‘La città futura’, manifesto della green economy per l’architettura e l’urbanistica

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In Italia la V edizione degli Stati generali della green economy ha dedicato un gruppo di lavoro composto da docenti, imprese, enti di ricerca, associazioni ambientaliste all’elaborazione di un manifesto della green economy per l’architettura e l’urbanistica: “La Città Futura”

Una road map in sette tappe per portare a compimento la rivoluzione green nelle città italiane. Questo il cuore del ‘Manifesto della green economy per la città futura’, elaborato in preparazione degli Stati generali della green economy 2017 e presentato mercoledì 5 aprile a Roma, in occasione del meeting di primavera organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Temi cardine del Manifesto sono lotta ai cambiamenti climatici, tutela del patrimonio naturale e culturale, rigenerazione urbana, riqualificazione della città e del patrimonio edilizio, benessere dei cittadini. A livello europeo e internazionale sono già molte le città che hanno avviato programmi e iniziative in direzione green. Ecco alcuni esempi: Copenhagen, nel 2009, ha fissato l’obiettivo di diventare carbon neutral entro il 2025; Amburgo ha pianificato una rete ciclo-pedonale alla quale sarà riservata la circolazione nel 40% della città entro il 2035; negli Stati Uniti, nell’era Trump, 25 città riunite nel Sierra Club hanno adottato un programma per arrivare a consumare solo energia rinnovabile, puntando a raggiungere l’adesione complessiva di 100 città; il “Programme National de Rénovation Urbaine” della Francia che ha attivato la rigenerazione di 530 quartieri in tutta la Francia, con circa 4 milioni di abitanti, con un fondo economico, in partnership pubblica e privata, di oltre 40 miliardi.

In Italia nel 2016, la V edizione degli Stati generali della green economy ha dedicato un gruppo di lavoro – composto da oltre 60 esperti, tra cui docenti di oltre 20 Università italiane, imprese del settore edile, enti di ricerca, associazioni di imprese, associazioni ambientaliste – alla elaborazione di un manifesto della green economy per l’architettura e l’urbanistica: “La Città Futura”.

Il Manifesto –ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – vuole aprire un’interlocuzione con l’architettura e con l’urbanistica, come chiave per il rilancio del protagonismo delle città italiane. Tale interlocuzione, infatti, non solo arricchisce la cultura, la vision, le scelte e l’impostazione della progettazione architettonica e della pianificazione urbanistica, ma può diventare anche un traino formidabile per lo sviluppo di una green economy nelle città”.

Al Manifesto della green economy per la città futura hanno già aderito architetti di fama internazionale dai 5 continenti con le rispettive organizzazioni tra cui Richard MeierRichard RogersThomas HerzogKen Yeang, Albert Dubler in qualità di Presidente dell’International Union of Architects, Georgi Stoilov in qualità di Presidente dell’International Academy of Architecture, l’intera Fondazione di Architettura Australiana), autorevoli architetti italiani tra cui Paolo DesideriLuca ZeviFrancesca Sartogo, due dei principali sindacati Italiani con l’adesione di Susanna Camusso per la CGIL e Annamaria Furlan per la CISL, associazioni nazionali del settore quali l’ANCEFedercasa e ANIEM, le principali organizzazioni di imprese della green economy italiana componenti del Consiglio Nazionale della green economy, Enti e Istituti di ricerca e di urbanistica e architettura tra cui la Presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica Silvia Viviani e il Presidente dell’ENEA Federico Testa.

Il Manifesto è stato presentato e aperto alle adesioni in occasione del Meeting di Primavera, organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile in preparazione degli Stati generali della Green Economy 2017. Il Meeting, aperto dagli interventi del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e del Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile Edo Ronchi, ha visto la partecipazione di autorevoli relatori quali Thomas Herzog uno dei principali architetti bioclimatici a livello internazionale, il Presidente del Consiglio Nazionale dell’ANCI Enzo Bianco, il Prof. Fabrizio Tucci della Sapienza Università di Roma, la Presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni, il Direttore del CRESME Lorenzo Bellicini, il Vice Presidente di ANCE Filippo Delle Piane, il Vice Presidente di ANIEM Marco Razzetti, la Presidente di Politecnica e membro della Direzione nazionale di Legacoop Produzione&Servizi Francesca Federzoni e la Presidente del Dipartimento Progetto sostenibile ed efficienza energetica dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia Patrizia Colletta. Il Meeting è realizzato in collaborazione con il DiPSE (Dipartimento Progetto Sostenibile ed Efficienza Energetica) dell’ordine degli architetti di Roma e provincia.

 La road map in 7 tappe

  1. Puntare sulla green economy per affrontare le sfide delle città
  2. Affrontare la sfida climatica con misure di adattamento e di mitigazione centrate sulla riqualificazione bioclimatica ed energetica
  3. Fare della tutela del capitale naturale e della qualità ecologica dei sistemi urbani la chiave del rilancio di architettura e urbanistica
  4. Tutelare e incrementare il capitale culturale, la qualità e la bellezza delle città
  5. Promuovere la rigenerazione urbana e la riqualificazione del patrimonio esistente
  6.   Qualificare gli edifici pubblici con progetti innovativi e con la diffusione dell’approccio del ciclo di vita
  7. Progettare un futuro desiderabile per le città

Il Manifesto della green economy per la città futura è aperto all’adesione di tutti coloro che vogliano sostenere il movimento delle città italiane verso uno sviluppo sostenibile, a partire dal 5 aprile, è possibile sottoscriverlo accedendo al sito web: www.statigenerali.org/manifesto

 

Fonte: ecodallecitta.it

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Soil Monitor, scopri il consumo di suolo nella tua regione

È la piattaforma online realizzata dal centro di ricerca Crisp, che permette di analizzare una qualsiasi porzione di territorio e scoprire la quantità di suolo consumata, e pianificare interventi di recuperosoilmonitor

Città che si allargano a macchia d’olio. Cementificazione selvaggia di campagne e litorali. Infrastrutture, strade e ferrovie che trasformano irrimediabilmente il paesaggio. Il risultato? Il suolo si consuma, si impoverisce, e aumenta il rischio di frane e inondazioni. Per tenere sotto controllo il consumo del suolo nasce “Soil Monitor”, uno strumento realizzato dal centro di ricerca Crisp (formato dall’Università di Napoli Federico II e dal Cnr), con la collaborazione di Ispra, Geosolotions e dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (Inu), e presentato negli scorsi giorni al Senato.

Soil Monitor è una piattaforma online, già disponibile e utilizzabile liberamente all’indirizzo www.soilmonitor.it. Il programma permette all’utente di selezionare una qualsiasi porzione di territorio più o meno estesa, ed è in grado di fornire come “output” non solo la quantità di suolo consumata negli anni, ma anche le conseguenze qualitative degli interventi dell’uomo sul territorio. Della porzione di territorio selezionata si può valutare l’uso e l’impatto dell’uomo sulle superfici, capendo ad esempio se un certo tipo di utilizzo (in questo senso Soil Monitor fornisce risposte dettagliate, anno per anno) ha compromesso alcune funzioni quali ad esempio l’integrità del territorio rurale o l’approvigionamento alimentare o se alcuni aspetti, come le colture di pregio, per la loro eventuale permanenza negli anni possono essere considerati fattori identitari, e quindi da preservare. Altre risposte Soil Monitor le fornisce utilizzando indici comuni nella pianificazione come la frammentazione, lo sprawl, la diffusione urbana. È uno strumento pensato per un supporto ai Comuni e ai pianificatori, responsabili, attraverso gli strumenti urbanistici, dell’uso e della gestione dei suoli. Soil Monitor infatti può fornire uno sguardo approfondito sull’uso negli anni e sullo stato del suolo e facilitare e rendere più mirata e sensata la programmazione futura. Le potenzialità dello strumento sono state comprese dai responsabili legislativi delle leggi sul suolo, che hanno preso parte all’evento di presentazione. Per quanto riguarda di disegno di legge quadro sulla gestione sostenibile del suolo Soil Monitor può risultare decisivo perché permette di applicarne una parte, che prevede e prescrive la valutazione e la quantificazione delle funzioni e dei servizi ecosistemici e i rischi di degrado dei suoli. Nell’ambito della futura applicazione del disegno di legge sul contenimento del consumo di suolo la piattaforma può aiutare a orientare le decisioni sull’uso dei suoli e il monitoraggio, su scala nazionale e locale. Altre risposte e supporto Soil Monitor può fornirli nell’ambito del contrasto all’abusivismo edilizio e nell’applicazione della legge sugli ecoreati. Intervenendo nel corso dell’iniziativa di presentazione, la presidente dell’Inu Silvia Viviani ha sottolineato quanto Soil Monitor può essere utile e funzionale allo sviluppo e all’applicazione di un’urbanistica nuova (al centro del Progetto Paese lanciato in occasione del Congresso Inu di Cagliari, lo scorso aprile) che invece di basarsi sul vecchio modello incentrato su espansione edilizia e quantità punti sui paradigmi della rigenerazione e della qualità. Tra i partecipanti, anche i protagonisti di due recenti iniziative parlamentari in difesa del suolo: i primi firmatari del ddl per la protezione e la gestione sostenibile del suolo, i senatori Roberto Ruta e Massimo Caleo, e la relatrice del ddl sul contenimento del consumo di suolo, la deputata Chiara Braga.

Fonte: galileonet.it