Aumentare l’efficienza energetica, ridurre i costi e abbattere gli sprechi energetici. Torino vara il progetto ‘Energy management e sistema gestione energia Iso 50001’

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A regime si avrà un miglioramento dell’efficienza energetica del 30% e una riduzione della spesa a circa 50 milioni di Euro.

Aumentare l’efficienza energetica, ridurre i costi e abbattere gli sprechi energetici nel Comune di Torino in maniera strategica: sono gli obiettivi che si pone il Consiglio Comunale approvati lunedì 12 febbraio all’unanimità (21 voti su 21 consiglieri presenti) una mozione che impegna l’Amministrazione a introdurre il progetto speciale “Energy Management e Sistema Gestione Energia ISO 50001”.

Secondo il documento votato dalla Sala Rossa, un miglioramento dell’efficienza energetica del 30% – ottenibile con la sola implementazione del Sistema Gestione Energia – per il Comune di Torino – che ha una spesa energetica annuale di 70 milioni di Euro – potrebbe comportare una riduzione delle spese correnti annuali pari a 21 milioni di Euro. La mozione impegna anche l’Amministrazione a modificare tutte le procedure di acquisto di prodotti e servizi da fornitori interni ed esterni, in modo che – una volta che la Città di Torino abbia acquisito la certificazione UNI CEI EN ISO 50001 – tali acquisti vengano effettuati solo da fornitori certificati da parte terza secondo la UNI CEI EN ISO 50001.
Si chiede anche l’avvio di interlocuzioni con altri Enti (Città Metropolitana, Regione Piemonte, Governo, ANCI, ENEA, GSE e altri) per istituire un tavolo tecnico permanente per concordare politiche regionali e nazionali in relazione a possibili incentivi e bandi per l’efficientamento energetico.

 

Fonte: Comune di Torino

 

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Orto in Condotta di Slow Food: l’esempio della Scuola primaria Nino Costa a Torino

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Orto in Condotta è un progetto di educazione alimentare e ambientale di Slow Food dedicato alle scuole. Coinvolge genitori, produttori locali, insegnanti e nonni, uniti nell’obiettivo di condurre e accompagnare i bambini alla scoperta della vita e del piacere del cibo. L’esempio della Scuola primaria “Nino Costa – I.c. San Mauro Torinese” di Torino. Il progetto Orto in Condotta di Slow Flood prende avvio in Italia nel 2004 e nel corso degli anni è diventato lo strumento principale dell’Organizzazione per le attività di educazione ambientale e alimentare nelle scuole. Ispirato al primo school garden di Berkeley, California, coinvolge genitori, nonni, insegnanti, bambini e produttori locali in numerosi percorsi volti a creare una comunità dell’apprendimento, per la trasmissione alle giovani generazioni dei saperi legati alla cultura del cibo e alla salvaguardia dell’ambiente.orto-in-condotta-slow-food-torino-1518510315

La rete italiana delle scuole aderenti al programma è ormai vastissima, con oltre cinquecento orti realizzati in tutta Italia. Una delle scuole aderenti al programma è la Scuola primaria “Nino Costa – I.c. San Mauro Torinese” di Torino, che ha aderito al progetto Orto in Condotta con una particolare iniziativa: la scuola, con l’obiettivo di rafforzare la coscienza co-produttiva dei bambini, ha infatti aderito ad alcune feste locali e tra i banchetti dei produttori locali c’erano anche i prodotti dell’orto realizzato dagli alunni a scuola: i prodotti sono andati letteralmente a ruba, per la gioia dei piccoli produttori.  All’interno dell’Istituto gli insegnanti hanno deciso di lavorare sodo per fare in modo che i bambini conoscano attivamente il mondo del cibo, degli orti e della natura, grazie anche alla preziosa collaborazione dei nonni dei bambini che collaborano affinchè essi possano rastrellare, seminare, innaffiare e alla fine raccogliere i prodotti.
Le piantagioni sono in parte coltivate all’aperto (le numerose erbe aromatiche, i piselli, i fagiolini, rucola, insalata, ravanelli) e in parte in serra. I piccoli studenti hanno inoltre costruito dei semenzai, organizzato dei laboratori del gusto con i prodotti dell’orto e si sono presi cura di una piantina ciascuno, seguendone la crescita.
Uno degli obiettivi che si pone la scuola è quello di coltivare e recuperare alberi da frutto dimenticati come il giuggiolo, l’azzeruolo e il sorbo, così come alcuni fiori.orto-in-condotta-slow-food-torino-1518510340

Per quanto riguarda la regione Piemonte, sono attualmente settantatrè gli istituti che hanno deciso di collaborare al programma Orto in Condotta, e le varie attività delle scuole si pongono tutte l’obiettivo comune di condurre e accompagnare i piccoli studenti alla scoperta della vita, del piacere del cibo, del rispetto della natura e di chi la coltiva.

Foto copertina
Autore: Slow Food Italia

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/orto-in-condotta-slow-food-torino/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Bike sharing, a Torino salgono a 5 gli operatori per il servizio free floating

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Non ci sarà che l’imbarazzo della scelta. Tradizionali o a pedalata assistita, 12mila biciclette a uso condiviso arricchiranno l’offerta a disposizione dei torinesi. Non ci sarà che l’imbarazzo della scelta. Tradizionali o a pedalata assistita, 12mila biciclette a uso condiviso arricchiranno l’offerta a disposizione dei torinesi (e non solo), disposti a muoversi per la città spingendo sui pedali. Sono cinque (OFO, Mobike, Obike, Free@bike ed Enotravel) gli operatori che hanno manifestato interesse ad attivare il servizio tramite la partecipazione all’avviso pubblico bandito nello scorso dicembre e che per 12 mesi gestiranno a titolo sperimentale e senza oneri per il Comune di Torino il servizio di bike sharing free floating in città. Le aziende selezionate faranno inoltre parte, insieme con i rappresentanti della Città, di un tavolo tecnico che monitorerà e analizzerà il servizio, valutando le azioni idonee a migliorarlo e a rimodularlo e a superare eventuali criticità.  Partecipando al bando per il free floating gli operatori si sono altresì impegnati ad attenersi a una serie di clausole: dovranno infatti accertarsi che i mezzi non siano abbandonati dove capita – le biciclette in condivisione a flusso libero non potranno essere parcheggiate nelle vie pedonali e nelle piazze auliche, ma in apposite aree di sosta che verranno definite nei prossimi mesi – e dovranno inoltre assicurare i propri utenti stipulando una polizza, inclusa nell’abbonamento al servizio.  È inoltre previsto che i gestori del servizio di biciclette in condivisione a flusso libero realizzino investimenti per un valore parametrato a 20 euro per ciascun mezzo della propria flotta. Si tratta della fornitura e posa di archi portabici e rastrelliere, di campagne di comunicazione o di piccoli lavori sulle piste ciclabili.  Un accordo con le società permetterà poi alla Città di usufruire dei dati di utilizzo del bike sharing free floating per studiare il fenomeno e i flussi di movimento di chi predilige spostarsi in bicicletta all’interno del tessuto urbano: conoscendoli in modo preciso sarà possibile pianificare al meglio i futuri interventi infrastrutturali e di messa in sicurezza della viabilità ciclistica.

 

Fonte: Comune di Torino

Foto via ENR0N

Presentata la terza edizione del Festival del Giornalismo Alimentare, a Torino dal 22 al 24 febbraio 2018

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Al Centro Congressi “Torino Incontra” tre giorni di confronto su cibo e alimentazione, attraverso un’alternanza di panel di approfondimento, eventi collaterali, laboratori ed educational sul territorio per una platea eterogenea di giornalisti, comunicatori, foodblogger, aziende, istituzioni, uffici stampa, scienziati, alimentaristi e influencer italiani e internazionali

Dal 22 al 24 febbraio 2018, il Centro Congressi “Torino Incontra” della Camera di commercio di Torino ospiterà la terza edizione del Festival del Giornalismo Alimentare.

Tre giorni di confronto su cibo e alimentazione, attraverso un’alternanza di panel di approfondimento, eventi collaterali, laboratori ed educational sul territorio per una platea eterogenea di giornalisti, comunicatori, foodblogger, aziende, istituzioni, uffici stampa, scienziati, alimentaristi e influencer italiani e internazionali. L’evento sarà tra i primi appuntamenti dell’“anno del cibo italiano nel mondo”, proclamato dal Ministero dei beni e delle attività culturali con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Il Festival avrà la media partnership di Rai Radio 1, che seguirà tutti i lavori dedicando alla manifestazione l’intera puntata della trasmissione Coltivando il futuro di sabato 24 febbraio e, per la prima volta, accoglierà una regione ospite: la Valle d’Aosta.

Il programma dei panel

Ad aprire i lavori, la mattina di giovedì 22 Febbraio, sarà un tema decisamente attuale, in vista anche delle imminenti elezioni: “Quali politiche alimentari per la prossima legislatura?”. I principali enti e associazioni di categoria della filiera alimentare avranno l’occasione di presentare le proprie aspettative e richieste da inserire ai vertici dell’agenda della prossima legislatura. Il dibattito si concentrerà poi sul protagonista del 2018, il cibo italiano, per capire quanto il marchio made in Italy sia effettivamente garanzia di sicurezza e qualità e quanto sia minacciato da contraffazioni e prodotti italian sounding. La comunicazione sulla sicurezza alimentare avrà anche una visione più “europea”, con l’intervento dell’Ue e dell’EFSA (European food safety authority) e con un’analisi dei nuovi trattati sul cibo come Ceta e Ttip. All’ordine del giorno anche il giornalismo investigativo con un focus sulla filiera alimentare, in un panel realizzato insieme al Premio Morrione, e quello di denuncia sugli investimenti della criminalità organizzata nella ristorazione e nella distribuzione. Sarà aperto uno spazio di confronto tra vegani e onnivori, in collaborazione con la rivista Funny Vegan, mentre panel di approfondimento saranno dedicati a prodotti “eccellenti” come latte, formaggio e carne e a una risorsa sempre più preziosa: l’acqua. Attenzione, poi, agli sprechi alimentari, anche attraverso progetti come Una Buona Occasione della Regione Piemonte; alle etichette e ai “nuovi cibi”, tra costume, informazione sanitaria e cambiamenti climatici. La comunicazione delle aziende food sarà un altro dei temi di riflessione, tra gestione di crisi e trappole del web e dei social media. Ma evidenziando anche iniziative innovative a supporto delle piccole realtà enogastronomiche locali come #MaestriDigital, progetto di formazione sull’utilizzo dei nuovi media ideato dalla Camera di commercio di Torino e rivolto ai Maestri del Gusto di Torino. Il cibo sarà visto anche come fattore economico sempre più strategico nel mercato attuale e come valore vincente per la comunicazione di un territorio, anche per merito di progetti come Bocuse d’Or, che nel 2018 si svolgerà per la prima volta in territorio piemontese. Non mancheranno, infine, momenti di formazione e confronto tra le diverse anime della comunicazione alimentare focus sulla deontologia professionale. Dal seminario sui contributi per un “giornalismo consapevole e responsabile” a quello dedicato alle “nuove frontiere dell’informazione 4.0.” tra freelance, food blogger, food writer e brand journalist, in collaborazione rispettivamente con l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e Stampa Subalpina.

Le novità della terza edizione

Nasce in seno al Festival il primo appuntamento Business to Business dedicato alle aziende del food e ai professionisti della comunicazione, con l’obiettivo di incentivare l’integrazione tra questi due mondi. Da una parte del tavolo siederanno alcuni Maestri del Gusto di Torino e Provincia, selezionati dalla Camera di commercio di Torino in collaborazione con Slow Food Italia. Dall’altra, le nuove professionalità della comunicazione (blogger, social media manager, influencer), che potranno promuoversi come consulenti. Si svolgerà giovedì 22 febbraio dalle 14.30 alle 17 in uno spazio riservato di Torino Incontra. Altra grande novità saranno i laboratori pratici del giovedì e venerdì pomeriggio (14,30-17), realizzati in collaborazione con il Laboratorio Chimico della Camera di commercio di Torino, l’Istituto Zooprofilattico di Piemonte Liguria e Valle d’Aosta e SMAT, Società Metropolitana Acque di Torino. Nel pomeriggio di giovedì 22 gli “idrosommelier” SMAT accompagneranno gli interessati in un “assaggio dell’acqua”, fornendo le basi da cui partire per una sua corretta analisi sensoriale. Il venerdì pomeriggio sarà la volta dello Showlab: muniti di camice e microscopio e seguiti dai tecnici dell’Istituto Zooprofilattico, i partecipanti effettueranno le analisi di base abitualmente condotte sui campioni di cibo contaminati da funghi e batteri; per poi passare alla lettura delle etichette alimentari. Un esperto del Laboratorio Chimico della Camera di commercio di Torino analizzerà quelle presenti sul mercato e commenterà gli errori più frequenti, facendo chiarezza nel complesso panorama legislativo. Anche CinemAmbiente aderisce al Festival, organizzando un’edizione speciale intitolata “Una buona occasione al cinema” e dedicata al tema dell’alimentazione e della sostenibilità ambientale. Appuntamento nelle serate di giovedì e sabato, a partire dalle 18.30 circa presso il Cinema Centrale di Torino con ingresso gratuito.

Eventi off e press tour

Accanto ai panel di lavoro anche quest’anno torneranno gli eventi off e i press tour.

Giovedì 22, a partire dalle 19.30, Palazzo Birago (Via Carlo Alberto 16), sede istituzionale della Camera di commercio di Torino, ospiterà nelle sale auliche un aperitivo dedicato alle attività camerali per l’agroalimentare: da Maestri del Gusto alla selezione dei vini TorinoDOC, miscelati in cocktail originali in collaborazione con l’Enoteca regionale dei vini della provincia di Torino e Onav. Protagonista della serata il nuovo progetto#MaestriDigital, proposto nella prima edizione a 23 eccellenti Maestri del Gusto. Alle 20, Fiorfood di Coop ospiterà uno showcooking dal titolo“Come valorizzare il cibo italiano senza sprecarlo” in collaborazione con Aici, Associazione insegnanti di cucina italiana. Musica e animazione a cura dei programmi radiofonici Cocina Clandestina e Tasta la Notizia di Radio Grp e di Danilo Poggio, Direttore di Grp Tv.

Venerdì 23 alle 20, M**BUN in Via Rattazzi 4, invita a una serata tra degustazioni e scoperta della carne piemontese, materia prima fondamentale per gli hamburgher dello slow fast food piemontese, mentre presso Cookin’ Factory, in via Savonarola 2m, l’artista del gusto Claudia Fraschini svelerà i segreti della cucina vietnamita.

Sabato 24 sarà invece la giornata dedicata agli educational sul territorio con la collaborazione di Regione Piemonte, Regione Valle d’Aosta, Comune di Chieri e Camera di commercio di Torino.

La Valle d’Aosta, regione ospite, aprirà le proprie porte per un viaggio all’insegna di alcune delle più pregiate eccellenze enogastronomiche locali. La razza bovina piemontese sarà invece “la portata principale” a Carrù, in collaborazione con Coalvi, in un tour che terminerà con la visita alla Cantina Sociale di Clavesana. Dalla carne ai latticini nello stabilimento di produzione e nelle stalle sperimentali di Inalpi, con una degustazione guidata dei migliori prodotti dell’azienda piemontese. Le eccellenze dei Maestri del Gusto saranno protagoniste in tre diversi itinerari: nel suggestivo borgo diChieri in un percorso che, dopo il pranzo all’Ex Mattatoio, approderà al Martini Bar Academy di Casa Martini a Pessione; nell’affascinante quartiere San Donato di Torino, tra pane, grissini, carne cruda e gelato, con un intrigante assaggio finale di birra e cioccolato al birrificio artigianale La Piazza, e a Caluso presso l’Enoteca regionale dei vini della provincia di Torino, per finire con il pranzo da Eataly Lingotto. Dopo le lezioni di caffè nell’elegante“Diamante” Costadoro, e di acqua, curiosando tra gli impianti di produzione e trattamento delle acque potabili Smat, lo chef Simone Salviniillustrerà le nuove tendenze della cucina vegetale presso il ristorante vegano Soul Kitchen. Tra cultura e sapore in un tour che si apre con la visita al magnifico castello di Costigliole d’Asti, prosegue con uno showcooking a opera dello Chef Massimiliano Careri presso l’Orangerie di ICIF e si conclude con l’assaggio dei vini tutelati dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. Dopo la prima colazione presso l’innovativo polo gastronomico torinese di EDIT, si andrà invece alla scoperta del progetto di economia carceraria Freedhome, per poi consumare il pranzo “dietro alle sbarre” nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino in compagnia di “LiberaMensa”. Dopo un’aperispesa all’Angolo dei Sapori, infine,Cooking Factory, in collaborazione con Nikon, ospiterà un workshop di cucina e fotografia. Per l’accoglienza di tutti i partecipanti, il Festival potrà contare sul supporto degli studenti della Scuola Alberghiera di Stresa, dell’Istituto Beccari di Torino e dell’Istituto Colombatto di Torino. I pranzi durante i lavori del Festival saranno offerti dall’Associazione gastronomica peruviana di Torino.

Per fare incontrare le diverse professioni l’evento è stato inserito tra quelli validi per i crediti formativi dei giornalisti, delle professioni scientifiche e sanitarie e degli agronomi. Il Festival del Giornalismo Alimentare ha il patrocinio di “2018 anno del cibo italiano”, Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino e Comune di Torino, Università degli Studi di Torino, Slow Food Italia, Federazione Nazionale Stampa Italiana e Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Ordine dei Giornalisti del Piemonte e Associazione Stampa Subalpina. È realizzato con il contributo di Compagnia di San Paolo e Camera di commercio di Torino, oltre a una partnership con Regione Piemonte. Main partner: Coalvi, Coop Italia, Costadoro, DUSSMAN, ESCP Europe, Ferrero, INALPI, Smat, M**BUN e MoleCola con il supporto scientifico del Barilla Center for Food and Nutrition e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

Documenti scaricabili:

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Programma 2018 [3,83 MB]

Eventi Off e Press Tour [0,73 MB]

 

Fonte: ecodallecitta.it

Smog, emergenza cronica in tutto il nord: Torino è la città più inquinata d’Europa

Spetta a Torino il triste primato di città più inquinata d’Italia e d’Europa, al terzo posto Alessandria. La situazione è critica per ben sei capoluoghi piemontesi su otto. Sono questi alcuni dei preoccupanti dati emersi da “Mal’Aria 2018”, il rapporto di Legambiente sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane. “Non servono misure sporadiche, occorre ripartire da un diverso modo di pianificare gli interventi nelle aree urbane”.

In Italia l’emergenza smog è sempre più cronica e a guidare la classifica nazionale è Torino, con il record negativo di 112 giorni di livelli di inquinamento atmosferico illegali. Nel 2017 in ben 6 capoluoghi piemontesi su 8 è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. Sono questi alcuni dati emersi da Mal’Aria 2018 – “L’Europa chiama, l’Italia risponde?”, il rapporto sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane di Legambiente. Dal report emerge che nel 2017 in ben 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato il limite. Le prime posizioni della classifica sono tutte appannaggio delle città del nord (Frosinone è la prima del Centro/Sud, al nono posto), a causa delle condizioni climatiche che hanno riacutizzato l’emergenza nelle città dell’area del bacino padano.emergenza-cronica-smog-torino-piu-inquinata-europa-1517339711

Ben cinque su 39 capoluoghi hanno oltrepassato addirittura la soglia di 100 giorni di smog oltre i limiti: Torino (stazione Grassi) guida la classifica con il record negativo di 112 giorni di livelli di inquinamento atmosferico illegali; Cremona (Fatebenefratelli) con 105; Alessandria (D’Annunzio) con 103; Padova (Mandria) con 102 e Pavia (Minerva) con 101 giorni. Ci sono andate molto vicine anche Asti (Baussano) con 98 giorni e Milano (Senato) con le sue 97 giornate oltre il limite. Seguono Venezia (Tagliamento) 94; Frosinone (Scalo) 93; Lodi (Vignati) e Vicenza (Italia) con 90.

Il dossier Mal’Aria 2018 contiene anche il focus “Che aria tira in città: il confronto con i dati europei” dal quale emerge che le principali città italiane sono tra le più critiche a livello europeo per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, secondo i dati elaborati da Legambiente a partire dall’ultimo report del 2016 dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Legambiente ha confrontato le medie annuali di PM10 di 20 grandi città di Italia, Spagna, Germania, Francia, e Regno Unito (dati 2013). I valori peggiori si registrano proprio a Torino e negli anni successivi al 2013 la situazione delle città italiane non è migliorata.

“Come ribadiamo da anni non servono misure sporadiche, ma è urgente mettere in atto interventi strutturali e azioni ad hoc sia a livello nazionale che locale – ha spiegato Stefano Ciafani, direttore generale Legambiente –. Una sfida che la prossima legislatura deve assolutamente affrontare. Gli innumerevoli protocolli e accordi non devono riguardare solo le regioni padane, ma tutte le regioni e le città coinvolte da questa emergenza. Occorre ripartire da un diverso modo di pianificare gli interventi nelle aree urbane, con investimenti nella mobilità collettiva, partendo da quella per i pendolari, nella riconversione sostenibile dell’autotrazione e dell’industria, nella riqualificazione edilizia, nel riscaldamento coi sistemi innovativi e nel verde urbano”.emergenza-cronica-smog-torino-piu-inquinata-europa-1517339695

I dati riferiti da Legambiente confermano i risultati del monitoraggio effettuato da Greenpeace nei pressi di dieci scuole dell’infanzia e primarie di Torino. La situazione riscontrata nelle scuole torinesi, all’orario della prima campana, è stata la peggiore emersa dai monitoraggi fatti dall’associazione ambientalista nelle quattro città italiane maggiormente interessate dalla concentrazione di biossido di azoto. Classificato tra le “sostanze certamente cancerogene”, il biossido di azoto negli ambienti urbani proviene per il 70-80% dal settore dei trasporti, e in massima parte dai diesel. I suoi effetti patogeni sono principalmente a carico delle vie respiratorie, del sistema sanguigno, delle funzioni cardiache. È inoltre particolarmente nocivo sui bambini causando infezioni alle vie respiratorie, asma, polmoniti, ritardo nello sviluppo del sistema nervoso e dei processi cognitivi.

Greenpeace afferma: “C’è un solo modo per abbattere le concentrazioni di biossidi di azoto nelle grandi città: limitare progressivamente la circolazione dei diesel, fino a vietarla nei prossimi anni”.

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/emergenza-cronica-smog-torino-piu-inquinata-europa/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

La nuova Ztl per fermare il ‘traffico parassita’

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L’assessora comunale Maria Lapietra ha definito così i veicoli che usano la zona a traffico limitato di Torino come transito senza portare “effetti positivi e produttivi, nemmeno per il commercio”

I “parassiti” della Ztl. L’assessora comunale Maria Lapietra ha definito così i veicoli che usano la zona a traffico limitato di Torino come transito senza portare “effetti positivi e produttivi, nemmeno per il commercio”. Secondo i calcoli si tratta di tratta di 31 mila veicoli che passano tra le 7.30 e le 19.30. La “lotta al traffico parassito” della Ztl è uno dei punti del progetto di revisione della zona a traffico limitato, presentato per la prima volta ai consiglieri comunali mercoledì 31 gennaio a Palazzo Civico. Non sono emerse novità sostanziale rispetto a quanto annunciato nelle settimane scorse, quando sono partiti i primi tavoli di confronto con commercianti e operatori della logistica. L’amministrazione torinese ha confermato l’idea di introdurre un ticket di ingresso alla Ztl che dovrebbe essere basato sulla classe di appartenenza e sulle emissioni del veicolo. Nel pedaggio sarebbero incluse un paio d’ore di parcheggio: in questo modo, il costo per chi già viene in centro in auto e sosta, sarebbe simile se non addirittura inferiore aelle “ore medie di parcheggio attuali” ha sottolineato l’assessora. Tuttavia, i dettagli su “costo del ticket d’ingresso, orari di inizio e fine Ztl e ore di parcheggio gratuite sono “ancora da definire”. L’intenzione del Comune è di allargare l’orario dalle 7.30 alle 19.30, ma su questo, come gli altri punti, occorrerà vedere come andranno i tavoli di confronto. Tra le ipotesi che si stanno valutando, infine, anche l’uso del Telepass come possibile mezzo di pagamento per l’ingresso.

Fonte: ecodallecitta.it

Torino, una mozione per promuovere l’agricoltura in città

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Il provvedimento impegna Sindaca e Giunta ad individuare e trasformare aree potenzialmente destinabili ad uso agricolo e ad orti sociali urbani su scala urbana, periurbana e intercomunale in collaborazione con altri comuni interessati. Il Consiglio comunale ha approvato, questo pomeriggio, una mozione per la promozione dell’agricoltura urbana e degli orti sociali per una Torino sostenibile.  Il provvedimento, presentato da Fabio Gosetto (M5S) ed Eleonora Artesio (Torino in Comune), prende lo spunto dagli indirizzi di programmazione urbanistica che propongono di tutelare le aree agroforestali e il territorio agricolo storico anche in ambito urbano.  Per questo, il provvedimento impegna Sindaca e Giunta comunale ad avviare un processo per individuare e trasformare aree potenzialmente destinabili ad uso agricolo e ad orti sociali urbani su scala comunale urbana, periurbana e intercomunale in collaborazione con gli altri comuni interessati. Ma la mozione impegna anche a fornire i dati sulle attività già realizzate attraverso la stipula di concessioni o convenzioni con privati e associazioni oltre alle collaborazioni con attività agricole già esistenti.   A seguire, l’Amministrazione dovrà effettuare un monitoraggio finalizzato ad individuare nuovi terreni con potenzialità agroforestale ed agroalimentare e prevedere, quindi, l’aggiornamento del Piano Regolatore Generale. Infine: entro centoventi giorni dall’approvazione di questo documento, Sindaca e Giunta dovranno predisporre una valutazione da sottoporre alle Commissioni competenti su possibili forme di concessione destinate a valorizzare, attraverso attività di orientamento professionale e di inserimento lavorativo, l’utilità sociale di stili di vita e di produzione capaci di recuperare l’autoproduzione degli alimenti. Il provvedimento è stato approvato con alcuni emendamenti.

Fonte: ecodallecitta.it

Dreamers: la fiera di moda indipendente contro la fast fashion

Lo scorso novembre si è tenuta al Lingotto Dreamers, una manifestazione dedicata al mondo della moda indipendente che vuole recuperare i canoni di bellezza e artigianalità oggi minacciati dall’omologazione dei marchi d’abbigliamento low-cost.dreamers-fiera-moda-indipendente-contro-fast-fashion

Attualmente il mondo della moda si riduce in gran parte alla fast fashion, la “moda veloce”, in cui ciò che è di tendenza viene copiato, realizzato in breve tempo e con materiali scadenti e messo in vendita a poco prezzo. Tralasciando l’alta moda, inaccessibile ai più per motivi economici, siamo quasi tutti vittime di questa globalizzazione dell’abbigliamento. Eppure, c’è chi crede ancora nel valore della moda e della bellezza degli abiti, con un occhio al passato e un piede nel futuro.

Ludovica e Barbara sono due torinesi che, nel capoluogo piemontese, hanno dato vita a una manifestazione che ha proprio l’obiettivo di valorizzare la moda indipendente e artigianale, per sensibilizzare il grande pubblico facendo capire agli acquirenti che dietro una maglietta di Zara o H&M non c’è nulla – a parte, spesso, inquinamento e sfruttamento del lavoro –, mentre i capi dovrebbero trasmettere qualcosa: non solo bellezza ed eleganza, ma anche la storia di chi li ha confezionati.

All’inizio di novembre, presso Lingotto Fiere, si è tenuta Dreamers, la kermesse che vuole sostenere i protagonisti della moda indipendente, dando loro spazio e combattendo la cultura dell’omologazione. Stilisti e fashion designer, artigiani, botteghe, ma anche giornalisti e blogger, critici, imprenditori provenienti dal Piemonte e da tutta Italia si sono dati appuntamento per conoscersi e fare rete.

Dreamers è un’occasione unica per incontrare e toccare la creatività della moda e la sua poesia. Un racconto articolato del saper fare e della visionarietà progettuale contemporanea”. Si ritorna quindi al tema dell’artigianalità, dei saperi manuali, di un’armonia fra materiali creata da designer appassionati e capaci, sempre attenti alla tradizione – che non vuol dire ricopiare pedissequamente le proposte del passato quando si è a corto di idee – ma cercando al tempo stesso l’innovazione e le nuove forme.

Forse non è un caso che questa iniziativa sia nata proprio in Piemonte, patria di Slow Food. Come il mondo del cibo infatti, anche quello della moda è vittima della standardizzazione, dell’industrializzazione e di un mercato che pretende prodotti sempre più veloci ed economici. Dreamers è quindi un tentativo di rallentare, consentendo al designer di riscoprire il piacere di creare e al pubblico di acquistare capi con una storia, una forma e un’armonia.

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Attualmente il mondo della moda si riduce in gran parte alla fast fashion, la “moda veloce”, in cui ciò che è di tendenza viene copiato, realizzato in breve tempo e con materiali scadenti e messo in vendita a poco prezzo. Tralasciando l’alta moda, inaccessibile ai più per motivi economici, siamo quasi tutti vittime di questa globalizzazione dell’abbigliamento. Eppure, c’è chi crede ancora nel valore della moda e della bellezza degli abiti, con un occhio al passato e un piede nel futuro.

Ludovica e Barbara sono due torinesi che, nel capoluogo piemontese, hanno dato vita a una manifestazione che ha proprio l’obiettivo di valorizzare la moda indipendente e artigianale, per sensibilizzare il grande pubblico facendo capire agli acquirenti che dietro una maglietta di Zara o H&M non c’è nulla – a parte, spesso, inquinamento e sfruttamento del lavoro –, mentre i capi dovrebbero trasmettere qualcosa: non solo bellezza ed eleganza, ma anche la storia di chi li ha confezionati.

All’inizio di novembre, presso Lingotto Fiere, si è tenuta Dreamers, la kermesse che vuole sostenere i protagonisti della moda indipendente, dando loro spazio e combattendo la cultura dell’omologazione. Stilisti e fashion designer, artigiani, botteghe, ma anche giornalisti e blogger, critici, imprenditori provenienti dal Piemonte e da tutta Italia si sono dati appuntamento per conoscersi e fare rete.

Dreamers è un’occasione unica per incontrare e toccare la creatività della moda e la sua poesia. Un racconto articolato del saper fare e della visionarietà progettuale contemporanea”. Si ritorna quindi al tema dell’artigianalità, dei saperi manuali, di un’armonia fra materiali creata da designer appassionati e capaci, sempre attenti alla tradizione – che non vuol dire ricopiare pedissequamente le proposte del passato quando si è a corto di idee – ma cercando al tempo stesso l’innovazione e le nuove forme.

Forse non è un caso che questa iniziativa sia nata proprio in Piemonte, patria di Slow Food. Come il mondo del cibo infatti, anche quello della moda è vittima della standardizzazione, dell’industrializzazione e di un mercato che pretende prodotti sempre più veloci ed economici. Dreamers è quindi un tentativo di rallentare, consentendo al designer di riscoprire il piacere di creare e al pubblico di acquistare capi con una storia, una forma e un’armonia.

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‘Perché nella nozione di decoro non c’è mai spazio per i libri’, Aldo Grasso difende Vivi Libron

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Sulle pagine del Corriere di Torino (edizione torinese del Corriere della Sera on line) il celebre critico e giornalista critica le decisione di sfrattare la piccola libreria di cartone nel cuore di Porta Palazzo.

Quei libri non sono decorosi, bisogna farli sparire. Qualche giorno fa l’amministratore del complesso immobiliare nato nell’ex Arsenale Militare di Borgo Dora a Torino ha scritto all’associazione Vivi Balon chiedendo di «liberare immediatamente l’area di pertinenza condominiale» dove è stata sistemata «una catasta di libri, molto probabilmente per un progetto di libero scambio del quale non eravamo al corrente» chiamato «Viva Libron». I motivi sarebbero il mancato rispetto del «decoro previsto dal regolamento di condominio» ma soprattutto il pericolo dato dal «materiale altamente infiammabile». Risultato: la piccola libreria di cartone nel cuore di Porta Palazzo è stata sfrattata. A prendere le difese di questa bella iniziativa che vede protagonisti Eco dalle Città e Vivi Balon anche Aldo Grasso. Ecco che cosa ha scritto sull’edizione torinese del Corriere della Sera:

L’amministratore di condominio che ha sfrattato la piccola libreria di cartone nel cuore di Porta Palazzo sarebbe stato un personaggio perfetto per le straordinarie meditazioni cretinologiche di Fruttero & Lucentini. Per carità, c’è sempre un regolamento cui appellarsi, un pezzo di carta che manca, un decoro condominiale da rispettare, ma la cosa più imbarazzante è che nella nozione di decoro non c’è mai posto per i libri. A Torino, come in altre città. Come se quei parallelepipedi di carta stampata fossero degli ingombri, suppellettili accatastate in attesa della nettezza urbana. Chi non ama leggere pensa che i libri non abbiano nulla di suggestivo, di gratificante, di desiderabile e che il «libero scambio» sia qualcosa di disdicevole.

E invece scambiarsi libri è un modo per condividere idee ed emozioni con altri, specie in un momento economicamente non facile. Cosa c’è di più bello che rilasciare libri nell’ambiente naturale, compreso quello urbano, affinché possano essere ritrovati e quindi letti da altri? Diceva Umberto Eco: «I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare». E questo è il concetto che sta alla base del bookcrossing , un fenomeno dalle radici antiche che da qualche anno ha trovato un’espressione concreta anche da noi. La condivisione è un valore da tutelare, non da sfrattare. Rovistare fra libri usati è come sfogliare un vocabolario: cerchi una parola e intanto ne trovi altre, forse più interessanti, più espressive di quella che cercavi. Un buon consiglio è quello suggerito già nel 1947 da Wodehouse: «Secondo me il solo modo di trovare qualcosa da leggere, oggi, è di andare in una pubblica biblioteca, girare tra scaffali, e tirar giù quel tipo di libri di cui nessuno ha mai sentito parlare». E se la pubblica biblioteca, seppur minuscola, si trova in un cortile condominiale è ancora meglio. Le sorprese sono a portata di mano perché un libro non va mai considerato come uno scarto, un oggetto superfluo, un raccoglitore di polvere.

Fonte: ecodallecitta.it

 

A Torino autobus scontati e bike e car sharing agevolato per le aziende

Il progetto “Smart Mobility” prevede uno sconto sugli abbonamenti ai mezzi pubblici e facilitazioni per il car sharing. E’ dedicato alle aziende.http _media.ecoblog.it_a_abd_a-torino-autobus-scontati-e-bike-e-car-sharing-agevolato-per-le-aziende

La città di Torino fa un passo avanti verso un sistema di mobilità integrata, alternativo all’auto di proprietà: è stato infatti presentato il progetto “Smart Mobility“, che prevede una serie di agevolazioni per le aziende e i loro dipendenti che fanno uso di autobus pubblici, bike sharing e car sharing. Le aziende che aderiscono a Smart Mobility, in pratica, possono godere di uno sconto sul prezzo degli abbonamenti agli autobus urbani GTT o degli altri mezzi pubblici torinesi sottoscritti per i propri dipendenti. I dipendenti, invece, possono avere sconti e agevolazioni (come il pagamento rateale in busta paga) sull’uso del car sharing e del bike sharing. Smart Mobility è dedicato alle aziende sia pubbliche che private e, al momento, partecipano 50 aziende con oltre 9.500 abbonamenti agevolati. Tra le aziende che aderiscono, da citare nomi del calibro di Ikea, Rai, Allianz, Camera di Commercio di Torino e Università degli Studi di Torino.
E’ una richiesta che viene dai cittadini e risponde alla domanda di poter disporre di servizio di mobilità facile, integrato e conveniente: caratteristiche indispensabili – spiega l’assessore alla Viabilità e ai Trasporti, Maria Lapietra – per un’offerta di trasporto in città adeguata soprattutto alle esigenze di chi deve muoversi per studio e per lavoro. Permettere, a chi deve spostarsi, di organizzare il proprio viaggio unendo un tratto in treno, in metropolitana o in bus ad altri fatti a bordo di un auto del car sharing o pedalando in bicicletta, porta benefici a tutta la collettività“.

L’iniziativa Smart Mobility è stata ideata e realizzata in sinergia da GTT (Gruppo Trasporti Torinese, Che a Torino gestisce gli autobus urbani, i collegamenti con l’aeroporto e il sistema ferroviario metropolitano), To Bike e Car2Go.

Fonte: ecoblog.it