Polveri sottili da combustione e inquinamento diciamo la verità ai cittadini

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Chi già si chiedeva perché a Torino,  una delle città più inquinate d’Europa come qualità dell’aria, fosse stata prevista l’accensione di un inceneritore -massimo produttore di polveri ultrasottili- non può che rimanere sconcertato di fronte ai risultati di due studi pubblicati, sempre il 10 luglio, su Lancet. Il primo studio coordinato dal Centro di ricerca danese sul cancro, ha seguito per 13 anni una popolazione sparsa per tutta Europa di 313mila persone (per l’Italia considerate Torino, Roma e Varese) ha individuato un chiaro nesso fra esposizione a polveri sottili e tumore al polmone. In particolare nella forma che colpisce anche i non fumatori (adenocarcinoma). Respirare quindi polveri fini (PM10) e ultrafini (PM2,5), aumenta il rischio di cancro polmonare. La misurazione delle polveri sottili nei paesi oggetto della ricerca ha dichiarato Torino, Roma e Varese come le più inquinate d’Europa. Il secondo studio mette in luce un’altra conseguenza meno nota dell’inquinamento sul sistema cardiovascolare. E’ stata dimostrata la correlazione esistente tra l’aumento della concentrazione di nano polveri e altri inquinanti con l’aumento dell’insorgenza di scompensi cardiaci che, soprattutto in persone con un cuore già affaticato, possono portare all’infarto. Nel rimandare alla lettura dell’articolo di Luca Carra sui due studi,  alla sintesi sul primo di Federico Valerio, chimico ambientale dell’Istituto Tumori di Genova, vorrei fare alcune semplici ed ovvie considerazioni a disposizione di chi amministra tutte le città afflitte da problematiche ambientali. Ai cittadini andrebbe sempre detta tutta la verità,  anche quando scomoda o sconveniente perché,  solamente così li si mette in condizione di decidere in libertà e coscienza se e come salvarsi la vita, mettendo in essere il principio di precauzione o meno. Per fare alcuni esempi molto concreti.

I genitori dovrebbero sapere se possono mandare i figli a giocare in prossimità di zone estremamente trafficate o nei paraggi di impianti inquinanti, gli sportivi dovrebbero sapere quando è meglio e in quali zone andare preferibilmente a correre. Chi decide di fumare dovrebbe poter avere un’idea del carico inquinante totale a cui sta sottoponendo  il proprio organismo. Allo stesso modo chi coltiva un orto o alleva animali all’aperto dovrebbe  sapere come comportarsi ache a  seconda della posizione geografica. Ci sono infatti conseguenze su queste attività, sia in prossimità di zone ad intenso traffico, che di impianti inquinanti sulle quali andrebbe fatta informazione a scopo sanitario. Ad esempio chi coltiva o alleva in prossimità di impianti industriali dove avviene una combustione dovrebbe venire informato che questo processo determina la produzione e fuoriuscita di sostanze inquinanti. Ad esempio un inceneritore o altro impianto simile che funziona a pieno ritmo emette dai camini sostanze lipofile persistenti e tossiche quali diossine e PCB che, con il tempo, si concentrano nei terreni e negli organismi animali e vegetali che da quei terreni traggono nutrimento. Pur rimarcando che esistono decisioni politiche non partecipate e condivise che i cittadini sono costretti a subire nelle conseguenze, ci sono certamente politiche volte a ridurre l’inquinamento intraprese da amministrazioni locali che i cittadini potrebbero maggiormente sostenere se fossero ben informati sui pro e contro. Mi riferisco all’evitare in primis l’uso dell’automobile (quando non realmente necessario)  e altre azioni dal carattere inquinante o impattante che i cittadini compiono senza capirne le conseguenze, ma che alla fine vanno a peggiorare l’inquinamento di aria e acqua. Per citare le più comuni: buttare l’olio negli scarichi e i mozziconi di sigaretta nelle aiuole  o per terra. In questa seconda modalità quando piove i mozziconi viaggiano attraverso gli scarichi sino ad arrivare a corsi d’acqua e mari dove le sostanze tossiche accumulate nel filtro inquinano così le acque. Se i cittadini a Torino così come in altre città, venissero informati e resi così consapevoli delle problematiche locali,  sarebbero probabilmente molto più disponibili a collaborare e ad accettare, senza troppe levate di scudi,  le decisioni che le amministrazioni dovranno pur prendere per affrontare la questione della qualità dell’aria e non solo.

Fonte: eco dalle città

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