Pediatri per la gentilezza: la rete dei medici che rilasciano ricette “speciali”

Nella rete dei professionisti – dagli amministratori pubblici agli insegnanti, ai giornalisti – che hanno aderito alla chiamata del progetto Costruiamo Gentilezza ci sono anche i medici pediatri. Per assolvere il loro compito, oltre al ricettario medico hanno creato un particolare “ricettario della gentilezza”.

Puglia – Lo scorso anno è stata avviata in Puglia la Rete Nazionale Medici Pediatri per la Gentilezza, i cui aderenti sostengono l’attuazione del progetto nazionale Costruiamo Gentilezza, coordinato dall’associazione Cor et Amor, affinché la gentilezza diventi un’abitudine sociale diffusa. I componenti della rete sono medici pediatri ospedalieri e di famiglia, o in pensione, oppure studenti universitari della specialistica. Gradualmente la rete sta coinvolgendo medici pediatri di tutta Italia. Per ricevere tale riconoscimento è sufficiente compilare un form d’accesso condividendo una pratica di gentilezza già messa in atto nell’abituale espletamento delle proprie mansioni mediche. Tramite lo svolgimento della propria professione i medici pediatri per la gentilezza diventano portavoce dei bisogni dei bambini e delle loro famiglie, non solo in termini di salute, ma anche di benessere e di prevenzione. Coinvolgono la comunità e propongono e condividono le buone pratiche di gentilezza, anche innovative, per accrescere il benessere della collettività mettendo al centro i bambini. Come canale comunicativo con i loro piccoli assistiti impiegano anche i giochi della gentilezza.

Tra le prime buone pratiche di gentilezza attuate e condivise vi è il ricettario della gentilezza, generato dalla condivisione di idee tra la medica pediatra Arcangela De Vivo, la psicologa Donata Dileo e il coordinatore dell’iniziativa Luca Nardi. In sostanza questo insolito ricettario, a disposizione dei medici pediatri per la gentilezza , consente loro di prescrivere buone pratiche gentili ai loro piccoli assistiti e ai genitori, da mettere in pratica in famiglia o verso la propria comunità locale. Nelle indicazioni riportate nel ricettario si legge: “La gentilezza é un’abilità trasversale che possiede effetti collaterali virtuosi correlati alla sua attuazione“. Grazie al sostegno incondizionato di Humana, è stato possibile realizzare dei ricettari della gentilezza cartacei, distribuiti gratuitamente, come test prova, a tutti i Medici Pediatri Pugliesi, mentre a disposizione dei medici pediatri delle altre regioni è stata messa a disposizione la matrice della ricetta, scaricabile dalla piattaforma web. Lo scorso 1° Luglio il ricettario della gentilezza è stato presentato pubblicamente presso uno studio pediatrico di San Severo, alla presenza dell’Assessore Regionale al Welfare della Puglia sig.a Rosa Barone.

Sono diversi i medici pediatri per la gentilezza che hanno già prescritto una ricetta ai bambini che seguono, come emerge da alcune testimonianze. La Dottoressa Francesca Paola Fiore di Monopoli ha prescritto la sua prima ricetta alla mamma di Aaron e di Olivia, tutti e tre ricoverati per covid, invitandola ad abbracciarli forte finché non avesse sentito battere i cuori all’unisono. Questa mamma quando ha letto la ricetta si è commossa.

La Dottoressa Francesca Paola Fiore

La Dottoressa Luisa Belsito di Corato ha rilasciato le ricette della gentilezza ai bambini che durante la visita l’hanno colpiscono per i loro atteggiamenti in positivo o in negativo. Ad esempio, ha prescritto a un bambino che teneva per mano il fratello più piccolo (che aveva paura della visita) di continuare a essere così premuroso con lui e con tutti coloro che vede in difficoltà. Quando ha notato che due sorelle erano scorbutiche e arroganti con la mamma, ha scritto sulla ricetta di rispettare e amare i genitori e di sorridere a tutti perché l’arroganza fa male prima a loro e poi a tutti coloro che le amano.

Il riscontro dei bambini è stato subito di stupore, poi hanno portato via la ricetta con orgoglio e con la voglia di attenersi alla prescrizione, mentre i genitori hanno apprezzato e hanno chiesto ai loro figli l’impegno a rispettare i consigli proposti. Un altro dei pediatri per la gentilezza è il Dottor Giuseppe Pulito di Fasano, che ha prescritto ad Annalisa e Giuseppe di 6 e 7 anni di portare una parola semplice e gentile nella loro famiglia quando sarebbero tornati a casa, spiegando la motivazione. La Dottoressa Arcangela De Vivo di San Severo l’ha rilasciato a Chiara perché ha visto che era una bambini timida e chiusa e ha scritto una ricetta con l’invito a socializzare di più. La pratica che ha proposto è di andare al parco giochi e giocare di più con gli altri bambini.

Il ricettario della gentilezza è una buona pratica aperta alle idee, alle proposte e ai suggerimenti dei medici pediatri che lo propongono, attraverso la condivisione delle esperienze si favorisce la generazione di nuove soluzioni utili a rispondere ad alcuni dei bisogni dell’infanzia.

Per i medici che vogliono diventare pediatri per la gentilezza che avessero bisogno di ulteriori informazioni è a loro disposizione la mail retemedicipediatri@costruiamogentilezza.org o il numero Whatsapp 3282955915.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/09/pediatri-per-la-gentilezza/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

La Casa del Giocattolo Solidale: riuso e condivisione per fare felici i bambini

Economia del dono, solidarietà e seconda vita per gli oggetti usati si fondono in un progetto di mutuo aiuto rivolto ai più piccoli e alle loro famiglie. Partendo dalla distribuzione di giocattoli di seconda mano, un’associazione di Varese ha costruito una rete di vicinanza e appoggio morale e concreto per i nuclei familiari con difficoltà economiche.

VareseLombardia – Durante il primo lockdown a Varese è nata la Casa del Giocattolo Solidale per promuovere il benessere e il sostegno dell’infanzia all’interno di famiglie con situazioni e realtà più delicate. Il motto del progetto é “dona un giocattolo, regala un sorriso!”.

Perché i giocattoli? Quanto sono importanti per i bambini? Si può crescere facendone a meno? Attraverso il gioco il bambino acquista maggiore fiducia nelle proprie capacità, prende coscienza del fatto che possiede delle abilità e delle caratteristiche. Attraverso il gioco i bambini imparano e crescono scoprendo piano piano il proprio corpo.

L’attività ludica è funzionale e proporzionale allo sviluppo sensoriale e motorio, aiuta i bambini a mantenersi attivi e reattivi influenzando anche la creatività, la consapevolezza, l’apprendimento e la capacità di risolvere e superare gli ostacoli. Il rapporto che si instaura tra genitori e figli durante il gioco è determinante, è un momento importante di socializzazione che permette di migliorare anche la qualità della loro comunicazione e della loro relazione.

Economia del dono, solidarietà e seconda vita per gli oggetti usati si fondono in un progetto di mutuo aiuto rivolto ai più piccoli e alle loro famiglie. Partendo dalla distribuzione di giocattoli di seconda mano, un’associazione di Varese ha costruito una rete di vicinanza e appoggio morale e concreto per i nuclei familiari con difficoltà economiche.

VareseLombardia – Durante il primo lockdown a Varese è nata la Casa del Giocattolo Solidale per promuovere il benessere e il sostegno dell’infanzia all’interno di famiglie con situazioni e realtà più delicate. Il motto del progetto é “dona un giocattolo, regala un sorriso!”.

Perché i giocattoli? Quanto sono importanti per i bambini? Si può crescere facendone a meno? Attraverso il gioco il bambino acquista maggiore fiducia nelle proprie capacità, prende coscienza del fatto che possiede delle abilità e delle caratteristiche. Attraverso il gioco i bambini imparano e crescono scoprendo piano piano il proprio corpo.

L’attività ludica è funzionale e proporzionale allo sviluppo sensoriale e motorio, aiuta i bambini a mantenersi attivi e reattivi influenzando anche la creatività, la consapevolezza, l’apprendimento e la capacità di risolvere e superare gli ostacoli. Il rapporto che si instaura tra genitori e figli durante il gioco è determinante, è un momento importante di socializzazione che permette di migliorare anche la qualità della loro comunicazione e della loro relazione.

A seguito dell’emergenza sanitaria causata dal Covid, in molte famiglie le difficoltà economiche sono aumentate e le poche risorse economiche a disposizione sono state comprensibilmente dirottate tutte verso i beni di prima necessità; il gioco è stato un po’ trascurato. Tutto questo ha rafforzato la missione per cui è nata l’associazione: donare un giocattolo, ma essere anche vicini ai bambini e alle loro famiglie nei momenti più delicati e importanti della vita.

Sono tante le organizzazioni che si occupano di beni di prima necessità; al contrario, sono poche le associazioni che si occupano del gioco e ancora meno le realtà che mettono a disposizione di bambini cresciuti in contesti complicati e difficili spazi accessibili gratuitamente senza nessun costo per la famiglia. L’associazione del Giocattolo Solidale di Varese infatti, è alla ricerca di un locale da trasformare in uno spazio di gioco dove le famiglie con più difficoltà possano aderire e partecipare ad attività ludiche e di laboratorio in maniera gratuita. «Sogniamo uno spazio dove tutti i bambini, anche se le loro famiglie non hanno risorse sufficienti, possano giocare spensierati». Un luogo dove poter festeggiare il compleanno o giocare in serenità. Al momento la Casa del Giocattolo Solidale aiuta oltre 200 bambini – il 26,4% di loro è in età prescolare, il 40,6% frequenta la scuola primaria, il 33% è adolescente – dando loro la possibilità di avere dei sogni, delle ambizioni e degli obiettivi. Oltre ai giocattoli, infatti, l‘associazione cerca di ridurre le distanze fornendo materiale scolastico a chi non ha la possibilità economica per acquistarlo autonomamente e infondendo un senso di comunità tra le persone e i luoghi, rafforzando ogni giorno i contati.

A seguito dell’emergenza sanitaria causata dal Covid, in molte famiglie le difficoltà economiche sono aumentate e le poche risorse economiche a disposizione sono state comprensibilmente dirottate tutte verso i beni di prima necessità; il gioco è stato un po’ trascurato. Tutto questo ha rafforzato la missione per cui è nata l’associazione: donare un giocattolo, ma essere anche vicini ai bambini e alle loro famiglie nei momenti più delicati e importanti della vita.

Sono tante le organizzazioni che si occupano di beni di prima necessità; al contrario, sono poche le associazioni che si occupano del gioco e ancora meno le realtà che mettono a disposizione di bambini cresciuti in contesti complicati e difficili spazi accessibili gratuitamente senza nessun costo per la famiglia. L’associazione del Giocattolo Solidale di Varese infatti, è alla ricerca di un locale da trasformare in uno spazio di gioco dove le famiglie con più difficoltà possano aderire e partecipare ad attività ludiche e di laboratorio in maniera gratuita. «Sogniamo uno spazio dove tutti i bambini, anche se le loro famiglie non hanno risorse sufficienti, possano giocare spensierati». Un luogo dove poter festeggiare il compleanno o giocare in serenità. Al momento la Casa del Giocattolo Solidale aiuta oltre 200 bambini – il 26,4% di loro è in età prescolare, il 40,6% frequenta la scuola primaria, il 33% è adolescente – dando loro la possibilità di avere dei sogni, delle ambizioni e degli obiettivi. Oltre ai giocattoli, infatti, l‘associazione cerca di ridurre le distanze fornendo materiale scolastico a chi non ha la possibilità economica per acquistarlo autonomamente e infondendo un senso di comunità tra le persone e i luoghi, rafforzando ogni giorno i contati.

La Casa del Giocattolo Solidale e Cuorieroi Per Bambini Eroi donano anche camerette e biciclette e grazie a “Un Sorriso per La Scuola”, progetto organizzato dall’associazione Pane di Sant’Antonio e La Casa del Giocattolo Solidale Varese, con il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto e il patrocinio del Comune di Varese, tanti bambini e adolescenti andranno a scuola il prossimo anno con uno zaino nuovo e tutto il materiale scolastico necessario.

Aiutare senza sprecare! La Casa del Giocattolo Solidale ridà spesso una nuova vita a tutti quegli oggetti che vengono abbandonati nei cassetti, ma che possono avere un altro tipo di uso per chi ne ha bisogno, evitando lo spreco e ogni tipo di consumismo. Uniti si è sempre più forti, soprattutto quando a guidare le azioni sono il cuore e la voglia di regalare un sorriso a chi è un po’ meno fortunato.

La condivisione è la vera risorsa per superare le disparità economiche e sociali. Le realtà come la Casa del Giocattolo Solidale di Varese ci raccontano di altri mondi e di altri valori che possono fare la differenza.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/08/casa-del-giocattolo-solidale/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

«Camminare coi bambini insegna che siamo fatti per vivere in natura»

Marta Filippini è un’operatrice shiatsu che ha dato vita a un percorso di ricerca attraverso yoga, shiatsu, colloqui di coaching ed escursioni all’aria aperta. Lo scopo? Trovare il nostro personale modo di stare bene. Da anni lavora con i bambini e oggi collabora con l’Associazione Dèi Camminanti, organizzando campi estivi residenziali in natura per bimbi e ragazzi.

«Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi». Italo Calvino

Zaino in spalla, sguardo verso l’orizzonte e partire, senza badare alla salita. Andare, come i viandanti di un tempo, sperimentando quel senso di libertà e di leggerezza di cui si iniziava a provare nostalgia in questi mesi. E camminare insieme, riscoprendo la bellezza di un gesto elementare che prevede “semplicemente” il mettere i piedi uno davanti all’altro, ma così ricco di significato. Soprattutto oggi.

A dare ulteriore valore a tutto questo c’è poi chi riesce, attraverso gioco ed esercizi di ascolto, a camminare portando l’attenzione al proprio sentire, ai sensi e a ciò desideriamo per noi, per stare bene. Marta Filippini, operatrice Shiatsu, segue il metodo SoHam, che in sanscrito significa “Io sono” ed è un percorso di indagine e ricerca per conoscere davvero se stessi e diventare consapevoli delle proprie risorse. Da tempo organizza camminate e laboratori tematici, proprio per offrire nuove esperienze di crescita a bambini, ragazzi e adulti. Oltre a lavorare come libera professionista, collabora con l’Associazione Dèi Camminanti, che ha sede a Vicopisano. Grazie a questo lungo filo rosso, con cui la Liguria si allaccia alla Toscana, Marta porta avanti tutta una serie di attività nella meravigliosa natura ligure, tra Genova e La Spezia: escursioni, viaggi a piedi, campi natura, lezioni in cammino. Un inno alla convivialità a 360°, rigorosamente all’aperto.

LA STORIA

L’avvicinamento di Marta alla natura risale a quando lei era piccolissima: «L’ho sempre vissuto come una spinta innata, uno spazio di autonomia e di benessere per una bimba molto emotiva. Crescendo è rimasto un modo per riappacificarmi con la vita dopo momenti di difficoltà o grandi dolori».

La decisione di far diventare un lavoro questa sua inclinazione emerge come completamento e integrazione delle pratiche di insegnamento di yoga per adulti. «Se yoga è unione e relazione con il cosmo, farlo in natura è il modo migliore per sperimentarlo. Camminare in natura, quindi, diventa facilmente collegabile alla pratica».

LE ATTIVITÀ

YoCammino, esperienze outdoor per famiglie, Bambirazzi, trekking per bambini e ragazzi dai 10 ai 14 anni e, ora, con l’inizio dell’estate, i campi natura. Molte di queste attività, Marta le svolge in collaborazione con Marco Fossati, l’erborista autore del Metodo Intuitivo che avvicina persone di tutte le età alla natura, proprio per stimolare i più piccoli a osservare l’ambiente con nuovi occhi.

«Vogliamo contribuire al ritorno dei bambini a una socialità più libera e vicina alla naturale propensione umana di vivere direttamente con il corpo e socialmente l’instaurarsi di interazioni e relazioni con gli altri, con gli animali, le piante, il mondo delle cose e con tutto quanto è altro e fuori da noi per conoscere, apprendere e crescere».

Marta Filippini insieme a Marco Fossati

In particolare i campi estivi in natura sono attività immersive per i piccoli partecipanti e, in quanto tali, sono preziose opportunità di crescita e di conoscenza di sé, in cui ci si schiude alla bellezza del mondo e degli altri. «Guarderemo insieme il risveglio del giorno o le stelle di notte, accoccolati sulla sabbia del mare o sdraiati in una radura vicino a un albero, conosceremo chi ci accompagna nel cammino e non abbiamo mai incontrato prima, balleremo vicino a un fuoco, ascolteremo le nostre voci e quelle del mondo che ci circonda».

Da tutte queste esperienze con i più piccoli Marta sta imparando molto: «In primis, stando a contatto coi bambini, diventa lampante che siamo fatti per vivere all’aperto e che stare in natura attiva risorse che gli spazi chiusi e la città inibiscono e assopiscono, risorse che sono davvero preziose in questo momento così impegnativo sul fronte delle relazioni, dell’essere umano e quindi della salute».

L’ASSOCIAZIONE

L’associazione a cui Marta e Marco si appoggiano è nata nel 2015 allo scopo di realizzare attività in natura. «Siamo ora un gruppo di persone la cui radice comune è un variegato e approfondito studio e una ricerca di esperienze outdoor, per il proprio piacere e benessere personale: camminare, yoga, educazione all’aperto, teatro nella natura e tutte quelle attività che partono dai contesti, dalle relazioni, da ciò che è prima di tutto fuori di noi e richiede prima, e anche durante, ascolto e silenzio».

Il nome stesso dell’associazione è particolare: Dèi Camminanti. «Diamo significato a quel piccolo segno, l’accento, che cambia punto di vista e lega passi e idee, andare e stare, spirito e radici, leggerezza e fermezza, territorio e persone». Per Marta e tutti loro camminare è una festa, un modo per avvicinarsi ai luoghi con poesia. «Camminiamo per incrociare e intrecciare il mondo a piedi: il mondo degli uomini, quello della natura e forse, perché no, anche quello degli dèi».

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/06/camminare-natura/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Un kit educativo per aiutare i bambini a non smettere di sognare

Una porta in legno, un libro illustrato e tante idee per stimolare l’immaginazione e la creatività dei bambini. Così lettura e fantasia si trasformano in una finestra sul mondo per ricordare ai più piccoli quanto sia importante immaginare, soprattutto in questo periodo storico. Vi raccontiamo il progetto “Senza bussare”.

Erika Nani è una ragazza romana da tempo trapiantata in Liguria, a Sarzana. Scrittrice di romanzi e favole per bambini, lavora in ambito amministrativo ma ama la dimensione radiofonica, a cui dona quotidianamente la voce e le idee, come speaker e autrice per diverse emittenti. Insieme a un’illustratrice, Rebecca Ferrari, ha recentemente dato vita a “Senza Bussare“, un progetto educativo nato dall’esigenza di dare ai bambini la possibilità di trovare un piccolo sbocco sul mondo durante i periodi di isolamento casalingo. L’abbiamo intervistata per scoprire di che si tratta e come si articola questa iniziativa.

Com’è nata l’idea di dare vita a “Senza bussare”? 

Proprio come la fantasia, che arriva senza bussare, volevamo trovare un modo per consentire a un amico immaginario sempre diverso (elfo di Natale, topolino dei denti, coniglietto di Pasqua) di raggiungere i bambini nelle loro camerette. Nella confezione che spediamo, solitamente tematica – Natale, caduta del dentino, Pasqua… – inseriamo un libro scritto da me e illustrato da Rebecca Ferrari, che genitori e bimbi possono leggere con facilità – il font è in stampatello maiuscolo – e una metaforica “porticina” in legno, realizzata interamente a mano, che può essere interpretata dai bimbi come un passaggio magico (il kit include anche una bacchetta per “attivarla”) a cui affidare sogni, segreti e preoccupazioni. Non solo un gioco, quindi, ma anche uno strumento educativo per affiancare i bambini in momenti difficili come quello in cui stiamo vivendo.

Chi fa parte del progetto?

Oltre a me e all’illustratrice sono parte essenziale del progetto le ragazze di Abygaille, un gruppo che organizza da anni eventi per bambini e ragazzi (tra cui il conosciuto Castello Stravagario): sono loro che creano e dipingono le porte di “Senza Bussare”. 

Com’è nata l’idea di dare vita a “Senza bussare”? 

Proprio come la fantasia, che arriva senza bussare, volevamo trovare un modo per consentire a un amico immaginario sempre diverso (elfo di Natale, topolino dei denti, coniglietto di Pasqua) di raggiungere i bambini nelle loro camerette. Nella confezione che spediamo, solitamente tematica – Natale, caduta del dentino, Pasqua… – inseriamo un libro scritto da me e illustrato da Rebecca Ferrari, che genitori e bimbi possono leggere con facilità – il font è in stampatello maiuscolo – e una metaforica “porticina” in legno, realizzata interamente a mano, che può essere interpretata dai bimbi come un passaggio magico (il kit include anche una bacchetta per “attivarla”) a cui affidare sogni, segreti e preoccupazioni. Non solo un gioco, quindi, ma anche uno strumento educativo per affiancare i bambini in momenti difficili come quello in cui stiamo vivendo.

Chi fa parte del progetto?

Oltre a me e all’illustratrice sono parte essenziale del progetto le ragazze di Abygaille, un gruppo che organizza da anni eventi per bambini e ragazzi (tra cui il conosciuto Castello Stravagario): sono loro che creano e dipingono le porte di “Senza Bussare”. 

Erika Nani con una parte del kit

Cosa vi ha spinto a unirvi e scegliere di dedicare cura e attenzione all’educazione infantile?

Ci piace l’idea di stimolare l’immaginazione di ogni bimbo e di non farlo sentire mai solo. I tanti messaggi che ci arrivano ci spronano a continuare a lavorare in tal senso. Una mamma, per esempio, ci ha ringraziate per l’aiuto che la favola e la porta hanno dato a suo figlio e noi ci siamo riempite di orgoglio e di emozione.

Cosa state imparando da questa esperienza?

Mettendo insieme la nostra creatività, con le storie e le illustrazioni e creando con legno e fantasia, si può arrivare al cuore delle persone. In questo modo sentiamo di poter dare vita a occasioni per passare del tempo insieme ai propri figli e, attraverso le favole, diffondiamo il messaggio che bisogna credere in sé stessi e negli altri.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/04/kit-educativo-bambini-sognare/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Oltre le restrizioni, il Teatro alla Finestra! Per la gioia dei bambini

Nell’ambito della rassegna Piccoli Sguardi, la compagnia teatrale casentinese NATA Teatro ha lanciato uno spettacolo che, pur rispettando le misure di sicurezza sanitaria imposte dalla pandemia, rimane vicino ai bambini e non rinuncia all’arte e al teatro.

«Una delle tante cose che ci ha indotto a fare questa pandemia è trovare soluzioni creative», spiega soddisfatta Laura Gorini di NATA Teatro mentre indossa i costumi di scena nel cortile di una scuola dell’Appennino tosco-romagnolo. Fra pochi minuti andrà in scena uno spettacolo per i bambini, che potranno assistervi comodamente seduti nella loro classe, semplicemente guardando fuori dalla finestra.

L’iniziativa si chiama infatti “Teatro alla Finestra”, sottotitolo “Parole Trasparenti”. Trasparenti perché non vengono pronunciate dagli attori, ma mostrate attraverso i vetri su grandi e colorati cartelli che recano lettere e disegni, dando “voce” allo spettacolo. «Anche attraverso il vetro arriva la meraviglia dei bambini quando facciamo qualcosa di creativo, che ha a che fare con la narrazione e con lo stupore», spiega Livio Valenti, direttore artistico della Compagnia.

«Piccoli Sguardi – prosegue il direttore – quest’anno arriva in ritardo perché finora, vista la situazione dettata dalla pandemia, non sapevamo che cosa fare! Potevamo saltare questa edizione, potevamo lasciar perdere viste le molteplici difficoltà, la cosa però non ci piaceva affatto e grazie ad alcune attività sperimentali abbiamo visto che qualcosa è possibile fare, ma soprattutto qualcosa è necessario fare».

Lo sforzo di NATA Teatro nel garantire una programmazione è stato intenso ed esemplare e testimonia come la cultura debba necessariamente trovare spazio pur nella difficile situazione che stiamo vivendo, ma anche come i protagonisti del mondo dello spettacolo non si rassegnino al ruolo secondario a cui sono stati incomprensibilmente relegati dai decisori politici e facciano ricorso alla loro creatività per ritagliarsi da soli lo spazio che è stato loro negato.

Da sinistra, Livio Valenti, Mirco Sassoli e Laura Gorini di NATA Teatro

«Abbiamo percepito un grande bisogno di socialità – prosegue Livio Valenti commentando le prime uscite di questa rassegna “socialmente distanziata” – e abbiamo per questo stilato per Piccoli Sguardi un programma ricco di proposte per attività possibili (e impossibili!), in presenza o da remoto». L’edizione di quest’anno è dedicata a Dante Alighieri, sia per la ricorrenza dei 700 anni dalla morte, sia perché, come dice Livio, «mai come adesso, il suo verso “mi ritrovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita…” ci sembra attuale».

Moltissimi i sostenitori e partner dell’iniziativa, primi fra tutti la “Fondazione Giuseppe e Adele Baracchi” e i Comuni della vallata casentinese di Bibbiena, Capolona, Castel Focognano, Castel San Niccolò, Chitignano, Chiusi della Verna, Montemignaio, Ortignano – Raggiolo, Poppi, Pratovecchio – Stia, Subbiano, Talla. Tra le proposte troviamo, oltre il collaudatissimo “TEATRO ALLA FINESTRA” per le scuole dell’infanzia, la novità di “DANTE ALLA FINESTRA” per i ragazzi più grandi, con gli attori che, fuori dalle finestre delle scuole, reciteranno brani tratti dagli spettacoli “Divina Commedia al bar” e “Ulisse XXVI° Canto”.

Moltissime sono poi le attività proposte da svolgersi “da remoto”: visione degli spettacoli di NATA Teatro “PIERINO E IL LUPO” e “TIPPI E TOPPI” in streaming sulla LIM (Lavagna interattiva multimediale) e ciclo di attività laboratoriali sui linguaggi musicali o sulla lingua inglese. Per le scuole superiori, si è pensato al progetto “DIRE DANTE” curato da Alessandra Aricò: una serie di incontri laboratorio sulla lettura degli endecasillabi e realizzazione di composizioni originali con la stessa tecnica. C’è poi “FACCIAMO FINTA CHE…” un laboratorio sull’espressività teatrale e su giochi di ruolo per ragazzi di elementari e medie, e inoltre attività di sostegno alla didattica da concordare con gli inseganti, come le iniziative già messe in campo nel maggio 2020. Insomma, il cartellone è ricchissimo ed è possibile seguire più da vicino ciascuna attività sulla pagina Facebook di NATA Teatro.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/02/oltre-restrizioni-teatro-alla-finestra-gioia-bambini/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Il Pozzo: la fattoria didattica che avvicina i bambini al mondo agricolo

La Fattoria didattica il Pozzo è da sempre un’azienda al femminile, organizzata e condotta a Buttigliera d’Asti dalla sua titolare Maria Francesca Lovisolo. Offre a bambini, ragazzi e adulti l’opportunità di fare esperienza avvicinandosi alla vita agricola e all’allevamento delle pecore, per insegnare attraverso un approccio etico il rispetto degli animali, della terra, dell’ambiente e dello scandirsi delle stagioni.

«Fare didattica significa, per me, trasmettere le conoscenze che ho appreso negli anni. Dal momento in cui ho compreso che educare rappresenta l’atto più rivoluzionario che potessi utilizzare per dare il mio contributo per un futuro migliore, ho lavorato, perfezionato e studiato “come” educare». Con queste parole si racconta Maria Francesca Lovisolo, da tutti conosciuta come Mimma, titolare dell’azienda agricola zootecnica e fattoria didattico-pedagogica Il Pozzo, situata sulle colline di Buttigliera d’Asti, non molto lontano da Torino. Invece di iscriversi all’università Mimma ha scelto di seguire il richiamo della terra, dell’irrinunciabile contatto con gli animali, le piante e la natura nella sua totalità. «In questi 42 anni ho permesso alla vita e alla natura di dialogare nel profondo con me stessa. Ho dedicato il mio lavoro iniziale alle piante e ai boschi, grazie agli insegnamenti di mio padre che di professione faceva il fitovirologo e che mi ha trasmesso da sempre la conoscenza del mondo vegetale. Successivamente ho costituito un’azienda agricola e mi sono dedicata all’allevamento di 170 pecore di razza Biellese, accompagnandole tra i pascoli in collina e gli alpeggi nelle montagne piemontesi».

Quando Mimma si è trasferita a Buttigliera d’Asti ha dato vita alla sua azienda partendo da zero in un contesto in cui, nonostante esistesse una legge per l’insediamento dei giovani in agricoltura, c’erano pochi fondi a disposizione. «Nella mia vita ho studiato e imparato facendo. All’inizio della mia attività, negli anni ’80, non c’erano veterinari “esperti di pecore”, nessun pastore si sarebbe mai potuto permettere di pagare una parcella pari al valore dell’animale che voleva curare. Così ho iniziato a sperimentare per loro le cure naturali e omeopatiche che già conoscevo. Mi sono dedicata a lavorare la terra, riconoscendo la centralità di quel metodo oggi chiamato “agricoltura biologica” che all’epoca non era ancora normato e riconosciuto».

Così si è rimboccata le maniche e ha dato vita alla sua azienda agricola che da anni rappresenta un luogo caratterizzato da un meraviglioso rapporto di delicati equilibri tra gli esseri viventi. Alla fattoria Il Pozzo si svolgono corsi e momenti esperienziali per le scuole di ogni ordine e grado e si coinvolgono gli adulti prediligendo argomenti su richiesta come nel caso delle piante officinali e di quelle alimurgiche, oppure su argomenti come la lavorazione della lana o il feltro.

È attualmente attivo un progetto estivo per bambini dai 6 ai 12 anni dal nome “Estate in Fattoria” in cui un piccolo gruppo condivide una settimana alla scoperta di questo luogo, e si occupa delle esigenze degli animali seguendone i propri ritmi. Come ci confida, «in generale prediligiamo organizzare piccoli gruppi: come potrei insegnare un rapporto rispettoso per la natura e gli animali se coinvolgessi gruppi troppo numerosi?»

Oltre alle pecore, nella fattoria sono presenti due asine, un cavallo, quasi 50 galline, due cani, i gatti e le api, che sono sotto la costante cura del suo compagno di vita, che all’interno dell’azienda si dedica anche alla gestione degli orti e dei macchinari».

Nella fattoria Mimma insegna ai giovani a portare le pecore al pascolo e a vigilare sulla loro sicurezza, a prendersi cura delle asine imparando ad avvicinarle e provvedere alle mansioni che le riguardano. Si svolgono piccoli lavori nel pollaio, nel rispetto delle abitudini delle galline, come raccogliere le uova e preparare i secchi con i cereali per il loro nutrimento. Poi si gioca, in natura, in compagnia, all’aperto. E lo splendido contesto in cui si inserisce la fattoria didattica rende tutto questo estremamente facile. Nei suoi pressi si estendono pascoli e prati in cui Mimma lavora il fieno, boschi, orti e campi in cui si coltivano ortaggi come aglio, cipolle scalogni, piante da frutto e officinali ed inoltre è presente uno stagno, regno di biodiversità vegetale e animale. Come ci spiega, «il pilastro del messaggio educativo è che gli animali che vivono in questo minuscolo angolo di mondo hanno diritto al rispetto. Noi dobbiamo imparare ad avvicinarli, a prenderci cura di loro nella misura in cui loro lo necessitano e non come noi pretendiamo. Alla fattoria lavoro a fondo sul rapporto essere umano-essere animale: faccio sperimentare ai bambini, ai ragazzi, agli adulti e in alcuni casi alle persone portatrici di disagio psichico tutto ciò che trasmettiamo agli animali, per ragionare insieme su quale sia il modo migliore per interagire con loro».

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/09/pozzo-fattoria-didattica-avvicina-bambini-mondo-agricolo/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Il Mio Nido di Treviglio: rivoluzionare la scuola a partire da 0 anni!

Chi ha detto che è preferibile che due fratelli o sorelle non frequentino la stessa classe o scuola? Perché ci sono tante educatrici e pochi educatori nelle aule italiane? È davvero opportuno o necessario separare i bambini da 0 a 3 anni da quelli da 4 a 6? E se provassimo ad abbattere questo muro e superare altre regole e consuetudini della scuola tradizionale? È quanto sta sperimentando con successo il Mio Nido di Treviglio, tra Milano e Bergamo, che a partire dalla primissima infanzia sta capovolgendo alcune pratiche e principi da tempo cristallizzati nel sistema scolastico. Settima tappa. La penultima di questo primo viaggio nella Scuola che Cambia. Siamo risalti verso nord, nord-ovest e siamo giunti in Lombardia. Qui ci dirigiamo a Treviglio, tra Milano e Bergamo, per visitare un Nido che rimette in discussione molte delle convinzioni su questo tipo di istituto. Appena entrati restiamo colpiti dalla Natura che ha invaso le mura della scuola. Nelle precedenti esperienze, infatti, abbiamo visto scuole materne in cui i bambini venivano portati fuori dalle mura per incontrare la Natura. Anche qui questo avviene, ma essendo il contesto geografico meno adatto a questo tipo di esperienza, la fondatrice – Elisa Pierri – ha deciso di portare la Natura dentro le aule. Ed ecco che ovunque vediamo rami, pigne, bambini che dipingono in piedi, su muri tappezzati di carta da pacchi, con pennelli fatti di rami di pino, su banchi luminosi, ovunque. Colori, odori, emozioni.

I bambini apparecchiano la tavola, prima di pranzo. Con piatti veri, bicchieri di vetro, posate, brocche e tovaglioli di stoffa. Apparecchiano e non rompono le stoviglie. I bambini sono grandicelli, piccoli, piccolissimi. Già perché qui, in questo nido che non è solo un nido, si trovano bambini da zero ai sei anni. Stupiti? Se non lo siete e perché, come me, non avete ancora avuto figli. Se avete sobbalzato, invece, siete genitori o educatori e sapete come tra il nido la materna esista una sorta di muro invisibile, quasi dogmatico, che prevede che i bimbi da zero a tre anni seguano un percorso e quelli da tre a sei un altro. Questo per non farli confondere. Per permettere un loro corretto sviluppo. Per permettere ai fratelli di sviluppare la loro autonomia. Ma siamo sicuri che sia giusto così? Elisa Pierri, fondatrice di questa scuola, nonché autoeletta educatrice imperfetta ha deciso di provare ad abbattere questo muro e ha fondato questo istituto che ospita circa 50 bambini di diverse età, molti fratelli tra loro, apparentemente con grande soddisfazione di genitori e bambini.

Elisa – che fin da bambina voleva fare questo mestiere – ci spiega come sia paradossale che si considerino un problema le interazioni tra le diverse età, quando queste avvengono normalmente tra fratelli e sorelle. «Siamo in uno spazio sperimentale 0/6 che ha abbattuto il muro che separa il nido dall’infanzia. Normalmente sono due mondi che non comunicano. Se le due classi sono vicine si parla addirittura di “promiscuità”. Secondo noi è fondamentale che i fratelli frequentino la stessa scuola, lo stesso ambiente. Così imparano a conoscersi meglio, in contesti diversi, e finiscono con il collaborare anche a casa». In effetti diversi genitori ci confermano la riuscita dell’esperimento e ci confidano anche come sia un sollievo per loro non dover correre tra istituti diversi, riunioni diverse, pulmini diversi e così via.

I bambini trascorrono parte della giornata in giardino. Il resto in aule in cui la natura trabocca. Ovunque materiali naturali, paglia, colori. Per ottenere materiali naturali da loro assenti si sono messi in rete con altri istituti di altre zone geografiche. In questo modo si educa alla conoscenza delle distanze, si parla – con messaggi vocali – con bambini lontani. Si scopre il valore dell’amicizia. Inoltre, Elisa ha deciso di proporre – tra il corpo docente – anche un maestro. Sì, un maschio. In un momento storico in cui finalmente i papà sono sempre più presenti, infatti, perché mai escludere dai percorsi educativi le figure maschili? Ho provato a descrivere quanto ho vissuto, ma se volete davvero capirne di più guardate il mini-documentario che vi proponiamo all’interno di questa pagina. Io vi saluto con le parole di Danilo Casertano, nostro compagno di viaggio nella scuola che cambia: «Dove c’è cura c’è tutto» mi confida emozionato alla fine di questa giornata. Il resto viene dopo.

Dal sito di Elisa Pierri

L’educatrice imperfetta:
Stasera sfatiamo un mito.
Le educatrici, gli educatori sono Donne, talvolta uomini con una vita che non deve mostrare costantemente perfezione.
Gli educatori hanno una loro vita, gli educatori escono la sera ( quando gli restano le forze );
Gli educatori al mattino hanno sonno.
Gli educatori bevono in compagnia.
Gli educatori talvolta fumano.
Gli educatori dicono parolacce.
Gli educatori si arrabbiano, amano, si intristiscono.
Gli educatori vivono problemi quotidiani come tutte le persone.
Gli educatori sono Donne e Uomini e come tali sono imperfetti, ma è solo ammettendolo che riescono a non portare nessuna imperfezione all’interno del loro lavoro.
Fingere che non sia così è pericoloso.

Per seguire Elisa entra nel suo gruppo.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/07/nido-treviglio-rivoluzionare-scuola-partire-0-anni-scuola-che-cambia-7/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

In memoria del ligustro: riflessioni sull’infanzia che c’è stata e su quella che verrà

Mentre lavoro nei campi il pensiero corre ai bambini e ai ragazzi di oggi. Chiusi in città maleodoranti, insensibili a quel po’ di natura che li circonda, attratti dall’artificiale. E le regole “anti-Covid” hanno fatto il resto. Quale società costruiranno le attuali nuove generazioni se non saranno nemmeno più in grado di toccarsi, abbracciarsi, correre e giocare insieme?

In questi giorni di primavera mi capita spesso di passare lunghe ore all’aperto impegnato nei lavori dell’orto e dell’oliveto mentre le rondini sfrecciano sfiorando l’erba e in sottofondo si  ode costantemente il richiamo insistente dei codirossi.

Non presto molta attenzione a ciò che mi circonda. L’angoscia della situazione attuale è troppa, così come la rabbia, e mi pesa l’impotenza nel vedere il mondo che si sgretola di fronte allo strapotere di multinazionali e al movimento pulsante e irrazionale di una società ormai  priva di ogni punto di riferimento, valore e consapevolezza.  Annaffio, rastrello, tasto i baccelli, raccolgo le potature degli ulivi, apro e chiudo il recinto delle vecchie cavalle pony. Il tempo passa veloce. Tuttavia c’è qualcosa che mi distrae, un essere vivente che mi  fa distendere le rughe della fronte e riporta la mia attenzione sul mondo circostante. È il Ligustro  (Ligustrum vulgare ), un arbusto mediterraneo che forma intrichi e siepi ai bordi dei boschi, nelle radure o dove la luce è abbastanza forte da potergli giovare. Siamo a Giugno e il ligustro è lì, con le piccole foglie coriacee, incurante di telegiornali, pandemie vere o presunte, disastri economici e sociali. Lui è lì e da fine Maggio ci regala dei fiori bianchi a grappoli, dall’aspetto insignificante ma il cui odore, dolce come zucchero, ubriaca anche il più sobrio degli insetti ed è inebriante anche per  gli esseri umani.  Aspiro il profumo e mi sento confortato.  

Poi però il lavoro nel campo mi richiama e mentre accatasto i rami di olivo il pensiero corre ai bambini e ai ragazzi di oggi. Chiusi in città maleodoranti, insensibili a quel po’ di natura che li circonda ma attratti dall’ artificiale, automi costretti in mille progetti; progetti che loro stessi credono interessanti, utili o divertenti ma in realtà non hanno alcun senso se non gettarli nella competizione. Hanno già una maschera e non sanno più riconoscere il bello e il giusto, non sanno quasi più toccarsi, abbracciarsi, ridere come scemi per una battuta banale, rimanere a bocca aperta per un arcobaleno o le onde del mare. Quasi, appunto; alcuni istinti permangono ancora, alcune ripulse sono dure da scacciare: come la disperazione per la sofferenza degli animali o la voglia di correre o più semplicemente le necessità di stare con degli altri simili e coetanei . Ma questo è un problema per una società di consumatori senza freni e per coloro che vendono prodotti e creano economie.  Ecco dunque, durante “l’emergenza covid”, che molte regole che io ritengo assurde e inique si sono accanite proprio su bambini e ragazzi. La scuola a distanza, il distanziamento sociale, le distanze di sicurezza, la paura dell’altro: sono una delle peggiori realizzazioni che questa società pazza ha imposto negli ultimi mesi ai bambini e ai ragazzi. Tutto ciò comporta solitudine, disorientamento, insicurezza; l’atomizzazione della società arriva così alla sua apoteosi; solo singoli si è sicuri. Ma al contrario, quali disagi mentali, quali conseguenze sociali hanno prodotto e produrranno queste imposizioni largamente accettate dagli adulti?  Quale società costruiranno le attuali nuove generazioni se non saranno nemmeno più in grado di toccarsi, abbracciarsi, correre e giocare insieme?

Cinquant’anni  fa la stragrande maggioranza dei bambini riconosceva l’odore del Ligustro, ne gioiva inconsciamente, le ragazze se lo mettevano tra i capelli o nei vasi dei fiori per la Madonna. Oggi il 99% dei bambini non ha mai respirato il profumo del Ligustro, non ne ha mai visto le foglie o i fiori, non sa nemmeno che esista. Se vogliamo cambiare davvero, dobbiamo recuperare il puro contatto con la natura e con noi stessi  e tornare ad assaporare nell’aria l’odore zuccherino della Primavera.

QUALCHE DATO: circa il 60% dei ragazzi controlla lo smartphone come prima cosa appena svegli e come ultima cosa prima di addormentarsi.  Il 63% tra i 14 e i 19 anni usa lo smartphone durante l’orario scolastico. Il 50% dichiara di trascorrere dalle 3 alle 6 ore al giorno con lo smartphone in mano quando fuori da scuola. 120.000 adolescenti in Italia trascorrono su internet oltre 12 ore al giorno mostrando patologie psichiatriche.

Fonte: ilcambiamento.it

È il clima a mettere a rischio la salute dei bambini di oggi e di domani

I cambiamenti climatici stanno già danneggiando la salute dei bambini di tutto il mondo e il rischio è quello di conseguenze a lungo termine sulla loro vita, se niente cambierà. Ovvero se il mondo continuerà a seguire la rotta attuale senza perseguire l’obiettivo dell’Accordo sul Clima di Parigi. È quanto emerso da una tavola rotonda sul rapporto “The Lancet Countdown on Health and Climate Change”.

È il clima a mettere a rischio la salute dei bambini di oggi e di domani

Clima e salute, un binomio ormai indissolubile. Se ne è discusso all’Istituto superiore di Sanità in occasione di una tavola rotonda dedicata alla riflessione sul rapporto The Lancet Countdown on Health and Climate Change pubblicata su The Lancet, frutto della collaborazione tra 120 esperti di 35 istituzioni di tutto il mondo – tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il University College di Londra e l’Università di Tsinghua – che ha analizzato 41 indicatori chiave, suggerendo quali azioni intraprendere per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi. I cambiamenti climatici stanno già danneggiando la salute dei bambini di tutto il mondo e minacciano conseguenze a lungo termine sulla loro vita, se niente cambierà. Ovvero se il mondo continuerà a seguire la rotta attuale senza perseguire l’obiettivo dell’Accordo sul Clima di Parigi, ratificato da tutti i paesi UE: mantenere dal 2015 al 2100 l’aumento medio della temperatura globale al di sotto di 2 ̊C, sotto cioè ai livelli della prima rivoluzione industriale (1861-1880).

Ecco, in sintesi, come il clima potrebbe condizionare un’intera generazione secondo il rapporto.

-I neonati saranno più soggetti alla malnutrizione: con l’aumento delle temperature, infatti, il potenziale di resa media di mais (-4%), frumento (-6%), soia (-3%) e riso (-4%) è gradualmente diminuito negli ultimi 30 anni e, di conseguenza, i prezzi degli alimenti basati su questi cereali sono aumentati.

-I bambini saranno tra i più colpiti dalle malattie infettive: il 2018 è stato il secondo anno che climaticamente ha favorito la diffusione di batteri, causa di gran parte delle malattie diarroiche e delle infezioni da ferite a livello globale.
-Durante l’adolescenza, l’impatto dell’inquinamento atmosferico peggiorerà, con morti premature che nel 2016 hanno raggiunto i 2,9 milioni (oltre 440.000 dovute al solo carbone); l’approvvigionamento energetico globale da carbone è cresciuto dell’1,7% dal 2016 al 2018, invertendo una tendenza al ribasso.

-Da adulti vedranno intensificarsi gli eventi meteorologici estremi, con 152 dei 196 paesi che hanno registrato un aumento delle persone esposte agli incendi dal 2001-2004, e un record nel 2018 di 220 milioni di persone oltre i 65 anni esposte alle ondate di calore (63 milioni in più rispetto al 2017). Invece, percorrere fino in fondo il cammino tracciato dall’accordo di Parigi potrebbe consentire ai bambini nati oggi di crescere in un mondo in grado di raggiungere l’obiettivo zero emissioni entro il loro 31° compleanno e garantire un futuro più sano per le generazioni future. Solo un taglio del 7,4% l’anno delle emissioni di CO2 fossile dal 2019 al 2050, avvertono gli studiosi, limiterà il riscaldamento globale, secondo l’obiettivo più ambizioso di mantenere questo aumento entro 1,5°C.

Gli autori di The Lancet Countdown chiedono un’azione coraggiosa per invertire la tendenza in quattro aree chiave:

-fornire una rapida, urgente e completa eliminazione graduale dell’energia a carbone in tutto il mondo;
-garantire che i paesi ad alto reddito rispettino gli impegni internazionali di finanziamento per il clima di 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020 per aiutare i paesi a basso reddito;

-aumentare sistemi di trasporto pubblico e attivo, in particolare a piedi e in bicicletta, come la creazione di piste ciclabili e programmi di noleggio o acquisto di biciclette a prezzi accessibili ed efficienti;

-fare grandi investimenti nell’adattamento del sistema sanitario per garantire che i danni alla salute causati dai cambiamenti climatici non sopraffacciano la capacità dei servizi sanitari e di emergenza di curare i pazienti.

Fonte: ilcambiamento.it

Il coronavirus chiude le scuole? Le maestre leggono le fiabe a distanza

Nella scuola dell’Infanzia “Villaggio Sportivo” di Biella il coronavirus non spaventa le insegnanti che hanno deciso di leggere a distanza una fiaba al mattino e una al pomeriggio fino alla riapertura della scuola, per tenere compagnia ai bambini e trasformare quest’emergenza in una divertente opportunità. La cultura sopravvive sempre, qualsiasi emergenza o epidemia contagiosa possa presentarsi. Ce lo dimostrano le insegnanti della scuola dell’infanzia del quartiere Villaggio Sportivo di Biella che non si sono arrese al coronavirus e hanno ideato un modo divertente e creativo per prendersi cura dei bambini tenendogli compagnia a distanza e abbattendo le barriere obbligate dallo stato di emergenza. Come ci racconta Grazia Flessibile, insegnante e ideatrice dell’iniziativa, «in questi giorni di chiusura delle scuole abbiamo avuto modo di confrontarci con diversi genitori dei bambini a proposito della sospensione e molti di loro ci hanno fatto notare che ai loro figli mancava il momento della lettura con le maestre. Allora, insieme alle colleghe, ci siamo dette: Perchè non continuare a raccontare le storie come abbiamo sempre fatto, ma questa volta a distanza sfruttando la tecnologia? Per noi è stato un primo esperimento ma ci siamo dette “proviamo e vediamo come va”!».

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Tramite due videostorie al giorno, una al mattino e una al pomeriggio, le maestre hanno così deciso di leggere in diretta i racconti, condividendoli sulla pagina Facebook dell’istituto. «Questa è per noi un’occasione per avvicinarci ai bambini anche quando non siamo vicine a loro. E continueremo fino alla riapertura della scuola» ci spiega Grazia. E dalla prima storia pubblicata, ovvero il racconto di Cappuccetto Verde, numerosi sono i genitori che hanno apprezzato l’iniziativa e stimolato le insegnanti a proseguire. «Quelle che raccontiamo sono principalmente storie che abbiamo a casa e che selezioniamo dalle nostre librerie pubblicandole sulla pagina Facebook della scuola che normalmente utilizziamo per condividere le foto delle attività e dei lavori che svolgiamo e che è stata creata per condividere dei begli attimi coi genitori che si perdono tanto della vita dei piccoli, perché, come ben sappiamo, il tempo trascorso a scuola rappresenta una bella fetta della loro crescita».

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Come ci racconta Grazia, la lettura è per i bambini il pane quotidiano e, se accompagnate dalla voce delle loro insegnanti, diventa un piatto ancora più appetitoso.

«In quest’iniziativa la nostra dirigente Emanuela Verzella ci ha fin da subito sostenuto e quindi stiamo andando in questa direzione aspettando che la “normalità” arrivi al più presto. Questa è stata però un’occasione positiva per metterci in gioco dimostrandoci che è possibile reagire a un’emergenza inaspettata come la diffusione del coronavirus in modo semplice e divertente, proponendo qualcosa di nuovo e costruttivo a cui diversamente non avremmo mai pensato. E visto il successo dell’iniziativa, il prossimo passo è quello di proseguire con il racconto delle storie, magari una volta al mese, portando avanti questo piccolo ma efficace progetto». Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/03/coronavirus-chiude-scuole-maestre-leggono-bambini-fiabe-distanza/?utm_source=newsletter&utm_medium=email