Il risparmio energetico a casa: come vivere meglio risparmiando e tutelando l’ambiente

Il risparmio energetico a casa, un tema molto concreto che riguarda tutti noi. Ecco qualche semplice suggerimento molto pratico che ci permetterà un notevole risparmio energetico in bolletta ed anche una qualità di vita più equilibrata e con meno impatto sull’ambiente.risparmio-energetico-a-casa-e1322468520362-400x250

Dal corretto isolante termico per la vostra abitazione, alla scelta delle lampadine a LED,  e persino qualche dritta su come vestirvi, eccovi tutto quello che vi può servire per ridurre i consumi energetici!

  • Uno dei problemi a monte è: sappiamo davvero quanta energia consumiamo? Senza un dispositivo di monitoraggio dell’energia, è veramente difficile capirlo. Perciò, un’ottima idea sarebbe quella di procurarsene uno. Lo trovate  anche sul web, ci sono molte soluzioni di domotica domestica in grado di visualizzare a dirvi quanti Kw state consumando, come ad esempio la Presa e il Monitor Conta Energia EcoDHOME.
  • Le prese elettriche sono tra i killer del consumo: quante volte lasciamo sotto carica più del dovuto computer e cellulari? potrebbe fare al caso vostro uno stand-by Killer per migliorare l’efficienza energetica: interrompe in automatico la fornitura di corrente elettrica quando i dispositivi hanno finito di caricare o sono spenti. Se non volete comprarla, staccate sempre le spine quando non usate un apparecchio!
  • Utilizzate lampade a risparmio energetico ma ancora meglio convertitevi direttamente alle lampade a Ledche sono il futuro del basso consumo.  Le lampadine Led consumano l’80% in meno e durano ben 25 volte di più di quelle a incandescenza. Anche la diffusione della luce delle lampadine Led è stata migliorata, per cui sarete avvolti da una calda e morbida illuminazione! E il vostro portafogli ringrazierà!,
  • Procuratevi un termostato intelligente come Nest ad esempio. Saprà lui quando è il momento di riscaldare e raffreddare l’ambiente. Soprattutto, eviterà gli sprechi, in particolare quando non siete in casa.
  • Fate un audit energetico. Siate consapevoli dei consumi energetici delle vostra casa: è come fare un check-up completo dal medico: dopo, siete inevitabilmente più sicuri! L’audit serve soprattutto per individuare dove ci sono perdite di calore per procedere, eventualmente, con un isolamento!
  • Cercate di valutare anche in ambito di assemblee condominiali soluzioni come ad esempio il teleriscaldamento, sarà una battaglia condominiale ma vale la pena combatterla 
  • Sigillare tutte le perdite della casa con l’isolamento. E ricordate: non è mai troppo. Anche se non vi sembra così, ci sono migliaia di posti, fessure, spifferi dalle finestre, ecc..dove il vostro calore scappa!, vu suggeriamo anzi una Termografia per capire quale sia il reale stato di isolamento e dispersione termica della vostra abitazione.
  • Finestre a doppio vetro. Sono il miglior investimento, sia per la protezione dal freddo e dal caldo, sia per i rumori esterni. Ma se avete una casa “anzianotta” magari di quelle del centro storico, allora il consiglio è quello di sigillare il più possibile, anche nelle zone intorno al vetro. La legge finanziaria anche nel 2012 vi aiuterà a detrarre il 55% della spesa.
  • Usate in maniera intelligente le tende, vi aiuterà per trattenere il calore o la frescura d’estate. Ad esempio, se la vostra casa riceve i raggi solari per qualche ora al giorno, sappiate che questo è un potentissimo mezzo di riscaldamento! In questo caso tirate via le tende o mettete ben al lato e raccogliete più raggi è possibile! Tenetele ben in vista, invece, d’estate per il filtraggio dei raggi solari!
  • Vestitevi secondo la stagione. Anche in casa. Se indossate un bel maglione non sentirete la necessità di regolare il riscaldamento a temperature tropicali, anzi. Babbucce calde, ben coperti e…sarete nel comfort più totale!
  • Siete delle cuoche provette? scoprite come utilizzare al meglio il forno elettrico. Se fate spesso biscotti o cibi che richiedono la cottura in un forno inoltre potreste comportarvi come facevano le antiche popolazioni: spegnete il riscaldamento e raccoglietevi in cucina attorno al forno. Sarà intimo e il profumo dei vostri manicaretti contribuirà a riscaldarvi

Se riuscirete a mettere in pratica questi accorgimenti pratici, avrete ottimizzato il risparmio energetico della vostracasa con anche benefici in termini di risparmio sulla vostra bolletta elettrica da non disprezzare.

Fonte: tuttogreen.it

Vivere nella Città della Luce

L’ecovilaggio sulle colline marchigiane coniuga la crescita personale all’ecologia e si apre all’esterno con un intenso programma di corsi e seminariecovill

C’è una dimora storica sulle colline marchigiane che è stata ristrutturata con grande attenzione ai materiali naturali e al risparmio energetico. È una grande casa in cui abitano 40 persone che condividono spazi e ideali, che sono accomunate dall’aver incontrato il Reiki nel proprio percorso di crescita e che ora si propongono al mondo come nuovo modello di vita famiglia e di vita comunitaria. Alla Città della Luce si vive insieme, si condivide, si risparmia energia, si produce cibo biologico, ci si autoproducono vestiti, scarpe e gioielli, si fa delle proprie passioni il proprio lavoro, ci si cura con l’ayurveda, si nasce in casa, si lavora costantemente su se stessi e sulle proprie relazioni, si fanno tantissimi corsi, si pubblicano libri. Umberto Carmignani, maestro Reiki e presidente de La Città della Luce, ci ha raccontato come è nata e cosa si sperimenta in questa comunità intenzionale.

Ho visto il documentario di presentazione de La Città della Luce sul vostro sito e mi ha molto toccata. Mi è rimasta molto impressa la commozione con cui chi vive a Città della Luce ne parla: cosa vi lega così profondamente?

Di fondo c’è un’emozione, un senso, uno scopo comune, un significato. Quando ci siamo incontrati nel ’95-’96 eravamo tutti un po’ sperduti e disorientati, in una grossa crisi esistenziale: non eravamo soddisfatti dei nostri lavori, delle nostre relazioni ed eravamo alla ricerca di un percorso di consapevolezza. Sulla nostra strada abbiamo incontrato il Reiki: il tempo che trascorrevamo insieme durante gli incontri e i ritiri dei fine settimana diventava sempre più un tempo di significati, di gioia, di condivisione. E siccome stavamo così bene insieme abbiamo deciso di iniziare un percorso di vita in comune, inizialmente in un appartamento in città. Successivamente ci siamo svincolati dalla città e ci siamo trasferiti dove siamo oggi, sulle colline marchigiane in un edificio storico che abbiamo ristrutturato. Paradossalmente la nostra comunità è nata dal bisogno egoistico di ciascuno di noi di stare meglio con se stesso e con gli altri: da qui però il passo verso l’attenzione al benessere globale e la volontà di cambiare il mondo è stato breve.

La Città della Luce è un ecovillaggio: la vostra attenzione al vivere ecologico e al rispetto dell’ambiente in che cosa si traduce concretamente?

Il nostro impegno in questo senso parte dal fatto che siamo attualmente un gruppo di 40 persone che utilizza una sola cucina, che mangia in una stanza: non viviamo in un condominio, ma in spazi anche comuni che per la loro stessa natura costituiscono un risparmio di risorse e di energia. Poi abbiamo un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica (circa 20 kw), utilizziamo lampade a basso consumo o a LED, abbiamo un impianto di riscaldamento a biomasse (utilizziamo la legna e il pellet). Inoltre siamo in 40 e abbiamo un parco auto composto da 5-6 vetture che condividiamo: sono vetture ibride o a metano e gpl. Abbiamo orti e campi che utilizziamo per l’autoproduzione e che coltiviamo secondo i canoni dell’agricoltura sinergica, della permacultura, dell’agricoltura biologica e biodinamica. Abbiamo costituito un GAS, un Gruppo di Acquisto Solidale, e abbiamo selezionato un certo numero di fornitori che soddisfa le nostre esigenze di reperire cibo di grande qualità a chilometro zero. Evitiamo di curarci con farmaci, di assumere sostanze chimiche (qui si

I princìpi di Reiki che guidano la comunità nella quotidianità

Solo per oggi Non ti arrabbiare

Solo per oggi Non ti preoccupare

Guadagnati da vivere onestamente

Onora i Genitori, i Maestri e gli Antenati

Mostra gratitudine per ogni cosa vivente

beve moderatamente e il fumo è bandito). Ci curiamo e facciamo prevenzione con i metodi dell’ayurveda, lavoriamo con Reiki sui conflitti e sui problemi familiari in modo da intervenire a monte, prima che la malattia si manifesti. Facciamo il parto in casa: ci vuole un grande coraggio in questi tempi, c’è dietro un altro tipo di filosofia ma è un grande regalo che si fa a se stessi e ai propri figli. In sostanza utilizziamo le risorse in maniera più parca, lavoriamo sull’autoproduzione, sulla prevenzione delle malattie e sul mantenimento dello stato di salute: tutto questo riduce il nostro impatto sull’ambiente e sulla società.

Quali sono le attività che proponete all’esterno?

Attraverso le nostre pubblicazioni e i nostri corsi diffondiamo la filosofia che ci anima e le buone pratiche che utilizziamo quotidianamente: l’autoguarigione, l’assumersi la responsabilità della propria vita, l’essere d’aiuto a se stessi e agli altri, cambiare un mondo che non può e non deve andare avanti in questo modo. Non si può andare avanti con un certo tipo di ricerca tecnologica che non prende in considerazione le esigenze del pianeta, con il nucleare, con un certo tipo di politica e religione, con una logica di guerra e di ampliamento degli armamenti, con la logica della maggioranza che prende le decisioni, con un’economia in cui i più ricchi continuano ad arricchirsi a scapito dei soggetti più deboli. Durante i nostri corsi, ma anche e soprattutto durante gli open day che teniamo una volta al mese, proponiamo alle persone che ci vengono a trovare una rassegna di quelle che sono le discipline olistiche per il benessere personale e spieghiamo i motivi per cui sarebbe bello e sensato che tutti cominciassero a vivere in comunità, o per lo meno a ragionare in termini di comunità.

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La Città della Luce Comunità ed eco villaggio dove si studiano e sperimentano discipline bio-naturali per una vita sana e consapevole nel rispetto dell’individuo, della famiglia, della società e dell’ecosistema. Per info e contatti: lacittadellaluce.org

Quali sono secondo te i passi verso il cambiamento?

Il sistema sociale ed economico in cui viviamo crea frustrazione, infelicità e rabbia: una persona infelice e frustrata è un ottimo consumatore perché sarà disposto a mangiare e acquistare qualsiasi cosa per colmare le proprie frustrazioni. Il primo passo da compiere è cambiare noi stessi, il secondo cambiare le nostre relazioni, il terzo è cambiare il sistema. Noi stiamo provando a fare questo.

Fonte: viviconsapevole.it

Il Grande Manuale del Reiki

Voto medio su 9 recensioni: Da non perdere

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Co-working a Matera: lavorare e vivere insieme a Casa Netural

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Se cominciassimo parlandovi di working, lavorare, molti di voi probabilmente storcerebbero il naso, specialmente se fosse un piovoso lunedì mattina e vi trovaste seduti alla scrivania, con il mouse in una mano e un provvidenziale caffè lungo nell’altra. Ma, come spesso succede, un piccolo elemento ribalta completamente la prospettiva. Proviamo ad aggiungere un suffisso di due letterine: co-working. Lavorare insieme, condividere non solo spazi, ma anche idee, progetti, emozioni della vita professionale. E perché non della vita in generale? Co-living, vivere insieme. Non semplici coinquilini, bensì compartecipanti di un’esperienza di sperimentazione, ispirazione e contaminazione reciproca. Ma per co- inizia anche comunitàComunità da stimolare, comunità da cui ricevere stimoli. Pensate che sia possibile unire tutti questi aspetti? Parliamone con chi l’ha già fatto.

Andrea Paoletti è un giovane architetto piemontese che ha vissuto per anni in un contesto urbano, anzi, metropolitano. «Ammetto che mi mancano gli stimoli delle grandi città. Sono contraddittori ma positivi, perché creano energia nuova». Circa tre anni fa Andrea ha fatto una scelta di vita radicale e decisa, che prova a spiegarci passo per passo: «A Milano, dove vivevo, mi ero avvicinato a The Hub, network internazionale che conta decine di strutture di co-working in tutto il mondo, perché mi interessava la progettazione partecipata di uno spazio: l’utente che diventa designer. Gradualmente mi sono inserito in questa realtà e sono stato invitato a diventare parte del team di progettazione. Oggi sono il responsabile design per The Hub a livello mondiale». Alla ricerca di un equilibrio interiore, oltre che della realizzazione dei suoi progetti, Andrea cerca di far convivere il retaggio della sua gioventù, passata fra i boschi piemontesi, con gli stimoli offerti dal contesto urbano: «Sono attratto dalla ruralità. Penso che il contatto con la natura sia molto creativo e ci consenta di trovare soluzioni interessanti: basta osservare e imparare dalla natura stessa, per poi trasferire tutto su un piano progettuale».

Queste due anime si sono unite nel novembre 2011, quando ha deciso di trasferirsi a Matera, in Basilicata, dove ha inaugurato Casa Netural. «Siamo partiti nel settembre del 2012. Volevo capire come un modello di co-working potesse essere portato in un contesto rurale, diventando un valore aggiunto per lo sviluppo del territorio, interagendo con le realtà locali ma ospitando e facendo partecipare a questo processo di confronto e di crescita anche soggetti provenienti dall’esterno».

Casa Netural è un co-working, ma anche un co-living: «Non ci limitiamo a offrire uno spazio di lavoro comune. Uno dei nostri obiettivi è costruire una comunità condividendo i sogni, le idee e le competenze, e questo si può fare solo vivendo quotidianamente fianco a fianco. Gli innovatori sociali che ospitiamo si fermano a Casa Netural per diversi giorni. Vogliamo fare in modo che le idee che propongono facciano crescere il territorio e che loro stessi partano arricchiti».casa-netural

Quella lucana non è una terra facile: le grandi potenzialità di cui è dotata vengono spesso sprecate e la cultura dei suoi abitanti impedisce loro di aprirsi al mondo e di spiccare il volo. «In Basilicata esiste un folto sottobosco di iniziative virtuose, piccoli imprenditori volonterosi, operatori culturali con fantasia e creatività. Ciò che manca sono le relazioni fra tutte queste realtà: serve una rete che le interconnetta e le “metta a sistema”». A questo si aggiunge una mentalità che spesso si rivela troppo chiusa e che rende ostici i rapporti con genti e culture di altri paesi: «Penso a questa regione come a una mamma iper-protettiva – confessa Andrea –, che non lascia andare i propri figli impedendo loro di fare esperienza, di crescere e di diventare uomini».matera

Al netto di questi piccoli spigoli caratteriali, il terreno che l’architetto piemontese ha trovato a Matera è davvero fertile: «L’unica regola che esiste a Casa Netural è “non lamentarsi”, ma essere propositivi. Io non sono venuto qui con la presunzione di mettere in atto grandi rivoluzioni, però ho trovato persone già predisposte al cambiamento e questo è l’unico modo per attivare una trasformazione: provarci, cercare soluzioni, abituarsi a ragionare in maniera costruttiva».

La fiducia che Andrea e gli altri ragazzi e ragazze di Casa Netural ripongono nei materani è testimoniata anche dalla campagna in atto in questi giorni: «A giugno lasceremo la nostra sede storica e questa è un’occasione per rimodellare non solo gli spazi fisici, ma anche le attività per il futuro. Vogliamo compiere questo passo in maniera partecipata, coinvolgendo chi già ci conosce e ci frequenta, ma anche la società civile, le istituzioni, le imprese e chiunque voglia contribuire con spazi e oggetti per il nuovo insediamento». Chi volesse rispondere alla call #casaneturalcercacasa può scrivere a casa@benetural.com o telefonare allo 0835/044681.

Francesco Bevilacqua

Il sito di Casa Netural

Fonte: italiachecambia.org

 

Vivere felicemente nella semplicità: Etain Addey e il bioregionalismo

Vivere felicemente nella semplicità. Etain Addey è l’incarnazione di uno stile di vita che segue solo i ritmi della natura e di un tempo ancestrale regolato dai luoghi e non dall’uomo.

Oggi molte persone – soprattutto giovani – stanno immaginando, progettando e realizzando un ritorno alla campagna e alla vita contadina. Etain Addey questo ricongiungimento lo ha realizzato nei lontani anni ’80 quando, dopo aver vissuto a Roma per molto tempo, ha cominciato ad avere la sensazione di “vivere in un mondo”, come spiega lei stessa, “in cui tutto si può comprare”. Quando Etain ha deciso di cambiare vita e seguire l’obiettivo di un sostentamento autosufficiente, non sapeva ancora nulla del mondo contadino. “All’inizio non riconoscevo un’erbaccia da un pomodoro” – scherza – ma questo fa parte della vita, il processo è lungo, ci vuole pazienza”. Non si può avere fretta, per vivere in armonia con il luogo  è necessario prendere coscienza del luogo stesso, diventare “nativi”. Per noi oggi è molto più difficile riscoprire le logiche di questo tipo di vita, perché siamo bombardati dalla cultura del consumo che ci ha abituato a pensare che tutto ci è dovuto.8473388543_b64c29dcc9_b

“Quando vivi un luogo in maniera profonda” – spiega Etain – “cominci a renderti conto che non sei l’unico essere vivente e che tutti gli altri intorno a te hanno bisogno delle stesse cose di cui ha bisogno tu”. Questa consapevolezza ti porta a rispettare il laghetto più vicino alla tua abitazione, perché non è solo il tuo orto ad avere bisogno di acqua ma tutto l’ecosistema che vive grazie a quel lago. Oggi abbiamo perso la cultura del limite, non sappiamo riconoscere i contorni che prima eravamo in grado di sentire istintivamente. Anche gli animali le hanno insegnato molto, come la capretta che ogni giorno riusciva a trovare un buco nel recinto per scappare e andare a pascolare quando e dove voleva lei. “Era molto ironica. Ci faceva capire che non avevamo nessun autorità per tenerla chiusa lì dentro”.8474476704_c51f44ee04_b

I primi anni in cui Etain Addey aveva cominciato a seguire questo stile di vita non sapeva cosa fosse il bioregionalismo (vedi box a destra), ma superata la fase iniziale in cui poteva dedicarsi solo ad imparare i principi dei lavori manuali che sono alla base dell’agricoltura e dell’allevamento, si è potuta concedere le letture per conoscere la filosofia che è alla base di tutto questo. Ha incontrato Giuseppe Moretti, uno dei padri del bioregionalismo italiano, e ha comprato tutti i libri di Gary Snyder. In quel periodo si è resa conto che molti in Italia, come lei, seguivano la strada del bioregionalismo senza saperlo. Per questo ha sia iniziato a tradurre in italiano i testi stranieri sia a scrivere lei stessa delle teorie bioregionali.8474478288_8df05e2101_b

Lo spazio di Etain è però più ristretto rispetto a quello tradizionalmente contenuto all’interno di una bioregione. “Mi sposto solo quando è davvero necessario ma non vado molto lontano”. A parte le visite ai suoi figli e nipoti in Inghilterra, ad Etain non piace allontanarsi dalla “sua” terra. Sia perché non può lasciare molto a lungo il lavoro nei campi e gli animali, sia perché non le piace invadere uno spazio che non conosce e in cui quindi potrebbe provocare turbamenti. Il turismo crea molti danni all’equilibrio di un luogo, non solo per l’inquinamento provocato dai mezzi di trasporto ma anche per gli shock culturali che provochiamo abitualmente a molte popolazioni che non hanno nulla a che vedere con i nostri modelli e stili di vita. Il viaggio ha senso se lo si fa per un motivo.8473386819_705a1f675b_h

Per questo Etain accoglie nella sua casa di legno le tante persone che si recano da lei per i motivi più svariati. Porta l’esempio di una sua amica che doveva operarsi di cancro e aveva bisogno di allontanarsi dalla sua famiglia per stare sola con sé stessa ed essere in grado di superare una prova tanto difficile. “Il viaggio acquista importanza se diventa un motore di incontro e di scambio”, spiega. Confessa che è normale scendere a compromessi, ma l’importante è fare delle scelte secondo coscienza. Anche il rifiuto della tecnologia trova i suoi limiti. Etain vive senza lavatrice né lavastoviglie ma da qualche tempo si è concessa una vecchia automobile per riuscire a risalire dal fiume quando si incontra con i suoi amici. Anche internet le ha risolto parecchi problemi “soprattutto perché mi è capitato” – racconta – “di andare in un ufficio postale che non aveva francobolli”. Vivere secondo coscienza, la propria, significa insomma mettere in dubbio le proprie abitudini e saper scegliere senza perdere la componente spirituale che permette di percepire il limite, mantenendo la consapevolezza che è il luogo a contenere l’uomo e non viceversa.

Elena Risi

Fonte: italiachecambia.org

Come costruirsi da soli una casa prefabbricata con meno di 20 mila euro, con Nomad Micro Homes

Sareste disposti a vivere in uno spazio di 9 metri quadrati? La società canadese Nomad Micro Homes pensa di sì. La casa prefabbricata che propongono può essere montata in pochi giorni ed ha dimensioni a dir poco ridotte: il modello base ha le pareti lunghe solo 3 metri e si sviluppa su due piani, grazie ad una sapiente ottimizzazione dello spazio.nomad-micro-houses-400x250

GUARDA LE FOTO DELLA MICRO-CASA!nomad-micro-home-vista-interna-e-esterna

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L’area giorno, al piano terra, include davvero tutto il necessario: un soggiorno con TV e divano, una cucina con fornello a propano, frigo elettrico e lavello, e un bagno provvisto di sanitari, doccetta, specchio e ventilatore di scarico. Ma non ci sono tavoli o sedie! Per raggiungere la zona notte, le scale sono posizionate sopra i ripiani della cucina per arrivare ad un letto matrimoniale e un armadio.

La struttura è stata pensata per essere utilizzata sia in zone colpite da calamità naturali, quindi come rifugio di fortuna, sia per chi la volesse scegliere come residenza ufficiale ma avesse pochi soldi. Può essere dotata di pannelli solari per il riscaldamento e un collettore dell’acqua piovana per renderla ecologica ed abbattere i costi energetici. Giunge al cliente sotto forma di “kit da montare” al costo di poco più di 19.000 euro ($ 28,000 CA) più spese di spedizione.

La Nomad Micro House, però, propone anche altri modelli, più o meno “accessoriati”:

Nomad Live è il modello basic descritto poco sopra, dotato di tutti i componenti essenziali per la vita quotidiana. Nomad Space è la copia del modello standard, ma privo di bagno ed elettrodomestici: questa soluzione è stata pensata come dependance di un edificio più grande, magari come zona per gli ospiti oppure come ufficio o studio in cui ricevere i clienti. Il suo costo è di poco più di 17.000 euro ($ 25,000 CA) più spese di spedizione.

Nomad Zero, infine, è l’evoluzione della versione Live, ovvero vi si aggiungono diverse caratteristiche eco-sostenibili: energia solare, trattamento delle acque reflue e raccolta di acqua piovana. Il prezzo di questa ultima versione va richiesto direttamente all’azienda.

Che cosa aspettate? Non ci sono più scuse per andare a vivere da soli, anche solo nella dependance della casa paterna!

Fonte: tuttogreen.it

Vivere senza acqua potabile: in Usa si preparano a questa evenienza

Dopo la contaminazione delle falde acquifere in West Virginia l’America si interroga sulla capacità delle comunità di affrontare l’emergenza di un giorno senza acqualimonata_1lt_candy_nat,1149

Negli Stati Uniti dopo l‘avvelenamento della falda acquifera in West Virginia l’America ha scoperto che l’acqua potabile è preziosa. Si consideri che mediamente un americano consuma 378 litri di acqua al giorno contro i 165 di un europeo e i 20 litri di un africano. La FAO stima che siano necessari 100 litri al giorni acqua per avere una vita dignitosa. Nasce così negli Usa il programma Community-Based Water Resiliency (CBWR) su iniziativa dell’EPA con l’obiettivo di formare e preparare le comunità alla necessità di apprendere il ciclo dell’acqua fornendo le informazioni per la gestione in sicurezza di questa preziosa risorsa. Lo strumento individuato è un programma da scaricare che aiuta a valutare la resilienza della propria comunità, ossia la capacità di reazione e adattamento alla interruzione del servizio idrico. Attraverso il programma si scopre come migliorare la resilienza e attraverso l’autovalutazione mette ogni partecipante nella condizione di conoscere i punti di forza e di debolezza personali e della comunità in cui vive e si rapporta. L’obiettivo finale è migliore l’accesso alle risorse alternative per aumentare la resilienza della comunità così da integrarsi nelle risposte amministrative che arriveranno alle emergenze.

Il 22 marzo 2104 sarà la giornata mondiale dell’acqua, ricordiamocene.

Fonte: ecoblog

L’importanza dell’illuminazione. La qualità della luce. Vivere meglio.

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La presente Guida per un’illuminazione consapevole è offerta da CELMA ed ELC per fornire informazioni autorevoli circa

l’importanza della luce e dell’illuminazione per le persone e gli ambienti. La guida fornisce delle considerazioni chiave necessarie per prendere delle decisioni adeguate nella scelta e nella gestione di soluzioni illuminotecniche corrette, efficienti e sostenibili. La guida sarà una fonte preziosa di informazioni per tutte le persone coinvolte nella realizzazione e nell’applicazione di politiche per l’illuminazione a livello locale, statale ed europeo. La presente guida conduce attraverso una moltitudine di applicazioni che le persone vivono contribuendo a determinare un collegamento con soluzioni di illuminazione. Inoltre, fornisce un elenco di regolamenti applicabili, di standard di riferimento e di contatti presso i quali ottenere ulteriori consigli ed informazioni.

L’Industria Europea dell’Illuminazione

L’Industria Europea dell’Illuminazione è rappresentata dalle associazioni europee CELMA ed ELC. L’Industria Europea dell’Illuminazione (sorgenti luminose, apparecchi di illuminazione e componenti) è composta da migliaia di aziende di apparecchi di illuminazione di tutta Europa, la maggior parte delle quali sono piccole e medie imprese. CELMA è la federazione delle associazioni nazionali di produttori di apparecchi di illuminazione e di componenti elettroniche per apparecchi di illuminazione dell’Unione Europea. CELMA rappresenta 19 associazioni di produttori di 13 paesi UE, corrispondenti ad oltre 1000 aziende (la maggior parte delle quali di dimensioni piccole e medie) e 107000 lavoratori impiegati in Europa, e genera 15 miliardi di euro di fatturato in Europa.

La federazione europea di aziende di lampade (ELC) rappresenta i principali produttori europei di lampade. ELC conta 8 membri, rappresenta oltre 50000 lavoratori impiegati in Europa e genera 5 miliardi di euro di fatturato in Europa. ELC è impegnata a proporre pratiche di illuminazione efficienti per il beneficio dell’ambiente mondiale, per il comfort delle persone e per la salute e la sicurezza dei consumatori.

 

Le soluzioni di illuminazione intelligenti fanno la differenza.

La luce è essenziale per la vita, oltre a consentirci di svolgere i compiti visivi. L’importanza di una buona illuminazione è innegabile, in quanto fornisce un servizio essenziale alle persone nelle diverse tipologie di ambiente. La luce:

> Aumenta la visibilità dei compiti visivi e riduce l’affaticamento negli ambienti di lavoro

> Aumenta la sicurezza e la praticabilità di vie e strade per conducenti, pedoni e residenti

> Motiva e stimola l’apprendimento e lo studio nel settore educativo

> Migliora la produttività e agevola la sicurezza e la precisione nei posti di lavoro

> Stimola la percezione visiva nei negozi

> Migliora la qualità della vita sociale e culturale a livello urbano e cittadino

> Enfatizza la bellezza visiva dell’architettura e dei paesaggi

La luce ha un impatto sul nostro umore; inoltre, migliora il benessere ed i processi biologici. La luce stimola la produttività e consente uno stile di vita nell’arco delle 24 ore, garantendo comfort e sicurezza anche per le persone anziane.

La società conferisce grande importanza alla salvaguardia del clima e delle risorse energetiche. L’illuminazione può giocare un ruolo centrale nel risparmio di energia, risorse e costi. Le nuove tecnologie ed i nuovi sistemi di controllo per l’illuminazione sono in grado di determinare risparmi di almeno il 40%. L’innovazione cambia le modalità di consumo

energetico ed offre soluzioni di illuminazione completamente nuove, per uno stile di vita confortevole e sano. Le principali

componenti dei sistemi di illuminazione sono:

> Lampade ed apparecchi di illuminazione efficienti con ballast elettronici

> Progettazione intelligente con sistemi di controllo dell’illuminazione intelligenti e sfruttamento della luce diurna

> LED ad alta efficienza che aprono scenari di illuminazione mai visti prima.

Oltre l’80% dei segnali elaborati dal cervello provengono dagli occhi. E questi segnali sono trasportati dalla luce. Per questo è estremamente importante avere la luce giusta e di qualità, adeguata ad ogni scopo.

Fonte: CELMA-ELC

 

Una coppia si costruisce una casetta di legno omni-comfort

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Vivere in poco spazio, eliminando tutto ciò che è superfluo, è la nuova moda del momento, anche oltreoceano. E’ stata la scelta anche dei coniugi Tack, Chris e Malissa, che hanno deciso di progettare e costruire la loro piccola casetta che può stare su un rimorchio di circa 13 metri quadri.casetta-tack-8

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Nel progettare la struttura la coppia ha dovuto tener conto di diverse cose: dal momento che lui è un fotografo e lei un’artista 3D, entrambi hanno necessità di spazio per lavorare in casa, di ospitare amici e i loro gatti e, fondamentale, di essere ecocompatibili. Date le premesse, poteva sembrare un’impresa impossibile, ed invece non è stato così; oggi, infatti, i coniugi Tack vivono in una “tiny house” a pannelli solari a Snohomish, nello stato di Washington. La coppia ha iniziato a disegnare la casa nel 2011 e, con un costo approssimativo di 20000$ (circa 15400€), ha costruito la propria piccola residenza  dotandola di ogni  comfort. Il bagno è composto da un’artistica botte da vino che funge da doccia ed un secchio da circa 20 litri usato come water, che permette alla coppia di trasformare  le proprie scorie fisiche in concime proprio come in un modello di Dee Williams che i Tack avevano preso come riferimento;  la camera da letto loft  ospita un grande letto matrimoniale mentre la zona giorno dispone di una panca che può triplicare le sue misure  e di un divano letto per gli ospiti. Un tavolo pieghevole a parete è adibito sia a tavolo da pranzo che a tavolo di lavoro con uno schermo di grandi dimensioni della Apple che viene usato da computer  e tv. La cucina cambusa è fornita di lavandino e di un fornello con due bruciatori a propano che serve anche come fonte di riscaldamento, mentre l’ isolamento in lana minimizza la perdita di calore. L’impianto energetico è totalmente sostenuto da pannelli fotovoltaici, ma comunque, durante il giorno la casa è ampiamente illuminata da diverse  finestre ed anche da un lucernario che forniscono  abbondante luce naturale.casetta-tack-7

La scelta dei coniugi Tack non è stata certo  semplice, per poter riuscire a vivere in uno spazio così ridotto entrambi hanno dovuto rinunciare a molte delle proprie cose, ma sembra che dopo un’iniziale periodo di assestamento la loro vita sia molto migliorata.

 

Fonte: tuttogreen

 

“Torino low cost”, una guida per vivere la città spendendo poco e rispettando l’ambiente

In tempi di crisi è fondamentale rivedere le proprie abitudini e imparare a spendere meno, senza rinunciare necessariamente alla qualità. La blogger e scrittrice Bruna Gherner propone con il suo libro “Torino (e dintorni) low cost – Guida anticrisi alla (ex) capitale dell’auto” 250 posti in città dove mangiare, fare i propri acquisti e trascorrere il tempo libero risparmiando e all’insegna dell’ambiente375540

Vivere la città senza rinunciare a uscire e divertirsi, spendendo poco e con un occhio di riguardo all’ambiente. Sembrerebbe una mission impossibile, soprattutto in periodo di crisi, e invece è proprio per dare una risposta positiva a quest’ultima nella vita e nei consumi di tutti i giorni che nasce “Torino (e dintorni) low cost – Guida anticrisi alla (ex) capitale dell’auto”. Il libro, uscito a maggio, è firmato dalla blogger e scrittrice Bruna Gherner, esperta del vivere bene spendendo poco, filosofia che ha messo in pratica in tante città diverse, da Berlino a Barcellona e Milano, a cui ha dedicato il blog http://www.survivemilano.it e la guida “Milano low cost”, pubblicata nel 2012. Si continua ora con Torino, città natale di Bruna Gherner, con 250 segnalazioni di posti, tutti sperimentati personalmente, più un’ottantina di consigli, dalla ricetta per i grissini fatta in casa all’autoproduzione di detersivi naturali. La guida è divisa in nove sezioni tematiche che offrono indicazioni per fare la spesa, uscire, muoversi in città, divertirsi, trovare e abbellire la casa, vivere con i bambini, fare attività culturali, vestirsi, curare il proprio corpo, con tanto di mappa per localizzare rapidamente i posti segnalati, contraddistinti da una fogliolina quando il low cost si accompagna all’eco. «Il proposito – spiega Bruna Gherner – è usare la crisi come occasione per cambiare le abitudini, anche in senso proambientale; spendere meno senza dover sacrificare la qualità, sapendo dove andare, perché basso costo non è per forza sinonimo di bassa qualità (anche ambientale), e viceversa alto costo non significa necessariamente alta qualità. Ad esempio comprare cibi biologici, ma non per forza al supermercato o nei negozi di primizie, dove sono molto costosi, quanto piuttosto dal produttore, o acquistare prodotti non confezionati ma sfusi, riducendo il packaging che è un costo sia economico che ecologico». Una guida soprattutto per chi vive la città, con consigli sui Gac o dove trovare prodotti sfusi, ciclofficine, miele prodotto in città, come quello del giardino botanico del Valentino, ristoranti vegani, vecchie e nuove piole, dove mangiare fuori e bene con meno di 15 euro, come a Cascina Roccafranca. E poi orti urbani e sul balcone, mercati dell’usato e negozi che producono abiti di qualità a prezzi giusti; meno vestiti ma di buone stoffe, ben realizzati e made in Italy, senza sfruttare la manodopera e l’ambiente. O ancora: erboristerie, vivai, iniziative di cohousing, attività per i bimbi e rassegne e iniziative culturali gratuite. Tra i posti eco raccomandati, le officine del Cecchi Point di via Cecchi, dove imparare ad aggiustarsi e costruirsi le cose; Il Filo d’Erba, il vivaio del Gruppo Abele a Rivalta, che vende piante pensate apposta per l’orto sul balcone; il Negozio leggero e la Locanda leggera di via Napione, con prodotti sfusi e dove l’usa e getta è bandito; la cooperativa Liriodendro di Bogaro, che vende salumi naturali; l’erboristeria di via Baretti, dove l’erborista va ancora a raccogliere le erbe in montagna. «Torino offre tante opportunità per vivere low cost e in modo eco, più che a Milano – chiosa l’autrice –, ma l’iniziativa deve partire da ciascuno. Usando la bici anche se le ciclabili non sono perfette, rinunciando al supermercato sotto casa e ai prodotti già pronti per coltivarsi un orto sul balcone, farsi il pane in casa, andare al mercato, dai produttori o da un Gac. Razionalizzando i consumi, comprando meno cose ma migliori. Provando, insomma, a cogliere le opportunità della crisi, che è frutto anche di abitudini sconsiderate».

 

 Fonte: eco dalle città

 

Tagli all’istruzione: a rischio la “scuola di transizione” Teodoro Gaza

Si chiama istituto Teodoro Gaza e negli anni, sotto la guida della preside Maria De Biase, è diventato un punto di riferimento in Italia e non solo per quanto riguarda l’educazione ecologica, la transizione, i rifiuti zero, la permacultura. Ora questo bellissimo esperimento rischia di finire nel tritacarne dei tagli all’istruzione.maria_de_biase

Maria De Biase mi risponde col tono un po’ affannato di chi è immerso in un vortice di telefonate. Da qualche giorno si è avverato ciò che tutti temevano da tempo: l’istituto scolastico Teodoro Gaza verrà sottodimensionato e accorpato, e Maria, che di quell’istituto è preside, rischia di perdere il posto e dover abbandonare quel “piccolo miracolo” che ha contribuito in maniera così forte a costruire. Ora, vi starete chiedendo, cosa ha di speciale questa scuola? L’Istituto scolastico comprensivo Teodoro Gaza di San Giovanni a Piro, nel cuore del Cilento, non è una scuola come le altre. Certo, come nelle altre scuole gli alunni (l’istituto comprende scuola materna, elementari e medie) imparano la grammatica, la matematica, la geografia e la storia. Ma a differenza degli altri istituti imparano anche a vivere senza produrre rifiuti, a fare a meno (per quanto possibile) del petrolio e dei suoi derivati, a coltivare le piante secondo i principi della permacultura. Il Teodoro Gaza infatti è la prima e forse unica scuola “di transizione” e a “rifiuti zero” d’Italia. Tutto è iniziato sei anni fa, quando Maria De Biase decise di andar via dalla sua cittadina, Marano, nell’hinterland napoletano, “terra dei fuochi e di drammatico degrado umano, terra di camorra e di rifiuti tossici” come essa stessa la definisce, per trasferirsi nel Cilento e provare a lavorare in condizioni di “normalità”. Aveva appena vinto il concorso per dirigente scolastico e le era stato assegnato l’Istituto Comprensivo “T. Gaza”. Da allora il percorso personale di Maria e quello della scuola hanno proceduto di pari passo. Qui Maria De Biase ha potuto applicare e sperimentare la sua passione per l’ambiente, le sue idee sulla resilienza, sulla sovranità alimentare, sull’educazione e quella voglia di cambiamento e di rinascita che chi ha toccato con mano il degrado ed il disfacimento sociale avverte forse con più forza degli altri. L’istituto ha fin da subito fatto propri i principi di Paul Connet relativi alla strategia rifiuti zero, e quelli del movimento Transition Town a cui ha aderito.

sapone

Nel corso dei sei anni sono stati portati avanti talmente tanti progetti che meriterebbero un libro intero, piuttosto che le poche righe di un articolo. Oggi la scuola ha quattro orti – più uno sperimentale su balle di fieno -, che i ragazzi coltivano assieme ai genitori sotto la supervisione di dieci docenti e due collaboratori che si sono formati facendo corsi di permacultura. Nel giardino sono stati piantati ben trenta alberi da frutto autoctoni, donati dal Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Parte dei prodotti degli orti e del frutteto diventano la merenda quotidiana degli alunni e degli insegnanti. Il pane con l’olio dell’albero millenario che sta nel giardino della scuola, pane e broccoli, pane e marmellata; il tutto consumato in piatti di ceramica, con posate di metallo e bicchieri di vetro. Un’abitudine che è diventata un progetto, EcoMerenda, diventato presto oggetto di interesse nazionale al punto di meritare, a Torino, il premio “Agricoltura Civica Award 2013”. I bambini di quinta elementare hanno imparato a costruire delle compostiere domestiche; quelli di elementari e medie hanno dato il via alla raccolta dell’olio alimentare esausto realizzando migliaia di saponette assieme alla collaborazione delle nonne. Ogni anno alunni e insegnanti allestiscono un mercatino della solidarietà nel quale vendono i prodotti realizzati nei laboratori scolastici per sostenere vari progetti di solidarietà: da una scuola e un laboratorio medico in Senegal, a un orfanotrofio in India, all’aiuto alle famiglie in difficoltà per l’acquisto di libri, materiale scolastico, ticket mensa, trasporti ecc. Ma torniamo di nuovo al presente, alla telefonata, e alla voce tesa di Maria de Biase, che pian piano si scioglie mentre mi racconta di tutti i meravigliosi progetti che ha portato avanti assieme ai suoi alunni, agli insegnanti, a genitori e parenti. Interrotti d’un tratto da una comunicazione del Ministero dell’istruzione, brutale come solo i numeri freddi possono essere, insensibili alla sostanza delle cose. Il prossimo anno la scuola non raggiungerà gli alunni necessari per poter proseguire autonomamente il proprio percorso, dunque verrà sottodimensionata. Finirà accorpata a qualche altro istituto, assegnata ad un reggente che potrebbe arrivare da molto lontano, forse da un’altra provincia, e recarvisi una volta al mese, giusto per firmare i documenti, sancendo di fatto la morte del progetto.

alunni

“La cosa ironica di tutta questa situazione – mi spiega Maria – è che la nostra scuola ha sempre portato avanti le linee volute dallo stesso ministero. Siamo all’avanguardia in molti campi, potevamo essere un fiore all’occhiello, un esempio da seguire e da esportare. Ma quando vai ad inserire i dati nel form telematico, tutto il lavoro che hai fatto, tutta la qualità che hai espresso si perde in una serie di numeri. Numeri che dicono che, per soli 15 alunni, non raggiungiamo la soglia necessaria a restare autonomi”. “Mi dicono che devo rendere conto della perdita di alunni. Ma qui è la miseria che si porta via la gente, intere famiglie costrette ad emigrare, soprattutto coppie giovani con bambini piccoli. E nonostante tutto ci sono persone che si trasferiscono a San Giovanni a Piro apposta per far frequentare ai loro figli la nostra scuola. Due famiglie di Napoli ad esempio, e una ricca signora inglese trasferitasi qui nei dintorni che appena ha scoperto quello che facevamo ha voluto iscrivere qui il proprio figlio.” Maria De Biase sarà costretta, entro il 6 luglio, a fare domanda di trasferimento presso un’altra scuola. I tagli all’istruzione potrebbero uccidere uno dei progetti più belli e all’avanguardia che il nostro paese conosca. Ma non è ancora il momento di gettare la spugna. Preside, insegnati e amici dell’istituto hanno ancora qualche carta da giocare. È online una petizione, che invitiamo tutti a firmare, nella quale si chiede che la scuola sia data in reggenza per il prossimo anno proprio alla De Biase, che sarebbe disposta a gestirla a titolo gratuito per tutto l’anno, per procedere in seguito all’accorpamento con la scuola che la preside andrà a dirigere in seguito alla domanda di trasferimento. Maria mi racconta che quando Jairo Restrepo Rivera, uno dei maggiori esperti mondiali di agricoltura organica, venne a parlare al Gaza, rimase talmente colpito che affermò “una pequeña escuela puede cambiar el mundo!” (una piccola scuola può cambiare il mondo). Ora è il mondo che deve dare una mano alla piccola scuola, diamoci da fare.

Fonte: il cambiamento