Costruiamo i nostri angoli green anche in città

Bambini e ragazzi hanno sempre più bisogno di riscoprire il verde e il contatto con la natura, ma sempre più spesso si ritrovano a vivere in mezzo al cemento. Come fare dunque per permettere loro di sperimentare un quotidiano più green? Scopriamolo insieme.9727-10501

La popolazione urbana, secondo le stime più recenti è in continua crescita e nel 2050 costituirà l’80% della popolazione totale. E ormai, soprattutto per ragazzi e bambini, il contatto con il verde urbano è spesso l’unica occasione per vivere la “natura” nel quotidiano. Parchi e giardini sono pressochè tutto ciò che resta ai bambini di città e finiscono per avere un ruolo fondamentale nel tentare, benché in minima parte, di contrastare il cosiddetto “deficit di natura” descritto dall’autore e giornalista americano Richard Louv anni fa. Basandosi sui risultati di studi scientifici, Louv era giunto alla conclusione che quanto più spesso è confinato in un ambiente artificiale, tanto più l’essere umano ha bisogno – per mantenere la propria salute mentale e fisica – di un contatto compensatorio con la natura. Ciò è particolarmente vero in età evolutiva, quando il libero movimento è parte essenziale della crescita. Ad esempio uno studio del 2008 della Columbia University ha correlato i tassi di asma infantile con la densità di alberi per le strade. I risultati indicano che la presenza di 343 alberi per chilometro quadrato riduce del 25% l’incidenza della malattia in ambito urbano. In una relazione pubblicata di recente dal National Trust si segnala che a partire dagli anni Settanta l’area in cui i bambini possono vagare senza sorveglianza è diminuita di quasi il 90%. In una generazione la percentuale di bambini che gioca regolarmente in luoghi selvaggi nel Regno Unito è scesa da più della metà a meno del 10%. Negli Stati Uniti, in soli sei anni (1997 -2003) i bambini con particolari hobby all’ aperto sono diminuiti della metà. I ragazzi dagli 11 ai 15 anni in Gran Bretagna spendono, in media, la metà del loro tempo attivo davanti a uno schermo. Negli ambienti urbani la qualità dell’aria è peggiorata e lo stile di vita è diventato ancora più sedentario. Il deficit di natura comporta disattenzione, svogliatezza, noia, persino ansia e depressione, oltre ai tradizionali pericoli legati alla sedentarietà. La vita sedentaria, l’inquinamento atmosferico, la mancanza di contatto con l’ambiente naturale stanno provocando l’aumento di patologie dell’infanzia come obesità, rachitismo, asma e allergie. In Italia i dati del Ministero della Salute e dell’OMS forniscono una fotografia allarmante della situazione dei nostri minori: il 21% dei bambini è in sovrappeso mentre quasi il 10% è obeso; solo il 18% dei bambini pratica almeno un’ora di sport al giorno.

Il WWF ha anche realizzato un vademecum per tentare di organizzarsi in modo da valorizzare la biodiversità anche in città.

GIARDINI PRIVATI

Arricchisci la biodiversità. Lascia che in un angolo del giardino attecchisca la vegetazione spontanea e adotta il metodo della falciatura tardiva, creerai così un riparo per numerosi animali. La vegetazione spontanea attira, infatti, diverse specie di farfalle che si alimentano e si riproducono esclusivamente sui loro fiori. I semi prodotti dai fiori di tarassaco, piantaggine e cardo faranno la felicità di cardellini, verzellini, fringuelli e verdoni. Siepi e cespugli di piante autoctone ricche di bacche, come il prugnolo, il biancospino e l’alloro sono molto apprezzate da merli e tordi; il sambuco attira la capinera mentre l’agrifoglio può ospitare i nidi di diverse specie di uccelli. I rampicanti sulle pareti di casa possono diventare luoghi di riproduzione di uccelli e rifugi per piccoli rettili, come gechi e lucertole. È possibile creare anche un piccolo stagno, può bastare un metro quadrato per anfibi, libellule e altri invertebrati d’acqua dolce.

Crea un B&B per gli animali selvatici! Informati su quali specie sono presenti nella tua zona e scegli quali ti piacerebbe accogliere. Metti quindi in atto le misure necessarie per ospitarle: piccoli interstizi nei muri sono ottimi rifugi per le api solitarie (che peraltro non sono aggressive), una bat box per una famiglia di pipistrelli libererà il tuo giardino dalle zanzare (ne mangiano 2.000 a testa ogni sera). Posizionando un nido artificiale per uccelli potresti vederlo presto occupato da una cinciallegra, un pettirosso o uno scricciolo. Anche l’allocco e la civetta potrebbero gradire un nido in città. Se invece già ospiti nidi di rondini e balestrucci non distruggerli perché sporcano ma posiziona una tavoletta poco al di sotto del nido che raccolga le deiezioni. Case-nido in legno non trattato possono essere posizionate per ospitare una famiglia di ricci. Nei periodi siccitosi in cui l’acqua è più difficile da trovare, offri ai tuoi ospiti la possibilità di abbeverarsi, posizionando una vaschetta d’acqua in un luogo ombreggiato. Una pianta di cachi in autunno fornirà un ottimo alimento in un periodo in cui le fonti alimentari si riducono.

Proteggi i lombrichi. I lombrichi rappresentano un anello indispensabile della rete alimentare, in quanto riciclano incessantemente la materia organica, collaborando in tal modo alla produzione di un humus sano, garantendo così la fertilità dei suoli. Scavando una fitta rete di gallerie, contribuiscono ad aerare il suolo e al drenaggio dell’acqua. Ogni lombrico compie quest’opera instancabilmente e se quest’azione la si moltiplica per l’elevato numero di questi animali si comprende appieno il loro ruolo di preziosi alleati nel terreno fertile del nostro giardino.

Evita di rilasciare composti chimici. Per avere un giardino amico della biodiversità evita in primis di utilizzare essenze inadatte al luogo in quanto possono più facilmente sviluppare malattie o richiedere ingenti apporti esterni di nutrienti, non disponibili nel terreno. Questo ridurrà significativamente l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici. In generale, evita di disperdere sostanze tossiche come per esempio i detergenti, la candeggina, i medicinali liquidi scaduti perché hanno effetti molto gravi sulla fauna e la flora.

Prepara il compost. Con un giardino ricco di piante potresti avere la necessità di produrre un fertilizzante naturale. Una compostiera fa al caso tuo, si possono sia acquistare sia costruire da soli con materiali di recupero. Ti basta un bidone capiente con il coperchio: va forato su tutti i lati, incluso il fondo, per consentirne l’areazione e quindi lo sviluppo di funghi e batteri e permettere a piccoli animali (insetti e lombrichi), utili alla decomposizione, di entrare. Posiziona sul fondo dell’argilla espansa con dei rametti secchi, che possano fare da filtro, e inizia ad inserire gli scarti di frutta e verdura. Controlla che il cumulo non si secchi, nel caso inumidisci con un nebulizzatore, e tempo qualche mese avrai il compost per il tuo giardino. Quando prelevi il compost conservane una piccola quantità per fare ripartire più in fretta il prossimo cumulo.

Agevola il passaggio degli animali. I giardini urbani sono spesso delle isole verdi circondate da muretti. Incoraggia i tuoi vicini a creare dei piccoli tunnel di passaggio fra i giardini: basta rimuovere un mattone o due ai piedi dei muretti per consentire il passaggio di ricci, rane, rospi e altri piccoli animali. Se invece del muro, il giardino ha una rete, evita maglie che possano diventare delle trappole mortali per animali. Usa reti a maglia larga che consentano il passaggio anche di specie più grandi, come i ricci.

Limita l’illuminazione all’esterno. Le luci artificiali mettono in difficoltà numerose specie che vivono prevalentemente di notte. In presenza di forti fonti luminose faticano infatti a scorgere ostacoli, le prede o i predatori. Le falene e altri insetti, ingannati dalla luce artificiale, volano fino allo sfinimento attorno alle lampadine. Le lucciole stanno scomparendo, molti bambini non le hanno mai viste: se il vostro giardino ha il privilegio di ospitarle, spegnete le luci che impediscono loro di comunicare lampeggiando e quindi di riprodursi. Per questi motivi, per illuminare il giardino scegli sistemi di illuminazione temporizzati che si accendano solo al passaggio, possibilmente alimentati da pannelli solari.
Attenzione alle specie esotiche! L’abbandono o l’introduzione, intenzionale o meno, di specie esotiche nell’ambiente naturale sta causando gravi problemi alla biodiversità e all’ambiente. Per esempio, le tartarughe dalle orecchie rosse o gialle (del genere Trachemys) dopo anni trascorsi nelle vaschette di plastica di tante case italiane sono state liberate in laghetti e corsi d’acqua, causando una competizione per il cibo e il territorio con la nostra testuggine palustre (Emys orbicularis). Come spesso accade, l’animale “invasore” è risultato più aggressivo e la nostra specie è diventata più rara, scomparendo da numerosi luoghi. Un altro esempio è rappresentato dal fico degli ottentotti (Carpobrotus acinaciformis) originario del Sud Africa ma coltivato in Italia come pianta ornamentale per i suoi bellissimi fiori fuxia. È diventato una pianta estremamente invasiva dei nostri litorali causando un serio impoverimento della biodiversità dell’ecosistema. E ancora, la carpa koi (Cyprinus carpio), bellissima in tutte le sue varianti di colore, è una specie ornamentale molto apprezzata in acquari e laghetti. Per la sua adattabilità e resistenza, nonché per le dimensioni che raggiunge, si è diffusa in numerosi habitat d’acqua dolce tanto essere inserita nell’elenco delle 100 specie invasive più dannose al mondo perché danneggia l’ecosistema e l’habitat riproduttivo di specie autoctone. Prima di acquistare specie esotiche informati sulle norme per la loro detenzione e adotta ogni accorgimento possibile per impedirne la diffusione nell’ambiente naturale.

BALCONI E TERRAZZI

Accogli gli uccelli sul tuo terrazzo. Se invece di un giardino hai a disposizione un terrazzo puoi attirare gli uccelli mettendo alcune piante in vaso (biancospino, ciliegio, lavanda, caprifoglio, melo selvatico, ecc.) e installare qualche nido artificiale o mangiatoia. Attenzione: una volta che hai creato un terrazzo visitato da diversi uccelli, se ci sono porte o finestre di vetro è bene scongiurare il rischio di collisione, rendendo visibile l’ostacolo con degli adesivi scuri (sagome a forma di uccello) o socchiudendo le tende. Se non hai terrazzo anche un davanzale può bastare per osservare da vicino numerosi animali. Puoi sistemarci una mangiatoia e una vaschetta per l’acqua per gli uccelli e, con i giusti accorgimenti, vasi con piante fiorite per attrarre gli insetti.

Attenzione ai gatti. Un italiano su tre ha in casa un animale da compagnia e solo i gatti raggiungono la ragguardevole cifra di sette milioni e mezzo nel nostro Paese. Pigri e amanti delle comodità, conservano però l’istinto atavico del cacciatore tanto da essere considerati tra i responsabili dell’estinzione di uccelli, rettili e mammiferi di piccola taglia. In misura decisamente minore, anche i cani hanno le loro “responsabilità”. Quando posizioni nidi, mangiatoie e vaschette per l’acqua scegli luoghi protetti e inaccessibili agli amici a quattro zampe (esistono anche delle soluzioni tecnologiche per proteggere i nidi). Un campanellino attaccato al collare del tuo gatto metterà in allarme gli uccelli al loro avvicinarsi. Nel caso ti capiti di vedere dei giovani uccelli da poco usciti dal nido e non ancora in grado di volare, è consigliabile tenere il gatto in casa per alcuni giorni. La perdita di peli affligge la gran parte dei proprietari, ma possono diventare una risorsa per gli uccelli: dopo aver spazzolato il tuo animale, metti i peli in un contenitore aperto, i pennuti lo potrebbero utilizzare per costruire un nido morbido e caldo.

Un nido per gli insetti. L’80% delle piante presenti sul nostro Pianeta dipende dal fatto che qualcuno che impollini i loro fiori. Piccoli insetti come api solitarie, bombi e osmie sono tra i migliori impollinatori. Nonostante suscitino spesso paura e repulsione, si tratta invece di animali non aggressivi e che meritano tutto il nostro rispetto anche per l’importante ruolo che svolgono. Molti di loro sono purtroppo oggi pericolosamente minacciati dai pesticidi utilizzati in agricoltura. Realizzare un rifugio per questi insetti e osservarne la nidificazione è semplice, bastano piccoli segmenti di canna o di bambù, tagliati in modo da avere il fondo cieco, legati insieme con dello spago e posti con l’apertura in orizzontale: il nido è pronto per essere appeso in un posto riparato. Le piante aromatiche come il rosmarino, la salvia, l’aglio, il cumino, timo, maggiorana, la lavanda, l’aneto hanno fioriture che costituiscono una buona attrattiva per molte di queste specie.

Riduci il consumo di acqua potabile. In Italia, l’acqua che esce dal tubo del terrazzo è spesso identica a quella che si usa per bere e cucinare. Un uso improprio di una risorsa preziosa e sempre più scarsa. È possibile annaffiare le piante raccogliendo l’acqua piovana o utilizzando l’acqua di lavaggio della frutta e della verdura. In alternativa, si possono installare sistemi di irrigazione a goccia temporizzati, se possibile anche con sensori di umidità che evitino l’avvio dell’irrigazione quando non necessario. In generale, specialmente nei luoghi con scarse precipitazioni, prediligere varietà che richiedano poca acqua.

Realizza un orto. Anche per chi non si intende di agricoltura, un piccolo orto nel proprio terrazzo è una cosa relativamente facile e che richiede un impegno moderato. Se disponi di un certo spazio e di vasche abbastanza grandi, è possibile piantare insalata, bietole, pomodori, melanzane, peperoni e peperoncini oltre a un bel limone. Se hai a disposizione vasche medio-piccole, invece, si può pensare di coltivare prezzemolo, basilico, pomodoro ciliegino. Se lo spazio è davvero ridotto una buona idea è quella di coltivare le aromatiche perenni o non, come il rosmarino, la menta, il basilico, la senape, lo zenzero, la salvia, la lavanda, la maggiorana. Se sul terrazzo c’è un angolino fresco e un po’ ombreggiato perché non concedersi anche un piccolo raccolto di fragole?

Pulisci il terrazzo con prodotti non inquinanti. Scegli detergenti biodegradabili e con il marchio ecologico, evitando in ogni caso dosi eccessive. È però possibile pulire il terrazzo anche con prodotti naturali: acqua, aceto e limone sono perfetti per pulire le ringhiere. Per i vetri, acqua calda e aceto bianco li faranno risplendere mentre per il mattonato acqua e bicarbonato di sodio o aceto bianco funzionano benissimo sulla gran parte dei materiali. Acqua e sale grosso sono ottimi per pulire gli ombrelloni mentre il bicarbonato toglie efficacemente gli odori dai tessuti di cuscini e sdraio. Per il trattamento di tavoli, sedie e scaffalature in legno opta per prodotti naturali a base di olio di lino o cera vegetale.

Arreda il terrazzo con mobili in legno certificato. I vantaggi del legno sono evidenti, è un materiale elegante e naturale… quest’ultima caratteristica impone però di conoscere preventivamente la sua provenienza. È infatti in continuo aumento il numero delle foreste temperate, tropicali o boreali afflitte da una grave perdita di biodiversità e soggette a un grave sovrasfruttamento. La certificazione FSC (Forest Stewardship Council) garantisce che il legno provenga da foreste in cui sono rispettati dei rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Tra le varietà di legno certificate, privilegia quelle locali il cui trasporto comporta minori impatti e minori emissioni.

Goditi lo spettacolo! Ora che hai un ambiente ricco di biodiversità, goditi lo spettacolo, ammira la vita prosperare e le stagioni alternarsi nel tuo piccolo angolo di natura. Circondarsi di piante e animali aiuta a ritrovare il proprio benessere, a rilassarsi, calmarsi e affascinarsi. Ricorda anche che contribuendo ad accrescere la biodiversità in città stai partecipando agli sforzi comuni per migliorare il microclima e l’aria, per collegare il verde nelle aree edificate e per aumentarne la bellezza.

SCUOLE

Tutti fuori! Stare all’aperto è un valore in sé, fondamentale per il benessere di ognuno e delle persone in crescita in particolare. I bambini e i ragazzi che vivono nelle città, e sono la stragrande maggioranza, spesso hanno poche occasioni per conoscere e godere del verde, correndo il rischio di sviluppare il “deficit di Natura”, descritto da Louv, con possibili conseguenze anche gravi sul piano fisico e psicologico. Uscire all’aperto inoltre rappresenta, in ambito educativo, un’occasione unica per abituare gli alunni all’osservazione e per mostrare loro che la Natura è dappertutto, anche laddove sembrerebbe non esserci: in una fila di formiche sul marciapiede, nel muschio adagiato su una pietra o su un tronco, nel suolo con la sua incredibile ricchezza di vita, nel vento che soffia tra i palazzi…

Verde in aula. Anche un’aula scolastica può contribuire all’aumento della biodiversità! Può essere, per esempio, arricchita con ceste di materiali utili a stimolare l’osservazione (foglie, pigne, bacche e frutti); i davanzali delle sue finestre possono ospitare vasi per lo studio della germinazione delle piante o piante con fiori a scopo puramente decorativo. La classe può decidere di specializzarsi in “talee” di piante aromatiche, da vendere poi in piccoli contenitori, ricavati riciclando vecchi barattoli o vasetti in vetro dello yogurt, alla festa di fine anno scolastico o a qualche mercatino di quartiere.

Avventure in cortile. Spesso gli spazi esterni di pertinenza delle scuole, a volte anche molto grandi e belli, vengono concepiti esclusivamente come luoghi destinati alla ricreazione degli alunni. È invece possibile riscoprirli e leggerli anche come luoghi privilegiati per l’osservazione della Natura e in particolare della biodiversità. In un giardino scolastico, ma anche in un cortile delimitato da aiuole, si possono osservare le specie vegetali presenti, arboree e arbustive, la fioritura stagionale e la produzione di frutti, si possono cercare insetti e piccoli abitanti del prato (per esempio lumache e lombrichi), presso i muretti di recinzione è facile vedere una lucertola, e alzando gli occhi al cielo non mancherà l’opportunità di cogliere il volo di qualche uccello o il passaggio delle nuvole.

L’angolo della biodiversità. Un angolo del giardino, possibilmente addossato a un muretto, oppure un’aiuola o parte di essa, ma anche una grande fioriera di legno da esterno, possono diventare luoghi favorevoli all’arricchimento della biodiversità vegetale e animale. La presenza di sassi, o del muretto stesso, promuoverà la presenza di specie muraiole come, appunto, la lucertola muraiola e il geco, e, se ai sassi si aggiungono tronchi marcescenti, la diversità si arricchirà di numerose specie di insetti che prediligono questo habitat. È bene lasciare che l’angolo della biodiversità si popoli di vegetazione spontanea, la più indicata ad attirare farfalle e uccelli.

Dalla mensa al compost. Il giardino della scuola e la terra delle aiuole e delle fioriere presenti in cortile hanno bisogno di essere concimati periodicamente. È opportuno prediligere il compost autoprodotto, a costo zero ed ecologico. Per prima cosa è necessaria una compostiera, facilmente reperibile in commercio oppure da costruire coinvolgendo possibilmente gli alunni. Si possono costruire compostiere anche utilizzando materiali di recupero, come vecchi bidoni dell’immondizia opportunamente forati su tutti i lati, fondo compreso. Una volta creata la compostiera, si pone sul suo fondo dell’argilla espansa aggiungendo un po’ di rametti secchi (per drenare) e poi si possono iniziare a inserire gli scarti alimentari (per esempio quelli della mensa scolastica). Un buon compost deve essere costituito sia da una frazione umida (scarti di frutta e verdura e di cibo in genere) che da una frazione secca (foglie e rametti, quindi reperibili in giardino). Nel giro di qualche mese il compost sarà pronto per essere usato; ricordate, quando lo prelevate, di lasciarne sempre una piccola quantità nella compostiera per velocizzare la formazione di quello successivo.

Bacche per ghiottoni! Le siepi, soprattutto se formate da piante che producono bacche, sono luoghi ricchi di biodiversità, in grado di attirare numerose specie di uccelli. Il suggerimento è di piantare specie autoctone ricche di bacche e amate dalla fauna nostrana. Per esempio, la rosa canina, il sorbo, il rovo, il nespolo attraggono molte specie di uccelli e piccoli mammiferi. E se una siepe c’è già, potete sempre arricchirla piantando altre specie vegetali, ponendo sempre la massima attenzione a quelle più adatte al territorio in cui è inserita la scuola.

Uno stagno per girini. Le zone umide rappresentano una delle tipologie di habitat più interessante per la conservazione della biodiversità (le più importanti sono infatti protette a livello internazionale dalla Convenzione di Ramsar). Ecco allora che allestire un piccolo o piccolissimo stagno nella vostra scuola può rappresentare un’occasione davvero unica per ospitare e osservare specie vegetali nonché anfibi e invertebrati tipici di questo ambiente. Per realizzare uno stagno piccolo ma significativo potete utilizzare un contenitore a tenuta stagna da incassare direttamente nel terreno oppure in una fioriera da esterno, ricordandovi di inserire qualche elemento (ad es. un ramo) per facilitare l’ingresso e l’uscita degli animali.

Al sicuro nei rifugi. È possibile attirare uccelli, insetti e pipistrelli presso la vostra scuola per farne una vera oasi della diversità! Gli uccelli potranno nidificare nel sottotetto, se viene lasciato libero, oppure si possono installare mangiatoie, avendo cura di scegliere o costruire quelle più adatte all’avifauna locale. Costruendo una bat-box, poi, otterrete un doppio vantaggio: accogliere una specie in più e tenere lontane le zanzare di cui i pipistrelli sono ghiotti! Infine, potete anche realizzare una casa per gli insetti: sarà sufficiente un fascio di segmenti di canna di lago a fondo cieco da posizionare in orizzontale in un luogo sicuro. Inoltre gli insetti, così importanti nel loro ruolo ecologico di impollinatori, sono attratti dalle piante aromatiche cui potrete dedicare un angolo o un’aiuola del giardino scolastico.

AZIENDE

La natura fa team building. Dovete rafforzare l’affiatamento del vostro gruppo di lavoro o avete voglia di rilassarvi fra colleghi? Attività di gruppo a favore della biodiversità come un censimento delle specie animali e vegetali nei cortili aziendali o nei dintorni, il posizionamento di nidi e ripari di diverso tipo sull’edificio in cui lavorate, la partecipazione a campi ecologici, le passeggiate nel verde, il volontariato nelle oasi WWF possono essere occasioni per stare insieme in modo piacevole. Nelle giornate nazionali e internazionali dedicate all’ambiente, alla biodiversità o ai cambiamenti climatici partecipate alle esposizioni, ai concerti e alle conferenze o organizzate voi stessi un’attività dedicata. In Italia sono diverse le aziende che hanno già realizzato un piccolo orto curato dai dipendenti: un’attività rilassante che permette di socializzare e in molti casi le verdure coltivate vengono adoperate per la preparazione dei piatti serviti nella mensa aziendale.

Ridurre l’impatto ambientale. Impegnate la vostra azienda a ridurre il proprio impatto ambientale. Adottate sistemi di gestione che riducano i consumi di energia, acqua e materie prime utilizzate nei cicli di produzione. Richiedete la certificazione ambientale dei sistemi di gestione dell’impresa e acquistate arredi, attrezzature e beni di consumo in possesso di certificazioni ambientali di filiera (come per esempio, FSC per i prodotti in legno e carta). È importante, per il raggiungimento degli obiettivi, il coinvolgimento di tutto il personale con attività di sensibilizzazione, promozione e formazione per migliorare le performance aziendali attraverso la collaborazione di tutti. Creare nei dipendenti una maggiore consapevolezza rispetto all’importanza delle piccole azioni quotidiane è in grado di generare grandi cambiamenti e porterà ottimi risultati, anche economici.

Una mensa buona, sana e sostenibile. Una mensa aziendale produce cibo per diverse centinaia di persone. Acquistate cibi da produttori biologici locali, rispettando la stagionalità di frutta e verdura, diminuite le porzioni e la frequenza della carne e offrite quotidianamente anche un menù vegetariano. Acquistate pesce proveniente da pesca sostenibile certificata MSC (Marine Stewardship Council). Pianificate correttamente i quantitativi di cibo della mensa per evitare gli sprechi e attivate il compostaggio degli scarti alimentari. Con un po’ di impegno, gli effetti positivi sulla salute dei dipendi, sulla natura e sul bilancio aziendale saranno notevoli!

Giardini aziendali della biodiversità. Le aree verdi aziendali, spesso dominate da prati all’inglese e conifere esotiche, possono invece diventare uno spazio ricco e diversificato, capace di favorire la biodiversità. Siepi, cespugli e aiuole con piante autoctone e prati spontanei attirano immediatamente animali. Alberi di latifoglie (come tigli, aceri e frassini) purificano l’aria e ombreggiano, migliorando l’estetica della struttura. Una pavimentazione drenante consente l’assorbimento da parte del terreno delle acque meteoriche, favorendone più naturale deflusso. È importante che l’illuminazione sia adeguata ma temporizzata con sensori di movimento per non interferire con la vita degli animali notturni e risparmiare energia. Un bel giardino migliora l’immagine aziendale e rappresenta un luogo piacevole per i dipendenti. No ai regali inutili. Ogni anno sorge il tema dei regali aziendali… perché non scegliere progetti che sostengano la biodiversità, i servizi che ci offre e raccontino l’importanza della sua conservazione? Per chi preferisce regali più tradizionali esistono numerosi oggetti ecosostenibili, certificati, realizzati con materiali naturali, riciclati o provenienti da materie di scarto.

Zero consumo di suolo. Gli ultimi cinquanta anni hanno visto una affermazione rapida degli interessi trasformativi sul territorio concretizzati da un’impennata della conversione urbana del suolo, a causa della quale milioni di ettari di superfici verdi sono scomparse, sostituite da edifici, parcheggi, aree di stoccaggio, strade e spazi accessori. Questa modalità di trasformazione del territorio ha degradato il paesaggio, ne ha dequalificato il valore e la conseguente impermeabilizzazione del suolo ne ha compromesso la capacità ecologica. Le aziende possono fare molto per invertire questa tendenza ed evitare nuovo consumo di suolo. Il recupero e la riqualificazione degli edifici e delle aree dismesse, la rigenerazione del paesaggio e della biodiversità deve essere la filosofia dominante anche in ambito di progettazione e ampliamento aziendali. Tetti verdi e giardini verticali. Nelle città, l’utilizzo del verde sulle coperture degli edifici, o sulle pareti verticali favorisce l’isolamento termico, sia in inverno sia in estate, aiuta a regolare l’umidità dell’aria, migliora il microclima e apporta un significativo vantaggio economico per la riduzione dei consumi energetici dell’edificio. Il tetto verde può contribuire a regolare il deflusso delle acque piovane e ridurre la trasmissione dei rumori all’interno dell’edificio. Costituisce inoltre un ambiente per numerosi piccoli animali e uccelli.

Sustainability manager. Ecologia, sostenibilità ambientale e sociale saranno le nuove leve per le imprese anche in Italia. Servirà allora una figura capace di sviluppare e gestire le politiche sociali e ambientali dell’azienda per orientarle verso scelte etiche e responsabili, che premino non solo in termini di profitto, ma anche di equità e rispetto ambientale.

Fonte: ilcambiamento.it

 

 

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Due aspiranti contadine in difesa della biodiversità

Valorizzare la biodiversità, diffondere la cultura dei semi antichi e delle erbe spontanee, promuovere il rispetto per la natura. È questa la missione delle “aspiranti contadine”, come loro stesse amano definirsi, Elena e Roberta, fondatrici dell’Associazione SemiLune e ideatrici di tantissime iniziative legate al mondo naturale, tra cui “Erbacce e dintorni”, festival che si tiene ogni anno a Bracciano, in provincia di Roma. Dal percorso umano e lavorativo delle due “aspiranti contadine” (come amano definirsi) Elena Rosa Carone Fabiani e Roberta Rossini, nasce a Bracciano in provincia di Roma l’Associazione SemiLune, da anni impegnata nel recupero della cultura del “mangiare sano” e nella diffusione dei saperi e delle competenze legati al mondo dei semi antichi, delle erbe spontanee, del saper fare manuale. Costruendo un ponte tra passato e presente, grazie al gruppo Facebook “Erbacce e Dintorni” da loro creato e all’omonimo Festival annuale scopriamo insieme il percorso dell’Associazione e il suo importantissimo contributo nella diffusione di questi temi. Elena e Roberta sono due contadine: guai a dirglielo, loro si autodefiniscono “aspiranti contadine” perché, come amano dire, “l’attività del contadino è un’attività estremamente delicata, basata sul rispetto, sulla cura, sull’attenzione e sull’umiltà. Noi tutti non siamo abituati a questo tipo di atteggiamento, siamo aspiranti contadine!”. Ma per essere due aspiranti, il loro percorso è già costellato di azioni che vanno ben oltre le sole intenzioni, e non solo sul “campo” (stavolta il termine è adeguato…), ma anche nell’impegno costante della divulgazione delle tematiche a loro care: i semi antichi, le erbe spontanee, l’attenzione al rispetto per la natura e alla valorizzazione della biodiversità. Tanto da organizzare un Festival nazionale per valorizzare tutto questo lavoro e per riunire sempre più persone interessate o incuriosite sull’argomento. Perché l’obiettivo principale dell’Associazione SemiLune, da loro fondata, è proprio la trasmissione di un sapere che è quello legato alla biodiversità. Facciamo un passo indietro. Elena Rosa Carone Fabiani lascia Roma nel 1986: al tempo lavorava nel settore manageriale, ma era giunto il momento di lasciare una città divenuta “sempre più inospitale”. Elena aveva già dei trascorsi familiari che la legavano fortemente al mondo naturale: “quando ero bambina facevo l’orto con mio zio ed è stato con mia nonna che ho imparato le prime nozioni sulle erbe spontanee e sui loro vari utilizzi”.

“Dopo aver lasciato la città, ho preso una casa in affitto qui a Bracciano per vedere se era la soluzione ideale per me. Poi dopo due anni appena sono riuscita a comprare un terreno, cominciando a produrre olio. Nel frattempo in questi anni ho insegnato nelle scuole elementari. Alla base di tutte le cose che ho fatto c’è sempre stato l’amore per la cura, la passione per far crescere qualcosa di importante”, racconta Elena.18813558_1526185610756517_1398830867076274262_n

Ora da un po’ di anni a questa parte si dedica esclusivamente all’attività agricola ed ha unito le forze con Roberta Rossini, che ha iniziato il suo percorso nella sua azienda agricola nel 2010, perché “prima mi sono occupata di altro: ho lavorato per tanti anni in una casa editrice e poi come educatrice in una casa famiglia. Anche io ho un trascorso familiare nella quale si faceva l’orto e si coltivava ciò che si mangiava e ho sempre sognato di poter tornare alle mie origini. Quando mi sono spostata in città per studio, ai tempi dell’università, sentivo fortemente la mancanza del contatto profondo con la natura.” Oggi Roberta ed Elena mantengono le due rispettive aziende agricole ma hanno unito gli sforzi: organizzano mercati in comune e sono protagoniste della nascita dell’Associazione SemiLune.

L’Associazione SemiLune: dare forma concreta ad una prospettiva

Oltre al desiderio divenuto realtà di diventare “aspiranti” contadine a tutti gli effetti, il sogno di Elena e Roberta è sempre stato quello di poter condividere e diffondere i saperi della tradizione legati alla biodiversità, alla conoscenza e salvaguardia delle proprietà dei semi antichi e delle erbe spontanee. “Noi pratichiamo un’agricoltura completamente naturale” ci spiega Elena “senza l’uso di nessun tipo di prodotto chimico. Facciamo crescere le cosiddette “erbacce” tra i nostri ortaggi ma sempre in maniera controllata: questo perché esse rappresentano una ricchezza infinita sia per quanto riguarda la biodiversità ma anche da un punto di vista alimentare, perché si possono mangiare. Nei nostri mercati spesso le vendiamo e consigliamo a chi ci viene a trovare come utilizzarle e cucinarle.

Lavorare in questo modo ci ha consentito, nonostante la fatica che richiede questo approdo, di conoscere davvero il concetto di prendersi cura e abbiamo così deciso di promuoverlo sempre di più,per cercare di creare una rete tra quanti si occupano di natura, biodiversità, sostenibilità e cibo sano, promuovendo progetti e collaborazioni in tal senso per riscoprire e diffondere un patrimonio naturale e culturale che, attualmente, è a conoscenza solo di pochi appassionati”.

Nasce così nel 2014 l’Associazione SemiLune, per dare una veste formale alle attività che Roberta ed Elena hanno sempre realizzato. Fin dall’inizio l’obiettivo dell’Associazione è stato quello di lavorare sul territorio: fin da subito si è iniziato con delle collaborazioni e dei laboratori con le scuole, per poi proseguire con una delle attività più importanti per l’Associazione che è la coltivazione, la salvaguardia e lo scambio di semi, con eventi dedicati allo scopo di creare una rete tra coltivatori e appassionati che possano continuare a coltivarli e a diffonderli, in collaborazione con altri gruppi come Seed Freedom e  Amici dell’Orto 2.19059699_1532508353457576_4638566577477673865_n

Oltre a questo, periodicamente l’Associazione SemiLune propone dei corsi di una o più giornate, con nozioni teoriche e pratiche, per imparare a riconoscere e a utilizzare le erbe spontanee. L’Associazione è anche la promotrice di un Gruppo di Acquisto Solidale, che coinvolge alcune aziende del territorio che operano nel territorio sabatino (il territorio che comprende anche Bracciano) attivo dall’aprile 2016, che il giovedì pomeriggio distribuisce i prodotti a chi non può recarsi al banchetto mattutino “Bricchiorto e Ortoggi”, dove ogni martedì e giovedì mattina Elena e Roberta distribuiscono le erbe spontanee e gli ortaggi dei loro terreni e dove “ogni giorno consigliamo direttamente alle persone come cucinare o utilizzare come tisane le erbe spontanee di ogni tipo, non solo quelle che abbiamo noi al banchetto. È una specie di missione quotidiana la nostra, perché le persone hanno perso il contatto con la natura e aiutarle a ritornare a queste conoscenze può essere un aiuto per ritrovare una forma di benessere. D’altro canto, nel nostro Gruppo di Acquisto le aziende agricole partecipanti sono portate avanti soprattutto da giovani che hanno fatto il loro percorso di studi e poi sono tornati alla terra, riprendendo le attività dei genitori e dei nonni. È un segnale importante questo per noi, vuol dire che anche da qui si può diffondere un bagaglio esperienziale che è antico”.

“Nel corso del tempo” approfondiscono Roberta ed Elena “possiamo affermare che abbiamo incontrato sempre più persone interessate a queste tematiche, ai nostri corsi e incontri sono sempre più numerose. Non abbiamo certo numeri da massa critica, ma sarà interessante vedere quanto e come questa continua curiosità si evolverà nel tempo. Stesso discorso vale per la nostra Associazione, che si è arricchita del contributo di più persone e di competenze per poter lavorare al meglio sugli eventi di divulgazione che organizziamo.”  Uno di questi eventi, giunto alla terza edizione e che attrae persone anche al di fuori del territorio di Bracciano, è il Festival di Erbacce e Dintorni, nato quasi per gioco…21272165_10214067331902363_3416158247912963557_n

Erbacce e Dintorni: il festival della biodiversità

Roberta è una persona alla quale piace molto sperimentare diverse forme e possibilità per poter comunicare ciò che ama a chi desidera apprendere. Da anni, tramite la sua pagina aziendale su Facebook, ha cominciato a pubblicare foto di erbe spontanee, semi e ortaggi rari e antichi ed altre curiosità legate alla conoscenza della natura. Dopo un po di tempo alcuni conoscenti, avendo notato questa sua predisposizione, gli suggeriscono: “perché non ci fai un gruppo dedicato?”. Fu così che nacque per caso “Erbacce e Dintorni”, gruppo Facebook che attualmente conta quasi quarantasettemila membri e che riunisce una comunità di persone appassionate del tema delle erbe e della natura in generale: “le persone postano foto di erbe e piante, solitamente chiedendo agli altri di aiutarli ad identificarne il nome” spiega Roberta “Il termine Dintorni perché il gruppo non è strettamente legato al mondo delle erbe spontanee, ma volto alla conoscenza e al confronto su tutto ciò che la natura ci offre e come possiamo utilizzarlo senza deturparla. Compreso il rispetto per la fauna”.

Dato l’insperato successo della pagina, l’Associazione SemiLune ha deciso così di organizzare un Festival-Raduno  nazionale della pagina, giunto alla terza edizione che si terrà a Bracciano dal 15 al 17 settembre 2017, un festival nato allo scopo di far incontrare le persone iscritte al gruppo ma non solo,per valorizzare i saperi della tradizione, delle erbe spontanee e della biodiversità grazie a laboratori, conferenze, buon cibo, una mostra mercato, musica, proiezioni e molto altro.

“Uno dei nostri obiettivi come SemiLune”, ci raccontano Elena e Roberta “è quello di rendere questo Festival un esperimento che possa essere sentito come proprio da tutti. Per ragioni logistiche lo realizziamo nel nostro territorio qui a Bracciano, ma il nostro desiderio è coinvolgere sempre più le persone affinché tutti i corsi e i laboratori siano in futuro gratuiti e aperti a tutti. Un altro forte desiderio è quello che l’esperienza possa ripetersi in altri luoghi d’Italia, che il Festival possa essere replicato da coloro che lo sentono come un’iniziativa importante anche al di fuori e lontano da Bracciano perchè in tanti ci scrivono che vorrebbero tanto venire ma purtroppo la distanza fisica diventa un ostacolo. Un Festival davvero condiviso e che rispecchi il principale obiettivo per cui SemiLune lavora da anni: creare una rete tra quanti si occupano di natura, biodiversità, sostenibilità e cibo sano”.

 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/09/io-faccio-cosi-180-due-aspiranti-contadine-in-difesa-della-biodiversita/

«Non massacrate gli alberi nelle città»

È l’appello che lancia Lipu-Birdlife Italia a fronte della progressiva e velocissima perdita di biodiversità nelle città italiane e delle potature selvagge del patrimonio arboreo. E pubblica un rapporto che offre linee guida per cercare di invertire la tendenza.9536-10293

Salvare la biodiversità urbana, favorire la relazione tra le persone e il verde e mettere uno stop alle potature selvagge degli alberi, inutili e dannose. Sono i principi ispiratori del nuovo documento di Lipu-BirdLife Italia dal titolo Il verde urbano e gli alberi in città. Una necessità, quella del verde urbano, sempre più sentita dai cittadini, che cercano rifugio dall’inquinamento e dal cemento e luoghi per giocare, leggere, svagarsi: prati, stagni e piccole zone umide, zone alberate, aree verdi dove migliorare il proprio stato psicofisico e ritrovare armonia con la natura. Un’esigenza a cui però gli enti preposti (Comuni in primis) non sempre rispondono con politiche adeguate di gestione, tutela e promozione del verde pubblico  o stimolando i cittadini a utilizzare al meglio i propri giardini, magari creando un birdgarden.

«Secondo i recenti dati Istat pubblicati nel maggio 2016, ogni abitante del nostro Paese ha a disposizione in media 31 metri quadrati di verde urbano, con punte più elevate nel Nord-est (50 metri quadrati) e doppie rispetto al Centro, al Nord-ovest e alle isole, mentre la media del Sud (42 metri quadrati) è influenzata dal dato della Basilicata – spiegano dall’associazione – che vanta città più ricche di verde della media. E’ però un dato insufficiente, che non mette freno ai guai causati dall’inquinamento ed è aggravato dalla frequente disattenzione delle amministrazioni pubbliche per le oasi urbane, aree naturali, inserite nel tessuto della città, che funzionano quali piccole riserve di biodiversità faunistica e floristica e hanno anche essenziali finalità educative».

«Sono tuttavia gli alberi le principali vittime della cattiva gestione. Sebbene siano riconosciuti da numerosi studi come in grado di abbattere l’insidioso particolato sospeso in atmosfera (uno degli inquinanti più presenti in città e pericolosi per la salute) e di garantire benessere e persino felicità alla persone, spesso sono oggetto di cattiva gestione, con potature errate (e spesso in piena nidificazione degli uccelli) o addirittura con la pratica della “capitozzatura”, che sopprime l’asse primario dell’albero senza lasciare un ramo di sostituzione».

«La potatura degli alberi – spiega Marco Dinetti, responsabile Ecologia urbana della Lipu e curatore del documento sul verde urbano e gli alberi in città – deve essere un intervento straordinario, da effettuare solo per motivi precisi e dimostrati, come ad esempio la presenza di problemi fitosanitari e di sicurezza pubblica. Inoltre deve essere effettuata su singoli rami e mai generalizzata su interi filari o gruppi di alberi, cosa che spesso succede per ignoranza o per interesse a sfruttare il legname, in genere destinato al crescente mercato delle biomasse. Un adeguato monitoraggio degli alberi eviterebbe inoltre problemi di sicurezza senza dover ricorrere, appunto, ad interventi drastici sulle piante».

Per esempio, si è calcolato, in una città italiana costiera del Centro Italia, che le potature drastiche effettuate sul lungomare abbiano asportato la metà del volume di vegetazione presente con una perdita di servizi ecosistemici stimata tra i 160mila e i 590mila euro l’anno. Da un altro studio si deduce che, in California, il valore dei benefici erogati dai 900mila alberi presenti lungo le strade valga un miliardo di dollari . Diviso in nove capitoli, il documento della Lipu fornisce un ampio quadro del verde urbano in Italia, dei “servizi ecosistemici” forniti da alberi e aree verdi (la difesa dall’inquinamento, la fornitura di acqua e aria più pulite, un maggiore benessere fisico e psichico, la difesa dal rumore, la protezione idrogeologica), mettendo a punto precisi criteri e linee guida per una progettazione ecologica di parchi pubblici, giardini privati, boschi urbani e periurbani e zone umide (fiumi e torrenti, ma anche sponde di laghi o coste marine) che salvaguardi gli elementi già esistenti e privilegi anche le connessioni ecosistemiche (reti ecologiche), utili per la biodiversità.

«C’è bisogno di una maggiore consapevolezza delle amministrazioni e di un salto di qualità in termini di formazione e aggiornamento degli operatori del verde urbano – conclude Marco Dinetti – per evitare che interventi utili all’ambiente si trasformino in qualcosa di dannoso, per la natura e gli stessi cittadini umani. Il futuro delle nostre città dipende anche da come tratteremo  la natura che custodiscono e possono ospitare».

Il decalogo della buona gestione del verde urbano

  1. Diffondere una cultura di rispetto degli alberi, anche con eventi e materiali informativi.
  2. Favorire la presenza del verde nelle città, nelle scuole e ovunque possibile.
  3. Prestare grande attenzione alla gestione del verde e alla potatura degli alberi, da realizzarsi come manutenzione straordinaria, su singoli alberi, fuori dai periodi di nidificazione degli uccelli e con motivazioni valide e dimostrate.
  4. Utilizzare professionalità esperte e competenti nella progettazione e gestione del verde urbano, con formazione continua e aggiornamenti.
  5. Tutelare, conservare, gestire e valorizzare la biodiversità urbana, in particolare proteggendo le oasi urbane.
  6. Integrare la rete ecologica locale nella pianificazione urbanistica.
  7. Individuare nuove tipologie di verde urbano per funzioni ecologiche protettive, tra cui il contrasto dei cambiamenti climatici e degli eventi meteorologici estremi.
  8. Incentivare le funzioni educative e sociali del verde urbano.
  9. Promuovere la diffusione dei birdgarden quali strumento di conoscenza della natura e bellezza delle città.
    10.   Approvare e applicare (le amministrazioni) un regolamento urbano del verde. Chiedere (i cittadini) alla propria amministrazione di farlo.

Fonte: ilcambiamento.it

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“L’agricoltura del futuro? Piccola, locale e naturale”

Da precario a contadino autodidatta, Gianni Fagnoli è oggi impegnato nel recupero dei frutti antichi della Romagna e, nel suo podere in provincia di Forlì, pratica e promuove quella che considera l’agricoltura del futuro: piccola, locale e naturale. Un approccio rispettoso della terra, che restituisce prodotti sani e gustosi. A Rocca San Casciano, sull’Appennino romagnolo alle spalle di Forlì, si trova un podere che produce frutti antichi e ritrovati della Romagna e che si dedica all’orticoltura naturale, castanicoltura e selvicoltura e allo sviluppo di un modello agricolo differente: piccolo, locale e naturale.PereVolpine

Il podere – chiamato “I Fondi” – appartiene a Gianni Fagnoli, agricoltore autodidatta che, dopo aver conseguito la laurea in scienze politiche, ha lavorato per anni con contratti provvisori (a tempo determinato, co.co.co, a progetto, ecc.). La sua vita cambia a luglio 2015 quando, oltre all’ennesima promessa non mantenuta di un contratto a tempo indeterminato, arriva anche l’occasione di rilevare 13 ettari di terreno a Rocca San Casciano. Insieme alla moglie e alla famiglia, Gianni decide di acquistare il podere e abbandonare una vita lavorativa precaria per dedicarsi a tempo pieno allo sviluppo del progetto “Podere I Fondi”.

“La mia famiglia – ci racconta Gianni – possedeva già una casetta con un ettaro di terreno in quest’area e a luglio 2015 è stato messo in vendita il fondo confinante, che conta circa 10 ettari di bosco più 3 ettari di terreno. Mio padre ha sempre avuto l’orto e mi ha trasmesso la passione per la terra, perciò quando mi è stato negato l’ennesimo contratto a tempo indeterminato, io e la mia famiglia abbiamo deciso di investire nell’acquisto del podere confinante. Il mio obiettivo è di elevare questo podere a presidio della biodiversità attraverso il recupero, la custodia e la riattivazione dell’antico patrimonio varietale e autoctono romagnolo”.I-Fondi-2

“Il lavoro di recupero del fondo è molto impegnativo e solo tre ettari sono adatti alla coltivazione vera e propria, il resto è bosco. Mio padre e mia moglie, quando non lavora, mi danno una mano, ma in genere sono da solo e non ho macchinari. Io lavoro soltanto con le mani e la zappa”, continua, “anche nel ripristino delle opere idrauliche e dei terrazzamenti, nel recupero della boscaglia degradata e nel restauro della storica “marroneta” (cioè il castagneto). Ho un impianto di circa un ettaro e mezzo di frutti storici della Romagna come le pere volpina e santa lucia; le pesche sanguinella e percoca romagnola; le albicocche reali di Imola; le melagrane verde di Russi e grossa di Faenza. Poi, nello spazio tra gli alberi da frutto coltivo la verdura di stagione. Ho anche frutta a guscio (marroni, noci, nocciole), nespole, mele cotogne e mele rosa, ma prediligo i frutti antichi perché, essendo stati selezionati dai contadini in centinaia di anni, sono piante molto rustiche che necessitano di pochissima acqua, hanno radici più resistenti e profonde, i frutti sono molto più saporiti e si conservano a lungo in modo naturale”.13782268_526743547522769_5591926286438914888_n

“Il mio personale approccio all’agricoltura – spiega Gianni – è di tipo sinergico, ma cerco di prendere il meglio da tutte le pratiche agricole naturali, ad esempio la biodinamica e la permacultura. Il terreno agricolo, nei primi 20 cm, è un vero e proprio ‘organismo’ vivente e vitale ed è fondamentale salvaguardarne l’auto-fertilità, avvalendosi della collaborazione degli organismi della rizosfera ed evitando l’aratura, che porta con sé la distruzione della sostanza organica, il dilavamento e la desertificazione del terreno. Qui ai Fondi cerco di rispettare ed assecondare la terra nel suo essere ‘organismo’, per portarne lo stato di salute e vitalità alla sua massima condizione, che è poi quella del ‘suolo forestale’. Per quanto riguarda i 10 ettari di boscaglia, sto cercando di ripulirla da rovi e piante infestanti (la maggior parte delle quali non sono nemmeno autoctone) per poter ripristinare il bosco originario, costituito di carpini, frassini, castagni”.

“L’agricoltura del futuro – conclude Gianni – sarà piccola, locale e naturale: non ha alcun senso distruggere e desertificare sistematicamente la vita del suolo per poi passare alla concimazione e ai trattamenti stabiliti dal modello agro-industriale. Deve farne un tesoro, una ricchezza da valorizzare, investendo in colture attentamente selezionate. Ciò che voglio ottenere qui ai Fondi è un cibo degno di questo nome per valori organolettici, biologici e gustativi, ottenuti rinnovando in modo naturale la fertilità generata dalla terra”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/02/agricoltura-futuro-piccola-locale-naturale/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Rapporto Ispra: ambiente fanalino di coda in Italia

Biodiversità minacciata, aumento della temperatura media, inquinato il 60% di fiumi e laghi, aumentano consumo di suolo e siti contaminati, raccolta differenziata dei rifiuti ferma al 47%. È l’impietoso ritratto del nostro paese che si ricava dal quattrodicesimo rapporto annuale sull’ambiente dell’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, appena reso pubblico.9433-10171

L’edizione 2016 ha introdotto anche il raffronto tra l’Italia e un contesto europeo in costante evoluzione per quanto concerne i nuovi indirizzi delle politiche ambientali e delle metodologie di reporting.

Ma vediamo voce per voce qual è la situazione italiana.

Biodiversità

Resta alto il livello di minaccia per vertebrati, piante vascolari, briofite e licheni, in crescita  l’introduzione di specie alloctone. Aumentano le Zone di Protezione Speciale (ZPS) e Siti di Interesse Comunitario (SIC), invariato il numero delle aree protette terrestri e marine e delle zone umide.

Clima

Aumenta la temperatura media, ma diminuiscono le emissioni totali di gas serra. L’aumento della temperatura media registrato negli ultimi trent’anni nel nostro Paese è stato quasi sempre superiore a quello medio globale rilevato sulla terraferma. Il 2015 in Italia è stato l’anno più caldo dal 1961. L’anomalia della temperatura media (+1,58 °C) è stata superiore a quella globale (+1,23 °C) e rappresenta il ventiquattresimo valore annuale positivo consecutivo. Gli scarti rispetto ai valori normali sono stati particolarmente marcati nel mese di luglio e negli ultimi due mesi dell’anno, quando il clima mite ha accompagnato un lungo periodo di tempo stabile e secco su quasi tutto il territorio nazionale. Nuovi record di temperatura sono stati registrati soprattutto nelle regioni settentrionali e nelle stazioni in quota dell’arco alpino

Inquinamento atmosferico

La situazione della qualità dell’aria permane critica. L’Italia con il bacino padano  rappresenta una delle aree di maggior criticità a livello europeo.

Qualità acque interne

Lo stato di qualità dei fiumi (16 regioni e due province autonome, per un totale di 2.440 corpi idrici e 35.144,5 km monitorati) risulta in uno stato ecologico da “elevato” a “buono” per il 40% e inferiore al buono per il 60%. Lo stato di qualità dei laghi (10 regioni e 2 province autonome per un totale di 139 corpi idrici) presenta una classe di qualità tra elevato e buono  per il 35%, inferiore a buono per il restante 65%. Lo stato chimico delle acque sotterranee, su 4.023 stazioni di monitoraggio il 69,2%  ricade in classe “buono”, mentre il restante 30,8% in classe “scarso”.

Mare e coste

Negli ultimi decenni i litorali italiani presentano significative evoluzioni geomorfologiche dovute ai  processi naturali all’intervento dell’uomo. Situazioni di elevata criticità si evidenziano per i distretti del Po, dell’Appennino Settentrionale, per la Campania [Distretto Appennino Meridionale] e la Puglia [Distretto Appennino Meridionale] con più del 50% (esattamente il 50% per il distretto del Po) dei corpi idrici marino costieri in stato chimico “non buono.

Il suolo

Il consumo di suolo in Italia non accenna a diminuire, si è passati dal 2,7% di suolo consumato negli anni ’50, al 7% nel 2014 (stima). In media più di 7 m al secondo. Al 2014 sono stati consumati irreversibilmente circa 21.000 km (stima) i valori percentuali più elevati di suolo consumato si registrano nel Nord, in particolare nel Nord-Ovest (2014). A livello provinciale, la percentuale più alta di suolo consumato, rispetto al territorio amministrativo, si osserva per la provincia di Monza Brianza con quasi il 35%. Tra i comuni il valore più alto di suolo sigillato (85%) è stato rilevato per il comune di Casavatore (NA)

Rifiuti

La produzione nazionale dei rifiuti urbani è in lieve diminuzione. La raccolta differenziata si attesta al 42,3% della produzione totale dei rifiuti urbani, crescita ancora non sufficiente a raggiungere l’obiettivo previsto per il 2012 (65%). Aumento dei tassi di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti urbani, ma ancora non viene raggiunto l’obiettivo fissato dalla normativa.

Agenti fisici

Rimane costante l’attenzione dei cittadini verso la problematica dei campi elettromagnetici. Gran parte della popolazione italiana è esposta a livelli di rumore, diurni e notturni, considerati importanti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La principale fonte di rumore è costituita dal traffico stradale

Radioattività ambientale

Il Radon rappresenta, in assenza di incidenti nucleari rilevanti, la principale fonte di esposizione alla radioattività. Nel Lazio e nella Lombardia si evidenzia un’elevata concentrazione di Radon (Rn-222)

Problematiche idrogeologiche e sismiche

Nel 2014 eventi alluvionali di rilievo hanno provocato morti e ingenti danni economici.

Numerosi gli eventi franosi tanto al Nord quanto al Sud. Eventi sismici di rilievo si sono verificati nelle Alpi Cozie e nello Ionio. L’indice di fagliazione superficiale in aree urbane segnala un progressivo peggioramento della situazione dovuto all’avanzare dell’urbanizzazione anche in aree prossime a faglie capaci.

Pericolosità di origine antropogenica

Aumenta il numero di siti contaminati oggetto di intervento e di quelli bonificati. Sono oltre un migliaio gli stabilimenti a rischio di incidente industriale rilevante. Il numero degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante presenti in Italia è 1.104. Circa un quarto è concentrato in Lombardia e che regioni con elevata presenza di industrie a rischio sono anche: Veneto, Piemonte e Emilia-Romagna (tutte al Nord e rispettivamente il 10%, il 9% e l’8% ciascuno).

QUI per leggere il Rapporto integrale

Fonte: ilcambiamento.it

 

 

“Il suolo diventi un bene comune”

In occasione della Giornata mondiale del Suolo, le associazioni riunite nel coordinamento #Salvailsuolo chiedono all’Europa il pieno riconoscimento di questa preziosa risorsa come bene comune da proteggere in quanto garantisce la sicurezza alimentare, la conservazione della biodiversità e la regolazione dei cambiamenti climatici. Immaginate una nazione di medie dimensioni, come l’Ungheria, il Portogallo o la Repubblica Ceca. Ora immaginate l’intera area di quella nazione ricoperta da cemento e asfalto: è grossomodo la superficie di suoli agricoli che negli ultimi 50 anni è stata “consumata” da insediamenti e infrastrutture nei 28 paesi dell’Unione Europea. Il suolo continua ad essere consumato a una velocità allarmante, nonostante la crisi che affligge il settore delle costruzioni in molti Paesi. Ogni anno, 1000 km2 di aree coltivate vengono cancellate da nuovi edifici. Allo stesso tempo, il mercato europeo delle materie prime alimentari è sempre più dipendente dalle importazioni da paesi terzi, dove l’agricoltura intensiva spinge milioni di piccoli agricoltori ad abbandonare i loro campi e a migrare verso le aree suburbane. Si tratta di una contraddizione evidente per un’Unione Europea che è nata con l’obiettivo di assicurare con la propria agricoltura la sicurezza alimentare per tutti i cittadini e, ora, sta cercando di gestire flussi rilevanti di migranti provenienti dall’Africa subsahariana, dove molti campi sono coltivati per le imprese europee.handful-of-soil

Il consumo di suolo è solo la punta di un iceberg, il suolo in Europa deve affrontare molte minacce e danni: oltre 250.000 siti sono pesantemente contaminati, quasi la metà dei terreni agricoli sono minacciati dalla riduzione della sostanza organica e gli equilibri ecologici dei sistemi naturali vengono compromessi, decine di milioni di ettari soffrono gli effetti dell’erosione e del dissesto idrogeologico, e la desertificazione avanza in molti paesi del Mediterraneo, rendendo le coltivazioni sempre più sensibili alla siccità e ai cambiamenti climatici.

“L’Europa ha il dovere di preservare la sua più importante risorsa naturale: il suolo” Questo è l’appello dei promotori della ICE – Iniziativa dei Cittadini Europei’People4soil’, promossa in Italia dal Coordinamento #salvailsuolo (ACLI, Coldiretti, FAI, INU, Legambiente, Lipu, Slow Food e WWF) a cui aderiscono 90 organizzazioni nazionali. La ICE è una petizione ufficiale alla Commissione europea, a cui si chiede di istituire e di sviluppare un quadro giuridico vincolante, fissando principi e regole da rispettare da parte di ciascuno Stato membro. Ad oggi, non vi è alcun riconoscimento legale per i servizi ecologici, sociali ed economici che i suoli sono in grado di fornire ai cittadini europei, né obiettivi vincolanti, ad esempio atti a conseguire la bonifica di terreni contaminati, o la salvaguardia dei serbatoi di carbonio, o la prevenzione del consumo di suolo. Questa situazione è esattamente quello che il coordinamento #Salvailsuolo vuole cambiare. Le prime 25.000 firme sono state già raccolte in Italia sul sito ufficiale della petizione. Tutti i cittadini e le cittadine europee adulte possono firmare, basta una carta d’identità. I promotori sottolineano che “Abbiamo due obiettivi molto impegnativi da raggiungere: raccogliere un milione di firme entro settembre 2017, e ottenere il pieno riconoscimento del suolo come bene comune da proteggere, per il benessere dei cittadini europei”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/12/suolo-diventi-bene-comune/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Ogm, nessuna prova di danni a salute o ambiente

Secondo un report appena pubblicato, non ci sarebbero evidenze sostanziali di un effetto negativo degli ogm su salute e ambiente. Ma con qualche distinguoogm

(Immagine: Pixabay)

Non sono emerse “prove sostanziali” di differenze nei rischi per la salute umana derivanti dal consumo di prodotti geneticamente modificati (i famigerati ogm) e coltivati tradizionalmente, né “evidenze conclusive di causa-effetto” di problemi ambientali. È quanto emerge da uno studio estensivo (ben 420 pagine) appena pubblicato da un gruppo di esperti delle National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, che hanno condotto una paziente opera di review della letteratura scientifica sul tema. Gli autori del rapporto, però, sottolineano come sia ancora “troppo presto” per trarre qualsiasi conclusione, positiva o negativa, sull’effetto delle nuove tecnologie di ingegneria genetica, come la Crispr-Cas9, su salute e ambiente. Tirando le somme, in sostanza, gli esperti sostengono che lo scenario sia estremamente complesso e variabile: “Vogliamo che sia chiaro”, ha commentato al Washington Post Fred Gould, della North Carolina State University, coordinatore dell’équipe, “che ogni generalizzazione in merito agli ogm è errata”. Gli esperti, in particolare, hanno analizzato le prove scientifiche accumulate negli ultimi vent’anni per valutare i presunti benefici ed effetti negativi dei prodotti geneticamente modificati attualmente disponibili in commercio. “Abbiamo esaminato 900 articoli e pubblicazioni, 700 commenti di esperti, 80 estratti di conferenze e 15 seminari pubblici su sviluppo, uso ed effetti di modificazioni genetiche su mais, soia e cotone, i principali prodotti geneticamente modificati che si trovano in commercio”, spiega ancora Gould. Per quanto riguarda la salute umana, secondo gli autori della ricerca, gli studi condotti sugli animali e le ricerche relative alla composizione chimica dei cibi geneticamente modificati attualmente sul mercato non rivelano differenze che implicherebbero un rischio più alto rispetto al consumo degli equivalenti non modificati. C’è da rimarcare, comunque, il fatto che non siano stati ancora condotti studi epidemiologici per valutare gli effetti di tale consumo nel lungo termine. I dati epidemiologici attualmente disponibili, continuano gli esperti, non mostrano alcuna associazione tra malattie acute o croniche e consumo di cibi geneticamente modificati. Al contrario, sono emerse evidenze del fatto che i prodotti agricoli ingegnerizzati per sviluppare resistenza agli insetti possano essere benefici per la salute umana, riducendo in modo indiretto l’esposizione ai pesticidi. Inoltre, continuano gli esperti, sono allo studio altri prodotti specificamente progettati per avere un apporto nutrizionale più ricco, come riso con maggiore beta-carotene per prevenire cecità e morti premature causate da carenze di vitamina A in diverse nazioni in via di sviluppo. Gli scienziati hanno tratto conclusioni simili anche in merito agli effetti ambientali: sembra che l’uso di prodotti resistenti agli insetti o agli erbicidi non abbia ridotto la biodiversità di piante e insetti (addirittura, in alcuni casi, secondo il rapporto, la coltivazione di prodotti geneticamente modificati per resistere agli insetti sia correlata a una fauna di insetti più ricca). Anche quando è stato osservato flusso di geni (ovvero, in altre parole, trasferimento di materiale genetico da un ogm a una specie non modificata), questo non ha comportato alcun effetto ambientale avverso: per tutte queste ragioni, l’équipe ha ritenuto di dichiarare di “non aver trovato alcuna prova conclusiva di una relazione causa-effetto tra raccolti gm e problemi ambientali”, specificando però, ancora una volta, che “la valutazione di effetti ambientali nel lungo termine è molto complessa e rende spesso difficile trarre conclusioni definitive in merito”. Per quanto riguarda gli aspetti economici, invece, i risultati del report sono più nebulosi: le prove raccolte dagli scienziati sembrano indicare che la coltivazione di soia, cotone e mais gm hanno “generalmente prodotto esiti economici favorevoli per i produttori”, ma che tali esiti sono altamente variabili a seconda della diffusione dei parassiti, delle pratiche agricole seguite e dell’infrastruttura di coltivazione. Oltre a tutto questo, però, gli scienziati hanno precisato che “il fatto che i raccolti geneticamente modificati, finora, non abbiano causato problemi ambientali o di salute non vuol dire che tutti i prodotti gm, anche in futuro, debbano essere considerati inoffensivi a priori”. Un punto particolarmente delicato, vista la velocità cui stanno perfezionandosi le tecniche di ingegneria genetica, prima fra tutti la succitata Crispr-Cas9. Naturalmente, non sono mancate le critiche. Etc Group, organizzazione che si occupa di monitorare la tecnologia e tutelare la biodiversità, ha per esempio fatto notare, tramite il proprio portavoce Jim Thomas, come “il rapporto non dica nulla su una questione di importanza cruciale, ossia se e come regolamentare le nuove tecniche di ingegneria genetica e biologia sintetica. È la questione più urgente di cui ora devono occuparsi i legislatori, e il rapporto non è arrivato ad alcuna conclusione in merito”.

Fonte: Wired.it

Una vita seconda natura. Devis Bonanni e l’identikit del “Buon Selvaggio”

Da tecnico informatico ad agricoltore a autoproduttore. Devis Bonanni da anni ha lasciato il posto fisso per dedicarsi alla terra e alla rivalorizzazione delle tipicità della Carnia, dove ha deciso di restare a vivere. Dopo il successo del suo primo libro “Pecoranera”, Devis traccia ora l’identikit de “Il buon selvaggio” che, a ben vedere, è dentro ognuno di noi.

Quella del progetto Pecoranera di Devis Bonanni è stata una delle prime storie  raccontate da Italia che cambia. Ho incontrato Devis un mese fa a Padova in occasione della presentazione del suo secondo libro, Il Buon Selvaggio, edizioni Marsilio. Mi è subito saltato agli occhi l’accostamento dei titoli, che sembrano rappresentare una sorta di tracciato evolutivo della biografia dell’autore, da “Pecoranera” a “Buon Selvaggio”.10316052694_4f2e7349f5_h

Chi pensa che Devis sia stato avvantaggiato dal fatto di avere un punto certo da cui partire, cioè il terreno di famiglia dove dieci anni fa avviò il proprio orto, nel suo paese natale, magari aspettandosi piena accoglienza e sostegno dai suoi famigliari e compaesani, dovrebbe farsi un giretto a Raveo e farsi venire la curiosità di indagare che cosa c’era prima delle serre e dei campi, oggi coltivati a cereali, patate, ortaggi e piante da frutto. Prima di tutto manca all’appello quella caratteristica casetta in legno scuro costruita in gioventù dal padre di Devis, che nei primi anni e per lunghi periodi, rigidi inverni compresi, è stata per lui una base di sperimentazione e ricerca dell’essenzialità, mentre il progetto Pecoranera prendeva forma. Questa casetta due anni fa è stata data alle fiamme da ignoti.

Le serre, invece, sono state allestite agli albori di Pecoranera e hanno introdotto anche nella fredda Carnia il pomodoro, frutto “rivoluzionario” sul cui insuccesso aveva scommesso un po’ tutto il paese, che portò i primi inattesi ricavi di vendita ad un’attività pensata inizialmente come semplice forma di autosufficienza alimentare. Ma una cosa che colpisce è la ripresa di una vegetazione scomparsa da diversi decenni. Primi i cereali, che, come Devis racconta, spingono alcuni anziani ad appostarsi con cautela ad una certa distanza dalla base del “Selvaggio”, per osservare e accertarsi che si tratti davvero di quelle piante lì, che in Carnia non si vedevano da tempi antichi…blog_img_105

La Carnia è una di quelle aree geografiche che più hanno risentito dello spopolamento demografico dovuto all’abbandono delle campagne. O la terra o la città, in poche parole. Pertanto, nonostante i terreni non mancassero, la scelta dei più giovani non è stata rivolta alla campagna ma al cercare altrove, nei centri urbani, un inserimento lavorativo ed i comfort attesi dallo stile di vita di città.

Inevitabilmente, come altrove, le conseguenze dell’abbandono si leggono ancora oggi sul paesaggio, sull’inselvatichimento della vegetazione e sul rischio di perdita, per ibridazione o indebolimento, di specie autoctone rappresentative delle tipicità della Carnia, tra le quali molti alberi da frutto. Devis è diventato da qualche anno il custode dei meleti e dei pereti ultra cinquantenari della sua terra. Ne è diventato chirurgo ed estetista, perché il lavoro di potatura, funzionale alla ripresa della fioritura e al rinvigorimento delle piante, apporta beneficio immediato anche all’estetica del paesaggio, restituendo all’ambiente quell’armonia perduta che dona piacevolezza anche allo sguardo.

Questo lavoro di custodia della varietà va a beneficio di tutti, non solo perché apre una strada alla rivalorizzazione della regione e dei suoi prodotti tipici, permettendo una ripresa dell’economia locale e potenziale nuova occupazione. La biodiversità è in primo luogo vita, per tutti, perché la varietà organolettica dei frutti che mangiamo rispecchia la varietà di componenti vitaminiche ed enzimatiche che fanno il nutrimento ed il rafforzamento del nostro sistema immunitario.

E pensare che Devis, quando cominciò a dedicarsi alla terra, comprese che coltivare il proprio orto (lo racconta nel libro “Pecoranera”) era in fondo il modo più anarchico, benché concreto, immediato ed efficace, per contrastare la propria dipendenza dalle leggi dell’economia di mercato, abbattendo la necessità di denaro ed il ricorso all’acquisto. A quanto pare i benefici della soluzione “anarchica” del coltivare secondo natura si estendono anche alla collettività, anziché dimostrarsi una scelta di isolamento dal mondo.ilbuonselvaggio

A proposito di questo ci dice qualcosa l’”identikit” del Buon Selvaggio, tracciato con intelligenza nell’omonimo libro, senza tralasciare alcun aspetto della vita, dall’alimentazione alla salute, dalla spiritualità e l’autoconsapevolezza a quei condizionamenti dovuti ad abitudini e comodità, che generano nuovi limiti alla libertà e nuove dipendenze.

Il Buon Selvaggio odierno, nell’avvicinarsi alla natura, si avvicina anche agli altri viventi, esce dall’isolamento per instaurare relazioni, nell’ottica di costruire collaborazioni virtuose in risposta all’indole gregaria dell’uomo, che nelle città, quasi paradossalmente, si perde in forme di solitudine mascherate dall’essere una moltitudine di individui, che restano, nonostante la vicinanza fisica, separati proprio nel vero contatto umano, quello che va oltre i rapporti di superficie.

Un identikit tratteggiato sul concetto di responsabilità per ogni gesto della nostra esistenza, nell’essere consapevoli che ogni azione (nel fare, come nel non fare), delegata ad altri, ha comunque una conseguenza che paghiamo in prima persona e collettivamente. Per essere responsabili bisogna ricominciare ad osservare, interessarsi alle cose che si muovono intorno a noi, ripristinare la curiosità, la capacità di saper vedere con occhi o lenti diverse in modo di saper cogliere punti di vista diversi e prendere posizioni e decisioni che non siano dettate dall’abitudine.

Sovvertire le abitudini è anche scardinare le comodità che ci portano alla staticità, all’accumulo e all’irrigidimento (fisico e mentale), cominciando dal rimettere in moto i pensieri, anche attraverso l’esercizio fisico. La sedentarietà del corpo irrigidisce la capacità di pensare. Anche per questo, Devis usa ancora la sua bicicletta nella maggior parte degli spostamenti, anche nelle lunghe distanze. E all’uso degli attrezzi agricoli a motore alterna l’uso delle braccia per falciare e fare legna e i piedi per attraversare i campi e controllare da vicino lo stato di salute della sua generosa terra.

In cambio della paziente osservazione e della distanza confidenziale, la natura gli sussurra ciò di cui ha bisogno e gli suggerisce segreti che sembrano essere stati dimenticati o rimossi anche dagli anziani, ex coltivatori persuasi dei vantaggi immediati offerti dalla modernizzazione agricola, che solo a distanza di anni ha raccontato gli effetti collaterali dell’impiego del concime chimico, dell’aratura massiva, delle sementi brevettate, della monocoltura…

In queste confidenze sottovoce Devis ha saputo cogliere l’esigenza del rinnovo della biodiversità e l’ha trasformata nella consuetudine di un gesto semplice: distribuire manciate di semi alla terra, anche quando questo non è finalizzato al raccolto, per nutrire il terreno e fornire fiori e polline agli insetti utili, come le api. Questo gesto mi ha ricordato “l’Uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono, in una versione più moderna, alla portata di tutti. Dopotutto i colori di un prato fiorito, che siano germogli di ortaggi o di piante aromatiche o semplici fiori di campo, rappresentano una bellezza gratuita che fa bene all’umore. Perché non prenderne spunto?

Il sito di Devis Bonanni 
Visualizza la scheda di Devis Bonanni sulla Mappa dell’Italia che Cambia! 

 

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2016/03/devis-bonanni-identikit-buon-selvaggio/

“Ritorno in Valtellina per dedicarmi alla viticoltura eroica, camminando controvento”

Biodiversità e sostenibilità, agricoltura alpina, creatività dei popoli di montagna, cibo genuino e molto altro ancora. In Valtellina un gruppo di liberi pensatori ha deciso di passare all’azione e si è messo in cammino… in salita, controvento ma con il sole in faccia e il sorriso in volto. La storia di Jonatan.

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Jonatan Fendoni, trentun anni, valtellinese, trasferito a Milano per studiare, da sei anni è tornato a casa, tra le sue montagne, per riprendere il lavoro del nonno e dedicarsi alla terra. Insieme a lui un gruppo di amici riscopre tecniche antiche e applica nuovi saperi all’agricoltura e alla viticoltura, in un luogo in cui la natura è davvero impervia, ma solo se non la sai ascoltare. Terrazzamenti costruiti pietra su pietra, rupi su rupi, labirinti di viti, scalette di roccia, pendenze ripide, gradini piccoli e scoscesi, in Valtellina l’agricoltura non è per niente facile… “e non è neanche meccanizzabile – precisa Jonatan – Qui facciamo tutto a mano. Spesso lavoriamo molto d’inverno, sotto zero. Ci carichiamo gli attrezzi in spalla, curiamo le viti una a una, conosciamo ogni centimetro di queste terrazze”.
Ma come ti è venuto in mente? “Studiavo scienze naturali a Milano e già questo mi sembrava un paradosso. La voglia di tornare la stavo maturando da tempo ma mi mancava la spinta. E’ arrivata sei anni fa, quando ho perso mio nonno, viticoltore, figlio di viticoltori. I miei genitori, figli invece del boom economico, non avevano seguito la strada dei padri e così quei terreni sarebbero rimasti incolti. Non potevo permetterlo. Quindi ho lasciato la città, sono tornato a casa e mi sono messo al lavoro”.  A San Giacomo di Teglio, 4000 abitanti sparsi in 120 chilometri quadrati di Alpi Orobiche Jonatan ha imparato un mestiere e ora, dopo anni, ne sta raccogliendo i frutti: “Posso applicare le tecniche che mi sono state tramandate e insieme sperimentare ciò che ho appreso in anni di studio su testi scientifici…” e i risultati si vedono. In un puzzle di vigneti, quelli della famiglia Fendoni saltano subito all’occhio: “Sono i più disordinati, ma la natura non è ordine. E questa, ti posso garantire, è l’uva più naturale della zona”. Perché Jonatan non solo non utilizza mezzi meccanici ma cerca di ridurre a zero anche gli interventi chimici sulle piante: “Quest’arte, in Valtellina, richiede enormi fatiche, niente mezzi motorizzati ma molte camminate su queste antiche scale e terrazzi monumentali. Le fatiche sono ampiamente ricompensate dal frutto dei vitigni: Cìauenasca, Pignola, Rossula, Brugnola e altre… che, se lavorati con la testa e senza additivi, sanno dare un vino onesto da 13 gradi che sa di tutti i buoni e veri profumi della Valle di Teglio”.

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In molti però hanno abbandonato… “Sì, ormai sempre più terreni vengono lasciati incolti alla morta dei vecchi proprietari. Per fortuna adottarli è facile! Quando trovo un terreno abbandonato inizio a chiedere in giro agli anziani del luogo di chi è. Una volta scoperto cerco di contattare gli eredi, spesso trasferiti, disinteressati al terreno o addirittura inconsapevoli di averlo. Una volta trovati basta quasi sempre chiedere semplicemente di poterlo coltivare. In cambio di vino o anche di niente te li lasciano senza problemi”.  Insomma se a qualcuno piace divertirsi faticando, qui in Valtellina, il modo e il luogo lo si trova… “Altroché, infatti siamo già aumentati di numero – spiega Jonatan – Tre ragazzi disoccupati mi stanno aiutando con i vigneti e con la terra in cambio dei miei insegnamenti. Insieme cerchiamo di coltivare anche sementi autoctone e antiche. Questi ad esempio sono piccoli campi di grano saraceno… – mi mostra Jonatan entusiasta – Un tempo qui si coltivava molto grano saraceno. Oggi è praticamente tutto importato dall’est Europa e dalla Cina. Noi abbiamo recuperato dei semi antichi da vecchi mulini, bauli e soffitte e una volta fatti analizzare abbiamo iniziato a piantarli per moltiplicarli”. Un progetto portato avanti in collaborazione con l’Università Bicocca di Milano ma senza l’appoggio delle istituzioni locali: “Non vogliamo avere alcuna contaminazione. Non vogliamo far parte di certe dinamiche. La nostra genuinità sta anche in questo”.

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Tanto non c’è fretta. “Cammino, non voglio correre, voglio andare avanti con calma anche se il terreno è impervio e la strada è in salita. Voglio applicare alla mia vita i metodi che cerco di applicare alle mie piante: come lascio che la natura segua il suo corso nei campi, vorrei che anche in me la natura potesse seguire il proprio corso. Vorrei vivere con i suoi ritmi e vorrei, soprattutto, dedicare a lei la mia vita”.     Jonatan ha più che mai le idee chiare: “Non mi interessa vendere il mio vino o fare soldi. Non mi interessa l’omologazione dei gusti e dei sapori. Mi interessa che anche solo poche persone vengano qua a conoscere queste storie, questi luoghi, questi sapori”. E così facendo, in qualsiasi caso, sarà un successo: “Certo! Se andrà bene riuscirò a mettere sul mercato dei prodotti naturali e genuini, davvero autoctoni e locali. Buoni! Se andrà male continuerò a mangiare, bere e vivere bene in compagnia di grandi amici. Perché ritrovarsi tra amici in queste cantine, mostrare a viaggiatori e curiosi il nostro lavoro, portare avanti certi discorsi e diffondere certi saperi, bevendo il nostro vino e mangiando ciò che autoproduciamo, per me, ha un valore inestimabile”.
Eroi? “Più che altro Liberi Pensatori passati all’azione – sorride Jonatan – Eravamo tutti qui, con qualcosa dentro che non riuscivano a esprimere. Altri erano lontani ma volevano tornare. Ci siamo incontrati grazie alla Rete ed è stato subito facile riconoscerci”. Così è nata l’idea di creare Orto Tellinum: “Un progetto che vuole esortare al ritorno a un’agricoltura veramente sostenibile, incentivare la creatività rurale e la fantasia applicata ai territori di montagna – spiega Jonatan – La nostra idea di agricoltore è di un custode dei semi, in grado di moltiplicare e salvare semenze locali antiche; diffondere saperi e arti in disuso aggiornandole e adattandole; recuperare sentieri e mulattiere in disuso; festeggiare con eventi i passaggi principali delle stagioni seguendo i ritmi delle semine e dei raccolti” E, ovviamente, brindare a tutto questo con dell’ottimo vino.  Ti manca qualcosa? “Un po’ di stabilità economica… e anche botti, tini, tinelli e attrezzatura varia per cantina, per la gestione delle strutture nel vigneto e per l’imbottigliamento! A parte questo… qui ho tutto! Tornare a casa senza sentirsi in prigione e dedicare la vita alla propria passione non ha prezzo”.jonatan003

 

 

Legge sulla Biodiversità: Il Senato approva. Il testo ora passa alla Camera

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Il Senato, con 211 voti favorevoli e 4 astenuti, ha approvato il disegno di legge sulla tutela e valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare. Il testo ora dovrà tornare alla Camera per l’approvazione definitiva. Il provvedimento dispone la creazione dell’Anagrafe, della Rete, del Comitato permanente e del Portale nazionale, che andranno a costituire il sistema nazionale di tutela e di valorizzazione dell’agricoltura sostenibile. L’approccio della norma tenta di sistematizzare tutti i passaggi della filiera, attraverso educazione e integrazione delle competenze. Ricerca, conservazione e distribuzione, dunque, dovrebbero divenire momenti di un unico processo. Inoltre, il nuovo programma appoggia la lotta ai cambiamenti climatici e, quindi, si oppone alla deforestazione selvaggia. I punti più interessanti della legge, riportati anche nel comunicato di seduta del Senato, sono così riassumibili: 1) libero scambio delle sementi all’interno della Rete nazionale della biodiversità agraria e alimentare; 2) istituzione del Registro della biodiversità agricola, con l’agricoltore che ne diventa custode; 3) 500mila euro l’anno per il Fondo per la tutela della biodiversità e la creazione di una giornata sulla biodiversità agricola il 22 maggio; 4) sensibilizzazione dei giovani attraverso le scuole e il finanziamento di progetti da parte del ministero dell’Ambiente. La senatrice del Pd, Leana Pignedoli, relatrice del provvedimento, ha evidenziato che “l’obiettivo del ddl, è quello di dettare una normativa quadro che integri e metta a sistema la legislazione regionale, gli indirizzi di carattere internazionale e l’ordinamento nazionale nella materia“. Come riporta il quotidiano Repubblica, anche il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, si è detto soddisfatto per l’approvazione a Palazzo Madama. Ed ha aggiunto: “La legge sulla tutela della biodiversità rappresenta un passo fondamentale in questo senso: l’obiettivo è quello di salvaguardare la distintività delle nostre ricchezze naturali, vegetali e animali. Con questo provvedimento, infatti, riconosciamo il ruolo attivo che gli agricoltori svolgono come custodi del paesaggio e della biodiversità, per la conservazione dei nostri territorio“. Sul ddl hanno votato a favore anche i senatori del Movimento 5 Stelle. A tale riguardo, la senatrice Daniela Donno ha dichiarato: “In merito alla discussione del disegno di legge 1728 sulla biodiversità agraria e alimentare abbiamo formulato proposte migliorative, ed alcune sono passate in Commissione Agricoltura al Senato. Abbiamo ottenuto tempi legislativi certi: 90 giorni per l’emanazione del decreto ministeriale riguardante il Comitato permanente per la biodiversità agraria e alimentare. Nessuno finora si era posto il problema del termine temporale

Fonte: ecoblog.it