Rifiuti da smaltire in casa? Ci pensano i lombrichi

Trasformare in vere e proprie “fattorie per lombrichi” i contenitori dedicati alla raccolta dei rifiuti: E’ l’obiettivo del progetto “Il Ciclo del Lombrico”, avviato in provincia di Alessandria coinvolgendo i cittadini e le scuole con lo scopo di diffondere la conoscenza della lombricoltura, quale pratica utile a ridurre il quantitativo di rifiuti che produciamo in casa, produrre humus per i nostri terreni e risparmiare sulla raccolta differenziata. Lo sapevate che esiste una soluzione semplice e pratica per smaltire i rifiuti organici in casa riducendo la quantità di scarti alimentari prodotti nelle nostre cucine? Tutto questo è possibile grazie ai lombrichi, piccoli amici ma grandi lavoratori, capaci di trasformare questi scarti in un prodotto naturale e utile per il nostro Pianeta. Grazie al progetto “Il Ciclo del Lombrico”, ideato da Ruben Gemme e Mirko Pepe ed avviato nell’alessandrino, chiunque potrà praticare il compostaggio domestico nel proprio giardino o all’interno della propria abitazione!  Come vi abbiamo raccontato in un precedente articolo, la lombricoltura è una soluzione perfetta e a basso impatto, nonchè una tecnica alternativa e sconosciuta ai più ma con grandi potenzialità: si basa sulla trasformazione di scarti vegetali in humus ad opera dei lombrichi e permette il riciclo di rifiuti organici e la conseguente produzione di fertilizzante naturale in agricoltura e orticoltura, con innumerevoli benefici dal punto di vista ambientale, economico e sociale.

Obiettivo del progetto è realizzare una “lombricompostiera infinita”, trasformando il numero più elevato di contenitori dedicati alla raccolta dei rifiuti in vere e proprie “fattorie per lombrichi”. Si tratta di un modello alternativo di vivere, produrre e consumare e si basa proprio sul concetto di “ciclo continuo”: la terra ci dona i suoi frutti per nutrirci, una volta consumati, gli scarti rimasti finiranno nella vermicompostiera, che i lombrichi lavoreranno producendo humus per concimare la terra, che in questo modo produrrà nuovi frutti. L’humus prodotto dai lombrichi è inoltre un “super concime”, in quanto ricco di minerali e sostanze essenziali per la crescita sana delle piante e capace di migliorare il terreno dal punto di vista nutritivo. Obiettivo è promuovere una cultura educativa e ambientale tra le persone, mostrando come questa semplice pratica possa entrare a far parte delle nostre abitudini quotidiane con innumerevoli vantaggi.

La lombricompostiera verrà realizzata con la prerogativa di utilizzare esclusivamente materiali di recupero: contenitori dismessi, plexiglass o lamiere derivanti da scarti di lavorazione, che andranno a costituire la nuova casa dei lombrichi. Come racconta Mirko, «I lombrichi amano la spazzatura organica, per questo rappresentano una soluzione ottimale ed efficace sia in scala domestica che industriale nella gestione dello smaltimento dei rifiuti».

Ebbene, si tratta di una soluzione vincente sia da un punto di vista dell’ecologia che dell’economia. In primis la vermicoltura ci consente di ridurre il quantitativo di rifiuti che produciamo quotidianamente in casa ed inoltre chiunque può farne uso: cittadini, condomìni, scuole, ristoranti, con risparmi economici sulla tassa dei rifiuti. Pensate che una famiglia può riutilizzare un normalissimo bidone della spazzatura che, ospitando una popolazione di un chilo di Lombrichi, è capace di smaltire fino a due quintali di rifiuti all’anno! Inoltre, realizzare un solo bidone con materiali di scarto permette di recuperare fino a sei chili di plastica e un chilo di ferro, che in alternativa sarebbero stati destinati allo smaltimento.

Con le iniziative di “Il Ciclo del Lombrico”, la lombricoltura arriva ora anche nelle scuole.
Rifiutiamo lo spreco!” è il progetto pensato per le scuole elementari, per avvicinare i più piccoli al mondo dei lombrichi e a tutti i benefici che ne derivano, attraverso un progetto didattico tutto improntato all’ecosostenibilità.
Il compostaggio dei rifiuti organici è infatti una pratica semplice, divertente e molto istruttiva per i più piccoli, aiutandoli a prendersi cura della terra e della natura. Protagonisti di quest’avventura sono proprio i bambini delle scuole elementari di Rivalta Bormida e Cassine, che, insieme agli aiutanti lombrichi, trasformano gli scarti delle mense in prezioso humus e lo ridonano alla Terra, all’interno degli orti che le scuole mettono loro a disposizione. Ad Alessandria, inoltre, Ruben e Mirko hanno portato la lombricoltura all’interno della ristorazione sociale promossa dalla Cooperativa Sociale Coompany&, dove sono state collocate dieci vermicompostiere per riporre gli scarti alimentari della frutta e della verdura coltivata negli orti urbani della cooperativa.  

«Il Lombrico, per noi, è la base di tutto – affermano Ruben e Mirko – e grazie a lui stiamo dando vita a diversi progetti con un unico comune denominatore: dare nuova e migliore vita a ciò che ieri chiamavamo rifiuto!».
Un progetto virtuoso che vuole contribuire a sensibilizzare grandi e piccoli fornendo le basi per la crescita organica del terreno, oltre che a costruire nuove comunità resilienti e promuovere un’economia circolare chiudendo il cerchio sugli sprechi alimentari.

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/rifiuti-smaltire-casa-pensano-lombrichi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Amsa, parte il progetto pilota che porta la raccolta differenziata nelle scuole di Milano

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Saranno 12mila gli alunni milanesi coinvolti nella prima fase di #Ambienteascuola, l’iniziativa del Comune e Amsa – Gruppo A2A, con il contributo dei consorzi Cial, Comieco, Corepla e Ricrea per promuovere l’educazione ambientale dei giovani. A Milano la Giunta approva il progetto pilota #Ambienteascuola – nato da un gruppo di lavoro che comprende Comune di Milano e Amsa, società del Gruppo A2A, con il supporto dell’Ufficio scolastico Territoriale di Milano – per portare in modo sistematico all’interno degli edifici scolastici la raccolta differenziata, promuovendo l’educazione ambientale dei giovani milanesi e contribuendo al raggiungimento di alcuni degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile (SDGs) definiti dalle Nazioni Unite. Sono 540 le classi di Primarie e Secondarie di I e II grado, distribuite in una trentina di plessi scolastici nei nove Municipi, per un totale di 12mila alunni, che parteciperanno a questa prima fase, durante la quale saranno distribuiti circa 2.400 contenitori nelle classi e negli spazi comuni per plastica e metallo, carta e cartone e indifferenziata (l’umido prodotto dalle mense è già oggi gestito in tutte le scuole da Milano Ristorazione) e ottocento poster informativi, entro dicembre.

“L’avvio di una sistematica raccolta differenziata all’interno delle scuole è un passo importantissimo che questa Amministrazione ha voluto fortemente e che porterà la città, che già oggi arriva quasi al 60% di differenziata, a fare un ulteriore importante passo avanti in questa direzione – commentano gli assessori Laura Galimberti (Educazione) e Marco Granelli (Mobilità e Ambiente) –. Nel 2016 era stato richiesto ad Amsa di inserire all’interno del Piano Strategico degli anni successivi la creazione di un gruppo di lavoro per promuovere l’educazione ambientale e oggi possiamo dirci totalmente soddisfatti dei risultati”.

Il progetto prevede anche incontri formativi e informativi in ciascuna delle scuole coinvolte, sia per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, per illustrare il funzionamento e promuovere le corrette prassi del conferimento, sia per i docenti, ai quali saranno presentate anche le ulteriori opportunità didattiche collegate. Tra queste, il contest ‘Cestini in cerca d’autore’: ogni classe personalizzerà in modo creativo i propri contenitori utilizzando qualsiasi tecnica artistica e materiali di riciclo, sarà poi selezionata una scuola vincitrice per ogni ordine scolastico, che riceverà un premio di 500 euro, messi a disposizione da Amsa – Gruppo A2A.

Saranno inoltre realizzati una serie di video didattici, grazie al supporto dei consorzi Cial, Comieco, Corepla e Ricrea, per sensibilizzare gli studenti su diverse tematiche ambientali, a partire da cause, effetti e soprattutto concrete e quotidiane soluzioni per affrontare il problema dei cambiamenti climatici. Dopo un focus generale sul tema, infatti, ai ragazzi e alle ragazze sarà raccontato attraverso i video come ciascuno di loro possa fare tanto nella vita di tutti i giorni per contribuire a contrastare questo fenomeno: dal risparmio energetico alla produzione, smaltimento e trasformazione dei singoli materiali riciclabili, fino al corretto uso degli spazi pubblici urbani.

Al termine dell’anno scolastico Amsa produrrà un report per valutare sia l’impatto educativo sia gli effettivi risultati di raccolta differenziata. I risultati saranno poi utilizzati per progettare le azioni future, estendendo progressivamente la raccolta a tutti gli istituti scolastici.

Fonte: ecodallecitta.it

Rifiuti. Green Book 2018: dove il servizio è peggiore la spesa per le famiglie è più elevata

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“Il paradosso è nella disomogeneità del servizio nelle diverse aree del Paese (dalla raccolta differenziata alla presenza di impianti fino all’intera filiera dei ciclo): i costi che sono più alti proprio dove la qualità è peggiore”. On line il comunicato stampa con i numeri del Green Book 2018. Un paese diviso in due, nella raccolta differenziata: il nord con una media del 64% e quasi tutte le province sopra il 50%, mentre il sud con situazioni fortemente arretrate non raggiunge la media del 38%. Per i rifiuti rimane un forte squilibrio sugli impianti soprattutto in relazione ai target europei: un settore che avrebbe bisogno di investimenti per almeno 4 miliardi di euro. Da una mappatura degli operatori emerge una larga prevalenza di aziende a partecipazione pubblica al centro-nord e una presenza residuale al sud (al 33%). Nel Mezzogiorno si ricorre in modo preponderante al trattamento in discarica (62%) mentre al Nord il 69% dei rifiuti è avviato a trattamento negli impianti di recupero energetico. Ed è proprio dove il servizio è peggiore che la spesa media annuale per famiglia è più elevata. Questa la fotografia del settore rifiuti urbani scattata dal GREEN BOOK 2018, realizzato per UTILITALIA dalla Fondazione Utilitatis in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti e presentato oggi a Roma al Tempio di Adriano.

“Non si può non mettere in evidenza l’eterogeneità che caratterizza la situazione nazionale. Significative differenze anche sul livello qualitativo e sui costi del servizio, con il paradosso – osserva il vicepresidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – che si registrano costi maggiori là dove qualità ed efficacia del servizio sono invece inferiori. Dipende dal livello di industrializzazione e dalla presenza o meno di imprese strutturate. Il via libera del Parlamento Europeo al pacchetto di misure sull’economia circolare, comporterà un’evoluzione nell’organizzazione dei servizi e delle imprese, ma c’è molta attesa anche dall’avvio concreto della regolazione sul settore rifiuti da parte dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA)”

“Utilitalia auspica che con il lavoro del regolatore – afferma Brandolini – potremo giungere gradualmente al superamento della legislazione concorrente tra Stato e Regioni, accelerare il riassetto della governance, favorire il superamento della frammentazione, e accelerare il percorso verso l’adozione di una tariffa corrispettiva, capace di commisurare il costo alla quantità e alla qualità del servizio, nel rispetto del principio europeo ‘chi inquina paga’”.

“Il Green Book scatta la fotografia del settore rifiuti all’avvio della regolazione di ARERA- rileva Valeria Garotta, direttore della Fondazione Utilitatis – I dati cristallizzano il mancato compimento del disegno normativo secondo cui il ciclo integrato dei rifiuti deve essere organizzato per ambiti territoriali di dimensioni adeguate: dal permanere dell’inoperatività di alcuni enti di governo d’ambito, all’elevata frammentazione gestionale; dagli squilibri territoriali nell’assetto impiantistico, all’elevato numero di gare bandite per singoli comuni e brevi durate. L’auspicio è che la prossima edizione del rapporto possa catturare importanti cambiamenti, messi in moto dall’intervento di ARERA. Inoltre, rispetto alle precedenti edizioni, il Green Book si arricchisce di una mappatura puntuale dei gestori nei singoli comuni e di un focus sui grandi centri urbani”.

PRODUZIONE E RACCOLTA DIFFERENZIATA

La produzione dei rifiuti prodotti in Italia ha ripreso a crescere nel 2016, dopo alcuni anni di stabilizzazione: l’incremento è stato del 2% rispetto all’anno precedente, soprattutto per via della ripresa economica. La raccolta differenziata ha raggiunto il 52,5% nel 2016, anche se con molte differenze tra aree del Paese: il nord arriva al 64%, il centro al 48,6% e il sud al 37,6%. Per quanto riguarda la riforma dell’assetto organizzativo del servizio di igiene urbana, sono oggi presenti 57 Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), con una riduzione del 55% rispetto ai 129 ATO del 2007; prevalgono gli Ambiti regionali anche se ci sono ATO con dimensione che varia dalla scala regionale a quella sub-provinciale.

SPESA PER FAMIGLIA E GRANDI CITTA’

Dall’analisi sulle tariffe per il 2017, su una popolazione complessiva di oltre 18 milioni di abitanti nei comuni capoluogo, una famiglia tipo (3 persone che vivono in 100 metri quadri) nel 2017 ha speso mediamente 227 euro in un comune sotto i 50.000 abitanti e 334 euro in un comune con popolazione superiore a 200.000 abitanti. In media sempre nel 2017 al nord la spesa è stata di 271 euro, di 353 al centro e 363 al sud. Il paradosso è nella disomogeneità del servizio nelle diverse aree del Paese (dalla raccolta differenziata alla presenza di impianti fino all’intera filiera dei ciclo): i costi che sono più alti proprio dove la qualità è peggiore. Nel 2017 si registra un valore medio del costo per abitante di 232 euro, con punte minime di 155 e massime di 366.

IMPIANTI

Dalla mappatura degli operatori, sia per il servizio di raccolta che per la gestione degli impianti, emerge una situazione molto frammentata, con una larga prevalenza di aziende a partecipazione pubblica al centro-nord e una presenza residuale al sud (dove il 33% degli abitanti è servito da aziende pubbliche o miste). Quanto agli impianti e alla loro localizzazione, quelli di trattamento integrato aerobico e anaerobico sono concentrati al nord dove viene gestito il 98% della frazione organica da raccolta differenziata; gli impianti di compostaggio della stessa tipologia di rifiuti sono invece in prevalenza al sud (il 49% trattata in impianti a partecipazione pubblica e il 51% privati). Gli impianti di trattamento meccanico biologico (Tmb) sono più diffusi al sud (con il 49% del trattamento). Per lo smaltimento in discarica il Sud supera il resto del Paese: con il 62% del rifiuto urbano residuo a livello nazionale smaltito in questo modo. La situazione si capovolge sugli impianti di recupero energetico: concentrati soprattutto al nord dove viene trattato il 69%, il 12% al centro e il 19% al sud.

DATI ECONOMICI

Nel 2016, dall’analisi dei 575 gestori individuati, il settore dell’igiene urbana ha registrato oltre 12 miliardi di fatturato, occupando 90.433 addetti. Il 75% delle aziende è rappresentato da monoutility legate al settore ambiente, il restante 25% da aziende multiutility. Gli operatori di piccole dimensioni (con fatturato inferiore ai 10 milioni di euro) rappresentano il 55% del totale anche se contribuiscono a solo il 10% del fatturato nazionale. Il 37% del fatturato di settore è generato dal 3% di operatori con un volume d’affari superiore ai 100 milioni di euro. Gli operatori della categoria ‘Raccolta e Ciclo Integrato’ (cioè che gestiscono tutto il processo dalla produzione alla fine del rifiuto) rappresentano il 73% del totale, registrano il 73 % del fatturato e occupano l’89% degli addetti; la categoria ‘Gestione Impianti’ comprende il restante 27% degli operatori, genera il 27% del fatturato complessivo ed impiega l’11% della forza lavoro. Dal punto di vista dell’assetto proprietario il 34% delle aziende ha natura completamente privata e il 66% risulta partecipato dal pubblico.

INVESTIMENTI

La stima del fabbisogno nazionale di investimenti in raccolta differenziata e nuovi impianti – in base a un’analisi su un panel di gestori a partecipazione pubblica – viene valutata in circa 4 miliardi di euro. Gli investimenti complessivamente realizzati dai gestori del campione nell’arco temporale 2012-2017 ammontano a 1,4 miliardi di euro, pari a 82,5 euro per abitante in sei anni (14 euro a testa all’anno). Il 46% degli investimenti è destinato alla raccolta e allo spazzamento, mentre il 54% agli impianti di selezione, avvio a recupero e smaltimento. Nel 2017 il trend degli investimenti in raccolta sono aumentati del 73% rispetto al 2012. Sul versante degli impianti, c’è stato un netto calo degli investimenti in impianti di incenerimento (meno 55% rispetto al 2012); in controtendenza rispetto al recupero energetico risultano gli investimenti in discarica che nel 2017 crescono rispetto al 2012 di oltre il 200%. Gli investimenti in impianti di selezione e valorizzazione delle frazioni differenziate passano da 9 milioni di euro nel 2012 a circa 18 milioni di euro nel 2017. Infine, mentre gli investimenti in compostaggio e Tmb hanno un andamento crescente, quelli in digestione anaerobica sono fermi fino al 2016, per l’incertezza sul meccanismo di incentivazione. Rispetto agli investimenti realizzati sulla fase impiantistica, solo il 39% ha riguardato la realizzazione di nuovi impianti; mentre la voce più importante è sugli interventi di manutenzione straordinaria e revamping (46%), seguita dall’ampliamento di impianti esistenti (15%). Dai Piani di investimento dei gestori – parte dell’analisi – emerge un incremento complessivo di circa il 60% del volume di investimenti pianificati tra il 2018 e il 2021, rispetto a quelli realizzati nei quattro anni precedenti.

Fonte: ecodallecitta.it

Capitan Acciaio in viaggio per l’Italia per insegnare il valore della raccolta differenziata

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Riparte da Salerno il tour nazionale promosso dal Consorzio RICREA per informare ed educare i cittadini. Laboratori e quiz a premi con protagonisti gli imballaggi in acciaio come barattoli, scatolette, lattine, bombolette, tappi e chiusure.

Capitan Acciaio è pronto a tornare nelle piazze italiane per educare grandi e bambini a una corretta raccolta differenziata. Cosa si può ottenere con il riciclo di 2.000 barattoli, 50 bombolette o 5 fusti in acciaio? Rispettivamente il telaio di una bicicletta, una fontanella urbana e una panchina. Gli imballaggi in acciaio, materia prima permanente che si ricicla all’infinito senza perdere le proprie qualità, sono i protagonisti del tour itinerante promosso da RICREA, il Consorzio Nazionale senza scopo di lucro per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio, uno dei sei consorzi di filiera che compongono il Sistema CONAI. Dopo il successo ottenuto lo scorso anno, RICREA rimanda in campo il supereroe Capitan Acciaio nel viaggio lungo la penisola, per informare i cittadini sulle qualità degli imballaggi in acciaio ed educarli a una corretta raccolta differenziata. Il tour partirà l’8 maggio da Salerno, per poi fare tappa a Bari, Genova, Torino e Milano, e proseguire in altre città italiane.
Barattoli, scatole, scatolette, lattine, fusti, secchielli, bombolette, tappi e chiusure in acciaio sono i protagonisti di un percorso circolare virtuoso e senza fine: da materia prima a imballaggio, a rifiuto differenziato, raccolto e avviato al riciclo per nascere a nuova vita, all’infinito – spiega Domenico Rinaldini, Presidente di RICREA – Abbiamo voluto organizzare queste nuove giornate di sensibilizzazione per migliorare gli ottimi risultati raggiunti e informare i cittadini sulla ‘convenienza ambientale’ della raccolta differenziata degli imballaggi in acciaio”.
Negli ultimi 20 anni l’Italia ha avviato a riciclo complessivamente 5,6 milioni di tonnellate di imballaggi in acciaio, un quantitativo sufficiente per realizzare le carrozze di un treno lungo da Roma a Parigi composto da 50.700 vagoni, o 56.300 Km di binari ferroviari, pari ad oltre il doppio dell’intera linea ferroviaria italiana, con percentuali di riciclo sull’immesso al consumo che dal 2009 hanno superato quota 70%.

Nelle piazze principali delle città Capitan Acciaio sarà a disposizione per aiutare i cittadini a scoprire i vantaggi della raccolta differenziata e il valore del riciclo dell’acciaio, il materiale più riciclato in Europa. Sarà inoltre proposto il laboratorio ludico-ricreativo “RICREA il tuo giocattolo”, in cui bambini e ragazzi potranno creare il proprio giocattolo attraverso il riuso creativo degli imballaggi in acciaio; gli adulti invece potranno mettere alla prova la loro cultura sulle buone pratiche di raccolta differenziata con quiz a premi dedicati.
Maggiori informazioni su Capitan Acciaio in tour sulla pagina Facebook dedicata: facebook.com/CapitanAcciaio

Fonte: ecodallecitta.it

 

Trento continua la corsa verso Rifiuti Zero: a febbraio raccolta differenziata all’82%

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A palazzo Thun sembrano aver compreso bene cosa significa una gestione virtuosa dei rifiuti e, cosa più importante, hanno capito il significato della strategia Rifiuti Zero. Trento con i suoi quasi 120 mila abitanti si conferma il comune da imitare in fatto di gestione rifiuti. Certo nessuno è perfetto ma a palazzo Thun sembrano aver compreso bene cosa significa una gestione accurata e virtuosa dei rifiuti e, cosa più importante, hanno capito il significato della strategia Rifiuti Zero. Stando ai dati che puntualmente ogni mese vengono diffusi dal Servizio Urbanistica e Ambiente a febbraio di quest’anno la raccolta differenziata si è attestata all’82,08% contro l’80,93% dello stesso mese del 2017.389269_2

Di seguito riportiamo integralmente la nota mensile del Comune di Trento, redatta da Luisella Codolo che riepiloga i dati salienti sulla gestione rifiuti nel mese di febbraio:

Dal confronto con i dati di raccolta differenziata registrati nel 2017 si evidenzia:

-Febbraio 2017: 80,93% di raccolta differenziata

-Febbraio 2018: 82,08% di raccolta differenziata

– Valore medio 2017: 81,32 % di raccolta differenziata.

La percentuale di raccolta differenziata del mese di febbraio 2018 è in linea con la media dello scorso anno. L’andamento del 2018 potrà essere valutato solo nei prossimi mesi, quando il dato assumerà un valore statistico più significativo”.

Fonte: ecodallecitta.it

Un’analisi dell’aumento della raccolta differenziata in Italia dal 2010 al 2016 (tenendo conto del nuovo metodo di calcolo)

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Il 2016 ha fatto registrare un picco superiore rispetto all’andamento generale di crescita della RD in Italia? A cosa è dovuto? Risponde Andrea Cappello, tecnico Esper. Ispra ha recentemente messo a disposizione del pubblico i dati relativi alle produzioni di rifiuto in Italia. Andrea Cappello, tecnico Esper, ha estratto lo storico dei dati dal 2010 al 2016.
Per quanto riguarda la raccolta differenziata dal 2010 al 2016 qual è stato l’andamento? ​ Oggi è ancora un’Italia spaccata in tre?

I dati ci mostrano in realtà di una convergenza verso un’Italia duale ma dove il fatidico 65% di raccolta differenziata è ormai alla portata anche delle regioni del Sud, almeno di quelle più virtuose. Tra queste la Sardegna, l’Abruzzo e la Campania che soltanto qualche anno fa erano collocate nella parte più bassa della classifica. Il Nord-Italia complessivamente sfiora il 65% di raccolta differenziata: in regioni come il Veneto (72,9%) e Trentino Alto-Adige (70,5%) si possono fissare obiettivi ben più virtuosi.389184_2

Superano il 65% anche la Lombardia (68,1%) ed il Friuli Venezia Giulia (67,1%). Più indietro la Liguria, il Piemonte e la Valle d’Aosta che non raggiungono il 60%. L’Emilia Romagna raggiunge il 68% e, in linea con il recente Piano regionale, il 73% di raccolta differenziata è ormai un traguardo raggiungibile già nel breve periodo. Situazione più o meno omogenea per il Centro-Italia. Gli andamenti sono crescenti ed è prevedibile il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata nei prossimi anni. Le Marche e l’Umbria sono infatti già prossime al 60% mentre la Toscana supera di qualche punto il 50%. Incide negativamente sul dato del Centro-Italia il 42,4 del Lazio che però rispetto al dato del 2010 fa registrare un significativo passo in avanti con +25,8 punti percentuali passando dal 16,5 al 42,4% di raccolta differenziata: in termini di aumenti percentuali è questo il migliore risultato dopo la Basilicata (+26,0), che triplica il risultato del 2010, seguita dall’Umbria e dall’Abruzzo (+25,7) che lo raddoppiano. Per quanto riguarda invece il Sud-Italia, regioni come la Basilicata, la Puglia, la Calabria e il Molise rimangono ancora sotto quota 40. In questi contesti, però, risultano già presenti esperienze virtuose che si stanno velocemente diffondendo. La Sicilia si rimane più indietro e, purtroppo, vede aumentare il divario anche con le stesse regioni del Sud-Italia.

Il 2016 ha fatto registrare un picco superiore rispetto all’andamento generale di crescita della RD in Italia? A cosa è dovuto?

Certamente questi aumenti percentuali sono influenzati dal cambiamento introdotto dalla Legge nazionale nel 2016 a modifica delle nuove frazioni che adesso rientrano nelle raccolte differenziate. Ad esempio, se guardiamo alla serie storica del grafico sotto riportato, ci accorgiamo di una certa discontinuità nella linea spezzata. Mentre dal 2010 assistevamo ad un aumento medio annuo pari a circa il 6%, per il 2016 l’aumento è pari al 10,6% (nel grafico in rosso).

Quali sono le nuove frazioni ​che​ vengono conteggiate​​ all’interno della produzione e raccolta dei rifiuti urbani?389184_3

Con il nuovo metodo sono contabilizzati anche gli inerti derivanti da piccole lavorazioni domestiche, che prima erano espressamente normati ai sensi dell’articolo 184 del D.lgs. n. 152/2006 come rifiuti speciali, e i rifiuti da spazzamento avviati a recupero, precedentemente calcolati al denominatore come rifiuti da avviare a smaltimento.  Inoltre, il nuovo metodo di calcolo introduce una modalità per conteggiare il rifiuto organico avviato a compostaggio domestico ed inserirlo tra le raccolte differenziate. In quest’ultimo caso, la scelta di contabilizzare questa frazione è ambigua. Da un lato fa aumentare le percentuali di raccolta differenziata ma, dall’altro, fa aumentare le produzioni totali a fronte di un’azione che poteva essere inquadrata nell’ambito della prevenzione alla produzione di rifiuti.
Nei mesi scorsi avevamo già evidenziato la differenza tra vecchio e nuovo metodo di calcolo per quanto riguarda la produzione di rifiuti. Quanto influisce sulla raccolta differenziata questo nuovo metodo di calcolo rispetto a quello precedente? Di quanto crescerà quindi​ percentualmente la RD di un Comune al netto della crescita effettiva tra un anno e l’altro?   

Ispra nel rapporto rifiuti 2017 chiarisce che se avesse adottato la precedente metodologia di calcolo la percentuale di raccolta differenziata si sarebbe assestata al 50,6% con un aumento sull’anno precedente pari al 6,55%, in linea con gli andamenti che abbiamo riportato in rosso nel grafico a linee di cui sopra. Anche a livello comunale potremmo assistere a un simile scarto medio ma con una variabilità maggiore tra contesti geografici non limitrofi. Ad esempio, per quanto riguarda le terre da spazzamento, è da segnalare che l’86% delle circa 215.000 tonnellate avviate a recupero nel 2016 sono state prodotte dal Nord-Italia, dove sono presenti già da tempo diversi impianti per il trattamento di questi rifiuti, mentre al Sud-Italia ne sono state prodotte soltanto 8.500, pari a circa il 4% sul totale, incidendo marginalmente nel calcolo delle raccolte differenziate.

Fonte: ecodallecitta.it

Ricrea: ottimi risultati sulla raccolta differenziata e impegno per la ricerca sui tumori pediatrici

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La Fondazione Umberto Veronesi promuove l’iniziativa “Il pomodoro. Buono per te, buono per la ricerca” per raccogliere fondi grazie anche al contributo di Ricrea.

Presentata oggi a Milano, presso Assolombarda, l’iniziativa che sabato 10 e domenica 11 marzo vedrà come protagonista in 100 piazze italiane il pomodoro a sostegno della ricerca. Con un offerta minima di 10 euro si potrà avere una confezione di 3 lattine di pomodori nella versione pelati, polpa e pomodorini, e sostenere la ricerca rivolta a trovare una cura alle malattie oncoematologiche dei più piccoli, aumentando le aspettative di guarigione. Ogni anno in Italia sia ammalano circa 1.400 bambini. La raccolta fondi per questo progetto inizierà già il 4 febbraio e fino al 24 sarà possibile donare il proprio contributo con un sms o una chiamata da rete fissa al 45540.

Il fine settimana del 10 e 11 marzo sarà invece possibile donare un contributo minimo di 10 euro per avere le lattine di pomodoro. Perché è stato scelto il pomodoro? Contiene pochi zuccheri, è ricco di fibre e vitamine C ed E, oltre ai saliminerali, potassio e fosforo. Contiene anche antiossidanti come il licopene, studiato come coadiuvante nel potenziamento del sistema immunitario nella prevenzione di alcuni tipi di tumore. Tra i protagonisti dell’iniziativa “Il pomodoro. Buono per te, buono per la ricerca”, oltre alla Fondazione Veronesi, c’è ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) e Ricrea, il Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio).

Domenico Rinaldini, il presidente del Consorzio Ricrea: “Ricrea ha aggiunto il 70% di raccolta differenziata superando gli obiettivi fissati dalla legge e avvicinandosi molto all’obiettivo dell’80% di cui si discute in Europa in questi mesi”.

Fonte: ecodallecitta.it

Legambiente: ‘Solo 20% dei Comuni in Piemonte supera 65% di raccolta differenziata’

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Presentato il dossier Comuni Ricicloni 2017 nel corso del primo EcoForum per l’Economia Circolare del Piemonte. L’80% delle amministrazioni non raggiunge neanche gli obiettivi minimi di raccolta differenziata. Legambiente: “Il territorio può contare su diverse eccellenze dell’economia circolare, ma a far da zavorra è la timidezza delle politiche”

Una transizione completa a un’economia circolare in Europa potrebbe generare risparmi per circa 2 mila miliardi di euro entro il 2030; un aumento del 7% del PIL dell’UE, con un aumento dell’11% del potere d’acquisto delle famiglie e 3 milioni di nuovi posti di lavoro. Sono i dati da cui è partito il primo EcoForum per l’Economia Circolare del Piemonte comuni ricicloni

organizzato a Torino da Legambiente nell’ambito della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti e in cui si è parlato delle migliori esperienze piemontesi in tema di economia circolare e al tempo stesso della necessità di politiche per rendere più virtuosa la gestione dei rifiuti nella nostra regione. Un Piemonte che certo non brilla sul fronte della riduzione dei rifiuti e della raccolta differenziata. Secondo i dati presentati da Legambiente nel dossier Comuni Ricicloni Piemonte 2017 sono soltanto 13 i Comuni Rifiuti Free che, oltre ad aver raggiunto il 65% di RD, producono meno di 75 kg pro capite l’anno di rifiuti indifferenziati. Ma a preoccupare l’associazione ambientalista è anche l’esigua percentuale di Comuni che superano il 65% di raccolta differenziata previsto per legge: appena 242 su 1202, poco più del 20% del totale. A colpire è soprattutto la stasi, se non addirittura il peggioramento, delle performance di differenziata di diverse città; prima tra tutte Torino, che dal 2010 al 2016 non si è mossa di un solo punto percentuale, assestandosi su un misero 42%. Risultato insoddisfacente che traina in negativo tutta la pianificazione regionale. A far compagnia al capoluogo piemontese la città di Alessandria che addirittura ha perso in 7 anni 4 punti percentuali, passando da un 48% di raccolta differenziata nel 2010 al 44% del 2016. Eppure qualche spiraglio di luce si vede. Basti pensare alle conferme dei buoni risultati raggiunti ormai da anni a Verbania e Novara ma soprattutto ai balzi in avanti fatti da VercelliBiella e Cuneo.

“La strada da fare è ancora molta –dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente e Valle d’Aosta-. Nonostante siano ormai diverse in Piemonte le esperienze di successo portate avanti nell’ambito della nascente economia circolare, continua a fare da zavorra la timidezza delle politiche pubbliche. Basti pensare che 8 Comuni piemontesi su 10 non rispettano ancora gli obiettivi di raccolta differenziata previsti per legge e che in tutta la regione appena l’1,08% dei Comuni sono Rifiuti Free. Il confronto con altre regioni è sconfortante: in Veneto i Comuni Rifiuti Free sono 169 pari al 35% del totale, in Trentino-Alto Adige 61 pari al 18,7% dei Comuni della regione. Per uscire da questa impasse –continua Dovana– bisogna guardare alle politiche virtuose di gestione dei rifiuti messe in campo dalle amministrazioni che hanno ottenuto i risultati migliori: un mix di ingredienti fatto di incentivi e disincentivi premianti per i cittadini che fanno bene la raccolta differenziata e svantaggiosi per gli altri, secondo il principio del ‘chi più inquina, più paga’, accompagnato da una raccolta dei rifiuti capace di ottenere buoni risultati non solo in termini di quantità ma anche di qualità”.

I 13 Comuni Rifiuti Free del Piemonte, quelli che oltre ad essere “ricicloni”, hanno deciso di puntare sulla riduzione del residuo non riciclabile da avviare a smaltimento, sono Barone Canavese (To), Pecetto di Valenza (Al), Vignone (Vb), Castelletto Monferrato (Al), Baldissero Torinese (To), Vogogna (Vb), Poirino (To), Quassolo (To), Riva presso Chieri (To), Quincinetto (To), Montaldo Torinese (To), Pavarolo (To), Azzano d’Asti (At). Legambiente li ha premiati nel corso dell’EcoForum ed ha sottolineato come i risultati in questi Comuni siano stati ottenuti con ricette diverse ma con un denominatore comune: la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una raccolta domiciliare porta a porta, un’informazione e sensibilizzazione continua ed efficace e con politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso.

“Oggi è più che mai strategico connettere il tema delle filiere dei rifiuti con quello dell’economia circolare, ossia di come i materiali potrebbero essere mantenuti all’interno di cicli produttivi, sottraendoli quindi al fine vita e al problema dello smaltimento. Occorre –continua il presidente regionale di Legambiente– fare un balzo culturale in avanti, trattando il tema dei rifiuti non partendo dalla fine, cioè dallo smaltimento, ma dall’inizio, cioè dalla loro produzione. La sfida è evitare che enormi quantità di materia diventino rifiuti, contribuendo a far crescere discariche o all’apertura di nuovi inceneritori, e invece dar vita a nuove filiere produttive in grado di rispondere non solo ad un problema ambientale ma anche economico ed occupazionale. Una triplice sfida che si può vincere ma con l’impegno di tutti: amministrazioni, cittadini e mondo delle imprese. Nessuno si deve sentire dispensato”.

Anche di questo si è parlato in occasione del primo EcoForum per l’Economia Circolare del Piemonte dove ha trovato spazio il racconto di diverse realtà del territorio che hanno già investito e scommesso su un nuovo modello produttivo, chiudendo il cerchio e contribuendo a fare dell’Italia la culla della nascente economia circolare. Imprese sociali e aziende impegnate nella gestione sostenibile dei rifiuti, del riuso, e del riciclaggio come G.A.I.A., che dal 2003 ha costruito e gestisce tutti gli impianti per il trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani dell’Astigiano. La sua attività permette alla provincia di Asti di essere autonoma nella gestione dei rifiuti, con il massimo recupero dei materiali, a partire dal compost di qualità che viene utilizzato da diverse aziende agricole della zona. Solidarietà, lavoro e salvaguardia dell’ambiente sono il tratto distintivo anche del progetto RI-Generation, che nasce dalla collaborazione fra il fondatore del Sermig, Ernesto Olivero, e l’imprenditore torinese Giorgio Bertolino, titolare della Astelav di Vinovo (TO), azienda leader nella distribuzione di ricambi per elettrodomestici, che insieme hanno deciso di promuovere il recupero e la vendita di lavatrici e lavastoviglie rigenerate. O ancora la cooperativa Triciclo che gestisce il Centro del Riuso di via Arbe a Torino offrendo ai cittadini la possibilità di affidare i propri beni usati inutilizzati o di scarto, a chi possa avviarli al riutilizzo.

Il dossier Comuni Ricicloni Piemonte 2017 si può scaricare su: http://bit.ly/2B8Poqm

Fonte: ecodallecitta.it

 

Ecco come ti sistemo il rifiuto…

Ridurre e riciclare i rifiuti è divenuta una necessità impellente, una priorità, perché ci stanno letteralmente seppellendo. Impegnamoci dunque, fin da subito, in prima persona per iniziare dal nostro quotidiano.9657-10431

Pubblicità Progresso , grazie alla  campagna “Ci Riesco”, ha diffuso suggerimenti e buone pratiche su molti dei temi che consentono risparmio e minore impatto ambientale. La campagna si articola su otto temi: acqua, energia, aria, cibo, rifiuti, abitare, mobilità e salute. Per ciascuno di essi è proposto un decalogo di buoni consigli da seguire. Per quanto riguarda i rifiuti, le azioni da implementare sono: recupero, riutilizzo, riciclo, insieme alla ricerca di ridurre il più possibile la produzione di rifiuti a livello domestico. La produzione pro capite di rifiuti urbani in Italia ammontava nel 2012 a 505 kg/abitante, in diminuzione rispetto ai 528 kg/abitante nel 2011. Questi numeri sono legati alla crisi economica ma sono contemporaneamente influenzati da modelli di consumo e modelli produttivi più virtuosi e attenti alla prevenzione e al contenimento della produzione dei rifiuti.

Ecco quindi i buoni consigli per i rifiuti.

Differenziare la raccolta dei rifiuti

Facendo la raccolta differenziata, si garantisce la restituzione di alcuni materiali all’ambiente in maniera responsabile e sotto forma di nuovi prodotti.  L’utilizzo corretto dei sistemi di raccolta garantisce la tutela dell’ambiente ed il recupero delle risorse. Ogni Comune redige le sue regole a partire dalla raccolta domiciliare e dai contenitori dislocati per la città fino alle stazioni ed alle piattaforme ecologiche per i rifiuti speciali. È necessario rispettare alcune semplici regole, pubblicate e messe a disposizione da ogni Comune che dovrà garantire l’efficienza del processo e contribuire alla tutela dell’ambiente. Ogni materiale, riciclato nella modo giusto, rinasce inserendosi in un nuovo ciclo di vita.  Ad esempio, dai rifiuti organici si ottiene il compost che è un concime naturale che mantiene il terreno sano e fertile; anche il vetro, ad esempio, si può riciclare al 100% risparmiando l’energia impiegata per la produzione di nuovi materiali. Meglio ancora la raccolta differenziata di plastica, acciaio e alluminio (che spesso si raccolgono insieme nello stesso cassonetto) si rivela perfetta per il riciclo in quanto è possibile dare a questi rifiuti una seconda vita per diventare nuovi oggetti che tutti noi usiamo ogni giorno come: una panchina (in plastica), una bicicletta (in alluminio) oppure una chiave inglese (acciaio). I rifiuti lasciati per strada oppure inseriti nei cestini non adattati rendono le attività di riciclo più lente e complesse con effetti sulla qualità dell’ambiente che ci circonda.

Ma anche:

  • Privilegiare oggetti non usa e getta
  • Recuperare oggetti da dismettere
  • Riutilizzare i prodotti abituali
  • Preferire confezioni di origine riciclata
  • Smaltire adeguatamente i rifiuti pericolosi
  • Portare i rifiuti speciali in discarica
  • Utilizzare i rifiuti organici per compost
  • Valorizzazione dei rifiuti inorganicin2f7ziv

Fonte: ilcambiamento.it

Raccolta differenziata e riciclo rifiuti urbani: bene il nord, male il sud, disastro Roma

Secondo gli ultimi dati di Legambiente il nord Italia conferma la sua leadership nazionale nel riciclo dei rifiuti solidi urbani. Il sud è fermo, a Roma situazione gravissima.http _media.ecoblog.it_b_b52_riciclo-rifiuti-urbani-bene-il-nord-male-il-sud-disastro-roma

Dalla lettura del rapporto Comuni Ricicloni 2017, curato da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club con la partecipazione del CONOU, Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, emerge che negli ultimi anni solo il nord Italia ha migliorato i suoi dati sulla raccolta differenziata e il riciclo dei rifiuti solidi urbani. Milano, addirittura, sta diventando un modello a cui guarda persino New York. Intanto le buone notizie: in Italia ci sono 3.276.000 cittadini “Rifiuti Free”, che abitano in Comuni dove si ricicla almeno il 90% dei rifiuti solidi urbani. Rispetto all’anno scorso, però, ci sono meno Comuni (486 contro 525) in cui si producono meno di 75 kg di rifiuti pro capite l’anno. In realtà, però, questo numero dipende anche dalla fusione di molti Comuni avvenuta a inizio 2016 e dal mancato invio dei dati da parte di alcune amministrazioni comunali. Quest’anno, per gli stessi motivi, ci sono più Comuni “Rifiuti Free” sopra i 10 mila abitanti. L’82% dei Comuni Rifiuti Free si trova al nord, il 10% al sud e l’8% al centro Italia. Al nord crescono i Comuni virtuosi in Lombardia (da 76 a 90) e in Trentino Alto Adige (cinque Comuni in più). Il 29% dei Comuni Rifiuti Free si trova in Veneto, il 27% in Friuli Venezia Giulia e il 18% in Trentino.

Sull’economia circolare anche le grandi città possono fare la differenza – spiega la Presidente di Legambiente Rossella Muroni – Ce lo dimostra la città di Milano, prima metropoli italiana ad aver superato la soglia del 50% di raccolta differenziata, che ha domiciliarizzato il sistema della raccolta differenziata anche della frazione organica e che, con un milione e trecentomila abitanti serviti dal porta a porta, risulta prima a livello internazionale. Ma se il sistema di Milano fa scuola nel mondo, come dimostra l’interesse della città di New York nel replicare il modello meneghino – conclude Muroni – la Città Eterna non sembra imparare“.

Già, perché a Roma, secondo Legambiente, la gestione dei rifiuti rimane un “problema gravissimo“. Eppure le soluzioni sarebbero semplici: estensione della raccolta differenziata porta a porta a tutti i cittadini e costruzione di impianti di compostaggio per l’umido con produzione anaerobica di biometano. Andrebbero, infine, costruiti anche dei centri di riuso a breve distanza dai punti di raccolta. I Comuni più efficienti nella raccolta differenziata e nel riciclo e riuso dei rifiuti urbani, conclude Legambiente, sono quelli piccoli che si sono consorziati (ad esempio le Comunità Montane), e quelli che hanno adottato una tariffazione puntuale. Cioè quella basata sulla quantità effettiva di rifiuti prodotti, che incentiva chi produce meno rifiuti ancor prima di chi ne ricicla di più.

Credit foto: Flickr

Fonte: ecoblog.it