La rivoluzione inizia dalle piante

“Plant revolution” è il libro con cui Stefano Mancuso ci manda un messaggio chiaro: se si cerca un sistema in grado di dare risposte ai molti problemi che affliggono l’umanità, le piante possono dare risposte eccezionali ad iniziare dal fatto che senza di loro, noi non esisteremmo.piante

Se si cerca un sistema in grado di dare risposte ai molti problemi che affliggono l’umanità, le piante possono dare risposte eccezionali ad iniziare dal fatto che senza di loro, noi non esisteremmo. Nel suo recente libro Plant revolution. Le piante hanno già inventato il nostro futuro, Stefano Mancuso  ci dà una serie di indicazioni preziose sulle piante che sono assai poco conosciute. Vengono analizzate nelle loro varie componenti scoprendo le loro straordinarie capacità di resilienza con esempi eccezionali come la Boquilla in grado di imitare ogni volta le foglie della specie a cui sia vicina e ne consegue che quindi le piante abbiano una sorta di capacità di “vedere”. “Poter regolare con una simile flessibilità i caratteri delle foglie significa modulare l’espressione dei propri geni in un modo finora mai visto” scrive Mancuso. Mancuso cita il cosiddetto progresso che accentrando qualsiasi cosa per gestirne meglio il potere ha fatto sì che «oggi tre specie vegetali – grano, mais e riso- forniscano da sole circa il 60% delle calorie consumate dall’umanità»; «prima dell’invenzione dell’agricoltura l’uomo consumava centinaia di specie vegetali diverse». Si può ben immaginare il rischio di questa scelta dato che ci rende, così come per i combustibili fossili, dipendenti da poche fonti alimentari in mano ad enormi multinazionali. Tra i tanti esempi che Mancuso illustra, la cosa più straordinaria di tutte è la capacità delle piante di prendere decisioni e di agire. Le piante si dimostrano quindi di gran lunga la più intelligente forma vivente del pianeta, noi compresi.

«Il modello vegetale non prevede un cervello che svolge il ruolo di comando centrale, né organi singoli o doppi alle sue dipendenze. In un certo senso l’organizzazione delle piante è il segno stesso della loro modernità: hanno una architettura modulare cooperativa, distribuita e senza centri di comando, in grado di sopportare alla perfezione predazioni catastrofiche e ripetute».

Poi Mancuso si sofferma sul fattore velocità aspetto fondamentale per le nostre società moderne: «La velocità è un fattore del tutto marginale nella vita delle piante. Ciò che davvero interessa loro non è tanto rispondere in fretta, ma bene, così da risolvere i problemi». Mentre invece l’umanità prima agisce poi si chiede (o il più delle volte non se lo chiede affatto) se quello che ha fatto risolve effettivamente il problema. Basti pensare ad alcune delle migliaia di decisioni scellerate, dall’energia atomica all’utilizzo dei combustibili fossili, dalla chimica in agricoltura allo sfruttamento indiscriminato di tutte le risorse disponibili. Oggi è sempre più chiaro che queste decisioni niente affatto ponderate, figlie anche del mito della velocità, ci stanno portando ad un punto drammatico di non ritorno.

E ancora sulla velocità

«Per i vegetali la questione della velocità è del tutto irrilevante. Se anche l’ambiente in cui la pianta vive diventa freddo, caldo o pieno di predatori, la celerità della risposta animale non ha comunque per essa alcun significato. Molto più importante è trovare una soluzione efficace al problema; qualcosa che permetta di sopravvivere nonostante il caldo, il freddo o la comparsa di predatori. Per riuscire in questo difficile compito, è di gran lunga preferibile un’organizzazione decentrata. Come vedremo, questa consente risposte più innovative e, essendo letteralmente radicata, permette una conoscenza assai più raffinata dell’ambiente».

Passando quindi alla capacità delle piante di affrontare i problemi Mancuso afferma: «Le piante sono organismi in grado di utilizzare le proprietà emergenti delle interazioni fra gruppi per rispondere ai problemi ed adottare soluzioni anche molto complesse. D’altronde tale capacità dovuta all’organizzazione distribuita e alla mancanza di livelli gerarchici ha un efficacia così alta da essere presente quasi dappertutto in natura, comprese numerose manifestazioni del comportamento umano».

In merito a sistemi di oligarchie e democrazie intese nel senso ateniese del termine, Mancuso ribadisce che: «Non solo le oligarchie (in natura n.d.a.) sono rare, le gerarchie immaginarie e la cosiddetta legge della foresta una banale stupidaggine; quel che è più rilevante è che simili strutture non funzionano bene. Le organizzazioni ampie, distribuite e senza centri di controllo in natura sono sempre le più efficienti. I recenti progressi della biologia nello studio del comportamento dei gruppi indicano, senza ombra di dubbio, che le decisioni prese da un numero elevato di individui sono quasi sempre migliori di quelle adottate da pochi. In alcuni casi la capacità dei gruppi di risolvere problemi complessi è strabiliante. L’idea che la democrazia sia una istituzione contro natura, dunque, resta solo una delle più seducenti menzogne inventate dall’uomo per giustificare la sua, contronaturale, sete di potere individuale».

E per sfatare ulteriormente il mito della legge della giungla e del più forte, Mancuso segnala lo studio di Larissa Condrat e T.J. Roper, in cui i due studiosi ribadiscono che «le decisioni di gruppo sono la norma per il mondo animale, e individuano nel  meccanismo  “democratico” della partecipazione il metodo di gran lunga più frequente per prenderle. A differenza della via “dispotica”, infatti, esso assicura minori costi per i membri dell’intera comunità; anche quando il “despota” è l’individuo più esperto, se il gruppo è di dimensioni abbastanza grandi la prassi democratica assicura migliori risultati. In breve, la partecipazione alla produzione delle decisioni è il sistema che l’evoluzione premia di più; le scelte di gruppo rispondono meglio ai bisogni della maggior parte dei membri della comunità anche rispetto a quelle di un “capo illuminato”».

E analizzando i fenomeni in natura in merito all’intelligenza collettiva Mancuso ribadisce: «Esistono principi generali che reggono l’organizzazione dei gruppi così da rendere possibile l’emersione di un’intelligenza collettiva superiore a quella dei singoli individui che la compongono. Se doveste sentire ancora il banale luogo comune secondo cui in natura vige la legge del più forte, sappiate che si tratta di sciocchezze; in natura, prendere decisioni condivise è la miglior garanzia di risolvere correttamente problemi complessi».

«Il fatto che laddove ci siano dei gruppi, si sviluppino sistemi simili (democratici n.d.a.), attesta l’esistenza di principi generali di organizzazione che rendono i gruppi più intelligenti del più intelligente dei singoli che li compongono».

«Ogni organizzazione in cui la gerarchia affida a pochi il compito di decidere per molti è inesorabilmente destinato a fallire, specie in un mondo che richiede soluzioni differenti e innovative. Il futuro non potrà che far propria la metafora vegetale. Le società che nel passato si sono sviluppate grazie ad una rigida divisione funzionale del lavoro e ad una ferrea struttura gerarchica dovranno in avvenire essere allo stesso tempo ancorata al territorio e decentrate, dislocando potere decisionale e funzioni di comando alle varie cellulae del proprio corpo, e trasformarsi da piramidi in reti distribuite orizzontalmente».

Non rimane quindi che imparare dalle piante e della natura e la loro capacità di darci soluzioni efficaci nel rispetto di tutti.

Fonte: ilcambiamento.it

 

Annunci

Colori da piante e minerali dalle mani dell’artigiano

Prepara colori naturali utilizzando principalmente le piante e lavora pigmenti minerali naturali, poi da questi prepara acquerelli. Lui è Carlo Ferrara e ha messo in piedi un’attività per fornire a chiunque voglia avvicinarsi alla pittura e all’arte una scelta di materie prime completamente naturali. «Per ricollegarsi alla natura» spiega.9643-10415

Carlo Ferrara lavora a Seregno, provincia di Monza e Brianza, e con la sua attività, “Nila Colori”, produce  acquerelli e pigmenti completamente naturali.

In che modo i prodotti che forniti sono differenti dagli altri che si trovano in commercio?
Si distinguono per il fatto di essere prodotti mediante una lavorazione completamente artigianale, in cui la stessa persona si occupa di tutte la fasi del processo, dall’ideazione allo sviluppo alla realizzazione del prodotto finale. I pigmenti di origine vegetale sono preparati a partire dalle piante essiccate da cui viene estratto il colore, che poi viene fissato su di un supporto minerale fino ad avere così la polvere colorata che è il pigmento stesso, materia prima da cui si può preparare qualsiasi forma di pittura (acquerello, ad olio, tempera), diversa a seconda del tipo di legante con cui il pigmento viene unito. I pigmenti minerali vengono invece acquistati da fornitori che ci offrono la sicurezza di avere delle tecompletamente naturali estratte da cave. Gli acquerelli vengono preparati esclusivamente con questi pigmenti, triturati con una miscela di gomme vegetali, di cui la più importante è la gomma arabica di tipologia Kordofan, la più pregiata, e glicerina, anch’essa vegetale, che consente di avere, in seguito all’essiccazione, un cubetto che non si crepa e che allo stesso tempo si mantiene sufficientemente elastico e mai eccessivamente secco. La peculiarità di Nila Colori sta quindi nel fornire all’artista o al semplice appassionato acquerelli di fascia alta in cui le materie prime siano completamente identificabili nella loro origine, non solo vegetale e animale (avendo tra i nostri colori anche quello proveniente dalla cocciniglia), ma anche minerale.

Qual è il messaggio che volete mandare al consumatore con la vostra scelta ecologica?

Nila Colori è interessata a proporre un modello di impresa che si basa completamente sul lavoro artigianale, in cui l’artigiano stesso, eventualmente aiutato da collaboratori, si occupa di tutte le fasi del lavoro, adoperando così contemporaneamente mani, testa e cuore per giungere al prodotto finale. Questo giungerà nelle mani dell’artista, che analogamente utilizzerà i suoi tre centri per la realizzazione di un’opera, come già farebbe con altri strumenti. Quello che si è perso negli ultimi anni (si potrebbe dire che ciò sia accaduto lentamente nel corso di tutto il ‘900), è il collegamento tra l’artista e la Natura da cui proviene il colore che utilizza. Se infatti è vero che anche il petrolio, materia prima per diverse molecole di partenza per l’ottenimento dei colori organici moderni, è naturale, è anche vero che l’artista non ha un legame cosciente dentro di sé tra lo strumento che sta utilizzando e il ruolo che possedeva in natura prima di essere trasformato. Sta in questa riflessione quello che noi intendiamo con “naturale” quando parliamo dei nostri colori. Infatti per ciascuno di essi può essere individuata una chiara origine: si può avere cioè una chiara immagine di ciò che era prima che venisse sottratto dal suo luogo di sviluppo per entrare a far parte del ciclo dell’arte. Perciò, se si utilizzerà un rosso proveniente dalla robbia (Rubia tinctorum), una radice di una pianta diffusa in varie parti del mondo, è possibile, desiderandolo, acquisire un certo grado di coscienza di ciò che si sta utilizzando. Si può fare un discorso analogo se si utilizza un’ocra gialla naturale proveniente dalla miniere della Provenza. In questo modo è possibile chiudere il ciclo dell’Arte, che parte dalla Natura per tornare alla Natura, in ogni aspetto di essa, anche negli strumenti utilizzati. Tutto ciò senza rinunciare alla qualità di essi.

C’è mercato? C’è sensibilità per apprezzare la vostra proposta?

Il lavoro di promozione che abbiamo svolto finora tramite i social network ha ricevuto un feedback molto positivo ed entusiastico. Crediamo quindi che un gran numero di persone abbia sviluppato una certa sensibilità e senta la necessità di sentirsi di nuovo parte dell’Universo in cui vive, non solo a livello puramente mentale, poiché la vera filosofia richiede l’esperienza del corpo.

Come vi è venuta l’idea di mettere in piedi questa attività?

I meccanismi con cui un’idea viene alla nascita non riescono ad essere completamente spiegati con le parole. E’ come passeggiare in un bosco per godersi la sua aria ed i suoi canti, perdersi nei suoi sentieri e trovare un gran numero di funghi porcini. Quello che è certo è che alla base di Nila Colori ci sia stato il mio desiderio di svolgere un’attività artigianale che mi consentisse di lavorare materie di origine naturale per ottenere da esse qualcosa che potesse essere utile all’essere umano. Storicamente da ciò che è disponibile in natura si sono preparati principalmente medicine e colori: essendo l’ambito della produzione di fitoterapici piuttosto saturo, mi sono diretto verso i colori. Un’altra esigenza a cui Nila Colori risponde è anche quella di nutrire il desiderio di bellezza presente in tutti noi.01_10b

Fonte: ilcambiamento.it

Dalle piante possiamo imparare chi siamo

L’etnobotanica e la paleoetnobotanica in particolare ci possono aiutare a ricostruire la storia della relazione tra l’uomo e il mondo vegetale: in che modo gli uomini hanno usato le piante per scopi alimentari, medicinali o per costruirsi ripari e come le hanno selezionate e modificate nel tempo.9596-10362

Lo studio approfondito di questa disciplina fa risalire l’alterazione dell’ambiente naturale da parte dell’uomo a tempi molto remoti. Tuttavia, nelle civiltà più antiche come nelle popolazioni indigene di molti paesi ancora adesso, ogni intervento umano era teso a un sostanziale equilibrio con la natura e non c’era traccia di quella netta separazione tra mondo umano e mondo naturale che contraddistingue ora la nostra civiltà. L’uomo stesso sembra non percepirsi più come parte integrante dell’ambiente in cui è nato con le conseguenze serissime che conosciamo.

Ne parliamo con la Prof. ssa Marta Mariotti, docente di Botanica Sistematica presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze

Che cos’è l’etnobotanica?

E’ la disciplina che studia l’uso che l’uomo fa delle piante, il suo rapporto con esse in vista di un uso a scopo alimentare, medicinale o per materiale da costruzione. Sempre quindi con una prospettiva di utilizzo e relazione. Parliamo sia le piante che crescono in ambiente naturale sia quelle coltivate in agricoltura.

Lei si occupa di paleoetnobotanica in particolare. Di che si tratta?

La paleoetnobotanica studia le piante del passato cercando di ricostruire la storia dell’utilizzo che l’uomo ne ha fatto.

Perché la paleoetnobotanica è così importante?

Perché ci fa conoscere il rapporto che l’uomo ha avuto con le piante, un rapporto che è cambiato nel tempo e che è diverso da cultura a cultura. Inoltre  gli interventi che l’uomo ha fatto in passato sulle piante hanno finito per incidere sull’equilibrio naturale. L’uomo ha, cioè, cambiato  i rapporti sia qualitativi che quantitativi all’interno delle comunità vegetali e ha iniziato un’alterazione dell’ambiente.

L’uomo fa parte dell’ambiente o è al di fuori dell’ambiente naturale?

Oggi lo si considera spesso al di fuori, come colui che lo invade e con la sua presenza lo altera e lo aggredisce. Personalmente però sono più propensa a considerarlo all’interno del sistema naturale nel quale è integrato anche se mi rendo conto che è diventato sempre più uno sfruttatore dell’ambiente stesso.

Ma se l’uomo fa parte dell’ambiente ed è integrato al suo interno, come mai tende a distruggerlo? Nessun altro animale lo fa.

E’ un problema di storia e di educazione. Se noi vediamo le popolazioni che ancora vivono nel Terzo Mondo, vediamo che l’uomo sfrutta comunque le piante che usa ma cerca di non abusarne e di tutelarle. La nostra civiltà invece ha imparato a prendere senza pensare cosa questo significhi non solo per le prossime generazioni ma anche per sé domani stesso. Questo è il suo atteggiamento.

Come si è creato questo distacco? Cosa ha determinato questo squilibrio?

E’ stato determinato dalla conoscenza che non c’è più. La responsabilità è essenzialmente dell’allontanamento dall’ambiente naturale e dall’inurbamento. Se ci pensiamo, in città non ci rendiamo conto delle stagioni che si susseguono, non abbiamo contatto con la natura se non solo marginalmente. Le civiltà contadine vivevano invece in equilibrio con essa. Non conosco alcuna popolazione contadina o che viva a stretto contatto con la natura e che non la rispetti. Ho conosciuto alcune popolazioni africane e, di certo, a nessuna di esse verrebbe mai in mente di prendere più di quanto sia prudente fare. Perché sa che se prende di più oggi, prenderà di meno domani. Questa è una consapevolezza che, chiusi nelle nostre città, abbiamo completamente perso. Questa stessa separazione c’è anche con le cose che mangiamo. Quasi nessuno sa cosa mangiamo davvero né ce lo chiediamo più.

Quando è iniziato questa progressiva separazione? Possiamo dire negli ultimi cento anni?

In realtà è iniziato tutto molto prima. Non è facile dire quando ed i tempi sono diversi da civiltà a civiltà. Direi che negli ultimi cento anni questo processo ha subito un’accelerazione.

Quindi il suo obiettivo è diffondere conoscenza in vista di un progressivo riavvicinamento tra uomo e natura?

In un certo senso sì. Quello che vorrei fare io è contribuire alla consapevolezza dei miei studenti. Per quanto riguarda invece la ricerca mi occupo dell’alimentazione del passato. In particolare del ruolo delle piante nella dieta del paleolitico.

Però la dieta paleolitica di cui si sente molto parlare ultimamente è a base di proteine animali.

Secondo la dieta del paleolitico, per come è diffusa e conosciuta,  solo pochissime piante sarebbero incluse. I cereali, ad esempio, non dovrebbero far parte dell’alimentazione umana almeno al di fuori dell’area di origine. I sostenitori della “Dieta Paleolitica” affermano che il nostro organismo non è in grado di metabolizzarli. Dal punto di vista biologico, però, queste affermazioni non sono state provate e spesso chi si occupa di dieta paleolitica non conosce bene la biologia delle piante. Nelle mie ricerche è, invece, emerso che in realtà almeno l’avena, uno dei cereali, è usata in Italia da più di 30.000 anni. A quel tempo, inoltre, venivano utilizzate piante che da noi hanno perso il loro ruolo all’interno dell’alimentazione umana.

Può farci qualche esempio? E perché secondo lei?

Un esempio può essere la Tifa, della quale venivano utilizzati i fusti sotterranei per ricavarne farina. Evidentemente la coltivazione del grano e dell’orzo, una volta arrivati dal MedioOriente, è risultata economicamente più redditizia della raccolta dei rizomi di Tifa, una pianta che è legata agli ambienti umidi.

Qual è il ruolo di questa disciplina nella salvaguardia dell’ambiente?

Consideriamo che quando si introduce una pianta estranea in un sistema naturale, i danni non sono la sua comparsa laddove non c’era, ma tutta  una serie di cambiamenti, anche molto più profondi, che la sua presenza comporta. Ogni pianta porta con sé una serie di microrganismi estranei al nuovo ambiente e stabilisce rapporti diversi con le altre piante. Interferisce, cioè, con l’equilibrio di un sistema ben oltre i cambiamenti che vediamo. Quando vengono importate delle sementi si introducono spesso, involontariamente, anche piante infestanti esotiche, indesiderate. Quando introduciamo  una specie esotica in grado di incrociarsi con una autoctona, diamo origine ad ibridi. Ad esempio, se si porta una pianta americana in Europa e questa è in grado di  ibridarsi con le europee, alla fine avremo la comparsa nelle popolazioni europee di alcuni geni di provenienza americana. Si tratta quindi di una modificazione della ricchezza genica della popolazione iniziale. Interventi di questo tipo alterano in modo profondo l’ambiente e questo nella conservazione della natura è un problema.

Nel tempo questa alterazione viene riassorbita? Penso ad esempio al caso del pomodoro.

Alcune piante come il pomodoro non sono mai riuscite a spontaneizzarsi e sono rimaste nel coltivato. Il problema invece è quando le piante “scappano” dalle coltivazioni.

Può farci un esempio?

I vitigni introdotti dall’America. Due secoli fa arrivarono come portainnesto per le nostre viti. Oggi invece andiamo nelle campagne e ci troviamo la vite americana inselvatichita.

Questo fenomeno porta anche a un cambiamento in specie e quantità per quanto riguarda i parassiti?

Sì, certo.

Importare piante diverse dalle nostre è legale?

Adesso ci sono leggi che lo impediscono ma una volta si faceva tranquillamente. Noi botanici per primi lo facevamo. Adesso per motivi di studio si può fare ma con molti accorgimenti e con periodi di quarantena.

Per quanto riguarda invece le piante geneticamente modificate?

Questo è un discorso molto grosso. L’uomo modifica selezionando da sempre. Le faccio un esempio: la pianta di fagiolo. Quando i fagioli sono maturi, apriamo il baccello (cioè il legume, il frutto) e togliamo i fagioli (i semi) dal suo interno. In natura, quando i fagioli sono maturi il baccello si apre da solo ed i fagioli cadono a terra.   L’uomo ha scelto da millenni piante che  sono difettose dal punto di vista genetico, i cui legumi non si aprono. Lasciate a se stesse queste piante non hanno la possibilità di riprodursi mentre messe in coltivazione l’uomo le preferisce perché invece di raccogliere per terra i semi, può raccogliere i baccelli che li contengono direttamente dalla pianta. La stessa cosa possiamo dire per i cereali che formano la spiga. In natura i chicchi (i frutti), via via che maturano, cadono sul terreno. L’uomo ha selezionato invece piante difettose con spighe che non lasciano cadere i loro chicchi e in questo modo può mietere il grano con le spighe integre. Altrimenti dovrebbe raccogliere tutti i chicchi caduti a terra. L’uomo quindi ha sempre selezionato varianti genetiche, spesso svantaggiose per la pianta, che però rendevano più facile la raccolta. Ha selezionato piante incapaci di affermarsi in natura e ha iniziato a coltivarle. Altre volte ha favorito quelle piante che avevano frutti più grandi, più gradevoli. Nel caso dei cereali spighe più compatte. In questo senso, quindi, l’uomo ha sempre scelto piante un po’ “anomale” che in natura non avrebbero continuato ad esistere. Poi ha sempre operato l’ibridazione e ha seminato sempre i semi più grandi. Ibridando si producono piante diverse dai genitori e questo è già scegliere organismi geneticamente “modificati”. La differenza è che oggi conosciamo tecniche di intervento mirate. L’uomo per millenni l’ha fatto inconsapevolmente mentre adesso lo facciamo in modo consapevole.

Sono pericolosi gli organismi geneticamente modificati?

Sono pericolosi nel momento in cui le multinazionali utilizzano queste conoscenze per sperimentare nei paesi in via di sviluppo piante che hanno controindicazioni. Oppure il far coltivare dal contadino ignaro una pianta che il primo anno ha una produzione altissima e il secondo anno, visto che la pianta non crescerà proprio, costringerlo ad acquistare  quel dato fertilizzante chimico messo in vendita dalla multinazionale stessa. Quindi la finalità non è più avere nelle mani piante che siano utili ma costringere all’acquisto di sostanze prodotte dalle multinazionali.

John Zerzan dice che il problema è l’agricoltura in sé e che nel momento in cui abbiamo iniziato a coltivare abbiamo alterato l’equilibrio naturale. Che ne pensa?

L’agricoltura inizia nel neolitico. L’uomo pensa di portare vicino a casa le piante che consuma e inizia, quindi a coltivarle. Non sono d’accordo che il problema sia l’agricoltura in sé ma l’uso egoistico e incosciente della domesticazione delle piante.

Per chi volesse saperne di più sull’etnobotnica o sui suoi progetti di studio?

Ci sono molte riviste scientifiche dedicate a questa materia e anche molti siti on-line sull’argomento. Purtroppo ci sono pochissime pubblicazioni divulgative che affrontano l’argomento con il necessario rigore scientifico.

Fonte: ilcambiamento.it

Le migliori app per riconoscere piante, alberi e frutti

Sono decine le applicazioni che sfruttano il riconoscimento visuale per riuscire a dare nome a ciò che vediamo. Una delle più note, PlantNet, ha appena ampliato il proprio databasepiante-app-1

Foglie, piante, arbusti e frutti non avranno più segreti per noi. Senza alcun bisogno di chinarci per ore sui libri di botanica per conoscere la vegetazione che ci circonda: basta lo smartphone, o il tablet, e una fotografia. Un semplice scatto e click per averne il completo identikit, che si tratti di un sicomoro o di una gardenia. Tutto grazie ad alcune applicazioni che si trovano nei nostri negozi digitali e sfruttano il riconoscimento visuale, cioè una tecnologia che compara le istantanee alle immagini presenti in una banca dati, per poi riuscire a dare un nome a ciò che vediamo.

Le ultime novità nel campo arrivano da una delle app dedicate al settore più note e affidabili. Si chiama PlantNet, ha appassionato già 3.5 milioni di persone in tutto il mondo ed è utilizzata da 30mila utenti ogni giorno. È disponibile sia per Apple che per Android e ha appena ampliato il proprio database. Un’espansione che ora le permette di riconoscere sempre più verde. Prima la copertura era limitata a quattro aree geografiche: Europa occidentale, Nord Africa, isola della Riunione (nell’oceano indiano) e Guyana francese. Adesso si aggiungono Stati Uniti, Canada, Hawaii, Caraibi, isole Mauritius e mar Mediterraneo. Con il risultato che le immagini che PlantNet ha a disposizione nella propria banca dati hanno raggiunto quota 586mila. Mentre il numero di specie identificate è balzato da 8,200 a più di 13mila. Inoltre, l’applicazione offre la possibilità di ospitare dei microprogetti: un focus sulla vegetazione di uno specifico posto, ad esempio un orto botanico o una riserva marina, tutta da scoprire. Usarla è semplice. La si può scaricare gratuitamente da Google o Apple Store. Poi inizia il gioco: basta scattare una foto, o sceglierne una dalle immagini presenti nella galleria, e sottoporla all’occhio di PlantNet. Dobbiamo fornirgli un’indicazione: se si tratta di un fiore, di un fusto, di una foglia o di un frutto. Poi l’app ci proporrà una serie di soluzioni possibili, accompagnate da un’immagine e una breve descrizione, tra cui potremo scegliere quella che ci sembra la più corretta. Se non si trova la soluzione, si può sottoporre la pianta al vaglio della comunità. Durante la nostra prova tra le strade di Roma, PlantNet ha individuato correttamente un albero: un faggio. Ma non è riuscita a riconoscere una bougainvillea. Niente paura, PlantNet non è la sola a offrire questo tipo di servizio. E se qui non troviamo risposta ai nostri quesiti botanici, possiamo sempre fare ricorso ad altre decine di applicazioni dal funzionamento simile. Come Like that Garden, gratuita per iOS e Android, che include le piante da interni e fornisce una serie di consigli per farle crescere meglio. Il pollice verde è assicurato. iForest, invece, non permette di identificare l’albero dalla foto, ma possiamo mettere a confronto l’istantanea con le immagini contenute nell’archivio. Il suo punto di forza è che è tarata sulla vegetazione del Centro Europa e include oltre 1700 immagini di oltre 100 alberi e arbusti. Le informazioni fornite sono molto dettagliate e includono, ad esempio, ricette di cucina e usi medici delle piante. È disponibile per iPhone e Android, ma non è gratuita (costa circa 17 euro). Il 10 percento dei ricavi è destinato a una fondazione che promuove la tutela del paesaggio rurale e dei boschi europei. Infine, per chi ha in programma un viaggio negli Stati Uniti, o in Canada, vale la pena scaricare Leafsnap (gratuita, solo per iOS): un’applicazione specializzata nel riconoscimento delle foglie, sviluppata in sinergia dai ricercatori provenienti dalla Columbia University, dalla University of Maryland e dalla Smithsonian Institution e la Canadian Wildlife Federation. All’interno, pure un gioco per testare quanto abbiamo imparato sulla vegetazione scattando e usando la app. Il divertimento è assicurato.

Fonte: galileonet.it

Un viaggio in bici per raccontare Altri Mondi

Un viaggio in bicicletta dal sud al nord del Paese, uno spettacolo itinerante per raccontare altri punti di vista sul pianeta che viviamo, un tour alimentato dall’energia del sole, del vento, dell’uomo. Tutto questo è il progetto “Altri Mondi Bike Tour” di cui Italia che Cambia è mediapartner. Tra pochi mesi una banda di artisti ciclisti girerà l’Italia presentando, ad ogni tappa del viaggio, uno spettacolo itinerante per raccontare ad un pubblico trasversale altri punti di vista su chi abita con noi la Terra e su chi potrebbe vivere in altri pianeti. “Altri Mondi Bike Tour”, promosso dall’associazione teatrale SemiVolanti e da Mobile Green Power, nasce da un’idea di Valerio Gatto Bonanni, che abbiamo intervistato e ci ha parlato di questo progetto “ad alta utopia”.unnamed5

Che cos’è Altri Mondi Bike Tour?

Un viaggio in bicicletta, previsto per quest’estate, portando in giro uno spettacolo che racconta altri punti di vista su animali, piante e universo. Uno spettacolo divertente, educativo, che relativizza l’idea – dominante ma sbagliata – del predominio dell’uomo sul pianeta. Ma è anche una modalità innovativa e ad emissioni zero per portare in giro un’idea. Presenteremo lo spettacolo nei luoghi dei conflitti ambientali, ma anche nelle città virtuose impegnate per affermare buone pratiche ambientali. Ad ogni tappa del viaggio ci sarà uno spettacolo: per cinque giorni alla settimana pedaleremo durante la giornata e la sera faremo lo spettacolo. Poi ci sposteremo da una regione all’altra a bordo di un camper che ci seguirà e sarà la nostra ammiraglia!

Da dove nasce l’idea di questo viaggio?

L’idea nasce dal desiderio di coniugare, in un unico progetto, le mie passioni: il teatro, la bicicletta ed il mio interesse verso le piante, gli animali, l’universo e altri modelli di sviluppo possibili.unnamed-23

Quanto durerà il viaggio e chi ne prenderà parte?

Partiremo la prima settimana di giugno e il viaggio si concluderà a fine luglio. Otto settimane, quindi, in cui gireremo otto regioni. In viaggio con me ci saranno altri due attori, un tecnico e probabilmente la persona che sta realizzando le biciclette su cui viaggeremo. Chiunque voglia pedalare con noi è comunque il benvenuto.

Il vostro tour sarà alimentato completamente da energia pulita. Puoi spiegarci meglio?

Stiamo collaborando con Mobile Green Power, una realtà che da sempre lavora su sostenibilità ambientale e prodotti tecnologici per lo spettacolo dal vivo (sono gli inventori del palco a pedali e del palco a pannelli fotovoltaici). Quando ho presentato loro il progetto del nostro viaggio è nata l’idea di realizzare la Energy cargo bike, ovvero una sorta di carrello che si attacca alla bici e produce energia fotovoltaica, eolica e dinamica; energia che noi usiamo poi per le luci ed il suono del nostro spettacolo. Vorremmo realizzare questo prototipo grazie ai fondi che raccoglieremo con la nostra campagna di crowdfunding. Il contributo dal basso ci permetterà di rendere realtà questo progetto.eco-bike-light_75u9Xqq

Perché avete dato a questo bike tour il nome “Altri mondi”?

“Altri mondi” si riferisce sia ad altri punti di vista su animali e piante, quindi su chi abita la Terra, sia alle ipotesi di vita su altri pianeti. Soffermarci sull’esistenza di questi “altri mondi” è utile per relativizzare la nostra presunta centralità sulla Terra e sull’universo e può forse darci quella giusta umiltà che ci permetterebbe di vivere più sereni e con meno arroganza. Nel nostro spettacolo racconteremo quindi della vita sulla Terra, delle strategie di sopravvivenza, dell’organizzazione sociale e dell’intelligenza delle piante, degli insetti, degli animali e delle ipotesi di vita su altri pianeti. Dai 15 sensi delle piante, alle incredibili personalità delle specie animali più o meno comuni, dalla scimmia nuda di Desmond Morris alla recente scoperta delle sette terre che orbitano attorno ad una stella nana. Racconteremo insomma il diverso da noi e parleremo di altre possibilità di vita. “Altri mondi”, inoltre, fa riferimento ai modelli umani di sviluppo alternativi a quello oggi dominante che è estrattivo, distruttivo e accumulatorio. È giusto far sapere che esistono altre possibilità di convivenza tra umani e con le altre specie. Ci sono altri modi di rapportarsi all’ambiente, stare bene ed essere addirittura felici!bic

In che modo si può sostenere il progetto?

È partita da pochissimi giorni la nostra campagna di Crowdfunding, lanciata sulla piattaforma Produzioni dal Basso. I fondi raccolti ci aiuteranno a coprire i costi di produzione (prove attori, lavoro dei tecnici, regia), la comunicazione dell’evento e della campagna, i materiali (costumi, scenografie, tecnica), la progettazione e lo sviluppo dell’Energy Cargo Bike.

Illustrazioni di Guido Bertorelli

 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/03/viaggio-in-bici-raccontare-altri-mondi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Food ReLOVution, il film. Cosa mangiamo e cosa si nasconde dietro a ciò che mangiamo

“Food reLOVution” è il nuovo film del regista Thomas Torelli. Il filo logico che percorre questo lavoro è la parola “connessione”. Ed è proprio un pensiero di connessione che manca alla maggior parte di noi. Connessione con il pianeta che ci ospita: con la terra, il mare, l’aria che respiriamo, gli altri esseri umani, gli animali, le piante.9508-10264

E la connessione manca perché troppi sono ormai i passaggi tra noi e ciò che mangiamo. Abbiamo perso i profumi, le forme, il contatto con ciò che mettiamo nel piatto. Non siamo più in grado di capire di cosa ci nutriamo tanto è trattato, trasformato, reso appetibile e “buono” in modo artificiale, spesso irriconoscibile. Food Relovution è un’opera di perfetto equilibrio che riesce a parlare delle verità nascoste dietro il consumo di carne senza sembrare un prodotto da crociata vegana, che riesce a porre la questione della produzione e del consumo del cibo a livello mondiale evidenziandone le mostruosità senza usare la facile leva della sola emotività momentanea e superficiale. Il consumo di carne negli ultimi anni è cresciuto in modo esponenziale ed è andato di pari passo con l’aumento delle malattie cardiovascolari, dell’obesità, del diabete, del cancro. Il consumo di carne, però, non significa solo questo. E’, appunto, connesso anche allo sfruttamento senza limiti e senza sosta delle risorse naturali, all’emissione di gas serra così pericolosi per l’equilibrio ambientale e climatico e a un approccio profondamente disumano nei confronti degli animali.locandina-foodrelovution_a3_print300

Ma non basta ancora: la produzione di carne ha costi elevatissimi anche per un enorme numero di persone costrette a morire di fame. La fame è un fenomeno talmente lontano da noi che pensiamo non ci riguardi affatto e di cui, soprattutto, non percepiamo una responsabilità diretta. Tutto, invece,  è strettamente collegato. Pochissimi di noi riescono a vedere in una bistecca o in un bicchiere di latte, l’allevamento intensivo dal quale proviene: allevamenti neppure degni di questo nome ma vere e proprie industrie il cui scopo non è nutrire ma guadagnare. E’ difficile riuscire a capire che dietro la nostra richiesta sempre maggiore di carne ci debba essere una ricerca continua di terra da disboscare e poi coltivare a cereali per nutrire gli animali che mangiamo. La maggior parte dei cereali coltivati nel mondo non viene, infatti, usata per nutrire le persone ma per quegli animali destinati alle nostre tavole. La fame da una parte, lo spreco di cibo dall’altra (che arriva al 50 per cento, globalmente), l’obesità e la malnutrizione che si presentano spesso insieme nei nostri malati dando origine a degli obesi denutriti, l’enorme aumento delle malattie degenerative e l’aspettativa di vita, per la prima volta in calo in alcuni paesi occidentali sono facce dello stesso fenomeno. Si tratta di un sistema che si regge su un’economia basata sullo sfruttamento senza limiti di altri esseri viventi e sulla distruzione sistematica delle risorse. Un’economia che, nonostante le informazioni false, fuorvianti e ingannevoli che ci arrivano attraverso la  pubblicità che invade ogni spazio della nostra vita, non può che avere i giorni contati. Thomas Torelli fa parlare medici, scienziati ed esperti di fama mondiale: Franco Berrino, Colin e Thomas Campbell, Marilù Mengoni, Vandana Shiva, Frances Moore Lappé, Carlo Petrini, Peter Singer, James Wildman. Attraverso la loro testimonianza e le splendide illustrazioni animate di Michele Bernardi (il tratto e i colori sono perfetti), le bellissime musiche di Giulio del Prato, l’autore accompagna chi guarda senza giudizi di sorta, con l’unico intento di offrire elementi che facciano scattare quella “connessione” nello spettatore. Venire a conoscenza delle conseguenze di ogni nostra, anche minima, scelta alimentare è il punto nodale del film: scoprire cosa si cela dietro il cibo che compriamo ogni giorno può renderci persone finalmente consapevoli, farci pensare con attenzione, responsabilità e amore a ciò che vogliamo essere e diventare. Per noi stessi, per i nostri figli, per il pianeta, per ogni essere vivente. Intervenire criticamente attraverso le nostre scelte quotidiane significa crescere in consapevolezza. E la consapevolezza, si sa, è il primo passo per il cambiamento.

Guarda il trailer

Fonte: ilcambiamento.it

 

Consociazione: dalla a alla z tutti gli ortaggi consociabili

Dalla A di aglio alla zeta di zucca: quali piante da consociare e una guida specifica su quali fiori e piante unire agli ortaggi per combattere i parassiti per una agricoltura biologica, sana e redditizia. Leggi la guida!

consociazione

La consociazione, una delle pratiche agricole più antiche che si conoscano, consiste nella coltivazione di più specie sullo stesso terreno. Legnosa, erbacea o mista e ancora temporanea e permanente, la consociazione agraria oltre ai noti vantaggi (supporto di una specie in favore di un’altra) ne apporta molti altri. Conosciamo i benefici e alcuni esempi delle principali consociazioni agrarie.

LA PRATICA DELLA CONSOCIAZIONE

La consociazione è rappresentata dalla coltivazione di piante diverse sullo stesso terreno, che usufruiscono delle medesime pratiche agrarie. La consociazione può essere naturale (boschi e prati) e artificiale o agraria, quest’ultima dovrà rispondere a finalità tecniche ed economiche. Può avvenire anche tra specie legnose differenti (Vite e Olivo o Melo e Pero) o con varietà della stessa specie, con lo scopo ad esempio di ovviare all’autosterilità. Può essere anche temporanea, quando volendo passare ad un’altra coltura si vuole ridurre il periodo improduttivo delle colture a sviluppo lento. Le più tipiche in Italia sono quelle dei campi di grano con colture arboree ai lati o delle viti maritate ad alberi da frutto e traggono origine dalla mezzadria, periodo durante il quale il contadino, responsabile in prima persona della produzione, doveva ottimizzare e massimizzare la produzione per poter ottenere il maggiore quantitativo di prodotto possibile per se e per il proprietario del fondo.

BENEFICI DELLE CONSOCIAZIONI

I benefici della consociazione sono svariati e di carattere biologico, tecnico ed economico: la maggiore produzione rispetto alla coltivazione della singola varietà, il conseguimento di più varietà nello stesso ciclo e nella stessa superficie e l’ottenimento di fecondazioni incrociate tra varietà della stessa specie autoparasterili. La consociazione, inoltre, realizza un apporto reciproco di vantaggi tra le specie, il miglioramento qualitativo del prodotto, la modificazione nell’ambiente edafico oltre a rappresentare un ostacolo alla diffusione delle malattie, proteggendo le coltivazioni dagli attacchi parassitari. Vi sono, poi, una serie di altri vantaggi quali l’ombreggiamento di aree che necessitano di uno schermo dai raggi solari, la protezione attraverso piante frangivento di piante da frutto diverse (come eucalipto e alloro) e la possibilità di sfruttare al massimo il nostro orto grazie al diverso ciclo vegetativo delle coltivazioni consociate, alternando tra i filari specie a crescita lenta con varietà a crescita veloce. Quest’ultimo è il caso dei pomodori in consociazione con le insalate: i primi non necessitano di uno spazio eccessivo mentre le seconde possono essere raccolte dopo qualche settimana dalla semina.

LE FAMIGLIE DA CONSOCIARE

Non tutte le coltivazioni si adattano alla consociazione.

Le leguminose, per esempio, presentano una grande adattabilità, si associano bene a cucurbitacee, ombrellifere e crucifere ed hanno un potere fertilizzante naturale, fissando nelle radici l’azoto che successivamente liberano quando queste ultime si decompongono. Le solanacee, invece, non devono mai essere consociate tra di loro, salvo il peperoncino con il pomodoro.

Altre consociazioni utili sono:

  • liliacee con le ombrellifere
  • asteracee con le cucurbitacee e le chenopodiacee
  • le labiate con tutte (escluso il rosmarino).

Le rosacee, invece, si consociano bene con le orticole ma necessitano della protezione dell’asparago e dell’ortica e di piante che ne supportino i nutrienti come il ravanello, il tarassaco e la consolida maggiore.
Ci sono anche famiglie botaniche nemiche, che non dovrebbero pertanto essere piantate nella stessa area:

  • le ombrellifere, ad esempio, sono in disaccordo con tutti
  • le leguminose non sono consociabili con le liliacee
  • mentre le labiate (salvo il rosmarino) risultano particolarmente adattabili alle altre famiglie.

ELENCO DELLE CONSOCIAZIONI

Vi sono alcune erbe che apportano benefici in tutto l’orto: il cumino ammorbidisce il terreno, il dragoncello risulta utile in tutto l’orto, il levistico stimola la robustezza delle piante, la valeriana e la maggiorana migliorano il gusto e il tagete possiede un forte potere repellente. Ma vediamo nello specifico quali siano le consociazioni più riuscite in agricoltura e quali i vantaggi che è possibile apportare al nostro orto e al nostro giardino.

AGLIO

Consociazione: zucchini, barbabietole, pomodori, lattughe, fragole

Note: l’aglio contribuisce alla crescita delle rose, piantato vicino alle aromatiche potenzia il suo potere di proteggere da funghi e parassiti

BARBABIETOLA

Consociazione: cipolle, ravanelli, cavoli e rape

Note: la cipolla protegge dalle limacce

CAROTA

Consociazione: cipolla, ravanelli, piselli, lattughe, porri, rosmarino, salvia, pomodori

Note: rosmarino, cipolla e porro repellono la mosca della carota, l’erba cipollina ne migliora lo sviluppo

CAVOLO

Consociazione: barbabietole, fragole, lattughe, pomodori, piselli, spinaci, sedani, salvia e porri

Note: sedano, pomodoro e aromatiche allontanano la cavolaia. La menta aumenta la produzione e la qualità. La salvia la rende più tenera, il pomodoro protegge le crucifere dai coleotteri.

FAGIOLI

Consociazione: patate, santoreggia, petunia, cavoli, carote

Note: la santoreggia allontana gli afidi e migliora la crescita e il gusto, la petunia allontana gli insetti

FINOCCHI

Consociazione: cicoria, lattuga, piselli

Note: quelli selvatici non sono consociabili

FRAGOLE

Consociazione: ravanelli, erba cipollina, lattuga, cavoli e spinaci

Note: l’erba cipollina la protegge dagli attacchi di acari e Botrytis

LATTUGHE

Consociazione: cavoli, carote, ravanelli, fragole, finocchi

Note: data la rapida crescita, la lattuga, si associa bene con le altre varietà medio lunghe

MELANZANE

Consociazione: fagioli, nasturzio, tabacco ornamentale, calendola, garofano

Note: nasturzio, tabacco ornamentale, calendola e garofano le proteggono dagli aleurodidi

PATATE

Consociazione: melanzane, fagioli, calendule

Note: nasturzio, tabacco ornamentale, calendola e garofano le proteggono dagli aleurodidi

PISELLI

Consociazione: finocchi, carote, crucifere, zucchine, sedano, lattuga

Note: e’ bene precedano la coltivazione del pomodoro

POMODORI

Consociazione: carote, cavoli, cipolle, prezzemolo, basilico

Note: il tagete allontana i nematodi, la melissa e la menta ne migliorano sviluppo e gusto, come il basilico che in più allontana mosche e zanzare

PORRO

Consociazione: cipolle, cavoli, sedani e carote

Note: sedano e cipolla allontanano la mosca, la carota previene la tigna

PREZZEMOLO

Consociazione: ravanelli, asparagi, pomodori

Note: è benefico per moltissime coltivazioni ma non per lattuga, patata e pisello

RAPE

Consociazione: piselli, mentuccia

Note: la mentuccia tiene lontana l’altica

RAVANELLI

Consociazione: cavoli, barbabietole, fragole, lattuga, cerfoglio, piselli, pomodori, prezzemolo

Note: il cerfoglio ne migliora sviluppo e sapore

ROSACEE

Consociazione: aglio, ravanello, erba cipollina, tarassaco, consolida maggiore

Note: l’aglio contribuisce alla crescita e alla protezione dagli attacchi degli fitofagi. Quest’ultimo beneficio è dato anche dalla ruta e dal tanaceto mentre l’erba cipollina allontana gli afidi

SEDANO

Consociazione: porro, pomodoro, cavoli, rafano

Note: Il rafano lo protegge dagli insetti e dalla ruggine, il pomodoro ne stimola la crescita

SPINACI

Consociazione: cavoli, ravanelli, fragole, garofano

Note: il garofano ha un’azione repellente contro gli afidi

ZUCCA

Consociazione: fagioli rampicanti, mais, nasturzio, menta, timo, salvia, garofano, calendola

Note: calendola, salvia e garofano tengono lontano i pidocchi. il nasturzio la peronospora, la menta l’oidio, il timo le limacce

ZUCCHINA

Consociazione: cipolle e basilico

Note: Il basilico lo protegge dall’oidio

I FITOCIDI

Nelle note della precedente tabella si segnalano alcune specie che proteggono le coltivazioni consociate da alcune malattie e da alcuni fitofagi. Alcune coltivazioni, infatti, sono in grado di elaborare sostanze biologiche, dette fitocidi, attive contro alcuni agenti patogeni (batteri, funghi e insetti). Alcuni esempi sono: l’aglio contro l’oidio, l’insalata contro le altiche, la lavanda contro afidi e formiche o la calendola e il tagete che secernono dalle radici una sostanza fitocida in grado di contrastare i nematodi. Vediamo nella tabella seguente le principali patologie e le piante da consociare.

PARASSITI > PIANTE CONSOCIABILI

  • Aleurodidi della melanzana, cavolo, cetriolo, pomodoro > nasturzio, tabacco ornamentale, calendola, garofano
  • Altica delle crucifere > garofano, aneto, lattuga, menta, pomodoro, rosmarino, salvia, timo, coriandolo, santoreggia
  • Altica della bietola > spinacio, coriandolo
  • Bolla del pesco > liliacee
  • Dorifora della patata > coriandolo, fava, erba cipollina, rafano
  • Insetti terricoli delle piante ortive e ornamentali > tagete
  • Limacce della zucca, spinacio, lattuga > melone Timo
  • Mosca della carota: > liliacee, coriandolo, erba cipollina, salvia, prezzemolo, rosmarino
  • Mosca della cipolla > prezzemolo, carota
  • Mosca del fagiolo > rosmarino, santoreggia
  • Nematodi del pomodoro > calendola, garofano
  • Oidio del cetriolo, zucca e zucchino > Basilico
  • Peronospora del cavolo, cetriolo, zucca, fagiolo, lattuga, peperone > nasturzio
  • Pidocchi del cetriolo, zucca e lattuga > salvia
  • Pidocchi del cetriolo, zucca, spinacio, fagiolo, peperone > garofano
  • Pidocchi del pomodoro > nasturzio, aneto, prezzemolo
  • Pidocchi del melone > prezzemolo
  • Pidocchi del fagiolo e lattuga > rosmarino, aneto, santoreggia
  • Pidocchi delle fave > aneto, santoreggia, spinacio
  • Pidocchi della zucca, spinacio, fagiolo, lattuga, peperone > calendola
  • Pidocchi delle rose> Lavanda
  • Pieride del cavolo > borragine, cosmea, garofano, menta, rosmarino, salvia, timo, santoreggia
  • Ruggine del sedano > Rafano
  • Tripidi del gladiolo e dei piselli > tabacco ornamentale

NOTE E AVVERTENZE SULLA CONSOCIAZIONE

La regola generale, salvo le eccezioni viste, è di non coltivare mai nella stessa area specie appartenenti alla stessa famiglia: ad esempio, due cucurbitacee come cetrioli e meloni o due leguminose come fagioli e piselli. La ragione è semplice: specie appartenenti alla stessa famiglia impoveriscono il suolo degli stessi elementi, entrano in competizione idrico-alimentare e attirano i parassiti ai quali sono maggiormente vulnerabili. Una nota negativa sulla consociazione è che questa, soprattutto in passato, era difficilmente compatibile con la meccanizzazione e con alcune pratiche colturali. Tuttavia, pur essendo una tecnica consigliabile nell’orto e nel piccolo giardino, è possibile coltivare anche terreni di grandi dimensioni purché gestiti con criteri biodinamici i quali, potenziando la fertilità e gli equilibri chimo-fisici dei suoli, rendono la pratica della consociazione meno necessaria. Ricordate, infine che l’assenzio non è compatibile con quasi nessuna coltivazione, nonostante tenga lontano gli animali dall’orto, pertanto, sarebbe preferibile piantarlo a giusta distanza e al lato dell’orto.

CENNI STORICI SULLA CONSOCIAZIONE

Diffusasi molti secoli fa nei giardini privati inglesi, la consociazione era però già nota nell’antica Cina dove, accanto alle coltivazioni di riso, venivano piantate le felci del genere azolla. Questa varietà, fluttuando sulla superficie delle acque, non solo impedisce alla luce solare di raggiungere altre specie in competizione con il riso ma protegge anche un cianobatterio in grado di fissare l’azoto atmosferico, rendendolo poi disponibile. La consociazione si praticava, inoltre, anche presso molte civiltà precolombiane che piantavano congiuntamente il mais con un fagiolo rampicante chiamato Ayocote, coltivato alle più elevate altitudini messicane. Il mais, infatti, crea una struttura sulla quale il legume può arrampicarsi mentre quest’ultimo produce composti azotati indispensabili per una buona fertilizzazione del suolo.

Questa consociazione è alla base della tecnica della milpa, un vero e proprio agroecosistema altrimenti detta delle tre sorelle (tres hermanas) che prevede oltre alla coltivazione di mais e fagioli anche quella di zucca. Quest’ultima, estendendosi sul terreno ha un effetto pacciamante: trattiene, infatti, l’umidità del terreno e scherma i raggi solari, proteggendo il terreno dal proliferare delle infestanti. A volte associata anche ad altre coltivazioni come peperoncino, leguminose, cucurbitacee, pomodoro e avocado, la tecnica delle Tre Sorelle è ancora oggi un valido sistema agricolo, utilizzato in Centro-America per soddisfare le esigenze alimentari della popolazione.

Fonte: stilenaturale.com

La Terra è più verde grazie alla CO2

Secondo dati NASA negli ultimi 35 anni le aree verdi sono aumentate. Merito del gas serra. Ma la crescita delle piante verrà limitata da altri fattori. Uno studio su Nature Climate Change

Il pianeta azzurro è più verde. Negli ultimi 35 anni, dicono i dati provenienti dai satelliti dell’agenzia spaziale americana (Nasa), le aree ricoperte da vegetazione sulla Terra si sono inverdite: una crescita delle foglie su alberi e piante corrispondente a un’area pari a due volte quella degli Stati Uniti continentali. Merito dell’aumento dei livelli di CO2, il principale gas serra ma anche elemento fondamentale per la fotosintesi delle piante. Ma attenzione a cantare vittoria troppo presto. Secondo i ricercatori dell’Università di Pechino guidati da Shilong Piao, che hanno pubblicato i risultati delle loro osservazioni su Nature Climate Change, l’effetto “fertilizzante” di questo gas è destinato ad esaurirsi col tempo, perché la crescita delle piante verrà limitata da altri fattori, come la scarsità di acqua o di altri nutrienti. Non solo: gli effetti benefici della CO2 non sarebbero in grado di bilanciare i suoi effetti negativi sul clima del nostro pianeta, come il riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento dei livelli delle acque, l’acidificazione degli oceani ed altri ancora poco o per nulla conosciuti. Effetti destinati a protrarsi a lungo, se è vero che questo gas ha raggiunto livelli mai visti, almeno negli ultimi 500.000 anni, ed il suo tasso di immissione nell’atmosfera non accenna a diminuire, contribuendo in modo preponderante al riscaldamento globale. Secondo i modelli computazionali impiegati dai ricercatori cinesi, l’aumento di una fetta importante delle aree verdi del pianeta (tra il 25 ed il 50%) è dovuto per il 70% all’innalzamento dei livelli di anidride carbonica, e in misura minore anche a fattori come la maggiore disponibilità di azoto (9%), i cambiamenti climatici (8%) e quelli delle coperture sulle superfici terrestri (4%). Sorprendentemente, solo il 4% delle terre ricoperte da vegetazione hanno sperimentato delle perdite. Ma le buone notizie finiscono qui. Infatti, alcune delle regioni interessate da un grande “rinverdimento” sono quelle più settentrionali, dove temperature più miti aiutano sì le piante a crescere, ma su aree conquistate ai ghiacci artici che si stanno sciogliendo a ritmi sempre più vertiginosi, innalzando i livelli delle acque. Inoltre, anche le modificazioni nella composizione delle foreste possono minacciare i delicati equilibri climatici raggiunti in milioni di anni.

Riferimenti: Nasa; Nature CLimate Change doi:10.1038/nclimate3004

Credits immagine copertina:  Boston University/R. Myneni

Articolo prodotto in collaborazione con il Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara

Fonte: galileonet.it

 

15 piante che attirano le farfalle

Lilla, lantana, veronica, alisso, valeriana e altre undici piante da fiore adatte ad attrarre nell’orto, nel giardino e sul balcone le farfalle cedronelle, cleopatra, icaro blu e celastrina e molte altre. Vediamole in dettaglio per scegliere le migliori adatte al nostro uso.

Orti, giardini e balconi sono molto più belli se attirano a sé anche le farfalle, non solo sono più belli ma anche più ecologici. Vediamo le 16 piante più adatte per realizzare il nostro eden di casa. Ecco una carrellata delle piante da utilizzare per preparare un ambiente ideale.

LILLA

farfalle-lilla-farfalle-300x195

Il suo nome latino è sirynga vulgaris ed è un arbusto molto rustico e diffuso da millenni in gran parte dell’Europa anche se ha origini asiatiche. La sua fioritura, del caratteristico colore, è molto odorosa e la facilità di coltivazione la rende una pianta diffusissima. I suoi fiori sono a pannocchia e sbocciano da aprile in avanti.

VERONICA

farfalle-veronica-farfalle-300x225

E’ un erbacea perenne originaria dell’Europa e dell’Asia. Questo piccolo arbusto che si sviluppa a cespi, più o meno grandi ha foglie verde scuro e piccoli fiori blu-viola riuniti in piccole pannocchie perfetti per attirare le farfalle.
LANTANA

FARFALLE-LANTANA-300x205

Della famiglia delle verbenacee e con origine in America ed Africa è pianta che oggi ha svariati ibridi in natura. Le foglie, ricoperte da piccole venature in rilievo, se spezzate emanano un aroma molto particolare. Una pianta che non deve mancare nel vostro giardino speciale.

BUDDLEIA

FARFALLE-BUDDLEIA-300x200

E’ considerata la pianta delle farfalle per eccellenza ed è un arbusto sempreverde originario dell’Asia e dell’America del sud. E’ composta da ciuffi di lunghi steli ad arco. Produce delle spighe molto grandi dall’estate all’autunno e dei fiori profumati di miele e colorati di rosa, bianco o lilla in cui si tuffano volentieri le farfalle.

VERBENA

FARFALLE-Verbena-300x225

Di verbene ce ne sono almeno una decina di specie e quelle più diffuse sono di origine americana. Sono teoricamente piante perenni, ma in realtà difficilmente sopravvivono agli inverni rigidi motivo per ci sono considerate annuali. In realtà è pianta che col tempo tende a crescere in maniera disordinata ed è per questo che la si preferisce in varietà annuale.
ALISSO

FARFALLE-ALISSO-300x226

L’alyssum saxatile è il suo nome scientifico. Trattasi di una sempreverde tappezzante di originae europea dalle piccole foglie allungate riunite in rosette da cui in primavera si alzano dei fusti sottili da ci scoppiano mazzetti di fiorellini gialli amatissimi dalle farfalle.

ORIGANO

FARFALLE-ORIGANO-300x200

Non solo aromatico l’origano, ideale per il clima mediterraneo ha grande resistenza in casi estremi sia di siccità che di freddo. Lo si può far nascere dalle piantine o direttamente con la semina in semenzaio nel corso dell’inverno.

TIMO

FARFALLE-TIMO-225x300

Altra pianta nota per le sue qualità aromatiche, molto utilizzata in cucina è una perenne sempreverde molto spesso arbustiva. Di Tymus vulgaris ne esistono moltissimi ibridi. Tutte le foglie, molto piccole, sono ricoperte da una fitta peluria e sopra esse, all’inizio dell’estate sbocciano dei fiorellini a spiga rosati amatissimi dalle farfalle.
PISELLO ODOROSO

FARFALLE-PISELLO-ODOROSO-225x300

Se ne conta circa duecento specie diverse di questa pianta di origine europea. Solo nel nostro paese se ne conta una ventina ed ognuna è specifica per un certo tipo di clima (arino, collinare, montano), Le esigenze e le forme e i colori sono però le stesse con bellissimi fiori di colore rosa acceso.

VALERIANA

FARFALLE-VALERIANA

La comune Valeriana officinalis è pianta a fiore della famiglia delle Valerianacee ed è una di centocinquanta specie diffuse dall’Europa all’America del nord. Il nomignolo diffuso di “erba dei gatti” deriva dall’attrazione che esercita l’odore di questa pianta fresca, quasi stupefacente, sui gatti. Ma anche le farfalle la amano per questo.

ORTICA

FARFALLE-ORTICA-300x248

L’Urtica dioica è un’ erbacea diffusa sia in oriente che in occidente famosa soprattutto per il potere irritante dei peli che ne ricoprono le foglie e i fusti. Meno conosciute sono però le sue proprietà benefiche e curative, che la rendono un’efficace pianta medicinale e la capacità, con l’odore che emana di attrarre le farfalle.

NASTURZIO

FARFALLE-NASTURZIO-300x277

Perfetta per regalare un gran bel tocco di colore al giardino è pianta facile da coltivare. Vi sorprenderà con le mille sfumature dei suoi gialli e arancioni che fioriscono in abbondanza per tutta l’estate e anche oltre. I suoi fiori per altro oltre ad essere multicolor e bellissimi sono indicati anche per essere mangiati.

RUTA

FARFALLE-RUTA-300x225.jpg

Conosciuta da tempi antichissimi la Ruta graveolens della famiglia delle Rutaceae veniva chiamata un tempo “l’erba che tiene lontano gli spiriti” ed era il talismano ideale per tenere lontane le streghe ed il malocchio. E’ pianta usatissima anche in erboristeria, in cucina e ancor più in liquoreria. Forse le farfalle amano la grappa alla ruta?
MENTA

FARFALLE-MENTA-300x223

E’ pianta perenne con fusto legnoso e l’odore intenso, molto gradevole. Ne esistono molte specie e la più comune è diffusa è la piperita, ibrido fra menta acquatica e la menta viridis. Oltre alla menta piperita troviamo la menta nera ricca di oli essenziali e dal penetrante aroma.

ZINNIA

FARFALLE-ZINNIA-270x300

Al suo genere appartengono circa venti specie annali. E’ pianta originaria del Messico ed è coltivata come ornamentale. E’ forata da folti cespugli eretti, ramificati, con foglie ovali, di verde scuro e fiori solitari a simil margherita. I fiori sono di tanti e ne esistono addirittura varietà bicolori e screziate amatissime dalle farfalle.
PIANTE NUTRICI DELLE FARFALLE, QUALI SONO

Fondamentali per il vostro giardino a beneficio delle farfalle sono le piante ideali per ospitare i bruchi, le cosiddette piante nutrici. A questa categoria appartengono quasi tutte piante della nostra flora e la più celebre è l’edera. Piante da coltivare sia in terra che in vaso perfette per il “butterfly garden” sono anche la ruta, il cavolo ornamentale, il nasturzio, la carota selvatica, il finocchio selvatico, l’angelica ed altre piante appartenenti alla famiglia delle Ombrellifere, il fiordaliso, la piantaggine, le graminacee appartenenti a diverse specie comuni nei prati, le viole selvatiche, i cardi, le leguminose appartenenti a diverse specie, l’acetosella, il romice, la silene, l’erba zoffina, l’erba viperina, il salice bianco, il ramno, l’alaterno, la frangula, il corbezzolo, l’agrifoglio, le coronille arbustive, il pruno e il prugnolo, la veigelia e il biancospino.

QUALI FARFALLE ARRIVERANNO IN GIARDINO

SONY DSC

FARFALLE-caraxe-150x150

FARFALLE-CLEOPATRA-150x150

FARFALLE-ICARO-BLU-150x150

FARFALLE-MACAONE-150x150

farfalle-pavonia-150x150

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

farfalle-falena-colibrì-150x150

Acherontia atropos MHNT

Esistono delle specie di farfalle che sono difficili da attrarre ed altre che, di contrappasso, è facile che vengano a fare visita al vostro giardino. Le specie che più facilmente verranno a svolazzare fra i vostri fiori sono: macaone, podalirio, le varie cavolaie, colia, cedronelle, cleopatra, icaro blu, celastrina, silvano minore, caraxe, apatura, fritillarie minori, latona, le varie vanesse, ninfa minore, bruna dei prati e dei muri, macchia del bosco, esperide venato, pavonia maggiore e minore, falena colibrì, sfinge del convolvolo, zigane e falena tigrata.

COME REALIZZARE UN PICCOLO TERRAZZO PER LE FARFALLE

Per realizzare un terrazzo a misura di farfalle è necessario partire dalla conoscenza delle quattro fasi di vita del lepidottero perché è dalla loro ricostruzione fedele che è possibile sbocciare le crisalidi. E’ importante offrire quindi cibo e riparo alle giovani larve, garantire un angolo ideale per le pupe ed infine attirare le adulte con piante e fiori dove poi deporre anche le uova. Polline, nettare, frutta zuccherina, acqua e zucchero sono il cibo ideale per attirare le farfalle e far si che il vostro terrazzo venga da loro prescelto. Servono quindi sul terrazzo piante nettarine e piante nutrici che servono invece da nutrimento per i bruchi che si origineranno dalle uova.

Fonte: stilenaturale.com

A Expo 2015 apre il Parco della Biodiversità

L’area tematica di 8500 mq aprirà i battenti il prossimo 9 maggio. Aprirà il 9 maggio, poco più di una settimana dopo l’apertura ufficiale dell’Expo 2015, il Parco della Biodiversità, un’area di 8500 metri nella quale tra alberi, piante e campi verranno mostrati esempi di coltivazioni dell’agro-biodiversità italiana: circa trecento specie di piante, terre naturali e colture delle zone del paesaggio italiano, dalla montagna alpina alla Pianura Padana, dall’Appennino alle pianure e alle coste mediterranee. Il parco è stato presentato dai vertici di BolognaFiere che ne hanno curato l’allestimento e dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina. Il presidente di BolognaFiere, Duccio Campagnoli, ha spiegato che si tratta di un investimento di diversi milioni e di “uno dei luoghi più originali” dell’Esposizione.

L’Italia è la patria della biodiversità e nel contesto di Expo sapremo valorizzare al meglio anche la nostra straordinaria esperienza sul fronte del biologico. Il modello agricolo italiano fa della sostenibilità un tratto distintivo e di competitività: non è un caso, infatti, se nel nostro Paese già oggi un ettaro su dieci è dedicato all’agricoltura biologica e se siamo leader in Europa con oltre 52.000 operatori. A settembre promuoveremo a settembre, in Expo, il Forum internazionale del Biologico,

ha aggiunto il ministro Martina. Tra i partner del progetto curato da BolognaFiere anche Federbio, FederUnacoma e Cosmetica Italia – per una carrellata sulle nuove tecnologie di una agricoltura bio anche al servizio della cosmesi -, Legambiente, la Fiera di Norimberga che organizza Biofach e Ifoam l’organizzazione mondiale per il biologico. Con 52mila operatori nel settore, l’Italia è il Paese leader per quanto riguarda la biodiversità.147885311-586x335

Fonte:  Ansa

© Foto Getty Images