Dal Piemonte a Riace, un forno solidale per “impastare umanità”

In Piemonte la Comunità Laudato Sì ha dato vita a un forno solidale e collettivo che vuole portare la lunga tradizione dei grani antichi e della lievitazione naturale sulle tavole delle famiglie bisognose. Il progetto si chiama “Impastiamo umanità” e si fonda su una rete di persone che insieme collabora superando il concetto di “assistenzialismo”. L’idea è piaciuta così tanto che è stata esportata anche a Riace, dove presto nascerà il “forno dei popoli”. A Stupinigi tutte le domeniche mattina i volontari e i cittadini si incontrano, lavorano, infornano e distribuiscono il pane ancora caldo, per donarlo alle persone bisognose. Nell’ultimo anno e mezzo hanno rimesso in funzione l’antico forno del paese rimasto inattivo dagli anni ’50, restituendogli una nuova vocazione non solo ecologica ma anche ambientale e sociale. Insieme producono un centinaio di pagnotte con ingredienti di alta qualità, a lievitazione lenta e realizzate con pasta madre attraverso un processo collettivo e condiviso per” impastare” insieme un’umanità dove le diversità sono gli ingredienti che rendono unica questa ricetta. L’esperienza del forno collettivo e solidale è nata un anno e mezzo fa per aiutare il territorio da sempre considerato “fragile” per via dell’alto tasso di povertà delle famiglie che qui vivono. Si pensi che dall’inizio della pandemia sono aumentate vertiginosamente le persone che hanno richiesto assistenza alimentare.

In Piemonte la Comunità Laudato Sì ha dato vita a un forno solidale e collettivo che vuole portare la lunga tradizione dei grani antichi e della lievitazione naturale sulle tavole delle famiglie bisognose. Il progetto si chiama “Impastiamo umanità” e si fonda su una rete di persone che insieme collabora superando il concetto di “assistenzialismo”. L’idea è piaciuta così tanto che è stata esportata anche a Riace, dove presto nascerà il “forno dei popoli”. A Stupinigi tutte le domeniche mattina i volontari e i cittadini si incontrano, lavorano, infornano e distribuiscono il pane ancora caldo, per donarlo alle persone bisognose. Nell’ultimo anno e mezzo hanno rimesso in funzione l’antico forno del paese rimasto inattivo dagli anni ’50, restituendogli una nuova vocazione non solo ecologica ma anche ambientale e sociale. Insieme producono un centinaio di pagnotte con ingredienti di alta qualità, a lievitazione lenta e realizzate con pasta madre attraverso un processo collettivo e condiviso per” impastare” insieme un’umanità dove le diversità sono gli ingredienti che rendono unica questa ricetta. L’esperienza del forno collettivo e solidale è nata un anno e mezzo fa per aiutare il territorio da sempre considerato “fragile” per via dell’alto tasso di povertà delle famiglie che qui vivono. Si pensi che dall’inizio della pandemia sono aumentate vertiginosamente le persone che hanno richiesto assistenza alimentare.

Come ci raccontano Francesca Miola e Alessandro Azzolina della Comunità Laudato si’ di Stupinigi, «in questo periodo ci stiamo mettendo in contatto con le famiglie bisognose e la semplice azione di offrire il pane diventa “una scusa” per incontrarsi, conoscersi, raccontarsi e cercare di capire se ci sono altre esigenze all’interno di una determinata famiglia». Superando la logica dell’“assistenzialismo” a favore dell’inclusione, il cambiamento sta già avvenendo. «Alcune di queste famiglie vengono ad aiutarci e a loro volta si attivano per dare una mano». E questa è la vera missione: ridurre l’emarginazione sociale e far sentire le persone non un peso, bensì una risorsa fondamentale. Al forno la “domenica tipo” inizia la mattina molto presto: il gruppo lavora in squadre e la prima, quella più mattiniera, si occupa di accendere il forno a legna; successivamente la seconda, dopo che il pane è lievitato tutta la notte, impasta e inforna, per poi passare il testimone alla terza squadra che impacchetta il pane e lo distribuisce alle varie famiglie. Non manca poi un momento condiviso a fine giornata in cui i volontari si confrontano sul lavoro fatto in preparazione alla settimana successiva.

Come ci raccontano Francesca Miola e Alessandro Azzolina della Comunità Laudato si’ di Stupinigi, «in questo periodo ci stiamo mettendo in contatto con le famiglie bisognose e la semplice azione di offrire il pane diventa “una scusa” per incontrarsi, conoscersi, raccontarsi e cercare di capire se ci sono altre esigenze all’interno di una determinata famiglia». Superando la logica dell’“assistenzialismo” a favore dell’inclusione, il cambiamento sta già avvenendo. «Alcune di queste famiglie vengono ad aiutarci e a loro volta si attivano per dare una mano». E questa è la vera missione: ridurre l’emarginazione sociale e far sentire le persone non un peso, bensì una risorsa fondamentale. Al forno la “domenica tipo” inizia la mattina molto presto: il gruppo lavora in squadre e la prima, quella più mattiniera, si occupa di accendere il forno a legna; successivamente la seconda, dopo che il pane è lievitato tutta la notte, impasta e inforna, per poi passare il testimone alla terza squadra che impacchetta il pane e lo distribuisce alle varie famiglie. Non manca poi un momento condiviso a fine giornata in cui i volontari si confrontano sul lavoro fatto in preparazione alla settimana successiva.

L’iniziativa nasce grazie alla collaborazione con la Cooperativa Panacea, il patrocinio dell’assessora all’agricoltura e all’ambiente della Città di NichelinoValentina Cera, e al prezioso lavoro dei volontari che hanno preso a cuore il progetto. «Per noi la panificazione ha due significati importanti: uno è di sostegno, finalizzato a dare un piccolo contributo, seppur simbolico, all’economia di una famiglia. L’altro consiste nel fare educazione alimentare, trasmettendo alle persone l’importanza di alimentarsi correttamente. Ciò vale soprattutto per coloro che hanno problemi economici e che spesso, per risparmiare, hanno bisogno di rivolgersi ai discount dove in molti casi i prodotti non sono di qualità».

Uno degli aspetti più interessanti del forno solidale è la sua capacità di essere replicabile ovunque. Proprio per questo la Comunità Laudato Si’ è in contatto con realtà di altre regioni interessate al progetto. Una di queste è la comunità di Riace, piccolo comune dell’entroterra calabro conosciuta ai molti per essere diventata un caso virtuoso sul tema dell’accoglienza grazie al sindaco Mimmo Lucano e alla sua capacità di aver trasformato, negli anni passati, un luogo a rischio spopolamento in un esempio di riattivazione territoriale e di creazione di un nuovo tessuto economico locale.

L’iniziativa nasce grazie alla collaborazione con la Cooperativa Panacea, il patrocinio dell’assessora all’agricoltura e all’ambiente della Città di NichelinoValentina Cera, e al prezioso lavoro dei volontari che hanno preso a cuore il progetto. «Per noi la panificazione ha due significati importanti: uno è di sostegno, finalizzato a dare un piccolo contributo, seppur simbolico, all’economia di una famiglia. L’altro consiste nel fare educazione alimentare, trasmettendo alle persone l’importanza di alimentarsi correttamente. Ciò vale soprattutto per coloro che hanno problemi economici e che spesso, per risparmiare, hanno bisogno di rivolgersi ai discount dove in molti casi i prodotti non sono di qualità».

Uno degli aspetti più interessanti del forno solidale è la sua capacità di essere replicabile ovunque. Proprio per questo la Comunità Laudato Si’ è in contatto con realtà di altre regioni interessate al progetto. Una di queste è la comunità di Riace, piccolo comune dell’entroterra calabro conosciuta ai molti per essere diventata un caso virtuoso sul tema dell’accoglienza grazie al sindaco Mimmo Lucano e alla sua capacità di aver trasformato, negli anni passati, un luogo a rischio spopolamento in un esempio di riattivazione territoriale e di creazione di un nuovo tessuto economico locale.

Un incontro con Mimmo Lucano

Come ci raccontano Francesca e Alessandro, «siamo attualmente in contatto con l’ex sindaco Mimmo Lucano, che abbiamo avuto modo di conoscere durante un’esperienza a Riace e che ha molto apprezzato il nostro progetto». L’idea è quella di realizzare un vero e proprio “forno dei popoli” dove, attraverso la panificazione collettiva, le famiglie multiculturali racconteranno i loro territori di provenienza.

«Il bello del nostro gruppo è vedere che è composto da persone che prima non si conoscevano e nel tempo la comunità è cresciuta, portando automaticamente un impatto positivo sul territorio. E proprio in questo modo sconfiggiamo emarginazione e solitudine». Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/04/piemonte-riace-forno-solidale-impastare-umanita/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Green Deal, Piemonte e Puglia tra le regioni europee col maggior potenziale in tecnologie a basse emissioni

A dirlo è un nuovo studio di Bruegel, il think tank di Bruxelles specializzato in economia, secondo cui le due regioni italiane sono nel gruppo ristretto delle aree Ue più promettenti per la crescita di settori green. Il Piemonte e la Puglia possono svolgere un ruolo di primo piano nella ‘rivoluzione verde’ dell’Europa ma a patto che i governi locali sappiano sfruttare il potenziale del territorio. A dirlo è un nuovo studio di Bruegel, il think tank di Bruxelles specializzato in economia, che ha analizzato le condizioni per la crescita dei settori a basse emissioni di CO2 con più potenziale a livello regionale in Europa. In base a questa analisi, le due regioni italiane sono risultate essere nel gruppo ristretto delle aree Ue più promettenti per lo sviluppo delle tecnologie ‘verdi’.

Per consentire la decarbonizzazione – sostengono gli studiosi – la politica locale e nazionale dovrebbe mirare a rafforzare gli attuali punti di forza dei territori usando un approccio ‘orizzontale’ che consiste nel creare attività attorno a un settore preesistente per “farlo sbocciare e dare vita a un intero ecosistema” (anziché il più classico approccio ‘verticale’, di sostegno finanziario a singoli progetti ancorati al passato industriale). Così il Piemonte potrebbe sfruttare la capacità che già ha nelle filiere dell’elettrico e dei biocarburanti per diventare un centro innovativo di veicoli ‘green’.

Allo stesso modo, in Puglia potrebbero fiorire il settore dell’energia solare e quello dell’efficientamento energetico. “Non ha senso aspettarsi e applicare le stesse regole ovunque in Europa. Volendo fare politica industriale, è meglio non costruire torri d’avorio in mezzo al nulla, ma piuttosto realizzare qualcosa correlato a ciò in cui le regioni sono già ‘brave’ oggi”, spiega il ricercatore e co-autore dello studio Georg Zachmann. Secondo il quale i centri industriali locali vanno sviluppati e accresciuti “attorno a ciò che già si ha” sfruttando i massicci effetti dell’aggregazione. Nello studio, il think tank Ue fa anche riferimento alla Lombardia, che però – pur rappresentando la locomotiva d’Italia – non vanta una specializzazione in nessuna delle tecnologie analizzate “forse a causa del suo successo in molti settori diversi” osserva ancora Zachmann. Fra gli Stati membri, lo studio di Bruegel mostra che anche regioni svedesi, finlandesi e tedesche hanno un buon potenziale nel settore dei veicoli elettrici. Mentre per quanto riguarda l’efficientamento energetico, ci sono buone possibilità di sviluppo ovunque, compresi Est e Sud Europa. Ma – sottolineano gli studiosi – è soltanto l’inizio. Molti altri settori, tra cui agricoltura, trasporti e metalli, dovranno essere decarbonizzanti per avvicinarsi almeno all’azzeramento netto delle emissioni di gas serra stabilito nell’accordo di Parigi.

Per Zachmann, è importante non tanto dimostrare che una certa tecnologia incontrerà delle difficoltà in una certa regione, quanto identificare le risorse che già si hanno per puntare su quelle. In termini di finanziamento dell’Ue, un’idea interessante per il ricercatore è creare mercati per incentivare le nuove produzioni ‘verdi’ fra cui l’idrogeno, come è stato fatto in passato con le rinnovabili. 

Fonte: ecodallecitta.it

Forest Therapy: il bagno nella foresta che rigenera corpo, mente e spirito

Un’immersione totale nella natura può aiutare a ritrovare il benessere e riequilibrare corpo, mente e spirito. È il principio alla base dalla Forest Therapy, pratica orientale che negli ultimi tempi ha preso piede anche in Italia. Eugenio Berardi per primo ha avuto l’idea di promuovere questa pratica a Torino dopo aver scoperto un particolare bosco in città.

Forest Therapy o Shinrin-Yoku è una pratica nata nel 1982 in Giappone, come parte di un programma sanitario nazionale progettato per ridurre i livelli di stress della popolazione. Si tratta di una immersione totale e totalizzante nella natura che unisce scienza e spiritualità, i cui benefici sono stati studiati da ricercatori di tutto il mondo e molti sono stati gli studi realizzati per dimostrare scientificamente come questa pratica potesse realmente portare alla riduzione di stress, dell’adrenalina, contrastare l’iperattività, stimolare il sistema parasimpatico, deputato al rilassamento, andando a ridurre le reazioni di quello simpatico adibito alla funzione di lotta-fuga, andare a lavorare sulla pressione sanguigna e portare a una serie di altri effetti positivi per l’uomo. Una pratica che può prendere vita in un parco, in un luogo caratterizzato da molto verde, ma che trova la sua dimensione più vera e autentica nel bosco, nella foresta, dove le vere protagoniste sono le foglie degli alberi, grazie al rilascio di sostanze che producono effetti benefici atti a lavorare proprio sul sistema immunitario, ed è stato inoltre dimostrato che l’attività delle cellule NK (Natural Killer), adibite alla protezione di quest’ultimo, dopo del tempo passato nella foresta, aumenta: ad esempio dopo tre notti si ha un incremento dal 17% al 27%. In Italia si è iniziato a parlare di più negli ultimi tempi relativamente a questa terapia, prendendo piede a poco a poco; uno dei massimi esponenti del campo è Marco Nieri, i cui studi si sono concentrati soprattutto sull’elettromagnetismo degli alberi, mentre una delle più grandi esperte che ha dato un forte contributo allo sviluppo di questa realtà è Selene Calloni Williams.

«Nella nostra penisola ci sono varie zone dove poter vivere a 360 gradi questa pratica, in particolare in Piemonte e a Torino, dove ho scoperto esserci un bosco nella città, nella zona collinare, con la presenza di molti sentieri raggiungibili da tutti, che la rende un territorio dalle caratteristiche molto particolari in cui stiamo cercando di portare un progetto ecosostenibile al cui centro porre la natura come perno della vita delle persone, che trasporti con sé un pensiero e un’azione ecologica, fondata sull’importanza della realtà ambientale in cui siamo immersi, vista come fulcro, polmone pulsante della nostra società. In tutto questo ritengo però che l’uomo dovrebbe abbandonare questa tipica visione duale, contraddistinta da un Io e un Tu, quando invece dovrebbe percepire questa connessione con il Tutto, sentendosi parte di un ambiente Terra, con cui dovrebbe riconciliarsi per stare meglio, e non separarsi come invece da troppo tempo sta cercando di fare; è infatti attraverso la collaborazione che ci si riesce a unire, a percepire questo Noi, mentre con la competizione ci si tende ad allontanare, a separare senza costruire qualcosa di grande valore assieme. In questo periodo infatti siamo stati contattati da varie altre realtà, in maniera un po’ inaspettata, che ci hanno chiesto di dar vita a collaborazioni».

Sono queste le parole di Eugenio Berardi, che per primo ha avuto l’idea di dar vita in Piemonte, nella zona di Torino, a questa Forest Therapy; nel 2020 ha intrapreso il percorso per conseguire la qualifica di Forest Therapy Guide presso AISCON -Associazione Italo-Svizzera di Counseling, e ha frequentato il corso di “Bioenergetic Landscapes” ideato dal bioricercatore Marco Nieri. A Eugenio si è aggiunto anche Fabio Castello, dal 2020 Forest Therapy Guide qualificato professionalmente.

La funzione della guida in questa realtà è quella di condurre il gruppo, che parteciperà all’esperienza, verso le pratiche di meditazione in armonia con la natura circostante, in modo tale da poter procurare ai partecipanti un’attività in grado di far abbandonare l’ansia e lo stress accumulato, favorendo un benessere psico-fisico raro da trovare nella società veloce e dinamica in cui troppe volte ci lasciamo affogare.

«La prima esperienza all’aperto di Forest Therapy l’abbiamo realizzata Domenica 14 Giugno; si tratta di quattro ore totalmente immersi nel bosco, dove il gruppo si può sentire totalmente a contatto con l’ambiente circostante. Un esercizio prima di tutto sensoriale che mette in gioco tutti e cinque i sensi, con attenzione particolare all’udito, all’ascolto, in quanto siamo sempre meno abituati a percepire i suoni della natura, troppo attratti da quelli del cellulare, dei rumori della città e di tutta quella tecnologia che ha deviato il nostro sentire. Abbiamo varie attività da proporre e mettere in atto in futuro, che stiamo organizzando e cercando di dar vita, come ad esempio gruppi di meditazione post lavoro/ufficio».

Durante il periodo di quarantena, Eugenio e Fabio hanno preso parte a corsi online inerenti a questa realtà e si sono presi del tempo per pianificare il lavoro, dando vita a un programma che si sta evolvendo, crescendo piano piano, passo dopo passo. È proprio grazie al contatto con la madre Terra incontaminata e a questa pratica che l’uomo può prendersi un momento per sé, per separarsi, anche solo momentaneamente, dallo stress che ci si porta dietro. Forest Therapy ha dunque una funzione analoga a un bagno rinfrescante che consente di togliersi di dosso le tensioni accumulate, inoltre, permette di stimolare la concentrazione e la memoria, aiutando anche a dormire meglio, mitigando la depressione. Ci troviamo quindi di fronte all’ennesimo caso in cui la natura e il suo contatto ci concedono di stare meglio, non solo con noi stessi, ma anche in relazione con gli altri.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/06/forest-therapy-bagno-foresta-rigenera-corpo-mente-spirito/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Riparte il mondo dei camminatori e dei viaggi a piedi a passo lento!

Dal Trentino alla Calabria, dal Piemonte all’Abruzzo: da nord a sud e nelle isole sono tanti i viaggi a piedi in programma questa estate e proposti dalla Compagnia dei Cammini, associazione che da dieci anni promuove il turismo responsabile attraverso esperienze di cammino in Italia e all’estero con guide professioniste. Con l’inizio della fase 3, riparte anche il mondo dei camminatori e dei viaggi a piedi, un settore di nicchia che ogni anno raccoglie sempre maggiore consenso e che, grazie alla riscoperta del turismo di prossimità, quest’anno sta suscitando un interesse ancora crescente. Dopo il periodo di fermo, ripartono così anche i viaggi a passo lento della Compagnia dei Cammini – associazione di turismo responsabile dedita ai cammini lenti – che, per l’estate 2020, ha programmato un ricco calendario di viaggi per camminanti adulti e piccini, tutti nel rispetto delle norme anti Covid.

Visitando le Eolie, a passo lento (Foto della Compagnia dei Cammini)

«Dopo una stagione davvero buia, ripartiamo, lentamente come lentamente camminiamo, cercando di capire cosa si può fare con responsabilità, usando il buon senso e il rispetto delle norme – spiega Luca Gianotti, coordinatore della Compagnia dei Cammini -. Laddove non ci sentiremo tranquilli di assicurare in un cammino le norme di distanziamento fisico, preferiremo annullarlo, prestando attenzione alla differenza tra il sensato e l’insensato. Nel camminare ritroveremo i pensieri positivi e la voglia di cambiare il mondo per un mondo migliore». 
Distanziamento fisico, sicurezza sanitaria e igiene, saranno buona norma nei cammini proposti dall’associazione che offrirà cammini itineranti e stanziali con diversi livelli di difficoltà secondo il proprio allenamento in tenda, rifugi e B&B, tutti selezionati. Tra le proposte viaggi in Italia Nord a Sud e nelle isole e anche qualche proposta sull’estero laddove è concesso. Non mancheranno inoltre viaggi a piedi per famiglie e bambini con la Compagnia dei bambini. Tra i viaggi dell’estate 2020 per i principianti dal 12 al 19 luglio in Trentino un cammino itinerante all’insegna della tranquillità, della natura, dell’arte e del profumo del miele. Ospiti della meravigliosa Ca’ de Mel, una casa rurale del Settecento ristrutturata con rispetto e amore, recentemente trasformata in azienda apicultrice, si andrà alla scoperta degli altopiani del Bleggio e del Lomaso: terre di campi e castelli dove le comunità mantengono forti i legami di mutua cooperazione. Dal 1 agosto al’8 agosto in Abruzzo un altro cammino itinerante con zaino leggero con facili e bellissime escursioni alla riscoperta degli antichi “tratturelli” nei paesi del Parco Nazionale d’Abruzzo (Pescasseroli, Opi, Civitella Alfedena, Villetta Barrea).

Tra lupi e pastori, in Abruzzo (Foto della Compagnia dei Cammini)

Per i camminatori intermedi dal 26 luglio al 1 agosto 2020 un cammino stanziale nell’estremo Sud della Calabria all’interno del Parco nazionale dell’Aspromonte dove vive una minoranza linguistica denominata “Greci di Calabria”. Una terra accogliente con la sua musica dai ritmi travolgenti e la cucina tradizionale dai forti ma tipici sapori che ricordano un passato ancora “presente” tra borghi e fiumare dove non perdere l’occasione di fare dei rinfrescanti bagni. E ancora dal 22 agosto al 29 agosto la grande traversata Lubiana–Trieste, un itinerario pensato e costruito per ricollegare due piccole città-gioiello, due sorelle così vicine e così lontane allo stesso tempo. Un cammino a cavallo tra gli umori e i colori dell’Est e della Mitteleuropa, tra due città dai tanti nomi. Una discesa intensa nell’atmosfera di epoche diverse, e soprattutto un’immersione profonda nelle foreste e nei boschi. Solo per chi è veramente molto allenato e preparato fisicamente dal 20 luglio al 25 luglio in Piemonte lungo i percorsi occitani per sei giorni di cammino itinerante in terra contadina e resistente. Un cammino in terre di confine: la Valle Stura, infatti, si trova incastonata fra le rocciose cime che separano le Alpi Marittime dalle Cozie e corre per oltre 60 km – da Borgo San Dalmazzo fino al Colle della Maddalena – confinando con la Francia, con la pianura cuneese e con le valli Maira, Grana e Gesso.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/06/riparte-mondo-camminatori-viaggi-a-piedi-passo-lento/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Nasce la mappatura dei borghi in Piemonte per un ritorno alla montagna

Si tratta della prima mappatura scientifica dei borghi alpini e appenninici quella che Uncem ha realizzato in Piemonte e che nasce dalla necessità di stimolare il recupero e nuovi investimenti per le aree montane, affichè privati cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni tornino a puntare sulle risorse che le Terre Alte mettono a disposizione e combattendo il progressivo spopolamento, per rendere possibile il ritorno alla montagna. Una montagna che rinasce attraverso borghi abbandonati ora recuperati. Luoghi che raccontano storie del passato e che guardano al futuro. Case, botteghe, antichi mestieri che tornano a far rivivere un paese, per risentire la vita rinascere attraverso il profumo del pane appena sfornato, il rumore del falegname indaffarato nella lavorazione del legno o le voci di bambini che tornano allegri dalla scuola. Tutto questo ora può diventare realtà grazie alla mappatura dei borghi alpinirealizzata da Uncem – l’Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani che, all’interno di un volume online di circa 600 pagine, raccoglie dati ed esperienze locali a conclusione di un lungo lavoro iniziato ben 15 anni fa. L’obiettivo? Realizzare uno strumento che metta in luce il grande patrimonio che sulle montagne piemontesi conta centinaia di borghi che necessitano di tornare ad essere il fulcro di economie locali generando una nuova crescita economica. Si tratta infatti di borghi e borgate, gioielli incastonati nei più suggestivi paesaggi del Piemonte che hanno visto progressivamente diminuire la propria popolazione fino quasi ad essere dimenticate, tra riduzione dei residenti, contrazione dei servizi essenziali, diminuzione del potenziale di reddito e di consumo locale ma anche declino dell’agricoltura e della pastorizia che hanno indebolito sempre più il sistema insediativo storico, riducendo intere zone allo stato di abbandono.

Centinaia di borghi abbiamo detto. Ma diamo un po’ di numeri: solo nelle Unioni montane del Torinese i borghi di montagna sulle Alpi e gli Appennini raggiungono i 1845 mentre sono 1450 quelli del Cuneese. Segue poi la montagna biellese con 573 insediamenti, il Verbano Cusio Ossola con 208 e infine l’appennino dell’astigiano e dell’alessandrino che ne conta 155. Il progetto guarda in grande e vuole rendere reale la rinascita della montagna. Sempre più numerosi sono infatti coloro alla ricerca di risorse per ristrutturare le proprie abitazioni nei borghi, per individuare immobili da acquistare o alla ricerca di nuove soluzioni per cambiare vita, per aprire un’azienda agricola o turistico-ricettiva. La nuova mappatura non rappresenta una guida turistica o un catalogo immobiliare, ma bensì di una fotografia dell’esistente, sulla base di dati pubblici inviati dalle Unioni montane in questi anni alla Regione. Un lavoro collettivo e condiviso che può essere considerato uno strumento potenziale per concentrare l’attenzione istituzionale ed economica sui borghi alpini e appenninici per attrarre nuovi investimenti e rivitalizzare così le aree interne.  

Il lavoro di Uncem si è concentrato sulla realizzazione di schede compilate da tecnici e consulenti delle Unioni montane con il supporto dei Sindaci. Suddivise per province, contengono dati di riferimento delle varie borgate, andando a creare un racconto dettagliato dei diversi insediamenti. Tra le informazioni emergono i servizi presenti all’interno dell’edificato, viene indicato lo stato di integrità dei borghi o viene quantificato il numero di manufatti che necessitano di interventi di ristrutturazione. I dati riportano anche le epoche di costruzione dell’edificato e i fabbricati di rilevanza architettonica, storica e artistica. Il lavoro di mappatura andrà ad integrare il sito dei Borghi Alpini, precedentemente realizzato da Uncem, che raccoglie esperienze e buone pratiche di rivitalizzazione attraverso la schedatura di tutti i borghi del Piemonte.

«Per la montagna, il progetto risponde a una chiara necessità di tornare a puntare sulle risorse che le Terre Alte mettono a disposizione, ricreare imprese, occasioni di una vita stabile, 365 giorni l’anno, secondo la tradizione sì, ma anche unendo temi forti che accompagnano la modernità degli insediamenti». Si legge sul sito. «Domotica, green economy, fonti energetiche rinnovabili, utilizzo del legno per il recupero e opportuno uso della pietra, nuovi stili progettuali che conservino volumi carichi di storia, ma che allo stesso tempo sappiano guardare al futuro».

Si tratta nel complesso di un documento rivolto a tutti, affinché tutti possano essere stimolati ad investire capitali per far rinascere i borghi e ridare un’opportunità di sviluppo alle Terre Alte. Ma rappresenta anche una dimostrazione della vitalità degli Enti locali e del loro impegno sul territorio in questi anni.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/02/nasce-mappatura-borghi-piemonte-ritorno-montagna/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Il 2020 è… l’anno internazionale della salute delle piante!

Emergenza climatica, inquinamento e problemi ambientali. E se questo nuovo anno fosse all’insegna della biodiversità e della tutela degli ecosistemi? La FAO ha proclamato il 2020 “Anno internazionale della Salute delle Piante” per aumentare la consapevolezza verso i problemi legati al mondo vegetale e garantire la tutela della nostra salute e di quella del pianeta. Inizia il nuovo anno e porta con sé tanti buoni propositi. Tra questi, in particolare, c’è un obiettivo che ci vorrebbe tutti coinvolti allo stesso modo: l’ambiente e la cura delle piante. L’assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2020 “Anno internazionale della salute delle piante”, affinché la comunità internazionale riconosca l’importanza del mondo vegetale, della sua e della nostra salute. Ecosistemi agricoli, forestali, acquatici: la salute delle piante costituisce un presupposto necessario per garantire sicurezza alimentare, approvvigionamento delle materie prime e biodiversità. Lo sapevate che le piante costituiscono l’80% del cibo che mangiamo e producono il 98% dell’ossigeno che respiriamo? Tuttavia, ogni anno fino al 40% delle coltivazioni mondiali viene distrutto da malattie e parassiti, con conseguenze catastrofiche che colpiscono intere popolazioni e con gravissimi danni all’agricoltura, principale fonte di reddito per molte comunità.

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Per questo motivo le politiche e gli interventi per promuovere la salute delle piante sono considerati fondamentali per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, proprio come testimoniato dall’obiettivo 2 che si prefigge di porre fine alla fame, realizzare la sicurezza alimentare e una migliore nutrizione promuovendo l’agricoltura sostenibile o come definito dall’obiettivo 15 che intende proteggere gli ecosistemi terrestri.

«Come per la salute umana o animale, anche per le piante prevenire è meglio che curare», ha sottolineato Qu Dongyu, Direttore Generale della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) a margine della riunione del Consiglio dell’Agenzia delle Nazioni Unite. Proteggere il mondo vegetale da malattie e parassiti risulta infatti molto più economico che affrontare le emergenze fitosanitarie in quanto, spesso, queste sono impossibili da debellare e la loro gestione è lunga e costosa. Con l’inizio di questo nuovo anno diventiamo tutti protettori delle piante, attraverso le numerose azioni che possiamo quotidianamente intraprendere. Sul sito web dedicato a quest’iniziativa sono disponibili consigli e suggerimenti su ciò che ognuno di noi può fare per tutelarne la salute.

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A Torino il Festival sulla salute delle piante

Torino e il Piemonte saranno questo 2020 protagonisti attraverso un percorso che avrà come fulcro il “Festival Plant Health” che si svolgerà a Torino dal 4 al 6 giugno. Saranno tre giorni di conferenze, spettacoli, mostre dedicate alla salute delle piante e dell’ambiente, con lo scopo di coniugare il sapere scientifico con il carattere divulgativo e avvicinare i cittadini al dibattito su temi oggi fondamentali come i cambiamenti climatici, la globalizzazione dei mercati e la sicurezza alimentare. Il progetto è portato avanti da Agroinnova, il Centro di Competenza per l’Innovazione in campo agro-ambientale attivato presso l’Università degli Studi di Torino da ricercatori e ricercatrici che da diversi anni si occupano di difesa delle piante. Saranno diversi i temi che verranno affrontati nelle conferenze e nelle tavole rotonde come comunità sostenibili, azioni per il cambiamento climatico, professioni legate alla cura delle piante, difesa delle colture e dei sistemi agricoli e alimentazione.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/01/2020-anno-internazionale-salute-piante/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Mercalli: “Mobilitazione importante, adesso bisogna agire in prima persona”

Abbiamo intervistato il climatologo Luca Mercalli per strade di Torino durante il corteo organizzato dal movimento Fridays For Future in occasione dello sciopero globale per il clima. Mercalli sarà anche uno dei personaggi principali del docu-film che stiamo realizzando insieme a Terra Nuova e che potete sostenere aderendo alla campagna crowdfunding.

«Io credo che oggi sia importante questa mobilitazione, ma è un inizio anche per approfondire, per prendere coscienza, per assumersi delle responsabilità, per agire in prima persona». Luca Mercalli non nasconde le aspettative nei confronti delle migliaia di giovani scesi in piazza venerdì 27 settembre per lo sciopero globale per il clima.  

«Penso che siamo ancora in una fase iniziale. È molto bello che almeno nella testa di tantissimi ragazzi risuonino oggi parole come “ambiente” e “clima” che prima forse non esistevano affatto. E intanto nei confronti della politica…. questi sono numeri», prosegue rispondendo alle domande del nostro Ezio Maisto, regista di “Ragazzi irresponsabili”, il docu-film che racconterà la storia e le attività del movimento Fridays For Future in Italia.

«Il movimento – suggerisce Mercalli – deve assolutamente aderire alla costruzione di un modello alternativo, perché tale modello deve essere sviluppato, non c’è ancora. Ci sono delle timide proposte». Alcune di queste proposte derivano proprio da progetti portati avanti dai giovani attivisti italiani, che lontano dai riflettori, riposti cartelli e striscioni che hanno colorato i cortei degli ultimi mesi, lavorano quotidianamente per cambiare le cose.  

Noi di Italia Che Cambia, insieme a Terra Nuova, crediamo fortemente in questi ragazzi e chiamiamo a raccolta la società civile per sostenere questa iniziativa volta a raccontare la loro storia: singoli, famiglie, associazioni, imprese attente alla responsabilità sociale, gruppi locali di Fridays For Future Italia, chiunque abbia a cuore la (ri)costruzione di un’economia non distruttiva, i cui obiettivi non siano vincolati esclusivamente a fredde misure quantitative di presunto benessere. I ragazzi di Fridays For Future potrebbero la nostra ultima spiaggia e chi si occupa di contro-informazione – a cominciare da Italia Che Cambia e Terra Nuova – ha il preciso dovere di diffondere in tutti i modi il loro grido di allarme. 

«Il problema ecologico è estremamente complesso, non si risolve se ci si focalizza solo su un dettaglio», conclude Mercalli. «Questo potrebbe essere anche uno stimolo a fare molta più cultura a partire dalla scuola fino ai mezzi d’informazione, al fine di dare alle persone il senso di questa enorme sfida e complessità».

La nostra troupe con Luca Mercalli

La nostra troupe con Luca Mercalli

Aiutateci dunque a dare corpo ai suggerimenti del climatologo più famoso d’Italia raccontando la nascita di un movimento che sta segnando una svolta nell’ambientalismo di tutto il mondo e, nello stesso tempo, contribuendo alla sua diffusione. Potete farlo partecipando al crowdfunding per raccogliere le risorse necessarie a terminare le riprese e realizzare la post-produzione.  

Non vogliamo scoprire la Greta Thunberg italiana. Vogliamo dar voce alla Greta Thunberg che vive dentro ognuno di noi! Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/10/mercalli-mobilitazione-importante-adesso-agire-in-prima-persona/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

A Biella arriva il plogging: l’attività che unisce lo sport alla raccolta dei rifiuti

A Biella un’iniziativa ambientale per pulire le strade e i sentieri attraverso il “plogging”, lo sport giunto in Italia e sempre più diffuso sui territori, che unisce esercizio fisico e raccolta di rifiuti. Una giornata di sensibilizzazione ed azione, attraverso la partecipazione attiva dei cittadini per un cambiamento responsabile e collettivo.

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Tutti uniti per cambiare il mondo: un gruppo eterogeneo di biellesi, per età e professionalità, si è ritrovato per innestare una sensibilizzazione sociale sul tema dell’emergenza ambientale. Supereroi moderni, il cui equipaggiamento non è composto da armi magiche o da strumenti futuristici, ma da guanti e sacchetti con un kit green. Nulla di sovrannaturale o mistico: solo la pratica e il desiderio di un cambiamento responsabile. L’antagonista da sconfiggere è l’inquinamento cittadino, frutto malato di un’epidemia di incuria e inciviltà, che si palesa sotto forma di mozziconi, cartacce, bottiglie di plastica e molti altri rifiuti abbandonati nelle strade o nelle aree verdi del centro.  Nonostante Biella sia una città molto pulita e curata da questo punto di vista, non c’è limite al miglioramento: lo dimostra il primo test di MappiAmo la città di verde, in una giornata tenutasi a giugno in cui i partecipanti raccolsero una trentina di sacchi colmi d’immondizia in zona Gorgomoro, a Biella, portati poi in discarica. Il mese di luglio ha visto andare in scena la seconda giornata dell’iniziativa. Nel dietro le quinte dell’evento figura Natural Boom (azienda che produce l’omonima bevanda in lattina – o meglio, mental drink – con ingredienti natuali), in collaborazione con Biella Colors’ School.

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Un contributo non solo simbolico, ma che, con un impegno mirato e comune, può diventare caso virtuoso per tutta la provincia e non. La pratica a cui i partecipanti si ispirano è quella del plogging: un’attività sportiva inventata in Svezia, caratterizzata dal binomio ambiente-sport; come intuibile, il nome di questa della pratica è un neologismo, combinazione delle parole svedesi plocka upp (raccogliere) e jogging. L’evento è stato caratterizzato da una camminata, durante la quale i partecipanti, divisi in gruppi, hanno raccolto in appositi sacchi i rifiuti trovati durante il passaggio, pulendo, così, il centro cittadino. Ai nostri microfoni è intervenuto Andrea Campagnolo, ideatore dell’iniziativa e di Natural Boom: “Le prime due giornate organizzate – spiega – sono test di preparazione in vista dell’evento clou che si terrà a settembre. Oltre a queste due occasioni aperte al pubblico, sono in programma altri appuntamenti con un target specifico, come i centri estivi. Per quanto concerne l’iniziativa di settembre, coinvolgerà in particolare le scuole, perché è fondamentale promuovere un processo educativo virtuoso su queste tematiche alle giovani generazioni. Saranno premiate, inoltre, le classi più meritivoli con borse di studio messe a disposizione dai nostri partner. A questo proposito, è molto significativa la collaborazione con Biella Colors’ School e il suo presidente Matteo Nalin: tutti i ragazzi di questa realtà hanno sposato il progetto con grande entusiasmo”.

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Come accennato, MappiAmo la città di verde sta crescendo ed è pronto a diventare un progetto di rete territoriale, ma senza porsi limiti o confini: “I test – continua l’ideatore di Natural Boom – sono a Biella per questioni logistiche, ma proporremo l’attività anche ad altre città. Per ora, la risposta locale è stata molto positiva. Speriamo, nel tempo, di ottenere sempre più borse di studio e di perfezionare l’organizzazione dell’attività”. Andrea Campagnolo conclude delineando le prospettive del suo progetto: “Selezioneremo, tramite skouty.com, una cinquantina di zone del biellese che necessitano di interventi di pulizia e che gli utenti potranno ‘prenotare’. La buona riuscita del progetto – argomenta – è fondamentale: siamo in un momento storico critico sul fronte ambientale. È il momento di prendersi per tutti per mano – bambini, ragazzi, adulti e anziani – e dare un segnale. L’idea che ho avuto è una scintilla, ma da sola non basta: per un cambiamento responsabile dobbiamo essere tutti uniti”.

Articolo tratto da: Journal Cittadellarte

Rifiuti da smaltire in casa? Ci pensano i lombrichi

Trasformare in vere e proprie “fattorie per lombrichi” i contenitori dedicati alla raccolta dei rifiuti: E’ l’obiettivo del progetto “Il Ciclo del Lombrico”, avviato in provincia di Alessandria coinvolgendo i cittadini e le scuole con lo scopo di diffondere la conoscenza della lombricoltura, quale pratica utile a ridurre il quantitativo di rifiuti che produciamo in casa, produrre humus per i nostri terreni e risparmiare sulla raccolta differenziata. Lo sapevate che esiste una soluzione semplice e pratica per smaltire i rifiuti organici in casa riducendo la quantità di scarti alimentari prodotti nelle nostre cucine? Tutto questo è possibile grazie ai lombrichi, piccoli amici ma grandi lavoratori, capaci di trasformare questi scarti in un prodotto naturale e utile per il nostro Pianeta. Grazie al progetto “Il Ciclo del Lombrico”, ideato da Ruben Gemme e Mirko Pepe ed avviato nell’alessandrino, chiunque potrà praticare il compostaggio domestico nel proprio giardino o all’interno della propria abitazione!  Come vi abbiamo raccontato in un precedente articolo, la lombricoltura è una soluzione perfetta e a basso impatto, nonchè una tecnica alternativa e sconosciuta ai più ma con grandi potenzialità: si basa sulla trasformazione di scarti vegetali in humus ad opera dei lombrichi e permette il riciclo di rifiuti organici e la conseguente produzione di fertilizzante naturale in agricoltura e orticoltura, con innumerevoli benefici dal punto di vista ambientale, economico e sociale.

Obiettivo del progetto è realizzare una “lombricompostiera infinita”, trasformando il numero più elevato di contenitori dedicati alla raccolta dei rifiuti in vere e proprie “fattorie per lombrichi”. Si tratta di un modello alternativo di vivere, produrre e consumare e si basa proprio sul concetto di “ciclo continuo”: la terra ci dona i suoi frutti per nutrirci, una volta consumati, gli scarti rimasti finiranno nella vermicompostiera, che i lombrichi lavoreranno producendo humus per concimare la terra, che in questo modo produrrà nuovi frutti. L’humus prodotto dai lombrichi è inoltre un “super concime”, in quanto ricco di minerali e sostanze essenziali per la crescita sana delle piante e capace di migliorare il terreno dal punto di vista nutritivo. Obiettivo è promuovere una cultura educativa e ambientale tra le persone, mostrando come questa semplice pratica possa entrare a far parte delle nostre abitudini quotidiane con innumerevoli vantaggi.

La lombricompostiera verrà realizzata con la prerogativa di utilizzare esclusivamente materiali di recupero: contenitori dismessi, plexiglass o lamiere derivanti da scarti di lavorazione, che andranno a costituire la nuova casa dei lombrichi. Come racconta Mirko, «I lombrichi amano la spazzatura organica, per questo rappresentano una soluzione ottimale ed efficace sia in scala domestica che industriale nella gestione dello smaltimento dei rifiuti».

Ebbene, si tratta di una soluzione vincente sia da un punto di vista dell’ecologia che dell’economia. In primis la vermicoltura ci consente di ridurre il quantitativo di rifiuti che produciamo quotidianamente in casa ed inoltre chiunque può farne uso: cittadini, condomìni, scuole, ristoranti, con risparmi economici sulla tassa dei rifiuti. Pensate che una famiglia può riutilizzare un normalissimo bidone della spazzatura che, ospitando una popolazione di un chilo di Lombrichi, è capace di smaltire fino a due quintali di rifiuti all’anno! Inoltre, realizzare un solo bidone con materiali di scarto permette di recuperare fino a sei chili di plastica e un chilo di ferro, che in alternativa sarebbero stati destinati allo smaltimento.

Con le iniziative di “Il Ciclo del Lombrico”, la lombricoltura arriva ora anche nelle scuole.
Rifiutiamo lo spreco!” è il progetto pensato per le scuole elementari, per avvicinare i più piccoli al mondo dei lombrichi e a tutti i benefici che ne derivano, attraverso un progetto didattico tutto improntato all’ecosostenibilità.
Il compostaggio dei rifiuti organici è infatti una pratica semplice, divertente e molto istruttiva per i più piccoli, aiutandoli a prendersi cura della terra e della natura. Protagonisti di quest’avventura sono proprio i bambini delle scuole elementari di Rivalta Bormida e Cassine, che, insieme agli aiutanti lombrichi, trasformano gli scarti delle mense in prezioso humus e lo ridonano alla Terra, all’interno degli orti che le scuole mettono loro a disposizione. Ad Alessandria, inoltre, Ruben e Mirko hanno portato la lombricoltura all’interno della ristorazione sociale promossa dalla Cooperativa Sociale Coompany&, dove sono state collocate dieci vermicompostiere per riporre gli scarti alimentari della frutta e della verdura coltivata negli orti urbani della cooperativa.  

«Il Lombrico, per noi, è la base di tutto – affermano Ruben e Mirko – e grazie a lui stiamo dando vita a diversi progetti con un unico comune denominatore: dare nuova e migliore vita a ciò che ieri chiamavamo rifiuto!».
Un progetto virtuoso che vuole contribuire a sensibilizzare grandi e piccoli fornendo le basi per la crescita organica del terreno, oltre che a costruire nuove comunità resilienti e promuovere un’economia circolare chiudendo il cerchio sugli sprechi alimentari.

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/rifiuti-smaltire-casa-pensano-lombrichi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Città Creative Unesco: Biella rappresenta il Piemonte nella corsa alla candidatura 2019

Proprio in questi giorni si è tenuta la conferenza stampa della Candidatura di Biella a Città Creativa UNESCO 2019 presso la Sala Stampa Regione Piemonte di Piazza Castello 165 a Torino. Scopriamo quanto emerso dall’incontro attraverso gli interventi dei relatori. Biella, Trieste, Bergamo e Como: è questa la lista delle città che hanno ottenuto il sostegno ufficiale della Commissione italiana UNESCO per l’ingresso nel network delle Creative cities. Il Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, che si è riunito giovedì 13 giugno, ha infatti deliberato sulle candidature, che entreranno nella Rete delle Città Creative e ha deciso all’unanimità di sostenere le città di Bergamo per la gastronomia, Biella e Como per l’artigianato e Trieste per la letteratura. Nel corso della conferenza stampa in Regione è stata recentemente presentata la candidatura di Biella quale città creativa UNESCO. Il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio ha dichiarato: “Quella di Biella è una candidatura che si inserisce a pieno titolo nel nostro progetto di valorizzazione dell’economia, della cultura e del turismo del Piemonte. Il riconoscimento Unesco è un esempio dei risultati importanti che un territorio può ottenere, quando unisce tutte le sue forze e vede le istituzioni pubbliche e i soggetti privati lavorare insieme per la condivisione di un obiettivo comune. Adesso l’obiettivo sarà poter vantare Biella come terza ‘Città creativa Unesco’ del Piemonte, dopo Alba per la gastronomia e Torino per il design. Metterò personalmente a disposizione l’esperienza e i rapporti maturati in questi anni con l’Unesco e sono certo che, insieme, vinceremo questa nuova sfida per il nostro territorio”

Parole significative anche da parte di Francesca Leon, Assessore alla cultura di Torino Città creativa Unesco: “Ogni volta che un luogo di cultura del nostro Paese si candida per ottenere un riconoscimento internazionale, non possiamo che esserne orgogliosi e sentirci parte di un corpo che si muove all’unisono per il raggiungimento di una meta comune. Ci auguriamo, come Città di Torino, che Biella possa vincere la sfida, convinti del potenziale che il suo territorio racchiude, dell’attenzione che ha saputo investire sull’arte e l’artigianato quali strumenti di sviluppo del proprio tessuto cittadino. La proiezione sulla Mole Antonelliana del logo della candidatura è il nostro segnale di amicizia e sostegno a Biella, perché ottenga un meritato successo e il Piemonte abbia una nuova città che entra nelle creative city dell’Unesco”.

Entusiasta degli ultimi sviluppi anche Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella Franco Ferraris: “Si tratta di un risultato straordinario e che conferma la grandissima forza del territorio biellese che, in linea con gli obiettivi dell’agenda ONU 2030, ha sviluppato da sempre innovazione, sostenibilità e creatività. Oggi questo primo successo dimostra che un territorio che sa lavorare e comunicare unito è un territorio vincente, grazie a tutti gli Enti e alle persone che stanno lavorando al progetto”.

Per il Biellese la candidatura rappresenta uno strumento nuovo di trasformazione sociale, attraverso i temi dell’arte e della sostenibilità oltre che della maestria tessile. A testimoniarlo è stato il processo di costruzione del dossier, che ha interessato una vastissima rete di soggetti pubblici e privati, a cominciare dalle 140 lettere di sostegno raccolte da tutta Italia e dal mondo, dalle 74 firme dei sindaci del Biellese, uniti per un obiettivo comune, passando attraverso centinaia di ritratti di cittadini, istituzioni e aziende, visibili sul sito. Una realtà che dimostra che qualcosa è cambiato e che, nonostante le difficoltà della crisi economica, c’è molta voglia di raccontarsi in modo nuovo, di mettere al centro i valori della condivisione e del cambiamento ispirati dagli obiettivi ONU 2030 e riassunti magistralmente nel simbolo del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto che mette al centro la sintesi tra natura e artificio.

Biella ha scelto dunque di affidare il proprio messaggio di rinnovamento a un progetto ‘su misura’ di alta sartoria artistica e sociale fatto di fili intrecciati tra la città e le associazioni e tra queste e i cittadini che rendono vivo e vero il territorio. La sfida tra le città finaliste si giocherà a Parigi dove Biella si presenterà come la candidata ufficiale del Piemonte, incarnandone i valori. “Credo con forza – ha commentato il neo sindaco della città Claudio Corradino che ha raccolto il passaggio del testimone dall’uscente Marco Cavicchioli che ha firmato il dossier di candidatura – nelle potenzialità della candidatura di Biella e questo risultato è davvero importante. Sono convinto che Biella abbia tutte le carte in regola per superare anche la selezione della Commissione Unesco a Parigi e mi spenderò personalmente in ogni sede istituzionale per raggiungere questo risultato”.

Alla conferenza stampa è intervenuto anche Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte: “Biella Città dell’arte e dell’Impresa. Il Simbolo del Terzo Paradiso – ha argomentato – che indica la sintesi di natura e artificio, rispettivamente primo e secondo Paradiso, adottato dalle Nazioni Unite e da più di 200 Ambasciate in tutto il mondo, è il simbolo della candidatura Unesco della città di Biella. Quest’ultima è riconosciuta nel mondo come una capitale della lana ed è conosciuta come sede della Fondazione Pistoletto, la Cittadellarte, dove un complesso di archeologia industriale ex lanificio è stato riconvertito in fabbrica di cultura per il tessuto sociale, di innovazione e sostenibilità, benchmark internazionale prodotto dalla sinergia di privato e pubblico, grazie anche al sostegno di una strutturale convenzione con la Regione Piemonte. Biella – ha concluso il direttore – coniuga l’Arte dell’Impresa e l’Impresa dell’Arte in una sintesi innovativa, capace di indicare prospettive di prosperità sia al territorio, sia nel concerto globale di pratiche per uno sviluppo sostenibile e condiviso”.

Articolo tratto da: Journal Cittadellarte