Ebike a Torino: To Bike installerà 20 postazioni di ricarica per le bici a noleggio

http _media.ecoblog.it_5_5e1_bike-pride-2016-46

Lo scorso 2 luglio, in occasione del Bike Pride di Torino, To Bike ha annunciato venti nuove stazioni di ricarica per bici elettriche che saranno pronte entro la fine dell’estate: To Bike, il servizio di bici ed ebike a noleggio nel Comune di Torino, ha in verità in serbo ben tre novità per i 27.500 abbonati torinesi. La prima è proprio l’installazione delle nuove venti postazioni di ricarica, che faranno salire a 185 il totale delle postazioni presenti nel capoluogo piemontese e che si aggiungono alle dieci già installate dal Comune in città:

“La tabella di marcia prevede che entrino in funzione entro la fine dell’estate, in modo che a settembre, alla riapertura degli uffici e delle scuole, le postazioni siano pronte per l’uso”

ha dichiarato il direttore commerciale del ToBike, Gianluca Pin. La seconda novità sarà la messa in strada di nuove biciclette anti-vandalo, un nuovo modello più robusto e provvisto di catena, cestino e parafanghi interamente protetti. Una novità, ricorda Repubblica Torino, già annunciata dall’amministrazione ma ancora in attesa di vedere la luce e che pare sarà messa a bando entro il prossimo settembre. La terza novità di To Bike consiste in un rincaro dei costi del servizio, aumento che sarà finalizzato ad un miglioramento ed ampliamento del servizio di bike-sharing: la società che gestisce il To Bike sta infatti discutendo con il Comune sabaudo di innalzare la quota di iscrizione annuale, attualmente ferma a 25 euro, ad una cifra sui 30-35 euro, più in linea con il resto del panorama nazionale (a Milano, per esempio, il costo dell’abbonamento è di 36 euro).

“Nulla ancora è stato deciso ma crediamo che i nostri utenti, con i loro 8-10mila prelievi al giorno che fanno del bike sharing torinese il più utilizzato in Italia, possano essere disponibile a pagare qualcosa in più, a fronte di un sensibile miglioramento del servizio”

ha dichiarato Pin a Repubblica. La rete sarà estesa a Mirafiori, verso sud, a borgo San Paolo e Cenisia, verso ovest, e Barriera di Milano, verso nord. La mappa delle nuove stazioni: piazza Zara, corso Traiano e piazza Caio Mario, corso Tazzoli, via Filadelfia-Stadio comunale e piazza Santa Rita; e poi, via Moretta, piazza Sabotino, corso Tassoni, piazza Robilant e piazza Rivoli; nella zona nord, via Cigna, corso Umbria, via Orvieto, piazza Baldissera, piazza Crispi, corso Novara angolo corso Palermo, piazza Bottesini; e infine, in precollina, corso Belgio, piazza Pasini e corso Chieri.

Fonte: ecoblog.it

Torino, accordo con Eni per sperimentazione Diesel+ sui mezzi pubblici

387794_1

Il nuovo carburante che contiene il 15% di componente rinnovabile e permette di ridurre in modo sensibile le emissioni inquinanti fino al 40%. Inoltre verrà incoraggiata la raccolta degli oli esausti domestici da trasformare in biocarburante

Eni e La Città di Torino insieme a GTT – Gruppo Torinese Trasporti e Amiat, società del Gruppo Iren, hanno firmato oggi un accordo per avviare un progetto di sperimentazione su larga scala basato sull’utilizzo da parte degli autobus torinesi di Eni Diesel+, il nuovo carburante che contiene il 15% di componente rinnovabile (chiamata Green Diesel, ndr) e che, grazie all’intesa siglata, verrà fornito all’azienda torinese di trasporto pubblico allo stesso costo del gasolio finora utilizzato dai mezzi in servizio sulla rete urbana. Eni si è infatti aggiudicata la gara per la fornitura dei combustibili agli autobus di Torino.

In base ai dati forniti dalla stessa Eni, “nell’ambito dei test su vetture Euro 4, Euro 5 ed Euro 6 condotti presso il Centro Ricerca Eni di San Donato Milanese e validati dall’Istituto Motori CNR di Napoli è stata rilevata una significativa riduzione delle emissioni gassose inquinanti (monossido di carbonio CO e di idrocarburi incombusti HC) fino al 40% grazie alla presenza della componente rinnovabile Green Diesel. Inoltre grazie ad un ciclo produttivo più sostenibile, Eni Diesel + presenta un valore di “Carbon Intensity” inferiore rispetto ad un gasolio commerciale e contribuisce a ridurre le emissioni di CO in media del 5%.

A partire oggi e fino al 31 ottobre gli autobus della flotta cittadina di GTT, complessivamente 650 mezzi riforniti attualmente con gasolio tradizionale, utilizzeranno il nuovo combustibile che, sulla base delle ricerche effettuate, permette di ridurre in modo sensibile le emissioni inquinanti – in particolare idrocarburi incombusti, ossido di carbonio e particolato -, di mantenere pulito il motore e di consentire una efficienza di combustione sempre ottimale, determinando, di conseguenza, una riduzione degli interventi di manutenzione dei motori, nonché di ottenere una riduzione dei consumi fino al 4%, in conseguenza dell’elevato potere calorifico. GTT testerà sul campo il nuovo carburante segnalando a Eni ogni eventuale variazione di funzionamento o comportamento che dovesse riscontrare sui propri mezzi nel corso del periodo di sperimentazione. Un autobus della sua flotta sarà poi impiegato nei laboratori Eni a San Donato Milanese per svolgere, in collaborazione e con la supervisione dell’Istituto Motori del CNR di Napoli, altri test sperimentali, finalizzati a validare l’impatto positivo dell’utilizzo di Eni Diesel+ in termini di riduzione di emissioni inquinanti e di efficienza di combustioni. La Città di Torino – che lo scorso marzo ha aderito alla Dichiarazione di Siviglia, documento con il quale oltre 60 amministrazioni locali europee si sono impegnate a incoraggiare politiche di “economia circolare” all’interno delle città – promuoverà infine la raccolta degli oli spenti di frittura delle utenze domestiche. Amiat contribuirà, in accordo con la Città di Torino, alla promozione fra i cittadini della raccolta degli oli vegetali usati, anche attraverso il posizionamento di eventuali nuovi punti di raccolta sul territorio. Dopo un trattamento di purificazione da effettuare presso aziende specializzate l’olio esausto recuperato potrà essere trasformato in biocarburante presso la Raffineria Eni di Venezia e quindi utilizzato per alimentare i mezzi pubblici del territorio del Comune e contribuire così alla riduzione delle emissioni inquinanti, consentendo altresì di mettere in atto un esempio concreto di valorizzazione di scarti di consumi.

Fonte: ecodallecitta.it

10.000 persone al Bike Pride: “Torino è pronta per una mobilità nuova”

387778_1

Una pedalata colorata di mezzi a pedali per le vie della città per chiedere all’amministrazione le “living street”, sperimentazioni di spazi condivisi

L’VIII edizione del “Bike Pride” si è conclusa con oltre 10.000 partecipanti, dimostrazione che è una manifestazione che funziona. Il serpentone di bici si è snodato per circa 3 km di lunghezza su un percorso di 13 km e una parata che è durata più di due ore, con musica su differenti mezzi a pedali, da tricicli, cargobike, monocicli, pattini. Ogni forma e colore per una parata su grandi viali e su tratti insoliti in cui pedalare come il sottopasso di piazza della Repubblica e il sottopasso di corso Principe Oddone, per un pomeriggio liberi dalle auto. “Il “Bike Pride” è una festa che piace – ha dichiarato Fabio Zanchetta, presidente di Bike Pride Fiab Torino – che accomuna tutti e va a smontare quel conflitto tra categorie e utenti della strada, che spesso si tende a enfatizzare. Non crea nessuna tensione, nessun rifiuto e lascia un messaggio positivo per la città. Soprattutto in un momento difficile per le manifestazioni di piazza“.

bici to

Il Bike Pride è un’occasione anche per ricordare all’Amministrazione e alla cittadinanza che sono tante le persone che utilizzano la bicicletta quotidianamente come mezzo di trasporto e che chiedono interventi immediati ed efficaci verso una città a misura di persona. La proposta politica di quest’anno, accolta dagli assessori, va in questa direzione e chiede che a settembre durante la Settimana europea della mobilità sostenibile vengano sperimentate delle “living street“, ossia quartieri con spazi condivisi tra tutti gli utilizzatori dello spazio pubblico, pedoni, ciclisti, mezzi pubblici, ma anche le auto che viaggiano a velocità ridotta (30 km/h). Torino è pronta per una mobilità nuova. È arrivato quindi il momento che l’Amministrazione attivi il cambiamento.

I 10 luoghi comuni sulla bicicletta

L’evento è stato organizzato da Bike Pride Fiab Torino, con il Patrocinio del Comune di Torino. Sostenuto da Norauto, Triciclo, Bike ID, Bicyclope e Sunrisebikeride (pedalata non competitiva all’alba lungo un percorso facile in città, che si terrà per la prima volta a Torino il 10 settembre 2017. Iscrizioni aperte)

Fonte: ecodallecitta.it

 

Studenti propongono il vuoto a rendere per la movida a Torino

387755_1

La proposta di Studenti Indipendenti: “Tutti i commercianti devono ai clienti l’importo di 0,50 cent, per ogni bottiglia di vetro o plastica riconsegnata vuota, per una maggiore responsabilizzazione di tutti e tutte al rispetto dell’ambiente circostante”

“Tutti i commercianti devono ai clienti l’importo di 0,50 cent, per ogni bottiglia di vetro o plastica riconsegnata vuota, per una maggiore responsabilizzazione di tutti e tutte al rispetto dell’ambiente circostante”. La proposta arriva dagli Studenti Indipendenti di Torino che lunedì 26 giugno si sono ritrovati davanti a Palazzo Civico per presentare la loro proposta di “contro-ordinanza” per i quartieri della movida torinese. Il giorno precedente gli studenti si sono recati a San Salvario per diffondere la proposta.

Abbiamo chiesto a Francesca Durando, Studenti Indipendenti Torino, com’è nata l’idea di 50 centesimi per ogni contenitore riconsegnato dopo la consumazione: “La proposta ci è venuta dall’esempio tedesco del vuoto a rendere e pensiamo possa essere una soluzione alle problematiche che sono state poste per l’ordinanza riguardanti i rifiuti abbandonati per strade, soprattutto le bottiglie. Il vuoto a rendere, visto che in Germania ha funzionato, potrebbe essere una buona idea da applicare anche nel nostro caso: in questo modo si andrebbe a responsabilizzare le persone che vanno in piazza a consumare”.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Torino: realtà del terzo settore unite per acquistare energia da fonti rinnovabili

387693_1

Presentato a Torino “EneRgia”, gruppo di acquisto solidale del terzo settore per l’acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate con garanzia d’origine. Un gruppo di acquisto solidale del terzo settore per l’acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate con garanzia d’origine. Tutto questo è “EneRgia”, progetto innovativo che coinvolte una ventina di realtà del territorio torinese, tra cui Case del quartiere, centri di protagonismo giovanile, circoli ARCI e associazioni varie.

Come nasce Energia. Rinnovabile, Innovabile? Un anno fa due associazioni (TYC – Officine Corsare e Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario onlus) hanno cominciato a lavorare per la costituzione di un grande gruppo italiano del terzo settore per l’acquisto solidale di energia elettrica da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di attivare forniture 100% energia elettrica rinnovabile da fonti certificate con Garanzia d’Origine (GO), ridurre i costi economici delle utenze elettrich, indurre progressivamente una riduzione dei consumi elettrici e produrre risorse a supporto di progetti sociali.

Il percorso di progettazione è stato lungo e articolato. Sono state prima coinvolte le venti realtà del territorio della città metropolitana di Torino. Su ciascuna di queste strutture è stato condotto uno studio sui contratti e consumi elettrici. Sono poi state contattate numerose compagnie fornitrici di energia elettrica rinnovabile, con alcune delle quali è stata aperto una confronto e valutazione. Dopo l’analisi, i promotori del progetto, sono arrivati alla scelta di Dolomiti Energia come soggetto con cui stipulare la convenzione collettiva e i contratti di energia elettrica.

Alla fine di questo percorso i venti protagonisti, hanno deciso di investire sulle fonti rinnovabili attraverso la creazione di un gruppo d’acquisto solidale di energia. Le associazioni coinvolte sono le prime a Torino ad organizzarsi in questa direzione. Tutti i soggetti coinvolti hanno firmato un contratto collettivo con la compagnia elettrica Dolomiti Energia che fornirà loro esclusivamente energia prodotta da fonti rinnovabili e certificate.

“Le economie prodotte – sottolineano infine i promotori – saranno reinveste con azioni sociali promosse dalle associazioni. Con una mano si risparmia e con l’altra si reinveste su progetti di sviluppo e inclusione locale. Il progetto ha coinvolto finora una ventina di strutture di promozione sociale e culturale, ma è permanentemente aperto all’adesione anche di altre realtà del no-profit dell’area metropolitana torinese: centri sociali e aggregativi, strutture socio-assistenziali, teatri, circoli”.

Fonte: ecodallecitta.it

A Venaria Reale (Torino) ci sono 13 nuovi ecoristoranti

387759_1

Presentati i ristoratori che hanno aderito alla rete nazionale dei ristoratori eco-sostenibili promossa da Cidiu Servizi e Comune.

Presentati a Venaria Reale i ristoratori che sono entrati a far parte della rete Ecoristoranti. Promosso dalla Città di Venaria Reale e da Cidiu Servizi, il progetto di promozione del network nazionale di ristoratori ecosostenibili ha visto l’adesione di 13 locali venariesi che hanno deciso di valorizzare la loro attività con un impegno concreto nei confronti dell’ambiente e una maggiore attenzione agli sprechi alimentari. Alla presentazione, che si è svolta presso la sala del Consiglio comunale di Venaria Reale, erano presenti l’assessore all’Ambiente della Città di Venaria Reale, Marco Allasia e l’Amministratore unico di Cidiu Servizi, Riccardo Civera, che hanno consegnato gli attestati ai ristoratori intervenuti. Presente, inoltre, Enrico Di Nola della Cooperativa ERICA, società di comunicazione che gestisce la rete a livello nazionale. Di seguito l’elenco completo dei ristoratori:

La Locanda, via Andrea Mensa 31/B
Leoni’s, via Andrea Mensa 8/E
Trattoria Nuova Cernaia, piazza Annunziata 12/C
Il Quadrovale, piazza Annunziata 2
Caffè Nazionale/Osteria al Cantun, piazza Annunziata 6
Il Bergamotto, piazza Annunziata 7
BenvenutO, corso Garibaldi 155
Convivium, via Boglione 1/5
Passami il sale, via Andrea Mensa 37/B
Osteria Tripoli, via Canale 14
Trattoria San Marchese, via Lanzo 287
Sapori Reali, via San Marchese 38
Cascina Oslera, corso Fratelli Kennedy – Robassomero

L’accordo stipulato dai ristoratori per aderire alla rete Ecoristoranti prevede il loro impegno nella promozione dell’asporto delle pietanze non consumate dal cliente, l’utilizzo di tovaglioli in stoffa, dell’acqua in brocca, la preferenza per prodotti con meno imballaggi, la differenziazione dei propri rifiuti e il compostaggio. In cambio il ristoratore potrà esporre la vetrofania che conferma l’adesione alla rete, sarà presente sui canali social (Facebook e Instagram) della rete, potrà risparmiare su forniture, tempo e spazio. All’adesione i ristoratori hanno ricevuto un kit composto dalla vetrofania, l’attestato di adesione, un banner-espositore da collocare nei pressi della cassa e una Doggy Bag, contenitore che può essere utilizzato per il trasporto di cibi non consumati, ma ancora edibili.

Il network degli Ecoristoranti vede la luce nel 2012, in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei rifiuti, grazie ad un progetto proposto dalla Cooperativa ERICA in collaborazione con il Covar 14. Ad oggi più di 120 i ristoratori presenti in una rete che è in continua espansione. «Siamo felici che ben 13 dei ristoratori del nostro comune abbiano deciso di aderire ad un progetto innovativo per combattere gli sprechi alimentari e la riduzione dei rifiuti – spiega l’assessore all’Ambiente della Città di Venaria Reale, Marco Allasia-. Si tratta di un’iniziativa che ci sta molto a cuore e che si inserisce nel percorso che questa amministrazione sta facendo per rendere Venaria più sostenibile. Siamo convinti infatti che, per una cittadina come la nostra che vuole essere sempre di più un polo di attrazione turistica, sia necessario ridurre l’impatto ambientale dell’usa e getta a partire dallo spreco di cibo e dalla riduzione dei rifiuti. Ringrazio i ristoratori che hanno aderito e spero che la rete possa sul territorio comunale possa ampliarsi, comprendendo anche quei ristoranti che al momento non sono ancora entrati a far parte della rete».

«Con l’adesione dei ristoratori di Venaria Reale continua l’ampliamento della rete degli Ecoristoranti nel territorio gestito da Cidiu Servizi-sottolinea Riccardo CiveraAmministratore Unico di Cidiu Servizi SpA-. Crediamo in questo progetto da anni e vogliamo continuare a lavorare in tal senso per sensibilizzare il maggior numero di ristoratori possibile sull’importanza di un lavoro svolto nel rispetto dell’ambiente».  Per ulteriori informazioni e per scoprire come aderire alla rete Ecoristoranti: www.ecoristoranti.it | www.cidiuservizi.to.it oppure sulle pagine “Ecoristoranti” su Facebook e Instagram.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Smog, a Torino e Milano con le nuove misure i diesel Euro 3 ed Euro 4 potrebbero fermarsi più di un mese

387644_1

L’accordo appena approvato dalle regioni del nord prevede dopo 4 giorni consecutivi di sforamento delle polveri sottili il blocco dei veicoli diesel Euro 3 ed Euro 4. In base a ciò lo scorso inverno a Milano si sarebbero fermati per 34 giorni, a Torino per 40. A proposito dell’accordo tra le regioni del nord italia sulle misure antismog, firmato a Bologna il 9 giugno, ci siamo  posti due domande. Si tratta di un insieme di proposte e di intenzioni o di una nuova regola cogente che comporterà automaticamente il blocco provvisorio dei veicoli diesel Euro 3 ed Euro 4? E poi, quanto possono incidere i provvedimenti d’emergenza che entrano in vigore solo dopo ripetuti giorni di sforamento del limite di polveri sottili nell’aria?

Per quanto riguarda la prima domanda le voci  che abbiamo raccolto negli  ambienti tecnici che hanno seguito la nascita e la gestazione dell’accordo ci dicono che si tratta di un patto piuttosto serio. Il governo e le Regioni hanno infatti bisogno di dimostrare alla Commissione Europea che stanno facendo davvero qualcosa per evitare le  procedure di infrazione. Sembra quindi difficile che le Regioni possano poi trincerarsi dietro disguidi tecnico-burocratici per non mettere in pratica l’accordo. Resta però la necessità che ogni Regione trasformi il documento del 9 giugno in legge regionale. Difficilmente a quel punto i Comuni di Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte potranno sottrarsi dal mettere in pratica i provvedimenti e probabilmente non vorranno proprio sottrarsi, visto che di fronte agli automobilisti arrabbiati per  blocchi del traffico potranno sempre dire che la responsabilità è della Regione. In ogni caso Eco dalle Città seguirà da vicino l’iter del provvedimento. Stiamo anche raccogliendo dati per capire – sulla base della regola del blocco emergenziale che prevede dopo 4 giorni consecutivi di superamento di 50 microgrammi di polveri sottili il fermo per 10 ore non solo degli Euro 3 ma anche degli Euro 4 – quale impatto i nuovi provvedimenti possano avere. Le prime stime vengono dalla  agenzia per la mobilità di Milano: secondo i dati della qualità dell’aria relativi all’inverno scorso, tra ottobre 2016 e marzo 2017, le nuove misure avrebbero determinato nel capoluogo lombardo uno stop dei diesel Euro 3 ed Euro 4 di 34 giorni, 9 in più di quelli in cui sono stati effettivamente fermati la scorsa stagione. Non sono pochi. Essere costretti per più di un mese a lasciare la macchina ferma potrebbe essere un incentivo per alcuni ad acquistare un’auto più recente e meno inquinante. Secondo i nostri calcoli, sempre in base ai dati 2016/2017, a Torino i giorni di blocco sarebbero stati 40.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Economia circolare, UrbanWins a Torino lancia le agorà fisiche

387660_1

La prima Face-to-Face Agorà di UrbanWins torinese si svolgerà il 29 giugno 2017 presso Open Incet (via Cigna 96/17) per discutere di rifiuti, riuso e sharing economy. UrbanWins, la rete di città europee creata nell’ambito del programma Horizon 2020, lancia le agorà fisiche in otto città pilota europee – Cremona, Torino e due città dell’area metropolitana di Roma capitale, Albano Laziale e Pomezia (Italia), Bucharest (Romania), Leiria (Portogallo), Manresa e Sabadell (Spagna). Lo scopo è di conoscere, condividere e discutere con il maggior numero di cittadini idee sul tema dei rifiuti, delle risorse e dell’innovazione. La Città di Torino, insieme alle altre città della rete, vuole individuare nuove modalità per estendere la raccolta differenziata, aumentare il riuso e riutilizzo di beni a fine vita, stimolare nuovi modelli economici basati sull’economia circolare e la sharing economy. Per fare questo, invita i cittadini al partecipare alle Agorà fisiche, gruppi di lavoro a tema finalizzati all’ideazione e progettazione di proposte concrete e applicabili.

Info e iscrizioni

La prima Face-to-Face Agorà di UrbanWins torinese si svolgerà il 29 giugno 2017 presso Open Incet, via Cigna 96/17, Per iscriversi occorre accedere al sito Urbanwins e seguire le istruzioni. Inoltre sarà possibile comunque seguire i lavori e il progetto on-line accedendo alla piattaforma e registrarsi.

La partecipazione è gratuita, ma è necessaria la registrazione. Per ulteriori informazioni, contattare:

E-mail: urbanwins@comune.torino.it / info@openincet.it

Numero di telefono: Open Incet: +39 011 19482728

Fonte: ecodallecitta.it

 

Contro le bottiglie di vetro. La proposta di Paolo Hutter

387616_1

Basta con le bottiglie di vetro nei grandi eventi, nei sabba del calcio, nell’animazione ubriaca della movida. Gli incidenti di piazza San Carlo a Torino siano la Cernobil, la Fukushima del predominio della birra in vetro negli eventi affollati. Questa dovrebbe essere una prima acquisizione universale, condivisa e attuabile dopo i 1.500 e passa feriti della serata juventina. A scanso di equivoci, non sto dicendo che il vetro sia stato la causa dell’ondata di panico, né la causa dei ferimenti più gravi. Si discute e discuterà a lungo sulla gestione della serata, sulle piazze , le transenne, le eventualità  responsabilità di comune, questura e prefettura. Si possono avere opinioni diverse sulla possibilità di evitare completamente che si verifichino incidenti del genere. Ci si può perdere in discussioni infinite sull’alcol. Ma un dato è inconfutabile. C’erano per terra migliaia di bottiglie, quasi tutte di birra, che non avrebbero dovuto essere lì e che – perché rotte o calpestate – hanno provocato la maggior parte delle ferite.  E allora, mentre si continua a indagare e discutere sugli altri aspetti, concentriamoci intanto sulla necessaria lotta al pericolo e allo spreco costituito da tutte queste bottiglie di vetro usa e getta. Ci sono vari livelli della questione, ma tutti convergono nella stessa direzione. Il tema della sicurezza si intreccia con quello della gestione dei rifiuti, degli imballaggi, dei consumi. Con dei  paradossi evidenti: per esempio per motivi di sicurezza in casi come il raduno dei tifosi vengono chiusi i cestini per i rifiuti, provocando ulteriori “abbandoni” di bottiglie a terra.

Sarebbe possibile, al contrario, organizzare un efficace e puntiforme sistema di raccolta differenziata delle bottiglie?  Nella baraonda della folla? Ci sono esperienze di “ecofeste”, ma niente si è ancora provato in raduni paragonabili a quelli delle finali calcistiche.  Un altro tema caro a noi ambientalisti è quello delvuoto a rendere: le bottiglie non dovrebbero andare nei rifiuti per essere  poi riciclate, ma ritornare vuote e intatte ai produttori per essere riutilizzate. È una realtà in Germania, se ne parla anche in Italia.

Il sistema potrebbe cambiare anche le  modalità di consumo più spicciole. Persino l’ambulante abusivo ti verserebbe la birra nel bicchiere invece di darti la bottiglia?

Forse. Ma intanto, il vuoto a rendere è di là da venire. E la presenza delle bottiglie di vetro nei luoghi aperti e affollati va contrastata subito, con le ordinanze che sia i questori che i prefetti e i sindaci possono adottare. Mi sono informato, a scanso di equivoci: in orari e luoghi precisi vanno vietate sia la vendita che la somministrazione di bevande attraverso bottiglie di vetro, e va vietato anche il consumo attraverso bottiglie di vetro. Non so quanto sia il caso di estendere il divieto anche alle lattine. Ma non è realistico estenderlo alle bottiglie di plastica.  Anche nel caso della plastica sarebbe, sì, meglio sostituire i sistemi usa e getta con vuoto a rendere. Ma ammettiamolo (anche noi ambientalisti): il pet è infinitamente più leggero e più sicuro del  vetro, è altrettanto riciclabile. Per le bottiglie è l’alternativa realistica. Si spera e si vuole che i diversi materiali post-consumo vengano raccolti separatamente per avviarli a riciclo. Ma se le bottiglie restano a terra finiscono con i rifiuti indifferenziati in discarica o nell’inceneritore e paghiamo per smaltirle: quelle di plastica pesano un decimo di quelle di vetro. Se la bottiglia è inevitabile, che almeno sia di plastica. Anche per la birra? Certo. Ma davvero crediamo che ci siano motivi igienici organolettici o di gusto  per cui è meglio bere la birra dalle bottiglie di vetro? È probabile chel’associazione birra-vetro sia  solo un’abitudine culturale, che può cambiare. Come è cambiata per l’acqua minerale. Come è il caso che cambi dopo gli incidenti di Torino, il capolinea disastroso delle bottiglie di vetro.

Fonte: ecodallecitta.it

Torino, ottava città in Italia per raccolta rifiuti organici

387545_1

I dati emergono dal Rapporto Annuale del CIC, il Consorzio Italiano Compostatori che ha festeggiato a Roma i primi 25 anni di attività. Una filiera che ad oggi conta 9.000 addetti e 1,7 miliardi di euro di fatturato.

La città di Torino si colloca all’ottavo posto in Italia, tra quelle con più di 200.000 abitanti, nella raccolta di rifiuti organici: con 59 kg per abitante l’anno recuperati nel 2015, la città contribuisce in misura importante alla raccolta in Piemonte, che con oltre 400.000 tonnellate, si colloca al settimo posto fra le Regioni dopo la Lombardia, l’Emilia-Romagna, il Veneto, la Campania, la Toscana e il Lazio. Sono i dati che emergono dal Rapporto Annuale del CIC, il Consorzio Italiano Compostatori che ha festeggiato a Roma i primi 25 anni di attività. La raccolta della frazione organica (frazione umida + frazione verde) rappresenta oggi il primo settore di recupero in Italia con il 43% dei rifiuti urbani raccolti in maniera differenziata: un comparto in crescita costante (+10% l’anno in media dal 2007 a oggi) e totalmente autosufficiente che ha registrato una continua evoluzione industriale, tecnologica e ambientale: oggi la filiera conta 9.000 addetti e 1,7 miliardi di euro di fatturato.387545_2

La filiera di valorizzazione del biorifiuto – spiega il presidente del cic, Alessandro Canovaiè strategica, oltre che per le grandi potenzialità industriali derivanti dallo sfruttamento del biometano, soprattutto per l’importanza vitale della restituzione ai suoli della sostanza organica attraverso l’utilizzo del compost. E’ ormai improcrastinabile un serio piano di infrastrutturazione impiantistica che preveda la realizzazione di almeno 20 nuovi impianti nei prossimi 5 anni per le aree cronicamente carenti (parte del Centro e Sud del paese) e in alcune grandi città, a partire da Roma. In questi 25 anni a investire nell’impiantistica sono stati soprattutto imprenditori privati (molti afferenti ad Assoambiente), che hanno garantito lo sviluppo del settore in condizioni di libero mercato e che sono pronti a cogliere le nuove opportunità di crescita, unitamente alle imprese pubbliche di settore che negli ultimi anni hanno manifestato un crescente interesse ad investimenti in impianti di digestione anaerobica e compostaggio”.

Nei 25 anni di attività, il Cic ha raccolto e sottratto alle discariche oltre 65 milioni di tonnellate di rifiuti, che avrebbero occupato un volume di oltre 100 milioni di metri cubi; questa enorme mole di rifiuti è stata trasformata in 23,5 milioni di tonnellate di compost, contribuendo a stoccare nel terreno oltre 7 milioni di tonnellate di sostanza organica. Dal momento che per ogni chilogrammo di rifiuto organico non smaltito si evitano 0,68 kg di CO2 equivalente, il settore del trattamento biologico (compostaggio e digestione anaerobica) ha evitato 44 milioni di tonnellate di Co2 equivalente.

Dal 1992 ad oggi, l’utilizzo del compost in sostituzione di altri prodotti per la fertilizzazione, come i concimi minerali e di sintesi, ha portato ad una riduzione dei costi di circa 650 milioni di euro nel settore agricolo; il 33% del compost prodotto in Italia, inoltre, è a marchio “Cic” il che ne garantisce un elevato standard di qualità. Il CIC ha anche stimato che basterebbe aumentare dello 0,1% la sostanza organica nei suoli, tramite l’utilizzo di compost, per azzerare la co2 del sistema dei trasporti nazionale; il compost è inoltre fondamentale per scongiurare il depauperamento dei suoli e il rischio di desertificazione.

Il nostro auspicio – conclude Canovai- è che si intervenga per sostenere questa filiera, anche attraverso i meccanismi economici previsti in sede europea per l’EPR e che hanno garantito lo sviluppo di altre filiere, e favorendo l’utilizzo del compost in agricoltura, riconoscendone il valore intrinseco legato alla capacità di stoccare carbonio nei suoli“.

Fonte: ecodallecitta.it