Ex Ilva: “Il Governo agisca subito su decarbonizzazione e bonifica”

La città di Taranto fatica a trovare pace. Lo operazioni di bonifica non sono ancora partite, le pressioni per allentare le misure di sicurezza aumentano d’intensità e il Governo tentenna, nonostante l’ex Ilva rimanga ancora una ferita aperta e pericolosa per il capoluogo pugliese.

TarantoPuglia – La vicenda dell’ex Ilva di Taranto sembra gestita come il gioco delle tre carte in cui un ciarlatano da fiera truffa ingenui passanti con un gioco in cui il banco vince sempre. Peccato che in questo caso il banco sia lo Stato italiano che, di fatto, gestisce lo stabilimento ex Ilva insieme alla multinazionale anglo-indiana Arcelor Mittal e che dovrebbe, attraverso commissari governativi, gestire anche le bonifiche interne ed esterne allo stabilimento.

Il gioco delle tre carte è quello in cui il ciarlatano sposta abilmente le carte cambiandole velocemente di posto per dare l’illusione ai partecipanti di poter vincere mentre fa in modo, viceversa, di far vincere sempre le carte in suo possesso. Le carte in gioco sono i 450 milioni rivenienti dal sequestro effettuato dal tribunale di Milano nei confronti dei Riva e destinati alle bonifiche delle aree ex Ilva, che col decreto milleproroghe verrebbero “spostati” sui lavori di adeguamento ambientale e sanitario dello stabilimento.

«Va immediatamente stralciato dal decreto milleproroghe l’inaccettabile spostamento delle risorse dedicate alle bonifiche – hanno dichiarato con fermezza Stefano Ciafani, presidenze nazionale di Legambiente, Ruggero Ronzulli, presidente di Legambiente Puglia, e Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto – perché la decarbonizzazione dello stabilimento siderurgico deve andare di pari passo col risanamento ambientale dei siti inquinati».

Le bonifiche del Sito di interesse Nazionale di Taranto e in particolare del Mar Piccolo continuano a non vedere l’inizio nonostante le decine di milioni di euro già stanziati a tale scopo, con un Commissario straordinario alle bonifiche di Taranto che a tre mesi dal termine del suo mandato non è stato ancora sostituito.

Altrettanto incomprensibile è la richiesta rivolta dal Ministero della transizione ecologica al Ministero della Salute di rivedere i parametri epidemiologici con i quali Arpa Puglia, Aress Puglia e Asl Taranto hanno effettuato la valutazione di impatto sanitario relativa a una produzione dello stabilimento siderurgico ex Ilva pari a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio, evidenziando la presenza in tale scenario di rischi inaccettabili per la salute.

«Ancora una volta viene anteposto il profitto all’indispensabile risanamento ambientale della città di Taranto attraverso le bonifiche e alle esigenze di garantire la salute dei cittadini e dei lavoratori dello stabilimento siderurgico», sottolineano Ciafani, Ronzulli e Franco. «Con queste politiche le bonifiche continueranno a “rimanere al palo” e la speranza che in futuro lo stabilimento siderurgico possa produrre senza creare danni alla salute è destinata a restare lettera morta».

Legambiente chiede con urgenza al Governo di tornare a dedicare al risanamento ambientale e alla tutela della salute degli abitanti di Taranto l’attenzione dovuta a una città che continua a contare i morti causati da anni di inquinamento fuori controllo.

Si nomini subito, senza ulteriore indugio, il nuovo Commissario Straordinario per le bonifiche del SIN di Taranto e si imprima finalmente una decisa accelerazione alla bonifica del territorio e in particolare del Mar Piccolo, utilizzando da subito le risorse già stanziate e disponibili. Si cancellino le norme inserite nel decreto milleproroghe e si faccia trasparenza sulla gestione delle ingenti risorse rivenienti dalla famiglia Riva, sia in ordine alle somme già spese che a quelle impegnate, rendendo noto il cronoprogramma relativo alle bonifiche delle aree gestite dai commissari di Ilva.

Il Ministero della transizione ecologica respinga al mittente l’assurda richiesta di Acciaierie d’Italia di “annacquare” l’autorizzazione integrata ambientale in vigore riducendo i tempi di distillazione del coke e piuttosto agisca in modo da concluderne nel più breve tempo possibile il riesame, proprio sulla scorta della Valutazione del Danno Sanitario in suo possesso. Senza che prima tutto vengano compiuti questi passaggi le promesse di decarbonizzazione e l’evocazione di scenari in cui l’acciaieria sarà convertita a idrogeno sono soltanto parole. Parole su cui queste vicende gettano un’ombra sinistra, quella di un’ennesima, imperdonabile presa in giro. Fonte: https://www.italiachecambia.org/2022/01/ex-ilva-governo-agisca-subito/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Riconvertire l’ex ILVA di Taranto in un Polo delle energie rinnovabili per rilanciare il Sud

Il possibile abbandono di ArcelorMittal dell’acciaieria ex ILVA di Taranto potrebbe essere l’occasione di un vero rilancio del Sud Italia aumentando l’occupazione, la salvaguardia dell’ambiente e la salute delle persone. Un’utopia? Assolutamente no.

Riconvertire l’ex ILVA di Taranto in un Polo delle energie rinnovabili per rilanciare il Sud

Il possibile abbandono di ArcelorMittal dell’acciaieria ex ILVA di Taranto potrebbe essere l’occasione di un vero rilancio del Sud Italia aumentando l’occupazione, la salvaguardia dell’ambiente e la salute delle persone. Dopo anni di inquinamento, morti, sfruttamento e devastazione ambientale, finalmente sarebbe ora di un progetto sensato e sano, per la popolazione di Taranto e per il Sud, costretto ad accettare un modello industriale fallimentare e nocivo. Per ottenere eccezionali risultati basterebbe fare un piano di riconversione dell’ ex ILVA trasformandola in un Polo delle energie rinnovabili. Un progetto del genere avrebbe un campo di applicazione vastissimo. L’Italia paese del sole infatti incredibilmente non è ai primi posti in Europa per la diffusione delle energie rinnovabili, che invece dovrebbero essere utilizzate massicciamente in tutte le loro molteplici funzioni. Sarebbe un grande segnale di riconversione industriale verso tecnologie utili e necessarie e che potrebbe poi indicare la strada a molti altri progetti simili. In un colpo solo l’Italia si ritroverebbe all’avanguardia nella lotta ai cambiamenti climatici. Per il Polo delle energie rinnovabili ci sarebbe una diffusione enorme in tutto il Sud Italia che scoppia di sole e di vento e dove potrebbero essere installati centinaia di migliaia di impianti Made in Sud; così come un tempo c’era l’Alfasud, ora ci sarebbe il Solar Sud. Non solo quindi impianti da installare ovunque ma anche migliaia di installatori, migliaia di educatori ambientali da formare che vadano ovunque nelle scuole, negli edifici pubblici, nei negozi, nelle case private a spiegare l’importanza del risparmio energetico e delle energie rinnovabili e facciano da indispensabile supporto per la diffusione dei prodotti del Polo. E la diffusione non sarebbe solo in tutto il Sud e nel resto dell’Italia ma anche guardando al resto del mondo. Finalmente la capacità, l’inventiva, la creatività italica si esplicherebbe con quelle materie prime che abbiamo in abbondanza e ci farebbero diventare una vera e propria Potenza Solare che brillerebbe a livello internazionale. In questo modo non solo sarebbero velocemente riassorbiti tutti gli attuali diecimila lavoratori dell’ ex ILVA, dapprima per la bonifica del luogo e poi per la sua trasformazione ma ne servirebbero anche molti altri per le ulteriori varie occupazioni che seguirebbero. Come si finanzia un piano del genere? Con i fondi europei che ci sono per riconversioni di questo tipo e poi utilizzando una parte dei soldi non più regalati dallo Stato alla fonti fossili che in Italia finanziamo ogni anno per più di 18 miliardi di euro.  Visto che la situazione dei cambiamenti climatici è drammatica e il futuro è quello delle energie rinnovabili, quale occasione migliore per agire in questa direzione. Abbiamo tutto, le competenze, le conoscenze, le tecnologie, i soldi, basta volerlo fare ed è la soluzione migliore da ogni punto di vista: politico, sanitario, ambientale, occupazionale, economico e sociale.

Fonte: ilcambiamento.it

Ambiente, vittima infinita

Oggi doveva tenersi il “tavolo istituzionale Taranto” per fare il punto sulle vicende dell’Ilva di Taranto, ma è saltato per le dimissioni di Renzi. Sono tante le cose che avrebbe dovuto spiegare, dalle decisioni che cancellano tante potenziali cause ai 50 milioni annunciati e poi spariti.9435-10173

Intanto un fatto: il processo “Ambiente svenduto” in Corte d’Assise a Taranto per il reato di disastro ambientale dovuto all’Ilva (47 rinviati a giudizio) è stato aggiornato al 17 gennaio. E si deciderà se il processo rimarrà a Taranto oppure se si trasferirà a Potenza, perché la Corte ha riconosciuto fondate le eccezioni sollevate dalla difesa di alcuni imputati, per la quale i magistrati tarantini non possono decidere in quanto anch’essi colpiti dall’inquinamento al pari delle parti civili del processo (!).

Poi una possibilità assolutamente realistica: che Ilva, Riva Forni Elettrici e l’ex Riva Fire escano dal processo con il patteggiamento, della cui opportunità è convinto il procuratore capo di Taranto, Carlo Maria Capristo. Il tutto è accaduto dopo l’accordo, firmato alla vigilia del referendum costituzionale, tra Riva, Ilva, governo e Procure di Milano e Taranto che ha sgombrato il campo da un bel po’ di cause. Così facendo la grande macchina inquinante tarantina risulterà più appetibile per le due cordate industriali che si sono candidate ad acquistarla «e che attendono il responso del ministero dell’Ambiente sui piani ambientali presentati a fine giugno e in seguito integrati e corretti su richiesta degli esperti ministeriali» come spiega Il Sole 24 Ore. Si tratta delle cordate costituite dalla multinazionale Arcelor Mittal con Marcegaglia e da Arvedi con Cassa Depositi Prestiti e Delfin di Leonardo Del Vecchio ai quali si recente si sono uniti anche gli indiani di Jindal. Un bel pool, non c’è che dire. Il patteggiamento fa uscire le società dal processo per quanto attiene la responsabilità amministrativa e ovviamente la cosa ha innescato le proteste dei cittadini che ritengono si tratti di un’escamotage per «dribblare» le oltre mille richieste risarcitorie delle parti civili ammesse. Il cammino di ri-privatizzazione dell’Ilva piace a Federacciai (e figuriamoci!). Ascoltiamolo il presidente, Antonio Gozzi: «La situazione non è mai stata così favorevole come ora». E se lo dice lui c’è da crederci. Resta da capire favorevole per chi (!).

Nemmeno a farlo apposta ed ennesima beffa per le famiglie tarantine, è stato reso pubblico un rapporto di 238 pagine dell’Istituto Superiore di Sanità dove innanzi tutto si legge: «Gli inquinanti genotossici aerodispersi analizzati» presentano per Taranto «un carico non superiore a quello di Roma, almeno relativamente alle aree coperte dalle stazioni di campionamento». Cioè, sdrammatizziamo: vi respirate e vi bevete quello che si respirano e si bevono i romani…

Anche se poi a preoccupare sono i disturbi neurologici nei bambini, oltre che i tumori. “Per quanto riguarda l’esposizione a metalli con proprietà neurotossiche in fluidi e tessuti di soggetti in età evolutiva (6-11 anni), lo studio dell’Iss di biomonitoraggio e tossicità degli inquinanti presenti a Taranto – si legge nel rapporto –  ha permesso di rilevare una situazione di potenziale presenza di disturbi clinici e preclinici del neurosviluppo nell’area di Taranto, non riconosciuti e non adeguatamente sottoposti ad interventi preventivi, terapeutici e riabilitativi”.
Poi una vera e propria acrobazia. Prima si legge che si tratta di un risultato in linea con i dati epidemiologici mondiali sulle patologie del neurosviluppo comprendenti autismo, disturbi dell’apprendimento e del comportamento, che interessano il 10-15 per cento delle nascite. Poi si legge: “Ma i disturbi osservati sono maggiormente evidenti nelle aree in prossimità delle emissioni industriali calcolata in riferimento ai camini di emissione Ilva, nelle cui adiacenze insistono anche una raffineria ed un cementificio”.

Ciliegina sulla torta la mancata approvazione nei giorni scorsi del cosidetto emendamento Taranto: 50 milioni di euro spariti dalla manovra finanziaria. Sarebbero dovuti servire per curare i bambini dell’Ilva. Dagli ultimi dati epidemiologici la mortalità è in aumento. E un bambino su quattro dei quartieri Tamburi e Paolo VI, a ridosso dello stabilimento, viene ricoverati per patologie respiratorie. L’accordo con il governo era stato sancito dal presidente della commissione bilancio, Francesco Boccia, con il viceministro del l’economia Morandi e il sottosegretario Beretta. «Eravamo d’accordo che tra le spese più importanti ci fosse questa. L’impegno era stato sbandierato, soprattutto dal sottosegretario Claudio De Vincenti, e poi dal ministro Lorenzin. Non c’è’ tarantino che non lo sapesse», tuona il pugliese Boccia. «Avevo preparato io stesso l’emendamento. Non mi è stato detto perché non era stato inserito. L’unica risposta che ho avuto è che non era stato autorizzato da Palazzo Chigi».

Un’ultima curiosità, benché tragica.

La Carbonara, Ripiano, Papalia, De Tuglio, Andrisani e Guarino, Catapano, Casile, D’Alò, De Gennaro, Capozza: era la formazione dell’ILVA Football Club. Sono tutti morti di cancro. Lo fanno sapere gli stessi tarantini. Tutti protagonisti di interminabili partite sulla terra battuta del vecchio campo Tamburi, nell’omonimo quartiere di Taranto,a poche decine di metri dall’acciaieria. Vicino, troppo vicino alla fabbrica dei veleni.

Fonte: ilcambiamento.it

 

A Taranto è allarme anche pesticidi, + 30% malattie sangue. E Peacelink scopre un lago di catrame a ridosso dell’Ilva

Nei giorni scorsi i dati aumento della mortalità per esposizioni a polveri sottili e anidride solforosa, ora quelli della Rep danno in aumento le malattie ematologiche. Intanto Pecelink filma un lago di catrame nei pressi dell’acciaieria386493_1

(ansa ambiente)

“All’inquinamento del petrolchimico si somma quello agricolo di pesticidi e fertilizzanti”. L’emergenza sanitaria e ambientale a Taranto si arricchisce di un nuovo capitolo dopo i dati diffusi dagli specialisti della Rete ematologica pugliese che hanno incontrato a Martina Franca, nel tarantino, i pazienti ematologici della regione. “Il 30% di malattie ematologiche in più: tanto – è stato spiegato – pesa a Taranto il fattore ambientale. Questa tossicità globale fa impennare la prevalenza di tumori e malattie del sangue”.

L’incontro, promosso da Novartis, è stato realizzato in collaborazione con l’Ail (Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma onlus). “L’esposizione protratta agli erbicidi e ad altri agenti tossici largamente impiegati in agricoltura nella nostra provincia – ha precisato il dott. Patrizio Mazza, direttore di Ematologia all’ospedale Moscati di Taranto – ha un impatto estremamente dannoso sulla salute di una popolazione già esposta agli agenti inquinanti dell’industria petrolchimica. Le mutazioni geniche indotte sono all’origine del sensibile aumento dei casi di linfomi e delle altre malattie ematologiche, inclusa la mielofibrosi. Già secondo i dati del registro 2006-2010 la prevalenza è più elevata del 30% rispetto alla media nazionale. Ma negli ultimi cinque anni la situazione potrebbe essersi addirittura aggravata”.
Nei giorni scorsi lo studio epidemiologico commissionato dalla Regione Puglia aveva evidenziato un aumento della mortalità, rispettivamente, del 4% e del 9%, per esposizioni a polveri sottili (Pm10) e anidride solforosa (So2), e un eccesso di ricoveri per patologie respiratorie tra i bambini residenti nei quartieri Tamburi (+24%) e Paolo VI (+26). Secondo il rapporto “a maggiori livelli produttivi dell’Ilva corrispondono dati di mortalità e di morbilità”. Esattamente un mese fa il sindaco di Taranto Ippazio Stefano mostrò ai giornalisti una bozza di ordinanza di chiusura dell’Ilva, sottolineando di aver scritto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin chiedendo risposte immediate dopo la presentazione dei dati epidemiologici. Risposte che non sono ancora arrivate.  Ora ci sono i dati della Rete ematologica pugliese (Rep) che testimoniano un significativo aumento di malattie ematologiche proprio a Taranto. “In questo momento, dopo tanti anni, sul fronte dei trattamenti delle malattie mieloproliferative – ha sottolineato il dott. Mazza – si apre uno scenario del tutto nuovo perché la ricerca ha portato allo sviluppo di farmaci intelligenti in grado di inibire in modo mirato il bersaglio mutazionale che causa tali malattie. Si punta, dunque, a una medicina di precisione”.
Gli ultimi dati sono emersi nel giorno in cui l’associazione ambientalista Peacelink ha documentato con un video la presenza di un “lago di catrame e pece” affiorante in superficie al confine Nord della proprietà Ilva, nei pressi dell’Abbazia Mater Gratiae. Per il leader dei Verdi Angelo Bonelli si tratta di “una scoperta drammatica e inquietante. Ci troviamo di fronte ad un evento di una gravità inaudita perché la pece di catrame è stata classificata anche come cancerogeno e l’affioramento del catrame dalla falda in superficie indica che l’inquinante ha compromesso irreversibilmente l’ambiente”.

(foto ilgiornale.it)

Fonte: ecodallecitta.it

 

Ilva, PeaceLink: “Terribile indifferenza di chi poteva fermare quelle morti”

“I dati presentati alla presenza del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano confermano l’azione della magistratura, che mantiene sotto sequestro gli impianti dell’area a caldo dell’ILVA, e danno torto a chi sostiene che la situazione sia accettabile e priva di pericoli per la salute”386298_1

Dopo la presentazione dei dati sull’altissima incidenza di patologie gravi tra i bambini che abitano a Taranto, PeaceLink punta il dito contro le amministrazioni nazionali e locali, responsabili di aver nascosto una situazione inaccettabile. Ecco il comunicato dell’associazione:

“In queste ore il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, pediatra per professione, sarebbe dovuto esplodere di rabbia per i nuovi dati epidemiologici, quelli terribili presentati a Bari, che evidenziano uno stato di sofferenza sanitaria scaricata dalle emissioni inquinanti sui più deboli e sui più esposti. Parliamo dell’eccesso di ricoveri per di bambini fra 0 e 14 anni: +24% nel quartiere Tamburi, +26% nel quartiere Paolo VI.

E i parlamentari tarantini che hanno votato le leggi salva-Ilva avrebbero dovuto inginocchiarsi e chiedere scusa ai cittadini. Ma ai dati terribili corrisponde la terribile e silenziosa indifferenza dei responsabili di tanti anni di governo. I dati presentati oggi (martedì 4 ottobre,ndr) a Bari dal dottor Francesco Forastiere dimostrano scientificamente per la seconda volta che all’aumentare dei valori di PM10 industriale (polveri sottili) tende a seguire un aumento della mortalità nei quartieri vicini all’ILVA (Tamburi, Paolo VI, città Vecchia, Borgo). La prima volta che venne dimostrata scientificamente tale correlazione fu nel 2012 e la magistratura sequestrò gli impianti dell’area a caldo dell’ILVA, senza facoltà d’uso. Il fatto che alla minore produzione dell’ILVA corrispondano oggi minori impatti sulla salute non significa che essi siano accettabili, in quanto sono comunque abbondantemente sopra il livello di normalità. Taranto infatti si qualifica come area critica dove ci si ammala di più e dove si muore di più, facendo i confronti con il resto della Puglia. Lo confermano i dati recentemente presentati da PeaceLink sugli anni di vita persi ogni anno dai tarantini (1340 in media rispetto alla media pugliese). I dati presentati stamattina alla presenza del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano confermano e rafforzano l’azione della magistratura, che mantiene sotto sequestro gli impianti dell’area a caldo dell’ILVA, e danno torto marcio a chi sostiene che attualmente la situazione sia accettabile e priva di pericoli significativi per la salute. Il pericolo invece c’è e i danni pure. Quanti altri studi dovremo attendere?

Lo “Studio Forastiere 2” conferma e aggiorna quanto già evidenziato nella perizia presentata al Tribunale di Taranto nel 2012 dallo stesso dottor Forastiere. Vi è un equivoco di fondo di cui si nutre oggi la malapolitica e la cattiva coscienza di chi l’ha servita a capo chino. “Si muore per colpa del passato”, sentiamo ripetere. Non è vero: si muore anche per colpa del presente. Chi muore di infarto in presenza di concentrazioni dannose del PM10 industriale muore per il PM10 di oggi e non di trenta anni fa. Su questo lo “Studio Forastiere” è chiaro. Le esposizioni sia recenti sia passate sarebbero associate non solo ad effetti a lungo termine ma anche ad effetti mortali a breve termine, ossia ictus e infarti attribuibili ai livelli di concentrazione del PM10 industriale. Lo studio conferma ancora una volta il nesso fra mortalità nelle aree contigue all’ILVA e valori di particolato inalabile, caratterizzato a Taranto da una miscela tossica che differenzia in peggio le polveri di Taranto da quelle di altre città. Sono tutte cose su cui il Papa non può fare nulla, ma il sindaco sì. Eppure abbiamo un sindaco che va dal Papa invece di andare da chi ha il potere di fermare la strage”.
Alessandro Marescotti

Presidente di PeaceLink

www.peacelink.it

Ilva, la Corte di Strasburgo rigetta il ricorso di Giuseppina Smaltini

Rigettato il ricorso dei familiari di Giuseppina Smaltini, morta nel 2012, perchè “manifestatamente infondato”.  La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha rigettato il ricorso presentato dai legali della famiglia Giuseppina Smaltini, morta nel 2012 a causa di una meningite incurabile a causa dell’immunodeficienza causata dalla leucemia: secondo i giudici europei i legali non hanno saputo dimostrare il nesso causale fra le emissioni inquinanti degli stabilimenti Ilva e la leucemia che è stata diagnosticata alla donna nel 2006. Dopo la sua morte, il marito e i figli avevano ottenuto dalla Corte di Strasburgo la possibilità di poter continuare l’azione contro l’Italia. Nel ricorso si sosteneva che le autorità avevano violato il diritto alla vita di Giuseppina Smaltini, perché esisterebbe, secondo i denuncianti, un nesso provato di causa ed effetto tra le emissioni dell’Ilva e la leucemia contratta ma la richiesta dei legali è stata respinta perchè “manifestatamente infondata”. Giuseppina Smaltini aveva denunciato un dirigente dell’acciaieria, sostenendo l’esistenza di un nesso fra la sua malattia e le emissioni inquinanti dell’Ilva, nel 2009 ma una perizia aveva escluso l’esistenza di legami causali fra le emissioni e la malattia e il caso era stato archiviato dalla magistratura tarantina. La donna ha presentato ricorso contro l’archiviazione in sede europea ma questo stato respinto all’unanimità dai giudici della Corte di Strasburgo: la ricorrente non avrebbe dimostrato che, alla luce delle conoscenze scientifiche disponibili al momento dei fatti, la magistratura italiana abbia ignorato l’obbligo di proteggere il suo diritto alla vita.ITALY-INDUSTRY-POLLUTION-ENVIRONMENT

Fonte: ecoblog.it

Ilva, Galletti: “Entro agosto l’80% del piano ambientale”

La deadline del piano ambientale è fissata al 4 agosto 2016, ma entro l’agosto 2015 Galletti promette l’adozione dell’80% delle prescrizioni Aia. Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, durante la messa pasquale celebrata nello stabilimento dell’Ilva di Taranto ha promesso che l’80% delle prescrizioni Aia (Autorizzazione integrata ambientale) dovranno essere adottate entro agosto 2015, mentre l’intero piano ambientale dovrà essere realizzato entro la deadline del 4 agosto 2016. Si parte e per finanziare il piano ci saranno 400 milioni di euro garantiti dallo Stato, 150 milioni da Fitecna e un miliardo e 200 milioni di euro sequestrati alla famiglia Riva. Il decreto che dà il via all’operazione porta le firme di Galletti e dei ministri Padoan (Economia) e Guidi (Sviluppo Economico).Galletti ha spiegato di essere andato a Taranto per confermare una presenza forte del Governo a fianco dei tarantini:

Taranto ha bisogno dell’Ilva e l’Ilva ha bisogno di un piano di ambientalizzazione che la metta in sicurezza. Questa è la grande sfida che abbiamo davanti: conciliare l’industria col rispetto dell’ambiente. Ce l’abbiamo a Taranto e in tante altre parti d’Italia. Oggi i cittadini non sono più disposti a scambiare il valore del lavoro con il rispetto dell’ambiente. Questi due valori devono andare di pari passo e devono trovare una convivenza l’uno con l’altro.

Monsignor Filippo Santoro che ha officiato la messa ha parlato di “speranza ragionevole” e ha chiesto al Governo che alle promesse seguano i fatti. Attualmente numerosi impianti dell’area a caldo dell’Ilva sono inattivi a causa dei lavori di ristrutturazione previsti dall’Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Lo stop all’Altoforno 5 (il più grande d’Europa) e all’Acciaieria 1 ha aumentato la platea dei lavoratori con contratto di solidarietà che raggiungeranno il picco massimo a giugno, quando saranno ben 3178 i lavoratori coinvolti.img1024-700_dettaglio2_Gianluca-Galletti-imago-620x348

Fonte:  Ansa

© Foto Getty Images

Ilva, inquinamento dieci volte superiore al 2010

Il rilevamento effettuato stamane da Peacelink ha fatto registrare valori di Ipa fra i 210 e i 250 nanogrammi al metro cubo.

I valori di Ipa cioè degli Idrocarburi policiclici aromatici rilevati all’Ilva di Taranto questa mattina da Peacelink sono compresi fra i 210 e i 250 nanogrammi a metro cubo. A comunicare i dati è il presidente dell’associazione che ha utilizzato per il rilevamento una strumentazione simile a quella utilizzata dall’Arpa. Il presidente dell’associazione Alessandro Marescotti lancia l’allarme precisando che si tratta di valori più alti di dieci volte rispetto a quelli registrati nel quartiere Tamburi. La rilevazione è stata condotta a una distanza di cinque chilometri dall’Ilva, nella zona Bestat e in condizioni di venti deboli variabili che hanno fatto ristagnare sulla città gli agenti inquinanti. Quanto è inquinata l’aria tarantina? L’associazione fa presente che all’uscita di un tubo di scappamento di una vecchia automobile a benzina la concentrazione di Ipa è di 80 nanogrammi a metro cubo, quindi tre volte inferiore ai massimi rilevati stamane.Peacelink ha chiesto all’Arpa che quanto rilevato nella zona Bestat venga comunicato al sindaco e all’Asl affinché possano verificare l’eventualità di effetti avversi sulla salute dei cittadini tarantini oppure alla Procura della Repubblica per quanto possa essere di competenza della magistratura.

Chiediamo, infine, perché non venga dato un preavviso al sindaco e ai cittadini di queste situazioni abnormi al fine di poter mettere in atto tutte le misure di precauzione da parte della Asl e del sindaco, nonché delle famiglie,

conclude Marescotti.

Fonte: Today

 

Peacelink: “Nel 2014 Ilva ha prodotto ancora il 99,4% di tutti gli Ipa emessi a Taranto”

“I livelli di IPA (idrocarburi policiclici aromatici, potenti inquinanti atmosferici) nel 2014 sono scesi da 8200 kg/anno a circa 3500 kg”, quantità adesso paragonabile a quella che veniva emessa qualche anno fa dall’area a caldo di Genova, oggi non più attiva. Lo ha detto il presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti380084

“Nel 2014 l’Ilva ha prodotto ancora il 99,4% di tutti gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici, potenti inquinanti atmosferici), emessi a Taranto. Precisamente: tutti gli Ipa emessi a Taranto sono stimabili in 3490 kg/anno; di questi all’Ilva sono attribuibili 3469 kg/anno”. Lo ha detto il presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti, presentando uno studio aggiornato elaborato dagli stessi ambientalisti sugli inquinanti Ipa, ottenuto – è stato spiegato – utilizzando lo stesso modello di calcolo di Arpa Puglia. Nel 2010, la relazione dell’Agenzia regionale di protezione ambientale, che attestava al 99,8% gli Ipa di provenienza Ilva, fu anche oggetto di una telefonata (il 6 luglio) fra il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e l’ex responsabile delle relazioni istituzionali del Siderurgico Girolamo Archinà. Quest’ultimo, ricorda Marescotti riferendosi a quanto emerso nell’inchiesta ‘Ambiente Svenduto’, “parla di ‘una scivolata’ del direttore generale dell’Arpa, che il mese precedente aveva firmato quella relazione così severa verso Ilva. Perché i vertici di Ilva erano preoccupati nell’estate 2010? Per il benzo(a)pirene”. In quel periodo, aggiunge il presidente di Peacelink, “esplodono i dati scomodi dei primi cinque mesi del 2010: essi aveva superato di ben tre volte i limiti di legge. Rischiavano di essere fermate le cokerie Ilva (come chiedeva il movimento ambientalista) che sono la principale forte di benzo(a)pirene e di Ipa. Arpa proponeva una riduzione della produzione, ma anche questa idea non era accettata dall’Ilva”.
Nel corso della conferenza stampa, il presidente di Peacelink ha riconosciuto che i livelli di Ipa sono scesi da 8200 kg/anno a circa 3500 kg, “ma si tratta comunque – ha aggiunto – di quantità notevole paragonabile alla quantità che veniva emessa dall’area a caldo di Genova e che la stessa Genova non voleva più”. PeaceLink ha avviato il progetto di effettuare misurazioni degli Ipa con lo stesso strumento dell’Arpa, ossia l’Ecochem PAS 2000. E’ stato poi rilevato che i dati elaborati sugli ultimi 12 mesi (agosto 2013-luglio 2014) forniscono una media degli Ipa “di ben 28 ng/m3 nella centralina di via Orsini in cui è stato installato l’Ecochem PAS 2000, mentre in via Machiavelli nel periodo 2009/2010 la media era di 20 ng/m3”. Infine, Marescotti ha evidenziato “la strana situazione del monitoraggio in Cokeria che, stando ai dati Ipa registrati di 22 ng/m3, risulterebbe addirittura essere meno inquinata del quartiere Tamburi (28 ng/m3). Come si fa – ha concluso – a definire questo dato attendibile?”.

Fonte: ecodallecitta.it

Ilva e amianto, condannati 27 ex dirigenti

Gli operai morti di mesotelioma sono stati uccisi dall’asbesto inalato all’Ilva, mentre lavoravano. E per 27 ex dirigenti dell’azienda di Taranto sono state definite dai giudici colpe e responsabilità: dai 4 ai 9 anni di carcere ciascuno per disastro ambientale e omicidio colposo. Peacelink: “Vincono le ragioni delle vittime”.ilva_amianto

Sono oltre 180 gli anni complessivi di pena per i 27 ex manager dell’Ilva  condannati dalla II sezione penale del tribunale di Taranto. Gli operai morti avevano respirato le fibre di amianto e si erano ammalati di mesotelioma, patologia che li ha uccisi. Secondo l’accusa l’amianto fu usato in maniera massiccia nello stabilimento siderurgico di Taranto ed è ancora oggi presente in alcuni impianti. Nel corso degli anni gli operai non furono formati ed informati sui rischi dell’amianto, non ricevettero sufficienti visite mediche e tutele per la loro salute. Il giudice ha stabilito una provvisionale nei confronti dell’Inail di circa 3,5 milioni di euro; altre provisionali per Fiom, Uil e familiari delle vittime. Nel corso del dibattimento, durato due anni, sono state ascoltate decine di testimoni che hanno descritto le condizioni in cui si svolgevano le attività industriali nell’impianto siderurgico tarantino. Sono stati interrogati lavoratori, medici e tecnici, acquisiti fascicoli e atti per decine di migliaia di pagine.

I NOMI DEI CONDANNATI

Il massimo della pena, 9 anni e mezzo, all’ex direttore dell’Italsider Sergio Noce; 9 anni e due mesi ad Attilio Angelini, 9 anni a Giambattista Spallanzani e Girolamo Morsillo, 8 anni e sei mesi a Giovanni Gambardella, Giovanni Gillerio, Massimo Consolini, Aldo Bolognini e Piero Nardi, 8 anni a Giorgio Zappa, Giorgio Benevento e Francesco Chindemi, 7 anni e 10 mesi a Mario Lupo, 7 anni a Renato Cassano, 6 anni a Fabio Riva, Luigi Capogrosso, Nicola Muni e Franco Simeoni, 5 anni a Costantino Savoia, Mario Masini,Lamberto Gabrielli, Tommaso Milanese e Augusto Rocchi, 4 anni a Bruno Fossa, Riccardo Roncan, Alberto Moriconi ed Ettore Salvatore. Dichiarato il non doversi procedere nei confronti di Emilio Riva, morto di recente, per il quale il pm aveva chiesto la condanna a 4 anni e mezzo di carcere. È stato assolto il manager giapponese Hayao Nakamura, per il quale era stata chiesta la condanna a due anni e mezzo. Intanto il commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi ha incontrato la famiglia Riva, la quale fa sapere “che lunedì si deciderà il futuro dello stabilimento”. Ma dopo quanto accaduto e quanto acclarato dalla magistratura, il segretario della Fiom Maurizio Landini chiede senza mezzi termini allo Stato di prendere in esame “forme di esproprio”. Il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, pur definendo questa una sentenza storica, ha tenuto comunque a sottolineare che si tratta  solo di una sentenza di primo grado e che quindi c’è ancora molta strada da fare. «La magistratura – secondo il presidente di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti – ha affermato il principio di legalità in fabbrica. Vincono le ragioni delle tante vittime. Perdono gli inquinatori e i loro complici». “Un atto d’accusa durissimo anche per la politica – è il commento del leader dei Verdi, Angelo Bonelli – per una classe politica omissiva e silente

Fonte. Il cambiamento.it

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