Vacanze in agriturismo: per 3,5 milioni di italiani le ferie sono green

Sono 3,5 milioni gli italiani che hanno scelto di trascorrere le vacanze nelle strutture agrituristiche. Un boom trainato dalla voglia di natura e di cibi sani e a km zeroP6235432-586x330

Tre milioni e mezzo di italiani trascorreranno le vacanze nelle ventimila strutture agrituristiche del nostro Paese. Un dato che conferma i trend espressi nelle ultime “sessioni” vacanziere, quelle delle festività natalizi, pasquali e dei ponti di primavera. Il dato emerge da un’analisi di Coldiretti sulla base di un sondaggio IPR Marketing che mette in luce come, dopo una primavera bersagliata dal maltempo, le prospettive per l’estate siano buone più grazie all’arrivo degli stranieri che agli italiani che faranno più mordi e fuggi o rinunceranno del tutto alle vacanze a causa delle crisi. Sarà un’estate all’insegna delle novità con le agri-ludoteche, i baby-orti, le lezioni di inglese sul prato, il teatro contadino, le agri-colonie, le letture nel bosco e la tree therapy, la tecnica antistress consistente nell’abbracciare gli alberi. Se l’attività preferita dai turisti che frequentano le strutture ricettive agricole è la passeggiata alla scoperta del territorio, il cibo segue a ruota: la possibilità di assaporare la produzione di frutta, ortaggi, mieli, marmellate, dolci e vini prodotti a km zero diventa, sempre di più, una potente attrazione. Per il 94% degli ospiti è importante che il cibo sia veramente prodotto nei luoghi in cui viene lavorato, cucinato e consumato. Il 44% degli italiani è stato in un agriturismo negli ultimi 5 anni, spinto dall’ottimo rapporto qualità/prezzo (30%), dalla tranquillità che questi luoghi garantiscono (23%) e dal contatto con la natura (21%). Quasi la metà degli italiani (46%) sceglie su internet in quale agriturismo soggiornare (i siti di riferimento sono quelli di Terra Nostra e Campagna Amica), mentre il 32% si affida ai consigli di parenti e amici e soltanto il 9% arrivando sul posto.

Fonte: Coldiretti

 

Coldiretti: 300mila visitatori a Cibi d’Italia 2013. L’incontro sulle cascine di Milano

Grande successo della 3 giorni milanese di Cibi d’Italia, organizzata da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica, dal 3 al 5 maggio, al Castello Sforzesco di Milano. Decine di migliaia i visitatori agli stand di aziende agricole, produttori locali agro-alimentari, agriturismi. L’incontro col Comune e l’Associazione Cascine Milano sui casolari agricoli pubblici da recuperare e la loro funzione cruciale per Expo 2015download

In trecentomila per Cibi d’Italia, prova generale per l’Expo 2015, l’evento organizzato quest’anno a Milano. Questi i numeri comunicati da Coldiretti. “Dentro questa iniziativa c’è un’idea di modello di sviluppo diverso per il Paese che possiamo percorrere tutti, ed è ciò che dobbiamo raccontare a Expo 2015, questa straordinaria Italia che c’è”. Lo ha sottolineato, il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nel corso del suo intervento a Cibi d’Italia, la manifestazione promossa con Fondazione Campagna Amica al Castello Sforzesco di Milano. Una tre-giorni di iniziative che ha visto la partecipazione di oltre trecentomila visitatori, assieme a centocinquanta aziende accreditate ma che, soprattutto, ha rappresentato una prova generale in vista dell’Expo 2015, il grande evento internazionale in programma nel capoluogo lombardo nel quale, ha puntualizzato Marini “dopo il percorso che abbiamo fatto fare all’agricoltura italiana pensiamo di dovere e potere avere un ruolo da protagonisti”.  “Se anche gli altri settori dell’economia iniziassero a recuperare da quello che abbiamo di unico ed esclusivo e, pertanto, inimitabile, e su quello costruissero una traiettoria di futuro – ha aggiunto Marini -, questa sarebbe l’Italia che si proietta nel mondo,un’Italia che fa leva e perno sul territorio e lì trova la risorse”. Ma, secondo Marini, l’Expo 2015 può rappresentare l’occasione anche per raccontare“tutte le contraddizioni che stanno intorno al cibo, che è un bene comune,contraddizioni globali che ci dovrebbero fare indignare, poiché non è più accettabile che il cibo sia considerata una merce come un’altra”.

Fonte: eco dalle città