Ogni anno in Europa si sprecano 88 milioni di tonnellate di cibo

In Europa sprechiamo 88 milioni di tonnellate di cibo ogni anno in media e la parte del leone la fanno frutta e verdura. La maggior parte di questi sprechi sarebbe evitabile se solo maturassero nei cittadini coscienza civica e buone pratiche.9927-10716

Secondo le stime della FAO, un terzo del cibo prodotto a livello mondiale per il consumo umano va sprecato, nella sola Europa ogni anno se ne sprecano circa 88 milioni di tonnellate, per un costo stimato in circa 143 miliardi di euro l’anno. E a fare il punto, nello specifico, sullo spreco di frutta e verdura è uno studio curato dal Joint Research Centre della Commissione Europea (JRC), che fa il punto sul settore frutta e verdura che contribuisce a quasi il 50% degli sprechi alimentari generati dalle famiglie della UE a 28 Stati; si stima che ogni persona riduca in rifiuto 35,3 kg di frutta e verdura all’anno, 14,2 kg dei quali sarebbero evitabili. La prima differenziazione che fa lo studio è tra il non commestibile, o rifiuto inevitabile, e il commestibile, che diventa rifiuto a causa di comportamenti di acquisto e consumo sbagliati. Sono stati presi in esame 51 tipi di frutta e verdura acquistati, consumati e sprecati nel Regno Unito, Germania e Danimarca nel 2010, arrivando alla conclusione che 21,1 kg di rifiuti pro capite sarebbero inevitabili e 14,2 kg evitabili. In media, il 29% (35,3 kg per persona) di frutta e verdura fresca acquistata dalle famiglie è sprecato, e di questo il 12% (14,2 kg) potrebbe non venire gettato. Gli autori rilevano differenze a causa dei diversi livelli di comportamenti nei consumi, legati essenzialmente a fattori culturali ed economici, che influenzano direttamente la quantità di rifiuti generati. Per esempio, i dati mostrano che sebbene gli acquisti di verdure fresche siano più bassi nel Regno Unito rispetto alla Germania, la quantità di rifiuti inevitabili generati pro-capite è quasi la stessa, mentre la quantità di rifiuti evitabili è più alta nel Regno Unito.

Il problema, dunque, non è di poco conto. In proposito, la Commissione Europea sta predisponendo la seguente serie di azioni:

– elaborazione, entro marzo 2019, di una metodologia comune europea per misurare coerentemente i rifiuti alimentari, in cooperazione con gli Stati membri e le parti interessate;

– utilizzo di una piattaforma sulle perdite e gli sprechi alimentari che riunisce organizzazioni internazionali, organi dell’UE, Stati membri, attori nella catena alimentare, per contribuire a definire le misure necessarie, facilitare e sviluppare la cooperazione, analizzare l’efficacia delle iniziative di prevenzione degli sprechi alimentari, condividere le migliori pratiche e i risultati raggiunti;

– adozione di linee guida per facilitare la donazione di cibo e la valorizzazione di alimenti non più destinati al consumo umano come alimenti per animali, senza compromettere la sicurezza di alimenti e mangimi;

– esaminare i modi per migliorare l’uso della marcatura delle date di scadenza e la loro comprensione da parte dei consumatori.

Non è detto che tali misure siano destinate a funzionare, anche perché gli interventi “dall’alto” non sempre sono veloci ed efficaci e non sempre sortiscono effetti significativi. La cosa più importante sarebbe che ogni persona, ogni cittadini maturasse la consapevolezza che non è più momento per potersi permettere di sprecare nulla.

Fonte: ilcambiamento.it

Roma, arriva il banchetto che raccoglie frutta e verdura invenduta al mercato per donarla ai poveri

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«Ci vediamo tutti i sabati pomeriggio al mercato rionale dell’Alberone, raccogliamo dai banchisti frutta e verdura invenduta e lì costruiamo il nostro piccolo banchetto speciale». Ogni sabato pomeriggio, dalle 14 alle 16, un gruppo di volontari (italiani e stranieri) distribuisce gratuitamente la frutta e la verdura invenduta del mercato mattutino: «Sono oltre 100 kg al giorno. E sono tanti, soprattutto gli anziani, ad avvicinarsi. Così non si dice che non si aiutano gli italiani», sorridono.
LOTTA ALLO SPRECO – Si chiama Roma Salva Cibo, ed è il progetto nato nel settembre del 2017 all’interno del VII Municipio di Roma. I protagonisti sono Viola Piroli, attivista, Francesco Fanoli, antropologo e Yacouba Sangare, volontario originario della Guinea. «Volevamo semplicemente fare la nostra piccola lotta contro lo spreco e, allo stesso tempo, aiutare le tante persone che avevano bisogno. Spesso le vedevamo raccogliere la frutta caduta dal mercato. Molti di loro, così, si avvicinano finalmente senza più remore», racconta Viola. L’iniziativa s’inserisce in un progetto coordinato da ‘Eco dalle Città’, associazione già attiva nel campo della lotta allo spreco alimentare, che a Torino gestisce da oltre un anno un progetto simile al mercato di Porta Palazzo. Il progetto ha, tra gli altri, l’obiettivo di creare una rete solidale capace di stimolare legami sociali e coinvolgere migranti («superando il pregiudizio secondo cui costituirebbero esclusivamente un peso e un problema per la società»). Tra frutta, verdura e pane sono oltre 100 kg i prodotti distribuiti ogni sabato pomeriggio al mercato dell’Alberone.

UN AIUTO PER CRESCERE – «Ci siamo rivolti per un sostegno dalle istituzioni. Ma purtroppo, come sempre – aggiunge Viola – dopo le parole non sono arrivati i fatti». E così, non appagati, Viola, Francesco e i volontari hanno deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi sul web. «Vorremmo estendere l’iniziativa aumentando sia il numero di mercati romani in cui essere attivi che la frequenza settimanale – spiegano – Abbiamo in programma di riorganizzare la raccolta e la distribuzione in maniera capillare e mobile, così da raggiungere anche chi ha difficoltà a recarsi presso i punti di distribuzione. E – conclude Viola – grazie agli accordi con tanti banchisti dei mercati vicini, ci sposteremo in altri punti della città, dando così assistenza a sempre più persone».

Fonte: ecodallecitta.it

Milano, arrivano le ‘Isole itineranti del gusto’ tutte eco-friendly

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Dalle centrifughe di frutta e verdura alla scoperta dei sapori autentici della tradizione italiana, tutto su mezzi poco inquinanti. Tajani: “Una nuova opportunità commerciale e occupazionale per i giovani coniugata all’utilizzo di mezzi sempre più ecologici e innovativi”

I sapori e i gusti dello street food si trovano nelle vie del centro. Sono stati presentati oggi in via Beltrami dall’Assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio, Cristina Tajani, alcuni esempi di mezzi a basso impatto ambientale che consentiranno a milanesi e turisti di scoprire le più autentiche e gustose ricette dello street food italiano e internazionale.

Grazie a questa iniziativa abbiamo portato una nuova concezione del cibo di strada al centro del commercio itinerante, perché il cibo è sempre cultura e valorizzazione del territorio“. Così l’assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio Cristina Tajani, che prosegue: “Oggi lo street food rappresenta una modalità di consumo ampiamente diffusa nelle capitali europee e mondiali. Come Amministrazione – conclude l’assessore – abbiamo non solo favorito la scoperta dei gusti e dei sapori della nostra e di altre tradizioni gastronomiche, ma soprattutto sostenuto la nascita di nuove opportunità commerciali e occupazionali per i giovani coniugate all’utilizzo di mezzi sempre più ecologici e innovativi“.

I 50 operatori (11 hanno partecipato alla fase di sperimentazione iniziale e 39 sono nuovi) propongono, oltre a prodotti DOP, IGP, STG e PAT, anche sapori cosmopoliti. Tra i riconfermati troviamo, ad esempio,“Mozzarella e Dintorni” che propone bruschette e quanto è tipico nel territorio salentino.“Pop Dog” reinterpreta il classico hot dog statunitense nelle varianti messicana, giapponese ecc. “Sapori in movimento” suggerisce gnocco e tigelle accompagnate dai più conosciuti e apprezzati salumi emiliani. Tra le novità presenti in via Beltrami per la presentazione “PicoBrew”, un pub itinerante ideale per chi ama le birre artigianali realizzate con materie prime del territorio milanese.“Pestofino” che ripropone sapori e profumi del Tigullio, dalla pasta fresca alle salse per condire, da quella al basilico a quella alle noci. Infine i gelati della “Gelateria Gorini”, che porterà in centro città i più tipici gusti preparati con ingredienti DOP e IGP come i pistacchi di Bronte, i limoni di Sorrento, lo zafferano de L’Aquila o le amarene brusche di Modena, oltre a “Street Juice” che propone centrifughe, frullati ed estratti derivati da frutta e verdura biologici e a chilometro zero. I mezzi utilizzati (tricicli o quadricicli) hanno tutti un’estetica compatibile con il contesto urbano e una dimensione massima in esercizio di 3,60 mt di lunghezza per 1,70 di larghezza, oltre a essere eco-friendly a trazione a pedali o assistita e a motore elettrico.I singoli mezzi possono sostare per un tempo massimo di due ore e rispettare una distanza minima di 250 metri dalla presenza di un operatore similare. Nei giorni concomitanti lo svolgimento di mercati settimanali scoperti o fiere,’attività di street food può essere svolta solo a una distanza minima di 500 metri dagli stessi. Per garantire la civile convivenza con la cittadinanza gli operatori che necessitano di utilizzare olio bollente o griglie sono dotati di apposite cappe per l’abbattimento degli odori. I cinquanta operatori sono soggetti al pagamento di un canone Cosap.

Fonte: ecodallecitta.it

Si spende più per la frutta e la verdura che per la carne

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Per la prima volta da quando vengono effettuati i rilevamenti sulla tipologia di spesa alimentare delle famiglie italiane, la quota di budget riservata a frutta e verdura ha superato quella per la carne. Secondo l’analisi compiuta da Coldiretti, sulla base dei dati Istat relativi all’ultimo quindicennio, si tratta della prima volta che questo accade dall’inizio di questo secolo. Frutta e verdura rappresentano ora il 23% del budget che le famiglie riservano all’alimentazione per un importo di 99,5 euro al mese contro i 97 euro della carne che incide per il 22% del totale e perde, per la prima volta, il primato. L’affermazione dell’ortofrutta nella dieta degli italiani ha permesso all’Italia – come ha sottolineato Coldiretti in un incontro svoltosi all’Expo – di mantenere la leadership continentale del settore con un fatturato complessivo di 13 miliardi di euro distribuito su con 236.240 aziende che producono frutta, 121.521 che producono ortaggi, 79.589 patate e 35.426 legumi secchi”. E non solo, sono sempre di più le persone che praticano il fai da te coltivando sulle proprie terrazze, negli orti privati e pubblici lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini, zucchine, melanzane, ma anche di piselli, fagioli fave e ceci da raccogliere all’occorrenza.

Fonte:  Coldiretti 

Infertilità maschile: spermatozoi dimezzati dai pesticidi

Una ricerca pubblicata su Human Reproduction evidenzia il rapporto di causalità fra esposizione ai pesticidi e infertilità maschile.

Secondo la ricerca di Hagai Levine e Shanna H. Swann pubblicata su Human Reproduction, i residui di pesticidi nella frutta e nella verdura abbassano la qualità dello sperma. Fragole, mele, pere e spinaci sono i vegetali nei quali i residui di antiparassitari sono più elevati. Lo studio ha preso in esame 155 uomini di età compresa fra 18 e 55 anni che frequentano un centro di trattamento dell’infertilità: 338 collezioni di sperma sono state analizzate fra il 2007 e il 2012.

Fino a oggi le ricerche sulla relazione fra pesticidi e infertilità si erano concentrate esclusivamente sull’esposizione di tipo professionale, questa volta, invece, la ricerca si è concentrata sugli effetti dei pesticidi sugli alimenti. Chi consuma elevati livelli di pesticidi ha – in media – un eiaculato inferiore del 49% (86 milioni contro 171 milioni). Il numero dei pesticidi contenuto negli alimenti è stato determinato dall’incrocio fra le risposte date dalle persone testate nei questionari e i dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. I pesticidi sono stati suddivisi in due classi: a bassa contaminazione (piselli, fagioli, pompelmi, cipolle…) e a moderata o alta contaminazione (fragole, spinaci, peperoni, mele, pere…). Dall’analisi compiuta sul campione di 155 uomini si è dedotto che

l’esposizione a pesticidi utilizzati nella produzione agricola del cibo può essere sufficiente per influenzare la spermatogenesi negli uomini.

L’esiguità del campione renderà necessari ulteriori approfondimenti, ma nel mondo accademico c’è chi sottolinea come questi risultati non debbano scoraggiare il consumo di frutta e verdura in generale che sono, anzi, fra i pilastri di una dieta che favorisce la fertilità. A essere consigliata è, piuttosto, la scelta di prodotti “bio” o una dieta che eviti i prodotti che possono contenere grandi quantità di questi pesticidi.pesticidi-620x310

Fonte:  Human Reproduction

© Foto Getty Images

Riciclo creativo: scopri come tutto ma proprio tutto in casa può essere riciclato…

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Gli appassionati di cucina sfruttano la loro creatività per dar vita a piatti sempre nuovi e sfiziosi, magari recuperando scarti ed avanzi del giorno prima. E molte donne sono grandi esperte nel ridurre gli sprechi della tavola convertendoli in piatti sfiziosi o in piccoli rimedi per la pulizia della casa, ma vediamo alcuni dei più curiosi. Gli scarti di frutta e verdura possono difatti essere riciclati per tutt’altra attività e trovare un nuovo impiego naturale ed ecologico. E’ importante però che vengano sempre accuratamente lavati, anche se provenienti da coltivazioni biologiche. Iniziamo subito dalle scorze di mele, agrumi e melograni che possono essere asciugate e disidratate, fatte a pezzetti e utilizzate come potpourri, cospargendoci sopra dell’acqua di colonia o alcune gocce di olio essenziale di arancia amara o bergamotto. Per chi ha il compost si può invece pensare di aggiungerle, insieme anche agli scarti delle verdure, nel relativo recipiente. La buccia di avocado si può riutilizzare, perché è spessa, per piantare i germogli come in un vaso e come simpatica coppetta “naturale” per servire creme e gelati in giardino. Mentre i gusci delle noci (ma vanno bene anche quelli delle uova) se disposti accanto alle piante tengono lontani lumache e parassiti. In estate si possono servire macedonie dentro ciotole ricavate anche scavando cocomeri o meloni, mentre in autunno si può sfruttare una zucca precedentemente scavata. Per lucidare le pentole in rame e ottone si strofina la superficie con la buccia di limone o del lime o di qualsiasi frutto che abbia un elevato contenuto di acido citrico. Se si aggiunge un mezzo cucchiaino di bicarbonato il risultato sarà eccellente! E lo sapevate che la buccia di banana può essere invece riutilizzata per lucidare le scarpe e le foglie delle piante d’appartamento? Durante le vacanze di Pasqua, anziché ricorrere a coloranti artificiali, si può decorare le uova facendole bollire con della buccia di cipolla per ottenere dei gusci dalle tonalità giallo ed arancione. Scorze di agrumi potranno essere aggiunti alla vodka o all’olio d’oliva per aromatizzarli in modo del tutto particolare, mentre le proprietà della buccia di limone per eliminare i cattivi odori dal frigo o dal forno sono, credo, note a tutti. Per la cura del corpo suggeriamo invece di ricorrere alle pesche, ricche di potassio e vitamina A, utili per idratare e rivitalizzare la pelle. Se si cosparge dello zucchero sulla polpa, sarà perfetto per farsi uno scrub. Per i disturbi intestinali, provate a far bollire un bastoncino di cannella con la pellicina interna bianca del melograno (avendo tolto i semi), lasciate raffreddare e bevete almeno 3 volte al giorno fin quando non avrete risolto il vostro problema. Quanti hanno problemi di capelli grigi? Per un mese ci si può risciacquare i capelli dopo lo shampoo con una lozione ricavata facendo bollire per  mezz’ora la buccia delle patate e, una volta raffreddata, filtrata con una pezza di cotone. Risultato: capelli lucidi e scuri! Per lavare via lo sporco dopo una giornata di lavoro, si può provare ad usare un sapone al pistacchio fatto in casa: frullare i gusci di pistacchio con mezzo bicchiere d’acqua e mescolare il tutto con della glicerina fusa. Lasciare raffreddare in un contenitore che farà da stampo e usare il sapone per massimo una settimana.

 

Fonte: tuttogreen

Culinary Misfits, due ragazze cucinano frutta e verdura scartata perché non ha forma perfetta

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A volte, per evitare uno spreco è possibile cominciare ispezionando il frigorifero dove, si sa, vengono consumati i maggiori sprechi alimentari. Questo accade in molte famiglie e, su scala più vasta, anche nei ristoranti e nei supermercati. A questo proposito, in Germania, due ex designerLea Emma Brumsack e Tanja Krakowski,hanno creato un progetto per combattere lo spreco alimentare. Si trattav del primo servizio catering che utilizza solo ingredienti scartati da ristoranti e supermercati e l’hanno chiamato, in modo ironico ed evocativo, Culinary Misfits, perché gioca sul doppio significato di ‘scherzo di natura’ ma anche ‘non adatto’, della parola misfit. Insomma le due ragazze si prendono cura della frutta e della verdura ‘ranocchie’ per farne delle ‘regine’ della tavola! Seguendo il motto ‘l’apparenza inganna’, le due food designer tedesche selezionano ortaggi e frutta di stagione che, per via della loro forma a volte bizzarra o della loro dimensione non standard, i supermercati ed i ristoranti della zona scartano. E’ noto infatti che la grande distribuzione e la ristorazione obbediscono a dei rigidi criteri dimensionali ed estetici che comportano quindi un enorme spreco di alimenti. Con pomodori ammaccati, pastinache e cetrioli troppo incurvati o deformati per essere esposti nei banchi alimentari, le ideatrici di questo catering tuttogreen, creano gustosi piatti da proporre ai clienti, limitando gli sprechi e cercando in loco gli ingredienti. Così si rispettano anche i criteri della distribuzione a chilometri zero. Dopo l’avvio, all’inizio del 2012, con una serie di eventi gastronomici a base di ortaggi biologici, progettati per lanciare l’attività, Culinary Misfits ha trovato una sua sede nel quartiere più trendy di Berlino, Kreuzberg, e sta cercando finanziamenti attraverso il crowfunding.

GUARDA LE FOTO DELLA FRUTTA E VERDURA PIU’ STRANA!thumbs_peperoncinothumbs_patatathumbs_fragolathumbs_melanzanathumbs_pomodoro

Così, proponendo piatti speciali come una zuppa di cetrioli incurvati o un contorno di carote storte, Culinary Misfit potrebbe essere d’ispirazione per progetti anti-spreco alimentare, dimostrando che la vera bellezza sta sotto alla superficie e che basta riflettere un momento prima di cestinare quelli che potrebbero rivelarsi, invece,preziosi ingredienti da riutilizzare, anche nelle nostre cucine.

 

Fonte: tuttogreen

 

La frutta è un elisir: fa vivere tre anni in più

Una ricerca del Karolinska Institutet di Stoccolma, pubblicata sull’ American Journal of Clinical Nutrition, prova il rapporto di causalità fra consumo di frutta e verdura e longevità1407427431-586x369

La frutta allunga la vita. Dal Karolinska Institutet di Stoccolma alle pagine dell’American Journal of Clinical Nutrition, uno studio conferma quello che antichi proverbi già immaginavano, ma da un generico medico che si “leva di torno”, i ricercatori arrivano addirittura a fornire una cifra ben precisa: quella dei tre anni di vita in più garantita da una dieta ricca di frutta. Lo studio dell’Università svedese è stato curato da un team di ricercatori, guidato da Andrea  Bellavia dell’Istituto di Medicina Ambientale (IMM), che, per ben tredici anni, ha monitorato un campione di 71.706 volontari (38.221 uomini e 33.485 donne).

L’associazione tra consumo di frutta e verdura e mortalità è stato raramente analizzato da grandi studi. I risultati dei pochi studi disponibili sono incoerenti. L’obiettivo è stato quello di esaminare la relazione tra la dose di frutta e verdura consumata e la mortalità, sia in termini di tempo che di frequenza, in un ampio campione di uomini e donne svedesi

hanno spiegato i ricercatori nell’abstract dello studio. Nella fascia di età compresa fra i 45 e gli 83 anni, i più longevi sono risultati coloro che consumavano ingenti quantità di frutta e verdura. Anche fra chi non ne consumava proprio e chi ne consumava quantitativi minimi la differenza è risultata essere di un anno e mezzo. Fra i consumatori “forti”, quelli da 5 porzioni al giorno, e quelli a digiuno il tasso di mortalità era superiore del 53% nei secondi e la differenza nell’aspettativa di vita di 36 mesi. Per chi aveva consumato 3 porzioni al giorno il gap è stato di 32 mesi in più rispetto a chi se ne fosse privato. Lo studio ipotizza che nei momenti di maggiore stress, l’organismo richieda un quantitativo maggiore di frutta. Attualmente non ci sono dati in merito, così come lo studio non è stato in grado di chiarire se sia un salvavita più potente la frutta biologica o quella trattata, quella maturata sulla pianta o no.

Fònte:  American Journal of Clinical Nutrition

 

Come ottenere pasti vegani nelle mense scolastiche, intervista a Denise Filippin

La normativa nazionale vigente in merito all’alimentazione vegana nelle mense scolastiche è ancora poco chiara e varia da comune a comune. I genitori che decidono di crescere i propri figli con un regime alimentare vegetariano o vegano non devono però arrendersi: ottenere pasti vegani nelle mense scolastiche è possibile. Ne parliamo con la biologa nutrizionista Denise Filippin.bambina_frutta

Denise Filippin, oltre ad essere una biologa nutrizionista vegana, è anche mamma di due bambine. La sua laurea in Scienze Biologiche e il Master di perfezionamento in Dietologia e Nutrizione Umana le hanno dato la possibilità di dialogare con le istituzioni e ottenere un pasto vegano nelle mense scolastiche per le proprie figlie. Avendo percepito la reale difficoltà dei genitori che richiedono “menù alternativi” per motivazioni etiche – spesso rifiutate -, la Dott.ssa Filippin ha creato un opuscolo con delle linee guida per aiutarli ad ottenere ciò che credono sia più giusto per i propri figli. Incontriamo la nostra esperta in alimentazione vegana in gravidanza ed infanzia (anche per lo svezzamento), disponibile come consulente per aziende, mense pubbliche e private, conferenze e corsi di educazione alimentare. E-mail: denise.filippin@alice.it

Sono curiosa di sapere qual è il quadro normativo nazionale vigente in merito all’alimentazione vegana nelle mense scolastiche…

La normativa vigente è poco chiara e varia da comune a comune. A livello nazionale il Ministero della Salute ha emanato delle “linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica”, nelle quali si prevede la possibilità per i genitori di richiedere menù alternativi per esigenze etico-religiose o culturali, con la sola autocertificazione e senza necessità di certificato medico. Essendo delle linee guida ogni comune le recepisce apportando anche delle modifiche, pertanto è possibile che alcuni comuni possano inserire la richiesta del certificato medico o possano decidere di far sparire la parola etico e lasciare solo la possibilità di menù alternativi per motivi religiosi.bambini_animali

È dunque possibile ottenere un pasto vegan nelle mense scolastiche? Qual è la prassi da seguire?

Certo, è possibile! Molti genitori ci sono riusciti alla prima richiesta, altri hanno dovuto insistere di più. Innanzitutto bisogna informarsi sul regolamento vigente nel proprio comune; solitamente si trova anche su internet oppure può essere richiesto al servizio ristorazione scolastica del comune stesso. Molti comuni integrano nel modulo di iscrizione al servizio, l’opzione per la richiesta di menù alternativi; in tal caso va evidenziata per poi fissare un appuntamento con la dietista in modo da confermare gli alimenti che vogliamo non vengano somministrati al bambino/a. Durante il colloquio bisogna essere molto precisi e non dare nulla per scontato. A volte capita che dal comune nessuno si faccia più sentire; in questo caso bisogna insistere, telefonando o recandosi di persona per capire il perché di tale silenzio. Nel caso la prima domanda sia respinta si può riproporre un modello di lettera tipo – lo trovate nell’opuscolo distribuito da AgireOra – che ho preparato proprio per aiutare i genitori che si trovano in difficoltà. Essendoci passata in prima persona so che a volte non è facile. Devo dire che molti genitori hanno trovato utili i consigli e sono riusciti ad ottenere ciò che avevano chiesto. Non spaventatevi se vi richiedono il certificato medico! E’ una formalità per tutelarsi. Il documento garantisce all’istituzione che il medico curante è a conoscenza dell’alimentazione del bambino e ne segue la crescita durante le visite periodiche in ambulatorio. Per agevolare i genitori e il pediatra ho inserito un facsimile del certificato nell’opuscolo.

Quale miglior consiglio ad una coppia vegana che deve fare i conti con strutture dove lascerà i propri figli?

Il miglior consiglio è armarsi di pazienza e determinazione ed iniziare a fare la propria richiesta appena si sceglie l’istituto al quale iscrivere il proprio figlio. Attualmente ci troviamo di fronte ad una situazione nuova, i giovani che sono diventati vegani negli anni passati diventano genitori e per la prima volta c’è la necessità di prevedere pasti adatti nella ristorazione scolastica. Molto spesso si troveranno ad essere i primi nel proprio comune ad aver avanzato tale richiesta, con lo scetticismo e gli eventuali problemi che ne conseguono.bambina_mamma_

Perché è importante far mangiare frutta e verdura ai bambini?

Frutta e verdura sono molto importanti nell’alimentazione umana, forniscono le vitamine, i minerali, le fibre (che sono importanti per il corretto funzionamento dell’intestino) ed una moltitudine di sostanze generalmente chiamate fitocomposti che hanno dimostrato di avere un’importante funzione protettiva nei confronti del nostro organismo da diverse malattie, in particolar modo aiutano a prevenire i tumori. Imparare a mangiare questi alimenti da bambini è molto importante in quanto è proprio nei primi anni di vita che si forma il gusto e vengono fissati gli schemi alimentari che ci accompagneranno per tutta la vita. Un bambino abituato a certi sapori fin da piccolo manterrà questa attitudine anche crescendo, proteggendo così la sua salute anche in futuro. Risulta molto più difficile invece far apprezzare questi alimenti ai ragazzi più grandi, non abituati al consumo quotidiano di frutta e verdura.

Cosa pensa della campagna nazionale che ha l’obiettivo di incentivare il consumo di frutta tra i bambini e gli adolescenti italiani nelle scuole? Qualcuno ha bocciato l’iniziativa, definendola controproducente. Il pediatra Italo Farnetani ha dichiarato che è sbagliato costringere i ragazzi a mangiare frutta invece degli snack.

Io, invece, trovo che sia un’ottima idea. La “frutta per tutti” elimina quelle disuguglianze tra bambini; quando si portano le merende da casa, ci sono bambini che consumano pasti troppo sostanziosi e bambini, invece, che non hanno nulla da mangiare. In questo modo tutti mangiano la stessa quantità e la stessa tipologia di cibo. L’esempio dei genitori è importante per invogliarli a mangiare la frutta. Ci sono genitori che si lamentano perché i loro bambini non ne vogliono sapere… poi parlando con loro, scopro che sono i primi a non mangiarne mai. È naturale che il bambino rifiuti un alimento che il genitore rifiuta. È anche importante non aggiungere zucchero o altri dolcificanti per attrarre di più i bambini; la frutta ha già un sapore dolce e non deve essere alterato con questi trucchetti.

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Qual è la merenda ideale per i bambini?

Le merende e gli spuntini sono il momento ideale per mangiare la frutta fresca, che fornisce energia senza appesantire. Possiamo dare ai bambini che vanno a scuola anche la frutta secca e disidratata in quanto è comoda da portare nella cartella e veloce da consumare durante la ricreazione. I bambini durante la pausa hanno voglia di giocare e spesso saltano lo spuntino per evitare di perdere tempo. Per chi fa sport anche un po’ di pane integrale con marmellata senza zucchero o creme di frutta secca come tahin, crema di mandorle o nocciole poiché appagano il gusto e forniscono energia e nutrimento sano.

Ha notato errori che si ripetono comunemente in chi decide di far seguire al proprio bambino un’alimentazione vegana? Quali consigli si sente di dare ai genitori perché non facciano gli stessi errori?

A dire il vero chi sceglie l’alimentazione vegana spesso è molto informato. Ho notato che i genitori vegani quando aspettano un bambino acquistano libri sull’argomento (fortunatamente ora si trovano anche in Italia) o si informano tramite siti scientifici su internet. Ho constatato però in alcuni genitori l’eccessivo ricorso ad alimenti quali seitan e tofu. Questi alimenti non devono essere consumati quotidianamente né dagli adulti né tanto meno dai bambini. I genitori, spesso, si preoccupano che i loro bambini non consumano abbastanza proteine. In realtà non è così perché sono presenti in diversi alimenti, soprattutto nei legumi.

È sempre più frequente trovare bambini in sovrappeso, iperalimentati fin dai primi anni di vita. Perché?

Tutti gli studi recenti indicano come un’alimentazione iperproteica nei primi anni di vita predisponga i bambini a sovrappeso ed obesità durante la crescita ed in età adulta. È un grosso problema perché il sovrappeso porta con sé diverse problematiche di salute: diabete, ipercolesterolemia, ipertensione, problemi cardiaci, tanto per citarne alcuni. Si è visto che il latte formulato adattato e lo svezzamento con omogeneizzati e formaggio ad ogni pasto apportano un eccesso di proteine pari anche a cinque volte il fabbisogno raccomandato.bambina_pulcino

Un’alimentazione iperproteica favorisce la crescita del numero di cellule adipose (depositi di grasso); il bambino, avendo più cellule adipose, può incamerare più grassi e questa tendenza rimane per tutta la vita. Altro aspetto fondamentale è la mancanza di attività fisica, anche spontanea come il gioco in piazza che si faceva fino a qualche decennio fa. Ora si passa molto tempo chiusi in casa, i bambini sono davanti alla TV o ai giochini elettronici, si muovono solo se e quando fanno attività sportiva, che il più delle volte non è comunque sufficiente a sopperire alla mancanza di movimento quotidiano.

Quali consigli possiamo dare ai genitori vegani?

Io consiglio sempre di prediligere i prodotti preparati in casa e se possibile gli alimenti da agricoltura biologica locale (il contadino vicino casa) e di stagione. Abituare i bambini a sapori semplici, abituarli a mangiare cibi poco conditi, con poco sale, li predisporrà ad avere un’alimentazione sana anche in futuro. Cerchiamo di consumare i pasti insieme ai nostri figli e magari se sono grandicelli possiamo anche farci aiutare a preparare la cena. Diventano meno diffidenti verso alcuni alimenti se si abituano a lavarli, tagliarli e cucinarli. Tralasciando l’aspetto nutrizionale, un altro consiglio è spiegare sempre chiaramente ai bambini il perché della scelta vegana portata avanti in famiglia. I bambini sono molto attratti dagli animali e mostrano una grande empatia, renderli consapevoli che con la loro alimentazione non fa male agli animali li rende felici ed orgogliosi e può dar loro la forza di rifiutare un dolce o un gelato se sanno che non è vegano. Sono piccoli ma meritano che gli adulti siano sinceri con loro, ovviamente, tarando le spiegazioni in base all’età del bambino.

Fonte: il cambiamento

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Voto medio su 8 recensioni: Da non perdere

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Mini-guida alle tecniche di conservazione domestica

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Conservare correttamente i cibi è una regola fondamentale del mangiar sano; una regola che deve essere applicata ed osservata scrupolosamente per evitare che lo sviluppo di alcuni microrganismi – soprattutto patogeni – possa deteriorare anzitempo i nostri alimenti alterandone le proprietà organolettiche. Un problema che riguarda soprattutto i cibi freschi, primi fra tutti frutta e verdura, che molto spesso  finiscono nel secchio dell’immondizia prima che possano essere consumati. Dunque, conoscere e mettere in pratica le principali tecniche di conservazione ‘casalinghe’ degli alimenti vuol dire mangiare e vivere benesprecare meno e rispettare l’ambiente. Vediamo quali sono i metodi più semplici ed efficaci per conservare al meglio le nostre verdure (crude o cotte) e la frutta. Per prima cosa occorre sapere che sin dall’antichità i migliori alleati delle casalinghe (soprattutto quando frigoriferi e freezer non esistevano!) sono acqua, sale, aceto, olio e zucchero. Tutti ingredienti naturali, facilmente reperibili e dalle straordinarie proprietà conservanti.

VAPORE. Attraverso il vapore, ad esempio, si possono sterilizzare adeguatamente i barattoli dove riponiamo le nostre verdure a crudo o cotte. Nel primo caso è sufficiente portare a bollore i vasetti ben chiusi, nel secondo, prima di procedere alla sterilizzazione, le verdure devono essere sbollentate in acqua salata, riposte nel vaso e ricoperte con altra acqua già ‘bollita’ e raffreddata.

OLIO. L’olio extra-vergine di oliva è un ottimo ingrediente per la conservazione di cipolline, peperoni, funghi e ortaggi vari  che così conservati si trasformano in succulenti contorni per accompagnare i nostri piatti. Prima di passare all’invasamento è opportuno sterilizzare i barattoli per eliminare i microrganismi, adagiare le verdure ben pressate all’interno e coprirle con l’olio in modo da non lasciare spazi vuoti. Durante il consumo si può procedere con dei piccoli rabbocchi per mantenere alto il livello il livello dell’olio. Stesso procedimento per la conservazione sott’aceto (preferibilmente di vino bianco o di mele) che esalta il sapore di carote, cetriolini e giardiniera, evitando la formazione di sgradevoli (e pericolose) muffe.

ACETO. Ricordate di scegliere con cura anche i materiali utilizzati per la preparazione e la conservazione degli alimenti. Se decidete per la cottura in acqua o aceto, utilizzate pentole in acciaio inox o in pirex, mentre per i barattoli optate per quelli a chiusura ermetica che possono essere utilizzati più volte con un’opportuna manutenzione.Immagine3

SALE. Anche il sale e la salamoia possono trasformarsi in validi alleati per la conservazione di alcune verdure come capperi, olive, zucchine ecc. Il sale, infatti, assorbe l’umidità degli alimenti preservandone la freschezza anche per tutto l’anno. Per quanto riguarda i contenitori, potete scegliere i classici barattoli in vetro, in coccio o in legno. Ricordate di sistemare la verdura a strati alternati al sale, arricchendo il tutto con le vostre erbe aromatiche preferite.

La salamoia home made, invece, si prepara facendo scaldare dell’acqua e sale (1 l di acqua ogni 100 gr di sale). Un metodo infallibile per preparare la salamoia consiste nel far scaldare l’acqua in un pentolino, aggiungere gradualmente il sale grosso e immergere nell’acqua una piccola patata intera. Continuando a mescolare, attendete che il sale sia completamente sciolto prima di aggiungerne dell’altro e una volta che la patata sarà venuta a galla la vostra salamoia sarà pronta all’uso.

MARMELLATE. Chiudiamo con la frutta, che può essere conservata sottoforma di confettura o marmellata. In entrambi i casi occorrerà cuocerla per 2-3 ore in una pentola molto capiente con una quantità di zucchero pari alla metà del peso della frutta impiegata o, a seconda dei gusti e dei frutti utilizzati, leggermente inferiore. Per un risultato ottimale la cottura deve essere dolce, lenta e graduale, per dar tempo allo zucchero di sciogliersi e alla pectina (sostanza naturale della frutta) di addensare il composto. Durante la preparazione occorre mescolare continuamente ed aggiungere un po’ di succo di limone appena spremuto. Una volta che la vostra confettura avrà raggiunto la giusta consistenza, potete procedere al trasferimento nei barattoli sterilizzati ancora caldi per evitare che lo shock termico danneggi il vetro. Una volta riempiti fino all’orlo, i vasetti devono essere chiusi ermeticamente e rovesciati per 10 minuti affinché si crei l’effetto ‘sottovuoto’ (in alternativa potete immergerli in acqua bollente per 5 minuti). Ricordate che è buona norma scegliere sempre frutta e verdura di stagione, meglio se bio, e lavarla accuratamente sotto l’acqua per eliminare le tracce di pesticidi. E per non sbagliare rammentate di corredare i vostri barattoli con etichette riportanti il nome del prodotto e la data.

Semplice, no?!

Fonte: Tuttogreen