Da Belagaio a Grosseto: l’assalto alle foreste e ai boschi toscani

L’allarme arriva dal WWF di Siena e Grosseto: «Tagli selvaggi di decine alberi su ettari in territori protetti, sottobosco distrutto, paesaggio alterato, biodiversità distrutta. Tutto per permettere ad affaristi senza scrupoli di speculare sulle biomasse. Eppure per la Regione va tutto bene».

«Stiamo assistendo a un attacco concentrico nei confronti dell’ambiente in Toscana ed obiettivo privilegiato sono gli alberi e le foreste della nostra regione. È necessario citare alcuni degli episodi più gravi accaduti recentemente»: la denuncia arriva dal WWF di Siena e Grosseto che denuncia quanto sta accadendo e punta il dito contro la Regione che non fa nulla e, anzi, continua a sostenere che “è tutto regolare”.

«In primis dobbiamo parlare del taglio di circa 30 ettari realizzato nel comprensorio forestale del Belagaio, in piena Riserva Naturale del Farma e all’interno del Demanio Regionale – prosegue il WWF – Questo territorio, oltre ad essere già di per sé vincolato (siamo in Riserva Naturale regionale), ricade in un sito della Rete Natura 2000 (ZSC Val di Farma– Zona Speciale di Conservazione), ovvero un territorio di importanza europea istituito per la protezione di habitat e specie di particolare valore. Il fatto poi che ci si trovi all’interno del Demanio Regionale, le cui funzioni primarie sono la protezione della biodiversità, del paesaggio e dell’assetto idrogeologico (secondo la stessa legge forestale  regionale) e non certo la produzione di legno e cippato, la dice lunga sul ruolo che le istituzioni hanno avuto in questo scempio. A seguito della mobilitazione avvenuta dopo i tagli e ai comunicati stampa, la Regione si difende dichiarando che tutto è a norma e che gli interventi (visibilmente distruttivi) hanno una funzione migliorativa per il bosco di sughere e di castagni da frutto. Il tutto fa parte infatti di un piano di gestione approvato  con una valutazione ambientale risalente al 2009: non si è dunque tenuto conto dei cambiamenti ambientali che possono essere sopraggiunti in 10 anni nel territorio. Se, come afferma la Regione, si tratta di interventi di miglioramento boschivo, qualche cosa deve essere andato storto dato che il sottobosco è stato distrutto, che sono stati tagliati numerosi alberi autoctoni come lecci e castagni, che sono stati alterati il suolo e i versanti dal passaggio di mezzi enormi, e che il tutto è stato realizzato in pieno periodo di nidificazione e riproduzione di numerose specie; per di più, la sughereta menzionata come  “da migliorare” è praticamente inesistente.  Chi ha permesso tale scempio? Come mai non si è intervenuti in tempo per fermare la distruzione? In che modo e con quali garanzie si è affidato l’intervento ai responsabili materiali, ovvero ben note ditte di legname? Chi ha controllato i lavori? Tutte domande che aspettano risposte concrete!».

«Ma non è finita qui – prosegue l’associazione ambientalista – all’interno della stessa Riserva ma nel versante della provincia di Siena, ovvero nel comune di Monticiano, avviene un ulteriore scempio con taglio di bosco lungo uno dei tratti più affascinanti del Torrente Farma, in località chiamata Le Fate. Anche in questo caso sono azioni di taglio discutibili, che sono realizzate in un territorio di grande interesse in un ambiente particolarmente delicato. Si tratta di boschi tutelati dalla legge e la cui protezione dovrebbe essere affidata proprio al sistema delle aree protette».

«Un ulteriore e gravissimo attacco all’ambiente avviene poi in Maremma, dove addirittura per combattere gli incendi si vorrebbe distruggere e compromettere l’intero habitat delle pinete litoranee, che interessano i centri abitati di Marina di Grosseto e Principina a Mare e che sono storicamente un ambiente di grande importanza per la nidificazione di numerose specie animali e la presenza di specie vegetali  di alto valore naturalistico, oltre che essere ambite ombreggiature per abitanti e turisti. Si tratta di scelte piovute dall’alto che svelano le vere scellerate intenzione di un’amministrazione regionale che si imbelletta di parole come sostenibilità, tutela ambientale, tutela del paesaggio, ma che in realtà va in direzione contraria e ostinatamente si pone in modo maldestro e superficiale contro l’ambiente, senza valutare alternative possibili, come un più attento presidio del territorio contro i piromani, ma anche metodi di gestione meno invasivi e tendenti ad una parziale  rinaturalizzazione per diminuire la sensibilità agli incendi».

«Alla base di tutto ciò vi sono le pericolose mire economiche di affaristi senza scrupoli, che stanno basando sul cippato (combustibile di legna) e sulle biomasse da incenerire un grande business, per altro garantito da incentivi pubblici per l’energia “verde”. Se questa è la situazione che si registra nelle aree demaniali e protette, la situazione nei boschi privati è equiparabile ad un saccheggio, dovuto ad una legge forestale regionale assolutamente permissiva, scritta a vantaggio delle industrie del legname, come del resto già denunciato dal WWF Toscana fin dal 1999-2000, durante l’iter di approvazione. Si tratta di una legge contraddittoria e fallace, che mette sullo stesso piano la tutela della biodiversità, il taglio delle foreste e la filiera del legno».

«Oggi più che mai i boschi e le foreste delle nostre regioni sono in pericolo, oggi più che mai è necessario lottare per difenderle in un’epoca di piena crisi climatica e della biodiversità – conclude il WWF – Il WWF Toscana chiede con forza un cambio di passo nella gestione dei boschi del Demanio Regionale, chiede la tutela delle specie e degli habitat, come previsto dalle leggi vigenti, chiede che venga realizzata una classifica delle aziende operanti il taglio boschivo regionale e che in base a tale classifica vengano assegnate le concessioni di taglio alle società più virtuose e che non si siano macchiate di alcun illecito ambientale; chiede che vengano esplorate tutte le molteplici possibilità nella gestione dei boschi e delle foreste, possibilità che in molti casi potrebbero permettere di conciliare sostenibilità ambientale con forme di economia locale virtuosa. In molte nazioni e regioni tali pratiche sono realizzate da decenni mentre in Toscana sembrano ancora al palo. La politica, con il comportamento attuale, difende interessi di pochi a discapito delle necessità di tutti. Il WWF, le Associazioni e i Comitati sono pronti a difendere il territorio dalla malapolitica, dagli affaristi e dagli speculatori e si opporranno mobilitando i cittadini e usando ogni metodo democratico per bloccare ulteriori scempi».

Fonte: ilcambiamento.it

I servizi ecosistemici delle foreste UE

Le foreste coprono il 40% del territorio europeo e forniscono una moltitudine di servizi ecosistemici: contribuiscono sia alla salute dell’ambiente sia al benessere umano.

L’UE contiene circa il 5% delle foreste mondiali, il 60% delle quali è di proprietà privata. Negli ultimi 60 anni le foreste europee si sono espanse continuamente e ora occupano circa 160 milioni di ettari.

Fonte: classeuractiv.it

Nasce il Fondo Forestale Italiano

L’associazione crea e protegge foreste per combattere i cambiamenti climatici, mitigarne gli effetti sul territorio italiano e preservare gli habitat naturali. Lanciato il primo progetto: la raccolta fondi online per la protezione di una foresta in Umbria.

Isola del Liri, febbraio 2019 – Si è costituito il Fondo Forestale Italiano, associazione senza fini di lucro nata per combattere i cambiamenti climatici creando nuove foreste e conservando quelle esistenti. Il Fondo Forestale Italiano acquista e riceve in dono terreni che andranno a costituire un fondo inalienabile dove gli alberi non verranno mai tagliati per scopi economici. Le foreste che si svilupperanno costituiranno nuovi habitat per la fauna e la flora; contribuiranno alla lotta al riscaldamento climatico assorbendo CO2; assorbiranno gas e sostanze inquinanti, mitigheranno gli effetti locali dei cambiamenti climatici (siccità, erosione del terreno e desertificazione); e, non ultimo, aumenteranno la bellezza del territorio e la qualità della vita dei cittadini. L’associazione si avvale della consulenza del suo Comitato Scientifico, composto da docenti, ricercatori e professionisti nel campo delle scienze forestali, delle scienze naturali e della biologia.

Il Fondo Forestale Italiano ha cominciato ufficialmente la sua attività il 27 ottobre 2018, con la riforestazione di un piccolo terreno vicino a Viterbo, gentilmente donato da due sostenitori.

IL PROGETTO E IL CROWDFUNDING

Il Fondo Forestale Italiano si presenta ora al pubblico con un progetto di conservazione per il primo terreno che intende acquistare, e a questo scopo lancia una raccolta fondi online sulla piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso.

L’area individuata come ideale dal Comitato Scientifico è un terreno di circa 15 ettari nel Comune di Scheggino, in provincia di Perugia, in Umbria. La futura riserva naturale è inserita in un contesto di particolare valore ambientale: la Val Nerina, nota al pubblico per la presenza delle Cascate delle Marmore e per i pregiati tartufi; un territorio dichiarato Sito di Interesse Comunitario dall’Unione Europea per le sue caratteristiche ambientali e sede del Parco Fluviale del Fiume Nera. Il terreno della futura oasi ha un’altitudine variabile tra i 250 e 900 metri sul livello del mare ed è coperto da boschi cedui tra i 10 e i 50 anni di età, caratterizzati dalla presenza di diverse specie arboree (roverella, cerro, carpino, leccio, differenti specie di acero, orniello, olmo, albero di Giuda, maggiociondolo, salici, nocciolo, ontano nero e pino d’Aleppo), e habitat di diverse specie animali protette, tra cui il lupo e l’aquila reale.

Un piccolo appezzamento di 2.000 metri quadri lungo il corso del fiume Nera è invece seminativo.

Il Fondo Forestale intende acquisire questi boschi recentemente tagliati per garantirne lo sviluppo fino allo stadio di foresta vetusta, intervenendo per favorire la rinaturalizzazione, la crescita ottimale degli alberi e le dinamiche naturali. L’associazione intende inoltre piantare degli arbusti tra gli alberi nelle zone adatte per aumentare la biodiversità e offrire riparo e nutrimento alla fauna selvatica. Una parte della futura riserva è inoltre attraversata da una strada in terra battuta facilmente percorribile, che verrà trasformata in un percorso didattico con informazioni sulla fauna e la flora locali, in un’ottica di promozione dell’educazione ambientale. L’area a seminativo, che si trova lungo il corso del fiume Nera, sarà invece riforestata con le specie arboree adeguate al territorio. La raccolta fondi sarà aperta da lunedì 28 gennaio a domenica 28 aprile 2019 sul sito Produzioni dal Basso per la cifra di 40.000 euro, necessari all’acquisto del terreno, ai successivi lavori di avviamento ad alto fusto, alla messa a dimora degli arbusti, alla creazione del percorso didattico e alla riforestazione della parte non boschiva.

PERCHÉ UN FONDO FORESTALE ITALIANO

Il Fondo Forestale Italiano nasce con l’idea di combattere i cambiamenti climatici e proteggere la biodiversità creando nuove foreste e conservando quelle esistenti. Se è vero che l’Italia ha visto negli ultimi decenni un aumento della superficie boschiva (ritorno del bosco), buona parte delle foreste italiane è però costituita da “boschi poveri”, poiché spesso degradati da tagli a scopo commerciale che ne hanno alterato la struttura le dinamiche naturali, oppure ancora troppo giovani. Le aree coperte da foreste vetuste sono sempre più ridotte e separate fra di loro da zone urbanizzate o sfruttate in altro modo, e non offrono un habitat sufficiente per le specie minacciate. L’attuale politica orientata a favorire le biomasse forestali come fonti di energia rischia di portare a una gestione dei boschi italiani in un’ottica di mero sfruttamento economico: una visione cieca di fronte all’importanza delle foreste in quanto habitat complessi e patrimonio comune da tutelare. È quindi imperativo e quanto mai urgente agire per salvaguardare l’esistente e ripristinare parte di quanto è stato perduto in termini di patrimonio forestale. Evidenze scientifiche sempre maggiori portano alla conclusione che la riforestazione e la conservazione delle foreste siano, tra le soluzioni proposte, tra quelle di maggior impatto positivo in termini di riduzione della CO2 in atmosfera; inoltre hanno costi contenuti e provvedono ulteriori e significativi benefici di carattere ambientale, quali la conservazione della biodiversità, il miglioramento della qualità del suolo, la sicurezza idrogeologica e la salute pubblica. Il Fondo Forestale vuole quindi costituire sul suolo italiano un fondo inalienabile di terreni in corso di rinaturalizzazione o coperti da foreste e lasciati alla loro evoluzione naturale. Gli alberi non saranno mai tagliati a scopo commerciale; l’associazione non venderà mai i terreni e non cederà mai quote di CO2. Il Fondo Forestale proteggerà le sue foreste dai tagli, dagli incendi e da qualunque interferenza le possa danneggiare, nella consapevolezza del loro ruolo fondamentale per la salute del pianeta e di tutto gli animali che lo abitano, inclusi gli esseri umani.

CHI SIAMO

Il Fondo Forestale Italiano si è costituito nel 2018. L’associazione si avvale della consulenza del Comitato Scientifico, composto da: Fabio Clauser (Decano del Corpo Forestale dello Stato); Franco Pedrotti (professore emerito dell’Università di Camerino; già presidente della Società Botanica Italiana e della Commissione per la flora del Ministero dell’ambiente, già delegato per l’Italia presso la Comunità Europea per la Direttiva Habitat, già componente del Consiglio Direttivo dei Parchi Nazionali d’Abruzzo, Monti Sibillini e Gargano);  Alessandro Bottacci (Colonnello del Corpo Forestale dello Stato, Vice Comandante dei Carabinieri Forestali della Toscana, Capo dell’Ufficio Centrale Biodiversità); Bartolomeo Schirone (professore di Selvicoltura e Assestamento forestale presso l’Università della Tuscia); Maurizio Sciortino (Ricercatore ENEA su adattamento ai cambiamenti climatici, sistemi territoriali e satellitari per la valutazione del degrado del territorio); Kevin Cianfaglione (Ricercatore e docente di Botanica, Ecologia e Paesaggistica all’Université de Bretagne Occidentale, Brest, Francia); Simone Lonati (dottore in Scienze Forestali e Ambientali e libero professionista).

L’attuale presidente dell’associazione è Emanuele Lombardi.

CONTATTI

Per la stampa

Valentina Venturi | 340 3386920 | press@fondoforestale.it

Informazioni

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Donazioni

Crowdfunding: http://sostieni.link/20508

FONDO FORESTALE ITALIANO

VIA NAPOLI, 29 03036

ISOLA DEL LIRI (FR) CF 91030740608

Ma chi se ne frega degli alberi… a meno che non portino soldi

Maltempo devastante, foreste abbattute, smottamenti, paesi feriti, morti; poi ci sono piante e animali selvatici, anche per loro va malissimo. Eppure, ciò di cui importa sono solo i danni economici. Se si rientra del danno con un po’ di soldini, il gioco è fatto. E chi se ne frega degli alberi e tutto il resto…

Con  i disastri provocati dalle tempeste di vento e pioggia di questo autunno stiamo avendo un assaggio delle conseguenze del riscaldamento globale del pianeta. Naturalmente, chi “assaggia” di più sono gli abitanti delle campagne e dei piccoli paesi, che rimangono a lungo senza strade e senza corrente elettrica. Quanto a lungo dipende da quanto è ricca la zona dove abitano, cioè da quanti ricchi ci abitano e ci speculano e guadagnano con alberghi, resort, porti, turismo ecc. Ma non divaghiamo. Più ancora degli abitanti umani “assaggiano” piante e animali selvatici ma questo non importa. L’importante sono i danni economici, l’importante è lo “sviluppo”, la “crescita”. E infatti i disastri crescono, il marasma climatico si sviluppa.

Qualche problema c’è e non si può nasconderlo, per questo le voci in coro dei media di servizio (“servizio” a chi? Lascio ai lettori la decisione) parlano ad alta voce di frane e allagamenti, di panfili sbatacchiati nel golfo del Tigullio, di Portofino isolata (evviva! Finalmente gli abitanti di Portofino avranno un po’ di pace). Ma dopotutto anche questo sarà tutto “sviluppo”. Si dovranno rifare le strade, riparare le case; con la scusa della sicurezza si potranno mettere le briglie (di cemento) ai fiumi, come fossero cavalli imbizzarriti, e… tagliare gli alberi. Tutto cippato che cola nelle centrali a biomasse fatte con le sovvenzioni dell’Unione Europea alle energie rinnovabili (!?).

Ma poco si parla delle centinaia di ettari di foreste rasi al suolo dalla furia dei venti, dei magnifici abeti del Cadore, della Carnia, delle Dolomiti Friulane abbattuti a centinaia di migliaia sulle nostre Alpi. Le strade, i porti, il turismo, i soldi. Anche le vittime umane passano in secondo piano di fronte ai “danni economici”. Figuriamoci le vittime vegetali. Ma chi se ne frega degli alberi…

Certo, sono ancheloro esseri viventi. Però di seconda qualità. Tutt’al più sono “risorse”,economiche naturalmente. E di queste risorse qualcuno si preoccupa: l’Ordinedegli Agronomi Forestali, i cui padroni vivono e prosperano e si arricchisconocon queste risorse. Infatti si preoccupano degli alberi in quanto legna,economia, turismo. “Ne sono stati abbattuti 8 milioni di metri cubi”, perchél’albero è metri cubi di legna, ogni metro cubo rende tot, le aziende forestaliperderanno tot soldi perché non tutta quella legna si potrà recuperare equindi… allarme allarme per il danno economico, dateci soldi o almeno permessi per abbattere altri alberi che sono rimasti in piedi, per sfoltire le foreste così quando gli alberi cadono non spingono giù altri alberi, pertagliare gli alberi grandi (e già lo fanno ma non basta mai) così se tutti glialberi sono piccoli non cadono e, se cadono… li ripianteremo a spese vostre. Evedrai come cresce il PIL, come si sviluppa l’economia.

Un’umanità affetta da amnesia grave (e la malattia degli “scordoni” colpisce in maniera anche più grave quelli che per professione dovrebbero informare) dimentica qualche piccolo particolare.

Primo: noi umani respiriamo solo grazie agli alberi, dato che senza ossigeno non possiamosopravvivere e sono loro che lo producono, e questo dovrebbe bastare a farceliamare e proteggere con tutte le nostre forze. O no?

 Secondo: sono gli alberi che permettono alla pioggia di filtrare nel suolo e di riempire le falde, invece di scorrere via erodendo terre e allagando valli.

Terzo: sono leradici degli alberi che trattengono la terra sui pendii di colline e montagne esponde dei fiumi; terra che altrimenti verrebbe erosa o franerebbe. Sipotrebbe andare avanti elencando la produzione di humus, l’equilibrioecologico, il riparo e il cibo per la fauna selvatica e tanto altro ancora. Macome si può pretendere che queste cose importino a chi non si preoccupa dell’avvenire dei propri figli?

I consumi aumentano e sono sempre più inquinanti ed ecoillogici, sempre più distruttivi. Commesse ed operai risparmiano per andare in crociera, architetti e medici mettono via i soldi per comprarsi il panfilo (detto elegantemente “barca”), che poi una bella tempesta “estrema”, che non sarà più estrema, triturerà contro la banchina del porto. Gli apericena sono tanto di moda e così carini, con quelle tonnellate di piatti e posate e bicchieri di plastica usa e getta che comportano (e che sviluppano l’economia); così come è di moda mangiare all’aperto d’inverno nei ristoranti che scaldano il cielo con le loro stufe elettriche o a gas da “aria aperta” (viva il consumo energetico); tanto di moda è anche correre con grosse moto sulle strade il più tortuose possibili, un vero sport di massa che sicuramente sviluppa il PIL con consumo di moto, benzina e, ultimo ma non in ordine di importanza, di bare e uffici funebri. E tutti camminano con lo sguardo incollato allo smartphone dritti verso il precipizio che non vedono. Ma vedono la pubblicità che a velocità supersonica colpisce senza tregua i loro cervelli. La distruzione delle foreste, provocata dalle ormai non più rare tempeste di vento, è l’esempio lampante di come l’aumento dell’effetto serra, a un certo punto, cominci a creare fenomeni che rischiano di alimentarlo ulteriormente.

Cosa aspettiamo ancora a svegliarci dal sogno ingannevole, dal torpore colpevole, dalla colpevole ignoranza in cui viviamo immersi,a decidere di cambiare senza indugi la rotta. Cambiare consumi, stili di vita,passare dall’incoscienza alla coscienza.

A meno che non pensiamo che i panfili siano più importanti dell’aria che respiriamo.   

Fonte: ilcambiamento.it

Maltempo: foreste italiane devastate da vento di oltre 140 km/h

PEFC Italia: “Ci vorranno 100 anni perché la situazione torni in equilibrio”

Il forte vento di scirocco, che ha colpito il 30 ottobre tutta l’Italia del Nord con raffiche stimate intorno ai 140 km orari, ha provocato ingenti danni alle aree forestali italiane, percepiti tuttavia in maniera minore rispetto ai danni alle alberature cittadine.

I numeri però sono impietosi: in un giorno sono stati abbattuti tanti alberi quanti se ne abbattono in tutta Italia in un anno di attività selvicolturale, per una quantità di circa otto milioni di metri cubi di legno. Il solo Trentino (Val di Fiemme, Val di Fassa) ne ha persi 1,5 milioni, quantità di poco inferiori in Alto Adige; stessa situazione in Veneto (Altopiano di Asiago, Feltrino, Agordino, Comelico) e in Friuli Venezia Giulia (Carnia, Dolomiti Friulane, Cansiglio). Soprattutto abeti rossi, ma anche abeti bianchi e faggi, a seconda delle zone; e centinaia di chilometri di strade forestali da risistemare. Quasi tutte sono aree gestite in maniera sostenibile secondo gli standard internazionali del PEFC, organizzazione non governativa che rappresenta la certificazione di gestione sostenibile delle foreste e della filiera dei prodotti forestali; quindi la causa di questa situazione non è sicuramente attribuibile all’abbandono.

“La situazione è gravissima, sia dal punto di vista  economico, che ambientale e sociale: ci vorranno 100 anni per far sì che la situazione torni in equilibrio”, commenta Antonio Brunori, segretario generale di PEFC Italia. “Ambientalmente abbiamo intere aree montane che nei prossimi periodi non avranno più una copertura vegetazionale a proteggere i versanti dalle piogge e dalla corrivazione rapida delle acque superficiali; inoltre, se non si provvederà rapidamente all’esbosco del legname, la grande quantità di biomassa legnosa provocherà il pullulare del bostrico tipografo (nome scientifico Ips typographus), un piccolo coleottero di mezzo centimetro che colpisce in particolare gli abeti rossi e già considerato il flagello delle foreste europee. Inoltre parliamo di zone boschive che rappresentavano rifugio di animali e uccelli, oltre che aree di importantissima rilevanza paesaggistica. Proprio questa devastazione avrà conseguenze anche per il turismo, che vede nei boschi la principale attrazione estiva per migliaia di turisti ed escursionisti delle aree interne montane”.

Ma il danno è anche per l’intera filiera del legno. “Dalle Alpi si ricava la quasi totalità del legno da opera italiano di cui l’industria nazionale necessita, e che costituisce un quinto del fabbisogno complessivo – prosegue Brunori – Con questa situazione di calamità, probabilmente ci sarà una quantità elevatissima di legname disponibile (facendone abbassare il costo) nei prossimi due anni, per poi averne scarsità negli anni a venire. Salteranno quindi tutte le pianificazioni strategiche ed economiche fatte negli anni passati, compresi tanti posti di lavoro nel settore delle utilizzazioni boschive. Questo rappresenta il pericolo per il tessuto sociale della montagna, che sopravvive alle dure leggi del mercato anche grazie alla diversificazione stagionale, dove anche il legno e la gestione delle foreste sono un tassello fondamentale per il lavoro di tante aziende.”

Questo disastro ambientale poteva essere evitato? “Sicuramente il ruolo del cambiamento climatico in atto, con eventi estremi sempre più frequenti e con forza distruttiva raramente vista sulle Alpi, ha un suo ruolo importante”, aggiunge Maria Cristina d’Orlando, presidente del PEFC Italia. “Certo è che se nel passato ci fosse stata una visione più lungimirante e più attenta alla gestione attiva delle risorse forestali, sarebbero stati effettuati  più interventi di sfollo e diradamento in molte delle foreste che ora sono abbattute da vento, interventi selvicolturali che forse avrebbero rese queste formazioni più resilienti ai disturbi climatici. Attraverso un’adeguata viabilità forestale è possibile fare una manutenzione continua e puntuale dei boschi e dei territori. La gestione attiva delle foreste e l’utilizzo del legno locale possono aprire la strada ad un’economia sostenibile delle zone montane, così come al ripopolamento che sarebbe fondamentale per presidiare e monitorare queste aree. Servono investimenti per questi territori, non per intervenire nei momenti di emergenza, ma per programmare e prevenire”.

Questi temi saranno al centro del Congresso nazionale di Selvicoltura a Torino la prossima settimana (dal 5 al 9 novembre ), dove 500 esperti di scienze forestali si riuniranno per parlare di selvicoltura, di gestione delle foreste e del nuovo Testo unico Forestale, cioè della gestione del 39% del territorio italiano, nell’anno in cui la superficie a bosco ha superato la superficie agricola. Un segno dei tempi, dove purtroppo questo sorpasso è nato dall’abbandono della coltivazione delle terre montane e collinari e dalla conquista dei terreni da parte di formazioni arboree pioniere, senza un controllo o pianificazione da parte dell’uomo, con conseguenti problemi di frane, incendi e improvvise alluvioni a valle per il mancato controllo e manutenzione del territorio a monte.t

Asiago (foto di Vittorio Poli)

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Val d’Assa (foto di Anna Sella)

Chi è PEFC Italia

PEFC Italia è un’associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), cioè il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale. Il PEFC è un’iniziativa internazionale basata su una larga intesa delle parti interessate all’implementazione della gestione forestale sostenibile a livello nazionale e regionale. Partecipano allo sviluppo del PEFC i rappresentanti dei proprietari forestali e dei pioppeti, organizzazioni ambientaliste, dei consumatori finali, degli utilizzatori, dei liberi professionisti, della ricerca, del mondo dell’industria del legno e dell’artigianato. Tra i suoi obiettivi si segnala quello di migliorare l’immagine della selvicoltura e della filiera foresta–legno-carta, fornendo di fatto uno strumento di mercato che consenta di commercializzare legno, carta e prodotti della foresta derivanti da boschi e impianti gestiti in modo sostenibile.

Fonte: agenziapressplay.it

 

Earth Day: PEFC lancia su Instagram il concorso fotografico per raccontare le foreste

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In occasione della Giornata Mondiale della Terra (22 aprile), il PEFC presenta il concorso #scattailboscoPEFC per premiare le fotografie che sapranno raccontare il mondo dei boschi gestiti in modo sostenibile. Un concorso fotografico internazionale, aperto a professionisti e a semplici fotoamatori, per raccontare, con la potenza evocativa delle immagini, la bellezza del nostro patrimonio forestale. A lanciarlo, in occasione della Giornata Mondiale della Terra che si celebra il 22 aprile, è il PEFC, organismo garante della corretta e sostenibile gestione del patrimonio forestale e del legno.  Le foreste offrono infinite opportunità sia per i fotografi amatoriali che per i professionisti: dalla fotografia di paesaggi mozzafiato, di magnifici alberi e degli animali del bosco, passando per gli scatti d’azione di mountain biker ed escursionisti fino ad arrivare a immagini che documentino i lavori forestali, la vita delle comunità rurali o le tradizioni locali. Il concorso prenderà il via proprio domenica 22 aprile e terminerà il 5 giugno, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, e si svolgerà attraverso il social network di Instagram: infatti per partecipare sarà sufficiente pubblicare tramite il proprio account al massimo 10 foto corredate dall’hashtag #scattailboscoPEFC. I vincitori saranno selezionati e annunciati entro il 16 giugno 2018.  Tanti i premi sostenibili in palio: al primo classificato andrà un week-end per due persone a Borgo Val di Taro, presso l’agriturismo “Il cielo di Strela”, tra i boschi certificati PEFC nella provincia di Parma; al secondo un paio di occhiali in legno certificato PEFC, realizzati da DOLPI azienda certificata Pefc di Rovereto;  al terzo una giornata esperienziale presso la “Fattoria del legno”, in provincia di Vicenza.  In più, tra i vincitori delle 17 Nazioni partecipanti, verrà scelto il vincitore assoluto che riceverà come premio un viaggio a Ginevra (Svizzera) per partecipare alla Forest Certification Week del PEFC del 2018 o un premio in denaro di 3.000 franchi svizzeri.

“L’obiettivo del PEFC è quello di aumentare la gestione forestale sostenibile delle foreste di tutto il mondo attraverso la promozione della certificazione forestale”, dichiara Maria Cristina D’Orlando, Presidente del PEFC Italia. “Per questo abbiamo deciso di affidarci anche alla potenza dei social network, per cercare le immagini più sorprendenti e stimolanti delle foreste che possano aiutarci a comunicare ciò per cui l’intera alleanza PEFC (presente in 49 Paesi) si impegna ogni giorno: un mondo in cui le persone gestiscono le foreste in maniera sostenibile”.Mystical sunrise on top of the hill

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Foto concorso fotografico PEFC 2017

Chi è PEFC Italia

PEFC Italia è un’associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), cioè il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale. Il PEFC è un’iniziativa internazionale basata su una larga intesa delle parti interessate all’implementazione della gestione forestale sostenibile a livello nazionale e regionale. Partecipano allo sviluppo del PEFC i rappresentanti dei proprietari forestali e dei pioppeti, organizzazioni ambientaliste, dei consumatori finali, degli utilizzatori, dei liberi professionisti, della ricerca, del mondo dell’industria del legno e dell’artigianato. Tra i suoi obiettivi si segnala quello di migliorare l’immagine della selvicoltura e della filiera foresta–legno-carta, fornendo di fatto uno strumento di mercato che consenta di commercializzare legno, carta e prodotti della foresta derivanti da boschi e impianti gestiti in modo sostenibile.

Fonte: agenziapressplay.it

Rapporto PEFC 2017: più di 1000 aziende in Italia gestiscono legno e carta in modo sostenibile. Certificati 745.559 ettari di boschi e foreste.

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Superato il traguardo delle 1.000 aziende certificate PEFC in Italia, segnando un +8% rispetto al 2016. Alla fine del  2017 risultano  certificati PEFC 745.559,04 ettari di foreste e boschi: al primo posto le aree del Trentino Alto Adige, con gli ettari gestiti dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Provincia Autonoma di Trento. Il 2017 in Italia si è chiuso con un grande risultato per la certificazione forestale: sono infatti ben 77 (+8% rispetto al 2016) le nuove aziende in Italia che hanno scelto di certificare la propria attenzione all’ambiente con lo standard PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes).  Si è quindi superato il traguardo delle 1.000 aziende certificate PEFC in Italia, per un totale di 1.005 che hanno scelto di dimostrare a tutti i consumatori di avere un’attenzione forte all’ambiente e in particolare al modo in cui viene gestito il patrimonio forestale italiano.
Il Triveneto è l’area con più aziende virtuose in Italia, con Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia ai primi tre posti (rispettivamente con 236, 183 e 174 aziende certificate PEFC); la medaglia di “legno”, decisamente appropriata vista il contesto, alla Lombardia con 121 aziende di trasformazione con la tracciabilità fino al bosco d’origine. Le segherie, il commercio, edilizia e carpenteria, mobilio, editori e tipografie sono le categorie con maggiori aziende certificate (fanalino di coda, ma di grande rilevanza, i prodotti forestali non legnosi, come miele, funghi, sughero, oli essenziali).

Nel 2017 certificati 745.559,04 ettari, al primo posto Bolzano

Secondo i dati del PEFC Italia, sul territorio italiano sono 745.559,04 gli ettari gestiti in maniera sostenibile attestati dalla certificazione PEFC. In particolare, aumentano i pioppeti certificati che, con 340 nuovi ettari, hanno portato la superficie totale a 4.690,90 ettari.

A livello geografico, l’area a maggior certificazione è quella gestita dal Südtiroler Bauernbund – Unione Agricoltori di Bolzano (con 300.899,70 ettari, il 40,3% del totale PEFC italiano), seguita dall’area gestita dal Consorzio dei Comuni Trentini – AR Trentino (con 258.566,72 ettari, il 34,6%) e da quella gestita dall’UNCEM in Friuli Venezia Giulia (con 81.913 ettari, il 10,9%). Seguono poi le superfici forestali certificate della Lombardia, Toscana, Piemonte, Emilia Romagna, Liguria, Basilica, Umbria e Veneto.

Certificazione: impegno etico e strumento di marketing per la green economy

“Siamo orgogliosi che sempre più aziende abbiano i requisiti per ottenere il marchio di certificazione di Catena di Custodia PEFC, che garantisce la sostenibilità di tutta la filiera della lavorazione dei prodotti di origine forestale, tra cui carta e legno”, spiega Antonio Brunori, segretario di PEFC Italia.

La Catena di Custodia è un sistema di tracciabilità a livello aziendale, utilizzato per tutte le fasi di lavorazione e distribuzione di legno e carta, che attesta che il sistema di registrazione del flusso della materia prima applicato dall’impresa soddisfa i requisiti stabiliti dallo schema di certificazione ed esige che la materia prima forestale non provenga da fonti controverse (es: abbattimento illegale o in aree protette) possa entrare nella catena dei prodotti certificati.

“La certificazione di ‘Catena di Custodia’ della propria azienda – conclude Brunori – rappresenta non soltanto un impegno etico nei confronti dell’ambiente, ma anche uno strumento di marketing, di differenziazione rispetto ai concorrenti e di comunicazione positiva verso il consumatore”.unnamed2

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Chi è PEFC Italia

PEFC Italia è un’associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), cioè il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale. Il PEFC è un’iniziativa internazionale basata su una larga intesa delle parti interessate all’implementazione della gestione forestale sostenibile a livello nazionale e regionale. Partecipano allo sviluppo del PEFC i rappresentanti dei proprietari forestali e dei pioppeti, organizzazioni ambientaliste, dei consumatori finali, degli utilizzatori, dei liberi professionisti, della ricerca, del mondo dell’industria del legno e dell’artigianato. Tra i suoi obiettivi si segnala quello di migliorare l’immagine della selvicoltura e della filiera foresta–legno-carta, fornendo di fatto uno strumento di mercato che consenta di commercializzare legno, carta e prodotti della foresta derivanti da boschi e impianti gestiti in modo sostenibile.

 

Fonte: – agenziapressplay.it

 

Giornata mondiale della Terra: a chi e a cosa serve?

Quest’anno la Giornata Mondiale della Terra, che si celebra il 22 aprile, è giunta alla sua 47ima edizione. È promossa dalle Nazioni Unite e lo scopo dichiarato è quello di sconfiggere il degrado ambientale. Ma in questi 47 anni quanti progressi sono stati fatti in questa direzione? Dateci il vostro parere.terra

Da 47 anni il 22 aprile si celebra la Giornata mondiale della Terra con iniziative simboliche ed estemporanee un po’ dappertutto. Quest’anno addirittura la Nasa si è inventata una iniziativa in occasione della Giornata: la possibilità di “adottare” un pezzetto del pianeta, in modo, ovviamente, del tutto simbolico. Per partecipare a “Adopt The Planet” bastano pochi secondi: basta digitare il proprio nome nel modulo e premere sul tasto verde. Uno dei 64mila posti disponibili del globo terracqueo verrà assegnato all’utente, che potrà visualizzarlo sulla mappa con tanto di coordinate e conoscerne anche le caratteristiche.

QUI tutte le iniziative organizzate in Italia per il 22 aprile

Ma quanti passi concreti, scelte efficaci e scomode, provvedimenti efficaci e definitivi sono stati adottati in questi 47 anni? Dai dati e dalle condizioni del pianeta, sembra chiaro che si è andati in tutt’altra direzione.

Sui trasporti che si fa? Ci stiamo soffocando e avremo aerosol al veleno per i prossimi 30 anni

Le grandi foreste? Le stiamo divorando

L’inquinamento? Fa già sei milioni di morti

La barriera corallina? Presto sarà solo un ricordo

L’Europa? Salva il carbone e affonda le rinnovabili

Eppure avremmo la soluzione già in tasca se lo si volesse.

Paolo Ermani (presidente dell’associazioe Paea), per esempio, lo ha scritto innumerevoli volte facendo alcuni semplici esempi:

Il futuro energetico è già qui

La (non) politica energetica italiana è alla canna del gas

Vivere basso, pensare alto: è tempo di scelte

Ma servono scelte radicali, scomode, che scombinano lo status quo, che toccano enormi interessi… quindi meglio celebrare una volta l’anno la Giornata mondiale della Terra e tornarsene ai propri affari gli altri 364 giorni.

fonte: ilcambiamento.it

 

Deforestazione: nel 2014 persi 18 milioni di ettari

La superficie di foreste persa lo scorso anno è doppia rispetto a quella del Portogallo ed uguale a quella di Cambogia e Siria452167606

La deforestazione continua a un ritmo forsennato: nel 2014 sono spariti dal nostro Pianeta 18 milioni di ettari di foreste vale a dire 180.000 kmq, una superficie pari al doppio del Portogallo e uguale a quella di Paesi come Siria e Cambogia.

La piattaforma Global Forest Watch ha pubblicato i dati che sono stati forniti dall’Università del Maryland, e da Google. Questa diminuzione delle foreste – la cui superficie rappresenta un terzo delle terre emerse – non cessa. Ogni minuto vengono tagliati circa 2400 alberi e più della metà delle foreste vengono tagliate nei Paesi tropicali. Nuove aree del mondo – prima trascurate – vengono private della vegetazione: nel bacino del Mekong, in Cambogia, nell’Africa Occidentale, in Madagascar e in Sud America, in modo particolare in Paraguay.

Giornata della Terra: l’appello del WWF contro la deforestazione. In occasione dell’Earth Day 2015, WWF lancia una campagna per la salvaguardia delle foreste. La principale causa della deforestazione non è – come si potrebbe pensare – la “fame” di legname, ma quella di spazio: le foreste liberano spazio per le piantagioni di soia, di caucciù e di olio di palma. Uno studio reso noto lo scorso aprile ha stabilito una forte correlazione fra la deforestazione della regione del Mekong e l’aumento del prezzo del caucciù a livello mondiale. In Paraguay sono le coltivazioni di soia e di bovini a spingere alla distruzione delle foreste. I dati pubblicati da Global Forest Watch vengono riattualizzati ogni otto giorno grazie alla sorveglianza satellitare consentita dal programma Landsat sviluppato dalla Nasa che garantisce un’altissima risoluzione. Sono circa 300 milioni le persone che vivono nei pressi delle foreste e la sopravvivenza del 60% delle popolazioni indigene dipende da esse.

Fonte:  Le Monde 

La strage degli alberi di Vallombrosa

Il clima è ingovernabile, anzi: ci governa. Così le tragedie dei giorni scorsi in Toscana: stragi di alberi, boschi e foreste. Venti e piogge impensate che si abbattono con una furia che dimentichiamo troppo presto. E così se ne è andata anche parte della foresta di Vallombrosa.alberi_vallombrosa

L’aumento dell’effetto-serra è ormai evidente e distruttivo, anche se gran parte della gente sembra non accorgersene. I segni inequivocabili dello squilibrio naturale e delle sue conseguenze ci circondano, ma continuiamo ad ignorarli come se niente fosse. Eppure negli ultimi tempi inizia a serpeggiare in una parte della popolazione una certa inquietudine. Un’inquietudine che è più evidente e marcata in chi vive a contatto della natura, tra i contadini, nei piccoli paesi, nelle montagne, dove le conseguenze del cataclisma sono più evidenti e tangibili. Serpeggia inquietudine nei pochi abitanti di Vallombrosa, una località sull’Appennino toscano a due passi da Firenze, luogo storico di villeggiatura e di pellegrinaggio (vi si trova una delle più belle abbazie del centro Italia), nonché sede di uno dei più antichi e maestosi arboreti (orti botanici e vivai) del nostro paese. Intorno all’abbazia di Vallombrosa e al piccolo centro abitato di Saltino si estende per migliaia di ettari una foresta secolare, che nel corso dell’ultimo millennio è stata piantata e usata (oltre che ampliata) dagli stessi monaci e dagli abitanti del posto prima, per diventare poi patrimonio del demanio e riserva naturale protetta. Nella foresta si trovano, o meglio si trovavano, abeti bianchi di oltre duecento anni di età, alti più di trenta metri, faggi dai tronchi imponenti ricoperti di muschio, aceri montani, tigli, frassini, castagni, oltre a conifere piantate circa sessanta anni fa per produrre legname di pregio. Questo polmone verde è importante anche per molte specie animali, tra cui il picchio nero, l’astore, il falco pecchiaiolo, il lupo e l’istrice. Ma questa foresta non sarà più come prima, e come lei molte altre foreste del Casentino, compresa quella famosissima del santuario de La Verna, luogo di culto di San Francesco. Infatti, ad inizio marzo, una perturbazione proveniente dal nord Europa ha investito tutta l’Italia e in particolare l’Italia centrale: le temperature si sono abbassate di dieci-dodici gradi in una giornata e tempeste di vento hanno spazzato, con raffiche fino a centocinquanta chilometri all’ora, le vallate e i pendii delle montagne. La foresta non ha retto. Nella sola riserva naturale di Vallombrosa si stima che siano andati distrutti tra i quindicimila e i ventimila alberi, molti dei quali secolari. La fauna e la flora ne sono state stravolte. Tutto ciò potrebbe anche essere considerato normale. Gli eventi catastrofici di portata eccezionale, come questo, si sono sempre verificati sul nostro pianeta; il problema è che ormai tali eventi si ripetono con una frequenza e una diffusione incredibili. La foresta di Vallombrosa aveva infatti subito la violenza di una tempesta “eccezionale” anche nel novembre del 2013, con ampi danni alle piante. Ora il paesaggio è in alcuni luoghi apocalittico: al posto degli alberi ci sono spianate di ettari di legno sfasciato, contorto e martoriato, senza più traccia di vita alcuna. Ovunque nel mondo questi fenomeni si centuplicano e, dalla foresta slovena (vedi articolo sul gelicidio http://www.ilcambiamento.it/clima/gelicidioslovenia.html ) alle praterie e ai fiumi del centro Europa, ai boschi italiani e spagnoli, nessuno è al riparo. Ogni mese si viene a sapere di eventi apocalittici come grandinate spaventose, venti da uragano, alluvioni, siccità devastanti, nevicate e gelate improvvise che si spingono fino a zone tropicali sterminando interamente la vegetazione e la fauna, non adattati a tali temperature. Questi danni rendono fragili gli ecosistemi; le piante, indebolite dagli stress climatici e dall’inquinamento, contraggono malattie che si espandono a macchia d’olio, i parassiti si moltiplicano e la catena alimentare si altera. Tutto questo avviene a causa nostra, non è un campanello d’allarme ma un campanone da cattedrale che rimbomba, ma noi ci tappiamo le orecchie e andiamo avanti dicendo “qualcuno dovrebbe fare qualche cosa”, ma quel qualcuno siamo noi. Siamo noi la causa, con i nostri viaggi aerei (http://www.ilcambiamento.it/inquinamenti/aereo_disastro.html), con il nostro modo di mangiare, di spostarci, di riscaldarci, di divertirci, con le scelte più elementari e quotidiane che comportano “effetti collaterali” degni di una guerra USA.

Quante foreste dovremo veder distrutte prima di aprire gli occhi e rimboccarci le maniche?

Il destino dell’uomo altrimenti è segnato perché, se oggi sono le foreste a cadere, domani sarà la produzione agricola e, quando la produzione di cereali subirà i colpi del cambiamento climatico, le conseguenze colpiranno tutti noi con la violenza di un cazzotto.

Possiamo e dobbiamo inceppare il meccanismo; le soluzioni sono alla portata di tutti, basta che ce ne sia la volontà. Lo dobbiamo a noi stessi e agli alberi di Vallombrosa.

Fonte: ilcambiamento.it