Le “Foreste Sacre” nell’Atlante dei Cammini d’Italia

Sono ben sette gli itinerari che partono, arrivano o attraversano le Foreste Sacre del Casentino. Sentieri storici, religiosi, vie verdi che l’Atlante Digitale dei Cammini d’Italia mappa per promuovere un turismo lento e culturale.foreste-sacre-e-atlante-digitale-cammini-italia

Si chiama Cammini d’Italia, il sito web realizzato dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo che mappa i 41 cammini, storici, naturalistici, culturali e religiosi, che attraversano il nostro Paese. Vie verdi, casi nella storia, che promuovono una nuova dimensione turistica nell’offerta del turismo lento italiano.

“L’Emilia Romagna e la Toscana-riporta il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi– spiccano per il numero di cammini inseriti. Ma è il proprio il territorio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi che ha la maggior concentrazione di percorsi con 7 itinerari, di cui 3 dedicati a San Francesco con la Verna come punto di arrivo o partenza e gli altri 4 che attraversano il Parco per lunghi tratti. Un ottavo cammino, il Cammino di San Romualdo, è attualmente in fase di realizzazione.”

“La tematica religiosa della maggior parte di questi cammini giustifica l’appellativo di “Foreste Sacre” spesso attribuito al Parco delle Foreste Casentinesi, e che ci ricorda un altro importante percorso a tappe che attraversa il territorio dell’area protetta: il Sentiero delle Foreste Sacre che si articola in sette tappe, da Lago di Ponte di Tredozio a La Verna, sette giorni in cui raramente si incontrano automobili e centri abitati, ma si attraversa il verde manto delle Foreste Casentinesi, con la possibilità di visitarne i luoghi più suggestivi.”foreste-sacre-e-atlante-digitale-cammini-italia-1515571937

Il nostro appennino rappresenta un vero è proprio snodo: a La Verna passando per Badia Prataglia e Camaldoli giunge il Cammino di Sant’Antonio che ripercorre partendo da Padova alcuni dei luoghi più importanti della vita del Santo; sempre da La Verna parte il più noto Cammino di Francesco e arriva il cammino, sempre a Francesco dedicato, che attraversa la Valmarecchia come nel suo viaggio da Rimini e La Verna nel 1213. Da qui passa Il Cammino di Assisi che nasce dall’unione di piccoli pellegrinaggi vecchi di secoli uniti in un unico grande percorso che pone al centro le figure di Sant’Antonio e di San Francesco in un unico grande tragitto che da Dovadola si snoda sino ad Assisi.
In ricordo del primo vescovo di Sarsina, il Cammino di San Vicinio è invece un viaggio che si snoda interamente nel crinale tosco-romagnolo: dalla Valle del Savio, alla Valle del Rubicone e al Montefeltro, in un percorso circolare che termina nello stesso luogo dove inizia. Di interesse storico e religioso è la Via Romea Germanica che attraversa Germania, Austria, per arrivare, passando per la ValleSanta, Chitignano e Subbiano, a Roma. E c’è poi il Cammino di Dante: un grande anello che attraversa la Romagna e il Casentino, scendendo a valle per percorrere i luoghi dove Dante visse in esilio e scrisse la Divina Commedia.

Foto copertina
Didascalia: Sul passo Serra lungo la via Romea
Autore: Parco Nazionale Foreste Casentinesi

Fonte: http://casentino.checambia.org/articolo/foreste-sacre-e-atlante-digitale-cammini-italia/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Chicza…

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Un brand che ti fa sentire bene con te stesso. L’Etica, le Persone e l’Ambiente prima del… business.

Beati i primi…!!!

Aprire una nuova via ha sempre un sapore speciale, serve coraggio, orgoglio, si corrono grandi rischi, ma se l’intuizione è giusta e ci si muove con determinazione, con cautela ed elasticità mentale, i vantaggi possono essere enormi… anche per chi seguiranno la via già aperta dopo di noi. Nell’ultracentenaria storia dei chewing-gum il mercato è cambiato molto; certo i chewing-gum si sono evoluti, il progresso e i desideri dei Consumatori hanno prodotto nuove richieste, soddisfatte con nuovi gusti e nuove funzionalità più o meno salutari. Ma la sostanza di cui è composto il chewing-gum oggi non è più la stessa, oggi è Inquinante.

In questo mondo intriso di Polimeri del petrolio utilizzati come gomma base, biossidi come coloranti, edulcoranti chimici come dolcificanti, l’unico forte scossone arriva dal Messico dove i Chicleros Messicani, silenziosi, coraggiosi e umili, hanno avuto l’idea semplice ma geniale: riportare in auge il chicle Maya (Gomma 100% naturale) creando dalla A alla Z il loro chewing-gum con il brand … Chicza.

Nei primi mesi del 2009 i Chicleros parteciparono alla loro prima fiera del biologico, a Londra, dove ottennero il primo premio. Di seguito in soli 6 anni e mezzo Chicza ha ricevuto ben 24 tra premi e riconoscimenti in Italia e all’estero.

Lo Staff di Ecolbio s.r.l. Azienda di Ostia,  applica la stessa filosofia, la stessa passione e umiltà dei Chicleros, distribuendo il chewing-gum Chicza in tutta Italia, Malta, Svizzera italiana a macchia di leopardo. E proprio in considerazione degli ottimi risultati ottenuti, il Consorzio Chicleros Messicano ha voluto premiare la Ecolbio s.r.l, concedendo l’esclusiva per il Portogallo e l’Albania, gratificazione che Ecolbio s.r.l. ha accettato con orgoglio.

Molta strada è stata percorsa da quando abbiamo ricevuto il primo sconfortante diniego, una frase che ha segnato il nostro cammino rendendoci più forti, più caparbi, più incisivi:

“ Un chewing-gum interessante… ma non prenderà mai piede; le multinazionali saranno sempre più forti”.

Invece non è stato così, in brevissimo tempo quella che sembrava un’utopia è diventata una realtà.

La Ecolbio s.r.l. azienda tutta italiana è riuscita a trovare valori aggiunti a Chicza, già certificata Biologica e biodegradabile al 100% ( con queste due particolari ed uniche caratteristiche era stata immessa nel mercato dai Chicleros nel 2009 ) l’azienda Italiana ha avuto alcune importanti intuizioni, applicando del resto la “nostra fantasia tutta italiana” rinvenendo nel prodotto attraverso la certificazione, le importanti peculiarità del Senza Glutine, del Senza Lattosio, del Vegan, del Kosher, intuendo e certificando che Chicza è adatta anche a pazienti nefropatici, peculiarità che hanno attirato le simpatie di altri segmenti di Consumatori. La simpatia, l’affetto e la fiducia del mercato rappresentano per noi continui stimoli per il futuro che si preannuncia ricco di altre sfide e nuovi gusti, stimoli che creano un impegno al fine di offrire sempre un prodotto sano, unico nel suo genere, sempre al passo con i tempi, aumentando nel contempo la produzione, la commercializzazione e la logistica senza rinunciare mai alla Qualità, al Rispetto per l’Ambiente e al Rispetto per le Consumatrici e per i Consumatori, da noi considerati tutti paradigmi imprescindibili, pilastri della nostro pensiero e delle nostre azioni. Mai potremo avvelenare l’Ambiente o nuocere alla Salute dei consumatori!!! Mai abbasseremo la Qualità per il vile dio denaro!!!

Chicza, il “magico” chewing-gum, che continuerà a restituire bellissimi sogni, continuerà a proteggere l’Ambiente e la Salute dei consumatori, continuerà ad alimentare il sorriso dei bambini e delle Donne Chicleros. Ci auguriamo che Chicza possa continuare ad essere un prodotto “messaggero” di positività e di sogni, sogni che rimangono l’unica cosa che nessuno potrà mai portarci via, in una società che tutto prende e poco o niente restituisce. Si, è vero, ci sentiamo tutti un po’ stanchi e sfiduciati per il futuro lavorativo, per il futuro sociale, per il futuro ambientale, ma non dobbiamo cedere e dobbiamo essere sempre positivi come Chicza.

Chicza vuole essere una fonte di ottimismo e gioia per tutti, Chicza è positiva…

 

“E’ nelle crisi che emerge il meglio di ognuno di noi,

perché senza crisi tutti i venti sono lievi brezze“.

Albert Einstein

 

Speriamo che questa citazione di Einstein possa diventare anche nostra.

Chicza, anche se non può compiacere tutti (per il gusto o per la sua durata, per la consistenza o altro, come del resto tutti gli altri prodotti in commercio) vuole comunque essere costantemente fonte di gioia, di forza e di ottimismo, per un mondo migliore e per… ognuno di noi; vi sembra uno sforzo o un’emozione da poco?

Quindi, come spesso accade in tutte le belle storie, Chicza, in Italia è partita cauta, ha inciampato come un bimbo, per poi rialzarsi e accelerare, senza esitazioni. Chicza si è fatta conoscere, Chicza ci ha messo il cuore, Chicza si è fatta apprezzare,  si è fatta… amare, è decollata provando a stimolare la pseudo-concorrenza a non inquinare l’Ambiente, rimanendo con l’animo ingenuo di un bimbo:

“Il chewing-gum biodegradabile è la soluzione del futuro” l’Ambiente e la tutela della Salute lo esigono!!!

Fonte: http://chicza.it/

 

Legge di Bilancio, le novità per il Trasporto Pubblico Locale e l’ambiente

Nel testo definitivo della Legge di Bilancio tornano le detrazioni fiscali per gli abbonamenti ai mezzi pubblici di trasporto.http _media.ecoblog.it_8_87a_legge-di-bilancio-le-novita-per-il-trasporto-pubblico-locale-e-lambiente

 

Con un limite di 250 euro di importo, nel testo definitivo della Legge di Bilancio per il 2018 tornano le detrazioni fiscali per gli abbonamenti ai mezzi di trasporto pubblico locale (TPL). I pendolari che faranno l’abbonamento ad autobus, metropolitane o altri mezzi del TPL potranno detrarre il 19% dei costi di abbonamento fino a un massimo di 250 euro l’anno. La detrazione è valida anche per i datori di lavoro che pagano le spese di trasporto ai propri dipendenti e riguarda sia il trasporto regionale che quello interregionale. Ci sono anche altre novità, nella stessa manovra, in favore dell’ambiente. Come l’ecobonus per gli infissi, il piano per gli invasi idrici, il fondo per la bonifica dei rifiuti radioattivi e le detrazioni sulle assicurazioni contro le calamità naturali. L’ecobunus per la ristrutturazione a fini energetici è confermato ma cambia: resta uguale al 65% per i pannelli solari termici, pompe di calore e cappotti termici per gli edifici, mentre scende al 50% per interventi ritenuti meno efficaci come la sostituzione degli infissi, le schermature solari e gli impianti di riscaldamento con caldaia a condensazione. Il piano straordinario per gli invasi idrici prevede un fondo di 50 milioni di euro, da spendere tra il 2018 e il 2020, per interventi finalizzati ad aumentare l’efficienza degli invasi. Questo per limitare i danni della siccità registrati la scorsa estate. Per la bonifica dei rifiuti radioattivi viene istituito un fondo gestito dal Ministero dell’Ambiente. La dotazione è pari a 5 milioni l’anno dal 2018 al 2020. Serviranno a bonificare i “siti con presenza di rifiuti radioattivi prodotti da interventi di bonifica di installazioni industriali contaminate da sostanze radioattive a seguito di fusione accidentale di sorgenti radioattive o per il rinvenimento di sorgenti orfane che comportano pericoli rilevanti per la pubblica incolumità“.

Per quanto riguarda le assicurazioni contro le calamità naturali per gli edifici a scopo abitativo, infine, sarà possibile detrarre il premio pagato ma solo per le polizze che verranno stipulate dopo l’entrata in vigore della legge.

Fonte: ecoblog.it

La Cina punta a usare il bioetanolo su scala nazionale entro il 2020

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Il piano, riporta l’agenzia Nuova Cina, è stato svelato in una fase in cui il Paese spinge sull’utilizzo di un eco-carburante rinnovabile, valido e rispettoso dell’ambiente. La Cina vuole espandere l’uso su scala nazionale di bioetanolo come carburante entro il 2020: è l’obiettivo annunciato oggi dalla National Development and Reform Commission and National Energy Administration. Il piano, riporta l’agenzia Nuova Cina, è stato svelato in una fase in cui il Paese spinge sull’utilizzo di “un eco-carburante rinnovabile, valido e rispettoso dell’ambiente”.

Il bioetanolo si ottiene attraverso la fermentazione di biomasse, ovvero di prodotti agricoli ricchi di zucchero (glucidi) quali i cereali, le colture zuccherine, gli amidacei e le vinacce. “Si tratta di un’alternativa ideale ai carburanti fossili”, ha spiegato un funzionario dell’amministrazione. In particolare la Cina userà il bioetanolo E10, che come spiega Rinnovabili.it è una delle tante miscele di carburante – E5, E7, E10, E20, E85, E95 – nate in questi anni dall’aggiunta di alcol etilico (la cui percentuale in volume è indicata dal numero nel nome) alla benzina. Oltre 40 Paesi e regioni consumano 600 milioni di tonnellate circa di bioetanolo ogni anno, corrispondenti al 60% dei consumi annuali di carburanti. La Cina è terzo produttore mondiale di bioetanolo e usa 2,6 milioni di tonnellate annue, mentre il carburante mescolato a etanolo vale un quinto dei consumi. Le benzine arricchite di etanolo sono una realtà in diversi Paesi, adottate in alcuni casi con pretesti ecologici visto le minori emissioni, in altri per meri motivi economici. L’uso di questo combustibile in Cina è iniziato molto più tardi rispetto a paesi come il Brasile o gli Stati Uniti, oggi i maggiori fornitori e consumatori di bioetanolo. Nonostante ciò ha superato in poco tempo l’Unione Europea, conquistando il terzo posto sul podio mondiale: oggi il gigante asiatico ne produce oltre 7 milioni di litri, consumandone però meno della metà, in una quota più bassa dell’1 per cento sul consumo nazionale totale di carburante. Per accrescere il settore, il Paese sarebbe disposto a imporre a livello provinciale dei quantitativi minimi di biocarburanti da aggiungere al combustibile per trasporti.

Fonte: ecodallecitta.it

Mozziconi e ceneri da barbecue: impariamo da Copenaghen

Chi l’ha fatta, durante questa estate che volge al termine, la guerra ai mozziconi e alle ceneri dei barbecue sulle spiagge? Non l’Italia (benché le spiagge siano il nostro punto di forza!), ma la Danimarca, per la precisione Copenaghen. Proviamo a imparare!9641-10413

Non l’Italia, paese di spiagge e coste, bensì la Danimarca. A dichiarare guerra a mozziconi e ceneri di barbecue abbandonati in spiaggia è stata la città di Copenaghen che, durante gli scorsi mesi estivi, ha predisposto misure per migliorare la gestione di questa tipologia di rifiuto. L’abbandono di mozziconi di sigaretta, si sa, ha un impatto ambientale da non sottovalutare e per decomporsi il mozzicone impiega da sei mesi a una dozzina di anni, a seconda delle condizioni ambientali e a seconda del tipo di sigaretta, con o senza filtro. Questi rifiuti, se gettati nello scarico dello sciacquone o nelle caditoie delle fognature, possono essere causa di intasamenti e guasti in tubature e pompe, tanto che, come misura di prevenzione all’ingresso degli impianti di depurazione, sono installate apposite griglie a cui è affidato il compito di trattenere mozziconi e altri oggetti di analoga consistenza solida. A Copenaghen hanno pensato di affrontare questo problema distribuendo contenitori di forma conica, ad uso personale ma in condivisione, dove gettare i mozziconi di sigarette invece di buttarli per strada o ancora peggio sulla sabbia o addirittura in mare. Un’altra iniziativa è stata rivolta alla gestione dei rifiuti quali i barbecue usa e getta, molto usati in estate per le grigliate in spiaggia. Quando gli utilizzatori terminano, di solito resta il problema di dove gettare questo particolare rifiuto. È stata quindi avviata una specifica filiera di raccolta, predisponendo dei contenitori appositi dove buttare il barbecue non più utilizzabile. Queste iniziative mostrano come la capitale danese sia particolarmente sensibile ad una buona e corretta gestione dei rifiuti, approcciando il tema anche con riferimento alla stagionalità  e ai maggiori flussi turistici. Copenhagen è tra le 11 città che partecipano al progetto Urban Waste, che mette in comune le buone pratiche in tema di gestione dei rifiuti, insieme a Firenze (IT) , Nice (FR), Lisbon (PT), Siracusa (IT), Kavala (GR), Santander (ES), Nicosia (CY), Ponta Delgada (PT), Dubrovnik – Neretva county (HR) e Tenerife (ES).

Fonte: ilcambiamento.it

In Italia gli habitat ecologicamente intatti saranno presto un ricordo

È il Wwf a sottolinearlo nel suo rapporto “Caring for our soil – Avere cura della natura dei territori”: nel nostro paese gli habitat ecologicamente intatti sono in costante riduzione. E i suoli vengono costantemente erosi in fertilità e “resilienza”.9638-10410

Il nuovo rapporto del Wwf si intitola “Caring for our soil – Avere cura della natura dei territori” e i dati che emergono non lasciano molti dubbi. La presidente del WWF Italia Donatella Bianchi sottolinea: “Nel nostro paese gli habitat ecologicamente intatti sono in costante riduzione, solo l’11% dei fiumi alpini si salva da interventi artificiali e dallo sfruttamento; solo il 30% delle coste è rimasto nel suo stato naturale mentre il 50% risulta compromesso; l’80% delle dune è scomparso. Il suolo, risorsa non rinnovabile e bene comune, svolge funzioni vitali per l’ecosistema, la resilienza dei sistemi naturali, la produzione alimentare, la conservazione delle risorse idriche, lo stoccaggio del carbonio: contenere il consumo di suolo è fondamentale per limitare il rischio idrogeologico, garantire la resilienza dei sistemi naturali e favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici. È quindi indispensabile stabilire per legge quali siano le soglie da non superare”.

Dal report del WWF emerge che la quota di territorio italiano completamente artificializzato, sia per l’espansione urbana che per le infrastrutture, sale dal 7% al 10%. Molto diffuso anche lo sprinkling, ovvero la polverizzazione dell’edificato, a bassa densità, che favorisce necessariamente una mobilità su gomma; il nostro paese, infatti, è ai primi posti in Europa per motorizzazione privata, con 608 veicoli per 1000 abitanti. Dal secondo dopoguerra a oggi, si è avuta in Italia una repentina riduzione delle superfici agricole pari a più di 10 milioni di ettari, a causa dei mutamenti socioeconomici legati in particolare allo sviluppo della urbanizzazione. Solo negli ultimi 10 anni nel nostro Paese sono stati persi circa 1,5 milioni ettari di superficie agricola utilizzata (SAU) che oggi ammonta complessivamente a 12.885.000 ettari.

Il report WWF avanza proposte per le Green cities, per migliorare la pianificazione urbana, recuperare le aree dismesse e contaminate, diffondere i giardini condivisi e gli orti urbani, ridurre i consumi energetici delle aree edificate e promuovere la mobilità dolce (pedonale e ciclabile). Il primo luogo, il WWF chiede ai Comuni di adottare il bilancio del consumo di suolo per contenere il consumo di suolo attraverso meccanismi dinamici di controllo e governo delle trasformazioni in atto basate sul riuso di spazi ed edifici, su strumenti perequativi, di scambio di crediti, di incentivazione, di fiscalità e di sanzione che sono stati descritti in una proposta di legge depositata in Parlamento. Al momento il disegno di legge su “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato” è stato approvato alla Camera dei Deputati ed è all’attenzione del Senato. Inoltre, sempre nell’ottica di ridurre la perdita di suolo e contenere il consumo di energia e le emissioni di gas serra nelle aree urbane, il WWF suggerisce di realizzare insediamenti a tendenziale autosufficienza energetica, con impronta energetica vicino allo zero o addirittura negativa, che favoriscano lo sviluppo di politiche integrate di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici, contrastando la crescita della superficie urbanizzata pro capite e la dispersione insediativa e limitando la dispersione termica e i consumi di energia. Utili sono anche i giardini e orti condivisi, che consentono di recuperare territori dismessi, marginali o anche contaminati, si tratta di iniziative di impegno civico in campo ambientale e sociale delle comunità. I cittadini avviano percorsi di sostenibilità nelle città per la riqualificazione delle aree verdi, che permettono di reimmettere in un’economia circolare il valore del suolo e dei servizi ecosistemici da esso garantito. Nel rapporto si suggerisce anche di favorire la mobilità dolce, sostenibile, partendo dalla progettazione delle strade, che devono diventare uno spazio più equo, che favorisca la convivenza tra diversi mezzi di trasporto (senza dimenticare i pedoni) come accade in molte importanti città europee (Copenaghen, Berna, Basilea, Trondheim, ecc.).

Fonte: ilcambiamento.it

 

Viaggiare è un bisogno profondo che ci lega alla Natura

Ispirazione, scoperta interiore, riconnessione con l’ambiente naturale, fascino dell’esotico e valorizzazione del territorio in cui viviamo. Sono questi i cardini dell’esperienza di viaggio che ci racconta in questa intervista Luca Vivan, travel blogger e Inspirational Travel Designer. Nomade atipico, perennemente in bilico fra il fascino di loghi lontani e la magia delle montagne friulane, sua terra d’origine, seguendo il filo rosso di un nuovo approccio al viaggio e alla scoperta: «Il viaggio deve diventare sempre più centrato sull’individuo, che va ascoltato e compreso, per indirizzarlo sul sentiero che gli appartiene davvero». Con Luca Vivan, Inspirational Travel Designer e curatore di un blog che parla di turismo ed ecologia, abbiamo provato a capire come e perché sta cambiando il modo di viaggiare. vivan2

Secondo te come deve essere un viaggio per offrire un’ispirazione?

Ogni viaggio può essere fonte di ispirazione, anche la semplice passeggiata nel parco dietro casa. Il punto non è secondo me la destinazione da raggiungere ma il modo in cui noi affrontiamo il viaggio. Siamo abituati ad aspettarci sempre qualcosa dagli altri, a credere che se incontreremo una persona che consideriamo migliore di noi, diventeremo migliori a nostra volta. Forse noi siamo già migliori, dobbiamo solo darci l’opportunità di far emergere chi siamo veramente. Dietro un viaggio che ha lo scopo di offrirci un’ispirazione ci siamo sempre noi e la nostra maggiore o minore apertura. Il bello dei viaggi ispirazionali non sta più nella delega della nostra felicità a una struttura, un pacchetto turistico o una meta, quanto nella nostra capacità di metterci in cammino e trovare la strada che fa per noi.

Come sta cambiando il modo di viaggiare secondo te?

Come specie stiamo lentamente comprendendo che abbiamo dei bisogni profondi, quello di stare bene assieme ai nostri simili, quello di riconnetterci alla nostra natura profonda e a quella che ci circonda, quello di capire cosa vogliamo fare nella nostra vita. Il marketing evoluto sa bene che dietro l’ultimo modello di smartphone non c’è solo il bisogno di avere più memoria o una macchina fotografica migliore, ma che ogni acquisto importante si collega a dei bisogni che spesso noi stessi fatichiamo a riconoscere. Un viaggio in solitaria attorno al mondo o un trekking sulle Dolomiti rispondono ad esempio al nostro bisogno di crescita personale o a quello di scaricare le tensioni accumulate e di ricaricarci. Continuare a vendere letti, piatti da mangiare ed escursioni di gruppo tutte uguali anche se fatte in Brasile o in Norvegia, non ha più senso. Il viaggio deve diventare sempre più centrato sull’individuo, che va ascoltato e compreso, per indirizzarlo sul sentiero che gli appartiene davvero. Inutile aggiungere che tra i bisogni ormai diventati primari, c’è quello di sentirsi di nuovo legati intimamente alla terra. Per secoli abbiamo creduto che ciò che era fuori di noi fosse costituito di oggetti da manipolare a nostro piacimento, senza grosse conseguenze, se non in termini puramente economici. Ora sempre più viaggiatori vogliono tornare a sentirsi di nuovo a casa nel pianeta Terra, agendo in modo consapevole, rispettando l’ambiente e chi in esso vive, esseri umani, animali e piante.vivan3

Spesso si immagina il viaggio “che cambia la vita” come un’avventura in luoghi esotici e lontani… Forse stiamo sottovalutando il territorio in cui viviamo?

Il viaggio ha qualcosa di magico: spostandoci fisicamente, cambiando paesaggi, climi e culture costringiamo anche la nostra psiche a mutare. Viene quindi naturale pensare che andando qualche mese dall’altra parte del mondo la pressione al cambiamento sarà maggiore rispetto a un viaggio dietro casa. Per me è stato così, andando in Brasile, in Australia o in Asia. Questi viaggi sono stati una rottura con alcuni miei schemi di comportamento ma poi, il vero cambiamento è avvenuto e avviene tutt’ora qui, una volta tornato in Friuli. Dopo aver attraversato gli Oceani mi sono reso conto che anche i monti che vedo aprendo la finestra possono donare molto. Tante intuizioni mi sono venute camminando nel bosco dietro casa e su questo non penso di essere un pioniere. Credo che non possiamo essere veramente abitanti del mondo (la parola cittadini va superata) se non cominciamo a dare valore a ciò che esiste attorno a noi e di cui in qualche modo siamo custodi. Altrimenti, il viaggio rischia di diventare solo l’ennesima forma di consumo e di fuga da noi stessi. Inutile anche pensare di attrarre viaggiatori nei nostri territori, seguendo il ritornello “in Italia potremmo vivere solo di turismo”, se non abbiamo un vincolo profondo di rispetto con il terreno dove poggiano le nostre radici.

Raccontaci com’è andato il Ciucoraduno, di cui sei fra i promotori.

Il Ciuco Raduno è una grande festa, che si può riassumere nell’espressione “semplicità delle cose complesse”. È un evento che va raccontato nei piccoli momenti: un asinaro che spiega come toccare l’asino a un bambino timido, i cui occhi poi si riempiono di gioia; il primo compleanno di una ciuchina di nome Fata, festeggiato da tanti bambini con i cappelli con le orecchie a forma di asino; un migliaio di persone che se ne stanno all’aria aperta rilassandosi in compagnia. La semplicità di questi esempi può avere un effetto dirompente in un mondo in cui crediamo che bisogna avere molte cose per essere felici. Il Ciuco Raduno ha avuto il grande pregio di portare tutti noi, organizzatori o visitatori, con i piedi per terra, per godere delle piccole cose, come può essere l’affetto che può dare un asino, che in verità, quando le osserviamo bene, sono sempre grandi. Devo ringraziare la Compagnia degli Asinelli e la gestione del Parco Rurale di San Floriano, per l’opportunità che ha dato a noi tutti, di vivere una parte del territorio del Friuli in modo sostenibile, sostenibile soprattutto per le nostre menti e per i nostri cuori.vivan1

Hai seguito il corso di Inspirational Travel Designer proposto dai nostri amici di Destinazione Umana: come mai hai deciso di farlo e quali sono i tuoi obiettivi?

A molti appaio spesso come una persona molto razionale ma dietro questa corazza c’è un animo sensibile, che quando trova ciò che fa vibrare le sue corde si infiamma di entusiasmo. Seguo Destinazione Umana da quando è nata, perché i suoi valori sono in piena risonanza con i miei. Entrambi infatti parliamo di un modo di viaggiare consapevole negli stili di vita e nell’approccio. Seguire il loro primo corso per diventare Inspirational Travel Designer mi è parso quindi una naturale conseguenza, per portare il mio lavoro di blogger che parla di viaggi a un livello superiore, per passare dalla teoria alla pratica. Insieme a Destinazione Umana voglio legare i bisogni di crescita personale di un numero sempre più grande di persone con gli stimoli che offrono i territori, voglio in un certo senso unire l’interno con l’esterno. Per questo sto organizzando una serie di seminari sull’uso della voce, sulle simbologie sempre attuali delle fiabe o dell’Antico Egitto tra le montagne del Friuli e del Veneto, collaborando con strutture ricettive che hanno una filosofia affine alla mia e confidando nella capacità della natura di alleggerire il cammino di ogni giorno. Sono solo agli inizi ma sono convinto che questo nuovo percorso mi porterà lontano.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/07/viaggiare-bisogno-profondo-natura/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Monsanto è colpevole di crimini contro l’umanità e l’ambiente

Il “Tribunale Monsanto” ha emesso la sua sentenza contro la multinazionale americana che è stata dichiarata colpevole di crimini contro l’umanità e l’ambiente. Lo scorso 18 aprile il Tribunale Monsanto ha reso noto il suo parere legale nei confronti dell’azienda multinazionale più contestata al mondo, dopo aver analizzato per 6 mesi (1) le testimonianze di oltre 30 testimoni, tra esperti del settore agrario, avvocati e vittime dei danni causati dalle attività del colosso dell’agrochimica e della biotecnologia. Il Tribunale Internazionale Monsanto, tenuto da 5 giudici d’eccezione, è un “Tribunale d’Opinione”, fortemente voluto dalla società civile per chiarire una volta per tutte le obbligazioni legali di molte delle condotte dell’azienda multinazionale omonima.monsanto_tribunal_0_0

Le domande fondamentali che sono state poste e sulle quali la società civile ha chiesto il parere consultivo dei giudici del Tribunale erano sei. La prima domanda era legata al diritto ad un ambiente sano, in altre parole si è chiesto ai giudici se la Monsanto, attraverso le sue attività abbia agito in conformità con il diritto ad un ambiente sicuro, pulito, salutare e sostenibile; in seguito ci si è interrogati sul diritto al cibo, un diritto fondamentale che si realizza quando ogni uomo, donna e bambino ha fisicamente ed economicamente accesso a cibo adeguato al suo sostentamento; altra questione analizzata era il diritto alla salute, strettamente legato ai due diritti precedenti; altro tema sul quale il Tribunale ha espresso il suo parere era relativo alla libertà necessaria per la ricerca scientifica; in seguito si sono anche presi in considerazione eventuali complicità della Monsanto su crimini di guerra; ultimo aspetto, ma non certo meno importante dei precedenti: si è voluto indagare circa la possibilità che le attività della Multinazionale possano costituire un crimine di ecocidio.

Per ognuno dei capi d’imputazione l’Azienda Monsanto è stata giudicata colpevole.

Per quanto riguarda il diritto ad un ambiente sano, così come riconosciuto per la prima volta nel 1972 durante una conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente tenutasi a Stoccolma, le attività dell’azienda risultano aver pregiudicato la salute umana e animale, il suolo e le piante e la biodiversità. In particolare a seguito dell’esposizione dell’ambiente e degli esseri viventi al glifosato, ingrediente principale del suo erbicida più diffuso: il Roundup; ma anche con le sementi OGM brevettate dall’azienda e con i PCB. Per gli stessi motivi riportati qua sopra sono stati altresì violati il diritto al cibo e alla salute, entrambi riconosciuti dall’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Riguardo l’indispensabile necessità di garantire una ricerca scientifica libera, così come richiesto dall’articolo 15 della Convenzione internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e dall’articolo 19 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici delle Nazioni Unite, la Monsanto è stata giudicata colpevole di screditare le ricerche scientifiche indipendenti, diffondere false ricerche scientifiche, fare pressioni e persino corrompere governi e ufficiali pubblici, distribuire prodotti dannosi ancora prima di ottenere gli opportuni permessi, intimidire e minacciare di querelare le parti che cercano di informare i consumatori della presenza di prodotti Monsanto nel cibo che acquistano. Per quanto concerne invece la complicità nei crimini di guerra, come evidenziato nell’articolo 8 dello Statuto di Roma del 1998 della Corte Penale Internazionale, la multinazionale è da ritenersi responsabile in quanto tra il 1960 e il 1973 l’esercito americano utilizzò Agente Arancio per distruggere l’habitat dei Vietcong durante la Guerra del Vietnam.Monsanto_1

“I giudici concludono inoltre dichiarando che, nonostante lo sviluppo di molti strumenti per la protezione dell’ambiente, resta un divario tra gli impegni e la realtà della protezione ambientale. Il diritto internazionale sostengono che dovrebbe essere migliorato per una più efficace protezione dell’ambiente includendo il crimine di ecocidio, al quale le corti potrebbero far riferimento anche nel caso dei crimini di cui sopra commessi dalla Monsanto. Il Tribunale ribadisce che le imprese multinazionali dovrebbero essere riconosciute come attori responsabili e dovrebbero quindi essere sottoposte alla competenza della Corte penale internazionale in caso di violazione dei diritti fondamentali. Il Tribunale chiaramente identifica e denuncia una grave disparità tra i diritti delle multinazionali e dei loro obblighi. Pertanto, il parere consultivo incoraggia gli organi autorevoli a proteggere l’efficacia dei diritti umani internazionali e del diritto ambientale contro la condotta delle multinazionali. Le conclusioni molto chiare saranno di interesse sia per i critici di Monsanto e per l’agricoltura industriale, sia per gli azionisti delle società chimiche e soprattutto Bayer. La reputazione di Monsanto – e Bayer in caso di fusione – non migliorerà esattamente con queste conclusioni da parte dei giudici del Tribunale. Il parere consultivo è un segnale forte per coloro che sono coinvolti nel diritto internazionale, ma anche per le vittime di prodotti chimici tossici e della potenza delle grandi corporazioni. Il tribunale ha creato legami e condiviso informazioni importanti tra avvocati e organizzazioni che rappresentano le vittime. Pertanto è probabile che le conclusioni porteranno a più responsabilità nei confronti di Monsanto e simili. Questo rispecchierà il costo reale della produzione e influenzerà il valore delle quotazioni nel lungo periodo. Le aziende che causano danni alla salute, al cibo e all’ambiente dovrebbero e saranno ritenute responsabili delle loro azioni” (2).

Per una lettura completa dell’opinione consultiva del Tribunale Monsanto leggi qui 

  1. L’udienza si è tenuta a L’Aia, tra il 16 e il 18 ottobre dello scorso anno.
  2. http://www.monsanto-tribunal.org/main.php?obj_id=965946583: traduzione dall’inglese di Veronica Tarozzi

 

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2017/05/monsanto-colpevole-crimini-contro-umanita-ambiente/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

Camminare a piedi: benefici per la salute e per l’ambiente

Muoversi a piedi fa bene alla salute e all’ambiente. Ma quanto si deve camminare per avere dei benefici?camminare-a-piedi-benefici

Dalle grandi e trafficate metropoli ai piccoli paesi di provincia la mobilità, oggi, sta cambiando faccia. Sempre più persone, per scelta o per necessità rinunciano ai mezzi di locomozione privati e pubblici per i propri spostamenti quotidiani. E scelgono di camminare a piedi. Ancora più persone, però, fanno questa scelta in modo parziale. Cioè rinunciando ai mezzi solo per brevi tratti di strada, ma più volte al giorno. In entrambi i casi i vantaggi si vedono in breve tempo e chi fa questa scelta difficilmente torna indietro.

Camminare a piedi: i benefici per la salute

Camminare a piedi fa bene, molto bene. Il primo beneficio che noterete sarà una diversa percezione delle distanze: se siete sedentari due chilometri di strada, nella vostra mente, saranno una discreta distanza ma se siete dei camminatori due chilometri saranno più o meno una ventina di minuti di passeggiata di buon passo. Camminare a piedi aiuta poi il cuore e il sistema cardio-circolatorio a restare in forma, specialmente se parliamo di camminata veloce. Per muovere le gambe deve cuore pompare più sangue, i polmoni devono fornire più ossigeno, i muscoli devono attivarsi. Sembra la cosa più banale del mondo ma, altrettanto banalmente, molte persone fanno finta di non capire questi benefici della camminata sulla salute. Camminare a piedi fa dimagrire, a parità di calorie mangiate ogni giorno. Quante calorie si consumano camminando? Onestamente poche: un uomo adulto che sceglie di camminare un’ora al giorno consuma tra le 300 e le 400 calorie in più rispetto a un sedentario, in base al proprio peso corporeo. Ma questo basta per riattivare il metabolismo e iniziare a dimagrire.

Camminare dopo mangiato, poi, aiuta molto a digerire e ad evitare la sonnolenza post pranzo dovuta all’afflusso dei nutrienti nel sangue dopo il pasto.

Camminare a piedi: i benefici per l’ambiente

Anche i benefici per l’ambiente del camminare a piedi sono ampiamente sottovalutati, sebbene siano del tutto scontati. Ogni metro fatto a piedi (o in bicicletta o altro mezzo a “propulsione umana”) è un metro non percorso con un mezzo che consuma carburante o elettricità (in caso si utilizzi la metro o il tram). Con conseguente riduzione di emissioni di CO2.

Se la vostra distanza casa-lavoro è uguale o superiore ai quattro o cinque chilometri, siamo onesti, andare a piedi è dura. Non solo per la distanza, ma anche per i tempi di percorrenza. Non possiamo camminare quattro ore al giorno per andare e tornare da lavoro. Ma se abitiamo ad un paio di chilometri dall’ufficio, dal negozio, dalla fabbrica allora si può fare. E spesso i tempi di percorrenza si equivalgono: pensate a quanto tempo perdete a cercare parcheggio o ad aspettare autobus, metro, tram. E se quei due o tre chilometri sono molto trafficati potete star certi che, per percorrerli in auto, consumerete un bel po’ di carburante rilasciando in atmosfera anidride carbonica, particolato, polveri fini e una infinità di altre sostanze dannose per l’ambiente. Camminare a piedi, poi, è una scelta di civiltà ed un esempio per gli altri che, vedendo voi che andate a piedi, capiranno una cosa: si può fare.

Quanti passi al giorno

La prima domanda da farsi, prima di scegliere di camminare a piedi, è quella relativa alle distanze da percorrere sulle proprie gambe quotidianamente. C’è chi dice che bastano 5.000 passi al giorno per avere grandi benefici, c’è chi dice che servono 10.000 passi al giorno. Chi ha ragione?

Entrambi: se non siete abituati a muovervi a piedi, infatti, cinquemila passi al giorno sono già un bel traguardo. Una volta raggiunto stabilmente tale traguardo non tarderà molto prima che vediate sul vostro fisico, sul vostro umore e sul vostro modo di affrontare la giornata notevoli cambiamenti. Quando i cinquemila passi saranno per voi la norma passare a diecimila non sarà facilissimo, ma sarà il vostro traguardo successivo che vi porterà ad ulteriori vantaggi.

Come misurare i passi

Per contare i propri passi ci sono principalmente due metodi: o vi affidate all’elettronica o ve li calcolate da soli in base alle distanze percorse. Entrambi i metodi, va precisato, hanno margini di errore anche grandi da accettare. Se scegliete la “soluzione smart” le opzioni più diffuse sono due: le app contapassi per smartphone e gli smartwatch con funzioni per lo sport. Di app per contare i passi ce ne sono ormai decine e, sempre più spesso, i cellulari di gamma media e alta ne integrano già una preinstallata. Il consiglio, in questo caso, è di usare quella: una app di terze parti va ben tarata e non offre sempre la stessa affidabilità sugli smartphone di tutte le marche. Dovete trovare quella adatta al vostro, facendo più tentativi. Con gli smartwatch, invece, tutto è più semplice perché il contapassi è una delle funzioni base di questi apparecchi. Il consiglio, se è questa la vostra scelta, è di fare riferimento alla guida ai migliori smartwatch per lo sport del 2017 su Gadgetblog. Se invece volete calcolare da soli i vostri passi non vi resta altro che misurare la distanza percorsa con ogni vostro passo. Il consiglio è di prendere una misura fissa e sicura, come cinque o dieci metri, e contare quanti passi fate per percorrerla a piedi. A questo punto dividete la distanza che siete certi di aver percorso a piedi in un giorno (ad esempio casa-lavoro e ritorno) per la distanza percorsa con ogni singolo passo.

Credit foto: Flickr

Fonte: ecoblog.it

PFAS in Veneto: l’inquinamento è sotto controllo?

L’acqua potabile di molti comuni del Veneto risulta inquinata da PFAS, composti chimici altamente pericolosi per l’uomo e per l’ambiente. Greenpeace ha lanciato una petizione per chiedere di individuare e bloccare tutte le fonti di inquinamento da PFAS e di abbassare i livelli consentiti per queste sostanze. Da diversi anni l’acqua potabile di molti comuni veneti è inquinata da PFAS, composti PerFluoroAlchilici, un gruppo di sostanze chimiche di sintesi estremamente pericolose per l’uomo e per l’ambiente e presenti in molti prodotti di uso comune (pentole antiaderenti, indumenti e tessuti impermeabili-idrorepellenti, anti-macchia e ignifughi, pelletteria, carte alimentari oleate e carta forno, contenitori in plastica per alimenti e bevande, pesticidi, insetticidi e detersivi, solo per citarne alcuni). Da qualche settimana Greenpeace Italia ha lanciato una petizione per chiedere alla Regione Veneto di individuare e bloccare tutte le fonti di inquinamento da PFAS e di abbassare i livelli consentiti per queste sostanze nell’acqua potabile allineandoli con quelli in vigore in altri paesi europei “perché salute e ambiente vengono prima del profitto”.Pfas3

Foto Greenpeace Italia

A marzo 2017 Greenpeace Italia ha rilevato la presenza di PFAS negli scarichi di diverse industrie locali, ma il problema è noto sin dal 2013 in seguito alla pubblicazione di uno studio del CNR-Consiglio Nazionale delle Ricerche che ha appurato la contaminazione da PFAS nei corsi d’acqua (in particolare nel torrente Agno) e nelle falde acquifere di una vasta area compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova (in tutto una sessantina di comuni) e abitata da oltre 350.000 persone. Tuttavia la Regione Veneto – denuncia Greenpeace Italia – invece di bloccare le fonti di inquinamento e la distribuzione di acqua potabile alla popolazione, ha deciso di alzare i limiti dei livelli di PFAS nelle acque destinate al consumo umano. I livelli di PFAS consentiti in Veneto sono stati innalzati più volte negli ultimi anni e, oggi, sono tra i più alti al mondo (530 ng/l in Veneto contro 100 ng/l della Germania e 70 ng/l degli USA). Tra il 2013 e il 2016 anche ARPAV-Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto ha rilevato la contaminazione da PFAS ed ha individuato una delle principali fonti di inquinamento nel depuratore di Trissino (provincia di Vicenza), nel quale confluiscono gli scarichi di un’azienda chimica locale. Ma, come evidenzia Greenpeace Italia nel suo report di marzo 2017 intitolato “PFAS in Veneto: inquinamento sotto controllo?”, la contaminazione è correlata anche alla presenza ultradecennale in provincia di Vicenza dei distretti tessile di Valdagno e conciario di Arzignano, entrambi vicini al torrente Agno.  Nel 2015 in Veneto, così come in altre aree del mondo interessate dall’utilizzo di PFAS (Greenpeace cita ad esempio di Stati Uniti, Cina e Olanda) queste molecole artificiali non sono state riscontrate solo nell’acqua, ma anche nel sangue degli abitanti e in alcuni alimenti come uova, pesci, fegato bovino e verdura.Rubinetto3

Nel maggio del 2015 la Regione Veneto e l’Istituto Superiore di Sanità hanno lanciato un programma di monitoraggio biologico su oltre 600 persone residenti in 14 comuni veneti al fine di valutarne il grado di esposizione tramite l’analisi di campioni di sangue. I risultati preliminari hanno mostrato che, in alcune delle popolazioni venete più esposte, le concentrazioni di PFOA (Acido PerFluoroOttanoico, uno dei molti tipi di PFAS) sono fino a 20 volte più alte rispetto alle popolazioni italiane non esposte a questa contaminazione. I PFAS sono considerati “inquinanti persistenti globali” e l’esposizione ad altre concentrazioni è stata correlata dalla comunità scientifica internazionale a gravi effetti sulla salute umana e sull’ambiente. Sono interferenti endocrini, sostanze che vanno ad interferire nei processi primari di sviluppo dell’organismo umano, cioè vanno a “disturbare” la normale comunicazione tra cellule e ormoni, in particolare con gli ormoni che regolano la riproduzione. Inoltre, sono correlati all’insorgenza di tumori ai testicoli e ai reni, possono causare colesterolo alto, ipertensione, alterazione dei livelli del glucosio, patologie della tiroide e, una volta entrati nel corpo umano attraverso la catena alimentare o l’acqua, hanno ciclo di emivita pari a 25 anni (cioè permangono nel sangue umano per 25 anni prima di essere eliminati dai reni). “Da un punto di vista medico, le popolazioni esposte ai PFAS, in particolare quelle che vivono nelle vicinanze degli impianti produttivi, possono considerarsi a rischio”, ha dichiarato il dottor Vincenzo Cordiano, ematologo e presidente di ISDE Vicenza (Associazione Medici per l’Ambiente-ISDE Italia). I PFAS, ha spiegato il dott. Cordiano, sono molecole artificiali che resistono fino a 400°C e per i quali non esiste ancora alcuna metodica di degradazione, né naturale né chimica. Perciò tendono ad accumularsi nell’ambiente, nell’acqua e nell’aria (attraverso gli insetticidi che si disperdono nel pulviscolo atmosferico) e da qui, attraverso la catena alimentare e la respirazione, nel sangue e nei tessuti di animali e uomini. Inoltre, interferendo con la funzione degli ormoni sessuali sono importanti anche per la conservazione delle specie animali e della biodiversità.Pfas1

Foto Greenpeace Italia

“La contaminazione minaccia seriamente le popolazioni esposte”, ha sottolineato Giuseppe Ungherese, campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. Secondo quanto dichiarato da Greenpeace Italia e confermato da Acque Veronesi – la società che gestisce l’erogazione dell’acqua potabile nella città di Verona – a marzo 2017 è stato superato il livello consentito di PFOS nell’acqua potabile di un pozzo dell’acquedotto che serve la città veneta. “Il PFOS (Perfluoro Ottan Sulfonato) è una delle sostanze più pericolose del gruppo dei PFAS, tanto da essere l’unico composto regolamentato a livello internazionale. Il PFOS è un noto interferente endocrino che può accumularsi nel fegato, nei reni e nel cervello umano” ha dichiarato Giuseppe Ungherese, Responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. “Questo superamento conferma quanto la situazione in Veneto sia gravissima e che le misure adottate finora dalle autorità regionali non sono adeguate per fermare l’inquinamento da PFAS. Eventi di questo tipo ci dicono che si è ben lungi dall’avere il controllo delle fonti e dell’entità della contaminazione e, per questo, ribadiamo alla Regione la necessità di un monitoraggio degli scarichi il più ampio possibile. Solo così saranno tutelati in modo adeguato l’ambiente e la salute dei cittadini”. Per tutti questi motivi Greenpeace Italia ha deciso di lanciare la petizione online in cui chiede alla Regione Veneto di fermare gli scarichi di PFAS nelle aree contaminate, adeguare i limiti di sicurezza per la presenza di PFAS nell’acqua potabile ai valori restrittivi adottati da altri Paesi Europei, censire gli scarichi e individuare tutti i responsabili dell’inquinamento da PFAS: “la salute e la sicurezza dei cittadini viene prima del profitto delle industrie”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/05/pfas-veneto-inquinamento-sotto-controllo/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni