Codacons: «In tre anni da dieci case farmaceutiche 163 milioni a 32mila medici»

«Tra il 2015 e il 2017 le principali 10 case farmaceutiche operanti in Italia hanno versato nelle tasche dei medici italiani la bellezza di oltre 163 milioni di euro attraverso finanziamenti e sussidi di vario tipo»: lo denuncia il Codacons, che ha realizzato un apposito report sulla base dei dati ufficiali.

Tra il 2015 e il 2017 le principali 10 case farmaceutiche operanti in Italia hanno versato nelle tasche dei medici italiani la bellezza di oltre 163 milioni di euro attraverso finanziamenti e sussidi di vario tipo. Lo denuncia il Codacons, che ha realizzato un apposito report sulla base dei dati ufficiali. I numeri che emergono dallo studio dell’associazione sono impressionanti: 32.623 tra medici, fondazioni e ospedali, hanno complessivamente percepito in Italia 163.664.432,70 euro nel periodo compreso tra il 2015 e il 2017. Soldi versati dalle aziende Abbvie, Almirall, Merck, Msd, Hospira, Pfizer, Pfizer Italia, Pierre Fabre Pharma, Pierre Fabre Italia, GlaxoSmithKline a titolo di accordi di sponsorizzazione, donazioni, viaggi, quote di iscrizione, corrispettivi e consulenze, ecc.

«Finanziamenti che ora finiscono all’attenzione dell’Autorità Anticorruzione, attraverso un esposto – fa sapere l’associazione dei consumatori – in cui si chiede di aprire una istruttoria sul caso e verificare la piena correttezza delle sovvenzioni, alla luce della possibile violazione dell’articolo 30 del Codice di Deontologia medica che impone al professionista di “evitare ogni condizione nella quale il giudizio professionale riguardante l’interesse primario, qual è la salute dei cittadini, possa essere indebitamente influenzato da un interesse secondario” nonché di “dichiarare in maniera esplicita il tipo di rapporto che potrebbe influenzare le sue scelte consentendo al destinatario di queste una valutazione critica consapevole.” Il medesimo articolo impone l’assoluto divieto per il medico di “Subordinare il proprio comportamento prescrittivo ad accordi economici o di altra natura, per trarne indebito profitto per sé e per altri”».

«A supportare le nostre tesi – prosegue il Codacons in una nota – nell’esposto viene citato un recentissimo studio pubblicato l’8 febbraio 2019 sulla rivista americana “The Oncologist” che ha analizzato la relazione tra le somme ricevute dai medici da parte delle case farmaceutiche per consulti, viaggi o ad altro titolo, e le prescrizioni degli stessi medici relative ai farmaci prodotti dalle case farmaceutiche che avevano erogato tali somme. I risultati della ricerca hanno evidenziato l’aumento delle prescrizioni in favore di farmaci prodotti dalle aziende farmaceutiche che avevano erogato i finanziamenti in questione. In particolare – secondo la rivista “The Oncologist” – si è assistito a un incremento di prescrizioni per il trattamento di quattro diverse tipologie di cancro (carcinoma prostatico, carcinoma renale, carcinoma polmonare e leucemia mieloide cronica)». 

L’associazione ha pubblicato «l’elenco integrale suddiviso per Comune dei 32.623 medici, fondazioni e ospedali che nel triennio hanno percepito soldi dall’industria del farmaco, affinché ogni cittadino possa verificare in modo autonomo i rapporti tra il proprio medico e le aziende farmaceutiche».

Il Codacons «rinnova la richiesta agli Ordini dei medici provinciali di imporre a tutti i camici bianchi l’obbligo di indicare all’interno degli studi medici i rapporti intercorrenti con le aziende produttrici di farmaci, al fine di garantire massima trasparenza ai propri pazienti, e chiede alle Asl e alla Guardia di Finanza di verificare tutte le prescrizioni erogate dai medici inseriti nel report, accertando eventuali squilibri a favore delle aziende finanziatrici».

Fonte: ilcambiamento.it

Calabria: il turismo è ospitalità e tradizioni

Conoscere la Calabria, da sempre terra di accoglienza e tradizioni, da cui trarre ispirazione per un modello di turismo da trasmettere ovunque. Torna dal 28 al 30 settembre a Nicotera, in provincia di Vibo Valentia, il Festival dell’Ospitalità, un evento dedicato alla promozione di nuovo modo di viaggiare e ospitare in maniera sostenibile. Il turismo fatto di tradizioni ed ospitalità, che affonda le sue radici profonde nella Calabria più antica, diventa un modello al quale ispirarsi. A raccontarlo è anche quest’anno il Festival dell’Ospitalità in una tre giorni con workshop formativi e tutor che forniranno indicazioni e strategie legate al marketing territoriale per ogni settore specifico. La IV edizione del Festival dell’Ospitalità si terrà a Nicotera, in provincia di Vibo Valentia, e coinvolgerà l’intero borgo. Professionisti e consulenti del settore e del mondo dell’ospitalità, appassionati di viaggio, esperti di digitale e della comunicazione, provenienti da tutta Italia tornano a confrontarsi, anche nel 2018, sul tema, sempre attuale, del turismo.calabria-festival-ospitalita

Organizzato da Evermind, Home for Creativity e Kiwi società cooperativa, con il patrocinio dell’ Agenzia nazionale del Turismo (Enit) e delTouring Club d’Italia, il Festival, che per il 2018 ha ricevuto il marchio Mibact per l’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, “nasce dall’esigenza – spiegano gli organizzatori – di creare un momento di incontro, tra esperti del settore e chiunque sia interessato a conoscere la terra, la Calabria, da sempre fonte di accoglienza e ospitalità, da cui trarre ispirazione per un modello di turismo da trasmettere ovunque. Chiunque voglia partecipare alla creazione di un nuovo modo di viaggiare e di fare ospitalità in maniera sostenibile, e desideri contribuire per discutere e riflettere sui cambiamenti profondi delle nuove frontiere del turismo, rimettendo in discussione lo stesso significato di viaggio, territorio ed accoglienza, sarà a Nicotera dal 28 al 30 settembre”. Cambia, dunque, il Viaggiatore e nasce l’esigenza, anche per i territori e per chi vive di turismo, di soddisfare le sue numerose necessità che non sono più soltanto “mare, lettino, sole e spiaggia”, ma si chiamano esperienze di vita ed emozioni da portare a casa dentro l’album dei ricordi. Tutto questo non sempre si coniuga con il pacchetto “chiavi in mano” e passa anche attraverso strategie di Promozione del territorio. Per questo la Calabria, perché è piena di Esperienze innovative e di eccellenza dei singoli operatori territoriali che si aprono all’ospitalità con nuovi modi di fare Ricettività turistica.door-2730801_960_720

Il Festival vuole essere un’opportunità di incontro e confronto tra queste realtà, con lo scopo di facilitare la creazione di reti, nuove relazioni ed iniziative condivise.

Nicotera sarà interamente coinvolto. Per questo il Festival si propone come una realtà locale perché permette al borgo che lo ospita di partecipare attivamente all’organizzazione della tre giorni e di costruire la propria identità come destinazione di viaggio; regionale perché mira all’esaltazione del patrimonio umano e turistico calabrese, invitando buyer e influencer da tutto il mondo a conoscere le peculiarità calabresi e comunicarne la bellezza e il valore; nazionale perché è l’unico festival italiano dedicato all’ospitalità, ogni anno invita decine di operatori a offrire la propria testimonianza e il proprio mentoring in ambito turistico e attrae un pubblico sempre più vasto di operatori del settore provenienti da ogni parte d’Italia per partecipare a questo appuntamento imperdibile.

In più quest’anno ci saranno numerose sorprese legate proprio alle realtà d’eccellenza del territorio. Continua, inoltre, l’intreccio di successo che da anni ormai fonde il Festival dell’Ospitalità, Calabria Ispirata e gli Inspiring Tour. Esperienze che diventano tematiche centrali e narrazioni concrete nella tre giorni del Festival.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/07/calabria-turismo-ospitalita-tradizioni/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

L’impatto del turismo sul clima. Perché è importante viaggiare sostenibile

Il turismo è responsabile di quasi un decimo delle emissioni mondiali di gas serra. A calcolare l’impatto crescente dei viaggi sull’ambiente è uno studio che per la prima volta ha tenuto conto di tutti gli aspetti legati al turismo. La soluzione? Viaggiare in modo sostenibile, scegliendo tra le innumerevoli alternative possibili. Ecco alcune proposte. Con l’estate alle porte molti di noi hanno iniziato a progettare le vacanze. Attenzione però, prima di prenotare e fare le valigie non ci dimentichiamo che il nostro (meritato!) desiderio di viaggiare potrebbe avere un impatto ecologico molto alto. Addirittura, secondo uno studio pubblicato su Nature Climate Change, il turismo di massa sarebbe responsabile dell’8% delle emissioni globali di gas serra.chemtrail-1116921_960_720

Rispetto a stime precedenti che quantificavano l’impronta del turismo con 1-2 gigatonnellate l’anno di produzione di CO2 equivalente, secondo questa recente ricerca, il settore turistico sarebbe responsabile dell’emissione di 4,5 gigatonnellate l’anno. Cosa è cambiato? Prima veniva considerato l’inquinamento prodotto dagli spostamenti (aereo, automobile ecc…) ma non si teneva conto di fattori fondamentali quali l’edificazione e la manutenzione degli hotel, i cibi industriali negli alberghi o i souvenir tradizionalmente acquistati dai turisti, che sono invece considerati nello studio più recente. La soluzione è non partire proprio? Assolutamente no, basta farlo in modo responsabile. Sono sempre più numerose le esperienze di turismo sostenibile, alcune di queste le abbiamo già presentate nel nostro quotidiano racconto dell’Italia che Cambia. Un primo passo – in tutti i sensi – può essere quello di viaggiare spostandosi a piedi (non ci dimentichiamo che i viaggi in aereo producono, da soli, il 12% delle emissioni totali del settore!). Viaggiare lentamente, camminando a piedi, aiuta a vivere e conoscere il territorio in profondità, crea le condizioni per scoprire l’altro e guardare dentro noi stessi. Questa è la filosofia di viaggio di alcune bellissime esperienze documentate in passato, come la Compagnia dei Cammini, un’associazione che propone turismo responsabile, nel rispetto della natura e nella valorizzazione dell’economia locale. “Chi comincia a viaggiare a piedi non smette più”. Parola di Luigi Lazzarini, presidente e co-fondatore della Walden Viaggi a piedi, cooperativa che fa del viaggio lento una vera e propria filosofia di vita per riscoprire se stessi grazie al contatto con la natura selvaggia.hiker-846094_960_720

Se preferite viaggiare soli, sono tanti e straordinariamente belli i percorsi italiani da percorrere. Il Sentiero degli dei in Costiera Amalfitana, la Riserva dello Zingaro in Sicilia o la via Francigena sono solo alcuni degli esempi più famosi. Se invece siete per scelte più sfidanti, anche viaggiare nel mondo senza aerei è possibile, come vi abbiamo raccontato nelle storie di Claudio Pellizeni e Carlo Taglia o nelle avventure su due ruote dei Cyclolenti. Come ricorda lo studio di Nature Climate Change, la scelta dell’alloggio ha un impatto notevole sull’ambiente. Per prenotare strutture ricettive rispettose dell’ambiente potete affidarvi alla piattaforma Ecobnb, troverete una proposta di servizi di alta qualità, cibo biologico, bioarchitettura, elettricità da fonti rinnovabili al 100%, pannelli solari e accessibilità senz’auto. Se poi amate scoprire i territori attraverso il contatto con le persone che vi ospitano, allora affidatevi a Destinazione Umana, una giovane start-up che propone vere e proprie esperienze da vivere. Cambiamento, ruralità, innovazione: ciascun viaggiatore potrà scegliere la propria destinazione umana lasciandosi ispirare in base a ciò che sta cercando. Insomma, questa breve carrellata è per ricordarvi che ce n’è per tutti i gusti. A questo punto non resta che partire.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/05/impatto-turismo-clima-viaggiare-sostenibile/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Un albergo ecologico sulla riviera romagnola

Una struttura a basso impatto ambientale che propone ai suoi ospiti una vacanza consapevole, promuovendo un’alimentazione sana ed una serie di attività per adulti e bambini volte a incentivare uno stile di vita sostenibile. Vi raccontiamo la storia di Pietro Gradara e del Hotel Villa Claudia, un albergo ecologico sulla riviera romagnola.

“Desidero che la mia vita sia dedicata a fare qualcosa di buono, anche nel mio lavoro quotidiano: già che ho avuto l’occasione di essere qui e possedere questa attività, la mia missione è quella di trasmettere determinati saperi e consapevolezze tramite il mio lavoro”.

L’Hotel Villa Claudia è un hotel a gestione familiare che sorge a Bellaria, sulla costa adriatica romagnola in provincia di Rimini. Il suo titolare si chiama Pietro Gradara ed ha rilevato l’hotel nel 2006. L’hotel è stato fondato dai suoi genitori dal 1978 ed è stato da loro gestito fino ai primi anni del Duemila. Quando Pietro l’ha rilevato, ha scoperto l’aspetto della sua vita che apre questo pezzo: tramite questa attività poteva mettere in pratica ciò che desiderava essere, poteva dare forma concreta alle sue passioni e agli aspetti che gli facevano battere il cuore. Da allora si è impegnato ed è riuscito a trasformare la sua struttura in un vero e proprio “albergo ecologico”, sia a livello strutturale che culinario, che per le tante iniziative organizzate al suo interno ha lo scopo dichiarato di “offrire una vacanza serena ed anche consapevole”. “L’innovazione di questo albergo dunque è anche questa: una vacanza serena ed un’occasione per conoscere pratiche che ci possono far star meglio”.12592217_921782724557966_1169731953770972539_n

L’albergo, l’alimentazione e le iniziative

 

“Ho creato un albergo sensibile ai temi ambientalisti che può essere definito un albergo ecologico, per le tante iniziative intraprese al suo interno che servono a tutelare l’ambiente come struttura sia come risparmio energetico che sui temi legati alla consapevolezza ambientale e alimentare”, ci racconta Pietro. Inizialmente le iniziative si concentrano appunto sulla struttura: regolatori di flusso dell’acqua nei locali, pannelli fotovoltaici e solari, bidoni della raccolta differenziata posti su ogni piano dell’hotel. Poi l’Hotel Gradara aderisce alla rete degli hotel dei Guardiamondo, dove l’animazione per bambini diventa l’occasione per fare in modo che i più piccoli apprendano l’utilità del riciclo, oltre a quella del riutilizzo dei materiali per essere utilizzati come giochi. Oltre alla struttura, una parte fondamentale delle innovazioni inserite da Pietro Gradara nella struttura riguarda il tema dell’alimentazione: un ristorante vegano che affianca la cucina “tradizionale” e gli eventi legati all’alimentazione. “Inizialmente era un albergo ecologico solo come struttura, poi ci siamo concentrati molto sull’alimentazione: abbiamo incominciato ad inserire delle materie prime biologiche, per poi porre l’attenzione sui piatti vegani e vegetariani.18765978_1318413678228200_5641797598615743486_n

Corso di dolci a basso indice glicemico

Quest’attenzione alla cucina ha un diretto legame con l’ambiente: come sappiamo, la produzione industriale della carne ha un impatto in termini di emissioni di gas serra molto elevato, ed è inoltre tra le principali cause di deforestazione, erosione del suolo, inquinamento dell’aria e dell’acqua con la conseguente perdita di biodiversità. L’inserimento di questi piatti è stato un grande successo ed è molto apprezzato dalle persone sensibili a questo tipo di alimentazione, anche perché qui possono finalmente mangiare trovando piatti coerenti con la propria scelta. Oltre ad offrire dei piatti alternativi alla cucina tradizionale, all’interno dell’albergo diamo la possibilità di partecipare a delle serate divulgative legate al tema dell’alimentazione: non sono una lezione ma un momento per stare insieme, condividere le proprie esperienze. Le serate sono tenute dalla nostra collaboratrice Paola di Giambattista, e danno l’opportunità ai nostri ospiti di arricchirsi riguardo il tema dell’alimentazione, scoprendo delle alternative alimentari che probabilmente non erano note. Ai nostri eventi partecipano anche persone esterne all’albergo, normalmente siamo circa una ventina/venticinquina di persone partecipanti. Ognuno condivide la propria esperienza: Paola spiega ogni risvolto legato al tema dell’alimentazione in modo completo, ma ognuno esprime la propria posizione,descrivendo quello che vive e come cucina”.IMG_0953

Il bilancio dell’Hotel e la scelta di Pietro

 

Da quando Pietro Gradara ha preso in gestione il suo hotel nel 2007, introducendo i cambiamenti di cui vi abbiamo parlato sopra, l’hotel ha visto incrementare il proprio fatturato, permettendo a Pietro di poter investire per rinnovare le camere ed efficientare tecnologicamente l’albergo. Per quanto riguarda gli ospiti, Pietro nel corso degli anni ha potuto osservare “un aumento di consapevolezza da parte delle persone, soprattutto perché in tanti hanno problemi di salute legati all’alimentazione e dunque un passo importante è proprio quello di curarla. Diciamo che la maggior parte delle persone, mentre prima mangiava qualsiasi cosa, ora si informa sulla provenienza del cibo, anche coloro che hanno un’alimentazione onnivora. C’è una specifica ricerca della qualità delle materie prime, oggi secondo me in aumento”.

Fuori è una giornata di pioggia, facciamo un giro con Pietro dentro la sua struttura, in attesa dell’arrivo della stagione primaverile ed estiva (l’hotel riaprirà il 28 marzo 2018): “rispetto ai temi legati alla sensibilità ambientale e umana io sono sempre stato una persona sensibile e accorta: una consapevolezza che è aumentata nel corso degli anni. Io non riesco a gestire l’albergo in maniera differente: quello che amo e le mie sensibilità sono diventate parte integrante del mio lavoro. Io credo fermamente che ognuno di noi, in questa vita, debba lasciare qualcosa di buono dietro di sé. Quello che a me è stato donato è questo hotel, quindi io attraverso questa struttura cerco di fare altrettanto, perché penso che il mondo si cambi partendo da se stessi, assumendosi la responsabilità della propria esistenza, lavorando e pensando positivo. Questi sono gli ingredienti che credo siano indispensabili per una vita serena: cercare sempre di fare del proprio meglio”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/01/io-faccio-cosi-197-albergo-ecologico-riviera-romagnola/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Repubblica Nomade, in cammino verso una nuova società

Camminare insieme per abbattere le barriere e costruire un modello sociale più equo e solidale. È questo l’obiettivo di Repubblica Nomade, associazione che da anni organizza cammini lunghi con una finalità politica ed un valore simbolico molto forti.

“La Repubblica Nomade è uno spazio e un sogno in movimento dove le persone che scelgono di farne parte, o di attraversarlo, possono trovare un loro posto e dove il nomadismo diventa prefigurazione di un diverso modo di vivere e di stare al mondo”. Tutto è iniziato nel 2011 quando Antonio Moresco e un gruppo di scrittori della rivista Il Primo Amore hanno dato vita a Cammina cammina, un lungo spostamento a piedi da Milano a Napoli-Scampia, agguerrito e pacifico, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, per ricucire un Paese che molti vorrebbero sempre più disunito e devastato. Da allora Repubblica Nomade organizza cammini lunghi con una finalità politica ed un valore simbolico molto forti. Ne abbiamo parlato con Antonio Moresco, scrittore, camminatore e fondatore di questa realtà.

Che cos’è Repubblica Nomade?

Repubblica Nomade è il nome che si è dato un gruppo di persone che ha cominciato a camminare insieme da circa 6,7 anni. Dopo alcuni anni, 5 per l’esattezza, siamo riusciti a darci un nome perché abbiamo capito chi eravamo e questo nome prendeva origine dal fatto che c’era tra noi uno stile di vita molto repubblicano e nel contempo eravamo dei nomadi, non avevamo una patria, non avevamo una nazione e quindi eravamo nomadi, come d’altronde siamo tutti sul nostro pianeta terra, anche se crediamo di essere tutt’altro. Il primo e unico articolo del nostro statuto recita: “Fanno idealmente parte di questa potenziale Repubblica Nomade i migranti, coloro che sono disperati e che cercano un loro cammino nello spazio buio della vita, quelli che attraversano il mondo con gli occhi spalancati o con gli occhi chiusi, i sognatori, i traslocatori, quelli cui stanno stretti la vita che abbiamo di fronte e i suoi artificiali confini, quelli che non ne possono più di essere perennemente indignati e incazzati oppure disincantati, quelli che non si sono fatti distruggere dal contagio dell’odio e del cinismo dominanti, quelli che sognano una diversa società ma anche gli antisociali, gli irregolari, gli umiliati e offesi, i terremotati e i terremotanti, i fragili, gli indistruttibili, gli illusi, gli incantati, gli inappagati…”. Quindi, chi si riconosce in alcune di queste cose, sappia che fa anche lui parte della Repubblica Nomade. I nostri sono cammini lunghi, esagerati, estremi, ma che non hanno una finalità atletica o turistica in senso stretto, hanno certamente una finalità politica molto forte in senso lato. Abbiamo cominciato a camminare dopo aver visto che tutti quanti attorno a noi in Italia si lamentavano erano tutti frustrati e però non facevano che lamentarsi, con questo senso di impotenza dominante etc. Allora noi abbiamo detto: “Smettiamo di lamentarci, facciamo qualcosa, un gesto, un’azione che coinvolga il nostro corpo, la nostra mente, il cuore, la pancia, le viscere, il cervello, tutto quanto, perché questo ci renderà più forti. Se lo facciamo insieme, a maggior ragione vuol dire che possiamo riprendere il movimento, che non siamo bloccati. Siamo bloccati se ci blocchiamo noi stessi nella nostra testa. Se ho le spalle al muro, dietro non posso andare, posso andare solo avanti. Quindi i nostri cammini, anche se qualche volta ci capita di andare in posti dove le persone che ci abitano ci fanno vedere delle cose meravigliose, il nostro obiettivo non è di tipo turistico, né gastronomico o enologico, anche se certe volte, ci abbandoniamo anche a questo tipo di sollazzi. Il messaggio che desideriamo portare ha un significato anche in questi anni dove grandi masse di popoli si spostano in cerca di fortuna o di salvezza da una parte all’altra del pianeta, lo fanno come hanno sempre fatto gli uomini sulla faccia della terra quando si sono trovati in situazioni di disagio, e nessuno li ha mai fermati. Bisognerebbe ricordarlo ai demagoghi odierni che pensano che basti alzare un muro per fermare questo fenomeno…13620181_1731015420496226_7199808970517060297_n

Ci racconti alcuni dei cammini che avete affrontato?

Abbiamo fatto diversi cammini, il primo dei quali è stato di 700 km da Milano a Scampìa (uno dei quartieri più degradati e problematici di Napoli, ndr). Lo abbiamo fatto proprio nel 2011: l’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, perché proprio in quegli anni, c’era chi voleva creare rottura e inimicizia tra il Nord e il Sud, in una maniera molto forte, molto odiosa, e allora noi abbiamo pensato che più che fare tante chiacchiere, saltare il fosso fosse la cosa migliore mettendoci a camminare, ricucendo fisicamente con i nostri passi l’Italia che qualcun altro avrebbe voluto vedere divisa.

Il secondo cammino è stato una pazzia che abbiamo chiamato Stella d’Italia e cioè 5 bracci di camminatori che partendo da Reggio Calabria, Santa Maria di Leuca (LE), Genova, Venezia e Roma, convergevano poi su L’Aquila per dire che bisognava ricostruire L’Aquila ma che anche tutta l’Italia era da ricostruire. Questo è stato un cammino enorme che ha raccolto quasi un migliaio di persone, uno sforzo sia organizzativo che fisico veramente mostruoso e aldilà delle nostre forze. Noi infatti non abbiamo uno zoccolo economico, non abbiamo sponsor, non abbiamo niente, è proprio puro volontariato: la volontà di fare qualcosa che abbia un significato profondo nella vita del nostro Paese. Il terzo cammino, anche quello estremo nel 2013, da Mantova a Strasburgo attraversando le Alpi. Una volta arrivati a Strasburgo abbiamo consegnato al Parlamento Europeo una lettera dove sostanzialmente abbiamo scritto che siamo europeisti (nel senso di un’unione dei popoli europei, ndr), ma che a noi un’Europa così com’è adesso non piace, e abbiamo detto come la vorremmo. Siamo stati ricevuti dal Presidente del Parlamento Europeo che allora era Martin Schulz: è a lui che abbiamo consegnato la lettera. Il Presidente ci ha ricevuto dove si ricevono i capi di Stato, anche se noi eravamo un gruppo di sporchi, puzzolenti e sudati camminatori!13417524_1718141418450293_166089204251783482_n

Poi l’anno dopo abbiamo camminato in Sicilia: da Palermo a Gela, che è uno dei posti più disastrati d’Italia. Noi non scegliamo le località belle, né tantomeno quelle turistiche, ma finiamo a Scampìa, a L’Aquila, a Gela, a Sarajevo, quindi andiamo in posti in cui ci sono delle cicatrici, dei posti dove c’è sofferenza. A Gela, ci siamo trovati di fronte alle colonne doriche dell’antica Magna Grecia da una parte e i resti del Polo Petrolchimico dall’altra parte. In questo posto che indica l’inizio e la fine di un’era, abbiamo deciso di fondare ufficialmente la nostra Repubblica Nomade. Nel 2015 abbiamo fatto un cammino nel cuore della Sardegna. È stato il cammino più festoso, con accoglienze incredibili, quasi imbarazzanti, perché ci offrivano da mangiare e da bere come degli ossessi fino alle 2 del mattino: Cannonau in purezza, Fil’e Ferru, che certo non sono proprio l’ideale per coricarsi per terra e svegliarsi alle 4-5 del mattino (dice ridendo Antonio, ndr)! Però l’abbraccio della popolazione sarda è stato davvero molto caldo. L’anno scorso abbiamo camminato da Trieste a Saraievo per mettere idealmente in contatto queste due città segnate dalla guerra. Siamo partiti dalla risiera di San Sabba di Trieste, luogo di deportazione di prigionieri politici ed ebrei e siamo finiti a Saraievo, che porta ancora le cicatrici della guerra di più di 20 anni fa, con ancora case tutte sventrate. È stato come un monito per dire: “Guardate che la guerra non è una cosa tanto lontana, né geograficamente, né temporalmente: è un rischio sempre presente, specie se va avanti così…”. Quest’anno camminiamo da Parigi a Berlino (il cammino è attualmente in corso, e con i suoi circa 1.200 km è il più lungo cammino di gruppo mai organizzato in Europa, ndr), sempre per un discorso forte sull’Europa, partendo dal Manifesto di Ventotene (documento per la promozione dell’unità europea scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Ursula Hirschmann tra il 1941 ed il 1944 durante il periodo di confino presso l’isola di Ventotene, nel Mar Tirreno, ndr), per dire: “Guardate che con quello che sta succedendo nel mondo, negli Stati Uniti, etc., se si sfascia anche l’Europa è una catastrofe per l’Europa e per il mondo intero”, però non ci riconosciamo nell’Europa così com’è, se non supera certe dittature, il mercato stesso che è diventato una nuova tirannide, e tanti altri aspetti estremamente critici, non ci potrà essere questo sogno di unione europeistica. Perché è esattamente questo ciò che impedisce che si realizzi la vera unione dei popoli.18581582_1885780241686409_7224538877864884434_n

Qual è significato simbolico e pratico che attribuite ai vostri cammini?

Noi vediamo la pancia del Paese, e qui incontriamo le persone. Abbiamo eletto il cammino quale nostro modo per dire delle cose, perché certamente si potevano dire anche in altri modi: attraverso incontri, assemblee, come peraltro abbiamo fatto all’inizio e avremmo potuto rinnovarle e farle diventare sempre più grandi e più note di anno in anno, avremmo potuto redigere dei documenti. Però a un certo punto abbiamo pensato che non fosse sufficiente, che di fiumi alluvionali di parole non surrogate ce ne fossero già tanti. Il fatto di dire le cose camminando per noi ha un significato profondo, ed è parte del messaggio che noi vogliamo dare. Il fatto che diciamo certe cose camminando, indica una possibilità di vita diversa. Quando camminiamo ci sono tra noi le persone più varie e di tutte le età: da ragazze/i di 14 anni a gente di 70, maschi e femmine, pur con una stragrande maggioranza di donne (oltre il 75%), ci sono tutte le parti dell’Italia, dai giovani disoccupati e precari a quelli che hanno un lavoro. Creando questa piccola Repubblica Nomade e repubblicana dimostriamo al lato pratico che tutta una serie di differenze che nella vita di tutti i giorni sono dei muri che dividono le persone tra: vecchi e giovani, donne e uomini, disoccupati e occupati, etc., si possono trasformare in una carovana che si muove insieme e che non conosce barriere né tra di noi, né al di fuori. Tra i camminatori poi ci sono i caratteri più disparati: uno è un bravo organizzatore, l’altro è bravo a cercare sentieri in mezzo ai boschi col GPS, l’altro ancora è bravo a massaggiarti la caviglia. Poi c’è uno che magari ogni tanto sclera, e allora ci sono delle camminatrici o dei camminatori che lo sanno e che gli vanno vicino per farlo calmare. Camminare in gruppo è sia una cura che una scuola. Quindi costituisce quasi una sorta di embrione di possibilità di vita o di società diversa. Perché camminando ci sottoponiamo a uno sforzo, un’avventura in cui giorno per giorno non sappiamo quale sarà il pavimento o il letto su cui dormiremo. Quando torno a casa conosco il mio letto e le mie pareti abituali e quindi questo genere di avventura ti da l’idea che la vita può essere sempre aperta. E così come gli uomini hanno camminato per migliaia di anni, noi abbiamo sepolto in qualche angolino del nostro cervello questa nostra caratteristica ancestrale. Quando facciamo un lungo cammino, in qualche modo è come se ci ricollegassimo a quella potenzialità. Difatti ci sono persone (io per primo) che, per età, o perché non sono certo degli atleti, non avrebbero mai immaginato di riuscire a camminare per un migliaio di chilometri; però lo possono fare, perché la nostra specie l’ha sempre fatto. L’uomo non è fatto solo per correre sull’autostrada senza vedere nulla, ma anche e soprattutto forse, per camminare lentamente dentro il mondo, per vederlo e riconoscerlo, come se fosse un’apparizione o se lo vedesse per la prima volta. Forse è solo un’illusione, chissà, ma ho l’impressione che si possano mettere in movimento dei cerchi concentrici: noi facciamo una cosa piccolissima, una piccola goccia che cade su uno specchio d’acqua e fa un cerchietto piccolo. Però anche con l’esperienza di Repubblica Nomade abbiamo visto che anno dopo anno questo cerchietto piccolo crea via, via dei cerchi sempre più grandi che si allargano.Bosnia-Erzegovina-Mrkonjic-Grad-Jajce_netto_89-copia

Repubblica Nomade ha un sogno?

In questi ultimi anni è successo un fatto incredibile che non è stato registrato con la dovuta attenzione dai media: in Italia, come anche in altri Paesi d’altronde, in poco tempo un numero enorme di persone si è messo a camminare. Ciascuno per motivi diversi: chi per conoscere meglio il Paese, chi l’ha fatto per il benessere fisico, il fatto è che un gran numero di persone recentemente ha scelto questo modo di viaggiare. Questo è un segnale molto forte. Vuol dire che le persone dentro di loro hanno sentito il desiderio di riprendere in mano la propria vita, rimettere in assetto il proprio cervello/il cuore/gli arti, sentirsi attive, protagoniste della propria vita e non semplicemente gente che ogni tanto dà una delega elettorale o di altro tipo. Questo è un fatto di grande significato, a me piacerebbe molto che un giorno o l’altro molte o solo alcune di queste persone che si sono messe a camminare, per una settimana, 10/20 gg., facessero un enorme cammino insieme, anche con i propri animali, con le proprie cucine da campo, spostandosi come una vera e propria carovana, per dire che in Italia non c’è solo la frustrazione, la pena, la disillusione continua, il disinganno permanente, o “la strage delle illusioni” come la chiamava Leopardi, ma che in Italia stanno succedendo delle cose nuove. Sarebbe bello se questi gruppi dimenticassero per un po’ i loro assetti interni e organizzativi e se ne fregassero di tutto quanto per fare qualcosa di eclatante, segnando tutti insieme la nascita di un movimento nuovo e inaspettato che ha preso forma in Italia in questi ultimi anni.

 

Intervista: Veronica Tarozzi e Paolo Cignini
Realizzazione video: Paolo Cignini

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Steve McCurry: “Lottiamo per l’ambiente e contro ogni forma di razzismo”

Il fotoreporter americano Steve McCurry è uno tra i più importanti e famosi fotografi viventi. Lo abbiamo incontrato al Forte di Bard in Valle d’Aosta e questo è il risultato della nostra chiacchierata. Partendo dal suo approccio alla fotografia siamo giunti a parlare delle sfide del nostro mondo, delle inegualità e della necessità di un cambiamento per migliorare il nostro pianeta. Bard (AO) – Non capita tutti i giorni di incontrare Steve McCurry. Probabilmente buona parte di voi avrà osservato almeno una volta nella vita una sua fotografia. “Ragazza Afgana”, ritratto di Sharbat Gula, è ritenuta da National Geographic – che la pubblicò come copertina nel numero di giugno del 1985 – la fotografia più riconosciuta della storia della rivista.È un onore stringergli la mano, per di più in un luogo meraviglioso, il Forte di Bard. Prima di noi è stato intervistato dalla troupe della RAI e poco dopo sarebbe toccato già ad un’altra TV. Non abbiamo molto tempo a disposizione e quindi non ci resta altro che iniziare questa piacevole chiacchierata in sua compagnia, partendo proprio dal valore che egli stesso da al trascorrere dei minuti.

Buongiorno Steve, prima di partire con le domande, volevamo ringraziarla da parte di tutta la redazione di Italia Che Cambia per aver accettato il nostro invito. Partiamo proprio da una sua affermazione: “Se sai aspettare le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto”. Qual è il suo rapporto con il tempo?

Nella fotografia, quando devi fotografare le persone, hai necessità di tempo per essere a tuo agio con loro e per loro essere confidenti con te, al fine di stabilire una sorta di connessione. E così inizia questa relazione che si conclude, fiduciosamente, in una buona fotografia.

Ha avuto modo di fotografare le meraviglie di questo mondo, le bellezze della natura e le bellezze umane. Ha anche avuto modo di vivere in prima persona le vicende meno belle del nostro pianeta. Ha ad oggi una visione positiva o negativa del futuro?

Ho viaggiato attorno al mondo per 45 anni e ho visto un sacco di cose terribili ed un sacco di cose meravigliose, persone e culture interessanti. Penso che il futuro del nostro pianeta è nelle nostre mani e la parte ottimistica vincerà. Servirà tanto lavoro, tanto tempo e tante lotte. Ci sono tante forze negative nel mondo che dobbiamo combattere. Penso che possiamo lottare insieme per il nostro ambiente, contro ogni forma di razzismo, contro chiunque deturpi il nostro pianeta.

Perché secondo lei la fotografia della Ragazza Afgana è divenuta così famosa? Crede che possieda qualcosa di particolare e diverso delle altre sue fotografie?

Il successo di questa fotografia o il perché questa fotografia sia divenuta famosa probabilmente dobbiamo lasciarlo a un critico d’arte o uno storico. Si potrebbe speculare a riguardo. È davvero difficile saperne la ragione, suppongo vi siano un sacco di ragioni che hanno portato a questo successo.n_8663_1

Qual è la foto che ricorda con più piacere e che è dentro il suo cuore?

Non ho mai avuto una mia fotografia preferita, forse alcune delle mie fotografie preferite sono state scattate da altri fotografi, ma per quanto riguarda i miei elaborati mi piacciono fotografie diverse per ragioni diverse. Non posso sceglierne una e dire che è la mia preferita.

Qual è il senso per lei della fotografia? Qual è il suo ruolo nella nostra società? Quanto è cambiato tale ruolo da quando lei attraversò il Pakistan e l’Afghanistan travestito con abiti tradizionali nel 1980?

Per me fare fotografia e le fotografie di una pubblicazione stampata non hanno per nulla cambiato il loro ruolo. Ora osserviamo le fotografie al computer e questa è di certo una grande differenza, ma io lavoro principalmente per libri ed mostre. Poi sì, ho un sito internet, un blog, Instagram, ma il mio cuore è nelle pagine stampate e nelle mostre.

Cosa c’è nel suo futuro?

Il mio prossimo obiettivo è di realizzare un libro sul Buddismo. La cultura buddista, le nazioni buddiste, praticando buddismo in diverse nazioni come in Giappone, e che si è sviluppato in tutto il mondo. Questo è il mio interesse, il mio progetto futuro sul quale lavorerò.1a

Cosa pensa dell’Italia come uomo e come fotografo?

Amo lavorare in Italia. Adoro stare in Italia. Il mio primo viaggio in questa nazione fu nel 1970. Sono stato qui tante volte, apprezzandone la cultura, le persone, l’arte, il cibo, il vino. E’ uno dei posti al mondo da me preferiti.

L’immagine Gateway to India, rappresenta due mondi che si incontrano, l’Occidente e l’Oriente. Pensa che le disuguaglianze nel mondo che lei ha saputo magistralmente documentare, nel corso degli anni, aumenteranno o diminuiranno?

È sempre esistita la disuguaglianza, in Asia,nel Sud del mondo. Ovunque esistono disuguaglianze. Penso e spero che il mondo stia cambiando, e che saremo in grado di alleviare parte degli stress e la disparità esistente tra i ricchi e i poveri. Io non riuscirò a vedere tutto ciò, ma si tratta solo di una differenza tra Est ed Ovest, la disuguaglianza esiste ovunque.

Una delle cose più importanti nel suo lavoro, diceva, era quello di scegliersi dei collaboratori valorosi. È stato difficile trovarli?

Ho lavorato con tante persone meravigliose in questi anni: assistenti, traduttori, guide, altri fotografi. È un lavoro entusiasmante, perlopiù con persone locali, dei luoghi in cui sono stato.1c

Il nostro giornale è chiamato “Italia Che Cambia”. Ci piace così chiedere a chi incontriamo qual è il loro rapporto con il cambiamento. Che cosa significa per lei questa parola?

Il cambiamento è inarrestabile e noi dobbiamo affidarci ad esso, anche se a volte è buono o volte no. Una cosa certa è che il mondo è limitato. C’è un tempo limitato, dobbiamo vivere la vita al meglio delle nostre possibilità perché non è infinita, dobbiamo semplicemente accettarlo e andare oltre.

Cosa fa Steve McCurry quando non ha una macchina fotografica tra le mani?

Quando non fotografo mi piace leggere, ascoltare la musica. Mi piace guardare i film. Adoro viaggiare, anche se non sto lavorando, questa è la mia passione e non si è mai fermata. Aggiungiamo che, quando è in viaggio, quel che fa principalmente Steve è fotografare. Dunque è proprio vero che quando il proprio desiderio è curato e seguito quotidianamente, esso non può più considerarsi un lavoro, ma una continua ricerca che non può fermarsi, e che continuerà ogni giorno, passo dopo passo, scatto dopo scatto.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/11/steve-mccurry-lottiamo-ambiente-razzismo/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=general

 

 

Big Yellow Taxi: in vacanza con i nostri amici animali

Con l’arrivo dell’estate, inevitabilmente, per chi come me condivide la propria vita con un compagno a quattro zampe, arriva il momento di scegliere se portarlo con sé o lasciarlo a genitori, amici, o affidarlo addirittura a una pensione per cani, gatti, ecc.P1030153

Personalmente, spesso, scelgo una meta adatta anche a Ulisse, il mio amico cane, con il quale mi piace condividere la mia quotidianità ma anche il mio tempo libero; ama la montagna e i luoghi freschi, per cui, generalmente, ce ne andiamo alla scoperta dei monti italiani. Se decidessi di andare all’estero, probabilmente, lo affiderei ai miei genitori, perché, essendo un cane anziano, potrebbe non sopportare i lunghi viaggi o lo stress della stiva di un aereo. Vi consiglio, prima di tutto, di porvi qualche domanda e di valutare l’età, le condizioni di salute e il carattere del vostro amico a quattro zampe, magari consultandovi anche con il veterinario di fiducia; portarlo a tutti i costi con noi potrebbe non essere la scelta migliore per lui. Fatte le dovute considerazioni, dobbiamo organizzarci per tempo e cominciare a pianificare la nostra vacanza. Dalla struttura ricettiva alla scelta del mezzo con cui viaggiare, dalle vaccinazioni alle cose da mettere in valigia, dobbiamo veramente pensare a tutto ciò che potrebbe essere utile o necessario, per non incorrere in spiacevoli sorprese quando arriviamo per esempio in aeroporto o nel luogo della vacanza. Dobbiamo conoscere i regolamenti delle compagnie di trasporto, non esiste una regolamentazione unica per l’accesso a bordo dei nostri amici a quattro zampe. Dobbiamo informarci se esistono delle particolari vaccinazioni richieste in determinati paesi o dalle compagnie aeree; ad esempio, in Italia, alcune regioni richiedono ancora la profilassi antirabbica.P1030157-1024x768

Per aiutarvi nell’organizzazione delle prossime vacanze abbiamo incontrato tre esperti nel loro settore che ci hanno dato dei consigli pratici e utili:

– Annalaura Sagramora, fondatrice dell’associazione Dogwelcome, il primo sito per viaggiatori con quadrupedi al seguito
– Dott. Amerio Croce, veterinario omeopata

– Patrizia Daffinà, fondatrice e presidente di Baubeach, la prima spiaggia cruelty-free per cani liberi e felici

Ecco l’intervista completa agli ospiti di questa ultima puntata della stagione, torneremo con voi a ottobre.

Fonte : italiachecambia.org

Cyclolenti in Grecia: dall’antica alla nuova capitale

In cammino verso Nafplio le condizioni sono ottimali: un bel sole, un bel panorama, niente traffico, strada piatta ed asfaltata, filiamo col vento in spalla a 25km/h senza il minimo sforzo. Incrociamo una coppia di cicloviaggiatori tedeschi che arrivano da direzione opposta lottando contro il vento. Sono carichi come degli asinelli! Peggio di noi, eh si, è possibile! Da 10 mesi viaggiano in Europa e tra due rientreranno in Germania. Dopo qualche scambio di consigli, su Atene per noi e sulla costa ovest greca per loro, continuiamo a pedalare. Nei campi intorno, la potatura delle vigne è iniziata, siamo nella regione della famosa uva di Corinto.1429795138

Lungo la strada uno strano cavallo attira la nostra attenzione. È un cavallo di Troia alto tre metri fatto interamente con oggetti di recupero. Ci invitano ad entrare nello spazio espositivo e laboratorio di Silo Art Factory. Stelios, colui che ha avviato il progetto, ci fa da guida. Delle vecchie persiane in legno diventano panche e poltrone, le vecchie porte dei tavoli… ogni mobile è un’opera d’arte. Ci invita a bere qualcosa al bar che ha costruito all’interno di un silo di grano, fa molto moda! Visitate il suo sito  internet, è una bella fonte d’ispirazione. Prossimamente vuole realizzare un cavallo di troia di 15mt, sempre con oggetti di recupero, nel quale sarà anche possibile entrare. Arriviamo a Nafplio, la prima capitale della Grecia indipendente dal 1829 al 1834. Molto turistica, ma abbastanza vuota in questa stagione. Dei cameraman e degli attori stanno girando una pubblicità con un pianoforte che va giù da un discesa. Devono rifare la scena più volte e risalire il pesante strumento musicale fino ad ottenere il giusto ciak! Ne hanno di pazienza! La sera passeggiamo lungo il mare e al castello. Per la felicità di Marco capitiamo di fronte ad una gelateria gestita da italiani…un buon gelato per cena questa sera, miam miam.  Si sale dolcemente fino all’antico teatro di Epidauros. Una meraviglia incastonata tra le montagne. E che acustica! Su consiglio di mia madre, venuta 19 anni fa, lascio cadere una monetina sulla pietra centrale e Marco, seduto sull’ultimo gradone in alto, sorpreso, sente perfettamente il tintinnio metallico. Restiamo a lungo a goderci questo luogo mentre vanno e vengono scolaresche da tutto il mondo. La giornata è splendida, ci concediamo un riposino al sole sui grandi scalini del teatro.9801940_orig-1024x682

L’antico teatro di Epidauros

Lasciamo le montagne per scendere verso il canale di Corinto. Prendiamo la vecchia strada e sorpresa… non c’è nessun ponte! Tuttavia le auto aspettano dall’altro lato… guardiamo bene dappertutto, niente ponte! Non un ponte che gira o che si alzi… da dove uscirà? Ipotesi di Marco: dall’acqua! Delle barche passano il canale, poi udiamo degli ingranaggi che si muovono. Poco a poco vediamo uscire dall’acqua una strada fatta di metallo e assi di legno ancora coperte dalla sabbia. Lo attraversiamo. Resto colpita dalla profondità e da questo canale sia stretto nonostante colleghi lo Ionio con l’Egeo. Fino ad Atene la vecchia nazionale è poco larga: a destra il mare e a sinistra la montagna. I camion ci superano senza frenare e in curva… zone industriali e raffinerie ci accompagnano fino all’entrata dell’antica città. Marco ha le chiappe distrutte, gli fanno male solo a guardare la sella: il contachilometri segna più di 100km per un tempo effettivo di pedalata di 7h e 22min (senza pause). Stremati da questa strada difficile, Giorgos, un amico di Pantelis ci accoglie. Vuole sapere tutto del nostro viaggio, i materiali, le bici, l’itinerario… ha intenzione di raggiungerci per attraversare l’Iran! Ha più di 60 anni, ma va regolarmente a visitare sua figlia a Corfu in bici (più di 400km in due giorni!).4560840_orig-1024x682

L’Acropoli

Ovviamente non possiamo non andare all’Acropolis che domina tutta la città. Il Partenone, tempio principale dedicato alla dea Atena fu trasformato in chiesa, moschea, deposito per la polvere da sparo dei cannoni… e oggi è il luogo turistico n°1 d’Atene. Da qui abbiamo una vista a 360° sull’agglomerato urbano e il mare in lontananza. Stiamo per uscire dal sito archeologico quando accade l’inimmaginabile: Jonas, il ciclista tedesco della nave per Igoumenitsa e poi incontrato di nuovo per caso a Nefpaktos, è davanti a nostri occhi! Mai due senza tre. Per festeggiare gli proponiamo di pranzare insieme al ristorante iscritto alla rete Warmshower: il Kafeneion Ta Kanaria. Non possono ospitare i cicloviaggiatori, ma in cambio offrono un pasto al giorno. L’ambiente è caloroso, ordiniamo più piatti da condividere come fanno di solito i greci. Mangiamo molto bene e non ci possiamo credere che è gratuito. È così buono che i ragazzi, che hanno ancora fame, domandano di finire i piatti del tavolo affianco che i clienti hanno lasciato quasi intatti. Marco e Jonas si guardano: “ce ne freghiamo dei condizionamenti no?” e con nonchalance afferrano i piatti. Il cibo per i cicloviaggiatori è sacro, non si spreca! (Inizio a scoppiare a ridere vedendo la facce delle persone che ci guardano sorpresi. Ma siamo noi i pazzi? O gli altri che si ritrovano al ristorante a spendere 10/15€ per poi mangiare solo 2 bocconi di quello che hanno ordinato?  Trasferiamo il nostro “accampamento” nel vecchio appartamento di Christos e Flery, che gentilmente ci hanno prestato. Ciò ci permette di preparare il seguito del viaggio con più calma e di essere liberi di scegliere il programma dei nostri prossimi giorni: comprare le cartine della Turchia, Georgia, contattare gli eco-progetti in Turchia, scrivere e selezionare le nostre foto (eh si, tutto ciò prende molto tempo). Marco approfitta per fare una revisione generale della sua bici al negozio Podilato consigliatoci dalla coppia di cicloviaggiatori tedeschi incontrati sulla strada. Ne sanno molto sul viaggiare in bici.

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Sulla nave in direzione di Amorgos

Atene è bella, ma è come Parigi, qualche giorno è sufficiente. 4 milioni di abitanti si sentono! Decidiamo di andarci a cercare un po’ di tranquillità sulle isole greche. Ma prima “vinciamo” un ultimo tour de force… visto che siamo in ritardo per prendere la nave, scegliamo il percorso più semplice per raggiungere il porto al Pireo… errore… ci ritroviamo nel bel mezzo di quattro corsie. Non era venuta ancora la nostra ora altrimenti non sarei qui a scrivervi oggi. Col cuore ancora in gola ci imbarchiamo per l’isola di Amorgos.

Fonte : italiachecambia.org

Vacanze in bicicletta: i viaggi in Europa e nel mondo per l’estate 2014

Dalle classiche mete europee fino alle montagne dell’Himalaya: per chi sceglie le vacanze in bicicletta l’offerta è sempre più ampia

Qualche giorno fa abbia indagato fra i pacchetti vacanza e le soluzioni più adatte per chi vuole trascorrere le proprie vacanze in compagnia della propria bicicletta o per chi vuole misurarsi con una salita in una delle tante manifestazioni estive che si consumano in alta quota. Ci siamo limitati al sempre più ampio ventaglio di possibilità per chi vuole restare in Italia. Ma per chi vuole divertirsi all’estero, in Europa o negli altri continenti, ci sono ghiotte opportunità. I sei principali tour operator – Due Ruote nel VentoFunactiveGiroliberoJonasVerde Natura e Zeppelin – dispongono di un ampio catalogo e di una consolidata retee di guide all’estero. In alcune nazioni il fai da te è abbastanza agevole: pensiamo soprattutto ai Paesi Bassi, alla Germania e all’Austria (con la mitica ciclabile Passau-Vienna) e all’Irlanda dove il cicloturismo è pratica diffusa e consolidata. Ma vediamo alcune proposte, cominciando proprio dall’Austria. Sul sito del Tirolo è possibile scoprire i fantastici percorsi (dalle salite alpine ai facili fondovalle per famiglie) di una regione che offre un occhio di riguardo ai ciclisti sia in termini di infrastrutture che in termini di ricettività. Sempre in Austria, a Villach, dal 19 al 22 giugno è di scena l’Alpe Adria Bikefestival, mentre nella regione del Burgenland esiste una rete integrata di 2500 chilometri, un vero e proprio paradiso delle due ruote. La Francia è L’Eldorado per chi dispone di fondo e allenamento alle lunghe salite. La Haute Route des Alpes, dal 24 al 30 agosto è la manifestazione per chi voglia trascorrere una settimana fra salite e discese. La cicloturistica inizia da Ginevra e arriva nizza dopo avere toccato alcune delle principali salite del Tour de France (Colombière, Glandon, Cormet de Roselend, Alpe d’Huez e Ventoux). La quota d’iscrizione è di 1500 euro, ma con spese alberghiere escluse. Per chi voglia scoprire la Corsica, Girolibero propone un pacchetto di 1490 euro con 7 pernottamenti, colazione e cena, accompagnatore e automezzo al seguito con assistenza tecnica e meccanica, bagagli al seguito. Normandia e Bretagna sono le mete di chi voglia pedalare al fresco e senza troppi dislivelli. Sempre con Girolibero si può andare alla scoperta dell’Irlanda con un pacchetto da 655 euro (volo escluso) per una settimana. Dal 6 al 12 luglio, a Murtosa, in Portogallo, si svolgerà la Settimana Europea del cicloturismo. E, tanto per rimanere nella penisola iberica, non può mancare la Spagna: alle Baleari sette giorni in doppia con trattamento di mezza pensione a 702 euro. Clima eccellente e strade perfette per pedalare. Per informazioni si può visitare il sito di First Sun Mallorca. Uno dei pacchetti più sorprendenti è l’Iran Doostan Tour che propone 5 giorni (volo escluso) nel deserto centrale dell’Iran a partire da 630 euro. Ancora più a Oriente, c’è la possibilità di pedalare in Nepal con Viaggia con Carlo, un tour operator che organizza viaggi sull’Himalaya: si pedala in alta quota, oltre i 5000 metri, nella zona dell’Annapurna, e le quote per persona partono dai 1385 euro. In Nepal e Tibet c’è Navyonepal che propone sedici giorni (volo escluso) a partire da1630 euro, con guida parlane italiano.103034286-586x378

Foto © Getty Images

Fonte: ecoblog.it