L’Italia del Riutilizzo, Occhio del Riclone: “L’usato in Italia vale 18 miliardi di euro”

Martedì 25 novembre si è svolto a Roma il convegno “L’Italia del Riutilizzo” in cui è stato fatto il punto sul riutilizzo ed il mondo dell’usato. Un settore in costante crescita che secondo un’analisi Doxa vale circa 18 miliardi di euro381145

Il convegno svoltosi martedì 25 novembre a Roma dal titolo“L’Italia del Riutilizzo”, organizzato da Legambiente, Rete O.N.U, Occhio del Riciclone e Federambiente, ha visto la partecipazione di enti, associazioni e istituzioni riunite per fare il punto sulla questione del riutilizzo dei beni ancora utilizzabili e sul mondo dell’usato.
Nel corso dell’evento è stato presentato anche il V Rapporto Nazionale sul Riutilizzo a cura del centro di Ricerca Economica e Sociale Occhio del Riciclone. Nelle oltre 90 pagine del documento si ritrova un’istantanea della situazione normativa ed economica dell’usato nel nostro paese ed il titolo “L’usato prende forma” è esemplificativo del trend positivo di questo settore. Analizzare l’andamento dell’usato significa riflettere più attentamente su uno dei settori dell’economia che maggiormente contribuiscono adintercettare gli oggetti ancora utilizzabili prima che vengano conferiti alla differenziata (o alla discarica). Un settore che, secondo un’analisi Doxa commissionata da Subito.it, vale circa 18 miliardi di euro.  Secondo un sondaggio della Direzione Europea dell’Ambiente i 2/3 degli europei ritiene che il proprio paese produca troppi rifiuti e quasi la totalità degli inglesi, danesi e svedesi interpellati ritiene che il principale modo di ridurre questi rifiuti sia donare o vendere i beni perché siano riutilizzati. Dello stesso parere è Salvatore Corroppolo, rappresentante del Ministero dell`Ambiente, che individua nella riduzione della produzione dei rifiuti l’obiettivo principale del ministero e delle direttive europee: “La direttiva quadro sui rifiuti ha individuato una gerarchia dei rifiuti che non parte dalla gestione dei rifiuti ma ha come priorità quella della prevenzione, che cerca di evitare che si possano generare nuovi rifiuti”. Puntare sul riutilizzo non è fondamentale solo dal punto di vista ambientale poiché, come spesso accade, queste buone pratiche porterebbero anche alla nascita di nuovi posti di lavoro il cui numero, sempre secondo il rapporto, ammonterebbe a più di 800.000, ossia un sesto della disoccupazione giovanile europea.  Molta attenzione è stata dedicata anche ai RAEE che costituiscono un problema crescente visto l’aumento dei dispositivi tecnologici e la complessità del loro smaltimento. La stessa Microsoft ha affermato che in questo campo si dovrebbe investire perché i dispositivi vengano riutilizzati prima di essere smaltiti. Se infatti serve un solo lavoratore per smaltire 1000 tonnellate di RAEE, riutilizzarle darebbe lavoro a ben 200 persone. Nonostante gli evidenti vantaggi economici e ambientale, il settore dell’usato fa fatica ad istituzionalizzarsi visti gli evidenti limiti legislativi a cui è sottoposto. La Rete Nazionale Operatori dell’Usato ha dato vita ad un confronto serrato per individuare queste criticità e ha proposto alcuni possibili interventi atti a superarle. Nello specifico si dovrebbe istituire la figura dell’operatore dell’usato, creare una codificazione specifica per il settore, superare l’informalità, regolamentare il settore, riconoscimento il carattere di pubblico interesse del comparto per il suo contributo ambientale, sociale e culturale e adeguare i regimi fiscali e dei contributi.

V Rapporto Nazionale [4,27 MB]

 

Fonte: ecodallecitta.it

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