Agricoltura: l’Ue vuole soddisfare le multinazionali

In base ad una nuova legge proposta dalla Commissione europea tutti i semi e le piante potranno essere commerciati solo se “approvate” da un ufficio preposto, “certificati” e inseriti in un elenco ufficiale. Si tratta di un provvedimento volto a favorire le multinazionali a discapito dei piccoli agricoltori che potrebbero essere considerati “pericolosi fuorilegge”._agricoltura8

L’uomo che piantava gli alberi oggi non potrebbe più farlo: secondo la proposta di legge europea sul “materiale riproduttivo vegetale”, che ci minaccia tutti, sarebbe un criminale. Quello che nel bel racconto “vero” di Jean Giono è un silenzioso eroe, colui al quale gli abitanti di Verdun e tutti gli esseri umani finora dovevano essere grati per il manto forestale che copre quelle montagne, un tempo aride e nude, sarà domani un pericoloso fuorileggeSic transit (et muta) gloria mundi. Soprattutto se a farla mutare ci sono le lunghe mani e gli artigli delle multinazionali. Nel 2005 la Monsanto compera Seminis e diviene uno dei colossi mondiali delle sementi ortofrutticole, dal 2007 la solerte Commissione Europea ha cominciato a studiare la legge che darà definitivamente in mano alle multinazionali l’agricoltura europea. Non solo la Monsanto, ovviamente, ci sono anche la Dupont, la Novartis, la Cargill… E’ al loro servizio il “Testo unico sul materiale riproduttivo vegetale”. Una legge che si propone di controllare totalmente semi e piante: “tutti i semi, tutte le piantine, piante o talee”. Potranno essere commerciati solo semi e piante “approvate” da un ufficio preposto, “certificate” e inserite in un elenco ufficiale; potranno essere coltivati per il mercato solo vegetali prodotti con i suddetti semi e piante. Sarà l’ufficio apposito della Commissione Europea a decidere quali semi e quali piante, ad approvare e disapprovare; sarà un’apposita Agenzia, istituita ad hoc, a controllare gli agricoltori e i giardinieri (!), che pagheranno i controlli di tasca loro. Del resto già paghiamo i 1000 (mille) funzionari della Commissione Europea per l’Agricoltura. Così si combatte la disoccupazione! Secondo voi, di chi saranno semi e piante approvate? I miei susini autoctoni e introvabili nel resto del mondo?mani_pianta_agricoltura

Le caratteristiche richieste, su cui la legge batte il chiodo insistentemente sono “distinguibilità, omogeneità, stabilità”. Proprio quelle delle piante industriali, ancor meglio se “brevettate”. Sì, perché le multinazionali stanno brevettando quelle rose che noi riproduciamo per talea, quelle zucche di cui conserviamo e ripiantiamo il seme un anno dopo l’altro. Dunque è importante la “stabilità”: se il seme brevettato della multinazionale producesse una pianta diversa da quella originaria (per esempio, le zucche si ibridano facilmente con lo spontaneo aiuto di api e bombi), come potrà provare che è roba sua e che non ho il diritto di riseminarla? Ma la legge ha pensato a tutto: distinguibilità, omogeneità, stabilità. Tutte caratteristiche atte a farci pagare i “diritti d’autore” e a rendere illegali le piante prodotte dai contadini direttamente. Un altro dei chiodi su cui il testo di legge batte monotonamente e instancabilmente è il “controllo”.

“Cosa vuoi fare stasera, Prof?”

“Quello che facciamo tutte le sere, Mignolo. Tentare di conquistare il mondo”.

Pare che la conquista del mondo per mezzo degli OGM stia subendo qualche intoppo. Benché abbiano provocato la rovina di intere popolazioni di contadini e dell’economia agricola di grandi regioni del mondo, gli OGM non stanno riuscendo nel loro scopo: quello di mettere l’intera produzione di cibo in mano alle multinazionali. C’è chi resiste al loro espandersi, a volte interi stati; c’è chi, essendo rovinato, fa causa alla Monsanto, per esempio i latifondisti argentini. L’umanità, evidentemente, non è ancora abbastanza omogenea e stabile. Per rimediare a tale instabile disomogeneità, il Pupo di turno alla Casa Bianca si è affrettato ad emanare la legge che mette la Monsanto al riparo: “Monsanto Protection Act”, una legge su misura! Quando si dice la democrazia. Gli OGM stanno deludendo le grandi imprese che avevano puntato su di loro, hanno innescato delle reazioni impensate. Del resto, non si può pensare a tutto, nemmeno quando si hanno alle proprie dipendenze veri squadroni di “mercenari del pensiero”, che tramano e progettano, suggeriscono leggi, predispongono e prevedono, falsificano ricerche scientifiche, diffamano scienziati indipendenti e onesti, scrivono sui giornali, costruiscono siti dal nome falso o fuorviante, mandano persino lettere ai giornali e commenti ad altri siti sotto falso nome. Quante spese e che impegno! Bisognerà bene che ci sia un risultato!pomodori__orto2

Ecco qua. Visto che per ora non si riesce a vincere la resistenza e la diffidenza verso gli OGM, si proverà ad impadronirsi degli organismi non geneticamente modificati. Ad impadronirsi della vita attaccandola da un lato più sguarnito. Chi si aspettava, infatti, che per piantare un boschetto di pioppi e ontani, per vendere al mercato del paese qualche cassetta di ciliegie o di noci si dovesse avere il “certificato” di idoneità di pioppi e ontani, ciliegie e noci. La gente non riesce nemmeno a crederci. Sì, la legge si occupa anche del “materiale riproduttivo forestale”. Per intenderci, insomma, chiunque abbia un vivaio e venda piante, dai tagete al sedano, dalle zinnie ai cipressi, dai pomodori al rosmarino, sarà controllato in maniera ferrea: potrà coltivare e seminare solo piante “approvate”, catalogate e certificate; dovrà etichettarle a norma di legge (e la legge insiste molto sulle etichette), dovrà imballarle a norma di legge (che insiste molto anche sugli imballaggi); dovrà tenere registri e scartoffie infinite e dovrà rendere continuamente conto di quello che produce e che vende. La conseguenza evidente, voluta e inevitabile sarà che nessun vivaista si azzarderà più a produrre le proprie piante, ognuno si limiterà a comperare e rivendere quelle fornite dalle multinazionali, con etichetta e imballaggio sicuramente regolare, dato che li hanno decisi e imposti loro. Benché la mia famiglia abbia un orto e un frutteto per il proprio consumo, non seminiamo tutto noi. Ogni primavera andiamo al paese vicino, da un piccolo vivaista-contadino, con una piccola serra non riscaldata, e comperiamo piantine di pomodori di almeno cinque differenti varietà, tra cui il “costoluto fiorentino”, che sicuramente non è stabile e omogeneo. Ogni anno c’è qualche problema dovuto al cambiamento climatico, che rende la vita difficile ad alcune varietà di pomodori ma, avendone piantate tante varietà diverse, ci sono sempre quelle che resistono al guaio dell’anno. E non sono sempre le stesse. E noi così ogni anno riusciamo a mangiare i nostri pomodori e a fare la nostra salsa. Ma l’Unione Europea riuscirà ad impedircelo e riuscirà ad eliminare il nostro piccolo vivaista.__agricoltura__0

Quel che riguarda le piantine vale anche per i semi, vale per i prodotti che poi venderà il contadino: sarà sempre più difficile e costoso anche solo attenersi alla legge. Ed ecco il grande risultato: fine della piccola e media azienda agricola. Come è già successo per l’allevamento, l’agricoltore diventa un operaio dell’industria agroalimentare, magari sul suo stesso terreno, di cui detiene formalmente la proprietà, così tocca a lui pagarci anche le tasse e, se il prodotto non si vende, andare alla malora. E il biologico? Niente paura, la Commissione Europea ha pensato anche a quello. È probabile, anzi, che avrà un occhio di riguardo per l’agricoltura biologica. Infatti: “… date le caratteristiche specifiche necessarie all’agricoltura biologica, è opportuno che la metodologia e le prescrizioni fissate per l’esame delle varietà tengano in debita considerazione le esigenze specifiche”. Non vi suona minaccioso, pur nel suo mellifluo e sgrammaticato linguaggio? Questa legge non riguarda solo chi vive di agricoltura: siamo tutti consumatori di prodotti agricoli. Riguarda la vita, la libertà, la salute di tutti. L’agricoltura contadina ha selezionato migliaia di piante adatte a migliaia di luoghi diversi, di climi e terreni diversi, e alle diverse stagioni. La forza dell’agricoltura contadina è la forza della vita e sta nella sua varietà, non nell’omogeneità. Preservare tale diversità, preservare l’agricoltura contadina e la libertà del contadino vuol dire preservare la libertà di tutti e la possibilità di nutrirci di cibi salubri. Vuol dire preservare la biodiversità, piante e animali che si sostengono a vicenda nella rete e nell’equilibrio della vita. Con questa legge il contadino che si procura il proprio reddito e sostentamento dalla terra, sparisce. Non può più decidere cosa coltivare , e “cosa” uno coltiva determina anche il “come” coltiva. Ma probabilmente e in ogni modo non può nemmeno più sopravvivere economicamente, perché le spese dei semi e delle piante certificate e/o brevettate, le spese dei controlli che gli verranno fatti, saranno insopportabili per lui. Più le spese delle multe, inevitabili dato che le piante “viaggiano” e si contaminano allegramente, non conoscendo barriere, loro: “Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà”. Nel 2004 in Iraq il governatore delle forze d’occupazione dell’Impero, Paul Bremer, impose una legge che mirava ad “adeguare” l’Iraq “agli standard internazionali riconosciuti nella protezione della proprietà intellettuale”. Cioè che impediva ai contadini iracheni di conservare le proprie sementi e li costringeva a comperare semi made in USA da “fornitori autorizzati”. Non ve lo dico, chi erano i fornitori autorizzati; scommetto che lo indovinate tutti. Dopo 600.000 iracheni morti ammazzati (cifre ufficiali) non deve essere stato difficile imporre una simile legge. Oggi l’Europa, che dell’Impero fa parte, pensa di poter mettere al collo dei suoi contadini lo stesso cappio: l’appetito vien mangiando.semi7

Dopo aver fatto le debite considerazioni sulle nostre responsabilità di consumatori per l’accresciuto potere delle multinazionali agroalimentari, e magari aver fatto anche qualche buon proposito per il futuro, tipo quello di mangiare prodotti biologici, locali e di stagione d’ora in poi, forse dovremmo prendere in considerazione l’opportunità di reagire a questo attacco pericolosissimo alla libertà e alla vita. Ci sono molte petizioni su internet contro questa legge e sicuramente è bene firmarle ma, avendo visto a cosa hanno approdato il milione e mezzo di firme raccolte per il referendum sull’acqua pubblica e il referendum stesso, non dovremmo limitarci alle petizioni. Dopo l’acqua, il cibo. I folli vogliono conquistare il mondo, peccato che il loro “conquistare” si traduca con “distruggere”. Noi, che vogliamo difendere e preservare, dovremmo mobilitarci contro questa legge con determinazione e tenacia. Molti di noi fanno parte di associazioni piccole e grandi, da quelle dei piccoli e medi coltivatori, Coldiretti e CIA e Via Campesina, dei coltivatori biologici come AIAB, a quelle ambientaliste come Greenpeace, WWF, LIPU e tutti i gruppi e le associazioni meno note, i comitati piccoli e grandi sorti in ogni dove per difendere l’ambiente da scempi di ogni tipo, ai Gruppi di Acquisto Solidale: in tutti questi ambiti dovremmo promuovere l’informazione e l’impegno contro tale legge. Potremmo porci l’obiettivo di arrivare a una giornata di manifestazioni in tutta Europa, una giornata che veda uniti contadini e cittadini, ambientalisti e consumatori. Una giornata per dimostrare che c’è un’Europa unita che non è quella al servizio dei potentati economici e delle multinazionali mondiali, è quella che invece si batte per uscire dalla crisi con una nuova economia, solidale e sostenibile. Un’economia al servizio di tutti gli esseri umani e rispettosa del mondo di cui fanno parte; un’economia che non minaccia la libertà, non distrugge la natura, non ha il suo fondamento nella guerra, nella rapina, nello sfruttamento. Possiamo far vedere un’Europa unita per salvare semi e piante, biodiversità e agricoltura contadina? Io penso che possiamo. Per salvare noi stessi e la Madre Terra che tutti ci nutre.

… E poi c’è stata la mano,
la solita mano segnata

di solchi e di calli,
nodosa come una radice;
una mano pacifica
e dal sorriso evidente:
ogni solco sorride,
ogni unghia listata di terra
e le nocche e le ruvide dita.
La mano del contadino,
che conosce il ragno del sole
e sa avvolgere e svolgere
le sue ragnatele
come un mago antico,
un sotterraneo prestigiatore.
E’ una mano che non ha
niente di tragico,
benché l’abbiano inchiodata
a tutte le croci.

Fonte: il cambiamento

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Politica Agricola Comune: raggiunto accordo Ue sulla riforma

Europarlamento, Consiglio e Commissione europea hanno raggiunto ieri un accordo sulla riforma della Politica agricola comune (Pac). “Troppo pochi gli sforzi per un’agricoltura più verde, giovane e di piccola scala”, afferma Slow Food. “Molte parole e pochi fatto per una falsa riforma che non aiuta né l’ambiente né l’economia”, commentano le Associazioni del mondo ambientalista e dell’agricoltura biologica.agricoltura__ue_

Europarlamento, Consiglio e Commissione europea hanno raggiunto ieri un accordo sulla riforma della Politica agricola comune (Pac)

Con la conclusione del dialogo a tre (tra Consiglio dei Ministri dei Paesi membri, Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo e Commissione Europea per l’agricoltura e lo sviluppo rurale) la Politica Agricola Comune verso il 2020 è stata ieri definita in quasi tutti i suoi aspetti principali. “Possiamo affermare con certezza che la nuova PAC non ha centrato gli obiettivi che si era data, volti a orientare l’agricoltura europea in maniera ‘più verde e più equa’. Tanto più sono state disattese le speranze della società civile, che aveva chiesto ‘soldi pubblici per beni pubblici’, cioè che le risorse comuni fossero destinate a obiettivi e beni comuni”. Slow Food giudica quanto meno con freddezza gli accordi a cui si è giunti, soprattutto perché lasciano troppa discrezionalità agli Stati Membri su questioni fondamentali, come il supporto ai piccoli agricoltori, il tetto massimo e la riduzione dei pagamenti più ingenti in favore di chi riceve meno (l’80% degli agricoltori europei), lo spostamento di risorse dal pilastro riservato allo sviluppo rurale in favore di quello, già preponderante, legato ai pagamenti diretti. “Una vera Politica Comune dovrebbe essere comune, e non interpretabile o ridefinibile a seconda degli interessi nazionali, che purtroppo generalmente vengono facilmente orientati dalle lobbies in favore di grandi produzioni e monocolture”, ha commentato a caldo Carlo Petrini, presidente di Slow Food. Si può parlare di ‘de-europeizzazione’ della PAC: “É chiaro che ora la nostra azione per un’agricoltura più verde e più equa dovrà spostarsi in direzione dei Governi nazionali, per fare pressione affinché la piccola agricoltura sostenibile non sia troppo penalizzata. La partita non è affatto finita”. Per quanto riguarda il cosiddetto ‘greening’ – le misure ecologiche da realizzare per ricevere il 30% dei pagamenti diretti – purtroppo il punto di partenza rimane debole. È una misura di principio importante, ma che nei suoi regolamenti attuativi rischia di esentare il 60% delle terre coltivate in Europa.agricoltura_2_

“Molte parole e pochi fatti concreti per una falsa riforma della PAC che non aiuta né l’ambiente né l’economia”

La mancanza di un meccanismo di monitoraggio sull’impatto che la PAC potrà avere sui Paesi poveri o in via di sviluppo, poi, ci sembra non indichi una vera volontà di porre fine a pratiche commerciali che possono influire in maniera decisa sui problemi della fame, della malnutrizione e l’affermazione della sovranità alimentare delle comunità del mondo. I pochi miglioramenti che ci sono stati come un lieve aumento del sussidio ai giovani agricoltori o la semplificazione burocratica per le piccole aziende, non sono tuttavia sufficienti a orientare un giudizio che rimane complessivamente negativo. “Molte parole e pochi fatto per una falsa riforma che non aiuta né l’ambiente né l’economia”. È questo il Commento critico delle Associazioni del mondo ambientalista e dell’agricoltura biologica sulla riforma della PAC 2014 – 2020. L’accordo finale del ‘trilogo’ europeo (Parlamento, Consiglio e Commissione) sulla riforma della Politica Agricola Comune (PAC) è una delusione per le 14 Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica (AIAB, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio – Upbio, FIRAB, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Slow Food, Touring Club Italiano, Pro Natura, Società Italiana Ecologia del Paesaggio, WWF). Per le Associazioni si tratta nella sostanza di una falsa riforma che non avrà sostanziali ricadute positive sulla tutela dell’ambiente, sulla salute dei cittadini, sulla competitività e l’innovazione delle imprese agricole italiane ed europee.  Molte parole e pochi fatti concreti per una falsa riforma della PAC che non aiuta né l’ambiente né l’economia, confermando i sussidi all’agricoltura industriale ed i vecchi privilegi senza introdurre vere innovazioni per una maggiore competitività e sostenibilità ambientale ed economica delle nostre imprese agricole. In questo momento di crisi economica era necessaria una svolta radicale per l’agricoltura europea ed italiana verso un nuovo modello in grado di premiare le aziende agricole più virtuose, che producono maggiori benefici per la società, cibo sano, tutela dell’ambiente e capacità di creare lavoro per i giovani. Questo si aspettavano i cittadini Europei e invece ancora una volta si è perso un’occasione storica di cambiamento”, ha dichiarato la portavoce del Tavolo Maria Grazia Mammuccini.grano_agricoltura

“In questo momento di crisi economica era necessaria una svolta radicale per l’agricoltura europea ed italiana”

Sono numerosi i motivi di delusione per le 14 Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica per una annunciata riforma della PAC che non avrà nella quotidiana gestione delle pratiche agricole delle effettive ricadute positive per la tutela della biodiversità, il contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile dell’acqua, il sostegno all’agricoltura biologica e multifunzionale, come ad esempio:

La spesa minima obbligatoria per le misure agro-climatiche-ambientali: prevista una spesa minima obbligatoria del 30% per le risorse nello sviluppo rurale, si sono però drasticamente ampliate le misure ammissibili per includere anche quelle con poco o nessun effetto ambientale positivo. Le Associazioni ambientaliste e del biologico chiedevano per questo un aumento al 50%. Con l’inclusione delle spese per investimenti materiali (per cui già si spendono in media il 22% del budget) l’aumento del 5% sarà facile da raggiungere e non produrrà concretamente nessun reale beneficio per l’ambiente.

Direttive UE su acqua e pesticidi: cancellato il vincolo del rispetto delle norme in applicazione delle due direttive da parte di tutte le aziende agricole che ricevono contributi dalla PAC (condizionalità), in cambio è stata prevista una consulenza tecnica obbligatoria per le aziende agricole sulle materie relative all’applicazione delle due direttive.  Questa norma non garantisce il rispetto delle due direttive da parte degli agricoltori perché non ci sarà nessun collegamento diretto con i sussidi che ricevono e rischia di rendere non efficace l’applicazione del Piano di Azione sull’uso sostenibile dei pesticidi che l’Italia deve ancora adottare per le forti resistenze delle lobby dell’agricoltura convenzionale basata sulla chimica.

Aree d’interesse ecologico – EFA:  per le superfici aziendali destinate alla tutela della biodiversità ed infrastrutture verdi è stata fissata la percentuale del 5% dal 2015 che potrà essere elevata al 7%, solo dopo una valutazione da parte della Commissione UE e successivo processo di codecisione con il Parlamento e il Consiglio, ma nessuna data per questa revisione è stata ancora fissata (potrebbe essere il 31 marzo 2017). La soglia per l’obbligo di applicazione delle EFA è stata fissata a 15 ettari, viene pertanto esclusa il 35,5% della superficie agricola in Europa. europa_agricoltura3

La riforma della PAC prevede un lieve aumento del sussidio ai giovani agricoltori o la semplificazione burocratica per le piccole aziende

La dimensione media delle aziende agricole italiane è 8 ettari, da questa norma del greening saranno pertanto escluse la maggioranza delle aziende agricole del nostro paese. Vengono inoltre ricomprese nelle EFA le superfici con colture che fissano l’azoto, il bosco ceduo a rotazione e le colture intercalari.

Greening e diversificazione delle colture (articolo 30): a parte il positivo riconoscimento dell’agricoltura biologica l’accordo prevede anche un principio di equivalenza discutibile ed esenzioni per le pratiche agro-ambientali di basso livello, che svuotano l’ecocompatibilità di tutta la sostanza. Per accedere ai finanziamenti del greening (30% del pagamento base) sono esentate da questa norma le aziende al di sotto di 10 ettari (33% della superficie agricola in Europa) e tra i 10 e 30 ha sono necessarie solo 2 colture, con la coltura principale che non copre più del 75% della superficie (questo significa che il 46% della superficie agricola europea è esente da uno dei tre requisi del greening) le aziende sopra i 30 ha, sono obbligate a tre colture, con la principale copertura massima del 75% e le due principali colture insieme per massimo del 95%. La dimensione media delle aziende agricole italiane è 8 ettari, anche da questa norma del greening saranno pertanto escluse la maggioranza delle aziende agricole del nostro paese.

Nessun reale rafforzamento del secondo pilastro sullo sviluppo rurale vero strumento strategico per le imprese agricole e per il territorio nel quale la conferma della previsione del finanziamento degli strumenti assicurativi contro le calamità naturali e la stabilizzazione dei redditi, misure estranee allo Sviluppo Rurale e che dovevano caso mai essere trasferite nel primo pilastro, finiranno per assorbire una parte rilevante delle risorse disponibili. Dopo l’approvazione definitiva dei regolamenti comunitari per la PAC si aprirà il processo di programmazione 2014 – 2020 a livello nazionale e regionale dove utilizzando gli elementi di flessibilità a disposizione ci sarà la possibilità di migliorare rispetto a quanto è stato approvato a livello europeo. L’impostazione degli strumenti operativi da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e delle Regioni renderà evidente la reale volontà di scegliere un’agricoltura più sostenibile per l’ambiente, attenta ai beni comuni e all’interesse generale. Le 14 Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica auspicano che almeno per questo nei prossimi mesi ci sia un ampio e costruttivo confronto con tutte le parti sociali ed economiche interessate all’attuazione della futura PAC.

Fonte: il cambiamento

Ue e piccoli ortaggi fuorilegge, la notizia è una bufala

Impariamo a leggere e a comprendere le leggi europee: non ci sarà nessun limite alla coltivazione e giardinaggio casalingo.orto-594x350

Riprendo l’ottimo post della collega Maria Ferdinanda Piva di Blogeko che riassume efficacemente la situazione attuale delle sementi in Italia e Europa: si può coltivare per il proprio consumo senza sottostare a alcun vincolo. Insomma gli orti privati non sono illegali né in Italia e né in Europa e la registrazione delle sementi serve semplicemente e mantenere elevati gli standard di qualità delle sementi destinati a chi coltiva in maniera professionale. Scrive infatti Maria Ferdinanda:

La proposta offre la scelta ai contadini tra usare semi certificati o non certificati (standard). La scelta dipende dalle necessità e dalle preferenze di ogni coltivatore. I semi certificati offrono migliori garanzie di qualità mentre quelli standard di solito hanno prezzo più bassi. Lo scambio di semi o altro materiale per la riproduzione delle piante tra non professionisti resta al di fuori degli scopi della legge. Ciò che viene venduto da non professionisti o da micro imprese per mercati di nicchia è esente dall’obbligo di registrazione. Le imprese con meno di 10 dipendenti e un fatturato annuo inferiore ai 2 milioni di euro possono vendere le loro varietà di piante di nicchia senza obbligo di registrazione.

D’altronde la FAO è sempre stata molto chiara in merito esprimendosi proprio contro il monopolio delle sementi. Come ebbe modo di spiegarci in una intervista esclusiva Mario Catania, ex ministro all’Agricoltura l’istituzione di un Catalogo ufficiale europeo delle sementi per cui alcuni mesi fa la Corte europea di Giustizia si espresse il 12 luglio 2012 in merito e che ha :

ha semplicemente confermato l’obbligo di iscrizione al registro ufficiale comunitario che, assicurando le caratteristiche delle varietà iscritte, rappresenta una garanzia per i produttori agricoli come per i consumatori. Inoltre è il caso di ricordare che una volta ammesse nei registri nazionali, le sementi vengono automaticamente inserite nel catalogo ufficiale europeo. Si tratta di una procedura che non è particolarmente complessa ed è anche gratuita perché la registrazione delle sementi tradizionali non prevede alcun costo e le domande di iscrizione al registro nazionale possono essere presentate anche dai singoli cittadini e dalle aziende.

Misure esagerate? Probabilmente, ma ciò non giustifica le bufale in merito che non fanno altro che confondere leggi e situazioni. non facendo capire da che parte effettivamente conviene protestare.

Fonte: ecoblog

Api: passo avanti Ue verso il bando dei pesticidi killer

La maggioranza dei Paesi UE ha votato ieri a favore della proposta della Commissione Europea per il bando temporaneo di tre pesticidi riconosciuti a livello scientifico come altamente nocivi per la salute delle api.ape8

I neonicotinoidi rappresentano un “rischio acuto” per le api

La maggioranza dei Paesi UE ha votato ieri a favore della proposta della Commissione Europea per il bando temporaneo di tre pesticidi riconosciuti a livello scientifico come altamente nocivi per la salute delle api. Si tratta di Imidacloprid e Clothianidin prodotti dalla Bayer e del Thiamethoxam di Syngenta. “Il voto di oggi ci dice chiaramente che esiste una forte determinazione a livello scientifico, politico e civile a sostenere il bando. Adesso la Commissione deve fermare immediatamente l’uso di questi pesticidi, il primo passo per proteggere colture ed ecosistemi. Qualunque tentennamento significherebbe cedere di fronte alle pressioni di giganti come Bayer e Syngenta” afferma Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace Italia. Imidacloprid, Clothianidin e Thiamethoxam appartengono al gruppo dei neonicotinoidi, pesticidi che, generalmente, vengono utilizzati per la concia delle sementi. In Italia, l’utilizzo di questi tre prodotti per il trattamento dei semi è già sospeso dal 2008, ma continuano a essere diffusi in ambiente anche nel nostro Paese sotto forma granulare per la disinfestazione dei suoli e come spray per i trattamenti fogliari. Come specificato nei pareri dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) pubblicati all’inizio di quest’anno (gli stessi che hanno dato il via alla proposta di bando della Commissione Europea), i neonicotinoidi rappresentano un “rischio acuto” per le api. Studi scientifici hanno inoltre confermato che esiste un rapporto diretto tra l’uso di neonicotinoidi, anche a basse dosi, e la diminuzione delle difese immunitarie delle api, danni al sistema neurologico e fisiologico, e alterazioni nei modelli comportamentali legati alla ricerca di cibo dunque alla sopravvivenza. Anche l’Agenzia Europea dell’Ambiente ha recentemente diffuso un rapporto sui pesticidi che ci mette in guardia sui pericoli che corriamo se continueremo a ignorare il problema. Greenpeace sostiene che Syngenta e Bayer stanno portando avanti una dura campagna di pressione nel tentativo di ritardare il bando dei neonicotinoidi, fingendo di non sapere o ignorando consapevolmente i dati scientifici sulla tossicità di questi pesticidi. Imidacloprid, Clothianidin e Thiamethoxam non sono nemmeno gli unici prodotti di queste aziende a minacciare la sopravvivenza delle api e degli altri insetti impollinatori. Nel rapporto di Greenpeace “Api in declino”, oltre ai tre neonicotinoidi, vengono individuati altri quattro pesticidi killer delle api, prodotti da Syngenta, Bayer, BASF e altre aziende. Con la campagna SalviamoLeApi, Greenpeace chiede la rimozione di questi pesticidi dal mercato: il primo e indispensabile passo verso un’agricoltura sostenibile. “Il declino delle api è uno degli effetti più visibili e inequivocabili del fallimento dell’agricoltura di stampo industriale, che inquina l’ambiente e distrugge i migliori alleati degli agricoltori, gli insetti impollinatori. È ora di smettere di incentivare pratiche agricole intensive basate sull’uso della chimica, per investire, invece, nello sviluppo di un’agricoltura di stampo ecologico e sostenibile sul lungo periodo”, conclude Ferrario. Anche il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e quello dell’associazione degli apicoltori UNAAPI Francesco Panella hanno commentato la notizia diffusa da Bruxelles. “Salutiamo positivamente la notizia dell’esito della votazione del comitato Ue sulla moratoria di due anni su tre tipi di pesticidi dannosi per molti insetti e in particolare per le api. Nonostante l’Italia sia tra i paesi che hanno votato contro questa decisione, per motivi legati alla maggiore regolamentazione dell’uso di queste molecole, stimiamo positivamente il fatto che il voto a favore espresso dalla maggioranza dei paesi membri corrisponda all’opinione più diffusa tra i cittadini e gli operatori del settore europei”. “Ora – hanno concluso – attendiamo fiduciosi la formalizzazione della moratoria da parte della Commissione”.

Fonti: Greenpeace, Legambiente, UNAAPI

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Libro verde Ue su energia e clima: al via consultazione pubblica del Mise

Il ministero dello Sviluppo Economico ha avviato la propria consultazione pubblica online sul testo del Green paper varato dall’Unione europea. Sei le domande a cui i portatori di interesse devono rispondere374648

Il 27 marzo scorso la Commissione europea ha adottato il Libro verde sul nuovo quadro al 2030 per le politiche dell’Unione in materia di cambiamenti climatici ed energia, che si pone in continuità con le politiche e gli obiettivi fissati con il noto “Pacchetto Clima-Energia” con orizzonte al 2020.
L’attuale quadro normativo si fonda infatti su tre obiettivi principali da raggiungere nell’UE entro il 2020:

– una riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto al livello del 1990;
– una quota del 20% di fonti energetiche rinnovabili nel totale di energia utilizzata;
– un risparmio del 20% nel consumo di energia primaria (rispetto alle proiezioni elaborate prima dell’accordo sugli obiettivi climatici ed energetici per il 2020).

In considerazione dei cambiamenti che, successivamente alla definizione di tale quadro normativo, si sono registrati sia in ambito economico e nei mercati energetici, sia nel campo della ricerca e della tecnologia applicata alla produzione di energia, il Libro verde rappresenta un’occasione di riflessione sugli obiettivi che si intendono perseguire a livello europeo entro il 2030 e costituisce il primo passo verso la definizione di un nuovo accordo sulle future politiche energetiche e climatiche dell’UE. Il quadro strategico delinea come obiettivi principali per il 2030 la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la garanzia dell’approvvigionamento energetico ed il sostegno alla crescita, alla competitività e all’occupazione, da realizzarsi secondo un approccio efficiente in termini di costi e fondato sull’impiego dell’alta tecnologia. Il Libro verde è ora sottoposto a consultazione pubblica da parte della Commissione europea, con l’intento di acquisire dagli Stati Membri, dalle istituzioni e dai portatori d’interesse le loro posizioni sui temi affrontati, ed in particolare su:

– Quali insegnamenti si possono trarre dall’esperienza acquisita nel quadro attuale?
– Quali obiettivi potrebbero essere fissati per il 2030 in materia di clima ed energia?
– Come può essere garantita la coerenza tra diversi strumenti politici?
– Come possono essere definite in modo ottimale le politiche in grado di contribuire alla competitività dell’UE e alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico?
– In che modo si può tener conto delle diverse capacità di intervento degli Stati membri?

Su tutti questi punti il Ministero dello sviluppo economico è interessato a ricevere le opinioni e le osservazioni di tutti i portatori di interesse, al fine di acquisire un quadro il più possibile completo delle diverse posizioni, che potranno così contribuire ad informare e sostenere l’azione dell’Italia nel futuro dibattito europeo sulle politiche climatiche ed energetiche. A questo scopo il Ministero dello sviluppo economico lancia una propria consultazione pubblica con scadenza al 31 maggio 2013, cui si può rispondere attraverso una apposita pagina web. Alla consultazione si può partecipare rispondendo alle domande poste dalla Commissione europea nella propria consultazione e/o rispondendo ad un numero più ristretto di domande formulate dal Ministero. È possibile in ogni caso allegare un documento al termine della consultazione.

Fonte: eco dalle città

Rifiuti in Campania: Italia verso maximulta Ue

Secondo fonti comunitarie la Commissione Ue defererirà a maggio o giugno l’Italia per la seconda volta alla Corte Ue. Si andrebbe quindi verso una multa per la non esecuzione della prima sentenza della stessa Corte sulla gestione dei rifiuti in Campania374649

In base a quanto si apprende da fonti comunitarie riprese dall’agenzia Ansala Commissione Ue defererirà a maggio o giugno l’Italia per la seconda volta alla Corte Ue, cosa che implica la comminazione di una multa, per la non esecuzione della prima sentenza della stessa Corte sulla gestione dei rifiuti in Campania. “Ci possiamo aspettare che non ad aprile ma alla prossima tornata di procedure d’infrazione a maggio o giugno ci sia il secondo ricorso alla Corte Ue per la non esecuzione della sentenza della stessa Corte del maggio 2010”, hanno riferito le fonti. Il secondo deferimento implica anche il pagamento di sanzioni pecuniarie salate. “E’ andata avanti per troppo tempo, l’Italia ha avuto molti avvertimenti”, hanno sottolineato le fonti, spiegando che per Bruxelles “il cronoprogramma non sembra essere sufficientemente credibile” e che “i piani di gestione non sembrano ugualmente sufficienti”.
La Corte di giustizia Ue ha respinto oggi il ricorso con cui l’Italia chiedeva in sostanza lo sblocco dei fondi europei Fesr destinati al piano di smaltimento dei rifiuti in Campania. Lo stop deciso da Bruxelles, secondo la Corte, è legittimo perché direttamente collegato al finanziamento con soldi Ue delle misure al centro della procedura d’infrazione aperta, ovvero la realizzazione del sistema di gestione e smaltimento dei rifiuti in Campania e, in particolare, per la raccolta differenza.

Comune di Napoli: da Ue atto dovuto

“La decisione della Corte di Giustizia Ue rappresenta un atto dovuto, essendo ancora aperta la procedura di infrazione verso lo Stato italiano iniziata nel 2006”: lo afferma il vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano commentando la decisione della Corte di giustizia Ue che ha respinto oggi il ricorso con cui l’Italia chiedeva lo sblocco dei fondi europei Fesr destinati al piano di smaltimento dei rifiuti in Campania. “Si tratta comunque – aggiunge Sodano – di una decisione che non intacca i finanziamenti comunitari a supporto dell’estensione della raccolta differenziata e della realizzazione degli impianti intermedi in città, sui quali l’amministrazione del Comune di Napoli sta puntando”. “L’infrazione europea – spiega Sodano – nasce negli anni della drammatica emergenza rifiuti per la pessima gestione del ciclo e per la mancata raccolta differenziata. Da due anni Napoli non vive più l’emergenza, anche grazie al nuovo clima creatosi tra le istituzioni, cresce la raccolta differenziata, abbiamo aperto le ecologiche, un sito di trasferenza temporanea dei rifiuti e, ora, stiamo lavorando per la realizzazione di impianti di compostaggio. Su queste politiche – conclude Sodano – esiste condivisione da parte dell’Ue e siamo certi che non farà mancare il suo sostegno”.

Fonte: eco dalle città

Ue, nasce coalizione contro il consumo di suolo

Una coalizione di organizzazioni europee della società civile e l’Ufficio europeo dell’ambiente (EEB) ha indirizzato una petizione congiunta ai governi europei e all’Ue per invitare l’Europa a ridurre il suo land footprint, ovvero la sua impronta sullo sfruttamento dei terreni.

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Nasce in Europa la coalizione per contrastare lo sfruttamento delle risorse dei territori. In prima fila Slow Food, per chiedere ai governi dell’Unione Europea una gestione delle risorse che limiti lo spreco e riduca il costo delle materie prime permettendo la creazione di nuovi posti di lavoro. Si tratta di una coalizione di organizzazioni europee della società civile che comprende Slow Food, Friends of the Earth/Amici della Terra, ActionAid, BirdLife International, Biofuelwatch, Compassion in World Farming e l’Ufficio europeo dell’ambiente (EEB) che ha indirizzato una petizione congiunta ai governi europei e all’Ue nel suo insieme per invitare l’Europa a ridurre il suo land footprint, la sua impronta sullo sfruttamento dei terreni, definita dal consumo annuo di terre necessario per produrre cibo, tessuti, biocarburanti ecc. Alcuni studi hanno infatti evidenziato che per far fronte al suo fabbisogno di cibo, tessuti, biocarburanti ecc. l’Ue di fatto ‘importa’ 1.212.050 chilometri quadrati di terreno agricolo, ed estensioni ancora più importanti sono sfruttate per fabbricare carta e altri prodotti ricavati dagli alberi, per estrarre minerali e combustibili fossili. “Il modello di sviluppo classico – ha spiegato Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus – ha prodotto conseguenze drammatiche sulla distribuzione delle risorse del pianeta. Un sistema basato sul consumo consistente di proteine animali e su sprechi incontrollati è aberrante e sta esercitando una pressione insostenibile sulle risorse idriche e sui terreni fertili del mondo intero”.

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“Sulla Terra oggi si produce cibo per 12 miliardi di persone, ma il 40% di tutto il cibo prodotto diventa rifiuto prima di essersi anche solo avvicinato a qualunque tavola. Slow Food si impegna da anni per promuovere un sistema di produzione, distribuzione e consumo che contrasti gli sprechi e il land grabbing (l’acquisizione a prezzi stracciati dei terreni fertili che, soprattutto nel Sud del mondo, sta minacciando la biodiversità, la sovranità alimentare e la vita stessa delle comunità locali). Servono interventi rapidi e incisivi, anche a livello comunitario, da parte delle istituzioni, dei cittadini e della società civile”. Slow Food, l’associazione Amici della Terra e le altre organizzazioni sollecitano pertanto l’introduzione di un parametro che misuri l’impronta sull’utilizzo dei terreni, accanto a quelli già considerati come principi guida: l’impronta di carbonio, l’impronta idrica e il consumo dei materiali. Misurare e gestire più oculatamente le risorse consentirebbe all’Europa di diventare più efficiente nel contenimento degli sprechi e nella riduzione del costo delle materie prime e permetterebbe di creare nuovi posti di lavoro in industrie attente a un consumo efficiente delle risorse. La tutela del paesaggio e la lotta allo spreco sono da sempre due cavalli di battaglia di Slow Food Italia. Dal 2011, infatti, l’associazione è parte attiva del Forum Salviamo il Paesaggio, volto a fermare il consumo di suolo nel nostro Paese e adottare un metodo di pianificazione per scongiurare piani urbanistici lontani dai bisogni effettivi delle comunità locali. Insomma, per ripensare l’urbanistica, approvando piani a “crescita zero”. Anche sul fronte dello spreco l’attenzione di Slow Food è alta: oltre agli appuntamenti educativi all’interno dei nostri eventi, questo è infatti il tema del prossimo Slow Food Day, celebrato in tutte le piazze d’Italia il 25 maggio prossimo. Sono previsti incontri, dibattiti e laboratori per sensibilizzare i cittadini e modificare le abitudini quotidiane.

Fonte: Slow Food

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Potocnik: Ue pronta a cofinanziare impianti riciclo rifiuti in Italia

Il commissario Ue all’Ambiente, Janez, sulla gestione dei rifiuti in Italia: “Non ci saranno più soldi per le discariche, ma saremo più che felici di cofinanziare strutture per il riciclo, che aiuteranno ad andare nella direzione che stiamo promuovendo oggi”

 

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“Saremo più che felici di cofinanziare impianti per il riciclo” in Italia. Questo il messaggio lanciato oggi a Bruxelles dal commissario Ue all’Ambiente, Janez Potocnik, in occasione della pubblicazione del Libro verde per promuovere il recupero, il riuso e il riciclo dei rifiuti plastici in Europa. Potocnik, che ieri è stato informato brevemente dal ministro italiano dell’Ambiente, Corrado Clini, “sugli ultimi sviluppi anche connessi alla gestione dei “rifiuti a Roma“, ha sottolineato come anche nel Sud Italia ci siano esperienze locali di successo nel campo del riciclo dei rifiuti.
“E’ veramente una questione di organizzazione e volontà – ha spiegato Potocnik – e si lega anche ai finanziamenti: per questo faccio appello ad un chiaro uso dei fondi strutturali e di coesione, specialmente perché in futuro questi fondi saranno concessi in linea con la gerarchia dei rifiuti”. “Non ci saranno più soldi – ha concluso il commissario Ue all’ambiente – per le discariche, ma saremo più che felici di cofinanziare strutture per il riciclo, che aiuteranno ad andare nella direzione che stiamo promuovendo oggi“.

Fonte: eco dalle città