Ucciso dopo avere denunciato la devastazione causata dalle piantagioni di olio di palma

Era riuscito a far accogliere da una corte guatemalteca la sua denuncia contro le devastazioni provocate dalle società che gestiscono le piantagioni di olio di palma. Qualche giorno dopo è stato ucciso.rigoberto_lima_choc

Il coraggio di mettersi contro i big dell’olio di palma è costato la vita all’ambientalista Rigoberto Lima Choc, ucciso nel nord del Guatemala appena qualche giorno dopo la sua denuncia, accolta da una corte del paese, che rivelava l’inquinamento massiccio provocato dalle società proprietarie delle piantagioni di palme da olio. Rigoberto aveva 28 anni e faceva l’insegnante, apparteneva ad una tribù indigena e si dedicava alla salvaguardia del suo territorio. Era stato tra i primi a denunciare come l’industria dell’olio di palma avesse avvelenato i corsi d’acqua e ucciso centinaia di migliaia di pesci mettendo a rischio persino le fonti di sostentamento della popolazione locale. Gli esperti hanno definito quanto avvenuto un ecocidio e tra i maggiori disastri ambientali della storia del Guatemala. Per difendere l’ambiente Rigoberto Lima Choc ha pagato il prezzo più alto possibile, la sua vita. Ora la gente pretende giustizia da parte delle autorità guatemalteche. Il disastro denunciato da Rigoberto è solo uno degli esempi della distruzione dell’ecosistema che l’industria dell’olio di palma sta causando, soprattutto quando i governi si tirano indietro e non proteggono le popolazioni locali né l’ambiente. Rigoberto aveva documentato l’accaduto e intentato una causa ed evidentemente era diventato troppo scomodo. L’International forests program dell’associazione Friends of the Earth lancia dunque un appello affinché venga aperta un’inchiesta, vengano individuati e perseguiti i responsabili.

Firmate anche voi la petizione per chiedere indagini e per esigere che vengano protetti i diritti umani e l’ambiente

Fonte: ilcambiamento.it

Amazzonia: ucciso Edwin Chota, il più popolare attivista peruviano

Da anni l’avvocato indio della comunità Ashaninka si batteva per la protezione delle foreste e contro il narcotraffico.

Edwin Chota, 54 anni, il più popolare attivista peruviano, impegnato da anni nella lotta contro il disboscamento della Foresta Amazzonica e contro il traffico di droga, è stato ucciso a colpi di fucile lo scorso 1° settembre, insieme a altri tre uomini. L’indigeno era un avvocato e combatteva legalmente contro la corruzione che favorisce i taglialegna fornendo i permessi che permettono loro di abbattere gli alberi e sostituirli con i terreni agricoli. Appartenente alla comunità degli Ashaninka che vive nella zona dell’Alto Tamaya, Chota aveva intrapreso un viaggio insieme ad altri tre attivisti per unirsi a altri gruppi e comunità che lottano contro il disboscamento dell’area. Dopo avere incontrato gli altri attivisti, sulla strada del ritorno Chota, Jorge Rìos PerezLeoncio Quinticima Mendez e Francisco Pinedo si sono imbattuti in un gruppo di taglialegna o trafficanti di droga che li hanno uccisi a colpi di fucile. Le moglie dei quattro uomini uccisi hanno iniziato un viaggio all’interno della foresta per raggiungere Pucallapa e chiedere giustizia. Patricia Balbuena, viceministro per gli Affari Culturali ha assicurato che verrà aperta un’indagine per individuare i responsabili del duplice omicidio. Il leader aveva ricevuto numerose minacce per il suo impegno ecologista, ma le sue istanze non hanno mai ottenuto appoggio dalle istituzioni, anche a causa dei legami fra politici corrotti e trafficanti di legname e droga. A partire dal 2012, il taglio illegale della legna ha avuto un nuovo e potente impulso e per le sue lotte Chota era spesso stato paragonato a Chico Mendes, l’attivista che si batteva per la difesa delle foreste e che nel 1988, all’età di 44 anni, fu assassinato da un gruppo armato al soldo dei trafficanti di legname. Una storia che, purtroppo, si è ripetuta e si ripete troppo spesso.

Brazil's Controversial Belo Monte Dam Project To Displace Thousands in Amazon

 

Fonte:  La Republica

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