Rinnovabili, il Wall Street Journal contro il decreto spalma incentivi

Il Wall Street Journal bacchetta il governo Renzi per il decreto spalma incentivi sulle rinnovabili, sostenendo che, con ogni probabilità, i capitali privati ed esteri cesseranno di investire in Italia | Il testo completo dell’articolo379571

Apparently the Italian government has an uneasy relationship with private capital. Piazza Colonna recently announced the government’s first privatizations in six years, to sell off up to €12 billion in assets, in order to pay down part of the public debt. So far, so good. Yet little more than one month ago, the government of new Prime Minister Matteo Renzi also tabled a proposal effectively targeting institutional equity investors to finance electricity-price cuts.
The proposal would retroactively cut feed-in tariffs for renewable energy plants by up to 20%. These government-set tariffs function as fixed-price contracts for renewable-energy producers. In Italy, the owners of renewable-energy plants are a diverse mix: international and domestic pension funds, private equity funds, global energy investment firms—many backed by sovereign wealth funds and other institutional investors.  The proposal to retroactively cut their returns comes on top of previous governments’ efforts to penalize owners of renewable energy plants, via a raft of new taxes and charges that have reduced investors’ returns roughly by half since 2011. Now the Renzi government is doubling down.
Though the feed-in tariffs are a popular punching-bag, average wholesale power prices in Italy have already declined to €48 per megawatt-hour in 2014, from €76 in 2008. That reduction has been driven in part by the construction of new renewable-energy power plants. But for some reason these reductions have not been passed on to consumers.
Wind turbines in Tuscany. Over the past five years, investors have poured more than €50 billion into Italian renewable energy, building some 17 gigawatts of solar-power capacity and six gigawatts of wind capacity. Renewables accounted for 34% of Italian power generation in 2012, up from 20% in 2008—the biggest jump among the major European economies over that time. As with all long-term investments, a clear legal framework was key to attracting the funds for Italian renewables. Now that the money is spent and the plants operating, Mr. Renzi wants to tear up the contracts and selectively wipe out equity investors, though renewable costs are only a small part of Italy’s energy bill.
Pointedly, the Italian government is not targeting inefficient and costly services provided by large energy companies, such as electricity conglomerate Enel. Recently, Enel presented a strategic plan to invest more than €9 billion in emerging markets—financed in large part by revenues generated from Italian consumers. Piazza Colonna’s proposal is also not addressing local distribution and supply companies controlled by Italian municipalities.
Finally, the feed-in tariff proposal is tailored not to affect Italian banks that made loans for the construction of the renewable plants. (Any write-down of loan portfolios by banks would only lead to for further capital increases by Italian banks, which the Italian government wishes to avoid.) With typical debt-to-equity financing ranging from 80-20 to 70-30, a 20% cut in feed-in tariffs neatly allows many if not most bank loans to be repaid, while equity investors bear the brunt of the retroactive haircut.  Legally, the Italian government may not have a leg to stand on: Retroactive regulatory changes and rewriting previously contracted tariffs could contravene the EU’s Energy Charter Treaty. The Spanish government attempted a similar move with its feed-in tariffs last year. Investors promptly sued, and the case is now before the European Court of Justice. If Madrid loses, the ruling could trigger multi-billion euro compensation payments.
Such a capricious move by the Italian government would be a negative portent for further investment in renewable infrastructure, or indeed in any sector in Italy. As it happens, the new Italian privatization agenda includes businesses subject to government regulatory power, such as the national post office, grid-operator Terna and utility giant Eni.
Mr. Renzi may believe that the markets have short memories, and that this route is easier than reforming the blatant inefficiencies in the Italian energy sector or cutting horrendously high taxes on energy users. Maybe he’s right, but good luck in attracting foreign investors in the future. Don’t come knocking on my door.

Mr. Bonte-Friedheim is the CEO of NextEnergy Capital Group.

Fonte: ecodallecittà.it

Annunci

Rinnovabili, per il decreto spalma incentivi gli Usa bacchettano Matteo Renzi

Il Wall street Journal tira le orecchie al governo Renzi per il decreto spalma incentivi destinato alle rinnovabili paventando il rischio concreto che capitali privati e esteri scappino via dal Bel Paese. “A quanto pare il governo italiano ha un rapporto difficile con i capitali privati”: è questo l’incipit dell’articolo firmato da Michel Bonte-Friedhmein, ceo di NextEnergy Capital Group pubblicato ieri sul Wall Street Journal. Il titolo è altrettanto esplicito: Renzi piega i mulini a vento. In pratica Bonte-Friedhmein critica pesantemente le misure adottate per il taglio della bolletta energetica spiegando che proprio quelle stesse misure porteranno a una fuga di investitori stranieri spaventati dal decreto spalma-incentivi reso retroattivo. In sostanza, per i titolari di impianti per la produzione di energie rinnovabili oltre i 200 kilowatt e che percepiscono il 60% degli incentivi totali viene previsto che siano versati “spalmati” sui 20-24 anni con una riduzione dell’importo a compensazione dell’allungamento oppure con una riduzione secca dell’8%. Spiega nel suo articolo Bonte-Friedhmein:
La proposta di tagliare retroattivamente i loro ritorni arriva dopo i tanti sforzi dei precedenti governi di sanzionare i proprietari di impianti di energie rinnovabili, attraverso una serie di nuove imposte e tasse che hanno ridotto i rendimenti degli investitori di circa metà dal 2011. Ora il governo Renzi punta al raddoppio.Wind turbines are pictured in the villag

Negli ultimi cinque anni, gli investitori hanno versato oltre 50 miliardi di € per le energie rinnovabili in Italia il che ha portato alla costruzione di impianti per la produzione di circa 17 gigawatt di capacità di energia solare e 6 gigawatt di capacità eolica. La produzione di energie rinnovabili in Italia è passata dal 20% nel 2008 al il 34% nel 2012 per il più grande salto tra le grandi economie europee. Come per tutti gli investimenti a lungo termine, un quadro giuridico chiaro è stato fondamentale per attrarre i fondi. Scrive Michel Bonte-Friedhmein:

Ora che il denaro è stato speso e avviato il funzionamento degli impianti, il signor Renzi vuole strappare i contratti e selettivamente spazzare via gli investitori azionari, anche se i costi di rinnovabili sono solo una piccola parte della bolletta energetica in Italia. Volutamente, il governo italiano non prende di mira i servizi inefficienti e costosi forniti dalle grandi compagnie energetiche, come Enel che ha recentemente presentato un piano strategico di investimento di oltre 9 miliardi di € nei mercati emergenti finanziate in gran parte dai ricavi generati dai consumatori italiani.

E per concludere l’analisi aggiunge:

Mr. Renzi puo’ credere che i mercati hanno la memoria corta, e che questo percorso scelto può essere più facile che riformare le inefficienze palesi nel settore energetico italiano o tagliare le tasse orrendamente alte sugli utenti di energia. Forse ha ragione, ma gli auguriamo buona fortuna per attirare investitori stranieri nel futuro. Non bussare alla mia porta.

E non ci sembra un avviso da sottovalutare.

Fonte: ecoblog.it

Neoliberismo e plutocrazia: l’Italia alla deriva

Noam Chomsky lo ha detto chiaro e tondo a Firenze: siamo schiavi del neoliberismo, la democrazia in Italia è finita, destra e sinistra inseguono le stesse idee politichechomsky

Noam Chomsky, filosofo e linguista, nella sua estrema lucidità, non ha dubbi: in Italia la democrazia è virtualmente terminata quando si è insediato un governo non scelto dagli elettori. La destra e la sinistra portano avanti le stesse idee politiche e subiamo il frutto amaro del neoliberismo, distruttivo per i popoli d’Europa. Chomsky ha poi rincarato la dose durante la sua recente conferenza a Firenze:  il welfare state è stato annientato; nei suoi discorsi Mario Draghi parla di banche, ma le persone dove sono?  Perfino il Wall Street Journal ha scritto che la democrazia è collassata. E gli intellettuali? Fondamentalmente, ha aggiunto Chomsky, i cosiddetti intellettuali servono il potere, ecco perchè vengono rispettati. Ma ci sono anche intellettuali che sfidano il potere e allora vengono combattuti, messi ai margini. “Il 70% della popolazione non ha nessun mezzo di influire sulle politiche adottate dai vari livelli delle amministrazioni, ha proseguito Chomsky.  Questo 70% è rappresentato da coloro che occupano le posizioni inferiori nella scala di reddito. Via via che si risale, l’influenza delle persone sulle politiche effettivamente adottate cresce. Sino all’1% che si posiziona più in alto nella scala sociale, rappresentato da coloro che, dalla politica, ottengono tutto ciò che desiderano. Questa non si chiama democrazia ma plutocrazia ed è questa la direzione verso la quale le nostre società stanno venendo sospinte. Il nome di questa tendenza si chiama neoliberismo: designa cioè tutto l’insieme di politiche economiche e sociali e di altro genere, ideate per conseguire questi risultati. Esiste a tal proposito uno studio effettuato dall’agenzia umanitaria Oxfam:  85 persone nel mondo detengono la medesima ricchezza detenuta da 3,5 miliardi di altre persone. Questo era l’obiettivo del neoliberismo e questo è quanto osserviamo sia in Italia che in altri paesi. Definirei ciò come un grande attacco alle popolazioni mondiali, il più grande mai avvenuto negli ultimi 40 anni. Direi persino un grande esercizio di Guerra di Classe, che ha veramente pochi esempi con cui essere paragonata”.

Ascoltate nel video le parole di Chomsky.

Fonte: il cambiamento

Sistemi di Potere - Libro
Noam Chomsky, Barsamian David
€ 15

Democrazia - Libro
€ 7