Bike sharing a flusso libero: problemi anche a Parigi e Washington

Anche all’estero non mancano i problemi derivanti dal parcheggio selvaggio delle bici condivise del bike sharing a flusso libero.http _media.ecoblog.it_0_019_bike-sharing-a-flusso-libero-problemi-anche-a-parigi-e-washington

Molti benefici ma anche parecchi problemi dalla diffusione nel mondo dei servizi di bike sharing free floating, cioè a flusso libero. E, a quanto pare, i problemi sono sempre gli stessi ovunque questo servizio arrivi: i clienti lasciano le bici nei posti meno adatti. Abbiamo già parlato più volte dei problemi del bike sharing italiano a Firenze e Milano, con le bici gettate nei canali o lasciate in mezzo ai marciapiedi se non addirittura portare all’interno di garage e recinzioni private. Abbiamo visto anche che a Vienna ci sono problemi del tutto simili, con bici abbandonate al di fuori degli spazi condivisi. Recentemente anche il Washington Post ha raccontato delle bici degli operatori Spin e LimeBike parcheggiate selvaggiamente nella capitale USA: ai bordi di laghetti e in riva ai fiumi, in mezzo ai marciapiedi, sui ponti, appoggiate ai portoni di abitazioni private o abbandonate dentro i cimiteri e le stazioni della metro. E non mancano, neanche negli Stati Uniti, veri e propri atti vandalici.  A Parigi, invece, ci sono problemi anche per il bike sharing a postazioni fisse: quello, pubblico, di Vélib’. Ciò è dovuto al fatto che a Parigi è in arrivo a gennaio un nuovo operatore di bike sharing, Smoovengo, che sostituirà Vélib’ e questo ha reso necessario aggiornare o sostituire oltre 1.200 postazioni, al fine di renderle compatibili con le biciclette del nuovo operatore. Il risultato è che, al momento, a Parigi è praticamente impossibile utilizzare il proprio abbonamento Vélib’, tuttora valido, e che Vélib’ sarà costretta a spendere un bel po’ di euro per rimborsare ben 300.000 abbonati.

Fonte: ecoblog.it

Scoperta importante per la resa delle colture: come piante regolano la fioritura

Un segreto rimasto celato per anni dietro i geni delle piante e portato alla luce da una equipe di studiosi dell’università americana di Washington che potrebbe aprire scenari finora inimmaginabili. Stiamo parlando della recente scoperta dell’intricato processo che regola il meccanismo di fioritura delle piante che, a quanto pare, avverrebbe in maniera ‘consapevole’ e per nulla casuale.fioritura_rosso_giallo-400x250

Ebbene sì, le piante ‘sanno’ quando fiorire e grazie alla proteina FKF1 riconoscono il cambiamento stagionale in atto e reagiscono dischiudendo i primi boccioli. La FKF1, infatti, è un fotorecettore attivato dalla luce solare la cui produzione avviene solitamente in tardo pomeriggio, rigidamente regolata dai cicli vitali della pianta. Durante le stagioni fredde i giorni sono brevi e la luce captata dalle piante è troppo scarsa perché la proteina possa essere attivata; con l’allungarsi delle giornate, invece, la luce nel tardo pomeriggio aumenta e il fotorecettore comincia ad attivare il meccanismo della fioritura. Ed è così che dalle foglie della piante partono dei veri e propri segnali chimici diretti alle cellule vegetali implicate nello sviluppo dei fiori. La sorprendente scoperta è frutto dello studio condotto sulla Arabidopsis, una piccola pianta appartenente alla famiglia della senape utilizzata nella ricerca genetica. Se confermata ed estesa ad altre varietà più complesse come orzo, riso e grano potrebbe rivoluzionare il mondo dell’agricoltura e portare ad una regolazione dei cicli di fioritura per aumentare e ottimizzare le rese dei raccolti e delle colture alimentari. Una prospettiva affascinante solo in parte, però, poiché per quanto potenzialmente utile rappresenterebbe l’ennesima ‘manipolazione’ umana sui cicli biologici della natura. E voi, che ne pensate?

Fonte: tuttogreen.it

Banche a confronto: vince la finanza etica e sostenibile

È stato presentato ieri a Washington uno studio che mette a confronto le più grandi banche del mondo ed una rete di banche eticamente orientate. I risultati mostrano che le banche sostenibili hanno risultati migliori anche sul piano degli andamenti finanziari.finanza__etica8

È stato presentato ieri a Washington uno studio a cura della Global Alliance for Banking on Values (Gabv), rete internazionale di banche sostenibili alla quale aderisce anche l’italiana Banca Etica, che ha messo a confronto i dati finanziari chiave delle più grandi banche del mondo (le così dette banche di importanza sistemica globale) e un gruppo di significative banche sostenibili che operano in diversi Paesi del mondo.

risultati, frutto dell’aggiornamento di una ricerca svolta lo scorso anno, mostrano che:

– le banche eticamente orientate erogano circa il doppio del credito in proporzione agli attivi di bilancio rispetto alle banche di sistema (75,9% contro il 40,1%);

– i bilanci delle banche eticamente orientate si sostengono grazie alla raccolta di risparmio dalla clientela (73,1% per le banche eticamente orientate contro il 42,9% della banche di sistema);

– le banche eticamente orientate mantengono un miglior livello di capitalizzazione, soprattutto se si misura il rapporto tra capitale e attivi totali (7,2 % contro 5,5%);

– le banche eticamente orientate offrono una redditività sul capitale investito (ROA) più elevata (0,53 % contro 0,37%), con bassi livelli di volatilità.

La ricerca è stata presentata oggi a Washington presso la Georgetown University nell’ambito di un evento organizzato dalla Global Alliance for Banking on Values intitolato: “Un futuro migliore per la finanza”. Il direttore della Gabv, Peter Blom, ha sottolineato che le banche sostenibili erogano proporzionalmente più credito rispetto alle banche ‘ troppo grandi per fallire’: questo avviene grazie all’aumento dei depositi della clientela che sempre più sceglie di affidare i propri risparmi a istituti di credito orientati al bene comune. “La finanza sostenibile è diventata un settore sempre più rilevante e non può più essere ignorata. È ormai chiaro che nel lungo termine le banche che mettono al centro i valori quali il rispetto delle persone e del pianeta, hanno dimostrato di essere più robuste e resistenti rispetto alle grandi banche di sistema”, ha detto Blom. “Abbiamo bisogno di un sistema bancario più forte ed equo a sostegno di un’economia sostenibile, e ne abbiamo bisogno subito. Così la finanza può svolgere il suo ruolo nel contribuire ad affrontare le sfide sociali, ambientali ed economiche che diventano sempre più urgenti. Abbiamo un’opportunità senza precedenti per costruire un sistema bancario più diversificato, trasparente e sostenibile nell’interesse di tutti”, aggiunge il presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri. Rispetto alla versione precedente della ricerca, questo aggiornamento include un focus sugli istituti di credito europei. Le banche sostenibili in Europa hanno mostrato livelli più elevati di prestiti all’economia reale, un rafforzamento del capitale azionario e rendimenti migliori e meno volatili rispetto alle banche sistemiche europee.

Fonte: il cambiamento