Capitan Acciaio in viaggio per l’Italia per insegnare il valore della raccolta differenziata

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Riparte da Salerno il tour nazionale promosso dal Consorzio RICREA per informare ed educare i cittadini. Laboratori e quiz a premi con protagonisti gli imballaggi in acciaio come barattoli, scatolette, lattine, bombolette, tappi e chiusure.

Capitan Acciaio è pronto a tornare nelle piazze italiane per educare grandi e bambini a una corretta raccolta differenziata. Cosa si può ottenere con il riciclo di 2.000 barattoli, 50 bombolette o 5 fusti in acciaio? Rispettivamente il telaio di una bicicletta, una fontanella urbana e una panchina. Gli imballaggi in acciaio, materia prima permanente che si ricicla all’infinito senza perdere le proprie qualità, sono i protagonisti del tour itinerante promosso da RICREA, il Consorzio Nazionale senza scopo di lucro per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio, uno dei sei consorzi di filiera che compongono il Sistema CONAI. Dopo il successo ottenuto lo scorso anno, RICREA rimanda in campo il supereroe Capitan Acciaio nel viaggio lungo la penisola, per informare i cittadini sulle qualità degli imballaggi in acciaio ed educarli a una corretta raccolta differenziata. Il tour partirà l’8 maggio da Salerno, per poi fare tappa a Bari, Genova, Torino e Milano, e proseguire in altre città italiane.
Barattoli, scatole, scatolette, lattine, fusti, secchielli, bombolette, tappi e chiusure in acciaio sono i protagonisti di un percorso circolare virtuoso e senza fine: da materia prima a imballaggio, a rifiuto differenziato, raccolto e avviato al riciclo per nascere a nuova vita, all’infinito – spiega Domenico Rinaldini, Presidente di RICREA – Abbiamo voluto organizzare queste nuove giornate di sensibilizzazione per migliorare gli ottimi risultati raggiunti e informare i cittadini sulla ‘convenienza ambientale’ della raccolta differenziata degli imballaggi in acciaio”.
Negli ultimi 20 anni l’Italia ha avviato a riciclo complessivamente 5,6 milioni di tonnellate di imballaggi in acciaio, un quantitativo sufficiente per realizzare le carrozze di un treno lungo da Roma a Parigi composto da 50.700 vagoni, o 56.300 Km di binari ferroviari, pari ad oltre il doppio dell’intera linea ferroviaria italiana, con percentuali di riciclo sull’immesso al consumo che dal 2009 hanno superato quota 70%.

Nelle piazze principali delle città Capitan Acciaio sarà a disposizione per aiutare i cittadini a scoprire i vantaggi della raccolta differenziata e il valore del riciclo dell’acciaio, il materiale più riciclato in Europa. Sarà inoltre proposto il laboratorio ludico-ricreativo “RICREA il tuo giocattolo”, in cui bambini e ragazzi potranno creare il proprio giocattolo attraverso il riuso creativo degli imballaggi in acciaio; gli adulti invece potranno mettere alla prova la loro cultura sulle buone pratiche di raccolta differenziata con quiz a premi dedicati.
Maggiori informazioni su Capitan Acciaio in tour sulla pagina Facebook dedicata: facebook.com/CapitanAcciaio

Fonte: ecodallecitta.it

 

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Virail, in viaggio con lo smartphone: gli italiani preferiscono il treno e il carpooling

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Due italiani su tre scelgono di viaggiare in treno, mentre un terzo dei nostri connazionali preferisce l’auto e il carpooling. I mesi più amati per viaggiare non sono soltanto luglio e agosto ma anche febbraio e marzo. Lo rivela Virail, l’unica piattaforma e app che permette di comparare tutti i mezzi di trasporto, inclusi i bus di Flixbus e i passaggi di BlaBlaCar, per scegliere la soluzione di viaggio più economica. Che sia per lavoro o per piacere, gli italiani preferiscono spostarsi in treno, considerata l’opzione più comoda, veloce e vantaggiosa: a confermarlo sono due connazionali su tre (66%), seguiti da coloro che invece preferiscono muoversi a bordo di un’automobile e in carpooling (22%). Il rimanente 12% di viaggiatori valuta invece il pullman, l’aereo e la combinazione bus e treno.  Ma le preferenze cambiano a seconda del periodo dell’anno: mentre i treni risultano molto popolari nel mese di febbraio, in estate gli italiani viaggiano soprattutto utilizzando bus e carpooling. A rivelare le abitudini di spostamento degli italiani è Virail, la prima piattaforma e app di viaggio (disponibile per iOS e Android) che compara tutti i mezzi di trasporto in ogni parte del mondo. Un vero e proprio “metamotore” in grado di permettere all’utente una ricerca intuitiva e veloce della migliore e più economica soluzione di viaggio. Virail infatti è in grado di mettere a confronto i prezzi, i percorsi e le soluzioni di trasporto che prevedono treno, aereo e – unico in Italia – anche carpooling (BlaBlaCar) e bus (Flixbus). Secondo l’analisi condotta da Virail, gli italiani cercano e acquistano le soluzioni per partire soprattutto a Luglio (14%) e Agosto (12%), ma numerosi sono anche gli italiani che si mettono in viaggio a Febbraio (12%) e Marzo (10%). I giorni più gettonati dagli italiani per prenotare o acquistare un viaggio sono il sabato e la domenica, soprattutto per chi scappa dalla routine quotidiana alla ricerca di un po’ di relax o per raggiungere la propria famiglia. Anche il lunedì si rivela una giornata molto trafficata, soprattutto per i tanti pendolari della penisola. A confermare la tendenza è anche il fatto che la maggior parte degli utenti Virail (27%) compie ricerche per tratte di 20 o 30 km, il 15% confronta invece i trasporti migliori per spostarsi di 40 o 50 km e il 9% per viaggi di soli 10 km. “Vogliamo rendere accessibile a tutti il viaggiare, non solo economicamente ma anche comodamente. Anche per questo, per semplificare la ricerca ai tanti pendolari italiani che utilizzano l’applicazione per i loro spostamenti quotidiani, Virail ha inserito la possibilità di monitorare i ritardi dei treni e di ricevere aggiornamenti a riguardo grazie a notifiche dedicate”, spiega Marco Valta, co-founder di Virail. Tra le tratte più battute, al primo posto c’è Torino – Milano, seguita da Roma – Firenze e Napoli – Roma. Al sud, la più cercata è Catania – Palermo. Bologna e Bari emergono invece tra i luoghi di partenza più impostati, mentre Milano e Roma si confermano le mete più scelte.unnamed1unnamed2

Chi è Virail

Virail è il motore di comparazione in grado di confrontare prezzi e soluzioni di viaggio relative a treni, bus, carpooling e aereo. È disponibile in 24 lingue e, grazie a numerose partnership con le principali compagnie di trasporto in tutto il mondo, è in grado di offrire agli utenti i percorsi migliori e più economici durante il tuo viaggio. Virail è consultabile su piattaforma web oppure tramite applicazione pers smartphone, disponibile su App Store e Google Store.

Maggiori informazioni: virail.it

Fonte: – agenziapressplay.it

In viaggio da quattro anni per cambiare vita e insegnare ai ragazzi

Quattro anni fa Claudio Piani ha deciso di lasciare il suo lavoro a Milano per iniziare un nuovo percorso di vita: è partito per un lungo viaggio e ha attraversato diversi Paesi, fino ad innamorarsi della Cina, dove ora insegna educazione fisica. Lo abbiamo intervistato e ci ha raccontato la sua esperienza ed i progetti per il futuro. Arrivare in Australia via terra e trasferirsi in Cina per insegnare pallacanestro ai ragazzi: è ciò che ha fatto Claudio Piani, trentenne milanese laureato in scienze motorie che, nel 2014, ha deciso di lasciare il suo impiego e di partire per andare a lavorare un anno in Australia, muovendosi via terra da solo, facendo l’autostop. Spesso, durante il viaggio, ha lavorato in cambio di un alloggio o di un pasto o per raccogliere i soldi necessari per il proseguimento del viaggio, mentre una volta giunto in Australia è riuscito a fare tanti lavori diversi che gli hanno permesso di coprire il viaggio di ritorno. È stato durante questo lunghissimo viaggio durato ben 859 giorni – da agosto 2014 a dicembre 2016, per un totale di 78.268 km percorsi e 33 nazioni attraversate – che Claudio ha attraversato due volte la Cina, all’andata e al ritorno, e se ne è innamorato.Viaggio_in_Australia

Viaggio in Australia

Tornato a Milano, riprende a lavorare in ambito sportivo, ma cresce in lui il desiderio di tornare in Cina per viverci e lavorare almeno un anno e per poterlo conoscere in modo più approfondito, così come aveva fatto in Australia. Comincia quindi a cercare informazioni e scopre che in Cina c’è una forte richiesta di insegnanti stranieri di educazione fisica, calcio e pallacanestro (lo sport più praticato del paese, più del ping-pong che, comunque, rimane “sport nazionale”) e che gli stipendi sono molto concorrenziali rispetto all’Italia. I requisiti richiesti sono: età tra 25 e 40 anni, laurea in scienze motorie (anche triennale), madrelingua inglese o conoscenza dell’inglese, fedina penale pulita e da due a tre anni di esperienza nel campo dell’insegnamento. I contratti prevedono 20-25 ore di lavoro di settimanali, stipendio dai 1500 ai 3500 dollari circa al mese, ferie pagate, assicurazione sanitaria, appartamento garantito e rimborso spese a fine contratto. Un sogno per qualsiasi laureato italiano: lavorare in Cina per un anno gli permetterebbe anche di risparmiare qualche soldo per visitare il paese durante le festività e le vacanze scolastiche.Piani2

La decisione è presa e Claudio comincia ad espletare le lunghe pratiche burocratiche italo-cinesi finché ad agosto 2017 arriva il visto provvisorio e può partire, ma stavolta in aereo. Destinazione finale Shenzhen, città di 13 milioni di abitanti nella provincia meridionale di Guangdong, affacciata sul mare e non lontana da Hong Kong. Nelle prime tre settimane a Shenzhen, Claudio abita in albergo del centro città (pagato dall’agenzia di intermediazione tra scuole cinesi e insegnanti stranieri) e, dopo aver completato nuove pratiche e fatto colloqui col provveditorato, ottiene il visto ufficiale e il permesso di lavoro annuale. Gli viene assegnato un contratto presso la “Shenzhen Bao’An Primary School” – una scuola elementare del quartiere di Bao’An, distante 30 km dal centro di Shenzhen – come insegnante di basket alle classi quarte e quinte. Shenzhen, che si affaccia sul delta del Fiume delle Perle e sul Mar Cinese Meridionale, nel 1978 contava solo 30.000 abitanti, quasi tutti pescatori e commercianti, mentre oggi è una delle capitali dell’import-export cinese e una delle città con il maggior numero di “expats” occidentali (cioè gli occidentali che risiedono e lavorano in Cina). Oggi Claudio vive e lavora nel distretto di Bao’An, uno dei quartieri “storici” di Shenzhen, ed ha trovato il giusto compromesso tra autentica “vita cinese” e “vita all’occidentale”. A Bao’An Claudio è l’unico “bianco” del suo rione, è lo “straniero” che suscita la curiosità della comunità locale, mentre quando va in centro città diventa uno dei numerosi e “normali” stranieri che vivono a Shenzhen. Abbiamo chiesto a Claudio di raccontarci meglio le sue esperienze di viaggio e di vita.

Claudio perché, tra tutte le nazioni che hai attraversato durante il tuo lungo viaggio a piedi, hai scelto come meta lavorativa proprio la Cina?

Le ragioni sono state diverse. La prima e principale è stato l’enorme fascino che questa nazione ha inaspettatamente generato in me. Il sentimento di sicurezza nel visitarla, la curiosità per ogni aspetto della sua vita così diversa da quella occidentale ed infine la varietà ambientale e sociale delle sue regioni. In secondo luogo, la Cina per me era una nazione conveniente per lavorarci. Lo sport più popolare è la pallacanestro, esattamente la disciplina che insegnavo in Italia; in più gli stipendi sono buoni ed il costo della vita piuttosto basso, permettendomi di risparmiare facilmente soldi utili per i prossimi viaggi. Esattamente come fatto in Australia. Infine, vivere in Cina mi permette di essere in un “punto strategico” per visitare alcune regioni e nazioni che desidero vedere, ad esempio Filippine, Sri Lanka e Tibet.Piani7

La tua famiglia ti ha sostenuto nelle tue scelte di partire per il tuo primo viaggio in Australia così lungo a piedi e, una volta tornato in Italia, di ripartire per lavorare un altro anno in Cina?

Ormai sono passati quasi quattro anni da quando ho iniziato a vivere questa condizione di “semi-nomadismo”. Chi mi conosceva e mi voleva bene sapeva che, prima o poi, questo sarebbe successo. Sicuramente nessuno, io compreso, si aspettava che questa fase di vita si prolungasse così a lungo. Sento di essere stato rispettato e sostenuto sia dalla mia famiglia che dai miei amici. Nonostante spesso io manchi loro (e loro manchino a me), sanno che sto facendo qualcosa che desidero fare e che mi rende felice.

Comunichi in inglese con i tuoi colleghi, superiori e, soprattutto, coi bambini oppure c’è sempre con te un traduttore o sono previsti corsi/esami obbligatori di cinese per gli “expats”?

Comunico in inglese con tutti anche se in pochissimi intorno a me parlano inglese. La direttrice della scuola, ad esempio, non lo parla e nemmeno quasi tutti i miei colleghi di educazione motoria. Condivido l’ufficio insieme agli insegnanti di inglese: almeno lì posso chiacchierare con qualche collega. Con i bambini vale stesso discorso. Parlo in inglese e non dispongo di nessun assistente che traduca in cinese. I bambini non sempre capiscono, ma è proprio qui che nasce la mia personale crescita “comunicativa” come insegnante. Devo dimostrare più dettagliatamente, il mio tono di voce ha un ruolo cruciale, la mia mimica facciale e la mia gestualità diventano elementi imprescindibili. È un’esperienza che mi arricchisce quotidianamente. Nessun corso di cinese è obbligatorio per gli “expats” e sta alla coscienza di ognuno impegnarsi nell’apprendimento della lingua cinese o meno.Shenzhen

Shenzhen

Cosa ti affascina di più di Shenzhen e della vita e della cultura cinesi?

Sono molto affascinato dalla cultura cinese, ma purtroppo Shenzhen ne offre poca. Avrei preferito finire in altre città, ad esempio Kunming o Chengdu, dove la vita è più “cinese” e meno centrata sul business, come qui. Fortunatamente insegno e vivo in quartiere periferico della città, dove riesco a respirare appieno la realtà tradizionale e dove non incontro troppo stranieri. Quella cinese è una società molto sicura, estremamente comunitaria. Le persone qui sono allegre e rilassate, per quanto possa sembrare il contrario. È un mondo totalmente diverso dal nostro e nel quale è impossibile immergersi al 100%, anche se si parla la lingua locale. È un mondo che una persona dall’animo curioso necessita di conoscere.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro: ti fermerai in Cina più di un anno o c’è già un’altra nazione all’orizzonte nella quale vorresti vivere e lavorare?

Dopo cinque mesi di permanenza qui in Cina posso affermare che un anno credo sia sufficiente a soddisfare tutti i miei bisogni. Sto vivendo la realtà cinese, sto lentamente imparando la lingua e racimolando qualche soldo. Mi piacerebbe tornare in Italia ancora una volta via terra (magari in moto questa volta), magari aprendo una sorta di raccolta fondi per un ospedale in Nepal. Da lì in poi si vedrà, anche se mi piacerebbe fermarmi un po’ in Italia, magari in una regione diversa dalla mia per provare una vita diversa, ma nel mio paese – il più bello di tutti..!

Informazioni dettagliate e consigli utili per chi vorrebbe lavorare in Cina sono disponibili sul blog di Claudio “Piani per la Cina”

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/01/viaggio-cambiare-vita-insegnare-ragazzi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

Venezia, arriva il gondola sharing di Kishare per risparmiare

Invenzione di due gondolieri veneziani, KiShare permette di condividere il giro in gondola per risparmiare.http _media.ecoblog.it_d_d06_venezia-arriva-il-gondola-sharing-di-kishare-per-risparmiare

Giro in Gondola a Venezia, come risparmiare? Condividendo il viaggio con altri turisti, un po’ come si fa già con i taxi tramite app ormai note cone uber o Lyft. E’ l’idea di Danilo Costantini e Igor Silvestri, due gondolieri di Venezia che hanno realizzato un’app dedicata al trasporto in acqua e su terra a Venezia. Si chiama KiShare e permette al turista di condividere non solo il giro turistico in gondola, ma anche il taxi acquatico sui canali e persino il taxi tradizionale su terra ferma. Nelle intenzioni degli ideatori questa app dovrebbe permettere ai turisti di risparmiare e a Venezia di avere un turismo più sostenibile e ordinato. E’ indubbio, infatti, che condividendo le gondole oltre a risparmiare si ottiene il risultato di avere meno mezzi in navigazione contemporaneamente sui canali di Venezia. Importante, per il turista, anche il lato della trasparenza: prenotando con la app si sa prima quanto si paga. Cosa che nelle mete turistiche non è sempre scontata… KiShare ha deciso di non fare concorrenza agli altri gondolieri, mantenendo gli stessi prezzi: 80 euro per il tour da 30 minuti di giorno, 100 euro per lo stesso tour di notte. Il risparmio sta nella condivisione, una possibilità già nota ai turisti che spontaneamente si organizzano sulle banchine per dividersi il costo della gondola. Con l’app, però, è molto più facile anche considerando il fatto che non tutti sanno che è possibile fare il giro in gondola con altri turisti e che a Venezia si parlano lingue da tutto il mondo.

Fonte: ecoblog.it

«Non smettete mai di cercare il vostro orizzonte»

Claudio Pelizzeni a 32 anni aveva un lavoro in banca come vicedirettore. Nel 2014 decide di mollare tutto e di cominciare a credere nel suo sogno: fare il giro del mondo. E tutto è iniziato su un treno. Oggi Claudio è convintissimo: «Non smettete mai di cercare il vostro orizzonte».9666-10441

Tornando a casa una sera dall’ufficio, Claudio rimane colpito da un tramonto che, d’improvviso, lo pone davanti a mille domande: il senso di una vita passata a realizzare i sogni degli altri e a soddisfare aspettative che non sono mai state le sue. Così decide di partire per un viaggio lungo 1000 giorni senza mai prendere un aereo. In pullman, a piedi, in nave per recuperare la lentezza del viaggio, quella necessaria a percepire e conoscere i luoghi e le persone che si incontrano ma anche a guardarsi dentro. La storia di Claudio, affetto da diabete, è anche un messaggio a chi pensa di non poter neppure osare di superare le proprie paure e le proprie fragilità. Nel 2017 esce il suo libro, L’orizzonte, ogni giorno, un po’ più in là, edito da Sperling & Kupfer, a metà tra il romanzo e il diario di viaggio.

Ne parliamo con l’autore.

Qual è stata la molla che ti ha fatto decidere di intraprendere questo viaggio?

E’ stato un tramonto. Ero in treno mentre tornavo a casa. Lavoravo in banca da oltre dieci anni ed ero vicedirettore di filiale. Un giorno tornando da Milano in treno, guardando il tramonto al di là del finestrino, ho capito che non ne potevo più di fare quella vita. Ho capito che stavo vivendo le aspettative degli altri: della famiglia, della società, ma non stavo di certo vivendo i miei sogni e le mie passioni. Mi sono reso conto di essere falso verso me stesso e ho deciso così di prendere in mano la mia vita. Ho tirato fuori il mio sogno nel cassetto: fare il giro del mondo. In quel momento ero completamente indipendente, non avevo una relazione né un animale domestico e così ho deciso di partire.

Come sei arrivato a scegliere di lavorare in banca?

Da ragazzo non sapevo cosa fare della mia vita e mi sono iscritto a Economia, mi sono laureato e poi sono partito per l’Australia per 10 mesi. Sono partito con lo zaino in spalla e senza sapere davvero cosa avrei voluto fare. Mi piaceva questo modello di viaggio e ho viaggiato così anche durante la mia attività lavorativa. Passavo le mie ferie viaggiando, specialmente in Asia. Avevo quindi già questo sogno. Tutti mi dicevano che avrei dovuto fare dei viaggi il mio lavoro ma, in realtà, non volevo lavorare in un’agenzia o fare il Tour Operator. Io volevo viaggiare. Ho provato a realizzarlo e ce l’ho fatta.

Come hanno preso la tua decisione in ufficio?

Non avevo detto niente a nessuno e l’avevo accennato solo alla mia famiglia e ai miei amici. Anche perché potevano esserci ritorsioni e ho preferito non dire niente. Sono andato a parlare col mio capo  e gli ho detto che avrei rassegnato le mie dimissioni. Non ho preso aspettative o altro. Qualcuno ha provato a convincermi a rimanere ma sostanzialmente pensavano che lasciassi quella banca per un’offerta più vantaggiosa di un altro istituto bancario. Quando hanno capito che lasciavo tutto per fare il giro del mondo non hanno potuto dirmi niente.

E la famiglia?

All’inizio non hanno capito ma poi quando hanno visto che ciò che facevo mi rendeva felice, mi hanno appoggiato.

Qual era inizialmente il tuo programma di viaggio?

Sapevo che volevo iniziare dall’Australia e dal Sud asiatico. Avevo studiato la fattibilità di determinate frontiere più che l’itinerario. Tutto l’itinerario preparato è saltato dopo sei mesi per un problema che ho avuto con i trasporti e ho dovuto quindi riprogrammarlo strada facendo.

Hai viaggiato da solo?

Sono partito da solo ma ho condiviso il mio viaggio con molte persone.

Come ti sei sostenuto durante il viaggio?

Avevo programmato di fare un viaggio di 1000 giorni con 15 euro al giorno e quindi 15000 euro totali. Non ero affatto pieno di soldi come molti pensano. Ho fatto molti lavori durante il viaggio: dal receptionist al bracciante agricolo.

L’idea del libro come ti è venuta?

Durante un viaggio in nave ho iniziato a scrivere una sorta di diario che poi si è trasformato in un romanzo.

Come ti sei spostato?

Non ho usato l’aereo. Mi sono mosso con navi private e mercantili (ho fatto in questo modo tre tratte: la prima per andare in Australia, poi dall’Australia per il Canada e, infine, dal Brasile al Senegal), in treno, in autobus e a piedi.

Perché la scelta di non viaggiare in aereo?

Sono stato ispirato da Un indovino mi disse, un libro di Tiziano Terzani. Volevo un viaggio diverso e introspettivo e avevo bisogno di lentezza. Volevo scoprire luoghi che normalmente non vengono toccati dai tragitti tradizionali.

Convivi con il diabete da molti anni. Come ti sei organizzato durante il viaggio?

Mi sono portato delle scorte di insulina ma non mi sono bastate. Molti amici mi hanno raggiunto durante il viaggio per venirmi a trovare e trascorrere un po’ di tempo insieme. Gli chiedevo di portarmi dell’insulina. Mi è capitato di rimanere senza in Argentina e ho contattato un gruppo di diabetici su Facebook. Mi hanno invitato a parlare della mia esperienza e mi hanno regalato in cambio delle fiale di insulina. Nulla è precluso, basta informarsi.

Ci sono stati momenti in cui hai avuto paura?

Sì, certo. La paura è fondamentale. La paura ci aiuta a prendere le decisioni più giuste. Chi non ha paura è un incosciente e prima o poi la paga. Ho convissuto con le mie paure e le ho affrontate e poi gestite. La mia paura più grande era che succedesse qualcosa a casa mentre ero lontano. E’ morto mio padre mentre ero in viaggio. Sono tornato a casa. Avevo appena attraversato la frontiera con la Birmania, una delle più difficili. Ho ricevuto un messaggio della mia famiglia e sono tornato a casa. Pochi giorni dopo il funerale sono ritornato e ho continuato il mio viaggio.

Qual è la cosa più interessante che hai visto?

Sicuramente i tramonti, le dune, i ghiacciai della Patagonia e tantissime altre cose mi hanno impressionato. In Nepal ho fatto un’esperienza in un orfanotrofio che mi ha colpito moltissimo.

Di cosa parla il libro?

E’ un libro in cui tutti si possono ritrovare. Non cito mai il nome del protagonista proprio perché potrebbe essere chiunque. E’ un viaggio all’interno del genere umano e di se stessi in cui il mondo fa da sfondo. E’ un libro scritto interamente in viaggio.

Adesso cosa fai?

Adesso ho fatto dei viaggi il mio lavoro e ho realizzato il mio sogno. Organizzo viaggi di tipo esperenziale. Ho chiamato il mio progetto Backpackers Academy. Ad esempio ho portato recentemente un gruppo di ragazzi a seguire in Marocco le migrazioni di una famiglia berbera. Riesco a fare queste cose perché nel mio viaggio ho preso contatti con le persone locali. Sto cercando di portare un gruppo in Nepal dove i ragazzi dell’orfanotrofio in cui ho lavorato ci faranno da guide. Ho la possibilità di viaggiare e accumulare materiale per documentari. Sto scrivendo, inoltre, un secondo libro. Sto facendo il lavoro più bello del mondo ed era quello che volevo fare.

Vuoi dire qualcosa a chi non ha ancora trovato il modo di seguire i propri sogni?

Credo sia importante fermarsi un momento a riflettere, ad essere sinceri verso se stessi e porsi le domande importanti. La mia più importante fu se ero felice e come avrei potuto essere felice nella vita. La conseguenza è stata, poi, il giro del mondo ma non vuol dire assolutamente che sia questo per tutti. Il mio messaggio è: interrogatevi, siate sinceri verso voi stessi e seguite soprattutto il vostro cuore e le vostre passioni.

 

Fonte: ilcambiamento.it

La Costiera Amalfitana a piedi: un viaggio sul Sentiero degli Dei

Il Sentiero degli Dei. Basta il nome per far intuire la spettacolarità di questo sentiero da percorrere a piedi: una passeggiata sul paradiso della Costiera Amalfitana, uno tra gli itinerari più suggestivi del Mediterraneo. Basta il nome per far intuire la spettacolarità del sentiero: percorretelo nella direzione che va da Agerola a Nocelle in modo da camminare in leggera discesa e avere davanti il panorama della Costiera Amalfitana e di Capri.sentiero-dei

Dimenticate l’automobile e indossate scarpe comode, percorrendo il “Sentiero degli dei”  si va alla scoperta di un angolo di paradiso. Il nome infatti non è solo un appellativo ma una promessa: saranno 7,8 chilometri – un percorso che collega Agerola a Nocelle (frazione di Positano), nello scenario della splendida costiera Amalfitana – immersi in un panorama mozzafiato, a passeggio lungo la macchia mediterranea in bilico tra cielo e mare. Il percorso non è soltanto un sentiero turistico ma anche una via di collegamento tra le frazioni che si susseguono, può capitare infatti di incontrare contadini che trasportano il raccolto sul dorso del mulo. Oltre alla bellezza mozzafiato, il Sentiero degli dei è anche testimone di millenni di storia e rappresenta una delle tante mulattiere che in questo territorio venivano utilizzate prima che fosse costruita la Statale 163.sentiero-dei-2


Ci sono due percorsi che dividono il Sentiero in “alto” e “basso”. Il primo parte da Bomerano e finisce a Santa Maria del Castello, è leggermente più difficile perché più inerpicato tra le rocce ma il paesaggio è lo stesso; il “basso”, più battuto dai turisti, è quello che attraversa Nocelle prima di avventurarsi lungo i famosi 1300 scalini che portano a Positano. All’ingresso, nella piazzetta di Agerola, c’è un infopoint dove è possibile prenotare una guida – se si desidera fare un’escursione guidata – o prendere una mappa dell’itinerario, anche se tutto il percorso è contrassegnato dalla segnaletica bianca rossa. La fatica si farà sentire, ma alla fine si è ricompensati da un bagno nelle acque cristalline di questo mare, esperienza magnifica già di per sé ma che dopo l’”impresa” regala ancora più soddisfazione. Il Sentiero degli dei è un percorso di trekking classificato come media difficoltà, ma non bisogna sottovalutare la lunga camminata (si impiegano circa 3-4 ore). Come in tutti i percorsi e le escursioni, è importante attenersi alle regole, indossare scarpe e indumenti adeguati e non abbandonare il percorso segnalato. Fatte le necessarie raccomandazioni non resta che immergersi nelle bellezze di questo itinerario spettacolare, considerato tra i più suggestivi del Mediterraneo.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/07/costiera-amalfitana-piedi-viaggio-sentiero-degli-dei/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Un viaggio in bici per raccontare Altri Mondi

Un viaggio in bicicletta dal sud al nord del Paese, uno spettacolo itinerante per raccontare altri punti di vista sul pianeta che viviamo, un tour alimentato dall’energia del sole, del vento, dell’uomo. Tutto questo è il progetto “Altri Mondi Bike Tour” di cui Italia che Cambia è mediapartner. Tra pochi mesi una banda di artisti ciclisti girerà l’Italia presentando, ad ogni tappa del viaggio, uno spettacolo itinerante per raccontare ad un pubblico trasversale altri punti di vista su chi abita con noi la Terra e su chi potrebbe vivere in altri pianeti. “Altri Mondi Bike Tour”, promosso dall’associazione teatrale SemiVolanti e da Mobile Green Power, nasce da un’idea di Valerio Gatto Bonanni, che abbiamo intervistato e ci ha parlato di questo progetto “ad alta utopia”.unnamed5

Che cos’è Altri Mondi Bike Tour?

Un viaggio in bicicletta, previsto per quest’estate, portando in giro uno spettacolo che racconta altri punti di vista su animali, piante e universo. Uno spettacolo divertente, educativo, che relativizza l’idea – dominante ma sbagliata – del predominio dell’uomo sul pianeta. Ma è anche una modalità innovativa e ad emissioni zero per portare in giro un’idea. Presenteremo lo spettacolo nei luoghi dei conflitti ambientali, ma anche nelle città virtuose impegnate per affermare buone pratiche ambientali. Ad ogni tappa del viaggio ci sarà uno spettacolo: per cinque giorni alla settimana pedaleremo durante la giornata e la sera faremo lo spettacolo. Poi ci sposteremo da una regione all’altra a bordo di un camper che ci seguirà e sarà la nostra ammiraglia!

Da dove nasce l’idea di questo viaggio?

L’idea nasce dal desiderio di coniugare, in un unico progetto, le mie passioni: il teatro, la bicicletta ed il mio interesse verso le piante, gli animali, l’universo e altri modelli di sviluppo possibili.unnamed-23

Quanto durerà il viaggio e chi ne prenderà parte?

Partiremo la prima settimana di giugno e il viaggio si concluderà a fine luglio. Otto settimane, quindi, in cui gireremo otto regioni. In viaggio con me ci saranno altri due attori, un tecnico e probabilmente la persona che sta realizzando le biciclette su cui viaggeremo. Chiunque voglia pedalare con noi è comunque il benvenuto.

Il vostro tour sarà alimentato completamente da energia pulita. Puoi spiegarci meglio?

Stiamo collaborando con Mobile Green Power, una realtà che da sempre lavora su sostenibilità ambientale e prodotti tecnologici per lo spettacolo dal vivo (sono gli inventori del palco a pedali e del palco a pannelli fotovoltaici). Quando ho presentato loro il progetto del nostro viaggio è nata l’idea di realizzare la Energy cargo bike, ovvero una sorta di carrello che si attacca alla bici e produce energia fotovoltaica, eolica e dinamica; energia che noi usiamo poi per le luci ed il suono del nostro spettacolo. Vorremmo realizzare questo prototipo grazie ai fondi che raccoglieremo con la nostra campagna di crowdfunding. Il contributo dal basso ci permetterà di rendere realtà questo progetto.eco-bike-light_75u9Xqq

Perché avete dato a questo bike tour il nome “Altri mondi”?

“Altri mondi” si riferisce sia ad altri punti di vista su animali e piante, quindi su chi abita la Terra, sia alle ipotesi di vita su altri pianeti. Soffermarci sull’esistenza di questi “altri mondi” è utile per relativizzare la nostra presunta centralità sulla Terra e sull’universo e può forse darci quella giusta umiltà che ci permetterebbe di vivere più sereni e con meno arroganza. Nel nostro spettacolo racconteremo quindi della vita sulla Terra, delle strategie di sopravvivenza, dell’organizzazione sociale e dell’intelligenza delle piante, degli insetti, degli animali e delle ipotesi di vita su altri pianeti. Dai 15 sensi delle piante, alle incredibili personalità delle specie animali più o meno comuni, dalla scimmia nuda di Desmond Morris alla recente scoperta delle sette terre che orbitano attorno ad una stella nana. Racconteremo insomma il diverso da noi e parleremo di altre possibilità di vita. “Altri mondi”, inoltre, fa riferimento ai modelli umani di sviluppo alternativi a quello oggi dominante che è estrattivo, distruttivo e accumulatorio. È giusto far sapere che esistono altre possibilità di convivenza tra umani e con le altre specie. Ci sono altri modi di rapportarsi all’ambiente, stare bene ed essere addirittura felici!bic

In che modo si può sostenere il progetto?

È partita da pochissimi giorni la nostra campagna di Crowdfunding, lanciata sulla piattaforma Produzioni dal Basso. I fondi raccolti ci aiuteranno a coprire i costi di produzione (prove attori, lavoro dei tecnici, regia), la comunicazione dell’evento e della campagna, i materiali (costumi, scenografie, tecnica), la progettazione e lo sviluppo dell’Energy Cargo Bike.

Illustrazioni di Guido Bertorelli

 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/03/viaggio-in-bici-raccontare-altri-mondi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

“Così sentiamo il mondo che esploriamo”: i viaggiatori non udenti Allan e Chris

Giunti in Cambogia a bordo delle loro bici, Marco e Tiphaine incontrano e intervistano Allan e Chris, due viaggiatori non udenti che raccontano ai CycloLenti cosa vuol dire per loro sentire il mondo che hanno scelto di esplorare.

Provo a tapparmi forte le orecchie per non sentire più nulla: la musica straziante che proviene dai megafoni di fronte, i cani che abbaiano, i tuktuk che accelerano, i clacson dei motorini, le porte cigolanti, gli uccellini che cinguettano, il fruscio delle foglie dei banani mosse dal vento, il martello pneumatico dell’ennesimo hotel in costruzione, il canto di preghiera del tempio buddista nei paraggi… per un attimo tutto scompare, tutto si acquieta. È un po’ come mettere muto alla televisione… Allan suona vigorosamente la trombetta della mia bici, ma io non sento nulla e cosi’ anche lui… ecco come ci si sente… in pace!  Siamo appena arrivati a Siem Reap, in Cambogia, e il destino ci ha portato a conoscere Allan, che da qualche mese ha aperto il Blue Lizard Hotel, di cui è proprietario, e Chris, viaggiatore che esplora il mondo da più di un anno, in rete è conosciuto dai suoi numerosissimi seguaci come: The Deaf Wanderer. Entrambi sono americani ed entrambi sono sordi.

Allan ha un senso dell’umore molto particolare, estremamente pratico è uno sbrigativo, di “poche parole”. Chris, più pacato, destreggia il computer con disinvoltura e scrive più veloce di quanto un“udente” possa parlare. Eh si, è cosi’ che ci chiamano: “gli udenti”. Avevo sempre visto la cosa dal mio punto di vista ossia come loro sono per noi, i “sordi”, e non avevo mai pensato diversamente. Passiamo quasi una giornata ad intervistarli e scopro piano piano un pochino del loro grande mondo. Come ad esempio che essere sordi è una questione genetica e che loro non si considerano per niente malati o bisognosi d’aiuto, ma che al contrario si considerano fortunati. Hanno la possibilità di vedere il mondo con una profondità e una sensibilità maggiore rispetto ad un comune udente e ciò li rende unici e quindi diversi da tutti gli altri.

Quasi come a tramandare simili privilegi e a preservare la dinastia, famiglie di sordi si sposano con altre famiglie di sordi, mi spiega Chris, in modo che anche i figli siano a loro volta sordi. Se la si guarda da questa nuova prospettiva è più che comprensibile, anche se quando me l’ha scritto ero piuttosto sorpreso. Più discutiamo e più mi si apre un mondo completamente nuovo. Imparo ad esempio che non bisogna assolutamente chiamarli sordomuti perché per la maggior parte di loro l’organo vocale funziona, è solo poco sviluppato. Chris e Allan mi hanno fatto capire ancora una volta che se vuoi allora puoi! Li abbiamo intervistati chiedendo loro chi sono, cosa fanno oggi, cosa facevano prima, che programmi hanno per il futuro, che cos’è per loro la vita e infine quali sono per loro i vantaggi e svantaggi di essere sordi. Buona visione!

 

Marco

  1. Ebbene sì, anche i sordi hanno il mal di testa, me l’ero sempre chiesto.

 

Il sito dei CycloLenti 

 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/03/viaggiatori-non-udenti-allan-chris/

CycloLenti: “benvenuti in Turchia”

Per fortuna un secondo prima di salutare Pantelis, ad Amorgos , ho dato un’occhiata alla spiaggia più vicina su google map. Queste navi hanno degli orari strani e mettiamo piede ad Astypalea alle 4:00 del mattino. La collina alle nostre spalle non è sufficiente per placare il vento, ma siamo stanchi e volendo o nolendo questo posto andrà bene. Fisso la tenda come meglio posso intanto il cielo si colora di rosa, sta iniziando una nuova giornata, noi ce ne andiamo a letto. 9073815_orig-1024x682

Virginia, Giorgos e l’amico Antony, conosciuti la sera prima, all’interno del loro kafenios Argos, nell’ultimo tentativo di trovare una soluzione alternativa alla spiaggia, ci hanno procurato un alloggio, dato una cartina e anche uno zaino : non ci manca nulla per iniziare il nostro trekking. Le strade secondarie segnate sulla mappa sono degli ottimi sentieri di strada battuta, avanziamo a passo rapido. Dall’alto abbiamo subito la percezione della morfologia di quest’isola che assomiglia ad una farfalla con le ali spiegate. Colline verdeggianti, le solite caprette, cassette di api qua e là e raggiungiamo la nostra meta che abbiamo ancora qualche ora di luce. Questa bella spiaggia, raggiungibile via mare o a piedi, via terra, è tutta per noi. Raccolgo i legni che trovo in giro mentre Tiph prepara la base che ospiterà il fuoco di stasera. Ci scaldiamo allo scoppiettare della legna mentre guardiamo questo cielo stellato : non una nuvola a disturbarlo, non una sola luce. L’altra “ala della farfalla” decidiamo di percorrerla in bici. Lasciamo i bagagli che non ci servono ad un baretto e raggiungiamo Vathy. Conosciamo l’unico abitante del paesino e una terrazza vista baia ospita il nostro albergo portatile. Giusto in tempo perché cade qualche goccia di pioggia. Cadiamo in un sonno profondo mentre capre e pecore ci accompagnano con i loro versi.1434006_orig-1024x768

Sulla nave per Kos, Lefteris ci propone il suo giardino per recuperare il sonno frammentato visto i soliti orari notturni di queste tratte. Delle signore ci inseguono addirittura in motorino per proporre stanze ai turisti appena sbarcati. Addio villaggi di pescatori e spiagge deserte, questa è una di quelle isole colpite dalle grosse ondate di turismo. Lefteris non vuole vendere e il suo giardino spicca come un’oasi nel deserto visto che è l’unico che resiste tra grossi palazzoni e hotel. Giù il telo e fuori i sacchi a pelo, schiacciamo un pisolino. Sento un gran parlare, mi sveglio e vedo una pattuglia di polizia, Lefteris e una signora che sbraita. Ma che succede? Lefteris, che da uomo maturo è rimasto calmo, ci spiega che la proprietaria dell’albergo di fronte ha chiamato le forze dell’ordine lamentandosi del fatto che non poteva permettere che i suoi clienti, dai loro balconcini, vedessero dei pakistani dormire (ossia noi) a terra nel bel mezzo della città. La polizia dopo essersi accertata che non fossimo pakistani (ma perché i pakistani non hanno diritto a dormire?) congeda Lefteris: è la sua proprietà, fa quello vuole. La stressata proprietaria alberghiera urla per altri 5 minuti e poi se ne va. Bha! Gli spazi ristretti della città fanno questo effetto!  C’è una sorgente termale che crea una vasca d’acqua calda prima di dissolversi nell’acqua salata del mare. Distendiamo le nostra stanche membra mentre osserviamo la costa turca che ci guarda di fronte. Questa sera dormiamo qui. Uh guarda, questo palazzo non c’era, e qui ci hanno fatto un supermercato. Conosco bene Kos. Ci passai 5 mesi a lavorare come animatore esattamente 11 anni fa…stavo per affacciarmi al mondo. Quello è il grosso complesso turistico dove lavoravo e questa è la casa dove abitavo con gli altri ragazzi. Il portone è aperto e pure l’appartamento, non posso non andare a vedere. Uhh, la mia stanza, stesso letto, stesso specchio, stessa posizione. Tutto è rimasto com’era. Oggi c’è un gran vento… le navi non partono, le palme si piegano, le onde del mare non fanno in tempo a incresparsi che vengono soffiate via… solo le mucche, con il loro sguardo placido, si comportano come se nulla stesse accadendo. Finalmente si parte: passport, please! A fatica e con qualche botta riusciamo a fare entrare le ingombranti bici nell’aliscafo che ci traghetterà dall’altra parte.1657747_orig-1024x768

Ha una forma allungata e da fuori sembra moderno, ma dentro si vede che non hanno mai mosso un dito per della manutenzione. Yassu Grecia : si decolla ! 20min e siamo fuori dall’Europa. Nonostante Bodrum sia una città abituata allo “straniero” qui nessuno parla inglese. Prima che faccia buio ci incamminiamo verso la strada costiera. Tiph scorge una struttura geodesica all’interno di un giardino, sintomo di gente interessante. Bussiamo: “possiamo mettere la tenda qui vicino?”. “Ho una proposta migliore per voi, perché non venite dentro, vi offro un tè e potete dormire qui” ci risponde Emre. Cosa chiedere di più ?

Tra un discorso e l’altro Emre ci avvisa: «ragazzi io sono un motociclista, qui un Turchia qualsiasi cosa abbia due ruote non è considerato sulla strada, fate attenzione! Questo è l’ultimo paese “organizzato” che avrete sulla vostra rotta, benvenuti in Turchia».

Fonte:  italiachecambia.org

Cycolenti in Grecia: Re-green, fare impresa in modo sostenibile

Per arrivare a Re-green bisogna sudarsela : 18km di salita per raggiungere 760mt d’altitudine, punto di partenza : 0mt, siamo sul livello del mare. Mentre assaggiamo il primo tornante, la mente cerca di calcolare la pendenza media che ci aspetta per conquistare il piccolo paesino di montagna dove si trova il prossimo eco-progetto che visiteremo. All’improvviso una discesa… NOOOO !!! …gridano i muscoli e la mia mente.6636499_orig-1024x768

Il dislivello aumenta d’un colpo ! Visto che sappiamo fino a che punto dobbiamo salire, ogni discesa diventa una tortura. Consiglio ai cicloviaggiatori: avvolte è meglio non sapere cosa vi aspetta ! Per la pausa pranzo siamo contenti di avere con noi delle spanakotiropita (un rustico greco a pasta sfoglia ripieno di spinaci e formaggio), considerando che non saremo al prossimo villaggio così presto. A quota 600mt : neve e ghiaccio per la prima volta sulle nostre ruote ! In effetti avevano facce perplesse le persone a cui chiedevamo indicazioni all’inizio del nostro cammino: “Seliana ?!! In bici ??? Ma sapete che c’è la neve laggiù?”.

Ci inerpichiamo sempre più, cammino sulla soffice superficie bianca. Marco continua in bici e testa le sue prime scivolate per poi cambiare idea. Superiamo il cartello Seliana dopo 4h di intenso sforzo, ci sono forse 0°C ma non abbiamo per niente freddo ! Che spettacolo: davanti a noi le cime innevate, dietro di noi il mare, lontano, che luccica con questa bella giornata d’inverno. Maya, l’asino di Re-green, ci saluta dalla sua piccola casetta in legno, terra e paglia, Linda, il cane, ci accoglie con la sua famosa danza del ventre (ha la coda tagliata e agita tutto il suo corpo quando è contenta).8833300_orig-1024x768

Ecco che appaiono Flery e Christos i fondatori del progetto, ne avevano abbastanza della vita in città, hanno fatto i bagagli e si sono trasferiti in montagna. Poi poco a poco il cammino li ha condotti verso quello che oggi è diventato Re-Green : un progetto che da un lato sperimenta continuamente i principi della permacultura dall’altro una struttura ricettiva che accoglie seminari sulle buone pratiche, a cominciare da sè stessi fino alla propria casa e alla natura che ci circonda. Un altro esempio di una delle mille alternative possibili, un altro esempio di come si possa vivere in maniera semplice e allo stesso tempo fare impresa sostenibile. “Re-Green: re-use, re-built, re-cycle… re-green your life”.

Siamo appena arrivati e abbiamo già una stanza tutta per noi dove lasciare le nostre cose. Ci uniamo a loro nei preparativi del seminario di Yoga che comincia tra due giorni. Tra una cosa e l’altra scopriamo questo luogo stupendo dove ci sentiamo subito a nostro agio. Amici da ogni dove sono venuti a dare una mano : Kostantino, Hanna, Kristalia, Steven e Chenny….nei giorni a venire spacchiamo la legna per riscaldare le case e cominciamo a preparare i pasti per 30 persone. La chef, Hanna, ha previsto un menu con piatti vegetariani, vegani, crudisti : cracker multi-grani fatti in casa, zucca farcita, humus, hamburger vegetariani con pane fatto in casa, pizza al forno (Marco essendo italiano si occupa della gestione del fuoco)…tutto ciò preparato in un clima sereno e tranquillo. Imparo ad usare la pala per infornare e sfornare le pizze senza far cadere i condimenti…. il corso di yoga post pranzo non deve essere facile con tutte queste bontà. Flery e Christos ci propongono di partecipare al seminario di Yoga. Partecipo con piacere al mattino per un risveglio con dolcezza : esercizi di respirazione, meditazione, canti con l’armonica, stretching ed esercizi d’equilibrio, rilassamento, massaggini..uhaooo..come ci si sente bene dopo. Ciò non toglie che il giorno dopo sento tutti i muscoli, mi fa male ovunque !!! E non è la bici, ma i stiracchiamenti di yoga di ieri. Sono tutti super elastici o sono i che sono diventata rigida come un tronco bloccata nella posizione da ciclista?

La Maloka dove si svolgono le attività, è un luogo magnifico. Struttura ottogonale con tetto reciproco, ogni muro è realizzato con una tecnica diversa d’eco-costruzione : super-adobe, terra e paglia con supporto in legno, mattoni in terra e sabbia,…dietro all’insegnante di yoga il muro è fatto di terra e grossi pezzi di tronchi d’albero, perfetti per concentrarsi su un punto per mantenere il proprio equilibrio. Sdraiati a pancia in sù si scopre l’armonia del tetto reciproco. La stanza è riscaldata da due rocket stove che si integrano perfettamente con l’arredamento.5657032_orig-1024x682

Nel weekend durante le pause, mi apparto con Marco per un momento di assoluta tranquillità ai confini del « vuoto », sopra ad un canyon, il suono del torrente che scorre in basso, il sole che ci riscalda, intorno le montagne innevate… che goduria, uhaoo…meraviglioso. In quest’angolo non si può fare a meno che pensare quanto la vita sia incredibile e bella. Respiriamo, ci rilassiamo. Anche il pianeta vive e un giorno questo posto sparirà, l’erosione mangia letteralmente la montagna (fatta di roccia friabile) e Seliana diventa più piccola anno dopo anno. Lunedi non restiamo che noi e la dozina di abitanti che animano il paesino, almeno fino al prossimo evento. La struttura ricettiva di Re-Green sta riscuotendo successo, tutti i weekend fino ad ottobre sono già prenotati : seminari di yoga, corsi di permacultura, apprendimento dell’uso delle erbe medicinali, eco-costruzioni, riti sciamanici…

Fonte : italiachecambia.org