WeGlad: la app che mappa buche e locali per aiutare i “gladiatori in carrozzina”

WeGlad è un’app creata da Petru Capatina e Paolo Bottiglieri, due giovani torinesi, e ha come obiettivo quello di mappare locali, strade, buche e gradini delle città per favorire la circolazione delle persone in carrozzina. Abbiamo intervistato uno dei suoi co-fondatori per saperne di più su questo progetto a vocazione sociale, che promuove una maggior collaborazione e responsabilità dei cittadini, affinché le città possano essere alla portata di tutti, senza esclusioni. Paolo Bottiglieri è un ragazzo che vive a Torino e, dopo aver intrapreso il percorso di studi in ingegneria, concluso successivamente con la laurea in Economia, ha deciso di focalizzarsi sul mondo dell’imprenditoria sociale. Dopo qualche esperienza lavorativa, ha compreso che il “perché” era un fattore fondamentale per vivere il lavoro come qualcosa di stimolante e per sentire che il suo tempo e le sue energie stavano lasciando anche un piccolo segno positivo nel mondo. Da questa intuizione è nato WeGlad, un progetto che ha l’obiettivo di facilitare la vita quotidiana di chi ha disabilità motorie.

 Ci racconti di WeGlad? Come è nata l’idea?

Un ruolo fondamentale nella nascita dell’idea di WeGlad lo hanno avuto entrambi i miei nonni paterni. Per motivazioni diverse hanno vissuto disabilità motorie che li hanno portati a spostarsi più o meno frequentemente in carrozzina. Sono stato loro molto vicino fino agli ultimi giorni e da lì ho compreso e sperimentato le sfide che affronta un caregiver nel prendersi cura dell’assistito, nel muoversi in città e nel districarsi nel mare di burocrazia. La mia sensibilità verso questo problema si è ulteriormente ampliata quando ho lavorato all’aeroporto di Caselle di Torino come addetto ai PRM (passeggeri a mobilità ridotta). Mi occupavo dell’on-boarding e dell’accoglienza delle persone con diverse tipologie di disabilità. In questo lavoro ho parlato con persone che arrivavano da tutto il mondo, ho sentito le loro storie, le loro paure, ma anche le loro speranze. Sicuramente è stata un’esperienza che mi ha arricchito, ma al tempo stesso mi ha anche motivato nell’avere un ruolo nella risoluzione di questi problemi, qui ho trovato il mio “perché”.

Quali esperienze hanno ispirato il vostro lavoro?

Come mi ha insegnato il basket, la squadra è la cosa più importante per vincere una partita e Petru Capatina, mio socio in questa avventura, è arrivato proprio nel momento giusto. Ci siamo conosciuti sui banchi dell’università e da lì è nata un’amicizia e un rapporto professionale che si è unito in WeGlad. Con Petru abbiamo vissuto tante avventure in tutta Italia e in Europa spingendoci fino a Bruxelles in un vero e proprio viaggio per la comprensione del problema, dello stato dell’arte e per esaminare le soluzioni. Abbiamo parlato con i policy maker, esperti di turismo accessibile, con le persone che vivono tali problematiche e abbiamo condotto centinaia di ore di interviste e analisi, fino ad arrivare alle tre parole che ci permettono nel modo più veloce di descrivere WeGlad.  WeGlad lo definiamo come Open Social Navigator, un’app per la mobilità che parte dal soddisfacimento delle esigenze più severe e che di riflesso sono risolte anche per le persone normodotate.  WeGlad è la contrazione di “Welcome Gladiator”, è così che vediamo le persone con disabilità motoria e non solo: “gladiatori” che scendono nell’arena della vita e che ogni giorno vincono battaglie contro ostacoli contro cui non dovrebbero neanche combattere. 

Quali sono le tre parole che descrivono WeGlad?

L’app è “Open” ovvero, accessibile a tutti, proprio perché tutti possano contribuire. Il problema è grande e la soluzione non può essere scaricata solo sulle persone con disabilità. Per questo abbiamo deciso di uscire da una logica ghettizzante e vogliamo responsabilizzare tutta la società civile, anche incentivandola con meccanismi a gioco, un ottimo modo per imparare e sensibilizzare. Tutti gli utenti ampliano i dati oggettivi sulla mobilità segnalando barriere della viabilità cittadina (ad esempio gradini, strade dissestate, rampe troppo ripide), ma anche informazioni sull’accessibilità di locali attraverso le foto. È “Social” perché gli utenti possono interagire tra di loro o in gruppi, condividere e consigliare locali in cui si sono trovati bene e, in ultima, fare o rispondere a domande poste dalla community.  Infine, è “Navigator” perché guiderà gli utenti da un punto A a un punto B attraverso i percorsi più sicuri personalizzati sulle esigenze dell’utente e sfruttando i dati degli ostacoli inseriti in mappa dalla community.

In che modo la app vuole ripensare la definizione di disabilità in città?

Abbiamo sostanzialmente invertito il flusso del processo di progettazione rispetto a ciò che succede nella maggior parte delle soluzioni offerte, dove si parte dalla mobilità di molti e solo dopo si riadatta alla mobilità delle persone con difficoltà più severe, facendole sentire un’“aggiunta” e non parte della mobilità. Parlando con un ragazzo in carrozzina mi è stato detto: «Quando entro nei ristoranti o in qualsiasi struttura, mi sono stufato di entrare dalla porta laterale quasi sempre nascosta per l’accesso delle persone con disabilità. Voglio entrare dalla porta d’ingresso, come tutti gli altri. Idealmente ciò che vogliamo fare è proprio questo: creare uno strumento che acceleri il raggiungimento di un mondo accessibile per tutti, tale da rendere superflua la definizione stessa di persona con disabilità. Tutti devono poter entrare dalla stessa porta per accedere al mondo».

Foto di Jung Ho Park tratta da Unsplash

Come sta andando la sperimentazione? Avete trovato qualche difficoltà?

La sperimentazione, nonostante le limitazioni di movimento causate dal Covid, sta andando bene: abbiamo coinvolto diverse persone, per la maggior parte in carrozzina che stanno sperimentando e inserendo dati per migliorare l’app e per prepararla per i futuri utilizzatori. C’è un grande senso di responsabilità e voglia di riscatto e noi vogliamo valorizzarlo. Il test ci sta dando dei feedback molto utili e stiamo comprendendo come rendere l’app più performante e chiara. Siamo aperti a tutte le persone che vogliono portare il loro contributo nei test, il problema è grande e la squadra deve esserlo altrettanto, oltre che forte! È possibile scrivere sulla pagina WeGlad di Facebook e parlare direttamente con me, per partecipare ai test e utilizzare l’app! Le associazioni di categoria ci stanno dando una mano nel trovare nuovi gladiatori, la CPD (Consulta Persone in Difficoltà), già storicamente molto attiva sulle battaglie per l’accessibilità e per i diritti delle persone con disabilità, grazie a Giovanni Ferrero e al suo team con cui stiamo collaborando, ci appoggia in questo percorso.

Per il futuro cosa vi aspettate?

Stiamo raccogliendo fondi per partire con una startup costituita e che ci consenta di potenziare tutte le attività che stiamo conducendo. La startup sarà a vocazione sociale. Uno dei prossimi obiettivi sarà portare l’app allo step successivo migliorandola con i feedback che abbiamo ricevuto fino ad ora. Nel prossimo futuro ci saranno ulteriori collaborazioni con aziende, associazioni e municipalità che condividono i nostri valori e che vogliono dare il loro contributo. Siamo molto contenti di vedere che si muovano energie molto positive da questo punto di vista e che la squadra stia diventando eterogenea e forte. In futuro ci aspettiamo di concludere il test su Torino, crearne un modello e replicarlo in tutta Italia. Il nostro sogno è renderlo un progetto globale, il coronamento della nostra visione aziendale.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/02/weglad-app-mappa-buche-locali-aiutare-gladiatori-carrozzina/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Piste ciclabili, un format da esportare in Oriente

L’aeroporto di Suvarnabhumi è collegato a Bangkok grazie a una pista ciclabile di 23,5 km finanziata dalla Siam Commercial Bank. Le piste ciclabili sono un format che piace e che le nazioni del Nord Europa stanno esportando con successo nei paesi extra-europei, specialmente in quelle realtà emergenti che vogliono svecchiare la loro viabilità e che, soprattutto, sono intenzionati a non commettere gli stessi errori commessi da Europa e Stati Uniti durante il loro percorso di sviluppo industriale. Uno degli esempi virtuosi del ripensamento degli spazi urbani viene dalla capitale della Thailandia che ha realizzato una pista ciclabile che unisce la capitale Bangkok all’aeroporto di Suvarnabhumi con una ciclabile di 23,5 km che è stata inclusa in una top five dei collegamenti ciclabili alle aerostazioni nientemeno che da Cnn insieme alle piste ciclabili di Manchester,VancouverLanzarote e Kastrup (Copenaghen). Insomma mentre molti scali nazionali restano raggiungibili solamente grazie al trasporto (motorizzato) su gomma, nella capitale tailandese si può spiccare il volo arrivando in aeroporto sulla propria bicicletta. I tailandesi hanno fatto davvero le cose per bene: la Siam Commercial Bank ha messo i soldi, la Copenaghenize Design Company, invece, ci ha messo le competenze consolidate grazie ad anni di esperienza e di test sulla rete di trasporto danese. Il risultato? Circa 3000 persone al giorno sfrecciano sulla pista ciclabile realizzata in gomma antiscivolo e il premier Prayuth Chan Ocha ha già fatto sapere che questo è soltanto il primo tassello di un progetto su vasta scala per migliorare la qualità della vita degli abitanti Bangkok. Nelle prossime settimane la pista ciclabile verrà completata con un sistema di illuminazione che la renderà percorribile anche nelle ore notturne.Immagine1-620x343

fonte:  Cnn

© Foto Getty Images

A Brescia arriva la metropolitana: 17 stazioni per 14 km. E’ costata 935 milioni di euro.

 

Diciotto treni, che potranno trasportare 8.500 persone all’ora nei due sensi di marcia, con una frequenza di treno ogni 3 minuti. Brescia, con 194 mila residenti, è la più piccola città d’Europa ad avere la sua linea metropolitana, duramente contestata: nei due referendum consultivi sulla realizzazione dell’opera la maggioranza votò no alla costruzione, ma il quorum non venne mai raggiunto

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E’ stata inaugurata a Brescia la prima linea metropolitana della città. È lunga 13,7 chilometri, di cui sei – nella parte centrale del tracciato cittadino – in gallerie sotterranee. La linea ha 17 stazioni e 18 treni, di cui 16 saranno utilizzati contemporaneamente.
Avrà la capacità di trasportare 8.500 persone all’ora nei due sensi di marcia, con un treno ogni 3 minuti. I treni sono a guida completamente automatica e un biglietto costa 1,20 euro. Brescia, con 194 mila residenti, è la più piccola città d’Europa ad avere la sua linea metropolitana, la cui storia è lunga e discussa: il progetto venne approvato dalla giunta comunale 26 anni fa, mentre i lavori cominciarono solo nel 2003. L’appalto per la prima tratta da 13 chilometri venne vinto da un consorzio capeggiato dall’Ansaldo, che ha fornito anche i treni – lo stesso tipo e lo stesso sistema che viene usato dalla metropolitana di Copenaghen, costruita sempre dall’Ansaldo. La metropolitana è costata 935 milioni di euro, circa 5 mila euro per ogni residente. Al comune restano ancora da pagare circa 400 milioni di euro di mutuo che, in teoria, dovrebbero venire estinti nel corso dei prossimi 30 anni. L’opera è stata spesso criticata perché ritenuta inutile e troppo costosa per una città come Brescia. Nel 1998 e nel 2001 ci sono stati due referendum consultivi sulla realizzazione dell’opera: in entrambi i casi la maggioranza votò no alla costruzione, ma il quorum non venne mai raggiunto (in ogni caso, i risultati dei referendum consultivi non sono vincolanti).
Negli anni ’80 e poi nel 2006 sono stati studiati progetti per ampliarla sia allungando l’attuale linea che aggiungendone una seconda, ma al momento non sono stati trovati i fondi necessari per proseguire con la progettazione.

Fonte: eco dalle città