Coldiretti: 300mila visitatori a Cibi d’Italia 2013. L’incontro sulle cascine di Milano

Grande successo della 3 giorni milanese di Cibi d’Italia, organizzata da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica, dal 3 al 5 maggio, al Castello Sforzesco di Milano. Decine di migliaia i visitatori agli stand di aziende agricole, produttori locali agro-alimentari, agriturismi. L’incontro col Comune e l’Associazione Cascine Milano sui casolari agricoli pubblici da recuperare e la loro funzione cruciale per Expo 2015download

In trecentomila per Cibi d’Italia, prova generale per l’Expo 2015, l’evento organizzato quest’anno a Milano. Questi i numeri comunicati da Coldiretti. “Dentro questa iniziativa c’è un’idea di modello di sviluppo diverso per il Paese che possiamo percorrere tutti, ed è ciò che dobbiamo raccontare a Expo 2015, questa straordinaria Italia che c’è”. Lo ha sottolineato, il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nel corso del suo intervento a Cibi d’Italia, la manifestazione promossa con Fondazione Campagna Amica al Castello Sforzesco di Milano. Una tre-giorni di iniziative che ha visto la partecipazione di oltre trecentomila visitatori, assieme a centocinquanta aziende accreditate ma che, soprattutto, ha rappresentato una prova generale in vista dell’Expo 2015, il grande evento internazionale in programma nel capoluogo lombardo nel quale, ha puntualizzato Marini “dopo il percorso che abbiamo fatto fare all’agricoltura italiana pensiamo di dovere e potere avere un ruolo da protagonisti”.  “Se anche gli altri settori dell’economia iniziassero a recuperare da quello che abbiamo di unico ed esclusivo e, pertanto, inimitabile, e su quello costruissero una traiettoria di futuro – ha aggiunto Marini -, questa sarebbe l’Italia che si proietta nel mondo,un’Italia che fa leva e perno sul territorio e lì trova la risorse”. Ma, secondo Marini, l’Expo 2015 può rappresentare l’occasione anche per raccontare“tutte le contraddizioni che stanno intorno al cibo, che è un bene comune,contraddizioni globali che ci dovrebbero fare indignare, poiché non è più accettabile che il cibo sia considerata una merce come un’altra”.

Fonte: eco dalle città

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