Smog, Transport&Enviroment: ‘Le città vietino anche i diesel Euro 6’

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“Questi motori dovrebbero essere aggiornati per rispettare i limiti o non essere consentiti nelle città”. Sono le conclusioni di uno studio della Ong Transport&Environment sulle strategie anti-smog adottate da 11 centri urbani europei, tra cui Milano. Le città europee che hanno varato misure permanenti anti-smog dovrebbero impedire l’accesso alle zone a basse emissioni anche ai veicoli diesel Euro 6. Sono le conclusioni di uno studio della Ong Transport&Environment sulle strategie anti-smog adottate da 11 centri urbani europei, tra cui Milano. “Una delle principali debolezze è l’esenzione generale per i veicoli Euro 6”, sottolinea lo studio, “mentre meno del 10% dei nuovi diesel Euro 6 in vendita soddisfano i limiti di emissione dell’Ue”.

“Questi motori – si legge nello studio – dovrebbero essere aggiornati per rispettare i limiti o non essere consentiti nelle città”. Senza iniziative dei costruttori, “le città che hanno violato i limiti dell’inquinamento atmosferico per quasi un decennio non hanno altra scelta se non quella di attuare drastiche misure di restrizione alla circolazione delle auto per proteggere la salute pubblica”.

“Due settimane fa una sentenza della più alta corte tedesca ha confermato che le città della Germania possono vietare alle auto di circolare e ha chiarito che il diritto dei cittadini di respirare aria pulita ha la precedenza sul diritto dei proprietari di guidare veicoli inquinanti. “La sentenza del tribunale tedesco dovrebbe essere un precedente in tutta l’UE – scrivono gli autori dello studio – ma la legislazione nazionale in tanti altri paesi impedisce alle città di agire”.

“I paesi dell’Europa centrale e orientale fanno molto affidamento sulle esportazioni di auto usate. Esiste il rischio che le città di queste zone siano invase da diesel costosi e sporchi che gli europei occidentali non possono più guidare nei propri paesi. La Commissione europea dovrebbe valutare quali misure possono essere messe in atto per garantire che tutte le autovetture importate di seconda mano siano state riparate o aggiornate ai loro sistemi di trattamento dei gas di scarico. Tutti gli europei hanno lo stesso diritto all’aria pulita e una soluzione europea comune è necessaria “.

Il mercato automobilistico in Europa è stato sbilanciato a favore del diesel attraverso norme sulle emissioni deboli e agevolazioni fiscali. Il mercato è cresciuto fino al 53% delle auto vendute nel 2011 e l’Europa rappresenta il 70% delle vendite globali di auto diesel. Tuttavia, dopo lo scandalo del dieselgate, la quota di mercato del diesel è in forte calo. Con costi aggiuntivi per soddisfare le nuove norme sulle emissioni, si prevede che la quota di mercato del diesel continui a scendere, suggerendo che i costosi investimenti delle case automobilistiche europee nei nuovi motori diesel potrebbero rivelarsi una decisione sbagliata.

Fonte: ecodallecitta.it

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L’Alveare che dice Sì a Fa’ la cosa giusta: la spesa contadina sbarca in città

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“Fa’ la spesa giusta”: con questo motto L’Alveare che dice Sì!, la startup che ha creato un nuovo modo per fare la spesa online dai piccoli produttori locali, torna Fa’ la Cosa Giusta, dal 23 al 25 marzo a FieraMilanoCity. La startup che unisce produttori e consumatori nel segno di una spesa sostenibile, etica e a Km0 conta oggi più di 160 Alveari in tutta Italia, di cui 16 solo a Milano. Per la prima volta saranno presenti insieme al team della startup anche alcuni produttori della rete, che racconteranno il loro lavoro e faranno assaggiare ai visitatori della fiera i loro prodotti locali, freschi e genuini.

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I prodotti buoni e sani della campagna arrivano in città con L’Alveare che dice Sì, la startup che ha creato un nuovo modo per vendere e comprare i prodotti locali utilizzando il web. In occasione di Fa’ la Cosa Giusta, la più grande fiera degli stili di vita sostenibili che si svolgerà dal 23 al 25 marzo a FieraMilanoCity, la startup sarà presente insieme ad alcuni dei suoi produttori, per far assaggiare ai visitatori della fiera la bontà dei prodotti contadini. In una parte dello spazio sarà infatti ricreato un piccolo mercato di filiera corta, dove gli agricoltori faranno assaggiare e venderanno cibi sani e freschi. Contemporaneamente il team della startup racconterà a tutti gli interessati come poter fare parte della rete degli Alveari, come Gestori o semplicemente come fare la spesa.

I produttori dell’Alveare a Fa’ la Cosa Giusta

L’Alveare che dice Sì! porterà a FieraMilanoCity la spesa contadina. “La startup è nata proprio con l’obiettivo di unire produttori e consumatori nel segno di una spesa sostenibile e a filiera corta. Lo facciamo utilizzando la tecnologia, come la piattaforma online e l’app per smartphone, ma la nostra crescita si basa sulla qualità del lavoro dei nostri produttori locali, gli stessi che quest’anno abbiamo deciso di portare con noi, per farli uscire dai luoghi consueti delle distribuzioni e far conoscere i loro prodotti a un pubblico più ampio”, spiega Eugenio Sapora, CEO e founder de L’Alveare che dice Sì!

Saranno presenti quattro produttori: Cascina Danesa, che a Bibiana (TO) produce succhi e trasformati di frutta e prodotti a base di canapa; Amorland, Azienda Innovativa di Agricoltura Eroica di Montagna che ad Arnad (AO) ha l’allevamento di suini più alto d’Europa, e che porterà in fiera salumi e affettati di altissimo pregio; l’Azienda Agricola Bordonazza, di Ossago Lodigiano (LO), che porterà i suoi formaggi di malga prodotti secondo l’antica tradizione della transumanza, e Il Pirata della piada che a Rosate (MI) produce piadine, tigelle e cassoni tradizionali e non, senza conservanti, lieviti e grassi animali. In Fiera, il team dell’Alveare spiegherà il funzionamento della piattaforma a tutti i curiosi: attraverso il portale http://www.alvearechedicesi.it i produttori locali presenti nel raggio di 250 km possono unirsi in un Alveare e mettere in vendita online i loro prodotti; dall’altra parte, chiunque può iscriversi all’Alveare più vicino e fare la spesa online. L’incontro tra agricoltori e consumatori avviene settimanalmente nel giorno della distribuzione dei prodotti organizzata dal Gestore dell’Alveare, cioè colui che tiene il contatto con gli agricoltori.

Le coordinate dello stand: Pad. 3 – Area “Parla come mangi” stand VD21

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Crescono gli Alveari in Italia: Lombardia regione più virtuosa

Sono 161 gli Alveari nati su tutto il territorio italiano in soli 2 anni. La regione più virtuosa e più attenta alla valorizzazione dei prodotti a Km0 si conferma la Lombardia, dove sono presenti ben 50 Alveari, di cui 16 a Milano, con 325 produttori coinvolti e quasi 25.000 iscritti al portale. A Fa’ la Cosa Giusta saranno presenti proprio alcuni Gestori degli Alveari di Milano, che racconteranno la loro esperienza diretta e spiegheranno le possibilità offerte dall’iniziativa.

“Il Gestore ha un ruolo fondamentale all’interno de L’Alveare che dice Sì!”, sottolinea Sapora. “Ha infatti da una parte il compito di tenere il contatto con i produttori e di reperire il luogo fisico per riunirsi in occasione delle distribuzioni, dall’altro di divulgare il progetto, coinvolgendo la comunità locale a formare un vero e proprio gruppo di acquisto 2.0”.

Alveare e Gig Economy

In questo modo, oltre a promuovere il buon cibo, L’Alveare che dice Sì! offre una valida opportunità all’interno della Gig Economy, la cosiddetta ‘economia del lavoretto’, conseguenza diretta della Sharing Economy, permettendo a giovani studenti, pensionati, casalinghe, disoccupati ma anche a qualsiasi appassionato di cibo di reinventarsi e di inserirsi nel mondo del lavoro con un’occupazione part-time, come quella di gestore. Un’occupazione che diventa sempre più appetibile, anche economicamente, come dimostra la storia di Ileana Iaccarino, prima gestrice che con due Gruppi di Acquisto a Milano (via Losanna e quartiere Isola) riesce a “vivere di Alveare” con un vero e proprio stipendio. “Il gestore di un Alveare diventa un vero e proprio punto di riferimento per la propria comunità e per i produttori che se credono davvero nel progetto lo sposano fino in fondo, dando fiducia al gestore stesso”, spiega Ileana. “Ci vuole impegno e passione, ma si ottengono risultati bellissimi anche in termini di condivisione e sinergia”.

Per ulteriori informazioni:

Simona Cannataro

Responsabile Comunicazione – L’Alveare che dice Sì

simona@alvearechedicesi.it

349 866 77 21

http://www.alvearechedicesi.it

Costruiamo i nostri angoli green anche in città

Bambini e ragazzi hanno sempre più bisogno di riscoprire il verde e il contatto con la natura, ma sempre più spesso si ritrovano a vivere in mezzo al cemento. Come fare dunque per permettere loro di sperimentare un quotidiano più green? Scopriamolo insieme.9727-10501

La popolazione urbana, secondo le stime più recenti è in continua crescita e nel 2050 costituirà l’80% della popolazione totale. E ormai, soprattutto per ragazzi e bambini, il contatto con il verde urbano è spesso l’unica occasione per vivere la “natura” nel quotidiano. Parchi e giardini sono pressochè tutto ciò che resta ai bambini di città e finiscono per avere un ruolo fondamentale nel tentare, benché in minima parte, di contrastare il cosiddetto “deficit di natura” descritto dall’autore e giornalista americano Richard Louv anni fa. Basandosi sui risultati di studi scientifici, Louv era giunto alla conclusione che quanto più spesso è confinato in un ambiente artificiale, tanto più l’essere umano ha bisogno – per mantenere la propria salute mentale e fisica – di un contatto compensatorio con la natura. Ciò è particolarmente vero in età evolutiva, quando il libero movimento è parte essenziale della crescita. Ad esempio uno studio del 2008 della Columbia University ha correlato i tassi di asma infantile con la densità di alberi per le strade. I risultati indicano che la presenza di 343 alberi per chilometro quadrato riduce del 25% l’incidenza della malattia in ambito urbano. In una relazione pubblicata di recente dal National Trust si segnala che a partire dagli anni Settanta l’area in cui i bambini possono vagare senza sorveglianza è diminuita di quasi il 90%. In una generazione la percentuale di bambini che gioca regolarmente in luoghi selvaggi nel Regno Unito è scesa da più della metà a meno del 10%. Negli Stati Uniti, in soli sei anni (1997 -2003) i bambini con particolari hobby all’ aperto sono diminuiti della metà. I ragazzi dagli 11 ai 15 anni in Gran Bretagna spendono, in media, la metà del loro tempo attivo davanti a uno schermo. Negli ambienti urbani la qualità dell’aria è peggiorata e lo stile di vita è diventato ancora più sedentario. Il deficit di natura comporta disattenzione, svogliatezza, noia, persino ansia e depressione, oltre ai tradizionali pericoli legati alla sedentarietà. La vita sedentaria, l’inquinamento atmosferico, la mancanza di contatto con l’ambiente naturale stanno provocando l’aumento di patologie dell’infanzia come obesità, rachitismo, asma e allergie. In Italia i dati del Ministero della Salute e dell’OMS forniscono una fotografia allarmante della situazione dei nostri minori: il 21% dei bambini è in sovrappeso mentre quasi il 10% è obeso; solo il 18% dei bambini pratica almeno un’ora di sport al giorno.

Il WWF ha anche realizzato un vademecum per tentare di organizzarsi in modo da valorizzare la biodiversità anche in città.

GIARDINI PRIVATI

Arricchisci la biodiversità. Lascia che in un angolo del giardino attecchisca la vegetazione spontanea e adotta il metodo della falciatura tardiva, creerai così un riparo per numerosi animali. La vegetazione spontanea attira, infatti, diverse specie di farfalle che si alimentano e si riproducono esclusivamente sui loro fiori. I semi prodotti dai fiori di tarassaco, piantaggine e cardo faranno la felicità di cardellini, verzellini, fringuelli e verdoni. Siepi e cespugli di piante autoctone ricche di bacche, come il prugnolo, il biancospino e l’alloro sono molto apprezzate da merli e tordi; il sambuco attira la capinera mentre l’agrifoglio può ospitare i nidi di diverse specie di uccelli. I rampicanti sulle pareti di casa possono diventare luoghi di riproduzione di uccelli e rifugi per piccoli rettili, come gechi e lucertole. È possibile creare anche un piccolo stagno, può bastare un metro quadrato per anfibi, libellule e altri invertebrati d’acqua dolce.

Crea un B&B per gli animali selvatici! Informati su quali specie sono presenti nella tua zona e scegli quali ti piacerebbe accogliere. Metti quindi in atto le misure necessarie per ospitarle: piccoli interstizi nei muri sono ottimi rifugi per le api solitarie (che peraltro non sono aggressive), una bat box per una famiglia di pipistrelli libererà il tuo giardino dalle zanzare (ne mangiano 2.000 a testa ogni sera). Posizionando un nido artificiale per uccelli potresti vederlo presto occupato da una cinciallegra, un pettirosso o uno scricciolo. Anche l’allocco e la civetta potrebbero gradire un nido in città. Se invece già ospiti nidi di rondini e balestrucci non distruggerli perché sporcano ma posiziona una tavoletta poco al di sotto del nido che raccolga le deiezioni. Case-nido in legno non trattato possono essere posizionate per ospitare una famiglia di ricci. Nei periodi siccitosi in cui l’acqua è più difficile da trovare, offri ai tuoi ospiti la possibilità di abbeverarsi, posizionando una vaschetta d’acqua in un luogo ombreggiato. Una pianta di cachi in autunno fornirà un ottimo alimento in un periodo in cui le fonti alimentari si riducono.

Proteggi i lombrichi. I lombrichi rappresentano un anello indispensabile della rete alimentare, in quanto riciclano incessantemente la materia organica, collaborando in tal modo alla produzione di un humus sano, garantendo così la fertilità dei suoli. Scavando una fitta rete di gallerie, contribuiscono ad aerare il suolo e al drenaggio dell’acqua. Ogni lombrico compie quest’opera instancabilmente e se quest’azione la si moltiplica per l’elevato numero di questi animali si comprende appieno il loro ruolo di preziosi alleati nel terreno fertile del nostro giardino.

Evita di rilasciare composti chimici. Per avere un giardino amico della biodiversità evita in primis di utilizzare essenze inadatte al luogo in quanto possono più facilmente sviluppare malattie o richiedere ingenti apporti esterni di nutrienti, non disponibili nel terreno. Questo ridurrà significativamente l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici. In generale, evita di disperdere sostanze tossiche come per esempio i detergenti, la candeggina, i medicinali liquidi scaduti perché hanno effetti molto gravi sulla fauna e la flora.

Prepara il compost. Con un giardino ricco di piante potresti avere la necessità di produrre un fertilizzante naturale. Una compostiera fa al caso tuo, si possono sia acquistare sia costruire da soli con materiali di recupero. Ti basta un bidone capiente con il coperchio: va forato su tutti i lati, incluso il fondo, per consentirne l’areazione e quindi lo sviluppo di funghi e batteri e permettere a piccoli animali (insetti e lombrichi), utili alla decomposizione, di entrare. Posiziona sul fondo dell’argilla espansa con dei rametti secchi, che possano fare da filtro, e inizia ad inserire gli scarti di frutta e verdura. Controlla che il cumulo non si secchi, nel caso inumidisci con un nebulizzatore, e tempo qualche mese avrai il compost per il tuo giardino. Quando prelevi il compost conservane una piccola quantità per fare ripartire più in fretta il prossimo cumulo.

Agevola il passaggio degli animali. I giardini urbani sono spesso delle isole verdi circondate da muretti. Incoraggia i tuoi vicini a creare dei piccoli tunnel di passaggio fra i giardini: basta rimuovere un mattone o due ai piedi dei muretti per consentire il passaggio di ricci, rane, rospi e altri piccoli animali. Se invece del muro, il giardino ha una rete, evita maglie che possano diventare delle trappole mortali per animali. Usa reti a maglia larga che consentano il passaggio anche di specie più grandi, come i ricci.

Limita l’illuminazione all’esterno. Le luci artificiali mettono in difficoltà numerose specie che vivono prevalentemente di notte. In presenza di forti fonti luminose faticano infatti a scorgere ostacoli, le prede o i predatori. Le falene e altri insetti, ingannati dalla luce artificiale, volano fino allo sfinimento attorno alle lampadine. Le lucciole stanno scomparendo, molti bambini non le hanno mai viste: se il vostro giardino ha il privilegio di ospitarle, spegnete le luci che impediscono loro di comunicare lampeggiando e quindi di riprodursi. Per questi motivi, per illuminare il giardino scegli sistemi di illuminazione temporizzati che si accendano solo al passaggio, possibilmente alimentati da pannelli solari.
Attenzione alle specie esotiche! L’abbandono o l’introduzione, intenzionale o meno, di specie esotiche nell’ambiente naturale sta causando gravi problemi alla biodiversità e all’ambiente. Per esempio, le tartarughe dalle orecchie rosse o gialle (del genere Trachemys) dopo anni trascorsi nelle vaschette di plastica di tante case italiane sono state liberate in laghetti e corsi d’acqua, causando una competizione per il cibo e il territorio con la nostra testuggine palustre (Emys orbicularis). Come spesso accade, l’animale “invasore” è risultato più aggressivo e la nostra specie è diventata più rara, scomparendo da numerosi luoghi. Un altro esempio è rappresentato dal fico degli ottentotti (Carpobrotus acinaciformis) originario del Sud Africa ma coltivato in Italia come pianta ornamentale per i suoi bellissimi fiori fuxia. È diventato una pianta estremamente invasiva dei nostri litorali causando un serio impoverimento della biodiversità dell’ecosistema. E ancora, la carpa koi (Cyprinus carpio), bellissima in tutte le sue varianti di colore, è una specie ornamentale molto apprezzata in acquari e laghetti. Per la sua adattabilità e resistenza, nonché per le dimensioni che raggiunge, si è diffusa in numerosi habitat d’acqua dolce tanto essere inserita nell’elenco delle 100 specie invasive più dannose al mondo perché danneggia l’ecosistema e l’habitat riproduttivo di specie autoctone. Prima di acquistare specie esotiche informati sulle norme per la loro detenzione e adotta ogni accorgimento possibile per impedirne la diffusione nell’ambiente naturale.

BALCONI E TERRAZZI

Accogli gli uccelli sul tuo terrazzo. Se invece di un giardino hai a disposizione un terrazzo puoi attirare gli uccelli mettendo alcune piante in vaso (biancospino, ciliegio, lavanda, caprifoglio, melo selvatico, ecc.) e installare qualche nido artificiale o mangiatoia. Attenzione: una volta che hai creato un terrazzo visitato da diversi uccelli, se ci sono porte o finestre di vetro è bene scongiurare il rischio di collisione, rendendo visibile l’ostacolo con degli adesivi scuri (sagome a forma di uccello) o socchiudendo le tende. Se non hai terrazzo anche un davanzale può bastare per osservare da vicino numerosi animali. Puoi sistemarci una mangiatoia e una vaschetta per l’acqua per gli uccelli e, con i giusti accorgimenti, vasi con piante fiorite per attrarre gli insetti.

Attenzione ai gatti. Un italiano su tre ha in casa un animale da compagnia e solo i gatti raggiungono la ragguardevole cifra di sette milioni e mezzo nel nostro Paese. Pigri e amanti delle comodità, conservano però l’istinto atavico del cacciatore tanto da essere considerati tra i responsabili dell’estinzione di uccelli, rettili e mammiferi di piccola taglia. In misura decisamente minore, anche i cani hanno le loro “responsabilità”. Quando posizioni nidi, mangiatoie e vaschette per l’acqua scegli luoghi protetti e inaccessibili agli amici a quattro zampe (esistono anche delle soluzioni tecnologiche per proteggere i nidi). Un campanellino attaccato al collare del tuo gatto metterà in allarme gli uccelli al loro avvicinarsi. Nel caso ti capiti di vedere dei giovani uccelli da poco usciti dal nido e non ancora in grado di volare, è consigliabile tenere il gatto in casa per alcuni giorni. La perdita di peli affligge la gran parte dei proprietari, ma possono diventare una risorsa per gli uccelli: dopo aver spazzolato il tuo animale, metti i peli in un contenitore aperto, i pennuti lo potrebbero utilizzare per costruire un nido morbido e caldo.

Un nido per gli insetti. L’80% delle piante presenti sul nostro Pianeta dipende dal fatto che qualcuno che impollini i loro fiori. Piccoli insetti come api solitarie, bombi e osmie sono tra i migliori impollinatori. Nonostante suscitino spesso paura e repulsione, si tratta invece di animali non aggressivi e che meritano tutto il nostro rispetto anche per l’importante ruolo che svolgono. Molti di loro sono purtroppo oggi pericolosamente minacciati dai pesticidi utilizzati in agricoltura. Realizzare un rifugio per questi insetti e osservarne la nidificazione è semplice, bastano piccoli segmenti di canna o di bambù, tagliati in modo da avere il fondo cieco, legati insieme con dello spago e posti con l’apertura in orizzontale: il nido è pronto per essere appeso in un posto riparato. Le piante aromatiche come il rosmarino, la salvia, l’aglio, il cumino, timo, maggiorana, la lavanda, l’aneto hanno fioriture che costituiscono una buona attrattiva per molte di queste specie.

Riduci il consumo di acqua potabile. In Italia, l’acqua che esce dal tubo del terrazzo è spesso identica a quella che si usa per bere e cucinare. Un uso improprio di una risorsa preziosa e sempre più scarsa. È possibile annaffiare le piante raccogliendo l’acqua piovana o utilizzando l’acqua di lavaggio della frutta e della verdura. In alternativa, si possono installare sistemi di irrigazione a goccia temporizzati, se possibile anche con sensori di umidità che evitino l’avvio dell’irrigazione quando non necessario. In generale, specialmente nei luoghi con scarse precipitazioni, prediligere varietà che richiedano poca acqua.

Realizza un orto. Anche per chi non si intende di agricoltura, un piccolo orto nel proprio terrazzo è una cosa relativamente facile e che richiede un impegno moderato. Se disponi di un certo spazio e di vasche abbastanza grandi, è possibile piantare insalata, bietole, pomodori, melanzane, peperoni e peperoncini oltre a un bel limone. Se hai a disposizione vasche medio-piccole, invece, si può pensare di coltivare prezzemolo, basilico, pomodoro ciliegino. Se lo spazio è davvero ridotto una buona idea è quella di coltivare le aromatiche perenni o non, come il rosmarino, la menta, il basilico, la senape, lo zenzero, la salvia, la lavanda, la maggiorana. Se sul terrazzo c’è un angolino fresco e un po’ ombreggiato perché non concedersi anche un piccolo raccolto di fragole?

Pulisci il terrazzo con prodotti non inquinanti. Scegli detergenti biodegradabili e con il marchio ecologico, evitando in ogni caso dosi eccessive. È però possibile pulire il terrazzo anche con prodotti naturali: acqua, aceto e limone sono perfetti per pulire le ringhiere. Per i vetri, acqua calda e aceto bianco li faranno risplendere mentre per il mattonato acqua e bicarbonato di sodio o aceto bianco funzionano benissimo sulla gran parte dei materiali. Acqua e sale grosso sono ottimi per pulire gli ombrelloni mentre il bicarbonato toglie efficacemente gli odori dai tessuti di cuscini e sdraio. Per il trattamento di tavoli, sedie e scaffalature in legno opta per prodotti naturali a base di olio di lino o cera vegetale.

Arreda il terrazzo con mobili in legno certificato. I vantaggi del legno sono evidenti, è un materiale elegante e naturale… quest’ultima caratteristica impone però di conoscere preventivamente la sua provenienza. È infatti in continuo aumento il numero delle foreste temperate, tropicali o boreali afflitte da una grave perdita di biodiversità e soggette a un grave sovrasfruttamento. La certificazione FSC (Forest Stewardship Council) garantisce che il legno provenga da foreste in cui sono rispettati dei rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Tra le varietà di legno certificate, privilegia quelle locali il cui trasporto comporta minori impatti e minori emissioni.

Goditi lo spettacolo! Ora che hai un ambiente ricco di biodiversità, goditi lo spettacolo, ammira la vita prosperare e le stagioni alternarsi nel tuo piccolo angolo di natura. Circondarsi di piante e animali aiuta a ritrovare il proprio benessere, a rilassarsi, calmarsi e affascinarsi. Ricorda anche che contribuendo ad accrescere la biodiversità in città stai partecipando agli sforzi comuni per migliorare il microclima e l’aria, per collegare il verde nelle aree edificate e per aumentarne la bellezza.

SCUOLE

Tutti fuori! Stare all’aperto è un valore in sé, fondamentale per il benessere di ognuno e delle persone in crescita in particolare. I bambini e i ragazzi che vivono nelle città, e sono la stragrande maggioranza, spesso hanno poche occasioni per conoscere e godere del verde, correndo il rischio di sviluppare il “deficit di Natura”, descritto da Louv, con possibili conseguenze anche gravi sul piano fisico e psicologico. Uscire all’aperto inoltre rappresenta, in ambito educativo, un’occasione unica per abituare gli alunni all’osservazione e per mostrare loro che la Natura è dappertutto, anche laddove sembrerebbe non esserci: in una fila di formiche sul marciapiede, nel muschio adagiato su una pietra o su un tronco, nel suolo con la sua incredibile ricchezza di vita, nel vento che soffia tra i palazzi…

Verde in aula. Anche un’aula scolastica può contribuire all’aumento della biodiversità! Può essere, per esempio, arricchita con ceste di materiali utili a stimolare l’osservazione (foglie, pigne, bacche e frutti); i davanzali delle sue finestre possono ospitare vasi per lo studio della germinazione delle piante o piante con fiori a scopo puramente decorativo. La classe può decidere di specializzarsi in “talee” di piante aromatiche, da vendere poi in piccoli contenitori, ricavati riciclando vecchi barattoli o vasetti in vetro dello yogurt, alla festa di fine anno scolastico o a qualche mercatino di quartiere.

Avventure in cortile. Spesso gli spazi esterni di pertinenza delle scuole, a volte anche molto grandi e belli, vengono concepiti esclusivamente come luoghi destinati alla ricreazione degli alunni. È invece possibile riscoprirli e leggerli anche come luoghi privilegiati per l’osservazione della Natura e in particolare della biodiversità. In un giardino scolastico, ma anche in un cortile delimitato da aiuole, si possono osservare le specie vegetali presenti, arboree e arbustive, la fioritura stagionale e la produzione di frutti, si possono cercare insetti e piccoli abitanti del prato (per esempio lumache e lombrichi), presso i muretti di recinzione è facile vedere una lucertola, e alzando gli occhi al cielo non mancherà l’opportunità di cogliere il volo di qualche uccello o il passaggio delle nuvole.

L’angolo della biodiversità. Un angolo del giardino, possibilmente addossato a un muretto, oppure un’aiuola o parte di essa, ma anche una grande fioriera di legno da esterno, possono diventare luoghi favorevoli all’arricchimento della biodiversità vegetale e animale. La presenza di sassi, o del muretto stesso, promuoverà la presenza di specie muraiole come, appunto, la lucertola muraiola e il geco, e, se ai sassi si aggiungono tronchi marcescenti, la diversità si arricchirà di numerose specie di insetti che prediligono questo habitat. È bene lasciare che l’angolo della biodiversità si popoli di vegetazione spontanea, la più indicata ad attirare farfalle e uccelli.

Dalla mensa al compost. Il giardino della scuola e la terra delle aiuole e delle fioriere presenti in cortile hanno bisogno di essere concimati periodicamente. È opportuno prediligere il compost autoprodotto, a costo zero ed ecologico. Per prima cosa è necessaria una compostiera, facilmente reperibile in commercio oppure da costruire coinvolgendo possibilmente gli alunni. Si possono costruire compostiere anche utilizzando materiali di recupero, come vecchi bidoni dell’immondizia opportunamente forati su tutti i lati, fondo compreso. Una volta creata la compostiera, si pone sul suo fondo dell’argilla espansa aggiungendo un po’ di rametti secchi (per drenare) e poi si possono iniziare a inserire gli scarti alimentari (per esempio quelli della mensa scolastica). Un buon compost deve essere costituito sia da una frazione umida (scarti di frutta e verdura e di cibo in genere) che da una frazione secca (foglie e rametti, quindi reperibili in giardino). Nel giro di qualche mese il compost sarà pronto per essere usato; ricordate, quando lo prelevate, di lasciarne sempre una piccola quantità nella compostiera per velocizzare la formazione di quello successivo.

Bacche per ghiottoni! Le siepi, soprattutto se formate da piante che producono bacche, sono luoghi ricchi di biodiversità, in grado di attirare numerose specie di uccelli. Il suggerimento è di piantare specie autoctone ricche di bacche e amate dalla fauna nostrana. Per esempio, la rosa canina, il sorbo, il rovo, il nespolo attraggono molte specie di uccelli e piccoli mammiferi. E se una siepe c’è già, potete sempre arricchirla piantando altre specie vegetali, ponendo sempre la massima attenzione a quelle più adatte al territorio in cui è inserita la scuola.

Uno stagno per girini. Le zone umide rappresentano una delle tipologie di habitat più interessante per la conservazione della biodiversità (le più importanti sono infatti protette a livello internazionale dalla Convenzione di Ramsar). Ecco allora che allestire un piccolo o piccolissimo stagno nella vostra scuola può rappresentare un’occasione davvero unica per ospitare e osservare specie vegetali nonché anfibi e invertebrati tipici di questo ambiente. Per realizzare uno stagno piccolo ma significativo potete utilizzare un contenitore a tenuta stagna da incassare direttamente nel terreno oppure in una fioriera da esterno, ricordandovi di inserire qualche elemento (ad es. un ramo) per facilitare l’ingresso e l’uscita degli animali.

Al sicuro nei rifugi. È possibile attirare uccelli, insetti e pipistrelli presso la vostra scuola per farne una vera oasi della diversità! Gli uccelli potranno nidificare nel sottotetto, se viene lasciato libero, oppure si possono installare mangiatoie, avendo cura di scegliere o costruire quelle più adatte all’avifauna locale. Costruendo una bat-box, poi, otterrete un doppio vantaggio: accogliere una specie in più e tenere lontane le zanzare di cui i pipistrelli sono ghiotti! Infine, potete anche realizzare una casa per gli insetti: sarà sufficiente un fascio di segmenti di canna di lago a fondo cieco da posizionare in orizzontale in un luogo sicuro. Inoltre gli insetti, così importanti nel loro ruolo ecologico di impollinatori, sono attratti dalle piante aromatiche cui potrete dedicare un angolo o un’aiuola del giardino scolastico.

AZIENDE

La natura fa team building. Dovete rafforzare l’affiatamento del vostro gruppo di lavoro o avete voglia di rilassarvi fra colleghi? Attività di gruppo a favore della biodiversità come un censimento delle specie animali e vegetali nei cortili aziendali o nei dintorni, il posizionamento di nidi e ripari di diverso tipo sull’edificio in cui lavorate, la partecipazione a campi ecologici, le passeggiate nel verde, il volontariato nelle oasi WWF possono essere occasioni per stare insieme in modo piacevole. Nelle giornate nazionali e internazionali dedicate all’ambiente, alla biodiversità o ai cambiamenti climatici partecipate alle esposizioni, ai concerti e alle conferenze o organizzate voi stessi un’attività dedicata. In Italia sono diverse le aziende che hanno già realizzato un piccolo orto curato dai dipendenti: un’attività rilassante che permette di socializzare e in molti casi le verdure coltivate vengono adoperate per la preparazione dei piatti serviti nella mensa aziendale.

Ridurre l’impatto ambientale. Impegnate la vostra azienda a ridurre il proprio impatto ambientale. Adottate sistemi di gestione che riducano i consumi di energia, acqua e materie prime utilizzate nei cicli di produzione. Richiedete la certificazione ambientale dei sistemi di gestione dell’impresa e acquistate arredi, attrezzature e beni di consumo in possesso di certificazioni ambientali di filiera (come per esempio, FSC per i prodotti in legno e carta). È importante, per il raggiungimento degli obiettivi, il coinvolgimento di tutto il personale con attività di sensibilizzazione, promozione e formazione per migliorare le performance aziendali attraverso la collaborazione di tutti. Creare nei dipendenti una maggiore consapevolezza rispetto all’importanza delle piccole azioni quotidiane è in grado di generare grandi cambiamenti e porterà ottimi risultati, anche economici.

Una mensa buona, sana e sostenibile. Una mensa aziendale produce cibo per diverse centinaia di persone. Acquistate cibi da produttori biologici locali, rispettando la stagionalità di frutta e verdura, diminuite le porzioni e la frequenza della carne e offrite quotidianamente anche un menù vegetariano. Acquistate pesce proveniente da pesca sostenibile certificata MSC (Marine Stewardship Council). Pianificate correttamente i quantitativi di cibo della mensa per evitare gli sprechi e attivate il compostaggio degli scarti alimentari. Con un po’ di impegno, gli effetti positivi sulla salute dei dipendi, sulla natura e sul bilancio aziendale saranno notevoli!

Giardini aziendali della biodiversità. Le aree verdi aziendali, spesso dominate da prati all’inglese e conifere esotiche, possono invece diventare uno spazio ricco e diversificato, capace di favorire la biodiversità. Siepi, cespugli e aiuole con piante autoctone e prati spontanei attirano immediatamente animali. Alberi di latifoglie (come tigli, aceri e frassini) purificano l’aria e ombreggiano, migliorando l’estetica della struttura. Una pavimentazione drenante consente l’assorbimento da parte del terreno delle acque meteoriche, favorendone più naturale deflusso. È importante che l’illuminazione sia adeguata ma temporizzata con sensori di movimento per non interferire con la vita degli animali notturni e risparmiare energia. Un bel giardino migliora l’immagine aziendale e rappresenta un luogo piacevole per i dipendenti. No ai regali inutili. Ogni anno sorge il tema dei regali aziendali… perché non scegliere progetti che sostengano la biodiversità, i servizi che ci offre e raccontino l’importanza della sua conservazione? Per chi preferisce regali più tradizionali esistono numerosi oggetti ecosostenibili, certificati, realizzati con materiali naturali, riciclati o provenienti da materie di scarto.

Zero consumo di suolo. Gli ultimi cinquanta anni hanno visto una affermazione rapida degli interessi trasformativi sul territorio concretizzati da un’impennata della conversione urbana del suolo, a causa della quale milioni di ettari di superfici verdi sono scomparse, sostituite da edifici, parcheggi, aree di stoccaggio, strade e spazi accessori. Questa modalità di trasformazione del territorio ha degradato il paesaggio, ne ha dequalificato il valore e la conseguente impermeabilizzazione del suolo ne ha compromesso la capacità ecologica. Le aziende possono fare molto per invertire questa tendenza ed evitare nuovo consumo di suolo. Il recupero e la riqualificazione degli edifici e delle aree dismesse, la rigenerazione del paesaggio e della biodiversità deve essere la filosofia dominante anche in ambito di progettazione e ampliamento aziendali. Tetti verdi e giardini verticali. Nelle città, l’utilizzo del verde sulle coperture degli edifici, o sulle pareti verticali favorisce l’isolamento termico, sia in inverno sia in estate, aiuta a regolare l’umidità dell’aria, migliora il microclima e apporta un significativo vantaggio economico per la riduzione dei consumi energetici dell’edificio. Il tetto verde può contribuire a regolare il deflusso delle acque piovane e ridurre la trasmissione dei rumori all’interno dell’edificio. Costituisce inoltre un ambiente per numerosi piccoli animali e uccelli.

Sustainability manager. Ecologia, sostenibilità ambientale e sociale saranno le nuove leve per le imprese anche in Italia. Servirà allora una figura capace di sviluppare e gestire le politiche sociali e ambientali dell’azienda per orientarle verso scelte etiche e responsabili, che premino non solo in termini di profitto, ma anche di equità e rispetto ambientale.

Fonte: ilcambiamento.it

 

 

«Non massacrate gli alberi nelle città»

È l’appello che lancia Lipu-Birdlife Italia a fronte della progressiva e velocissima perdita di biodiversità nelle città italiane e delle potature selvagge del patrimonio arboreo. E pubblica un rapporto che offre linee guida per cercare di invertire la tendenza.9536-10293

Salvare la biodiversità urbana, favorire la relazione tra le persone e il verde e mettere uno stop alle potature selvagge degli alberi, inutili e dannose. Sono i principi ispiratori del nuovo documento di Lipu-BirdLife Italia dal titolo Il verde urbano e gli alberi in città. Una necessità, quella del verde urbano, sempre più sentita dai cittadini, che cercano rifugio dall’inquinamento e dal cemento e luoghi per giocare, leggere, svagarsi: prati, stagni e piccole zone umide, zone alberate, aree verdi dove migliorare il proprio stato psicofisico e ritrovare armonia con la natura. Un’esigenza a cui però gli enti preposti (Comuni in primis) non sempre rispondono con politiche adeguate di gestione, tutela e promozione del verde pubblico  o stimolando i cittadini a utilizzare al meglio i propri giardini, magari creando un birdgarden.

«Secondo i recenti dati Istat pubblicati nel maggio 2016, ogni abitante del nostro Paese ha a disposizione in media 31 metri quadrati di verde urbano, con punte più elevate nel Nord-est (50 metri quadrati) e doppie rispetto al Centro, al Nord-ovest e alle isole, mentre la media del Sud (42 metri quadrati) è influenzata dal dato della Basilicata – spiegano dall’associazione – che vanta città più ricche di verde della media. E’ però un dato insufficiente, che non mette freno ai guai causati dall’inquinamento ed è aggravato dalla frequente disattenzione delle amministrazioni pubbliche per le oasi urbane, aree naturali, inserite nel tessuto della città, che funzionano quali piccole riserve di biodiversità faunistica e floristica e hanno anche essenziali finalità educative».

«Sono tuttavia gli alberi le principali vittime della cattiva gestione. Sebbene siano riconosciuti da numerosi studi come in grado di abbattere l’insidioso particolato sospeso in atmosfera (uno degli inquinanti più presenti in città e pericolosi per la salute) e di garantire benessere e persino felicità alla persone, spesso sono oggetto di cattiva gestione, con potature errate (e spesso in piena nidificazione degli uccelli) o addirittura con la pratica della “capitozzatura”, che sopprime l’asse primario dell’albero senza lasciare un ramo di sostituzione».

«La potatura degli alberi – spiega Marco Dinetti, responsabile Ecologia urbana della Lipu e curatore del documento sul verde urbano e gli alberi in città – deve essere un intervento straordinario, da effettuare solo per motivi precisi e dimostrati, come ad esempio la presenza di problemi fitosanitari e di sicurezza pubblica. Inoltre deve essere effettuata su singoli rami e mai generalizzata su interi filari o gruppi di alberi, cosa che spesso succede per ignoranza o per interesse a sfruttare il legname, in genere destinato al crescente mercato delle biomasse. Un adeguato monitoraggio degli alberi eviterebbe inoltre problemi di sicurezza senza dover ricorrere, appunto, ad interventi drastici sulle piante».

Per esempio, si è calcolato, in una città italiana costiera del Centro Italia, che le potature drastiche effettuate sul lungomare abbiano asportato la metà del volume di vegetazione presente con una perdita di servizi ecosistemici stimata tra i 160mila e i 590mila euro l’anno. Da un altro studio si deduce che, in California, il valore dei benefici erogati dai 900mila alberi presenti lungo le strade valga un miliardo di dollari . Diviso in nove capitoli, il documento della Lipu fornisce un ampio quadro del verde urbano in Italia, dei “servizi ecosistemici” forniti da alberi e aree verdi (la difesa dall’inquinamento, la fornitura di acqua e aria più pulite, un maggiore benessere fisico e psichico, la difesa dal rumore, la protezione idrogeologica), mettendo a punto precisi criteri e linee guida per una progettazione ecologica di parchi pubblici, giardini privati, boschi urbani e periurbani e zone umide (fiumi e torrenti, ma anche sponde di laghi o coste marine) che salvaguardi gli elementi già esistenti e privilegi anche le connessioni ecosistemiche (reti ecologiche), utili per la biodiversità.

«C’è bisogno di una maggiore consapevolezza delle amministrazioni e di un salto di qualità in termini di formazione e aggiornamento degli operatori del verde urbano – conclude Marco Dinetti – per evitare che interventi utili all’ambiente si trasformino in qualcosa di dannoso, per la natura e gli stessi cittadini umani. Il futuro delle nostre città dipende anche da come tratteremo  la natura che custodiscono e possono ospitare».

Il decalogo della buona gestione del verde urbano

  1. Diffondere una cultura di rispetto degli alberi, anche con eventi e materiali informativi.
  2. Favorire la presenza del verde nelle città, nelle scuole e ovunque possibile.
  3. Prestare grande attenzione alla gestione del verde e alla potatura degli alberi, da realizzarsi come manutenzione straordinaria, su singoli alberi, fuori dai periodi di nidificazione degli uccelli e con motivazioni valide e dimostrate.
  4. Utilizzare professionalità esperte e competenti nella progettazione e gestione del verde urbano, con formazione continua e aggiornamenti.
  5. Tutelare, conservare, gestire e valorizzare la biodiversità urbana, in particolare proteggendo le oasi urbane.
  6. Integrare la rete ecologica locale nella pianificazione urbanistica.
  7. Individuare nuove tipologie di verde urbano per funzioni ecologiche protettive, tra cui il contrasto dei cambiamenti climatici e degli eventi meteorologici estremi.
  8. Incentivare le funzioni educative e sociali del verde urbano.
  9. Promuovere la diffusione dei birdgarden quali strumento di conoscenza della natura e bellezza delle città.
    10.   Approvare e applicare (le amministrazioni) un regolamento urbano del verde. Chiedere (i cittadini) alla propria amministrazione di farlo.

Fonte: ilcambiamento.it

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Dal Ministero 11 milioni per misure anti-smog. Ecco la lista degli interventi finanziabili per Regioni, Comuni e Città Metropolitane

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Regioni e Comuni oltre i 100mila abitanti possono fare richiesta dopo 5 giorni di superamento di Pm10 per azioni come fornitura di biglietti gratis o a tariffa agevolata del tpl, corse aggiuntive e ampliamento linee, agevolazioni bike e car sharing, percorsi sostenibili casa-scuola e casa-lavoro. Arrivano oltre 11 milioni di euro per le Regioni, i comuni e le città metropolitane che, a seguito del protocollo anti-smog del 30 dicembre 2015, hanno attivato misure d’emergenza per la qualità dell’aria nell’ambito del trasporto pubblico locale e della mobilità condivisa. Lo stabilisce un decreto del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, registrato dalla Corte dei Conti e pubblicato sul sito del ministero, che disciplina il programma di cofinanziamento degli interventi che si sono resi necessari nelle città a gestire le situazioni critiche derivate da superamenti continuativi di valori limite di Pm10.

“Nel protocollo sulla qualità dell’aria – spiega il ministro Galletti – abbiamo scelto la strada della programmazione ad ampio raggio, ben consapevoli però che tanti comuni hanno avuto, e ne avranno ancora, bisogno di misure di immediata attuazione per far fronte alle difficoltà. Questo cofinanziamento è un sostegno effettivo e insieme una spinta a far meglio sulla strada della pianificazione”.

Gli 11 milioni e 253 mila euro andranno agli enti che ne faranno richiesta, avendo superato per almeno cinque giorni consecutivi il valore limite giornaliero. La lista degli interventi finanziabili la fa un decreto a firma del direttore generale “Rifiuti e Inquinamento” Mariano Grillo: la fornitura di biglietti gratis o a tariffa agevolata del trasporto locale, il finanziamento di corse aggiuntive e l’ampliamento delle linee, le agevolazioni per il noleggio e l’utilizzo di auto elettriche, il bike e il car sharing, il taxi condiviso, azioni per favorire lo spostamento sostenibile casa-scuola e casa-lavoro quali il piedibus e le navette, le tariffe gratuite per i parcheggi di interscambio, la promozione del telelavoro.

Per leggere il decreto che spiega in dettaglio modalità e requisiti per il finanziamento clicca qui.

Fonte: ecodallecitta.it

Babcock Ranch è la prima città americana alimentata unicamente a energia solare

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Si chiama Babcock Ranch la prima cittadina americana interamente alimentata a energia solare. Il suo artefice si chiama Syd Kitson, un ex giocatore di football americano che nel corso di una conferenza stampa ha spiegato quali sono gli obiettivi di questa innovativa smart city:

“Ciò che vedete è stato letteralmente costruito da tutta la regione ed è fantastico. La piazza centrale della città include un ristorante a bordo acqua, un centro avventura, un negozio di abiti, un caffé, un incubatore d’impresa, una gelateria, un centro di ricerca per l’istruzione e un centro benessere e questo è solo l’inizio di quanto possiamo offrire”.

Inizialmente ci saranno 1100 alloggi, ma, a lavori ultimati, ce ne saranno 19.500. Nel progetta sono previsti anche laghetti, una scuola, una boutique, ristoranti. La città sarà in grado di accogliere 50mila persone e i primi residenti arriveranno all’inizio del 2017. Il costo degli appartamenti? Tra i 200mila e gli 800mila dollari. Ma poi si risparmierà sulla bolletta.

Fonte:  Askanews

Sunrisebikeride 2016: tappe e date delle pedalate per tutti

Una manifestazione ciclistica per scoprire le città all’alba. Tutte le informazioni per parteciparesunrise01

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Si chiama Sunrisebikeride la manifestazione ciclistica inventata da Davide Mazzocco* e dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Ciclista Urbano che nel 2016 si svolgerà in otto città, da aprile a settembre. La filosofia della manifestazione è molto semplice e non ha niente a che vedere con l’agonismo. Ci si ritrova all’alba e si scopre, pedalando, la città sede di tappa mentre il sole sorge. Le città all’alba si guardano con occhi diversi, se ne possono cogliere le sfumature e la Sunrisebikeride dà a tutti la possibilità di (ri)assaporare il piacere di una mobilità alternativa, a costo ed emissioni zero. Per partecipare basta una bicicletta, qualsiasi tipologia di bicicletta, come potete vedere dalle immagini della fotogallery di apertura relativa alle tappe dell’edizione 2015. Come detto la Sunrisebikeride non è una gara, ma solamente un raduno aperto a tutti e destinato a chi ama pedalare in compagnia e sicurezza. L’orario della manifestazione è strettamente correlato al sorgere del sole nella città di svolgimento.

La lunghezza della pedalata varia dai 10 ai 12 chilometri e la durata è di circa un’ora. Non sono previste salite e la velocità è ideale per gustarsi, di volta in volta, le città sedi di tappa. Anche se non obbligatorio, l’utilizzo del casco viene consigliato dagli organizzatori. Partecipare alla Sunrisebikeride costa 10 euro per gli adulti e 2 euro per i bambini fino a 12 anni. La quota d’iscrizione comprende la maglia ufficiale della manifestazione, il materiale promozionale con eventuali sconti dei partner della manifestazione e l’assicurazione obbligatoria per questo tipo di eventi. Di seguito tutte le tappe dell’edizione 2016

Sunrisebikeride 2016: il calendario

Firenze: sabato 16 aprile, partenza 6.30
Bologna: sabato 28 maggio, partenza ore 5.35
Valencia: sabato 4 giugno, partenza ore 6.34
Modena: sabato 18 giugno, partenza ore 5.30
Milano: domenica 26 giugno, partenza ore 5.35
Cesenatico: domenica 24 luglio, partenza ore 6.00
Mantova: sabato 17 settembre, partenza ore 6.30
Palermo: domenica 25 settembre, ore 5.35

Per ulteriori informazioni su date, orari, luoghi di ritrovo e modalità d’iscrizione potete consultare il sito di Sunrisebikeride.

*N.B. Non è un caso di autopromozione del redattore di Ecoblog, ma solamente un caso di omonimia.

Fonte:  Sunrisebikeride

Foto | Sunrisebikeride

Bike vs Cars, la dura vita dei ciclisti in città

Il documentario di Fredrik Gertten è un ambizioso affresco delle conflittualità di ciclisti e automobilisti nelle grandi cittàbikesvscars4_bassa

“Non è una guerra. È una citta”. È Aline Cavalcante, battagliera ciclo-attivista diSao Paulo, a concludere con una frase conciliante l’ambizioso documentario Bike vs Cars di Fredrik Gertten in concorso alla diciottesima edizione di Cinemambiente. In questi anni abbiamo visto numerosi film riguardanti le battaglie dei movimenti che cercano di appianare il divario fra chi pedala e chi viaggia su mezzi motorizzati, nessun documentario, però, aveva mai avuto il respiro globale del film del documentarista svedese. Non è una guerra, certo. Ma fra ciclisti e automobilisti (o motociclisti) la contrapposizione è aspra. Aline si batte per migliorare la situazione dei pedalatori paulisti. Troppe le vittime sulle strade della metropoli brasiliana, così come aToronto, in Canada, dove la politica locale incentiva l’utilizzo delle auto e cerca di ostacolare la circolazione delle biciclette. Il regista viaggia fino a Los Angeles e scopre che all’inizio del Novecento, era stata creata un’ampia ciclopista per permettere ai pendolari di raggiungere il loro posto di lavoro. Ma gli ultimi tre decenni sono stati disastrosi per la metropoli californiana. Dal 1982 al 2001 la popolazione è aumentata del 20%, mentre le automobili sono aumentate del 236%. A Bogotà, Liliana Godoy organizza delle aggregazioni di bambini e giovani in modo da attraversare in sicurezza la città. Agli antimodelli, Gertten antepone i modelli, per esempio Copenaghen, città dove sono presenti 1000 km di piste ciclabili e dove il 40% della popolazione si muove in bicicletta. Il regista si chiede cosa accadrà quando la classe media in grado di permettersi un auto raggiungerà i 4,9 miliardi di persone. Sarà già stata scelta la riconversione a una mobilità meno impattante? Come si può contrastare un’industria – quella automobilistica – che è inarrestabile dal punto di vista del marketing e dell’advertising?

Ben prima dello scandalo Volkswagen, Gertten sottolinea le contiguità fra la BMW e il governo tedesco: molti membri del Bundestag ricevono auto in omaggio dal marchio tedesco per essere più compiacenti proprio sulle leggi relative le emissioni. Dove trova terreno fertile la cultura della bicicletta? Dove fa più caldo? Dove ci sono le migliori condizioni climatiche e orografiche per pedalare? Per niente. La ciclabilità urbana, una cultura della bicicletta come mezzo di trasporto e non come mezzo ludico-sportivo attecchiscono soprattutto laddove non è presente un’industria automobilistica nazionale. Ecco perché Paesi come Germania, Francia e Italia scontano un gap incolmabile nei confronti di Paesi come Danimarca e Olanda ed ecco perché Copenaghen e Amsterdam sono state più volte giudicate come le migliori città del mondo per chi va in bicicletta.

Fonte: ecoblog.it

Copenaghen è la città a misura di ciclista

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È Copenaghen, con i suoi 290 km di piste ciclabili, la segnaletica stradale appositamente e i parcheggi dedicati, la migliore città al mondo per pedalare. Inoltre, nella capitale danese è attivo un servizio di bike sharing con oltre 100 stazioni e quasi il 40% della popolazione si sposta ogni giorno in bicicletta per andare al lavoro, a scuola o a fare shopping. A stilare la classifica è Copenaghenize Design Company, un’azienda che da alcuni anni stila la classifica delle città più bike friendly del mondo. Il Nord Europa e la Francia dominano, come sempre, la top 10: dietro alla capitale danese e alle due città olandesi Amsterdam e Utrecht si piazzano Strasburgo (Francia), Eindhoven(Olanda), Malmö (Svezia), Nantes (Francia), Bordeaux (Francia), Anversa (Belgio) e Siviglia (Spagna).  Anche le posizioni che vanno dall’undicesima alla ventesima posizione sono dominate dalle città del Vecchio Continente: undicesima è Barcellona (Spagna), quindi seguono Berlino (Germania) e Lubiana (Slovenia), in quattordicesima posizione c’è Buenos Aires (Argentina) che è la prima fra le città extra-europee, quindi Dublino (Irlanda), Vienna (Austria), Parigi (Francia), in diciottesima posizione Minneapolis (Usa), quindi Amburgo (Germania) e in ventesima posizione Montréal (Canada). Sia nel 2011 che nel 2013 Amsterdam precedette Copenaghen, stavolta è avvenuto il sorpasso. Per quanto riguarda l’Italia, nonostante gli sforzi di città come Torino e Milano molto resta ancora da fare per vedere una delle nostre metropoli nella top 20.

Fonte:  Copenaghenize 

Ciclabilità ed economia: più ricche le città bike-friendly

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Pedalare fa bene all’economia. Si moltiplicano in tutto il mondo le ricerche che testimoniano le ricadute positive delle politiche bike-friendly. Secondo una recente ricerca dell’Università della California che ha elaborato i dati provenienti da 500 studi condotti in 17 Paesi, la rendita dei progetti dedicati alla mobilità sostenibile(a piedi o in bici) sarebbe 13 volte superiore agli investimenti iniziali. La mobilità non giova solamente alla salute, ma sviluppa maggiormente il commercio e aumenta la produttività, facendo più ricche le città che favoriscono gli spostamenti pedestri e ciclabili. È stato rilevato che nelle città bike-friendly i lavoratori prendono una settimana di ferie in meno rispetto a chi lavora in città con un alto traffico automobilistico. Non è un caso che città come Copenaghen e Amsterdam, dove la bicicletta è un elemento ineliminabile e diffusissimo della mobilità urbana, finiscano puntualmente nelle prime posizioni delle città con la migliore qualità di vita.

Fonte:  The Guardian

Foto | Davide Mazzocco