L’IPCC: «Cambiare l’agricoltura e ridurre le emissioni: misure indispensabili per il Pianeta»

Il cambiamento climatico aumenta la vulnerabilità del territorio ed è strettamente legato al degrado dei suoli, con conseguenze più gravi per le popolazioni più deboli: è quanto emerge dal nuovo rapporto speciale pubblicato dall’Ipcc, il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico.

Il rapporto speciale Climate Change and Land (SRCCL) su clima, desertificazione, degrado del suolo, gestione sostenibile del territorio, sicurezza alimentare e flussi di gas serra negli ecosistemi terrestri è stato approvato a Ginevra ed è stato presentato e diffuso al mondo.

“I governi – ha affermato Hoesung Lee, Presidente dell´Ipcc – hanno lanciato la sfida all´Ipcc perché affrontasse per la prima volta l´intero sistema terra-clima con uno sguardo complessivo. Lo abbiamo fatto con il contributo di molti esperti e governi di tutto il mondo. È la prima volta, nella storia dei report Ipcc, che la maggioranza degli autori (53%) viene da paesi in via di sviluppo”.

Il report mostra che una migliore gestione del suolo e del territorio può contribuire a contrastare il cambiamento climatico, ma non è l´unica soluzione: occorre una riduzione delle emissioni di gas serra in tutti i settori per rispettare l´impegno di mantenere l´incremento di temperatura ben al di sotto dei 2 °C, come stabilito dall´Accordo di Parigi del 2015. Il terreno deve restare produttivo per mantenere la sicurezza alimentare in un mondo con popolazione in crescita e di fronte all´aumento di impatti negativi del cambiamento climatico sulla vegetazione. Questo significa che ci sono limiti, ad esempio, all´uso di coltivazioni a scopo energetico. Gli alberi e i suoli hanno bisogno di tempo per immagazzinare efficacemente carbonio. La bioenergia deve quindi essere gestita con attenzione per evitare i rischi per la sicurezza alimentare, la biodiversità e la degradazione dei suoli. I risultati saranno legati all´adozione di politiche locali appropriate.

“Agricoltura, silvicoltura e altri tipi di uso del terreno contribuiscono per il 23% alle emissioni umane di gas serra – spiega Jim Skea, co-presidente del Working Group III –   e allo stesso tempo i processi naturali del suolo assorbono quantita di CO2 equivalenti almeno a un terzo delle emissioni da combustibili fossili e industria”.

Il report evidenzia come una gestione sostenibile delle risorse possa aiutare a contrastare il cambiamento climatico: “Il terreno già utilizzato – afferma Hans-Otto Pörtner, co-presidente del Working Group II – potrebbe sfamare il mondo e fornire biomassa per l´energia rinnovabile, ma servono azioni urgenti e di ampia portata in diverse aree, anche per la conservazione e il ripristino di ecosistemi e biodiversità”.

Desertificazione e degrado del suolo

Quando il suolo è degradato, diventa meno produttivo, limita quello vi si può coltivare e riduce la capacità naturale di assorbire il carbonio. Degrado del suolo e cambiamento climatico si influenzano quindi a vicenda.

“In un futuro con piogge più intense – afferma Kiyoto Tanabe, copresidente dalla task force sugli inventari nazionali di gas serra – il rischio di erosione dei suoli in aree coltivate aumenta. La gestione sostenibile del territorio è un modo per proteggere le comunità dagli impatti negativi dei questa erosione e delle frane. Tuttavia ci sono limiti a quello che può essere fatto e in alcuni casi il degrado può essere irreversibile”.

Circa 500 milioni di persone vivono in aree che hanno problemi di desertificazione. Si tratta di aree che sono più vulnerabili al cambiamento climatico e agli eventi estremi come siccità, ondate di calore e tempeste di sabbia. Il report individua un rischio crescente dovuto alla scarsità di acqua, agli incendi e al degrado del permafrost, già con un incremento di temperatura di 1,5 °C.

Sicurezza alimentare

Azioni coordinate contro il cambiamento climatico possono allo stesso tempo migliorare lo stato del terreno e la sicrezza alimentare. Il cambiamento climatico minaccia tutti i 4 pilastri della sicurezza alimentare: disponibilità (rese e produzione), accesso (prezzi e possibilità di accedere al cibo), utilizzo (nutrizione e cottura) e stabilità (problemi di disponibilità). Gli impatti più significatici si avranno in paesi a basso reddito di Africa, Asia e America latina. Il report evidenzia che circa un terzo del cibo prodotto viene perso o sprecato. Una riduzione di questa quantità ridurrebbe le emissioni di gas climalteranti e migliorerebbe la sicurezza alimentare. Le scelte alimentari hanno un peso: andrebbero privilegiate le diete bilanciate con alimenti a base vegetale, come cereali a grana grossa, legumi, frutta e verdura e alimenti di origine animale prodotti in modo sostenibile. Anche la riduzione delle disuguaglianze, il sostegno al reddito e l´accesso assicurato al cibo potrebbero contribuire ad attenuare gli impatti negativi del cambiamento climatico.

Fonte: ilcambiamento.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.