A Como il primo Liceo Artigianale d’Italia

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Artigianale di Como

Offrire agli studenti concrete opportunità occupazionali e riconquistare il grande patrimonio della tradizione artigiana italiana. Con questi obiettivi è nato a Como per iniziativa dell’associazione Cometa il primo Liceo Artigianale d’Italia che da tre anni propone ai ragazzi un percorso liceale innovativo, basato sulla sapienza artigianale e sul principio dell’”imparare facendo”. Per saperne di più abbiamo intervistato Giovanni Figini, coordinatore della scuola Oliver Twist che ospita il liceo.

Da dove nasce l’idea di dar vita ad un Liceo artigianale?

Oggi più che mai si avverte la necessità di un cambiamento della pedagogia dell’insegnamento a scuola, che non può essere più solo un posto dove si trasmettono informazioni attraverso le lezioni frontali ma deve divenire un luogo in cui si sviluppano competenze partendo dall’esperienza. Il progetto è nato proprio per soddisfare un’esigenza comune emersa dal dialogo con le famiglie, con i ragazzi, con il mondo del lavoro e con le università. Questi interlocutori manifestavano il bisogno di un percorso che coniugasse la tradizione liceale italiana – in particolare quella del liceo scientifico – con la tradizione artigianale e manifatturiera che caratterizza l’Italia e per cui siamo famosi in tutto il mondo. Siamo il Paese della moda, del design, del buon vino, del buon cibo. Potremmo dire che siamo la bottega artigiana del mondo. Una sapienza che rischia però di andare perduta perché le generazioni degli artigiani stanno finendo e, tendenzialmente, non ci sono eredi che possano rivitalizzare questo tessuto. Ecco, noi abbiamo raccolto questa sfida, animati dal desiderio di avviare nuovi percorsi di formazione professionale rivolti a quei ragazzi che un domani potrebbero diventare imprenditori o innovatori del settore dell’artigianato, tesoro prezioso del nostro Paese.

Come si svolge una giornata tipo all’interno delle vostre classi? Cosa caratterizza questo percorso di studi?

Il nostro liceo prevede, oltre all’insegnamento delle materie tradizionali, un potenziamento delle attività di laboratorio e dell’alternanza scuola-lavoro. I nostri studenti arrivano a scuola verso le 8.15. Vengono accolti nelle aule dai docenti che pongono loro una domanda introduttiva alla quale i ragazzi provano a rispondere: questo è l’avvio della giornata. Dopo iniziano le varie attività che, in parte, consistono in lezioni curricolari inerenti le discipline tipiche di un liceo scientifico delle scienze applicate. Queste materie vengono però proposte con un metodo alternativo: noi lavoriamo suddividendo il percorso di studi in periodi definiti da un progetto o problema guida da affrontare. Una delle domande guida è ad esempio: cosa succede all’uomo quando osserva il mondo? Facciamo così per riportare l’attenzione sul significato, l’essenzialità e l’origine di quella disciplina. Più che esporre lezioni teoriche partiamo dunque da un caso concreto o da un problema attuale da risolvere in un bimestre al termine del quale i ragazzi realizzano dei prodotti culturali (video, cortometraggi, esperimenti, ricerche). Gli studenti vengono quindi chiamati a creare con ciò che hanno imparato. Anche il metodo che seguiamo, dunque, può essere definito “artigianale”.

Sono poi previste delle ore settimanali di laboratorio artigianale. Quest’anno il tema scelto per il laboratorio è il verde quindi i ragazzi svilupperanno un percorso turistico all’interno del bosco del parco di Cometa volto da una parte a mappare il bosco da punto di vista geologico e naturalistico e dall’altra a costruire un percorso guidato per il pubblico al quale verrà aperto il parco. Inoltre, in un’ottica di alternanza scuola-lavoro, a partire dal secondo anno i nostri ragazzi vengono mandati per alcuni periodi presso imprese artigiane, in Italia o all’estero, scelte anche in base agli interessi degli studenti. Il nostro desiderio è infatti quello di far conoscere ai ragazzi realtà artigianali alle quali possano in qualche modo affezionarsi e che possano in futuro rappresentare il fulcro delle loro attività e del loro impegno, che potrebbe essere incentrato nel ridar vita e innovare quella determinata tradizione. Il tirocinio ha la durata di cinque settimane continuative con un rientro settimanale a scuola. Questa esperienza rappresenta così una palestra di vita e di consapevolezza, oltreché che un’occasione di apprendimento di determinate competenze.

Quali sono gli sbocchi professionali offerti da questo percorso di studi?

Innanzitutto, trattandosi di un liceo, il percorso di uscita che si immagina è quello universitario, anche se chiaramente non è un percorso obbligato. Tuttavia, qualsiasi strada i nostri ragazzi decideranno di percorrere, avranno già alle spalle un’esperienza pratica, determinate competenze acquisite ed una conoscenza delle realtà imprenditoriali esistenti. Tutto ciò potrà aiutarli ad orientarsi nel mondo del lavoro.

Recenti studi sul trend dell’occupazione nei paesi ad alto reddito concordano nell’affermare che l’artigianato e tutti i lavori basati sul “saper fare con le mani” saranno tra le professioni più ricercate nei prossimi 10 anni. Cosa ne pensa di questa attenzione verso il settore artigianale?

Siamo in un periodo storico in cui anche diversi filosofi stanno scrivendo su questo tema. Penso ad esempio a “L’uomo artigiano” di Richard Sennet. Stanno fiorendo insomma molte pubblicazioni su questo argomento. Per quanto ci riguarda ci auguriamo di non restare gli unici a proporre questo percorso formativo. Noi siamo stati i primi ma il nostro augurio è che vengano avviate altre esperienze liceali di questo tipo. D’altra parte anche le aziende dovrebbero farsi carico di un compito educativo e formativo.  Questa è un’altra sfida che purtroppo al momento non tutte le aziende colgono.

In altre parole, se da una parte la scuola deve andare incontro alle aziende, dall’altra le aziende devono incontrare la scuola, aprendo le proprie porte e insegnando ai ragazzi i segreti del mestiere.

 

Alessandra Profilio

Fonte: http://www.conmagazine.it/2018/11/12/a-como-il-primo-liceo-artigianale-ditalia/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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In Italia l’abito fa sempre il monaco e la moda ci spilla soldi

Per apparire si fa qualsiasi cosa e per un selfie la gente si ammazza letteralmente, cadendo da burroni o facendosi travolgere da auto o treni. L’apparenza quindi è sempre più importante, ormai siamo circondati ovunque da telecamere, fotocamere, video e schermi. E se la vita diventa apparenza, ecco trionfare stilisti ed esperti di moda che sono portati in palmo di mano dalle star e fanno soldi a palate.9867-10658

La moda in Italia è sacra e inviolabile ed è uno dei settori per il quale siamo conosciuti nel mondo.  Dietro a tutto questo c’è anche la tipica ipocrisia italiana che giudica le persone per come si vestono, si presentano e non per come sono. Siamo ancora fermi alle apparenze, a quella finta e bigotta forma di vestire a seconda delle convenzioni e delle situazioni. Tutto questo ovviamente a meno che tu non sia una persona ricca e famosa, allora puoi permetterti di vestirti e fare come ti pare e pochi o nessuno avranno da eccepire perché i tuoi soldi parlano per te e silenziano gli altri.  A me non è mai interessato granchè di come vestirmi, ma mio malgrado mi sono ritrovato ad essere anticipatore di mode e novello stilista, senza nemmeno saperlo e nella maniera più inconsapevole. Ricordo che quando andavo alle superiori, spesso mi mettevo jeans rovinati dall’usura, a volte strappati; ovviamente la mia non era una moda ma il fatto che quelli avevo di calzoni e che se si rovinavano non stavo certo a comprarmene un altro paio, oltre al non indifferente fatto che di soldi in famiglia ne giravano pochi. Per questo mio terribile affronto ai sacri canoni italici dell’aspetto esteriore ero considerato nell’ordine: drogato, straccione, pezzente, irriverente e dal comportamento antiautoritario e ovviamente venivo trattato da insegnanti e adulti come un esempio negativo.  Non pensavo però che molti anni dopo il mio modello negativo diventasse richiestissimo nel mondo della moda e della finta originalità degli uguali fatti a modello fotocopia. Oggi nessuna star che si rispetti, così come nessuna ragazza, ragazzo, uomo o donna veramente “in”, può fare a meno di sfoggiare il must del jeans strappato in tutte le salse.  E ovviamente i jeans così fatti costano tantissimo, a seconda dello stilista o casa di moda che li produce; quindi mettersi degli stracci addosso ora non è più da pezzenti o da sovversivi ma è moda di alto rango e roba per fighi di razza. E gli stilisti e creatori di moda nella loro genialità superano ogni ridicolo e assurdo arrivando a vendere brandelli di jeans dove non c’è praticamente più nulla del jeans stesso. Hanno raggiunto il sublime, ti vendono l’idea del jeans, geni assoluti del raggiro; e ovviamente c’è chi si fa raggirare. Quindi si vedono tanti pezzenti firmati che vanno in giro con stracci costosissimi; ogni volta che li vedo mi viene da ridere. Dopo la questione dei jeans fui anche fra i primi a mettermi la felpa con cappuccio, poco costosa e assai comoda in caso di pioggia o freddo per riparare la testa. Ovviamente i commenti si sprecavano: teppista, monaco, strano, scemo, eccentrico. Poi la moda si è diffusa ovunque e addirittura anche il nuovo Messia Zuckerberg, uno dei miliardari più potenti del mondo, indossa la felpa con cappuccio in molte occasioni. E cosa vuoi andare a dire ad uno dei padroni del mondo? Che è uno sfigato col cappuccio, un teppista, un sovversivo? Certo che no, anzi potrebbe vestirsi anche da fata turchina e avrebbe comunque tutti ai suoi piedi. In ogni caso, che pure  il Messia si vesta come me ma molto dopo di me, mi conferma che sono di moda da sempre e non lo sapevo.  Quasi, quasi mi butto a fare lo stilista, ovviamente green così ci guadagno ancora più soldi facendo finta di essere pure sostenibile. Sintonizzatevi, prossimamente mi vedrete con la linea di miei capi di abbigliamento, il cognome che ho, in fondo, già un po’ mi aiuta.

Ci contraddistinguiamo per cose futili, status symbol senza senso e stiamo spesso a guardare come appariamo e come appaiono gli altri creando in noi stessi e nel prossimo, soprattutto nei giovani, dei livelli di concorrenza e frustrazione non indifferenti. Invece di insegnare a bambini e ragazzi ad accettarsi e valorizzarsi per come sono, li conciamo come bomboniere o come vetrine ambulanti con capi di marca, e trasmettiamo loro una cultura dell’apparire sempre più spinta, in una gara di emulazione e concorrenza costante con i loro coetanei. Ovviamente tutto ciò in ragazzi così giovani può creare grossi problemi di autostima e ansia.

Diamo meno importanza a come appariamo esteriormente e più a come siamo interiormente e le persone cresceranno più libere e forti e non avranno bisogno di trucchi, costumi, mode, accessori per avere maggiore sicurezza.  E non serve assolutamente a niente, se non a perdere il proprio tempo e i propri soldi, passare ore a curare il proprio look in maniera maniacale o spendere cifre esorbitati per capi di abbigliamento firmati ma rigorosamente fatti da schiavi in qualche fabbrica lager del sud del mondo. La vera sicurezza può arrivare solo da quello che sei, non da come appari. E se per sentirti sicuro devi apparire, al primo problema serio probabilmente crollerai come un castello di carte.

Fonte: ilcambiamento.it

Vacanze sostenibili, 8 percorsi di trekking in Italia

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Dai sentieri percorribili in poche ore agli itinerari di oltre 700 km: armatevi di scarpe adatte ed acqua fresca e preparatevi a camminare, da soli o in compagnia, alla scoperta delle bellezze del nostro Paese. Qualunque sia la vostra avventura non dimenticate le regole base: non sporcare e non inquinare, rispettando sempre terra, cielo e mare.

Per chi quest’estate sta cercando una vacanza “slow”, sostenibile e immerso nella natura, Virail, la piattaforma e app che compara tutti i mezzi di trasporto, ha selezionato 8 percorsi di trekking in tutta Italia.

Per raggiungere i punti di partenza dei percorsi di trekking sempre con un occhio all’ambiente, Virail suggerisce il treno, che permette di emettere meno CO2 rispetto all’automobile o all’aereo*, oppure il carpooling, per conoscere nuove persone e dividere le emissioni di CO2. Basterà andare sull’app di Virail, inserire data e luogo di partenza e di arrivo, per confrontare in tempo reale tutte le proposte di viaggio.

Alpe-Adria-Trail: dalle Alpi all’Adriatico (FVG)

43 tappe, tre diverse nazioni, 750 km: è l’Alpe Adria Trail, il percorso di trekking che parte in Carinzia, in Austria, passa per la Slovenia e scende in Italia fino al porto di Muggia. Il tracciato può essere percorso da qualunque punto si desideri, in entrambe le direzioni, partendo anche da Trieste: ciascuna tappa è di 20 km (circa 6 ore di cammino).

Arriva con Virail da Roma a Trieste in treno e risparmia 50 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Trieste in treno e risparmia 32 kg di CO2

Tra le rogge di Merano con i Sentieri dell’Acqua (Alto Adige)

Oltre 80 km, 8 tappe da percorrere in una settimana, a contatto con la natura per scoprire Merano, in Alto Adige, e i suoi dintorni. Si tratta dei Sentieri d’Acqua Meranesi, 11 diversi sentieri delle rogge (“Waalwege”), i vecchi canali d’irrigazione, che si estendono fino alla mezza montagna della Val d’Adige ed abbracciano la conca di Merano.

Arriva con Virail da Roma a Merano in treno e risparmia 49 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Merano in treno e risparmia 14 kg di CO2

Da Albenga ad Alassio: a picco sul mare lungo la Via Julia Augusta

Per un trekking all’insegna della storia, l’itinerario da seguire è quello della pittoresca via Julia Augusta, l’antica strada romana che collega Albenga ad Alassio. Si parte dal centro storico medievale di Albenga e dalle sue famose torri e si cammina per quasi 6 km a picco sul mare, fermandosi lungo il percorso presso la necropoli della romana Albingaunum e l’antica chiesa di Sant’Anna ai Monti , fino ad arrivare alla Chiesa di Santa Croce ad Alassio.

Arriva con Virail da Roma ad Albenga in treno e risparmia 43 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano ad Albenga in treno e risparmia 16 kg di CO2

Via degli Dei: tra Emilia Romagna e Firenze sulla strada romana

Tra mito e storia, partendo da Bologna e arrivando a Firenze attraverso l’Appennino: è la Via degli Dei, un itinerario di 130 km per ripercorrere in 6 giorni l’antica viabilità storica, denominata Flaminia Militare, utilizzata fin da epoche romane. Il nome “Via degli Dei” si deve alle località che si attraversano come Monte Adone, Monzuno (Mons Iovis, monte di Giove), Monte Venere, Monte Luario (da Lua, dea romana dell’espiazione).

Arriva con Virail da Roma a Bologna in treno e risparmia 28 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Bologna in treno e risparmia 16 kg di CO2

Dall’Adriatico al Tirreno: attraverso l’Italia centrale lungo la Coast2Coast

410 km da percorrere per scoprire l’Italia centrale: è Italia Coast2Coast, il percorso in 18 tappe che unisce l’Adriatico al Tirreno attraverso quattro Regioni. Si parte da Portonovo, nei pressi di Ancona, si raggiunge l’Umbria all’altezza di Nocera Umbra e si prosegue per Assisi. Si attraversa quindi la Valle Umbra e si entra nel Lazio, dove si sosta ad Orvieto, per poi continuare alla volta di Sorano, la prima delle “città del tufo”, in Toscana. Le ultime tappe sono verso il mare, per raggiungere Orbetello.

Arriva con Virail da Roma ad Ancona in treno e risparmia 22 kg di CO2

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Percorrendo la Dormiente Sannita: il panorama della Campania

Per scoprire la provincia Sannita non si può che partire dalla Dormiente del Sannio, il massiccio del Taburno che sembra formare un’immagine stilizzata di una donna sdraiata, detta “la Dormiente”. Il trekking attraverso questi luoghi è adatto a tutti, da fare anche in bici o a cavallo, per un totale di 35 km da Montesarchio a Vitulano. Un percorso che permette di ammirare le bellezze del parco regionale del Taburno-Camposauro.

Arriva con Virail da Roma a Benevento  in treno e risparmia 17 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Benevento  in treno e risparmia 58 kg di CO2

Il Cammino Materano: tutte le strade portano a Matera

Il Cammino Materano è composto da 4 direttrici (Via Peuceta, Via Ellenica, Via Sveva, Via Dauna) che, ricalcando sentieri di età storica e arcaici tratturi, consentono di partire Bari, Brindisi, Trani o Lucera e giungere alla Cattedrale della Madonna della Bruna di Matera. In totale sono 170 km di cammino che tra trulli, masserie, ma anche cattedrali, borghi medievali e chiese rupestri permettono ai viaggiatori di scoprire la bellezza e la vastità del patrimonio apulo e lucano.

Arriva con Virail da Roma a Bari in treno e risparmia 32 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Bari in treno e risparmia 66 kg di CO2

Trekking vista mare: la Riserva dello Zingaro in Sicilia

7 chilometri di natura incontaminata lungo la costa siciliana: è l’itinerario che attraversa la Riserva Naturale dello Zingaro partendo dai suoi due ingressi, a nord nei pressi di San Vito Lo Capo oppure a sud da Scopello. Un percorso tra palme nane, simbolo della riserva, e la speranza di avvistare la rara aquila di Bonelli. Lungo il percorso impossibile non concedersi una sosta nelle meravigliose calette.

Arriva con Virail da Roma a Trapani  in treno e risparmia 76 kg di CO2

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*Dati Trenitalia: per ogni passeggero/km, le FS producono 44 grammi di CO2 contro i 118 dell’auto, i 140 dell’aereo e i 158 dei tir.1

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Chi è Virail

Virail è il motore di comparazione in grado di confrontare prezzi e soluzioni di viaggio relative a treni, bus, carpooling e aereo. È disponibile in 24 lingue e, grazie a numerose partnership con le principali compagnie di trasporto in tutto il mondo, è in grado di offrire agli utenti i percorsi migliori e più economici durante il tuo viaggio.

Virail è consultabile su piattaforma web oppure tramite applicazione pers smartphone, disponibile su App Store e Google Store.

Maggiori informazioni: virail.it

Fonte:  agenziapressplay.it

L’Italia rischia un nuovo deferimento alla Corte Ue, questa volta per le acque reflue

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La Commissione Ue invita il paese a conformarsi alla sentenza della Corte di giustizia che nel 2014 l’ha condannata per aver violato gli obblighi sul trattamento delle acque reflue urbane non avendone garantito raccolta e trattamento adeguati

Dopo smog, rifiuti radioattivi e xylella, l’Italia rischia un altro deferimento alla Corte di Giustizia europea per la reiterata violazione di norme ambientali. Questa volta si tratta delle acque reflue, ovvero di reti fognarie e depuratori. La Commissione Ue invita il paese a conformarsi alla sentenza della Corte di giustizia che nel 2014 l’ha condannata per aver violato gli obblighi sul trattamento delle acque reflue urbane non avendone garantito raccolta e trattamento adeguati. “Nonostante i progressi compiuti, 14 agglomerati non risultano ancora in regola” e dopo quattro anni “la Commissione si appresta a inviare un ultimo richiamo all’Italia prima di deferire il caso alla Corte e sollecitare sanzioni pecuniarie”.
L’iniziativa della Commissione riguarda gli agglomerati con più di 10mila abitanti nelle aree cosiddette ‘sensibili’, ovvero a elevato rischio ambientale poichè nelle vicinanze di bacini di acque dolci. La procedura di infrazione è iniziata nel 2009 e nel 2014 ha portato a una prima sentenza della Corte Ue che accertava l’inadempienza nell’attuazione delle norme Ue in 41 agglomerati. Non è però questo l’unico dossier in materia di carenze delle reti fognarie e di depuratori oggetto di confronto tra Bruxelles e Roma. L’Italia è infatti già stata deferita alla Corte l’8 dicembre 2016, con richiesta di multe per oltre 60 milioni di euro, per inadempienze sui sistemi di raccolta delle acque reflue urbane nelle aree che la legislazione Ue definisce ‘normali’ con più di 15mila abitanti. Inoltre, l’Italia è anche in infrazione per il trattamento delle acque reflue urbane in circa mille agglomerati di piccole dimensioni collocati sia in aree ‘normali’ che in aree ‘sensibili’.
Commissario di governo Rolle, obiettivo entro 2 anni chiudere infrazione 
“L’obiettivo, nostro e delle regioni interessate, è che entro due anni la causa contro l’Italia possa concludersi, scongiurando così la sanzione pecuniaria”. Lo afferma all’ANSA Enrico Rolle, Commissario unico straordinario di governo per gli interventi di adeguamento dei sistemi di depurazione oggetto di condanna della Corte di Giustizia dell’Unione europea. “Adeguare il nostro sistema di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane è un compito complesso – spiega – che paga strutturali inefficienze e che ha bisogno di una forte collaborazione dei vari livelli di governo del territorio”. In particolare, “sulla causa (C 85/13) riguardante gli agglomerati con oltre diecimila abitanti che scaricano in aree sensibili – aggiunge Rolle – credo si stia facendo un lavoro produttivo, come riconosce la stessa Commissione europea nella sua comunicazione. Il confronto con gli organismi europei prosegue e l’obiettivo, nostro e delle regioni interessate, è che entro due anni questa lista possa azzerarsi e la causa contro l’Italia concludersi, scongiurando così la sanzione pecuniaria. E’ chiaro che a quel punto – rileva Rolle – avremo risolto solo una parte del problema, vista l’ulteriore procedura d’infrazione che incombe sulla depurazione in Italia e più in generale l’enorme tempo perduto che il nostro Paese ha bisogno di recuperare nella gestione efficiente delle risorse idriche”.

Fonte: ecodallecitta.it

 

L’Italia dei presunti poveri, un’Italia che spreca soldi e investe in truffe

Uno degli aspetti sui quali si è più sensibili in Italia è quello dei soldi, ma ne viene sprecata una quantità enorme oppure vengono regalati consapevolmente ad approfittatori di ogni specie. Eccovi solo alcuni dei mille esempi su come la nostra relazione con il denaro è quanto mai schizofrenica.9818-10604

Non ci sarebbe alcun bisogno di andare così spesso nei bar ad acquistare ciò che per lo più si ha già in casa; nonostante ciò, i bar sono pieni di gente che lascia interi stipendi in sciocchezze. Mai nella mia vita, nonostante abbia viaggiato spessissimo in treno, ho comprato qualcosa da mangiare o bere sul treno stesso, poiché, oltre alla dubbia qualità del cibo, si sa che costa tutto il doppio o il triplo del normale; stessa cosa negli autogrill. Eppure si continua imperterriti a comprare in questi posti. Se fossimo davvero in difficoltà economiche o semplicemente ci tenessimo ai nostri soldi, come tutti dicono, ci faremmo panini, o simili, da casa per il viaggio così come si faceva una volta quando eravamo “arretrati”; oggi che siamo super moderni, pare che nessuno ne abbia tempo o voglia e i soldi si spendono allegramente. Dai telefoni cellulari vengono fatte una quantità esorbitante di chiamate assolutamente evitabili che comunque un costo lo hanno sempre, ma non ci si pensa; tranne poi arrabbiarsi con le varie compagnie telefoniche che ci spillano soldi in tutti i modi. Siamo tutti squattrinati ma poi il nostro frigorifero e la nostra dispensa sono pieni di alimenti che in parte verranno sprecati o andranno a male.  Che bisogno c’è poi di comprare una auto nuova se quella che si ha va ancora bene? Ma vuoi mettere il brivido di un’auto immacolata. E i soldi per pagarla, anche a rate, li si trova in qualche modo e in giro si vendono sempre più auto nuove dalle dimensioni di navi e caratteristiche da carro armato. Soprattutto i centri delle città sono strapieni di negozi di vestiti e abbiamo guardaroba traboccanti. Vestiti dai prezzi altissimi semplicemente perché hanno una firma prestigiosa, ma chi li realizza fisicamente è pagato centesimi e sarà fortunato se non muore in qualche incendio della fabbrica lager dove lavora. E che dire di mobili nuovi, quando in qualsiasi isola ecologica o mercato dell’usato se ne trovano infiniti? E dei bagni firmati o delle ristrutturazioni estetiche assai costose di cui spesso non ci sarebbe assolutamente bisogno? Però poi se si parla di installare sistemi rinnovabili, si chiede preoccupati in quanto tempo si ammortizzano i costi. In Italia pare che ci siano milioni di poveri (assai presunti), ma poi l’attenzione al risparmio in genere, ed energetico in particolare, è assai bassa da parte di cittadini e istituzioni.

Non c’è reale volontà di intervenire, non c’è formazione seria, non si punta su questi aspetti e costantemente si buttano soldi senza senso per poi pagare bollette altissime. Il tutto ovviamente continuandosi a lamentare, dai sindaci fino ai cittadini, affermando che di soldi non ce ne sono. Che gli interventi di risparmio energetico si ripagano da sé e che siano il futuro del lavoro, ormai lo sanno anche i sassi; molto meno lo sanno i nostri amministratori, fermi ancora ai fossili e allo spreco costante e imperterrito. Proseguendo la casistica di come buttare i propri soldi, tante persone investono in prodotti finanziari consigliati da bancari o consulenti vari, nella speranza di arricchirsi senza muovere un dito che non sia su una tastiera di computer o su smartphone. L’aspetto di guadagnare senza fare nulla è di per sé già assai singolare e ben poco ci si sofferma su cosa ci sia dietro ad investimenti “sicuri” e rendimenti x o y. Quanto questa sia, oltre che una discutibile pratica, anche una mera illusione, lo dimostrano i continui scandali delle banche che ingannano i clienti che però sono complici consapevoli del proprio raggiro. Così come sono costanti le truffe dei Madoff internazionali più o meno conosciuti che ovunque imbrogliano persone di ogni tipo più o meno acculturate che gli affidano assai stupidamente i loro risparmi.  Altro spreco ancora più consapevole sono tutti i giochi di azzardo, dalle scommesse online che hanno reso semplicissimo spendere soldi velocemente, fino ai fiumi di “gratta e vinci” che riempiono ogni edicola o tabaccheria e hanno costi incredibili: 5, 10 e più euro, e vengono costantemente comprati da tantissime persone. Quei tantissimi che mai darebbero un centesimo per una iniziativa meritevole, per gente disinteressata che si batte anche per i loro diritti e il loro ambiente. Guardinghi e sospettosi con gli onesti e allocchi con gli approfittatori. Infatti quello che mi ha sempre stupito è notare come per iniziative valide, meritorie, sensate ci sia spesso sospetto, si facciano le pulci, si spacchi il capello in quattro ma poi non si abbia nessun problema a farsi turlupinare quotidianamente da gente pagata fior di quattrini per ingannarci. Ingannarci attraverso la pubblicità che ci fa comprare cose del tutto superflue senza le quali vivremmo molto meglio. Si dà spesso colpa ai politici di tutti i mali, ma immaginate se si iniziasse a non sprecare i propri soldi e li si investisse per migliorare la società e proteggere l’ambiente, come la situazione cambierebbe in un attimo senza aspettare le ere geologiche della politica. I cambiamenti veri, concreti, sono sempre alla portata di mano, basterebbe metterli in pratica.

Fonte: ilcambiamento.it

Capitan Acciaio in viaggio per l’Italia per insegnare il valore della raccolta differenziata

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Riparte da Salerno il tour nazionale promosso dal Consorzio RICREA per informare ed educare i cittadini. Laboratori e quiz a premi con protagonisti gli imballaggi in acciaio come barattoli, scatolette, lattine, bombolette, tappi e chiusure.

Capitan Acciaio è pronto a tornare nelle piazze italiane per educare grandi e bambini a una corretta raccolta differenziata. Cosa si può ottenere con il riciclo di 2.000 barattoli, 50 bombolette o 5 fusti in acciaio? Rispettivamente il telaio di una bicicletta, una fontanella urbana e una panchina. Gli imballaggi in acciaio, materia prima permanente che si ricicla all’infinito senza perdere le proprie qualità, sono i protagonisti del tour itinerante promosso da RICREA, il Consorzio Nazionale senza scopo di lucro per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio, uno dei sei consorzi di filiera che compongono il Sistema CONAI. Dopo il successo ottenuto lo scorso anno, RICREA rimanda in campo il supereroe Capitan Acciaio nel viaggio lungo la penisola, per informare i cittadini sulle qualità degli imballaggi in acciaio ed educarli a una corretta raccolta differenziata. Il tour partirà l’8 maggio da Salerno, per poi fare tappa a Bari, Genova, Torino e Milano, e proseguire in altre città italiane.
Barattoli, scatole, scatolette, lattine, fusti, secchielli, bombolette, tappi e chiusure in acciaio sono i protagonisti di un percorso circolare virtuoso e senza fine: da materia prima a imballaggio, a rifiuto differenziato, raccolto e avviato al riciclo per nascere a nuova vita, all’infinito – spiega Domenico Rinaldini, Presidente di RICREA – Abbiamo voluto organizzare queste nuove giornate di sensibilizzazione per migliorare gli ottimi risultati raggiunti e informare i cittadini sulla ‘convenienza ambientale’ della raccolta differenziata degli imballaggi in acciaio”.
Negli ultimi 20 anni l’Italia ha avviato a riciclo complessivamente 5,6 milioni di tonnellate di imballaggi in acciaio, un quantitativo sufficiente per realizzare le carrozze di un treno lungo da Roma a Parigi composto da 50.700 vagoni, o 56.300 Km di binari ferroviari, pari ad oltre il doppio dell’intera linea ferroviaria italiana, con percentuali di riciclo sull’immesso al consumo che dal 2009 hanno superato quota 70%.

Nelle piazze principali delle città Capitan Acciaio sarà a disposizione per aiutare i cittadini a scoprire i vantaggi della raccolta differenziata e il valore del riciclo dell’acciaio, il materiale più riciclato in Europa. Sarà inoltre proposto il laboratorio ludico-ricreativo “RICREA il tuo giocattolo”, in cui bambini e ragazzi potranno creare il proprio giocattolo attraverso il riuso creativo degli imballaggi in acciaio; gli adulti invece potranno mettere alla prova la loro cultura sulle buone pratiche di raccolta differenziata con quiz a premi dedicati.
Maggiori informazioni su Capitan Acciaio in tour sulla pagina Facebook dedicata: facebook.com/CapitanAcciaio

Fonte: ecodallecitta.it

 

Riciclo carta dopo la stretta cinese. Montalbetti (dg Comieco): ‘Si prevede a breve una crescita con l’apertura di due nuove cartiere in Italia’

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Abbiamo chiesto al direttore generale di Comieco, Carlo Montalbetti, un commento sull’attuale situazione della filiera del riciclo della carta alla luce del mutato quadro internazionale dovuto alla stretta cinese sulle importazioni. Ecco quanto ha dichiarato Montalbetti in esclusiva ad Eco dalle Città: “L’Italia è uno dei principali paesi utilizzatrici di carta da riciclo, nel 2017 oltre  5 milioni di tonnellate (di cui  3,2 milioni derivanti dalla racconta differenziata comunale) sono state impiegate per realizzare altra carta. Inoltre  si prevede a breve una crescita con l’apertura di due nuove cartiere, a Mantova e Avezzano: la prima avrà una capacità produttiva di 500 mila tonnellate all’anno di carta riciclata, la seconda di 200 mila. L’esportazione verso i paesi asiatici, e la Cina in particolare, permette di valorizzare la carta riciclata non utilizzata in Italia (ricordiamo che la raccolta è attualmente superiore al bisogno interno). La stretta qualitativa cinese nasce da problemi legati alla carta riciclata proveniente dal Regno Unito  che ha una raccolta multimateriale della carta (assente in Italia). Le nuove norme di importazione in Cina impongono a tutti i Paesi un miglioramento della qualità:  le ripercussioni principali sono però di ordine economico, con valori della carta riciclata che scendono e incidono sull’attività degli operatori privati. Comieco – ha concluso il direttore generale – è organizzato per garantire ritiri e remunerazioni indipendenti dal mercato, sulla base dell’accordo Anci Conai quinquennale ma è altresì importante che si attivino azioni per aiutare il settore del riciclo a superare questo periodo”.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Cresce la mobilità condivisa in Italia, che rimane comunque il paese europeo con più veicoli privati ogni mille abitanti

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“La sharing mobility cresce”, spiega il direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che ha presentato i dati a Roma “eppure ci sono ulteriori ed enormi margini di crescita. L’Italia è il Paese europeo che ha più veicoli privati per mille abitanti, con la sharing si possono dimezzare”. Cresce in Italia la sharing mobility: nel triennio 2015-2017, infatti, i principali servizi di mobilità condivisa sono aumentati del 50%. Dal punto di vista territoriale, le Regioni del Sud hanno fatto registrare una crescita più forte della mobilità condivisa con un più 57% nel triennio (31%, invece, al Centro e al Nord) e Milano si conferma il fiore all’occhiello in Italia per sharing mobility. E’ quanto emerge dal Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility presentato in occasione della II Conferenza Nazionale organizzata dall’Osservatorio Nazionale della Sharing Mobility (iniziativa del ministero dell’Ambiente e della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e composto da 80 membri fra cui tutti gli operatori di sharing), in partnership con Deloitte e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, che si è svolta oggi nella Stazione Termini di Roma. A fronte di questa crescita, si legge nel Rapporto, il totale dei servizi sparsi sul territorio italiano al 31 dicembre 2017 era 357, ripartiti con una netta maggioranza nelle Regioni del nord Italia, 58% dei servizi totali, il 26% diffusi nelle Regioni del Mezzogiorno, il 15% al Centro e l’1% di servizi attivi su scala nazionale.

“La sharing mobility cresce ogni anno nel suo complesso del 40-50% in termini di cittadini che la utilizzano e numero di veicoli a disposizione”, spiega Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Eppure ci sono ulteriori ed “enormi” margini di crescita. “La nota dolente di questa crescita è che avviene solo in alcune città, sono solo 4-5 città che crescono nella sharing: sono Roma, Milano, Torino, Firenze e Bologna. Ci aspettiamo una crescita nei prossimi anni anche nelle città del Centrosud a cominciare da Napoli, Bari, Cagliari, Catania, Palermo dove è nata la sharing mobility ma ha delle grosse potenzialità – continua – Occorre aiutare la crescita e non ostacolarla: servono dei piccoli provvedimenti che aiutino gli operatori, ad esempio aiutarli a trovare spazi per i parcheggi, per le stazioni di ricarica dei veicoli elettrici”.

Anche perché, ci tiene a sottolineare, “l’Italia è il Paese che ha più veicoli privati per mille abitanti, abbiamo 700 veicoli ogni mille abitanti, il record negativo europeo, con la sharing si può arrivare alla metà, ridurre del 50% i veicoli privati e vivere meglio nelle nostre città”.

Stando al report, in Italia i servizi che hanno avuto maggiore diffusione nell’ultimo anno sono il bike sharing, il car sharing, ma anche il car pooling, lo scooter sharing e il bus sharing, oltre alle nuove app, che in un’unica piattaforma permettono di prenotare e acquistare tutta la sharing mobility a disposizione nelle città italiane. Un successo confermato dai numeri che negli ultimi anni sono lievitati, arrivando a circa 40mila biciclette offerte in bike sharing in 265 Comuni, circa 8.000 auto in car sharing per 1.077.589 utenti, nelle due formule free floating (l’auto che si preleva e si lascia ovunque) e station-based (si preleva e lascia in appositi spazi) e a circa 2,5 milioni di utenti per il car pooling extraurbano. Continua inoltre a salire il numero di veicoli a zero emissioni, è elettrico infatti il 27% degli scooter e delle auto condivise che circolano nelle città italiane.

“La mobilità condivisa – afferma il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – è uno dei comparti trainanti di quella rivoluzione della sostenibilità dei trasporti urbani che è essenziale per assicurare standard di qualità dell’ambiente e della vita nelle città. I trasporti incidono infatti in maniera significativa sull’inquinamento atmosferico urbano che, soprattutto nella Pianura Padana, segna ancora ripetuti superamenti delle soglie imposte dalle norme nazionali ed europee. Ma il traffico è anche uno dei principali fattori di stress della vita in città. Condividere mezzi, tragitti, viaggi, spostamenti casa-lavoro è un modo concreto e anche ‘sociale’ per aiutare le città ad essere più a misura di essere umano. Il ministero in questi anni ha finanziato progetti di 573 interventi per 625 milioni in favore di 169 Enti locali in materia di mobilità sostenibile e nell’ultimo anno ha promosso e finanziato oltre 80 progetti per gli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola presentati dai Comuni italiani. E’ questa la direzione giusta per un’Italia migliore e più green”.

“La mobilità passeggeri – sottolinea Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile – è eminentemente un fenomeno urbano, e gran parte degli spostamenti avviene in città. Questo significa anche che gli impatti negativi della mobilità si riscontrano nelle nostre città, dove vi è il maggior numero di persone esposte. È però proprio in città che ci sono le maggiori opportunità perché il modello di mobilità individuale venga messo in discussione da quello basato sui servizi condivisi e pubblici. Perché ciò accada serve che la mobilità condivisa conquisti spazio e lo tolga all’uso dell’auto privata”.

Fonte: ecodallecitta.it

Cresce la domanda di elettricità in Italia, a febbraio +4,2%. Eolico e idroelettrico fanno da traino

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A febbraio cresce la richiesta di energia elettrica degli italiani ma il sistema di produzione rimane incentrato sui combustibili fossili nonostante le rinnovabili dimostrano di poter coprire fino al 33% della domanda. Nel mese di febbraio 2018, secondo quanto rilevato da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, la domanda di elettricità in Italia è stata di 26,3 miliardi di kWh, in aumento del 4,2% rispetto ai volumi dello stesso mese del 2017. La performance della domanda ha risentito dell’effetto temperatura: quest’anno, infatti, febbraio – a parità di calendario (20 giorni lavorativi) – ha fatto registrare una temperatura media mensile inferiore di quasi tre gradi centigradi rispetto a febbraio del 2017.

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La domanda del primo bimestre del 2018 è in crescita dello 0,5% rispetto al corrispondente periodo del 2017. A parità di calendario il valore è +0,2%. A livello territoriale, la variazione tendenziale di febbraio 2018 è stata ovunque positiva: +3,9% sia al Nord che al Centro e +5% al Sud. In termini congiunturali, il valore destagionalizzato della domanda elettrica di febbraio 2018 ha fatto registrare una variazione positiva rispetto al mese precedente (+2,9%). Il profilo del trend si porta su un andamento crescente.389268_3

Nel mese di febbraio 2018 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’83,3% con produzione nazionale e per la quota restante (16,7%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (22,1 miliardi di kWh) è diminuita dello 0,8% rispetto a febbraio 2017. Sono in aumento le fonti di produzione idrica (+15,9%) ed eolica (+11,2%); in flessione le fonti geotermica (-1,8%), termica (-3,3%) e fotovoltaica (-11,8%).
La potenza massima richiesta a febbraio 2018 è stata di 54.697 MW, registrata il giorno mercoledì 28 alle ore 11 e risulta superiore del 6,5% al valore registrato alla punta di febbraio 2017. Il dato è correlato prevalentemente all’ondata di freddo intenso registrata negli ultimi giorni del mese.

A questo link è possibile leggere il Rapporto del mese di febbraio 2018

 

Fonte: Terna

ReStartAlp, un bando per aiutare chi vuole tornare in montagna

Le fondazioni Garrone e Cariplo lanciano l’edizione 2018 di ReStartAlp, un bando rivolto ai giovani con idee imprenditoriali innovative capaci di riattivare il territorio alpino. Per presentare i progetti c’è tempo fino al 16 aprile. In palio un campus residenziale di formazione e premi per 60mila euro. Per il terzo anno consecutivo Fondazione Garrone e Fondazione Cariplo propongono ReStartAlp, un campus gratuito di incubazione e accelerazione di impresa del territorio alpino italiano rivolto agli aspiranti giovani imprenditori nelle filiere produttive tipiche della montagna: agricoltura, gestione forestale, allevamento e agroalimentare, artigianato, turismo e cultura.ReStartAlp_foto

La call, che sarà aperta fino al 16 aprile, fa parte del programma AttivAree, dedicato alla rinascita delle aree interne e – da parte di Fondazione Edoardo Garrone – in continuità strategica con i campus ReStartApp che promuovono impresa giovanile in ambito appenninico. Il progetto, giunto alla sua terza edizione, è dedicato a giovani under 35 che hanno un’idea imprenditoriale o una startup nelle filiere produttive delle Alpi, in particolare agricoltura, gestione forestale, allevamento e agroalimentare, artigianato, turismo e cultura. L’obiettivo è quello di promuovere una vera e propria cultura dello sviluppo delle terre alte italiane e una nuova “economia della montagna italiana”, offrendo un concreto sostegno alle giovani imprese montane del territorio nazionale e dando sempre maggiore impulso ai green jobs. Per farlo, verranno messi a disposizione 15 posti per ragazzi sotto i 35 anni con idee imprenditoriali innovative ed ecologiche, ma soprattutto in gradi di riattivare le connessioni vitali della montagna. I giovani imprenditori selezionati potranno partecipare a un campus residenziale gratuito che si svolgerà dal 18 giugno al 28 settembre 2018 a Premia, nella provincia del Verbano Cusio Ossola, sulle Alpi Nord-Occidentali. In 10 settimane si concentra un programma formativo estremamente concreto, ricco e articolato, tra didattica frontale, laboratorio di creazione d’impresa, testimonianze di casi di successo, esperienze sul campo e visite a realtà produttive e destinazioni montane di particolare interesse per i modelli imprenditoriali o di valorizzazione territoriale adottati. Nel percorso, i partecipanti saranno affiancati da un team qualificato di docenti, esperti e professionisti dei principali settori dell’economia alpina. Per agevolare l’avvio dei tre migliori progetti d’impresa elaborati nell’ambito del Campus, la Fondazione Edoardo Garrone metterà inoltre a disposizione premi per un totale di 60mila euro. Grazie al contributo dei partner, ulteriori incentivi sono previsti per favorire la realizzazione delle idee d’impresa. Ai più meritevoli inoltre, la Fondazione Garrone dedicherà un servizio di consulenza gratuito post Campus per un anno, in tema economia e finanza d’impresa, strategia e organizzazione aziendale, fiscalità e tributi, fundraising e partecipazione a bandi, marketing e comunicazione.ReStartAlp-2017

Se volete tastare con mano le potenzialità di questa iniziativa, siete invitati a partecipare alla premiazione dei tre migliori progetti selezionati durante l’edizione dello scorso anno di ReStartAlp. L’evento, moderato dal giornalista Luca Martinelli, si terrà giovedì 22 marzo a Milano a partire dalle ore 10.30 presso lo Spazio Open, in Via Monte Nero 6. Per approfondire i temi della rivitalizzazione e della riqualificazione delle terre alte italiane attraverso iniziative di sostegno alle progettualità dei giovani, porteranno la propria esperienza quattro imprenditori attivi nelle aree interne del nostro Paese: Bruno Bossini, fondatore de La malga va in città e manager di rete di AttivAree Valli Resilienti; Carlo Fenaroli, vice presidente del Consorzio Cascina Clarabella, partner del progetto AttivAree Valli Resilienti; Federico Rial, socio fondatore di Paysage à Manger e partecipante all’edizione 2016 di ReStartAlp; Enrico Togni Rebaioli, viticoltore di montagna. A conferma dello straordinario potenziale delle aree interne, vero e proprio laboratorio di innovazione sociale, interverrà infine Filippo Tantillo, coordinatore scientifico del team di supporto al Comitato Nazionale per le Aree Interne.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/03/restartalp-bando-aiutare-tornare-in-montagna/