PFAS, storia di una contaminazione a catena

Di inquinamento da PFAS in Veneto si è iniziato a parlare nel 2013, quando è scoppiata quell’emergenza che ha ora oltrepassato I confini della “zona rossa” ed è stata dichiarata nazionale. Eppure sappiamo oggi che il più grave inquinamento delle acque della storia italiana ha avuto origine anni prima a causa di una pericolosa gestione del territorio che ha determinato negli anni contaminazioni e reazioni a catena. Tra queste la mobilitazione di mamme, cittadini e associazioni che lottano nel tentativo di limitare le conseguenze ambientali e sanitario di questo “veleno invisibile”. Eppure, oggi più che mai, la via d’uscita da questo disastro appare lontana. I PFAS sono composti chimici industriali utilizzati per rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi. Sono usati nella produzione di molti oggetti di uso quotidiano come padelle di teflon, carta da forno sbiancata, packaging per fast food, abbigliamento reso impermeabile o isolante e lubrificanti. Da almeno 60 anni queste sostanze si diffondono e avvelenano le falde acquifere, acque superficiali e acquedotti del Veneto occidentale ma ormai sono diffusi nel fiume Po e quindi anche nel mare Adriatico. L’Ispra ha stimato per il solo danno ambientale 136,8 milioni di euro. Per il secondo anno il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza da contaminazione delle falde idriche di Verona, Vicenza e Padova. Man mano che la regione Veneto aggiorna i dati, aumentano i comuni contaminati oltre a quelli già presenti nella zona “rossa” attorno a Trissino dove ha sede l’incriminata azienda Miteni Spa. A sempre più persone vengono riscontrati valori elevati nel sangue di PFAS e si allargano gli screening anche alla popolazione pediatrica. Queste sostanze rappresentano un grave pericolo sia per la salute umana che per l’ambiente, sono catalogate nelle liste internazionali di sostanze estremamente preoccupanti (SVHC) perché tossiche, persistenti e bio-accumulabili cioè il nostro corpo le integra e le accumula; esse sono particolarmente subdole perché inodori, incolori e insapori.

La gestione del caso Miteni

La Miteni Spa, un’azienda chimica specializzata in produzione di intermedi fluorurati per agrochimica, farmaceutica e chimica fine, dal 1977 ha scaricato sostanze altamente tossiche nei corsi d’acqua ma l’inquinamento da tali sostanze è stato constatato solo nel 2013. Questo evento ha portato alla luce un intero sistema di pericolosa gestione del territorio. Il 20 marzo di quest’anno i carabinieri del NOA (Nucleo Operativo Ecologico) in 270 pagine certificano, con 13 rinvii a giudizio tra i dirigenti aziendali, che la Provincia di Vicenza ha nascosto l’inquinamento per 13 anni: “C’è stata la volontà di non far emergere la situazione, colpevole anche l’Agenzia Ambientale regionale, l’organo di controllo, Arpav”.  

L’attività industriale

Le attività industriali che usano questi prodotti sono quelle per la lavorazione delle pelli, del tessile, le cartiere e le produzioni con inchiostri e tinture. Le industrie rilasciano questi composti come fanghi, scarichi e contaminanti del suolo. Ma sono soprattutto le concerie le industrie incriminate. L’ltalia rappresenta il 66% della produzione conciaria europea, il Veneto il 52% della produzione italiana del settore. Ne consegue che la sola industria della pelle del Veneto consuma ogni anno, secondo i dati dell’agenzia europea ECHA che disciplina l’uso delle sostanze chimiche, circa 160 tonnellate di sostanze che rilasciano PFOA e che non sono mai state oggetto di analisi negli scarichi industriali perché precursori dei PFAS. A questi vanno ad aggiungersi 30 tonnellate di PFOA e sali di PFOA puri o utilizzati in miscele vendute in Europa. In Italia la chiusura delle indagini preliminari della procura di Vicenza sull’azienda Miteni ha sollevato gravi responsabilità di Istituzioni Pubbliche ed enti di controllo per il più grave inquinamento delle acque della storia italiana con interessamento, per ora, di 350 mila persone e più di 90.000 abitanti da sottoporre a controllo clinico. Già dal 2010 la Provincia di Vicenza era a conoscenza dell’incremento della contaminazione da PFAS dovuta alla Miteni e così l’Arpav Veneto, l’organo di controllo.

La diffusione dei PFAS si sarebbe potuta arginare 10 anni fa. 

Eppure la regione Veneto si è inserita nel fallimento della Miteni per essere risarcita di 4,8 milioni di euro. Inoltre il Ministero delle politiche economiche ha messo a disposizione fondi al Commissario Delegato, Nicola Dell’Acqua, per una quota complessiva di 56,8 milioni con il compito di iniziare, e portare avanti, gli interventi urgenti. Ulteriori 80 milioni saranno stanziati dal Ministero dopo un un Accordo di programma da sottoscrivere con la Regione Veneto. Quindi l’onere della bonifica è a carico dello Stato ma gestita dalla Regione.

Contaminazioni a catena

L’acqua è la base di ogni forma di vita e si distribuisce in ogni parte dell’ecosistema. Oltre che nei rubinetti dell’acqua potabile i PFAS sono entrati nella catena alimentare, nell’agricoltura, negli allevamenti e nella pesca. Infatti l’acqua è responsabile solo per il 20% della contaminazione, il restante 80% è dovuto agli inquinanti presenti nella catena alimentare e nell’aria (EFSA, 2017). Nessuna iniziativa, fino ad ora, è stata adottata nei confronti dell’origine alimentare della contaminazione. Infatti le Istituzioni hanno diffuso segnali rassicuranti basandosi su parametri dose/giornaliera vecchi di 10 anni quando ancora gli studi sull’impatto della contaminazione erano appena cominciati. Mentre in America già molte persone sono state risarcite per avvelenamento da PFAS, in Italia si attendono le prove causa-effetto non bastando il “probabile collegamento” che già emerge dagli studi epidemiologici. Dagli studi del Prof. Carlo Foresta dell’Università di Padova, endocrinologo e andrologo si prospetta una crescita esponenziale di infertilità nelle future generazioni, soprattutto maschile. Infatti i PFAS, interferenti endocrini, per la loro natura chimica si sostituiscono all’ormone testosterone nei tessuti dove questo dovrebbe agire. Questo determina grave insufficienza del sistema riproduttivo ma anche problematiche ormonali a lungo termine.

I valori guida di riferimento

Leggiamo dal documento/inchiesta pubblicato dal Comitato di Redazione PFAS.land che la pubblicazione dei nuovi valori guida per la salute umana indicati dall’EFSA(organo di controllo europeo) è per ora stata sospesa per la pressione delle lobbies chimiche sulle Istituzioni Europee. Ma sono state pubblicate dalla rivista del Sindacato veterinari di medicina pubblica del Veneto: per PFOS e PFOA sono rispettivamente di 13 ng/kg e 6 ng/kg peso corporeo per settimana. Emergerebbe una enorme discrepanza con i dati di riferimento della regione attualmente in atto per le valutazioni: in totale un litro d’acqua, definita potabile, può contenere fino a 390 ng di PFAS. Ad esempio un bambino di 10kg supererebbe la soglia giornaliera solo bevendo un litro di acqua. Su tali parametri sono basati anche i pochi monitoraggi dell’istituto Superiore di Sanità sugli alimenti vegetali e animali. Questo è uno dei punti chiave che necessita di misure urgenti poiché nessuno è in grado di stimare l’entità delle contaminazioni e il nesso dose/rischio per la salute sia degli abitanti della zona sia di quelli delle altre regioni dove i prodotti vengono distribuiti. Per ora la regione Veneto ha emesso un’ordinanza che vieta fino al 30 giugno il consumo del pesce pescato proveniente dalle aree dove sono state riscontrate positività analitiche per i PFAS. Ma non c’è nessun controllo, non emerge la capacità di gestire la situazione neanche di saperla valutare.

Campi del Veneto visti dall’aereo

Le economie di zona

Storicamente la ricchezza della Regione deriva proprio dall’opera di regimentazione delle acque attraverso le bonifiche delle paludi che permisero ad una delle zone più povere d’Italia il grandioso sviluppo economico prima agricolo e poi industriale. Dagli anni ’60 lo sviluppo industriale di questo territorio ha avuto una forte connotazione chimica. Gli impianti di Marghera della Monsanto e della Sicedison hanno posto le basi per diventare uno dei più importanti poli per la produzione di materie plastiche in Europa. Poi si insediò la Rimar, che in seguito diventa appunto Miteni, costruita sulla seconda falda acquifera più grande d’Europa, grande come il Lago di Garda. La zona di Arzignano rappresenta il più grande polo europeo della concia che scarica nella zona migliaia di tonnellate di rifiuti tossici arrivando ormai alla nona discarica e con nessun intervento da parte delle autorità di controllo. Reflui conciari e reflui della Miteni viaggiano vicini, vengono diluiti con acqua pulita, paradossalmente definita “vivificazione”, ma non filtrati dai PFAS. Infatti gli impianti di depurazione continuano a non limitare il problema poiché non sono in grado di filtrarli ed eliminarli. I PFAS continuano a scorrere abbondantemente lungo la pianura e ad accumularsi, sono fatti proprio per non degradarsi. Questa stessa zona è toccata anche da una grande opera in costruzione: la superstrada Pedemontana. Corre proprio lungo la fascia di ricarica della falda acquifera di buona parte della pianura padana, è costruita “in trincea” cioè diversi metri al di sotto del livello campagna. Così in alcuni tratti si vedono i muri, appena costruiti, percolare liquami tossici. Inoltre subisce continuamente crolli e rattoppi incontrando anche discariche industriali abusive e zone instabili. Non sembra che la politica di sviluppo della regione segua una progettazione organica tra le varie problematiche né che ci sia un’adeguata analisi idrogeologica. Sicuramente si continua a seguire un modello di sviluppo che non protegge territorio e salute. Non si riscontra neanche il vantaggio economico poiché la Pedemontana negli anni ha quadruplicato i costi che nessuna banca ha voluto finanziare e quindi la Regione ha chiesto l’intervento dell’Anas cioè dello Stato. Per ora il costo ammonta a 12 miliardi.

L’altra faccia del Veneto

Già dal 2014 diverse associazioni attive sul territorio si sono riunite nel coordinamento Acqua libera da PFAS che ha cercato di sensibilizzare cittadini, enti pubblici e di controllo e ha chiesto per anni di indagare quale fosse il reale impatto sull’ambiente e sulla salute. Ora che iniziano maggiori controlli sulle acque e nel sangue degli abitanti i dati sono allarmanti e ancora molto sottostimati. 

Il movimento No PFAS è stato il motore che ha rotto un sistema di omertà e dolo ma anche di inadeguatezza e immobilismo tra Istituzioni e forti interessi economici. I partecipanti hanno subito 5 avvisi di garanzia per aver spinto alle indagini e dubitato delle rassicurazioni. Chiedono “Zero PFAS” per uscire dalle contrattazione dei cosiddetti “limiti accettabili” che sono la mediazione possibile per poter continuare a produrre. Nessuna opera di bonifica, che comunque non è neanche all’orizzonte, può funzionare se prima non si bloccano le sorgenti dell’inquinamento. Chiedono analisi e dati, di poter effettuare esami del sangue per controllare il proprio stato di contaminazione. Non possono effettuarli né gratuitamente né pagando il ticket e nemmeno privatamente poiché non sono analisi comuni. I cittadini sono pertanto privati di una forma di controllo della propria salute che rimane nelle mani di chi fa i monitoraggi ufficiali. Nella mancanza totale di informazioni si è costituita la Redazione di PFASLand che rappresenta l’Organo di informazione dei gruppi-comitati-associazioni NO PFAS della Regione del Veneto che raccoglie le più importanti realtà maturate in questi anni: Mamme No PFAS, Angry Animals dei Centri Sociali, Greenpeace, Legambiente, ISDE, Medicina Democratica, CiLLSA, associazione di Arzignano, Coordinamento Acqua Bene Comune di Vicenza e Verona, Rete Gas Vicentina, gruppi territoriali NO PFAS indipendenti, in continua nascita.

Grazie al Comitato scientifico della Redazione PFASLand il 12 aprile è nata la prima mappa digitale navigabile sulla contaminazione da PFAS, dove ogni cittadino potrà verificare quanto inquinati siano il pozzo, la risorgiva, il fiume, le acque in prossimità della propria casa, del proprio orto, le stesse acque con cui si irrigano i campi e si allevano gli animali, per arrivare poi in forma di alimenti non solo sul proprio piatto, ma anche su quello degli altri. Uno strumento popolare, un bene comune ma complesso, basato sui dati aggregati ArpaV, usando software liberi come QGIS. Dal documento pubblicato dal Comitato di Redazione PFAS.land precedentemente citato leggiamo: “Per la bonifica di un territorio così grande, dei bacini fluviali, delle colture, per l’aiuto ai produttori danneggiati dall’inquinamento e il risanamento totale delle loro aziende, per la mano d’opera occorrente e gli strumenti, il personale medico e le strutture sanitarie, c’è bisogno di grandissime risorse economiche di cui la Regione non dispone. Sarà necessario un piano di solidarietà nazionale, coordinato dai ministeri competenti, per garantire un budget inimmaginabile ma necessario. 

Confligge con tale bisogno la logica perversa con la quale tutte le forze politiche del Veneto si sono accodate alla richiesta di Zaia che esclude ogni tipo di solidarietà nazionale nei confronti di chi produce meno o amministra male. Però non puoi chiedere aiuto agli altri se neghi il senso della solidarietà nazionale che è alla base di un paese democratico i cui governanti sappiano guardare un tantino più in là del proprio naso… Ricordo da bambino i camion pieni di vestiti e coperte che partivano, salutati dalla folla, da una Sicilia poverissima in aiuto degli alluvionati del Polesine”. Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/06/pfas-storia-contaminazione-catena/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

“Siete pazzi a mangiarlo!”, l’immondizia dell’industria agroalimentare sulla nostra tavola

Il libro sconvolgente di Christophe Brusset “Siete pazzi a mangiarlo!”, scritto in qualità di manager che per vent’anni ha lavorato dell’industria agroalimentare, è una discesa horror in un sistema capace, come molti business dai grandi numeri, di azioni aberranti dove la vittima è sempre il consumatore.

Il libro sconvolgente di Christophe Brusset “Siete pazzi a mangiarlo!”, scritto in qualità di manager che per vent’anni ha lavorato dell’industria agroalimentare, è una discesa horror in un sistema capace, come molti business dai grandi numeri, di azioni aberranti dove la vittima è sempre il consumatore. Una galleria di esempi vomitevoli in cui c’è l’imbarazzo della scelta dello schifo che costantemente e in maniera imperterrita le industrie alimentari propinano alla gente senza alcuno scrupolo. Prodotti sofisticati, andati a male, con escrementi, vermi, tossici, scaduti, che provengono da paesi con controlli irrisori e fatti passare per nazionali, trucchi e falsificazioni di ogni genere, truffe, corruzioni, collusioni con le autorità pubbliche, non manca nulla. Importazione e occhi chiusi su alimenti fuori da ogni parametro a seconda della potenza politica e commerciale dal paese da cui provengono. Poi però si fanno autentiche campagne terroristiche per fare vaccinare tutti, quando il cibo a livello industriale che mangiamo è spesso quanto di più dannoso si possa immaginare. Ma attaccare e criminalizzare una famiglia che vuole solo scegliere liberamente come curarsi è molto più facile che mettersi contro grandi industrie o interi paesi dai quali importano cibo insano che avvelena la nostra salute. Del resto non c’è nulla di cui stupirsi perché Brusset ci chiarisce quali sono le regole del sistema : «Il Bene era tutto ciò che aumenta il profitto, il Male era perdere soldi. La menzogna, la dissimulazione, la malafede e persino la truffa, senza essere degli scopi in sé, erano positive, se miglioravano i risultati attesi».

E ancora: «Imbrogliare il consumatore è facilissimo, in più è legale! Mi spingerei persino a sostenere che si è istigati a farlo».

«Il liberismo non è l’assenza di regole, è l’applicazione della legge della giungla».

«Un’impresa non è un servizio sociale dello Stato. La sua finalità non è il benessere dei suoi dipendenti o la soddisfazione dei suoi clienti, ma il profitto, o il margine di guadagno».

«Siamo sinceri e diretti: l’unica cosa che interessa agli industriali e alle grandi catene di supermercati è il vostro denaro, non certo la vostra felicità e la vostra salute. Non fatevi ingannare dalle spacconate di quei parolai che vi giurano, con la mano sul cuore e la lacrima pronta, che lottano per il vostro benessere e difendono il vostro potere d’acquisto. E’ tutta una commedia, una millanteria, nient’altro. Non fidatevi di nessuno, siate vigili e soprattutto siate esigenti! Dovete rendervi conto una volta per tutte che in fin dei conti siete voi consumatori ad avere il potere. Siete voi che decidete se comprare o meno nei vari reparti quello che vi viene offerto. Usate questo potere per cambiare finalmente le cose».

Leggendo il libro si stenterà a credere di quanta autentica immondizia venga data in pasto alle persone per raggiungere il profitto ad ogni costo. E anche lo schifo è possibile venderlo, basta avere i prestigiatori della menzogna a disposizione e il gioco è fatto. «Quando si ha un prodotto da vendere, soprattutto se è di qualità mediocre o addirittura scadente e la concorrenza infuria, la cosa migliore è curare la sua presentazione: la confezione. Questo è il lavoro del marketing, gli specialisti delle apparenze, i campioni della cosmetica e del re-looking del prodotto».

Brusset indica anche delle soluzioni.

«L’ideale – e l’unica soluzione radicale- sarebbe naturalmente quella di bandire definitivamente qualsiasi prodotto industriale, e di limitarsi a prodotti grezzi, freschi, non trasformati».

«Nei vostri acquisti alimentari dovete sempre privilegiare la prossimità. Scegliete le origini locali o nazionali. Da una parte fa bene all’occupazione; dall’altra, i prodotti che non hanno attraversato molteplici frontiere, presentano necessariamente meno rischi di adulterazione, di mescolanza o di inganno sulle origini, la specie o la qualità. Abbiamo la fortuna di avere nei nostri paesi prodotti variati e di qualità: sono questi che bisogna scegliere».

E, aggiungiamo noi, autoprodursi il più possibile e il resto comprarlo in gruppi di acquisto collettivo e da piccoli produttori locali biologici in cui è possibile verificare tutta la lavorazione. Non solo si mangia più saporito e sano ma ci si prepara per tempo alle prossime inevitabili crisi di approvvigionamento che ci saranno, frutto di una società allo sbando che non sarà più in grado di garantire nulla. Quindi pensiamoci direttamente noi prima di ritrovarci nei guai.

Fonte: ilcambiamento.it

I servizi ecosistemici delle foreste UE

Le foreste coprono il 40% del territorio europeo e forniscono una moltitudine di servizi ecosistemici: contribuiscono sia alla salute dell’ambiente sia al benessere umano.

L’UE contiene circa il 5% delle foreste mondiali, il 60% delle quali è di proprietà privata. Negli ultimi 60 anni le foreste europee si sono espanse continuamente e ora occupano circa 160 milioni di ettari.

Fonte: classeuractiv.it

Vaccini, le questioni aperte #3 – La tolleranza verso batteri e virus è la strategia della vita

Siamo giunti alla terza ed ultima parte di questo approfondimento dedicato ai vaccini. Dopo aver accennato al contesto farmaco-economico, culturale, mediatico e scientifico italiano e internazionale in materia vaccinale, cerchiamo di cogliere qualche aspetto più strettamente biologico e medico per capire le ragioni di chi vuole contribuire ad una miglior pratica vaccinale riducendo al massimo i rischi.

L’IMMUNITA’ DA VACCINO

Per quanto riguarda l’efficacia, la copertura vaccinale, cioè la percentuale di popolazione che si vaccina, è solo uno dei fattori in campo. Infatti tra i vaccinati ci sono i non responder cioè quelli che comunque non raggiungono l’immunizzazione seppur vaccinati. Inoltre i virus possono mutare differenziandosi nel tempo da quello vaccinale o comunque possono coesistere diverse varianti dell’agente patogeno non coperte più dal nostro vaccino (44). Inoltre c’è il fenomeno dei vaccinati portatori sani, alcuni per fallimento del vaccino (41,50) altri come per la pertosse perché il vaccino incide sulle complicanze e non sul virus che continua a circolare (45). 

Inoltre, ad esempio per il morbillo, l’immunità da vaccino dura solo alcuni anni al contrario di quella naturale che dura, nella maggior parte dei casi, tutta la vita e che si trasmette da madre a figlio durante la gravidanza e con l’allattamento. Oggi sappiamo infatti che numerosi componenti bioattivi contenuti nel latte materno conferiscono una determinata e importantissima protezione immunologica.

Quindi le future mamme, perché vaccinate, non passeranno ai propri figli l’immunità e tutta una parte di popolazione sarà sempre esposta al virus se non esegue i richiami. Questo rende più difficile l’obiettivo di raggiungere le soglie dell’immunità di gregge e la possibilità di eradicazione totale sperata (3, 4, 5, 35, 46, 47). Questo stesso ragionamento viene fatto dall’OMS anche per la difterite(55).  

La valutazione dei rischi da vaccinazione dipende dai fattori e dai dati scientifici che si raccoglie. Gli individui reagiscono in diversi modi e l’indagine di un sistema così complesso non risulta essere univoco ne è omogeneo. La suscettibilità alle complicanze dovute alle infezioni naturali e alle complicanze da vaccino dipende fondamentalmente dal grado di immuno-competenza cioè dallo stato ottimale del sistema immunitario. Egli è il naturale sistema di regolazione e difesa dalle intrusioni attraverso l’attivazione dell’infiammazione, della febbre e delle diverse cellule immunitarie. Dapprima si attiva una difesa innata, aspecifica, infiammatoria poi una difesa detta immunità specifica con produzione di anticorpi. Alcuni individui sviluppano una risposta infiammatoria e/o anticorpale debole e altri troppo forte. Il confine tra risposta adattata e risposta patologica è sottile e dipende da molti fattori (6,7). 

Molta letteratura scientifica si sta occupando della relazione tra vaccinazioni e malattie autoimmuni trovando associazioni statisticamente significative benché rare (8,9,56). Ma mancano gli studi controllati a lungo termine, cioè le patologie che si sviluppano dopo una latenza di anni. Queste considerazioni valgono in procedure di vaccinazioni ancor più che nelle malattie naturali perché i vaccini utilizzano adiuvanti e altro materiale inorganico, come l’incriminato Alluminio, nella forma nano e micro-particolata, proprio per rompere i meccanismi di auto-tolleranza di protezione (10,11,12,13,29,30,32,37,51,52). Gli adiuvanti possono aumentare la risposta aspecifica: le cellule dell’infiammazione si diffondono nell’organismo e possono stimolare processi reattivi preesistenti innescati poi dal vaccino. L’attivazione della risposta immunitaria può amplificare processi infiammatori acuti o cronici già esistenti nel soggetto.

L’IMPORTANZA DEL MICROBIOTA

Il sistema immunitario è strettamente legato all’attività del microbiota, quella popolazione di batteri, virus e funghi che popolano le nostre mucose e che fanno dell’intestino la più grande palestra per la tolleranza immunitaria del nostro sistema difensivo. Il microbiota sta diventando sempre più uno dei determinanti essenziali della salute. Ormai, infatti, le sue alterazioni sono associate a moltissime patologie infiammatorie croniche, autoimmuni, neurologiche, metaboliche, psichiatriche, allergiche, etc. (14,36). Ecco perché per migliorare l’efficacia dei vaccini si sta studiando quali microbi intestinali siano associati ad una migliore o peggiore risposta alla profilassi vaccinale (27,28). Addirittura si pensa che il Citomegalovirus (CMV), uno dei virus più studiati, possa essere visto come un regolatore del sistema immunitario nel continuo confronto interno all’organismo (38). Così sembra anche che il virus del morbillo possa essere usato per distruggere alcune forme di cancro (53). 

La salute quindi dipende dall’equilibrio delle specie microbiche con cui siamo in relazione fisiologica e questo incide sulla nostra capacità di reagire correttamente agli insulti. Un’infezione può dare risposte diverse con diversi quadri di malattia a seconda dello stato dell’ospite. Il livello di pericolosità di un microbo o di un virus dipende da molti fattori: genetici, epigenetici, ambientali, dall’esposizione all’inquinamento, lo stile di vita, la nutrizione, lo stress, etc. Tutto questo trasforma sia il grado di infiammazione sotterranea dell’organismo sia la tolleranza agli insulti. Essi si sommano, si accumulano e sinergizzano rendendo l’individuo più predisposto alle complicanze da infezioni o agli eventi avversi alle vaccinazioni.

VACCINI E SISTEMA NERVOSO

Le risposte alle infezioni e ai vaccini coinvolgono anche il sistema nervoso e quello endocrino/ormonale (2,43). Il dott. Ernesto Burgio uno degli autori del testo Pneireview “Oltre i vaccini. Prendersi cura del sistema immunitario infantile” affronta le problematiche legate al neuro-sviluppo e ai disturbi dello spettro autistico che generano i maggiori problemi di diffidenza relativi alle vaccinazioni. Le patologie del neuro-sviluppo sono complesse e multifattoriali, non ascrivibili ad unico agente ma a disregolazioni del sistema immunitario e del microbiota, alle infiammazione e neuro-infiammazione, alle molecole neurotossiche come metalli pesanti e pesticidi, alle infezioni, etc. (15,16,17,18) . I dati indicano che un ruolo primario ce l’abbia la MIA (attivazione immunitaria materna) cioè che un alterato assetto immunitario materno a ridosso e durante la gravidanza sia una “condizione primer” su cui altri fattori hanno effetti sinergici non valutabili con i tradizionali modelli causa-effetto. Lo sviluppo embrio-fetale, dove esiste la massima neuro-plasticità, ha un ruolo predittivo per lo sviluppo dei diversi percorsi patologici compresa l’induzione del fenotipo autism-like (19).  I vaccini sono tra i numerosi possibili fattori trigger che contribuiscono a rendere manifesta una fragilità preesistente ma sotto-soglia con conseguenze cliniche diverse.  In particolare sotto osservazione sono la tossicità delle contaminazioni in tracce da metalli pesanti in forma di nanoparticelle (20), la frequenza degli stimoli antigenici cioè le infezioni ricorrenti (asilo, fratelli maggiori, antigeni alimentari, allergeni) oltre agli antigeni vaccinali (31).  

Risulta quindi indispensabile per ridurre le possibili complicanze nelle persone più suscettibili la massima attenzione alla vulnerabilità che precede la nascita e i cosiddetti 1000 giorni dopo di essa. Questo dovrebbe imporre misure urgenti di prevenzione primaria visto il continuo aumento, anche in soggetti giovani e molto giovani di patologie autoimmuni, neurologiche, psichiatriche, degenerative e metaboliche tanto più che i nostri organismi sono sempre più esposti ad una maggiore quantità di sostanze inquinanti.

UN APPROCCIO SISTEMICO ALLA PREVENZIONE

La multifattorialità e la complessità sono un evidente freno alla presa di responsabilità da parte dei decisori politici e dei cittadini. La raccolta dei dati per studi epidemiologici risulta difficile e questo limita ulteriormente le possibilità di opporsi ai grandi interessi delle aziende produttrici. Esse, oltre allo sviluppo di tecnologie e farmaci importanti per la salute, sconfinano troppo spesso nell’imporre la sola soluzione farmacologica a problemi che solo un approccio sistemico e di prevenzione può tentare di risolvere. Gli elementi tossici si accumulano ogni volta che mangiamo, beviamo e respiriamo. L’inquinamento ormai è devastante, eppure il Ministero della Salute continua ad approvare deroghe al divieto di sostanze chimiche vietate (54). 

Così le pratiche vaccinali non sono il determinante più importante per la salute. Paesi come gli USA, il Gambia, la Mongolia hanno il più alto grado di copertura vaccinale per copertura e numero di vaccini, superiore alla nostra, ma confrontati con paesi di pari sviluppo economico hanno i dati di mortalità infantile più alti (1). Quindi le politiche sanitarie devono investire sull’insieme dei fattori che determinano la salute superando la sola visione malattia-farmaco. 

Abbiamo visto nella prima parte, che troppo spesso sono gli investimenti economici che determinano le traiettorie politiche in materia di prevenzione e cura, e i forti investimenti per la ricerca su questa biotecnologia hanno chiaramente indicato una strada preferenziale (34). 

Un approccio sistemico alla salute che valuti l’insieme delle dinamiche e dei processi fisiologici e patologici nel continuo adattamento all’ambiente potrebbe permettere di evitare errori come l’aver usato indiscriminatamente l’antibiotico contro i microbi sottovalutando le conseguenze sull’intero sistema e a lungo termine. Ora in Italia abbiamo più di 10.000 mila morti l’anno per l’antibiotico resistenza e il dato è destinato a crescere pericolosamente. Tanto che per risolvere alcune infezioni si sta iniziando ad usare il trapianto fecale cioè il trasferimento da un individuo ad un altro del microbiota intestinale: dagli antimicrobici al trapianto di microbi! (21,23,24,) Inoltre il trapianto fecale si sta rivelando utile anche in tante altre patologie, come l’autismo (22, 25, 26).

Le simbiosi, la capacità di tolleranza, le condizioni sistemiche dell’organismo e le specificità individuali sono concetti fondamentali per valutare i rischi/benefici degli interventi sanitari. Infatti molte delle relazioni di medici, ricercatori e professori universitari alle audizioni svolte in Commissione Igiene e Sanità per l’iter di discussione del DDL 770/2018 del M5S e Lega, hanno evidenziato la necessità di valutare le profilassi vaccinali in funzione del reale contesto epidemico e del rischio individuale con le visite prevaccinali oltre alla ripetuta richiesta di studi di controllo sulle vaccinazioni multiple (33,49). I normali e ciclici picchi epidemici, come ad esempio quello del virus del morbillo, non sono di per sé fonte di preoccupazione ma è il rischio delle complicanze che avvengono sui soggetti più vulnerabili che dovrebbe richiamare l’attenzione delle politiche sanitarie. Molte di queste relazioni vertevano anche sui pazienti immunodepressi e più volte è emerso come fosse pericoloso sostenere di poter proteggere i bambini in tali condizioni qualora tutti i compagni di classe fossero vaccinati. Questo sia per i numerosi casi di non responder, sia per i portatori sani ma soprattutto per la trascurabile protezione che le 4 (MPRV) infezioni trasmissibili e prevenibili dal vaccino abbiano sulle realistiche possibili infezioni a cui essi vanno incontro. Nelle famiglie, nei luoghi pubblici e nelle scuole, un qualsiasi influenzato mandato a scuola con l’antipiretico è fonte di pericolo. La caccia agli untori dei non vaccinati potrebbe esporre ad un pericolo maggiore gli immunodepressi e le loro famiglie nel sottostimare i reali pericoli che sono costretti ad affrontare quotidianamente (39,40,42). 

Da un interessante articolo dell’associazione Assis leggiamo che “…la scoperta degli antibiotici e dei vaccini è il fiore all’occhiello della scienza occidentale ma anche funzionale all’obiettivo di colpire un singolo microorganismo con una sostanza farmacologica senza agire sulle cause e senza intervenire sull’ospite. La storia dell’Uomo è intrinsecamente legata con quella degli altri organismi viventi, esterni e interni a lui, grandi, piccoli, invisibili. La comparsa dell’homo sapiens dotato di intelligenza e conoscenza ha sconvolto questo equilibrio, perché l’Uomo non accetta che ci siano degli altri esseri, grandi o microscopici, più potenti di lui che possano annientarlo, distruggerlo ed eliminarlo fisicamente. È riuscito a dominare e spesso a eliminare ed estinguere grandi animali, ma non ancora quelli microscopici, e ovviamente non ci riuscirà perché sono i batteri che ci permettono di vivere: senza batteri non saremmo comparsi e non potremmo vivere, moriremmo subito. La possibilità che i germi possano provocare malattia negli organismi superiori, dipende in parte dal tipo di germe e dalla sua numerosità, ma soprattutto dalle condizioni metaboliche dell’organismo ospite e dalla sua capacità di adattarsi all’ambiente in cui nasce: non è sufficiente la presenza di un germe (virus o batterio o parassita) per provocare la malattia. Fin dagli anni ’70, l’OMS, in un rapporto sosteneva che: Un organismo debilitato è molto meno resistente agli attacchi dei microbi che incontra. Generalmente il morbillo o la diarrea – malattie senza conseguenze e di breve durata tra i bambini ben nutriti – sono malattie gravi e spesso fatali per quelli cronicamente mal nutriti”. 

La narrazione mediatica di TV e giornali mainstream dei problemi legati alle vaccinazioni evita il confronto su temi seri e sulle reali possibilità di fare scelte ragionate. L’Italia eredita il ruolo di capofila del Programma di Vaccinazione Globale. È urgente mettere in campo tutti gli sforzi per comprendere come migliorare al massimo gli interventi e sostenere l’insieme dei fattori che incidono sulla salute. Affrontare la complessità richiede nuovi strumenti, nuove strategie e il coraggio di superare convinzioni basate sulla consuetudine.

Fonti

(1) https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0960327111407644
(2) Bellavite 2009, Bottaccioli 2003
(3) https://cvi.asm.org/content/24/7/e00034-17
(4) Barnett et al. 2015; Croucher et al. 2014
(5) Kilgore et al. 2016; Hickman et al. 2011
(6) Cappelletti et al., 2015
(7) Cruz-Tapias et al. 2012; De Martino et al. 2013; Israeli et al. 2012; Rinaldi et al, 2014
(8) Wang et al., 2017
(9) Perricone et al. 2014; Soriano et al. 2015; Tossito e Bereau, 2015; Wang et al. 2017
(10) Poland et al. 2009; Poland et al. 2013, Whitaker et al. 2015
(11)Terthune e Deth 2013
(12) Favoino et al, 2014; Bagavant et al.2014; Ruiz et al. 2016
(13) Esposito at al.2014; Pellegrino et al. 2015; Shoenfeld e Agmon-Levin 2011
(14) Anaya et al. 2016
(15) McElhanon et.al. 2014; Metanalisi su Pediatrics
(16) Lancet, Grandina et al. 2014
(17) Bilbo e Schwarz, 2012
(18) Ashwood et al. 2011
(19) Estes e Mcallister, 2015; Knuesel et al. 2014
(20) Gatti e Montanari 2017
(21) https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-015-0070-0
(22) http://www.spazioasperger.it/index.php?q=articoli-divulgativi&f=381-sensazioni-di-pancia-come-i-microbi-influenzano-autismo
(23) http://policlinicogemelli.it/news_dett.aspx?id=9FBFE7D9-61C2-48FE-A4C1-FC855381C1C4
(24) https://www.facebook.com/notes/achille-daga/prof-gasbarrini-trapianto-di-microbiota-fecale-nelle-malattie-da-diabete-a-obesi/821078574667735/
(25) https://www.osservatoriomalattierare.it/sperimentazioni/6821-nel-trapianto-di-microbiota-possibile-soluzione-a-tante-malattie-da-diabete-a-obesita-fino-anche-ad-autismo-e-sclerosi-multipla
(26) http://www.spazioasperger.it/index.php?q=articoli-divulgativi&f=276-un-enigma-molto-intricato-lintestino-autistico
(27) https://microbioma.it/immunologia/vaccini-ecco-come-il-microbiota-intestinale-influenza-la-risposta-immunitaria/
(28) http://www.notiziariochimicofarmaceutico.it/2016/03/31/18014/
(29) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24238833
(30) http://www.mednat.org/vaccini/ASIA_Sindrome%20infiammatoria-dai-vaccini-Riassunto.pdf
(31) http://www.mednat.org/vaccini/neuroinflammation_vaccines.pdf
(32) diffusione migrazione traslazione alluminio nel cervello
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4318414/?fbclid=IwAR3wVOyki4FAiB-guaFEgEJMKz-xyjwFbt1oc3XWHJM4BO9hd_vcrfsO6Ig
(33) https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/000/995/BELLAVITE_DA_PUBBL.pdf
(34) https://www.facebook.com/PolloniRino/videos/231941244393963/
(35) https://www.epicentro.iss.it/morbillo/morbillo
(36) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3890451/
(37) https://www.cochranelibrary.com/cdsr/doi/10.1002/14651858.CD012805/full
(38) Pneireview “Oltre i vaccini. Prendersi cura del sistema immunitario infantile”
(39) http://www.paolobellavite.it/files/313_2019-ImmunodepressiEP-inpress.pdf
(40) http://www.assis.it/una-mamma-immunodepressa/
(41) https://www.cdc.gov/mmwr/volumes/67/wr/mm6742a4.htm?fbclid=IwAR1RT0CEHxbZIvfstN7ZoyN1BZlMEZbR32oo3YnFhFN_Ce05GNTzPcQvTAA
(42) http://webtv.senato.it/webtv_comm?video_evento=854
(43) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10589903
(44) http://www.assis.it/epidemie-nonostante-i-vaccini/
(45) https://www.uspharmacist.com/article/asymptomatic-vaccinated-persons-are-transmitting-whooping-cough?utm_source=TrendMD&utm_medium=cpc&utm_campaign=US_Pharmacist_TrendMD_1
(46) https://www.bmj.com/content/362/bmj.k3976
(47) https://www.bmj.com/content/362/bmj.k3976/rr-11
(48) https://www.nap.edu/read/1815/chapter/2#8
(49) https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/005/198/ASSIS_1.pdf
(50) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23264672
(51) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4466342/
(52) https://medcraveonline.com/IJVV/IJVV-04-00072.pdf
(53) https://www.mayoclinicproceedings.org/article/S0025-6196%2814%2900332-2/fulltext
(54) http://www.europeanconsumers.it/tag/deroghe/
(55) http://www.assis.it/difterite-informazioni-e-riflessioni/
(56)
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4475239/
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https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/10714532/
http://autoimmunityreactions.org/2016/06/14/patologie-autoimmuni-i-vaccini-le-innescano/

 Tratto: http://www.italiachecambia.org/2019/04/vaccini-questioni-aperte-3-tolleranza-verso-batteri-virus-strategia-vita/

Vaccini, le questioni aperte #2 – Il rapporto tra scienza, politica e informazione

Chi controlla la composizione dei vaccini? In che modo i mezzi di informazione comunicano la scienza? E qual è la posizione dei medici all’interno dei dibattito vaccinale in corso? Continua il nostro approfondimento sul complesso tema della vaccinazioni, nel tentativo di fare chiarezza su alcune importanti questioni ancora aperte. Affrontare lequestioni aperte in tema vaccinale coinvolge ambiti diversi tra loro e molto più grandi di ognuno di noi. Un possibile approccio alla complessità può essere la lettura delle relazioni e delle dinamiche che delineano una situazione. Così la titubanza vaccinale deve poter essere ascoltata, compresa e integrata nel processo democratico così come le diverse opinioni, anche tra gli esperti, devono potersi confrontare. In democrazia i dubbi e le preoccupazioni sono sempre leciti, anzi contribuiscono al continuo miglioramento delle possibili azioni da intraprendere, se accolti in una dialettica proficua.  

Una delle questioni aperte è sicuramente il controllo della purezza dei vaccini poiché non c’è trasparenza sui certificati per l’immissione in commercio da parte delle aziende produttrici. Alcuni stati, tra cui la Cina, hanno chiesto le pubblicazioni dei certificati di validità dalle aziende produttrici dopo i numerosi scandali di vaccini scaduti, contaminati o inefficaci (23).  

Negli USA Robert F. Kennedy, Jr. ha ufficialmente vinto la causa contro l’HHS (Health and Human Services – Dipartimento della Salute e Servizi Umani) per la violazione del mandato per la sicurezza dei vaccini pediatrici del NCVIA (National Childhood Vaccine Injury Act) del 1986. Quando il Congresso diede l’immunità economica all’industria farmaceutica che così non avrebbe dovuto risarcire per danni o difetti dei vaccini, in cambio le aziende produttrici si impegnarono a presentare ogni 2 anni i test di sicurezza e sorveglianza delle reazioni avverse all’HHS che avrebbe dovuto controllarle. Non solo questi test non vennero mai eseguiti ma l’HHS non li richiese mai (11).  

Sembra che in Italia le aziende produttrici di vaccini abbiano stipulato accordi per cui non sono ritenuti responsabili in nessun caso: chi paga per eventuali difetti o danni è lo Stato che li compra. Ma come li controlla? 

Il presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi, dott. Vincenzo D’Anna ha chiesto ufficialmente la pubblicazione dei certificati per l’immissione in commercio. Anche lo studio Signum della Commissione Parlamentare sull’aumento di patologie e decessi dei militari in missione all’estero fece emergere la necessità di un controllo dei componenti dei vaccini, oltre alla necessità di attuare vaccinazioni personalizzate e non sommarie che si rilevò potessero aumentare il rischio di patologie gravi. A questa indagine parlamentare partecipò come consulente, insieme all’attuale ministra Grillo, la dottoressa Bolgan, biologa poi incaricata dall’associazione Corvelva di continuare quelle indagini.

VACCINEGATE, LE ANALISI SUI VACCINI

Così in Italia, caso forse unico al mondo, il Corvelva, un’associazione di genitori, ha raccolto fondi per far analizzare alcuni campioni dei vaccini in commercio al posto delle autorità statali che avrebbero dovuto proseguire l’indagine. 

La dottoressa Bolgan ha illustrato i risultati preliminari in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, al convegno sulla sicurezza vaccinale dell’Ordine dei Biologi (22) e in una interessante intervista insieme a Ivan Catalano, vicepresidente della Commissione Parlamentare Signum. Sono solo risultati preliminari a cui devono seguire le validazioni o confutazioni da laboratori certificati per questo tipo di analisi. Spiega la biologa di Harvard, “tali tecnologie di indagine sono usate per analizzare contaminazioni chimiche, proteiche e genetiche dall’FDA (principale istituzione americana su cibo e farmaci) e nei controlli forensi”.

Le analisi rivelerebbero un forte grado di contaminazione tossica e scarsa qualità di produzione. Alcune colture cellulari provengono da linee cellulari vecchissime degli anni ‘60, con contaminanti tossici in quantità non residuali ma veri e propri componenti del prodotto, residui di lavorazione e sostanze con attività prioniche quindi pericolose, poi parti di vermi, erbicidi, altri antibiotici, antiepilettici, “viagra”, diuretici, antimalarico, altri retrovirus, cellule cancerogene. In più alcuni dei principi attivi (antigeni) sarebbero presenti in quantità residuali o proprio non presenti al contrario di virus avventizi (che non dovrebbero esserci) che a volte risultano presenti in quantità maggiori degli antigeni richiesti. Continua la Bolgan: “Le agenzie regolatorie evolvono con le conoscenze tecnologiche di ultima generazione ma queste non sono ancora acquisite e validate nei laboratori accreditati per il rilascio dei lotti da mettere in commercio. Quindi l’indagine del Corvelva, detta Vaccinegate, descrive un sistema di produzione e l’uso di materie prime di bassa qualità con una forte contaminazione di sostanze tossiche”. 

Queste analisi hanno suscitato molte polemiche, proprio per le tecniche usate e perché non eseguite da laboratori accreditati per questo tipo di analisi. Purtroppo, per ora, nessuno ha confutato i risultati. I lotti analizzati nell’indagine, tuttavia, sono ancora in circolazione. Mentre si attendono le conferme è partito un esposto alla Procura della Repubblica (1). 

Inoltre sono già in corso altre indagini, alcune divenute penali nel corso del 2017, sulla presenza non dichiarata di materiale in micro o nano misura che potrebbe scatenare infiammazioni pericolose e altre alterazioni in diversi tessuti dell’organismo (2). Le nano e micro-particelle, già dichiarate dall’OMS come certamente cancerogene, iniziano ad essere studiate dalla nanotossicologia che sembra evidenziarne la pericolosità per l’impossibilità di essere espulse dall’organismo, se iniettate sotto cute, e l’alta mobilità nei diversi distretti del corpo (27, 28, 24). 

Viene da chiedersi: perché le istituzioni e gli organi di informazione hanno ignorato o contestato queste indagini invece di confutarle con prove di laboratorio accreditate? È lecito chiedere di poter utilizzare questo strumento di prevenzione primaria, di indubbio successo, ma nella continua ricerca della riduzione dei rischi? 

Anche i deputati europei hanno affrontato la questione della titubanza vaccinale in un documento pubblicato sul British Medical Journal dal titolo “Le dichiarazioni di sicurezza non reggono al controllo”(5,7). Poter esprimere i propri dubbi è alla base di qualsiasi organizzazione democratica.

IL RUOLO DELL’INFORMAZIONE: COMUNICARE LA SCIENZA

Ma come avviene l’informazione, fondamentale organo democratico, su tali argomenti che stanno creando evidenti problemi alla popolazione? E perché giornali e TV parlano di vaccini, epidemie e comportamenti irrazionali e anti-scientifici ma alcune notizie sono così censurate o banalizzate? Questo introduce un altro tassello nel complesso rapporto tra scienza, istituzioni e società. Comunicare la scienza è difficile, farlo in un contesto violento e urlato lo è a maggior ragione. Affronta la questione anche il dott. Peter Doshi, editorialista del BMJ chiedendo più verità e rispetto per i pazienti (26). 

La Scientific American ha svolto un’indagine su come l’FDA manipola e vincola l’informazione a proprio piacimento, allontanando di fatto la narrazione mediatica dalla realtà dei fatti, al di là delle possibili personali interpretazioni (18). Il campo di battaglia è la gestione della percezione del rischio da parte di TV e giornali. Chi si occupa di comunicazione scientifica si chiede quale sia la strategia migliore per comunicare la scienza. Molti accademici parlano dei Bias cognitivi: pregiudizi e predisposizione ad errori, del nostro sistema percettivo e cognitivo, che attiviamo per districarci nella complessità del mondo. Questo ci porta a selezionare le notizie, e a credervi, sulla base delle nostre convinzioni preesistenti e non su un esame più obiettivo dei dati. Ne siamo tutti vittima ma ognuno sembra che parli di quelli degli altri non fornendo strumenti per riuscire a superare i propri bias; quindi quale utilità? (13, 14) 

Spesso sembra che l’intento sia solo quello di capire quale sia il modo migliore per convincere chi è indeciso o ritarda nel vaccinare i propri figli: usare l’arma della paura sulle potenziali malattie a cui va incontro chi non si vaccina oppure instaurare rapporti dialoganti con i genitori per creare un contesto di fiducia? Usare la censura di chi pone dubbi e chiede vaccinazioni ad personam oppure usare uno stile più profilato per il target a cui ci si vuole rivolgere?

UNO SCONTRO TRA VISIONI

La comunicazione della scienza si occupa prevalentemente di opportunità di convincimento. Dei fatti – come i risultati dello studio Signum, dei danneggiati da vaccino riconosciuti e risarciti dallo stato (12, 19, 20, 21), della richiesta da parte dei ricercatori di ulteriori indagini sulle vaccinazioni multiple – non c’è quasi traccia nella comunicazione della scienza accademica e mainstream. Anzi c’è chi sente il bisogno sempre più forte di delineare chi promuove la verità scientifica e chi invece no. Tutto si riduce ad una polarizzazione tra buoni e cattivi mentre i dubbi sono da screditare. Questo atteggiamento viene da lontano, il tema vaccini ha solo scoperchiato una situazione preesistente. In ogni settore legato alla salute e alla medicina lo scontro di visioni, approcci e gestione del potere corporativo caratterizza il panorama come uno dei più frastagliati e disomogenei. Un interessante suggerimento dello storico Pietro Ratto prova a superare questo scontro tra fazioni arroccate ognuna sulle proprie convinzioni. Egli pone l’accento sulle diverse interpretazioni dei fatti su cui ognuno basa le proprie idee e a cui non deve essere costretto a rinunciare. Solo l’essere disposti ad aprirsi al confronto per poter ragionare sulle prove può far guadagnare un reale dialogo. Egli analizza il bisogno di certezze di ognuno come base fondamentale su cui costruire man mano le proprie idee ma non per dare risposte bensì per fare domande. Altrimenti si diventa sempre più fragili e sempre meno disposti ad esporsi al rischio di essere smentiti arrivando alla chiusura: chi sente di avere certezze è più portato a disprezzare quelle degli altri. Ma la valutazione del rischio/beneficio, basato anche sulle evidenze scientifiche, deve essere un percorso aperto alle diverse istanze in quanto ognuno è portatore di interessi, se no facilmente si ricorre alla delega. Le istituzioni sanitarie diventano quindi un’entità genitoriale cui affidarsi e non un organismo politico da costruire insieme. Affidarsi alla consuetudine di ciò che già sappiamo rischia di farci perdere la possibilità di una crescita individuale e collettiva oltre che condannarci ad una guerra perpetua (25, 26).

E I MEDICI?

Diversi sono state le dichiarazioni e i documenti pubblicati. L’organo ufficiale, federazione di tutti gli ordini provinciali dei medici, la FENOMCEO ha pubblicato una review dal tono rassicuratorio per contribuire a frenare il calo delle coperture vaccinali verificatesi negli ultimi anni. Purtroppo però leggiamo anche delle imbarazzanti scorrettezze: “I vaccini sono sicuri perché prodotti secondo la più rigorosa metodologia, attraverso studi clinici sperimentali controllati e randomizzati, attuati spesso in doppio cieco versus placebo e sottoposti al controllo incrociato di esperti”(8). Ciò non risulta corretto in quanto per definizione essendo somministrati su popolazione sana non possono essere stati testati contro controlli o placebo e in doppio cieco (i requisiti della medicina basata sulle prove EBM). Neanche il documento suggella l’affermazione con questo tipo di dati. Un interessante documento congiunto di diverse società e federazioni di medici tra le più influenti e autorevoli (SIF, SITL, SIP, FIMMG, FIMP) esamina l’importanza della prassi vaccinale globale, e non locale, e promuove un approccio alla vaccinazione “per tutta la vita” (life course) come elemento chiave per un invecchiamento in salute (16). 

Nel documento si dichiara la volontà di superare il paternalismo sanitario cioè l’uso di interventi attraverso i quali l’Autorità interferisce con la libertà dei singoli al fine di meglio perseguire il loro interesse. Viene proposto, invece, il paternalismo libertario, cioè il nudge. Il nudging, che origina dal neuromarketing e dalle scienze comportamentali, propone spinte e incentivi per un condizionamento subdolo ma a fin di bene. Esso non prevede obblighi o penali ma il rispetto delle libertà individuali: una spinta verso un comportamento sano. Non risulta chiaro come questo strumento auspicato nel documento possa coesistere con le rispettive dichiarazioni favorevoli all’obbligo, alle imposizioni e alle pene. Altre associazioni di medici si sono impegnati nella revisione di studi scientifici e hanno pubblicato documenti e review analizzando i singoli vaccini; ecco quello della Rete Sostenibilità e Salute (4) e quello della SIPNEI (3). Ma altri professionisti e docenti universitari hanno prodotto raccolte di letteratura come quella del professor Bellavite dell’Università di Verona (17).  

E qui (9) la famosa lettera di più di 150 medici che nel 2015 sollevarono dubbi sulla vaccinazione indiscriminata di massa che mise in luce come le vaccinazioni, pur essendo uno strumento in generale valido, determinassero una fragilità del sistema immunitario rispetto a chi non le faceva o ne faceva un numero minore con molte evidenze scientifiche segnalate. Questo per poter meglio discriminare tra le diverse opportunità vaccinali e i diversi individui candidati a riceverli. Molti di questi medici iniziarono a subire procedimenti di radiazione dall’Ordine dei Medici due anni dopo, a ridosso dell’approvazione della legge Lorenzin.

Tra i medici esistono visioni e approcci anche opposti su quasi tutto, così come la letteratura scientifica è soggetta a continue correzioni come abbiamo visto nella prima parte dell’articolo. Le discussioni sui vaccini stanno facendo solo venire fuori ciò che già da tempo caratterizzava la difficile ma necessaria coesistenza di diverse interpretazioni, opinioni e pratiche mediche professionali. Dopo le numerose radiazioni di dottori e dottoresse colpevoli di aver posto dubbi sulle vaccinazioni a tappeto, senza alcuna denuncia o errore a carico, e spesso con i figli vaccinati, il clima è cambiato. Ora si ha paura a parlare, perché il rischio è quello di non poter più lavorare se radiati dall’Ordine dei Medici.  Questa è forse la cosa che più delinea lo stato di incapacità al confronto, l’uso della censura e la diffusione dell’autocensura. Chi si sente al sicuro essendo stata zittita una parte dei medici? 

L’autoritarismo, anche in nome della scienza, ha molte forme e rivela la perdita di autorevolezza di un intero sistema.

La preoccupazione ed il dubbio sono sempre leciti in quanto attivano i processi democratici utili ad una società moderna. Poterli esprimere serve a mantenere solida una delle più grandi conquiste nel campo dei diritti umani: il consenso informato, non cancellato dall’obbligo vaccinale. Esso gioca un ruolo strategico anche come strumento per il progresso e l’efficacia della medicina.  La pratica vaccinale è considerata utile dalla stragrande maggioranza dei medici e dei cittadini ma deve poter essere attuata nel miglior modo possibile quindi nella continua ricerca di una maggiore efficacia e sicurezza. Serve più cautela e temperanza nei toni, maggior impegno nell’acquisire nuovi strumenti di dialogo e più trasparenza.

Fonti
1 https://drive.google.com/file/d/1w_Vb61WViASp_X9VqOasOatBcsGEhygd/view
2 https://www.informazionelibera.org/cronaca-sanitaria/vaccini-contaminati-e-boom-mediatico-e-ci-sono-indagini-penali-in-corso.html
3 https://sipnei.it/news-scientifiche/la-posizione-della-sipnei-sulla-legge-sui-vaccini-sul-dibattito-ancora-corso/
4 https://www.sostenibilitaesalute.org/vaccini-una-discussione-oltre-le-ideologie-la-posizione-della-rete-sostenibilita-e-salute/
5 https://www.bmj.com/content/360/bmj.k1378/rr-0
6 https://www.youtube.com/watch?v=PVrPQaX913E
7 https://www.bmj.com/content/360/bmj.k1378.full
8 https://portale.fnomceo.it/wp-content/uploads/import/201801/156001_documento_sui_vaccini_fnomceo_8_luglio_2016-1.pdf
9 http://www.informasalus.it/it/articoli/vaccinazioni_lettera_presidente_sanita.php
10 https://www.youtube.com/watch?v=V3h_G6BN9PM
11 http://www.onb.it/2018/12/02/la-vittoria-di-kennedy-contro-lhhs/
12 http://www.condav.it/document/Homepage/Lettera%20aperta%20Ministro%20Grillo%2009.09.18.pdf
13 https://www.wired.it/scienza/medicina/2019/01/15/comunicazione-scienza-burioni/?fbclid=IwAR3E8A1K5rYKE8jJWxcJTqFrqnaTjkk2UfHt-g4tG-XS4YpZ_wTsnQEf5yo
14 https://www.wired.it/scienza/medicina/2019/01/14/critici-burioni-comunicazione-scientifica/?refresh_ce=
15 https://www.corvelva.it/it/
16  https://www.fimp.pro/images/vaccini.pdf
17 https://www.researchgate.net/profile/Paolo_Bellavite/publication/317505452_SCIENZA_E_VACCINAZIONI_Plausibilita_evidenze_deontologia/links/596e3521aca272d552fe34a1/SCIENZA-E-VACCINAZIONI-Plausibilita-evidenze-deontologia.pdf
18 https://www.scientificamerican.com/article/how-the-fda-manipulates-the-media/
19 http://www.onb.it/2019/02/28/danni-da-vaccino-tar-intima-ministero-a-risarcire-mezzo-milione-di-euro/
20 http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/responsabilita/2017-10-16/vaccinazioni-obbligatorie-e-soggetti-danneggiati-141140.php?refresh_ce=1
21 https://www.onb.it/2019/01/08/ecco-lo-studio-segreto-sui-vaccini/
22 https://www.youtube.com/watch?v=qCkOyJphN3I&feature=push-lsb&attr_tag=p482NKpCAqUnb8Cv%3A6
23 https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/27/cina-vaccini-senza-controlli-lultimo-caso-dosi-scadute-a-145-bambini-verificato-solo-il-5-dei-campioni/4927619/
24 http://blog.ilgiornale.it/locati/2017/02/11/vaccini-sporchi-minacce-ai-ricercatori-2/
25 https://infosannio.wordpress.com/2019/01/15/limmunologa-maria-luisa-villa-fa-a-pezzi-la-retorica-del-castigatore-di-somari-di-burioni/?fbclid=IwAR0TVk1JKAXHELqflpLxhVy1G_s6s_D-8I7Lm2Wvs9jldQNkwkuof0UAvjE
26 https://www.bmj.com/content/bmj/suppl/2017/03/22/bmj.j661.DC1/translation_italian_peter_doshi.pdf
27 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4466342/
28 https://medcraveonline.com/IJVV/IJVV-04-00072.pdf

Tratto : http://www.italiachecambia.org/2019/04/vaccini-questioni-aperte-2-rapporto-scienza-politica-informazione/

Vaccini, le questioni aperte #1 – I dati e la sicurezza

Ridotto ad uno scontro tra favorevoli e contrari, anche il tema vaccini continua ad essere affrontato dalla maggior parte dei media mainstream con un approccio che non tiene conto della sua complessità. Pur riconoscendo l’efficacia delle vaccinazioni, la titubanza vaccinale, a livello globale, è un dato di fatto che non può essere ignorato e che sembra derivare da una serie di questioni tuttora aperte. In questo articolo, il primo di un approfondimento in tre parti, proviamo a costruire un racconto diverso sulle politiche vaccinali. In occasione dell’iter di discussione del DDL 770/2018 del M5S e Lega, detto dell’obbligo flessibile, che andrà a sostituire la legge 119/2017 Lorenzin, si sono svolte in Commissione Igiene e Sanità le audizioni informali. Iniziative di organi istituzionali e della società civile stanno facendo emergere un quadro più complesso di quello che i media mainstream raccontano quotidianamente. Vediamo dunque il contesto nazionale e internazionale che ha portato all’attuale sistema di profilassi vaccinale.

PIANI VACCINALI: COME SI PRENDONO LE DECISIONI?

L’avv. Mirella Manera, giurista dell’associazione Attuare la Costituzione nell’audizione al Senato, spiega (1) come nasce e in che contesto si è formato il Piano Globale Vaccini che ha visto l’Italia capofila mondiale: “Tutti i programmi vaccinali dell’OMS sono finanziati per lo più con fondi privati, versati non solo da società farmaceutiche, ma anche dalla Melinda e Bill Gates Foundation e da Gavi Alliance (alleanza mondiale per la vaccinazione), sempre creata dalla Melinda e Bill Gates Foundation. I fondi sono vincolati a specifici progetti selezionati dai donatori, non stanziati sulla base della pianificazione né sulle esigenze prioritarie dell’agenda internazionale della salute a cui va solo il 7% dei finanziamenti. L’Italia si è impegnata a versare 499 milioni di euro in 20 anni per finanziare programmi vaccinali nel mondo e in cambio riceve bond vaccinali (2). Conclude la penalista milanese: “Bisognerebbe compiere una valutazione sul valore scientifico delle raccomandazioni che provengono da questo organismo e valutarle considerando le reali condizioni epidemiologiche del paese”.

Quindi emerge un piano vaccinale globale non sulla base di possibili epidemie ma come modello di prevenzione dalle malattie in generale. Si è scelto, cioè, di promuovere la salute attraverso questa tecnologia indipendentemente dai concreti rischi epidemici e quindi dalle valutazioni rischio/beneficio. Si delinea anche come le traiettorie dell’OMS in tema vaccinale globale siano guidate da fondi privati e assorbiti dai vari Stati non omogeneamente.

LA SICUREZZA DEI VACCINI E I DATI SUGLI EVENTI AVVERSI

Sentiamo ripetere che i vaccini sono innocui perché usati da anni su milioni di persone, che gli eventi avversi sono rarissimi e che la scienza o la consuetudine di più di 200 anni di utilizzo ne conferma efficacia e sicurezza definendo inutili ulteriori indagini. Ma i dati dicono altro. La produzione scientifica e la comunità scientifica mostrano infatti un quadro tutt’altro che omogeneo e trasparente (33).

Proprio l’anno scorso si è dimesso metà del gruppo direttivo del più importante organismo mondiale indipendente di revisione sistematica e rigorosa degli studi scientifici, Cochrane, dopo l’espulsione di Peter Gøtzsche direttore del Nordic Cochrane Centre e co-fondatore della Cochrane Collaboration perché denunciava troppe commistioni economiche nelle revisioni di studi sul vaccino dell’HPV (Papilloma Virus) (3, 4, 30, 32).

A livello internazionale il problema della trasparenza delle metodologie nella produzione di letteratura scientifica è sempre più sentito. Una delle più autorevoli riviste scientifiche indicizzate, il BMJ (British Medical Journal), ha aperto una campagna per valutare la reale efficacia della ricerca scientifica in ambito medico poiché i danni della “troppa medicina” sono insostenibili. “Gli effetti nocivi di pratiche mediche e farmacologiche stanno facendo perdere la credibilità della famosa Medicina Basata sulle Evidenze (EBM): adozioni acritiche degli screening, credenze cliniche radicate, eccessiva medicalizzazione”. (9) Ancora, sempre sul BMJ: “La EBM non preserva la salute ma è utilizzata dalle industrie per legittimare o meno le scelte dei medici influenzando negativamente la capacità di discrezione e giudizio” (10).

Nature pubblica un dato allarmante: il 70% dei ricercatori non è riuscito a riprodurre gli esperimenti pubblicati con metodo peer review (11), cioè il 70% della letteratura scientifica indicizzata non supera la prova di validazione. Sempre su Nature si parla di “frode sistematica” nella letteratura scientifica. (22) Ma come? Tutto il metodo scientifico è basato sulla riproducibilità o confutazione dei dati! Ecco come la scienza cerca di correggere se stessa, di migliorare, di superare se stessa, aprendo dubbi e facendo verifiche.

Il Dr. Jacob Puliyel, pediatra indiano esperto di campagne vaccinali con molte pubblicazioni sull’argomento, spiega le conseguenze delle ultime modifiche delle linee guida OMS sulla valutazione per la classificazione delle reazione avverse, al convegno organizzato dall’Ordine Nazionale dei Biologi sulla sicurezza vaccinale (8). Nella scala di valutazione per l’attribuzione della correlazione tra eventi avversi e somministrazione del vaccino sono stati eliminati gli step di “possibile” e “probabile correlazione” mantenendo solo quelli di correlabile, non correlabile o indeterminato. Di fatto è più difficile raccogliere e poter studiare gli eventi avversi dove c’è una forte correlazione statistica, ma servirebbero altri dati per valutare con maggiore certezza la causa-effetto. Negli USA dove c’è il più alto tasso di vaccinazione (già nel 2017 si usano 53 vaccini compresi i multipli, in 72 dosi), il CDC e l’FDA, i principali organi istituzionali sanitari, monitorano gli eventi avversi correlati ai vaccini attraverso i dati VAERS. In una grande raccolta dati in 20 anni su più di 38.000 segnalazioni di neonati ospedalizzati o morti, i risultati mostrano una evidente correlazione positiva tra il numero di dosi di vaccino somministrati e la percentuale di ospedalizzazioni e decessi. Inoltre, i bambini più piccoli, inferiori a 5 mesi di età, sono risultati significativamente più danneggiati rispetto ai bambini più grandi dopo aver ricevuto i vaccini. Nelle conclusioni: “Si ritiene urgente attivare programmi per migliorare la sicurezza” (6). 
Lo stesso CDC americano dichiara che i sistemi di sorveglianza passiva sono sottostimati ed è impossibile, per come vengono raccolti i dati, determinare associazioni causali tra vaccini ed eventi avversi. (16, 17) Quindi il Dipartimento di Salute e Servizi Umani (HHS) ha commissionato alla Harvard Pilgrim Healthcare Inc. un programma digitalizzato di vaccino-vigilanza attivo che ha stimato i report di eventi avversi dei VAERS americani inferiori all’1% dei dati reali, cioè i dati segnalati spontaneamente sarebbero l’1% di quelli reali (31).  

Ma in Italia quali sono le evidenze di sicurezza dei vaccini e il controllo post-marketing degli eventi avversi?

I DATI SUI DANNI DA VACCINO IN ITALIA

L’argomento è spinoso, i danni da vaccino sono l’argomento tabù del mainstream. Mensilmente vengono riconosciuti e risarciti dal ministero famiglie per esiti gravi o decessi in seguito alla vaccinazione, ma quasi nessuno li considera, anzi i danneggiati da vaccino, solo per la loro esistenza, sono colpevolmente e vergognosamente ignorati se non negati dai media.(28) Anche quando il danno si verifica nelle ore successive alla vaccinazione, le famiglie non solo devono far fronte ad un evento che tocca la cosa più preziosa che hanno, ma devono anche, di tasca loro, fare causa allo Stato e dimostrare il nesso causale con la vaccinazione: danneggiati dalla medicina, dalla società e dalla legge. È questo lo stato dei diritti che vogliamo?

La raccolta dati della vaccino-vigilanza, solo per gli eventi avversi a breve termine, avviene su base spontanea quindi le segnalazioni sono molto sottostimate rispetto ai dati reali, peraltro assai disomogenei nel territorio nazionale.(29) Questo è dovuto sia alla disabitudine dei cittadini e delle strutture sanitarie alle segnalazioni e sia alla difficoltà di leggere i dati in chiave di correlazione statistica e di causa-effetto. Si è svolto un progetto pilota sperimentale condotto su una piccola popolazione della Puglia, di farmacovigilanza attiva, cioè per chiamata diretta post vaccino, sul solo MPVR (morbillo, parotite, varicella, rosolia), nella somministrazione singola e associato ad altri vaccini. Gli eventi avversi gravi definiti sicuramente correlabili alla vaccinazione, tutti risolti positivamente nel tempo, hanno manifestato una differenza enorme tra la somministrazione singola (10.2%) e quella associata alle altre (89,8%) (5). In altre parole, i vaccini singoli sono risultati nettamente più sicuri rispetto a quelli multipli. In molti studi scientifici sulla sicurezza vaccinale prevale la richiesta da parte dei ricercatori di un maggior approfondimento per l’urgenza che spesso emerge dai dati epidemiologici. Ad esempio l’Istituto Superiore di Sanità nel 2013 ha pubblicato uno studio (7, 18, 24), ma solo ora alla ribalta, sulla ADEM (encefalite, mielite ed encefalomielite acuta disseminata) associata alla somministrazione dei vaccini detta comunemente encefalite post-vaccinica (25).

L’autore dello studio è il dott. Paolo Pellegrino dell’Unità di Farmacologia clinica dell’Azienda Ospedaliera Luigi Sacco (Università di Milano): “A differenza degli studi precedenti riguardanti i casi di ADEM post infettiva, abbiamo osservato che questa patologia può riguardare ogni età. Abbiamo osservato che il vaccino anti-influenzale e quello anti-HPV (Papilloma virus) sono quelli più comunemente associati a questa reazione avversa e i dati sono sottostimati (“under-reporting”) a causa di una riduzione dell’interesse per questo evento avverso”. Quindi non interessa? Che programma d’indagine si è attivato? Sembra nessuno.

Nel 2018 è stato pubblicato lo studio Signum, condotto per indagare sull’alta percentuale di morti e insorgenza di patologie gravi su circa 4000 militari, in missione nelle zone di guerra. Quanto emerso è che non solo l’uranio impoverito ma la pratica vaccinale aveva concorso alla manifestazione di gravi patologie autoimmuni, quali tiroidite, sclerosi multipla, eritema nodoso, lupus, artrite reumatoide, diabete e, secondo alcuni studi, leucemie e linfomi. La Commissione Parlamentare, incaricata dello studio, specifica che l’accumulo di sostanze tossiche nei vaccini combinati, come adiuvanti e conservanti e contaminanti biologici, e l’assenza di visite pre-vaccinali rendevano la pratica vaccinale corrente pericolosa vista anche la mancanza di studi scientifici sulla salute a lungo termine e in generale sulle vaccinazioni multiple (26 -27). 

Molti degli studi clinici ed epidemiologici internazionali sostengono per lo più l’urgenza di ulteriori indagini poiché dove non c’è certezza di correlazione ci può essere forte evidenza statistica e troppo poche prove di sicurezza. (12-13-14-15 -19-20-21-34 ) Si ritiene che siano necessarie visite pre-vacciniche per conoscere i polimorfismi, test sierologici e lo stato del sistema immunitario che potrebbero ridurre il rischio degli eventi avversi. Stiamo facendo il massimo per ridurre i rischi?

La cosa certa è che il dibattito è aperto in tutto il mondo, gli studi indicano difficoltà di letture epidemiologiche per troppe variabili. Studi pre-clinici e post-marketing sulle vaccinazioni multiple non ci sono; ogni stato agisce come crede.
Ma il tema vaccinale è da inserirsi in un contesto più ampio di quello italiano e in un quadro sanitario e culturale più complesso. Coesistono in ambito scientifico e medico diverse visioni e una pluralità sfaccettata di approcci alla salute. Quindi anche la titubanza vaccinale, osservata in tutto il mondo, è da leggere come conseguenza di un preciso contesto farmaco-economico, di una perdita di autorevolezza delle istituzioni sanitarie nazionali e internazionali, di una farmacovigilanza per lo più incontrollata (29) e di una visione della salute basata su una medicina di massa e non personalizzata che le istituzioni sanitarie stesse, in altri settori della sanità pubblica, sta cercando di superare. Nella seconda e terza parte di questo articolo accenneremo al contesto culturale, mediatico e poi a quello più strettamente medico per restituire la complessità che l’argomento richiede. È ormai evidente, infatti, che banalizzare l’argomento porta ad una guerra civile e impedisce di porre l’accento sulle questioni importanti, come la possibilità di intraprendere tutte le azioni possibili a rendere la pratica vaccinale maggiormente sicura.

Fonti
 
1 https://www.facebook.com/PolloniRino/videos/231941244393963/
 
2 http://www.saluteinternazionale.info/2017/03/lincerto-futuro-delloms/

3 https://www.lettera43.it/it/articoli/scienza-e-tech/2018/11/03/cochrane-peter-gotzsche-ricerca-vaccini/224990/ 
4 https://www.scienzainrete.it/articolo/vaccino-hpv-versione-di-jefferson/luca-carra/2018-09-24

5 https://www.sanita.puglia.it/documents/36126/4921952/Sorveglianza+degli+eventi+avversi+a+vaccino+in+Puglia+Report+2013-2017/9db6decb-5aaf-426f-b8fe-c9474e9e8468
6 https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0960327112440111
7  https://www.epicentro.iss.it/farmaci/pdf/FEP%202013/Pellegrino.pdf
8  http://www.onb.it/2019/01/28/video-vaccinare-in-sicurezza-intervento-di-jacob-puliyel-25-gennaio-2019/
9 https://www.bmj.com/content/362/bmj.k2799.full?ijkey=PeMeQDKT6KUKXYH&keytype=ref&int_source=trendmd&int_medium=trendmd&int_campaign=trendmd
10 https://www.bmj.com/content/348/bmj.g22
11 https://www.nature.com/news/1-500-scientists-lift-the-lid-on-reproducibility-1.19970
12 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=2005+164(2)%3A61-9+european+journal+of+pediatrics
13 http://autoimmunityreactions.org/
14 http://autoimmunityreactions.org/tag/vaers/
15 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3170075/
16 https://www.congress.gov/106/crpt/hrpt977/CRPT-106hrpt977.pdf
17 https://healthit.ahrq.gov/ahrq-funded-projects/electronic-support-public-health-vaccine-adverse-event-reporting-system
18 http://www.assis.it/adem-vaccinazioni/
19 https://link.springer.com/article/10.1007/s00431-004-1594-7
20 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK206938/
21 http://www.jpands.org/vol23no4/hooker.pdf
22 https://www.nature.com/articles/d41586-019-00439-9
23 https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/0960327111407644
24  https://www.onb.it/2019/01/08/ecco-lo-studio-segreto-sui-vaccini/
25 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10589903
26 https://www.analisidifesa.it/2017/09/in-principio-era-luranio-impoveritopoi-i-vaccini/

27 http://ivancatalanodep.blogspot.com/2018/02/relazione-finale-commissione-uranio-e.html
28 http://www.condav.it/document/Homepage/Lettera%20aperta%20Ministro%20Grillo%2009.09.18.pdf
29 https://www.informazionelibera.org/il-blog-di-gioia-locati/eventi-avversi-e-vaccini-ora-si-riconosce-la-correlazione-causale.html
30 https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/09/22/cochrane-terremoto/
31 https://healthit.ahrq.gov/ahrq-funded-projects/electronic-support-public-health-vaccine-adverse-event-reporting-system
 32 https://www.sostenibilitaesalute.org/la-posizione-della-rete-sostenibilita-e-salute-sulla-gravissima-crisi-della-cochrane/
33 https://www.bmj.com/content/bmj/suppl/2017/03/22/bmj.j661.DC1/translation_italian_peter_doshi.pdf
34 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4466342/
 

Tratto: http://www.italiachecambia.org/2019/03/vaccini-questioni-aperte-1-dati-sicurezza/

La plastica minaccia la salute umana

Non sono solo gli oceani e gli animali marini a soffrire: la plastica comporta evidenti rischi per la salute umana e per questo è necessario ed urgente adottare il principio di precauzione e a iniziare ad eliminare definitivamente questo materiale, a partire dall’usa e getta. Un rapporto diffuso nelle ultime ore dal Center for International Environmental Law (CIEL) evidenzia l’urgenza di adottare il principio di precauzione per proteggere l’umanità dall’inquinamento della plastica. Valutate tutte le fasi del ciclo produttivo e di vita di questo materiale, il report infatti rileva evidenti rischi per la salute umana. 

Nel dettaglio, il rapporto del CIEL evidenzia come: 

– le materie plastiche presentano differenti rischi per la salute umana in ogni fase del loro ciclo di vita: dalle sostanze chimiche pericolose rilasciate durante l’estrazione del petrolio e la produzione delle materie prime, all’esposizione agli additivi chimici rilasciati durante l’utilizzo delle materie plastiche, per terminare con l’inquinamento dell’ambiente e del cibo che può derivare dal rilascio di plastica nell’ambiente; 

– le microplastiche, come frammenti e fibre, a causa delle loro piccole dimensioni possono entrare nel corpo umano attraverso il contatto, l’ingestione o l’inalazione, penetrare nei tessuti e nelle cellule generando impatti sull’uomo, anche a causa del rilascio di sostanze chimiche pericolose; 

– incertezze e lacune conoscitive non consentono di avere un quadro dettagliato circa gli impatti sulla salute umana e impediscono a consumatori, comunità e istituzioni di prendere decisioni consapevoli su questo materiale.

Commentando quanto emerge dal report di CIEL, Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, dichiara: “I rischi per la salute derivanti dall’inquinamento da plastica sono stati ignorati per troppo tempo, un atteggiamento che va contro le regole basilari della prevenzione che dovrebbero guidare le scelte istituzionali e delle multinazionali e venire prima dei profitti. Imprese e istituzioni hanno scelto invece di mantenere lo status quo. Non sono solo gli oceani e gli animali marini a soffrire le conseguenze della dipendenza dalla plastica della nostra società, siamo tutti noi a subirne gli effetti. Nonostante ci sia ancora molto da chiarire su tutti i possibili impatti generati dalla plastica sulla salute umana, i rischi sono evidenti. Le conoscenze attuali impongono di applicare concretamente il principio di precauzione e iniziare a eliminare definitivamente la plastica, a partire dall’usa e getta”. 

“Il ricorso a questo materiale, oltre a devastare il Pianeta, continua a mantenerci dipendenti dai combustibili fossili, contribuendo ai cambiamenti climatici”, continua Ungherese. “Non ci sono motivi per continuare a mettere a rischio la salute umana in nome della presunta convenienza della plastica. Da mesi chiediamo alle grandi multinazionali, responsabili della commercializzazione dei più grandi volumi di plastica usa e getta, di assumersi le proprie responsabilità riducendo drasticamente la produzione di plastica monouso”, conclude.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/02/plastica-minaccia-salute-umana/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

L’amianto toglie ancora il respiro (parte prima)

Tremila morti all’anno solo in Italia, più di 30milioni di tonnellate ancora da bonificare, 370mila edifici contaminati, fra cui moltissime scuole. L’emergenza amianto non è affatto un problema del passato. Abbiamo intervistato Maura Crudeli, presidente AIEA (Associazione Italiana Esposti Amianto), che denuncia come colossi industriali quali Cina, India e Russia non abbiano proibito l’uso di questo agente tossico e che l’amministrazione Trump lo abbia reintrodotto nell’edilizia degli USA.

“Fra i 3 e i 4mila morti ogni anno solo in Italia, quasi 15mila in Europa e più di 100mila nel mondo. Se qualcuno pensa che l’emergenza amianto sia un problema del passato è smentito dai numeri del RENAM-Registro Nazionale dei Mesoteliomi, dell’ISS-Istituto Superiore della Sanità e dai dossier di Legambiente”. Ce lo ha detto Maura Crudeli, presidente dell’AIEA-Associazione Italiana Esposti Amianto – una delle associazioni che compongono il neonato Coordinamento Nazionale Amianto e facente parte della rete internazionale Ban Asbestos  – tutte impegnate nella sensibilizzazione verso il problema, nella pressione alle istituzioni e nel supporto alle vittime e ai loro parenti.

Maura è una friulana trapiantata a Roma, dove è diventata una conosciuta organizzatrice di eventi e una filmaker. Fra i suoi lavori, vanno citati il documentario “Attenti al treno”, sul reparto di coibentazione della FIAT Ferroviaria di Savignano, un posto di lavoro ambitissimo fino a qualche decennio fa, che gli operai svolgevano immersi in una fitta nebbia polverosa… d’amianto; “I Vajont”, altro documentario, stavolta a episodi, su alcune fra le più eclatanti tragedie provocate dall’avidità, dalla sete di potere e dall’indifferenza dell’uomo, inclusa quella di Broni, sede di uno stabilimento della Fibronit, una tra le più grandi aziende produttrici di cemento amianto in Italia; infine, l’ultimo spot di AIEA ONLUS  volto a mantenere alta l’attenzione sul tema, dal titolo estremamente efficace: l’amianto ti toglie il respiro. Come sottolinea lei stessa nella nostra intervista video, la lotta all’amianto (detto anche asbesto) e il sostegno alle sue vittime è diventata una delle missioni nella sua vita dal 2010, ossia da quando  suo padre Mauro, coibentatore all’interno dei cantieri navali di Fincantieri, è morto a causa di un mesotelioma, un tumore raro associato all’esposizione all’amianto. 

A 30 anni esatti dalla sua fondazione, AIEA – una Onlus senza fini di lucro – continua a battersi a livello globale per l’abolizione dell’amianto in ogni forma diversa dallo stato di minerale in cui si trova in natura (l’unico stato nel quale non è nocivo per la salute). In accordo con quanto afferma l’OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità, l’AIEA sostiene che, “secondo gli attuali livelli di conoscenza scientifica sui danni causati alla salute dall’inalazione di fibre di amianto, non esiste alcun livello minimo di soglia al di sotto del quale vi sia sicurezza, per cui la massima concentrazione accettabile di fibre non può che essere zero”.

Nata dal movimento di lotta per la salute Medicina Democratica, l’AIEA è stata fondata nel 1989 a Casale Monferrato, sede della celebre fabbrica di fibrocemento Eternit. Tre anni dopo la sua costituzione fu approvata, dopo una lunga e difficile gestazione, la legge 257/1992, ovvero “Norme per la cessazione dell’impiego dell’amianto”. Una vera e propria legge-svolta, alla quale ha contribuito in misura determinante proprio la grande mobilitazione sociale dovuta all’attività delle associazioni degli esposti, delle associazioni ambientaliste e di quelle sindacali. Nella legge si stabilisce che, in Italia, “sono vietate l’estrazione, l’importazione, l’esposizione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto”.

Tuttavia, nonostante l’approvazione della legge e la capillarità della successiva azione di bonifica nelle cave e nei siti industriali nei quali in passato sono state realizzate le lavorazioni, resta ancora molto da fare. In Italia, per esempio, dove non tutte le regioni hanno applicato i piani regionali per l’amianto e provveduto alla mappatura prevista dalla legge 257/92, si stima vi siano ancora fra le 33 e le 39 milioni di tonnellate della fibra killer ancora da bonificare, fra cui quasi 58 milioni di metri quadri di coperture in cemento amianto. Sconcertante il dato riguardante il censimento degli edifici nel nostro paese, che rivela come, dei circa 370mila edifici contenenti amianto presenti oggi sul nostro territorio, più di 50mila siano pubblici e di questi molte siano scuole. Secondo Censis e Legambiente, infatti, il 10% delle scuole italiane presenta ancora strutture in amianto.  

Come se non bastasse, il dato internazionale è ancora più preoccupante. Se nel corso degli ultimi due decenni in tutta Europa l’amianto è stato proibito – sia in fase di estrazione che in fase di produzione e commercializzazione – la stessa cosa non si può dire del resto del mondo. Al momento sono difatti solo 53 (su un totale di 196) i paesi del mondo che ne hanno proibito l’estrazione e l’utilizzo. In tutti gli altri, inclusi colossi industriali come Cina, India e Russia, questo materiale è ancora utilizzabile, a volte in tutte delle sue molteplici forme, a volte solo in alcune. Come nel caso degli USA, nei quali l’amministrazione Trump, nell’estate 2018, è tornata sui passi tracciati dai governi precedenti reintroducendo l’uso dell’amianto nell’edilizia (da cui era stato bandito nel 1989). Insomma, la parola d’ordine è, ora come prima, vietato abbassare la guardia!

Continua…

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/01/amianto-toglie-ancora-respiro-parte-prima/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Cesare Grandi: Lo Chef che a Torino offre biodiversità e cultura gastronomica

La storia di un cuoco rinomato che sceglie di proteggere antichi sapori, biodiversità e salute. Promuovendo il consumo critico, avvicina i clienti e i bambini alle conoscenze antiche e alle potenzialità che la cultura gastronomica italiana non ha ancora espresso. Una storia di autonomia, sapore e creatività.

Cesare Grandi è un rinomato chef di Torino che propone una cultura gastronomica ricca di conoscenze diverse.
Cresciuto in una famiglia di medici illuminati, oncologi, immunologi esperti di fitoterapia e nutrizione, pensò di voler proseguire la sua attitudine familiare alla salute iscrivendosi alla facoltà di medicina. Scoprì soltanto in seguito di voler impiegare queste conoscenze, ricevute per “induzione” familiare, unendo la forte attenzione al tema della prevenzione delle malattie con la ricerca del gusto e dei sapori. Quindi diventa Chef e approfondisce i molteplici aspetti legati alla produzione e preparazione del cibo, insieme a quelli connessi alla cultura dei territori e all’impatto sull’ambiente. Ora Cesare è un cuoco rinomato ed il suo ristorante, La Limonaia Food as Culture, è considerato anche un punto di riferimento in cui vengono offerti cibo locale, genuino e legato ai saperi tradizionali, rielaborato con creatività e voglia di promuovere salute e ambiente.

Ho scelto di essere “piccolo“, autonomo, per poter garantire cibo artigianale distanziandomi dalla ristorazione dei grandi numeri, dei grandi spazi, dei marchi famosi e degli alimenti più industriali. Scelgo i miei fornitori, produttori, allevatori per poter differenziare l’offerta culinaria e promuovere chi protegge il territorio, chi usa metodi naturali”.

Le tradizioni culinarie delle diverse zone d’Italia, dal mare agli Appennini, dalle campagne alle Alpi, sono il nostro vero patrimonio, la nostra ricchezza e ce la riconoscono in tutto il mondo. Diffondere una cultura gastronomica varia e che racconti la biodiversità dei luoghi aiuta a creare identità e ricchezza del territorio, aiuta a custodire gli antichi saperi.”

Cesare investe molte energie nel diffondere conoscenze che integra tra quelle provenienti dai suoi studi gastronomici, dei saperi tradizionali locali e dall’imprinting familiare.  

“Il rapporto con i piccoli produttori mi spinge a far conoscere ai clienti la stagionalità dei prodotti, le scelte etiche della filiera, le storie della natura e di come anche oggi si possa scegliere la qualità alla quantità. Ad esempio, nei miei piatti, utilizzo piante e fiori spontanei potendo spiegare sia i loro effetti sull’organismo, sia l’apporto del metodo di preparazione che ho scelto: il sapore è il risultato che mi piace condividere.”

Da 4-5 anni Cesare ha attivato un progetto per i più piccoli, delle scuole elementari e medie: Assaggi.
“L’intento è accorciare la distanza dei bambini dalle materie prime che consumano. Anche se sui mass-media si parla moltissimo di cucina, le persone, e quindi anche i bambini hanno una conoscenza superficiale e spesso falsata degli alimenti ed un rapporto con l’alimentazione meno “nutriente” di quello che dovrebbe essere. Insegno il consumo critico giocando, una parte teorica e una sensoriale, attraverso fiabe ed esperienze dirette. Ad esempio in una classe c’era un bambino non vedente allora ho fatto bendare tutti i partecipanti e abbiamo lavorato sugli altri sensi, odorando, toccando e assaggiando. Mangiare è anche scoprire. Per raccogliere l’esperienza del progetto “Assaggi” è in lavorazione un libro sull’educazione alimentare nei bambini. Uno dei miei obiettivi è quello di collaborare con le mense scolastiche ma è veramente difficile, un po’ per i cavilli burocratici e un po’ perché cambiare abitudini in termini di qualità della conservazione, della gestione degli sprechi, delle trasformazione utili e pregiate delle rimanenze è faticoso. Ma la ristorazione nelle scuole potrebbe essere una vera opportunità di crescita sociale ed economica. L’Italia ha enormi potenzialità”.

Tra le altre cose Cesare produce grissini artigianali prodotti con il lievito madre della Limonaia che saranno messi in commercio con il packaging realizzato da Luciana Delle Donne di Made in Carcere.  Inoltre, in occasione dell’evento “La Joie de vivre” di Micol Ferrara, Cesare presenterà un nuovo menu dedicato alla Sicilia e annuncerà una serie di eventi che vedranno la collaborazione tra Cesare e Made in Carcere.

Lontano dalle massificazioni del gusto e dei circuiti economici della ristorazione dei grandi investimenti, Cesare unisce le sue passioni alle scelte etiche personali: attenzione, cura, pazienza e rispetto per poter vivere della propria creatività, offrendo sapori unici e cultura.

Foto copertina
Didascalia: Cesare Grandi
Autore: La Limonaia – Food as Culture
Licenza: La Limonaia – Food as Culture

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/cesare-grandi-chef-torino-offre-biodiversita-cultura-gastronomica/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

I cibi fermentati di Carlo Nesler: la rinascita di una pratica antica

La CibOfficina Microbiotica è la sede dell’attività di Carlo Nesler, uno dei maggiori esperti in Italia sui cibi fermentati. Lo abbiamo incontrato a Viterbo e ci ha parlato della sua storia, dell’attività della CibOfficina e della filiera legata alle materie prime selezionate, oltre che alla sua attività di formatore che lo porta a lavorare a stretto contatto con molti importanti chef. Con un occhio di riguardo anche alla salute. Capita anche a voi di sorridere di fronte ai nostri sogni infantili riguardo il lavoro? In tanti abbiamo desiderato ad occhi aperti di fare l’astronauta, immersi nello spazio a capo di una missione eroica, alla scoperta di nuovi pianeti. Tornando sul pianeta Terra, con i piedi ben piantati, ci ritroviamo a fare i conti con la realtà e a svolgere lavori ben diversi da quelli immaginati. Non è però il caso di Carlo Nesler e della sua Cibofficina Microbiotica: lo incontriamo nella cucina del suo casale in campagna, a Castel d’Asso alle porte di Viterbo, impegnatissimo nella trasformazione di alcuni legumi in cibi fermentati. Non poteva esserci legame migliore tra essere umano e fermento: mentre lo intervistiamo è sempre in movimento e, prima di premere il tasto “rec.” sulla videocamera, ci racconta delle sue numerose esperienze nel teatro, nell’edilizia, nella ristorazione, nella traduzione, nella falegnameria, nell’insegnamento e nella formazione.

“Io sono un autodidatta e ho iniziato a fermentare fin dall’adolescenza, quando ho scoperto il mondo delle bevande alcoliche. Con il passare degli anni la mia curiosità è cresciuta – ci racconta Carlo – e dopo aver imparato a fare la birra, il vino e dei distillati sono passato a sperimentare la fermentazione con i primi cibi, come yogurt e crauti.” 

L’incontro con la Permacultura e Saviana Parodi toglie poi a Carlo ogni dubbio sul fatto che la fermentazione sarà il fulcro della sua vita: “Nel corso degli anni ho sperimentato questa attività a livello privato, finché ad un certo punto ho fatto un corso di Permacultura con Saviana dove, tra le tante cose, si parlava di cibi fermentati: questo è stato uno stimolo ad approfondire ancora di più, fino ad arrivare a fare formazione costante anche ad alti livelli. Ed alla CibOfficina, dove sono andato oltre ai cibi tradizionali fermentati”. 

La CibOfficina Microbiotica

La CibOfficina Microbiotica è l’azienda agricola di Carlo Nesler e produce cibi trasformati attraverso la fermentazione. I cibi fermentati prodotti sono, tra gli altri, miso, shoyu, kimchi, crauti di rapa e di cavolo cappuccio e vari tipi di verdure, ma c’è anche la kombucha, una specie di tè dolce (che assaggiamo e gradiamo). I prodotti fermentati non sono pastorizzati, mantengono intatte le proprietà organolettiche ed allo stesso tempo non hanno bisogno di un consumo veloce perché stabilizzati. Oltre ad essere un luogo di sperimentazione culinaria, la CibOfficina è un luogo di incontro, scambi e soprattutto di formazione per chi vuole cimentarsi nel mondo della fermentazione.

Carlo, bolzanino di origine, non ha scelto a caso Viterbo nel 2016 per aprire la sua attività, perché la provenienza e la qualità delle materie prime che utilizza sono di fondamentale importanza nel suo lavoro: “Ho deciso di venire in Tuscia perché cercavo un ambiente socio-agricolo funzionante. Le prime volte che sono venuto qua, ho notato che molti giovani e meno giovani stavano cercando di fare agricoltura in un modo nuovo, più rispettosa dei principi organico-rigenerativi. Per me una cosa fondamentale è che ciascuno di noi riacquisti il contatto diretto con chi produce il cibo, rispettando parametri ben precisi”. In base a ciò Nesler ha creato una rete di una decina di produttori che coltivano con metodi naturali le materie prime, come vari tipi di legumi, farro, orzo e alcune varietà di grani antichi, creando una filiera corta che cerca di coinvolgere anche i suoi acquirenti. “È in questo modo che riusciamo a dare un servizio vero al cittadino, perché con i produttori ci controlliamo a vicenda e contribuisco, con la mia attività, a far conoscere l’agricoltura di qualità tra gli abitanti di questo territorio e anche oltre”. I prodotti della CibOfficina Microbiotica si possono trovare e ordinare direttamente sul sito internet, ma ci sono anche alcuni punti vendita che li commercializzano, soprattutto in Nord e Centro Italia. Oltre a questi canali, i prodotti vengono venduti direttamente ad alcuni chef importanti, che partecipano anche all’attività di formazione svolta da Nesler.

L’attività di formazione

Prima di aprire la CibOfficina, Carlo è stato molto attivo nell‘attività di formazione e divulgazione del mondo dei cibi fermentati e delle pratiche necessarie per produrli. Attività che prosegue ancora oggi: “Ci sono vari ambiti in cui faccio formazione: da una parte lavoro con persone che vengono da me perché vogliono imparare ad autoprodursi dei cibi fermentati, vivi, probiotici. Poi c’è tutto il mondo della cucina e degli chef, che hanno capito l’importanza di questi cibi sia dal punto di vista organolettico che gustativo, e si rivolgono a me sia per la formazione che per l’acquisto dei miei prodotti. Poi ci sono persone che sono interessate dal punto di vista della salute, medici e nutrizionisti che vogliono arricchire la loro dieta con questi cibi e quindi mi chiedono di insegnarglielo”. 

I risultati dal punto di vista formativo sono notevoli: oltre che a tenere i corsi nella CibOfficina, Nesler organizza diverse attività formative in giro per l’Italia e per l’Europa.  Per quanto riguarda la divulgazione, ricordiamo che Carlo è anche il traduttore per l’Italia di uno dei più importanti volumi sulla fermentazione: “Il mondo della fermentazione. Il sapore, le qualità nutrizionali e la produzione di cibi vivi fermentati” di Sandor Katz, per Slow Food Editore.

L’importanza dei cibi fermentati

I cibi fermentati sono cibi che hanno subito una trasformazione microbica, cioè sono alimenti che dopo alcuni specifici procedimenti vengono resi più digeribili e assimilabili, denaturati inoltre di alcune tossine, grazie all’attività microbica.  

Questi cibi, oltre ad essere più nutrienti e più facili da digerire, sono anche ricchi essi stessi di microbi chiamati probiotici: sono probiotici quei cibi che contengono dei microbi in grado di oltrepassare la barriera dello stomaco, per andare a sopravvivere all’interno del nostro intestino, arricchendo quella che una volta si chiamava microflorabatterica e che oggi invece chiamiamo microbiota. I cibi fermentati hanno raggiunto negli ultimi anni una notorietà importante. A primo impatto sembra che ciò dipenda dall’aumentato interesse di molti chef stellati come Ivan Milani, Antonio Ziantoni e Anthony Genovese per questo tipo di prodotti, ma in realtà anche il mondo della medicina da tempo guarda con interesse al mondo dei cibi fermentati: “L’interesse per i cibi fermentati è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni – conclude Carlo – qualche anno fa nessuno sapeva di cosa parlassi e mi sentivo molto solo. Da alcuni anni a questa parte, esiste un maggiore interesse da parte del mondo scientifico, attraverso alcune ricerche basate sull’esame del microbioma umano, che tende a mettere in relazione alcuni problemi di salute con delle disfunzioni di questo microbioma. Tanti medici hanno riconosciuto che l’utilizzo nella nostra dieta di questi cibi vivi, non pastorizzati, permette di migliorare la salute del nostro microbiota, evitando l’utilizzo di farmaci. Ciò ha fatto aumentare la consapevolezza nei confronti dei microbi cosiddetti ‘buoni’, rispetto alla fobia dei microbi in generale che c’è stata fino a poco tempo fa”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/01/cibi-fermentati-carlo-nesler-rinascita-pratica-antica-io-faccio-cosi-236/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni