Xylella, opportunità o disastro ecologico?

Si è conclusa qualche giorno fa con l’archiviazione dei dieci indagati l’inchiesta della procura di Lecce sul caso Xylella. Eppure sono molti gli aspetti ancora da chiarire circa il batterio incriminato per il disseccamento degli ulivi del Salento. Sebbene ci siano pareri discordanti circa le cause del fenomeno e l’entità dell’emergenza, non è stato previsto dal Governo nessun intervento curativo ma solo l’eradicazione di piante secolari o addirittura millenarie. Una misura che cambierebbe per sempre il volto della Puglia. Perché non prendere in considerazione un altro approccio?

Il CoDiRO (Complesso Disseccamento Rapido dell’Olivo) in Puglia porta con sé perplessità e contraddizioni da ogni punto di vista si voglia guardare il problema. Scontri tra enti, produttori, ricercatori, politici e società civile stanno caratterizzando il processo in atto dal 2013. Anche la recente sentenza della procura di Lecce fa emergere un quadro allarmante di come si è affrontato il problema. Ma partiamo dalla fine.

L’inchiesta leccese

L’inchiesta della Procura di Lecce sul caso Xylella degli ulivi salentini si chiude con l’archiviazione dei 10 indagati tra ricercatori dell’Ipsp-Cnr di Bari, dell’allora commissario per l’emergenza Silletti, generale della Forestale, dirigenti dell’Osservatorio Fitosanitario della Puglia, dirigenti di centri di Ricerca e un docente dell’Università di Bari. Non è stato provato un nesso causale tra le condotte degli indagati e la diffusione del batterio. Sono state però accertate condotte con “molteplici aspetti di irregolarità, pressappochismo, negligenza”, scrive il Gip e ancora definisce i comportamenti di “Incredibile sciatteria da mettere in seri dubbi anche gli accertamenti in campo su cui poi si sono basate le conclusioni degli enti coinvolti”; “di omertà insuperabili e insuperate”; “un’imbarazzante attenzione ai riflessi della notorietà sul piano scientifico e alle prospettive economiche della gestione del fenomeno, avvenuta in regime di sostanziale monopolio”. 
In una mail del 2014 il ricercatore Donato Boscia scrive alla collega Maria Saponari: “Non banalizziamo la prova, se usiamo la Coratina [una varietà di ulivo] la infettiamo con la (Xylella, ndr) fastidiosa, la osserviamo asintomatica per uno, due, tre …quindici anni. Poi quando Martelli sarà morto, Savino forse, io non so, la professoressa avrà avuto una crisi isterica perché non ci ha guadagnato nulla in tutti i sensi, tu avrai la mia età e pubblicherai che (Xylella, ndr) non è patogenica (ma questo lo sappiamo già): embé?”. Resta l’accusa di falso che passa alla Procura di Bari. 

Il quadro descritto lascia sgomenti. Non c’è certezza se il batterio incriminato sia endemico o importato, se sia la causa del disseccamento, quali siano le varietà realmente resistenti, né se le manovre di ricerca e monitoraggio finora decise siano state opportunamente svolte. 

Vi sono inoltre dubbi sulla fattibilità tecnica, sulle prove di efficacia e sostenibilità del Piano Silletti che ha imposto a proprietari di ulivi e amministrazioni comunali l’espianto degli alberi, malati e non. Su quali basi tecniche e scientifiche si è scelto l’abbattimento della popolazione del presunto vettore “sputacchina” a mezzo dell’irrorazione di pesticidi, da ripetere più volte nell’anno e a tempo indefinito? Eppure l’EFSA , l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha più volte documentato l’impossibilità di eradicare la Xylella una volta entrata in campo aperto: quando il batterio penetra in un territorio e vi si insedia, la sua eradicazione non è più possibile. Dichiarazioni fatte anche dal professor Purcell che è uno dei maggiori esperti mondiali sulla Xylella.

La scienza ufficiale, i protocolli e i finanziamenti

Gli enti europei che hanno accolto gli studi dei ricercatori di Bari e che hanno investito e promosso politiche sulla questione Xylella si sono basati sulle informazioni del CNR di Bari, quindi gli esiti finali della ricerca rimangono sempre gli stessi e la ricerca chiusa. Anche se questi esiti non sono mai apparsi su riviste scientifiche internazionali, come accade normalmente per le pubblicazioni scientifiche, hanno costituito il fondamento per tutti i decreti, le azioni politiche e i finanziamenti per la ricerca e per gli espianti. Lascia perplessi proprio questo aspetto di monopolio scientifico dei ricercatori di Bari, degli unici laboratori accreditati e dei decreti dell’ex ministro Martina e dell’attuale ministro dell’Agricoltura Centinaio con cui si ostruisce la via ad un pluralismo scientifico, ad una più ampia collaborazione scientifica. Quindi la scienza “ufficiale”, enti nazionali ed europei, associazioni di categoria non hanno dubbi: il problema è la Xylella e vanno abbattuti gli alberi e reimpiantate le 2 varietà resistenti, le cui certificazioni sono basate sul parere degli stessi enti indagati dalla procura di Lecce. Così si è deciso che il Leccino e l’F17, quest’ultimo brevettato appunto dal Isps-Cnr con enormi ricadute economiche, siano le uniche varietà permesse per accedere ai protocolli. Già l’Unione Europea ha investito 30 milioni di euro per 2 progetti di ricerca entrambi coordinati dall’Ipsp, senza bando. E solo 3 vivai (in Sicilia, Puglia e Umbria) hanno la licenza per coltivarli e venderli. (Il fatto quotidiano 24/01/2019).
Molte aziende agricole, grazie alla pioggia di finanziamenti in arrivo, si adeguano alle direttive ufficiali, così anche la Coldiretti. Le due varietà sono adatte alle coltivazioni super-intensive e meccanizzate con ciclo di vita di 12/15 anni; ci sono protocolli già pronti, anche per l’uso di fitofarmaci ed erbicidi e per altre sperimentazioni chimiche e batteriologiche. Grazie agli aiuti economici europei, le aziende intravedono un futuro assistito, più sicuro. A Gennaio il ministro per l’agricoltura Centinaio ha stanziato 100 milioni per l’espianto di massa degli ulivi infetti, per poi reimpiantare le 2 varietà selezionate nei 23.000 ettari della provincia di Lecce, piantine di 1 metro che in 5 anni entreranno in produzione. Chi si oppone all’espianto rischia 5 anni di carcere.

L’emergenza
Ma vediamo quale è l’entità delle piante infette. I dati ufficiali disponibili forniti dalla Regione Puglia su 450.000 piante campionate, solo il 2% risulta infetto dal batterio Xylella fastidiosa e non tutte si disseccano.  A Melendugno, in piena zona infetta, quando nell’aprile 2018 la Trans Adriatic Pipeline (TAP) per la costruzione del gasdotto ha chiesto alla Regione Puglia l’autorizzazione allo spostamento di piante di olivo, è emerso che su 450 solo 3 erano positive al batterio, lo 0,7%. Dallo stesso Piano Xylella risulta che all’analisi sono state individuate il 2% di piante infette nella zona di contenimento e 0,1 % nella zona cuscinetto. 

“La xylella non sembra avere numeri superiori ad una qualsiasi batteriosi vegetale con cui gli ulivi ben trattati hanno imparato a convivere nei secoli – ripetono i ricercatori indipendenti e – bisognerebbe sapere quante di queste piante infette siano veramente malate”.

Tanto è vero che nella classificazione della EPPO, organizzazione intergovernativa che si occupa di protezione delle piante in area euromediterranea, la Xylella è stata declassata nella lista A2, quindi catalogata tra gli organismi da quarantena ormai endemici, sebbene non largamente diffusi, e considerati sotto controllo. La situazione risulta ambigua: migliaia di piante malate che non hanno la Xylella e ancora più piante che hanno la Xylella ma che non sono malate, di solito attorno agli alberi malati. Il piano finanziato dal ministro Centinaio non prevede il ricorso a trattamenti curativi, solo espianti. Invece la Regione Puglia dal 2015 sta investendo negli agricoltori che studiano rimedi per il disseccamento. Queste le richieste da parte dei salentini: perché se cento ulivi guariscono, essi non possono essere l’oggetto di uno studio scientifico approfondito prima che due milioni di alberi della Puglia vengano distrutti e che il volto della Regione cambi per sempre?

L’approccio agro-ecologico

La diffusione del CoDiRO (il disseccamento) ha una serie di concause: i suoli analizzati hanno meno dell’1% di materia organica: humus ridottissimo cioè la terra è ormai inerte. Proprio la provincia Leccese è quella in cui si è fatto il maggior uso di diserbanti che hanno impoverito e inquinato il terreno. Altre concause possibili: le potature che “capitozzano” la chioma, la grande uniformità delle varietà coltivate, la monocoltura e la trascuratezza di imprenditori agricoli o contadini che hanno mal gestito i propri appezzamenti. Leggiamo in questo approfondito documento a cura di Massimiliano Bianco, ricercatore dell’Ispra e dirigente di European Consumers, che “pur riconoscendo la gravità del contesto, anche gli oliveti salentini, se ben gestiti, possono guarire e che quelli gestiti in modo biologico stanno già meglio di quelli convenzionali adiacenti. Considerano del tutto irrazionali, dannose e inutili le misure draconiane, di sradicamento e avvelenamento diffuso e propongono accorgimenti mirati, naturali ed ecocompatibili. Le misure agro-ecologiche mirano a rendere possibile, e non sintomatica, la coesistenza con il batterio, tramite il rafforzamento delle capacità di autodifesa biologica degli ulivi e di altre specie vegetali, da ottenersi con le buone pratiche agronomiche generali sulle piante, con la rigenerazione della fertilità naturale organica e microbiologica del suolo e con l’uso, quando necessario e con le opportune dosi, sia del rame, dello zolfo o altri minerali da contatto, che di oligoelementi per nutrizione fogliare”.

Esperienze Positive nella cura degli ulivi ammalati

Cominciano ad accumularsi evidenze osservazionali e scientifiche di risultati positivi, sotto il profilo della netta ripresa vegeto-produttiva di ulivi malati o perfino ischeletriti e dati per morti, di prove sperimentali in campo condotte da vari gruppi di ricerca e perfino da singoli olivicoltori. (Prof. Lopes e Prof.sa Carlucci, in collaborazione con COPAGRI, ecc.). Nel territorio di Seclì (Lecce), Giorgio Greco, piccolo proprietario, ha da tempo avviato una “cura” degli alberi a base di Potatura, Arieggiamento, Cenere ed Erba (il metodo “PACE”). Dopo 6 anni dalla rilevazione dell’infezione i suoi alberi “infetti” resistono al disseccamento rapido dell’Olivo, pur appartenendo alle varietà sensibili Cellina di Nardò ed Ogliarola Leccese. Le piante hanno ricominciato a vegetare già con la potatura, eliminando il secco, evitando di fare tagli drastici, trattando le ferite con solfato di rame. Si è trattato il terreno sovesciando i mugnuli sulle ferite della potatura con solfato di rame; tronchi e branche principali sono state  disinfettate con solfato di ferro, pure usato in agricoltura biologica, la chioma con biofertilizzante. 450 alberi di Giuseppe Coppola, proprietario di un oliveto in contrada Santo Stefano, tra Alezio e Gallipoli, molti dei quali secolari, sono tornati a germogliare dopo un anno di cure tradizionali e biologiche. Altre attività sono proposte da Federbio in questo documento che descrive le proprie proposte; le aziende biologiche hanno visto mettere in pericolo le proprie coltivazioni per l’imposizione dell’uso massiccio di fitofarmaci ed erbicidi non permessi nel biologico. Buoni risultati ha la cura Scortichini, dirigente al Consiglio per l’Agricoltura (Crea): un aerosol di zinco, rame e acido citrico che penetra nel sistema vascolare dell’ulivo, qui la pubblicazione scientifica

Ivano Gioffreda, Presidente dell’Associazione Spazi Popolari e agricoltore, porta avanti da qualche anno una sperimentazione su circa 100 ulivi che presentavano segno di disseccamento e che sono stati interamente salvati: gli alberi sono floridi, vivi, stanno benissimo: “Perché la scienza non ha voluto approfondire le cure degli alberi come abbiamo fatto noi ed altre associazioni che stanno portando avanti la sperimentazione con l’aiuto di centri scientifici? Si sarebbe potuto fare su larga scala”.

Altre esperienze sono raccontate nel sito di Elena Tioli da tempo impegnata nel raccontare e promuovere esperienze realmente sostenibili. Grazie a lei e all’incontro con altre realtà come Il bosco di Ogigia e altri giornalisti è in lavorazione un documentario sulla situazione pugliese: Xylella Favolosa. Qui il sito per vedere l’anteprima e partecipare alla raccolta fondi. Sembrano quasi fuori dal tempo le diffamazioni dirette a chi sperimenta metodi di cura alternativi a quelli ufficiali: santoni, antiscientifici. Emerge una visione obsoleta della biologia che la mentalità scientifica riduzionista non ha ancora superato: la ricerca solo del singolo agente causale (il batterio), dai risvolti economicamente vantaggiosi, ignorando che agiamo in un sistema complesso, dove processi di autoregolazione, adattamento e integrazione richiedono strumenti di valutazione sistemica. Le industrie della chimica, dei brevetti e delle biotecnologie condizionano pesantemente la catena di eventi anche dei singoli territori, avvicinano facilmente una scienza “ufficiale” priva di finanziamenti pubblici e con dubbie basi etiche, la quale chiude le porte a qualsiasi confronto; la scienza lo può fare, non mettersi in discussione. Ormai dall’Onu alla Fao si è indicato chiaramente che per i problemi del futuro non si può che scegliere una agricoltura sostenibile, per l’ambiente, la salute e le economie delle comunità. L’agricoltura intensiva basata sulla monocoltura, meccanizzata e inquinante peggiora le condizioni di tutto il sistema e fa perdere velocemente fertilità al suolo. La perdita di biodiversità condanna agli eventi catastrofici, frane, epidemie, instabilità del clima.
In questo caso risulta evidente anche la responsabilità di chi non ha saputo trattare e curare la propria terra, non ha saputo far evolvere le proprie conoscenze e ha delegato alla consuetudine, non ha curato le risorse che aveva a disposizione o non ha riconosciuto la propria terra come una risorsa. 

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LandXcape: ridar vita al Salento dopo la Xylella

Insieme ai suoi ulivi secolari, colpiti dalla Xylella, il territorio salentino ha perso la propria identità che a quelle antiche radici era saldamente ancorata. Come fare, dunque, per recuperare il paesaggio culturale del Salento e ridare un senso ed una visione di futuro agli abitanti di questi luoghi? Nasce da questo interrogativo LandXcape, un progetto multidisciplinare di rigenerazione paesaggistica. Restituire al territorio, attraverso l’arte e la poetica narrativa dei luoghi, il senso della trasformazione del paesaggio, per riflettere insieme sulla rigenerazione dei paesaggi culturali. Nasce in un Salento duramente colpito dalla Xylella il progetto LandXcape, sostenuto dalla Regione Puglia e attuato dal Teatro Pubblico Pugliese e dall’Associazione Internazionale BJCEM – Biennale des Jeunes Créateurs de l’Europe et de la Méditerranée (la Biennale dei Giovani artisti d’Europa e del Mediterraneo). Per sapere di cosa si tratta abbiamo intervistato la coordinatrice tecnico-scientifica del progetto Simonetta Dellomonaco.landxcape-

Raccontaci dell’esperienza pionieristica che state affrontando per recuperare il paesaggio duramente attaccato dalla Xylella. Cos’è LandXcape?

Quello che stiamo tentando di fare è applicare la rigenerazione paesaggistica, soprattutto nella parte del Salento colpita dalla malattia della Xylella, che sta devastando gli uliveti secolari. E non è semplice, perché in Italia non esiste ancora il tema della rigenerazione del paesaggio. A questo scopo LanXcape ha messo in opera tutta una serie di attività, a partire dall’arte contemporanea, coinvolgendo la BJCEM- La Biennale des Jeunes Créateures d’Europe et de la Méditerranée. La BJCEM ha fatto un appello internazionale all’interno del suo network, coinvolgendo 22 paesi dell’Europa e del Mediterraneo; poi ha selezionato 60 artisti fra i quasi 400 che avevano risposto all’appello. Questi 60 artisti verranno in residenza in Puglia a partire dall’8 ottobre; nelle residenze artistiche si esploreranno sei diverse discipline. Le residenze saranno collocate in sei parchi naturali, poiché i parchi attuano già delle buone prassi sul paesaggio, mettendo insieme la parte produttiva, ovvero quella turistica, e la tutela dell’ambiente e del paesaggio.

Le sei discipline artistiche saranno: narrazione, performance, video e foto, design, arti visive e land art. Ognuna di queste discipline abiterà in un parco con 10 artisti. Quindi un tutor professionista prenderà con sé 10 artisti, che lavoreranno nella residenza per 10 giorni. Nel frattempo verranno accompagnati ad intervistare gli agricoltori, i portatori d’interesse, i “custodi della memoria”, come li abbiamo chiamati, e tutti quelli che potranno trasmettere agli artisti il valore del territorio e del paesaggio culturale, della memoria e della loro identità. Abbiamo pensato ai parchi naturali come a dei ripetitori, come a delle antenne sul territorio. Gli artisti che andranno in residenza nei sei parchi del Salento creeranno le loro opere non solo nei parchi ma anche fuori da essi, coinvolgendo tutte le aree colpite dalla Xylella. Il cuore dell’intervento è quindi l’arte contemporanea, ma anche il design, la performance, la narrazione. A proposito di narrazione: tutta la parte che precede le residenze ha lo scopo di avvicinare il territorio al progetto e quindi c’è una serie di spettacoli di una rassegna teatrale per raccontare il mondo della tradizione orale, ovvero spettacoli legati alla narrazione in senso stretto. Le compagnie teatrali che vengono qui e raccontano le storie nei parchi non sono compagnie qualsiasi: sono compagnie che attuano già delle buone prassi in Italia, facendo “teatro del paesaggio”.42421152_834854973328116_8445883381756985344_n

In cosa consiste il progetto e a chi si rivolge?

È un progetto di rigenerazione paesaggistica, in particolare dei paesaggi culturali, perché non agisce a livello fisico con delle infrastrutture, lo fa in maniera trasversale e soprattutto interdisciplinare chiamando gli artisti, il teatro, gli antropologi, i sociologi. Chiama in causa anche le buone prassi già attuate sul territorio nazionale, per poter produrre uno scambio di esperienze. Le azioni del progetto coordinate dai facilitatori sono sostanzialmente tre: la Residenza artistica attraverso il network internazionale mediterraneo, la rassegna teatrale “Il Salento racconta” – che è una rassegna di teatro e ascolto in cui prima di ogni spettacolo c’è un momento di ascolto – e poi i dialoghi sul paesaggio. Anche per i dialoghi chiamiamo degli esperti, degli interlocutori privilegiati che dialogano attorno al tema del paesaggio coinvolgendo la comunità. È un progetto che si rivolge alla comunità e al tempo stesso crea comunità attorno al tema del paesaggio. Cerca di prendersi cura della percezione degli abitanti del paesaggio sull’ambiente attaccato dalla Xylella. Vuole creare una sorta di ascolto e riflessione di comunità su questo tema.

Com’è nato il progetto? Quali sono i suoi obiettivi?

É nato da un’istanza del territorio, le associazioni di categoria e le associazioni dell’ambiente come Coldiretti, Confartigianato, Confagricoltura, etc.  (sul sito c’è tutto l’elenco dei sostenitori morali del progetto). Si sono messi insieme, hanno contattato l’Assessore Regionale alla Cultura per proporgli di fare un intervento culturale sul paesaggio. Hanno bussato alle porte della cultura e quindi l’Assessorato ha detto: “Va bene, cerchiamo di aprire un filone di riflessione sulla trasformazione del paesaggio dal punto di vista culturale”. Ecco perché è diventato un progetto di rigenerazione dei paesaggi culturali. La domanda è: cosa accadrà alla gente, all’identità del territorio salentino pugliese che si attesta sugli uliveti secolari? Cioè, tutta questa gente, tutta la penisola salentina e quindi le province di Brindisi, Lecce e Taranto hanno da secoli come matrice culturale proprio l’uliveto e tutti si riconoscono come patrimonio identitario negli uliveti. Questi ultimi sono secolari e alcuni hanno addirittura un migliaio di anni. Quindi questi uliveti che adesso stanno morendo infliggono un colpo mortale all’identità culturale del territorio e degli abitanti. Ciò che stiamo cercando di fare chiamando gli artisti, i narratori, i musicisti, è ascoltare col cuore, mi verrebbe da dire, perché l’arte sa fare anche questo, e trasformare questo ascolto in una riflessione di comunità. Questo è il senso che sta alla base del progetto.landxcape-2

Raccontaci degli eventi in programma in questi giorni.  In cosa consistono e che risposte state avendo da parte della popolazione locale e del pubblico in generale?

La serie di eventi che è cominciata il 22 settembre e si concluderà il 18 ottobre ha l’obiettivo di avvicinare gli abitanti al progetto dialogando con gli esperti: sociologi, antropologi, produttori, agenti del turismo verde, la Soprintendenza ai Beni Paesaggistici. Gli abitanti del territorio quindi ascoltano, intervengono a loro volta e parteciperanno anche alla tavola rotonda finale. Poi ci sono gli spettacoli all’interno dei parchi e quindi spesso negli uliveti stessi. Qui gli abitanti del luogo si trasformano in spettatori, vengono accolti nell’ambito naturale e portati a fare una visita guidata a piedi, fino al luogo dove si svolgerà lo spettacolo; quindi s’impregnano del territorio anche percettivamente. Quando arrivano vengono accolti da un facilitatore che spiega loro il progetto, il tutto in diretta social: tutto viene ripreso in modo che sia fruibile dal numero più alto possibile di persone. Le persone locali che abbiamo chiamato i “custodi della memoria” vengono intervistate in un reportage video e questo costituirà poi “ la banca della memoria”, che sarà visibile sia sui canali social che sul sito. Alla fine del progetto tutto questo diventerà una vera e propria banca dati. Nel frattempo però stiamo già lanciando alcune pillole. Tutte le interviste saranno poi trasmesse agli artisti e insieme al lavoro degli artisti questi reportage diventeranno la banca dati di LandXcape. Gli eventi terminano il 18 ottobre con la festa finale delle Residenze. Anche la parte turistica è molto presente, molti parchi hanno la “CETS”, Carta Europea del Turismo Sostenibile, quindi hanno tutta una loro rete, abbiamo coinvolto anche Puglia Promozione, che è l’agenzia pugliese per la promozione turistica che ci fa da gancio per la parte legata al turismo. Poi fra i partner ci sono anche molte associazioni legate al turismo verde, gli agriturismi e gli operatori legati alla ricettività turistica in ambito naturale; abbiamo coinvolto anche i “GAL” – Gruppi di Azione Locale – legati al mondo dell’agricoltura, quelli legati al progetto del Piano di Sviluppo Rurale o PSR, al quale aderisce tutta la rete dei produttori vitivinicoli, oleari, le masserie didattiche; tutta la rete regionale viene insomma coinvolta attraverso i diversi canali. La cosa importante è che tutto questo fa capo a dei progetti preesistenti, quindi stiamo mettendo in rete tutto ciò che nel territorio già viene fatto. I prossimi appuntamenti sono i weekend di spettacoli e dialoghi, quindi il 5 e 6 ottobre ascolto e racconto del territorio, poi l’8 ottobre, il giorno in cui tutti gli artisti internazionali arriveranno a Brindisi e ci sarà il seminario di apertura della residenza artistica. Nel corso poi delle residenze, quindi dall’8 al 18 ottobre, ci saranno vari incontri nei parchi con gli artisti e poi il 18 ottobre a Lecce ci sarà l’evento clou: la restituzione di tutto il lavoro svolto con una festa di fine residenza. Brindisi e Lecce  entreranno in gioco anche con il coinvolgimento dei Poli Biblio-Museali regionali: quello di Brindisi darà l’apertura alle residenze e quello di Lecce si occuperà della chiusura; quindi faremo entrare la campagna in città coinvolgendo anche i musei e le biblioteche delle realtà cittadine, con una chiave che dia nuova linfa vitale alle sedi normalmente deputate alla cultura.

Tanti appuntamenti da non perdere come vedete fino al 18 ottobre ma se, come me, avrete la sfortuna di non riuscire ad andare di persona, non perdetevi almeno le dirette social:
www.facebook.com/landXcape.Puglia/
www.instagram.com/landxcape.puglia/
www.youtube.com/channel/UCAg3Ok9TbGmV1479i7pL8_w

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/10/landxcape-ridar-vita-salento-dopo-xylella/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Xylella: e se “fastidiosa” fosse la nostra agricoltura?

Per fermare la diffusione della xylella fastidiosa, il batterio killer degli ulivi del Salento, si è deciso di far ricorso ai pesticidi che, tuttavia, non fanno altro che contribuire a rendere l’ambiente poco sano. Perché non approfittare invece di questa emergenza per ripensare le nostre politiche agricole orientandole verso il rispetto del territorio?

Ancora una volta rischiamo di cadere nel principale errore dell’agricoltura industriale: razionalizzare la natura, cercare di comprenderla solo nei rapporti di causa-effetto percepiti dalla mente umana. Il batterio xylella è il nuovo nemico da combattere. Non si è riusciti ad arrivare ad una conclusione più moderna che l’uso dei pesticidi, una soluzione che magari partisse da una visione olistica dell’agricoltura. Nei miei articoli precedenti ho scritto che spesso l’invasione da parte di un parassita di una pianta è solo un sintomo di un ambiente agricolo poco sano. Bisogna interpretare l’ambiente in cui vivono gli ulivi considerando la fitta rete di interazione fra piante, insetti, microrganismi, suolo e tutto il resto. Quattro trattamenti di pesticidi all’anno non sono una soluzione: continueranno piuttosto a rendere l’ambiente insalubre. Anche ammettendo che il problema della xylella momentaneamente si risolva.xylella-salento1

Spesso dico che non bisogna forzare una coltura. Se le piante si ammalano nonostante buone pratiche forse non è il loro posto, e di conseguenza bisogna fare scelte colturali che rispettino la vocazione del territorio. Con gli ulivi centenari della Puglia non mi sento di fare questo tipo di discorso che di solito applico per pomodori e fagiolini. Sono però convinto che non bisogna forzare una coltura a discapito del resto dell’ambiente. D’altra parte, quelle piante sono lì grazie a quell’ecosistema. Grazie alle api, ai lombrichi, ai funghi e tutti i microrganismi nel suolo. Ecco perché credo che tutti i tentativi che è giusto fare per proteggere quelle piante stupende debbano rispettare l’ambiente e debbano essere biologici. Con l’uso di pesticidi e diserbi cosa otterremo? Un ambiente meno ricco, più suscettibile ad altri imprevisti e avversità, oltre ad una sputacchina resistente agli insetticidi, perché ormai sappiamo come si ripercuotono a lungo termine certe scelte agricole.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/05/xylella-fastidiosa-nostra-agricoltura/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Bari, entra nel vivo ‘Chi ti ama fa la differenza’ per migliorare la raccolta rifiuti in città

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Presentato oggi un progetto di sensibilizzazione capillare in tutta la città di Bari, sia nelle zone dove si estenderà il sistema di raccolta porta-a-porta, che nel resto della città. Primo appuntamento la festa di San Nicola e dal 14 maggio la scuola Filippo Corridori. Il progetto “Bari fa la differenza” entra nel vivo, grazie alla collaborazione tra Conai, i Consorzi nazionali per il riciclo di acciaio (Ricrea), alluminio (Cial), carta e cartone (Comieco), plastica (Corepla) e vetro (Coreve), il Comune di Bari e Amiu Puglia. È stato presentato oggi, alla presenza del sindaco di Bari Antonio Decaro, del presidente di Conai Giorgio Quagliuolo, dell’assessore all’Ambiente Pietro Petruzzelli e dei rappresentanti dei 5 Consorzi per il riciclo degli imballaggi, un progetto di sensibilizzazione capillare che coinvolgerà tutta l’area metropolitana di Bari, con l’obiettivo di incentivare e promuovere le buone pratiche di separazione, recupero e riciclo degli imballaggi.

“Abbiamo la fortuna di essere supportati costantemente dai consorzi in questo importante processo di trasformazione della nostra città – ha dichiarato Antonio Decaro -. L’amministrazione comunale e Amiu sono impegnati quotidianamente nel servizio di raccolta differenziata e nelle azioni di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini che stanno rispondendo molto bene, cogliendone tutti i benefici e facendo la loro parte, così come gli abbiamo chiesto. I baresi hanno davvero compreso l’utilità e la convenienza della raccolta differenziata, anche perché conferire i rifiuti in discarica ci costa 150 euro per ogni tonnellata. Con la differenziata, invece, otteniamo un risparmio che possiamo reinvestire nella copertura dei costi maggiori del porta a porta attraverso l’investimento in risorse umane e campagne di sensibilizzazione. I risultati già si vedono chiaramente: le strade dei quartieri interessati dal nuovo servizio sono finalmente libere dai cassonetti, quindi più pulite, e da questo punto di vista la differenza con le altre zone della città è evidente. Oggi abbiamo uno strumento in più per dimostrare quanto sia importante effettuare la raccolta differenziata, grazie a questo nuovo progetto che ci consentirà di raggiungere sempre più persone durante i grandi eventi per coinvolgerle nel nostro percorso verso una città più rispettosa dell’ambiente, più sostenibile e più moderna. In particolare, apprezzo tutto il lavoro da realizzare nelle scuole perché so bene quanto i bambini e i ragazzi possano influenzare gli adulti e modificare le loro abitudini in meglio. Quindi, ringrazio CONAI e gli altri consorzi per tutto ciò che stanno portando avanti insieme a noi e per il sostegno che ci garantiscono ormai da diversi anni”.
Il progetto prevede 3 azioni principali che si svolgeranno per tutto il 2018: la formazione di un gruppo di 10 eco-animatori in grado di sensibilizzare i cittadini e l’opinione pubblica in generale sui temi della raccolta; la presenza e la visibilità dell’operazione “Bari fa la differenza” in grandi eventi cittadini, grazie anche all’utilizzo di 5 Ape e 5 T-ricicli; un grande progetto di sensibilizzazione nelle scuole.

“Bari fa la differenza – ha detto Pietro Petruzzelli – si sostanzia di nuovo senso per la città. Grazie alla collaborazione di Conai e i consorzi per il riciclo degli imballaggi, da questo momento abbiamo la possibilità di far diventare il nostro progetto una vera e propria best practice italiana, perché non si tratta solo di un modello per il miglioramento delle performance di raccolta differenziata o del porta a porta. Infatti, abbiamo messo a punto un sistema virtuoso attraverso il quale è possibile sensibilizzare i cittadini attraverso un rapporto diretto, rendere davvero i bambini agenti del cambiamento nelle scuole e nelle case con un approccio di responsabilizzazione dei piccoli ed essere presenti nei grandi momenti di aggregazione cittadina, puntando sulla capacità di riproduzione dei comportamenti corretti a discapito di quelli sbagliati. Ma soprattutto abbiamo pensato a un sistema virtuoso che possa coinvolgere risorse umane molto giovani, cui abbiamo fornito una formazione gratuita e una nuova professionalità nell’ambito della comunicazione ambientale. Bari ha una sua squadra di ecoanimatori, con competenze tecniche e relazionali che ci permetteranno di essere attivi sul territorio, con mezzi e materiali, in tutte le occasioni di aggregazione come le grandi manifestazioni o gli eventi sportivi. La vera innovazione del progetto consiste nella sua capacità di agire sui modelli comportamentali contando sulla capacità del singolo di trasmettere il buon esempio all’altro”.
Attraverso azioni mirate che puntano allo sviluppo delle relazioni con il singolo cittadino e l’incremento del grado di partecipazione di tutti gli attori coinvolti, verranno realizzate delle attività di informazione, sensibilizzazione, educazione che agiscono direttamente sui modelli comportamentali. Queste azioni saranno rivolte soprattutto alle nuove generazioni, per informare e promuovere comportamenti virtuosi nei confronti dell’ambiente, valorizzando anche il ruolo attivo e propulsivo del Comune di Bari, di CONAI e dei consorzi di filiera (Ricrea, Cial, Comieco, Corepla e Coreve) in campo ambientale e, nello specifico, nella raccolta differenziata finalizzata al riciclo.

“L’impegno di Conai per Bari non si ferma al supporto tecnico ed economico ma, sin dall’inizio, ha previsto un supporto anche a tutta quella che è la fase di comunicazione del nuovo sistema di raccolta differenziata. Coinvolgere i cittadini e sensibilizzarli sul tema della corretta separazione degli imballaggi è fondamentale per la buona riuscita del nuovo sistema di raccolta porta a porta – ha dichiarato il presidente di Conai Giorgio Quagliuolo. Il nostro impegno, insieme a quello dei Consorzi di filiera, continua attraverso il rafforzamento delle attività di comunicazione e marketing territoriale, con l’obiettivo di aumentare il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei cittadini”.

Entro l’estate partirà il porta a porta anche a Bari Vecchia e proseguirà nei quartieri San Paolo/Stanic-Carbonara, Celie e Loseto coprendo, per la fine del 2018, un territorio con oltre 130mila abitanti. Ad oggi la raccolta differenziata effettuata nei quartieri di Santo Spirito, Palese, Catino, San Pio, Fesca, San Girolamo, San Cataldo e il Villaggio Trieste ha superato l’81% e questo successo ha portato al 41% la percentuale raggiunta nell’intera città.

 

Fonte: ecodallecitta.it

 

Dalla Puglia al Veneto in bicicletta: il 12 aprile parte ‘Keep Clean and Ride’, evento centrale del Let’s Clean Up Italy

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La manifestazione -finora conosciuta con il nome di “Keep Clean and Run” (KCR)- per il 2018 diventa Keep Clean and Ride, in quanto quest’anno si svolgerà in bicicletta. A compiere l’impresa sarà sempre il “rifiutologo” e divulgatore ambientale Roberto Cavallo, accompagnato dal triatleta Roberto Menicucci

Dopo tre anni di eco-trail contro l’abbandono dei rifiuti(littering), l’evento centrale italiano della campagna “Let’s Clean Up Europe!” resta fedele al connubio ambiente-sport, ma si evolve. La manifestazione -finora conosciuta con il nome di “Keep Clean and Run” (KCR)- per il 2018 diventa infatti Keep Clean and Ride, in quanto quest’anno si svolgerà in bicicletta. A compiere l’impresa sarà sempre il “rifiutologo” e divulgatore ambientaleRoberto Cavallo, accompagnato lungo il percorso dal triatleta Roberto Menicucci.

Invariato il messaggio che la manifestazione vuole lanciare: il littering, che uccide i nostri mari, va contrastato nei suoi luoghi d’origine, ovvero nell’entroterra. E tutti possono fare due semplici gesti per combatterlo: evitare di abbandonare i propri rifiuti e chinarsi per raccogliere quanto sta già inquinando l’ambiente.

Dopo aver anticipato l’ormai diffuso fenomeno che abbina corsa e rimozione del littering -recentemente ribattezzato plogging– oggi KCR punta ad allargare la platea degli sportivi che abbinano l’attività fisica a quella di rimozione degli abbandoni in natura.

La corsa

Keep Clean and Ride prenderà il via giovedì 12 aprile 2018 da Bari, per concludersi una settimana dopo a Chioggia (VE). Gli eco-atleti, in otto tappe, risaliranno pertanto lo Stivale attraversando sette Regioni del versante adriatico: Puglia, Abruzzo, Marche, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Veneto.

Il percorso prevede un totale di 969 chilometri da percorrere in bici (e, in piccola parte, di corsa, come “omaggio” alle precedenti edizioni), per un dislivello positivo totale di oltre 18 mila metri.

La corsa, promossa da AICA – Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è stata presentata lo scorso 16 marzo a Roma, alla presenza di una rappresentanza del Ministero guidata dalla Sottosegretario di Stato on. Barbara Degani, dei Comuni sede di tappa e degli sponsor. La testimonial Lucia Cuffaro, volto noto della trasmissione Rai “Uno Mattina In Famiglia”, ha fatto da “madrina” dell’evento e per il quarto anno consecutivo ha garantito la sua partecipazione.

Le tappe e gli eventi

Keep Clean and Ride partirà da Bari giovedì 12 aprile e si concluderà giovedì 19 aprile a Chioggia, in un’ideale chiusura del percorso mare-entroterra-mare, seguendo le “rotte” tracciate dai rifiuti. Per otto giorni, Cavallo e Menicucci raccoglieranno i rifiuti abbandonati che troveranno lungo il percorso, fotografando e mappando quelli che non sarà possibile portare con sé. Queste, nell’ordine, le città sede di tappa: Bari, Manfredonia (FG), Vasto (CH), Penne (PE), Teramo, Osimo (AN), Assisi (PG), Città di Castello (PG), Meldola (FC), Parco del Delta del Po (FE), Padova e Chioggia (VE).

Previste, inoltre, numerose tappe intermedie, dove la popolazione –a partire da scuole, famiglie e associazioni del territorio– sarà invitata a partecipare a eventi di pulizia del territorio e/o incontri, durante i quali verranno presentate le finalità dell’iniziativa e la campagna europea, concentrandosi poi sui dati legati all’azione di contrasto all’abbandono dei rifiuti.

Il messaggio

L’iniziativa vuole sensibilizzare la popolazione e i media sul fenomeno del littering, ponendo l’attenzione sull’origine di tali rifiuti. La scelta di incentrare l’evento sportivo negli eco-sistemi montano e marino, infatti, nasce dalla consapevolezza che oltre il 70% dell’inquinamento dei mari ha origine nell’entroterra.

Oltre alla pulizia del territorio in senso stretto, saranno anche messe in risalto le esperienze e le filiere virtuose di gestione e trattamento dei rifiuti.

«Al di là dell’impresa sportiva, Keep Clean and Ride ha un grande potenziale di sensibilizzazione della popolazione, come conferma anche il successo delle prime tre edizioni -dichiara Barbara Degani, Sottosegretario all’Ambiente- Per questo, come Ministero, abbiamo deciso di aderire anche quest’anno, perché siamo convinti che solo sporcandosi le mani e spendendosi in prima persona sia possibile capire realmente la portata e la gravità del fenomeno dell’abbandono. Quante più persone e territori vengono coinvolti, tanto più il nostro atteggiamento da cittadini viene responsabilizzato, aiutandoci così a raggiungere il nostro obiettivo di prevenzione».

Il sostegno

All’iniziativa 2018 hanno già aderito a vario titolo diverse personalità del mondo dello sport (tra cui la medaglia d’argento nell’handbike alle Paralimpiadi di Londra 2012, Francesca Fenocchio; il campione del mondo di ciclismo su strada del 2008 Alessandro Ballan, ecc.) dello spettacolo (Lucia Cuffaro, Mario Tozzi, Giuseppe Cederna, l’Orchestra Casadei; ecc.) della società civile (lo scrittore Leonardo Palmisano; don Josh Kureethadamdell’Università Pontificia, collaboratore di Papa Francesco alla stesura dell’enciclica Laudato Si, ecc.) e dell’ambiente (come il Goldman Environmental Prize Anna Giordano, l’economista Andrea Segré e il meteorologo Luca Mercalli).

Keep Clean and Ride ha i patrocini nazionali del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dal Senato della Repubblica e dalla FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta.

È resa possibile grazie al sostegno del main sponsor Greentire e di Go Rent, Eso – Eso Sport Bike, Mercatino, Fise Assoambiente, Assobioplastiche (in collaborazione con Polycart e Umbraplast), Eurosintex, Comieco, Ricrea, Corepla, Coreve, Gruppo Veritas ed E.R.I.C.A. Soc. Coop. oltre ai partner tecnici Cicli Mattio, Montura, Alba Fisio e Bike Therapy e con il supporto del Comitato promotore nazionale della SERR (Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti) composto da Comitato UNESCO, ANCI, Utilitalia, Legambiente e Città Metropolitane di Roma Capitale e di Torino. Tv ufficiale dell’evento è Ricicla Tv.

Maggior informazioni e dettagli sono disponibili su menorifiuti.org, il blog della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti in Italia a cura di eHabitat.it. Seguite e partecipate all’eco-evento. L’hashtag è #KCR18.

Fonte: ecodallecitta.it

Trivelle, il Consiglio regionale della Puglia approva la mozione per reintrodurre il Piano delle Aree

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Legambiente: “È un primo passo in avanti in difesa del mare dopo il referendum del 2016. Ora si mobilitino anche le altre regioni e i parlamentari pugliesi sul divieto di airgun”.

“L’approvazione in Consiglio regionale della mozione per la reintroduzione del Piano delle Aree, abrogato dallo Sblocca Italia, è sicuramente un primo passo in avanti per porre un freno alle ricorrenti attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi nei nostri mari, attraverso uno strumento di pianificazione che consente di avere un quadro degli effetti cumulativi delle attività petrolifere in corso. Il presidente del consiglio regionale si faccia ora promotore di questa proposta nella Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni. Chiediamo, poi, al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, di istituire un tavolo regionale istituzionale permanente sul mare e sulla blue economy”.
Così Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, all’indomani dell’approvazione del Consiglio regionale della Puglia della mozione del Movimento Cinque Stelle per reintrodurre il Piano delle Aree abrogato dallo Sblocca Italia.
“Ora è importante che anche altre Regioni italiane si mobilitino seguendo l’esempio della Puglia e che i parlamentari pugliesi diano un segnale forte attraverso una iniziativa di legge da presentare alle Camere che dica “stop” all’airgun come metodo di ricerca degli idrocarburi in mare. L’approvazione della mozione in consiglio regionale pugliese, quasi all’unanimità, dimostra che la battaglia per portare in Parlamento gli appelli della rete no triv non ha colore politico, ma un unico obiettivo: dire “basta” a questa insensata e dannosa corsa all’oro nero” conclude Tarantini.

Fonte: ecodallecitta.it

Rigenerazione urbana sostenibile, la Puglia proroga il bando da 109 milioni all’11 settembre

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Più tempo per i comuni pugliesi per partecipare al bando “Rigenerazione urbana sostenibile” che con 109 milioni di euro mira a migliorare la vivibilità e la sostenibilità nelle aree urbane attraverso una rigenerazione ecologica e sociale

A seguito delle numerose richieste pervenute da parte dei singoli Comuni, rappresentate anche dall’Anci Puglia, per andare incontro alle effettive difficoltà soprattutto espresse dai Comuni che hanno appena completato la fase elettorale, la scadenza del bando Rigenerazione urbana sostenibile è stata prorogata all’11 settembre 2017.

Accogliamo con soddisfazione lo slittamento all’11 settembre 2017 del termine di scadenza del bando regionale sulla Rigenerazione urbana – ha dichiarato il presidente Anci Puglia sen. Luigi PerroneRingrazio il presidente Emiliano e l’assessore Curcuruto, il tempestivo riscontro alla nostra richiesta dimostra sensibilità istituzionale e senso di responsabilità verso le amministrazioni locali. La proroga è importante per consentire la più ampia partecipazione dei Comuni al bando, opportunità di rilancio da non perdere per le nostre città e per il territorio“.

La proroga, varata con atto dirigenziale regionale, riguarda il Bando per la selezione delle Aree Urbane e per l’individuazione delle Autorità Urbane in attuazione dell’Asse prioritario XII “Sviluppo Urbano Sostenibile” Azione 12.1 “Rigenerazione urbana sostenibile” del P.O.R. FESR-FSE 2014-2020. Il bando, approvato con deliberazione GR n. 650/2017 e pubblicato sul B.U.R.P n. 59 del 23-5-2017, è rivolto a tutti i Comuni, piccoli, medi e grandi della Puglia, che potranno concorrere in forma singola o associata, presentando le proprie proposte di Aree Urbane, entro cui saranno attuati interventi di sviluppo urbano sostenibile, attraverso azioni integrate. La Strategia di Sviluppo Urbano dell’Asse XII del POR intende migliorare la vivibilità e la sostenibilità nelle aree urbane ponendo particolare attenzione alle zone urbane e alle fasce di popolazione più disagiate e marginali sotto il profilo socio-economico attraverso soluzioni sostenibili, inclusive e integrate tra loro. Il bando si rivolge, più nello specifico, alle città pugliesi in possesso di una Strategia Integrata di Sviluppo Urbano Sostenibile (SISUS) che affronti una specifica sfida politica di rigenerazione ecologica e sociale.

 

Foto via Eyeonterlizzi

Fonte: ecodallecitta.it

Puglia: una legge contro gli sprechi alimentari per contrastare la povertà ma non solo

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Intervista a Ruggiero Mennea primo firmatario della legge: “Bisogna farsi trovare pronti e mettersi in rete per costruire un sistema virtuoso e veloce nel trasferire queste eccedenze da chi le produce a chi ne ha bisogno”

La Regione Puglia a breve si doterà di una nuova legge e di uno strumento in più per combattere lo spreco alimentare, un fenomeno non marginale della nostra società che influisce negativamente sulla produzione e sul corretto smaltimento dei rifiuti e, indirettamente, sottrae risorse a tutti coloro che per mille ragioni fanno fatica anche a reperire il cibo. In Puglia, dove quasi la metà dei residenti (per la precisione il 47,8%, dati Istat dicembre 2016) risulta a rischio povertà o esclusione sociale, ogni anno si sprecano circa 310mila tonnellate di cibo ancora edibile, pari a 76 chili a testa. A fine giugno dello scorso anno era stato il consigliere regionale Ruggiero Mennea, primo firmatario e grande sostenitore della legge, a presentare in anteprima il provvedimento all’Urban Centre di Giovinazzo durante un dibattito con i cittadini, operatori del Terzo settore, della ristorazione collettiva, delle mense di carità e studenti che a vario titolo sono impegnati su progetti di recupero e ridistribuzione del cibo. Per capire meglio a che punto è l’iter legislativo e quali sono i punti cardini di una legge che ha tutte le carte in regola per diventare uno strumento forte per il contrasto allo spreco alimentare abbiamo raggiunto telefonicamente il consigliere Mennea.387010_2

A che punto è l’iter della legge?

C’è stato il primo passaggio in commissione attività produttive e sviluppo economico dove ho esposto la ratio della legge. Il testo è stato condiviso anche dal rappresentante dell’assessorato Risorse agro alimentari con alcuni suggerimenti nel merito di problematiche tecnico legislative, con relativa proposta di emendamenti da parte del governo regionale. C’è stata una condivisione da parte di tutti i gruppi politici. Mercoledì 15 febbraio sarà convocata la commissione congiunta Sviluppo economico e Welfare dove sarà esaminato in via definitiva il testo e poi sotto posto al consiglio regionale. Nell’arco di un mese la legge dovrebbe essere approvata e pubblicata.

C’è qualche differenza con la Legge Gadda, e quali sono i soggetti interessati dalla legge regionale?

Siamo in perfetta sincronia con l’impianto legislativo della Legge Gadda, infatti quella pugliese ne prevede le procedure e individua i soggetti attuatori. Da un lato chi produce le eccedenze alimentari come commercianti, gdo, produttori agricoli, ristorazione collettiva; e dall’altro i soggetti che devono attuare questa distribuzione, in una catena virtuosa che sposta le eccedenze da chi le produce a chi ne ha bisogno e dove servono attraverso i comuni con i propri piani di zona, fondazioni, cooperative sociali, di promozione sociale, associazioni caritative e tutto il Terzo settore. Per agevolare questa attività di partenza abbiamo previsto una dotazione di 600mila euro che andrà a beneficio non solo dei soggetti attuatori ma verranno utilizzati per una campagna d’informazione che dovrà arrivare in tutte le case dei pugliesi, perché è lì che si produce circa il 50% di tutti gli sprechi. Questo ha un implicazione non solo sulla povertà ma anche sull’inquinamento, perché questi sprechi si trasformano in rifiuti e quindi con i relativi costi di smaltimento e gli evidenti danni ambientali.

Quale sarà lo strumento per coordinare i soggetti coinvolti e le azioni operative?

Lo strumento operativo della legge è una tavolo di coordinamento composto dai rappresentanti degli assessorati al welfare e alle attività produttive, l’Anci, Città metropolitana e rappresentati del terzo settore. Una volta messi insieme tutti i soggetti attuatori della legge e coordinati dagli assessori regionali, a quel punto verrà fatto il programma per attuare la legge e per far partire in prima battuta la campagna di informazione e comunicazione.

Quando prevede che la legge diventi attiva e venga licenziata dal Consiglio regionale?

Nell’arco di un mese la legge dovrebbe essere approvata e pubblicata.

Vuole fare appello in vista dell’imminente approvazione?

A tutte le associazioni del terzo settore e ai sindaci dico di prepararsi e organizzarsi in reti di solidarietà, di farsi trovare già pronti, mettersi insieme per costruire un sistema virtuoso e veloce nel trasferire queste eccedenze da chi le produce a chi ne ha bisogno. Bisogna farsi trovare pronti all’applicazione di questa legge perché abbiamo bisogno di una risposta efficacie da parte di chi già opera in questo settore ma non è organizzato a sufficienza per gestire questa nuova sfida o ha bisogno di un ulteriore stimolo da parte delle istituzioni per fare rete e per rispondere efficacemente alla domanda di povertà che sta crescendo sempre di più in questi ultimi anni.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Pane nero, ma con il colorante: denunciati 12 panificatori

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Dodici panificatori pugliesi sono stati denunciati per avere prodotto e messo in commercio pane, focaccia e bruschette al carbone vegetale, utilizzando il colorante E153 che è vietato sia dalla legislazione italiana che da quella europea. Le persone coinvolte nell’indagine dovranno rispondere di frode nell’esercizio del commercio e produzione di alimenti trattati con additivi chimici non autorizzati dalla legge. Il colorante E153 veniva aggiunto alle ricette classiche di pane e focaccia per dargli la tipica colorazione scura e venivano conseguentemente reclamizzati come altamente digeribili e adatti per le persone con disturbi gastrointestinali. I 12 panificatori denunciati a conclusione dell’operazione del Corpo Forestale della Puglia operavano a Bari, Andria, Barletta, Foggia, Taranto e Brindisi. La Coldiretti ha sottolineato come il pane ottenuto con l’utilizzo del colorante E153 si sia diffuso in tutta Italia, sia fra i fornai, sia nei ristoranti che lo utilizzano per il pane, per la pizza o per i cornetti della colazione: il nero non deriva da farine integrali o da coloranti naturali come il nero di seppia, ma da additivi chimici.

Fonte:  Corriere

Scegliamo la nostra terra per vivere in maniera naturale e sostenibile

Stefania e Silverio a 25anni decidono di cambiare vita: “Volevamo finire gli studi e andare a lavorare all’estero, poi un ritorno alle origini ci ha cambiato la vita e oggi dedichiamo ogni secondo del nostro tempo alla nostra terra, all’agricoltura naturale e alla condivisione di antichi e nuovi saperi”.cover_cali

“Sveglia alle 5.00 per essere in campagna alle 5.30”. Ci sono cose che senti solo nelle storie dei nonni. E invece, in questo caso, a raccontarle sono Stefania e Silverio due ragazzi di venticinque anni che hanno scelto di vivere di terra e di sogni. Stefania Cannone e Silverio Liso, pugliesi, classe 1990, laureati in Tutele e benessere animale lei e Bioteconologie lui, entrambi all’Università di Teramo, oggi agrotecnici. “Un percorso simbiotico di scelte fatte insieme” lo definiscono loro, uniti da dieci anni di amore, amicizia e tanta passione. “Abbiamo un amore viscerale per la terra e per la nostra terra” racconta Stefania. “Non mi piaceva studiare ma l’agricoltura ce l’ho nel sangue” gli fa eco Silverio, che aggiunge: “Mai avrei pensato di trovare però una donna con la quale condividere il sogno di una vita in campagna”. E invece la donna non solo l’ha trovata ma è anche più appassionata di lui. “Stefania non pensa ad altro – continua Silverio – da quando abbiamo lasciato Teramo per tornare ad Andria la nostra vita ruota attorno a questo pezzo di terra”.

Un pezzo di terra comprato con pochi soldi e quasi per caso: “Era un’occasione. Ma non avevamo ancora un progetto concreto… ” dice Silverio. “Dopo la laurea pensavamo di andare all’estero – prosegue Stefania – Ogni volta che tornavamo al nostro paese però vedevamo le cose peggiorare, tanti nostri coetanei se ne erano andati e in tanti si erano rassegnati. Allora ci siamo detti: perché non provare a migliorare le cose qui?”. “Abbiamo fatto le valigie e siamo tornati a casa – continua Silverio – Gli esami che ho dato stando a Teramo in tre anni, li ho fatti da pendolare in un anno, vivendo ad Andria e lavorando”.

L’entusiasmo è sorprendente e i risultati ottenuti pure, perché l’azienda agricola Calì non è solo un’azienda agricola, anzi. E’ un laboratorio di idee, un luogo in cui si piantano amore e passione e se ne condividono i frutti. Certo, la strada non è sempre semplice… “oggi siamo inquadrati come aspiranti imprenditori agricoli, un passo necessario per poter aprire un’azienda agricola. La burocrazia è la parte più complicata e costosa… confronto a queste pratiche zappare o svegliarsi alle cinque sono cose da nulla!” sorride Silverio. “I miei genitori ancora non si rassegnano – continua Stefania – sognano per noi il posto statale, l’impiego fisso… non hanno capito che questa ormai è la nostra vita”

Una vita che in brevissimo tempo si è parecchio riempita. “Abbiamo tre ettari di terreno, quindici galline, un pavone, una faraona e due cani che hanno abbandonato sul nostro terreno l’anno scorso – ricorda Silverio – Stavamo per partire per il campeggio ma abbiamo deciso di rinunciare alla vacanza per far loro i vaccini. Così abbiamo passato l’estate lì, a fare campeggio in campagna!”. “Il terreno è diviso tra uliveto, orto e vigneto – prosegue orgogliosa Stefania – facciamo vino, olio, ci dedichiamo all’autoproduzione e vendiamo i nostri prodotti tramite un Gas, un Gruppo di Acquisto Solidale fondato da noi… facciamo le consegne in bicicletta per essere sostenibili dall’inizio alla fine!”. Lo scopo è infatti proprio quello di promuovere uno stile di vita più sostenibile, un’agricoltura naturale e un modo di mangiare sano… ma non parlategli di biologico! “Naturale – spiega Silverio – significa totalmente priva di trattamenti, il biologico è un’altra cosa…” “Naturale, genuino, salutare ma a costi accessibili e concorrenziali – sottolinea Stefania – Perché non deve essere una cosa per pochi…”.  “Vorremmo organizzare corsi di Orticoltura Naturale, Ortoterapia, Fitoalimurgia, Formazione settoriale… Magari un giorno aprire un Agrinido e creare una masseria eco-didattica per ospitare animali e persone, piccoli e grandi” afferma Stefania, una mente in fermento e tantissimi progetti per promuovere le loro idee. “Con Legambiente di Andria, per esempio, abbiamo progettato e realizzato un orto urbano insieme ai cittadini e agli immigrati… per fortuna hanno aderito tanti immigrati perché in molti nostri compaesani non sapevano tenere neanche una zappa in mano!” sorride Stefania mentre racconta quest’avventura che ha segnato molto entrambi. “Sono persone che vogliamo aiutare, meritano una mano – continua Silverio – Per questo, insieme al progetto SfruttaZaro, vorremmo creare uno spazio  all’interno del nostro terreno da dedicare agli immigrati… per permettergli di lavorare e vivere in modo dignitoso”.
“E intanto facciamo anche consulenze – prosegue Silverio – Vogliamo condividere la nostra esperienza e le nostre conoscenze. Ci sono tantissimi ragazzi che come noi vorrebbero intraprendere questa strada ma non sanno come muoversi. Noi proviamo ad aiutarli”. “A tutti comunque diciamo di venirci a trovare – sottolinea Stefania – venite! Anche nel week end ci troverete sempre in azienda”. E pure per chi non è comodo ad Andria c’è una soluzione: “Abbiamo aperto una sorta di Bed and Breakfast per dare la possibilità a chi sta pensando di tornare ad una vita più naturale di mettersi alla prova e a chi non ha mai avuto la fortuna di sporcarsi le mani, di farlo” E chissà che non riescano a contagiare anche qualche ospite. Perché alla fine, quando si scopre la Pugliosità, come la chiama Stefania, poi è difficile tornare indietro. “Questo modo di vivere, genuino e a contatto con la natura, ti da gioia, ti riempie il cuore. Non è solo un lavoro. Noi qui siamo felici e questo traspare a chi ci incontra” spiega Stefania. “Certo, forse non uno stile di vita che si confà alla nostra età – continua Silverio, che oltre a tutto questo aiuta anche il padre lavorando come fabbro, per arrotondare le entrate – Per i nostri coetanei, per esempio, è normale uscire dopo le dieci, noi invece a quell’ora siamo già a letto! Ma a noi va bene così. Non ci manca nulla, anzi! Pensiamo al tempo sprecato. Potevamo finire prima l’Università. Potevamo iniziare prima! Se tornassi indietro farei le cose più velocemente”. Ma quest’anno ci andate in vacanza? “Assolutamente no! – ride Stefania – Tra pochi giorni inizieremo a costruire la serra e quindi dobbiamo necessariamente stare qui. Però abbiamo montato una piscina per rinfrescarci dopo il lavoro e va benissimo così. Perché, alla fine, le vacanze non sono altro che uno stato mentale”.

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Fonte: ilcambiamento.it