Plastica nello stomaco del capodoglio spiaggiato: “L’SOS disperato del mare”

Nello stomaco del capodoglio spiaggiato due giorni fa a Cefalù, in Sicilia, è stata trovata molta plastica. “Bisogna intervenire subito per salvare le meravigliose creature che lo abitano”. Lo afferma Greenpeace pronta a salpare insieme a The Blue Dream Project per monitorare lo stato di salute dei nostri mari. A pochi giorni dalla partenza di una spedizione di ricerca, monitoraggio, documentazione e sensibilizzazione sullo stato dei nostri mari, organizzata insieme a The Blue Dream Project, Greenpeace diffonde le immagini di quanto è stato ritrovato nello stomaco del capodoglio spiaggiato due giorni fa sulle coste della Sicilia.

«Quello che è stato trovato due giorni fa sulla spiaggia di Cefalù era un giovane capodoglio di circa sette anni appena. Come si può vedere dalle immagini che diffondiamo, nel suo stomaco è stata trovata molta plastica. Le indagini sono appena iniziate e non sappiamo ancora se sia morto per questo, ma non possiamo certo far finta che non stia succedendo nulla», dichiara Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia.  

«Sono ben cinque i capodogli spiaggiati negli ultimi cinque mesi sulle coste italiane. Nello stomaco della femmina gravida ritrovata a marzo in Sardegna sono stati trovati addirittura 22 kg di plastica. Il mare ci sta inviando un grido di allarme, un SOS disperato. Bisogna intervenire subito per salvare le meravigliose creature che lo abitano».

Greenpeace e The Blue Dream Project monitoreranno per tre settimane i livelli di inquinamento da plastica in mare, in particolare nel Mar Tirreno Centrale. Una spedizione di ricerca che si concluderà in Toscana l’8 giugno, in occasione della Giornata mondiale degli oceani. In occasione della conferenza stampa di presentazione del tour, che si terrà martedì 21 maggio alle ore 11 presso la Sala conferenze Lega Navale di Ostia, i ricercatori del Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università degli Studi di Padova, centro di riferimento per le autopsie sui grandi cetacei spiaggiati lungo le coste italiane, presenteranno un report preliminare sullo spiaggiamento dei cetacei in Italia, con un focus proprio sui capodogli e la plastica. 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/05/plastica-stomaco-capodoglio-spiaggiato-sos-disperato-mare/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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BallarArt: così i bambini di Palermo crescono attraverso l’arte

Musica, teatro, danza, arti visive, cinema. L’arte può insegnare ai bambini a conoscere se stessi, educarli alla cura e alla valorizzazione del territorio, invitarli ad agire per cambiare in meglio il mondo in cui viviamo. Da qui nasce BallarArt, un percorso socioeducativo avviato nel quartiere Ballarò di Palermo. Partire dai più piccoli per portare un cambiamento nel mondo. Diffondere cultura in modo non tradizionale in un quartiere siciliano considerato difficile, ovvero il quartiere Albergheria di Ballarò a Palermo. Farlo attraverso le arti e, grazie ad esse, rigenerare. È un cerchio che si chiude: BallarArt, un percorso socioeducativo che coinvolge i bambini del quartiere e, in linea definitiva, cambia anche le persone che lo vivono.

A raccontarcelo è Liliana Minutoli, che è presidente del Counseling espressivo creativo Il Giardino delle idee ma che è anche insegnante di pianoforte, sociologa e psicologa. Da sempre impegnata nel sociale e trapiantata da sette anni nel quartiere Ballarò e 13 a Palermo, crede fortemente nella possibilità del cambiamento: “Cerchiamo di mettere da parte la ‘lagnusìa’ siciliana, questa sorta di indolenza che ci fa pensare che nulla si può cambiare e che contagia anche i bambini. E lo facciamo in un modo diverso da quello classico: facciamo scoprire ai bambini e ai ragazzi di Ballarò chi sono e come vivere al meglio attraverso le arti, che possono essere musica, teatro, danza, arti visive, cinema”.
Liliana è solo una fra i tanti operatori sociali e artisti (tutti volontari) che si occupano di bambini da molti anni e che sono tutti confluiti, lo scorso anno, nella creazione di BallarArt. Lo scopo è anche quello di coordinare i vari centri di aggregazione giovanile (che si occupano di doposcuola, catechismo, attività ricreative) e fare in modo che questo percorso coinvolga un numero più alto possibile di bambini e ragazzi. “Vogliamo fare in modo che la cultura parta dai bambini, perché se vogliamo ottenere un cambiamento di mentalità dobbiamo farlo dal basso. In questo caso le arti sono uno strumento per scoprire il legame fra il proprio mondo interiore (quello dei bambini) e quello esteriore (Ballarò, il quartiere)”.

A tal proposito Liliana fa riferimento a varie manifestazioni, in cui sono sempre i bambini ad essere protagonisti e portabandiera di cultura. Ad esempio, la scorsa primavera durante l’iniziativa “Anima Ballarò” i bambini hanno partecipato attraversando il mercato e urlando slogan positivi, di cambiamento: una vera e propria reazione alla “lagnusìa” siciliana di cui si parlava prima. O ancora, dopo atti di vandalismo perpetrati nella piazzetta Ecce Homo, è sempre stato un gruppo di bambini a rivitalizzarla cantando in coro.ballarart-1-1030x772

La cultura del cambiamento e della valorizzazione del territorio non è affatto facile. Più volte vi sono stati atti di vandalismo nella piazzetta Ecce Homo, cuore di Ballarò, che è stata recentemente ristrutturata dopo essere stata una discarica a cielo aperto per molto tempo. Ma secondo Liliana, è qualcosa a cui si può rimediare: “Non c’è una motivazione reale per gli atti di vandalismo, molto spesso è una mancanza, una non appartenenza vera al territorio e una diseducazione alla valorizzazione di ciò che può essere nostro”. Che invece è ciò a cui BallarArt educa.
“Il ruolo dell’arte è fondamentale per il sé e per il noi, per il singolo e per la collettività», ci spiega Liliana. «Perché in tutte le arti – che sono espressioni dell’individuo – c’è il codice che aiuta a vivere meglio le regole di convivenza civile: ad esempio ascoltare un altro mentre si sta facendo un coro è necessario perché altrimenti ci va di mezzo tutto il gruppo che canta”. Piccoli dettagli a cui spesso non si pensa ma che in realtà incarnano un codice comportamentale fatto di condivisione e ascolto. Qualcosa che di questi tempi è necessario e che serve a far capire anche che la diversità è ricchezza: “Questo quartiere vive di tantissime contraddizioni e diversità: è un quartiere storico antichissimo, dove vivono differenti tipologie sociali di persone con un mix di energie completamente diverse fra loro”.IMG_20180415_120305-1030x772

Anche BallarArt è, nella sua essenza, un mix di energie diverse e non solo in quanto percorso socioeducativo che coinvolge disparati ambiti e discipline, ma anche in quanto parte di un “contenitore” più grande che è SOS Ballarò (Storia Orgoglio Sostenibilità). SOS Ballarò altri non è che un’assemblea cittadina, fatta da associazioni, volontari, membri delle parrocchie del quartiere e così via che a titolo volontario si impegnano per la città. Nonostante BallarArt sia pensato per bambini e ragazzi, c’è però qualcosa che riguarda anche “i grandi”. Attraverso la voglia di cambiamento dei più piccoli anche gli adulti possono ‘cambiare’: “Forse ritornando a coltivare quel bambino interiore che c’è dentro gli adulti e prendendo spunto dai ragazzi, noi possiamo fruire di un cambiamento”. Non a caso ‘il Giardino delle idee’ – il counseling espressivo creativo di cui Liliana è presidente – si rivolge agli adulti: fare in modo che essi diventino consapevoli e responsabili di sé attraverso le arti per poi riversare questo cambiamento nel mondo ‘esterno’ che abbia poi un impatto sulla comunità di appartenenza. Ancora una volta il cerchio si chiude.

Intervista: Daniel Tarozzi
Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/10/ballarart-bambini-palermo-crescono-arte/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Serra Guarneri: il borgo abbandonato diventa un Centro di Educazione Ambientale

Tra le colline del Parco delle Madonie, vicino Cefalù in Sicilia, un borgo abbandonato e poi recuperato ospita oggi il Centro di Educazione Ambientale Serra Guarneri. Immerso nel bosco di Guarneri e aperto a tutti, ma in particolare a bambini e ragazzi, il Centro è un luogo dove ritrovare il contatto con la natura, riscoprendo il senso di comunità e appartenza. Ripercorriamo insieme la storia di Serra Guarneri, dove il tempo non esiste e i visitatori sono abitanti veri e propri del posto. “Ho sentito parlare di un posto dove il tempo cammina e non corre, dove sei sempre in buona compagnia, dove tutti i sensi possono essere appagati e dove cielo e mare si fondono in una vista splendida”.

Arrivati nella zona di Cefalù, in Sicilia, questo luogo lo abbiamo trovato: è il Centro di Educazione Ambientale Serra Guarneri, un borgo recuperato dall’abbandono immerso tra le colline del Parco delle Madonie, circondato da un fiabesco bosco di lecci misti a sugheri e pregno di un’energia vitale difficilmente descrivibile a parole.

Serra Guarneri è un centro di educazione ambientale che ospita soprattutto bambini e ragazzi ma aperto a tutti, per periodi più o meno lunghi, alla riscoperta del (vero) contatto diretto con la natura; pratica una “piccola ospitalità” che si pone gli obiettivi di far sentire gli ospiti come parte di un progetto e di praticare l’educazione ambientale, soprattutto con i sensi piuttosto che con le spiegazione teoriche. Oltre all’area riservata ai soggiorni, Serra Guarneri è anche un’azienda agricola (a scopo educativo) con la presenza di orti sinergici e tradizionali, alberi da frutto e ulivi. Tutto nasce nel 1983 quando Valeria Calandra, co-fondatrice della Cooperativa Palma Nana che gestisce Serra Guarneri, scopre questo borgo che al tempo era abbandonato: “Ho scoperto Serra Guarneri negli anni Ottanta, mentre lavoravo su alcuni studi per la perimetrazione del nascente Parco delle Madonie. Finimmo insieme a mio marito, che era un fotografo, in questo meraviglioso bosco, un vero e proprio paradiso terrestre: esplorando per bene l’area, abbiamo inoltre scoperto l’esistenza di alcune case abbandonate.centro-serra-guarneri

Esplorando maggiormente, siamo giunti nel luogo in corrispondenza di quella che è oggi la casa madre di Serra Guarneri e, pulendo le porte, abbiamo scoperto un cartello dove c’era scritto ‘si vende’. Nella ricerca del proprietario, scoprimmo che questo luogo era stato, a partire dalla fine del milleottocento, un piccolo borgo destinato all’attività di transumanza ed era stato abbandonato nel periodo della guerra; gli abitanti erano emigrati tutti negli Stati Uniti”.

Dopo il progressivo acquisto dell’area, insieme alla Cooperativa Palma Nana, sono iniziati i lavori che hanno permesso oggi a Serra Guarneri di divenire un centro di educazione ambientale e un luogo di ospitalità, anche grazie al contributo di tutte le persone che hanno vissuto qui nel corso degli anni. La Cooperativa è stata fondata nel 1983 e da sempre si occupa di ecologia e attenzione all’ambiente; nel corso degli anni si è sempre più specializzata, in virtù anche della gestione di Serra Guarneri, nell’attività di educazione ambientale e nel turismo naturalistico e sostenibile.serra-guarnieri

Serra Guarneri: l’educazione ambientale e l’ospitalità partecipata

Fabrizio Giacalone è oggi il responsabile della Cooperativa Palma Nana: “La quasi totalità delle esperienze che noi raccontiamo hanno come attori principali i bambini e i ragazzi attraverso varie attività, che si svolgono nel cuore del Parco Naturale delle Madonie, a pieno contatto con la natura: il messaggio più importante che vogliamo trasmettere è che noi facciamo parte della natura. Che sia tramite una gita, un campo scuola o un campo avventura estivo noi vogliamo proporre l’educazione ambientale nella maniera più esperienziale possibile: ad esempio non facciamo solo una lezione teorica sul leccio, una delle piante del bosco di Guarneri, ma glielo facciamo abbracciare. Per la cucina, non raccontiamo solo la storia delle farine di grani antichi siciliani, ma i ragazzi impastano direttamente un dolce o il pane, lo mettono nel forno in terra cruda e lo cuociono. Nel mentre raccontiamo anche la storia del luogo, il suo habitat, le sue tradizioni e le sue usanze”.

La struttura ricettiva di Serra Guarneri dispone di un massimo di ventiquattro posti letto e sono previsti diverse opzioni per bambini, ragazzi, famiglie e adulti. Con una specifica importante: “Chi arriva a Serra Guarneri non è un ospite ma è un abitante. Che lo sia soltanto per un giorno o per sempre, vive il luogo partecipando attivamente alla vita del borgo in tutti i suoi aspetti. Ci sono molte storie al riguardo, come il bambino che ha piantato l’albero di ciliegio, oppure quello che ha costruito la casa sull’albero, così come la storia di bambini italiani e di altri luoghi d’Europa che insieme costruiscono. Tutte le persone che dalla fondazione di Serra Guarneri fino ad oggi sono passate di qui hanno lasciato una loro traccia donato qualcosa a questo posto, che possono considerare la loro casa”.serra.guarnieri

L’educazione ambientale oggi

Concludiamo il nostro incontro con Fabrizio e Valeria con una riflessione sul ruolo dell’educazione ambientale e di come si sia trasformato, nel corso degli ultimi anni, il ruolo di questa nella nostra società: “Noi, oggi, dobbiamo assolutamente rivedere i nostri stili di vita, dobbiamo rimettere in discussione tutto! Quindi oggi, secondo noi, fare educazione ambientale non si limita più a far conoscere il nome di una pianta o di un animale, ma è capire insieme cosa stiamo mangiando, cosa compriamo quando facciamo la spesa e dove, con quale mezzo andiamo a scuola. Tutto questo si inserisce in una visione che deve essere globale, dove ognuno ha il proprio ruolo nelle decisioni assunte nella vita di tutti i giorni”.

Intervista: Daniel Tarozzi

Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/06/io-faccio-cosi-217-serra-guarneri-borgo-abbandonato-diventa-un-centro-educazione-ambientale/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

La nuova vita di Antonella, ambasciatrice della Sicilia più vera

Abbiamo intervistato Antonella, architetto palermitano, innamorata della sua Sicilia e in particolare del borgo di Petralia Soprana. Dopo la crisi edilizia ha ristrutturato la vecchia casa di famiglia trovandoci dentro curiosità e testimonianze che ha voluto condividere con tutti, trasformando questo luogo in un b&b-museo. Succede spesso che un nuovo, entusiasmante percorso di vita scaturisca da un momento di difficoltà. Così è successo ad Antonella, che grazie a una crisi lavorativa ha riscoperto l’amore per la sua Terra – la Sicilia –, condividendolo con le persone che la vanno a trovare nella vecchia casa di famiglia, ristrutturata a trasformata in b&b, oggi parte della rete di Destinazione Umana.

Com’era la tua vita prima del b&b e com’è cambiata adesso?

Sono un architetto libero professionista palermitano e per 30 anni ho sempre lavorato con passione nel settore degli appalti pubblici, progettando e dirigendo anche opere importanti in giro per tutta la Sicilia. Dal 2011 è iniziata una profonda crisi che ha colpito in particolare questo settore, il lavoro si è ridotto, molti architetti hanno chiuso gli studi, alcuni addirittura per la disperazione si sono suicidati. Anche io ho rischiato di cadere nella depressione. Ho capito subito che dovevo mettere in atto una strategia di rinascita per non sprofondare. Dovevo valorizzare e capitalizzare ciò che avevo. Ritrovare e riattivare anche in me stessa le energie e i talenti che a volte rimangono sopiti quando “ tutto va bene”.

Ed ecco che nel 2015 ho deciso di trasformare la casa di famiglia in montagna in un luogo di accoglienza e di narrazione, non quindi un semplice B&B , ma un luogo propulsore di energia positiva, una fucina di creatività per me e per chi vi alloggia, un nido dove rifugiarsi. Ho curato ogni cosa nei particolari per fa si che ogni angolo della casa potesse trasmettere questo messaggio. In questa casa ho ricominciato a dipingere, a scrivere poesie, comporre racconti e stare nuovamente bene con me stessa, con la mia famiglia e con tutti “ i nuovi amici” che scelgono di trascorrere qualche giorno nel mio B&B.petralia1

Raccontaci in due parole la “tua” Sicilia e come cerchi di trasmetterla ai visitatori.

Io amo profondamente la mia Sicilia, in particolare il suo essere un microcosmo agro-dolce, sono proprio i contrasti di questa terra che affascinano i viaggiatori. In particolare amo Palermo, magnifica città dove sono nata e vivo, adoro la moltitudine di stili architettonici che la caratterizzano, il sincretismo culturale generato da secoli di dominazioni, il magico clima mediterraneo che ti permette di pranzare in riva al mare a gennaio e fare il bagno di notte sotto le stelle a ottobre. La grande risorsa della Sicilia è il valore delle relazioni umane che ancora fortemente lega le persone. E poi Petralia Soprana, piccolo borgo immerso nel Parco delle Madonie, per me è come un gioiello delicato dove rifugiarsi, dove, dall’alto (ci troviamo a 1117 metri ) osservare il mondo, dove respirare a pieni polmoni. Qui i ritmi rallentano rispetto alla città, il Silenzio ti avvolge e lo sguardo si allunga felice verso l’orizzonte. Palermo e Petralia Soprana si fondono in me come in uno yin e yang. Tutto questo cerco di trasmetterlo ai miei ospiti, portandoli in giro con me o consigliandoli su cosa visitare.

Hai detto che Petralia rappresenta il femminile e Palermo il maschile, in un perfetto equilibrio fra uomo e Natura. Ma come vedi questo equilibrio nella società moderna?

Ho detto che Palermo e Petralia sono per me come uno yin e yang , una coincidenza oppositorum , dove la grande città può rappresentare la forza, la velocità e quindi un luogo dove emerge una componente simbolicamente maschile, mentre Petralia, piccolo borgo di montagna immerso nella Natura, può rappresentare la delicatezza, la lentezza, caratteristiche più tipicamente femminili, ma è nella loro fusione che si genera l’armonia e l’equilibrio. Oggi , grazie anche alla crisi, si è più consapevoli che un ritorno ai valori originari nel rispetto della Natura è l’unica strategia di salvezza.

Chi era il pittore di Petralia?

In questa casa, che era la casa dei nonni di mio marito ha vissuto uno degli zii, Vittorio Cerami; si era imbarcato come giovane marinaio nella Reale Marina Militare Italiana e ha vissuto una delle battaglie navali più disastrose della II Guerra Mondiale, infatti l’intera flotta della Marina Italiana fu affondata e distrutta dalla Marina inglese durante la notte del 28 marzo 1941 sulla costa dell’Egeo vicino Capo Matapan. Lo zio Vittorio fu uno dei pochi sopravvissuti, ma quella terribile esperienza lo segnò profondamente. Appena arrivato a casa, pur non avendo le nozioni nelle arti della pittura, iniziò a dipingere. È stato sicuramente un mezzo catartico, come le arti in generale, per raccontare e liberare dalla propria anima le sofferenze vissute in quella notte. Ha dipinto tanti quadri fra cui proprio quello della notte della battaglia. Quando io ho ristrutturato questa casa , ho trovato quasi 50 quadri e ho deciso di dedicare la casa a questa storia. Si chiama “ la casa del pittore di Petralia” proprio perché racconta la questa storia attraverso i suoi quadri.petralia3

Perché è importante la narrazione per stabilire un legame umano?

La narrazione, che non è la stessa cosa di raccontare semplicemente una storia, è un mezzo importante per entrare in connessione con l’altro. È indispensabile che la narrazione abbia origine da una forte passione da comunicare e che si utilizzino tutti i sensi per trasmettere le emozioni.  Se i luoghi hanno un’anima, se chi ti accoglie ha una vera passione, la narrazione diventa il mantra attraverso il quale entrare in sintonia.

Cosa consiglieresti a chi vorrebbe seguire un percorso simile al tuo, cambiando vita e riscoprendo passioni e luoghi?

È importante cercare la propria passione interiore e da quella generare una “storia“ da raccontare riconnettendosi con le proprie origini e con i propri talenti.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/02/nuova-vita-antonella-sicilia-vera/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Le città più trafficate d’Italia

A Milano e Roma buttiamo via quattro giorni l’anno, i nuovi dati del Tom Tom Traffic Index. Quali sono le città più trafficate d’Italia? A fare una panoramica sulla quantità di tempo che chi si muove utilizzando la macchina perde ogni giorno è il Tom Tom Traffic Index, che effettua il rilevamento dei dati di percorrenza reali in 146 città al mondo studiando i dati raccolti dal sistema gps. Per il nostro paese, non arrivano grandi notizie, nonostante la grande pubblicità che si fa allo sviluppo dei mezzi pubblici, del car sharing, delle due ruote e delle piste ciclabili. Alla fine, però, nelle grandi città è sempre la macchina a vincere, con il risultato che il traffico si congestiona e si passa una quantità di tempo in macchina bloccati. A Roma, ogni anno, gli abitanti perdono 93 ore (poco meno di quattro giorni) fermi nel traffico nell’attesa di poter togliere il piede dal freno. Le cose non vanno meglio a Milano, nonostante la giunta Pisapia abbia lavora in questi anni principalmente sul tema mobilità. E invece, forse anche a causa dei tantissimi lavori disseminati ovunque a causa di Expo 2015, a Milano si buttano via 87 ore all’anno. La situazione è addirittura peggiorata nel capoluogo lombardo: il picco di congestione è passato dal 63 al 66,3%. Ma non è idilliaca in nessuna delle grandi città: a Napoli si resta fermi in auto per 72 ore e a Torino per 66 ore. E, ancora peggio, le cose non vanno per niente meglio nemmeno nelle città con meno di 800mila abitanti (quest’anno scorporate dalle metropoli).Palermo, a conti fatti, resta comunque la città peggiore in assoluto, visto che ogni giorno i suoi abitanti perdono 30 minuti in coda. A Catania sono 18, a Bari 15, a Genova, Bologna e Firenze sono 12. E nel mondo? La città più trafficata in assoluta è Istanbul, al secondo posto Città del Messico e sul terzo gradino del podio Rio. Mosca conquista invece la quarta piazza. Le città italiane sono indietro, ma non così tanto. Roma è al 14esimo, Milano al 50esimo e Napoli al 53esimo. Va meglio Torino, al 104esimo. Ma viene da chiedersi come sarebbe piazzata Palermo se la classifica della metropoli la tenesse in considerazione.traffico-Milano-586x439

Fonte: ecoblog.it

Emergenza rifiuti a Palermo: Amia fallita e le strade diventano una discarica

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La discarica di Bellolampo è al limite della saturazione, l’Amia è fallita e in tre anni di gestione commissariale sono stati persi altri 90 milioni di euro. Si aspettavano i profumi e i colori della primavera a Palermo e, invece, sono i maleodoranti sacchetti dell’immondizia e i colori spenti dei sacchetti di plastica a contraddistinguere questi giorni di fine aprile. Cumuli di rifiuti, cassonetti stracolmi che invadono i marciapiedi e persino le corsie riservate ai mezzi pubblici. Non è certo uno spettacolo edificante per i turisti che iniziano ad arrivare nel capoluogo siciliano. Dopo Napoli e Roma, dunque, l’emergenza rifiuti si sposta ancora più a sud, dove il mix dei primi caldi e dei rifiuti sta saturando l’aria con un odore nauseabondo. La situazione va avanti da alcune settimane ed è diventata critica quando il Tribunale di Palermo ha dichiarato fallita l’AMIA la società che si occupa della gestione dei rifiuti in città. Nei giorni scorsi il sindaco Leoluca Orlando aveva pesantemente attaccato i tre commissari Sebastiano SorbelloFrancesco Foti e Paolo Lupi puntando l’indice su una gestione commissariale che in tre anni di gestione ha fatto perdere ulteriori 90 milioni di euro all’utility già in difficoltà. Ora interverranno i curatori fallimentari . I problemi, purtroppo, non sono soltanto di ordine economico o, meglio, i buchi di bilancio hanno provocato disagi a livello logistico: la discarica di Bellolampo (le cui recenti traversie rappresentano un capitolo a parte di questa triste storia) potrebbe saturarsi entro fine mese. Anche quando ripartirà la raccolta dei rifiuti potrebbe non esserci lo spazio necessario a stoccarli. Si profila all’orizzonte la realizzazione di un termovalorizzatore che presuppone, però, una differenziazione nella raccolta dei rifiuti. Per il momento i cittadini, esasperati dagli odori nauseabondi, hanno deciso di dar fuoco ai rifiuti accendendo una cinquantina di roghi che hanno costretto le forze dell’ordine a intervenire. Molto duro il commento alla vicenda del Presidente dei Circoli dell’Ambiente, Alfonso Fimiani:

Le immagini di una Palermo invasa dai rifiuti non sono che l’epilogo di una situazione drammatica che denunciamo da anni. Durante le elezioni regionali la nostra critica è stata trasversale: nessuno dei candidati a Governatore si era minimamente preoccupato di avanzare proposte di risoluzione di una problematica che ha radici profonde e lontane nel tempo e questi sono i risultati. Non accettiamo che ci sia il solito scaricabarile: le responsabilità sono dell’intera filiera istituzionale che non è stata ancora in grado di assicurare alla Regione Sicilia impianti adeguati per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. Addossare le colpe agli eletti dell’ultima tornata è ridicolo: il tema non è stato mai affrontato con un piglio che possa portare ad una risoluzione definitiva. In Sicilia servono i termovalorizzatori: è necessario costruirne uno in ogni Provincia. A questi è necessario affiancare serie politiche di riduzione, recupero e riciclo: il rifiuto deve essere trasformato in risorsa, come recita il nostro slogan.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

A Palermo l’acqua ritorna pubblica

Il Comune di Palermo ha confermato la decisione dell’amministrazione di trasformare AMAP – la società che gestisce il servizio idrico integrato della città – da S.p.A. (ente di diritto privato) in Azienda speciale (ente di diritto pubblico). Grande soddisfazione è stata espressa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua.

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Il 4 aprile 2013, è stata una giornata storica per il Comune di Palermo: l’amministrazione ha deciso di ritornare ad una gestione interamente pubblica dell’acqua e del servizio idrico integrato (SII) ed ha deliberato la trasformazione di AMAP S.p.A. (attualmente ente di diritto privato) in Azienda speciale (ente di diritto pubblico). Era stato lo stesso Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ad annunciare il ritorno ad una gestione dell’acqua totalmente pubblica e lo aveva fatto proprio durante una manifestazione in difesa dell’acqua pubblica, organizzata a Villa Niscemi dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. In mattinata, il Sindaco aveva anticipato la storica decisione e, nel pomeriggio dello stesso giorno, l’amministrazione palermitana ha approvato la Delibera che dà il via libera alla ripubblicizzazione di AMAP. AMAP, infatti, pur essendo costituita dal Comune di Palermo quale Socio unico , oggi è un’azienda di diritto privato. Nella recente ed importante Delibera, la Giunta comunale di Palermo sottolinea come sia ormai “acclarato che l’acqua è un bene essenziale ed insostituibile per la vita, e pertanto, la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile, nonché all’acqua necessaria al soddisfacimento dei bisogni collettivi, costituiscono un diritto inviolabile che può, a giusto titolo, essere individuato fra quelli tutelati all’Art. 2 della Costituzione”. La Delibera di Giunta (D.G.C. nr. 46 del 04.04.2013 “Trasformazione della Società AMAP S.p.A. in Azienda Speciale-Atto di indirizzo”) si avvia formalmente il processo di “ri-pubblicizzazione” dell’acqua, mettendo in moto il procedimento di trasformazione dell’AMAP, l’attuale azienda di diritto privato che gestisce il servizio idrico, in una “azienda speciale di diritto pubblico, improntata a criteri di economicità, efficienza e trasparenza come per altro sancito dal risultato elettorale del 2011 col quale milioni di italiani hanno fatto una chiara scelta per l’acqua pubblica.

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La Giunta motiva la propria scelta sia sul piano formale, richiamando le pronunce del Parlamento Europeo e dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che “hanno affermato la non assoggettabilità delle risorse idriche alle logiche di mercato interno, ribadendo, peraltro, il diritto di accesso all’acqua quale diritto fondamentale di ogni persona”, sia sul piano ambientale, ricordando che “l’acqua è un bene tendente ad esaurirsi, pur essendo rinnovabile, e da ciò discende la necessità di un uso responsabile, consapevole, affinché possa essere reso disponibile per le generazioni future.” È necessario, si legge ancora nella Delibera, che “l’Amministrazione comunale si faccia garante del principio dell’accesso all’acqua per tutti e che siano quindi posti in essere i conseguenti interventi di natura amministrativa”. Per questo, viene dato l’incarico formale agli Uffici competenti “di predisporre tutti gli atti necessari a modificare le norme statuarie, riferite alla Società AMAP S.p.A. da sottoporre all’esame ed all’approvazione del Consiglio Comunale, nel senso di procedere alla trasformazione della suddetta Società in soggetto giuridico di diritto pubblico, con le caratteristiche di azienda speciale”. “Quello che compiamo oggi”, ha dichiarato in proposito il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, “è un passo importante per sancire due principi cardine dell’azione amministrativa della nostra Giunta: il primo è che il volere dei cittadini espresso con il referendum del 2011 è volere sovrano e va rispettato a tutti i livelli istituzionali; il secondo principio è quello intrinseco nell’atto che oggi abbiamo approvato e cioè che l’acqua va riconosciuta, valorizzata e tutelata come bene comune e l’accesso all’acqua va garantito come diritto fondamentale non sottoposto alle leggi del mercato”. Grande soddisfazione è stata espressa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, che ha così commentato: “Con la delibera del 4 aprile 2013 si avvia concretamente la ripubblicizzazione e l’attuazione degli esiti referendari a Palermo. Con questo atto, il Comune di Palermo si affianca ai 135 Comuni siciliani – ed alla Provincia – che si sono opposti alla privatizzazione. Giornata storica per il movimento per l’acqua in Sicilia!”.

Fonte: il cambiamento

Acqua in Vendita?
€ 15

Traffico automobilistico: a Roma automobilisti in coda quattro giorni all’anno

Ma l’indice di congestione di Palermo è il primo in Italia e quinto in Europa 

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Più le città sono antiche e più i loro centri storici sono angusti e le loro arterie di scorrimento intasate. L’Italia di città antiche ne ha in abbondanza e anche se molti centri urbani, nel corso dei decenni, si sono rifatti il look e hanno eliminato un po’ di traffico su gomma grazie alle metropolitane, le nostre città restano fra le più intasate del mondo. A dirlo è la TomTom Italy & Balkans che ha analizzato sei trillioni di informazioni, raccolte anonimamente in 161 città del mondo. La ricerca tiene conto del traffico in termini assoluti (quanto tempo si resta imbottigliati) e relativi (quanto tempo si perde in relazione alla lunghezza del tragitto). Nel primo caso il triste primato è di Roma con 93 ore in coda, praticamente quattro giorni. Nel secondo caso l’indice di congestione più alto è di Palermo con il 39% di tempo in più per precorrere un tratto di strada nelle ore di punta. In condizioni normali lo spostamento sarebbe di mezz’ora? Durerà 49-50 minuti. In totale le ore perse sono 89 all’anno. Il capoluogo siciliano è al quinto posto della classifica europea dietro a Mosca (incubo degli automobilisti), Istanbul, Varsavia e Marsiglia, ma nel ranking globale precede Los Angeles, Sydney e Rio de Janeiro. Nelle prime ventidue posizioni della classifica europea ci sono quattro italiane: oltre a Palermo quinta, Roma ottava, Milano ventesima, con 89 ore nel traffico come Palermo ma tratte più lunghe, dunque coefficiente più basso, e, infine, Napoli ventiduesima. A Milano, per esempio, il traffico è diminuito grazie all’introduzione della Ztl, ma soprattutto a causa della crisi: la gente ha meno soldi per la benzina e ha riscoperto mezzi pubblici e biciclette. Pil e traffico insomma sono inversamente proporzionali.

Fonte:  Repubblica