In Africa elefanti e uomini salvati dalle api

L’Ong Silent Heroes Foundation ha lanciato con successo un ingegnoso sistema per evitare i conflitti fra elefanti e uomini nelle aree coltivate dell’Africaapi-8

Su Ecoblog vi abbiamo spesso raccontato di quanto le api siano importanti nell’equilibrio degli ecosistemi e di quali disastri ecologici siano connessi alla loro scomparsa, ma dell’impiego del più operoso degli insetti nella salvaguardia degli elefanti non avevamo ancora parlato. In diversi Paesi africani, infatti, le api vengono utilizzate per ridurre i conflitti fra gli elefanti e gli esseri umani. In Africa la popolazione continua ad aumentare e gli elefanti si trovano sempre di più a contatto con l’attività umana: il loro transito rischia di distruggere le coltivazioni necessarie al sostentamento delle popolazioni che popolano le aree agricole. Per evitare questi passaggi distruttivi gli animali vengono spaventati con colpi di pistola, petardi, lancio di pietre e fruste. Spesso gli animali reagiscono in maniera aggressiva e vi sono vittime da entrambe le parti. In Tanzania un progetto pilota della Ong Silent Heroes Foundation è stato lanciato nella zona del cratere di Ngorongoro, a sud est del Parco Nazionale del Serengeti. Alcuni alveari, collegati fra loro da un filo, sono stati installati su pali e alberi situati nei pressi dei campi coltivati. Se gli elefanti transitano in questi passaggi, lo scotimento del filo è inevitabile e le api arrabbiate pizzicano gli elefanti. Gli esemplari punti dalle api conservano il ricordo della morsicatura e tendono a non voler più transitare da quella via. “Questo approccio olistico, che permette alle comunità di vivere in armonia con gli elefanti e di non stigmatizzarli, può portare alla conservazione della specie, anche se resta ancora da risolvere la crisi per il bracconaggio dell’avorio”,

dice Hayley Adams, veterinaria americana e co-fondatrice della Silent Heroes Foundation. Gli alveari non solo limitano la conflittualità uomo-elefante, ma sono anche una fonte di reddito grazie al miele che viene depositato dalle api. Questa tecnica, sviluppata nel 2008 dalla scienziata britannica Lucy King, viene già utilizzata in paesi africani come Kenya, Botswana, Uganda e Mozambico. La ricerca – vincitrice del premio Unep del 2011 – aveva dimostrato che il 90% degli elefanti fugge quando sente il ronzio delle api.

Fonte:  Le Monde

Foto | Mazzocco

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Maschile Plurale: uomini contro la violenza sulle donne

Marco Deriu ci parla di Maschile Plurale, la prima associazione in Italia formata da soli uomini che combattono la violenza sulle donne, le differenze di genere e promuovono una ridefinizione del rapporto con la sessualità. Non cercano colpevoli, ma aiutano anche gli uomini protagonisti di episodi di violenza a capire i propri comportamenti e attuare un cambiamento.

È cominciato tutto nel 2006 con una lettera. Un appello pubblico rivolto da uomini ad altri uomini: «Sono un uomo e vedo la violenza maschile intorno a me. Vedo anche, però, il desiderio di cambiamento da parte di molti». A questo appello hanno aderito tante persone, provenienti da tutto il Paese. Così, è nata l’associazione Maschile Plurale. «Ufficialmente ci siamo costituiti nel maggio del 2007», racconta Marco Deriu, membro dell’associazione. «Abbiamo dato una struttura formale a una rete di uomini che già si conoscevano da tanti anni e che, in maniera informale, lavoravano sulle tematiche di genere, sulla maschilità, sulle trasformazioni delle relazioni uomo-donna, sulla violenza maschile sulle donne». Maschile Plurale diventa dunque la prima organizzazione formata da soli uomini a prendere pubblicamente la parola sul tema: «Da una parte, individuiamo la necessità di un lavoro sugli uomini, cosa che implica una profonda analisi della cultura patriarcale che caratterizza la nostra società. Dall’altra parte, riconosciamo il debito nei confronti del femminismo e intratteniamo tantissimi scambi e collaborazioni con molte realtà femministe italiane».1660306_10202400206699171_422889063483559840_n

Questa associazione ha avuto il merito di riempire un grande vuoto: «Fino a poco tempo fa, in Italia non c’era nessuna realtà formata da uomini che assistono altri uomini i quali vogliono attuare un cambiamento, riconoscendosi responsabili degli atti di violenza che hanno commesso, cercando di comprendere loro stessi e capire il perché di questi comportamenti».

Anche dal punto di vista delle attività operative, l’associazione è un punto di riferimento per il panorama nazionale: molti dei membri sono coinvolti in progetti o iniziative sul tema della violenza, sia a livello di ricerca, sia attraverso la partecipazione a centri di ascolto o soccorso telefonico. «La nostra è un’associazione plurale ed eterogenea, ci sono iscritti dal Piemonte all’Emilia, al Lazio, fino alla Sardegna e alla Puglia. Il nucleo operativo è composto da una quarantina di persone, molte delle quali sono referenti di gruppi locali, per cui siamo ben ramificati sul territorio. Lavoriamo sia nel campo educativo, andando nelle scuole, sia in quello della comunicazione rivolta agli uomini, così come nel supporto ai centri anti violenza, con cui ci sono scambi e progetti in comune. Alcuni di noi sono anche coinvolti in queste prime, pionieristiche esperienze di centri che lavorano sugli uomini».violenza-1024x576

Proprio questo nuovo approccio ha ispirato il nome: «”Maschile Plurale” perché rifiutiamo l’eredità di un’identità sessuale molto rigida, riferita a modelli di genere violenti, non solo nei confronti delle donne, ma anche verso gli uomini, perché certi ambiti di esperienza, di relazione, di rapporto con sé stessi e con la sessualità sono da sempre limitati e repressi. In più c’è un tema meno noto, quello della violenza fra uomini». Maschile Plurale significa quindi rivendicare la ricerca soggettiva di modelli di maschilità differenti da quelli che abbiamo ereditato, che vanno modificati. Il minimo comune denominatore è l’idea che il cambiamento, in qualsiasi ambito esso si realizzi, debba passare attraverso una maggiore consapevolezza di genere, quindi di una riflessione critica sulle culture di genere e sui modelli di relazione. «L’antropologo Louis Dumont – conclude Marco –, diceva che la differenza più grande fra oriente e occidente è che nelle culture tradizionali il principale rapporto è fra esseri umani e altri esseri umani, mentre da noi è fra esseri umani e cose. Questo è un tema cruciale, soprattutto per gli uomini, che spesso sottovalutano l’importanza delle relazioni nella costruzione del sé, salvo poi accorgersene quando vengono lasciati dalle donne. Solo a quel punto, vedono la propria identità disintegrarsi e non sono in grado di accettare il cambiamento. È questo il nodo fondamentale».

Visita il sito di Maschile Plurale.

Visualizza la scheda di Maschile Plurale sulla mappa dell’Italia che Cambia.

Visualizza la scheda di Marco Deriu sulla mappa dell’Italia che Cambia.

Fonte : italiachecambia.org

Ecco come l’agricoltura industriale sta facendo ammalare noi e la terra

I terreni trattati con prodotti chimici, sfiancati dallo sfruttamento intensivo e dall’agricoltura industriale causano un impoverimento del cibo che quindi non fornisce agli esseri umani i nutrienti di cui ha bisogno. E’ la conclusione cui sono giunti numerosi studi di cui si parla anche nel libro appena uscito di Courtney White, “Grass, soil, hope”. Ma la soluzione c’è.agricoltura_intensiva

E’ ancora vero che una mela al giorno toglie il medico di torno? Non più, stando a quanto sostengono gli esperti, a meno che quella mela non arrivi da terreni organici e da alberi coltivati con metodi biologici. Secondo l’esperta australiana Christine Jones, intervistata nel libro appena uscito di Courtney White, Grass, Soil, Hope, le mele hanno perduto l’80% del loro contenuto di vitamina C. E le arance che si mangiavano per tenere lontano il raffreddore? E’ possibile che di vitamina C non contengano più nemmeno le tracce. Uno studio http://www.scientificamerican.com/article/soil-depletion-and-nutrition-loss/ che ha analizzato il contenuto dei vegetali dal 1930 al 1980 ha scoperto che i livelli di ferro sono diminuiti del 22% e il calcio del 19%. In Inghilterra tra il 1940 e il 1990 il contenuto di rame nei vegetali è calato del 76% e il calcio del 46%. Il contenuto di minerali nella carne è, anch’esso, significativamente diminuito. Gli alimenti vanno a costituire i mattoni del nostro corpo e sostengono la nostra salute, ma terreni impoveriti forniscono alimenti impoveriti e alimenti di scarsa qualità nutritiva portano a un decadimento della salute. Anche la nostra salute mentale è legata ai terreni ed è garantita se i terreni sono ricchi di microbi. Cosa è accaduto al terreno? Ha subìto gli attacchi della moderna agricoltura industriale con le sue monocolture, i fertilizzanti, i pesticidi e gli insetticidi.

«Il termine biodiversità evoca una ricca varietà di piante in equilibrio con tante varietà di animali, insetti e vita selvatica, tutti che coesistono in un ambiente in equilibrio – spiegano Hannah Bewsey e Katherine Paul dell’Organic Consumers Association – Ma c’è anche un intero mondo di biodiversità che vive al di sotto della superficie terrestre ed è essenziale per far crescere alimenti ricchi di nutrienti. Il suolo terrestre è una miscela dinamica di particelle rocciose, acqua, gas e microrganismi. Una tazza di terra contiene più microrganismi di quante persone ci siano sul pianeta. Questi microbi vanno a costituire il “tessuto alimentare del suolo”, una catena complessa che inizia con I residui organici di piante e animali e che coinvolge batteri, funghi, nematodi e vermi; decompongono la materia organica, stabilizzano il suolo e aiutano la conversione dei nutrienti da una forma chimica ad un’altra. La ricchezza nella diversità dei microbi in un terreno ha effetti su molte proprietà, come l’umidità, la struttura, la densità e la composizione nutritiva. Quando i microbi vanno perduti, si riducono anche le proprietà del suolo che permettono di stabilizzare le piante, di convertire le sostanze nutritive e di svolgere tutte le altre funzioni vitali.  Il contenuto di microbi del suolo, cioè la sua biodiversità, è praticamente sinonimo di salute e fertilità. Come scrive Daphne Millier, medico, scrittrice e docente, “i terreni che contano su un’ampia biodiversità sono più predisposti a produrre cibi ad alta densità nutritiva”. Purtroppo l’azione umana ha avuto un impatto assai negativo sulla salute dei suoli; siamo infatti responsabili della degradazione di oltre il 40% dei terreni agricoli nel mondo. Abbiamo destabilizzato l’ecosistema dei terreni attraverso un utilizzo diffuso di sostanze chimiche che distruggono praticamente tutto ad eccezione delle piante stesse (molte di queste sono state addirittura modificate geneticamente per resistere a erbicidi e pesticidi). Siamo arrivati ad avere grano, soia, alfa-alfa e altri cereali in apparenza salubri ma in verità carenti di sostanze nutritive a causa della pessima qualità del suolo su cui vengono coltivati. E usiamo sostanze chimiche di routine anche se si sa che appena lo 0,1% dei pesticidi in realtà interagisce con il target cui è destinato, tutto il resto contamina soltanto piante e suolo».

«L’azoto è uno dei tre nutrienti essenziali per il suolo – proseguono Bewsey e Paul – gli altri due sono potassio e fosforo. Ma perché l’azoto possa nutrire le piante, deve essere convertito da ammonio a nitrato. I microbi del terreno, sensibili al ciclo dell’azoto, fanno questa conversione alimentandosi di materia vegetale decomposta, digerendo l’azoto che vi è contenuto ed eliminando ioni di azoto. Cosa accade quando nel suolo non ci sono questi microbi? Gli agricoltori spesso ricorrono a fertilizzanti contenenti azoto, ma l’uso eccessivo porta ad averne una quantità eccessiva che va oltre la capacità di conversione dei microbi stessi, quindi troppo azoto uccide le piante. Stando ai dati della Union of Concerned Scientists, gli allevamenti con centinaia di animali stipati in piccoli spazi e alimentati con cereali anzichè foraggio è ubo dei fanni più grossi che l’uomo abbia inflitto al suolo poiché porta alle monocolture intensive su larga scala che richiedono moltissime sostanze chimiche. La perdita di biodiversità del suolo è anche correlata all’aumento di asma e allergie nelle società occidentali. Il sistema immunitario umano si sviluppa grazie agli stimoli ambientali cui è esposto; quando carne e vegetali mancano di determinati batteri e microbi, i bambini non riescono a formulare risposte immunitarie precoci e quindi possono sviluppare allergie. La soluzione sta nel convertire allevamenti e aziende agricole industriali in allevamenti con sistemi naturali e fattorie biologiche. Secondo uno studio danese è possibile raddoppiare la biodiversità del suolo sostituendo l’agricoltura biologica ai metodi agricoli convenzionali».

Ma perchè accontentarsi di contenere il danno? Esiste quella che viene chiamata agricoltura rigenerativa, strumento essenziale per far regredire i danni causati dalle pratiche industriali. E non c’è tempo da perdere. Bisogna andare i quella direzione prima che sia veramente troppo tardi.

Fonte: ilcambiamento.it

Raccolta differenziata vetro. CoReVe: le donne più virtuose degli uomini

Una ricerca condotta da AstraRicerche per conto di CoReVe rivela che il gentil sesso è più preciso nel differenziare correttamente il vetro. Tuttavia i cittadini di entrambi i sessi continuano ad avere grandi perplessità su dove buttare certi oggetti. E il “federalismo” italiano della differenziata confonde le idee. In sintesi i risultati della ricerca 

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Il 79,7% degli italiani, di cui 80% uomini e 80% donne, dichiara di fare “sempre” la raccolta differenziata del vetro e il 78,8% la ritiene “molto semplice”. Questi sono alcuni dei dati emersi da una nuova ricerca condotta da AstraRicerche per conto di CoReVe (Consorzio Recupero Vetro).

Ma chi fa davvero bene la raccolta del vetro?

– Il 52,9% dei cittadini italiani fa la raccolta del vetro in maniera “quasi” corretta, se non per pochissimi errori, cioè conferendo in modo sbagliato da un minimo di 1 ad un massimo di 3 oggetti. Questa fascia di popolazione è composta per il 53% da donne, appartenenti alle fasce di età comprese tra i 25 e i 34 anni e tra i 45 e i 54 anni.

– Solo il 17,2% della popolazione divide e conferisce il vetro in modo assolutamente perfetto, con una maggioranza formata sempre da donne (19,4%) tra i 25 e i 34 anni.

–          Mentre, circa il 30% degli italiani fa la raccolta del vetro in maniera sbagliata, nel senso che compie ancora molti errori, conferendo più di tre oggetti sbagliati nella campana dedicata agli imballaggi vetrosi, di questa fetta della popolazione il 32,1% sono uomini, in una fascia di età 55-70 anni. AstraRicerche ha chiesto ai cittadini quali sono le principali cause degli errori che si continuano a commettere, al momento del conferimento degli imballaggi nelle apposite campane dedicate. A questa domanda il 64,8% ha risposto che il motivo principale risiede nel fatto che, in Italia, vige una sorta di strano “federalismo” applicato alla raccolta differenziata: criteri, sistemi, modalità e regole diverse per ogni Comune, che generano inefficienze e ancora più dubbi e confusione nei cittadini.  Molte persone quando si trovano davanti al sacco dei rifiuti hanno, infatti, più di qualche perplessità su cosa vada inserito e cosa no. Anche a causa di una mancata standardizzazione e ottimizzazione del sistema di raccolta, a livello nazionale, in funzione del successivo avvio a riciclo. Si pensi, per esempio, alle raccolte “multimateriali” (che certo non facilitano l’esclusione dei “falsi amici del vetro”) oppure al codice colore o alla tipologia stessa dei contenitori impiegati. Tanto che: solo il 17%, cioè meno di un italiano su cinque, non commette errori nel conferimento del vetro e si comporta in modo perfettamente corretto. I dati hanno evidenziato anche che gli italiani, dal 2010 ad oggi, hanno raggiunto una maggiore consapevolezza su alcuni materiali che NON vanno conferiti nelle campane del vetro. Mentre, restano ancora molti e forti dubbi su vetri delle finestre, cristallo, specchi, pirofile in vetroceramica es. pirex, veri e propri nemici giurati (o “falsi amici”) della raccolta e del riciclo. “I risultati della nuova ricerca confermano che sono stati fatti importanti passi in avanti e che gli italiani si dimostrano sempre più attivi e impegnati, sul fronte della raccolta differenziata – dichiara Gianpaolo Caccini, Presidente CoReVe. Ora è però necessario continuare a puntare al miglioramento della qualità, portando avanti le attività di sensibilizzazione e coinvolgimento dei cittadini – conclude Caccini”. SINTESI DEI RISULTATI DELLA RICERCA

–          Premessa
La ricerca condotta da AstraRicerche si poneva l’obiettivo di conoscere l’opinione e la conoscenza dei cittadini sul tema della raccolta differenziata. Lo scopo era quello di far emergere punti di forza e criticità dei materiali e delle modalità di raccolta oltre alla reale consapevolezza da parte dei cittadini di cosa vada conferito nelle diverse campane per garantire una raccolta di qualità e priva di scarti.

–          Il campione

       E’ stato intervistato un campione rappresentativo della popolazione italiana, appartenente alla fascia di età 18-        70 anni, pari a circa 41.800.000 individui.

La raccolta del vetro

Dall’elaborazione dei questionari somministrati, emerge che il 79,7% dichiara di effettuare sempre la raccolta differenziata del vetro.

Il 78,8% ritiene che la raccolta del vetro sia molto facile.

I punti di forza del vetro

I principali punti di forza che vengono attribuiti al packaging in vetro dai cittadini sono:
– la capacità di mantenere inalterato il gusto del prodotto;

– la capacità di proteggere il contenuto;

– l’essere un materiale igienico, pulito e rispettoso dell’ambiente;

– la possibilità di essere riciclato all’infinito mantenendo le stesse caratteristiche qualitative del prodotto iniziale.
Quali sono i problemi? Dubbi e difficoltà sulla raccolta differenziata

Le percentuali di seguito riportate corrispondono al numero di persone intervistate che ha dato come risposta “molto” alle diverse problematiche:

· in tutti i comuni italiani dovrebbero essere identici, i criteri, le modalità e le regole per dividere accuratamente i diversi materiali per favorirne il riciclo completo, senza impurità e scarti – 64,8%

· le famiglie dovrebbero essere informate in modo semplice e chiaro su come dividere accuratamente i diversi materiali per favorirne il riciclo completo, senza impurità e scarti – 60,5%

· i dubbi maggiori nascono quando il prodotto/la confezione è composta da parti diverse difficili da separare – 56,9%

· su alcuni prodotti è difficile trovare le scritte che indicano il materiale di cui è fatta la confezione – 38%

· ci sono materiali con i quali è più facile sbagliare nella raccolta differenziata – 33,6%

· a volte il cittadino non può capire se il prodotto da smaltire è fatto di un materiale oppure di un altro – 34%

· a volte il cittadino non ha dubbi sui materiali, ma sul fatto di poter buttare nella differenziata un contenitore non perfettamente pulito – 24,9%

· a volte il cittadino nel dubbio preferisce buttare nell’indifferenziato – 19,7%

· a volte nel dubbio il cittadino preferisce buttare nei materiali che gli sembrano più simili a quelli del prodotto da smaltire – 14,8%

Risultati qualitativi della raccolta del vetro

Complessivamente si rileva che il 52,9% degli intervistati effettua una “quasi” corretta raccolta differenziata del vetro, in maggioranza donne. Invece, la percentuale di soggetti intervistati che non fa una corretta raccolta del vetro, compiendo più errori nel conferimento degli imballaggi in vetro, è pari al 29,9% e si riferisce ad una fetta di popolazione formata prevalentemente da: uomini, fascia di età 55-70 anni, delle regioni del Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia).

Chi la fa meglio?

Conferimento positivo del materiale:

Totale 52,9%

53% Donne – fascia di età 25-34 anni e 45-54 anni, prevalentemente appartenenti alle Regioni del Nord-Ovest.

Conferimento negativo del materiale:

Totale 29,9%

32,1% Uomini – fascia di età 55-70 anni, prevalentemente appartenenti alle Regioni del Sud.

Conferimento di solo materiale corretto:

Totale 17,2%

19,4% Donne – fascia di età 25-34 anni, prevalentemente appartenenti alle Regioni del Nord-Ovest.

Quali sono i prodotti che vengono erroneamente conferiti nelle campane del vetro?

· Vetri delle finestre – 60,6%

– Oggetti in cristallo – 46,8%

· Specchi – 30,5%

· Lenti degli occhiali – 25,5%

· Pirofile da forno in vetroceramica es. pirex – 21,2%

· Lampadine – 17,1%

· Ceramica – 13,7%

· Vetro TV – 9%

· Tubi al neon – 7,3%

Fonte: eco dalle città