Olio extravergine d’oliva: cosa cambia dal 1° luglio 2016

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A partire dal 1° luglio 2016 sarà illegale mettere sulle bottiglie di olio extravergine d’oliva simboli che richiamano l’italianità se il prodotto non è stato ottenuto da olive coltivate su territorio nazionale. A cambiare le regole è il decreto 103/2016 del Ministero delle politiche agricole, fortemente sostenuto da Coldiretti, che è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. Si tratta, naturalmente, di un passo in avanti sia per la tutela dell’olio d’oliva, sia per quanto concerne una maggiore difesa dei consumatori e dei produttori. I produttori che riporteranno “segni, figure o illustrazioni che possono evocare un’origine geografica diversa da quella indicata in etichetta” verranno sanzionati. Insomma se in etichetta verrà segnalata la provenienza delle olive da Tunisia o Spagna non si potrà evocare il “made in Italy”. Per la prima volta viene sanzionato ilCountry sounding ovvero il fatto che sulla confezione vengano posti segni che richiamano un’origine geografica diversa da quella indicata in etichetta. La norma consente di punire i comportamenti di concorrenza sleale messi in atto da tutti i marchi registrati in Italia successivamente al 31 dicembre 1998 o in Europa al 31 maggio 2002.

Fonte:  Coldiretti

 

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Spreco alimentare: una legge per combatterlo

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È di 12,5 miliardi di euro l’ammontare degli sprechi alimentari in Italia. Il 54% viene perso al consumo, il 21% nella ristorazione, il 15% nella distribuzione commerciale, l’8% in agricoltura e il 2% durante la trasformazione. La nuova legge contro gli sprechi alimentari al vaglio della Camera viene giudicata positivamente da Coldiretti che plaude all’obiettivo di ridurre gli sprechi alimentari di un milione di tonnellate. Si tratta di un target raggiungibile anche perché – secondo un’indagine – il 53% degli italiani ritiene che il contenimento degli sprechi alimentari dipenda soprattutto dalle scelte dei consumatori, mentre il 46% sostiene che questi possano essere combattuti con una migliore pianificazione della spesa. Sempre secondo i dati in possesso di Coldiretti, ogni italiano butta circa 76 chili di cibo ogni anno. Compito della legge al vaglio del parlamento è contrastare questo fenomeno da una parte con l’educazione, facendo crescere la consapevolezza dell’entità di un simile fenomeno, dall’altra semplificando le donazioni per le aziende e quelle dirette agli indigenti. Il Parlamento francese ha approvato una serie di misure contro lo spreco dei cibo, ora tocca all’Italia fare qualcosa anche perché i Paesi dell’Unione Europea hanno sottoscritto un impegno per dimezzare lo spreco alimentare da oggi (100 milioni di tonnellate all’anno) al 2030, con una riduzione in ognuno degli step della filiera, dal campo alla tavola.

Fonte:  Coldiretti

 

Coldiretti chiede l’abbattimento delle nutrie

Alle attività delle nutrie vengono attribuiti danni per 4,5 milioni di euron tria

Coldiretti Emilia Romagna chiede che riparta al più presto il piano regionale di abbattimento delle nutrie, questo dopo che la pubblicazione del Collegato ambientale della Legge di stabilità consente di ricorrere ai piani di contenimento delle Regioni con le stesse modalità previste per la fauna selvatica (i cinghiali per esempio). Coldiretti specifica che fra il 2003 e il 2014 le nutrie hanno fatto all’agricoltura danni per 2,5 milioni di euro, ai quali si aggiungono 2 milioni di euro per danni a canali e strutture. Dopo che le nutrie sono state declassificate a specie infestante la lotta a questi animali è passata dal livello regionale a quello comunale, ostacolando i piani di abbattimento.
Le nutrie sono presenti in un’area di un milione di ettari, circa la metà della superficie regionale totale:

“È necessario ripartire con un piano di eradicazione adeguato per liberare fiumi, canali e campagne. Oltre ai danni all’agricoltura, che non vengono più risarciti da quando è stata classificata come specie infestante, la nutria è dannosa anche per la biodiversità perché fa sparire altre specie animali”,

conclude il presidente regionale Mauro Tonello. Intanto l’assessore regionale all’Agricoltura, caccia e pesca, Simona Caselli, fa sapere che si sta lavorando alla“redazione del Piano regionale per il contenimento delle nutrie sul territorio emiliano-romagnolo”, uno strumento con il quale sarà possibile “operare in modo organico e omogeneo, ovviando alle inevitabili difficoltà operative riscontrate specialmente dai piccoli Comuni”.

Le nutrie non sono una specie autoctona ma furono importate all’inizio del Novecento per essere impiegate nella produzione del cosiddetto “castorino”. Una volta passato di moda l’utilizzo di questo tipo di pellicce gli animali sono proliferati nel Nord Italia. Nel novembre 2013 la Provincia di Cremona è arrivata addirittura a offrire munizioni gratuite ai cacciatori pur di limitarne la proliferazione nelle campagne della zona.

Fonte:  Ansa 

Si spende più per la frutta e la verdura che per la carne

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Per la prima volta da quando vengono effettuati i rilevamenti sulla tipologia di spesa alimentare delle famiglie italiane, la quota di budget riservata a frutta e verdura ha superato quella per la carne. Secondo l’analisi compiuta da Coldiretti, sulla base dei dati Istat relativi all’ultimo quindicennio, si tratta della prima volta che questo accade dall’inizio di questo secolo. Frutta e verdura rappresentano ora il 23% del budget che le famiglie riservano all’alimentazione per un importo di 99,5 euro al mese contro i 97 euro della carne che incide per il 22% del totale e perde, per la prima volta, il primato. L’affermazione dell’ortofrutta nella dieta degli italiani ha permesso all’Italia – come ha sottolineato Coldiretti in un incontro svoltosi all’Expo – di mantenere la leadership continentale del settore con un fatturato complessivo di 13 miliardi di euro distribuito su con 236.240 aziende che producono frutta, 121.521 che producono ortaggi, 79.589 patate e 35.426 legumi secchi”. E non solo, sono sempre di più le persone che praticano il fai da te coltivando sulle proprie terrazze, negli orti privati e pubblici lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini, zucchine, melanzane, ma anche di piselli, fagioli fave e ceci da raccogliere all’occorrenza.

Fonte:  Coldiretti 

Coldiretti, furto di angurie nuovo business della criminalità

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Con il caldo e l’incremento della richiesta di uno dei frutti più freschi e reidratanti della stagione, la criminalità ha dato vita a un nuovo business fraudolento, il furto di angurie. Il pesante e redditizio frutto estivo viene portato via dai campi, con i camion, e dalle serre, con danni ingenti per le strutture. Coldiretti ha lanciato l’allarme allertando le prefetture delle zone maggiormente colpite dal fenomeno. È soprattutto il grande caldo ad avere suscitato l’interesse per questo frutto e Coldiretti avverte i consumatori consigliando loro di rivolgersi agli agricoltori nelle fattorie o ai contadini che partecipano ai mercatini di Campagna Amica. In seguito ai fenomeni sono stati chiesti maggiori pattugliamenti nelle zone rurali, con una più massiccia presenza delle forze dell’ordine nelle campagne. Il fenomeno dei furti in campagna è in preoccupante aumento con bande di malviventi che rubano di tutto, dalla frutta alla verdura, dalle piante al carburante, dagli attrezzi agricoli ai trattori.

Fonte:  Coldiretti

Frodi alimentari quasi quadruplicate dall’inizio della crisi

Due italiani su tre ammettono di essere preoccupati per la salubrità dei cibi e chiede un inasprimento delle pene per chi commette frodi alimentari. La crisi ha fatto esplodere il fenomeno delle frodi alimentari. Coldiretti ha condotto un’indagine in base ai dati raccolti dai carabinieri dei Nas sulle frodi alimentari rilevate nei primi nove mesi dell’anno dal 2008 al 2014. Non si tratta di una scelta causale, visto che la crisi, in Italia, arrivò proprio nell’ottobre 2008. Ebbene in sei anni, dal 2008 la 2014, le frodi scoperte dai Nas hanno subito un incremento del 277%. Dai cibi scaduti a quelli etichettati in maniera fraudolenta, dai cibi low cost a quelli in cattive condizioni igienico-sanitarie o privi di tracciabilità, il cibo italiano, in virtù della sua qualità unanimemente riconosciuta, fornisce ampi margini di guadagno a chi decide di sfruttarne la fama in maniera illegale.La crisi, con la conseguente esigenza, per molte famiglie, di un contenimento della spesa ha favorito questo tipo di reati che, secondo Coldiretti, sono

particolarmente odiosi perché si fondano sull’inganno nei confronti di quanti, per la ridotta capacità di spesa, sono costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti.

Secondo un’indagine di Coldiretti/Ixè, due italiani su tre (il 65%) ha paura a tavola perché ritiene che la crisi abbia fatto aumentare i rischi alimentari, mentre il 2% degli intervistati dichiara di esserne stato vittima. Di fronte al moltiplicarsi dei casi di frode e contraffazione alimentare, quasi due italiani su tre (il 57%) chiedono che venga sancita la sospensione dell’attività.72551783-586x387

Fonte:  Coldiretti

© Foto Getty Images

Olio, il finto “made in Italy” con il sistema delle fatture false

Parassiti e mosca olearia decimano la produzione e gli olivicultori acquistano da Turchia e Tunisia le olive per far quadrare i bilanci. La siccità e la mosca olearia hanno reso più povera la stagione degli olivicultori e alcuni di loro si sono organizzati per mantenere inalterati o quantomeno vicini agli standard i quantitativi della loro produzione. Come? Con un sistema di false fatturazioni che, secondo quanto affermato da Coldiretti, permetterebbe agli olivicultori di Calabria e Puglia di raddoppiare la propria produzione con olio proveniente dalla Tunisia o dalla Turchia. A ogni quintale prodotto sulla carta in Italia, ne corrisponde altrettanto prodotto altrove, nel migliore dei casi d’oliva, nel peggiore con semi o con le sanse ovverosia gli scarti. Il documento contabile procurato di frodo trasformo l’olio cattivo e di bassa qualità in olio “made in Italy”, con la maggiorazione di prezzo e la migliore spendibilità nell’export che ciò comporta. I parassiti come la mosca olearia e la siccità hanno decimato la produzione: se la media del raccolto annuo è di sei milioni di quintali, quest’anno si è a malapena raggiunto il milione di quintali. Puglia e Calabria sono, rispettivamente, la prima e la seconda regione come superficie coltivata a ulivi. L’olio “taroccato” fa dei giri enormi e dopo che le olive turche sono state lavorate, imbottigliate ed etichettate ripartono per i mercati americani e europei con la dicitura “made in Italy”.

La questione fondamentale è che la olivicultura in Italia è concorrente di paesi più poveri del nostro che lavorano a costi molto più bassi. Noi quindi non siamo competitivi e viviamo una situazione di crisi endemica. Gli olivicultori che in anni passati hanno truffato con le integrazioni della Comunità europea, adesso che le condizioni sono più restrittive nei controlli visto che c’è maggiore tracciabilità, usano questo altro metodo per far quadrare i conti delle aziende,

spiega il marchese Pierluigi Taccone, a capo dell’azienda agricola Acton di Leporano, 300 ettari nella piana di Gioia Tauro.72551783-586x387

Fonte:  Repubblica

© Foto Getty Images –

La terra chiama. Ecco come avviare un’azienda agricola

Sempre più giovani decidono di tornare alla terra. La crisi che pesa, le prospettive sempre meno legate a carriere improbabili, la riscoperta di valori e tempi che non siano più “usa e getta”: tutto questo sta portando ad una nuova generazione di gente “con i piedi per terra”. Allora, ecco qualche consiglio per chi volesse raccogliere la sfida.come_avviare_un_azienda_agricola

Ad accompagnarci in questo viaggio è Maria Letizia Gardoni, delegata nazionale Coldiretti Giovani Impresa. E’ a lei che abbiamo chiesto di fornire suggerimenti e consigli per chi voglia oggi pensare il proprio futuro legato alla terra.

Quali i presupposti e quali i primi passi?

«Per far nascere una impresa è prima di tutto prioritario avere un’idea intorno alla quale sviluppare un progetto senza fermarsi alla semplice visione bucolica. E senza accontentarsi delle ipotesi più tradizionali, ma considerando l’ampio spettro di opportunità offerte dal settore che, grazie allo strumento della multifunzionalità, ha esteso le sue competenze dalla produzione alla trasformazione e vendita di prodotti alimentari, dalla manifattura agricola fino all’offerta di servizi alle scuole come le fattorie didattiche, ma anche alle pubbliche amministrazioni per la cura del verde. E’ consigliabile, inoltre, confrontarsi con chi ha già fatto esperienze simili, visitando direttamente le aziende in Italia e in Europa; questo contribuisce a focalizzare l’idea e ad individuare le migliori soluzioni. Dopo aver verificato la tenuta dell’idea e averla trasferita in un progetto concreto con la collaborazione di esperti, vanno individuate le opportunità concrete che ci sono sul mercato in termini di località, aziende e professionalità. Non è raro trovare occasioni di acquisto soprattutto nelle aree interne o di montagna dove l’attività di coltivazione e di allevamento è più difficile, ma si possono cogliere opportunità per il turismo rurale. Inoltre occorre verificare le alternative dell’acquisto, dell’affitto o della semplice gestione aziendale considerato che sono molti gli agricoltori anziani che non hanno intenzione di cedere la propria azienda, ma sarebbero disponibili a collaborazioni. Verificare le eventuali ipotesi di dismissioni di terreni pubblici da parte delle autorità pubbliche. Successivamente, una volta individuato il fabbisogno finanziario complessivo, soprattutto per i giovani sotto i 40 anni di età, occorre appurare l’esistenza di agevolazioni per lo specifico progetto considerato. Le agevolazioni per la maggioranza sono di natura comunitaria e vengono erogate attraverso le regioni con la consulenza dei centri Caa avviati anche dalla Coldiretti. Per l’acquisto della terra alcune banche offrono condizioni specifiche anche grazie ad accordi con il Consorzio fidi Creditagri Italia, promosso dalla Coldiretti per la ricerca delle migliori condizioni di accesso al credito e che ha già garantito circa 300 milioni di euro di investimenti proprio a favore dei giovani agricoltori.  Dal punto di vista burocratico sono tre i passaggi fondamentali: apertura di una Partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate, iscrizione al Registro delle imprese, sezione speciale Agricoltura, presso la competente Camera di Commercio e iscrizione e dichiarazione presso l’Inps. Una formazione di base in campo agricolo è importante, ma non decisiva anche perché sono numerosi i corsi di formazione professionale organizzati a livello regionale per acquisire competenze e avere la qualifica di imprenditore agricolo dal punto di vista fiscale».

Quali sono, indicativamente, i costi da affrontare?

«Tutto dipende dal progetto imprenditoriale che si vuole sviluppare. Lo strumento produttivo principale è la terra ed oggi il suo costo è elevato, soprattutto per i giovani che si affacciano all’impresa agricola come prima esperienza lavorativa, per chi non ha garanzie familiari sufficienti e per chi è uno startupper. Questo è dovuto ad una scarsità di terreno disponibile sul territorio nazionale per via della cementificazione selvaggia, per gli utilizzi impropri per colture no-food, per impianti fotovoltaici o di biogas da rifiuti industriali. Inoltre il costo della terra varia da zona a zona in virtù delle specificità produttive territoriali e della morfologia. Questo però non è un ostacolo insormontabile, sia perché esistono strumenti finanziari che agevolano l’investimento sia perché è erroneo pensare che la sostenibilità economica di un’attività agricola sia direttamente proporzionale alla superficie aziendale. Quello che conta è saper generare il maggior valore aggiunto per ettaro e questo si ottiene puntando sulla diversificazione della produzione, sulla multifunzionalità, sulla vendita diretta, sulle produzioni di eccellenza. Esistono tante realtà positive di giovani imprenditori agricoli che hanno fondato e conducono aziende di tutto rispetto su appena 6mila metri quadri di terra».

Esiste un percorso specifico per chi vuole dedicarsi al biologico?

«Per il settore biologico, tra i regolamenti dell’UE che permettono agli operatori nel campo dell’agricoltura biologica di avere aiuti finanziari c’è il Reg.2328/91 ed è accessibile a tutte le aziende agricole per il miglioramento delle strutture. Esistono anche interventi specifici per aziende in zone svantaggiate e per l’istituzione di associazioni agricole. L’applicazione di tali regolamenti è rimandata alla legislazione dei singoli Paesi e, per quanto riguarda l’Italia, sono le Regioni a stabilirne le modalità. In generale, comunque, gli ultimi orientamenti della PAC sono stati guidati da una maggiore consapevolezza circa la necessità di una sostenibilità ambientale che ha contribuito ad assegnare all’agricoltura biologica un ruolo di primo piano nelle strategie di sviluppo. Ci tengo a ricordare che l’Italia è al primo posto nella classifica europea per numero di operatori biologici nel comparto agricolo: questo è un buon dato che testimonia la nostra continua attenzione per la sicurezza alimentare e per la tutela della biodiversità. Con questo però non voglio screditare l’agricoltura convenzionale che in Italia segue i disciplinari più rigidi e restrittivi a livello mondiale, seguendo delle norme ferree volte a regolare l’utilizzo dei prodotti di sintesi».

Ci sono sostegni europei?

«I sostegni europei rappresentano di certo importanti incentivi per la conduzione quotidiana dell’attività, soprattutto perché vengono vissuti ed interpretati come un’integrazione al reddito; quel reddito agricolo che in alcune situazioni oggi è ancora troppo basso e inappropriato rispetto alla grande valenza economica e sociale che risiede nella figura dell’agricoltore. Detto questo, credo che sia scorretto impostare la propria attività imprenditoriale solo in funzione degli aiuti comunitari, che probabilmente un giorno potranno subire una diminuzione in termini di valore. Così come in altri settori, la capacità imprenditoriale e l’idea progettuale sono le variabili fondamentali per garantire la sostenibilità economica dell’impresa».

Si può far conto su canali alternativi alla grande distribuzione per la vendita dei prodotti?

«I canali di vendita alternativi alla grande distribuzione rappresentano una grande opportunità per recuperare da una parte il valore del prodotto che rimane in mano all’agricoltore e che altrimenti andrebbe smarrito nei lunghi passaggi di mano delle filiere lunghe, dall’altro per garantire qualità e sicurezza al consumatore finale. Un esempio lampante di questo cambio di approccio alla vendita è rappresentato dai mercati di Campagna Amica che presente in quasi 2 mila comuni italiani ha generato 10 mila posti di lavoro coinvolgendo circa 8 mila imprese agricole. Solo nell’ultimo anno, hanno accolto più di 15 milioni di cittadini che sono sempre più consapevoli del ritorno economico e di salute che si guadagna consumando prodotti locali, rigorosamente Made in Italy e che provengono direttamente dai campi coltivati del proprio territorio. E’ per questo che i nuovi canali di vendita rappresentano una fonte di sviluppo per l’economia locale, per l’occupazione, e per una nuova socialità».

 

Fonte: ilcambiamento.it

Inquinamento, arriva l’accordo Salva-stalle

I Ministeri dell’Agricoltura e dell’Ambiente hanno siglato con Coldiretti un nuovo protocollo che definisce le zone vulnerabili ai nitrati106_milk-586x439

Un nuovo protocollo per definire le zone vulnerabili ai nitrati è stato siglato dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo e dai ministri dell’Agricoltura, Maurizio Martina, e dell’Ambiente,Gian Luca Galletti, nell’ambito del forum “Made in Italy dopo Expo 2015” promosso dal presidente della Coldiretti Lombardia, Ettore Prandini. Come dimostrano molteplici casi di cronaca, i rifiuti organici degli allevamenti possono diventare un problema di difficile risoluzione per le zone nelle quali vi è un’alta densità di allevamenti. Nelle zone vulnerabili ai nitrati, dove vengono rilasciati composti azotati in acque che risultano già inquinate o potrebbero diventarlo in conseguenza di tali scarichi, è attivo dall’11 novembre il divieto invernale di spandimento degli effluenti zootecnici (liquami, letame e simili), dei concimi azotati e degli ammendamenti organici, un divieto che sarà prolungato fino all’8 febbraio 2015 e che è rivolto alle aziende agricole di qualsiasi dimensione e indirizzo. In Italia le zone cosiddette vulnerabili corrispondono a circa 4 milioni di ettari che si concentrano nelle aree di pianura e rappresentano il 31,8% della superficie agricola utilizzabile secondo una mappa vecchia di vent’anni che rischiava di rendere fuorilegge numerosi allevamenti di Veneto, Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Il protocollo sottoscritto da Coldiretti e dai ministeri di Agricoltura e Ambiente prevede che, entro 45 giorni, il governo emetta un decreto per ridefinire le zone vulnerabili, dopo il quale le Regioni avranno 30 giorni per disegnare una nuova mappa di gestione degli effluenti da allevamento. Una delle novità è rappresentata dal fatto che la nuova classificazione terrà conto dei carichi contaminanti derivanti da fonti di criticità non agricole. Per il presidente di Coldiretti Moncalvo si tratta di un vero e proprio salvataggio della filiera dell’allevamento nazionale, una condicio sine qua non per “assicurare la produzione di salumi e formaggi Made in Italy”.

 

Fonte:  Tekneco
© Foto Getty Images

Oscar Green 2014, ecco i 7 vincitori del premio di Coldiretti

Coldiretti ha assegnato 7 Oscar Green a altrettanti giovani agricoltori che hanno sviluppato soluzioni intelligenti che puntano alla sostenibilità ambientale. Oscar Green 2014 quest’anno ha premiato 7 soluzioni intelligenti e rispettose dell’ambiente. Il consueto appuntamento di Coldiretti dunque è stata anche l’occasione per evidenziare, attraverso il Premio Oscar Green, come i giovani agricoltori italiani siano assolutamente al passo con i tempi rispetto all’innovazione e alle soluzioni smart. Ecco dunque premiate idee come le api sentinelle o le chips di pane, o ancora l’afrodisiaco dei Maya che si propongono già come prodotti innovatovi anti crisi.  Ma ecco nel dettaglio i vincitori degli Oscar Green 2014.coldiretti-oscar-green-620x350

Coltivare microalghe

Questo progetto si è aggiudicato l’Oscar Green 2014 nella categoria Ideando. Arriva dal Veneto e l’ideatore è Matteo Castioni che ha progettato la coltivazione di microalghe Spiruline e Haematococcus usate per la cosmetica, o come integratori e ricostituenti nelle diete ipocaloriche perché particolarmente ricche di proteine sali minerali e antiossidanti naturali. Le microalghe sono usate però anche in agricoltura grazie alla ottima resa come fertilizzanti naturali: con soli 5 grammi di microalghe si fertilizza un ettaro di terreno. Matteo ora progetterà impianti per la produzione casalinga di microalghe.

Le chips di pane ai mille sapori

Per la Categoria Esportare il territorio, ha conquistato l’Oscar Green 2014 l’idea di Domenico D’Ambrosio che ha proposto sottili sfoglie di pane, le chips appunto, aromatizzate ai mille sapori mediterranei: dall’olio d’oliva extravergine al formaggio. Queste panatine di grano, una sottilissima sfoglia di semola di grano duro, sono altamente digeribili. Queste chips saranno presto esportate negli Stati Uniti.

La canapa, stupefacente in cucina

Psquale Polosa si aggiudica l’Oscar Green 2014 nella categoria Stile e cultura d’impresa. Ebbene dai suoi 10 ettari di terreno coltivato a canapa da cui ricava olio, farina destinati all’alimentazione umana e ricchi di proprietà nutritive ma anche fibra che viene impiegata per produrre tessuti materiale per la bioedilizia.

Api sentinelle nella Terra dei fuochi

Sono le api, le sentinelle naturali, scelte da Salvatore Sorbo, giovane apicoltore campano a monitorare l’inquinamento nella Terra dei Fuochi. Infatti, le sue arnie partecipano al progetto Cara Terra, che prevede il biomonitoraggio dell’ambiente messo a punto dalle Università di Napoli e del Molise. Infatti ogni ape è in gradi controllare circa 7 chilometri quadrati di territorio e volando di fiore in fiore non catturano solo polline, ma anche PM10. Così sono poi analizzate dagli esperti che raccolgono così preziose informazioni sullo stato dell’inquinamento ambientale. Spiega Salvatore Sorbo:

Il loro lavoro è l’indagine più attendibile che possa esistere. Più di quanto gli strumenti classici di rilevamento possano raccontare.

Le api di salvatore sono sanissime e non hanno subito danni dall’inquinamento e i suoi prodotti sono tra i più apprezzato in Italia.

Fragole volanti con carta d’identità

E’Guglielmo Stagno D’alcontres a aggiudicarsi il premio Oscar Green 2014 per la categoria Campagna Amica grazie alla coltivazione di fragole in serre alimentate da pannelli fotovoltaici. Le piantine di fragola, poi sono coltivate grazie a orti sospesi e ogni pianta è certificata grazie anche a un QR code che ne ricostruisce la filiera produttiva.

Il pecorino che piace al cuore

Per la Categoria in filiera si aggiudica l’Oscar Green 2014, il pecorino anticolesterolo. L’idea è di Carlo Santarelli che nel suo caseificio e con la collaborazione delle Università di Pisa e Cagliari hanno realizzato la semplice rivoluzione che rende il pecorino un alimento anticolesterolo: è stata cambiata l’alimentazione delle pecore rendendola più sana. Le pecore brucano il lino e l’alimentazione è integrata con olio di soia: tutto qui. I risultati sono sorprendenti poiché le pecore sono più sane e il formaggio ha qualità migliori. Il consorzio ricerca allevatori che si convertano a questa nuova filosofia di produzione del formaggio. MENZIONE SPECIALE” PAESE AMICO”

La libertà dell’orto anche in carcere

Veniamo, infine alla menzione speciale che è stata assegnata al carcere di Capanne a Perugia. Qui c’è un orto di dodici ettari, il frutteto, l’oliveto, quattro serre e l’allevamento di polli con il macello aziendale. Qui alcuni ospiti scontata la pena hanno chiesto di rimanere a lavorare e per questo a Perugia questa struttura è motivo di orgoglio. Come ricordano gli organizzatori di questo progetto:

Se carcere vuol dire rieducazione, metti un orto nella cella e l’obiettivo è a portata di mano.oscargreen-620x350

Foto | Manuel Lombardi Le Campestre @ facbook

Fonte: ecoblog.it