Torino: nelle scuole dei comuni Covar14 si impara anche a non sprecare il cibo

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Alle ormai tradizionali lezioni su raccolta differenziata e compostaggio domestico si affianca una nuova tipologia di intervento volta a sensibilizzare sul tema dello spreco alimentare. E’ in pieno svolgimento da un mese circa, il progetto scolastico gestito da Achab Group “La differenza si (ri)fa a scuola”, erede di quello dello scorso anno ed ennesima edizione, come da tradizione ormai pluriennale per Covar14, di interventi di educazione ambientale presso i plessi scolastici (scuole dell’infanzia, primarie e secondarie) dei 19 comuni consorziati (area sud ovest di Torino). Grande successo ha avuto l’iniziativa del Consorzio di affiancare alle ormai tradizionali lezioni su raccolta differenziata e compostaggio domestico una nuova tipologia di intervento (per le primarie e le secondarie di primo grado) ovvero quella volta a sensibilizzare sul tema dello spreco alimentare. Una visione proposta ai bambini che va dalll’impatto della produzione globale di cibo fino alla gestione del frigo di casa propria e che ha raccolto le preferenze di più di 100 classi. In totale (da segnalare anche la novità di lezioni sui RAEE per le scuole secondarie di primo grado) sono aumentate le adesioni rispetto allo scorso anno con ben 215 lezioni in classe, 37 laboratori di compostaggio domestico e 17 classi aderenti (anche superiori) a visite a impianti del territorio (termovalorizzatore del Gerbido o Ecocentri consortili). Per un totale di circa 4.500 studenti coinvolti e 269 attività. Tira le somme Leonardo Di Crescenzo, presidente del Consiglio di Amministrazione di Covar14 : “Il confronto con i 215 appuntamenti del 2016 prova che, anno per anno, cresce la sensibilità degli insegnanti verso questo argomento e le scuole si mettono in gioco per fare la loro parte. La loro collaborazione per la nostra attività è molto importante e proporre loro un’iniziativa che riscuote gradimento è un motivo di orgoglio”.

Come al solito l’offerta didattica è integrata da materiali informativi per gli insegnanti (spreco alimentare e RAEE i temi) e alunni con un opuscolo sul rifiuto organico a 360° (dalla raccolta differenziata al compostaggio, oltre che utili consigli per evitare lo spreco degli alimenti) e con interessanti pieghevoli sempre a tema RAEE e riciclo degli imballaggi.

Fonte (testo e foto): Achab Group

 

Smart energy, dal Siebel Energy Institute 300mila euro per sei progetti del Politecnico

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Anche il Politecnico di Torino alla conferenza “Energy Grid Cybersecurity” organizzata a Washington dal Siebel Energy Institute che con 300 mila dollari finanzierà sei progetti di ricerca. Il problema della sicurezza delle reti energetiche e il supporto che le ICT possono fornire per prevenire e risolvere situazioni critiche, sia di natura accidentale, che criminale, sono stati oggetto della conferenza “Energy Grid Cybersecurity”, che si è svolta a Washington, D.C (USA) dal 3 al 5 marzo scorsi; l’incontro internazionale è stato organizzato dal Siebel Energy Institute, un consorzio che vede il Politecnico di Torino partner di 8 tra i più prestigiosi centri di ricerca sui temi della smart energy: Carnegie Mellon University, École Polytechnique, Massachusetts Institute of Technology, Princeton University, University of California at Berkeley, University of Illinois at Urbana-Champaign, University of Tokyo e Tsinghua University. Scopo del consorzio, promuovere una rete internazionale e di altissimo livello tra soggetti che si occupano di ricerca in questo settore e valorizzare i progetti delle più prestigiose università internazionali; tra queste, il Politecnico, che ha ricevuto sei premi del valore di 50 mila dollari ciascuno, per un totale di 300 mila dollari, per progetti dei quali è capofila:

– Smart Grid Resilience: Automatic Real-time Detection and Prediction of Critical Conditions and Preventive Network Management Through Distributed Sensing, Smart Metering, Environmental/Social Info. Capofila: Ettore Bompard – Politecnico di Torino. Il progetto si pone come strumento per assicurare la continuità dalla fornitura energetica anche in situazioni critiche per le reti di distribuzione come incidenti, catastrofi naturali o attacchi. Utilizzando i dati provenienti da fonti eterogenee (consumatori, prosumer, sensori distribuiti sulla rete, contatori intelligenti, strumenti di monitoraggio ambientale) si genera un algoritmo aggiornato costantemente che permette di prevedere condizioni e situazioni critiche, ottimizzando quindi il funzionamento della rete.

– URBE – Understanding the Relationship Between Urban Form and Energy Consumption Through Behavioral Patterns (Capofila: Patrizia Lombardi – Politecnico di Torino). La ricerca studia i profili di consumo energetico dei cittadini degli spazi urbani negli edifici (calore, gas e elettricità) e la mobilità delle varie zone della città, in relazione sia alla morfologia urbana (ad esempio distanza media tra casa e luogo di lavoro, distanza dai servizi) che ai modelli comportamentali (ad esempio orario di lavoro e attività domestiche, mezzi di trasporto utilizzati). L’obiettivo è quello di definire, in modo efficace e efficiente, politiche di pianificazione urbana per creare condizioni ottimali di vivibilità.

– CCG – Cars, Communications, and the Grid (Capofila: Marco Ajmone Marsan – Politecnico di Torino). Lo studio analizza i vantaggi ottenibili dall’utilizzo congiunto di tre diverse tecnologie: comunicazioni wireless, car sharing e distribuzione di energia elettrica. A tal fine vengono implementati modelli matematici e di simulazione basata su dati reali. L’apporto professionale di esperti del settore di telecomunicazione, energia, trasporti ed economia aiuterà a pianificare una valutazione dei vantaggi tecnologici e economici e l’identificazione delle tecnologie necessarie per ottenerli.

– Power Aware – Lights Off, Brains On (Capofila: Antonio Vetrò – Politecnico di Torino).  Il progetto realizza una piattaforma web che mette a confronto modelli di consumo di energia per i cittadini con caratteristiche simili (in relazione ad esempio alle dimensioni dell’abitazione, al numero dei componenti familiari, al numero e alla tipologia di apparecchi) e predispone strategie di consumo per ridurre gli sprechi. Sono previsti servizi aggiuntivi per il calcolo preventivo dei consumi, così da cercare di modificare in maniera efficiente le abitudini di consumo.

– Big Data Platform for FFCS Design: From Gas to Electric (Capofila: Marco Mellia – Politecnico di Torino). Lo studio parte dalla piattaforma web in supporto a sistemi di car sharing che consente di noleggiare un’auto in un’area geografica definita. La piattaforma può fornire informazioni riguardo l’auto (posizione, condizioni generali, livello di carburante). L’applicazione di tecnologie di analisi di Big Data permette di decidere in che modo affinare il servizio. Tale approccio potrà essere utilizzato in futuro anche nel settore pubblico, per la gestione, ad esempio, del traffico urbano o del trasporto pubblico.

– Multi-modal Crowd Sensing to Monitor Buildings in Smart Cities (Capofila: Alessandro Rizzo – Politecnico di Torino). Utilizzare auto e droni per monitorare le condizioni di salute degli edifici e dei beni culturali. È questo l’obiettivo del progetto, che studia come si potrebbero utilizzare questi mezzi per installarvi sistemi di misurazione a infrarossi avanzati che possano, ad esempio, fornire indicazioni sull’umidità delle pareti, le dispersioni termiche, l’integrità strutturale delle facciate, ecc. Il progetto si propone di garantire l’accuratezza delle misurazioni, coniugandola con la sicurezza dei mezzi utilizzati. Il Siebel Energy Institute si propone inoltre di valorizzare anche la formazione, istituendo una rete tra le Scuole di Dottorato che prevede anche il finanziamento di borse di studio e progetti comuni. Quest’anno è stata premiata tra i dottorandi del Politecnico Maria Ferrara, del Dipartimento Energia.

Per il Politecnico, essere parte del Siebel Energy Institute è una grande opportunità”, commenta il Rettore Marco Gilli, a Washington insieme alla Prorettrice Michela Meo, referente delle attività del Politecnico per il Siebel Energy Institute: “Si tratta di una rete internazionale molto prestigiosa con partner accademici e industriali, all’interno della quale è possibile promuovere e sviluppare qualificati progetti di ricerca collaborativa, confrontarsi costantemente con i migliori ricercatori al mondo in questo settore emergente e insieme valorizzare le nostre strutture di ricerca e trasferimento tecnologico, primo tra tutti l’Energy Center del Politecnico e il futuro Centro Interdipartimentale dedicato all’energia”.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

Lorenza, paladina del risparmio con una vita “low impact”

Lorenza, 34 anni, pur abitando in una grande città come Torino riesce a vivere a bassissimo impatto ambientale e a bassissimi consumi. Ci racconta come fa, perché tutti possano prendere spunto.

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In questi ultimi anni aumentano sempre di più le preoccupazioni riguardo i gravi problemi che stanno portando alla distruzione della nostra terra, quali l’inquinamento, lo spreco, l’aumento dei rifiuti e i cambiamenti climatici dovuti ai gas serra, tanto che già molte persone hanno adottato uno stile di vita diverso in cui il riciclo, l’autoproduzione, la sobrietà e il conseguente risparmio in termini economici ne sono alla base. È il caso di Lorenza Noto, 34 anni, alessandrina di nascita ma ora residente a Torino, che da sempre cerca di ridurre il proprio impatto ambientale conducendo una vita il più possibile ecologica. Nella sua famiglia hanno un grande rispetto per l’ambiente con gesti molto semplici come non sprecare l’acqua, riutilizzare la carta e i sacchetti tantissime volte, fare meno immondizia possibile praticando la raccolta differenziata non appena sono apparsi i primi bidoni in città anche facendo molta strada per raggiungerli. Appena diplomata si è trasferita a Torino dove ha continuato questo modo di vivere trovando costantemente nuovi metodi per ottimizzare i suoi consumi e inquinare il meno possibile.lorenza16522742_10209332609095481_1123154924_n

Lorenza, quali sono le tue strategie per risparmiare e salvaguardare l’ambiente?
“Da quando vivo da sola, agisco su più fronti per limitare i miei consumi: ad esempio, il mio frigo viene usato come tale solo nei mesi estivi mentre in inverno diventa una libreria! Ho l’abitudine di fare una piccola spesa ogni due giorni così che i cibi rimangano freschi sul piano della cucina; vivendo in città, considero i negozi e i supermercati il mio grande frigorifero sempre a disposizione, hanno un orario di apertura molto ampio e questo mi consente di non avere l’esigenza di conservare gli alimenti. In ogni caso prediligo l’acquisto diretto dai contadini al mercato quando ho tempo, soprattutto per evitare le confezioni di plastica. Ogni volta che acquisto penso a ciò che dovrò buttare via, per questo se vedo imballati due ortaggi su una vaschetta di plastica preferisco non comprarli e cercare un negozio con prodotti non confezionati e anche per detersivi o riso e pasta mi rivolgo a negozi che consentono di acquistare prodotti sfusi senza confezionamento. Si può acquistare la spesa di una settimana senza affaticarsi portando uno zaino in spalle, il ché riduce anche lo spreco di sacchetti di plastica. Ho un metodo di cottura che prevede il risparmio del gas, al punto di ebollizione dell’acqua spengo il fuoco e permetto che la cottura continui a coperchi della pentola chiusi. Risparmio anche sul riscaldamento degli ambienti, l’anno scorso sono riuscita a non accendere la caldaia nemmeno per un’ora. Credo che il periodo più rigido qui dove vivo si limiti a una sola settimana, generalmente l’ultima di gennaio. L’anno scorso non ho trovato così difficile rinunciare al riscaldamento, per via delle temperature accettabili e non ho nemmeno avuto problemilorenza16507336_10209332609055480_308445188_n

di umidità: pareti completamente asciutte e panni stesi asciutti nel giro di due o tre giorni. Per coprirmi uso tute e pile, anche due o tre insieme nei periodi più freddi. Utilizzo molto gli spazi dedicati al pubblico come le biblioteche o le aule studio per socializzare e risparmiare sui bisogni individuali di luce e riscaldamento. Si tratta di luoghi voluti e ottenuti dal comune grazie a volontari e attivisti che si sono impegnati per assicurarci questo servizio quindi frequentiamoli! Tutto ciò aiuta anche ad uscire dall’individualismo a cui spesso la vita ci porta e, personalmente, rinunciare al riscaldamento mi avvicina a comprendere le situazioni di difficoltà in cui si trova la gente, come chi dovrà affrontare una notte in auto per via dei sismi, i senzatetto e le vittime della tratta di prostituzione, e questo mi spinge anche ad occuparmene in modo attivo. Utilizzo i mezzi pubblici e mi sposto molto a piedi, quando non uso per più giorni l’auto, la scollego dalla batteria. Non è mai stato faticoso raggiungere il posto di lavoro in orario, basta partire da casa in tempo e anzi, recupero tantissimo tempo da dedicare all’ascolto di musica o di notizie alla radio durante il tragitto, arrivando a lavoro molto più carica di come sarei potuta arrivare in auto”.

Com’è cambiata la tua alimentazione in questi anni e perché?

“Generalmente non mangio pesce, né carne né latticini, ma se ne sentissi l’esigenza li consumerei il giorno stesso dell’acquisto. Non sono vegana ma condivido alcune delle preoccupazioni riguardo alla salute e all’inquinamento che ne deriva dal consumo di carni e pesci e dal consumo di massa di latte e formaggi, oltre che per lo sfruttamento eccessivo di animali da allevamento. Per preservare la mia salute e nutrirmi correttamente, mi piace mangiare verdure crude condite con spezie, consumo quotidianamente mandorle pelate e prediligo alimenti come zuppe di riso integrale e altri cereali, farro, fagioli e lenticchie. Mantengo questa alimentazione da alcuni anni, da quando cioè ho subito un intervento chirurgico. Quello che ho imparato da questa esperienza è che la prevenzione è alla base di tutto e ho scoperto l’incredibile potere curativo degli alimenti, in particolare delle verdure: gli effetti di un concentrato di vitamine fresche sono quasi immediati e da allora non mi sono più ammalata nemmeno di un raffreddore! Questo mi ha permesso di evitare l’uso di farmaci, riducendo l’impatto sull’ambiente, nonché sulla mia persona e sul portafogli.”

Pensi che l’aumento della raccolta differenziata di questi ultimi anni porterà a un cambiamento delle nostre abitudini in direzione di una maggiore consapevolezza per la tutela dell’ambiente e la diminuzione dello spreco?
“Purtroppo devo osservare dei cambiamenti che non sono del tutto positivi: il moltiplicarsi dei bidoni per la differenziata in città, se da un lato ha invitato le persone a smistare i rifiuti, dall’altro non le ha disincentivate a diminuirne la produzione. I bidoni per la plastica in particolare sono stracolmi, e nonostante io creda nel riciclo, non lo vedo intorno a me nella forma predominante che dovrebbe essere. Penso che chi è a capo delle gestioni amministrative del nostro paese debba prendere coscienza dei cambiamenti climatici a cui stiamo andando incontro e debba mettere freno al consumismo esagerato dei nostri tempi. Credo inoltre che le aziende di produzione debbano mettere in atto cambiamenti più ecosostenibili senza necessariamente aspettare l’incentivo da parte del governo o senza doverne essere costretti a causa di una tassa, come può essere una tassa sulla sovrapproduzione o sul superamento di livelli di tossicità prodotti nell’ambiente. Anche noi stessi possiamo fare molto in questo senso perché siamo in grado di capire quanto la nostra auto sia nociva per la nostra città e cosa significhi riempire bidoni di plastica ogni settimana per poi ricomprare altra plastica originale e nuovissima che andrà nel bidone nel tempo di due giorni e così a seguire. Ognuno di noi ha la piena responsabilità dei cambiamenti climatici ed è anche l’unico settore dove ha pieno potere delle proprie scelte.”

Fonte: ilcambiamento.it

 

Torino, sabato 4 febbraio a Mirafiori la ‘Festa delle 5 ERRE’

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Nell’ambito del progetto Mirafiori Social Green, il 4 febbraio nella Casa nel Parco di Mirafiori si tiene una festa dedicata al tema del riuso, del riciclo, della riparazione, del risparmio e della riduzione dei rifiuti. Nell’ambito del progetto Mirafiori Social Green, Cooperativa VOV102 e Associazione ENZO B, in collaborazione con Contiamoci.com – Buone pratiche che contano, hanno ideato una giornata dedicata alla sostenibilità ambientale attraverso una festa delle 5R, dove ogni R sta per Riuso, Riduzione, Riparazione, Riciclo e Risparmio. L’obiettivo è quello di riunire in un pomeriggio tante voci accomunate dallo stesso interesse verso uno stile di vita rispettoso dell’ambiente, che valorizza l’esistente e che promuove l’importanza del riciclo. La festa si tiene il 4 Febbraio alla Casa nel Parco di Via Panetti 1 a Torino, grazie al contributo della Fondazione di Comunità Mirafiori ed è ad ingresso gratuito. Un pomeriggio in cui cittadini, associazioni e professionisti raccontano la propria esperienza, buoni esempi e buone pratiche attraverso “pillole” informative e laboratori pratici.

Ecco il programma del pomeriggio

Ore 15:00 – 18:00  Postazioni per fare

Restart PartyA cura di Restarters Torino

Porta dispositivi e piccoli elettrodomestici rotti o vecchi computer da riattivare. Tecnici volontari li aggiusteranno e ti insegneranno come evitare di trasformarli in rifiuti.

Ciclo_officina PopolareA cura di Casa nel Parco

Porta la tua bicicletta da riparare. Tecnici volontari ti aiuteranno a rifarla partire.

Mercatino di scambio dell’usatoA cura di Usato&Donato Torino

Porta abiti, accessori e oggetti domestici usati ma utilizzabili che non ti servono più e scambiali con altri che ti possono servire.

Riciclo creativoA cura di Artefizio.Lab e Atefra.

Porta lattine vuote e vecchi collant di naylon da donna e bambino da trasformare in oggetti artistici e decorativi.

Testimoni di Buone PraticheA cura di, Triciclo, Officine Creative Torino presso Hub Cecchi Point, Ecoborgo Campidoglio, Comitato Mirafiori Borgata

Ore 16:30 Workshop

Conoscere e praticareA cura di Contiamoci.com

Un percorso teorico in cui scoprire buone pratiche e semplici azioni, per ridurre lo spreco e risparmiare. E pratico: autoproduciamo insieme semplici detersivi per la pulizia della casa.

ORE 18:00 Buffet sostenibile

AperitivoA cura di Coop. Sociale Patchanka

Realizzato con la collaborazione dei commercianti locali e la donazione di eccedenze e invenduto.

ORE 18:45 Racconto per immagini e parole

“Plastiche, rotta di collisione”A cura di PopEconomix.

Un viaggio verso il mitico Passaggio a Nord Ovest per mappare la plastica che uccide gli oceani. Racconto – per immagini e voce – del giornalista Franco Borgogno, ambasciatore in Italia di 5gyres.org, progetto che combatte l’inquinamento da plastiche attraverso l’educazione, la scienza e l’attivismo.

Fonte: ecodallecitta.it

Social housing, nascono nuove forme di abitare

Dai condomini solidali agli alberghi sociali. Si stanno diffondendo negli ultimi anni anche in Italia nuove politiche abitative fondate sui rapporti di collaborazione e buon vicinato: il cosiddetto Social housing. Ce ne parla in questo articolo Alessia Canzian che per due anni ha vissuto come coabitante solidale a Torino. In Italia il diritto alla casa non è sancito dalla legge; nella Costituzione si sancisce il diritto alla proprietà privata della casa, viceversa nell’Unione Europea il diritto alla casa è un diritto opponibile, pertanto, nel 2006, la Regione Piemonte ha cambiato il suo statuto per allinearlo alle linee europee, inserendo tra i diritti dei cittadini piemontesi il diritto alla casa. Nello Statuto della Regione Piemonte l’Articolo 10 sancisce il Diritto all’abitazione e tutela del consumatore, inoltre al comma 1 specifica: “La Regione riconosce e promuove il diritto all’abitazione”.

Al di là della normativa, il problema risulta molto più concreto dato che disuguaglianza, disgregazione e conflittualità sociale costituiscono un pesantissimo ostacolo allo sviluppo anche economico delle aree urbane. Viceversa progetti come condomini solidali, o coabitazioni solidali, possono essere una valida soluzione anche a livello di previdenza sociale, una forma di previdenza, tra l’altro, puramente umana e fondata su rapporti di sincera amicizia e buon vicinato.

L’interesse per queste realtà nasce, innanzitutto, dalla mia esperienza diretta di coabitante solidale, avendo vissuto 2 anni in un social housing a Torino. Da questa esperienza ho avuto modo di constatare che queste realtà possono veramente essere un punto di partenza positivo per la realizzazione di una società diversa e fondata su nuovi principi, in cui ognuno possa sentirsi fautore di cambiamento.casasol

Casa Sol a Torino

Ma cerchiamo ora di entrare nel vivo della questione e comprendere che cosa si intende con l’espressione social housing. Il termine inglese è semplicemente tradotto con “edilizia sociale”, nel testo delle “Linee guida per il social housing in Piemonte” si legge che, per estensione, il termine Social Housing diventa “ciò che attiene all’offerta sociale di abitazioni”. Una definizione di questo tipo risulta abbastanza vaga e facilmente interpretabile in modi diversi, questo dimostra anche le diverse realtà che sono presenti sul territorio torinese che a breve vi mostrerò. Tuttavia, si evince che il Social Housing comprende tutto ciò che è collegato alla casa, o all’abitare, ma ne aggiunge un qualche riscontro anche sul sociale. Sul sito della Regione Piemonte il termine Social Housing viene definito come: “alloggi e servizi con forte connotazione sociale, per coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato (per ragioni economiche o per assenza di un’offerta adeguata) cercando di rafforzare la loro condizione”.

Questa definizione è ancora diversa, perché non è più soltanto riferita agli alloggi, ma anche a servizi, inoltre afferma che tali servizi cercano di “rafforzare” una “condizione” implicitamente svantaggiata. Pertanto, il Social Housing acquisisce anche un valore attivo di supporto sia materiale, come alloggi, sia di sostegno, come servizi.biblioteca-vivente-casa-sol-24

La biblioteca “vivente” di Casa Sol

I programmi comunali di Social Housing nascono a Torino a partire dal 2008, l’intento primario era di offrire un sostegno che oltrepassasse il semplice fornire l’accoglienza in una casa, ma che comprendesse anche l’erogazione di un servizio. In questa logica dal 2009 il comune di Torino ha approvato il piano per il social housing comunale che la Regione richiedeva, assegnando ai comuni piemontesi il ruolo di coordinamento e di regia dei diversi progetti. Pertanto, sorgono accanto all’edilizia sovvenzionata, a totale carico dello Stato e destinata alla locazione permanente, e all’edilizia agevolata, attuata in parte con le risorse degli operatori e generalmente destinata alla vendita, nuove politiche abitative che appunto prendono il nome di Social Housing. Parallelamente, correlato anche all’aumento del precariato giovanile, si è cercato di fornire una risposta anche a quello che non era un disagio sociale, ma una vulnerabilità. Quindi, sostanzialmente, a Torino ci troviamo in presenza di alcune categorie di interventi di abitare sociale che sono ben diversi tra loro.

Partiamo dalle residenze sociali, o alberghi sociali. L’obiettivo primario è di offrire ospitalità temporanea in città a costi calmierati. Queste soluzioni sono pensate soprattutto per la fascia grigia della popolazione, ovvero quelle persone che, pur avendo un lavoro, non riescono più a far fronte ai rischi e ai bisogni di carattere economico-sociale.
Le residenze colletive sociali, o i condomini solidali, sono realtà studiate per valorizzare le capacità dei condomini al fine di fornire ai singoli una rete di auto mutuo aiuto tipica della famiglia tradizionale.

Le coabitazioni solidali sono progetti promossi dal Comune di Torino con l’intento di creare un’integrazione sociale e mix socio-culturale nei quartieri di edilizia residenziale pubblica. La figura del coabitante è, di fatto, un giovane, tra i 18 e i 30 anni, inserito negli stabili con lo scopo di creare attività ricreative per gli inquilini, monitorare le situazioni difficili e migliorare le condizioni di socialità all’interno degli stabili. L’intento di fondo è di avviare un monitoraggio dal basso e tra pari, nel senso che i volontari non sono operatori o professionisti, semplicemente hanno il ruolo di essere buoni vicini di casa. I giovani coinvolti nel progetto, dunque, possono usufruire di un monolocale a prezzo agevolato ed in cambio devono rendersi disponibili ad effettuare dieci ore di servizio volontario all’interno del condominio.

Infine c’è il cohousing, che di per sé è una scelta di vita, una forma di abitare condiviso, in cui le persone alternano momenti individuali a momenti di comunità e condivisione. A Torino solo molte le realtà di cohousing che stanno nascendo, o che sono sempre esistite, basti pensare agli studenti universitari che condividono gli alloggi.casasol2

Casa Sol a Torino

Il passaggio dalla casa popolare intesa come edificio, per sempre e per i più poveri, all’abitare sociale, come funzione risolta in una pluralità di modi e che offre una risposta ai bisogni emergenti legati alla fragilità sociale pensata anche per nuovi utenti, è un passaggio lento e graduale. Tuttavia, l’instabilità che stiamo vivendo oggi è un problema che coinvolge tutti. Molti sono i giovani precari nel lavoro e le famiglie a rischio. Per una famiglia media, basta la perdita di un reddito per cadere nel profilo della fascia grigia. Personalmente reputo che l’abitare sociale debba essere inteso come un cambiamento radicale, una sorta di passaggio da una vita chiusa nelle proprie mura domestiche ad una vita condivisa, dove ognuno possa sentirsi libero di poter chiedere un aiuto concreto al proprio vicino. La nostra società, oggi, è ancora basata sul modello individualistico, forse sarebbe più opportuno ipotizzare un modello di vita che possa permettere una transizione dal modello precedente ad un nuovo modello basato sulla condivisione e sul sostegno.

I gruppi di coabitazione, per giovani, anziani o famiglie; le residenze collettive, per singoli da sostenere e accompagnare; gli alberghi sociali, per l’emergenza o brevi periodi; i condomini solidali, per l’auto mutuo aiuto; le coabitazioni solidali, per l’accompagnamento sociale nei quartieri difficili di edilizia residenziale pubblica sono solo possibili strumenti, il vero cambiamento deve avvenire soprattutto a livello individuale, con l’aumento delle persone che intendono percorrere questo sentiero di collaborazione e reciproca solidarietà.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/01/social-housing-nuove-forme-abitare/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

Senza compiti né zaino: la “scuola possibile” di Torino

Niente compiti e zaini, banditi i voti. Nasce a Torino la “scuola possibile”, una rivoluzionaria scuola elementare che intende responsabilizzare i bambini valorizzandone i talenti e rispettando il loro tempo libero. A partire da settembre aprirà a Torino la “scuola possibile”, un progetto di istruzione scolastica innovativa che non prevede l’assegnazione di compiti a casa né la valutazione degli allievi secondo il tradizionale sistema del voto. L’istituto – una scuola privata – sorgerà all’interno del Basic Village di via Foggia grazie a un’idea di Laura Milani, direttrice dell’Istituto di arti applicate e design Laad. Le classi di questa scuola speciale ospiteranno un massimo di 15-18 ragazzi in modo che ognuno di loro potrà essere seguito al meglio, puntando sia sullo sviluppo delle capacità creative sia sul graduale accrescimento della loro autonomia. L’obiettivo è infatti quello di concentrare a scuola l‘apprendimento, così – anziché studiare per ore sui libri – il tempo libero può diventare un momento da dedicare all’espressione della propria personalità e ad attività che fanno parte della “scuola-vita”.Two children writing in a classroom

La giornata scolastica si svolgerà dalle 8 alle 17 e l’orario sarà scandito da diversi “moduli” della durata di 80 minuti, ognuno di questi verrà intervallato da lunghe pause durante le quali mangiare e giocare. L’insegnamento verterà intorno a cinque aree tematiche principali: alfabetizzazione, educazione all’immagine, educazione scientifica, educazione al suono e educazione al movimento. In ciascuna area di insegnamento si farà ricorso in maniera crescente e graduale all’uso della lingua inglese. Anche per la valutazione del rendimento non ci si affiderà ai metodi tradizionali e, anziché ricorrere ai voti, i bambini dovranno misurarsi con la realizzazione di progetti diversi a seconda dell’area disciplinare. Alla fine dell’anno ci sarà comunque la possibilità (non obbligatoria) di dare un esame in una scuola tradizionale per tenere il polso del livello di apprendimento del bambino.bambino-va-male-a-scuola-pagella

La scuola ha un costo di 7-8 mila euro l’anno a prevede l’assegnazione di borse di studio. Per il momento partirà solo il progetto di scuola primaria ma è già in cantiere, da qui a tre anni circa, la prosecuzione di questa esperienza scolastica anche per gli anni della scuola secondaria. Certo la “scuola possibile” di Torino fa venir voglia di tornare in classe, ma c’è da sottolineare che non è l’unico né il primo metodo di apprendimento innovativo che ha bandito dalla didattica zaino e compiti per casa. Un numero sempre crescente di iniziative, pubbliche e private, sta abbracciando questo approccio, tanto che già da diverso tempo il progetto Scuole senza zaino ha iniziato a dare voce alle varie esperienze, pubbliche e private, fiorite in numerose città d’Italia.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/01/scuola-possibile-di-torino/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Torino, la Casa della Mobilità Giovanile ‘Open 011’ ottiene l’etichetta Ecolabel

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La struttura della città ha ottenuto, nello scorso mese di novembre, la certificazione europea Ecolabel, un riconoscimento di eccellenza che viene concesso solo a quei prodotti che hanno un ridotto impatto ambientale. Dalla riconversione dell’ex stabilimento “Elli Zerboni” di corso Venezia 11, con un progetto voluto dalla Città di Torino e coordinato dalla Divisione Gioventù e Cooperazione Internazionale, Settore Politiche Giovanili, è nata nel 2006 la Casa della Mobilità Giovanile e dell’Intercultura OPEN 011: una foresteria e centro culturale, progettata per sviluppare e facilitare l’incontro tra culture e accogliere gruppi di giovani e singoli. La struttura OPEN 011 ha ottenuto, nello scorso mese di novembre, la certificazione europea Ecolabel; un riconoscimento di eccellenza che viene concesso solo a quei prodotti che hanno un ridotto impatto ambientale. L’Ecolabel europeo, basato su un sistema multicriterio, caratteristico delle etichette di Tipo I (ISO 14024), è applicato ai servizi di ricettività turistica come stabilito dalla Decisione della Commissione del 9 luglio 2009, lungo tutto il ciclo di vita. Si tratta di un risultato molto importante: a Torino sono solo 4 le strutture che hanno ottenuto la certificazione e OPEN 011 è la prima di proprietà della Città. Con l’acquisizione dell’attestazione l’Amministrazione intende così rafforzare le azioni di sensibilizzazione mirate a costruire una rete di strutture ricettive certificate sul territorio cittadino, sostenendo la vocazione turistica della nostra città. La Città di Torino da tempo è impegnata in un percorso di sostenibilità ambientale e adattamento ai cambiamenti climatici che negli anni si è concretizzato e perfezionato nell’adesione volontaria a processi ed indirizzi che ben si coniugano con le diverse transizioni in atto, anticipando di fatto misure, standard e obblighi normativi poi recepiti a livello nazionale. La sostenibilità ambientale, per essere realmente efficace, deve permeare tutte le politiche delle Amministrazioni pubbliche, che debbono svolgere la funzione di esempi virtuosi ai quali le attività degli altri soggetti economici e sociali possano ispirarsi. Particolare rilevanza può avere, in questo quadro, la realizzazione e gestione di strutture ricettive secondo le indicazioni previste nel marchio “Ecolabel” europeo. Con la limitazione dei consumi energetici, idrici, la produzione di rifiuti e favorendo l’utilizzo di fonti rinnovabili, la Casa della mobilità giovanile è diventata l’esempio virtuoso a cui fare riferimento per la diffusione delle “buone pratiche” ambientali. Grazie all’applicazione dei criteri per ogni mille chilowattora (MWh) di energia elettrica consumati non saranno immessi in atmosfera circa 400 kg di Anidride Carbonica (CO2), così come verrà risparmiato il 33% di acqua per il solo scarico delle tazze WC oltre a quella risparmiata dai rubinetti; inoltre a parità di prodotto offerto nelle colazioni (marmellata) si risparmiano ben 41 g di imballaggi e così via per molti altri accorgimenti. OPEN011 è un complesso turistico ricettivo situato nelle immediate vicinanze del centro città a poche centinaia di metri dalla stazione GTT, collegamento principale con l’Aeroporto Sandro Pertini. OPEN011 è dotato di 34 camere per un’ospitalità complessiva di 100 posti letto. Le camere da 2,3,4 posti si contraddistinguono per la loro ampiezza e luminosità e tutte con bagno interno. L’accesso è garantito in tutti i locali della struttura grazie all’assenza di barriere architettoniche o alla possibilità di superamento di quelle esistenti. A disposizione degli ospiti un ampio ristorante, un bar con dehor esterno, due sale tv con lettore dvd, una terrazza, una sala multimediale con accesso ad internet predisposta anche per i collegamenti Wi-Fi ed una sala studio con biblioteca interna, servizio fotocopie e stampa. All’interno del centro si trovano inoltre due sale polivalenti della capienza rispettivamente di 99 e di 40 posti a sedere, dotate di strumentazione audio-video che rendono OPEN011 sede ideale di convegni, conferenze e seminari.

Fonte: ecodallecitta.it

Ciriè (Torino): il consorzio Cisa sceglie Last Minute Sotto Casa per ridurre gli sprechi alimentari

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Con l’adesione alla piattaforma di social market, proseguono le iniziative di riduzione dei rifiuti del consorzio nell’ambito del progetto “La Sostenibile Leggerezza” e avviate negli ultimi anni con il progetto C3PO e le reti ScelgoECO ed Ecoristoranti MangioECO

Spreco alimentare? No grazie! Lo dice chiaro e forte il consorzio CISA di Ciriè, ente che gestisce la raccolta rifiuti in 38 comuni della provincia di Torino. E la lotta allo spreco passa per atti concreti come l’adesione del territorio consortile a Last Minute Sotto Casa, la piattaforma che mette in comunicazione commercianti e cittadini con l’obiettivo da un lato di smaltire prodotti con scadenza breve, dall’altro di poter acquistare alimentari ancora freschi ad un prezzo decisamente favorevole. L’adesione alla piattaforma anti-spreco si inserisce nel più ampio progetto di riduzione dei rifiuti denominato “La Sostenibile Leggerezza” che ha visto coinvolto il consorzio negli ultimi anni, con la partecipazione ai progetti europei del Programma Italia Francia ALCOTRA (R2D2 e C3PO) e la promozione delle reti ScelgoECO ed Ecoristoranti MangioECO. I dettagli sono stati presentati questa mattina durante una conferenza stampa che si è tenuta nella sede del consorzio, alla presenza del Presidente di CISA, Mario Burocco, del Direttore, Giovanni Piero Perucca, e degli ideatori di LMSC Francesco Ardito e Fabrizio Cardamone. Il progetto sarà coordinato da ERICA con la collaborazione di Corintea.

Come funziona Last Minute Sotto Casa? Tramite l’applicazione – accessibile con semplicità via smartphone, tablet e computer – i negozianti aderenti potranno informare tempestivamente tutti i consumatori iscritti, a due passi dal negozio, in merito a particolari offerte del proprio punto vendita. Gli utenti “sottocasa”, profilati in base al luogo di residenza, riceveranno istantaneamente un messaggio/notifica tramite App che li aggiornerà sulle occasioni migliori (spesso scontate del 50%) e vicine. Con LastMinuteSottoCasa si può evitare che prodotti altamente deperibili, come frutta, ortaggi, latticini e alimenti freschi in genere, vengano buttati perché in eccedenza o arrivati vicini a scadenza. Inoltre stimola un più adeguato approccio con l’approvvigionamento alimentare e un rispetto delle risorse disponibili, oltre ad un modo diverso di fare la spesa. Dopo il lancio del progetto, si terranno alcuni incontri con i commercianti del territorio, per presentare loro il progetto e sondare un’eventuale adesione alla piattaforma. Oltre all’adesione a Last Minute Sotto Casa, nell’ambito del progetto di riduzione CISA potenzierà la rete ScelgoEco, composta da esercizi commerciali del territorio orientati alla vendita di prodotti a ridotto impatto ambientale e altre buone pratiche di sostenibilità, e la rete Ecoristoranti MangioECO, che comprende ristoranti, trattorie, locande e pizzerie che decidono di valorizzare la loro attività con un impegno concreto nei confronti dell’ambiente e una maggiore attenzione agli sprechi alimentari.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

Vivere facendo a meno del denaro: il gruppo ALVISE

Al giorno d’oggi sembra che tutto sia basato sul denaro e che creare qualcosa senza l’ausilio di quest’ultimo sia impossibile. Ma c’è anche chi non la pensa in questo modo e crede fortemente che i soldi non siano così indispensabili, al punto da riuscire a realizzare una comunità che mette il dono come filosofia di vita e di crescita reciproca. È la storia del gruppo ALVISE, nato per volontà di Marco Conti, 49 anni, di Alpignano in provincia di Torino.9444-10180

MarcoConti è il fondatore del gruppo ALVISE e ci racconta come è partito il progetto e come si è evoluto.

“Tutto è nato 2 anni fa grazie alla lettura del li­bro L’uomo senza sol­di. Vivere facendo completamente a meno de­l denaro di Mark Boy­le. La base è la free­conomy, la gratuità, ­che si realizza con l­o scambio di beni mat­eriali e di abilità intellettuali e manual­i. Volevo fondare un gruppo in cui la generosità, l’att­o di dare senza aspet­tarsi nulla in cambio­, costituisse le fondamenta. Il denaro non è infatti indispensabile per vivere: anche se non esistesse, l’esistenza dell’uomo sulla terra potrebbe comunque continuare grazie agli scambi e al baratto. L’avvio del gruppo è stato un po’ travagliato: ne avevo inizialmente parlato a un amico che aveva le mie stesse esperienze nell’ambito ecologico e da questo scambio di opinioni ne è emersa una prima riunione in cui abbiamo aderito in otto. Purtroppo non si riusciva facilmente a trovare delle linee guida e per questo le iniziative non partivano: facevamo continue riunioni senza concludere nulla e presto l’entusiasmo iniziale si spense. La svolta c’è stata nel gennaio 2016, quando il gruppo iniziale ha abbandonato ALVISE decretandone la fine. Io invece ne ho visto il potenziale e da solo ho ripreso la situazione, dapprima con  laboratori di autoproduzioni, poi con i corsi di yoga, reiki e meditazione che hanno incrementato notevolmente il numero degli iscritti. Non c’è un direttivo, ma ci si basa sulla voglia di fare e di trovarci insieme.”

Cosa significa il nome ALVISE e su cosa si basa?

“ALVISE è un acronimo che sta per “ALpignano VIve SEnza”, cioè senza denaro,­ senza spreco e senza inquinament­o: è un gruppo spontaneo autogestito di mutuo aiuto senza scopo di lucro che comunica principalmente su WhatsA­pp (standard e broadcast) libero a tutti, che conta or­a circa 330 iscrit­ti in continuo aumento. C’è chi dona i­l proprio sapere e tempo conducendo corsi ­e lezioni, chi mette ­a disposizione gli sp­azi, chi prepara piac­evoli aperitivi autop­rodotti da consumare ­a fine incontro, chi regala oggetti che non utilizza più affinché trovino una nuova vita. Insieme diamo corpo a un’economia del dono, del­la condivisione, dell­o scambio e del barat­to degli oggetti ed organizziamo incontri ­dove ognuno di noi po­rta ed acquisisce sap­eri e conoscenze.­”

Quali sono le iniziative che avete organizzato finora e quali quelle in programma in futuro?

“Abbiamo fatto corsi d­i autoproduzione (tor­telli, sapone, deters­ivi, gelato, pizza) e­d esperienziali (thai­ chi, medigym, yoga, ­meditazione, reiki, seduzione, musica, postura), pa­rlato di risparmio en­ergetico e di alimentazione, visionato documentari ed approfondito stili di vita a­ noi vicini come la Semplicità Volontaria.­ Non sono mancati mom­enti di svago con cen­e vegetariane/vegane,­ gite culturali e vis­ite ad ecovillaggi. A­ltri ambiti del nostr­o agire sono la soste­nibilità ambientale, ­il rispetto per tutti­ gli animali (umani e­ non), la lotta allo spreco alimentare e l­a riduzione dei rifiu­ti. Tra dicemb­re ’16 e gennaio ’17 abbiamo in program­ma esperimenti di socializzazione, una costellazione familiare,­ lezioni di acrobazia aerea, appuntamenti con psicologhe ed osteopata, la presentazione di un libro­, conosceremo il Metodo Bates x migliorare la vista in modo naturale. Ad ­ALVISE occorrono solo­ dai 3 ai 5 giorni da­ quando si pensa a quando si realizza un evento. In genere ci r­itroviamo presso parc­hi pubblici o in cas­e private in modo da non dover sostenere i costi per l’affitto di una sala: cucine, sa­le da pranzo, taverne­tte, orti e giardini ­vengono usati per le ­varie attività. In qu­esto modo le persone ­aprono le loro porte ­per accogliere sconos­ciuti che possono div­entare nuovi amici. A­gli incontri c’è sempre tanta voglia di st­are insieme e di rivedersi.”

Da chi è composto il gruppo?

“Principalmente sono donne, per il 78% degli iscritti­. In generale, i membri del gruppo hanno in media un’età compresa tra i­ 40 ed i 60 anni e sono laureati per il 90­%. Tra di noi ci sono­ insegnanti, architet­ti, medici, infermier­i, registi, ecodesign­er, farmacisti, inven­tori, ingegneri, avvocati, psicologi, antropologi ed anche oper­ai, casalinghe e pensionati.”
Insomma, è un gruppo molto ricco e variegato. Quali sono i costi per portare avanti tutti questi progetti?

“Tutte le iniziative d­i ALVISE sono gratuite: chi organizza, osp­ita o partecipa non ssostiene spese: ciò co­nsente a tutti di pot­ervi accedere. Unici ­requisiti richiesti sono la curiosità e la­ volontà di fare nuov­e esperienze e conosc­enze. Siamo anche da ­stimolo verso chi pensa che senza denaro n­on si possa organizza­re nulla. Al centro del gruppo, infatti, c’è la persona e i rapporti  che si vengono ad instaurare attraverso una rete di collaborazione e condivisione. ALVISE ALpignano VIve­ SEnza è un’opportun­ità di crescita nella­ ragione in cui sapre­mo coglierne la forza­ del progetto, che ve­diamo espandersi quot­idianamente con l’ingresso di nuovi amici,­ idee, competenze, collaborazioni.”

Il gruppo ALVISE è anche su facebook

Fonte: ilcambiamento.it

 

L’energia della metro sarà utilizzata per scaldare le case soprastanti

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L’energia prodotta dalla metro potrà essere utilizzata per scaldare o raffreddare le case soprastanti. È questa la grande innovazione, ideata dal team di Marco Barla, che ha intenzione di sperimentare questo sistema con il tratto di terreno che separa la superficie dall’ambiente sottostante. Proprio il terreno può rappresentare un ottimo serbatoio di energia, con il transito di calore che sarà percettibile sia in inverno che in estate. La temperatura fissa che si misura nei 10 metri sotterranei della metro è di 14.5 gradi: nella stagione invernale, lo scambio di energia porterà maggior calore nelle case. Energia che farà il percorso inverso in estate, quando la temperatura in superficie sarà più alta rispetto a quella della metro. Il calore sarà conservato e trasmesso tramite un nuovo tipo di conci, che saranno già utilizzati nel tratto scavato dalla talpa “Masha“. Sarà dunque piazza Bengasi la prima area a sperimentare questa nuova invenzione in campo ingegneristico, con le prime trasmissioni che saranno effettuate già a partire da marzo. Saranno posizionati due anelli, con cui si potrà capire la reale portata dell’iniziativa. Il progetto non darà vita a nuove start up: l’obiettivo è infatti quello di dare in licenza il brevetto, con alcune richieste provenienti da alcuni Paesi europei. Uno di questi è la Polonia, che sta pensando di emulare Torino con la metro di Varsavia.

Fonte: http://www.mole24.it/2017/01/03/l-energia-della-metro-sara-utilizzata-per-scaldare-le-case-soprastanti/