La tradizione della canapa: una scommessa vincente

Una filiera locale che partendo dalla coltivazione della canapa arriva alla produzione e commercializzazione di prodotti derivati da questa pianta dalle straordinarie qualità. Nasce in Umbria dall’iniziativa di tre amici il progetto Le Canapaie, un esempio virtuoso di come investendo sulla tradizione e sulle risorse locali si possano creare opportunità lavorative nel segno dell’etica e della sostenibilità. Edoardo, Giacomo e Jacopo sono tre amici di Nocera Umbra che, come tanti, a un certo punto si sono chiesti come potevano migliorare la qualità della loro vita in modo etico e sostenibile. Si sono guardati intorno cercando di capire cosa esisteva nel loro territorio che presentasse delle possibilità per il futuro e, vista la quantità di terreni abbandonati, hanno pensato a come le risorse del territorio potessero prestarsi ad inventare nuove opportunità che consentissero loro di riavvicinarsi alla campagna e ad un modo di vivere più naturale e soddisfacente. Nel 2014 decisero di scommettere sulla canapa, lasciarono i loro lavori e misero in piedi una società, Le Canapaie, con l’intento di ricreare una piccola ma completa filiera locale che partisse dalla coltivazione per arrivare alla produzione e commercializzazione di prodotti derivati dalla canapa. La scelta fu di concentrarsi sugli utilizzi alimentari, in parte per il principio che vede l’alimentazione come elemento centrale di una sana qualità della vita, e in parte per considerazioni di mercato, oltre al fatto che altri utilizzi della canapa, come le produzioni tessili, di carta, corde e prodotti per la bioarchitettura non hanno ancora un mercato sufficiente e richiedono impianti per la lavorazione che attualmente non esistono in centro Italia.

L’intervista completa ai fondatori di Le Canapaie

Inizialmente affittarono terreni incolti e impiegarono le sottosfruttate risorse agricole locali. L’ambiente umbro si presta, la canapa è relativamente facile da coltivare e si adatta bene a climi e terreni diversi. I tre amici si dedicarono inizialmente a studiare le caratteristiche della pianta e iniziarono a sperimentare con semi diversi per verificare quali si prestassero meglio alla zona e al prodotto che volevano ottenere. Il primo passo fu dunque di coltivare varietà diverse fino ad ottenere i risultati voluti, cosa che fecero in prima persona su su piccola scala. Contemporaneamente iniziarono ad intessere rapporti con realtà locali che fossero adatte alla lavorazione e permettessero loro di ottenere i primi prodotti di una serie che si è andata gradualmente espandendo. Oggi Le Canapaie producono diversi tipi di farina, semi, pasta, olio e birra, tutti ottenuti impiegando aziende locali. Uno degli scogli iniziali fu quello di ottenere le certificazioni e permessi necessari alla coltivazione. Una volta risolti quegli aspetti si trattò di individuare le aziende necessarie alla lavorazione e convincerle della viabilità dell’idea da un punto di vista commerciale, oltre a superare il sospetto che ancora circonda qualsiasi iniziativa che abbia a che fare con la produzione di questa pianta straordinaria, che, nell’immaginario comune, viene associata al suo uso ludico, seppur si tratti di due varietà distinte della pianta. Il passo seguente fu quello di trovare un modo di distribuire e commercializzare i prodotti, puntando su un mercato nascente e offrendo una qualità alta e completamente biologica. Agendo sempre in autonomia e contando solo sulle proprie forze, senza investimenti esterni, i nostri amici iniziarono a partecipare a fiere e mercati, contattare direttamente punti vendita, facendo dimostrazioni e portando ovunque possibile i loro prodotti.

A quattro anni dalla partenza del progetto Le Canapaie funzionano, hanno allargato la loro produzione, diversificato la loro linea di prodotti e ad oggi la piccola impresa consente ai fondatori di mantenersi dignitosamente e con soddisfazione. Diverse persone vengono impiegate nelle varie fasi della coltivazione, raccolta e prima lavorazione, tutte fasi eseguite manualmente, con cura e senza necessità di grandi infrastrutture o attrezzature. Il lavoro è impegnativo e le sue fasi si svolgono nel corso di tutto l’anno, ma consentono un ritmo lavorativo armonico e gratificante. La scommessa ha pagato e, vista nel contesto sociale dell’Umbria di oggi, ha molto senso in quanto si riallaccia a tradizioni che hanno contraddistinto la regione per secoli, tiene conto delle caratteristiche naturali dell’ambiente, ricco di sorgenti di acque anche curative, e di ampi spazi che stavano rapidamente perdendo la loro vocazione agricola e artigianale. Importante è anche l’aspetto di interagire con realtà locali che già esistevano e spesso languivano nella mancanza di nuove opportunità. Tra le infinite proprietà della canapa bisogna ricordare anche la sua capacità di bonificare i terreni, cosa indispensabile oggi in zone dove monoculture come il tabacco hanno impoverito il suolo, e non richiede disinfestanti e agenti chimici dannosi per l’ambiente. Le Canapaie si propongono di ottenere risultati a lungo termine, nella creazione di una vera “canapa-cultura” con la creazione di biodistretti e perseguono collaborazioni con le università e l’ambito della ricerca, in vista di nuovi e più ampi utilizzi della canapa.

Molte zone dell’Italia si stanno spopolando per mancanza di opportunità e spesso i giovani che vivono in aree lontane dalle città vedono l’emigrazione come unica possibilità di crearsi un futuro, eppure la ricchezza del territorio, se analizzata con raziocinio unito all’immaginazione, può offrire infinite opportunità. Conoscere e comprendere l’ambiente che ci circonda, scoprirne le potenzialità e reinterpretarle nel contesto della società di oggi e di quella che vorremmo per il futuro, è una strada aperta e ricca di possibilità. Quello delle Canapaie è un esempio di come inventarsi un’attività sostenibile e soddisfacente è possibile, anche in un contesto che non è dei più favorevoli, senza necessità di grossi investimenti, a patto di guardarsi intorno e comprendere quali sono le risorse che l’ambiente offre e sempre tenendo presente che i sogni sono a volte più realizzabili di quanto si pensi e nel renderli reali si può anche dare inizio ad una reazione a catena che porta benefici non solo direttamente agli artefici, ma anche all’ambiente e le persone che li circondano.

Il contesto regionale in breve

Il numero di piccole giovani aziende che si occupano di canapa in vari settori sta crescendo in Umbria. Molti progetti di ricerca sono in via di sviluppo presso varie università in regione, tesi a verificare la fattibilità di diversi usi specifici della canapa. Un ostacolo considerevole ad uno sviluppo di rilievo per il settore è la mancanza di uno stabilimento per la lavorazione di tutte le parti della pianta. Ne esistono solo due in Italia, in Piemonte e in Puglia, e la distanza rende economicamente non praticabile trasportare la materia prima ad uno o l’altro di questi stabilimenti.

Il potenziale del settore è enorme e interessa diversi ambiti, dall’agricoltura alla produzione alimentare, dall’artigianato alla piccola industria nei settori tessile, cartario, delle bio-plastiche e soprattutto edilizio, quest’utimo particolarmente importante dato il ricorrere di eventi sismici in Italia e le eccellenti proprietà antisismiche dei manufatti in canapa per l’edilizia. Altre nazioni hanno deciso di investire nel settore per rivitalizzare aree in via di abbandono, l’esempio più vicino è quello della Francia, dove investimenti pianificati in modo organico e su lunghe scadenze stanno dando risultati molto positivi, indicando una via che sarebbe perseguibile anche in Italia con investimenti moderati e ritorni su larga scala, sia dal punto di vista economico che ambientale e sociale. Ci auguriamo che le amministrazioni locali si rendano conto del potenziale di questa filiera e decidano di investire nelle infrastrutture necessarie affinché le piccole giovani aziende come Le Canapaie possano ampliare la loro attività e fare da traino ad un contesto produttivo che potrebbe creare lavoro e sviluppo in modo ecologico e sostenibile, nel rispetto delle tradizioni e dell’ambiente di questa splendida regione. 

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Una valle in azione per il suo bene comune

Basta delegare: la responsabilità è di tutti e di ciascuno e per attuare un concreto cambiamento è necessario che ognuno agisca in prima persona perseguendo il bene comune e partendo dal proprio territorio. È da questo presupposto che nasce l’associazione Progetto Valtiberina che dal 2015 promuove iniziative concrete utili ai cittadini e allo sviluppo qualitativo di questa valle tra Toscana e Umbria. Cittadinanza attiva, partecipazione, processo dal basso, concretezza, organizzazione, ispirazione alle buone pratiche, animazione territoriale, passione, responsabilità. Sono tanti gli ingredienti che rendono Progetto Valtiberina  un esempio del cambiamento positivo in atto nei territori del nostro Paese. In questa valle, territorio unito dalla conformazione geografica, da tradizioni e sentire comune dei suoi abitanti, ma diviso tra Toscana e Umbria, a fine 2015 è nata l’associazione Progetto Valtiberina che ha preso vita da un’idea di tre amici con vite e competenze diverse ma uniti dalla necessità di fare qualcosa, dalla comprensione che non si potesse solo lamentarsi e delegare l’intervento sul territorio.

“Non può esistere una comunità se non c’è una cittadinanza che si fa carico di intraprendere delle azioni”, afferma il presidente dell’associazione Massimo Mercati, che incontriamo a Sansepolcro durante il Festival dei Cammini di Francesco, uno degli eventi pubblici più importanti e partecipati promosso dall’associazione. 

“Prima di tutto – prosegue Mercati – è stato importante dare un significato, perché nessuna rete può esistere se non all’interno di una dimensione di significato chiara”. Un significato che l’associazione ha trovato, ampliando il confronto ad un primo gruppo di persone interessate, nel concetto di crescita qualitativa, che sia al contempo economicamente valida, ecologicamente sostenibile e socialmente equa. Tre livelli che possono apparire in contrapposizione ma che invece possono autoalimentarsi. 

“Per fare tutto questo è necessario creare una rete che venga spinta e sostenuta dai cittadini stessi e che sia concreta, che si sviluppi cioè in progetti concreti. Da qui il nome Progetto Valtiberina. Durante il primo evento che abbiamo organizzato, dal titolo ‘Economia Politica’, Stefano Zamagni ci introdusse a questo concetto fondamentale di sussidiarietà circolare: ci ha detto in qualche modo perché eravamo nati”.

L’obiettivo è quindi quello di identificare dei valori condivisi che possano orientare concretamente lo sviluppo della valle all’insegna del bene comune, principi chiave per i quali battersi, superando anche la dicotomia tra pubblico e privato.

Oggi sono circa 150 gli iscritti all’associazione, un soggetto aggregatore che cerca di analizzare i problemi, filtrare le informazioni e promuovere progetti concreti nel segno di un orientamento chiaro e senza compromessi, in nome della responsabilità di tutti e di ciascuno. Una realtà che sviluppa progetti che vengono dai bisogni dei cittadini/soci, dall’analisi delle problematiche. Uno strumento partecipativo che rende l’associazione una sorta di ponte e stimolo verso le istituzioni, capace di fare sintesi e arrivare alla realizzazione di progetti concreti utili ai cittadini e allo sviluppo qualitativo del territorio

“Questo comporta anche un coinvolgimento degli enti, delle istituzioni, delle imprese. A volte totalmente collaborativo, a volte invece ci sono posizioni diverse. Vogliamo che il nostro agire non sia neutro ma che vada in una direzione ben chiara”.

Per realizzare tutto questo l’associazione si è data organizzata in gruppi di lavoro, tavoli di approfondimento tematici: dall’agricoltura alla scuola, dallo sviluppo della città a quello economico, dal turismo allo sport. Chi si avvicina all’associazione aderisce alla sua ricca e chiara carta dei valori, individua l’area tematica che più gli interessa, quella su cui vorrebbe dare il proprio contributo e si inserisce nel gruppo di lavoro. “Ognuno dei tavoli propone dei progetti, i responsabili devono stendere un budget, il comitato li approva e poi si procede alla realizzazione”.

L’approfondimento delle tematiche avviene attraverso l’apporto volontario personale e di competenze dei partecipanti ai tavoli e attraverso il coinvolgimento di esperti di settore di livello nazionale e internazionale, promuovendo convegni di approfondimento e dibattito pubblico. Spesso incontri e spettacoli sono l’ispirazione dei progetti dell’associazione: “Ogni evento è legato a delle azioni. Dall’incontro con Fritjof Capra e Luca Mercalli su agricoltura e cambiamento climatico, è poi partita un’azione che ha portato all’approvazione a Sansepolcro e in altri comuni di un nuovo regolamento sull’utilizzo dei fitofarmaci”. Un altro progetto in cui si è impegnata l’associazione relativo alla prevenzione sismica è divenuto una best pratice a livello nazionale, dimostrazione che dai territori si può stimolare un cambiamento più ampio. La realizzazione del protocollo d’intesa per favorire interventi di messa in sicurezza dell’abitato urbano per prevenire il rischio sismico, nato dall’idea del ‘Gruppo Tutela del Territorio’ di Progetto Valtiberina, è stata possibile mettendo le persone attorno ad un tavolo a ragionare di bisogni, problemi e soluzioni, persone che hanno interesse e possibilità di agire: cittadini, amministrazioni, associazioni di categoria, istituti di credito. 

“Ci siamo occupati anche di promuovere la carta etica dello sport, mettendo sempre insieme, momenti di approfondimento, spettacoli, divulgazione”. Adesso l’impegno di Progetto Valtiberina è nella costituzione di una sezione young, per coinvolgere i giovani “di cui non conosciamo bisogni e linguaggio”, perché possano incidere nella loro realtà e costruire il futuro che desiderano nella loro comunità.

Intervista: Daniela Bartolini e Daniel Tarozzi
Riprese: Daniel Tarozzi
Montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/12/valle-azione-bene-comune-io-faccio-cosi-234/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Umbria, un’immersione nella comunità eco-sostenibile di Monestevole

Dal 3 al 30 aprile la comunità eco-sostenibile di Monestevole propone un corso full immersion di sostenibilità, bioedilizia, permacultura e imprenditoria sociale. L’obiettivo? Imparare facendo, immersi nella vita di un antico borgo dell’Umbria circondato da uliveti e vigna.

Dal 3 al 30 aprile, Tribewanted Monestevole , cooperativa che sviluppa comunità eco-sostenibili, propone un corso “full Immersion” di sostenibilità, bioedilizia, permacultura e imprenditoria sociale.11218993_1034438913250720_2052165412621674608_n

Il borgo di Monestevole, in Umbria

Il corso, che dura 4 settimane, include 5 giorni alla settimana di partecipazione attiva ai progetti del borgo sostenibile Monestevole. Insieme al team, i partecipanti svilupperanno una casa passiva e un orto di permacultura, partecipando a corsi di imprenditoria sociale e sostenibilità a 360 gradi, dall’energia rinnovabile al riciclo delle acque, dalla bioedilizia all’agricoltura, dalla cucina locale a prodotti fatti in casa. L’obiettivo è quello di “imparare facendo” il processo di transizione e sostenibilità, messa in pratica in un antico borgo circondato da uliveti e vigna. Come tutti i progetti di Tribewanted, l’esperienza è “all inclusive” e gli ospiti possono scegliere di pernottare in una camerata comune camere private en-suite. Il corso si terrà in italiano e inglese.11168119_1040797095948235_7980272717211485338_n

La cooperativa inglese Tribewanted sviluppa comunità ecosostenibili in giro per il mondo. Il primo progetto della rete è stato avviato alle Fiji grazie al crowdfunding, mentre la seconda comunità è sorta in Sierra Leone. È sorta in seguito la comunità di Monestevole, un piccolo borgo in Umbria, una regione molto legata alle tradizioni del passato e poco toccata dal turismo di massa, quello che Tribewanted vuole superare promuovendo un modo diverso di viaggiare e vivere il territorio. Nel cuore verde dell’Italia, Tribewanted Monestevole è costituito da un casale del 1500 e 25 ettari di bosco. Qui vi abitano e lavorano stabilmente 10 persone che condividono il loro tempo e le loro attività con gli ospiti della comunità.

 

Per ulteriori informazioni sul corso clicca qui 

Il sito di Tribewanted Monestevole 

 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/02/umbria-immersione-comunita-eco-sostenibile-monestevole/

Umbria regione leader nell’efficientamento energetico

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L’Umbria è la regione italiana che vanta la più alta quota di imprese attente alle tecnologie di efficientamento energetico. Secondo la graduatoria di Avvenia, la regione del Centro Italia ha un indice di propensione del 46,2% e precede sia ilTrentino Alto Adige, secondo con un indice del 42,9%, che l’Abruzzo, terzo con il 40,7%. Seguono Lombardia e Sardegna con percentuali, rispettivamente, del 39,6% e del 38,5%, mentre nella top ten si trovano il Lazio, sesto con il 37,9%, e Calabria(37,5%), Veneto (37,2%), Molise (36,3%) e Puglia (35,2%). Al crescere della dimensione organizzativa delle imprese esiste una maggiore propensione a investire in efficienza energetica, ma abbiamo osservato che vi è un continuo impegno strategico nella direzione della “white economy” anche da parte delle medie e piccole imprese, sia nel settore manifatturiero che nei servizi spiegano gli analisti di Avvenia, la società leader nazionale nella “white economy” che ha condotto l’inchiesta. La media nazionale della propensione all’efficientamento energetico è del 34,3%, mentre le regioni meno propense all’efficientamento sono, in ordine decrescente,Basilicata (27,5%), Piemonte (26,4%), Toscana (26,3%) e Liguria (24,2%). Ormai la “white economy” rappresenta un asset centrale per la competitività di tutto il nostro sistema produttivo e questo trova piena conferma nella maggiore presenza sui mercati internazionali delle imprese italiane che puntano sull’efficientamento energetico

ha concluso Giovanni Campaniello, fondatore e amministratore unico di Avvenia.

Fonte: Comunicato stampa

Foto | Davide Mazzocco – Piana di Castelluccio (Umbria)

Smog, Bruxelles apre una nuova procedura d’infrazione contro 19 zone d’Italia

L’Italia torna nel mirino dell’Ue per il mancato rispetto della normativa sulla qualità dell’aria. Le aree colpite vanno da Nord a Sud e interessano dieci Regioni italiane: Veneto, Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Sicilia, Molise, Campania e Umbria. Le autorità italiane devono rispondere, fornendo chiarimenti, entro fine ottobre380456

L’Italia torna nel mirino dell’Ue per il mancato rispetto della normativa sulla qualità dell’aria: una nuova procedura d’infrazione avviata dalla Commissione europea accusa diciannove zone e agglomerati di mettere in pericolo la salute dei cittadini con livelli di smog troppo elevati. Le aree colpite vanno da Nord a Sud e interessano dieci Regioni italiane: Veneto, Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Sicilia, Molise, Campania e Umbria.
La procedura d’infrazione è stata aperta lo scorso luglio con l’invio di una lettera di messa in mora a cui le autorità italiane devono rispondere, fornendo chiarimenti, entro fine ottobre. Se la risposta non dovesse essere ritenuta soddisfacente, la Commissione europea potrà passare alla seconda fase della procedura attraverso un parere motivato in cui inviterà l’Italia a mettersi in regola al più presto con le norme sulla qualità dell’aria. Non è la prima volta che l’Italia viene bacchettata da Bruxelles per la violazione della legislazione che dal 2005 impone livelli massimi di concentrazione delle polveri sottili. Una precedente procedura d’infrazione si era conclusa nel 2012 con una condanna della Corte di giustizia che confermava il mancato rispetto nel 2006 e nel 2007 dei limiti di PM10 in 55 zone. A pochi anni di distanza, l’esame dei valori di polveri sottili ha mostrato che in 13 di queste 55 aeree i valori massimi sono stati continuamente superati anche nel periodo 2008-2012. Per questo motivo la Commissione europea ha deciso di avviare una nuova procedura d’infrazione che, oltre alle 13 aree già identificate nella precedente indagine, coinvolge sei nuove zone e agglomerati. L’Italia non è il solo Paese a non ancora aver attuato pienamente le norme sulla qualità dell’aria, non rispettate complessivamente da 17 Stati membri dell’Ue.  Negli ultimi cinque anni il rispetto della legislazione sulle polveri sottili è stato fra le priorità del commissario europeo all’Ambiente, Janez Potocnik, e il nuovo commissario designato Karmenu Vella ha promesso battaglia sullo stesso fronte. “La qualità dell’aria è un problema ancora molto grave e con effetti negativi sulla salute, sull’ambiente e sull’economia”, ha affermato oggi il politico maltese durante un’audizione davanti agli eurodeputati. “Conto di agire velocemente su questo”, ha aggiunto Vella, impegnandosi a non permettere “standard diversi” fra i Paesi Ue, perché tutti i cittadini hanno diritto “allo stesso livello di tutela”.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Energy Camp: una vacanza in Umbria dove imparare i trucchi del risparmio

Se la voglia di vacanza ha già bussato alla porta ma le idee non sono ancora chiare, se si desidera godere di una vita semplice ma comoda e se si ama il cibo sano ma gustoso, fra colline e boschi di querce, in mezzo alla natura umbra, un gruppo di esperti vi aspetta per una vacanza dove imparare…i trucchi del risparmio!risparmio_energetico_corso

Una vacanza per smettere di pensare? E che dire, invece, se in vacanza si decidesse di pensare ma in modo diverso? Naturalmente in una maniera piacevole e che serva a risolvere anche quei problemi che ci affliggono quando corriamo in auto al lavoro, quando sgraniamo gli occhi per le bollette che riceviamo o quando finiamo dal dottore per qualche fastidioso bruciore di stomaco. L’opportunità è solo da cogliere. Ed è l’Energy Camp: ad una cifra contenuta, una settimana organizzata dal PeR, Parco dell’Energia Rinnovabile, e da PAEA, Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente, per crescere, apprendere, condividere esperienze, alimentare il corpo, la mente e lo spirito a contatto con la natura dell’area protetta dei Monti Amerini. Sette giorni per rieducarsi alla sobrietà e alla frugalità. Alessandro Ronca, fondatore del PeR, spiega: “Vogliamo essere felici e rendere felici: risparmiare risorse non è un sacrificio, è il nuovo edonismo, è il nuovo umanesimo. E’ lo spreco che comporta, a lungo termine, infelicità, sacrifici e lutti.” Una proficua simbiosi con l’associazione PAEA, evidenziata dallo statuto della stessa: “l’associazione rifiuta l’etica consumistica imperante e rafforza la pratica di quella che definisce una cultura ed economia della saggezza, semplicità ed uguaglianza”. Si fa un gran parlare delle energie rinnovabili e pulite. Questo è ottimo ma non sempre si è nelle condizioni oggettive di ricorrervi. Lo sviluppo sostenibile – che non passa necessariamente per lo sviluppo economico, anzi – non si ottiene solo con importanti investimenti, ma anche con un utilizzo efficiente delle risorse che già si hanno a disposizione. Esistono infatti accorgimenti meno costosi e più immediati alla portata di tutti (ma a conoscenza di pochi) per ridurre le esigenze in modo da creare spazio per un maggior benessere. Maestro in questo senso l’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe con il suo “less is more”. All’Energy Camp si sperimenta giorno per giorno cosa significa vivere risparmiando senza rinunciare al comfort. Dalle comode camere arredate in stile sobrio e razionale ad una sana cucina a base vegetale ma ricca di gusto. In questa settimana di vacanza-studio ci si focalizzerà sulle energie verdi ma anche  su aspetti che, in apparenza, possono sembrare slegati, ma che fanno tutti capo ad un approccio olistico, ossia quello secondo cui il totale sarà sempre maggiore della somma delle singole parti: il modo in cui abitiamo, mangiamo, ci spostiamo hanno effetti simili. Oggi per vivere ricorriamo ad una serie interminabile di apparecchi energivori di cui potremmo fare anche a meno: basti pensare agli aspirabriciole e ai coltelli elettrici. E, ancora, ci alimentiamo in modo spesso sbadato. Tendiamo a calmare l’appetito senza conoscere la storia dei cibi, la loro provenienza e l’energia che è stata impiegata per produrli: una bistecca di manzo di importazione ha un impatto ambientale notevolmente superiore ad un buon piatto sano di riso e lenticchie locali. Compiamo azioni in modo meccanico a causa dell’abitudine, azioni che in realtà e, in modo aggregato, hanno notevole impatto sul pianeta. Riscoprire la nostra energia è quanto mai necessario: il corpo umano è una macchina meravigliosa (e molto efficiente: con circa 2500 calorie lavora per 24 ore!) e al PeR non mancheranno occasioni per farla funzionare. Si scopriranno cose serie in modo leggero, attraverso momenti d’aula, di scambio e attività ricreative anche manuali. Nuove conoscenze relative alla produzione energetica potranno essere apprese con la visita del al parco, spaziando dal fotovoltaico al solare termico, dall’eolico alle biomasse: argomenti che verranno specificati anche attraverso lezioni di approfondimento. A questo si aggiungeranno ore sul risparmio energetico con il miglioramento dell’involucro edilizio, con l’utilizzo di cucine solari (attraverso un sistema che convoglia i raggi del sole in un unico punto e li rende funzionali alla cottura) e con la cosiddetta e-mobilità, modalità di guida più efficienti. Non mancheranno momenti per usare le mani e riparare oggetti guasti o avere indicazioni su come riutilizzarli o riciclarli, per vendere o barattare oggetti usati. Potrete anche scoprire la realtà dei bagni a secco che servono da una parte a risparmiare acqua potabile (alcuni di voi forse non sapranno che l’acqua di scarico del wc lo è) e a produrre compost per fertilizzare. E che dire di rinfrancare lo spirito dopo così tante fatiche con una doccia solare con acqua piovana in mezzo alla natura? E’ superfluo, d’estate, utilizzare il gas per scaldare l’acqua quando si può ricorrere al calore del sole che produce 7500 volte in un solo giorno l’energia che l’umanità usa nello stesso lasso di tempo. Per chi apprezza il turismo vi sarà la possibilità di fare gite nei dintorni scoprendo cultura e natura, ovviamente condividendo i mezzi di trasporto a disposizione. Chi ama il relax e la spiritualità, potrà cominciare la giornata con l’asana di saluto al sole o con ritempranti esercizi di Qi Gong. In quella settimana il PeR rappresenterà un mondo sostenibile in miniatura: sostenibile per gli esseri umani, per gli animali, per l’ambiente. Nessuno escluso. Non solo ci saranno tutte le tecnologie per produrre risparmiando, ma ci saranno le persone che, condividendo, i propri progetti e la loro volontà di pesare meno sulla Terra, aggiungeranno nuova energia ad energia. Una vacanza insolita ma non per questo meno speciale.

Per maggiori informazioni: scrivi@per.umbria.it

Prima sessione : da domenica 29 giugno a sabato 5 luglio

Seconda sessione: da domenica 6 luglio a sabato 12 luglio
Terza sessione (ancora non certa): da domenica 13 luglio a sabato 19 luglio

Fonte: il cambiamento.it

In Umbria nasce il bollino regionale della sostenibilità ambientale

La regione più verde del Centro Italia adotta Green Heart Quality, un marchio di qualità per le imprese, i prodotti, i luoghi e gli enti che coniugano sviluppo e sostenibilità ambientale74658855-586x390

L’Umbria è la prima regione italiana a dotarsi di un marchio di sostenibilità ambientale. Il bollino Green Heart Quality consentirà di mettere in evidenza le eccellenze ambientali della regione considerata il cuore verde d’Italia:

• i prodotti ecosostenibili e i prodotti che si impegnano a ridurre carbon footprint e water footprint;

• le aziende che si impegnano a ridurre le emissioni di CO2 e i consumi idrici;

• le aziende che hanno installato impianti da fonti rinnovabili e riducono i propri consumi idrici;

• le aziende che installano impianti da fonti rinnovabili;

• nel settore turismo si premiano servizi di alloggio e servizi di ristorazione energeticamente efficienti, dotati di impianti da fonti rinnovabili e che offrono tipicità locali e servizi green, inclusa la mobilità sostenibile;

• nel settore del commercio viene concesso alle attività che fanno la raccolta differenziata e forniscono bioshopper;

• nel settore pubblico si premiano gli Enti che si impegnano a ridurre le emissioni di CO2, i consumi idrici, raggiungere il 50% di raccolta differenziata ed offrire servizi green ai cittadini;

• gli Istituti scolastici energeticamente efficienti e con impianti da fonti rinnovabili e che svolgono Educazione Ambientale;

• nel settore edile ai progettisti di edifici in classe A e dotati di impianti da fonti rinnovabili ed ai costruttori edili che realizzino tali tipologie di interventi;

• gli eventi ecosostenibili;

• i progetti innovativi di eccellenza.

Il marchio Green Heart Quality è un valore aggiunto ai prodotti, specialmente in un’ottica di promozione verso l’estero di una regione ricca di tesori naturalistici, artistici e architettonici. Per chi fosse già in possesso dei requisiti richiesti per la concessione del marchio descritti nella presentazione e nel disciplinare è sufficiente scaricare il Modulo di domanda (file di Word) compilarlo, firmarlo e inviarlo per e-mail. Chi non fosse ancora in possesso dei requisiti richiesti può rivolgersi a: Dott. Franco Billifbilli@regione.umbria.it e  Ing. Federica Lunghigreeninnovation@pec.it (tel. 075 7825533 oppure 328 4095022).

Fonte: Regione Umbria

 

Liquami sversati nelle marcite di Norcia: timori per un disastro ambientale

In una delle zone più belle dell’Umbria e del Parco Nazionale dei Monti Sibillini uno sversamento di liquami fognari rischia di compromettere l’ambientenorcia

La notizia rimbalzata negli scorsi giorni su alcuni organi di stampa del centro Italia è sintomatica dell’incuranza delle istituzioni nei confronti del territorio. In Umbria, cuore verde dell’Italia, un’enorme quantità di liquami fognari è stata sversata dalla rete fognaria di Norcia nell’area verde più pregiata dell’Umbria e del Parco Nazionale dei Monti Sibillini: quella delle Marcite. Diversi metri cubi di liquami fognari sono fuoriusciti da un tombino “esploso” nelle scorse settimane a causa delle forti piogge. Il Corpo Forestale ha chiesto al Comune di Norcia di intervenire poiché Le Marcite sono una zona ambientale molto pregiata sottoposta a vincoli paesaggistici molto rigorosi, nonché una zona a Protezione speciale secondo diverse disposizioni italiane ed europee. La Vus Spa, la società che ha in gestione l’impianto di depurazione e lo smaltimento dei rifiuti, è stata obbligata da un’ordinanza comunale a provvedere alla messa in sicurezza del sito.  La Vus Spa ha iniziato i lavori da qualche giorno ma ha chiesto una proroga di qualche giorno a causa dell’estrema difficoltà dell’intervento: nel punto in cui è avvenuto lo sversamento sono convogliate le acque nere della cittadina che ha 5mila abitanti, un sistema quello che viaggia verso i depuratori estremamente sottodimensionato rispetto a quando è stato progettato. Nella bella stagione, l’afflusso dei turisti quadruplica le presenze di Norcia creando stress alle infrastrutture idriche.  Fra gli ambientalisti locali monta la rabbia e qualcuno chiede addirittura che si proceda con un’azione giudiziaria nei confronti della Vus Spa.

Fonte: La Nazione

Tabacco a km zero per dribblare la crisi: salvati oltre 50mila posti di lavoro

Nei campi di Toscana, Umbria, Veneto e Campania, il tabacco continua a dare lavoro a più di 50mila persone153439289-586x390

Toscana, Veneto, Umbria e Campania, le quattro regioni “tabacchicole”, continuano a essere la spina dorsale della produzione italiana di tabacco, la prima come quantitativi esportati di tutta Europa. A mettere in salvo questo mercato che conta 50mila addetti concentrati nelle quattro regioni del Centro-Sud è stata l’innovativa formula del “Km zero”. Negli scorsi giorni circa mille agricoltori si sono ritrovati a Napoli per celebrare l’anniversario della collaborazione raggiunta fra Coldiretti e Philip Morris Italia che in tempi recenti ha rilanciato la competitività del tabacco italiano sul mercato nazionale. Si tratta di traguardi importanti, specialmente al cospetto di un mercato illecito del tabacco con dimensioni, purtroppo, rilevanti e di fronte a una disoccupazione endemica. In Italia (dati 2010) la filiera del tabacco dà lavoro a circa 200mila persone: 53mila nella coltivazione, 140mila nelle rivendite al dettaglio, 5500 nella prima lavorazione, 740 nella manifattura, 2700 nella rivendita all’ingrosso. L’idea originaria era stata appunto questa, rendere il settore più sostenibile, attuando per la prima volta la formula “Km zero” nel tabacco e riportando il margine dove il valore aggiunto viene generato, ossia nei campi, ha dichiarato, illustrando lo spirito dell’incontro di Napoli, Eugenio Sidoli, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia. L’apprezzamento per la collaborazione trova una sponda in Sergio Marini, presidente di Coldiretti: L’accordo con Philip Morris Italia ha permesso di rendere la tabacchicoltura più sostenibile e più competitiva ma soprattutto ha offerto una prospettiva al settore in una ottica di miglioramento dell’efficienza di filiera in cui la Coldiretti è fortemente impegnata.

Fonte:  Coldiretti

 

No inceneritori, biomasse e biogas in Umbria: 11 maggio manifestazione a Terni

Decine di impianti a biomasse, biodigestori e in generale impianti a combustione già attivi o previsti in tutta la regione senza il coinvolgimento della popolazione locale nel processo decisionale. Comitati e associazioni di cittadini dell’Umbria scenderanno in piazza l’11 maggio a Terni per denunciare questo atteggiamento delle amministrazioni e riaffermare il diritto a lottare in difesa dei territori, della salute e di un futuro sostenibile.impianto_biogas

I comitati e le associazioni di cittadini firmatari, attivi in diversi comuni della regione Umbria denunciano la condizione di emergenza che i nostri territori stanno sopportando a seguito della costruzione di decine di impianti a biomasse, bio digestori e in generale a combustione già in produzione e/o previsti in tutta la regione. Alla data di oggi infatti se ne contano circa trenta. In nessuno di questi casi la popolazione locale è stata coinvolta nel processo decisionale dalle amministrazioni, ma solo ex post messa di fronte al fatto compiuto, spesso con l’impianto in avanzato stato di costruzione. Del resto la stessa legislazione vigente permette ciò, non recependo l’importanza della decisione condivisa in merito a impianti che hanno una ricaduta consistente in termini di accumulo di inquinanti. Valga come esempio la situazione della conca Ternana, già pesantemente colpita da emissioni di origine industriale, alle quali si sommano, malgrado la ferma opposizione dei cittadini e le stesse caratteristiche orografiche, un impianto di incenerimento di rifiuti da 10 Mw a cui presto si sommerà una seconda centrale a biomasse e linoleum da 4 Mw. L’Umbria, conosciuta anche come ‘polmone verde’ d’Italia, è già punteggiata da centinaia  di ettari di impianti fotovoltaici a terra, progetti eolici e metanodotti sui crinali. Inoltre la vocazione agricola della nostra regione volta alla salvaguardia dell’ambiente e delle biodiversità è altamente compromessa dal proliferare di queste decine di centrali a biomasse e bio digestori, poiché il loro approvvigionamento di combustibile rende  necessarie anche le coltivazioni dedicate, le quali, oltre all’inquinamento dei terreni e la loro degradazione nel corso di un solo decennio per l’uso massiccio di concimi e diserbanti, mettono a repentaglio la sovranità alimentare di intere popolazioni più o meno vicine e causano di fatto l’estinzione delle piccole produzioni agricole già duramente provate dalle normative vigenti in materia. Note sono le società, per le quali l’Italia vanta un triste primato numerico, che su tali fenomeni speculano e non può che spaventare il loro ingresso sul nostro territorio. Riteniamo che ciò sia possibile esclusivamente grazie ad una incentivazione alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e assimilate che non ha alcuna rispondenza con una strategia di reale efficienza energetica, ma che per ora di contro alimenta solo circuiti speculativi; tale inefficienza è stata reinterpretata anche dal Piano Energetico Regionale che peraltro ha fissato una percentuale obbiettivo di energia da fonti rinnovabili già ampiamente superata. Risulta poi foriero di dubbi e sospetti, e ne chiediamo conto anche alla Presedente Marini, il fatto che l’attuale Assessore Regionale all’Ambiente Silvano Rometti, di cui sono già state chieste le dimissioni, continui a ricoprire l’incarico malgrado il suo personale conflitto di interessi. Allo stesso modo chiediamo la sospensione del Direttore dell’ARPA di Terni fin quando non siano chiarite le sue responsabilità oggi oggetto di indagini giudiziarie.

Comuni, Province e Regione hanno dimostrato di non essere in grado di rappresentare un interlocutore serio per le popolazioni. Riteniamo indispensabile denunciare questo atteggiamento e di contro riaffermare il nostro diritto a lottare in difesa dei territori, della salute e di un futuro di vera sostenibilità. Per questo invitiamo alla manifestazione regionale dell’11 maggio a Terni, ore 16 Piazzale della Rivoluzione Francese al lato della stazione.

Comitato No Inceneritori Terni, Italia Nostra Terni, WWF Terni, Comitato Salviamo la Valnerina, Comitato No Biomasse Avigliano, Coordinamento regionale Terre Nostre, Coordinamento Regionale Rifiuti Zero, Comitato tutela patrimonio ambientale Acquasparta, Italia Nostra Regionale, Italia Nostra Valnerina, Coordinamento regionale Fonti Energie Rinnovabili, Comitato Colle Umberto, Comitato Aria Pulita Massa Martana, Comitato Inceneritori Zero, No Biogas Narni, Movimento contadino Genuino Clandestino Umbria.

Fonte: il cambiamento