Smog, rumore e clima in Europa: impatto maggiore sui più poveri e vulnerabili. Italia ai primi posti

La relazione dell’Agenzia dell’Ue per l’ambiente (Eea )richiama l’attenzione sugli stretti legami esistenti tra i problemi sociali e quelli ambientali in tutta l’Europa. Il reddito, la situazione occupazionale o il livello di istruzione fattori decisivi

L’inquinamento e altri pericoli ambientali rappresentano un rischio per la salute di tutti, con tuttavia un impatto maggiore su alcune persone a causa della loro età o del loro stato di salute. Il reddito, la situazione occupazionale o il livello di istruzione incidono ulteriormente sulla capacità delle persone di evitare questi rischi o di farvi fronte. La relazione dell’Agenzia dell’Ue per l’ambiente (Eea) «Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europeen» (Disparità di esposizione e di effetti: vulnerabilità sociale all’inquinamento atmosferico, al rumore e alle temperature estreme in Europa) richiama l’attenzione sugli stretti legami esistenti tra i problemi sociali e quelli ambientali in tutta l’Europa. Sebbene la politica e la legislazione dell’UE negli ultimi decenni abbiano condotto a miglioramenti significativi delle condizioni di vita, sia in termini economici che di qualità dell’ambiente, le disparità tra le varie aree persistono. La relazione sottolinea la necessità di un migliore allineamento delle politiche sociali e ambientali e di interventi più incisivi a livello locale per affrontare con successo le questioni di giustizia ambientale.

«La Commissione europea ha costantemente sottolineato che, per quanto riguarda le questioni ambientali, la nostra è un’Europa che protegge. Il modo migliore per mettere alla prova questo principio è studiare come tutelare i più vulnerabili, i deboli e gli indifesi. L’Agenzia europea dell’ambiente merita apprezzamento per questa relazione che esamina come i poveri, gli anziani e i giovanissimi siano le persone più a rischio a causa della scarsa qualità dell’aria, dell’eccessivo rumore e delle temperature estreme. Questa relazione supporta i nostri sforzi per garantire che la nostra sia un’Europa che protegge tutti», ha dichiarato Karmenu Vella, Commissario europeo per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca.

«Nonostante il successo altamente significativo delle politiche europee nel corso degli anni per migliorare la qualità della vita e proteggere l’ambiente, sappiamo che in tutta l’UE si può fare di più per garantire che tutti gli europei, indipendentemente dall’età, dal reddito o dall’istruzione, siano adeguatamente protetti dai rischi ambientali con cui ci confrontiamo», ha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA.

Exposure to PM2.5 mapped against GDP per capita, 2013-2014

Note: Exposure is expressed as population-weighted concentrations; mapped for NUTS 3 regions
Source: Based on ETC/ACM (2018a)

Risultati principali

Inquinamento atmosferico e acustico

L’area dell’Europa orientale (tra cui Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) e dell’Europa meridionale (tra cui Spagna, Portogallo, Italia e Grecia), dove i redditi e l’istruzione sono inferiori e i tassi di disoccupazione superiori alla media europea, sono state maggiormente esposte agli inquinanti atmosferici, tra cui il particolato (PM) e l’ozono troposferico (O3).Le regioni più ricche, comprese le grandi città, tendono ad avere in media livelli più elevati di biossido di azoto (NO2), soprattutto a causa dell’elevata concentrazione del traffico stradale e delle attività economiche.
Tuttavia, all’interno di queste stesse aree, sono ancora le comunità più povere che tendono a essere esposte a livelli localmente più elevati di NO2.  L’esposizione al rumore è molto più localizzata rispetto all’esposizione all’inquinamento atmosferico e i livelli ambientali variano notevolmente sulle brevi distanze. L’analisi ha riscontrato che esiste un possibile nesso tra i livelli di rumore nelle città e redditi familiari più bassi: tale dato suggerisce che le città con una popolazione più povera hanno livelli di rumore più elevati.

Temperature estreme

Le aree dell’Europa meridionale e sudorientale sono maggiormente esposte alle alte temperature. Molte regioni di Bulgaria, Croazia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna sono, inoltre, caratterizzate da redditi e istruzione più bassi, livelli più elevati di disoccupazione e una popolazione anziana più numerosa. Questi fattori socio-demografici possono ridurre la capacità delle persone di prendere misure per affrontare il caldo e di evitarlo, con conseguenti effetti negativi sulla salute. In alcune parti d’Europa un gran numero di persone non è in grado di mantenere la propria casa adeguatamente calda a causa della scarsa qualità degli alloggi e del costo dell’energia; di conseguenza, si continuano a registrare malattie e decessi associati all’esposizione alle basse temperature.

Che cosa si sta facendo per affrontare il problema?

L’Unione europea (UE) nel suo insieme ha compiuto progressi significativi negli ultimi decenni in termini di riduzione dell’inquinamento atmosferico e gli Stati membri hanno attuato varie politiche europee per migliorare l’adattamento al cambiamento climatico. La politica regionale dell’UE ha dimostrato di avere apportato un efficace contributo nell’affrontare le disuguaglianze sociali ed economiche. Diverse autorità regionali e comunali sono inoltre proattive nel ridurre l’impatto dei rischi ambientali sui membri più vulnerabili della società:

– una migliore pianificazione territoriale e una migliore gestione del traffico stradale, come, ad esempio, l’introduzione di zone a basse emissioni nei centri urbani, contribuiscono a ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico e acustico nelle zone in cui vivono gruppi socialmente vulnerabili;

– anche il divieto di alcuni combustibili per il riscaldamento domestico, come il carbone, porta ad un miglioramento della qualità dell’aria nelle zone caratterizzate da un reddito basso. Tuttavia, deve essere associato a sovvenzioni per il passaggio a soluzioni di riscaldamento più pulite per le famiglie a basso reddito;

– tra gli esempi di iniziative volte a proteggere i bambini dal rumore degli aerei e della strada si possono citare le barriere antirumore e le strutture di protezione nelle aree gioco all’aperto;

molte autorità nazionali e locali hanno messo in atto piani d’azione al fine di migliorare la risposta alle emergenze in aiuto ad anziani e ad altri gruppi vulnerabili durante le ondate di calore o le punte di freddo intenso. Tali piani sono spesso integrati da iniziative comunitarie o del settore del volontariato;

– l’adattamento al cambiamento climatico aiuta a prepararsi ad affrontare ondate di calore sempre più frequenti ed estreme. In particolare, prevedere più spazi verdi contribuisce ad abbassare la temperatura nei centri urbani, apportando, al contempo, benefici per la salute e la qualità della vita dei residenti.

Fonte: ecodallecitta.it

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Cambiamenti climatici, verso un V20 dei Paesi più vulnerabili

I Paesi maggiormente vulnerabili ai cambiamenti climatici pronti a riunirsi in una specie di G20 del clima. I Paesi più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici sono pronti a riunirsi in un V20, un G20 che consenta loro di discutere delle questioni ambientali e proporre soluzioni condivise. A rivelarlo a Le Monde, qualche giorno dopo la visita di François Hollande a Manila, è Mary Ann Lucille Sering, vice-presidente della commissione filippina sui cambiamenti climatici. Secondo Sering siamo a una svolta, un cambiamento di verso determinato dalla presa di coscienza dei danni economici sempre crescenti che i cambiamenti climatici comportano per i Paesi maggiormente esposti. Nel 2009, nelle Filippine, uno dei Paesi più martoriati dagli effetti dei cambiamenti climatici, è stata fatta una legge sui cambiamenti climatici e, successivamente, è stata creata una commissione dei cambiamenti climatici di cui la presidenza è stata affidata al capo di Stato in persona. La commissione è multisettoriale e partecipa alle discussioni che riguardano agricoltura, salute, infrastrutture pubbliche, trasporti ed energia. L’esperienza del tifone Haiyan ha dimostrato che eventi di ampia portata come i tifoni vanno interpretati in un’ottica sistemica. Sering presiede il Climate Vulnerable Forum, un V20 che raggruppa 20 Paesi particolarmente esposti ai cambiamenti climatici:

Il forum esiste per mobilitare gli Stati membri sui rischi e per proporre delle risposte. Esso permette di condividere dati scientifici che tengono conto delle circostanze particolari delle nostre regioni,

afferma Sering spiegando come nelle Filippine settentrionali vi siano problemi di siccità non dissimili da quelli di alcuni Paesi africani. Il modello che si profila all’orizzonte è, quindi, quello di un G20 che dovrebbe chiamarsi V20, da Vulnerable 20 e che metterà in contatto i ministri delle Finanze. Una struttura che sorgerà dall’attuale Forum presieduto dalla stessa Sering. I cambiamenti di verso di Cina e Stati Uniti sul tema delle riduzioni sono un punto di partenza importante, ma Sering invita alla cautela e a non lasciarsi andare a immotivati toni trionfalistici:

Noi non abbiamo dimenticato l’episodio del protocollo di Kyoto che gli Stati Uniti non ahnno ratificato e che è stato indebolito dalla defezione di Giappone e Canada. Sono vent’anni che negoziamo un accordo sul clima. C’è un momento in cui occorre fermarsi e passare all’azione.mary-ann-lucille-sering-620x405

Fonte:  Le Monde

Foto | Youtube