Sarà in Italia il raduno europeo 2019 degli ecovillaggi

Approda in Italia, nel prossimo mese di luglio, la Conferenza Europea degli Ecovillaggi (GEN eu) per il 2019. L’appuntamento è alla Comune di Bagnaia, comunità attiva da tempo in Toscana.

L’edizione del 2019 della Conferenza Europea degli ecovillaggi (GEN eu) si terrà in Italia e per la precisione alla Comune di Bagnaia, comunità da tempo attiva in Toscana.

Si tratta del raduno annuale aperto a chi vive in ecovillaggio, a chi sogna di viverci e anche a chi sente affinità con il movimento e per il ritrovo i partecipanti provengono da tutta Europa e da tutto il mondo.

Dopo alcune edizioni in svariate nazioni del mondo, l’importante momento di confronto e condivisione delle esperienze torna quindi nel nostro paese, facendo cadere la scelta su un luogo particolarmente significativo per la realtà dell’abitare condiviso. La Comune di Bagnaia ONLUS è una comunità intenzionale attiva da molto tempo in Toscana e «non ha mancato di ispirare nel tempo numerosi ecovillaggisti, fautori del cambiamento, ricercatori e cittadini del mondo da tutta Europa e oltre con le soluzioni innovative sperimentate giornalmente» spiegano dalla Rive, la Rete Italiana degli Ecovillaggi.

Fondata nel 1979, gli obiettivi principali di Bagnaia sono vivere in modo autosufficiente, avere cura dell’ambiente e sostenere trasformazioni sociali positive attraverso la pace e la giustizia sociale.

«Guidati da questi valori, il raduno del 2019 porrà l’attenzione sulla partecipazione attiva, l’azione e la solidarietà, così che possiamo restare uniti di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, rafforzati dalla nostra coesione nella diversità» spiegano ancora dalla Rive.

E ancora: «Nutrendo l’azione concreta attraverso un apprendimento pratico, la partecipazione e la creazione di reti, intendiamo generare una reazione a catena che vada oltre il raduno stesso, e che contribuisca alla costruzione di comunità e a una più ampia guarigione, così da favorire l’avvento di quel mondo ideale a cui tutti noi aspiriamo».

«La Conferenza Europea degli Ecovillaggi è un evento realmente co-creato – spiegano i promotori –  il nostro programma attinge dalla saggezza di tutte le reti di comunità associate e da tutti i movimenti collegati al GEN d’Europa e del mondo.  Coloro che parleranno e che terranno laboratori durante la conferenza offrono le loro capacità in dono, per la creazione di quel mondo ideale a cui tutti noi aspiriamo. Le tematiche che si intrecceranno nel programma di quest’anno rappresentano tre valori particolarmente cari alla Comune di Bagnaia Onlus: la pace, l’ecologia e la giustizia sociale. Il programma metterà in mostra progetti, soluzioni e conoscenze che possano ispirare un’azione concreta e un cambiamento duraturo in queste tre aree di applicazione, sia all’interno degli ecovillaggi che nel mondo esterno».

PACE

La Comune di Bagnaia Onlus ha una lunga tradizione di attività per la costruzione della pace. «Verranno messe in gioco le esperienze di coloro che hanno dedicato le loro vite a questa causa e insieme ideeremo delle strategie per creare una cultura globale di pace» spiegano i promotori.

ECOLOGIA

«La conferenza cercherà di onorare la Madre Terra e quel meraviglioso e misterioso universo che ci sostiene e provvede per noi attraverso rituali, celebrazioni, pratiche spirituali, insegnamenti e azioni concrete».

GIUSTIZIA SOCIALE

«Attraverso il nostro impegno per la solidarietà internazionale, cercheremo di porci interrogativi profondi sul nostro movimento e di diffondere trasformazioni sociali positive che abbiano la giustizia sociale come base».

QUI il sito dell’evento

Qui per le prenotazioni

Fonte: ilcambiamento.it

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Studenti per il clima: cresce il movimento nel mondo. E si sciopera anche in Italia

È il caso di dirlo: Greta Thunberg ha fatto scuola! La sedicenne svedese che ha fatto parlare di se agli ultimi meeting per il clima ha mobilitato quello che si va configurando come un movimento a livello mondiale, che per il 15 marzo sta organizzando manifestazioni in 40 paesi. E anche in Italia, intanto, gli studenti scioperano per chiedere interventi radicali.

Centinaia di migliaia di studenti nel mondo hanno preso ispirazione da Greta Thunberg in queste ultime settimane e hanno iniziato a scioperare il venerdì con manifestazioni davanti a palazzi istituzionali e di governo per chiedere interventi radicali a difesa del clima. Il movimento si è dato il nome di Fridays For Future e conta ormai l’adesione di città e nazioni in Europa e non solo. Anche in Italia gruppi di studenti si sono mobilitati in svariate città, da Milano a Torino, da Pisa a Roma, da Genova a Napoli e il fermento è continuo. Si stanno preparando gruppi a Udine, Brescia, Taranto e molte altre città italiane. Inoltre, il movimento globale sta anche organizzando una manifestazione che si svolgerà contemporaneamente in una quarantina di Stati (tanti sono quelli dai quali finora sono arrivate le adesioni, tra cui l’Italia) venerdì 15 marzo prossimo. Ogni città e nazionale avrà completa autonomia, ma il comune denominatore sarà la protesta contro l’inerzia di governi e potenti sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici. Per aggiornare tutti gli interessati sulla mobilitazione globale che porterà alle proteste del 15 marzo è stato realizzato il sito www.schoolstrike4climate.com

La mobilitazione giovanile corre innanzitutto sui social. «Ogni città ha il suo gruppo WhatsApp per comunicare», racconta Ivan, ventenne studente universitario che ogni venerdì da dicembre manifesta a Milano: «Quando vogliamo vederci in faccia teniamo delle conferenze su Skype, anche con i gruppi stranieri. Altrimenti ci incontriamo il venerdì».

Sicuramente hanno preso esempio dai loro coetanei tedeschi, che già nelle scorse settimane avevano scioperato in 30 mila, ma anche da quelli svizzeri, belgi e francesi, che ugualmente si sono mobilitati per dire la loro sul futuro del pianeta. Negli altri Stati europei la protesta e la sensibilizzazione è probabilmente a uno stadio più avanzato, ma anche in Italia si stanno compiendo passi avanti benché non senza sforzo. David, quattordicenne al primo anno di liceo scientifico in provincia di Torino, spiega: «Sto programmando un’app usata dai gamer, Discord, in modo che tutte le nostre chat sparse tra WhatsApp, social e Skype, convergano su un’unica piattaforma», dice. «Sono sempre stato interessato all’ambiente, ma non sapevo che fare. Questo movimento mi piace perché è pacifico e non è legato a partiti».

Per informazioni sui gruppi locali e le loro attività, cercare gli hashtag: #fridaysforfutureitaly o italia e #fridaysforfuture+nome delle città #climatestrikeitaly o italia e #climatestrike+nome delle città.

Intanto, il meteorologo Luca Mercalli ha diffuso un video in cui sostiene la protesta degli studenti

Fonte: ilcambiamento.it

Smog, rumore e clima in Europa: impatto maggiore sui più poveri e vulnerabili. Italia ai primi posti

La relazione dell’Agenzia dell’Ue per l’ambiente (Eea )richiama l’attenzione sugli stretti legami esistenti tra i problemi sociali e quelli ambientali in tutta l’Europa. Il reddito, la situazione occupazionale o il livello di istruzione fattori decisivi

L’inquinamento e altri pericoli ambientali rappresentano un rischio per la salute di tutti, con tuttavia un impatto maggiore su alcune persone a causa della loro età o del loro stato di salute. Il reddito, la situazione occupazionale o il livello di istruzione incidono ulteriormente sulla capacità delle persone di evitare questi rischi o di farvi fronte. La relazione dell’Agenzia dell’Ue per l’ambiente (Eea) «Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europeen» (Disparità di esposizione e di effetti: vulnerabilità sociale all’inquinamento atmosferico, al rumore e alle temperature estreme in Europa) richiama l’attenzione sugli stretti legami esistenti tra i problemi sociali e quelli ambientali in tutta l’Europa. Sebbene la politica e la legislazione dell’UE negli ultimi decenni abbiano condotto a miglioramenti significativi delle condizioni di vita, sia in termini economici che di qualità dell’ambiente, le disparità tra le varie aree persistono. La relazione sottolinea la necessità di un migliore allineamento delle politiche sociali e ambientali e di interventi più incisivi a livello locale per affrontare con successo le questioni di giustizia ambientale.

«La Commissione europea ha costantemente sottolineato che, per quanto riguarda le questioni ambientali, la nostra è un’Europa che protegge. Il modo migliore per mettere alla prova questo principio è studiare come tutelare i più vulnerabili, i deboli e gli indifesi. L’Agenzia europea dell’ambiente merita apprezzamento per questa relazione che esamina come i poveri, gli anziani e i giovanissimi siano le persone più a rischio a causa della scarsa qualità dell’aria, dell’eccessivo rumore e delle temperature estreme. Questa relazione supporta i nostri sforzi per garantire che la nostra sia un’Europa che protegge tutti», ha dichiarato Karmenu Vella, Commissario europeo per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca.

«Nonostante il successo altamente significativo delle politiche europee nel corso degli anni per migliorare la qualità della vita e proteggere l’ambiente, sappiamo che in tutta l’UE si può fare di più per garantire che tutti gli europei, indipendentemente dall’età, dal reddito o dall’istruzione, siano adeguatamente protetti dai rischi ambientali con cui ci confrontiamo», ha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA.

Exposure to PM2.5 mapped against GDP per capita, 2013-2014

Note: Exposure is expressed as population-weighted concentrations; mapped for NUTS 3 regions
Source: Based on ETC/ACM (2018a)

Risultati principali

Inquinamento atmosferico e acustico

L’area dell’Europa orientale (tra cui Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) e dell’Europa meridionale (tra cui Spagna, Portogallo, Italia e Grecia), dove i redditi e l’istruzione sono inferiori e i tassi di disoccupazione superiori alla media europea, sono state maggiormente esposte agli inquinanti atmosferici, tra cui il particolato (PM) e l’ozono troposferico (O3).Le regioni più ricche, comprese le grandi città, tendono ad avere in media livelli più elevati di biossido di azoto (NO2), soprattutto a causa dell’elevata concentrazione del traffico stradale e delle attività economiche.
Tuttavia, all’interno di queste stesse aree, sono ancora le comunità più povere che tendono a essere esposte a livelli localmente più elevati di NO2.  L’esposizione al rumore è molto più localizzata rispetto all’esposizione all’inquinamento atmosferico e i livelli ambientali variano notevolmente sulle brevi distanze. L’analisi ha riscontrato che esiste un possibile nesso tra i livelli di rumore nelle città e redditi familiari più bassi: tale dato suggerisce che le città con una popolazione più povera hanno livelli di rumore più elevati.

Temperature estreme

Le aree dell’Europa meridionale e sudorientale sono maggiormente esposte alle alte temperature. Molte regioni di Bulgaria, Croazia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna sono, inoltre, caratterizzate da redditi e istruzione più bassi, livelli più elevati di disoccupazione e una popolazione anziana più numerosa. Questi fattori socio-demografici possono ridurre la capacità delle persone di prendere misure per affrontare il caldo e di evitarlo, con conseguenti effetti negativi sulla salute. In alcune parti d’Europa un gran numero di persone non è in grado di mantenere la propria casa adeguatamente calda a causa della scarsa qualità degli alloggi e del costo dell’energia; di conseguenza, si continuano a registrare malattie e decessi associati all’esposizione alle basse temperature.

Che cosa si sta facendo per affrontare il problema?

L’Unione europea (UE) nel suo insieme ha compiuto progressi significativi negli ultimi decenni in termini di riduzione dell’inquinamento atmosferico e gli Stati membri hanno attuato varie politiche europee per migliorare l’adattamento al cambiamento climatico. La politica regionale dell’UE ha dimostrato di avere apportato un efficace contributo nell’affrontare le disuguaglianze sociali ed economiche. Diverse autorità regionali e comunali sono inoltre proattive nel ridurre l’impatto dei rischi ambientali sui membri più vulnerabili della società:

– una migliore pianificazione territoriale e una migliore gestione del traffico stradale, come, ad esempio, l’introduzione di zone a basse emissioni nei centri urbani, contribuiscono a ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico e acustico nelle zone in cui vivono gruppi socialmente vulnerabili;

– anche il divieto di alcuni combustibili per il riscaldamento domestico, come il carbone, porta ad un miglioramento della qualità dell’aria nelle zone caratterizzate da un reddito basso. Tuttavia, deve essere associato a sovvenzioni per il passaggio a soluzioni di riscaldamento più pulite per le famiglie a basso reddito;

– tra gli esempi di iniziative volte a proteggere i bambini dal rumore degli aerei e della strada si possono citare le barriere antirumore e le strutture di protezione nelle aree gioco all’aperto;

molte autorità nazionali e locali hanno messo in atto piani d’azione al fine di migliorare la risposta alle emergenze in aiuto ad anziani e ad altri gruppi vulnerabili durante le ondate di calore o le punte di freddo intenso. Tali piani sono spesso integrati da iniziative comunitarie o del settore del volontariato;

– l’adattamento al cambiamento climatico aiuta a prepararsi ad affrontare ondate di calore sempre più frequenti ed estreme. In particolare, prevedere più spazi verdi contribuisce ad abbassare la temperatura nei centri urbani, apportando, al contempo, benefici per la salute e la qualità della vita dei residenti.

Fonte: ecodallecitta.it

L’Italia dei poveri che spende 101 miliardi in giochi d’azzardo

Nel 2017 gli italiani hanno speso 101 miliardi in gioco d’azzardo, ben 5 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Cifra sconcertante, se si considera che nello stesso tempo i media ci dicono che la povertà dilaga…

C’è qualcosa che non torna nelle dichiarazioni cosiddette ufficiali, nelle teorie e tesi che vengono propinate in tutte le salse, che vivisezionano il termine povertà e lo dividono addirittura in povertà relativa e assoluta, che di per sé non significano assolutamente nulla e servono solo ad allargare il più possibile la forbice del popolo che si deve sentire povero. Ci si chiede allora: ma se gli italiani sono così poveri come fanno ad aver speso nel 2017 la cifra monstre di 101 miliardi di euro in giochi d’azzardo, pari a più di quattro finanziarie e a quanto si spende per sanità ed istruzione? E con tanto di aumento di ben 5 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Facciamo un’analisi ulteriore per capire il fenomeno. In Italia ci sono 60 milioni di abitanti, ma a questo dato vanno tolti i bambini fino a 14 anni che sono oltre il 13% della popolazione e occorre calcolare pure chi non gioca mai.  Facendo un’ipotesi complessiva si può arrivare a una stima pari a 45 milioni (cifra per eccesso) di persone che giocano d’azzardo in Italia.  Se si dividono i 101 miliardi per 45 milioni di ipotetici giocatori si arriva a oltre 2.200 euro pro-capite spesi all’anno in giochi d’azzardo, circa 200 euro al mese. Si tratta praticamente di uno stipendio e mezzo medio mensile, una cifra incredibile. Tutti sanno che le vincite sono rarissime, quindi praticamente la totalità delle persone in questione sta coscientemente buttando soldi dalla finestra. Come è possibile dunque parlare di povertà, di gente alla fame quando il popolo italiano nella sua stragrande maggioranza sperpera i suoi soldi in maniera così assurda? E questo non è che uno dei mille esempi di soldi buttati.

Se si facesse una ricerca specifica, probabilmente risulterebbe che il corrispettivo di almeno due o tre mensilità in media viene sprecato in spese di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno, vivendo benissimo lo stesso, anzi meglio. E visto che a questo punto ci sono sempre coloro che di fronte a opinioni del genere tirano fuori l’esempio di quelli che fanno la fila alla Caritas, chi può dire che le persone che sono veramente in condizione di indigenza (situazione assolutamente fisiologica in un sistema basato sulla competitività, sull’egoismo e sul darwinismo sociale) non siano anche persone che in passato hanno speso l’impossibile in giochi d’azzardo o sperperato in ogni modo i propri soldi?

Infatti, come per i medicinali e le sigarette, ci sono le avvertenze: il gioco può causare dipendenza. E già da questa avvertenza si capisce come stanno le cose. Il nostro è un sistema che prima ti vende morte e povertà e poi spende pure soldi per curarti e tentare di combattere quella stessa malattia e povertà che genera. Può esistere un sistema più schizofrenico e fallimentare di questo?

Provata ad andare in una tabaccheria, un’edicola, un bar o comunque in un luogo dove si vendono “gratta e vinci” (cioè… “gratta e perdi”) e ogni sorta di truffa legalizzata spacciata per giochino innocente. Bastano dieci minuti per rendersi conto di quanta gente compri questi tagliandi e a quali costi: vanno via pezzi da 5, 10, 20 euro come se nulla fosse. Ma quanta roba ci si mangia con 10 o 20 euro? Tanta.

Ci sono luoghi di vendita dei tagliandi che hanno istituito anche un piccolo palchetto di legno per rendere più comodo il grattamento. Chi compra questi tagliandi? Ricchi che scendono dalla Ferrari? Non proprio, sono persone di tutte le estrazioni sociali, dalla casalinga all’operaio, dall’impiegato alla cassiera, chiunque. Quindi anche della cosiddetta fascia bassa della popolazione. Inoltre negli stessi locali e bar dove si vendono i gratta e perdi, ci sono slot machine di tutti i gusti dove persone, che anche in questo caso non scendono da Ferrari o Maserati, giocano compulsivamente. Poi ci sono le scommesse che ti permettono di giocare in qualsiasi circostanza, su qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, tanto con il nostro super fantastico smart phone si può fare tutto alla velocità della luce e nemmeno ci si accorge che in un attimo sono volati via tanti soldi.  E infine c’è il mitico poker on line che fa sentire veri uomini di bisca e non si può certo non giocare visto che anche in questo caso on line è tutto più facile. uindi più che la povertà è dilagante il modo di buttare soldi e in un paese che piange continuamente miseria, dove chiunque si lamenta di essere sul lastrico e di non avere mai abbastanza entrate, si sprecano montagne di soldi in giochi assurdi che hanno come corollario il gettare davvero sul lastrico le persone. La vera piaga sociale e furto ai danni degli italiani sono fenomeni del genere, non certo dei disperati che scappano da paesi ridotti in condizioni disumane. Quindi per favore politici, esperti, sociologi, professoroni universitari, opinionisti del nulla assortiti, smettetela di raccontare frottole, in Italia ci sono sicuramente sacche di indigenza e miseria frutto di un sistema che le necessita e poi c’è la stragrandissima maggioranza di persone che sprecano soldi vergognosamente in ogni modo . Si dica questo piuttosto che gridare ogni giorno alla povertà solo per far correre ancora più veloce tutti nella ruota del criceto. Però difficilmente si sentiranno simili dichiarazioni, mica si può dire agli italiani che loro sono parte del problema, se glielo dici poi chi ti elegge? La colpa è sempre e comunque di qualcun’altro o di qualcos’altro, importante è trovare il colpevole che calza meglio con le proprie strategie politiche. Qualora per incanto si volesse fare una politica seria a favore degli italiani, si proibiscano tutti i giochi d’azzardo e gli italiani si ritroveranno in tasca 101 miliardi di euro per farci tantissime cose edificanti e di sicuro sarà un bel colpo alla presunta povertà, miseria o indigenza che sia. Ma non succederà perché lo Stato è il primo a guadagnarci nel fare buttare i soldi alle persone. Allora la si smetta con la retorica di dare soldi a chi li spreca, ricchi o presunti poveri che siano e si affianchi al reddito di cittadinanza, il reddito di intelligenza e cioè quantomeno si insegni dalla a alla zeta come non sprecare i propri soldi in tutti i campi del quotidiano. Agendo in questo modo si scoprirà che non servono tanti soldi per vivere e di conseguenza non serve lavorare così tanto per trovare soldi che poi andranno sprecati. Ma sarà arduo farlo capire a chi si dichiara disoccupato ma fa due lavori, come ribadisce giustamente il comico molto più serio di tanti politici, Natalino Balasso. D’altronde siamo italiani, i più furbi del mondo e la regola aurea è sempre la stessa: lamentarsi e approfittare, che a Napoli in maniera colorita ed efficace si traduce nel “chiagnere e fottere”.

Possiamo concludere con una risata, seppur amara…

fonte: ilcambiamento.it

A Como il primo Liceo Artigianale d’Italia

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Artigianale di Como

Offrire agli studenti concrete opportunità occupazionali e riconquistare il grande patrimonio della tradizione artigiana italiana. Con questi obiettivi è nato a Como per iniziativa dell’associazione Cometa il primo Liceo Artigianale d’Italia che da tre anni propone ai ragazzi un percorso liceale innovativo, basato sulla sapienza artigianale e sul principio dell’”imparare facendo”. Per saperne di più abbiamo intervistato Giovanni Figini, coordinatore della scuola Oliver Twist che ospita il liceo.

Da dove nasce l’idea di dar vita ad un Liceo artigianale?

Oggi più che mai si avverte la necessità di un cambiamento della pedagogia dell’insegnamento a scuola, che non può essere più solo un posto dove si trasmettono informazioni attraverso le lezioni frontali ma deve divenire un luogo in cui si sviluppano competenze partendo dall’esperienza. Il progetto è nato proprio per soddisfare un’esigenza comune emersa dal dialogo con le famiglie, con i ragazzi, con il mondo del lavoro e con le università. Questi interlocutori manifestavano il bisogno di un percorso che coniugasse la tradizione liceale italiana – in particolare quella del liceo scientifico – con la tradizione artigianale e manifatturiera che caratterizza l’Italia e per cui siamo famosi in tutto il mondo. Siamo il Paese della moda, del design, del buon vino, del buon cibo. Potremmo dire che siamo la bottega artigiana del mondo. Una sapienza che rischia però di andare perduta perché le generazioni degli artigiani stanno finendo e, tendenzialmente, non ci sono eredi che possano rivitalizzare questo tessuto. Ecco, noi abbiamo raccolto questa sfida, animati dal desiderio di avviare nuovi percorsi di formazione professionale rivolti a quei ragazzi che un domani potrebbero diventare imprenditori o innovatori del settore dell’artigianato, tesoro prezioso del nostro Paese.

Come si svolge una giornata tipo all’interno delle vostre classi? Cosa caratterizza questo percorso di studi?

Il nostro liceo prevede, oltre all’insegnamento delle materie tradizionali, un potenziamento delle attività di laboratorio e dell’alternanza scuola-lavoro. I nostri studenti arrivano a scuola verso le 8.15. Vengono accolti nelle aule dai docenti che pongono loro una domanda introduttiva alla quale i ragazzi provano a rispondere: questo è l’avvio della giornata. Dopo iniziano le varie attività che, in parte, consistono in lezioni curricolari inerenti le discipline tipiche di un liceo scientifico delle scienze applicate. Queste materie vengono però proposte con un metodo alternativo: noi lavoriamo suddividendo il percorso di studi in periodi definiti da un progetto o problema guida da affrontare. Una delle domande guida è ad esempio: cosa succede all’uomo quando osserva il mondo? Facciamo così per riportare l’attenzione sul significato, l’essenzialità e l’origine di quella disciplina. Più che esporre lezioni teoriche partiamo dunque da un caso concreto o da un problema attuale da risolvere in un bimestre al termine del quale i ragazzi realizzano dei prodotti culturali (video, cortometraggi, esperimenti, ricerche). Gli studenti vengono quindi chiamati a creare con ciò che hanno imparato. Anche il metodo che seguiamo, dunque, può essere definito “artigianale”.

Sono poi previste delle ore settimanali di laboratorio artigianale. Quest’anno il tema scelto per il laboratorio è il verde quindi i ragazzi svilupperanno un percorso turistico all’interno del bosco del parco di Cometa volto da una parte a mappare il bosco da punto di vista geologico e naturalistico e dall’altra a costruire un percorso guidato per il pubblico al quale verrà aperto il parco. Inoltre, in un’ottica di alternanza scuola-lavoro, a partire dal secondo anno i nostri ragazzi vengono mandati per alcuni periodi presso imprese artigiane, in Italia o all’estero, scelte anche in base agli interessi degli studenti. Il nostro desiderio è infatti quello di far conoscere ai ragazzi realtà artigianali alle quali possano in qualche modo affezionarsi e che possano in futuro rappresentare il fulcro delle loro attività e del loro impegno, che potrebbe essere incentrato nel ridar vita e innovare quella determinata tradizione. Il tirocinio ha la durata di cinque settimane continuative con un rientro settimanale a scuola. Questa esperienza rappresenta così una palestra di vita e di consapevolezza, oltreché che un’occasione di apprendimento di determinate competenze.

Quali sono gli sbocchi professionali offerti da questo percorso di studi?

Innanzitutto, trattandosi di un liceo, il percorso di uscita che si immagina è quello universitario, anche se chiaramente non è un percorso obbligato. Tuttavia, qualsiasi strada i nostri ragazzi decideranno di percorrere, avranno già alle spalle un’esperienza pratica, determinate competenze acquisite ed una conoscenza delle realtà imprenditoriali esistenti. Tutto ciò potrà aiutarli ad orientarsi nel mondo del lavoro.

Recenti studi sul trend dell’occupazione nei paesi ad alto reddito concordano nell’affermare che l’artigianato e tutti i lavori basati sul “saper fare con le mani” saranno tra le professioni più ricercate nei prossimi 10 anni. Cosa ne pensa di questa attenzione verso il settore artigianale?

Siamo in un periodo storico in cui anche diversi filosofi stanno scrivendo su questo tema. Penso ad esempio a “L’uomo artigiano” di Richard Sennet. Stanno fiorendo insomma molte pubblicazioni su questo argomento. Per quanto ci riguarda ci auguriamo di non restare gli unici a proporre questo percorso formativo. Noi siamo stati i primi ma il nostro augurio è che vengano avviate altre esperienze liceali di questo tipo. D’altra parte anche le aziende dovrebbero farsi carico di un compito educativo e formativo.  Questa è un’altra sfida che purtroppo al momento non tutte le aziende colgono.

In altre parole, se da una parte la scuola deve andare incontro alle aziende, dall’altra le aziende devono incontrare la scuola, aprendo le proprie porte e insegnando ai ragazzi i segreti del mestiere.

 

Alessandra Profilio

Fonte: http://www.conmagazine.it/2018/11/12/a-como-il-primo-liceo-artigianale-ditalia/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

In Italia l’abito fa sempre il monaco e la moda ci spilla soldi

Per apparire si fa qualsiasi cosa e per un selfie la gente si ammazza letteralmente, cadendo da burroni o facendosi travolgere da auto o treni. L’apparenza quindi è sempre più importante, ormai siamo circondati ovunque da telecamere, fotocamere, video e schermi. E se la vita diventa apparenza, ecco trionfare stilisti ed esperti di moda che sono portati in palmo di mano dalle star e fanno soldi a palate.9867-10658

La moda in Italia è sacra e inviolabile ed è uno dei settori per il quale siamo conosciuti nel mondo.  Dietro a tutto questo c’è anche la tipica ipocrisia italiana che giudica le persone per come si vestono, si presentano e non per come sono. Siamo ancora fermi alle apparenze, a quella finta e bigotta forma di vestire a seconda delle convenzioni e delle situazioni. Tutto questo ovviamente a meno che tu non sia una persona ricca e famosa, allora puoi permetterti di vestirti e fare come ti pare e pochi o nessuno avranno da eccepire perché i tuoi soldi parlano per te e silenziano gli altri.  A me non è mai interessato granchè di come vestirmi, ma mio malgrado mi sono ritrovato ad essere anticipatore di mode e novello stilista, senza nemmeno saperlo e nella maniera più inconsapevole. Ricordo che quando andavo alle superiori, spesso mi mettevo jeans rovinati dall’usura, a volte strappati; ovviamente la mia non era una moda ma il fatto che quelli avevo di calzoni e che se si rovinavano non stavo certo a comprarmene un altro paio, oltre al non indifferente fatto che di soldi in famiglia ne giravano pochi. Per questo mio terribile affronto ai sacri canoni italici dell’aspetto esteriore ero considerato nell’ordine: drogato, straccione, pezzente, irriverente e dal comportamento antiautoritario e ovviamente venivo trattato da insegnanti e adulti come un esempio negativo.  Non pensavo però che molti anni dopo il mio modello negativo diventasse richiestissimo nel mondo della moda e della finta originalità degli uguali fatti a modello fotocopia. Oggi nessuna star che si rispetti, così come nessuna ragazza, ragazzo, uomo o donna veramente “in”, può fare a meno di sfoggiare il must del jeans strappato in tutte le salse.  E ovviamente i jeans così fatti costano tantissimo, a seconda dello stilista o casa di moda che li produce; quindi mettersi degli stracci addosso ora non è più da pezzenti o da sovversivi ma è moda di alto rango e roba per fighi di razza. E gli stilisti e creatori di moda nella loro genialità superano ogni ridicolo e assurdo arrivando a vendere brandelli di jeans dove non c’è praticamente più nulla del jeans stesso. Hanno raggiunto il sublime, ti vendono l’idea del jeans, geni assoluti del raggiro; e ovviamente c’è chi si fa raggirare. Quindi si vedono tanti pezzenti firmati che vanno in giro con stracci costosissimi; ogni volta che li vedo mi viene da ridere. Dopo la questione dei jeans fui anche fra i primi a mettermi la felpa con cappuccio, poco costosa e assai comoda in caso di pioggia o freddo per riparare la testa. Ovviamente i commenti si sprecavano: teppista, monaco, strano, scemo, eccentrico. Poi la moda si è diffusa ovunque e addirittura anche il nuovo Messia Zuckerberg, uno dei miliardari più potenti del mondo, indossa la felpa con cappuccio in molte occasioni. E cosa vuoi andare a dire ad uno dei padroni del mondo? Che è uno sfigato col cappuccio, un teppista, un sovversivo? Certo che no, anzi potrebbe vestirsi anche da fata turchina e avrebbe comunque tutti ai suoi piedi. In ogni caso, che pure  il Messia si vesta come me ma molto dopo di me, mi conferma che sono di moda da sempre e non lo sapevo.  Quasi, quasi mi butto a fare lo stilista, ovviamente green così ci guadagno ancora più soldi facendo finta di essere pure sostenibile. Sintonizzatevi, prossimamente mi vedrete con la linea di miei capi di abbigliamento, il cognome che ho, in fondo, già un po’ mi aiuta.

Ci contraddistinguiamo per cose futili, status symbol senza senso e stiamo spesso a guardare come appariamo e come appaiono gli altri creando in noi stessi e nel prossimo, soprattutto nei giovani, dei livelli di concorrenza e frustrazione non indifferenti. Invece di insegnare a bambini e ragazzi ad accettarsi e valorizzarsi per come sono, li conciamo come bomboniere o come vetrine ambulanti con capi di marca, e trasmettiamo loro una cultura dell’apparire sempre più spinta, in una gara di emulazione e concorrenza costante con i loro coetanei. Ovviamente tutto ciò in ragazzi così giovani può creare grossi problemi di autostima e ansia.

Diamo meno importanza a come appariamo esteriormente e più a come siamo interiormente e le persone cresceranno più libere e forti e non avranno bisogno di trucchi, costumi, mode, accessori per avere maggiore sicurezza.  E non serve assolutamente a niente, se non a perdere il proprio tempo e i propri soldi, passare ore a curare il proprio look in maniera maniacale o spendere cifre esorbitati per capi di abbigliamento firmati ma rigorosamente fatti da schiavi in qualche fabbrica lager del sud del mondo. La vera sicurezza può arrivare solo da quello che sei, non da come appari. E se per sentirti sicuro devi apparire, al primo problema serio probabilmente crollerai come un castello di carte.

Fonte: ilcambiamento.it

Vacanze sostenibili, 8 percorsi di trekking in Italia

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Dai sentieri percorribili in poche ore agli itinerari di oltre 700 km: armatevi di scarpe adatte ed acqua fresca e preparatevi a camminare, da soli o in compagnia, alla scoperta delle bellezze del nostro Paese. Qualunque sia la vostra avventura non dimenticate le regole base: non sporcare e non inquinare, rispettando sempre terra, cielo e mare.

Per chi quest’estate sta cercando una vacanza “slow”, sostenibile e immerso nella natura, Virail, la piattaforma e app che compara tutti i mezzi di trasporto, ha selezionato 8 percorsi di trekking in tutta Italia.

Per raggiungere i punti di partenza dei percorsi di trekking sempre con un occhio all’ambiente, Virail suggerisce il treno, che permette di emettere meno CO2 rispetto all’automobile o all’aereo*, oppure il carpooling, per conoscere nuove persone e dividere le emissioni di CO2. Basterà andare sull’app di Virail, inserire data e luogo di partenza e di arrivo, per confrontare in tempo reale tutte le proposte di viaggio.

Alpe-Adria-Trail: dalle Alpi all’Adriatico (FVG)

43 tappe, tre diverse nazioni, 750 km: è l’Alpe Adria Trail, il percorso di trekking che parte in Carinzia, in Austria, passa per la Slovenia e scende in Italia fino al porto di Muggia. Il tracciato può essere percorso da qualunque punto si desideri, in entrambe le direzioni, partendo anche da Trieste: ciascuna tappa è di 20 km (circa 6 ore di cammino).

Arriva con Virail da Roma a Trieste in treno e risparmia 50 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Trieste in treno e risparmia 32 kg di CO2

Tra le rogge di Merano con i Sentieri dell’Acqua (Alto Adige)

Oltre 80 km, 8 tappe da percorrere in una settimana, a contatto con la natura per scoprire Merano, in Alto Adige, e i suoi dintorni. Si tratta dei Sentieri d’Acqua Meranesi, 11 diversi sentieri delle rogge (“Waalwege”), i vecchi canali d’irrigazione, che si estendono fino alla mezza montagna della Val d’Adige ed abbracciano la conca di Merano.

Arriva con Virail da Roma a Merano in treno e risparmia 49 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Merano in treno e risparmia 14 kg di CO2

Da Albenga ad Alassio: a picco sul mare lungo la Via Julia Augusta

Per un trekking all’insegna della storia, l’itinerario da seguire è quello della pittoresca via Julia Augusta, l’antica strada romana che collega Albenga ad Alassio. Si parte dal centro storico medievale di Albenga e dalle sue famose torri e si cammina per quasi 6 km a picco sul mare, fermandosi lungo il percorso presso la necropoli della romana Albingaunum e l’antica chiesa di Sant’Anna ai Monti , fino ad arrivare alla Chiesa di Santa Croce ad Alassio.

Arriva con Virail da Roma ad Albenga in treno e risparmia 43 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano ad Albenga in treno e risparmia 16 kg di CO2

Via degli Dei: tra Emilia Romagna e Firenze sulla strada romana

Tra mito e storia, partendo da Bologna e arrivando a Firenze attraverso l’Appennino: è la Via degli Dei, un itinerario di 130 km per ripercorrere in 6 giorni l’antica viabilità storica, denominata Flaminia Militare, utilizzata fin da epoche romane. Il nome “Via degli Dei” si deve alle località che si attraversano come Monte Adone, Monzuno (Mons Iovis, monte di Giove), Monte Venere, Monte Luario (da Lua, dea romana dell’espiazione).

Arriva con Virail da Roma a Bologna in treno e risparmia 28 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Bologna in treno e risparmia 16 kg di CO2

Dall’Adriatico al Tirreno: attraverso l’Italia centrale lungo la Coast2Coast

410 km da percorrere per scoprire l’Italia centrale: è Italia Coast2Coast, il percorso in 18 tappe che unisce l’Adriatico al Tirreno attraverso quattro Regioni. Si parte da Portonovo, nei pressi di Ancona, si raggiunge l’Umbria all’altezza di Nocera Umbra e si prosegue per Assisi. Si attraversa quindi la Valle Umbra e si entra nel Lazio, dove si sosta ad Orvieto, per poi continuare alla volta di Sorano, la prima delle “città del tufo”, in Toscana. Le ultime tappe sono verso il mare, per raggiungere Orbetello.

Arriva con Virail da Roma ad Ancona in treno e risparmia 22 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano ad Ancona in treno e risparmia 33 kg di CO2

Percorrendo la Dormiente Sannita: il panorama della Campania

Per scoprire la provincia Sannita non si può che partire dalla Dormiente del Sannio, il massiccio del Taburno che sembra formare un’immagine stilizzata di una donna sdraiata, detta “la Dormiente”. Il trekking attraverso questi luoghi è adatto a tutti, da fare anche in bici o a cavallo, per un totale di 35 km da Montesarchio a Vitulano. Un percorso che permette di ammirare le bellezze del parco regionale del Taburno-Camposauro.

Arriva con Virail da Roma a Benevento  in treno e risparmia 17 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Benevento  in treno e risparmia 58 kg di CO2

Il Cammino Materano: tutte le strade portano a Matera

Il Cammino Materano è composto da 4 direttrici (Via Peuceta, Via Ellenica, Via Sveva, Via Dauna) che, ricalcando sentieri di età storica e arcaici tratturi, consentono di partire Bari, Brindisi, Trani o Lucera e giungere alla Cattedrale della Madonna della Bruna di Matera. In totale sono 170 km di cammino che tra trulli, masserie, ma anche cattedrali, borghi medievali e chiese rupestri permettono ai viaggiatori di scoprire la bellezza e la vastità del patrimonio apulo e lucano.

Arriva con Virail da Roma a Bari in treno e risparmia 32 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Bari in treno e risparmia 66 kg di CO2

Trekking vista mare: la Riserva dello Zingaro in Sicilia

7 chilometri di natura incontaminata lungo la costa siciliana: è l’itinerario che attraversa la Riserva Naturale dello Zingaro partendo dai suoi due ingressi, a nord nei pressi di San Vito Lo Capo oppure a sud da Scopello. Un percorso tra palme nane, simbolo della riserva, e la speranza di avvistare la rara aquila di Bonelli. Lungo il percorso impossibile non concedersi una sosta nelle meravigliose calette.

Arriva con Virail da Roma a Trapani  in treno e risparmia 76 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Trapani  in treno e risparmia 116 kg di CO2

*Dati Trenitalia: per ogni passeggero/km, le FS producono 44 grammi di CO2 contro i 118 dell’auto, i 140 dell’aereo e i 158 dei tir.1

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Chi è Virail

Virail è il motore di comparazione in grado di confrontare prezzi e soluzioni di viaggio relative a treni, bus, carpooling e aereo. È disponibile in 24 lingue e, grazie a numerose partnership con le principali compagnie di trasporto in tutto il mondo, è in grado di offrire agli utenti i percorsi migliori e più economici durante il tuo viaggio.

Virail è consultabile su piattaforma web oppure tramite applicazione pers smartphone, disponibile su App Store e Google Store.

Maggiori informazioni: virail.it

Fonte:  agenziapressplay.it

L’Italia rischia un nuovo deferimento alla Corte Ue, questa volta per le acque reflue

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La Commissione Ue invita il paese a conformarsi alla sentenza della Corte di giustizia che nel 2014 l’ha condannata per aver violato gli obblighi sul trattamento delle acque reflue urbane non avendone garantito raccolta e trattamento adeguati

Dopo smog, rifiuti radioattivi e xylella, l’Italia rischia un altro deferimento alla Corte di Giustizia europea per la reiterata violazione di norme ambientali. Questa volta si tratta delle acque reflue, ovvero di reti fognarie e depuratori. La Commissione Ue invita il paese a conformarsi alla sentenza della Corte di giustizia che nel 2014 l’ha condannata per aver violato gli obblighi sul trattamento delle acque reflue urbane non avendone garantito raccolta e trattamento adeguati. “Nonostante i progressi compiuti, 14 agglomerati non risultano ancora in regola” e dopo quattro anni “la Commissione si appresta a inviare un ultimo richiamo all’Italia prima di deferire il caso alla Corte e sollecitare sanzioni pecuniarie”.
L’iniziativa della Commissione riguarda gli agglomerati con più di 10mila abitanti nelle aree cosiddette ‘sensibili’, ovvero a elevato rischio ambientale poichè nelle vicinanze di bacini di acque dolci. La procedura di infrazione è iniziata nel 2009 e nel 2014 ha portato a una prima sentenza della Corte Ue che accertava l’inadempienza nell’attuazione delle norme Ue in 41 agglomerati. Non è però questo l’unico dossier in materia di carenze delle reti fognarie e di depuratori oggetto di confronto tra Bruxelles e Roma. L’Italia è infatti già stata deferita alla Corte l’8 dicembre 2016, con richiesta di multe per oltre 60 milioni di euro, per inadempienze sui sistemi di raccolta delle acque reflue urbane nelle aree che la legislazione Ue definisce ‘normali’ con più di 15mila abitanti. Inoltre, l’Italia è anche in infrazione per il trattamento delle acque reflue urbane in circa mille agglomerati di piccole dimensioni collocati sia in aree ‘normali’ che in aree ‘sensibili’.
Commissario di governo Rolle, obiettivo entro 2 anni chiudere infrazione 
“L’obiettivo, nostro e delle regioni interessate, è che entro due anni la causa contro l’Italia possa concludersi, scongiurando così la sanzione pecuniaria”. Lo afferma all’ANSA Enrico Rolle, Commissario unico straordinario di governo per gli interventi di adeguamento dei sistemi di depurazione oggetto di condanna della Corte di Giustizia dell’Unione europea. “Adeguare il nostro sistema di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane è un compito complesso – spiega – che paga strutturali inefficienze e che ha bisogno di una forte collaborazione dei vari livelli di governo del territorio”. In particolare, “sulla causa (C 85/13) riguardante gli agglomerati con oltre diecimila abitanti che scaricano in aree sensibili – aggiunge Rolle – credo si stia facendo un lavoro produttivo, come riconosce la stessa Commissione europea nella sua comunicazione. Il confronto con gli organismi europei prosegue e l’obiettivo, nostro e delle regioni interessate, è che entro due anni questa lista possa azzerarsi e la causa contro l’Italia concludersi, scongiurando così la sanzione pecuniaria. E’ chiaro che a quel punto – rileva Rolle – avremo risolto solo una parte del problema, vista l’ulteriore procedura d’infrazione che incombe sulla depurazione in Italia e più in generale l’enorme tempo perduto che il nostro Paese ha bisogno di recuperare nella gestione efficiente delle risorse idriche”.

Fonte: ecodallecitta.it

 

L’Italia dei presunti poveri, un’Italia che spreca soldi e investe in truffe

Uno degli aspetti sui quali si è più sensibili in Italia è quello dei soldi, ma ne viene sprecata una quantità enorme oppure vengono regalati consapevolmente ad approfittatori di ogni specie. Eccovi solo alcuni dei mille esempi su come la nostra relazione con il denaro è quanto mai schizofrenica.9818-10604

Non ci sarebbe alcun bisogno di andare così spesso nei bar ad acquistare ciò che per lo più si ha già in casa; nonostante ciò, i bar sono pieni di gente che lascia interi stipendi in sciocchezze. Mai nella mia vita, nonostante abbia viaggiato spessissimo in treno, ho comprato qualcosa da mangiare o bere sul treno stesso, poiché, oltre alla dubbia qualità del cibo, si sa che costa tutto il doppio o il triplo del normale; stessa cosa negli autogrill. Eppure si continua imperterriti a comprare in questi posti. Se fossimo davvero in difficoltà economiche o semplicemente ci tenessimo ai nostri soldi, come tutti dicono, ci faremmo panini, o simili, da casa per il viaggio così come si faceva una volta quando eravamo “arretrati”; oggi che siamo super moderni, pare che nessuno ne abbia tempo o voglia e i soldi si spendono allegramente. Dai telefoni cellulari vengono fatte una quantità esorbitante di chiamate assolutamente evitabili che comunque un costo lo hanno sempre, ma non ci si pensa; tranne poi arrabbiarsi con le varie compagnie telefoniche che ci spillano soldi in tutti i modi. Siamo tutti squattrinati ma poi il nostro frigorifero e la nostra dispensa sono pieni di alimenti che in parte verranno sprecati o andranno a male.  Che bisogno c’è poi di comprare una auto nuova se quella che si ha va ancora bene? Ma vuoi mettere il brivido di un’auto immacolata. E i soldi per pagarla, anche a rate, li si trova in qualche modo e in giro si vendono sempre più auto nuove dalle dimensioni di navi e caratteristiche da carro armato. Soprattutto i centri delle città sono strapieni di negozi di vestiti e abbiamo guardaroba traboccanti. Vestiti dai prezzi altissimi semplicemente perché hanno una firma prestigiosa, ma chi li realizza fisicamente è pagato centesimi e sarà fortunato se non muore in qualche incendio della fabbrica lager dove lavora. E che dire di mobili nuovi, quando in qualsiasi isola ecologica o mercato dell’usato se ne trovano infiniti? E dei bagni firmati o delle ristrutturazioni estetiche assai costose di cui spesso non ci sarebbe assolutamente bisogno? Però poi se si parla di installare sistemi rinnovabili, si chiede preoccupati in quanto tempo si ammortizzano i costi. In Italia pare che ci siano milioni di poveri (assai presunti), ma poi l’attenzione al risparmio in genere, ed energetico in particolare, è assai bassa da parte di cittadini e istituzioni.

Non c’è reale volontà di intervenire, non c’è formazione seria, non si punta su questi aspetti e costantemente si buttano soldi senza senso per poi pagare bollette altissime. Il tutto ovviamente continuandosi a lamentare, dai sindaci fino ai cittadini, affermando che di soldi non ce ne sono. Che gli interventi di risparmio energetico si ripagano da sé e che siano il futuro del lavoro, ormai lo sanno anche i sassi; molto meno lo sanno i nostri amministratori, fermi ancora ai fossili e allo spreco costante e imperterrito. Proseguendo la casistica di come buttare i propri soldi, tante persone investono in prodotti finanziari consigliati da bancari o consulenti vari, nella speranza di arricchirsi senza muovere un dito che non sia su una tastiera di computer o su smartphone. L’aspetto di guadagnare senza fare nulla è di per sé già assai singolare e ben poco ci si sofferma su cosa ci sia dietro ad investimenti “sicuri” e rendimenti x o y. Quanto questa sia, oltre che una discutibile pratica, anche una mera illusione, lo dimostrano i continui scandali delle banche che ingannano i clienti che però sono complici consapevoli del proprio raggiro. Così come sono costanti le truffe dei Madoff internazionali più o meno conosciuti che ovunque imbrogliano persone di ogni tipo più o meno acculturate che gli affidano assai stupidamente i loro risparmi.  Altro spreco ancora più consapevole sono tutti i giochi di azzardo, dalle scommesse online che hanno reso semplicissimo spendere soldi velocemente, fino ai fiumi di “gratta e vinci” che riempiono ogni edicola o tabaccheria e hanno costi incredibili: 5, 10 e più euro, e vengono costantemente comprati da tantissime persone. Quei tantissimi che mai darebbero un centesimo per una iniziativa meritevole, per gente disinteressata che si batte anche per i loro diritti e il loro ambiente. Guardinghi e sospettosi con gli onesti e allocchi con gli approfittatori. Infatti quello che mi ha sempre stupito è notare come per iniziative valide, meritorie, sensate ci sia spesso sospetto, si facciano le pulci, si spacchi il capello in quattro ma poi non si abbia nessun problema a farsi turlupinare quotidianamente da gente pagata fior di quattrini per ingannarci. Ingannarci attraverso la pubblicità che ci fa comprare cose del tutto superflue senza le quali vivremmo molto meglio. Si dà spesso colpa ai politici di tutti i mali, ma immaginate se si iniziasse a non sprecare i propri soldi e li si investisse per migliorare la società e proteggere l’ambiente, come la situazione cambierebbe in un attimo senza aspettare le ere geologiche della politica. I cambiamenti veri, concreti, sono sempre alla portata di mano, basterebbe metterli in pratica.

Fonte: ilcambiamento.it

Capitan Acciaio in viaggio per l’Italia per insegnare il valore della raccolta differenziata

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Riparte da Salerno il tour nazionale promosso dal Consorzio RICREA per informare ed educare i cittadini. Laboratori e quiz a premi con protagonisti gli imballaggi in acciaio come barattoli, scatolette, lattine, bombolette, tappi e chiusure.

Capitan Acciaio è pronto a tornare nelle piazze italiane per educare grandi e bambini a una corretta raccolta differenziata. Cosa si può ottenere con il riciclo di 2.000 barattoli, 50 bombolette o 5 fusti in acciaio? Rispettivamente il telaio di una bicicletta, una fontanella urbana e una panchina. Gli imballaggi in acciaio, materia prima permanente che si ricicla all’infinito senza perdere le proprie qualità, sono i protagonisti del tour itinerante promosso da RICREA, il Consorzio Nazionale senza scopo di lucro per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio, uno dei sei consorzi di filiera che compongono il Sistema CONAI. Dopo il successo ottenuto lo scorso anno, RICREA rimanda in campo il supereroe Capitan Acciaio nel viaggio lungo la penisola, per informare i cittadini sulle qualità degli imballaggi in acciaio ed educarli a una corretta raccolta differenziata. Il tour partirà l’8 maggio da Salerno, per poi fare tappa a Bari, Genova, Torino e Milano, e proseguire in altre città italiane.
Barattoli, scatole, scatolette, lattine, fusti, secchielli, bombolette, tappi e chiusure in acciaio sono i protagonisti di un percorso circolare virtuoso e senza fine: da materia prima a imballaggio, a rifiuto differenziato, raccolto e avviato al riciclo per nascere a nuova vita, all’infinito – spiega Domenico Rinaldini, Presidente di RICREA – Abbiamo voluto organizzare queste nuove giornate di sensibilizzazione per migliorare gli ottimi risultati raggiunti e informare i cittadini sulla ‘convenienza ambientale’ della raccolta differenziata degli imballaggi in acciaio”.
Negli ultimi 20 anni l’Italia ha avviato a riciclo complessivamente 5,6 milioni di tonnellate di imballaggi in acciaio, un quantitativo sufficiente per realizzare le carrozze di un treno lungo da Roma a Parigi composto da 50.700 vagoni, o 56.300 Km di binari ferroviari, pari ad oltre il doppio dell’intera linea ferroviaria italiana, con percentuali di riciclo sull’immesso al consumo che dal 2009 hanno superato quota 70%.

Nelle piazze principali delle città Capitan Acciaio sarà a disposizione per aiutare i cittadini a scoprire i vantaggi della raccolta differenziata e il valore del riciclo dell’acciaio, il materiale più riciclato in Europa. Sarà inoltre proposto il laboratorio ludico-ricreativo “RICREA il tuo giocattolo”, in cui bambini e ragazzi potranno creare il proprio giocattolo attraverso il riuso creativo degli imballaggi in acciaio; gli adulti invece potranno mettere alla prova la loro cultura sulle buone pratiche di raccolta differenziata con quiz a premi dedicati.
Maggiori informazioni su Capitan Acciaio in tour sulla pagina Facebook dedicata: facebook.com/CapitanAcciaio

Fonte: ecodallecitta.it