizzazione della discarica Semataf, destinata ai rifiuti speciali tra cui idrocarburi da costruirsi nel comune di Giardia Perticara in provincia di Potenza che volume sarà la più grande in Europa. Proprio qualche giorno fa i comuni di Corleto Perticara, Guardia Perticara e Gorgoglione per l’impianto estrattivo Tempa Rossa hanno fatto richiesta per avere gratuitamente il gas quale forma di compensazione (ma sarebbe meglio dire risarcimento) per:

la perdita dell’uso del territorio e per compensazione per la reintegrazione dell’equilibrio ambientale e territoriale

Ma subito dopo ecco l’approvazione della grande discarica che come fa notare Ola Organizzazione Lucana ambientalista:

La discarica per rifiuti speciali di Guardia Perticara già smaltisce fanghi petroliferi, amianto ed altri rifiuti speciali solidi provenienti dal giacimento petrolifero considerato il più grande in Europa in terrà ferma, mentre i reflui petroliferi prodotti vengono smaltiti in Val Basento.

Ola ricorda che Guardia Perticara è un piccolo borgo forse tra i più belli d’Italiae che a breve ospiterà la discarica per rifiuti petroliferi più grande d’Europa. Infatti la Regione Basilicata ha approvato il progetto:

la sezione di trattamento, disidratazione ed inertizzazione, con l’aggiunta di nuovi codici di rifiuti da destinare a trattamento o recupero, indicati nelle appendici n. 2, 3 e 4 del Rapporto Istruttorio A.I.A.; l’installazione di un nuovo impianto di lavaggio; l’ampliamento del piazzale da destinare ad attività di deposito preliminare e messa in riserva; la costruzione del IV lotto di discarica, per una volumetria complessiva pari ad ulteriori 340.000 mc. che si aggiungeranno ai 150mila m3 già autorizzati per un totale complessivo di mezzo milione circa di mc di rifiuti, con una capacità di trattamento autorizzata pari a 110mila tonnellate/anno. Complessivamente la nuova piattaforma, ad ultimazione degli interventi, occuperà una nuova superficie di 13 ettari mentre sono 25 gli ettari totali impegnati.Progetto-discarica-Semataf-620x644

La situazione è destinata a peggiorare poiché le estrazioni di idrocarburi sono destinate a raddoppiare in tutta la Basilicata per effetto della revisione al Titolo V della Costituzione. Quella di Guardia Perticara, il paese più piccolo della Basilicata e borgo tra i più belli d’Italia, può a breve essere considerata la mega discarica per rifiuti petroliferi più grande d’Europa, considerata l’entità dei giacimenti onshore nelle valli del Sauro e Agri, anche in vista del previsto raddoppio delle estrazioni di idrocarburi ed i barili estraibili sull’intero territorio lucano derivanti dalla revisione del Titolo V della Costituzione.

Spiega Ola:

Le compagnie petrolifere si apprestano ad un ulteriore incremento delle attività di ricerca e perforazione sull’intero territorio regionale predisponendo i siti per lo smaltimento dei rifiuti chimici prodotti, mettendo così a più grave rischio l’ambiente e la salute dei cittadini, in una regione considerata dalle compagnie petrolifera “servitù petrolifera”.

Fonte:  Ola

Basilicata, tre comuni compensati da Total e Shell: non pagheranno il gas

I comuni di Corleto Perticara, Guardia Perticara e Gorgoglione coinvolti nel progetto Tempa Rossa otterranno la fornitura gratuita di gas come compensazione dell’attività estrattiva

Alla fine del 2013 il comune di Corleto Perticara ha concesso alla Tecnimont la licenza per la realizzazione delle strutture funzionali al centro estrattivo Tempa Rossa che sorgerà sul suo territorio. Ora Corleto Perticara e i confinanti Guardia Perticara Gorgoglione faranno valere un accordo stipulato nel 2006 fra la Regione Basilicata e le compagnie Total e Shell. Secondo l’accordo quadro – che fa riferimento alla legge 239/2004 – e in virtù della deliberazione della Giunta Regionale n. 913 del 19 giugno 2008, i tre comuni “per compensazione per la perdita dell’uso del territorio e per compensazione per la reintegrazione dell’equilibrio ambientale e territoriale” otterranno “la fornitura gratuita di tutto il gas naturale estraibile dall’area della concessione”. Gas gratis, dunque, per tutti i cittadini dei loro territori: quando i pozzi entreranno a regime il fabbisogno di gas dei tre comuni (che attualmente ammonta a 1,2 milioni di metri cubi l’anno) sarà fornito dalle compagnie a titolo di compensazione, indipendentemente dal prezzo che avrà. A chi non sarà collegato alla rete del gas dovranno essere riconosciuti analoghi vantaggi, ancora in fase di valutazione.

Basteranno appena cinque giorni per dare ai tre comuni il gas necessario per un anno visto che la produzione giornaliera sarà di 230mila metri cubi, per un totale di 80 milioni di metri cubiall’anno. Il progetto Tempa Rossa si estende principalmente sul territorio del Comune di Corleto Perticara (Pz), a 4 km dal quale verrà costruito il futuro centro di trattamento. 5 pozzi si trovano anch’essi sul territorio del Comune di Corleto Perticara, mentre il sesto pozzo si trova nel Comune di Gorgoglione. L’area dove verrà realizzato il centro di stoccaggio GPL si trova invece nel Comune di Guardia Perticara. Oltre ai 230mila metri cubi di gas giornalieri, Tempa Rossa avrà una capacità produttiva di 50mila barili di petrolio, 240 tonnellate di Gpl e 80 tonnellate di zolfo.Immagine35-620x301

Foto | Youtube

Fonte: ecoblog.it

“Le Mani nel Petrolio”, tra inquinamento ed estrazioni nella terra di Basilicata

Il libro di Maurizio Bolognetti, giornalista e segretario di Radicali Lucani, “Le Mani nel Petrolio – Basilicata Coast to Coast, ovvero da Zanardelli a Papaleo passando per Sanremo e Tempa Rossa” racconta come la ricerca e l’estrazione del petrolio lucano sia quanto di più dannoso, per l’ambiente, lo stato di diritto e la legalità, nel panorama economico dello sviluppo italiano.

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Il libro “Le Mani nel Petrolio” di Maurizio Bolognetti è una testimonianza puntuale e profondamente analitica di come le estrazioni petrolifere lucane, nel giacimento in-shore di oro nero più vasto dell’Europa continentale, si collochino in un contesto in cui lo stato di diritto è assente, così come assenti sono le misure di sicurezza, i monitoraggi, l’informazione. Un libro (qui la presentazione a Latronico, Potenza) che si legge d’un fiato, che può essere ripreso a pezzo, stirato e riletto, analizzato nei numeri, nei commenti, nelle idee e nella protesta, ponderata e nonviolenta; un libro che in ogni sua pagina macchia di nero le riflessioni del lettore, mostrando uno scenario fondato sulle clientele e sul potere che deriva dall’oro nero e dal denaro. Se è vero che la Basilicata è il più ricco giacimento petrolifero europeo altrettanto vero è che questa Regione rappresenta un laboratorio a cielo aperto, in cui il 65% del suo territorio è oggetto di estrazioni petrolifere (già in atto o prossime venture), compromesso da logiche e prospettive energetiche ed industriali che mirano al profitto, all’omertà, all’avvelenamento del territorio. Una Regione, quella descritta da Bolognetti, che viene raccontata nei suoi aspetti più tetri e misteriosi, scoperchiandone letteralmente il vaso di Pandora fatto da corruzione imprenditoriale, malapolitica, malagiustizia: un quadro che mostra, a tinte fosche, una grande tavola imbandita in cui tutti, nessuno escluso, si siedono compiacenti per rimpinzarsi nel grande “sacco” petrolifero lucano. Se è vero che le royalties petrolifere ammontano al 3% (1 miliardo di euro in cinque anni, secondo il Sole24ore) altrettanto vero è che tutto il resto è profitto, spesso investito in specchietti per allodole per ingraziarsi una popolazione asservita, nel totale silenzio mediatico e politico, nella totale opacità, al potere dell’oro nero. E allora eccola la vera avventura lucana, la vera “Basilicata coast to coast”: la polemica con Rocco Papaleo, non sterile come si potrebbe pensare ma ben ponderata, nella pelosità di una multinazionale (la Total) che finanzia un film apologetico sulla Basilicata (chiaramente non mostrandone i pozzi, le trivelle, i veleni) ma anche tornei di calcio, sagre, fiere (specchi, perline e brillantini). Ecco messe a nudo le realtà di Eni e Shell. Il petrolio, in Basilicata, è un affare che va tutelato: corrompendo, con la manipolazione costante dell’informazione, plagiando le coscienze con promesse vuote come gusci di noce. Maurizio Bolognetti racconta ogni giorno, pagando un prezzo altissimo in termini professionali, politici, personali, il dolore di una Regione stremata dalle estrazioni e dal saccheggio di colossi come Eni, Total, Mitsui, Shell, messa in ginocchio dalla giustizia che processa chi denuncia e non chi inquina, resa cieca dagli enti di controllo (come l’Arpab) aventi i cassetti più profondi e irraggiungibili d’Italia, diventata impotente a causa di una classe politica inefficiente, asservita al potere petrolifero più che a quello dello stato di diritto. I 25 milioni di barili estratti nel 2012 non bastano, il petrolio, quello, non basta mai: e così ai giacimenti attivi della Val D’Agri si aggiungeranno quelli della Valle del Sauro, nel tentativo già avviato di mettere mano anche al petrolio off-shore della Basilicata, quello di fronte la costa ionica. Nel frattempo le maledizioni dell’oro nero si sono abbattute sull’intero territorio: i fanghi di Corleto Perticara, l’inquinamento da bario del “lago di pietra”, il Pertusillo, lo specchio per allodole della card-carburante (che vorrebbe risolvere il paradosso dei prezzi più alti d’Italia alla pompa di benzina). Bolognetti, traspare pagina dopo pagina, riga dopo riga, non si risparmia; denuncia, invoca, protesta, ragiona e fa ragionare, mostra in modo inequivocabile e documentato come la corsa all’oro nero lucano non porta occupazione, prezzi bassi, economia e sviluppo, ma povertà, inquinamento, illeciti:

“Quale sarà l’impronta per niente ecologica e poco sostenibile che lasceranno su un territorio di struggente bellezza le trivelle delle multinazionali del petrolio?”

si chiede Bolognetti. Certamente, di fronte a tutto ciò che potrete leggere in questo libro, resterete sgomenti, con una precisa domanda nella testa: “cosa si può fare?”. Sicuramente andare a vedere la Basilicata, scenderne le statali, attraversarne le provinciali, respirarne l’aria chiedendo, pretendendo, di poterlo fare ancora e ancora. La bulimia politica, che si mostra isterica fuori e compattamente corporativistica nelle sue viscere, ha partorito nuove autorizzazioni e moratorie elettorali: potere e pecunia. Nella totale assenza di stato di diritto.

 

Fonte: ecoblog

Trasferimento di scorie in Basilicata, imprecisa la spiegazione di Sogin: restano tanti punti oscuri

300 agenti hanno scortato un convoglio partito all’alba di ieri dalla Itrec di Rotondella (Mt): forse scorie nucleari dirette all’aeroporto militare di Gioia del Colle?centro_trisaia_di_rotondella-586x392

La versione della Gazzetta del Mezzogiorno

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il comunicato della Sogin non riporta propriamente la verità (ciò non significa che riporti falsità, solo che è l’ennesimo incompleto tassello nella vicenda); secondo la Gazzetta il materiale trasportato in gran segreto, e con uno spiegamento di forze incredibile, da Rotondella a Gioia del Colle è in realtà nitrato di uranile, pare pochi grammi, un sale di uranio attraverso il quale si realizza la preparazione dell’esafluoruro di uranio nell’ambito della produzione di combustibile nucleare. Il nitrato di uranile è il risultato delle operazioni di riprocessamento condotte al centro Trisaia di Rotondella sulle ormai famose barre di uranio provenienti dal reattore Elk River del Minnesota, Stati Uniti. A causa della totale opacità di questa operazione, della quale nemmeno gli enti locali erano stati avvertiti, la Regione Basilicata ha convocato per venerdi prossimo il Tavolo della trasparenza sulle questioni nucleari, che il presidente De Filippo non convocava da due anni. C’è anche da chiedersi: a fronte delle informazioni inesistenti, dei dubbi sui materiali custoditi nel centro Trisaia di Rotondella e dei segreti che aleggiano attorno a quella zona, esiste un piano di evacuazione della popolazione in caso di incidente? Esiste un’informazione periodica dettagliata agli enti pubblici sui materiali contenuti nel centro? Esistono monitoraggi ambientali sulla radioattività nell’area della Trisaia? Perchè questi non sono mai stati resi pubblici?

Sogin: “rimpatriati materiali USA”

Aggiornamento 30 luglio 2013, ore 19:22 – Il clamore sollevato sul mistero del trasporto notturno di scorie nucleari dalla Sogin di Rotondella (Mt) all’aeroporto di Gioia del Colle (Ba), scortato da 300 agenti di polizia, parrebbe così risolto: è la stessa Sogin, in un breve comunicato stampa, a svelare l’arcano:

“In ossequio agli impegni presi dall’Italia in occasione del Vertice sulla Sicurezza Nucleare svoltosi a Seoul nel marzo del 2012, si è concluso oggi il rimpatrio negli Stati Uniti di materiali nucleari sensibili di origine americana, che erano custoditi in appositi siti sul territorio nazionale per attività di ricerca e di sperimentazione.
Il rimpatrio di tale materiale negli USA si inquadra nell’ambito dell’Accordo internazionale tra Stati Uniti e Comunità Europea dell’Energia Atomica (EURATOM) concernente l’utilizzo dell’energia nucleare a scopi pacifici.”

Il riferimento è agli 84 elementi di combustibile irraggiato uranio-torio provenienti dal reattore sperimentale statunitense Elk River, importanti in Basilicata tra il 1965 ed il 1970.

Basilicata, le scorie nucleari si muovono di notte in gran segreto

Nella notte silenziosa della Basilicata tra il 28 ed il 29 luglio (alle 3 del mattino) un convoglio carico, si teme, di scorie nucleari è uscito dalla Sogin/Itrec di Rotondella (Mt), scortato da 300 agenti (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza): a bordo del “trasporto speciale” un grande mistero, trasportato in tre ore all’aeroporto militare di Gioia del Colle (Ba). La statale 106 Jonica è stata completamente ed abilmente presidiata dai 300 agenti di scorta, uno spiegamento di forze decisamente ingente in una regione piccola ed inoffensiva come la Basilicata che ha inevitabilmente reso evidente l’importanza del trasporto e della materia trasportata, su cui si sta tenendo uno strettissimo riserbo. Ciò che è certo, ovverosia non coperto dal Segreto di Stato, è che l’impianto Itrec è ubicato all’interno del Centro Enea Trisaia di Rotondella (MT) ed è stato costruito tra il 1965 e il 1970 dal Cnen (Comitato nazionale per l’energia nucleare). La Sogin, tra il 1969 e il 1971, in seguito ad un accordo tra il Cnen e la statunitense USAEC (United States atomic Energy commission) ha aperto le porte del centro ed accolto a tempo indeterminato ben 84 elementi di combustibile irraggiato uranio-torio provenienti dal reattore sperimentale statunitense Elk River.

Secondo la Ola (Organizzazione Lucana Ambientalista) i dubbi che si tratti di materiale radioattivo sono molto pochi:

“[…] materiale radioattivo di cui se ne chiede di conoscere tipologia e quantità sarebbe stato traslocato da o per il centro Itrec di Rotondella verso o da l’aeroporto militare di Gioia del Colle. La Ola, come più volte denunciato, paventa la possibilità che ciò potrebbe preludere alla trasformazione del centro della Trisaia di Rotondella in deposito provvisorio delle scorie radioattive. Quanto accaduto questa notte palesa l’intenzione di procedervi lasciando all’oscuro le amministrazioni comunali ed i cittadini.”

Cosa, questa, in parte già esplicitata nel 2010, quando Nicola Maria Pace(ex procuratore capo di Matera), audito dalla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti dichiarò:

“[…] Mi riferisco alla giacenza per quanto riguarda l’impianto ITREC di Rotondella di 2,7 tonnellate di rifiuti radioattivi ad alta attività giacenti in strutture ingegneristiche di contenimento, che già vent’anni fa avevano mostrato i segni dell’usura ed erano già «scaduti», secondo il gergo tecnico utilizzato in sede di analisi di rischio, e che, essendo stati corrosi e avendo manifestato cedimenti strutturali, avevano dato luogo ai tre rilevanti incidenti nucleari. […]
L’ENEA ha sempre menato le cose per le lunghe immaginando una forma di solidificazione per cementificazione, ma all’epoca feci una consulenza per dimostrare al più alto livello scientifico possibile che la cementificazione non solo determinava un abnorme aumento dei volumi, fatto da evitare in materia di gestione del nucleare, ma esponeva i materiali al fenomeno del dilavamento, quindi a una possibilità di propagazione nell’ambiente.”

Una situazione drammaticamente descritta nel libro “La Peste Italiana – Il caso Basilicata” di Maurizio Bolognetti. Questa volta, è facile immaginare altri trasferimenti simili in passato, il trasloco non è passato inosservato agli ambientalisti (talvolta definiti “terroristi” nella Regione della remissione di tutti i peccati ambientali), che si sono immediatamente attivati per chiedere delucidazioni sul tema, invocando un sacrosanto principio di trasparenza (a maggior ragione quanto trasferiscono rifiuti nucleari nottetempo passandoti sotto la finestra di casa). Tutti, dallo stesso Bolognetti alla Ola, dal Comitato No Scorie Trisaia al M5s, si sono appellati al sottosegretario agli interni, il lucano Filippo Bubbico, chiedendo chiarimenti in materia:

“[…] vorremmo chiedere cosa hanno trasferito, nottetempo, dalla Trisaia di Rotondella all’aeroporto di Gioia del Colle o – e la cosa sarebbe di certo ancora più preoccupante per noi lucani – da Gioia del Colle alla Trisaia. E di domande senza risposta sulla Trisaia e su tutto quello che è ruotato attorno a quel centro ne abbiamo fatte tante e tante ancora vorremmo farne. Qualcosa ci ha raccontato la buon’anima del dott. Nicola Maria Pace. Resta di certo il mistero del Capitano Natale De Grazia, deceduto in circostanze misteriose. Ma anche quello, mistero era e mistero resterà.”

si chiede Bolognetti in un comunicato: una linea simile tenuta anche dalle associazioni, dai comitati, dai molti cittadini di Basilicata oramai stanchi dei silenzi istituzionali, delle perle ai porci dei bonus benzina e della situazione di degrado ambientale che attanaglia questo meraviglioso territorio.

Fonte: ecoblog