Un’analisi dell’aumento della raccolta differenziata in Italia dal 2010 al 2016 (tenendo conto del nuovo metodo di calcolo)

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Il 2016 ha fatto registrare un picco superiore rispetto all’andamento generale di crescita della RD in Italia? A cosa è dovuto? Risponde Andrea Cappello, tecnico Esper. Ispra ha recentemente messo a disposizione del pubblico i dati relativi alle produzioni di rifiuto in Italia. Andrea Cappello, tecnico Esper, ha estratto lo storico dei dati dal 2010 al 2016.
Per quanto riguarda la raccolta differenziata dal 2010 al 2016 qual è stato l’andamento? ​ Oggi è ancora un’Italia spaccata in tre?

I dati ci mostrano in realtà di una convergenza verso un’Italia duale ma dove il fatidico 65% di raccolta differenziata è ormai alla portata anche delle regioni del Sud, almeno di quelle più virtuose. Tra queste la Sardegna, l’Abruzzo e la Campania che soltanto qualche anno fa erano collocate nella parte più bassa della classifica. Il Nord-Italia complessivamente sfiora il 65% di raccolta differenziata: in regioni come il Veneto (72,9%) e Trentino Alto-Adige (70,5%) si possono fissare obiettivi ben più virtuosi.389184_2

Superano il 65% anche la Lombardia (68,1%) ed il Friuli Venezia Giulia (67,1%). Più indietro la Liguria, il Piemonte e la Valle d’Aosta che non raggiungono il 60%. L’Emilia Romagna raggiunge il 68% e, in linea con il recente Piano regionale, il 73% di raccolta differenziata è ormai un traguardo raggiungibile già nel breve periodo. Situazione più o meno omogenea per il Centro-Italia. Gli andamenti sono crescenti ed è prevedibile il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata nei prossimi anni. Le Marche e l’Umbria sono infatti già prossime al 60% mentre la Toscana supera di qualche punto il 50%. Incide negativamente sul dato del Centro-Italia il 42,4 del Lazio che però rispetto al dato del 2010 fa registrare un significativo passo in avanti con +25,8 punti percentuali passando dal 16,5 al 42,4% di raccolta differenziata: in termini di aumenti percentuali è questo il migliore risultato dopo la Basilicata (+26,0), che triplica il risultato del 2010, seguita dall’Umbria e dall’Abruzzo (+25,7) che lo raddoppiano. Per quanto riguarda invece il Sud-Italia, regioni come la Basilicata, la Puglia, la Calabria e il Molise rimangono ancora sotto quota 40. In questi contesti, però, risultano già presenti esperienze virtuose che si stanno velocemente diffondendo. La Sicilia si rimane più indietro e, purtroppo, vede aumentare il divario anche con le stesse regioni del Sud-Italia.

Il 2016 ha fatto registrare un picco superiore rispetto all’andamento generale di crescita della RD in Italia? A cosa è dovuto?

Certamente questi aumenti percentuali sono influenzati dal cambiamento introdotto dalla Legge nazionale nel 2016 a modifica delle nuove frazioni che adesso rientrano nelle raccolte differenziate. Ad esempio, se guardiamo alla serie storica del grafico sotto riportato, ci accorgiamo di una certa discontinuità nella linea spezzata. Mentre dal 2010 assistevamo ad un aumento medio annuo pari a circa il 6%, per il 2016 l’aumento è pari al 10,6% (nel grafico in rosso).

Quali sono le nuove frazioni ​che​ vengono conteggiate​​ all’interno della produzione e raccolta dei rifiuti urbani?389184_3

Con il nuovo metodo sono contabilizzati anche gli inerti derivanti da piccole lavorazioni domestiche, che prima erano espressamente normati ai sensi dell’articolo 184 del D.lgs. n. 152/2006 come rifiuti speciali, e i rifiuti da spazzamento avviati a recupero, precedentemente calcolati al denominatore come rifiuti da avviare a smaltimento.  Inoltre, il nuovo metodo di calcolo introduce una modalità per conteggiare il rifiuto organico avviato a compostaggio domestico ed inserirlo tra le raccolte differenziate. In quest’ultimo caso, la scelta di contabilizzare questa frazione è ambigua. Da un lato fa aumentare le percentuali di raccolta differenziata ma, dall’altro, fa aumentare le produzioni totali a fronte di un’azione che poteva essere inquadrata nell’ambito della prevenzione alla produzione di rifiuti.
Nei mesi scorsi avevamo già evidenziato la differenza tra vecchio e nuovo metodo di calcolo per quanto riguarda la produzione di rifiuti. Quanto influisce sulla raccolta differenziata questo nuovo metodo di calcolo rispetto a quello precedente? Di quanto crescerà quindi​ percentualmente la RD di un Comune al netto della crescita effettiva tra un anno e l’altro?   

Ispra nel rapporto rifiuti 2017 chiarisce che se avesse adottato la precedente metodologia di calcolo la percentuale di raccolta differenziata si sarebbe assestata al 50,6% con un aumento sull’anno precedente pari al 6,55%, in linea con gli andamenti che abbiamo riportato in rosso nel grafico a linee di cui sopra. Anche a livello comunale potremmo assistere a un simile scarto medio ma con una variabilità maggiore tra contesti geografici non limitrofi. Ad esempio, per quanto riguarda le terre da spazzamento, è da segnalare che l’86% delle circa 215.000 tonnellate avviate a recupero nel 2016 sono state prodotte dal Nord-Italia, dove sono presenti già da tempo diversi impianti per il trattamento di questi rifiuti, mentre al Sud-Italia ne sono state prodotte soltanto 8.500, pari a circa il 4% sul totale, incidendo marginalmente nel calcolo delle raccolte differenziate.

Fonte: ecodallecitta.it

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