Giustizia ambientale, nuovi orientamenti Ue aiutano i cittadini a contestare l’autorità pubblica

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La Commissione europea ha adottato un documento di orientamento sull’accesso alla giustizia in materia ambientale che chiarisce le modalità per le persone fisiche e le associazioni per contestare dinanzi ai giudici nazionali decisioni, atti od omissioni di autorità pubbliche connesse al diritto ambientale dell’Unione. Le autorità pubbliche che non rispettano i diritti e gli obblighi previsti dalla normativa ambientale possono essere chiamate a risponderne dal pubblico. Venerdì 28 aprile la Commissione europea ha adottato un documento di orientamento sull’accesso alla giustizia in materia ambientale che chiarisce le modalità per le persone fisiche e le associazioni per contestare dinanzi ai giudici nazionali decisioni, atti od omissioni di autorità pubbliche connesse al diritto ambientale dell’Unione. Con la pubblicazione di questo documento la Commissione Juncker è convinta di aver fatto un importante passo avanti, “fornendo ai cittadini gli orientamenti necessari per accedere meglio alla giustizia a livello nazionale. Questi orientamenti intendono aiutare le persone fisiche e le organizzazioni non governative a decidere se adire il giudice nazionale. Inoltre possono servire ai giudici nazionali per individuare tutte le sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea di cui dovrebbero tener conto nel pronunciarsi su questioni relative all’accesso alla giustizia in materia ambientale. Infine permettono alle amministrazioni nazionali di prendere atto di eventuali carenze dei loro sistemi giudiziari e alle imprese di capire meglio quali sono i diritti e gli obblighi UE in gioco nelle decisioni, atti e omissioni che le riguardano”.

Frans Timmermans, primo Vicepresidente responsabile per lo Stato di diritto, ha dichiarato: “La certezza giuridica è un principio fondamentale di una società basata sullo Stato di diritto, ed è importante offrire tali orientamenti a tutte le parti interessate. Il diritto ambientale è al centro del nostro impegno per costruire un futuro sostenibile per l’UE, e noi tutti dobbiamo sapere chiaramente quali sono i nostri diritti e le nostre responsabilità”.

Karmenu Vella, Commissario responsabile per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, ha affermato: “La normativa ambientale intende proteggere le persone e la loro salute. Se le autorità pubbliche non rispettano i diritti e gli obblighi previsti da tale normativa, il pubblico può chiamarle a risponderne. I nuovi orientamenti rappresentano un passo importante per far sì che i cittadini si attivino su questioni quali la qualità dell’aria e dell’acqua e la gestione dei rifiuti. Avviando procedimenti in materia ambientale dinanzi ai giudici nazionali, i cittadini possono contribuire a garantire l’applicazione corretta del diritto ambientale in tutta l’Unione europea”.

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha pronunciato una serie di sentenze che chiariscono le prescrizioni dell’UE sull’accesso alla giustizia in materia ambientale, ad esempio:

  • in che modo i giudici nazionali devono esaminare le argomentazioni secondo cui i piani locali per la qualità dell’aria non prevedono misure sufficientemente efficaci per soddisfare gli standard di qualità stabiliti dalla legislazione dell’UE;
  • il ruolo del pubblico, in particolare delle organizzazioni non governative ambientaliste, nel contribuire a far rispettare negli Stati membri gli obblighi derivanti dalla legislazione dell’UE sulla natura;
  • i criteri di valutazione che i giudici nazionali devono applicare per evitare che costi di contenzioso eccessivamente onerosi impediscano ai cittadini e alle associazioni di esercitare il loro ruolo nella difesa del diritto ambientale dell’Unione a livello nazionale.

Il documento di orientamento presentato riunisce tutte queste sentenze in un unico testo, rendendone così più comprensibile contenuto e implicazioni. L’adozione del documento di orientamento sarà seguita da discussioni con gli Stati membri che non adempiono ancora pienamente i loro obblighi, come interpretati dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Tali discussioni proseguiranno inoltre nel contesto del processo istituito mediante il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali.

Contesto

L’accesso alla giustizia garantisce che le persone fisiche e le associazioni ambientaliste possano, a determinate condizioni, chiedere a un giudice nazionale indipendente di verificare se un’autorità pubblica abbia agito legittimamente nel prendere una decisione o compiere un atto o un’omissione che incide sui loro diritti. Le garanzie di principio consistono nel diritto di essere ascoltati, nello scrutinio sufficiente da parte del giudice nazionale, in misure per rimediare al problema e in misure per evitare costi eccessivamente onerosi. Il documento di orientamento è basato sulle disposizioni sull’accesso alla giustizia figuranti nel diritto ambientale derivato dell’UE e sulle disposizioni della convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale (convenzione di Aarhus), come interpretate dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Il documento di orientamento tratta dell’accesso alla giustizia in relazione a decisioni, atti od omissioni di autorità pubbliche degli Stati membri. Non riguarda le controversie in materia ambientale tra privati né il controllo giurisdizionale degli atti delle istituzioni dell’Unione.

Per ulteriori informazioni

Scheda informativa: Accesso alla giustizia in materia ambientale

Scheda informativa: Far rispettare la normativa ambientale – Perché ti riguarda?

Fonte: ecodallecitta.it

Come si esercita “l’ignoranza di Stato”

Il Foia (Freedom of Information Act, nome altisonante mutuato dagli Usa) doveva essere la legge che avrebbe permesso ai cittadini di conoscere dati e documenti sulle pubbliche amministrazioni, invece in Italia si è trovato di disinnescarla. Come? Semplice. Con il silenzio.9543-10301.png

Ad effettuare un primo monitoraggio sul Foia italiano è l’associazione “Diritto di sapere” che ha divulgato il rapporto “Ignoranza di Stato”. È stato realizzato inviando 800 richieste di accesso generalizzato con il coinvolgimento di 56 volontari tra giornalisti, cittadini e attivisti di ONG come Greenpeace, Legambiente, Transparency International – Italia e Arcigay.

«Abbiamo deciso di intitolarlo Ignoranza di Stato per tre ragioni – spiega l’associazione – La prima sono i numeri emersi alla fine di oltre sei mesi di lavoro: le 800 richieste inoltrate dai 56 volontari che hanno collaborato a questo esercizio hanno ricevuto una quota spropositata di non risposte (73%). È una cifra addirittura più alta del 65% del monitoraggio analogo che avevamo completato quattro anni fa sulla legge 241 di accesso agli atti che contemplava il silenzio amministrativo come legittimo, ma che ora è fuori legge (anche se non sanzionato). La seconda ragione è che uno su tre dei rifiuti che ci sono stati opposti sono di fatto illegittimi perché l’accesso è stato negato per mancanza di motivazione o utilizzando eccezioni non previste dal decreto trasparenza, a riprova che la nuova norma sia ancora poco conosciuta e rispettata dalle Pubbliche amministrazioni (PA). La terza ragione, più aneddotica, è che abbiamo toccato con mano la scarsa conoscenza del nuovo istituto sebbene siano stati concessi alle pubbliche amministrazioni ben sei mesi di tempo dalla sua apporvazione (giugno 2016)».

«Per quanto allarmante, il quadro che emerge dal monitoraggio dà anche una speranza di miglioramento. Alcune delle richieste erano infatti state presentate (e rigettate) nel 2013 perché basate sulla legge 241/1990 (che presentava molte più limitazioni). Quest’anno hanno ottenuto invece risposta positiva, permettendo di ottenere informazioni di indubbio interesse pubblico come, tra gli altri, copie degli scontrini delle spese degli eletti e informazioni sui rimpatri dei migranti. In breve, se applicato meglio e con meno discrezionalità da parte delle amministrazioni, nei prossimi anni il Foia potrebbe davvero contribuire a rendere l’Italia un po’ più trasparente».

Succederà? O meglio: chi ha interesse a fare in modo che succeda?

Fonte: ilcambiamento.it

Collegato agricoltura: sfalci e potature non saranno più rifiuti

Approvato a larghissima maggioranza da Senato il Collegato Agricoltura. Nel testo confermata la norma che mette sfalci e potature fuori dalla disciplina rifiuti. Bernocchi: “Crollerà la differenziata e aumenteranno i costi per i cittadini”1

Il Senato ha approvato il 6 luglio, in via definitiva il Collegato Agricoltura. Secondo il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina siamo di fronte ad un “provvedimento fondamentale che arriva alla fine di un lungo e approfondito lavoro in Parlamento. Come Governo raccogliamo la sfida di innovare e sviluppare un settore cardine per l’economia italiana. Le parole d’ordine sono semplificazione, tutela del reddito, ricambio generazionale e organizzazione”.

Il collegato, una specie di Milleproroghe agricolo, contiene al suo interno non solo norme strettamente inerenti al settore dell’agricoltura. Infatti c’è una norma in particolare che porta sfalci e le potature al di fuori dell’ambito dei rifiuti urbani.

Perplessità su questa nuova norma giungono da un po tutto il mondo dei rifiuti, si veda la nostra intervista a Marco Avondretto responsabile area rifiuti di Acea Pinerolese e la lettera aperta del Presidente del Cic Alessandro Canovai al presidente dell’Anci.

Abbiamo chiesto al Delegato Energia e Rifiuti diell’ANCI Filippo Bernocchi un commento sull’approvazione in via definitiva del “Collegato agricolo”, all’interno del quale una norma prevede che sfalci e potature urbane escono dal regime dei rifiuti.

In pratica non verrebbero più conteggiati nella raccolta differenziata e, di conseguenza non sussiste più l’obbligo di raccolta da parte dei comuni, con una probabile ricaduta sugli investimenti e sull’occupazione all’interno del settore del recupero dei rifiuti organici delle raccolte differenziate. Inoltre va ricordato che, gli sfalci e potature, vengono considerati rifiuti organici, e quest’ultimi costituiscono mediamente circa il 40% dei rifiuti.

Un Filippo Bernocchi, molto amareggiato, ha detto: “Da anni hanno tentato di far passare questa norma, prima con il Ddl Concorrenza e addirittura nel Ddl Madia (la riforma della Pubblica Amministrazione, nda), e poi finalmente approvato quasi all’unanimità dal Senato nel Collegato AgricolturaQuesta nuova norma porta solo svantaggi e complicazioni al sistema di gestione dei rifiuti. Si spera che il legislatore riesca a porre rimedio altrimenti lo farà la l’Europa in quanto una legge europea individua gli sfalci e le potature come rifiuti (Direttiva Europea 98/2008 sui rifiuti). Il primo risultato di questa norma sarà il crollo generalizzato della raccolta differenziata, vanificando tutti gli sforzi e i sacrifici fatti dai comuni e dall’Anci negli ultimi anni.

La seconda ricaduta diretta è quella sui cittadini. Cosa farà degli sfalci e delle potature del suo giardino?Ovviamente non può bruciarli. Non essendo più un rifiuto non potrà inserirli nei sistemi comunali per la gestione differenziata dei rifiuti. E quindi? Nonostante paghi la Tari (che sicuramente non diminuirà con questa norma) sarà costretto a chiamare un ditta per smaltirli, con la diretta conseguenza di maggiori costi. Altrimenti dovrà abbandonarli di nascosto chissà dove.

L’Anci è da molto tempo che ha chiesto di essere ascoltata in merito a questa nuova norma, ma nessuno ha voluto sentire il suo parere. Speriamo che il legislatore si ravveda e che Beuxelles non apra una procedura d’infrazione contro l’Italia. C’è tempo, ma è meglio non cominciare a sprecarlo

Fonte: ecodallecitta.it

Cittadini per l’Aria: “Per ridurre inquinamento urbano il Governo deve smettere di proteggere a Bruxelles settore agricolo e industria”

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato a firma di Anna Gerometta, Presidente della Onlus Cittdini per l’Aria: “Il Governo preme in questi giorni a Bruxelles per l’indebolimento degli impegni del nostro paese sui limiti delle emissioni”agricoltura

Come accade spesso l’aria lombarda in questi giorni raggiunge concentrazioni di inquinanti atmosferici molto superiori a quelli che l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica per la tutela della salute umana e anche di quelli, ben superiori, stabiliti dalle leggi dell’Unione europea. Ancora nel XXI secolo, l’inquinamento atmosferico rimane una crisi sanitaria di cui ormai nessun esperto mette in dubbio la gravità. Classificato cancerogeno dall’OMS, l’inquinamento dell’aria in Italia causa la morte prematura di oltre 35.000 persone ogni anno ed è responsabile di allergie, malattie respiratorie e cardiovascolari. E costa alla collettività. Una recente commissione d’inchiesta del Senato francese ha calcolato il costo sanitario dell’inquinamento dell’aria per la Francia in 101,3 miliardi di euro all’anno, pari a due volte il costo sanitario legato al fumo.  Mentre il danno si riversa nelle nostre città e i funzionari dei nostri Ministeri si occupano di ben due procedure di infrazione europee in corso contro l’Italia (PM10 e NO2) per violazione dei limiti degli inquinanti atmosferici, il nostro Governo preme in questi giorni a Bruxelles per l’indebolimento degli impegni del nostro paese su questo fronte. Mentre, è ovvio, per migliorare la qualità dell’aria in maniera duratura è necessario che il governo si impegni ad alzare casomai il livello di ambizione, e ridurre le emissioni che provengono dal settore automobilistico, da quello del riscaldamento, e dall’agricoltura. In particolare non molti sanno, per esempio, che una porzione rilevante del particolato delle nostre città si produce per l’interazione fra l’ammoniaca derivante dallo spargimento dei liquami e dei fertilizzanti in agricoltura e gli inquinanti che hanno origine localmente dal traffico, dai riscaldamenti o dalle industrie. E che l’ammoniaca viene trasportata per grandi distanze dal vento. E che il nostro Governo ha, nella riunione dei Ministri dell’Ambiente Europei tenutasi lo scorso Dicembre, indebolito di ben 8 punti percentuali l’obiettivo di riduzione al 2030 proposto dalla Commissione europea e dal Parlamento di Strasburgo per questo inquinante. E di altri 14 punti percentuali quello del particolato sottile (PM 2.5). E in questo gioco delle quattro tavolette ci sta anche la decisione presa anche per merito della pressione del nostro Governo ad ottobre e poi adottata dal Parlamento di raddoppiare i livelli degli inquinanti delle auto diesel euro 6. Secondo i calcoli dell’European Environment Bureau, l’indebolimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni proposto dall’Italia causerà, se tradotto in legge, 15000 morti premature in più nel nostro paese da qui al 2030. Mentre procede la trattativa per definire la nuova Direttiva sui Limiti alle Emissioni Nazionali – il cui prossimo appuntamento sarà il 25 aprile e che si concluderà a giugno – è ora che l’Italia si impegni in maniera trasparente nella lotta all’inquinamento atmosferico. Smettendo di difendere gli interessi dei costruttori di automobili e del settore dell’agricoltura intensiva ed iniziando a proteggere, innanzitutto, la salute dei suoi cittadini.

(foto rinnovabili.it)

Fonte: ecodallecitta.it

Malasosta: un’indagine sull’inciviltà degli automobilisti

A Torino un’indagine sulle cattive abitudini dei cittadini, fra soste selvagge e auto in doppia e tripla fila

Un gruppo di cittadini torinesi ha dato vita, per il secondo anno, a Malasosta, un progetto di monitoraggio dell’inciviltà degli automobilisti nelle vie di Torino. A un anno dal primo esperimento effettuato in via Vanchiglia (con 293 soste vietate in 12 ore per un totale ipotetico di 11.720 euro di multa), Malasosta ha realizzato un’indagine più ampia, allargando il proprio sguardo a 12 vie del capoluogo piemontese. Auto in doppia e tripla fila, soste su strisce pedonali, su fermate dell’autobus, su marciapiedi, in aree pedonali, su posti riservati ai disabili, insomma tutti i comportamenti più scorretti e tutte le infrazioni alle norme del codice stradale relative al parcheggio sono stati presi in esame da questa indagine i cui dati sono sintetizzati dall’infografica che segue.

Vediamone alcuni:

1) se venissero effettuati i controlli 12 volte al giorno, per 250 giorni, in Via Genova, le auto in sosta vietata sarebbero circa 95.000;

2) in Via Madama Cristina, alle 17.00, le auto contemporaneamente in Malasosta sono addirittura 77;

3) in Via Cibrario c’è un auto in divieto ogni 42 metri, considerando gli incroci;

4) sempre in Via Genova, con solo 12 passaggi di controllo in un giorno, si otterrebbe un introito di circa 18.000€, considerando la multa più bassa come standard (41€);

5) in un anno, Corso Giulio Cesare, consentirebbe al Comune di assicurarsi 3,8 mln di € e in Via Nicola Fabrizi addirittura 5 milioni di euro.

L’analisi – inoltre – non ha preso in considerazione vaste aree in cui la malasosta rappresenta un problema quotidiano e di vastissima portata, come P.za Santa Giulia, l’area pedonale di via di Nanni, via Duchessa Jolanda, Corso Vittorio Emanuele…

“Il fenomeno della sosta selvaggia non risparmia nessun quartiere di Torino e non sembrano essere in atto contromisure efficaci per contrastarlo. Anzi, la sensazione è che manchi totalmente la volontà di farlo e che alzare la guardia rappresenterebbe un ostacolo politico di chi ci amministra” . si legge nella nota che accompagna i dati forniti dal gruppo di Malasosta, il quale aggiunge che “l’uso illegale e non sanzionato regala inoltre al mezzo privato un vantaggio competitivo incolmabile nei confronti delle altre modalità di trasporto, come il servizio di trasporto pubblico che è il primo che ne subisce il sopruso. Non fermare chi si comporta in modo incivile equivale inoltre a colpire duramente i cittadini che, per necessità o per scelta, adottano modalità di spostamento urbano più sostenibili o che semplicemente rispettano le regole”. Insomma se le autorità limitassero questi comportamenti scorretti, molta più gente rispetterebbe le regole o sceglierebbe i mezzi di trasporto pubblico o la mobilità ciclistica. Il vero vantaggio non è tanto fare cassa con le multe, quanto incrementare le quote di cittadini che scelgono una mobilità maggiormente sostenibile.

Fonte:  Comunicato Stampa

Infografica | Malasosta

Le informazioni raccolte dal governo accessibili ai cittadini: una proposta di legge

Si chiama Freedom of Information Act quella legge che rende ormai in 90 paesi la conoscenza delle informazioni raccolte dal governo un diritto universale, ponendolo alle fondamenta della libertà di espressione dei cittadini. Ora in Italia a chiederlo sono 29 associazioni con un progetto di legge.archivi_governo

Ventinove realtà della società civile hanno elaborato una proposta di legge per un Freedom of Information Act italiano. La bozza del testo, disponibile sul sito Foia4italy.it, è stato presentato a Venezia. Questa legge rende la conoscenza delle informazioni raccolte dal governo un diritto universale, ponendolo alle fondamenta della libertà di espressione dei cittadini. L’accesso alle informazioni raccolte in nome dei cittadini e con risorse della collettività è, infatti, riconosciuto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo come il presupposto di una piena partecipazione degli individui alla vita democratica. In base a queste norme, la pubblica amministrazione non ha solo obblighi di informazione, pubblicazione e trasparenza, ma riconosce ai cittadini anche ampi diritti a chiedere ogni tipo di informazione prodotta e posseduta dalle istituzioni a patto che la loro diffusione non contrasti con la sicurezza nazionale o la privacy. In Italia, nonostante i recenti provvedimenti sulla trasparenza come il decreto numero 33/2013 e la legge “anticorruzione” numero 190/2012, non esiste ancora un Freedom of Information Act. La sua presenza permetterebbe, per esempio, di conoscere con facilità dati non solo sulla mortalità negli ospedali, ma anche di ottenere informazioni aggiornate sulla sicurezza delle nostre città e sulla solidità degli edifici pubblici frequentati ogni giorno da milioni di persone. Il  testo presentato da Foia4Italy è ispirato alla legislazione dei paesi più avanzati nel campo dell’accesso all’informazione e sarà presto sottoposto a un crowdsourcing nazionale volto a migliorarlo ancora, accompagnato da una campagna pubblica per sostenerne l’adozione entro l’anno. In questo modo si aprirà un’azione di scrittura collettiva, nel solco della migliore tradizione dell’Open Government, che vede nella partecipazione e nella cooperazione due pilastri a favore della trasparenza.

Fonte: ilcambiamento.it

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Terra dei Fuochi: nuova denuncia collettiva dei cittadini dell’agro nolano

Circa 400 cittadini del mariglianese denunciano roghi notturni, fumi neuseabondi e la presenza di una strana “sostanza appiccicosa” di natura ancora incerta. Chiedendo alle autorità competenti un intervento immediato380172

Roghi clandestini, deposito illegale di rifiuti, abbandono notturno di oggetti ingombranti. Sono i comportamenti illeciti oggetto della denuncia che circa 400 cittadini, residenti nei comuni di Marigliano e San Vitaliano, in provincia di Napoli, hanno presentato nei giorni scorsi alla Procura della Repubblica e alle locali Forze dell’ordine. Si tratta dell’ennesima iniziativa popolare che tenta di reagire all’emergenza ambientale nella cosiddetta Terra dei Fuochi, dove gli episodi di roghi sospetti, emissione di fumi dagli odori nauseabondi e abbandono di rifiuti solidi lungo i margini di strade, campagne e sotto i cavalcavia si ripetono a intermittenza da anni.  Questa volta, inoltre, i cittadini denunciano «la deposizione di sostanze fuligginose, talvolta appiccicose, accumulatesi diffusamente su suolo, edifici» e oggetti esposti all’aria aperta. «Nei mesi di luglio ed agosto, nell’agro nolano e più precisamente in vari punti nei comuni di Marigliano e San Vitaliano, sono state frequentemente svolte attività (roghi e probabilmente anomale emissioni da attività industriali e commerciali) che hanno prodotto fumi nauseabondi rendendo spesso l’aria irrespirabile – spiega un firmatario della denuncia – Contemporaneamente, numerose zone sono state interessate dalla presenza di estese patine appiccicose, fuligginose, di colore scuro, depositatesi su balconi, pavimenti e in genere su beni esposti all’aria aperta, anche all’interno delle abitazioni. Tali patine spesso risultavano difficili da rimuovere, se non mediante l’uso di sgrassatori e solventi». Su questa “patina appiccicosa”, in realtà, sono in corso di svolgimento analisi dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, volte ad appurarne l’effettiva origine e composizione. «Secondo fonti ufficiose, potrebbe anche trattarsi di una sostanza di origine naturale, legata a una proliferazione anomala di alcune specie di insetti, ma aspettiamo il responso dell’ARPAC per dirlo – spiega lo stesso cittadino – Lo stesso non si può dire, in ogni caso, dei roghi appiccati e delle emissioni maleodoranti».  La denuncia della popolazione ha raggiunto anche i social network, dove si sottolinea tra l’altro la «cronica carenza di organico dei Vigili del Fuoco», chiamati a contrastare un fenomeno, quello dei roghi tossici, di portata massiccia. Ora nella Terra dei Fuochi si continua ad attendere l’intervento delle autorità, cui i cittadini chiedono di «verificare la consistenza degli inquinanti e adottare tutte le azioni atte ad impedire che il reato venga portato ad ulteriori conseguenze».

(Foto: pagina Facebook “La Terra dei fuochi”)

 

Fonte: ecodallecitta.it

Lago Ex Snia: abbattuto il muro, il parco è dei cittadini

Abbattuto il muro su Via di Portonaccio, nonostante qualche attimo di tensione con il costruttore Pulcini, proprietario dell’area ora espropriata. Inizia il percorso partecipato con i cittadini380042

Una vittoria per cittadini e istituzioni: dopo l’approvazione dell’emendamento di 500.000 € che permetterà la messa in sicurezza dell’area e la realizzazione della recinzione, mercoledì 6 agosto è stato abbattuto il muro dell’accesso al parco ex Snia e al lago che sorge nei pressi di Largo Preneste a Roma, con l’apertura di un varco su via di Portonaccio. “Questo atto insieme al picchettamento dell’area, espropria di fatto il terreno che era di proprietà del costruttore Pulcini”, ha spiegato Stefano Veglianti, Vicepresidente del Municipio Roma V che era presente all’operazione insieme al vicesindaco Luigi Nieri. Le istituzioni hanno dovuto confrontarsi con i legali rappresentati della società Ponente proprietaria della restante area da espropriare: il legale del costruttore Pulcini è infatti intervenuto per bloccare l’abbattimento del muro e l’esproprio dell’area: “Non è del Comune”. Ma i comitati che da 20 anni si battono contro la cementificazione del parco hanno fatto sentire ancor più forte la propria voce. “Questa zona verde è importantissima per il quartiere: è stata fortemente voluta dai cittadini”, ha commentato Nieri. “La storia del lago infatti inizia tanti anni fa con la famosa vicenda della mappa truccata del Piano regolatore, quando per costruire un grande centro commerciale la società si affrettò a fare lavori e si bucò una falda. Un episodio all’epoca oggetto di un’inchiesta della Procura. Credo che oggi – ha proseguito – sia una giornata veramente importante per noi e per il Municipio che ha seguito passo passo la vicenda”. Verranno ora analizzati acqua e terreno e l’area verrà messa in sicurezza, soprattutto la parte del lago che verrà frequentata dai cittadini. Gli arredi del parco saranno allestiti con i 20.000 euro raccolti negli anni dal Forum del Parco delle Energie. Tavoli e panchine saranno progettati con criteri di bioedilizia e a titolo gratuito dal collettivo di ingegneri “Dauhaus”. Grande soffisfazione arriva anche dal profilo Facebook del Sindaco Ignazio Marino: “Ora inizia il percorso partecipato con i residenti del quartiere per avviare quanto prima i lavori e donare un magnifico parco alla città e ai cittadini”.
Fonte: ecodallecittà.it

Cassonetti d’autore, da degrado ad opera d’arte con Retake Roma

Cittadini uniti contro il degrado e stretti intorno ai beni comuni: è questo Retake Roma, organizzazione no profit che ripulisce la Capitale dal vandalismo e che negli ultimi giorni ha decorato insieme a un’artista di fama internazionale un cassonetto dell’immondizia. Ne parliamo con Paola Carra, cofondatrice del movimento379088

Creatività, comunità, decoro. Queste le parole chiave di Retake Roma un movimento no profit che mira a ripulire la Capitale devastata dal vandalismo e dalla sporcizia. Non si parla dei graffiti che, se effettuati con l’autorizzazione del proprietario del relativo spazio, possono essere ritenuti vere e proprie forme di arte, ma di tag e scritte che imbrattano edifici privati o spazi pubblici e che sono considerati come vandalismo, punibile legalmente.
Negli ultimi giorni, l’associazione si è resa protagonista di un attacco d’arte…ai cassonetti dell’immondizia. In Piazza Annibaliano infatti l’artista Christina Finley ha decorato il primo di una serie di cassonetti con carta da parati. Promuovere arte per combattere il degrado, è questo il senso dell’operazione condotta dai volontari di Retake in collaborazione con Ama e polizia per il decoro e la sicurezza della città (PICS). Il secchio era nuovo ed è stato consegnato a Retake dall’Ama con il permesso del Comune. “Abbiamo voluto dare una dignità al cassonetto: si tratta di un oggetto di arredo urbano che va curato e non vandalizzato come succede a Roma”, ha spiegato Paola Carra, cofondatrice di Retake Roma, ad Eco dalle Città. “Eventi come questo nei vari quartieri di Roma hanno come scopo quello di stimolare i cittadini a prendersi cura della propria città”.

Paola, come e quando nasce Retake Roma?

Retake nasce 4 anni fa per volontà di Rebecca Spitzmiller, un’americana stanca e disperata a causa delle scritte e delle tag che imbrattano la zona in cui vive, il quartiere africano (Viale Eritrea). Da sola, ha cominciato a rimboccarsi le maniche e a ripulire le strade con dei solventi. Io sono venuta a sapere del movimento e mi sono unita a Rebecca, cominciando a coordinare i cittadini di Roma Nord interessati a questa attività. In pochi mesi siamo diventati centinaia: è evidente che i cittadini hanno il desiderio di fare qualcosa, di intervenire contro il degrado che li circonda. Muoversi in maniera coordinata e in compagnia ha fatto trovare a tanti il coraggio di scendere in strada per occuparsi dei luoghi e dei beni comuni. La strada, i marciapiedi, l’arredo urbano sono proprietà di tutti, ma spesso in Italia diventano “terra di nessuno”. Con Retake i cittadini si stanno riprendendo Roma e i beni comuni.

Qual è il rapporto con le istituzioni?

Retake ha fatto della cooperazione e della condivisione con le istituzioni un punto di forza: i cittadini che partecipano agli eventi di Retake non vogliono soltanto protestare per il degrado ma vogliono fare realizzare davvero qualcosa, dare l’esempio su come potrebbero cambiare le cose unendosi attorno ai beni comuni. Ci rendiamo conto che spesso le amministrazioni senza il sostegno e la collaborazione dei cittadini non possono realizzare grandi cambiamenti. Per questo, da subito ci siamo messi in contatto con il Comune di Roma e abbiamo trovato tante persone che ci sono venute incontro: l’Ama ci ha fornito i materiali per ripristinare il decoro come pennelli, solventi e pitture, e i PICS ci hanno affiancati in molte delle nostre attività.

E i giovani come vedono queste attività di decoro?

L’educazione dei giovani per Retake è fondamentale! Sono tanti i ragazzi che si uniscono all’organizzazione e partecipano ai nostri eventi per strada, percepiscono e condividono il tema della pulizia e del decoro urbano. Inoltre, insieme al progetto Labsus abbiamo così portato nelle scuole Rock your School, un progetto di educazione alla manutenzione dei beni comuni condivisa con le istituzioni. Proprio sabato 10 maggio si svolgerà l’evento conclusivo del programma Rock your School in ospedale, che vedrà gli studenti della sezione ospedaliera dell’I.C Maffi, attualmente degenti nella Clinica Ematologica del Policlinico Umberto I, e 25 ragazzi del Liceo De Sanctis di Roma svolgere tante operazioni di manutenzione nelle strade che circondano la clinica: pulizia dei muri dai tags e verniciatura, rimozione di adesivi e di cartelli abusivi, abbellimento con piante della fioriera all’ingresso della clinica. Anche in questa occasione sarà decorato un cassonetto, come avvenuto pochi giorni fa a piazza Annibaliano.

Ma perché è importante fare Retake?

Semplicemente, perché fare Retake fa bene alla salute e alla città!!

E allora, buon Retake a tutti!

Per seguire e unirsi alle attività di Retake Roma, visitate il sito internet e la pagina facebook dell’organizzazione.

(Foto di RetakeRoma)

Fonte: ecodallecittà.it

La Comunità Solare Locale, quando i cittadini possono fare la differenza

La Comunità Solare è uno strumento che può essere utilizzato dai cittadini e che le amministrazione comunali possono promuovere per agevolare il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo europeo (Roadmap al 2050) di una società a 2Kw. Nel Bolognese cinque Comuni l’hanno già costituita, ecco come funziona.comunita_solare_locale

La Comunità Solare è uno strumento che può essere utilizzato dai cittadini e che le amministrazione comunali possono promuovere per agevolare il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo europeo (Roadmap al 2050) di una società a 2Kw; o meglio, di una società capace di ridurre le proprie emissioni di gas ad effetto serra dell’80% rispetto alla situazione registrata nel 1990. Come è possibile? Riducendo i propri consumi annuali di energia elettrica e gas e producendo energia prevalentemente da fonte rinnovabile. È il Dipartimento di Chimica Industriale “Toso Montanari” dell’Università di Bologna a coordinare il progetto pilota SIGE, Sistema Integrato di Gestione dell’Energia, cofinanziato dalla Regione Emilia Romagna, che lavora per la nascita delle Comunità Solari Locali.
Oltre a Casalecchio di Reno sono cinque i Comuni bolognesi che hanno aperto la strada costituendo l’associazione delle Comunità Solari Locali: Sasso Marconi, Medicina, San Lazzaro di Savena, Ozzano Emilia e Zola Predosa.
Cos’è la Comunità solare locale.  È una libera associazione di cittadini e imprese che riconoscono nell’energia un bene essenziale e decidono di affiancare il Comune svolgendo azioni concrete per ridurre la percentuale di anidride carbonica nell’aria. Tutela e sostiene la produzione di energia rinnovabile  in tutte le sue forme dando la possibilità a  cittadini e imprese di accedere a impianti a fonte rinnovabile collettivi. Permette di partecipare alle scelte di pianificazione energetica del Comune. Premia con buoni sconto o risparmi sulla bolletta  l’acquisto di prodotti di uso comune a ridotto impatto energetico o la partecipazione alle piattaforme fotovoltaiche comuni. Clicca per visionare il Manifesto di intenti e l’opuscolo informativo.

CONTATTI
CASALECCHIO DI RENO: Via dei Mille, 9, Casalecchio di Reno (Sportello 17)
Mercoledì dalle 8 alle 14

MEDICINA:
Via Libertà, 103, Medicina (saletta consiglieri) Giovedì dalle 8:15 alle 12 e Sabato dalle 9 alle 11
OZZANO DELL’EMILIA: Presso il Municipio di Ozzano – via della Repubblica 10, Ozzano dell’Emilia
Lunedì dalle 15:30 alle 18 Presso il Municipio di San Lazzaro – Piazza Bracci 1, San Lazzaro di Savena
Sabato dalle 11 alle 12:15

SAN LAZZARO DI SAVENA: Piazza Bracci 1, San Lazzaro di Savena  Giovedì dalle 14:30 alle 17:30 e sabato dalle 11 alle 12:15

SASSO MARCONI (da Sabato 1 marzo): Piazza dei Martiri della Liberazione, Sasso Marconi (ex-sportello CIOP)
Martedì mattina dalle 9 alle 13 e Sabato pomeriggio dalle 14 alle 17.

ZOLA PREDOSA: Piazza della Repubblica, 1, Zola Predosa (Sala dell’Arengo)
Lunedì dalle 8 alle 13 e Sabato dalle 9 alle 12
O SCRIVI A info@comunitasolare.euntatti

Fonte: il cambiamento.it

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