Impatto ambientale degli imballaggi riutilizzabili vs monouso, nuovo rapporto Zero Waste Europe

Il lavoro di ZWE in collaborazione con l’Università di Utrecht mette in evidenza come gli imballaggi riutilizzabili producano molte meno emissioni di Co2 rispetto alò packaging monouso

Lunedì 7 dicembre Zero Waste Europe, in collaborazione con l’Università di Utrecht, ha pubblicato il lungo e dettagliato report Reusable VS single-use packaging: a review of environmental impact sull’impatto ambientale degli imballaggi riutilizzabili rispetto a quelli monouso. Ottanta pagine in cui viene messo in evidenza ancora una volta come il packaging riutilizzabile produca molte meno emissioni di Co2 rispetto al packaging monouso. A seguire l’abstract del report e al fondo il link al documento completo:

I rifiuti e la loro cattiva gestione sono diventati una questione globale significativa. Il litter (rifiuti abbandonati volontariamente o involontariamente nell’ambiente, ndr) sembra essere ovunque; lo si può vedere intrappolato lungo  recinti, sparso nelle strade, lungo le spiagge e ai bordi delle carreggiate, dove inquina i corpi idrici, gli oceani, la nostra terra e l’aria.

La gestione tradizionale dei rifiuti si concentra in gran parte sul riciclo, che, sebbene sia importante e rappresenti un segmento del ciclo di vita di materiali e prodotti, chiaramente non è una panacea per i nostri problemi. Negli ultimi anni c’è stata una spinta a concentrarsi su altre strategie di economia circolare che potrebbero ulteriormente evitare il consumo di energia e risorse, come il riuso.

Con la consapevolezza che gli imballaggi da soli rappresentano il 36% dei rifiuti solidi urbani in Europa, questo rapporto si concentra su come e quando il riutilizzo degli imballaggi sia un’alternativa migliore rispetto al monouso. Questo viene fatto analizzando i risultati delle valutazioni del ciclo di vita che confrontano gli impatti ambientali del monouso con le alternative rappresentate da imballaggi riutilizzabili.

I risultati dimostrano che la grande maggioranza degli studi punta a imballaggi riutilizzabili come opzione più rispettosa dell’ambiente. Il report identifica le tipologie di packaging valutate dai vari studi e quali aspetti chiave, come il numero di cicli o distanze e punti di pareggio, favoriscano il successo ambientale degli imballaggi riutilizzabili.
Discute anche, più in dettaglio, come formati di packaging specifici, come bottiglie e casse, differiscano negli impatti.
La relazione si chiude con una discussione su ciò che deve essere migliorato per aumentare ulteriormente i vantaggi dei sistemi di riutilizzo e il ruolo importante dei sistemi di restituzione dei depositi (DRS), di pooling, di standardizzazione, l’accessibilità dei prezzi ai consumatori e altre misure che potrebbero aiutare garantire il successo di un sistema di packaging riutilizzabile.


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Fonte: ecodallecitta.it

Direttiva SUP: l’Italia potrebbe vietare anche i bicchieri in plastica monouso

Al bando non solo piatti e stoviglie, ma anche i bicchieri di plastica monouso. È quanto potrebbe accadere in Italia se venisse approvato l’emendamento presentato da alcuni senatori che hanno messo nero su bianco la proposta dell’associazione ambientalista Marevivo.

Giuseppe Iasparra

Al bando non solo piatti e stoviglie, ma anche i bicchieri di plastica monouso. È quanto potrebbe accadere in Italia se venisse approvato l’emendamento presentato da alcuni senatori che hanno messo nero su bianco la proposta dell’associazione ambientalista Marevivo per allargare il perimetro della Direttiva europea SUP (Single use plastics).

La Direttiva europea sulla plastica monouso vieterà piatti, stoviglie, cannucce e altri manufatti monouso. Ma non i bicchieri. O meglio, come ricorda Marevivo, la Direttiva SUP “mette al bando solamente i contenitori per liquidi realizzati con polistirolo espanso, cioè quelli di schiuma espansa usati soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti per bevande calde. Rimanevano consentiti tutti gli altri bicchieri di plastica, come quelli bianchi di polistirolo sottile o quelli trasparenti di polipropilene della consistenza più morbida e tenace”. Ora la situazione potrebbe cambiare se venisse approvato l’emendamento inserito nell’iter di recepimento della direttiva (e che dovrebbe essere votato la prossima settimana al Senato).

“Noi in Italia consumiamo 20 milioni di bicchieri monouso al giorno. Si tratta di quantitativi enormi perché l’utilizzo dei bicchieri usa e getta viene fatto in maniera continua, basti pensare quando siamo al bar” sottolinea ad Eco dalle Città Raffaella Giugni, responsabile delle relazioni istituzionali di Marevivo. “Molti di questi bicchieri finiscono poi nell’indifferenziato e diventa anche difficile il loro riciclo, come invece avviene per il PET delle bottiglie. Si stima poi che almeno un 20% dei bicchieri in plastica monouso finiscano dispersi nell’ambiente. Per questo abbiamo ritenuto che fosse necessario aggiungerli per dare un senso a questa normativa che a nostro avviso manca di un elemento fondamentale” conclude Raffaella Giugni.

Testo emendamento

AS 1721

Emendamento 22.105 (TESTO 2)

Articolo 22

LOREFICE

Al comma 1, sostituire la lettera d) con la seguente:

«d) prevedere che, laddove nell’Allegato alla direttiva (UE) 2019/904 si richiamano le tazze per bevande, si intendono ricompresi anche i bicchieri, coerentemente con gli orientamenti previsti dall’articolo 12, par.2 della medesima direttiva;».

Fonte: ecodallecitta.it

Israele, in un solo mese ridotto dell’80% il consumo di sacchetti di plastica monouso

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Dal 1° gennaio 2017 Israele ha messo al bando i sacchetti in plastica monouso di spessore inferiore ai 20 micron e tassando quelli fino ai 50. Secondo Channel 2 in un mese la riduzione è dell’80% .

Dal 1° gennaio 2017 anche in Israele è cominciato la lotta ai sacchetti di plastica monouso. La nuova legge prevede la messa al bando (vendita e cessione ai clienti, ndr) dei sacchetti in plastica inferiori ai 20 micron nei grandi supermercati e una tassa di 10 agorot (pari a 0,02 centesimi di euro) per tutti i sacchetti ceduti ai clienti di spessore compreso dai 20 ai 50 micron. Obbligando i supermercati ad inserire nello scontrino in numero di borse. Inoltre i supermercati dovranno presentare una relazione trimestrale al Ministero dell’Ambiente specificando il numero di borse vendute, e versando i denari raccolti con la nuova tassa. Inoltre fino allo scorso 17 gennaio in tutti i supermercati la legge prevedeva una distribuzione gratuita per i clienti di borse riutilizzabili. Secondo il canale di informazione israeliano Channel 2, nel primo mese di applicazione della nuova legge c’è già stata una riduzione dell’80% dell’uso dei sacchetti di plastica nei grandi supermercati. Rispetto alle legislazioni più severe, come quelle italiana e francese, sulla messa al bando dei sacchetti in plastica, la legge israeliana riguarda esclusivamente i i grandi supermercati e non prende in considerazione (nemmeno prevedendola durante il periodo di distribuzione gratuita) l’esistenza dei sacchetti in bioplastica compostabile.

Alcuni dati sui sacchetti in Israele

Prima dell’entrata in vigore della nuova legge, il Ministeri dell’Ambiente israeliano è stato protagonista di una massiccia campagna d’informazione sui problemi ambientali creati dai sacchetti di plastica monouso, snocciolando e diffondendo alcuni dati che, a quanto pare, hanno fatto effetto sulla popolazione. Secondo il ministero il consumo annuo totale di sacchetti di plastica monouso nei supermercati israeliani è di 2,7 miliardi di sacchetti. Ogni israeliano consuma mediamente 325 sacchetti all’anno mentre i consumo medio per famiglia è di 1.200 borse. Dal punto di vista ambientale 1/4 di tutti i sacchetti di plastica vengono gettati via immediatamente dopo l’uso, costituendo il 25% del volume dei rifiuti e il 10% del loro peso pari a 15.000 tonnellate. E come recita il sito del ministero: “Questo è uguale al peso di 3.000 elefanti asiatici!” Infine il consumo di tutti i tipi di sacchetti in plastica in Israele è stato stimato nel 2016 in 5 miliardi di sacchetti.

Fonte: ecodallecitta.it

Sacchetti in plastica illegali, sequestrate 89 tonnellate nella campagna estiva condotta da Ministero e Carabinieri

I controlli della campagna condotta dai Carabinieri del Comando per la Tutela dell’ambiente hanno rilevato non conformità in 33 società, presenti soprattutto nelle aree industriali del nord Italia. Il valore complessivo dei sequestri è di 524 mila euro ma la strada è ancora lunga386313_1

Prosegue l’azione di contrasto alla diffusione di sacchetti di plastica illegali da parte del Ministero dell’Ambiente. Nel corso della campagna estiva condotta dai Carabinieri del Comando per la Tutela dell’Ambiente, in esecuzione alle direttive del ministro Gian Luca Galletti, che si è concentrata anche sul controllo degli scarichi delle acque reflue, sono state sequestrate 89 tonnellate di shoppers da asporto monouso difformi dalla norma UNI EN13432 o contraffatte con segni falsi.  Le ispezioni tra produttori e rivenditori all’ingrosso per verificare il rispetto della legge italiana, che ricordiamo vieta dal 2012 la commercializzazione di sacchetti monouso che non siano biodegradabili e compostabili, sono state 150. I Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente hanno rilevato non conformità in 33 società, presenti soprattutto nelle aree industriali del nord Italia. Il valore complessivo dei sequestri è di 524 mila euro, mentre le 38 sanzioni amministrative comminate ammontano a 183 mila euro. Un’azione importante, che arriva dopo le ultime condotte a Cagliari, Rimini, Torino, Milano, Sicilia e Calabria, ma che non è di certo sufficiente a smantellare un’economia illegale ancora molto florida. Si stima infatti che circa la metà dei sacchetti tuttora in circolazione siano illegali: un volume pari a circa 40 mila tonnellate di plastica e una perdita per la filiera legale dei veri shopper bio pari a 160 milioni di euro, 30 solo per evasione fiscale. Si tratta di un business sommerso che danneggia chi produce correttamente bioplastiche compostabili e disincentiva gli investimenti nel settore, oltre ovviamente ai gravi danni al territorio e al mare e all’aggravio dei costi di smaltimento dei rifiuti. Lo ricordiamo ancora una volta. I sacchetti usa e getta ammessi alla vendita devono avere la scritta“biodegradabile e compostabile”, con la citazione dello standard europeo “UNI EN 13432:2002” e il marchio di un ente certificatore che tutela il consumatore come soggetto terzo (Cic, Vincotte e Din Certco sono i più diffusi). Qui il testo completo del decreto 18 marzo 2013, “Individuazione caratteristiche tecniche sacchi per l’asporto merci”. Le sanzioni per gli esercenti variano dai 2.500 € ai 25.000 €. Sanzione amministrativa che può essere aumentata fino al quadruplo del massimo (quindi100.000 €), se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi per l’asporto oppure un valore della merce superiore al 20% del fatturato del trasgressore.

Fonte: ecodallecitta.it

Assobioplastiche: calo di vendite per i sacchettini bio. In crescita invece gli altri monouso

L’Associazione Italiana delle Bioplastiche fa il punto sul mercato dei biopolimeri nel 2012: + 55% delle vendite per gli articoli compostabili monouso; +10% per i sacchetti dell’umido, ma non gli “shopper”, “penalizzati dall’incompletezza della normativa” e dalla diffusione delle sporte “sempre sostenute da Assobioplastiche”

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Assobioplastiche ha affidato a Plastic Consult, società di consulenza privata e indipendente che dal 1979 svolge studi e analisi di mercato nel settore delle materie plastiche, l’incarico di eseguire uno studio sulla struttura del comparto dei polimeri compostabili. L’analisi, per dare continuità con il lavoro svolto nel 2012, include un focus specifico sul segmento degli “shopper” durante la fase di transizione dell’iter normativo. L’analisi è stata svolta mediante un esteso lavoro di campo, attraverso il contatto con oltre 100 aziende di produzione, trasformazione e seconda lavorazione. Sono state effettuate oltre settanta interviste ad aziende della filiera. I polimeri compostabili trovano sbocco in numerose applicazioni, che spaziano dagli shopper ai sacchetti per la raccolta differenziata dell’umido organico, al film per confezionamento degli alimenti freschi, a piatti, bicchieri e posate monouso, ai contenitori per gastronomia e catering, al film agricolo, alle preforme per bottiglie di acque minerali. I risultati dello studio indicano per il settore un numero di 145 aziende attive: si tratta di 16 produttori e distributori di materie prime, 77 aziende di prima trasformazione di polimeri compostabili e una cinquantina di operatori che effettuano seconde lavorazioni. Per quanto riguarda gli addetti, le aziende identificate da Plastic Consult occupano complessivamente circa 1.300 unità dedicate alle lavorazioni dei polimeri compostabili. La filiera produttiva ha generato nel 2012 un fatturato specifico di circa 370 milioni di Euro. I volumi di polimeri compostabili lavorati nel 2012 sono stati poco meno di 40 mila tonnellate, e l’andamento del settore è stato a due velocità. Hanno registrato un ottimo tasso di crescita numerosi segmenti tra cui si segnalano gli articoli monouso a +55%, grazie anche al traino delle forniture alle olimpiadi di Londra 2012, e il segmento dei sacchetti per l’umido +10% trainati alla diffusione della raccolta differenziata della frazione organicaHa sofferto invece il principale mercato, quello degli shopper, fortemente penalizzato sia dall’incompletezza della normativa che ne ha visto l’utilizzo relegato quasi esclusivamente (circa l’85%) nell’ambito GDO, sia dalla progressiva diffusione delle borse riutilizzabili, fatto questo auspicato dalla legge e sempre sostenuto da Assobioplastiche.
“Ipotizzando il completamento dell’iter normativo sugli shopper e l’estensione della raccolta differenziata dell’umido in tutta Italia, il settore potrebbe avvicinarsi rapidamente al miliardo di euro di valore e generare ulteriori progetti industriali nel territorio”, ha dichiarato Marco Versari, Presidente di Assobioplastiche.

 

 

Fonte: eco dalle città