Ex Ilva: “Il Governo agisca subito su decarbonizzazione e bonifica”

La città di Taranto fatica a trovare pace. Lo operazioni di bonifica non sono ancora partite, le pressioni per allentare le misure di sicurezza aumentano d’intensità e il Governo tentenna, nonostante l’ex Ilva rimanga ancora una ferita aperta e pericolosa per il capoluogo pugliese.

TarantoPuglia – La vicenda dell’ex Ilva di Taranto sembra gestita come il gioco delle tre carte in cui un ciarlatano da fiera truffa ingenui passanti con un gioco in cui il banco vince sempre. Peccato che in questo caso il banco sia lo Stato italiano che, di fatto, gestisce lo stabilimento ex Ilva insieme alla multinazionale anglo-indiana Arcelor Mittal e che dovrebbe, attraverso commissari governativi, gestire anche le bonifiche interne ed esterne allo stabilimento.

Il gioco delle tre carte è quello in cui il ciarlatano sposta abilmente le carte cambiandole velocemente di posto per dare l’illusione ai partecipanti di poter vincere mentre fa in modo, viceversa, di far vincere sempre le carte in suo possesso. Le carte in gioco sono i 450 milioni rivenienti dal sequestro effettuato dal tribunale di Milano nei confronti dei Riva e destinati alle bonifiche delle aree ex Ilva, che col decreto milleproroghe verrebbero “spostati” sui lavori di adeguamento ambientale e sanitario dello stabilimento.

«Va immediatamente stralciato dal decreto milleproroghe l’inaccettabile spostamento delle risorse dedicate alle bonifiche – hanno dichiarato con fermezza Stefano Ciafani, presidenze nazionale di Legambiente, Ruggero Ronzulli, presidente di Legambiente Puglia, e Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto – perché la decarbonizzazione dello stabilimento siderurgico deve andare di pari passo col risanamento ambientale dei siti inquinati».

Le bonifiche del Sito di interesse Nazionale di Taranto e in particolare del Mar Piccolo continuano a non vedere l’inizio nonostante le decine di milioni di euro già stanziati a tale scopo, con un Commissario straordinario alle bonifiche di Taranto che a tre mesi dal termine del suo mandato non è stato ancora sostituito.

Altrettanto incomprensibile è la richiesta rivolta dal Ministero della transizione ecologica al Ministero della Salute di rivedere i parametri epidemiologici con i quali Arpa Puglia, Aress Puglia e Asl Taranto hanno effettuato la valutazione di impatto sanitario relativa a una produzione dello stabilimento siderurgico ex Ilva pari a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio, evidenziando la presenza in tale scenario di rischi inaccettabili per la salute.

«Ancora una volta viene anteposto il profitto all’indispensabile risanamento ambientale della città di Taranto attraverso le bonifiche e alle esigenze di garantire la salute dei cittadini e dei lavoratori dello stabilimento siderurgico», sottolineano Ciafani, Ronzulli e Franco. «Con queste politiche le bonifiche continueranno a “rimanere al palo” e la speranza che in futuro lo stabilimento siderurgico possa produrre senza creare danni alla salute è destinata a restare lettera morta».

Legambiente chiede con urgenza al Governo di tornare a dedicare al risanamento ambientale e alla tutela della salute degli abitanti di Taranto l’attenzione dovuta a una città che continua a contare i morti causati da anni di inquinamento fuori controllo.

Si nomini subito, senza ulteriore indugio, il nuovo Commissario Straordinario per le bonifiche del SIN di Taranto e si imprima finalmente una decisa accelerazione alla bonifica del territorio e in particolare del Mar Piccolo, utilizzando da subito le risorse già stanziate e disponibili. Si cancellino le norme inserite nel decreto milleproroghe e si faccia trasparenza sulla gestione delle ingenti risorse rivenienti dalla famiglia Riva, sia in ordine alle somme già spese che a quelle impegnate, rendendo noto il cronoprogramma relativo alle bonifiche delle aree gestite dai commissari di Ilva.

Il Ministero della transizione ecologica respinga al mittente l’assurda richiesta di Acciaierie d’Italia di “annacquare” l’autorizzazione integrata ambientale in vigore riducendo i tempi di distillazione del coke e piuttosto agisca in modo da concluderne nel più breve tempo possibile il riesame, proprio sulla scorta della Valutazione del Danno Sanitario in suo possesso. Senza che prima tutto vengano compiuti questi passaggi le promesse di decarbonizzazione e l’evocazione di scenari in cui l’acciaieria sarà convertita a idrogeno sono soltanto parole. Parole su cui queste vicende gettano un’ombra sinistra, quella di un’ennesima, imperdonabile presa in giro. Fonte: https://www.italiachecambia.org/2022/01/ex-ilva-governo-agisca-subito/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Fast Reserve: operativo a Torino il primo sistema di accumulo elettrico Iren

Realizzato a Torino Nord a seguito dell’aggiudicazione a Iren, da parte di Terna, del 30% della capacità del Nord Italia di Fast Reserve

È entrato in esercizio all’interno della centrale termoelettrica di Torino Nord il primo sistema di accumulo elettrico del Gruppo Iren. Questo sistema di batteria, che può erogare o assorbire potenza elettrica fino a 7 MW e immagazzinare energia fino a 6,7 MWh, rappresenta un importante strumento a supporto dello sviluppo delle fonti rinnovabili per la transizione energetica, in linea con gli obiettivi del Gruppo e, allo stesso tempo, con le strategie nazionali: la batteria consente infatti di fornire servizi di sostegno alla stabilità della rete elettrica di trasmissione nazionale, tra cui la regolazione di frequenza e l’innovativo servizio “Fast Reserve”.

L’installazione della batteria rende inoltre l’impianto di Torino Nord ancora più flessibile, ossia capace di sopperire alla naturale intermittenza delle fonti rinnovabili grazie al controllo dei transitori di frequenza di rete. In uno scenario che punta alla decarbonizzazione del parco impianti di generazione, le batterie assumono quindi un ruolo fondamentale per il graduale passaggio a un sistema elettrico a zero emissioni perché garantiscono flessibilità alla rete elettrica. Si tratta del primo intervento operativo a seguito dell’assegnazione a Iren da parte di Terna, nel dicembre 2020, del 30% della capacità del nord Italia di Fast Reserve, a seguito di una procedura ad asta molto competitiva. Iren è ora il terzo operatore in Italia per la Fast Reserve, unica multiutility ad essersi aggiudicata l’asta con i propri sistemi di accumulo elettrico. Il piano industriale di Iren, che ha posto la transizione energetica e gli investimenti sostenibili tra i propri obiettivi strategici, prevede l’installazione di 300 MW di accumuli elettrici entro il 2030. Le prossime due batterie, che entreranno in esercizio alla fine del prossimo anno, saranno installate presso le centrali di Turbigo e Moncalieri per complessivi ulteriori 28 MW e capaci di immagazzinare energia fino a 20 MWh. Altri sistemi di accumuli elettrici sono in fase di studio e vedranno la luce nei prossimi anni coerentemente con la visione del piano industriale e le opportunità nascenti sul mercato elettrico. In un futuro della generazione elettrica dominato dalle fonti rinnovabili i servizi di flessibilità offerti dalle batterie saranno strategici per garantire la sicurezza e la stabilità della rete elettrica nazionale. Gli accumuli elettrici sono infatti previsti dal Piano Nazionale Integrato Energia Clima nell’ambito della sicurezza energetica.

Fonte: ecodallecitta.it

Bolletta del gas: basta pagare combustibili fossili

L’Italia presenta gravi ritardi nel percorso di decarbonizzazione e di transizione ecologica ed essi emergono anche dall’analisi della bolletta del gas. Questo problema è stato oggetto di un’attenta analisi da parte di uno studio commissionato dal WWF. Ecco cosa è venuto fuori.

La struttura della bolletta del gas non include affatto le politiche di decarbonizzazione, né una strategia di “phase out” del gas fossile dai sistemi energetici e non tiene conto del fatto che il gas è un combustibile fossile e il suo ruolo andrebbe ridimensionato, nella prospettiva del suo superamento in uno scenario a zero emissioni di gas serra.

L’incremento degli investimenti nelle infrastrutture per il gas, componente onerosa nella bolletta finale, rappresenta un aggravio crescente per i consumatori e una perdita di risorse per lo sviluppo di alternative a zero emissioni. In aggiunta, gli approvvigionamenti del gas sono solitamente legati a contratti di lungo periodo, che rischiano di introdurre un’ulteriore barriera alla decarbonizzazione: queste alcune delle conclusioni cui giunge un’analisi della bolletta del gas in Italia che il WWF ha commissionato a ECCO, il think tank indipendente sulle politiche climatiche, e del quale è stato anticipato l’executive summary.

«La narrativa costante negli ultimi venti anni parla di gas come combustibile di “transizione permanente” senza prevedere la fine del suo utilizzo – dice Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – e questa è un’operazione molto rischiosa sia in termini ambientali, poiché bruciare il gas fossile provoca emissioni di CO2 e contribuisce al cambiamento climatico, sia in termini di sostenibilità economica».

Oggi siamo costretti ad affrontare il problema dei prezzi dell’energia e del gas, ma non si può pensare di risolvere la situazione solo con misure di emergenza che mantengono in vita una struttura pensata e permeata sui combustibili fossili o addirittura rischiano di aggravare la situazione in vista della decarbonizzazione: «Occorre affrontare i problemi strutturali. Inoltre, il PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima) e la LTS (Strategia a Lungo termine) non sono aggiornati e non sono coerenti tra loro».

«La regolazione prevede necessariamente l’integrale trasferimento dei costi delle infrastrutture sulle tariffe finali», sottolinea Matteo Leonardi, CEO e co-fondatore di ECCO. «Chi ha la proprietà e programma lo sviluppo delle reti non sostiene rischi economici legati all’incompatibilità futura degli investimenti con le politiche per la salvaguardia del clima e tali costi saranno sostenuti dai consumatori finali».

«Chi può decidere se integrare nuove infrastrutture nella tariffa – ovvero l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente – deve basarsi su una precisa strategia per il clima per validare le richieste delle imprese di distribuzione e trasmissione gas in considerazione della loro compatibilità con uno scenario climatico allineato agli obiettivi ambientali», conclude Leonardi. Il rapporto sottolinea che a oggi il gas naturale non paga nei prezzi finali una componente ambientale significativa, soprattutto quando paragonato al settore elettrico. Per un utente domestico tipo, il costo unitario degli oneri ambientali nella bolletta gas è pari solamente a 0,8 €/GJ (gigajoule), mentre nella bolletta elettrica tale costo è uguale a circa 15,8 €/GJ. Tale disequilibrio dovrà essere corretto poiché rappresenta una barriera importante per l’elettrificazione dei consumi finali. È necessaria una nuova governance della bolletta del gas che parta da una strategia ordinata di phase-out come matrice per validare nuovi investimenti e un riordino del sistema tariffario per equilibrare i costi ambientali dei consumi energetici di elettrico e gas in sintonia con gli obiettivi di decarbonizzazione. Al contrario, la mancanza di una strategia di phase-out dal gas fossile si traduce in un incremento dei costi complessivi del sistema energetico e un ritardo nello sviluppo di alternative maggiormente sostenibili, con implicazioni sistemiche sulla crescita e la decarbonizzazione degli altri settori.

Questi i principali risultati del report:

  • Il settore gas è costituito da un’imponente rete infrastrutturale, la realizzazione di nuove infrastrutture ha effetti di lungo periodo nel sistema energetico.
  • Gli approvvigionamenti gas sono solitamente legati a contratti di lungo periodo. In Italia il 60% dei contratti gas ha una durata residua superiore ai 10 anni e circa il 30% dei contratti superiore ai 20 anni. Se non inseriti in una precisa strategia di phase out i contratti di approvvigionamento rischiano di introdurre un’ulteriore barriera alla decarbonizzazione.
  • I potenziali di biogas e idrogeno non sono lontanamente confrontabili con gli attuali volumi di gas: i contributi di idrogeno e biogas negli scenari di decarbonizzazione di lungo periodo non coincidono con le attuali infrastrutture di trasporto e distribuzione di gas fossile.
  • La bolletta del gas trasferisce sulle tariffe finali di consumo i costi di investimento, la remunerazione ed i rischi legati agli investimenti stessi. Oggi, la componente infrastrutturale incide per il 32% della tariffa gas (al netto delle imposte). In assenza di una precisa programmazione del phase-out del gas, il rischio di un sovra investimento nelle infrastrutture gas è estremamente elevato.
  • In Italia, la domanda gas si mantiene costantemente a livelli inferiori al 2005 e le politiche di decarbonizzazione indicano un’ulteriore diminuzione della domanda, mentre l’infrastruttura di gas esistente in Italia risulta già sovradimensionata rispetto alla domanda attuale ed alla previsione di domanda futura.
  • Il piano di sviluppo di Snam prevede investimenti per 12,5 mld € nel periodo 2021-2030. Di questi, 3,2 mld € sono indirizzati a progetti di sviluppo dell’infrastruttura gas per un aumento della capacità di importazione di oltre l’8,5%; 1,8 mld € sono destinati al rafforzamento della trasmissione per nuove importazioni da Sud, e altri 660 mln€ circa per la metanizzazione della Sardegna.
  • Ulteriore esempio del mancato allineamento della regolazione del settore energetico con gli obiettivi di decarbonizzazione di lungo periodo emerge nel settore elettrico dove è previsto un significativo sviluppo di capacità termoelettrica a gas col capacity market.
  • Gli scenari italiani su cui si fondano le policy non forniscono una visione del ruolo del gas chiara e allineata agli obiettivi net-zero. Gli scenari del Piano Nazionale Integrato Energia Clima (PNIEC) e della Long Term Strategy (LTS) non sono allineati tra loro, non sono aggiornati per seguire gli impegni europei e non forniscono una visione chiara del ruolo del gas fossile.
  • La volatilità del prezzo del gas sarà amplificata dal ridursi della quota gas sul totale della domanda energetica. Gli stanziamenti miliardari per coprire l’aumento delle bollette elettriche e gas, dovuti all’incremento di prezzo del gas fossile, non sono supportati da analisi di impatto convincenti.
  • Nella tariffa del gas non ci sono componenti di costo di natura ambientale sulla vendita di gas fossile. Dal confronto tra la tariffa gas e quella elettrica emerge come la tariffa elettrica sia maggiormente gravata di oneri fiscali ed ambientali rispetto alla tariffa gas. Il costo unitario degli oneri ambientali nella bolletta gas è pari solamente a 0,8 €/GJ, mentre nella bolletta elettrica tale costo è uguale a circa 15,8 €/GJ. Prendendo a riferimento la somma delle componenti ambientali e fiscali, nell’elettrico si paga 23€/GJ rispetto a 7,7€/GJ nel gas naturale. Riportando tali valori alle emissioni di CO2 si evidenzia come gli oneri ambientali nell’elettrico determinano un costo di 208€/t di CO2, mentre nel gas il costo è stimato in 14,3€/tCO2. Includendo nel calcolo tutte le componenti fiscali (inclusa iva ed accisa) ed ambientali, il costo per tonnellata di CO2 emessa è calcolato in 302€/tCO2 nell’elettrico e 137€/tCO2 nel gas. Questa struttura tariffaria è in forte contraddizione rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione e rappresenta un forte disincentivo all’elettrificazione dei consumi finali.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/12/bolletta-del-gas-fossili/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Clima, WWF dà le pagelle sulle strategie di decarbonizzazione al 2050 dei Paesi UE. Per l’Italia un ‘non classificato’

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Sono undici gli stati membri dell’Unione Europea che hanno consegnato una strategia di riduzione delle emissioni al 2050, che la UE richiedeva entro il 2015. Tra questi Paesi non c’è l’Italia, un vero e proprio caso a sé. Sono undici gli stati membri dell’Unione Europea che hanno consegnato una strategia di riduzione delle emissioni al 2050, che la UE richiedeva entro il 2015. Tra questi Paesi non c’è l’Italia, un vero e proprio caso a sé. Le strategie presentate sono estremamente disomogenee in termini di qualità. Questi sono i risultati del progetto MaxiMiseR finanziato dal Programma LIFE-UE per l’European Policy Office del WWF. La strategia a lungo termine della Francia ha segnato la performance più alta nella classifica del WWF, con un punteggio superiore del 78%, seguita dal Regno Unito con il 71%. Il punteggio complessivo della Francia deriva dalle sue basse emissioni e dall’obiettivo di riduzione del 75% entro il 2050. All’altra estremità della scala, Cipro ha raggiunto solo il 25%, in parte perché ha presentato solo in bozza la sua strategia di riduzione.

L’Italia ha presentato come Strategia di Decarbonizzazione al 2050 la Strategia Energetica Nazionale al 2020, approvata nel 2013 di concerto dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente, senza avallo né del Governo né del Parlamento; la SEN 2013 fu a suo tempo criticata dal WWF Italia proprio perché il termine strategia veniva usato per un documento con un orizzonte a brevissimo termine, di soli 8 anni. E’ vero che, proprio in seguito alle rimostranze del WWF e di altri, nella versione finale fu aggiunto un breve capitoletto sulle prospettive al 2050, ma il rapporto lo definisce più un “generico elenco di desideri che una strategia”.

Le strategie di decarbonizzazione per il 2050 e oltre sono la spina dorsale delle politiche climatiche dell’Unione europea: il fatto che manchino diverse vertebre, alcune delle quali determinanti, è preoccupante. Un a guida decisa e chiara da parte dell’Unione europea, buoni meccanismi di applicazione e analisi regolari, aiuterebbero gli Stati membri a ridurre le emissioni, garantendo nel contempo la prosperità e il benessere di tutti i cittadini europei”, ha commentato Imke Lübbeke, Responsabile Clima ed Energia dell’European Policy Office del WWF.

“Una buona strategia per ridurre le emissioni dovrebbe essere in linea con gli obiettivi climatici previsti dall’Accordo di Parigi: ossia dovrebbero essere una strategie applicabile, trasparente e sviluppata in collaborazione sia con le imprese che con la società civile”. Lo ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, che aggiunge: “L’Italia non ha ancora chiarezza di obiettivi e di percorso per il 2050, e questo peraltro impedisce l’adozione di politiche davvero conseguenti da subito. Quel ‘non classificato’ dovrebbe essere uno stimolo, per il Governo e il Parlamento, perché mettano da subito in campo una visione e una strategia di decarbonizzazione a lungo termine, in modo che questa informi poi i diversi strumenti di programmazione, a partire dalla Strategia Energetica Nazionale una cui prima bozza è annunciata a giorni. Gli investimenti hanno periodi di ammortamento lunghi, come si fa a investire oggi senza darsi contestualmente l’obiettivo di decarbonizzare al 2050? Si rischia, oltretutto, di buttar via (tanto) denaro”.

 

Qui il report completo

 

Fonte: ecodallecitta.it

AL VIA LA NUOVA STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE

Firmato un decreto interministeriale. Obiettivi primari: riduzione dei costi energetici, pieno raggiungimento e superamento di tutti gli obiettivi europei in materia ambientale, maggiore sicurezza di approvvigionamento e sviluppo industriale del settore energia.

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Dopo ampia consultazione pubblica, il Ministro dello Sviluppo Economico delle Infrastrutture e dei Trasporti ed il Ministro dell’Ambiente hanno approvato tramite Decreto Interministeriale la Stategia Energetica Nazionale (SEN), presentata nel corso del Consiglio dei Ministri del 16/10/2012. La modernizzazione del settore energia rappresenta un elemento cardine per la crescita sostenibile del Paese. A oltre vent’anni dall’ultimo Piano Energetico Nazionale, questo documento di programmazione e indirizzo era molto atteso dal settore.

Rispetto al documento posto in consultazione ad ottobre, sono stati recepiti numerosi contributi. Tra i più rilevanti, si menzionano:

• Una maggiore esplicitazione delle strategie di lunghissimo periodo (fino al 2050), in coerenza con la Roadmap di decarbonizzazione europea, e delle scelte di fondo per la Ricerca e Sviluppo;

• Una quantificazione dei costi e benefici economici della strategia per il Sistema, in particolare per i settori elettrico e gas;
• Una definizione più precisa delle Infrastrutture Strategiche gas, con particolare riferimento al dimensionamento di nuovi impianti di stoccaggio e di rigassificazione, con garanzia di copertura costi in tariffa, necessari per garantire l’allineamento strutturale dei prezzi gas a quelli UE e a fare fronte alle accresciute esigenze di sicurezza delle forniture (in uno scenario geopolitico sempre più complesso);

• Una più precisa descrizione delle misure di accompagnamento alla cosiddetta grid parity delle Rinnovabili elettriche (segnatamente del Fotovoltaico), una volta terminato il sistema incentivante attuale;

• Una migliore definizione degli strumenti previsti per accelerare i miglioramenti nel campo dell’efficienza energetica (es. certificati bianchi, PA, standard obbligatori, certificazione);

• Una più chiara definizione dei possibili miglioramenti della governance del settore.

La realizzazione della strategia proposta consentirà un’evoluzione graduale ma significativa del sistema ed il superamento degli obiettivi europei «20-20-20», con i seguenti risultati attesi al 2020 (in ipotesi di crescita economica in linea con le ultime previsioni della Commissione Europea):

• Significativa riduzione dei costi energetici e progressivo allineamento dei prezzi all’ingrosso ai livelli europei. In particolare, è possibile un risparmio di circa 9 miliardi di euro l’anno sulla bolletta nazionale di elettricità e gas (pari oggi a circa 70 miliardi). Questo è il risultato di circa 4-5 miliardi l’anno di costi addizionali rispetto al 2012 (legati a incentivi a rinnovabili/efficienza energetica e a nuove infrastrutture), e circa 13,5 miliardi l’anno di risparmi includendo sia una riduzione dei prezzi e degli oneri impropri che oggi pesano sui prezzi (a parità di quotazioni internazionali delle commodities), sia una riduzione dei volumi (rispetto ad uno scenario di riferimento inerziale).
• Superamento di tutti gli obiettivi ambientali europei al 2020. Questi includono la riduzione delle emissioni di gas serra del 21% rispetto al 2005 (obiettivo europeo: 18%), riduzione del 24% dei consumi primari rispetto all’andamento inerziale (obiettivo europeo: 20%) e raggiungimento del 19-20% di incidenza dell’energia rinnovabile sui consumi finali lordi (obiettivo europeo: 17%). In particolare, ci si attende che le rinnovabili diventino la prima fonte nel settore elettrico al pari del gas con un’incidenza del 35-38%.

• Maggiore sicurezza, minore dipendenza di approvvigionamento e maggiore flessibilità del sistema. Si prevede una riduzione della fattura energetica estera di circa 14 miliardi di euro l’anno, con la riduzione dall’84 al 67% della dipendenza dall’estero. Ciò equivale a circa 1% di PIL addizionale e, ai valori attuali, sufficiente a riportare in attivo la bilancia dei pagamenti, dopo molti anni di passivo.

• Impatto positivo sulla crescita economica grazie ai circa 170-180 miliardi di euro di investimenti da qui al 2020, sia nella green e white economy (rinnovabili e efficienza energetica), sia nei settori tradizionali (reti elettriche e gas, rigassificatori, stoccaggi, sviluppo idrocarburi). Si tratta di investimenti privati, solo in parte supportati da incentivi, e con notevole impatto in termini di competitività e sostenibilità del sistema.

Per il raggiungimento di questi risultati la strategia si articola in sette priorità con specifiche misure concrete a supporto avviate o in corso di definizione:

  • promozione dell’Efficienza Energetica, strumento ideale per perseguire tutti gli obiettivi sopra menzionati e su cui il potenziale di miglioramento è ancora significativo;
  • promozione di un mercato del gas competitivo, integrato con l’Europa e con prezzi ad essa allineati, e con l’opportunità di diventare il principale Hub sud-europeo;
  • sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili, per le quali intendiamo superare gli obiettivi europei, contenendo al contempo l’onere in bolletta;
  • sviluppo di un mercato elettrico pienamente integrato con quello europeo, efficiente (con prezzi competitivi con l’Europa) e con la graduale integrazione della produzione rinnovabile;
  • ristrutturazione del settore della raffinazione e della rete di distribuzione dei carburanti, verso un assetto più sostenibile e con livelli europei di competitività e qualità del servizio;
  • sviluppo sostenibile della produzione nazionale di idrocarburi, con importanti benefici economici e di occupazione e nel rispetto dei più elevati standard internazionali in termini di sicurezza e tutela ambientale;
  • modernizzazione del sistema di governance del settore, con l’obiettivo di rendere più efficaci e più efficienti i nostro processi decisionali.

In aggiunta a queste priorità, soprattutto in ottica di più lungo periodo, il documento enfatizza l’importanza e propone azioni d’intervento per le attività di ricerca e sviluppo tecnologico, funzionali in particolare allo sviluppo dell’efficienza energetica, delle fonti rinnovabili e all’uso sostenibile di combustibili fossili.

Fonte: legislazione tecnica

La tabella di marcia per decarbonizzare l’Europa non rinuncia al nucleare

Il nucleare torna in una risoluzione approvata dal Parlamento europeo nella seduta del 14 marzo scorso in un mix di energie tra cui le rinnovabili per arrivare a un Europa decarbonizzata.

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L’Europa continua a contemplare la produzione di energia da centrali nucleari tant’è che rientra attraverso la Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulla tabella di marcia per l’energia 2050, un futuro con l’energia approvata lo scorso 14 marzo con 398 voti a favore, 132 contrari e 104 astensioni. Sia chiaro che non è una legge bensì una road map con cui sono stati fissati i punti da qui al 2050 che dovranno condurre a una completa decarbonizzazione dell’Europa. L’idea di fondo è che comunque l’energia nucleare viene conteggiata per ottenere quella riduzione di emissioni di CO2 obiettivo dei prossimi 40 anni in Europa.Si legge al punto 4 e al punto 5 del documento:

4. evidenzia la necessità di sviluppare ulteriormente i calcoli approssimativi eseguiti per la tabella di marcia per l’energia 2050, anche sulla base di altri modelli come il modello PRIMES, e di integrare con altri scenari a bassa intensità di carbonio per raggiungere una migliore comprensione su quali siano le possibilità di sviluppo alternative per l’approvvigionamento energetico futuro, sicuro, economicamente conveniente e a bassa emissione di carbonio dell’Europa;
5. riconosce il fatto che l’elettricità da fonti a basse emissioni di carbonio è indispensabile per la decarbonizzazione, dal momento che prevede un settore dell’energia elettrica quasi privo di emissioni di carbonio nell’UE entro il 2050.

Andrea Zanoni membro della commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo è uno dei 132 europarlamentari che hanno votato contro la Risoluzione e scrive sulla sua pagina su FB: In questa relazione compare troppe volte la parola “nucleare” mentre non vedo scritto “stop nuclear power”. Un futuro energetico che continui a fare ricorso all’atomo non può ricevere il mio appoggio. L’Unione europea deve trovare il coraggio di voltare pagina per sempre nei confronti di questa tecnologia pericolosa e a sostituisca esclusivamente con fonti di energia pulite e rinnovabili. Sembra che il disastro nucleare di Fukushima e prima ancora di Chernobyl non siano mai accaduti. Abbattere le emissioni di CO2 è sacrosanto, e l’Unione europea ha già fatto molto in questo senso. Ma il nucleare costituisce un errore che non mi ha permesso di appoggiare questo testo. Un altro problema è dato dall’appoggio incondizionato alle estrazioni di gas di scisto, la nuova frontiera del settore energetico mondiale, come lo chiamano gli addetti ai lavori, che ha già causato non pochi disastri ambientali negli Stati Uniti. Considero questa relazione una grossa occasione persa per rilanciare una vera green economy energetica basata sulle fonti che siano davvero pulite come le rinnovabili.

Fonte: Grazie a Sabrina Deligia per la segnalazione, Europarl

 

Fiducia a un governo ambientalista. Firma

Una petizione lanciata da un gruppo di ambientalisti ed operatori economici verdi per mettere l’Italia sulla rotta giusta. Si invitano tutti i cittadini a sottoscrivere su Change.org in favore di una “soluzione verde” alla crisi politica italiana

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La crisi economica e la crisi politica dell’Italia richiedono e suggeriscono una soluzione nel segno dell’ecologia e dell’ambientalismo.

Per firmare la petizione clicca qui

Avevano detto le associazioni ambientaliste con l’ECOTELEGRAMMA che in un mese di campagna elettorale la parola ambiente è stata trascurata. (“Eppure la qualità dell’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo, il diritto a non essere sommersi dai rifiuti, la possibilità di scegliere un’energia pulita prodotta in Italia, la tutela del nostro territorio, del nostro patrimonio naturale e dei nostri beni culturali e colturali sono temi centrali della vita quotidiana. Assieme a quello, sempre più drammatico, del lavoro che in questi ultimi anni è cresciuto soltanto nei settori della green economy e dell’agricoltura di qualità”). Ora i risultati delle elezioni – con tutto il problema della mancanza di una maggioranza al Senato – creano un situazione nuova, difficile da un lato, ma anche carica di opportunità. Non c’ è dubbio che tra le motivazioni degli elettori, ma soprattutto nelle intenzioni programmatiche del Movimento5 stelle, i temi dell’ambiente, delle energia e di una nuova economia verde siano molto importanti. Senza entrare nel dettaglio di questioni come il voto di fiducia e le alleanze sistematiche o episodiche, ci troviamo di fronte a un’occasione da non perdere, a un bivio storico. I soggetti che si occupano di ambiente e risorse naturali, di produzione e consumo di cibo di qualità, di energie rinnovabili e sostenibilità, di beni culturali, identità territoriali e turismo, di legalità e giustizia, di lotta agli sprechi, nonché alcune sigle del mondo imprenditoriale che è riuscito a tradurre queste visioni in fatturato e nuovi posti di lavoro, insieme con i cittadini più attivi nelle battaglie per la difesa della salute e del territorio possono oggi unirsi e farsi sentire perché si avvii una legislatura finalmente attenta all’ambiente e affinché le forze di Italia Bene Comune e del Movimento 5 Stelle trovino il modo di avviarla. Ricordiamo alcuni impegni chiari contro lo spreco di ambiente, territorio, energia e futuro da prendere già nel primo anno di governo:

1) garantire la legalità e la giustizia, la trasparenza e l’equità nelle filiere agricole ed alimentari, ambientali ed energetiche, aumentando efficienza ed efficacia dei controlli con un’adeguata tutela penale dell’ambiente;
2) fissare l’obiettivo del 100% rinnovabili, procedendo alla chiusura progressiva delle centrali alimentate con combustibili fossili, rinunciare al piano di sviluppo delle trivellazioni petrolifere in mare e definire una roadmap per la decarbonizzazione che sostenga la green economy, e per il risparmio energetico

3) spostare i fondi stanziati per strade e autostrade verso il trasporto sostenibile(ferrovia, nave, bici, mezzi elettrici e a basso impatto ambientale, car sharing) e il trasporto pendolare nelle aree urbane, definendo un piano nazionale della mobilità che superi definitivamente il programma delle infrastrutture strategiche;

4) rendere compatibili le scelte economiche e di gestione del territorio con la conservazione della biodiversità naturale attribuendo un ruolo centrale ai parchi, e varare un piano della qualità per il settore turistico per valorizzare i beni culturali e ambientali;

5) approvare un pacchetto di interventi per favorire l’occupazione – soprattutto giovanile – in agricoltura, sostenere le colture biologiche, biodinamiche e a basso impatto ambientale e promuovere modelli di consumo alimentare sostenibili;

6) approvare una legge che fermi il consumo di suolo e aumentare i vantaggi fiscali che derivano dalla scelta a favore del recupero e della ristrutturazione, dell’architettura bioclimatica e dell’urbanistica mirata all’abbattimento dell’inquinamento e alla riqualificazione energetica e ambientale del patrimonio edilizio;

7) incentivare non solo la raccolta differenziata, il riuso, il riciclo e il recupero dei materiali ma anche la lotta agli sprechi in ottica preventiva, cominciando a tagliare il sostegno agli inceneritori e alle discariche.


Andrea Bertaglio, giornalista ambientale

Tullio Berlenghi, esperto diritto ambientale

Paola Bolaffio, giornalista ambientale

Gian Maria Brega Promotore Labelab

Roberto Cavallo, Presidente ERICA e AICA

Alessio Ciacci, Assessore all’Ambiente di Capannori, Personaggio Ambiente 2012

Maurizio Cossa, Decrescita Felice Torino

Michele D’Amico, giornalista ambientale

Alessandro Fabrizi, comunicazione ambientale

Simona Falasca, Direttore Greenme

Alessandro Farulli, Direttore di Greenreport

Sergio Ferraris, Direttore responsabile ed editoriale QualEnergia

Marco Fratoddi, Direttore di La Nuova Ecologia

Marika Frontino, giornalisti ambientali

Giuseppe Gamba, presidente Azzero CO2

Paolo Hutter, Direttore Eco dalle Città

Lidia Ianuario, Direttrice Responsabile NeWage

Giuseppe Iasparra, giornalista ambientale e blogger

Bianca Laplaca, giornalista ambientale

Giuseppe Lanzi, AD Sisifo Italia (Green Economy)

Simonetta Lombardo, giornalista ambientalista

Paolo Piacentini , Presidente Federtrek

Letizia Palmisano, giornalista, vicepresidente di Econnection

Raphael Rossi, manager pubblico esperto rifiuti

Roberto Rizzo, giornalista ambientale e scientifico

Mauro Spagnolo, Direttore Responsabile Rinnovabili.it

Alessandro Tibaldeschi, ufficio stampa green Press Play

NOI ESTENSORI DI QUESTO APPELLO CHIEDIAMO il pronunciamento e l’appoggio DELLE PERSONE RICONOSCIUTE E IMPEGNATE NEL CAMBIAMENTO ECOLOGICO IN ITALIA, e più in generale la firma dei cittadini che condividono questa idea di “soluzione verde” alla crisi politica.

Fonte: eco dalle città