Destinazione Umana, la meta del viaggio sono le persone

Un gruppo di ragazzi ha ideato una nuova idea di turismo: parti chiedendoti non dove vuoi andare, ma chi vuoi conoscere. Si chiama Destinazione Umana ed è una delle più promettenti start up italiane del settore turistico. Tutto è nato dallo “scollocamento” di Silvia, una delle co-fondatrici, che si è licenziata e ha cominciato a dedicarsi alle proprie passioni.

Quello di destinazione umana è un concetto nuovo, ma immediatamente comprensibile: la meta del viaggio non è più il luogo, sono le persone. Non si viaggia più per scoprire dei posti, ma per stringere legami, approfondire esperienze, condividere emozioni. È la nuova idea proposta da un gruppo di ragazzi della provincia di Bologna, che sta contaminando positivamente il mondo del turismo italiano.

«Nel gennaio del 2012 ero laureata da poco e già lavoravo in una grande azienda. Mi sembrava una bella opportunità, ma in realtà dopo quattro anni passati dietro alla scrivania il mio cervello aveva cominciato a spegnersi. Per questo motivo, quando hanno ridotto il mio orario di lavoro, ne ho approfittato per licenziarmi e seguire le mie passioni». Comincia così il racconto di Silvia Salmeri, co-founder di Destinazione Umana. Il primo passo nel mondo del turismo è stato un blog, chiamato ViviSostenibile. «Grazie al blog e ai social network, ho notato che intorno a me c’erano fermento e grande entusiasmo. Dopo qualche mese mi è stato proposto di aprire un bed&breakfast in Valsamoggia, sulle colline bolognesi, e io ho colto la palla al balzo». Contro il parere di amici e parenti, Silvia ha avviato questa piccola attività ricettiva, che è durata pochi mesi ma le ha fornito una grande ispirazione: «Una ragazza giovane, che si era licenziata per realizzare un sogno, creava grande attrattiva. Ho cominciato a raccogliere altre persone del mondo dell’ospitalità per creare dei percorsi che regalassero ai viaggiatori storie interessanti come la mia e non solo belle camere. Da lì è nata la rete di ViviSostenibile».du2

Quello è stato il primo strumento per diffondere una nuova cultura turistica, che fosse ecologica, orientata alla riscoperta della ruralità e rispettosa del territorio. Presto però, il gruppo ha cominciato a infoltirsi e gli host che aderivano erano tanti. All’inizio del 2014 quindi, Silvia e il team di ViviSostenibile hanno iniziato a lavorare a una nuova idea: «Ci eravamo resi conto che avevamo due identità che facevano fatica a convivere: l’associazione, con i suoi eventi e le attività outdoor, e la rete, cioè un piccolo portale che si stava sviluppando. Abbiamo quindi deciso di separarli; c’è voluto coraggio, perché abbiamo dovuto lanciare un nuovo marchio da zero. A giugno dello scorso anno quindi, abbiamo fatto migrare le strutture della rete sul nuovo portale turistico, chiamato Destinazione Umana».

La nuova piattaforma è stata lanciata il 26 giugno del 2014 e oggi conta circa 70 strutture ricettive in tutta Italia. «L’innovazione che noi portiamo – spiega Silvia – è che non chiediamo più al viaggiatore dove vuole andare, ma chi vuole conoscere. Questo significa che rimettiamo al centro il gestore e la sua storia e proponiamo al viaggiatore un’esperienza immersiva nella struttura e un’ispirazione». Le strutture ricettive proposte dalla rete sono suddivise in quattro filoni tematici: cambiamentoinnovazioneruralità,spiritualità.du4

Il progetto è innovativo anche nelle modalità con cui viene portato avanti: «Siamo una decina di ragazzi tutti under 35 e ci definiamo un team liquido: non lavoriamo tutti i giorni nella stessa azienda, sennò sarebbe come prima. Siamo liberi nella gestione del nostro tempo, ma abbiamo obiettivi comuni». Anche il riscontro economico è buono, segno che l’idea funziona: «All’inizio abbiamo dovuto fare un piccolo investimento, poiché non abbiamo ricevuto fondi né finanziamenti. Adesso ci siamo trasformati in tour operator online e le entrate principali arriveranno dalla vendita dei pacchetti di viaggio. Attualmente siamo ancora in fase di start up, ma diverse persone percepiscono uno stipendio part-time e questo per noi è già un ottimo risultato».

L’impatto sul settore turistico è stato forte: «Oggi sempre più operatori cercano nuove modalità e vedono in Destinazione Umana una proposta originale e innovativa, legata non solo al rispetto dell’ambiente e al turismo responsabile, che fortunatamente sono in grande crescita, ma anche al viaggio inteso come crescita, esperienza personale, riscoperta delle relazioni». Anche da parte dei viaggiatori il riscontro è molto buono: «Coloro che ricercano questo tipo di esperienza sono ancora una nicchia, ma di grande valore, perché chi scopre questo modo di viaggiare ci si affeziona molto. Alcuni ci scrivono raccontandoci anche tratti molto personali della loro vita privata e si aspettano che consigliamo loro il viaggio più idoneo alla fase che stanno attraversando».

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Destinazione Umana ha attirato l’interesse di molte altre realtà che condividono un approccio innovativo e sostenibile al mondo del turismo: «Siamo partner dell’associazione Startup Turismo. Collaboriamo con il Movimento Lento per con cui stiamo creando dei percorsi misti piedi-bici-treno per collegare le varie strutture ricettive. A Casa Netural di Matera, una delle strutture della rete, offriamo una settimana di co-living per ricevere una consulenza sul proprio progetto imprenditoriale».

Il progetto ha portata nazionale, ma affonda le sue radici i Valsamoggia, un territorio innovativo e ricchissimo di iniziative, dal primo esperimento di Transizione d’Italia, all’associazione Streccapogn: «Qui succedono cose meravigliose. Il Comune di Valsamoggia è nato a gennaio 2014 dalla fusione di altri cinque Comuni. Questa trasformazione è stata possibile grazie a un referendum e porta molti vantaggi al territorio, come lo sblocco per due anni del patto di stabilità e la notevole visibilità a livello nazionale. Da pochissimo inoltre, è stata inaugurata la Casa dell’Innovazione, un progetto di co-working e FabLab in spazi dell’ex Municipio di Monteveglio, concessi gratuitamente a due associazioni».du3

Rimettere al centro le relazioni umane rispettando il territorio e ristabilendo il contatto con la natura. È questo il messaggio di Destinazione Umana. Un esempio che va seguito, incoraggiato e replicato, perché «l’Italia Che Cambia siamo noi – conclude Silvia –, le persone che decidono di non scappare, ma che ogni giorno lavorano con sforzi enormi affinché il nostro paese rifiorisca».

Visita il sito di Destinazione Umana.

Visualizza la scheda di Destinazione Umana sulla mappa dell’Italia che cambia.

Visualizza la scheda di ViviSostenibile sulla mappa dell’Italia che cambia.

Fonte : italiachecambia.org

‘ViviSostenibile’, storia di una scollocata e del suo progetto

Da impiegata ad animatrice del progetto ViviSostenibile, che unisce attività agrituristica, condivisione del lavoro e degli spazi e recupero dei legami comunitari. Silvia Salmeri racconta la sua storia, a pochi giorni dall’incontro dell’Ufficio di Scollocamento di cui è organizzatrice, che si è tenuta il 1 maggio.monteveglio2

Fra pochi giorni, il primo maggio 2013, l’Ufficio di Scollocamento sbarcherà a Bologna. Si tratta di una data simbolica, scelta volutamente per proporre, nella giornata dedicata ai lavoratori, un nuovo approccio nei confronti della sfera professionale. Anzi, un nuovo stile di vita. L’idea di battezzare questo giorno particolare per parlare di scollocamento è stata di Silvia, promotrice dell’evento. Per svolgere questo ruolo, nessuno sarebbe stato più indicato di lei, che – appoggiata da suo marito Valevo – da alcuni mesi ha abbandonato il posto fisso per mettere in pratica il suo interessante progetto legato alla sostenibilità sia ambientale che sociale: ViviSostenibile.

Come vi è venuta l’idea di organizzare un incontro dell’Ufficio di Scollocamento e quali sono gli obiettivi di questa iniziativa?

Ho letto il libro “Ufficio di Scollocamento” circa un anno fa, quando ancora lavoravo come impiegata, e ne sono rimasta subito molto colpita. Non appena mi sono avventurata nell’apertura del b&b, ho da subito cercato di non limitarmi alla sola attività di ospitalità, tentando di sfruttare lo spazio che avevo a disposizione per eventi rivolti alla comunità. All’inizio dell’anno mi sono ritrovata a dover programmare un po’ di iniziative e ho pensato che sarebbe stato bello, proprio in occasione della festa dei lavoratori, organizzare qualcosa di diverso, che ci permettesse di parlare di lavoro in una chiave nuova. Quale occasione migliore per invitare gli autori di quel libro che forse aveva avuto anche qualche merito nel mio scollocamento?1perotti__scollocamento

Nella tua decisione di cambiare vita c’è stato uno strappo, una goccia che ha fatto traboccare il vaso? O si è trattato di una scelta maturata più razionalmente e gradualmente?

Quando mi sono laureata, all’inizio del 2008, eravamo agli inizi della crisi economica che stiamo vivendo ancora oggi. L’unica cosa che mi interessava era trovare un lavoro che mi desse una certa stabilità e mi permettesse di mantenermi. Quasi subito sono stata assunta dall’azienda per la quale ho poi lavorato per circa quattro anni come impiegata nell’ufficio commerciale. Poco importava se non c’entrava nulla con quello che avevo studiato (Scienze Politiche). Sono stata molto contenta dell’esperienza che ho fatto e devo tanto ai colleghi con cui ho lavorato, ma ad un certo punto ho cominciato a sentirmi incastrata. Credo che la goccia che ha fatto traboccare il vaso sia stata quando, causa problemi economici dell’azienda, mi hanno ridotto l’orario – e quindi lo stipendio! – passando da un full-time a un part-time. Non lo ritenevo giusto e per mesi mi sono torturata, finché non ho visto ciò che era accaduto come una opportunità per poter fare le cose che mi piacevano. Da lì nasce l’idea del blog“ViviSostenibile” e poi tutto quello che ne è seguito!

Una delle prime domande che vengono rivolte a chi decide di scollocarsi è: come riuscirai a far quadrare il tuo bilancio? Senza stare a farti i conti in tasca, ci puoi raccontare come hai affrontato tu questo aspetto?

Se ti rispondo che ho più soldi in banca di quando lavoravo full-time mi credi? È vero che mi sono scollocata per andare a fare un altro lavoro che mi piaceva di più, ma è altrettanto vero che ho imparato a spendere i soldi diversamente. L’argomento è delicato perché nella mia situazione, certamente, potevo permettermelo: non ho figli e mio marito ha continuato a fare il suo lavoro. Però ho notato che mentre prima avevo uno stipendio sicuro che arrivava tutti i 10 del mese e magari il 9 ero già in ansia sperando che non ritardassero a pagare, ora che le entrate sono meno certe cerco di essere più attenta a come spendo e allo stesso tempo sono molto più tranquilla.

Come mai la scelta di spostarvi in campagna piuttosto che mettere in atto la vostra idea in città, in un contesto urbano?

In realtà noi abbiamo da sempre vissuto in contesti ‘campagnoli’, quindi la scelta è stata piuttosto naturale. Nonostante questo, l’obiettivo non è quello chiuderci in noi stessi, bensì creare un network che coinvolga anche i contesti urbani, per dimostrare che è possibile vivere in maniera diversa ovunque. Il nostro è un progetto aperto a ogni persona potenzialmente interessata a portarlo avanti, anche in centro a Milano, volendo! Anzi, forse è proprio nelle città che c’è più bisogno di cambiamento.vivisostenibile_inaugurazione

Co-working, co-living, ospitalità rurale, riuso, alimentazione sana e naturale… Qual è il filo rosso che lega questi aspetti e quale realtà volete creare attuando il vostro progetto?

Certamente è il concetto di “vivere sostenibile” a legare insieme tutte queste attività. Da qui il nome del nostro progetto, che non vuole essere unicamente legato a una sostenibilità ambientale, ma si rifà a una concezione più allargata di sostenibilità sociale. Crediamo fortemente che per superare la crisi che ci ha travolti la premessa sia recuperare il concetto di comunità. I nostri comuni non devono più essere semplicemente dei dormitori, ma bisogna ritrovare il piacere di stare insieme e di condividere. Per farlo però, è necessario offrire alle persone dei luoghi dove potersi ritrovare a lavorare, a mangiare un piatto di pasta allo stesso tavolo e, perché no, magari anche a vivere! E noi stiamo lavorando in questa direzione.

Quali sono state le reazioni delle persone – amici, ospiti del b&b, fornitori, rappresentanti delle istituzioni – che avete incontrato fino a oggi? Cosa vi hanno lasciato?

Enormi soddisfazioni: siamo cresciuti e ci siamo evoluti insieme a tutte le persone incredibili che abbiamo incontrato in questi mesi grazie a ViviSostenibile. Mi sono lanciata in questa avventura a settembre del 2012, mettendo in conto anche mesi in cui non avremmo avuto nessun ospite al b&b. Andavamo incontro all’inverno e non era facile aprire in quel periodo; da subito, invece, è stato un successo. Sono davvero convinta che l’entusiasmo sia contagioso e quando dai tanto ricevi molto di più. Sembrerà retorica, ma fare colazione con i miei ospiti la mattina era la parte migliore della giornata, si creava subito una speciale alchimia, perché la maggior parte di loro si appassionava alla nostra storia. Se racconti esperienze positive, la gente comincia a credere che allora sia possibile fare qualcosa e magari, tornando a casa, si attiva nel suo piccolo. La dimostrazione che in molti credevano nel nostro progetto l’ho avuta proprio quando abbiamo dato l’annuncio che nel posto dove avevamo iniziato sarebbe terminato tutto. Non abbiamo trovato un accordo con il proprietario di casa, quindi dopo sei mesi mi sono nuovamente scollocata! Ora siamo a caccia di nuove location dove continuare e dove sviluppare la nostra attività e in questa ricerca stiamo davvero ricevendo l’affetto e la solidarietà di tantissime persone che credono come noi in questo progetto.trattore8

Una delle parole chiave del vostro progetto è ‘condivisione’. Puoi fornirci qualche esempio pratico di come la nostra vita quotidiana potrebbe cambiare in meglio condividendo esperienze, saperi, spazi o beni?

Te ne potrei fare milioni. Il primo passo consiste nel ritrovare il senso di comunità; allora, magari, non avremo più il problema di dove ‘piazzare’ nostro figlio quando esce da scuola perché noi siamo a lavorare. Ci potrebbe essere il nonno del condominio che non bada solo il proprio nipote, ma anche gli altri piccoli vicini. Le auto che possediamo passano la maggior parte della loro vita ferme in un parcheggio. Eppure, abbiamo dei costi fissi a cui non importa nulla di quante ore tu effettivamente la utilizzi al giorno. Se passassimo dalla concezione di proprietà a quella di uso potremmo condividerle, guadagnandoci in termini di traffico e di costi di mantenimento. Parliamo di lavoro: molti liberi professionisti oggi lavorano da casa, spesso perché non possono permettersi di sostenere da soli i costi di un ufficio, correndo però il rischio di alienarsi. Diffondiamo l’idea del coworking: condividiamo lo spazio di lavoro – e quindi i suoi costi – e allo stesso tempo facciamo rete. Chissà che tu non possa avere bisogno delle mie competenze e io delle tue. Concludendo, avremmo potuto abbatterci dopo la prima esperienza del b&b non andata a buon fine. E invece abbiamo deciso di rilanciare. Abbiamo capito che da soli è un’impresa ardua, ma collaborando e condividendo diventa tutto realizzabile. Non vogliamo semplicemente trovare una casa al nostro progetto, vogliamo, al contrario, che sia il nostro progetto a offrire un tetto alle tante idee innovative che ci sono in circolazione, connettendole. Quindi, continuate a seguirci e uniamo le forze!

Fonte: il cambiamento