Greta Thunberg a Davos: «Clima, dovete agire come se la vostra casa fosse in fiamme»

La sedicenne Greta Thunberg, dopo la partecipazione a Cop24 in Polonia, è salita sul palco anche a Davos al World Economic Forum e ha lanciato un monito: «Sul clima voglio che andiate nel panico, dovreste agire come la vostra casa fosse in fiamme».

Occorre agire immediatamente per il clima, «come se la vostra casa fosse in fiamme, voglio che andiate nel panico». Sono state le parole che la sedicenne svedese Greta Thunberg, che da tempo si batte per portare l’attenzione sui cambiamenti climatici, ha pronunciato al meeting di Davos del World Economic Forum. Non ha mancato di fare effetto sui media la comparsa della ragazza alla ribalta dell’incontro in Svizzera tra i “guru” della crescita; un po’ meno effetto e suggestione probabilmente ha ottenuto sui leader stessi presenti al meeting, estremamente indaffarati a concentrarsi invece sugli interventi dedicati al rallentamento della crescita cinese o alla Brexit. Quella di Davos si è riconfermata una routine, la routine dell’elite economica mondiale, concentrata su se stessa e autoreferenziale. Ma almeno per qualche minuto, l’adolescente svedese ha catturato qualche sguardo. Greta Thunberg ha solo 16 anni ma è già il “volto” della rinnovata consapevolezza che le nuove generazioni stanno sviluppando sull’emergenza climatica e ambientale e sui tempi strettissimi per individuare e imboccare in velocità una via d’uscita. Lo scorso dicembre aveva fatto parlare di sé e della sua battaglia alla Cop24 in Polonia, con un suo intervento alla conferenza Onu sul clima. Qualche giorno fa, al suo arrivo nella stazione della località sciistica nelle Alpi svizzere dove si è tenuto il World Economic Forum, Greta ha affermato: «È un evento molto importante, dove si ritrovano le persone più potenti al mondo, e sto andando lì, la mia intenzione è quella di attirare l’attenzione sul clima».

Dall’agosto 2018, tutti i venerdì Greta salta la scuola, un’originale protesta per chiedere misure concrete nella lotta al surriscaldamento globale.

«Se non ci preoccupiamo di questo – ha detto – allora nessun altro argomento avrà importanza. Io guardo i fatti e vedo che ciò che bisogna fare e ho deciso di farlo perché se non lo facessi mi sentirei male e vorrei, quando sarò più grande, essere capace di guardarmi indietro e dire che ho fatto quello che potevo». E non ha mancato di sottolineare come alcuni politici sappiano benissimo quali valori hanno sacrificato per guadagnare cifre di denaro inimmaginabili.

«Non voglio il vostro aiuto, non voglio che siate senza speranza – ha detto a Davos – Voglio che andiate nel panico per sentire la paura che provo io ogni giorno. È il momento di essere chiari: risolvere la crisi climatica è la sfida più grande e complessa che l’umanità abbia mai affrontato».

Le azioni di Greta hanno ispirato altri adolescenti e giovani che hanno scioperato per focalizzare l’attenzione sul problema del cambiamento climatico. Il 18 gennaio migliaia di giovani sono scesi nelle strade di tutta la Svizzera per uno “sciopero del clima”. Scolari, studenti e apprendisti hanno saltato le lezioni per manifestare, chiedendo che le emissioni di gas serra siano eliminate entro il 2030 e che venga dichiarata l’emergenza ambientale. A Losanna vi erano oltre 8000 giovani. Eloquenti i numerosi cartelloni branditi dalla folla, che hanno preso di mira il nucleare e affrontato temi come l’innalzamento del livello degli oceani. “Salvare la Terra non è domandare la Luna” e “Non c’è un pianeta B” recitavano alcune delle scritte apparse. A Zurigo erano in 2000, altre migliaia a Ginevra e Basilea, in centinaia in altre città svizzere.

Lo scorso novembre in migliaia di studenti erano invece scesi in piazza nelle città australiane con l’azione chiamata “Strike 4 Climate Action” e avevano chiesto al primo ministro misure per contrastare il cambiamento climatico.

Fonte: ilcambiamento.it

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World Economic Forum di Davos, via all’Hydrogen Council

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Sono iniziati col botto i lavori del World Economic Forum di Davos, in Svizzera, che si tengono in questa seconda metà di gennaio 2017: 13 aziende del settore energetico, dei trasporti e del comparto industriale hanno lanciato un’iniziativa globale unitaria per esprimere al meglio, nel lungo termine, la proposta di transizione energetica in favore dell’idrogeno.

Il gruppo si chiamerà Hydrogen Council ed è la prima volta che si pensa di realizzare un attore del genere sul piano internazionale per spingere soluzioni energetiche diverse e più ecologiche: l’obiettivo principale è accelerare gli investimenti nel settore per poter così ampliare i comparti di sviluppo e commercializzazione, per realizzare celle combustibili a idrogeno sempre più capienti, performanti e sicure. Attualmente questi investimenti ammontano, a livello globale, a 1,4 miliardi di dollari l’anno ma questa accelerazione voluta dai produttori aumenterà questa fetta. Il Consiglio è composto, attualmente, da 13 amministratori di diversi gruppi energetici internazionali e tra i suoi principi fondanti c’è l’accordo sul clima di Parigi COP21: si opera quindi nell’ottica di risolvere il dilemma ambientale moderno, evitando di superare la quota di 2 gradi di aumento di temperatura globale. Attualmente nel Consiglio ci sono rappresentanti di Air Liquide, Alstom, Angloamerican, Gruppo BMW, Daimler, Engie, Honda, Hyundai, Kawasaki, Royal Dutch Shell, Gruppo Linde, Total e Toyota.

“L’accordo di Parigi 2015 per combattere il cambiamento climatico è stato un passo significativo nella giusta direzione ma richiede un’azione pratica da intraprendere per rendere tale impegno una realtà. […] una chiara ambizione di spiegare perché l’idrogeno emerge tra le soluzioni chiave per la transizione energetica […] ma non possiamo farlo da soli. Abbiamo bisogno di governi per sostenere le politiche per l’uso di idrogeno con le azioni politiche – ad esempio attraverso programmi di investimento in infrastrutture su larga scala. Il nostro appello oggi ai leader del mondo è quello di impegnarsi”

ha dichiarato alla stampa Benoît Potier, amministratore delegato di Air Liquide e Presidente dell’Hydrogen Council. Qui puoi trovare quelli che sono i valori fondanti di questo nuovo attore internazionale

fonte: ecoblog.it

Crisi idrica e cambiamenti climatici fattori di rischio per la stabilità sociale

A Davos è stata presentata l’edizione 2015 del Global Risks, il rapporto sui Rischi globali che hanno fatto emergere grandi preoccupazioni per possibili crisi dell’acqua e per una risposta adeguata ai cambiamenti climaticirischi-globali-2015-620x350

Il Global Risks 2015, giunto alla decima edizione è stato presentato al World Economic Forum di Davos qualche giorno fa. Giunge in un momento in cui varie manifestazioni sui rischi globali hanno portato alla luce l’incapacità di affrontare questi eventi o avvenimenti simili in futuro. Negli ultimi dieci anni, la relazione Global Risks ha posto all’attenzione dei multistakeholder gli eventi che maggiormente destano preoccupazione, ovvero 28 rischi globali identificati e raggruppati in cinque categorie: rischi economici, rischi ambientali, rischi geopolitici, rischi sociali e rischi tecnologici. Tuttavia, i rischi individuati nel 2015 si differenziano nettamente dal passato, con l’aumento dei rischi tecnologici, in particolare si temono gli attacchi informatici e le nuove realtà economiche che ci ricordano che le tensioni in geopolitica si presentano in un mondo diverso da prima. Le informazioni scorrono istantaneamente in tutto il mondo e le tecnologie emergenti hanno rafforzato l’influenza dei nuovi player e di nuovi tipi di guerra. Ma questa volta gli avvertimenti che in passato hanno annunciato catastrofi ambientali hanno trovato conferme e i progressi insufficienti nel campo delle misure di adattamento assieme alle crisi idriche elevano i casi di rischio sul Pianeta a partire proprio dalla stabilità sociale. Queste sfide trasversali minacciano la stabilità sociale, percepita nel 2015 come questione maggiormente interconnessa con altri rischi e inoltre aggravata dalla crisi economica globale e dalla disoccupazione persistente. Proprio l’instabilità sociale evidenzia un paradosso importante: i rischi globali trascendono i confini e sfere di influenza e richiedono che si lavori assieme. Ma questi stessi rischi minacciano anche la fiducia e la collaborazione necessaria a adattarsi alle sfide del nuovo contesto globale. Il mondo non è sufficientemente preparato e per la prima volta, nello studio sono forniti approfondimenti circa le caratteristiche di instabilità sociali che interessano specialmente Europa, America Latina, Caraibi, Medio Oriente e Nord Africa.

Fonte: ecoblog.it