Dalla terra alla tavola: La Ficaia, cibo locale e risto-educazione

In Toscana, non lontano da Viareggio, nel comune di Massarosa, sorge un ristorante molto particolare, La Ficaia. La peculiarità di questo locale consiste nelle cuoche che, durante la settimana sono agricoltrici e nel week end si trasformano in chef cucinando e offrendo i prodotti delle proprie fatiche.

In Toscana, non lontano da Viareggio, nel comune di Massarosa, sorge un ristorante molto particolare, La Ficaia, gestito dal gruppo locale di “Donne in Campo” (1) e coordinato da Massimo Gay, responsabile “CIA Versilia” (2).

La peculiarità di questo locale, più che nell’indubbia bellezze dell’edificio che lo ospita, consiste nelle cuoche che, durante la settimana – dal lunedì al giovedì – , sono agricoltrici e nel week end, dal venerdì alla domenica, si trasformano in regine dei fornelli trasformando e offrendo i prodotti delle proprie fatiche. Più che di “Km zero”, quindi, in questo ristorante si potrebbe parlare di “metro zero” mentre osserviamo il proverbiale “dal produttore al consumatore” palesarsi nella sua più semplice e totale veridicità.

“Quando le agricoltrici si riunivano per le loro riunioni – ci racconta Massimo Gay – portavano ognuna qualcosa da mangiare, qualche specialità della propria azienda. Da qui, nacque l’idea di trasporre questo modello informale in qualcosa di strutturato e di riproponibile a livello commerciale”. Lo chiamarono agricatering – catering agricolo – e inizialmente era rivolto a clienti in cerca di banchetti speciali, meeting, compleanni, coffee break; clienti in cerca di un catering che avesse come tema fondamentale la preparazione di prodotti del territorio.

“Abbiamo elaborato un progetto che non fosse meramente economico – continua Massimo – ma abbiamo inserito elementi valoriali: le materie prime vengono offerte direttamente dal territorio, dagli agricoltori locali, alimentando in questo modo un tessuto di agricoltura di prossimità che poi fa a sua volta da volano economico per l’economia locale. Questo tipo di attività, inoltre, favorisce indirettamente una corretta gestione del territorio ed evita il dissesto idrogeologico”.IMG_0782-1

Il progetto è ancora molto giovane. Il ristorante, infatti, ha aperto solo il 23 marzo 2015. In futuro, vorrebbero creare un vero e proprio centro di produzione consortile: un centro di trasformazione dei prodotti da offrire ai piccoli agricoltori che, di fronte a eccedenze di mercato, vogliano operare in un luogo dedicato, senza dover impazzire dietro a norme burocratiche o spese ingestibili.

“La nostra attività – continua Massimo – ha voluto essere economicamente molto sana fin dall’inizio. Quando dovevamo attivarci per richiedere un finanziamento ci siamo subito rivolti a Banca Etica perché crediamo che i nostri valori siano ben rispecchiati dai valori di quella banca. I finanziamenti da loro offerti, infatti, si basano sulla qualità delle persone e dei loro progetti anziché sulle loro proprietà o ricchezze”.

Il focus dell’attività della Ficaia, comunque, è il cliente finale, che viene ‘selezionato’ attraverso un’offerta molto specifica e settoriale. “Il cliente viene istruito sulla materia prima che mangia e da dove proviene – ci spiega Massimo – non tutti sono predisposti a spendere qualcosa di più per avere più qualità. Il nostro è quindi un lavoro di risto-educazione! Spieghiamo e lasciamo scritti sul menù i nostri punti di forza; qui non c’è ‘l’imbarazzo della scelta’, perché prepariamo solo i prodotti che questo territorio offre in questo preciso momento, in questa stagione. Non usiamo ingredienti artificiali, usiamo persino poco sale, perché non sia intaccato il vero sapore dei cibi”.IMG_0861

Paola Benassi, Presidente di Donne in Campo, Agricoltrice e cuoca

Lasciamo Massimo alle sue attività e ci spostiamo nella cucina, dove incontriamo Paola Benassi, Presidente di Donne in Campo, Agricoltrice e – ovviamente – cuoca! Paola, tra un fornello e l’altro, ci racconta la sua storia.

“Allevo bovini da latte e produco formaggio vaccino che servo nel ristorante nel fine settimana. Ho cominciato dopo le medie a lavorare, in una pensione a Camaiore come aiuto cuoca e da allora non ho mai smesso. Ho anche un agriturismo, la cucina faceva quindi già parte della mia quotidianità. Amo lavorare e offrire i miei prodotti, ma non solo. Tramite Monica – la collega che sta cucinando accanto a lei – ho imparato anche la cucina vegetariana e vegana e mi sto interessando a questo mondo per me nuovo”.

Sì, perché nell’agristorante La Ficaia il menù segue tre filoni: cibo tradizionale, vegetariano e vegano. Vengono inoltre realizzati prodotti per celiaci.

“Mettiamo passione nel nostro lavoro ma anche fatica. Non ci fermiamo mai. Lavoriamo sette giorni su sette. La nostra passione viene trasformata in cucina; comunichiamo con le persone attraverso il cibo, raccontiamo loro cosa facciamo e come. Ed è per noi una grande soddisfazione”.

 

Note
1. Donne in campo è la principale Associazione italiana di imprenditrici e donne dell’agricoltura
2. CIA – Confederazione Italiana Agricoltori

 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/02/io-faccio-cosi-109-la-ficaia-cibo-locale-risto-educazione-femminile/

Lo Spaccio, a Viareggio un avamposto per il futuro

Parcheggio il camper in una fredda giornata di dicembre ed è già buio mentre mi avvicino alla bottega di Monica e Serena, due sorelle che – insieme a Micaela Cavalletti – hanno dato forma ad un pensiero materializzando a Viareggio un luogo dei sogni, un progetto che ha radici nelle favole e proiezioni nella più completa e complessa antica modernità.

Sto parlando de “Lo Spaccio”, un negozio che ha aperto nell’ottobre 2012 e che, a distanza di un anno, ha assicurato alle tre giovani donne che lo hanno fondato la copertura delle spese (nessun finanziamento in banca, ci voleva troppo tempo) e i primi rimborsi spese che presto si trasformeranno in stipendi.

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Ancora una volta ho avuto conferma di come, in questo momento storico, chi scommette sulla sostenibilità ambientale, sulle relazioni umane, sul senso delle cose, non solo agisce per un mondo più accogliente e pulito, ma viene anche premiato con una sostenibilità economica che molti altri progetti “business oriented” invece sempre più stentano a garantire. La storia de “Lo Spaccio” è molto semplice. Monica e Serena, sorelle simili ma diverse, si sono accorte un bel giorno di avere un sogno in comune: creare un luogo che permettesse alle persone di acquistare il necessario minimizzando i rifiuti, riusando i contenitori con cui portano a casa la pasta sfusa, il dentifricio, il latte, persino le buste di carta dentro le quali comprano la frutta o la verdura. Le immagini dei rifiuti per le strade di Napoli e la vicinanza con Capannori (uno dei primi comuni ad aver aderito alla strategia rifiuti zero) hanno lasciato il segno nel loro immaginario e le due donne, coadiuvate da Micaela, hanno quindi deciso di contribuire in prima persona all’abbattimento dei rifiuti nel proprio territorio creando un negozio che, di fatto, tendesse ad eliminare alla radice il problema: niente contenitori usa e getta, niente rifiuti.

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Da lì è nata l’idea. Poi sono venuti i fatti: la ricerca dei produttori adatti, il più possibile locali, e la selezione dei criteri da sottoporre ai propri interlocutori: la biodegrabilità per i detersivi, l’utilizzo di recipienti riutilizzabili per tutti i prodotti, la “certificazione partecipata” per i cibi. Per essere selezionati tra i fornitori de “Lo Spaccio” non viene richiesta la certificazione biologica, bensì la possibilità di andare a verificare con i propri clienti i processi di produzione di verdure, uova, formaggi, marmellate. “La miglior etichetta per noi è la faccia del produttore”,  mi hanno spiegato Monica e Serena Vizzoni che in questo si sono ispirate alle attività di Genuino Clandestino. Ma non è tutto. “Lo Spaccio” non è solo un luogo dove acquistare prodotti ecologici, ma anche e soprattutto un luogo in cui le relazioni umane vengono rimesse al centro. I clienti sono persone normali, uomini e donne di Viareggio e dintorni che riscoprono il piacere di conoscere il negoziante da cui si riforniscono, persone che creano veri e propri rapporti di amicizia con “le ragazze de Lo Spaccio”. Mentre sono lì ad intervistarle è un via vai di gente. Chi compra tre etti di pasta, chi la frutta del giorno, chi viene per le uova fresche, chi cerca il basilico, chi i detersivi, chi i mitici dentifrici in barattolo, chi riporta i contenitori usati per la spesa precedente.MG_2311-Version-2

Lo spirito è quello delle botteghe antiche e non a caso in questo luogo caldo e accogliente vengono organizzati laboratori, incontri, presentazioni, pranzi. “Lo Spaccio” è diventato un luogo dove vengono distribuiti semi di conoscenza e di consapevolezza, vengono ibridate le nuove specie umane  e culturali che sono alla base di questa Italia che Cambia. Luoghi come questo anticipano, accompagnano, incitano e rendono esponenziale il cambiamento positivo che sta avvenendo nel nostro Paese. Lontano dai riflettori dei mass media esistono molti luoghi come questo. Se potete, cercate il più vicino a casa vostra e se non ne trovate nessuno… è giunto il momento di aprirne uno. Monica e Serena saranno felici di raccontarvi come si può fare.

 

Daniel Tarozzi

Fonte:  italiachecambia.org/