Packaging: gli europei preferiscono il vetro

Secondo una ricerca commissionata da Friend of Glass l’85% degli europei ritiene che il vetro sia il materiale più sostenibile per gli imballaggi alimentari.packaging-gli-europei-preferiscono-il-vetro

Il vetro è il materiale preferito dai consumatori per confezionare cibo e bevande. Lo rileva un sondaggio realizzato da InSites per conto Friends of Glass in undici paesi europei: Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Spagna, Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia, Sovacchia e Svizzera. Il sondaggio ha raccolto l’opinione di 18 mila cittadini europei, dal 28 novembre al 14 dicembre 2016. Il risultato è abbastanza chiaro e netto: l’85% degli intervistati (cioè il 15% in più rispetto a un analogo sondaggio svolto l’anno precedente e il 50% in più rispetto al 2008) preferisce il packaging in vetro rispetto a quello in plastica, metallo o altri materiali. Il vetro viene considerato, infatti, più sostenibile. Il vetro, a differenza di altri materiali alternativi per il packaging, è un “rifiuto non rifiuto” perché può essere riciclato al 100% (e all’infinito) con costi assolutamente abbordabili. Tuttavia, come rileva lo stesso sondaggio, non molti cittadini europei sono perfettamente a conoscenza dei vantaggi ambientali di questo materiale: solo il 49% degli intervistati, ad esempio, è convinto che il vetro sia completamente innoquo per l’ambiente. Adeline Farrelly, segretario generale di FEVE (la federazione europea dei produttori di packaging in vetro, che è alle spalle della community di Friends of Glass), si dichiara soddisfatta a metà del sondaggio: “E’ incoraggiante vedere che i consumatori siano diventati più consapevoli dei benefici del packaging in vetro. Ma anche se questi risultati sono rassicuranti, come industria, non possiamo essere compiaciuti e rimaniamo impegnati nel nostro focus di informare i consumatori sulle caratteristiche uniche del vetro in fatto di sostenibilità e riciclabilità“.

Alcune proprietà del vetro, però, sono ben chiare ai cittadini europei: solo il 14% degli intervistati, infatti, crede che il vetro possa avere interazioni negative col cibo che contiene. Il 53% ritiene che il vetro sia il materiale più salubre per il confezionamento dei cibi e il 73% ritiene che lo sia anche per le bevande.  Purtroppo, però, i giovani non amano il vetro: secondo Friends of Glass, infatti, a causa del prezzo maggiore e della disponibilità minore i giovani comprano meno cibo confezionato in vetro rispetto ai consumatori di età più avanzata. Tuttavia sono gli stessi giovani a considerare il vetro più “trendy” rispetto a plastica e metallo. Per correttezza di informazione, infine, va ribadito che l’indagine InSites è stata commissionata dalla FEVE, che altro non è che la lobby europea del packaging in vetro.

Credit foto: Flickr

Fonte: ecoblog.it

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Rifiuti urbani 2015 in leggero calo, ma crescono vetro e organico

Dai primi dati completi raccolti da Eco dalle Città, emerge che la produzione totale di Rsu è costante o in calo. Crescono vetro (+7,7% nel primo campione) e l’organico (+4%) anche a prescindere dall’estendersi del porta a portarifiuti

Il 2015 si è concluso e dai comuni italiani cominciano ad affluire i primi dati relativi alla produzione rifiuti. Per tentare di intercettare l’andamento stiamo raccogliendo i dati di alcune delle principali città italiane sparse su tutto lo stivale, dal Trentino alla Puglia. Un mix di città, virtuose e non, che rappresentino un campione significativo. La riduzione della produzione complessiva di rifiuti è un obiettivo indicato sia dall’Unione Europea che dal Ministero dell’Ambiente e, osservando i dati,  si nota innanzitutto che la produzione del 2015 non è aumentata rispetto al 2014, ma oscilla tra calo e stazionarietà. Sulle prime città prese in esame, in ben sette casi la produzione diminuisce, mentre nelle altre l’aumento va dal +0,14% di Napoli al +0,54 di Torino. Discorso a parte per Milano, dove non cala solo perché c’è stata Expo: si tratta del +1% rispetto al 2014 (sulle cifre provvisorie che abbiamo è +1,07%). Se invece si osservano le frazioni merceologiche relative alla raccolta differenziata, i dati più interessanti sono relativi a carta, vetro e organico. Quelli della carta fanno registrare un trend negativo omogeneo in tutte le città: siamo davanti ad un calo oramai fisiologico che va avanti da anni, legato soprattutto alla dematerializzazione di numerosi sistemi produttivi che hanno sostituito la carta con la digitalizzazione.  Invece l’organico e il vetro fanno registrare aumenti costanti in tutte le città. Ecco le cifre che abbiamo calcolato sulla base dei dati di Milano, Torino, Pisa, Trento e Pordenone: la frazione organica aumenta di poco più del 4%, mentre il vetro del 7,7%. Questi andamenti che si riferiscono solo a cinque città, dai nostri calcoli dovrebbero verificarsi mediamente su tutto il territorio nazionale, in attesa del riscontro con i dati definitivi di tutte le altre città italiane. Inoltre per meglio valutare questi spostamenti abbiamo calcolato, in base al campione preso in considerazione, che l’aumento medio della raccolta differenziata è stimabile intorno al 2%. L’aumento della frazione organica probabilmente è collegato al conclamato aumento dei consumi e probabilmente anche ad un conseguente spreco di cibo. Un dato che stupisce se lo si confronta con l’inchiesta Waste Watcher 2016, dalla quale emerge che la stragrande maggioranza degli italiani è sempre più sensibile al tema dello spreco alimentare e dichiara di modificare le proprie abitudini d’acquisto per prevenirlo.

Ecco città per città uno sguardo sui dati del 2015.

Trento. Nel 2015 il capoluogo trentino ha prodotto 51.802,57 tonnellate di rifiuti, il -3,22% in meno rispetto al 2014. Con una raccolta differenziata che dal 79,28% del 2014 è salita all’80,36%. Se si osservano i dati delle singole frazioni, quelli più significativi sono la carta e cartone che cala del -5%, raccolta organico -1,06%, mentre il vetro aumenta del 4,71%.

Pordenone. Nell’anno appena trascorso la quantità di rifiuti prodotti è calata del -4,73% rispetto al 2015. Facendo registrare una percentuale di raccolta differenziata dell’82,4%. Solo la raccolta della carta ha registrato una contrazione significativa, pari ad un -2,68%. Organico -0,41%

Firenze. La produzione totale dei rifiuti è pressoché stabile, registrando solo un +0,17% sul 2014. Con una percentuale di raccolta differenziata che si attesta la 53,95%. Anche qui assistiamo ad un calo della carta -3,64%, e un significativo aumento della frazione organica raccolta +5,41%.

Milano. Per quanto riguarda il capoluogo lombardo l’analisi si è concentrata solo sul secondo semestre del 2014 e 2015, in quanto nella prima metà del 2014 il sistema di raccolta era differente a quello attuale, e quindi per avere dati confrontabili a parità di stema di raccolta ( in sostanza con l’umido porta a porta) saranno considerati solo i dati della seconda metà del 2014 e 2015. Mentre la percentuale di raccolta differenziata in tutto il 2015 è del 52,7%. Anche a Milano risulta in calo la carta (-1,8%), mentre a crescere significativamente sono organico (+5,69%) e vetro (+5,25%). Ripetiamo: sui secondi sei mesi quindi a parità di sistema di raccolta

Torino. Dal 2014 al 2015 la produzione dei rifiuti è aumentata di poco (+0,54%). La raccolta differenziata nel 2015 è al 40,5% (il dato non è definitivo perché mancano i rifiuti differenziati prodotti da “terzi”). Era – al netto dei terzi – del 40,4 nel 2014. Come in tutte le altre città cala la raccolta di carta e cartone (-4,65%), mentre aumentano vetro e lattine (+11,8%), plastica (+3,32%) e organico (+1,8%).

Pisa. Anche qui la produzione dei rifiuti diminuisce (-6,22%) e la raccolta differenziata si attesta al 41,37%. Nel dettaglio delle frazioni aumentano carta e cartone (+1,42%) e organico (+4%).

Puglia. A Lecce la produzione dei totale dei rifiuti cala (-1,83%) e la raccolta differenziata raggiunge il 22,27%. Anche nei tre città della BAT provincia la produzione generale dei rifiuti diminuisce: a Barletta del -9,4% con una raccolta differenziata al 71,55%; Andria -2,06% con una raccolta differenziata al 64,89%,; mentre a Trani il calo è del -4,5% con una raccolta differenziata che si attesta al 20,56%. Per le città pugliesi non è possibile analizzare i dati delle varie frazioni, non perché il dato non sia disponibile ma perché tra il 2014 e il 2015 le quattro città hanno cambiato il loro sistema di raccolta dei rifiuti e quindi non è possibile ottenere un dato certo.

Napoli. La produzione generale dei rifiuti è quasi invariata (+0,14%) e cresce la raccolta differenziata che si attesta al 29,5%. Per quanto riguarda le singole frazioni, i dati raccolti non possono essere messi a confronto con le altre città. Infatti dal 2014 al 2015 la città di Napoli sta via via estendendo il porta a porta su tutto il territorio. Riportiamo comunque i dati in quanto significativi, e rappresentativi di come il cambio di metodologia nel sistema di raccolta sia fondamentale per una gestione ottimale dei rifiuti: carta +7,11%, plastica e metalli +85%, vetro +9,45% e organico +25%.

Genova i rifiuti urbani raccolti nel Comune di Genova nell’anno 2015 sono stati circa 304.000 tonnellate. Un calo del 2% rispetto al 2014. Mentre la percentuale di raccolta differenziata su base annua è di circa il 35,5%.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Ecco il testo del nuovo Accordo Quadro Anci-Conai e gli allegati tecnici (tranne la plastica)

Disponibile il testo del nuovo Accordo Quadro ANCI CONAI, valido fino al 31 marzo 2019, e dei cinque Allegati Tecnici sottoscritti dalle parti, in attesa di quello sulla plastica379313

Conai pubblica il testo dell’Accordo Quadro con l’Anci, che regolerà per il quinquennio 2014-2019 l’entità dei corrispettivi da riconoscere ai Comuni convenzionati per i “maggiori oneri” della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio. Il consorzio fa sapere che “per quanto riguarda la gestione dei rifiuti di imballaggi in plastica, in attesa della definizione del nuovo Allegato Tecnico, si ricorda che sono state prorogate fino al 30 giugno le condizioni previste dall’Allegato precedente, con un incremento pari al 10,6% dei corrispettivi da esso previsti”.

“Per quanto riguarda invece i cinque allegati tecnici già sottoscritti, considerato quanto previsto dal vigente Accordo Quadro in merito al rinnovo automatico delle convenzioni fatta salva la possibilità di recesso entro 30 giorni, i singoli Consorzi di Filiera comunicheranno ai propri convenzionati le relative modalità attuative”.

Al fondo i link per scaricare il testo completo del nuovo Accordo ANCI-CONAI e i rispettivi Allegati Tecnici.

 

 

 

Testo accordo quadro Anci-Conai 2014-2019 [0,14 MB]

 

 

Acciaio [0,06 MB]

 

 

Alluminio [0,11 MB]

 

 

Carta [0,39 MB]

 

 

Legno [0,09 MB]

 

 

Vetro [0,88 MB]

 

 

 

Fonte: ecodallecittà.it

“In Italia il comparto vetro è tenuto in piedi dal vino”, intervista al presidente di CoReVe Franco Grisan

Nel 2013 il 35% del vetro immesso al consumo è stato del comparto vinicolo, dove il vetro riciclato è oltre il 90%. L’intervista di ECO al Presidente del Consorzio Recupero Vetro Ing. Franco Grisan. Come va la raccolta differenziata, il problema delle “frazioni estranee” nel vetro, i progressi tecnologici nel riciclo e un po’ di storia del vuoto a rendere378321

Presidente Grisan, com’è andato il vetro nel 2013 in Italia, sia come immesso al consumo che come raccolta differenziata?
Non abbiamo ancora i dati definitivi, ma si può anticipare che per l’immesso al consumo il quadro generale è stato difficile, forse il solo comparto alimentare ha risentito un po’ meno. I consumi interni sono stati uguali o inferiori agli anni precedenti. Se l’industria del vetro tiene, è soprattutto grazie all’industria vinicola. Nel 2013 il 35% del vetro immesso al consumo è stato del comparto vino e nelle vetrerie che producono queste bottiglie il vetro è riciclato oltre al 90%.
Riguardo tutta la raccolta differenziata degli imballaggi in vetro, si conferma un’Italia a due velocità, anche se il sud sta inseguendo. Al nord la media è di 39 kg per abitante,16,4 kg quella del sud (Puglia al 13,7, Campania 22,4). Nel sud c’è però un aumento medio dell’8%. C’è ancora un problema “regole della raccolta”, molti cittadini non hanno le idee chiare, riceviamo ancora molto materiale inquinato da frazioni estranee al vetro. In sintesi: il sud migliora, ma c’è bisogno di più attenzione dai cittadini e più informazione da parte dei Comuni.

Quali sono gli errori più comuni nella raccolta differenziata degli imballaggi in vetro? Si fanno di più in alcune zone rispetto altre?

Noi dovremmo trattare solo imballaggi in vetro, ma spesso siamo costretti a raccogliere anche frazioni estranee, come il vetro cristallo. Ecco il perché della nostra ultima campagna, “Bottiglia vasetto, binomio perfetto”, quella con testimonial il geologo Tozzi. Il cristallo crea problemi alle vetrerie, il danno che subiamo con un bicchiere di cristallo è alto. Altro problema è la ceramica (come le tazze e tazzine buttate nel vetro) perché fonde ad una temperatura superiore al vetro. Se anche dei rottami in ceramica sono immessi nei forni per produrre la miscela del vetro, nel passaggio alla goccia, che poi diviene bottiglia, la ceramica rischia di restare in forma di microgranuli nel vetro della bottiglia, rendendola più fragile.

Ma perché è così dannoso il cristallo?

Faccia conto che un posacenere di cristallo rovina un intero camion di vetro (30 tonn vetro). E’ il problema non è la nocività del piombo, ma precise norme che dicono che il vetro da imballaggio non può contenere piombo, dovremmo cambiare le norme per accettare il cristallo. Nella situazione attuale non si può conferire insieme al vetro. Il cristallo è molto più pesante, brillante e sonoro, ma non è facile da distinguere dal vetro, quindi il problema c’è. Ecco perché in questa fase storica noi diciamo “solo bottiglie e vasetti, cioè imballaggi”.

Quindi tutto il resto (vetro non imballaggio, cristallo, ceramica) andrebbe nell’indifferenziato?
Sì, noi stiamo discutendo in questi giorni con ANCI, perché i Comuni indichino chiaramente dove mettere questi materiali. Veritas (l’azienda servizi ambientali di Venezia) lo fa. In realtà – allo stato attuale dell’organizzazione del riciclo – quei materiali dovrebbero andare negli inerti (gli scarti provenienti da lavori di costruzione e demolizione) o nell’indifferenziato. 
Qual è il valore del vetro a tonnellata sul mercato e quello che riconoscete ai Comuni?

Il vetro è soggetto ad asta in base a due variabili: il rapporto domanda-offerta sul mercato in quel momento; la posizione geografica, perché la maggior parte delle vetrerie è al nord, seguendo l’industria alimentare, soprattutto quella vinicola (Veneto, Piemonte, Friuli). Quindi il rottame vetro che si raccoglie al sud vede aggiungersi il costo del trasporto, ecco perché il prezzo delle aste al sud è inferiore. Il dato medio delle aste del 2013 è stato di 12,7 euro/tonnellata, un valore molto lontano rispetto al nostro corrispettivo medio ai Comuni, 30/32 euro a tonnellate, con punte di 40 euro per la prima fascia. Il corrispettivo serve a coprire gli extra-costi dei Comuni e come vede il Consorzio riconosce un valore che è circa 3 volte il valore di mercato del vetro. Nel 2013 CoReVe ha restituito ai Comuni l’82% dei ricavi del Consorzio:direttamente, tramite convenzioni con i Comuni o i delegati per il ritiro dei rifiuti di imballaggio in vetro raccolti, quindi del materiale “grezzo”; indirettamente, tramite convenzioni locali con vetrerie e gestori delegati titolari di impianti di trattamento del vetro per la consegna del rottame “pronto al forno” che, rispondendo al regolamento UE noto come “end of waste”, viene riciclato in vetreria.

La raccolta congiunta vetro bianco è colorato è sempre un problema?

Sì. Infatti molti vini bianchi stanno passando al vetro colorato (o verde), proprio perché più semplice da ottenere dal rottame misto (vetro verde più bianco). Ora però la tecnologia ci sta aiutando, ci sono macchine che vedono il pezzo di vetro colorato e lo separano. Sono macchine elettroniche, che usano telecamere, in grado di selezionare il tipo di vetro e anche la ceramica.

Qual è il vostro impianto più moderno?

L’azienda Vetreco, presso Supino (Frosinone), in funzione da fine 2013. E’ il più recente dei nostri impianti, il primo di elevato livello nel centro-sud, che era sguarnito di impianti di trasformazione (il che condannava il rottame del sud ad essere trasportato al nord). La Vetreco ha impianti di selezione per colore e di separazione di ceramica e cristallo.
Di recente abbiamo parlato di casi di restituzione del cittadino degli imballaggi in plastica, a fronte di buoni sconto Vede possibili casi simili nel vetro o un ritorno in Italia del “vuoto a rendere”?

Il vuoto a rendere è sicuramente “l’origine del vetro”, basta ricordare le bottiglie del latte (che pesavano moltissimo!). Ma ormai il sistema si è evoluto verso “contenitori a perdere”: sono più comodi e oggi la bottiglia in vetro pesa molto di meno di una volta. Ci sono altri problemi connessi al “rendere”: il vetro reso deve subire dei lavaggi, che implicano problemi ambientali di depurazione delle acque; il “rendere” aveva un senso quando l’industria delle acque minerali aveva bacini di consegna locali e limitati e si poteva accollare i costi di ritorno delle bottiglie.
Le do un numero significativo: negli anni ’90 300 milioni di bottiglie di acqua minerale a rendere sono state “barattate” con 6 miliardi di bottiglie di plastica “a perdere”; questo è stato il processo. A Torino si è tentato di reintrodurre il “rendere” del latte, con delle bottiglie molto belle e resistenti, ma il cittadino non seguiva l’operazione, non riportava le bottiglie. Teoricamente sarebbe un processo più sostenibile, ma poi sul piano pratico non si riesce a realizzare.
di Stefano D’Adda

 

Fonte: ecodallecittà

 

Acque in bottiglia. Canone ridotto in Piemonte per chi sceglie le strade più “eco”

Sgravi fiscali per le imprese che privilegeranno l’utilizzo del vetro o di contenitori ecosostenibili, il recupero dei vuoti a rendere e l’adesione a sistemi di gestione ambientale certificati. Come sempre però, ricordiamo ai lettori che l’unica alternativa veramente ecologica è l’acqua del rubinetto.376490

Dal 1° gennaio 2014 cambieranno, in Piemonte, i canoni e le modalità di concessione per lo sfruttamento delle acque minerali da parte delle aziende d’imbottigliamento. I titolari delle concessioni di acque minerali e di sorgente destinate all’imbottigliamento saranno infatti tenuti alla corresponsione, alla Regione e ai Comuni interessati, di un unico canone annuo calcolato sia sull’estensione della superficie dell’area oggetto di concessione che in rapporto al quantitativo d’acqua imbottigliato. La quota di canone rapportata all’estensione della superficie dell’area oggetto di concessione è fissata in 35,00 euro per ogni ettaro o frazione di ettaro, con un minimo di 3mila euro, mentre la quota variabile di canone è differenziata per scaglioni di quantitativi di acqua imbottigliata, al fine di agevolare le realtà imprenditoriali di minori dimensioni. Lo stabilisce il Regolamento regionale recante “Disciplina dei canoni di concessione delle acque minerali e di sorgente destinate all’imbottigliamento”, appena approvato in sede di Giunta regionale. Nella stesura del nuovo regolamento la Regione ha voluto non solo tutelare le aziende ma anche premiarle, prevedendo riduzioni e in alcuni casi esenzioni dal canone per tutte quelle imprese che privilegeranno l’utilizzo del vetro o di contenitori ecosostenibili, il recupero dei vuoti a rendere e l’adesione a sistemi di gestione ambientale certificati. Il canone dovuto potrà essere ulteriormente ridotto, in misura comunque non superiore al 70 per cento, a seguito della sottoscrizione di un protocollo d’intesa con la Regione avente ad oggetto l’innalzamento o la difesa dei livelli occupazionali. Tra le novità introdotte dal regolamento anche il “contatore”: i concessionari installeranno a fini conoscitivi, entro il 31 dicembre 2014, appositi misuratori in ingresso allo stabilimento. Tali strumenti consentiranno di misurare in modo preciso i quantitativi d’acqua complessivamente utilizzati. Il regolamento prevede non solo benefici economici per i Comuni sul cui territorio è situato lo stabilimento di imbottigliamento ma estende tale possibilità anche a tutti quei Comuni che, anche solo marginalmente, risentono dell’impatto di tali impianti. In Piemonte le imprese di imbottigliamento attive sono 12 e gli addetti del settore sono circa 500. “Il nuovo regolamento – dichiara l’Assessore regionale all’Ambiente Roberto Ravello – cosi come indicato dalla Conferenza delle Regioni e dalla Corte dei Conti, ha l’ambizione di intervenire in un settore delicato, puntando innanzitutto ad un uso più razionale della risorsa idrica, parametrando e in alcuni casi abbassando i canoni rispetto a quelli adottati in altre regioni. Si tratta di un provvedimento articolato e di ampio respiro che, attraverso il CAL, ha ottenuto il parere favorevole degli enti locali e che tiene doverosamente conto del contesto economico del momento e della crisi che colpisce anche il comparto delle aziende imbottigliatrici, già provate dal peso della concorrenza delle multinazionali”.

Ma esiste l’acqua in bottiglia “ecologica?”

Vi proponiamo una breve rassegna di articoli di Eco dalle Città sull’argomento. A voi la scelta.
Legambiente, dossier acqua in bottiglia: su 75 milioni di litri, la Puglia incassa solo 25mila euro

22 marzo: Giornata mondiale dell’acqua. Legambiente e Altreconomia presentano il dossier “Acqua in bottiglia” per denunciare il business miliardari delle aziende e gli scarsi ritorni delle amministrazioni. Enorme impatto ambientale e alti costi per i consumatori. Su 75.760.955 litri imbottigliati nel 2011, la Regione ha incassato solo 22.750 euro. La proposta prevede di attuare un canone pari a 10 euro al metro cubo imbottigliato al posto dei 130 euro per ettaro
A Milano l’hanno imbroccata in tanti

In dodici mesi 126 locali privati hanno accettato la proposta di alcune associazioni milanesi di servire nei loro bar e ristoranti solo acqua in brocca. Se tutte le trattorie di Milano e provincia aderissero alla campagna “Imbrocchiamola!” si risparmierebbero 20 milioni di bottiglie di plastica e 1,4 milioni di chili di anidride carbonica

Imbrocchiamola! Dalle minerali al rubinetto, piccola guida al consumo critico dell’acqua

Una mini inchiesta tascabile per imparare a orientarsi nella battaglia a colpi di spot fra Mineracqua e Coop, per sapere quanta strada fa l’acqua che beviamo e per conoscere “buone pratiche” da copiare: da “Buona questa” a “Lìbere – liberi di bere”

Ridurre i rifiuti bevendo “l’acqua del Sindaco”

Il 20 gennaio 2010 a Venezia i rappresentanti dei sindaci di Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia-Giulia firmavano il “Manifesto dell’acqua del Sindaco”: un patto tra amministratori locali per valorizzare e promuovere il consumo dell’acqua del rubinetto

Acqua alla spina nelle città umbre: nel 2011, 264 mila kg di plastica in meno

In occasione dell’inaugurazione di nuovo erogatore a Gubbio (Perugia), l’assessore regionale all’Ambiente, Silvano Rometti ha fatto il punto sulle fontanelle di acqua pubblica installate nelle città umbre: 1,3 mln i litri erogati nel 2011 dalle 18 fontanelle di acqua pubblica installate pari a 8,2 mln bottiglie (da 1 litro e mezzo) cui corrispondono 264mila kg di plastica risparmiata o non rimessa in commercio

Legambiente e Altreconomia presentano “Acqua in bottiglia”

Business miliardari con introiti enormi per le aziende e scarsissimi ritorni per le Regioni. Enorme impatto ambientale e alti costi per i consumatori. In occasione della giornata mondiale dell’acqua Legambiente e Altreconomia presentano “Acqua in bottiglia”, il dossier che svela tutte le pecche di un vizio tutto italiano

 

Fonte: ecodallecittà

 

Riciclare il vetro? Ecco come fare. Da CoReVe il vademecum per l’estate

In estate si consumano più bevande e si producono più rifiuti, soprattutto nelle località turistiche, ma la qualità della raccolta differenziata a volte peggiora. CoReVe (Consorzio Recupero Vetro) stila una serie di consigli per un’estate all’insegna del riciclo del vetro.vetro_riciclo

Secondo i dati di CoReVe (Consorzio Recupero Vetro), l’estate in Italia si registra un incremento medio nella raccolta degli imballaggi in vetro nelle zone turistiche, che supera il 30%, rispetto alla media del resto dell’anno. Il vetro raccolto e ritirato da Coreve per il successivo riciclo, in alcune località turistiche registra incrementi fino al 300%. Ma la nota dolente è che la qualità della raccolta spesso peggiora notevolmente. A ciò contribuisce sicuramente la varietà dei sistemi di raccolta adottati nei luoghi di residenza rispetto a quelli di villeggiatura, per cui i cittadini si mostrano confusi, quando non disinteressati e ignari dei danni provocati dagli errati conferimenti. La corretta raccolta dei materiali è una pratica fondamentale per assicurare il riciclo, che non va trascurata neanche durante la stagione estiva, innanzitutto per tutelare ambiente e territorio, ma anche per non gravare economicamente sui residenti delle località dove si villeggia. CoReVe ha scelto di stilare un vademecum per sensibilizzare i cittadini su come fare una corretta raccolta differenziata del vetro e per rispondere al grido dei Sindaci e degli Assessori contro l’abbandono selvaggio dei rifiuti, che in questi giorni si sta facendo sempre più forte. Con l’arrivo delle vacanze alcune buone pratiche e abitudini virtuose vengono spesso dimenticate anche da chi, durante il resto dell’anno, si comporta invece correttamente. Ci si sente, a volte, autorizzati e giustificati ad avere comportamenti poco civili, ma il rispetto per gli altri e per l’ambiente non dovrebbe mai andare in vacanza. In realtà, proprio d’estate, quando aumentano alcuni tipi di consumi, raccogliere correttamente i materiali diventa ancora più importante:

• vivere all’aria aperta è bello e salutare, ma niente è peggio per rovinarsi la giornata che trovare rifiuti sparsi in spiaggia o nel luogo prescelto per un pic-nic;

• gli accumuli di rifiuti possono essere dannosi per la salute dei cittadini;

• per riparare ai danni provocati da persone inconsapevoli o incuranti, i Comuni vanno incontro a costi molto elevati di gestione dei rifiuti, rischiando di annullare sacrifici e risparmi ottenuti durante l’inverno.

Il vetro è un protagonista di primo piano dei nostri consumi anche durante il periodo estivo, basti pensare all’acqua e ai succhi di frutta, alla birra o ad altre bevande dissetanti, che rinfrescano le giornate più calde. Il vetro è riciclabile al 100% e all’infinito, quindi, la sua gestione è apparentemente semplice ma, affinché possa essere recuperato dopo il consumo, deve essere conferito e raccolto a dovere sin dal principio. CoReVe invita, pertanto, a tenere a mente alcuni semplici accorgimenti da adottare sempre, anche in vacanza:

• non abbandonare i rifiuti fuori dai contenitori stradali o dai contenitori predisposti appositamente per la raccolta, anche negli esercizi commerciali;

• non conferire il vetro con il sacchetto di plastica o altri contenitori utilizzati per trasportarlo;

• svuotare i contenitori in vetro da eventuali residui (anche se non è necessario lavarli) prima di gettarli.tabella_riciclo_vetro

Ma cosa si butta, ci si chiede, nei contenitori dedicati al vetro per evitare errori? La risposta è semplice:

SOLO Bottiglie, vasetti e barattoli in vetro. Nient’altro.

Cosa, invece, non va assolutamente conferito nelle “campane” per la raccolta del vetro da imballaggio, anche se spesso viene ad esso assimilato:

• Piatti, tazzine, coppe, piatti o altri contenitori in ceramica e porcellana, che troviamo molto spesso sulle colorate tavole estive insieme al vetro;

• calici e bicchieri di cristallo, con cui brindiamo nelle occasioni più importanti;

• pirofile in vetroceramica, tipo pyrex, con cui cuciniamo le più prelibate pietanze estive;

• schermi di tv, pc, tablet, smartphone ed e-book, che capita di rompere accidentalmente;

• specchi e specchietti, con cui controlliamo l’abbronzatura in spiaggia;

• lampade, lampadine e faretti, con cui illuminiamo le serate in compagnia.

“Con l’arrivo dell’estate s’intensifica il rischio dell’abbandono selvaggio dei rifiuti sulle spiagge, sui litorali, nei parchi, in montagna, – dichiara Franco Grisan, Presidente di CoReVe – problema che trasforma splendidi luoghi di villeggiatura in vere e proprie discariche. E anche se i Comuni hanno dato il via a numerose campagne di sensibilizzazione e gli stabilimenti balneari, gli alberghi, i campeggi, i villaggi, sono sempre più attrezzati con appositi contenitori per la raccolta differenziata, è importante che tutti facciano uno sforzo per conferire correttamente i rifiuti, contribuendo a favorire il riciclo e la sostenibilità di un turismo consapevole, che sappia tutelare e valorizzare ambiente e territorio. Probabilmente, i cittadini italiani e stranieri che sono abituati a diverse modalità di raccolta, rispetto a quelle che trovano nelle città in cui scelgono di trascorrere le ferie, non prestano la dovuta attenzione, per questo CoReVe con queste semplici regole, valide ovunque, vuole aiutare i cittadini a capire l’importanza di una corretta raccolta e dare supporto ai Comuni nella lotta all’accumulo di rifiuti”.

Fonte: CoReVe

Vetro. La crisi non ferma il riciclo: +2,8% nel 2012 | Intervista al presidente CoReVe

Il riciclo del vetro nel 2012 ha registrato risultati in crescita “nonostante la crisi abbia frenato l’immesso al consumo”. Intervista di Eco dalle Città a Franco Grisan, presidente di CoReVe (Consorzio Recupero Vetro)

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CoReVe (Consorzio Recupero Vetro) ha pubblicato i dati su raccolta e riciclo del vetro nel 2012. Il riciclo del vetro nel 2012 ha registrato risultati in crescita “nonostante la crisi abbia frenato l’immesso al consumo” sottolinea CoReVe (il calo è stato di circa il 2,5%). A fronte di una raccolta differenziata nazionale dei rifiuti di imballaggio in vetro che si è attestata a 1.673.000 tonnellate, a livelli quasi costanti rispetto allo scorso anno, sono state riciclate 1.568.405 tonnellate di vetro e il tasso di riciclo ha raggiunto quindi il 70,9% dell’immesso al consumo nazionale (nel 2011 la percentuale di riciclo del vetro è stata del 68,1%). Quali sono i fattori che hanno permesso al vetro di mantenere elevati livelli di raccolta differenziata e riciclo nonostante la frenata dell’immesso al consumo? Eco dalle Città lo ha chiesto a Franco Grisan, Presidente di CoReVe: «Ci sono aree del nostro Paese dove nel passato si è riciclato meno. Il Sud Italia ha dato un contributo importante e ha permesso di mantenere alti i livelli di raccolta e riciclo nel 2012». Nonostante ciò sarebbe possibile recuperare ancora molto vetro dall’indifferenziato. «Con i livelli di consumo e raccolta attuali si potrebbe ancora recuperare un terzo di quello che non viene differenziato equivalente all’incirca a 600 mila tonnellate di materiale» sottolinea il presidente di CoReVe. Quanto vale una tonnellata di vetro raccolto in modo differenziato? «Una tonnellata di vetro raccolto in modo differenziato – afferma Franco Grisan – vale mediamente 32 euro a tonnellata. Il corrispettivo spetta al Comune che si è occupato della raccolta e dello stoccaggio del materiale e dipende inoltre dalla qualità del materiale a seconda del modo in cui è organizzata la raccolta». Il presidente di CoReVe spiega infatti che «incide moltissimo la tipologia di raccolta. I Paesi più all’avanguardia nella raccolta differenziata del vetro (Svizzera, Austria, Germania) lo separano a seconda del colore. Questo permette di riciclare di più. Per produrre una bottiglia di vetro scuro posso utilizzare l’attuale rottame di vetro misto così come viene raccolto. Ma se voglio produrre una bottiglia di vetro chiaro devo invece avere rottame chiaro: per questo tipo di prodotto, infatti, viene usato poco rottame e molta materia vergine». Non costerebbe troppo fare la raccolta separata per colore? «Il costo è accettabile. In Italia alcuni Comuni stanno già sperimentando questa tipologia di raccolta: lo sta facendo Verona e alcuni comuni della Versilia» ha concluso Franco Grisan.

Fonte: eco dalle città

 

Pannelli solari fai da te: una speranza per l’Africa?

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Per molti in Africa l’accesso all’elettricità è decisamente limitato. La costruzione delle infrastrutture non è riuscita a tenere il passo con la diffusione massiva di cellulari e non è quindi insolito che per trovare un punto dove ricaricare il proprio telefono si cammini per diverse ore. Spesso, inoltre, i punti di ricarica sono alimentati con generatori a benzina o diesel, che naturalmente emettono anidride carbonica e sono estremamente inquinanti. Mark Kregh, direttore dell’azienda di pannelli solari Knowyourplanet, ha ideato un progetto in cui sperimentare l’energia solare come metodo alternativo per ricaricare telefoni e batterie: “Il progetto è iniziato alcuni anni fa, quando un mio amico senegalese mi ha chiesto se avevo dei prodotti a basso costo che permettessero di sfruttare l’energia solare in Africa. Gli ho detto che il fotovoltaico non era praticabile, poiché avrebbe necessitato componenti troppo costosi. Ma continuavo a pensarci, così dopo alcune ricerche, ho scoperto che c’era un’intera comunità che produce pannelli solari riutilizzando rottami.”  Per la creazione dei pannelli, il progetto pilota prevede inizialmente la sperimentazione di alcuni materiali quali vetro, LED, batterie, legno metallo, cavi e connettori per testare quali forniscono un miglior funzionamento. Grazie alla donazione di 5.000 sterline ricevuta tramite “World in Need”, a Febbraio Kragh si recherà in Kenya per donare i 1000 kit per la produzione di pannelli solari fai da te e formare la popolazione in modo che possano crearli in maniera autonoma. L’obiettivo finale è quello di creare un caricabatterie con un dollari che duri almeno cinque anni. Kragh afferma: “Miriamo a formare la popolazione locale per dare la possibilità di avere un lavoro e dunque un proprio reddito, in modo da non dover essere dipendenti dai produttori europei e cinesi”. Un progetto che ha indubbiamente un notevole potenziale e che fornisce delle competenze e una certa indipendenza alla popolazione. Un reale aiuto.

Fonte: tuttogreen

I 10 trucchi per eliminare la plastica dalla cucina

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Eliminare la plastica e una buona parte dei rifiuti dalla nostra vita quotidiana è spesso impossibile, come ha sperimentato la Famiglia Krautwaschl-Rabensteiners che in 3 anni ha eliminato la maggior parte degli oggetti in plastica. Non c’è riuscita del tutto, perché lavatrice, lavastoviglie e frigorifero, ma anche robot da cucina, forni e forno a microonde hanno un sacco di pezzi in plastica, ad esempio e diventa anche impossibile oggi pensare di sostituirli diversamente. Dunque, ecco qualche suggerimento per eliminare, se non del tutto, la maggior parte della plastica presente almeno in un ambiente della casa molto frequentato: la cucina. Il primo consiglio è sostituire a mano a mano (perché si fanno vecchi, si rompono, si rovinano, ecc.) tutti i contenitori in plastica con contenitori in vetro o metallici. Ne apprezzerete le proprietà: sono igienici, si lavano facilmente e praticamente non si rovinano mai a meno che non li spacchi. I contenitori metallici, in latta, sono perfetti per conservare i biscotti, il muesli o i cornflakes. Prendete nota perché possono essere un bel regalo da fare per Natale. Veniamo al secondo consiglio: eliminare i sacchetti in plastica o l’alluminio o la pellicola trasparente per conservare i cibi o per congelarli: meglio il vetro. Siamo al terzo consiglio: coperchi in legno o metallo per tutti i contenitori; il quarto consiglio prevede l’uso di mestoli e forchettoni in legno o metallo se amate quelli meno porosi e che restano inodori allora sono da preferire in acciaio e senza parti plastiche; il quinto consiglio è un po’ più complesso da mettere in pratica e personalmente continuo a avere difficoltà: ossia evitare il packaging in plastica. Diciamo che mi viene facile con frutta e verdura e molto ma molto complicato quando acquisto altri prodotti alimentari, non so la pasta, i legumi oppure il riso che sono tutti venduti in confezioni o proprio di plastica o plastificate. Chi può potrebbe comprare alla spina; il sesto consiglio prevede l’eliminazione delle bottiglie di plastica, mentre il settimo consiglio vuole che si usino sporte per la spesa in materiali resistenti come paglia, stoffa o canapa; l’ottavo consiglio vuole che si usi detersivo per i piatti in contenitore di cartone (io uso quello alla spina e dunque in contenitore di plastica riusato oramai da 3 anni!) e il nono consiglio idem per gli altri detersivi da cucina tipo sgrassatori, che io personalmente ho eliminato avendoli sostituiti con aceto e bicarbonato; infine il decimo consiglio si riferisce all’uso di pentole senza il film antiaderente che pure contiene plastiche in favore delle pentole professionali in metallo come alluminio e rame, roba da veri chef insomma!

Fonte: ConsoGlobe

Prima edizione di Puliamo la Stura: recuperati oltre 700 sacchi d’immondizia

Grande successo per la prima edizione di “Puliamo la Stura”: sono stati oltre 500 i volontari che hanno ripulito le sponde del torrente dai rifiuti abbandonati. Ronco: “Un grande esordio per il Contratto di fiume”374460

E’ stata un successo la prima edizione di Puliamo la Stura, un’intera mattinata dedicata all’ambiente, con la partecipazione di 12 Comuni del bacino della Stura,associazioni e moltissimi volontari che hanno ripulito le sponde del torrente dai rifiuti abbandonati. 600 sacchi grandi di immondizia e 100 di vetro e plastica, oltre 200 copertoni e 30 cerchioni di camion, 150 metri cubi di rifiuti ingombranti, legno, inerti, ferro ed eternit, materassi e fusti metallici vuoti, 3 carcasse d’auto, motori e lamiere e perfino una motrice con rimorchio. Sono solo una parte dei dati della prima edizione dell’iniziativa di volontariato ecologico promossa dalla Provincia di Torino in collaborazione con Legambiente Piemonte e Val d’Aosta che ha coinvolto fattivamente enti territoriali e cittadinanza sul problema dell’abbandono dei rifiuti e del degrado delle sponde della Stura. La manifestazione, che ha coinvolto oltre 500 volontari, ha avuto luogo nei Comuni di Balangero, Borgaro Torinese, Cafasse, Caselle Torinese, Ciriè, Lanzo Torinese, Mathi, Nole, Robassomero, San Maurizio Canavese, Venaria Reale e Villanova Canavese, e si è avvalsa della collaborazione di Regione Piemonte, Comunità Montana delle Valli di Lanzo, Parco Naturale La Mandria e della grande capacità operativa del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Torino. Durante la mattinata i bambini al seguito dei volontari hanno partecipato alle attività di animazione organizzate dalla Coop e da Suzuky Italia, ai “Giochi per piccoli pompieri” proposti dai Vigili del Fuoco e alle lezioni di educazione ambientale tenute dalle Guardie ecologiche volontarie della Provincia di Torino.
“Un grande inizio per il Contratto di fiume della Stura -ha commentato l’assessore provinciale all’Ambiente Roberto Ronco-. Una giornata davvero riuscita grazie alla folta partecipazione dei cittadini e all’ottima collaborazione tra amministrazioni pubbliche, associazioni e aziende private”. Grande soddisfazione anche da parte di Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta: “A fare da contraltare alla cattiva abitudine dell’abbandono dei rifiuti, iniziative come questa mostrano il lato migliore della nostra società, tanti volontari disposti a impegnarsi e mettersi in gioco per salvaguardare e preservare l’ambiente. Ci auguriamo che questa iniziativa contribuisca non solo a ripulire le sponde del fiume, ma che aiuti anche a sensibilizzare e ad educare le persone affinché non si ripresenti il problema”.

Fonte. Eco dalle città