Smog, l’usura di pneumatici e freni inquina più dei gas di scarico

“L’usura soprattutto degli pneumatici e anche dei freni influisce addirittura per il 57% nella produzione delle polveri sottili” queste le conclusioni del Seminario Internazionale RespiraMi 3: Air Pollution and our Health

 “Il tubo di scappamento degli autoveicoli incide per il 43% nella produzione delle polveri sottili, ma secondo alcune stime l’usura soprattutto degli pneumatici e anche dei freni influisce addirittura per il 57% osserva Sergio Harari, co-presidente del Seminario e Direttore Unità Operativa di Pneumologia Ospedale San Giuseppe di MilanoGli pneumatici sopportano il peso del veicolo e nell’attrito con l’asfalto si frantumano, producendo piccoli frammenti di gomma che poi di disperdono nell’aria e si depositano sulle strade, secondo il peso del particolato o il vento. Oggi sappiamo che il 60% di questa polvere microscopica che deriva dagli pneumatici può entrare nei polmoni, con effetti dannosi che solo di recente si sono iniziati a comprendere. Se calcoliamo che uno pneumatico perde circa il 20% del proprio peso otteniamo una quantità enorme di materiale disperso nell’ambiente”.

La fabbricazione della gomma per pneumatici coinvolge molti prodotti chimici tossici, dal benzene alla nafta, dai solventi clorati, fino a composti plastificanti, petrolio, acidi a cui si aggiungono metalli pesanti fra cui zinco, cadmio e piombo. Un mix ‘sporco’ di sostanze cancerogene e neurotossiche, che rendono il particolato inquinante presente nelle strade più trafficate particolarmente deleterio. “Nelle zone dove il traffico è intenso le polveri da pneumatici possono contribuire all’incremento degli attacchi di asma in bambini e anziani – aggiunge Pier Mannuccio Mannucci, co-presidente del Seminario, Professore Emerito di Medicina Interna, Università degli Studi di MilanoInoltre la polvere degli pneumatici non solo può incrementare le allergie generiche ma essere causa anche di quelle specifiche, perché la gomma con cui sono prodotti deriva da una combinazione di lattice naturale e gomme sintetiche da derivati del petrolio: entrambi questi componenti possono indurre allergie e quella al lattice è particolarmente diffusa. La perdita della parte di battistrada dovuta al consumo, sotto forma di pulviscolo e microparticelle, si riversa sulle strade ed entra nei polmoni soprattutto dei bambini che, inalano più particelle degli adulti, in quanto camminano o vanno sui passeggini più a rasoterra. In questi casi sarebbe perciò preferibile l’utilizzo di zaini o marsupi. La polvere da pneumatico costituisce una particolare minaccia anche per gli anziani perché hanno polmoni già indeboliti dall’età e dalle malattie soprattutto se fumatori”.

Purtroppo non è semplice misurare i tassi, il formato, la distribuzione e la composizione di questo inquinante poco conosciuto e largamente sottovalutato né esiste un rimedio a tale problema. Ma una proposta per ridurne l’impatto potrebbe essere lavare più spesso le strade per rendere più pulita anche l’aria che respiriamo” conclude Harari.

I numeri dello smog

– 9 milioni di morti premature ogni anno nel mondo, 790mila in Europa, 81mila in Italia, secondo gli studi epidemiologici del Global Burden of Disease e del World Health Organization;

– per ogni metro cubo d’aria, un aumento di 20 microgrammi di PM produce un aumento dell’1% delle morti da tutte le cause;

– 136 morti ogni 100mila abitanti ogni anno in Italia, meno rispetto a Germania (154) e Polonia (151), ma più che in Francia (105) e Regno Unito (98);

– 3 milioni di miliardi di dollari i costi da ‘aria cattiva’ per le malattie respiratorie;

– nel 2018 Viterbo capitale italiana dell’aria pulita, maglia nera a Brescia con 87 sforamenti, seguita da Torino e Lodi con 69, secondo i dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

Più bravi a scuola se si studia nel verde

Il verde fa bene alla mente e non solo perché è un colore rilassante: nuovi studi mostrano che scuole “green”, con alberi e piante nelle immediate vicinanze o anche nei cortili o nei corridoi, aiutano gli studenti ad avere voti migliori. L’aria inquinata infatti “soffoca” i polmoni ma pure il cervello, come spiegano gli esperti riuniti a Milano dal 24 al 26 gennaio per il Seminario Internazionale RespiraMi 3: Air Pollution and our Health organizzato dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico e dalla Fondazione Internazionale Menarini: lo smog peggiora le performance cerebrali e addirittura accelera il declino cognitivo correlato all’età, aumentando anche il rischio di Alzheimer. Vivere e studiare in ambienti verdi, dove alberi e piante ripuliscono naturalmente l’aria, è un ottimo “antidoto”: nelle scuole più green l’apprendimento migliora, fin dalla primaria, grazie a un miglioramento della memoria e delle capacità di attenzione.

Un numero sempre maggiore di studi indica che lo smog, che ogni anno in Italia uccide prematuramenteoltre 80.000 persone per colpa dei suoi effetti dannosi sull’apparato respiratorio e sul sistema cardiovascolare, è deleterio anche per la funzionalità cerebrale – osserva Sergio Harari, co-presidente del Seminario e Direttore Unità Operativa Pneumologia, Ospedale San Giuseppe di MilanoUn’ampia ricerca su circa 25.000 cinesi ha per esempio dimostrato che i livelli di esposizione all’inquinamento atmosferico correlano con le capacità in test matematici e di linguaggio: quanto più si è esposti allo smog, tanto più con l’andare degli anni peggiorano le abilità cognitive necessarie a svolgere i test, soprattutto negli uomini e in chi appartiene a fasce socioculturali svantaggiate. Altri dati confermano che lo smog si associa a un peggioramento delle capacità cognitive a ogni età, con un aumento del rischio di demenze e Alzheimer nei soggetti più anziani: l’associazione è particolarmente evidente con alcuni inquinanti derivanti dal traffico veicolare, come ossidi di azoto e particolato fine”.

I meccanismi precisi attraverso cui lo smog può diventare tossico sul sistema nervoso centrale non sono noti, ma sembra che possano essere coinvolti un incremento dell’infiammazione delle cellule immunitarie presenti soprattutto nei bronchi e nei polmoni che a loro volta innescano una reazione infiammatoria generalizzata e sistemica, nonché un’alterazione delle difese antiossidanti. I danni sono evidenti a ogni età e perfino se si è esposti allo smog durante il periodo fetale: una recente ricerca su oltre 700 bambini olandesi, seguiti dalla gestazione fino a dieci anni d’età, ha verificato che anche livelli di inquinamento inferiori alle soglie stabilite dall’Unione Europea (medie annuali di PM10: 40 microgrammi per mm3)comportano alterazioni nello sviluppo del cervello dei bimbi. La corteccia cerebrale risulta più sottile in alcune aree e questo sarebbe correlato a una maggiore impulsività e quindi a un maggior rischio di problemi come il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività. “Altrettanto dimostrati sono i rischi per le donne in gravidanza – commenta Harari – l’esposizione prolungata alle polveri sottili si associa ad una riduzione del peso alla nascita del neonato che, in proporzione, respira volumi d’aria doppi rispetto all’adulto, mentre elimina in modo meno efficiente le sostanze tossiche”.

L’esposizione allo smog è dannosa sulle capacità cognitive, ma c’è un modo per proteggersi – interviene Pier Mannuccio Mannucci, co-presidente del Seminario e Professore Emerito di Medicina, Interna Università degli Studi di Milano – Il verde delle piante purifica l’aria delle nostre città intrappolando le polveri sottili, con un effetto positivo non soltanto per la salute cardiorespiratoria (non a caso infatti in città più verdi si vive più a lungo), ma anche per il cervello. Uno studio spagnolo su quasi 2600 bambini della scuola primaria ha dimostrato che gli spazi verdi nella scuola e nell’ambiente circostante aiutano l’apprendimento, portando a un miglioramento dello sviluppo cognitivo. Piante e alberi riducono l’inquinamento atmosferico e in parallelo nell’arco di un anno portano i ragazzini ad avere un miglioramento nelle capacità di memoria e di attenzione, a tutto vantaggio della performance scolastica. Tutto ciò dimostra che, se l’urbanizzazione che oggi riguarda il 55% della popolazione mondiale e raggiungerà nel 2050 il 75%, ha ridotto drammaticamente la qualità e la quantità delle aree verdi, è ormai necessaria un’inversione di rotta. Aumentare gli spazi verdi nelle città e soprattutto vicino alle scuole sarebbe certamente il miglior mezzo per proteggere il “capitale mentale” della popolazione. Tuttavia le piante vanno scelte con attenzione evitando quelle che possono avere effetti allergizzanti, che possono essere amplificare dall’inquinamento atmosferico, come ad esempio le graminacee. La capacità degli alberi di ripulire l’aria da particolati e ozono però dipende soprattutto dalla specie. Bisogna pertanto prevedere la scelta di determinate piante in determinate aree in base alle sostanze inquinanti presenti in quella zona. Anche negli ambienti chiusi è preferibile scegliere piante ‘anti-smog’ come ficus, benjamin ed edera più efficaci contro benzene e ammoniaca che sono le sostanze inquinanti maggiormente presenti in scuole, case e uffici”.

Fonte: ecodallecitta.it

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Qualità dell’aria, l’UE bacchetta l’Italia sul PM10

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Ancora una volta l’inquinamento atmosferico e ancora una volta il PM10: la Commissione Europea ha (nuovamente) bacchettato l’Italia affinché adotti misure efficaci ed appropriate contro l’emissione di polveri sottili al fine di garantire una buona qualità dell’aria e salvaguardare la salute pubblica. Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente ogni anno l’inquinamento da polveri sottili provoca in Italia più di 66.000 morti premature, rendendo il nostro lo Stato membro dell’UE più colpito in termini di mortalità connessa al particolato: il PM10 in Italia è immesso in atmosfera sopratutto nelle attività connesse al consumo di energia elettrica e al riscaldamento, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura. Le polveri sottili, note anche come “PM10”, sono presenti nelle emissioni connesse al consumo di energia e al riscaldamento, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura. Il PM10 può provocare asma, problemi cardiovascolari e cancro ai polmoni, causando un numero di morti premature superiore al numero annuale di decessi per incidenti stradali. Già nel dicembre 2012 la Corte di Giustizia UE aveva ritenuto l’Italia responsabile della violazione della legislazione UE pertinente per gli anni 2006 e 2007: in caso di superamento dei valori limite gli Stati membri sono tenuti ad adottare e attuare piani per la qualità dell’aria che stabiliscano misure atte a porvi rimedio nel più breve tempo possibile ma le misure legislative e amministrative finora adottate dall’Italia non sono bastate a risolvere il problema. Un problema che non è solo italiano ma che attiene anche a paesi come la Francia e la Gran Bretagna, dove il problema inquinamento è tanto grave quanto in Italia. La Commissione ha attivato la procedura d’infrazione per 16 Stati membri: Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. Nonostante l’obbligo per gli Stati membri di garantire una qualità dell’aria soddisfacente per i loro cittadini, sono ancora molte le zone in cui le concentrazioni di PM10 continuano a rappresentare un problema. L’attuale normativa europea sulle emissioni in atmosfera stabilisce valori limite per l’esposizione riguardanti sia la concentrazione annua (40 μg/m3), che quella giornaliera (50 μg/m3), da non superare più di 35 volte per anno civile. Oggi più che le normative anti-inquinamento però sono i nuovi mercati a rappresentare una salvezza per la qualità dell’aria nel vecchio continente: elettrico, ibrido, carburanti alternativi sono sempre più gettonati dai consumatori europei, che vedono nelle nuove tecnologie una possibilità sopratutto di risparmio di spesa sui carburanti.

Sarà il mercato o sarà il legislatore (o forse noi stessi) a salvare i nostri polmoni?

Fonte: ecoblog.it

Emilia Romagna, nuovo Piano Aria Integrato per dimezzare il Pm10. Dal 2018 stop ai diesel Euro4

La Giunta Bonaccini approva il nuovo Piano Aria Integrato Regionale (Pair) 2020: fra gli obiettivi Pm10 dimezzato, traffico ridotto del 20% in città e raggiungimento di almeno il 20% degli spostamenti in bici. Da ottobre 2018 stop ai diesel Euro4.386841_1

Polveri sottili dimezzate e nelle città meno traffico, più aree verdi, pedonali e spostamenti in bicicletta. Poi trasporto pubblico, con autobus nuovi al posto di mezzi vecchi, e sostenibilità, con ecoincentivi da 2.500 euro per rottamare i veicoli commerciali leggeri più inquinanti, e promozione della mobilità elettrica. Sono questi gli elementi principali del nuovo Piano aria integrato regionale (Pair), sostenuto con circa 300 milioni di euro di investimenti da qui al 2020, per migliorare la qualità dell’aria in Emilia-Romagna. Approvato dalla Giunta Bonaccini, il Piano arriverà in Assemblea Legislativa entro gennaio, per l’avvio dell’iter consiliare finalizzato all’approvazione definitiva. Il testo, nei mesi scorsi, è stato discusso con i Comuni, i territori e le associazioni di categoria, economiche e ambientaliste. L’obiettivo del Piano è far scendere dal 64% all’1% la popolazione esposta a più di 35 superamenti l’anno per il Pm10 e assicurare il rispetto dei valori limite degli inquinanti atmosferici sull’intero territorio emiliano-romagnolo. Si prevede inoltre una riduzione delle emissioni, rispetto al 2010, pari al 47% per le polveri sottili (Pm10), del 36% per gli ossidi di azoto, del 27% per ammoniaca e composti organici volatili, del 7% per l’anidride solforosa. Nei 30 comuni dell’Emilia-Romagna con più di 30.000 abitanti e nell’agglomerato di Bologna si punta alla riduzione del 20% del traffico, all’estensione delle Zone a traffico limitato fino al 100% dei centri storici e delle aree pedonali fino al 20%.

E ancora: al 20% degli spostamenti in bicicletta, con 1,5 chilometri di piste ciclabili per abitante, e ad accrescere, sempre del 20%, le aree verdi, oltre alla piantumazione di un albero per ogni nuovo nato. Entro il 2018, poi, si vuole raggiungere il 50% di “acquisti verdi” di beni e servizi da parte delle Amministrazioni pubbliche del territorio, come previsto dal Piano del Green public procurement.  Le misure: eco-incentivi per la rottamazione dei veicoli commerciali più inquinanti Il Piano interviene in diversi ambiti per contrastare l’inquinamento, attraverso la realizzazione di 90 misure trasversali, fra cui lo stanziamento di 2 milioni di euro di ecoincentivi per la rottamazione, nel 2017, dei veicoli commerciali leggeri più inquinanti, sia diesel che benzina, sostituiti da nuovi mezzi Euro 6, alimentati a Gpl, metano o elettrici e ibridi. Il contributo sarà di 2.500 euro e potranno beneficiarne in via prioritaria imprese, anche artigiane, fino a 50 dipendenti. Sono poi previsti incentivi anche per la diffusione della mobilità elettrica (bici, parcheggi gratuiti, colonnini di ricarica, ecc…) e più stazioni per il rifornimento di mezzi a metano.

Per l’efficienza energetica degli edifici delle attività produttive sono previsti fondi per 67 milioni di euro, 53 milioni per la riduzione delle emissioni in agricoltura e 14 milioni per interventi di mobilità sostenibile. Verranno inoltre sostituiti almeno 600 autobus di categoria inferiore a Euro 3 in ambito urbano, pari al 20% dei mezzi circolanti, per un investimento di 160 milioni. Di questi 80 milioni sono cofinanziati dalle aziende di trasporto pubblico locale. Tra le novità, anche il divieto di utilizzo di camini e stufe a bassa efficienza, alimentati a legna, nelle zone di pianura sotto i 300 metri per le abitazioni dotate di un sistema alternativo di riscaldamento più sostenibile.

Le limitazioni al traffico nei centri abitati dei 30 Comuni con più di 30 mila abitanti e nei Comuni della cintura di Bologna aderenti alle misure del Pair 2020, nel periodo autunno/inverno varranno per i veicoli a benzina fino all’Euro 1, diesel fino all’Euro 3, ciclomotori e motocicli fino all’Euro 0. Dal 1° ottobre 2018 la limitazione sarà estesa a tutti i veicoli diesel Euro 4; dal 1° ottobre 2020 anche ai mezzi a benzina Euro 2 e ai restanti veicoli (benzina, gpl e metano e per le due ruote) fino all’Euro 1 incluso.

Fonte: ecodallecitta.it

Emilia Romagna: “30% della popolazione esposta a condizioni di inquinamento superiore ai limiti”

La Regione Emilia Romagna ha pubblicato il report sulla qualità dell’aria nel 2015. Polveri sottili entro la media annuale. PM10: 23 delle 43 stazioni hanno raggiunto il numero massimo consentito di 35 superamenti annuiemilia

Polveri fini (PM10 e PM2,5) entro i limiti per quanto riguarda la media annuale, ma in aumento il PM10a proposito del numero di superamenti del limiti giornalieri, con 23 delle 43 stazioni della rete regionale ancora fuori dalla norma.emilia 2

Per il biossido di azoto (NO2) persistono situazioni oltre alla norma, sono infatti 5 su 47 le stazioni che hanno registrato medie annuali al di sopra dei limiti consentiti. La situazione più critica è quella dell’ozono (O3), benché dal 2011 le concentrazioni siano in netta diminuzione, questo inquinante continua a registrare in tutta la regione valori superiori ai limiti. Continuano a non presentare criticità gli inquinanti primari, quali monossido di carbonio, benzene e biossido di zolfo, che risultano ampiamente al di sotto dei limiti. La popolazione esposta a condizioni di inquinamento superiore ai limiti, è stata pari al 30% del totale della popolazione residente per le polveri fini e al 100% per l’ozono. È questa in sintesi la situazione registrata in Emilia-Romagna nel 2015, anno nel quale le condizioni atmosferiche avverse sono state quelle che nell’ultimo decennio hanno favorito più di ogni altro le concentrazioni degli inquinanti.

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POLVERI FINI (PM10, PM2,5)

Per le polveri il 2015 è stato un anno in controtendenza, dato che i valori della media annuale, pur rimanendo nei limiti di legge, sono aumentati rispetto al 2013 e 2014 a causa delle sfavorevoli condizioni atmosferiche. La persistenza dell’alta pressione, con stabilità e temperature molto al di sopra della media, assenza di precipitazioni, scarso rimescolamento atmosferico e ricambio di massa d’aria, ha incrementato considerevolmente il numero dei giorni meteorologicamente “favorevoli” all’accumulo di inquinanti: ben 123 su 365, record del decennio. E’ comunque positivo il rapporto tra il numero di giorni favorevoli all’accumulo degli inquinanti e i giorni effettivi del superamento dei limiti consentiti. Relativamente alle PM10, negli ultimi tre anni, anche in annate “critiche” per questo aspetto come il 2015, la percentuale di superamenti del limite di legge è risultata tra le più basse: appena del 26%, con 32 giorni su 123. Bene anche il 2014 con il 23,5% (l’anno migliore) pari a 23 giorni di superamento su 98 favorevoli e il 2013 (28,6%, pari a 26 giorni di superamento su 91 favorevoli), percentuali di molto inferiori rispetto al triennio 2010/2012, che aveva fatto registrate percentuali sempre superiori al 40%, o il 2006 (oltre il 50%). Nonostante la situazione avversa, per il terzo anno consecutivo nessuna stazione urbana ha superato il limite della concentrazione per la media annua, né per le PM10 né per le PM2.5. Diversa la situazione per il superamento del limite giornaliero delle concentrazioni per le PM10. Ben 23 delle 43 stazioni hanno raggiunto il numero massimo consentito di 35 superamenti annui. Partendo da ovest, in provincia di Piacenza sono state due le stazioni che nel 2015 hanno superato i limiti per più di 35 giorni: Piacenza-Parco Montecucco (40 giorni) e Piacenza-Giordani-Farnese (61). In quella di Parma tre: Colorno (47), Parma-Cittadella (52); Parma-Montebello (67). Due a Reggio Emilia: Reggio nell’Emilia-Timavo (67) e Guastalla (43); cinque a Modena: Carpi (55), Mirandola (49), Modena-Giardini (55), Modena-Parco Ferrari (44), Fiorano Modenese (45); una a Bologna: Bologna-Porta San Felice (38); quattro a Ferrara: Cento (41), Ferrara-Villa Fulvia (52), Jolanda di Savoia (37), Ferrara-Isonzo (55); due a Ravenna: Ravenna-Caorle (42) e Ravenna-Zalamella (40); due a Forlì-Cesena: Savignano sul Rubicone (44) e Forlì-Roma (36). I valori in assoluto più alti sono arrivati tra il 12 e il 14 febbraio (155 microgrammi/m3 a Carpi, 142 a Parma, 138 a Reggio Emilia).

Le PM2.5 hanno fatto registrare concentrazioni mediamente basse e senza particolari differenze tra città e aree agricole, e neppure tra parchi e strada con traffico. Nel 2015 l’unico superamento del limite per la media annua si è registrato a Besenzone, nella pianura piacentina. Non si tratta dunque di una criticità specifica delle aree urbane, ma di un problema causato dalle condizioni di inquinamento diffuso della Pianura padana, causato da un complesso di fattori collegati alla intensa concentrazione di attività umane, come il trasporto merci su gomma, le attività agricole e zootecniche, il trasporto di persone su strada, il riscaldamento domestico e le industrie. Popolazione esposta alle polveri. La frazione di popolazione esposta a un inquinante viene stimata calcolando il numero dei residenti nelle aree nelle quali la concentrazione degli inquinanti nell’aria risulta superiore al limite di legge. Nel 2015, la popolazione esposta a più di 35 superamenti annui del valore limite giornaliero di 50 microgrammi/m3 di PM10, è stata pari al 30% del totale, superiore al 2014 (3,5%) e al 2013 (4,8%). Pur lontani dalla criticità del triennio 2010-2012, quando oltre la metà della popolazione era esposta (il 56% nel 2010 e 2012, il 53% nel 2011), occorrerà un impegno notevole per raggiungere l’obiettivo dichiarato del Piano aria integrato regionale (Pair): ridurre a zero la frazione di popolazione esposta a più di 35 superamenti annui del limite giornaliero. Prossima allo zero la percentuale della popolazione esposta alle polveri PM2,5, sia nel 2015 (0,26%), sia negli anni precedenti: zero nel 2009, 2010, 2013, 2014; 0,33 % nel 2011 e 0,29 nel 2012. Un dato interessante è la lettura per provincia, che il PM10 vede le criticità maggiori a Ferrara, Modena, Piacenza e Parma: tutte con oltre il 50% di popolazione esposta sul totale. La situazione migliore si registra a Bologna, in cui la percentuale di popolazione esposta è 1,5%, pari 13.874 persone esposte su 917.264 residenti. A seguire, Forlì-Cesena con il 6,3%, pari a 22.265 persone esposte su 355.184 residenti e Ravenna con l’8,8%, pari a 30.601 persone esposte su 345.790 residenti.

BIOSSIDO D’AZOTO (NO2)

Per il biossido di azoto si conferma la situazione degli ultimi anni: concentrazioni decisamente basse nelle aree rurali e limiti rispettati anche nelle stazioni di fondo urbane. Solo in 5 delle 47 stazioni della rete regionale di monitoraggio non è stato rispettato il limite normativo relativo alla concentrazione media annua (40 microgrammi/m3), tutte stazioni urbane di traffico, situate a bordo strada: Piacenza, Modena, Fiorano (Mo), Bologna e Rimini. Inoltre, due di queste stazioni hanno registrato superamenti del limite orario: a Piacenza (l’11 e il 19 febbraio) e a Modena (l’11 e il 12 febbraio, e il 27 novembre).

OZONO (O3)

L’ozono, inquinante secondario di origine fotochimica connesso all’andamento meteo dei mesi estivi, resta ancora molto lontano dall’obiettivo di rimanere al di sotto dei 25 superamenti (come media su 3 anni) del massimo giornaliero della media mobile su 8 ore. La calda estate 2015 ha favorito alcuni episodi acuti, con superamenti orari della soglia di informazione (180 microgrammi/m3 ), pericolosa per anziani, bambini e soggetti sensibili. Il picco più lungo (9 ore consecutive, il 18 luglio a partire dalle 14) è stato registrato a San Leo (Rn), nelle colline della Valmarecchia. Le concentrazioni più alte (235 microgrammi/m3 il 3 luglio alle 16) a Langhirano sulle colline parmensi. I primi eventi sono stati quelli del 4 giugno a San Clemente (Rn) e del 4-6 giugno in alcune località dell’Emilia, mentre l’ultimo colpo di coda è stato a Parma il 29 agosto. Luglio il mese più critico: dall’1 al 24 del mese, ogni giorno (con le sole eccezioni del 9, del 10 e del 20) è stata superata la soglia di informazione. Popolazione esposta all’ozono. Per la prima volta dal 2009, nel 2015 il 100% della popolazione residente è risultata esposta a valori elevati di ozono, ossia è stata esposta per più di 25 giorni all’anno a superamenti giornalieri di 120 microgrammi/m3 per almeno 8 ore consecutive. Un dato che non sorprende, visto le condizioni meteorologiche favorevoli alla formazione di questo inquinante, ma che, anche guardando annate come il 2013 (94% della popolazione esposta), il 2012 (95%) e il 2011 (92%), indica che l’ozono è l’inquinante più diffuso sul territorio.

ALTRI INQUINANTI (CO, SO2, BENZENE)

Monossido di carbonio, benzene e biossido di zolfo, inquinanti primari che in passato costituivano il principale problema di inquinamento delle aree urbane e industriali, non risultano presentare criticità e risultano ampiamente sotto i limiti.

Fonte: Regione Emilia Romagna

 

L’India sorpassa la Cina: è la nazione più inquinata del mondo

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L’aria dell’India è la più inquinata del mondo, più di quella cinese. Lo storico e poco onorevole sorpasso è stato certificato da Greenpeace che ha analizzato i dati satellitari della Nasa sulle polveri sottili relativi al 2015. Fino al 2011 l’inquinamento atmosferico è aumentato sia in India che in Cina, ma mentre quest’ultima nel 2013 ha adottato un piano nazionale anti-inquinamento, l’India ha proseguito sulla strada di uno sviluppo incontrollato superando il paese più popolato del mondo per quanto riguarda i dati sull’inquinamento atmosferico. Secondo i dati di questo studio, infatti, fra il 2010 e il 2015 i livelli delle polveri sottili sono diminuiti del 17% in Cina e del 15% negli Stati Uniti. New Delhi è stata giudicata dall’Oms come la città più inquinata del mondo, con concentrazioni di polveri sottili più elevate rispetto a Pechino. Oltre alla capitale, altre città devono fare i conti con l’inquinamento atmosferico: Varanasi, Lucknow, Patna, Ahemdabad. Mentre in Cina il Governo si è rimboccato le mani, in India il premier Modi non vede nell’inquinamento un problema per il suo Paese: di un piano nazionale anti-inquinamento non se ne parla, mentre per quanto riguarda il monitoraggio delle concentrazioni di polveri sottili basta dire che in India ci sono 39 centraline di controllo a fronte delle 1500 della Cina. Un recente studio dell’Università della British Columbia ha dimostrato che 3 milioni di persone muoiono prematuramente a causa di patologie dovute all’inquinamento atmosferico in India (1,6 milioni) e Cina (1,4 milioni).

Fonte: ecoblog.it

Polveri sottili e siccità: un gennaio secco come agosto

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Un gennaio secco e asciutto come se ne ricordavano pochi, almeno da quando l’uomo si è dotato di strumenti, rilevazioni e archivi meteorologici: l’inverno 2015-2016 sembra essere caratterizzato dall’assenza di precipitazioni e dalle polveri sottili, che come fu anche a fine dicembre rendono l’aria delle città italiane decisamente “pesante”. Secondo il centro Epson Meteo la prossima settimana le temperature nei prossimi giorni saranno quasi ovunque primaverili, con massime vicine a 15 gradi in gran parte dell’Italia: l’apice di questa eccezionale mitezza è atteso proprio nei prossimi due o tre giorni, in particolare lunedì 1 febbraio. Come spiega Meteo.it le temperature di lunedì saranno diffusamente comprese tra 15 e 20 gradi (questi sono valori tipici della seconda metà di aprile), ma non si escludono delle punte localmente superiori a 20°C nelle zone collinari e pedemontane del Nordovest (sopra 200-300 metri di quota). Farà davvero caldo in montagna con lo zero termico che andrà dai 3400 metri nelle Alpi orientali ai 4000 metri delle Alpi occidentali e della Sardegna (queste quote sono tipiche dell’estate). Secondo quanto emerge invece da un monitoraggio della Coldiretti sulla base dei dati Ucea fino ai primi venti giorni di gennaio nel mese di dicembre (il meno piovoso e il più bollente degli ultimi 215 anni) si sono registrate ben il 91% di precipitazioni in meno rispetto alla media e a gennaio in Italia sono caduti praticamente gli stessi millimetri di pioggia di agosto, con pesanti effetti per lo smog in città e una storica siccità nelle campagne dove la natura è sconvolta da un inverno che sembra primavera. Pensavamo quindi che a gennaio arrivassero i giorni della merla, il freddo e magari anche un po’ di neve? Ci sbagliavamo: montagne prive di neve, grandi laghi sono praticamente svuotati, fiumi si sono abbassati su livelli estivi, prati dove ci sono primule e viole e nelle campagne peschi, susini e mandorli già fioriti. In aggiunta a questo caldo anomalo c’è l’annoso problema dello smog, che senza precipitazioni si fa sentire in modo decisamente intenso: il blocco del traffico è una misura adottata da molte città anche nelle scorse settimane, ma il palliativo convince poco. Per far fronte all’emergenza smog, a Roma oggi le auto resteranno ferme. Lo stop riguarda tutti i veicoli fino alla categoria Euro 5, dalle 7.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 20.30. Potranno circolare le categorie di veicoli meno inquinanti. Il miglioramento dei valori inquinanti ha tuttavia scongiurato le targhe alterne l’1 e 2 febbraio. I livelli di smog sono alle stelle in molte città a causa dell’andamento climatico, con un mese di gennaio in cui è caduta circa il 60% di acqua in meno rispetto alla media, seguendo un dicembre che è stato il più secco da 215 anni, quando sono iniziate le rilevazioni. Le ridotte precipitazioni provocano la presenza di impurità nell’aria, con limiti sforati in molte città, ma anche una storica siccità nelle campagne, con fiumi e laghi a secco. Secondo la Coldiretti bisogna intervenire subito, portando acqua ai laghi e alzando il deflusso minimo vitale per evitare rischi di desertificazione del territorio con gravi ricadute sull’economia agricola e sull’equilibrio ambientale: l’agricoltura italiana negli ultimi dieci anni ha subito danni per 14 miliardi di euro tra alluvioni e siccità che è stata particolarmente violenta nel 2003, 2007 e 2012.

Fonte: ecoblog.it

Smog da polveri sottili, AMAT “certifica” i 35 giorni di superamento limite PM10 a Milano

Smog e polveri sottili (PM10). I dati AMAT certificano che lunedì 9 marzo è stato il 35° giorno di superamento dei 50 ug/m3 di PM10 che rendono la città “fuorilegge” sullo smog. Decisivi quindi i 57 ug/m3 della stazione di rilevamento “Città Studi/Pascal”, sita in via Ponzio 34/36382201

Smog a Milano. Dopo le incertezze degli scorsi giorni, oggi si sa che anche a Milano si sono “ufficialmente” già raggiunti i 35 giorni di superamento del limite dei 50 ug/m3 di PM10, quel “bonus” previsto dalla normativa in materia di inquinamento che, una volta superato, rende la città “fuorilegge” sullo smog. La rilevazione che ha fatto registrare il 35° giorno sono i 57 ug/m3 di PM10 della stazione di rilevamento “Città Studi/Pascal”, in realtà sita invia Ponzio 34/36.  Come abbiamo scritto negli scorsi giorni, infatti, secondo AMAT Milano non aveva ancora raggiunto il 35° giorno di superamento dei PM10, anche se altri organi d’informazione avevano dato la notizia. Il motivo, ci avevano spiegato, è che il conto si fa sui superamenti della centralina “coi valori più alti”, ossia quella che era più vicina ai 35 giorni in questo inizio di 2015, ossia quella di via Ponzio (Pascal/Città Studi).  Una notizia non proprio positiva per Milano, considerando che nel 2014 il 35°giorno lo si era raggiunto solo il 9 ottobre. Tuttavia il 2014 era stato un anno eccezionale in positivo, per lo smog, soprattutto a causa delle particolarissime condizioni climatiche e dei livelli record di pioggia. Il raggiungimento dei 35 giorni di superamento ad inizio marzo porta Milano indietro, al periodo 2006-2013, anni in cui il bonus si è sempre esaurito appunto nei primi 60, massimo 90 giorni dell’anno.  Dov’è sita la stazione che ha fatto scattare i 35 giorni di superamento limite PM10 a Milano? E’ la stazione di rilevamento definita “Città Studi/Pascal”, in realtà sita in via Ponzio 34/36, come si legge nella sezione ARPA dedicata all’ubicazione delle stazioni (o centraline di rilevamento). Ossia una delle zone più verdi e meno trafficate dalla città (vedi foto allegata): in via Ponzio c’è una delle sedi del Politecnico di Milano, la via è a traffico limitato, la zona è ricca di verde, grazie anche alla presenza del centro sportivo Giuriati.

 

AMAT Milano, il “bollettino aria” del 10 marzo relativo al 9 marzo [0,54 MB]

 

Fonte:  ecodallecitta.it

Lo smog nel 2030 tra Milano, Torino e altre città europee: lo studio, oltre le polemiche

Un nuovo studio pubblicato dai ricercatori dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) di Laxenburg (Austria) presenta diversi possibili scenari della qualità dell’aria in Europa nel 2030, attraverso modelli matematici basati sulle concentrazioni del Pm10 registrati dalle centraline del 2009

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Non è possibile prevedere con esattezza l’andamento delle polveri sottili di qui a 15 anni, ma con l’aiuto dei modelli matematici possiamo avere un’idea dei possibili scenari che ci aspettano, a seconda delle azioni che verranno intraprese di qui al 2030. Ed è proprio questo il risultato del lavoro dei ricercatori dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) di Laxenburg (Austria), uno studio che non ha mancato di creare polemiche e battibecchi politici a Milano. Secondo lo studio infatti, con le attuali misure antismog in vigore, le possibilità che la qualità dell’aria nell’area di Milano rientri nei limiti entro il 2030 sono scarsissime. (Milano ma non solo: a farle compagnia ci sono immancabilmente Torino, Stoccarda, Parigi, le città dell’Est più industrializzato (prevalentemente in Polonia e Repubblica Ceca) e della Bulgaria. Fa capolino, un po’ a sorpresa, anche Stoccolma). Sul banco degli imputati è finita nuovamente l’Area C del capoluogo lombardo, accusata dai suoi detrattori di essere un inutile dazio completamente inadeguato a risolvere i problemi di smog della città. Senza addentrarci inutilmente nella polemica, è stato però ribadito più volte che nessuna misura da sola può eliminare il problema dello smog, ma tutti i provvedimenti sono utili a migliorare una situazione che, in mancanza di queste pur inadeguate misure di controllo, potrebbe peggiorare ancora notevolmente. Inoltre, va ricordato che i dati presi in esame dallo studio riguardano il 2009: anno in cui Area C nemmeno esisteva. Sarebbe stato interessante vedere le proiezioni con una base dati più recente. Più interessante della contesa politica è però il contenuto della ricerca. Sulla base dei dati registrati dalle centraline europee nel 2009, i ricercatori hanno potuto modellare due diversi scenari possibili: il primo è una mappa fotografica di ciò che accadrebbe se non ci fosse alcun miglioramento delle strategie antismog attualmente in vigore nelle varie città europee; il secondo ci mostra invece – attraverso il confronto di curve di riduzione del Pm10 – i risultati che, con un buon livello di approssimazione, si potrebbero ottenere adottando le politiche di controllo degli inquinanti più avanzate attualmente esistenti ( Per esempio l’uso di biocombustibili o la limitazione dei diesel).  Purtroppo lo studio non disegnaa una vera e propria mappa per il secondo scenario, essendo i parametri del caso estremamente variabili (dalle stime sull’aumento del traffico, alla difficoltà nel definire il concetto di “misura applicabile più avanzata”). Ciò che invece si rivela estremamente utile è la prima fotografia, quella che mostra cosa accadrà mantenendo gli attuali provvedimenti antismog tali e quali. Ebbene, Londra sembrerebbe riuscire a limitare significativamente le proprie concentrazioni di polveri, grazie alle politiche approvate dal Sindaco Boris Johnson (che pure vengono attaccate dagli ecologisti inglesi): la media annuale del Pm10 resterebbe al di sotto dei 25 mcg/m3.  Convincono meno invece i piani dell’amministrazione di Parigi, guidata da Anne Hidalgo: secondo il modello messo a punto dai ricercatori, la metropoli francese nel 2030 sarà alle prese con medie ancora al di sopra dei limiti previsti dalla riforma delle direttive sulla qualità dell’aria in programma alla Commissione Europea (NdR: il limite per la media annuale del Pm10 dovrebbe scendere da 40 a 25 mcg/m3). Stesso discorso per la Pianura Padana, che vedrà l’intera area ancora fuori legge – medie comprese tra i 25 e i 35 mcg/m3, in ogni caso in netto miglioramento rispetto al presente – con le zone di Milano e Torino ancora sopra i 35 mcg/m3. Le altre città europee fuori dai limiti saranno, secondo il modello, Stoccarda, Gijon, Stoccolma, Sofia e Cracovia: ossia le aree più industrializzate e densamente abitate del continente.
Mantenendo le misure attualmente in vigore, riassumono i ricercatori, sarà possibile ottenere significative riduzioni di Pm2.5, SO2 ed Nox, ma non possiamo aspettarci ulteriori passi avanti per il Pm10 e per l’NH3. Per il futuro, assumendo che le misure attualmente approvate dalle amministrazioni vengano attuate in modo efficace, i livelli di Pm10 in tutta Europa potranno sì essere ridotti, ma non riportare entro i limiti in tutte le città. Le aree più critiche restano quelle dell’Est Europa – prevalentemente a causa dell’uso massiccio del carbone e del legname come principale fonte di riscaldamento domestico, e le zone urbane più densamente popolate e industrializzate, i cui problemi principali restano il riscaldamento domestico e il traffico stradale, che si prevede aumenterà ancora. “Una soluzione semplice a questi problemi dev’essere ancora trovata – concludono gli studiosi – misure mirate, come le limitazioni del traffico e l’istituzione di più zone a basse emissioni, possono tuttavia rivelarsi utili per garantire che le riduzioni delle emissioni ottenute finora non vengano compensate da un aumento delle emissioni di gas di scarico e polveri dovute all’aumento del traffico”.

Fonte:  ecodallecitta.it

Inquinamento, a Milano 34 sforamenti dei Pm10 in due mesi

Nonostante le piogge di gennaio e febbraio, gli sforamenti dei Pm10 hanno già raggiunto i limiti annuali concessi dall’Europa. Il bonus dei 35 giorni concessi dall’Europa per sforare la soglia dei Pm10 sta per essere già superato a Milano. È una questione di ore e dopo poco più di due mesi dall’inizio dell’anno, il capoluogo lombardo supererà i giorni consentiti per sforare i limiti delle polveri sottili. Sabato 28 febbraio le centraline dell’Arpa hanno registrato 50 microgrammi per metro cubo d’aria. Dopo un anno segnato dalle piogge eccezionali e, quindi, da valori più ridotti, la metropoli che si appresta ad ospitare l’Expo lo farà con un’aria “fuorilegge”. Anche al di fuori di Milano la situazione resta critica con i limiti medi oltre il valore di 65 microgrammi. Pierfrancesco Maran, assessore comunale Ambiente ha ricordato come il 2014 sia stato – proprio grazie alle piogge – il secondo anno migliore di sempre. L’amministrazione milanese sa di non dover abbassare la guardia:

bisogna andare avanti nelle strategie strutturali impostate nella riduzione del traffico e nel miglioramento delle caldaie. L’aria che respiriamo oggi è migliore di cinque anni fa ma la partita non è affatto vinta,

spiega l’assessore. Il dato più preoccupante è che ci siano stati così tanti sforamenti in due mesi come gennaio e febbraio in cui le precipitazioni sono state oltre la media stagionale. Nonostante la disincentivazione del traffico automobilistico verso il centro cittadino, la Lombardia resta la Regione più motorizzata d’Europa con il 20% dei veicoli più della media. Secondo gli ambientalisti in Lombardia c’è un milione di auto di troppo e poche alternative all’auto privata. La questione non riguarda solamente il numero di giorni degli sforamenti, ma anche la media delle concentrazioni: 56 microgrammi per metro cubo d’aria contro i 40 stabiliti dall’Europa come limite massimo. Nelle scorse settimane il sindaco Anne Hidalgo ha dato una decisa accelerazione nelle politiche green di Parigi, in Italia, invece, certe decisioni sembrano andare a rilento: uno dei prossimi passi sarà il divieto di circolazione per i diesel Euro 3, un obiettivo che non ha ancora una data.milano_smog_euro4

Fonte:  Repubblica

© Foto Getty Images

Smog 2014: potrebbe essere il miglior dicembre del secolo

Torino e Milano, le regine dello smog italiano hanno visto in questo 2014 il dicembre più pulito degli ultimi dieci anni – con ogni probabilità dal 2000 -almeno per questi primi 21 giorni. E’ stato nel complesso un autunno mite per il Pm10, anche grazie alle abbondanti piogge di novembre. Gli sforamenti annuali restano comunque fuori legge381453

Torino

Nei primi ventun giorni di dicembre che segnano la fine dell’autunno, la media giornaliera torinese è rimasta ferma a43,6 mcg/m3 con 9 sforamenti. Meglio del 2013, quando a dicembre il Pm10 aveva sforato ogni singolo giorno fino al 21, con picchi da 137 mcg e una media vicina agli 80 mcg/m3. Non se l’era cavata tanto meglio il 2012 – 19 sforamenti fino al 21 dicembre e media superiore ai 50, né tantomeno il 2011 – sempre 19 sforamenti ma media vicina ai 90 mcg. Proviamo a tornare indietro ancora di qualche anno: nel 2010 la media aveva sforato ancora: 71,3 mcg/m3, con 20 sforamenti; nel 2009 77,7 mcg/m3 e 18 sforamenti; 2008: 60,8 mcg/m3 con 15 sforamenti; 2007: 83,5 mcg/m3, con 21 sforamenti su 21 giorni;altissima la media del 2006: 94,5 mcg/m3 e 19 sforamenti; 2005: 80,4 mcg/m3 di media e 20 sforamenti; per chiudere il decennio, vediamo infine il 2004: 81 di media e 20 sforamenti.
Insomma, dicembre 2014 per Torino sembrerebbe esser stato per ora il migliore degli ultimi dieci anni, per quanto il numero di sforamenti dei soli tre mesi autunnali sia stato praticamente analogo al limite massimo annuale – a questo punto più che doppiato.

 

Milano 

Per Milano prendiamo in considerazione la centralina Pascal Città Studi, la stessa usata come riferimento da Legambiente per le edizioni di Mal’aria. Nei primi 21 giorni di dicembre2014, la centralina ha registrato 10 sforamenti con 45,9 mcg/m3 di media, dunque al di sotto delle soglie massime previste dalla legge. L’anno scorso la media giornaliera dello stesso arco temporale era praticamente il doppio: 91,3 mcg/m3, come gli sforamenti (20). Sempre fuori legge, ma ben più mite il 2012: 51,7 mcg/m3, con 10 sforamenti. Nel 2011 le centraline segnarono ancora 69,5 mcg/m3, con 14 superamenti. Nel 2010 invece la media era rimasta per poco al di sotto della soglia limite: 47 mcg/m3, con 8 sforamenti: l’unico dato paragonabile a quello del 2014, per quanto leggermente più alto. Andando indietro ancora di un anno arriviamo al 2009, quando si registrarono 58,2 mcg/m3 di media e 12 sforamenti. Per il 2008, 57,3 mcg di media e 13 sforamenti. Infine, nell’ultimo anno disponibile dall’archio di Arpa Lombardia, cioè il 2007, la media aveva nuovamente superato la soglia di legge, attestandosi su un valore di 84,5 mcg/m3, per 18 sforamenti.

Conclusioni

Come ricordato più volte, la qualità dell’aria – pur essendo ancora lontana dall’aver raggiunto risultati soddisfacenti o perlomeno conformi alle leggi attuali – è andata migliorando nel corso dell’ultimo decennio. Una considerazione che ci permette di sopperire alle lacune d’archivio per poter affermare che, con ogni probabilità, questo dicembre 2014, per quanto il problema del Pm10 sia tutt’altro che debellato, si rivelerà essere stato il migliore dall’inizio del secolo.

 

Fonte: ecodallecitta.it