Energie rinnovabili: un video sui benefici dell’eolico

In un breve video in computer animation il funzionamento, i benefici, l’impatto e le buone pratiche dei parchi eoliciEgmond-aan-Zee3

http://vimeo.com/82107376

Fra le energie rinnovabili, quella eolica è senza dubbio quella che suscita il maggior numero di polemiche. Da una parte vi sono i sostenitori, coloro secondo i quali l’energia da fonti pulite e rinnovabili è da accogliere positivamente, a prescindere. Dall’altra ci sono i detrattori, coloro che cedono nei parchi eolici uno scempio del paesaggio e uno stupro del territorio, con le conseguenze che ciò può comportare a livello ambientale e turistico. Si tratta, dunque, di una questione in grado di spaccare in due lo stesso movimento ambientalista.  Secondo un’indagine condotta su un campione di 800 intervistati dall’Osservatorio Energia e pubblicata sul sito dell’Anev, l’80% degli italiani ritiene l’energia eolica rispettosa dell’ambiente, mentre il restante 20% si divide fra chi non è per nulla d’accordo (4%), fra chi è poco d’accordo (11%) e chi afferma di non saperne abbastanza (5%). E il breve video Verso l’eolico firmato da Nicola Vargiu può essere l’occasione per saperne di più: appena due minuti che sintetizzano il funzionamento e le principali destinazioni dell’energia eolica. Nel video viene ricordato il protocollo per la realizzazione di un Buon Eolico sottoscritto da Anev (Associazione Nazionale Energia del Vento), Greenpeace, Legambiente e Wwf nel 2002. Qual è il buon eolico? Quello che rispetta quattro criteri: 1) controllo totale su territorio, flora e fauna; 2) costante manutenzione della viabilità di accesso; 3) dismissione totale degli impianti a fine ciclo di vita; 4) esclusione delle aree a particolare pregio e tutela. Il video è patrocinato dall’Università degli Studi di Sassari e pone l’accento sulle potenzialità della Sardegna, la regione più ventosa d’Italia nella quale lo sviluppo di una politica energetica basata sull’eolico è stata frenata da burocrazia, dalle resistenze alle modifiche del paesaggio e da interessi illeciti che in altre regioni italiane hanno già portato all’arresto di faccendieri legati alla criminalità organizzata.

Fonte:  Vimeo

Ultima chiamata ovvero le ragioni non dette della crisi globale

The last call – Ultima chiamata vuole andare alle radici dell’attuale crisi globale ripercorrendo la straordinaria storia della ricerca nata intorno al rapporto “I limiti dello sviluppo”. E’ un progetto crowdfunded che ha bisogno anche del tuo aiutoMeadows-limits-to-growth-586x309 (1)

[Nell’immagine: Donella Meadows, Dennis Meadows e un diagramma di flusso originale usato per costruire il modello di Limits to growth.]

Ultima chiamata – le ragioni non dette della crisi globale è un progetto cinematografico straordinario di Enrico Cerasuolo che vuole rendere giustizia ad alcuni protagonisti dimenticati del movimento ambientalista: Aurelio Peccei, Jay Forrester, Donella Meadows, Dennis Meadows e Jorgen Randers , ovvero gli ispiratori ed autori del celebre rapporto su I limiti dello sviluppo uscito nel 1972. Se non avete mai letto questi nomi significa che la macchina della disinformazione dell’establishment economico finanziario ha compiuto molto bene il suo lavoro…Con l’aiuto dei primi supercomputer e della giovane dinamica dei sistemi, per la prima volta nella storia fu allora possibile simulare scenari futuri per le società umane prendendo in considerazione l’evoluzione congiunta di un gran numero di variabili, tra cui popolazione, risorse, produzione agricola, inquinamento. Il rapporto afferma con forza che la crescita ha dei limiti ben precisi , o dal lato del consumo di risorse o dal lato dell’eccesso di inquinamento; non tenerne conto significa correre verso il baratro a occhi chiusi.(1)

Le conclusioni del rapporto non sono piaciute a petrolieri e banchieri che hanno fatto di tutto per screditarlo e farlo scivolare nell’oblio; ma per fortuna in giro per il pianeta ci sono abbastanza persone che non se ne sono dimenticate. Nel video qui sotto il regista Cerasuolo e il produttore Arvat spiegano le ragioni della loro scelta; potrete poi vedere delle straordinarie immagini di repertorio degli anni ‘70 dove un giovane Dennis Meadows spiega che i limiti alla crescita mostreranno i loro effetti già nella vita dei nostri figli ( i figli del ‘72…) e un già maturo Jay Forrester (2) che afferma: questa crescita è sul punto di finire, deve finire e finirà. Ultima chiamata è un progetto crowdfunded e ha bisogno anche del tuo sostegno. Pensaci.

(1) “Limiti ben precisi” significa che i limiti esistono, anche se non possiamo sapere con assoluta precisione a quanto ammontano le risorse fossili realmente estraibili oppure quale livello di CO2 in atmosfera segnerà il punto di non ritorno. E’ come dire che stiamo giocando bendati nei pressi della scogliera: non sappiamo esattamente se si trova a un metro o a due metri dai nostri piedi, ma sarebbe bene rallentare il ritmo delle danze…

(2) Jay Forrester, classe 1918 e ancora in buona salute è stato uno dei primi ingegneri di computer e fondatore della Dinamica dei Sistemi; nato in una fattoria senza elettricità, negli anni trenta costruì uno dei primi generatori eolici per poter illuminare la sua casa.

Fonte: ecoblog

Marcia per la Terra – Forum Nazionale “Salviamo il paesaggio”

Breve video che spiega le ragioni della “Marcia per la Terra”, grande iniziativa nazionale prevista per domenica 21 Aprile 2013. Organizzata dal Forum Nazionale “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”, la Marcia è promossa in concomitanza con l’Earth Day mondiale (Giornata Mondiale della Terra), con l’obiettivo di difendere i suoli fertili e fermare il consumo di territorio.


fonte: il cambiamento

Yoko Ono con Susan Sarandon e Maggie Gyllenhaal in un video musicale contro il fracking negli USA

index

Don’ t frack my mother (1) è il video prodotto dagli artisti contro il fracking, gruppo costituitosi lo scorso anno: un’altra freccia nella faretra degli ambientalisti dopo il film di Matt Damon Promised Land. Il tema musicale della strofa ricorda Times are a changin’ di Bob Dylan, mentre il ritornello poi se ne stacca: divertitevi a individuare Yoko Ono, Susan Sarandon e Maggie Gyllenhaal nel video. Il fracking (fratturazione idraulica) è la pratica di iniettare sottoterra fluidi ad alta pressione per spaccare le rocce ed estrarre olio di scisto, pratica la cui sicurezza è ancora da dimostrare, sia in termini di problemi sismici, sia per l’inquinamento delle falde, sia per le possibile fughe di gas metano; nel video si vede infatti brevemente la celebre scena dell’acqua che prende fuoco. Spetta naturalmente ai petrolieri provare che il fracking non sia pericoloso e non agli ambientalisti provare il contrario. L’olio di scisto non serve al 99% dell’umanità, che infatti sta sviluppando alla grande fonti di energia rinnovabili, ma solo a quel 1% di trogloditi fossili che pensano di continuare il loro sporco business anche al prezzo di gravi devastazioni dell’ambiente. (1) La somiglianza tra “frack” e “fuck” credo chiarisca bene la metafora…
Fonte: ecoblog