Stessa temperatura, comfort climatico diverso: può dipendere dal cattivo isolamento

A parità di temperatura dell’aria e di altre condizioni ambientali, la sensazione di calore può variare da un ambiente all’altro. Eco dalle Città ripropone l’intervista a Lorenzo Pagliano, esperto di comfort climatico: «Le superfici a bassa temperatura possono far diminuire la cosiddetta temperatura operativa, che sarebbe una media pesata della temperatura dell’aria e di quella delle superfici dell’ambiente, da cui dipende prevalentemente il comfort indoor»375800

Venti gradi sono venti gradi. Eppure, anche se il termometro non mente, a volte la stessa temperatura in ambienti diversi viene percepita in modo differente dalla stessa persona, anche a parità di condizioni di umidità. Succede, ad esempio, che entrando in un negozio dove la temperatura dell’aria è di 20 gradi, si avverta una sensazione di freddo, mentre in un negozio vicino, in condizioni di umidità sostanzialmente uguali, ci si senta a proprio agio alla stessa temperatura. Ma come si spiega questo fenomeno? La presenza di superfici particolarmente fredde all’interno di un certo ambiente può essere una delle cause della diversa percezione di calore in un ambiente piuttosto che in un altro. «Le superfici a bassa temperatura – spiega Lorenzo Pagliano, ricercatore ed esperto in comfort climatico – possono far diminuire la cosiddetta temperatura operativa, che sarebbe una media pesata della temperatura dell’aria e di quella delle superfici dell’ambiente, da cui dipende prevalentemente il comfort indoor». Se in una stanza, in un ufficio o in un negozio, quindi, ci sono delle superfici non ben isolate e quindi a temperatura più bassa dell’aria circostante, chi vi soggiorna può avvertire una sensazione di freddo, rispetto a un ambiente ben isolato termicamente. «È il caso, ad esempio di vetri ad elevata trasmittanza termica (cioè basso isolamento, come vetri semplici o vetri doppi non basso emissivi), pareti non ben isolate termicamente e ponti termici, come telai di finestre non ben isolati», aggiunge Pagliano. In queste condizioni, anche con l’aria a 20 gradi centigradi la temperatura operativa può essere significativamente inferiore, spingendo gli utenti ad alzare il termostato dei termosifoni. Con conseguenze importanti non solo sul piano dei costi, ma anche di emissioni inquinanti, come sottolineato dalle ordinanze anti-smog che nelle ultime settimane sono intervenute anche sulla temperatura massima all’interno degli edifici. Significativi, inoltre, i vantaggi in termini di risparmio di combustibile. «Migliorare l’isolamento termico di un edificio riduce la spesa energetica in due modi – sottolinea l’esperto – direttamente, limitando le perdite attraverso l’involucro, e indirettamente, perché consente di ottenere il comfort climatico con temperature dell’aria più basse». Anche sul ricambio d’aria, necessario a qualsiasi temperatura per ragioni igieniche, si ottengono dei benefici con un migliore isolamento. Buttare fuori aria a 23°C anziché 20 costa più energia, perché viene perso più calore – conclude Pagliano – Questa perdita si riduce in caso di ventilazione meccanica con recupero di calore sull’aria in uscita, ma al momento pochi edifici sono attrezzati in questo modo». A parità di altre condizioni ambientali, dunque, l’isolamento termico migliora il comfort, permettendo di risparmiare in termini di combustibile e di emissioni in atmosfera. Anche i costi di impianto, infine, diminuiscono: se prima di cambiare la caldaia si procede a isolare bene l’edificio, si potrà installare un impianto di potenza inferiore, e quindi meno costoso, rispetto a quello precedente. Un discorso analogo vale anche per il teleriscaldamento, dato che con un ambiente meglio isolato si risparmia sul costo dello scambiatore e sulla parte di tariffa legata alla potenza.

Fonte: eco dalle città

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