Per il vino italiano un’altra stagione da record: l’export 2013 segna un + 7%

La produzione vinicola italiana ha fatturato 5 miliardi di euro trainando l’export dell’agroalimentare verso livelli record

Il vino italiano trionfa in giro per il mondo. Il 2013 ha fatto registrare nuovi record di vendita con un + 7% di export e un giro d’affari complessivo di 5 miliardi di euro. Il vino rappresenta attualmente un vero e proprio traino per le esportazioni agroalimentari che, secondo quanto emerso da un’indagine Coldiretti su dati Istat del 2013, hanno raggiunto la cifra record di 33,4 miliardi di euro con una crescita del 5% rispetto al 2012. Il positivo andamento dell’export compensa soltanto parzialmente il forte calo dei consumi che si è verificato fra le famiglie italiane: pesce fresco (-20%), pasta (-9% ) e latte (-8%) sono i tre settori che hanno risentito maggiormente della contrazione dei consumi mentre la riduzione di carne (-2%) e ortofrutta (-3%) è stata decisamente più contenuta. All’estero il vino è il prodotto più ambito, ma anche l’ortofrutta, la pasta e l’olio di oliva restano apprezzatissimi, specialmente negli altri Paesi dell’Unione Europea nei quali l’export italiano realizza i 2/3 del suo fatturato. Il rialzo dell’euro potrebbe frenare le esportazioni di vino negli Stati Uniti, dove nel 2013 è stato superato il miliardo di euro di fatturato. Oltreoceano resta aperta un’altra questione: quella della battaglia che divide gli Stati Uniti dall’Unione Europea sui domini web .vin e .wine che i produttori europei vorrebbero regolamentare per tutelare la propria produzione doc e docg dalle imitazioni e dalle contraffazioni. Da un parte gli Stati Uniti rivendicano l’assoluta libertà nel difendere il proprio vino, dall’altra l’Europa chiede rispetto delle denominazioni d’origine controllata. A fine marzo, a Singapore, se ne parlerà in campo “neutro”. Per i vini europei la possibilità di un suffisso web .vin e .wine potrebbe valere milioni.141914114-586x354

Fonte:  Coldiretti

Dumping, la Cina chiude le porte ai vini italiani

Guerra di dazi fra Italia e Cina: la decisione di imporre dazi ai pannelli solari cinesi rischia di ripercuotersi sul vino italiano che rappresenta ormai l’8% del mercato enologico di Pechino1586165771-586x389

È guerra di dazi fra Italia e Cina, più che altro una legge del taglione: l’Unione Europea impone i dazi ai pannelli solari provenienti dalla Cina? E allora la Cina risponde con un’indagine tesa a comprendere se i vini importati dall’Europa e, in particolar modo, dall’Italia stiano arrivando a un prezzo e in una quantità congrui. Minacciando l’export verso Oriente della produzione enologica italiana. Il vino italiano che alla fine degli anni Novanta rappresentava l’1% del mercato cinese, si assesta attualmente intorno all’8% con un giro d’affari che sfiora ormai gli 80 milioni di euro. Inutile dire come la decisione del Governo cinese appaia pretestuosa sin dalla tempistica, visto che i dazi ai pannelli solari sono scattati proprio ieri, 6 giugno, portando la quota dall’11,8% al 47,6%. Pechino accusa l’Unione Europea di fare dumping e il presidente francese François Hollande ha già chiesto, in tempi relativamente brevi, una riunione dei 27 Stati Membri affinché la Commissione Europea

arrivi a una solidarietà di punti di vista da parte dei ventisette.

L’indagine aperta dalla Repubblica popolare Cinese sui vini europei va seguita con la massima attenzione ma non ci deve spaventare, perché il prezzo dei nostri prodotti non è frutto di sovvenzioni o aiuti all’esportazione,

ha spiegato il ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, che ha sottolineato come la tutela dell’agro-alimentare sia una delle priorità del Governo Letta.

Soltanto negli ultimi dodici mesi le esportazioni di vino made in Italy in Cina sono aumentate del 15% e nel bimestre gennaio-febbraio 203 la spesa per le nostre bottiglie è aumentata del 41,5%. La Cina è il quinto consumatore di vino al mondo dopo Stati Uniti, Italia, Francia e Germania. E l’Italia è il Paese che ha saputo cogliere al volo le occasioni del mercato cinese, con un vero e proprio boom negli ultimi cinque anni: + 300% in quantità, + 400% in valore.

Fonte: Agronotizie